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L’opera di Dio, l’indole di Dio e Dio Stesso II

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L’opera di Dio, l’indole di Dio e Dio Stesso II

Durante il nostro ultimo incontro, abbiamo condiviso un argomento molto importante. Vi ricordate di cosa si trattava? Lasciate che ve lo ripeta. Il tema della nostra ultima condivisione era: l’opera di Dio, l’indole di Dio e Dio Stesso. Pensate sia un argomento importante? Quale aspetto è per voi più importante: l’opera di Dio, la Sua indole o Dio Stesso? Quale di questi temi vi interessa maggiormente? Di quale parte vorreste saperne di più? So che per voi è difficile rispondere a questa domanda, perché è possibile vedere l’indole di Dio in ogni aspetto della Sua opera e la Sua indole viene rivelata nella Sua opera sempre e in ogni luogo e, in realtà, rappresenta Dio Stesso; nel piano globale di gestione di Dio, la Sua opera, la Sua indole e Dio Stesso sono tutti elementi inseparabili l’uno dall’altro.

Il soggetto della nostra ultima condivisione sull’opera di Dio riguardava racconti biblici accaduti tanto tempo fa. Si trattava di storie su Dio e sull’uomo, avvenute a uomini e che al tempo stesso implicavano la partecipazione e l’espressione di Dio, per cui tali storie hanno un valore e un’importanza particolari al fine di conoscere Dio. Subito dopo aver creato l’umanità, Dio iniziò a confrontarSi con l’uomo e a parlargli e iniziò a fargli conoscere la Sua indole. In altri termini, fin dal primo momento in cui Dio ha iniziato a confrontarSi con l’umanità, ha iniziato a rendere incessantemente noti all’uomo la Sua sostanza e ciò che Egli ha ed è. In poche parole, indipendentemente dalla capacità di vedere o comprendere degli uomini del passato o di oggi, Dio parla all’uomo e opera tra gli uomini, rivelando la Sua indole ed esprimendo la Sua sostanza (il che è un fatto innegabile da parte di chiunque). Ciò significa altresì che l’indole di Dio, la Sua sostanza e ciò che Egli ha ed è sono costantemente resi noti e rivelati a mano a mano che Egli opera per l’uomo e Si confronta con lui. Egli non ha mai occultato o nascosto nulla all’uomo, ma al contrario rende nota e fa conoscere la Sua indole senza nascondere nulla. Per questo, Dio spera che l’uomo possa conoscerLo e comprendere la Sua indole e la Sua sostanza. Egli non desidera che l’uomo consideri la Sua indole e la Sua sostanza come eterni misteri, né vuole che l’umanità ritenga Dio un enigma che non potrà mai essere risolto. Solo quando l’umanità arriva a conoscere Dio, l’uomo capisce qual è la via da seguire ed è in grado di accettare la guida di Dio, e solo un’umanità di questa fatta può vivere veramente sotto la sovranità di Dio, nella luce, e vivere circondata dalle benedizioni di Dio Stesso.

Le parole e l’indole rese note e rivelate da Dio rappresentano la Sua volontà, nonché la Sua sostanza. Quando Dio Si confronta con l’uomo, indipendentemente da ciò che Egli dica o compia, o da quale indole Egli riveli, e indipendentemente da ciò che l’uomo veda della sostanza di Dio e di ciò che Egli ha ed è, tutti questi elementi rappresentano la volontà di Dio per l’uomo. A prescindere da quanto l’uomo sia in grado di realizzare, intendere o capire, tutto ciò rappresenta il volere di Dio, la volontà di Dio per l’uomo. Questo è fuori discussione! La volontà di Dio per l’umanità è il modo in cui Egli esige che le persone siano, ciò che Egli esige che facciano, il modo in cui esige che esse vivano, e il modo in cui vuole che siano in grado di portare a termine il compimento della Sua volontà. Queste cose sono inseparabili dalla sostanza di Dio? In altri termini, Dio rende nota la Sua indole e tutto ciò che Egli ha ed è, avanzando nello stesso tempo richieste all’uomo. Nessuna falsità, pretesa, occultamento e abbellimento. Tuttavia, perché l’uomo è incapace di conoscere e perché egli non è mai stato in grado di percepire chiaramente l’indole di Dio? E perché, ancora, non ha mai capito la volontà di Dio? Ciò che viene rivelato e reso noto da Dio è ciò che Egli Stesso ha ed è, è ogni frammento e sfaccettatura della Sua vera indole: perché, allora, l’uomo non riesce a vedere? Perché è incapace di una conoscenza accurata? Per questo esiste un motivo importante. E quale sarebbe? Fin dai tempi della creazione, l’uomo non ha mai considerato Dio come Tale. Nei tempi antichi, indipendentemente da ciò che Dio aveva fatto nei confronti dell’uomo, quell’uomo che aveva appena creato, l’uomo Lo considerava un semplice compagno, Qualcuno su cui fare affidamento, e non aveva nessuna conoscenza o comprensione di Lui. In altri termini, egli non sapeva che ciò che era stato reso noto da quell’Essere – quell’Essere su cui faceva affidamento e che riteneva suo compagno – era la sostanza di Dio, e non sapeva che quell’Essere era Colui che regna su tutte le cose. In parole semplici, le persone di quel tempo non riconobbero affatto Dio. Non sapevano che i cieli e la terra e tutte le cose erano state fatte da Lui, ignoravano da dove Egli fosse venuto e, anche, di cosa Egli fosse fatto. Certo, in quel tempo Dio non esigeva che l’uomo Lo conoscesse o Lo comprendesse o capisse tutto ciò che Egli aveva fatto, o che fosse a conoscenza della Sua volontà, perché questi erano tempi antichi, immediatamente successivi alla creazione dell’umanità. Quando Dio diede inizio ai preparativi per l’opera dell’Età della Legge, Egli fece alcune cose all’uomo e avanzò inoltre alcune richieste nei suoi confronti, spiegandogli come dovesse presentare le offerte a Dio e come dovesse adorarLo. Solo in quel momento l’uomo iniziò ad acquisire qualche semplice idea riguardo a Dio, solo in quel momento iniziò a conoscere la differenza tra l’uomo e Dio, e che Dio era Colui che aveva creato l’umanità. Quando l’uomo seppe che Dio è Dio e che l’uomo è uomo, tra lui e Dio si creò una certa distanza; tuttavia Dio non pretese ancora che l’uomo avesse una grande conoscenza o una profonda comprensione di Lui. Perciò, Dio esige varie cose dall’uomo a seconda degli stadi e delle circostanze della Sua opera. Che cosa ci vedete? Quale aspetto dell’indole di Dio percepite? Dio è reale? Ciò che Dio chiede all’uomo è appropriato? Nei tempi antichi, subito dopo la creazione dell’umanità, quando Dio doveva ancora compiere l’opera di conquista e di perfezionamento dell’uomo, e non aveva ancora parlato molto con lui, Egli esigeva poco dall’uomo. Indipendentemente da ciò che l’uomo facesse e da come si comportasse – anche se faceva cose che Lo offendevano – Dio perdonava tutto e non ne teneva conto. Poiché Egli sapeva cosa aveva donato all’uomo e anche ciò che c’era nell’uomo, Egli conosceva i requisiti di base che avrebbe domandato all’uomo. Anche se in quei tempi i requisiti di base erano molto bassi, ciò non significa che la Sua indole non fosse grande o che la Sua sapienza e onnipotenza fossero solo parole vuote. Per l’uomo, esiste un solo modo per conoscere l’indole di Dio e Dio Stesso: seguire le orme della Sua opera di gestione e di salvezza dell’umanità, e accettare le parole che Dio ha pronunciato per l’umanità. Conoscendo ciò che Dio ha ed è e conoscendo l’indole di Dio, l’uomo Gli chiederebbe ancora di mostrargli la Sua persona reale? L’uomo non lo farebbe e non oserebbe farlo, perché, avendo compreso l’indole di Dio e ciò che Egli ha ed è, avrebbe già visto il vero Dio Stesso e avrebbe già visto la Sua persona reale. Sarebbe questa la conclusione inevitabile.

A mano a mano che l’opera e il piano di Dio procedevano senza tregua, e dopo che Dio ebbe stipulato il patto dell’arcobaleno con l’uomo, come segno del fatto che non avrebbe mai più distrutto il mondo tramite un diluvio, Dio provò il desiderio sempre più forte di guadagnare coloro che avrebbero potuto essere assolutamente concordi con Lui. Iniziò perciò a provare altresì un desiderio ancor più grande di guadagnare coloro che sarebbero stati capaci di compiere la Sua volontà sulla terra e, inoltre, di guadagnare un gruppo di persone in grado di liberarsi dalle potenze delle tenebre, di non restare prigioniere di Satana e di essere capaci di renderGli testimonianza sulla terra. Guadagnare un tale gruppo di persone era il desiderio a lungo accarezzato da Dio, ciò che Egli aveva atteso fin dal momento della creazione. Così, indipendentemente dall’uso del diluvio da parte di Dio per distruggere il mondo, o dal Suo patto con l’uomo, la volontà di Dio, il Suo pensiero, il Suo piano e le Sue speranze rimanevano sempre gli stessi. Quello che voleva fare, ciò che aveva desiderato a lungo, fin dai tempi prima della creazione, era guadagnare quanti tra gli esseri umani desiderava guadagnare: guadagnare un gruppo di persone capaci di comprendere e conoscere la Sua indole e di capire la Sua volontà, un gruppo di persone che sarebbero state capaci di adorarLo. Tale gruppo di persone è veramente in grado di renderGli testimonianza, e queste persone sono, come si potrebbe dire, i Suoi confidenti.

Oggi, continuiamo a ripercorrere le orme di Dio e a seguire i passi della Sua opera, in modo da scoprire i pensieri e le idee di Dio e tutto ciò che ha a che fare con Lui, tutte cose che sono state “tenute in deposito” tanto a lungo. Attraverso queste cose, arriveremo a conoscere l’indole di Dio, a comprenderNe la sostanza; lasceremo entrare Dio nei nostri cuori, e ognuno di noi Gli si avvicinerà sempre di più, riducendo la propria distanza da Lui.

Una parte di ciò di cui abbiamo parlato la volta scorsa si riferiva al perché Dio aveva stipulato un patto con l’uomo. Questa volta, condivideremo i passi della Scrittura citati qui sotto. Iniziamo leggendo le Scritture.

A. Abramo

1. Dio promette ad Abramo di dargli un figlio

(Genesi 17:15-17) E Dio disse ad Abrahamo: “Quanto a Sarai tua moglie, non la chiamar più Sarai; il suo nome sarà, invece Sara. E io la benedirò, ed anche ti darò di lei un figliuolo; io la benedirò, ed essa diverrà nazioni; re di popoli usciranno da lei”. Allora Abrahamo si prostrò con la faccia in terra e rise; e disse in cuor suo: “Nascerà egli un figliuolo a un uomo di cent’anni? e Sara, che ha novant’anni, partorirà ella?”

(Genesi 17:21-22) Ma fermerò il mio patto con Isacco che Sara ti partorirà in questo tempo, l’anno venturo. E quand’ebbe finito di parlare con lui, Iddio lasciò Abrahamo, levandosi in alto.

2. Abramo offre Isacco

(Genesi 22:2-3) E Dio disse: “Prendi ora il tuo figliuolo, il tuo unico, colui che ami, Isacco, e vattene nel paese di Moriah, e offrilo quivi in olocausto sopra uno dei monti che ti dirò”. E Abrahamo levatosi la mattina di buon’ora, mise il basto al suo asino, prese con sé due de’ suoi servitori e Isacco suo figliuolo, spaccò delle legna per l’olocausto, poi partì per andare al luogo che Dio gli avea detto.

(Genesi 22:9-10) E giunsero al luogo che Dio gli avea detto, e Abrahamo edificò quivi l’altare, e vi accomodò la legna; legò Isacco suo figliuolo, e lo mise sull’altare, sopra la legna. E Abrahamo stese la mano e prese il coltello per scannare il suo figliuolo.

Nessuno può ostacolare l’opera che Dio decide di compiere

E così, voi tutti avete appena ascoltato la storia di Abramo. Egli fu scelto da Dio dopo che il diluvio aveva distrutto il mondo, il suo nome era Abramo e quando arrivò a cent’anni di età, e sua moglie Sara a novanta, Dio gli fece una promessa. Di quale promessa si tratta? Della promessa riportata nelle Scritture: “E io la benedirò, ed anche ti darò di lei un figliuolo”. Che cosa si celava dietro la promessa di un figlio da parte di Dio? Così narrano le Scritture: “Allora Abrahamo si prostrò con la faccia in terra e rise; e disse in cuor suo: ‘Nascerà egli un figliuolo a un uomo di cent’anni? e Sara, che ha novant’anni, partorirà ella?’”. In altri termini, la coppia di anziani aveva ormai superato l’età fertile. Ma cosa fece Abramo dopo aver ascoltato la promessa di Dio? Si prostrò con la faccia a terra, ridendo, e disse tra sé e sé: “Nascerà egli un figliuolo a un uomo di cent’anni?”. Abramo credeva che tutto ciò fosse impossibile, ovverosia riteneva la promessa di Dio niente di più di uno scherzo. Dal punto di vista dell’uomo, la cosa era irrealizzabile e quindi, allo stesso modo, doveva essere irrealizzabile e impossibile per Dio Stesso. Forse, ad Abramo, la cosa sembrava risibile: Dio aveva creato l’uomo, e tuttavia sembra non sapere che una persona così anziana non può più avere figli; Egli pensa di potermi far avere un figlio, mi ha detto che mi darà un figlio, ma sicuramente questo è impossibile! E così, si prostrò con la faccia a terra e rise, pensando tra sé e sé: impossibile! Dio Si sta prendendo gioco di me, ciò che dice non può essere vero! Abramo non prese sul serio le parole di Dio. Quindi, agli occhi di Dio, che tipo di uomo era Abramo? (Un giusto.) Dove è stato detto che egli era un giusto? Pensate che tutti coloro che Dio chiama siano giusti, perfetti e persone che camminano con Dio. Vi attenete alla dottrina! Ma dovete capire con chiarezza che quando Dio definisce qualcuno, non lo fa in modo arbitrario. In questo caso, Dio non disse che Abramo era giusto. Nel Suo cuore, Egli ha un metro per misurare ogni persona. Sebbene Dio non avesse detto che tipo di persona fosse Abramo, dal punto di vista della sua condotta, che tipo di fede in Dio aveva? Forse un po’ astratta? Oppure la sua era una fede grande? No, non lo era! Il suo riso e i suoi pensieri mostrarono chi fosse veramente, perciò la vostra convinzione che egli fosse giusto è solo un’invenzione della vostra immaginazione, è l’applicazione cieca di una dottrina, è una valutazione irresponsabile. Dio vide il riso di Abramo e i suoi abbozzi di riflessione. Non Se ne accorse? Certo che sì. Cambiò forse ciò che aveva deciso di compiere? No! Quando Dio progettò e decise che avrebbe scelto quest’uomo, la cosa era già stata compiuta. Né i pensieri dell’uomo né la sua condotta avrebbero potuto influenzare minimamente Dio o interferire con Lui; Dio non avrebbe cambiato arbitrariamente i Suoi piani, e non li avrebbe cambiati o sconvolti a causa della condotta dell’uomo, per quanto folle potesse essere. Cosa sta scritto, dunque, in Genesi 17:21-22? “Ma fermerò il mio patto con Isacco che Sara ti partorirà in questo tempo, l’anno venturo. E quand’ebbe finito di parlare con lui, Iddio lasciò Abrahamo, levandosi in alto”. Dio non prestò la minima attenzione a ciò che aveva pensato o detto Abramo. E perché non ci fece caso? Perché, in quel tempo, Dio non esigeva che gli uomini avessero una grande fede o un’ampia conoscenza di Lui né, d’altro canto, che fossero capaci di comprendere ciò che veniva fatto e detto da Lui. Così, Egli non pretese che l’uomo comprendesse appieno ciò che Egli aveva deciso di compiere, le persone che era determinato a scegliere o i principi delle Sue azioni, perché la levatura dell’uomo era semplicemente inadeguata. In quel tempo, Dio ritenne normale quanto Abramo aveva fatto e il suo modo di comportarsi. Non lo condannò né lo riprese, ma disse solamente: “Sara ti partorirà Isacco in questo tempo, l’anno venturo”. Pronunciate queste parole, Dio vide la Sua promessa avverarsi punto per punto; ai Suoi occhi, ciò che Si doveva compiere in base al Suo piano si era già avverato. Dopo aver completato le disposizioni a questo fine, Dio Se ne andò. Ciò che l’uomo fa o pensa, ciò che comprende, i suoi piani: niente di tutto ciò ha a che fare in alcun modo con Dio. Ogni cosa procede secondo il piano di Dio, in linea con i tempi e le fasi che Dio Stesso ha stabilito. Tale è il principio dell’opera di Dio. Egli non interferisce con i pensieri o le conoscenze dell’uomo, ma nemmeno rinuncia ai Suoi piani o abbandona la Sua opera a motivo dell’incredulità o dell’incomprensione umane. Quindi, gli eventi si compiono secondo il piano e i pensieri di Dio. È questo, per l’appunto, che è riscontrabile nella Bibbia: Dio fece in modo che Isacco nascesse nel tempo che Egli aveva stabilito. I fatti provano forse che il comportamento e la condotta umani ostacolarono l’opera di Dio? Niente affatto! La poca fede dell’uomo in Dio, la sua concezione e la sua immaginazione di Dio influirono sulla Sua opera? Per niente! Proprio per niente! Il piano di gestione di Dio non è influenzato da nessun uomo, nessuna cosa e nessun ambiente. Tutto ciò che Egli decide di fare sarà completato e compiuto in tempo e secondo il Suo piano, e nessun uomo potrà interferire con la Sua opera. Dio non presta attenzione all’insensatezza e all’ignoranza dell’uomo e addirittura ignora la resistenza parziale dell’uomo o le concezioni umane al Suo riguardo; per contro, Egli esegue l’opera che deve compiere senza esitazione. Tale è l’indole di Dio, riflesso della Sua onnipotenza.

L’opera della gestione di Dio e della salvezza dell’umanità inizia con l’offerta di Isacco da parte di Abramo

Con la nascita di un figlio ad Abramo, la promessa che Dio gli aveva fatto fu adempiuta. Ciò non significa che il piano di Dio si fermò qui; al contrario, il grandioso piano di Dio per la gestione e la salvezza dell’umanità era solamente iniziato, e la concessione benedetta di un figlio ad Abramo fu solo il preludio del Suo piano globale di gestione. In quel momento, chi si sarebbe potuto immaginare che la battaglia di Dio con Satana era iniziata silenziosamente nell’istante in cui Abramo aveva offerto Isacco in sacrificio?

Dio non Si preoccupa dell’insensatezza umana, ma chiede solo che l’uomo sia fedele

Ora, prendiamo in considerazione ciò che Dio fece per Abramo. In Genesi 22:2, Dio diede questo ordine ad Abramo: “Prendi ora il tuo figliuolo, il tuo unico, colui che ami, Isacco, e vattene nel paese di Moriah, e offrilo quivi in olocausto sopra uno dei monti che ti dirò”. L’intenzione di Dio era chiara: stava chiedendo ad Abramo di offrire il suo unico figlio, Isacco, che egli amava, in olocausto. A ripensarci, il comando di Dio non è forse ancor oggi in contraddizione con le idee dell’uomo? Sì! Tutto ciò che Dio fece in quel tempo è completamente contrario alle idee dell’uomo e incomprensibile. Le idee comuni erano le seguenti: proprio quando un uomo non aveva fede e riteneva impossibile la cosa, Dio gli diede un figlio, e dopo che l’uomo l’ebbe ottenuto, Dio gli chiese di offrirlo in sacrificio: cose da pazzi! Ma Dio cosa voleva fare veramente? Qual era il Suo scopo effettivo? Egli aveva dato ad Abramo un figlio senza porre condizioni, ma aveva altresì chiesto ad Abramo di offrirGli un sacrificio incondizionato. Era troppo? Da un punto di vista esterno, ciò era non solo eccessivo ma anche un “causare problemi per nulla”. Ma Abramo stesso non pensò che Dio gli stesse chiedendo troppo. Sebbene nutrisse pensieri di scarsa importanza e fosse un po’ diffidente nei confronti di Dio, tuttavia era pronto a offrire il sacrificio. A questo punto, quale elemento, secondo te, prova che Abramo era pronto a sacrificare suo figlio? Cosa viene detto in questo passo? Il testo originale narra così le cose: “E Abrahamo levatosi la mattina di buon’ora, mise il basto al suo asino, prese con sé due de’ suoi servitori e Isacco suo figliuolo, spaccò delle legna per l’olocausto, poi partì per andare al luogo che Dio gli avea detto” (Genesi 22:3). “E giunsero al luogo che Dio gli avea detto, e Abrahamo edificò quivi l’altare, e vi accomodò la legna; legò Isacco suo figliuolo, e lo mise sull’altare, sopra la legna. E Abrahamo stese la mano e prese il coltello per scannare il suo figliuolo” (Genesi 22:9-10). Quando Abramo stese la mano e prese il coltello per uccidere suo figlio, le sue azioni avvenivano sotto lo sguardo di Dio? Certamente. L’intero processo – fin dall’inizio, da quando Dio aveva chiesto ad Abramo di sacrificare Isacco, a quando Abramo realmente aveva sollevato il coltello per uccidere suo figlio – mostrò a Dio il cuore di Abramo, e a prescindere dalla sua precedente insensatezza, ignoranza e incomprensione di Dio, in quel momento per Dio il cuore di Abramo era fedele e onesto, ed egli veramente stava per restituire a Dio Isacco, il figlio che Dio Stesso gli aveva donato. In lui, Dio vide l’obbedienza, l’autentica obbedienza che Egli desiderava.

Dal punto di vista dell’uomo, Dio compie molte cose incomprensibili e addirittura incredibili. Quando Dio desidera dirigere qualcuno, spesso la Sua direzione è in contrasto con le idee dell’uomo e incomprensibile a questi, ma proprio questa dissonanza e questa incomprensibilità sono la prova di Dio e la verifica dell’uomo. Intanto, Abramo seppe dimostrare l’obbedienza a Dio nel proprio intimo, il che rappresentò il principale motivo per cui egli fu in grado di ottemperare alle esigenze di Dio. Solo allora, quando Abramo fu in grado di obbedire ai comandi di Dio, offrendo Isacco, Dio provò veramente rassicurazione e approvazione nei confronti dell’umanità (nei confronti di Abramo, che Egli aveva scelto). Solo allora Dio fu sicuro che la persona che aveva scelto era un capo indispensabile, in grado di portare avanti la Sua promessa e il Suo successivo piano di gestione. Sebbene si trattasse solo di una prova e di una verifica, Dio Si sentì gratificato, sentì l’amore dell’uomo per Lui e Si sentì confortato dall’uomo come non mai. Nel momento in cui Abramo sollevò il coltello per uccidere Isacco, Dio lo fermò? Egli non permise che Abramo sacrificasse Isacco, semplicemente perché non aveva nessuna intenzione di togliere la vita a Isacco. Pertanto, Dio fermò Abramo giusto in tempo. Per Lui l’obbedienza di Abramo aveva già superato la verifica, ciò che egli aveva fatto era sufficiente e Dio aveva già visto l’esito di ciò che Egli intendeva fare. Tale esito era soddisfacente per Dio? Si può dire che lo era, che era proprio ciò che Dio voleva e che aveva desiderato vedere. È vero? Sebbene, in contesti diversi, Dio usi metodi diversi per mettere alla prova ogni persona, in Abramo Egli vide ciò che aveva desiderato, vide che il cuore di Abramo era sincero, che la sua obbedienza era incondizionata, ed era appunto una simile “incondizionatezza” ciò che Dio desiderava. Spesso le persone dicono: “Ho già offerto questo, ho già rinunciato a quello. Perché Dio non è ancora soddisfatto di me? Perché continua a sottopormi a prove? Perché continua ad assoggettarmi a verifiche?”. Tutto ciò dimostra un fatto: Dio non ha visto il tuo cuore e non lo ha ancora guadagnato. Il che equivale a dire che Egli non ha ancora visto una tale franchezza, come quando Abramo fu capace di sollevare il coltello per uccidere suo figlio di suo pugno e offrirlo in sacrificio a Dio. Egli non ha ancora visto la tua obbedienza incondizionata e non è ancora stato confortato da te. Quindi, è naturale che continui a metterti alla prova. Non è forse vero? Terminiamo qui l’esposizione di questo tema. Adesso leggiamo “la promessa di Dio ad Abramo”.

3. La promessa di Dio ad Abramo

(Genesi 22:16-18) Io giuro per me stesso, dice Jahvè, che, siccome tu hai fatto questo e non m’hai rifiutato il tuo figliuolo, l’unico tuo, io certo ti benedirò e moltiplicherò la tua progenie come le stelle del cielo e come la rena ch’è sul lido del mare; e la tua progenie possederà la porta de’ suoi nemici. E tutte le nazioni della terra saranno benedette nella tua progenie, perché tu hai ubbidito alla mia voce.

Questo è il racconto completo della benedizione di Dio ad Abramo. Anche se breve, il suo contenuto è ricco: comprende il motivo e il contesto del dono di Dio ad Abramo e il contenuto concreto di tale dono. È inoltre permeato della gioia e dell’entusiasmo con le quali Dio pronunciò queste parole, nonché dell’insistenza del Suo desiderio di guadagnare coloro che sanno ascoltare le Sue parole. In tutto questo, possiamo vedere la cura e la tenerezza di Dio verso coloro che obbediscono alle Sue parole e seguono i Suoi comandi. E dunque percepibile anche il prezzo che Egli paga per guadagnare le persone e la cura e l’attenzione che dedica per guadagnarle. Inoltre, il passo, che contiene le parole “Io giuro per me stesso”, ci fornisce un potente senso dell’amarezza e della sofferenza sopportate da Dio, e da Lui solo, dietro le quinte dell’opera del Suo piano di gestione. È un passo che ci fa riflettere, che ha un’importanza speciale e un impatto di vasta portata su coloro che sono venuti dopo.

L’uomo ottiene le benedizioni di Dio a causa della sua sincerità e obbedienza

La benedizione elargita da Dio ad Abramo, di cui abbiamo appena letto, fu grande? Quanto grande? Nel passo troviamo una frase fondamentale: “E tutte le nazioni della terra saranno benedette nella tua progenie”, che mostra come Abramo ricevette benedizioni mai concesse a nessuno prima o dopo di lui. Quando, come Dio gli aveva chiesto, Abramo restituì il suo unico figlio, il suo amato unigenito, a Dio (si noti: in questo caso non si può utilizzare il termine “offrì”, ma bisogna precisare che egli restituì suo figlio a Dio), non solo Dio non permise ad Abramo di offrire Isacco, ma inoltre lo benedisse. Con quale promessa benedisse Abramo? Con la promessa di moltiplicarne la progenie. E di quanto l’avrebbe moltiplicata? Le Scritture ci forniscono il dettaglio seguente: “come le stelle del cielo e come la rena ch’è sul lido del mare; e la tua progenie possederà la porta de’ suoi nemici. E tutte le nazioni della terra saranno benedette nella tua progenie”. Qual era il contesto in cui Dio pronunciò queste parole? Ovverosia, perché Abramo ricevette le benedizioni di Dio? Le ricevette per il motivo specificato nelle Scritture: “perché tu hai ubbidito alla mia voce”. Cioè, poiché Abramo aveva eseguito il comando di Dio, poiché aveva fatto tutto ciò che Dio gli aveva detto, chiesto e comandato senza la minima obiezione, Dio gli fece una simile promessa. In tale promessa figura una frase fondamentale che rivela i pensieri di Dio in quell’istante. L’avete notata? Forse non avete prestato abbastanza attenzione alle Sue parole “Io giuro per me stesso”. Esse significano che, quando Dio pronunciò queste parole, stava giurando per Se Stesso. Per cosa giurano le persone quando fanno un giuramento? Giurano per il Cielo, cioè fanno un giuramento a Dio e giurano per Dio. Forse non riuscite a capire il motivo per cui Dio giura per Se Stesso, ma ci riuscirete se vi fornirò la spiegazione corretta. Di fronte a un uomo che riusciva solo ad ascoltare le Sue parole ma non riusciva a comprendere il Suo cuore, ancora una volta Dio Si era sentito solo e confuso. Nella disperazione e, si può dire, inconsciamente, Dio fece qualcosa di molto naturale: quando concesse la Sua promessa ad Abramo, Si mise una mano sul cuore e Si rivolse a Se Stesso, per cui l’uomo Lo sentì esclamare “Io giuro per me stesso”. Vedendo le azioni di Dio, puoi pensare a te stesso. Quando ti metti una mano sul cuore e parli a te stesso, hai una chiara idea di ciò che stai dicendo? Il tuo atteggiamento è sincero? Stai parlando francamente, con il tuo cuore? Così, qui vediamo che quando Dio parlò ad Abramo era serio e sincero. Nello stesso momento in cui parlava con Abramo e lo benediceva, Dio parlava anche a Se Stesso. E Si diceva: “Benedirò Abramo, e renderò la sua progenie numerosa come le stelle del cielo, e così copiosa come la rena ch’è sul lido del mare, perché egli ha obbedito alle Mie parole ed è colui che Io ho scelto”. Quando Dio disse “Io giuro per me stesso”, stabilì che in Abramo avrebbe creato il popolo eletto di Israele, e che quindi lo avrebbe fatto procedere di pari passo con la Sua opera. Cioè, Egli avrebbe fatto in modo che i discendenti di Abramo si facessero carico dell’opera della gestione di Dio, e che la Sua opera e quanto aveva espresso sarebbero iniziati con Abramo e sarebbero proseguiti con i suoi discendenti, realizzando così il desiderio divino di salvare l’uomo. Che ne dite, non è una benedizione? Per esseri umani non esiste benedizione più grande di questa; si può ben dire che sia il colmo delle benedizioni. La benedizione ottenuta da Abramo non fu la moltiplicazione della sua progenie, ma la realizzazione, da parte di Dio, della Sua gestione, missione e opera nei discendenti di Abramo. Ciò significa che le benedizioni ottenute da Abramo non furono provvisorie, ma continuarono, a mano a mano che il piano di gestione di Dio progrediva. Quando Dio parlò, quando giurò per Se Stesso, aveva già preso una decisione. Il corso della Sua decisione era autentico? Era reale? Dio decise che, da quel momento in poi, i Suoi sforzi, il prezzo che Egli aveva pagato, ciò che Egli ha ed è, il Suo tutto e addirittura la Sua vita sarebbero stati dati ad Abramo e ai suoi discendenti. Quindi, Dio decise altresì che, a partire da quel gruppo di persone, avrebbe manifestato le Sue azioni e consentito all’uomo di vedere la Sua sapienza, la Sua autorità e la Sua potenza.

Guadagnare coloro che conoscano Dio e siano capaci di renderGli testimonianza è il Suo desiderio immutabile

Mentre stava parlando a Se Stesso, Dio parlò anche ad Abramo, ma oltre ad ascoltare le benedizioni che Dio gli elargiva, in quel momento, Abramo seppe comprendere altresì i veri desideri di Dio, contenuti in tutte le Sue parole? Non ne fu capace! E quindi, in quel momento, mentre Dio giurava per Se Stesso, il Suo cuore era ancora solitario e afflitto. Non c’era ancora nessuno in grado di capire o afferrare ciò che Egli pensasse o pianificasse. In quel momento nessuno, compreso Abramo, era in grado di parlarGli con fiducia, e ancor meno vi era qualcuno in grado di collaborare con Lui nel compimento dell’opera che Egli doveva compiere. In apparenza, Dio aveva guadagnato Abramo, e quindi esisteva qualcuno in grado di obbedire alle Sue parole. Ma in realtà, la conoscenza che quella persona aveva di Dio era praticamente nulla. Anche se Dio aveva benedetto Abramo, il Suo cuore non era ancora soddisfatto. Che significa che Egli non era soddisfatto? Significa che la Sua gestione era solo agli inizi, che le persone che desiderava guadagnare, che desiderava vedere, che aveva amato, erano ancora distanti da Lui; aveva bisogno di tempo, doveva aspettare, doveva essere paziente. Questo perché in quel momento, a parte Dio Stesso, non c’era nessuno che sapesse ciò di cui Egli aveva bisogno, ciò che desiderava conquistare o ciò a cui aspirava. Quindi, pur provando molto entusiasmo, al tempo stesso Dio era pieno di apprensione. Tuttavia non fermò i Suoi passi e continuò a pianificare la fase successiva della Sua opera.

Che cogliete nella promessa di Dio ad Abramo? Dio elargì grandi benedizioni ad Abramo semplicemente perché egli aveva ascoltato le Sue parole. Sebbene, a prima vista, ciò sembri normale e ordinaria amministrazione, in ciò possiamo discernere il cuore di Dio: Egli apprezza particolarmente l’obbedienza che l’uomo manifesta nei Suoi confronti e ha molto a cuore la comprensione che l’uomo ha di Lui e la sincerità che Gli dimostra. Quanto Gli sta a cuore una simile sincerità? Forse non potete capire quanto Gli stia a cuore, e forse nessuno se ne può fare un’idea precisa. Dio diede ad Abramo un figlio e quando tale figlio fu cresciuto, gli chiese di offrirGlielo in sacrificio. Abramo si attenne al comando di Dio alla lettera, obbedì alla parola di Dio e la sua sincerità commosse Dio e fu da Lui tenuta in gran conto. Quanto Dio ne tenne conto? E perché la tenne in gran conto? In un momento in cui nessuno intendeva le parole di Dio o Ne comprendeva il cuore, Abramo fece qualcosa che scosse il cielo e fece tremare la terra: fece provare a Dio un senso di soddisfazione senza precedenti, concedendoGli la gioia di aver guadagnato qualcuno che era in grado di obbedire alle Sue parole. Questa soddisfazione e questa gioia provenivano da una creatura uscita dalle mani di Dio. Si trattava del primo “sacrificio” offerto dall’uomo a Dio, tenuto in gran conto da Dio Stesso, dal momento della creazione dell’uomo. Nell’attesa di questo sacrificio, Dio aveva passato tempi difficili, e lo considerò come il primo e più importante dono ricevuto dall’uomo che Egli aveva creato. Tale gesto mostrò a Dio le primizie dei Suoi sforzi, il prezzo che Egli aveva pagato, e Gli consentì di guardare con speranza all’umanità. In seguito, Dio provò un anelito ancor più grande per un gruppo di persone che avrebbe dovuto camminare con Lui, trattarLo con sincerità, curarsi sinceramente di Lui. Dio sperava addirittura che Abramo continuasse a vivere, perché desiderava che un tale cuore Lo accompagnasse e restasse con Lui mentre proseguiva nella Sua gestione. A prescindere da ciò che Dio voleva, si trattava solo di un desiderio, di un’idea, perché Abramo era semplicemente un uomo che si era mostrato capace di obbedirGli, ma che non aveva la più pallida comprensione o conoscenza di Dio. Era una persona molto al di sotto dei criteri prescritti da Dio all’uomo: conoscere Dio, essere in grado di renderGli testimonianza e avere piena sintonia con Lui. Perciò non poteva camminare con Dio. Nell’offerta in sacrificio di Isacco da parte di Abramo, Dio vide la sincerità e l’obbedienza di Abramo, e vide che aveva superato la prova a cui Egli lo aveva sottoposto. Sebbene Dio avesse accettato la sua sincerità e la sua obbedienza, egli era ancora indegno di diventare un Suo confidente, di diventare uno che Lo conosceva, Lo comprendeva ed era al corrente della Sua indole; era molto lontano dalla sintonia con Dio e dal compiere la Sua volontà. E quindi, nel Suo cuore, Dio continuava a sentirSi solo e inquieto. Più diventava solitario e inquieto, più aveva bisogno di procedere prima possibile con la Sua gestione, e di poterSi scegliere e guadagnare un gruppo di persone che realizzassero quanto prima il Suo piano di gestione e la Sua volontà. Tale era l’impaziente desiderio di Dio, rimasto immutato dagli inizi fino ad oggi. Fin dalla creazione dell’uomo, in principio, Dio ha desiderato un gruppo di vincitori, che avrebbero camminato insieme a Lui e sappiano capire, intendere e conoscere la Sua indole. Questo Suo desiderio non è mai cambiato. A prescindere da quanto Egli dovrà ancora attendere, da quanto sarà dura la strada ancora da percorrere, a prescindere da quanto siano ancora distanti gli obiettivi cui anela, Dio non ha mai cambiato le Sue attese nei confronti dell’uomo, né vi ha mai rinunciato. Ora che l’ho detto, comprendete qualcosa del desiderio di Dio? Forse ciò che avete compreso non è molto profondo, ma le cose verranno gradualmente!

Nello stesso periodo in cui visse Abramo, Dio distrusse una città, di nome Sodoma. Senza dubbio, molti conoscono la storia di Sodoma, ma nessuno è a conoscenza dei pensieri di Dio che fecero da sfondo alla distruzione della città.

Per questo, oggi, attraverso i dialoghi tra Dio e Abramo riportati di seguito, impareremo a conoscere i Suoi pensieri di quel tempo, nonché la Sua indole. Adesso, leggiamo i seguenti passi della Scrittura.

B. Dio deve distruggere Sodoma

(Genesi 18:26) E Jahvè disse: “Se trovo nella città di Sodoma cinquanta giusti, perdonerò a tutto il luogo per amor d’essi”.

(Genesi 18:29) Abrahamo continuò a parlargli e disse: “Forse, vi se ne troveranno quaranta”. E Jahvè: “Non lo farò”.

(Genesi 18:30) E Abrahamo disse: “Forse, vi se ne troveranno trenta”. E Jahvè: “Non lo farò”.

(Genesi 18:31) E Abrahamo disse: “Forse, vi se ne troveranno venti”. E Jahvè: “Non la distruggerò”.

(Genesi 18:32) E Abrahamo disse: “Forse, vi se ne troveranno dieci”. E Jahvè: “Non la distruggerò”.

Questi sono solo alcuni estratti che ho scelto dalla Bibbia. Non sono le versioni complete, originali. Se lo desiderate, potete leggerle voi stessi nella Bibbia; per risparmiare tempo, ho omesso parte del contenuto originale. Ho scelto solo alcuni passi e frasi fondamentali, tralasciandone altri non attinenti alla nostra condivisione di oggi. In tutti i passi e i contenuti che condividiamo, la nostra attenzione non si soffermerà sui dettagli delle storie e della condotta umana descritta in tali storie; parleremo invece solo di quelli che erano in quel momento i pensieri e le idee di Dio. Nei pensieri e nelle idee di Dio, vedremo la Sua indole e, a partire da tutto ciò che Dio ha compiuto, coglieremo il vero Dio, e in tal modo raggiungeremo il nostro obiettivo.

Dio Si preoccupa solo di coloro che sono capaci di obbedire alle Sue parole e di attenersi ai Suoi comandi

I brani citati più sopra contengono diverse parole chiave: dei numeri. Jahvè esordì dicendo che se troverà cinquanta giusti, risparmierà tutta l’area geografica, cioè non distruggerà la città. Ma in realtà c’erano cinquanta giusti a Sodoma? No. Poco dopo, che cosa disse Abramo a Dio? Gli disse: “Forse, se ne troveranno quaranta?”. E Dio: “In questo caso, non farò niente”. Quindi Abramo insistette: “Forse, se ne troveranno trenta?”. E Dio ancora: “In questo caso, non farò niente”. “Forse venti?”. “Non farò niente”. “Dieci?”. “Anche in questo caso, non farò niente”. Ma in realtà, c’erano dieci giusti nella città? Non ce n’erano dieci, ma uno solo. E di chi si trattava? Si trattava di Lot. In quel tempo, a Sodoma c’era solo una persona giusta, ma forse Dio era troppo severo o esigente, nell’indicare questi numeri? No, non lo era! E così, mentre l’uomo continuava a chiedere: “Che ne dici di quaranta?”, “Che ne dici di trenta?”, fino ad arrivare a: “E se ce ne fossero dieci?”, Dio rispose: “Anche se ce ne fossero solo dieci, non distruggerò la città; la risparmierò e inoltre perdonerò pure tutti gli altri, oltre a quei dieci”. Dieci sarebbe stato un numero abbastanza misero, ma, di fatto, si scoprì che a Sodoma non c’era nemmeno quel numero di giusti. Quindi, potete vedere che, agli occhi di Dio, il peccato e la malvagità degli abitanti della città erano ormai tali che a Dio non restava altra scelta che eliminarli. Che cosa voleva dire Dio affermando che se ci fossero stati cinquanta giusti non avrebbe distrutto la città? I numeri non erano importanti per Dio. Era importante se la città contenesse o meno i giusti che Egli voleva. Se nella città ci fosse stato anche solo un giusto, Dio non avrebbe permesso che venisse colpita da distruzione. Ciò significa che, a prescindere dal fatto se Dio avrebbe distrutto o meno la città, e a prescindere da quanti giusti vi si trovassero, per Dio la città peccatrice era maledetta e abominevole e doveva essere distrutta, doveva sparire dai Suoi occhi, ma il giusto sarebbe dovuto restare. A prescindere dall’era, a prescindere dallo stadio di sviluppo dell’umanità, l’atteggiamento di Dio non cambia: Egli odia il male e Si preoccupa di coloro che sono giusti ai Suoi occhi. Questo Suo chiaro atteggiamento è altresì autentica rivelazione della Sua essenza. Poiché nella città vi era solamente un giusto, Dio non esitò oltre. Il risultato finale fu che Sodoma venne irrimediabilmente distrutta. Cosa ci vedete? In quell’età, Dio non avrebbe distrutto una città se in essa ci fossero stati cinquanta giusti, né se ve ne fossero stati dieci! Ciò significa che Dio avrebbe deciso di perdonare l’umanità ed essere tollerante nei suoi confronti, oppure che si sarebbe dedicato a guidarla, per le poche persone che erano capaci di temerLo e adorarLo. Dio attribuisce grande importanza alle opere giuste dell’uomo, dà grande importanza a coloro che sanno adorarLo e sono capaci di compiere buone azioni di fronte a Lui.

Dagli albori dei tempi fino ad oggi, avete mai letto nella Bibbia che Dio comunichi a chicchessia la verità o parli delle Sue vie con gli esseri umani? Mai! Le parole di Dio all’uomo che possiamo leggere riguardano solo ciò che Egli prescrisse agli esseri umani. Alcuni si misero in moto e le fecero, altri no; alcuni credettero e altri no. Questo è tutto. Quindi, i giusti di quell’età – coloro che erano giusti agli occhi di Dio – erano semplicemente quanti sapevano ascoltare le parole di Dio e obbedire ai Suoi comandi. Erano servitori che eseguivano le parole di Dio tra gli uomini. Si può definire tali persone conoscitori di Dio? Si può dire che erano persone rese perfette da Dio? No, non è possibile. E quindi, a prescindere dal loro numero, agli occhi di Dio quei giusti erano degni di essere chiamati Suoi confidenti? Potevano essere definiti testimoni di Dio? Certamente no! Sicuramente non erano degni di essere chiamati confidenti e testimoni di Dio. E quindi, Dio come li chiamava? Nella Bibbia, fino ai passi della Scrittura che abbiamo appena letto, sono riportati molti casi in cui Dio li chiama “i Miei servitori”. Cioè, in quel tempo, agli occhi di Dio tali persone giuste erano Suoi servitori, erano persone che Lo servivano sulla terra. E cosa pensava Dio di tale appellativo? Perché li chiamava così? Dio dispone forse nel Suo cuore di parametri in base ai quali definire le persone? Sicuramente sì. Dio ha dei principi, a prescindere del fatto se chiami una persona giusta, perfetta, retta, o servitore. Quando definisce qualcuno Suo servo, Egli crede fermamente che costui sia capace di ricevere i Suoi messaggeri, di obbedire ai Suoi comandi e di attenersi a quanto ordinato dai Suoi messaggeri. E cosa fa una persona simile? Compie ed esegue sulla terra ciò che Dio comanda. In quel tempo, era definibile “via di Dio” ciò che Dio chiedeva all’uomo di compiere ed eseguire sulla terra? No, non lo era. Perché Dio, in quel tempo, chiedeva all’uomo di compiere solo poche e semplici cose; Egli pronunciava pochi e semplici comandi, per comunicare all’uomo di fare questo o quello, e nient’altro. Dio operava secondo il Suo piano. Poiché, allora, non erano ancora presenti diverse condizioni, il tempo non era ancora maturo e sarebbe stato difficile per l’umanità sopportare la via di Dio. Per questo, tale via doveva ancora iniziare a essere rivelata dal cuore di Dio. Dio riteneva Suoi servitori i giusti cui allude nei passi in esame, fossero essi trenta o venti. Quando i messaggeri di Dio giungevano a costoro, essi erano in grado di riceverli, di obbedire ai loro comandi e di agire in base alle loro parole. Ed è proprio questo che dovevano fare e conseguire i servitori agli occhi di Dio. Dio assegna appellativi con giudizio agli esseri umani. Egli non li chiamò Suoi servitori perché erano come voi siete adesso – perché avevano ascoltato molte predicazioni, sapevano cosa Dio stesse per fare, capivano ampiamente la volontà di Dio e comprendevano il Suo piano di gestione – ma perché la loro umanità era onesta ed essi sapevano attenersi alle parole di Dio; quando Dio pronunciò i Suoi comandi, essi seppero mettere da parte ciò che stavano facendo ed eseguire ciò che Egli aveva comandato. Quindi, per Dio, l’altra sfumatura del titolo di[a] “servitore” è che essi collaborarono alla Sua opera sulla terra e, sebbene non fossero i messaggeri di Dio, furono gli esecutori e i realizzatori delle parole di Dio sulla terra. Come potete vedere, allora, questi servitori o giusti avevano grande importanza per il cuore di Dio. L’opera che Dio stava per intraprendere sulla terra non avrebbe potuto essere realizzata senza persone che collaborassero con Lui, e il ruolo assunto dai servitori di Dio non avrebbe potuto essere occupato dai Suoi messaggeri. Ogni compito che Dio affidò a questi servitori era di grande importanza per Lui e per questo Egli non poteva perderli. Senza la collaborazione di questi servitori con Dio, la Sua opera tra gli esseri umani si sarebbe arenata e il piano di gestione di Dio e le Sue speranze sarebbero di conseguenza venuti meno.

Dio è abbondantemente misericordioso verso coloro di cui Si prende cura e Si indigna profondamente verso coloro che detesta e rifiuta

Secondo la narrazione biblica, a Sodoma erano presenti dieci servitori di Dio? No, non c’erano! La città era degna della misericordia di Dio? Solo una persona in città – Lot – accolse i messaggeri di Dio. Ciò significa che nella città era presente un solo servitore di Dio e che perciò Dio non poté far altro che salvare Lot e distruggere la città di Sodoma. I dialoghi tra Dio e Abramo possono sembrare semplici, ma illustrano un concetto profondissimo: le azioni compiute da Dio si basano su principi e, prima di prendere una decisione, Egli passa molto tempo a osservare e deliberare; se i tempi non sono maturi, di sicuro Egli non prende nessuna decisione e non trae alcuna conclusione affrettata. I dialoghi tra Abramo e Dio mostrano che la decisione divina di distruggere Sodoma non fu per nulla sbagliata, giacché Dio sapeva che nella città non c’erano né quaranta giusti, né trenta, né venti. Non ce n’erano nemmeno dieci. Il solo giusto nella città era Lot. Tutto ciò che avveniva a Sodoma, e le relative circostanze, era sotto gli occhi di Dio ed Egli lo conosceva come il palmo della Propria mano. Quindi, la Sua decisione non avrebbe potuto essere sbagliata. Invece, in contrasto con l’onnipotenza di Dio, l’uomo è decisamente intorpidito, sciocco, ignorante e miope. Ecco cosa possiamo cogliere nei dialoghi tra Abramo e Dio. Dio ha reso nota la Sua indole dagli inizi fino ad oggi. Anche in questo caso, dovremmo cogliere l’indole di Dio. I numeri sono semplici e non dimostrano niente, ma qui troviamo un’espressione molto importante dell’indole di Dio. Egli non avrebbe distrutto la città per cinquanta giusti. Ciò è dovuto alla Sua misericordia? Oppure al Suo amore e alla Sua tolleranza? Avete notato questo aspetto dell’indole di Dio? Anche se ci fossero stati solo dieci giusti, grazie a loro Egli non avrebbe distrutto la città. Non si tratta forse della tolleranza e dell’amore divini? Per la Sua misericordia, la Sua tolleranza, e la Sua sollecitudine per questi giusti, Egli non avrebbe distrutto la città. Questa è la tolleranza di Dio. E quale risultato ne consegue in ultima analisi? Quando Abramo disse: “Forse, vi se ne troveranno dieci”. E Jahvè: “Non la distruggerò”. Dopo questo, Abramo non disse altro, perché a Sodoma non c’erano i dieci giusti ai quali aveva alluso. Egli aveva esaurito gli argomenti e in quel momento si era reso conto del perché Dio avesse deciso di distruggere Sodoma. In questo episodio, quale aspetto dell’indole di Dio potete cogliere? Che tipo di decisione assunse? Ovverosia, visto che in città non vi erano nemmeno dieci giusti, Dio non le consentì di continuare a esistere e finì inevitabilmente per distruggerla. È l’ira di Dio? La Sua collera rappresenta la Sua indole? Tale indole è rivelazione della santa essenza di Dio? È rivelazione della Sua giusta essenza, che l’uomo non deve offendere? Avendo avuto conferma che a Sodoma non c’erano nemmeno dieci giusti, Dio non poteva far altro che distruggere la città e punirne duramente gli abitanti, perché si opponevano a Dio e perché erano così sordidi e corrotti.

Perché abbiamo analizzato così questi passi? Perché queste poche e semplici frasi manifestano pienamente l’indole di Dio, caratterizzata da grande misericordia e profonda ira. Pur tenendo in gran conto i giusti, mostrando loro misericordia, tollerandoli e prendendoSene cura, al tempo stesso Dio nutre nel Suo cuore un profondo disgusto per tutti coloro che si erano lasciati corrompere a Sodoma. Non si tratta forse di grande misericordia e profonda ira? In che modo Dio distrugge la città? Con il fuoco. E perché la distrugge ricorrendo al fuoco? Quando vedi una cosa arsa dal fuoco o tu stesso stai per bruciare qualcosa, che sentimenti provi? Perché desideri bruciare qualcosa? Senti che non ne hai più bisogno, che non vuoi più avere quella cosa davanti agli occhi? Vuoi rinunciarvi? L’uso che Dio fa del fuoco significa rinuncia, odio, e che Egli non voleva più avere Sodoma davanti agli occhi. Ecco l’emozione che spinse Dio a radere al suolo la città con il fuoco. L’uso del fuoco esprime semplicemente quanto Dio sia adirato. Certo, la misericordia e la tolleranza di Dio non vengono meno, ma la Sua santità e la Sua giustizia, quando scatena la Sua ira, mostrano altresì all’uomo l’intolleranza di Dio nei confronti di qualsiasi offesa. Quando l’uomo è totalmente capace di obbedire ai comandi di Dio e agisce secondo quanto Egli prescrive, Dio abbonda in misericordia verso di lui; ma se l’uomo si lascia colmare di corruzione, odio e inimicizia verso Dio, Egli Si adira profondamente. E quanto è profonda la Sua ira? La Sua collera continuerà a manifestarsi finché Egli non percepirà più la resistenza e le azioni malvagie dell’uomo, fino a quando queste cose non saranno più davanti ai Suoi occhi. Solo in quel momento l’ira di Dio scomparirà. In altri termini, a prescindere dalle persone, se il loro cuore si è allontanato da Dio e si è rivolto altrove per non tornare più indietro, allora, a prescindere da come, in apparenza o soggettivamente esse desiderino adorare Dio, seguirLo e obbedirGli nel loro corpo o nel loro pensiero, non appena il loro cuore si allontana da Dio, la Sua ira si scatena senza sosta. Quando Dio scatena completamente la Sua ira, dopo aver concesso agli uomini tutte le opportunità possibili, non ha più alcun modo di rimangiarSela, ed Egli non sarà mai più misericordioso e tollerante verso di loro. Questo è un tratto dell’indole di Dio che non tollera offese. In un caso di tal genere, sembra normale che Dio distrugga una città, giacché, ai Suoi occhi, una città piena di peccato non può esistere e continuare per la sua strada, ed è logico che debba essere distrutta da Dio. Tuttavia, in ciò che è successo prima e dopo la distruzione di Sodoma da parte di Dio, è possibile cogliere l’indole di Dio nella sua totalità. Egli è tollerante e misericordioso verso ciò che è positivo, bello e buono, ma Si adira profondamente con tutto ciò che è malvagio, peccaminoso e perverso, tanto che la Sua ira non può venir meno. Questi sono i due aspetti principali e più rilevanti dell’indole di Dio, rivelati peraltro da Dio dal principio alla fine: abbondante misericordia e profonda ira. La maggior parte di voi ha sperimentato in qualche misura la misericordia di Dio, ma pochi hanno assaggiato la Sua ira. È possibile vedere la misericordia e la benevolenza di Dio in ogni persona; Egli, cioè, è stato abbondantemente misericordioso nei confronti di tutti. Tuttavia, molto raramente, o forse mai, Dio Si è mostrato oggi profondamente adirato nei confronti di un membro o di una parte qualsiasi del vostro gruppo. Tranquilli! Prima o poi tutti vedranno e sperimenteranno l’ira di Dio, ma per ora non è ancora il momento. Perché? Perché quando Dio è costantemente adirato verso qualcuno, ovverosia quando scatena la Sua profonda ira contro di lui, ciò significa che Egli da tempo lo detesta e lo rifiuta, ne disdegna l’esistenza e non riesce più a sopportarla; non appena la Sua ira cadrà su costui, egli scomparirà. Oggi, l’opera di Dio non ha ancora raggiunto questo punto. Se Egli fosse profondamente adirato, nessuno di voi sarebbe in grado di resistere alla Sua ira. In questo momento, dunque, ai vostri occhi Dio non mostra altro che misericordia verso voi tutti e non avete ancora visto la Sua profonda ira. Quanti tra voi non ne sono convinti, potete invocare su di sé l’ira di Dio, in modo da sperimentare di persona se la Sua ira e la Sua indole, che non tollera offese da parte dell’uomo, esistano veramente. Osereste farlo?

Chi è degli ultimi giorni vede l’ira di Dio solo nelle Sue parole, ma non la sperimenta realmente

È valso la pena condividere i due aspetti dell’indole di Dio riscontrabili in questi passi della Scrittura? Dopo aver ascoltato questa storia, avete acquistato una nuova comprensione di Dio? Che tipo di comprensione? Si potrebbe dire che, dai tempi della creazione fino ad oggi, nessun gruppo abbia beneficiato così tanto della grazia, della misericordia e della benevolenza di Dio quanto questo gruppo del tempo della fine. Sebbene, nella fase finale, Dio abbia compiuto l’opera di giudizio e di castigo, e l’abbia compiuta con maestà e ira, Dio Si limita quasi sempre a utilizzare parole per compiere la Sua opera; Egli ricorre a parole per insegnare, innaffiare, provvedere e nutrire. Nel frattempo, l’ira di Dio è stata tenuta costantemente nascosta, ed esclusa l’esperienza dell’aspetto collerico dell’indole di Dio manifestatosi nelle Sue parole, pochissimi hanno sperimentato la Sua ira di persona. Cioè, nel corso dell’opera divina di giudizio e castigo, sebbene l’ira di Dio rivelata nelle Sue parole consenta agli esseri umani di sperimentare la Sua maestà e la Sua intolleranza alle offese, tale genere di ira è solo verbale. In altri termini, Dio utilizza parole per rimproverare l’uomo, smascherarlo, giudicarlo, castigarlo e perfino condannarlo, ma non Si è ancora adirato profondamente con l’uomo e ha a malapena incominciato a scatenare la Sua ira su di lui in maniera non verbale. Quindi, la misericordia e la benevolenza di Dio sperimentate dall’uomo in questa età costituiscono la rivelazione della vera indole di Dio, mentre la Sua ira, sperimentata dall’uomo, è soltanto l’effetto del timbro e del tocco delle Sue parole. Molti ritengono erroneamente che un simile effetto costituisca la reale esperienza e la vera conoscenza dell’ira di Dio. Perciò, gran parte degli esseri umani crede di aver percepito la misericordia e la benevolenza di Dio nelle Sue parole, nonché la Sua intolleranza alle offese dell’uomo, e la maggior parte di loro è giunta addirittura a prendere coscienza della misericordia di Dio e della Sua tolleranza nei confronti dell’uomo. Tuttavia, per quanto il comportamento dell’uomo possa essere cattivo, o per quanto corrotta possa essere la sua indole, Dio ha continuato a sopportare. Così facendo, Egli resta in attesa che le parole che ha pronunciato, gli sforzi che ha compiuto e il prezzo che ha pagato sortiscano un effetto in coloro che desidera far Suoi. L’attesa di un esito del genere richiede tempo ed esige la creazione di diversi ambienti per l’uomo, così come non si diventa adulti appena nati, ma ci vogliono diciotto o diciannove anni, e per alcuni addirittura venti o trent’anni, per poter diventare pienamente adulti. Dio attende che questo processo si realizzi pienamente, che giungano il tempo e gli esiti auspicati. E nel tempo dell’attesa la Sua misericordia sovrabbonda. Tuttavia, durante il periodo dell’opera di Dio, un esiguo numero di persone viene colpito, e alcuni vengono puniti a causa della loro grave opposizione a Dio. Tali esempi costituiscono una prova ancora più grande dell’indole di Dio, che non tollera l’offesa dell’uomo, e confermano del tutto la concreta esistenza della tolleranza e della sopportazione di Dio nei confronti dei prescelti. Come è ovvio, in questi esempi emblematici, la rivelazione di parte dell’indole di Dio in tali persone non influisce sul Suo piano di gestione globale. In realtà, in questa fase finale dell’opera di Dio, Egli ha sopportato per tutto il periodo in cui ha atteso, e in cambio della Sua pazienza e della Sua vita ha ottenuto la salvezza di coloro che Lo seguivano. Lo vedete? Dio non sconvolge il Suo piano senza motivo. Egli può scatenare la Sua ira ma può anche essere misericordioso: così rivela i due aspetti principali della Sua indole. Vi è chiaro? In altri termini, quando si tratta di Dio, tutto ciò che è corretto o sbagliato, giusto o ingiusto, positivo o negativo, viene mostrato chiaramente all’uomo. Tutto ciò che Egli farà, che ama, che odia, si riflette direttamente nella Sua indole. Tali cose possono essere colte altresì in modo molto ovvio e chiaro nell’opera di Dio e non sono né vaghe né generiche; al contrario, esse consentono a tutti di vedere l’indole di Dio e ciò che Egli ha ed è in un modo particolarmente concreto, veritiero e pratico. Questo è il vero Dio Stesso.

L’indole di Dio non è mai stata celata all’uomo: è il cuore dell’uomo che si è allontanato da Dio

Se non condividessi queste cose, nessuno di voi riuscirebbe a discernere la vera indole di Dio nei racconti della Bibbia: è un dato di fatto. Perché sebbene i racconti biblici riportino alcune delle cose che Dio ha fatto, Egli ha pronunciato solo poche parole e non ha presentato direttamente la Sua indole o reso noto apertamente il Suo volere all’uomo. Le generazioni successive hanno ritenuto semplici leggende queste narrazioni; per questo sembra che Dio Si nasconda all’uomo, non tanto occultando la Propria persona, quanto piuttosto la Sua indole e il Suo volere. Dopo la Mia condivisione odierna, pensate ancora che Dio Si nasconda completamente all’uomo? Credete ancora che l’indole di Dio gli sia nascosta?

Fin dal tempo della creazione, l’indole di Dio è sempre stata al passo con la Sua opera. Essa non è mai stata nascosta all’uomo, ma gli è stata resa completamente nota e spiegata nei dettagli. Tuttavia, con il passar del tempo, il cuore dell’uomo si è allontanato ancora di più da Dio e, a mano a mano che la corruzione dell’uomo diventava più profonda, l’uomo e Dio sono diventati sempre più distanti. Lentamente ma inesorabilmente, l’uomo è scomparso agli occhi di Dio, è diventato incapace di “vedere” Dio e così è rimasto senza “notizie” a Suo riguardo; egli non sa, di conseguenza, se Dio esista o meno, e si spinge addirittura a negarNe completamente l’esistenza. Perciò, il fatto che l’uomo non comprenda l’indole di Dio e ciò che Egli ha ed è non è causato dal fatto che Dio Si nasconda all’uomo, ma avviene perché il cuore dell’uomo si è allontanato da Dio. Sebbene l’uomo creda in Dio, il suo cuore è senza Dio ed egli non sa né vuole amarLo, giacché il suo cuore non si avvicina mai a Dio e, anzi, Lo evita costantemente. Ne consegue che il cuore dell’uomo è distante da Dio. Ma allora dov’è? In realtà, il cuore dell’uomo non è andato da nessuna parte: invece di dare il proprio cuore a Dio o di rivelarlo a Lui affinché Egli possa vederlo, l’uomo lo ha serbato per se stesso. E questo nonostante alcuni preghino spesso Dio dicendo: “O Dio, scruta il mio cuore, tu sai tutto ciò che penso”, e alcuni addirittura giurino di lasciare che Dio li osservi e di desiderare di essere puniti qualora non terranno fede al loro giuramento. Anche se l’uomo consente a Dio di guardargli nel cuore, ciò non significa che egli sia capace di obbedire alle Sue istruzioni e disposizioni, o che egli abbia posto nelle mani di Dio il suo destino, le sue speranze e tutto il testo. Quindi, a prescindere dai giuramenti che hai fatto a Dio o da quanto Gli hai dichiarato, agli occhi di Dio il tuo cuore continua a essere chiuso a Lui, dato che Gli consenti solamente di osservarlo senza permetterGli di controllarlo. In altri termini, non hai affatto donato il tuo cuore a Dio e sai solo pronunciare belle parole affinché Dio le ascolti; nel contempo, Gli nascondi le tue reiterate intenzioni ingannevoli, insieme ai tuoi intrighi, le tue trame e i tuoi piani, e tieni stretti speranze e destino nelle tue mani, temendo nel profondo che ti possano essere strappati da Dio. Così, a Dio non è mai dato di vedere la sincerità dell’uomo nei Suoi confronti. Sebbene Egli scruti le profondità del cuore umano, possa vedere ciò che l’uomo pensa e desidera fare nel suo cuore, e possa inoltre vedere cosa non lasci trapelare dall’intimo, il cuore dell’uomo non appartiene a Dio, perché egli non l’ha affidato al Suo controllo. In altre parole, Dio ha il diritto di osservare, ma non di controllare. Nella sua coscienza soggettiva, l’uomo non vuole o non intende abbandonarsi alla mercé di Dio. Non solo egli si è isolato da Dio, ma vi è addirittura chi studia modi per mascherare il proprio cuore, ricorrendo ad abili parole e all’adulazione al fine di creare false impressioni, di guadagnarsi la fiducia di Dio e nascondere il proprio volto autentico al Suo sguardo. Non lasciando trapelare a Dio la verità, chi si comporta così mira a far sì che Dio non veda come è veramente. Costoro non desiderano donare il loro cuore a Dio, ma vogliono serbarlo per se stessi. Il sottinteso è che ciò che l’uomo fa e vuole è interamente pianificato, calcolato e deciso dall’uomo stesso; egli non necessita della partecipazione o dell’intervento di Dio, e ancor meno delle Sue istruzioni e disposizioni. Così, sia in relazione ai comandi di Dio, al Suo mandato o a ciò che Egli prescrive all’uomo, le decisioni di quest’ultimo si basano sulle sue intenzioni e i suoi interessi, sul suo stato e le circostanze del momento. L’uomo usa sempre la conoscenza e la comprensione che gli sono familiari, nonché il suo intelletto, per giudicare e scegliere la strada che desidera percorrere, e non fa spazio all’intervento o al controllo di Dio. Ecco il cuore dell’uomo dal punto di vista di Dio.

Dal principio fino ad oggi, solo l’uomo è stato capace di parlare con Dio. In altri termini, tra tutti i viventi e le creature di Dio, solo l’uomo è stato in grado di conversare con Lui. L’uomo ha orecchi che gli consentono di ascoltare e occhi che gli consentono di vedere; usa un linguaggio, idee proprie e libero arbitrio. Egli possiede tutto ciò che è necessario per ascoltare le parole di Dio, comprenderNe la volontà e accettarNe il mandato. Per questo Dio affida tutti i Suoi desideri all’uomo, giacché vuole renderlo Suo compagno, con gli stessi Suoi pensieri e in grado di camminare con Lui. Da quando ha avviato la Sua gestione, Dio ha atteso che l’uomo Gli donasse il suo cuore, in modo che Egli potesse purificarlo e prepararlo, onde renderlo gradito a Dio e amato da Lui, per fare in modo che l’uomo temesse Dio e fuggisse il male. Dio ha sempre desiderato e atteso un tale esito. Nei resoconti della Bibbia, figurano persone simili? Esistono, cioè, nella Bibbia, esseri umani capaci di donare a Dio il loro cuore? Esiste qualche precedente, prima di questa era? Oggi continueremo a leggere le storie della Bibbia e a cercare di capire se ciò che fu compiuto da questo personaggio, Giobbe, abbia qualche legame con il tema “Donare il proprio cuore a Dio”, che stiamo attualmente esaminando. Cercheremo di capire se Giobbe fu gradito a Dio e amato da Lui.

Che impressione avete di Giobbe? Citando il testo della Scrittura, alcuni affermano che Giobbe “temeva Iddio e fuggiva il male”. “Temeva Iddio e fuggiva il male”: ecco quanto viene detto di Giobbe nella Bibbia. Se doveste far uso di parole vostre, come definireste Giobbe? Alcuni sostengono che Giobbe era un uomo buono e ragionevole; altri che possedeva vera fede in Dio; altri ancora che era un uomo giusto e umano. Avete visto la fede di Giobbe, ovverosia attribuite grande importanza nel vostro cuore alla sua fede e ne siete invidiosi. Cerchiamo perciò oggi di esaminare che caratteristiche possedesse Giobbe che lo rendevano gradito a Dio. Quindi leggiamo le Scritture riportate di seguito.

C. Giobbe

1. Valutazioni su Giobbe da parte di Dio e nella Bibbia

(Giobbe 1:1) C’era nel paese di Uz un uomo che si chiamava Giobbe. Quest’uomo era integro e retto; temeva Iddio e fuggiva il male.

(Giobbe 1:5) E quando la serie dei giorni di convito era finita Giobbe li faceva venire per purificarli; si levava di buon mattino, e offriva un olocausto per ciascun d’essi, perché diceva: “Può darsi che i miei figliuoli abbian peccato ed abbiano rinnegato Iddio in cuor loro”. E Giobbe faceva sempre così.

(Giobbe 1:8) E Jahvè disse a Satana: “Hai tu notato il mio servo Giobbe? Non ce n’è un altro sulla terra che come lui sia integro, retto, tema Iddio e fugga il male”.

Quale elemento chiave cogliete in questi passi? Questi tre brevi versetti scritturistici si riferiscono tutti a Giobbe. Seppur brevi, essi affermano chiaramente che tipo di persona fosse. Tramite la descrizione del comportamento quotidiano e della condotta di Giobbe, essi rendono universalmente noto che, lungi dall’essere ingiustificata, la valutazione che Dio espresse su Giobbe era fondata. I testi rivelano che sia la stima di Giobbe da parte degli uomini (Giobbe 1:1), sia la sua valutazione da parte di Dio (Giobbe 1:8), entrambe sono la conseguenza di ciò che Giobbe compì di fronte a Dio e agli uomini (Giobbe 1:5).

Per iniziare, leggiamo il primo passo: “C’era nel paese di Uz un uomo che si chiamava Giobbe. Quest’uomo era integro e retto; temeva Iddio e fuggiva il male”. Questa proposizione, che è la prima valutazione su Giobbe nella Bibbia, rappresenta il giudizio che l’autore del libro dà di Giobbe. Ovviamente rappresenta altresì la valutazione di Giobbe da parte degli uomini, cioè “Quest’uomo era integro e retto; temeva Iddio e fuggiva il male”. Leggiamo quindi la valutazione che Dio formula riguardo a Giobbe: “Non ce n’è un altro sulla terra che come lui sia integro, retto, tema Iddio e fugga il male” (Giobbe 1:8). Delle due, una venne dall’uomo e l’altra ebbe origine da Dio; si tratta di due valutazioni con lo stesso contenuto. Quindi, si può vedere che il comportamento e la condotta di Giobbe erano noti agli uomini, nonché lodati da Dio. In altri termini, la condotta di Giobbe di fronte agli uomini e la sua condotta di fronte a Dio erano identiche; egli deponeva in ogni momento il proprio comportamento e le proprie motivazioni al cospetto di Dio, affinché potessero essere osservati da Lui, ed era un uomo che temeva Dio e fuggiva il male. Quindi, agli occhi di Dio, tra tutte le persone della terra solo Giobbe era integro e retto, nonché un uomo che temeva Dio e fuggiva il male.

Manifestazioni specifiche del timore di Dio e della fuga dal male nella vita quotidiana di Giobbe

Esaminiamo ora alcune manifestazioni specifiche del timore di Dio e della fuga dal male da parte di Giobbe. In aggiunta ai passi che precedono e seguono, leggiamo Giobbe 1:5, che riporta una delle manifestazioni specifiche del timore di Dio e della fuga dal male da parte di Giobbe. Si tratta di come Giobbe temeva Dio e fuggiva il male nella sua vita quotidiana; la cosa più evidente è che egli non solo faceva ciò che doveva in nome del timore di Dio e della fuga dal male suoi personali, ma offriva altresì regolarmente olocausti a Dio per conto dei figli. Egli temeva che, durante i loro banchetti, essi avessero spesso “peccato e rinnegato Iddio in cuor loro”. Come si manifestava un simile timore in Giobbe? Il testo originale lo racconta così: “E quando la serie dei giorni di convito era finita Giobbe li faceva venire per purificarli; si levava di buon mattino, e offriva un olocausto per ciascun d’essi”. La condotta di Giobbe ci mostra che, invece di palesarsi nel comportamento esteriore, il suo timore di Dio proveniva dall’intimo del cuore ed era riscontrabile in ogni aspetto della sua vita quotidiana, in qualsiasi momento, giacché egli non si limitava a fuggire il male in prima persona, ma offriva altresì spesso olocausti per i suoi figli. In altri termini, Giobbe non solo temeva grandemente di poter peccare contro Dio e di rinnegarLo nel proprio cuore, ma si preoccupava altresì che i suoi figli avessero peccato contro Dio e Lo avessero rinnegato nei loro cuori. Da ciò si può vedere come l’autenticità del timore di Dio da parte di Giobbe supera un esame accurato e si pone al di là di ogni dubbio per chiunque. Egli si comportava così occasionalmente o di frequente? La frase finale del testo recita: “E Giobbe faceva sempre così”. Il significato di tali parole è che Giobbe non si recava a trovare i figli occasionalmente, o quando gli faceva piacere, e non si limitava a confessare Dio con la preghiera. Invece, mandava regolarmente i suoi figli a santificarsi, e offriva olocausti per loro. Nel testo, il termine “sempre” non significa che egli lo faceva per uno o due giorni, o solo per un momento. Indica che la manifestazione del timore di Dio da parte di Giobbe non era temporanea, non si limitava a un sapere teorico o a belle parole; anzi, la via di temere Dio e fuggire il male guidava il suo cuore, modellava il suo comportamento ed era intimo fondamento della sua esistenza. Il fatto che egli si comportasse così continuamente indica come spesso, nel suo cuore, egli temesse di poter peccare egli stesso contro Dio, e temesse inoltre che i suoi figli o le sue figlie potessero a loro volta peccare contro Dio. Ciò rivela quale peso la via di temere Dio e fuggire il male avesse dentro al suo cuore. Si comportava così di continuo perché, interiormente, era spaventato e timoroso di aver compiuto il male e peccato contro Dio, e di aver deviato dalla via di Dio, diventando incapace di soddisfarLo. Allo stesso tempo, era inoltre preoccupato per i suoi figli e le sue figlie, per paura che essi avessero offeso Dio. Questa era la condotta normale di Giobbe nella sua vita quotidiana. Ed è appunto una simile condotta abituale a confermare che il timore di Dio e la fuga dal male di Giobbe non erano parole vuote e che egli viveva veramente simili realtà. “E Giobbe faceva sempre così”: queste parole ci narrano i gesti quotidiani di Giobbe davanti a Dio. Dato che agiva così incessantemente, il suo comportamento e il suo cuore giungevano a Dio? In altri termini, Dio Si compiaceva spesso del cuore e del comportamento di Giobbe? E in quale condizione e in che contesto egli agiva sempre così? Alcuni dicono che agiva in tal modo perché Dio gli appariva di frequente; altri dicono che lo faceva spesso perché voleva fuggire il male; altri ancora che forse pensava che le sue ricchezze non fossero pervenute con facilità, che era consapevole del fatto che gli erano state concesse da Dio e per questo era molto preoccupato di perdere i suoi beni se avesse peccato contro Dio e Lo avesse offeso. C’è del vero in queste ipotesi? Chiaramente no. Perché, agli occhi di Dio, ciò che Egli accettava e amava di più in Giobbe non era semplicemente il fatto che agisse sempre così, ma piuttosto la sua condotta dinanzi a Lui, agli uomini e a Satana, una volta che fu consegnato a Satana e tentato. Le sezioni che seguono forniscono la prova più convincente di quanto il giudizio di Dio su Giobbe fosse corretto. Leggiamo ora i seguenti passi della Scrittura.

2. Satana tenta Giobbe per la prima volta (il suo bestiame viene rubato e succedono disgrazie ai suoi figli)

a. Le parole pronunciate da Dio

(Giobbe 1:8) E Jahvè disse a Satana: “Hai tu notato il mio servo Giobbe? Non ce n’è un altro sulla terra che come lui sia integro, retto, tema Iddio e fugga il male”.

(Giobbe 1:12) E Jahvè disse a Satana: “Ebbene! Tutto quello che possiede è in tuo potere; soltanto, non stender la mano sulla sua persona”. — E Satana si ritirò dalla presenza di Jahvè.

b. Risposta di Satana

(Giobbe 1:9-11) E Satana rispose a Jahvè: “È egli forse per nulla che Giobbe teme Iddio? Non l’hai tu circondato d’un riparo, lui, la sua casa, e tutto quel che possiede? Tu hai benedetto l’opera delle sue mani, e il suo bestiame ricopre tutto il paese. Ma stendi un po’ la tua mano, tocca quanto egli possiede, e vedrai se non ti rinnega in faccia”.

Dio permette a Satana di tentare Giobbe, così che la sua fede sia resa perfetta

Giobbe 1:8 è il primo resoconto biblico di un dialogo tra Jahvè e Satana. E cosa disse Dio? Il testo originale descrive così le cose: “E Jahvè disse a Satana: ‘Hai tu notato il mio servo Giobbe? Non ce n’è un altro sulla terra che come lui sia integro, retto, tema Iddio e fugga il male’”. Questa fu la valutazione che Dio formulò riguardo a Giobbe di fronte a Satana; Dio disse che egli era un uomo perfetto e retto, che temeva Dio e fuggiva il male. Prima di questo dialogo con Satana, Dio aveva deciso che Si sarebbe servito di lui per tentare Giobbe, che avrebbe consegnato Giobbe a Satana. Per certi versi, ciò proverà che l’osservazione e la valutazione di Giobbe da parte di Dio erano precise e scevre da errore, e farà sì che Satana sia svergognato dalla testimonianza di Giobbe; per contro, renderà perfetti la fede in Dio di Giobbe e il suo timore nei Suoi confronti. Quindi, quando Satana si presentò a Dio, Egli non parlò in modo ambiguo, ma andò dritto al punto e gli chiese: “Hai tu notato il mio servo Giobbe? Non ce n’è un altro sulla terra che come lui sia integro, retto, tema Iddio e fugga il male”. Nella domanda di Dio si cela il significato seguente: Dio sapeva che Satana aveva vagato in ogni luogo e aveva spesso spiato Giobbe, che era servo di Dio. Lo aveva più volte tentato e assalito, cercando il modo di rovinarlo, onde provare che la fede in Dio di Giobbe e il timore nei Suoi confronti non erano in grado di resistere. Satana non aveva inoltre esitato a cercare occasioni per rovinare Giobbe, onde fargli rinnegare Dio e permettere a Satana stesso di strapparlo dalle mani di Dio. Tuttavia, Dio guardò nel cuore di Giobbe e vide che egli era perfetto e retto, che temeva Dio e fuggiva il male. Dio Si servì di una domanda per dire a Satana che Giobbe era un uomo perfetto e retto, che temeva Dio e fuggiva il male, che Giobbe non avrebbe mai rinnegato Dio per seguire Satana. All’udire il giudizio di Dio su Giobbe, in Satana si accese la rabbia, innescata dall’umiliazione, ed egli si fece ancor più furioso e impaziente di strappare via Giobbe, perché non aveva mai creduto che qualcuno potesse essere perfetto e retto, o che potesse temere Dio e fuggire il male. Al tempo stesso, Satana detestava l’integrità e la rettitudine in un uomo, e odiava chi era in grado di temere Dio e fuggire il male. Per questo è scritto in Giobbe 1:9-11 che “Satana rispose a Jahvè: ‘È egli forse per nulla che Giobbe teme Iddio? Non l’hai tu circondato d’un riparo, lui, la sua casa, e tutto quel che possiede? Tu hai benedetto l’opera delle sue mani, e il suo bestiame ricopre tutto il paese. Ma stendi un po’ la tua mano, tocca quanto egli possiede, e vedrai se non ti rinnega in faccia’”. Dio conosceva intimamente la natura malevola di Satana e sapeva molto bene che questi aveva da tempo progettato di rovinare Giobbe; per questo pensò, dicendo a Satana, ancora una volta, che Giobbe era perfetto e retto e che temeva Dio e fuggiva il male, di metterlo in riga, di costringerlo a mostrare il suo vero volto e ad attaccare e tentare Giobbe. In altri termini, Dio sottolineò volutamente che Giobbe era perfetto e retto, che temeva Dio e fuggiva il male, e in tal modo fece sì che Satana si scagliasse contro Giobbe, spinto dall’odio e dalla collera nei confronti dell’integrità e della rettitudine di Giobbe, il quale era un uomo che temeva Dio e fuggiva il male. Di conseguenza, Dio coprì di vergogna Satana tramite il fatto che Giobbe era un uomo perfetto e retto, che temeva Dio e fuggiva il male, e così Satana rimase totalmente umiliato e sconfitto. In seguito, Satana non avrà più dubbi e non lancerà più accuse riguardo all’integrità, la rettitudine, il timore di Dio o la fuga dal male di Giobbe. Per questo, la messa alla prova da parte di Dio e la tentazione ad opera di Satana erano pressoché inevitabili. Il solo in grado di resistere alla prova da parte di Dio e alla tentazione di Satana era Giobbe. A seguito di questo dialogo, a Satana fu permesso di tentare Giobbe. E così ebbe inizio la prima serie di attacchi da parte di Satana. L’obiettivo di tali attacchi furono i beni di Giobbe, perché Satana aveva formulato contro di lui l’accusa seguente: “È egli forse per nulla che Giobbe teme Iddio? … Tu hai benedetto l’opera delle sue mani, e il suo bestiame ricopre tutto il paese”. Di conseguenza, Dio permise a Satana di portare via a Giobbe tutto quel che aveva, che era proprio lo scopo per cui Egli aveva parlato con Satana. Tuttavia, Dio fece a Satana una richiesta: “tutto quello che possiede è in tuo potere; soltanto, non stender la mano sulla sua persona” (Giobbe 1:12). Ecco la condizione che Dio pose dopo aver concesso a Satana di tentare Giobbe e averglielo consegnato. Si trattava del limite che Satana non avrebbe potuto oltrepassare: Egli gli ordinò di non nuocere a Giobbe. Poiché Dio riconosceva che Giobbe era perfetto e retto, e credeva fermamente che l’integrità e la rettitudine di Giobbe di fronte a Lui fossero al di là di ogni dubbio, e avrebbero potuto resistere alla prova, consentì a Satana di tentare Giobbe, ponendogli tuttavia un limite: egli avrebbe potuto prendere tutti i beni di Giobbe, ma non avrebbe potuto alzare nemmeno un dito contro di lui. Che cosa significa? Che Dio non abbandonò completamente Giobbe nelle mani di Satana. Satana avrebbe potuto tentare Giobbe con qualsiasi mezzo avesse voluto, senza tuttavia potergli nuocere o torcergli anche un solo capello, perché tutto, nell’uomo, è controllato da Dio, è Lui a decidere se l’uomo debba vivere o morire, e Satana non ha tale autorizzazione. Dopo che Dio ebbe detto a Satana queste parole, Satana non vide l’ora di iniziare. Si servì di ogni mezzo per tentare Giobbe, ed entro breve tempo Giobbe aveva già perso una marea di pecore e di buoi e tutti i beni che Dio gli aveva dato… Così si abbattè su di lui la prova di Dio.

Sebbene la Bibbia ci narri l’origine delle tentazioni di Giobbe, egli stesso, che le subiva, era cosciente di ciò che stava succedendo? Giobbe era un semplice mortale: ovvio non sapesse nulla di quanto stesse avvenendo alle sue spalle. Tuttavia, il suo timore di Dio e la sua integrità e rettitudine gli fecero capire che erano giunte a lui le prove di Dio. Egli non era a conoscenza di ciò che era avvenuto nella sfera spirituale, né conosceva le intenzioni divine soggiacenti a tali prove. Ma sapeva che, a prescindere da ciò che gli stava succedendo, doveva resistere nella sua integrità e rettitudine, e continuare ad attenersi alla via del timore di Dio e della fuga dal male. L’atteggiamento di Giobbe e la sua reazione a quegli avvenimenti furono chiaramente notati da Dio. Cosa vide Dio? Vide che il cuore di Giobbe Lo temeva, perché dall’inizio fino al momento della prova, il suo cuore era rimasto aperto a Dio, Gli era stato posto innanzi, e Giobbe non aveva rinnegato la propria integrità e la propria rettitudine, né aveva rigettato o abbandonato la strada del timore di Dio e della fuga dal male, e nulla era più gratificante per Dio. Ora, prenderemo in considerazione a quali tentazioni Giobbe fu sottoposto e in che modo le affrontò. Leggiamo le Scritture.

c. La reazione di Giobbe

(Giobbe 1:20-21) Allora Giobbe si alzò e si stracciò il mantello e si rase il capo e si prostrò a terra e adorò e disse: “Nudo sono uscito dal seno di mia madre, e nudo tornerò in seno della terra; Jahvè ha dato, Jahvè ha tolto; sia benedetto il nome di Jahvè”.

Il fatto che Giobbe prenda l’iniziativa di restituire tutto ciò che possiede ha origine dal suo timore di Dio

Dopo che Dio ebbe detto a Satana, “tutto quello che possiede è in tuo potere; soltanto, non stender la mano sulla sua persona”, Satana se ne andò e subito dopo Giobbe subì attacchi repentini e spietati: innanzitutto, i suoi buoi e i suoi asini furono depredati e i suoi servitori uccisi; poi, le sue pecore e i suoi servitori furono divorati dal fuoco; quindi, i suoi cammelli furono portati via e i suoi servi assassinati; infine, i suoi figli e le sue figlie morirono. Questa sfilza di attacchi fu il tormento sofferto da Giobbe durante la prima tentazione. Come Dio aveva ordinato, durante questi attacchi Satana si limitò a colpire i beni di Giobbe e i suoi figli, ma non fece alcun male a Giobbe stesso. Tuttavia, in un battibaleno Giobbe fu trasformato da ricco pieno di beni a nullatenente. Nessuno avrebbe potuto resistere a un colpo a sorpresa così impressionante o reagirvi correttamente, ma Giobbe dimostrò il suo carattere straordinario. Le Scritture ci forniscono il seguente resoconto: “Allora Giobbe si alzò e si stracciò il mantello e si rase il capo e si prostrò a terra e adorò”. Questa fu la prima reazione di Giobbe all’udire che aveva perso i suoi figli e tutti i suoi beni. Soprattutto, egli non parve sorpreso, o in preda al panico, e ancor meno espresse rabbia o odio. Vedete, perciò, come in cuore avesse già riconosciuto che tali disastri non erano accidentali o causati da mano d’uomo, e ancor meno costituivano il sopraggiungere di punizione o retribuzione. Erano piuttosto le prove di Jahvè giunte a lui, era Jahvè che voleva strappargli i beni e i figli. Giobbe, quindi, rimase molto calmo e lucido. La sua umanità perfetta e retta gli consentì di formulare, razionalmente e naturalmente, giudizi e decisioni ben precisi riguardo ai disastri che gli erano capitati e, di conseguenza, si comportò con una calma insolita: “Allora Giobbe si alzò e si stracciò il mantello e si rase il capo e si prostrò a terra e adorò”. “Si stracciò il mantello” significa che rimase senza vestiti, e non possedeva più nulla; “si rase il capo” significa che era tornato a essere di fronte a Dio come un neonato; “si prostrò a terra e adorò” significa che egli era venuto al mondo nudo e, adesso nuovamente privo di tutto, era tornato a Dio come un neonato. L’atteggiamento di Giobbe verso tutto ciò che gli era capitato non sarebbe stato possibile a nessun’altra creatura di Dio. La sua fede in Jahvè si spinse al di là dell’ambito del credo, si trattava del suo timore di Dio e della sua obbedienza a Lui, ed egli fu non solo in grado di ringraziarLo per quello che gli aveva dato, ma anche per quello che gli aveva tolto. E in più, seppe prendere l’iniziativa di restituire tutto ciò che possedeva, compresa la propria vita.

Il timore e l’obbedienza di Giobbe nei confronti di Dio sono un esempio per l’umanità, e la sua integrità e la sua rettitudine rappresentano il culmine dell’umanità che gli uomini dovrebbero possedere. Sebbene non vedesse Dio, si rendeva conto che esisteva veramente, e a motivo di ciò Lo temeva; e grazie al suo timore di Dio era in grado di obbedirGli. Giobbe diede a Dio carta bianca perché prendesse tutto ciò che aveva, senza peraltro lamentarsi, e si prostrò a Dio e Gli disse che, in quel preciso momento, anche se Dio gli avesse tolto perfino la carne, Glielo avrebbe consentito con gioia, senza lamentarsi. La sua intera condotta fu ascrivibile alla sua umanità perfetta e retta. Cioè, a causa della sua innocenza, onestà e benevolenza, Giobbe era incrollabile nella sua consapevolezza ed esperienza dell’esistenza di Dio, e a partire da ciò aveva posto esigenze a se stesso e aveva conformato il suo pensiero, il suo comportamento, la sua condotta, i suoi principi di azione di fronte a Dio in accordo con la guida di Dio e con le Sue azioni, che egli aveva scorto in ogni cosa. Col tempo, le sue esperienze indussero in lui un timore reale e concreto di Dio e lo portarono a fuggire il male. Questa era la fonte dell’integrità a cui Giobbe si attenne fermamente. Egli possedeva un’umanità onesta, innocente e benevola, aveva un’effettiva esperienza del timore di Dio, dell’obbedienza a Lui e della fuga dal male, e sapeva inoltre che “Jahvè ha dato, Jahvè ha tolto”. Solo a motivo di ciò seppe tenere duro e rendere testimonianza, pur in preda agli assalti perversi di Satana, e solo grazie a ciò fu in grado di non deludere Dio e di fornirGli una risposta soddisfacente quando le prove lo raggiunsero. Sebbene la condotta di Giobbe durante la prima tentazione fosse stata molto retta, le generazioni successive non ebbero la certezza di poter raggiungere un’analoga semplicità e schiettezza neppure dopo una vita intera di sforzi, né furono necessariamente in possesso della condotta di Giobbe appena descritta. Oggi, di fronte alla condotta semplice e schietta di Giobbe, e se la si confronta con i proclami e le determinazioni di “obbedienza assoluta e lealtà fino alla morte” fatti a Dio da chi sostiene di credere in Lui e di seguirLo, provate o no una profonda vergogna?

Quando leggi nelle Scritture tutto ciò che Giobbe e la sua famiglia si trovarono a soffrire, come reagisci? Ti perdi nei tuoi pensieri? Resti attonito? Si può definire “orribili” le prove capitate a Giobbe? In altri termini, è già abbastanza terribile leggere il racconto scritturistico delle prove di Giobbe, figuriamoci come dovettero essere nella realtà! Come puoi vedere, dunque, quanto accadde a Giobbe non fu un’“esercitazione”, ma una vera e propria “battaglia”, con autentiche “pistole” e “pallottole”. Ma per mano di chi fu sottoposto a tali prove? Naturalmente, esse furono eseguite tramite Satana, furono attuate personalmente da lui, ma furono autorizzate da Dio. Dio disse forse a Satana con quali mezzi tentare Giobbe? Non lo fece, ma Si limitò a porre una condizione, dopo di che la tentazione giunse a Giobbe. Quando ciò avvenne, questo fatto diede agli esseri umani modo di comprendere la malvagità e l’orrore di Satana, la sua cattiveria e il suo ribrezzo verso di loro, nonché la sua ostilità nei confronti di Dio. In tutto ciò comprendiamo che le parole non possono descrivere quanto crudele fu tale tentazione. Si può dire che in quel momento furono rivelati completamente la natura malvagia con cui Satana aveva fatto violenza sull’uomo e il suo orribile volto. Satana utilizzò quell’opportunità, concessagli da Dio, per sottoporre Giobbe a una violenza febbrile e spietata, il cui metodo e livello di crudeltà sarebbero oggi sia inimmaginabili che del tutto intollerabili. Piuttosto che affermare che Giobbe fu tentato da Satana, e che nel corso di tale tentazione rimase saldo nella sua testimonianza, è meglio dire che nelle prove stabilite per lui da Dio Giobbe intraprese una lotta con Satana finalizzata a tutelare la propria integrità e rettitudine, e a salvaguardare la propria via di temere Dio e fuggire il male. In tale lotta, Giobbe perse una marea di pecore e di buoi, perse tutti i suoi beni, e perse figli e figlie, ma non abbandonò l’integrità, la rettitudine o il timore di Dio. In altri termini, in questa lotta con Satana egli preferì essere privato dei suoi beni e dei suoi figli piuttosto che perdere integrità, rettitudine e timore di Dio. Preferì tenersi stretto al fondamento di ciò che significa essere un uomo. Le Scritture raccontano succintamente l’intero processo tramite il quale Giobbe perse i suoi beni e documentano altresì la sua condotta e il suo atteggiamento. Questi racconti laconici e succinti danno l’impressione che Giobbe, di fronte a tale tentazione, fosse quasi rilassato; tuttavia, se ciò che avvenne di concreto dovesse essere ricreato, con l’aggiunta della natura malvagia di Satana, le cose non sarebbero così semplici o facili come si allude in questi passi. La realtà fu molto più crudele. Tale è il livello di distruzione e odio con il quale Satana tratta l’umanità e quanti Dio approva. Se Dio non gli avesse chiesto di non nuocere a Giobbe, Satana lo avrebbe indubbiamente sterminato senza farsi scrupoli. Egli non vuole che nessuno adori Dio, e desidera che chi è giusto agli occhi di Dio e chi è perfetto e retto non perseveri nel timore di Dio e nella fuga dal male. Se gli uomini temono Dio e fuggono il male, ciò significa che rinunciano a Satana e lo abbandonano: per questo Satana trasse vantaggio dal permesso ricevuto da Dio per accumulare su Giobbe, senza pietà, tutto il suo furore e il suo odio. Vedete, dunque, che grande tormento patì Giobbe, dalla mente al corpo, dall’esterno all’intimo. Oggi, non sappiamo come avvennero le cose in quel tempo e dai racconti biblici possiamo gettare solamente uno sguardo fugace sulle emozioni che Giobbe provò quando fu sottoposto al tormento.

L’incrollabile integrità di Giobbe procura vergogna a Satana e ne provoca la fuga in preda al panico

Che cosa fece Dio quando Giobbe venne assoggettato al suo tormento? Egli osservò, vigilò, e attese l’esito. Mentre osservava e vigilava, come Si sentiva? Ovviamente era in preda al dolore. Avrebbe tuttavia potuto pentirSi, a causa di tale dolore, di aver permesso a Satana di tentare Giobbe? La risposta è no! Non avrebbe potuto. Perché credeva fermamente che Giobbe fosse perfetto e retto, che temesse Dio e fuggisse il male. Egli aveva semplicemente dato modo a Satana di verificare la giustizia di Giobbe di fronte a Dio e di rivelare la propria malvagità e spregevolezza. Inoltre, si trattava di un’opportunità per Giobbe di dimostrare la sua giustizia, il suo timore di Dio e la sua fuga dal male di fronte al mondo, a Satana, nonché addirittura a coloro che seguono Dio. L’esito finale prova che il giudizio di Dio su Giobbe era corretto e scevro da errore? Giobbe sconfisse veramente Satana? A questo punto, leggiamo le parole archetipiche pronunciate da Giobbe, prova del fatto che egli aveva sconfitto Satana. Egli disse: “Nudo sono uscito dal seno di mia madre, e nudo tornerò in seno della terra”. Ecco l’atteggiamento obbediente di Giobbe nei confronti di Dio. Poi, egli dichiarò: “Jahvè ha dato, Jahvè ha tolto; sia benedetto il nome di Jahvè”. Le parole pronunciate da Giobbe provano che Dio osserva le profondità del cuore umano, che Egli è in grado di scrutare la mente umana, e dimostrano che la Sua approvazione di Giobbe è priva di errori, che quest’uomo che Dio approvò era giusto. “Jahvè ha dato, Jahvè ha tolto; sia benedetto il nome di Jahvè”. Queste parole sono la testimonianza che Giobbe rende a Dio. Furono tali parole comuni a intimorire Satana, a procurargli vergogna e a farlo fuggire in preda al panico, e che inoltre lo incatenarono e lo lasciarono senza risorse. Esse fecero altresì provare a Satana la meraviglia e la potenza delle azioni di Jahvè Dio, e gli consentirono di cogliere lo straordinario carisma di un uomo il cui cuore era sotto l’autorità della via di Dio. Inoltre, dimostrarono a Satana la potente vitalità manifestata da un uomo piccolo e insignificante nell’aderire alla via del timore di Dio e della fuga dal male. Così Satana fu sconfitto nel primo combattimento. Nonostante la “comprensione guadagnata a caro prezzo”, Satana non aveva la benché minima intenzione di mollare la presa su Giobbe, né era avvenuto qualche cambiamento nella sua natura malvagia. Egli cercò di continuare ad attaccare Giobbe, e quindi ancora una volta si presentò a Dio…

Ora, leggiamo le Scritture che si riferiscono alla seconda occasione in cui Giobbe fu tentato.

3. Satana tenta ulteriormente Giobbe (ulcere maligne compaiono su tutto il corpo di Giobbe)

a. Le parole pronunciate da Dio

(Giobbe 2:2-3) E Jahvè disse a Satana: Hai tu notato il mio servo Giobbe? Non ce n’è un altro sulla terra che come lui sia integro, retto, tema Iddio e fugga il male. Egli si mantiene saldo nella sua integrità benché tu m’abbia incitato contro di lui per rovinarlo senza alcun motivo.

(Giobbe 2:6) E Jahvè disse a Satana: “Ebbene esso è in tuo potere; soltanto, rispetta la sua vita”.

b. Le parole pronunciate da Satana

(Giobbe 2:4-5) E Satana rispose a Jahvè: “Pelle per pelle! L’uomo dà tutto quel che possiede per la sua vita; ma stendi un po’ la tua mano, toccagli le ossa e la carne, e vedrai se non ti rinnega in faccia”.

c. Il modo in cui Giobbe affronta la prova

(Giobbe 2:8-10) E sua moglie gli disse: “Ancora stai saldo nella tua integrità? Ma lascia stare Iddio, e muori!”. E Giobbe a lei: “Tu parli da donna insensata! Abbiamo accettato il bene dalla mano di Dio, e rifiuteremmo d’accettare il male?” — In tutto questo Giobbe non peccò con le sue labbra.

(Giobbe 3:3) Perisca il giorno ch’io nacqui e la notte che disse: “È concepito un maschio!”.

L’amore di Giobbe per la via di Dio supera tutto il resto

Le Scritture attestano così le parole scambiate da Dio con Satana: “E Jahvè disse a Satana: ‘Hai tu notato il mio servo Giobbe? Non ce n’è un altro sulla terra che come lui sia integro, retto, tema Iddio e fugga il male. Egli si mantiene saldo nella sua integrità benché tu m’abbia incitato contro di lui per rovinarlo senza alcun motivo’” (Giobbe 2:2-3). In questo dialogo, Dio ripete a Satana la stessa domanda. È una domanda che mostra la valutazione positiva di Jahvè Dio riguardo a ciò che aveva dimostrato e vissuto Giobbe durante la prima prova, e che non è diversa dalla valutazione di Dio riguardo a Giobbe prima che questi avesse subito la tentazione di Satana. Cioè, prima che la tentazione lo raggiungesse, agli occhi di Dio Giobbe era perfetto e quindi Dio proteggeva lui e la sua famiglia e lo benediceva; agli occhi di Dio egli era degno di benedizione. Dopo la tentazione, Giobbe non commise peccato con le labbra a seguito della perdita di beni e figli, ma continuò a lodare il nome di Jahvè. La sua condotta concreta gli guadagnò la lode di Dio, che gliene rese atto. Perché, agli occhi di Giobbe, la sua progenie o i suoi beni non erano un motivo sufficiente per rinnegare Dio. In altri termini, il posto di Dio nel suo cuore non poteva essere sostituito dai suoi figli o da nessuno dei suoi beni. Durante la prima tentazione, Giobbe mostrò a Dio che il suo amore per Lui e per la via del timore di Dio e della fuga dal male superava tutto il resto. Semplicemente quella prova fece fare a Giobbe l’esperienza di ricevere una ricompensa da Jahvè Dio e di vedersi portare via beni e figli.

Per Giobbe, si trattò di un’autentica esperienza che gli purificò l’anima, fu un battesimo di vita che appagò la sua esistenza e, per di più, fu una sontuosa festa che mise alla prova la sua obbedienza a Dio e il suo timore per Lui. Tale tentazione cambiò lo stato di Giobbe da ricco a nullatenente e gli consentì altresì di sperimentare la violenza a cui Satana sottopone l’umanità. La sua miseria non fece sì che egli detestasse Satana; invece, nelle ignobili azioni di Satana egli vide la sua abiezione e spregevolezza, nonché la sua ostilità e ribellione nei confronti di Dio, e tutto ciò lo incoraggiò ancora di più ad aderire per sempre alla via del timore di Dio e della fuga dal male. Egli giurò che non avrebbe mai abbandonato Dio e non avrebbe mai volto le spalle alla Sua via a causa di fattori esterni come i beni, i figli o i parenti, e che non sarebbe mai stato schiavo di Satana, dei beni o di chicchessia; all’infuori di Jahvè Dio, nessun avrebbe potuto essere suo Signore o suo Dio. Queste erano le aspirazioni di Giobbe. L’altro lato della medaglia della tentazione fu che Giobbe acquisì altresì qualcosa: in mezzo alle prove mandategli da Dio aveva guadagnato grandi ricchezze.

Nella vita dei suoi decenni precedenti, Giobbe aveva osservato le azioni di Jahvè e ottenuto per sé le benedizioni di Jahvè Dio. Erano benedizioni che lo avevano portato a sentirsi enormemente in imbarazzo e in debito, dato che riteneva di non aver fatto niente per Dio e ciò nonostante di aver ereditato grandi benedizioni e di aver goduto di molta grazia. Per questo pregava spesso interiormente, sperando di potere un giorno ricambiare Dio, di avere l’occasione di rendere testimonianza alle azioni e alla grandezza di Dio, che Dio avrebbe messo alla prova la sua obbedienza e che inoltre la sua fede potesse essere purificata, fino a far sì che la sua obbedienza e la sua fede potessero ottenere l’approvazione divina. E quando la prova venne a lui, Giobbe credette che Dio aveva esaudito le sue preghiere. Giobbe aveva a cuore una simile opportunità più di ogni altra cosa, perciò non osò trattarla con leggerezza, dato che rappresentava l’occasione per realizzare il più grande desiderio di tutta la sua vita. Il sopraggiungere di tale opportunità significava che la sua obbedienza e il suo timore di Dio avrebbero potuto essere messi alla prova e resi puri. Voleva dire inoltre che Giobbe aveva un’occasione per ottenere l’approvazione di Dio, e quindi poter essere più vicino a Lui. Durante la prova, la sua fede e il suo anelito gli consentirono di diventare più integro e di acquisire una maggiore comprensione della volontà di Dio. Giobbe divenne inoltre più grato per le benedizioni e le grazie di Dio, nel suo cuore sgorgò una lode ancor più grande delle azioni divine, il suo timore e la sua venerazione per Dio crebbero, ed egli anelò maggiormente alla bellezza, la grandezza e la santità di Dio. In quel momento, sebbene agli occhi di Dio Giobbe continuasse a essere una persona che temeva Dio e fuggiva il male, per quanto concerne le sue esperienze, la sua fede e la sua conoscenza avevano fatto passi da gigante: la sua fede era aumentata, la sua obbedienza si era consolidata e il suo timore di Dio era diventato più profondo. Sebbene la prova avesse trasformato lo spirito e la vita di Giobbe, tale trasformazione non lo aveva soddisfatto, ma nemmeno aveva rallentato i suoi progressi. Mentre calcolava ciò che aveva guadagnato da tale prova, e considerava le proprie carenze, pregava con tranquillità, in attesa che sopraggiungesse la prova successiva, perché anelava a incrementare ulteriormente la sua fede, la sua obbedienza e il suo timore di Dio durante la successiva messa alla prova da parte di Dio.

Dio osserva i pensieri più intimi dell’uomo e tutto ciò che l’uomo dice e fa. I pensieri di Giobbe giunsero all’orecchio di Jahvè Dio, e Dio ascoltò le sue preghiere. Perciò giunse a Giobbe la successiva prova da parte di Dio, come previsto.

Durante l’estrema sofferenza, Giobbe si rende veramente conto dell’attenzione di Dio nei confronti dell’umanità

A seguito delle domande che Jahvè Dio gli aveva fatto, Satana divenne intimamente felice, perché sapeva che avrebbe avuto ancora una volta l’autorizzazione ad attaccare l’uomo integro agli occhi di Dio, rara occasione per esso. Satana desiderava utilizzare questa opportunità per minare completamente la convinzione di Giobbe, per fargli perdere la sua fede in Dio in modo che non Lo temesse più o che non benedicesse più il nome di Jahvè. Ciò gli avrebbe dato un’occasione: in qualsiasi luogo o momento, avrebbe potuto trasformare Giobbe in un giocattolo ai suoi comandi. Satana nascose i suoi piani malvagi senza lasciarne traccia, ma non poteva tenere a freno la sua natura maligna. Questa verità è suggerita dalla sua risposta alle parole di Jahvè Dio, verbalizzata nelle Scritture: “E Satana rispose a Jahvè: ‘Pelle per pelle! L’uomo dà tutto quel che possiede per la sua vita; ma stendi un po’ la tua mano, toccagli le ossa e la carne, e vedrai se non ti rinnega in faccia’” (Giobbe 2:4-5). Da questo dialogo tra Dio e Satana è impossibile non acquisire una conoscenza e un’impressione sostanziali della cattiveria di Satana. Dopo aver ascoltato le sue falsità, indubbiamente tutti coloro che amano la verità e detestano il male odieranno di più la sua spregevolezza e la sua sfrontatezza, si sentiranno inorriditi e disgustati dalle sue falsità e, allo stesso tempo, offriranno per Giobbe profonde preghiere e sinceri voti augurali, pregando che quest’uomo retto possa raggiungere la perfezione, desiderando che quest’uomo che teme Dio e fugge il male sconfigga per sempre le tentazioni di Satana, viva nella luce e sotto la guida e le benedizioni di Dio; quindi, desidereranno anche che le azioni giuste di Giobbe possano sempre spronare e incoraggiare tutti coloro che seguono la via del timore di Dio e della fuga dal male. Sebbene da questa dichiarazione traspaia l’intento malvagio di Satana, Dio acconsentì con disinvoltura alla sua “richiesta”, ma gli pose anche una condizione: “esso è in tuo potere; soltanto, rispetta la sua vita” (Giobbe 2:6). Poiché, questa volta, Satana aveva chiesto di stendere la sua mano per nuocere alle ossa e alla carne di Giobbe, Dio ribadì: “soltanto, rispetta la sua vita”. Queste parole significano che Egli concedeva a Satana la carne di Giobbe, ma ne conservava la vita. Satana non avrebbe potuto prendersi la vita di Giobbe, ma, a parte questo, avrebbe potuto impiegare qualsiasi mezzo o metodo contro di lui.

Dopo aver ottenuto l’autorizzazione di Dio, Satana si precipitò da Giobbe e stese la mano per colpire la sua pelle, provocandogli ulcere maligne in tutto il corpo, e Giobbe provò dolore sulla pelle. Egli lodò la meraviglia e la santità di Jahvè Dio, il che rese ancora più manifesta l’insolenza di Satana. Poiché aveva provato la gioia di far del male all’uomo, Satana stese la sua mano e devastò la carne di Giobbe, facendo in modo che le sue ulcere maligne andassero in suppurazione. Immediatamente, Giobbe iniziò a sentire nella carne una sofferenza e un tormento senza pari, e non poté far altro che massaggiarsi con le mani dalla testa ai piedi, come se ciò potesse alleviare il colpo inferto al suo spirito da questo dolore della carne. Si rese conto che Dio gli era accanto e lo osservava, e fece del suo meglio per restare saldo. Ancora una volta, si inginocchiò fino a terra e disse: “Tu guardi il cuore dell’uomo, osservi la sua miseria; perché Ti preoccupi della sua debolezza? Sia lodato il nome di Jahvè Dio”. Satana vide l’insopportabile dolore di Giobbe, ma non poté vederlo rinnegare il nome di Jahvè Dio. Quindi, frettolosamente, stese la sua mano per affliggere le ossa di Giobbe, disperato dalla voglia di farlo a pezzetti. In un batter d’occhio, Giobbe iniziò a provare un dolore senza precedenti; era come se la sua carne fosse stata squarciata dalle ossa, e le sue ossa venissero fracassate, pezzo per pezzo. Questo agonizzante tormento lo indusse a pensare che sarebbe stato meglio morire… La sua capacità di sopportazione aveva raggiunto il limite… Avrebbe voluto gridare, cercare di strapparsi la pelle dal corpo per alleviare la sofferenza, tuttavia trattenne le sue urla e non si strappò la pelle dal corpo, perché non voleva che Satana vedesse la sua debolezza. E così si inginocchiò ancora una volta, ma in questa circostanza non percepì la presenza di Jahvè Dio. Sapeva che spesso Egli era di fronte a lui, e dietro di lui, e ai suoi fianchi. Tuttavia, durante la sua sofferenza, Dio non lo aveva mai osservato; aveva coperto la Sua faccia ed era nascosto, perché lo scopo della creazione dell’uomo da parte Sua non era certo quello di causargli sofferenza. In questo momento, Giobbe stava piangendo e facendo del suo meglio per sopportare questa agonia fisica, ma tuttavia non poté più trattenersi dal rendere grazie a Dio: “L’uomo cade al primo colpo, è debole e impotente, è giovane e ignorante, perché mai Tu vorresti essere così attento e tenero nei suoi confronti? Tu mi colpisci, eppure Ti addolora farlo. Che cosa, nell’uomo, è degno della Tua attenzione e della Tua preoccupazione?” La preghiera di Giobbe raggiunse le orecchie di Dio, ed Egli rimase silenzioso, osservando soltanto, senza farsi sentire… Avendo tentato ogni espediente possibile e immaginabile senza successo, Satana se ne andò silenziosamente, ma questa non fu la fine delle prove di Dio per Giobbe. Poiché la potenza di Dio rivelata in Giobbe non era stata ancora resa pubblica, la storia di Giobbe non termina con la ritirata di Satana. A mano a mano che altri personaggi entravano in scena, dovevano ancora verificarsi episodi più spettacolari.

Un’altra manifestazione del timore di Dio e della fuga dal male da parte di Giobbe sta nella sua esaltazione del nome di Dio in tutte le cose

Giobbe aveva sofferto le devastazioni di Satana, ma non aveva rinnegato il nome di Jahvè Dio. Sua moglie fu la prima a entrare in scena e a ricoprire il ruolo di Satana, che si può cogliere dal suo attacco contro Giobbe. Il testo originale lo descrive in questi termini: “E sua moglie gli disse: ‘Ancora stai saldo nella tua integrità? Ma lascia stare Iddio, e muori!’” (Giobbe 2:8-9). Queste erano le parole pronunciate da Satana sotto vesti umane. Si trattava di un attacco, di un’accusa, e anche di un tentativo di seduzione, di una tentazione e di una calunnia. Dopo aver fallito nell’attacco alla carne di Giobbe, Satana si rivolse direttamente all’integrità di Giobbe, desiderando utilizzare questo mezzo per fare in modo che Giobbe rinunciasse alla sua integrità, rinnegasse Dio, e smettesse di vivere. Anche così, Satana voleva utilizzare queste parole per tentare Giobbe: se egli avesse rinnegato il nome di Jahvè, non avrebbe dovuto sopportare tale tormento, avrebbe potuto liberarsi dalle torture della carne. Di fronte al consiglio di sua moglie, Giobbe la rimproverò con le parole seguenti: “Tu parli da donna insensata! Abbiamo accettato il bene dalla mano di Dio, e rifiuteremmo d’accettare il male?” (Giobbe 2:10). Giobbe conosceva questo concetto da lungo tempo, ma in questo momento fu dimostrata la veridicità della sua conoscenza.

Quando sua moglie gli consigliò di rinnegare Dio e poi morire, voleva dire: “Il tuo Dio ti tratta in questo modo, allora perché non Lo rinneghi? Cosa fai ancora in vita? Il tuo Dio è così ingiusto nei tuoi confronti, ma continui a dire: ‘Benedetto sia il nome di Jahvè’. Come fa a mandare su di te disgrazie quando tu benedici il Suo nome? Sbrigati a rinnegare il Suo nome e smettila di seguirLo. In questo modo i tuoi guai saranno finiti”. In questo istante, si realizzò la testimonianza che Dio avrebbe voluto vedere in Giobbe. Nessuna persona comune avrebbe potuto produrre tale testimonianza, né possiamo trovarla in alcuna altra storia della Bibbia, ma Dio l’aveva già vista molto tempo prima che Giobbe pronunciasse le sue parole. Egli voleva solo servirsi di questa occasione per consentire a Giobbe di dimostrare a tutti che Egli è giusto. Di fronte al consiglio della moglie, Giobbe non solo non rinunciò alla sua integrità e non rinnegò Dio, ma disse anche alla moglie: “Abbiamo accettato il bene dalla mano di Dio, e rifiuteremmo d’accettare il male?” Queste parole hanno un grande peso? In questo caso, solo una constatazione può provare il peso di tali parole. Il loro peso sta nel fatto che sono approvate da Dio interiormente, rappresentano ciò che Dio desiderava, ciò che voleva ascoltare, e sono l’esito che Dio bramava vedere; sono, infine, l’essenza della testimonianza di Giobbe. In ciò venne dimostrata la perfezione di Giobbe, la sua rettitudine, il suo timore di Dio e la sua fuga dal male. La preziosità di Giobbe risiede nel modo in cui, quando fu tentato, e addirittura quando l’intero suo corpo venne coperto da ulcere maligne, quando sopportò il tormento più estremo, e quando moglie e parenti gli diedero i loro consigli, egli tuttavia pronunciò tali parole. Per dirla in altri termini, dentro di sé credeva che, indipendentemente dalla tentazione, o da quanto pesanti fossero i patimenti o il tormento, anche se avesse dovuto affrontare la morte, non avrebbe rinnegato Dio o respinto la via del timore di Dio e della fuga dal male. Vedete, quindi, che Dio occupava il posto più importante nel suo cuore e che in esso c’era solo Lui. È per questo che nelle Scritture leggiamo, a proposito di Giobbe, descrizioni come la seguente: In tutto questo Giobbe non peccò con le sue labbra. Non solo non peccò con le sue labbra, ma dentro di sé non si lamentò di Dio. Non pronunciò parole offensive nei Suoi confronti e non peccò contro di Lui. Non fu solo la sua bocca a benedire il nome di Dio, ma anche il suo cuore; bocca e cuore erano in perfetta sintonia. Ecco l’autentico Giobbe visto da Dio. Questo era proprio il motivo per il quale Dio teneva Giobbe in gran conto.

Diversi malintesi della gente a proposito di Giobbe

Il patimento sofferto da Giobbe non era opera di messaggeri inviati da Dio e non era stato provocato dalla mano di Dio. Invece, era stato causato personalmente da Satana, il nemico di Dio. Per questo, il livello di patimento sofferto da Giobbe fu profondo. Tuttavia, in quel momento Giobbe dimostrò, senza riserve, la sua quotidiana conoscenza intima di Dio, i principi sui quali erano basate le sue azioni giornaliere e la sua attitudine nei confronti di Dio, e questa è la verità. Se Giobbe non fosse stato tentato, se Dio non avesse inviato a Giobbe le prove, quando egli affermò: “Jahvè ha dato, Jahvè ha tolto; sia benedetto il nome di Jahvè”, si sarebbe potuto dire che Giobbe fosse un ipocrita; Dio gli aveva dato così tanti beni e quindi per forza benediceva il nome di Jahvè. Se, prima di essere assoggettato alle prove, Giobbe avesse detto: “Abbiamo accettato il bene dalla mano di Dio, e rifiuteremmo d’accettare il male?”, si sarebbe potuto affermare che stesse esagerando e che non avrebbe rinnegato il nome di Dio, visto che spesso era benedetto dalla Sua mano. Se Dio gli avesse mandato delle disgrazie, sicuramente egli avrebbe rinnegato il Suo nome. Tuttavia, quando Giobbe si trovò in circostanze che nessuno avrebbe potuto desiderare, o voluto vedere o sperimentare, che tutti temerebbero di sperimentare, circostanze che anche Dio Stesso non potrebbe sopportare di vedere, Giobbe fu ancora capace di tenersi stretto alla sua integrità: “Jahvè ha dato, Jahvè ha tolto; sia benedetto il nome di Jahvè” e “Abbiamo accettato il bene dalla mano di Dio, e rifiuteremmo d’accettare il male?” Di fronte alla condotta di Giobbe in queste circostanze, coloro che amano pronunciare parole altisonanti e disquisire su lettere e dottrine, rimangono ammutoliti. Coloro che esaltano il nome di Dio solo a parole, ma non hanno mai accettato le Sue prove, sono condannati dall’integrità con la quale Giobbe resistette, e coloro che non hanno mai creduto che l’uomo sia capace di resistere sulla via di Dio vengono giudicati dalla testimonianza di Giobbe. Di fronte alla sua condotta durante queste prove e alle parole che egli pronunciò, alcuni si sentiranno confusi, altri invidiosi, altri dubbiosi, e addirittura alcuni potranno apparire disinteressati, storcendo il naso davanti alla sua testimonianza, perché non solo vedono il tormento che toccò a Giobbe durante le prove, e leggono le parole da lui pronunciate, ma scorgono anche la “debolezza” umana rivelata da Giobbe, quando le prove si abbatterono su di lui. Ritengono che questa “debolezza” sia la presunta imperfezione nella “perfezione” di Giobbe, il difetto di un uomo che agli occhi di Dio era perfetto. In altre parole, si crede che coloro che sono perfetti siano irreprensibili, senza onta né macchia, che non manifestino nessuna debolezza, nessuna esperienza del dolore, che non si sentano mai infelici o demoralizzati, e che non dimostrino mai odio o nessun comportamento esteriore estremo; di conseguenza, la grande maggioranza delle persone non crede che Giobbe fosse veramente perfetto. La gente non approva gran parte del suo comportamento durante le prove. Ad esempio, quando Giobbe perse beni e figli, al contrario di quanto ci si sarebbe immaginato, non scoppiò in lacrime. La sua “condotta indecorosa” fa sì che si pensi che fosse freddo, perché non versò una lacrima e non mostrò amore per la sua famiglia. Questa è la prima impressione negativa che Giobbe dà alla gente. Si pensa che il suo comportamento successivo sia ancora più sconcertante: il gesto “Si stracciò il mantello” è stato interpretato dall’uomo come mancanza di rispetto verso Dio, e “si rase il capo” viene interpretato in modo errato, con il significato di bestemmia di Giobbe e opposizione a Dio. Tranne le parole: “Jahvè ha dato, Jahvè ha tolto; sia benedetto il nome di Jahvè”, non si scorge niente della giustizia di Giobbe che fu lodata da Dio, e così il giudizio che la maggior parte delle persone formula su Giobbe non è niente di più che incomprensione, fraintendimento, dubbio, condanna e approvazione solo a livello teorico. Nessuno è capace di comprendere e apprezzare veramente le parole di Jahvè Dio, secondo le quali Giobbe era un uomo integro e retto, che temeva Dio e fuggiva il male.

Sulla base delle impressioni di Giobbe riportate sopra, si avanzano altri dubbi sulla sua giustizia, perché le azioni di Giobbe e la sua condotta registrata nelle Scritture non furono così strepitosamente toccanti come ci si sarebbe potuto immaginare. Non solo egli non compì nessuna grande prodezza, ma prese anche un coccio per grattarsi, mentre era seduto in mezzo alla cenere. Anche questo gesto stupisce le persone e fa loro mettere in dubbio, e anche negare, la giustizia di Giobbe, perché, mentre si grattava non pregava Dio, né Gli faceva promesse; inoltre, non lo si vedeva nemmeno piangere lacrime amare. In questo momento, si vede solo la debolezza di Giobbe e nient’altro, e così, anche quando si ascolta Giobbe dire “Abbiamo accettato il bene dalla mano di Dio, e rifiuteremmo d’accettare il male?” si rimane completamente impassibili, o anche indecisi, e ancora incapaci di discernere la giustizia nelle parole di Giobbe. L’impressione di fondo provocata da Giobbe sulle persone durante il suo tormento è che egli non fosse né servile né arrogante. Dietro al suo comportamento, le persone non scorgono la storia che si svolgeva nelle profondità del suo cuore, né vedono il suo intimo timore di Dio o l’aderenza al principio della via della fuga dal male. La sua serenità fa in modo che le persone pensino che la sua perfezione e la sua rettitudine fossero solo parole vuote, che il suo timore di Dio fosse solo una leggenda; nel frattempo, la “debolezza” che egli rivelava all’esterno lascia su di esse una profonda impressione, fornendo loro una “nuova prospettiva”, e addirittura una “nuova comprensione” dell’uomo che Dio definisce come integro e retto. Questa “nuova prospettiva” e questa “nuova comprensione” vengono dimostrate nel momento in cui Giobbe aprì la bocca e maledisse il giorno in cui era nato.

Sebbene il livello del tormento che patì sia inimmaginabile e incomprensibile per chiunque, egli non pronunciò nessuna parola eretica, ma solo alleviò il dolore del corpo con i suoi propri mezzi. Come è testimoniato dalle Scritture, affermò: “Perisca il giorno ch’io nacqui e la notte che disse: ‘È concepito un maschio!’” (Giobbe 3:3). Forse, nessuno ha mai considerato importanti queste parole, o forse qualcuno ci può aver fatto caso. Secondo voi, significano che Giobbe si opponeva a Dio? Si tratta di una lamentela contro Dio? So che molti di voi hanno determinate idee su queste parole pronunciate da Giobbe e credono che se egli fosse stato perfetto e retto, non avrebbe dovuto manifestare nessuna debolezza o afflizione e invece avrebbe dovuto far fronte positivamente a qualsiasi attacco di Satana, e addirittura sorridere di fronte alle sue tentazioni. Non avrebbe dovuto manifestare la benché minima reazione ad alcuno dei tormenti scagliati sulla sua carne da Satana, e non avrebbe dovuto far trapelare alcuna delle sue emozioni interiori. Avrebbe addirittura dovuto chiedere a Dio che rendesse queste prove più dure. Ecco l’atteggiamento che dovrebbe essere manifestato e praticato da qualcuno che è incrollabile e che veramente teme Dio e fugge il male. In mezzo a questi estremi tormenti, Giobbe maledisse solo il giorno della sua nascita. Egli non si lamentò di Dio, né tantomeno ebbe la benché minima intenzione di opporsi a Lui. È più facile a dirsi che a farsi, perché, dagli albori dei tempi fino a oggi, nessuno ha mai sperimentato tentazioni o sofferto nella misura di Giobbe. E perché nessuno è mai stato assoggettato allo stesso tipo di tentazioni di Giobbe? Perché, dal punto di vista di Dio, nessuno è in grado di assumersi tale responsabilità o incarico, nessuno potrebbe agire come Giobbe e inoltre, a eccezione della maledizione del giorno della nascita, nessuno potrebbe, non rinnegare il nome di Dio e continuare a benedire il nome di Jahvè Dio, come fece Giobbe quando sperimentò il tormento. Qualcuno sarebbe in grado di farlo? Dicendo questo di Giobbe, stiamo lodando il suo comportamento? Era un giusto in grado di rendere tale testimonianza a Dio, e capace di far fuggire Satana totalmente sconvolto, tanto da non tornare mai più di fronte a Dio per accusarlo, e allora cosa c’è di sbagliato nel lodarlo? Avete forse principi più elevati di quelli di Dio? Agireste addirittura meglio di Giobbe nell’affrontare le vostre prove? Giobbe fu lodato da Dio, cosa potreste obiettare?

Giobbe maledice il giorno della sua nascita perché non vuole che Dio soffra a causa sua

Spesso affermo che Dio scruta l’interiorità degli uomini, mentre gli uomini guardano all’esteriorità. Poiché Dio scruta l’interiorità degli uomini, Egli comprende la loro sostanza, mentre gli uomini definiscono la sostanza degli altri sulla base dell’esteriorità. Quando Giobbe aprì la bocca per maledire il giorno della sua nascita, questo atto stupì tutti i personaggi spirituali, inclusi i suoi tre amici. L’uomo è stato creato da Dio, e dovrebbe essere grato per la vita e il corpo, per il giorno della sua nascita, concessogli da Dio, e non dovrebbe maledire tutto questo. Ciò è comprensibile e concepibile da parte della maggioranza delle persone. Per tutti coloro che seguono Dio, questo modo di intendere è sacro e inviolabile, è una verità immutabile. D’altra parte, Giobbe infranse le regole: maledisse il giorno della sua nascita. La maggioranza delle persone considera questo atto come l’attraversamento di un territorio proibito. Non solo egli non ha diritto alla comprensione e alla simpatia degli uomini, ma non ha nemmeno il diritto di ottenere il perdono di Dio. Allo stesso tempo, sempre più persone nutrono dubbi sulla rettitudine di Giobbe, perché sembra che la benevolenza di Dio nei suoi confronti avesse reso Giobbe indulgente verso sé stesso, così baldanzoso e sprezzante che non solo non ringraziò Dio per averlo benedetto e per esserSi preso cura di lui durante tutta la vita, ma maledisse il giorno della sua nascita per la distruzione. Questa non è forse opposizione contro Dio? Superficialità del genere forniscono alle persone la prova per condannare questo atto di Giobbe, ma chi può sapere cosa pensasse Giobbe in quel momento? E chi può immaginare il motivo per cui agì in quel modo? In questo caso, solo Dio e Giobbe stesso conoscono la storia e le motivazioni in profondità.

Quando Satana stese la mano per colpire le ossa di Giobbe, quest’ultimo cadde nelle sue grinfie, senza i mezzi per sfuggire o la forza di resistere. Il suo corpo e la sua anima dovettero sopportare un enorme dolore, che lo rese profondamente conscio dell’irrilevanza, della fragilità e dell’impotenza dell’uomo che vive nella carne. Allo stesso tempo, egli acquistò anche una profonda comprensione del motivo per cui Dio Si preoccupa dell’umanità e l’assiste. Nelle grinfie di Satana, Giobbe comprese che l’uomo, che è fatto di carne e sangue, in realtà è così impotente e debole. Quando si inginocchiò e pregò Dio, ebbe la sensazione che Dio stesse coprendo il Suo volto e nascondendoSi, perché Egli lo aveva lasciato completamente nelle mani di Satana. Allo stesso tempo, anche Dio piangeva e, inoltre, era afflitto per lui. Egli soffriva per la sofferenza di Giobbe, ed era ferito dalle sue ferite… Giobbe sentì il dolore di Dio, e anche quant’esso fosse insopportabile per Lui… Egli non voleva causarGli altre afflizioni, non voleva che Dio piangesse per lui, né tantomeno desiderava vedere Dio sofferente a causa sua. In quel momento, Giobbe desiderava solo spogliarsi della sua carne, per non dover più sopportare il dolore che gli causava, perché in questo modo avrebbe messo fine al tormento che Dio provava a causa della sua sofferenza. Tuttavia, non poté farlo, e dovette sopportare non solo il dolore della carne, ma anche il tormento di non volere rendere Dio ansioso. Queste due sofferenze, una della carne e una dello spirito, provocarono a Giobbe un dolore straziante e sconvolgente, e gli fecero sentire che le limitazioni dell’uomo, fatto di carne e sangue, possono farlo sentire frustrato e inerme. In queste circostanze, il suo desiderio di Dio divenne più ardente, e la sua ripugnanza per Satana più intensa. Adesso, Giobbe avrebbe preferito non essere mai nato nel mondo degli uomini, non esistere, piuttosto di vedere Dio versare lacrime o provare sofferenza a causa sua. Egli iniziò a detestare profondamente la sua carne, ad essere stufo marcio di sé stesso, del giorno della sua nascita, e addirittura di tutto ciò che aveva a che fare con lui. Voleva che non si menzionasse più né il giorno della sua nascita né tutto ciò che vi era connesso, e così aprì la bocca e maledisse il giorno della nascita: “Perisca il giorno ch’io nacqui e la notte che disse: ‘È concepito un maschio!’ Quel giorno si converta in tenebre, non se ne curi Iddio dall’alto, né splenda sovr’esso raggio di luce!” (Giobbe 3:3-4). Le parole di Giobbe esprimono la sua avversione per sé stesso: “Perisca il giorno ch’io nacqui e la notte che disse: ‘È concepito un maschio!’”, e anche il suo biasimo per sé stesso e un senso di debito per il fatto di causare sofferenza a Dio: “Quel giorno si converta in tenebre, non se ne curi Iddio dall’alto, né splenda sovr’esso raggio di luce!” Questi due passi rappresentano l’espressione massima di come Giobbe si sentisse e dimostrano completamente la sua perfezione e la sua rettitudine nei confronti di tutti. Allo stesso tempo, come Giobbe aveva desiderato, la sua fede, la sua obbedienza a Dio e il suo timore di Lui furono veramente nobilitati. Naturalmente, questa nobilitazione era proprio l’effetto atteso da Dio.

Giobbe sconfigge Satana e diventa un vero uomo agli occhi di Dio

Quando Giobbe fu sottoposto per la prima volta alle sue prove, fu privato di tutti i suoi beni e di tutti i suoi figli, ma a causa di questo non crollò e non disse nulla che costituisse un peccato contro Dio. Aveva vinto le tentazioni di Satana e superato i suoi beni materiali e la sua progenie, e la prova di perdere tutti i beni terreni, cioè fu capace di obbedire a Dio nonostante Egli gli portasse via tutto e offrire grazie e lode a Dio a causa di questo. Questa fu la condotta di Giobbe durante la prima tentazione di Satana, e tale fu anche la sua testimonianza durante la prima prova cui Dio lo sottopose. Nella seconda prova, Satana stese la sua mano per tormentare Giobbe, e anche se egli provò il dolore più grande che avesse mai sperimentato, tuttavia la sua testimonianza fu tale da lasciare tutti sbalorditi. Utilizzò la forza morale, la convinzione, l’obbedienza a Dio, e anche il suo timore di Dio, per sconfiggere Satana ancora una volta, e la sua condotta e la sua testimonianza furono ancora una volta approvate e incoraggiate da Dio. Durante questa tentazione, Giobbe utilizzò la sua condotta effettiva per proclamare a Satana che la sofferenza della carne non avrebbe potuto alterare la sua fede e obbedienza a Dio o portargli via la devozione e il timore nei Suoi confronti; non avrebbe rinnegato Dio o rinunciato alla sua perfezione e rettitudine perché si trovava di fronte alla morte. La determinazione di Giobbe rese Satana un codardo, la sua fede lasciò Satana timoroso e tremante, la forza della sua battaglia contro Satana per la vita e la morte generò in Satana ostilità e rancore profondi, la sua perfezione e la sua rettitudine tolsero a Satana la possibilità di fargli del male, tanto che egli abbandonò i suoi attacchi contro di lui e rinunciò alle sue accuse contro Giobbe di fronte a Jahvè Dio. Ciò significava che Giobbe aveva vinto il mondo, aveva vinto la carne, aveva sconfitto Satana e la morte; era completamente e totalmente un uomo appartenente a Dio. Durante queste due prove, Giobbe rimase saldo nella sua testimonianza, espresse realmente la sua perfezione e la sua rettitudine, e ampliò lo scopo dei suoi principi di vita, che consistevano nel temere Dio e fuggire il male. Dopo aver affrontato queste due prove, in Giobbe sbocciò un’esperienza più ricca, che lo rese più maturo ed esperto, più forte e più convinto, e più fiducioso nella giustezza e nel valore dell’integrità nella quale resisteva. Le prove a cui Jahvè Dio sottopose Giobbe gli diedero comprensione e senso più profondi della preoccupazione di Dio per l’uomo, e gli consentirono di percepire la preziosità dell’amore di Dio. A partire da ciò, al suo timore di Dio furono aggiunti il rispetto e l’amore per Lui. Le prove di Jahvè Dio non solo non allontanarono Giobbe da Lui, ma portarono il suo cuore più vicino a Lui. Quando il dolore fisico sopportato da Giobbe raggiunse il suo culmine, la preoccupazione di Jahvè Dio, che egli percepiva, non gli lasciò altra scelta che quella di maledire il giorno della sua nascita. Tale condotta non era stata studiata a tavolino, ma era una rivelazione naturale del rispetto e dell’amore per Dio provenienti dal suo cuore, una rivelazione naturale derivata dalla sua considerazione per Dio e dall’amore di Dio. In altre parole, siccome detestava sé stesso, non voleva e non poteva sopportare di tormentare Dio, e il suo rispetto e amore raggiunsero l’altruismo. In quel momento, Giobbe elevò la sua adorazione, il suo desiderio di Dio e la sua devozione nei Suoi confronti, tutti valori di lunga data, al livello del rispetto e dell’amore. Nel contempo, elevò allo stesso livello anche la sua fede, l’obbedienza e il timore di Dio. Non permise a sé stesso di fare niente che avrebbe potuto causare del male a Dio, nessuna condotta che avrebbe ferito Dio, e non permise a sé stesso di causare a Dio, per le sue motivazioni personali, dispiaceri, afflizioni o anche infelicità. Sebbene fosse lo stesso Giobbe di prima agli occhi di Dio, la sua fede, la sua obbedienza, e il suo timore di Dio avevano provocato in Lui soddisfazione e piacere completi. In quel momento, Giobbe aveva raggiunto la perfezione richiesta da Dio, era diventato un uomo veramente degno di essere chiamato “integro e retto” agli occhi di Dio. Le sue azioni giuste gli consentirono di sconfiggere Satana e di resistere nella sua testimonianza a Dio. Quindi, le sue azioni giuste lo resero perfetto e consentirono che il valore della sua vita venisse elevato, e trasceso più che mai, e fecero di lui la prima persona che non sarebbe più stata attaccata e tentata da Satana. Siccome Giobbe era giusto, fu accusato e tentato da Satana; siccome era giusto, fu consegnato nelle mani di Satana; e siccome era giusto, vinse e sconfisse Satana e resistette nella sua testimonianza. Da quel momento in poi, Giobbe diventò il primo uomo che non sarebbe stato mai più consegnato nelle mani di Satana. Egli venne realmente davanti al trono di Dio, e visse nella luce, sotto le benedizioni di Dio, senza il controllo o la rovina di Satana… Agli occhi di Dio era diventato un vero uomo, era stato reso libero…

A proposito di Giobbe

Dopo aver appreso in che modo Giobbe affrontò le sue prove, la maggior parte di voi vorrà probabilmente conoscere altri dettagli su Giobbe stesso, in particolare sul segreto grazie al quale guadagnò la lode di Dio. Così, oggi parleremo di Giobbe!

Nella vita quotidiana di Giobbe notiamo perfezione, rettitudine, timore di Dio e rifiuto del male

Se vogliamo parlare di Giobbe, occorre iniziare con la sua valutazione, pronunciata dalla bocca stessa di Dio: “Non ce n’è un altro sulla terra che come lui sia integro, retto, tema Iddio e fugga il male”.

Prima di tutto consideriamo la perfezione e la rettitudine di Giobbe.

Che significato attribuite ai termini “integro” e “retto”? Ritenete che Giobbe fosse irreprensibile e onorevole? Certo, questa sarebbe un’interpretazione e una comprensione letterale dei termini “integro” e “retto”. Per capire veramente Giobbe dobbiamo considerare la sua vita concreta: parole, libri e teoria, da soli, non possono fornire nessuna risposta. Iniziamo considerando la vita domestica di Giobbe, la condotta di vita che teneva normalmente. Ciò ci svelerà i principi e gli obiettivi della sua vita e anche la sua personalità e la sua ricerca. Leggiamo le parole conclusive di Giobbe 1:3: “quest’uomo era il più grande di tutti gli Orientali”. Da queste parole si evince che lo stato e il rango di Giobbe erano molto elevati e, sebbene non ci venga specificato se fosse il più grande di tutti gli Orientali a motivo delle sue grandi ricchezze, o perché era perfetto e retto, temeva Dio e fuggiva il male, nell’insieme sappiamo che il suo stato e il suo rango erano tenuti in grande considerazione. In base al racconto biblico, le prime impressioni prodotte da Giobbe erano quelle di un uomo perfetto, che temeva Dio e fuggiva il male, e che godeva di una grande ricchezza e di uno stato rispettabile. In quanto persona normale che viveva in quell’ambiente e in quelle condizioni, l’alimentazione di Giobbe, la qualità e i vari aspetti della sua vita personale avrebbero attirato l’attenzione della maggior parte delle persone; continuiamo a leggere le Scritture: “I suoi figliuoli solevano andare gli uni dagli altri e darsi un convito, ciascuno nel suo giorno: e mandavano a chiamare le loro tre sorelle perché venissero a mangiare e a bere con loro. E quando la serie dei giorni di convito era finita Giobbe li faceva venire per purificarli; si levava di buon mattino, e offriva un olocausto per ciascun d’essi, perché diceva: ‘Può darsi che i miei figliuoli abbian peccato ed abbiano rinnegato Iddio in cuor loro’. E Giobbe faceva sempre così” (Giobbe 1:4-5). Questo passo ci indica due cose: la prima è che figli e figlie di Giobbe organizzavano regolarmente banchetti, mangiando e bevendo; la seconda è che Giobbe offriva di frequente olocausti perché spesso era preoccupato per loro, temeva che potessero peccare e rinnegare Dio nei loro cuori. Troviamo qui descritte le vite di due diversi tipi di persone. Quelle del primo tipo, i figli e le figlie di Giobbe, spesso indicevano banchetti per la loro opulenza, vivevano senza badare a spese, pranzavano lautamente per appagare i sensi, godendosi l’elevato tenore di vita reso possibile dalla ricchezza materiale. Vivendo in questo modo, era inevitabile che spesso peccassero e offendessero Dio, ma non pensavano nemmeno lontanamente a santificarsi o a offrire olocausti. Vediamo quindi che Dio non aveva alcun posto nei loro cuori, che non pensavano minimamente alle Sue grazie, non temevano di offenderLo e, nel loro intimo, non avevano certo paura di rinnegarLo. Naturalmente, non ci soffermeremo su figli e figlie di Giobbe, ma su quello che egli fece nel momento in cui dovette affrontare tale situazione; questo è l’altro argomento di cui parla il testo, che riguarda la vita quotidiana di Giobbe e la sostanza della sua umanità. Quando la Bibbia descrive i banchetti di figli e figlie di Giobbe, non fa nemmeno un cenno a lui; viene solo detto che spesso figli e figlie di Giobbe mangiavano e bevevano insieme. In altri termini, egli non offriva banchetti e non si univa a figli e figlie nel mangiare e sperperare. Sebbene fosse ricco e possedesse molti beni e servi, Giobbe non conduceva una vita sfarzosa. Non si faceva abbindolare dallo stupendo ambiente in cui viveva grazie alla sua ricchezza, non si rimpinzava dei piaceri della carne. La sua ricchezza non gli faceva dimenticare di offrire olocausti o gradualmente abbandonare Dio nel proprio cuore. Quindi, evidentemente, Giobbe era disciplinato nella sua vita, non era avido o edonista e non si concentrava sulla qualità della vita come risultato delle benedizioni a lui elargite da Dio. Al contrario, era umile e modesto, prudente e attento nei confronti di Dio. Spesso pensava alle grazie e alle benedizioni di Dio, ed era sempre timoroso nei Suoi confronti. Nella quotidianità, spesso si svegliava di buon’ora per offrire olocausti per i suoi figli e le sue figlie. In altri termini, non solo temeva Dio in prima persona, ma sperava anche che i suoi figli e le sue figlie avrebbero temuto Dio e non avrebbero peccato contro di Lui. Le ricchezze materiali di Giobbe non occupavano spazio nel suo cuore, e non vi sostituivano certo la posizione riservata a Dio; che fossero per sé stesso o per i suoi figli, le azioni quotidiane di Giobbe erano tutte volte al timore di Dio e al rifiuto del male. Il suo timore di Jahvè Dio non era solo a parole, ma veniva trasformato in azione e rispecchiato in ogni singola parte della sua vita quotidiana. L’effettiva condotta di Giobbe ci dimostra che era onesto, aveva una sostanza amante della giustizia e di tutto ciò che è positivo. Il fatto che spesso Giobbe facesse venire i suoi figli e le sue figlie per purificarli non significa che giustificasse o approvasse il loro comportamento; al contrario, era intimamente stufo delle loro azioni, e le condannava. Aveva concluso che il comportamento dei suoi figli e delle sue figlie non era gradito a Jahvè Dio, e così spesso li faceva venire al Suo cospetto perché confessassero i loro peccati. Le azioni di Giobbe ci mostrano anche un altro aspetto della sua umanità: egli non camminò mai al fianco di coloro che spesso peccavano e offendevano Dio, ma al contrario li rifuggì e li evitò. Anche se erano i suoi figli e le sue figlie, non per questo rinunciò ai propri principi perché erano suoi congiunti, né indulse ai loro peccati, a causa dei suoi sentimenti. Invece, li spinse a confessarsi e a guadagnare la tolleranza di Jahvè Dio, avvertendoli di non abbandonare Dio per amore dei loro piaceri ingordi. I principi in base ai quali Giobbe trattava gli altri sono inseparabili da quelli del suo timore di Dio e dal suo rifiuto del male. Amava ciò che veniva accettato da Dio e detestava ciò che Gli era repellente, amava coloro che temevano Dio nel loro cuore, e detestava quelli che commettevano il male o peccavano contro Dio. Tale amore e tale ripugnanza venivano manifestati nella sua vita quotidiana, e agli occhi di Dio ciò dimostrava la rettitudine di Giobbe. Naturalmente, dobbiamo anche comprendere l’espressione e il vissuto della vera umanità di Giobbe nel suo rapporto quotidiano con gli altri.

Manifestazioni dell’umanità di Giobbe durante le sue prove (comprendere la perfezione, la rettitudine, il timore di Dio e il rifiuto del male da parte di Giobbe nel corso delle prove)

Prima abbiamo condiviso alcuni aspetti dell’umanità di Giobbe, manifestati nella sua vita quotidiana anteriormente alle prove. Senza dubbio, queste varie manifestazioni iniziano a farci conoscere e comprendere la rettitudine, il timore di Dio e il rifiuto del male da parte di Giobbe, e naturalmente ne forniscono una conferma iniziale. Il motivo per cui dico “iniziale” è che la maggioranza delle persone non comprende ancora chiaramente la personalità di Giobbe e il suo livello di ricerca della via dell’obbedienza e del timore di Dio. In altri termini, la conoscenza che la maggioranza ha di Giobbe non va al di là dell’impressione abbastanza favorevole prodotta dalle sue parole, riportate nella Bibbia: “Jahvè ha dato, Jahvè ha tolto; sia benedetto il nome di Jahvè” e “Abbiamo accettato il bene dalla mano di Dio, e rifiuteremmo d’accettare il male?” Quindi, abbiamo proprio bisogno di capire in che modo Giobbe espresse la sua umanità nel momento in cui fu messo alla prova da Dio; in questo modo, la vera umanità di Giobbe sarà palesata a tutti nella sua completezza.

Quando Giobbe seppe che i suoi beni erano stati rubati, che figli e figlie avevano perso la vita, e che i suoi servi erano stati uccisi, reagì nel modo seguente: “Allora Giobbe si alzò e si stracciò il mantello e si rase il capo e si prostrò a terra e adorò” (Giobbe 1:20). Queste parole ci rivelano un fatto: appresa la notizia, Giobbe non si fece prendere dal panico, non pianse, e non rimproverò i servi che gli avevano comunicato l’accaduto. Non si recò nemmeno a ispezionare la scena del crimine per investigare e verificare il perché e il percome, e scoprire ciò che era successo realmente. Non manifestò nessun dolore o rimpianto per la perdita delle sue proprietà, e non scoppiò in lacrime per la scomparsa dei suoi figli, tanto amati. Al contrario, si stracciò il mantello, si rase il capo, si prostrò a terra e adorò. Le azioni di Giobbe non sembrano proprio quelle di un uomo comune. Molti rimangono confusi, interiormente rimproverano Giobbe per il suo “sangue freddo”. Se perdono improvvisamente le loro proprietà, le persone normali appaiono straziate, disperate, o, in alcuni casi, cadono nella depressione più profonda. Ciò avviene perché, nei loro cuori, le proprietà rappresentano una vita di fatiche, la base stessa della loro sopravvivenza, la speranza che li mantiene in vita. La perdita delle proprietà significa che tutti i loro sforzi sono stati vani, che non hanno più speranza, e addirittura che non hanno più un futuro. Questo è l’atteggiamento di qualsiasi persona normale nei confronti delle proprietà e della stretta relazione che hanno con esse, e questa è anche l’importanza che le persone attribuiscono ai loro beni. Stando così le cose, la grande maggioranza delle persone si sente confusa dall’atteggiamento freddo di Giobbe nei confronti della perdita delle[b] sue proprietà. Adesso, cercheremo di dissipare la confusione di tutti costoro, spiegando quello che successe nel cuore di Giobbe.

Il buon senso richiede che, avendo ricevuto così tanti beni da parte di Dio, Giobbe dovesse provare vergogna di fronte a Dio per averli persi, per non aver badato a essi e non essersene preso cura, per non aver saputo conservare ciò che Dio gli aveva donato. Quindi, avuta la notizia del furto delle sue proprietà, come prima reazione avrebbe dovuto recarsi sulla scena del crimine, fare l’inventario di tutto ciò che era stato trafugato[c], e poi confessarsi a Dio per poter ricevere ancora le Sue benedizioni. Invece, Giobbe non fece niente di tutto ciò, e aveva i suoi buoni motivi per agire così. Dentro di sé, credeva fermamente che tutti i suoi averi gli fossero stati concessi da Dio, e che non derivassero dalle sue fatiche. Quindi, non considerava queste benedizioni come qualcosa da cui trarre vantaggio, ma si tenne aggrappato a quella via che doveva, con le unghie e con i denti come principi di vita. Serbò le benedizioni di Dio, e rese grazie per esse, ma non ne era innamorato e non ne desiderava sempre di più. Questo era il suo atteggiamento verso le proprietà. Non fece niente allo scopo di guadagnare benedizioni, non si preoccupò e non si afflisse per la mancanza o la perdita delle benedizioni di Dio; non divenne sfrenatamente, follemente felice a motivo delle Sue benedizioni, non ignorò la via di Dio e non dimenticò la Sua grazia, a causa delle benedizioni di cui godeva di frequente. L’atteggiamento di Giobbe verso le sue proprietà ne rivela la vera umanità: prima di tutto, non era un uomo avido e non era esigente nella sua vita materiale. Secondo, non si preoccupò mai e non temette mai che Dio gli avrebbe tolto tutto ciò che possedeva, e questo era il suo atteggiamento interiore di obbedienza nei confronti di Dio; non vantava pretese o rimostranze su quando o se Dio gli avrebbe tolto qualcosa e non chiedeva il perché, ma cercava solo di obbedire alle Sue disposizioni. In terzo luogo, non aveva mai creduto che i suoi beni fossero il frutto delle sue fatiche, ma che gli fossero stati concessi da Dio. Questa era la fede in Dio di Giobbe, ed è la dimostrazione delle sue convinzioni. La sintesi in tre punti è stata sufficiente per chiarire l’umanità di Giobbe e la sua reale ricerca giornaliera? L’umanità e la ricerca di Giobbe erano parte integrante della sua condotta fredda nel momento della perdita delle sue proprietà. Proprio grazie alla sua ricerca giornaliera, durante le prove inviategli da Dio, Giobbe ebbe la levatura e la convinzione per dichiarare: “Jahvè ha dato, Jahvè ha tolto; sia benedetto il nome di Jahvè”. Queste parole non vennero fuori da un giorno all’altro, e non gli vennero in mente all’improvviso. Si trattava di ciò che aveva visto e acquisito nel corso di molti anni di esperienza di vita. L’obbedienza di Giobbe non è forse molto concreta, se confrontata con quella di tutti coloro che cercano solo le benedizioni di Dio, e temono che Egli possa togliergliele, odiando e lamentandosi di tale eventualità? Giobbe non possiede forse una grande onestà e rettitudine, se confrontato con tutti coloro che credono esista un Dio, ma non hanno mai creduto che Egli regni su tutte le cose?

La ragionevolezza di Giobbe

Le esperienze reali di Giobbe e la sua umanità retta e onesta fecero sì che, quando perse beni e figli, egli attuò le decisioni e le scelte più ragionevoli. Tali scelte ragionevoli erano inseparabili dalle sue ricerche giornaliere e dagli atti di Dio che egli era giunto a conoscere nella sua vita quotidiana. L’onestà di Giobbe gli consentì di credere che la mano di Jahvè governa tutte le cose; la sua fede gli permise di riconoscere la sovranità di Jahvè Dio su tutte le cose; la sua conoscenza lo rese disposto e pronto a obbedire alla sovranità e alle disposizioni di Jahvè Dio; la sua obbedienza lo rese sempre più autentico nel suo timore di Jahvè Dio; il suo timore lo rese sempre più concreto nel suo rifiuto del male; in definitiva, Giobbe divenne perfetto perché temeva Dio e fuggiva il male; la sua perfezione lo rese saggio e gli donò il massimo della ragionevolezza.

In che modo dovremmo intendere il termine “ragionevole”? Secondo un’interpretazione letterale significa avere buon senno, essere logici e assennati nel proprio pensiero, servirsi di parole, azioni e giudizi ben fondati, e possedere valori morali adatti e regolari. Tuttavia, la ragionevolezza di Giobbe non si può spiegare così facilmente. Quando si dice che Giobbe era dotato della massima ragionevolezza, ci si riferisce alla sua umanità e alla sua condotta di fronte a Dio. Siccome egli era onesto, sapeva credere e obbedire alla sovranità di Dio, e questo gli faceva acquisire una conoscenza inaccessibile agli altri, che a sua volta lo rendeva capace di discernere, giudicare e definire con più precisione ciò che gli succedeva e lo rendeva capace di scegliere con più precisione e perspicacia cosa fare e su che cosa restare saldo. In altri termini, le sue parole, il suo comportamento, i principi di base delle sue azioni, e le regole che seguiva nell’azione, erano regolari, chiari e specifici e non ciechi, impulsivi o emotivi. Sapeva come affrontare tutto ciò che gli accadeva, come bilanciare e gestire le relazioni tra eventi complessi, come rimanere fedele alla via alla quale doveva attenersi e inoltre sapeva come affrontare ciò che Jahvè Dio gli dava o gli toglieva. Ecco il succo della ragionevolezza di Giobbe. Proprio perché era dotato di questa ragionevolezza, quando perse i suoi beni, i suoi figli e le sue figlie, Giobbe affermò: “Jahvè ha dato, Jahvè ha tolto; sia benedetto il nome di Jahvè”.

Quando Giobbe dovette affrontare l’enorme sofferenza fisica e le proteste di parenti e amici e quando dovette fronteggiare la morte, ancora una volta la sua condotta effettiva dimostrò a tutti il suo vero carattere.

Il carattere reale di Giobbe: sincero, puro e senza falsità

Leggiamo l’episodio seguente: “E Satana si ritirò dalla presenza di Jahvè e colpì Giobbe d’un’ulcera maligna dalla pianta de’ piedi al sommo del capo; e Giobbe prese un coccio per grattarsi, e stava seduto nella cenere” (Giobbe 2:7). Il testo descrive la condotta di Giobbe quando gli spuntarono sul corpo ulcere maligne. In quell’occasione, egli si sedette sulla cenere e sopportò la sofferenza. Nessuno lo curò o lo aiutò ad alleviare le sofferenze fisiche; invece, egli utilizzò un coccio per grattare via le croste delle ulcere maligne. Da un punto di vista superficiale, si trattava semplicemente di una fase del tormento di Giobbe, senza nessuna relazione con la sua umanità e con il suo timore di Dio, perché in quel momento egli non pronunciò una parola per rivelare il suo stato d’animo e le sue opinioni. Tuttavia, le azioni di Giobbe e la sua condotta sono nondimeno un’autentica espressione della sua umanità. Nel racconto del capitolo precedente, leggiamo che Giobbe era il più grande di tutti gli Orientali. Nel frattempo, questo passo del secondo capitolo ci mostra che questo grande uomo di tutti gli Orientali doveva usare un coccio per grattarsi mentre era seduto sulle ceneri. Non c’è un ovvio contrasto tra queste due descrizioni? È un contrasto che mostra il vero io di Giobbe: nonostante rango e condizione sociale prestigiosi, non aveva mai amato questi aspetti e non ci aveva mai fatto caso; non si preoccupava di come gli altri considerassero la sua condizione sociale, e non si preoccupava se le sue azioni o la sua condotta avrebbero avuto un impatto negativo sulla sua condizione sociale; non si abbandonava alle ricchezze della sua condizione sociale, né si godeva la gloria che accompagna il rango e la condizione sociale. Si preoccupava solo del suo valore e del significato della sua vita agli occhi di Jahvè Dio. Il vero io di Giobbe era la sua reale sostanza: non amava fama e ricchezze e non viveva per esse; era autentico, puro e senza falsità.

Giobbe separa amore e odio

Nel dialogo tra lui e la moglie si rivela un altro aspetto dell’umanità di Giobbe: “E sua moglie gli disse: ‘Ancora stai saldo nella tua integrità? Ma lascia stare Iddio, e muori!’ E Giobbe a lei: ‘Tu parli da donna insensata! Abbiamo accettato il bene dalla mano di Dio, e rifiuteremmo d’accettare il male?’” (Giobbe 2:8-10). Vedendo il tormento che stava patendo, la moglie di Giobbe tentò di consigliarlo, per aiutarlo a sfuggire alla sofferenza, ma le sue “buone intenzioni” non ottennero l’approvazione di Giobbe; al contrario, infiammarono la sua ira, perché lei negava la fede e l’obbedienza di Giobbe nei confronti di Jahvè Dio, e inoltre negava l’esistenza di Jahvè Dio. Questo era intollerabile per Giobbe, perché lui non si era mai permesso di fare niente che si opponesse a Dio o che Lo ferisse, per non parlare degli altri. Come avrebbe potuto rimanere indifferente quando udiva gli altri pronunciare parole che bestemmiavano e insultavano Dio? Per questo, definì sua moglie “donna insensata”. L’atteggiamento di Giobbe nei confronti della moglie era caratterizzato da ira e odio, e anche da rimprovero e ammonimento. Era la naturale espressione dell’umanità di Giobbe, che distingueva amore e odio, ed era un’autentica rappresentazione della sua retta umanità. Egli possedeva un senso di giustizia che gli faceva odiare i venti e i flussi della malvagità, e detestare, condannare e rifiutare assurde eresie, argomenti e affermazioni ridicoli, e gli consentiva di rimanere saldo nei suoi principi e nella sua posizione corretti, nel momento in cui era stato rifiutato dalle masse e abbandonato da coloro che gli erano vicini.

La gentilezza d’animo e la sincerità di Giobbe

Poiché nella condotta di Giobbe riusciamo a scorgere l’espressione dei vari aspetti della sua umanità, quale lato possiamo vederne nel momento in cui egli aprì la bocca per maledire il giorno della sua nascita? Questo è il tema che condivideremo di seguito.

In precedenza, ho parlato dell’origine della maledizione del giorno della nascita da parte di Giobbe. Cosa ci potete cogliere? Se Giobbe fosse stato insensibile, e senza amore, se fosse stato freddo, privo di emozioni, e privo di umanità, avrebbe potuto preoccuparsi di quel che stava a cuore a Dio? E avrebbe potuto disprezzare il giorno della sua nascita come risultato della sua preoccupazione di ciò che stava a cuore a Dio? In altri termini, se Giobbe fosse stato insensibile e privo di umanità, avrebbe potuto addolorarsi per la sofferenza di Dio? Avrebbe potuto maledire il giorno della sua nascita perché Dio era stato da lui addolorato? Certo che no! Poiché era di animo gentile, Giobbe si preoccupava del cuore di Dio, e nel farlo, percepiva la Sua sofferenza; poiché era di animo gentile, soffrì una pena maggiore perché percepiva la sofferenza di Dio, e siccome la percepiva, iniziò a detestare il giorno della sua nascita e lo maledisse. Per gli estranei, l’intera condotta di Giobbe durante le sue prove è esemplare. Solo la maledizione del giorno della nascita traccia un punto interrogativo al di sopra della sua perfezione e della sua rettitudine o ne provoca una valutazione diversa. In realtà, essa fu l’espressione più autentica della sostanza dell’umanità di Giobbe. La sostanza della sua umanità non venne nascosta, impacchettata o corretta da qualcun altro. Quando egli maledisse il giorno della sua nascita, dimostrò una gentilezza e una sincerità profondamente radicate nell’intimo; era come una sorgente le cui acque sono così limpide e trasparenti da lasciarne intravedere il fondo.

Dopo aver imparato tutto ciò su Giobbe, indubbiamente la maggioranza delle persone raggiunge una valutazione discretamente accurata e oggettiva della sostanza della sua umanità, ma sono necessari anche una comprensione e un apprezzamento profondi, pratici e più avanzati della perfezione e della rettitudine di Giobbe pronunciati da Dio. Si spera che questa comprensione e questo apprezzamento aiuteranno le persone a intraprendere la via del timore di Dio e del rifiuto del male.

La relazione tra la consegna di Giobbe a Satana da parte di Dio e gli scopi della Sua opera

Sebbene ora la maggior parte delle persone riconosca che Giobbe era perfetto e retto, e che temeva Dio e fuggiva il male, questo riconoscimento non porta loro una maggiore comprensione delle intenzioni di Dio. Mentre invidiano l’umanità e la ricerca di Giobbe, pongono la seguente domanda su Dio: Giobbe era così perfetto e retto, le persone lo adoravano così tanto, e allora perché Dio lo consegnò a Satana e lo assoggettò a così tanti tormenti? Domande del genere esistono nel cuore di molte persone o piuttosto questo dubbio è la domanda che molti si fanno. Poiché molti sono rimasti confusi, dobbiamo mettere il problema sul tavolo e spiegarlo in modo corretto.

Tutto ciò che Dio fa è necessario, e dotato di straordinaria importanza, perché tutto ciò che Egli compie nell’uomo riguarda la Sua gestione e la salvezza dell’umanità. Naturalmente, l’opera che Dio compì in Giobbe non è diversa, anche se egli era perfetto e integerrimo ai Suoi occhi. In altri termini, a prescindere da ciò che Dio fa o dai mezzi tramite i quali lo fa, a prescindere dal costo, o dal Suo obiettivo, lo scopo delle Sue azioni non cambia. Il Suo scopo è di elaborare nell’uomo le Sue parole, i Suoi requisiti, e la Sua volontà per l’uomo; in altri termini, elaborare nell’uomo tutto ciò che Egli ritiene positivo in conformità ai Suoi passi, consentendo all’uomo di capire il Suo cuore e di comprendere la Sua sostanza, e permettendogli di obbedire alla Sua sovranità e alle Sue disposizioni, consentendogli così di raggiungere il timore di Dio e il rifiuto del male, visto che tutto questo è un aspetto dello scopo di Dio in tutto ciò che Egli fa. L’altro aspetto è che, poiché Satana è il contrasto e l’oggetto utile nell’opera di Dio, spesso l’uomo è consegnato a esso; questo è il mezzo che Dio utilizza per consentire alle persone di vedere la malvagità, la grande cattiveria e la spregevolezza di Satana in mezzo alle sue tentazioni e ai suoi attacchi, facendo così in modo che le persone lo odino e sappiano conoscere e riconoscere ciò che è negativo. Questo processo consente loro di liberarsi gradualmente dal controllo di Satana, dalle sue accuse, dalle sue interferenze e dai suoi attacchi, fino a quando, grazie alle parole di Dio, alla loro conoscenza di Dio, alla loro obbedienza, alla loro fede e al loro timore nei Suoi confronti, essi trionfino sugli attacchi di Satana, e sulle sue accuse; solo allora saranno completamente liberati dal dominio di Satana. La liberazione delle persone significa che Satana è stato sconfitto, che esse non sono più pane per i suoi denti, che invece di ingoiarseli, egli li ha abbandonati. Questo perché tali persone sono rette, hanno fede, obbedienza e timore nei confronti di Dio, e hanno rotto definitivamente con Satana. Esse svergognano Satana, lo rendono un codardo e lo sconfiggono completamente. La loro convinzione nel seguire Dio, la loro obbedienza e il loro timore nei Suoi confronti sconfiggono Satana, e fanno sì che egli rinunci a essi completamente. Solo le persone di tal fatta sono state veramente guadagnate da Dio, e questo è il Suo obiettivo fondamentale nel salvare l’uomo. Se desiderano essere salvati e guadagnati completamente da Dio, tutti coloro che Lo seguono devono affrontare tentazioni e attacchi grandi e piccoli da parte di Satana. Coloro che emergono da queste tentazioni e da questi attacchi e sono in grado di sconfiggere completamente Satana sono coloro che sono stati salvati da Dio. In altre parole, i salvati da Dio sono quelli che sono stati sottoposti alle Sue prove, tentati e attaccati da Satana un indicibile numero di volte. Coloro che sono stati salvati da Dio comprendono la Sua volontà e i Suoi requisiti, sono in grado di obbedire alla sovranità e alle disposizioni di Dio e, in mezzo alle tentazioni di Satana, non abbandonano la via del timore di Dio e del rifiuto del male. Coloro che sono stati salvati da Dio sono onesti, gentili, distinguono l’amore dall’odio, possiedono un senso di giustizia, sono ragionevoli, e sanno prendersi cura di Dio e fare tesoro di tutto ciò che è Suo. Tali persone non sono legate a Satana, sorvegliate, accusate o maltrattate da esso, sono completamente libere, completamente liberate e rilasciate. Giobbe era un uomo talmente libero, ed è proprio questo il senso del perché Dio lo aveva consegnato a Satana.

Egli fu maltrattato da Satana, ma guadagnò anche libertà e liberazione eterne e il diritto a non essere mai più assoggettato alla corruzione, al maltrattamento e alle accuse di Satana, per vivere invece alla luce della faccia di Dio, libero e senza ostacoli, e in mezzo alle benedizioni che Egli gli elargiva. Nessuno avrebbe potuto revocare, distruggere o procurare questo diritto. Fu concesso a Giobbe in cambio della sua fede, determinazione e obbedienza a Dio e del suo timore nei Suoi confronti; Giobbe pagò il prezzo della sua vita per conseguire gioia e felicità sulla terra, il diritto e il titolo, ordinati dal Cielo e riconosciuti dalla terra, di adorare il Creatore senza interferenze, come autentica creatura di Dio sulla terra. Questo fu anche il maggiore esito delle tentazioni sopportate da Giobbe.

Quando le persone devono ancora essere salvate, le loro vite subiscono le interferenze e addirittura il controllo di Satana. In altri termini, le persone non ancora salvate sono prigioniere di Satana, senza libertà, non sono state abbandonate da Satana, non sono qualificate e non hanno diritto a adorare Dio, e sono inseguite da vicino e crudelmente attaccate da Satana. Tali persone non hanno alcuna felicità, alcun diritto a un’esistenza normale, e inoltre alcuna dignità di cui parlare. Solo se resisti e combatti contro Satana, utilizzando la tua fede in Dio, la tua obbedienza e il timore nei Suoi confronti come armi con le quali combattere una battaglia di vita o di morte contro Satana, in modo tale da sconfiggerlo completamente e che egli se la dia a gambe e diventi un codardo tutte le volte che ti vede, abbandonando completamente i suoi attacchi e le sue accuse contro di te, solo allora sarai salvato e diverrai libero. Se sei deciso a distaccarti completamente da Satana, ma non sei equipaggiato con le armi che ti aiuterebbero a sconfiggerlo, sarai ancora in pericolo; con il passare del tempo, quando sarai stato così tanto torturato da Satana che in te non sarà rimasto un briciolo di forza, ma non essendo comunque ancora in grado di rendere testimonianza, non essendoti ancora completamente liberato dalle accuse e dagli attacchi di Satana contro di te, avrai una piccola speranza di salvezza. Alla fine, quando verrà proclamata la conclusione dell’opera di Dio, sarai ancora nelle grinfie di Satana, incapace di liberarti e così non avrai mai una possibilità o una speranza. Quindi, è sottinteso che tali persone rimarranno completamente prigioniere di Satana.

Accettare le prove di Dio, vincere le tentazioni di Satana e consentire a Dio di guadagnare il proprio essere

Nel corso dell’opera del Suo costante approvvigionamento e supporto dell’uomo, Dio gli comunica la totalità della Sua volontà e dei Suoi requisiti e gli mostra i Suoi atti, la Sua indole e ciò che Egli ha ed è. L’obiettivo è quello di dotare l’uomo di levatura e di consentirgli di conseguire da Lui varie verità, mentre Lo sta seguendo, verità che sono le armi concesse da Dio all’uomo con le quali combattere Satana. Così equipaggiato, l’uomo deve affrontare le prove di Dio. Egli ha molti mezzi e vie per mettere l’uomo alla prova, ma ognuno di essi richiede la “collaborazione” del nemico di Dio: Satana. Vale a dire, dopo aver dato all’uomo le armi con le quali combattere contro Satana, Dio consegna l’uomo a Satana e consente a quest’ultimo di “testare” la sua levatura. Se l’uomo riesce a liberarsi dagli schieramenti di battaglia di Satana, a fuggire dal suo accerchiamento e restare vivo, avrà superato la prova, ma se non riesce a liberarsi dagli schieramenti di battaglia di Satana e si sottomette a esso, non avrà superato il test. Qualsiasi aspetto dell’uomo Dio esamini, i criteri del Suo esame sono se l’uomo, quando viene attaccato da Satana, resti fermo nella sua testimonianza oppure no, e se egli, quando viene accalappiato da Satana, abbia abbandonato Dio e si sia arreso e sottomesso a Satana oppure no. Si potrebbe dire che se l’uomo sia salvato o meno dipende dal fatto che riesca o meno a vincere e sconfiggere Satana, e guadagnare o meno la libertà dipende dal fatto che sia in grado, da solo, di sollevare le armi dategli da Dio per vincere la schiavitù di Satana, facendo sì che Satana abbandoni completamente la speranza e lo lasci solo. Se Satana rinuncia alla speranza e abbandona qualcuno, ciò significa che non tenterà più di portare via questa persona a Dio, non la accuserà più e non interferirà più con essa, non la torturerà o attaccherà mai più in modo ingiustificato; solo una persona di tal fatta sarà stata veramente guadagnata da Dio. Ecco il processo completo tramite il quale Dio guadagna le persone.

L’avvertimento e l’illuminazione forniti alle generazioni successive dalla testimonianza di Giobbe

Nello stesso momento in cui comprendono il processo grazie al quale Dio guadagna completamente qualcuno, le persone capiscono anche gli obiettivi e il significato della consegna di Giobbe a Satana da parte di Dio, non sono più infastidite dal tormento di Giobbe e hanno una nuova comprensione del suo significato. Non si preoccupano più di poter essere assoggettate alla stessa tentazione di Giobbe, e non si oppongono più o rifiutano l’arrivo delle prove di Dio. La fede, l’obbedienza e la testimonianza di Giobbe per vincere Satana sono state fonte di enorme aiuto e incoraggiamento per le persone. In Giobbe, esse scorgono una speranza per la loro stessa salvezza e vedono che attraverso la fede e l’obbedienza a Dio e il timore nei Suoi confronti, è completamente possibile sconfiggere Satana e avere la meglio su di esso. Vedono che fino a quando obbediscono alla sovranità e alle disposizioni di Dio e possiedono determinazione e fede per non abbandonarLo dopo aver perso tutto, possono svergognare e sconfiggere Satana e hanno solo bisogno di avere la determinazione e la perseveranza per restare fermi nella loro testimonianza, anche se ciò significa perdere la vita, affinché Satana sia intimidito e batta in una precipitosa ritirata. La testimonianza di Giobbe è un avvertimento per le generazioni successive, indicante che se non sconfiggono Satana, non saranno mai in grado di sbarazzarsi delle accuse e dell’interferenza di Satana, e non potranno mai sfuggire ai suoi maltrattamenti e attacchi. La testimonianza di Giobbe ha illuminato le generazioni successive. Tale illuminazione insegna alle persone che solo se sono perfette e rette sono in grado di temere Dio e fuggire il male; solo se temono Dio e fuggono il male possono renderGli una testimonianza forte e risonante; solo se rendono a Dio una testimonianza forte e risonante sono in grado di non essere mai più controllate da Satana, e vivono sotto la guida e la protezione di Dio, e solo allora saranno state veramente salvate. La personalità di Giobbe e la sua ricerca di vita dovrebbero essere imitate da chiunque ricerchi la salvezza. Ciò che egli compì durante l’intera sua vita, e la sua condotta durante le prove costituiscono un prezioso tesoro per tutti coloro che ricercano la via del timore di Dio e del rifiuto del male.

La testimonianza di Giobbe porta conforto a Dio

Se ora vi dico che Giobbe è un uomo amabile, potreste non essere in grado di apprezzare il significato contenuto in queste parole e afferrare il sentimento che sta dietro al perché vi ho detto tutte queste cose, ma aspettate il giorno in cui avrete sperimentato prove uguali o simili a quelle di Giobbe, sarete passati attraverso le avversità, avrete sperimentato prove disposte da Dio per voi personalmente, avrete dato tutto, sopportato umiliazioni e avversità, per avere la meglio su Satana e rendere testimonianza a Dio in mezzo alle tentazioni, allora sarete in grado di apprezzare il significato delle parole che dico. In quel momento, sentirete di essere molto inferiori rispetto a Giobbe, quanto egli sia amabile, e degno di imitazione; quando sarà arrivato quel momento, comprenderete quanto sono importanti queste classiche parole pronunciate da Giobbe per chi è corrotto e vive in questi tempi, e comprenderete quanto sia difficile per le persone di oggi realizzare ciò che fu compiuto da Giobbe. Quando percepirete che è difficile, apprezzerete quanto sia inquieto e preoccupato il cuore di Dio, quanto grande sia il prezzo pagato da Lui per guadagnare tali persone e quanto sia prezioso ciò che Egli ha fatto e speso per l’umanità. Ora che avete ascoltato queste parole, avete una comprensione precisa e una valutazione corretta di Giobbe? Ai vostri occhi, egli era un uomo veramente perfetto e retto che temeva Dio e fuggiva il male? Credo che la maggioranza delle persone sicuramente risponderà di sì. Questo perché i fatti di ciò che Giobbe ha compiuto e rivelato è innegabile da parte di qualsiasi uomo o di Satana. Essi rappresentano la prova più potente del trionfo di Giobbe su Satana. Tale prova fu prodotta in Giobbe, e fu la prima testimonianza ricevuta da Dio. Quindi, quando Giobbe trionfò nelle tentazioni di Satana e rese testimonianza a Dio, Egli vide in lui una speranza, e il Suo cuore fu confortato da Giobbe. Dai tempi della creazione fino a Giobbe, questa fu la prima volta in cui Dio sperimentò veramente cosa fosse il conforto, e cosa significasse essere confortati da un uomo, e fu la prima volta in cui aveva visto e guadagnato la vera testimonianza che Gli era stata.

Confido che, dopo aver udito la testimonianza di Giobbe e i racconti dei suoi vari aspetti, la maggioranza delle persone avrà formulato piani per il percorso che hanno davanti. Per questo, confido anche che la maggioranza delle persone piene di ansietà e paure inizierà lentamente a rilassarsi, sia nel corpo che nella mente, e a sentire, poco a poco, un senso di sollievo…

Anche i passi riportati di seguito sono racconti che riguardano Giobbe. Continuiamo la lettura.

4. Le orecchie di Giobbe avevano sentito parlare di Dio

(Giobbe 9:11) Ecco, ei mi passa vicino, ed io nol veggo; mi scivola daccanto e non me n’accorgo.

(Giobbe 23:8-9) Ma, ecco, se vo ad oriente, egli non c’è; se ad occidente, non lo trovo; se a settentrione, quando vi opera, io non lo veggo; si nasconde egli nel mezzodì, io non lo scorgo.

(Giobbe 42:2-6) Io riconosco che tu puoi tutto, e che nulla può impedirti d’eseguire un tuo disegno. Chi è colui che senza intendimento offusca il tuo disegno?… Sì, ne ho parlato; ma non lo capivo; son cose per me troppo maravigliose ed io non le conosco. Deh, ascoltami, io parlerò; io ti farò delle domande e tu insegnami! Il mio orecchio avea sentito parlar di te ma ora l’occhio mio t’ha veduto. Perciò mi ritratto, mi pento sulla polvere e sulla cenere.

Sebbene Dio non Si fosse rivelato a Giobbe, egli crede nella Sua sovranità

Qual è il nocciolo di queste parole? Nessuno di voi ha mai compreso che questo è un fatto? Prima di tutto, come faceva Giobbe a sapere che esiste un Dio? E come faceva a sapere che i cieli, la terra e tutte le cose sono governati da Lui? Un passo risponde a entrambe le domande: “Il mio orecchio avea sentito parlar di te ma ora l’occhio mio t’ha veduto. Perciò mi ritratto, mi pento sulla polvere e sulla cenere” (Giobbe 42:5-6). Da queste parole apprendiamo che, invece di aver visto Dio con i propri occhi, Giobbe Ne aveva sentito parlare nelle leggende. In queste circostanze, iniziò a percorrere la via della sequela di Dio, dopo di che ebbe la conferma dell’esistenza di Dio nella sua vita, e tra tutte le cose. Qui è presente un fatto innegabile. Quale? Nonostante fosse in grado di seguire la via del timore di Dio e del rifiuto del male, Giobbe non aveva mai visto Dio. Sotto questo aspetto, non era nelle stesse condizioni delle persone di oggi? Giobbe non aveva mai visto Dio, e questo sottintende che, sebbene avesse udito parlare di Lui, non sapeva dove Egli fosse, a cosa somigliasse, o cosa stesse facendo, tutti fattori soggettivi; parlando oggettivamente, sebbene seguisse Dio, Egli non gli era mai apparso e non aveva mai parlato con lui. Questo non è un dato di fatto? Sebbene Dio non avesse parlato a Giobbe e non gli avesse impartito nessun comando, egli aveva percepito la Sua esistenza, e notato la Sua sovranità su tutte le cose, e nelle leggende in cui Giobbe aveva udito di Lui con le sue orecchie, dopo di che aveva intrapreso una vita di timore di Dio e rifiuto del male. Ecco le origini e il processo tramite cui Giobbe seguiva Dio. Ma per quanto egli temesse Dio e fuggisse il male, per quanto restasse saldo nella sua integrità, comunque Dio non gli era mai apparso. Leggiamo questo passo. Egli disse: “Ecco, ei mi passa vicino, ed io nol veggo; mi scivola daccanto e non me n’accorgo” (Giobbe 9:11). Queste parole ci rivelano che Giobbe poteva aver percepito Dio intorno a lui, o forse no, ma non era mai stato in grado di vederLo. A volte, si immaginava che Dio gli passasse davanti, o agisse, o guidasse l’uomo, ma non aveva mai potuto saperlo. Dio viene all’uomo quando lui non se lo aspetta; l’uomo non sa quando Dio venga a lui, o da dove, perché non può vederLo, e quindi per lui Dio rimane nascosto.

La fede di Giobbe in Dio non è scossa dal fatto che Egli gli sia nascosto

Nel seguente passo della Scrittura, Giobbe afferma: “Ma, ecco, se vo ad oriente, egli non c’è; se ad occidente, non lo trovo; se a settentrione, quando vi opera, io non lo veggo; si nasconde egli nel mezzodì, io non lo scorgo” (Giobbe 23:8-9). In questo racconto, apprendiamo che nell’esperienza di Giobbe, Dio gli era sempre stato nascosto; non gli era apparso apertamente, e non aveva scambiato apertamente alcuna parola con lui, tuttavia, nel suo cuore, Giobbe era convinto della Sua esistenza. Egli aveva sempre creduto che Dio avrebbe potuto camminare davanti a lui, o avrebbe potuto agire al suo fianco, e che, sebbene non potesse vederLo, Egli era accanto a lui e governava ogni cosa. Giobbe non aveva mai visto Dio, ma era in grado di restare fedele alla Sua fede, cosa che nessun altro era in grado di fare. E perché gli altri non potevano farlo? Perché Dio non aveva parlato a Giobbe, e non gli era apparso, e se egli non avesse veramente creduto, non avrebbe potuto andare avanti, e resistere nella via del timore di Dio e del rifiuto del male. Non è forse vero? Come ti senti quando leggi che Giobbe pronunciò queste parole? Senti che la perfezione e la rettitudine di Giobbe, e la sua giustizia di fronte a Dio, sono autentiche, e non un’esagerazione da parte di Dio? Sebbene Dio trattasse Giobbe nello stesso modo delle altre persone, e non gli apparisse o non parlasse con lui, Giobbe rimase saldo nella sua integrità, credeva ancora nella sovranità di Dio e, inoltre, frequentemente offriva olocausti e pregava di fronte a Lui, perché temeva di averLo offeso. Nella capacità di Giobbe di temere Dio senza averLo visto, rileviamo quanto egli amasse le cose positive, e quanto salda e concreta fosse la sua fede. Anche se Dio gli era nascosto, egli non Ne rinnegò l’esistenza e, anche se non Lo aveva mai visto, non perse la fede e non Lo abbandonò. Al contrario, nel contesto della Sua opera nascosta di governo di tutte le cose, egli aveva compreso la Sua esistenza, e Ne sentì la sovranità e il potere. Egli non rinunciò a essere retto perché Dio era nascosto, e non dimenticò la via del timore di Dio e della rinuncia al male perché Egli non gli era mai apparso. Giobbe non aveva mai chiesto che Dio gli apparisse apertamente per provare la Sua esistenza, perché lui aveva già notato la sovranità di Dio su tutte le cose, e credeva di aver guadagnato le benedizioni e le grazie che gli altri non avevano ottenuto. Sebbene Dio gli rimanesse nascosto, la fede di Giobbe in Lui non fu mai scossa. Così, egli mieté ciò che gli altri non poterono: l’approvazione e la benedizione di Dio.

Giobbe benedice il nome di Dio e non pensa a benedizioni o disastri

Esiste un episodio che non è mai citato nelle storie bibliche di Giobbe, sul quale ci soffermeremo oggi. Sebbene Giobbe non avesse mai visto Dio e non Ne avesse mai udito le parole con le sue orecchie, Dio aveva un posto nel suo cuore. E qual era l’atteggiamento di Giobbe nei Suoi confronti? Era, come ricordato in precedenza: “benedetto sia il nome di Jahvè”. La sua benedizione del nome di Dio era incondizionata, completa e senza motivazione. Notiamo che Giobbe aveva dato il suo cuore a Dio, consentendoGli di controllarlo; tutto ciò che pensava, che decideva, e che pianificava nel suo cuore era deposto apertamente davanti a Dio e non nascosto da Lui. Il suo cuore non era in opposizione a Dio, ed egli non Gli aveva mai chiesto di fare niente per lui o di dargli niente, e non nutriva bizzarre idee di guadagnare qualcosa dalla sua adorazione di Dio. Giobbe non parlò di accordi con Dio, e non avanzò alcuna richiesta o pretesa nei Suoi confronti. Egli lodava il nome di Dio a causa della Sua grande potenza e autorità nel governo di tutte le cose, e non era dipendente dalle benedizioni che avrebbe potuto guadagnare o dalle disgrazie che avrebbero potuto colpirlo. Egli credeva che, a prescindere dal fatto che Dio benedica le persone o mandi loro disgrazie, il Suo potere e la Sua autorità non sarebbero cambiati, e quindi, a prescindere dalle circostanze di una persona, il Suo nome doveva essere lodato. Il fatto che l’uomo sia benedetto da Dio avviene a motivo della Sua sovranità, e quando all’uomo succedono disgrazie, è sempre a motivo della Sua sovranità. Il potere e l’autorità di Dio governano e dispongono tutte le cose dell’uomo; i capricci della sorte dell’uomo sono manifestazioni del potere e dell’autorità di Dio e, a prescindere dal punto di vista personale, il nome di Dio dovrebbe essere lodato. Ecco ciò che Giobbe sperimentò e giunse a conoscere negli anni della sua vita. Tutti i pensieri e le azioni di Giobbe raggiunsero le orecchie di Dio, arrivarono di fronte a Lui, e da Lui furono considerati importanti. Dio apprezzava questa conoscenza di Giobbe, e lo teneva in gran conto, perché aveva questo cuore che era sempre in attesa dei Suoi comandi e in ogni luogo, indipendentemente dal tempo o dal posto, accoglieva tutto ciò che gli capitava. Giobbe non avanzò alcuna richiesta a Dio. Ciò che chiedeva a sé stesso era di attendere, accettare, affrontare e obbedire a tutte le disposizioni che venivano da Dio; egli riteneva che questo fosse il suo dovere, ed era proprio ciò che Dio voleva. Giobbe non aveva mai visto Dio, e non L’aveva mai udito pronunciare alcuna parola, impartire alcun comando, dispensare alcun insegnamento o istruirlo su una cosa qualsiasi. In termini attuali, per lui essere in grado di possedere tale conoscenza e atteggiamento nei confronti di Dio quando Egli non gli aveva fornito nessuna rivelazione, guida o fornitura in rapporto alla verità, era cosa preziosa, e dimostrare tali cose era sufficiente per Dio, la sua testimonianza era elogiata e apprezzata da Lui. Giobbe non aveva mai visto Dio o ascoltato Lui pronunciargli di persona insegnamenti, ma per Dio il suo cuore e lui stesso erano di gran lunga più preziosi di quelle persone che, di fronte a Lui, erano capaci solo di parlare di profonde teorie, di vantarsi, di blaterare dell’offerta di sacrifici, ma non avevano mai avuto una vera conoscenza di Lui, e non Lo avevano mai temuto veramente. Questo perché il cuore di Giobbe era puro e non nascosto a Dio, la sua umanità era onesta e gentile, ed egli amava la giustizia e ciò che era positivo. Solo un uomo di tal fatta, dotato di un simile cuore e di una simile umanità sarebbe stato in grado di seguire la via di Dio, capace di temere Dio e fuggire il male. Tale uomo poteva notare la sovranità di Dio, la Sua autorità e il Suo potere, ed era in grado di realizzare l’obbedienza alla Sua sovranità e alle Sue disposizioni. Solo un uomo di tal fatta avrebbe potuto veramente lodare il nome di Dio. Questo perché egli non considerava se Dio lo avrebbe benedetto o gli avrebbe inviato disastri, poiché sapeva che tutto è controllato dalla Sua mano, e che per l’uomo preoccuparsi è un segno di stupidità, ignoranza e irrazionalità, di dubbio nei confronti della sovranità di Dio su tutte le cose, e di mancato timore di Dio. La conoscenza di Giobbe era esattamente ciò che Dio desiderava. Quindi, egli possedeva una conoscenza teorica di Dio maggiore della vostra? Poiché, in quel tempo, l’opera e le dichiarazioni di Dio erano scarse, non era affatto facile conoscere Dio. Tale risultato di Giobbe non era impresa da poco. Egli non aveva sperimentato l’opera di Dio, non L’aveva udito parlare, né aveva visto il Suo volto. L’essere capace di avere tale atteggiamento verso Dio era interamente il risultato della sua umanità e della sua ricerca personale, umanità e ricerca delle quali non sono dotate le persone di oggi. Per questo, in quel tempo, Dio dichiarò: “Non ce n’è un altro sulla terra che come lui sia integro, retto”. In quel tempo, Dio aveva già formulato una valutazione di Giobbe, ed era giunto a tale conclusione. Quanto più veritiera sarebbe oggi?

Sebbene Dio sia nascosto all’uomo, i Suoi atti in mezzo a tutte le cose sono sufficienti all’uomo per conoscerLo

Giobbe non aveva visto il volto di Dio, né udito parole da Lui pronunciate, e non aveva nemmeno sperimentato personalmente la Sua opera, ma il suo timore di Dio e la sua testimonianza durante le prove sono attestati da tutti e sono amati, oggetto di delizia, e lodati da parte di Dio, le persone li invidiano e li ammirano e, inoltre, cantano le loro lodi. Nella sua vita non c’era niente di grande o di straordinario: proprio come qualsiasi persona normale, egli visse una vita ordinaria, uscendo a lavorare all’alba e tornando a casa a riposare, al tramonto. La differenza è che durante queste diverse decadi insignificanti, egli guadagnò una comprensione della via di Dio, afferrò e comprese il grande potere e sovranità di Dio, come nessun altro aveva fatto. Egli non era più intelligente di qualsiasi persona normale, la sua vita non era particolarmente tenace e, inoltre, egli non aveva alcuna invisibile capacità speciale. Tuttavia, ciò che possedeva era una personalità onesta, gentile, retta, che amava la correttezza e la giustizia, e le cose positive, qualità di cui non è dotata la maggior parte delle persone normali. Faceva differenza tra amore e odio, aveva il senso della giustizia, era fermo e costante, diligente nei suoi pensieri, e quindi durante il suo tempo ordinario sulla terra vide tutte le cose straordinarie che Dio aveva compiuto, e la grandezza, la santità e la giustizia di Dio, vide la Sua preoccupazione, la Sua cordialità e la Sua protezione nei riguardi dell’uomo, e vide l’onorabilità e l’autorità del Dio supremo. Il primo motivo per cui Giobbe fu in grado di comprendere queste cose, al di là della portata di una qualsiasi persona normale, era il fatto che egli possedeva un cuore puro, il suo cuore apparteneva a Dio, ed era guidato dal Creatore. Il secondo motivo era la sua ricerca: la sua ricerca dell’impeccabilità e della perfezione, di una persona che si atteneva alla volontà del Cielo, che era amata da Dio, e fuggiva il male. Giobbe possedeva e ricercava queste cose, anche se non era in grado di vedere Dio o udire le Sue parole; sebbene non avesse mai visto Dio, era arrivato alla conoscenza dei mezzi tramite i quali Egli governa tutte le cose, e a capire la saggezza con la quale lo fa. Sebbene non avesse mai udito le parole pronunciate da Dio, Giobbe sapeva che gli atti di ricompensare l’uomo o di togliergli tutto vengono da Dio. Sebbene gli anni della sua vita non fossero diversi da quelli di qualsiasi persona normale, non consentì all’ordinarietà della sua vita di influire sulla sua conoscenza della sovranità di Dio su tutte le cose, o sulla sua sequela della via del timore di Dio e del rifiuto del male. Ai suoi occhi, le leggi di tutte le cose erano ripiene degli atti di Dio, e in ogni parte della vita di una persona era possibile scorgere la Sua sovranità. Egli non aveva visto Dio, ma era in grado di comprendere che i Suoi atti sono dovunque, e nel corso del suo tempo ordinario sulla terra, era in grado di vedere e comprendere in ogni angolo della sua vita gli straordinari e meravigliosi atti di Dio, e poté vedere le Sue meravigliose disposizioni. La segretezza e il silenzio di Dio non ostacolarono la comprensione che Giobbe sperimentò dei Suoi atti, e non influirono sulla sua conoscenza della sovranità di Dio su tutte le cose. La sua vita fu una presa di coscienza della sovranità e delle disposizioni di Dio che, nella sua vita quotidiana, era nascosto in mezzo a tutte le cose. Nella sua vita quotidiana, egli anche udì e comprese la voce del cuore di Dio e le parole di Lui, che resta silenzioso in mezzo a tutte le cose ma esprime la voce del Suo cuore e le Sue parole, governando le leggi di tutte le cose. Comprendete, quindi, che se le persone hanno la stessa umanità e ricerca di Giobbe, possono guadagnare la sua stessa comprensione e conoscenza, e acquisire la sua stessa comprensione e conoscenza della sovranità di Dio su tutte le cose. Dio non era apparso a Giobbe e non aveva parlato con lui, ma Giobbe riuscì a essere perfetto, giusto e a temere Dio e fuggire il male. In altri termini, senza che Dio sia apparso all’uomo o abbia parlato con lui, i Suoi atti tra tutte le cose e la Sua sovranità su tutte le cose sono sufficienti all’uomo per renderlo cosciente della Sua esistenza, potere e autorità, che sono sufficienti a consentire all’uomo di seguire la vita del timore di Dio e del rifiuto del male. Poiché un uomo ordinario come Giobbe fu in grado di raggiungere il timore di Dio e il rifiuto del male, ogni persona ordinaria che segue Dio dovrebbe essere in grado di fare lo stesso. Sebbene queste parole possano suonare come una deduzione logica, ciò non infrange le leggi delle cose. Tuttavia, i fatti non si sono abbinati con le aspettative: sembra che temere Dio e fuggire il male sia la sfera riservata di Giobbe e di lui solo. Quando si parla di “temere Dio e fuggire il male”, le persone pensano che ciò possa essere compiuto solo da Giobbe, come se la via del timore di Dio e del rifiuto del male portasse l’etichetta del nome di Giobbe e non avesse niente a che fare con gli altri. Il motivo è chiaro: poiché solo Giobbe era dotato di una personalità onesta, gentile e retta, e che amava la correttezza, la giustizia e le cose positive, solo lui era in grado di seguire la via del timore di Dio e del rifiuto del male. Dovete aver tutti compreso le implicazioni di questo fatto: poiché nessuno è dotato di un’umanità onesta, gentile e retta, che ama la correttezza e la giustizia e ciò che è positivo, nessuno può temere Dio e fuggire il male, e quindi nessuno può mai guadagnare la gioia di Dio o restare saldo in mezzo alle prove. Vale a dire che, a eccezione di Giobbe, tutti sono ancora legati e intrappolati da Satana, tutti sono accusati, attaccati e maltrattati da esso, egli tenta di farne un sol boccone, e tutti sono senza libertà, prigionieri resi tali da Satana.

Se il cuore dell’uomo è nemico di Dio, come può egli temerLo e fuggire il male

Poiché le persone di oggi non possiedono la stessa umanità di Giobbe, qual è la sostanza della loro natura e il loro atteggiamento nei confronti di Dio? Lo temono? Fuggono il male? Coloro che né temono Dio né fuggono il male possono essere descritti con quattro parole: i nemici di Dio. Spesso pronunciate queste quattro parole, ma non avete mai compreso il loro vero significato. Le parole “i nemici di Dio” hanno un loro senso: non significano che Dio vede l’uomo come nemico, ma che l’uomo vede Dio come nemico. Prima di tutto, quando le persone iniziano a credere in Dio, chi non ha i suoi scopi, le sue motivazioni e le sue ambizioni? Anche se alcune persone credono nell’esistenza di Dio, e l’hanno percepita, la loro fede in Dio contiene ancora quelle motivazioni, e il loro scopo ultimo nel credere in Dio è quello di ricevere le Sue benedizioni e le cose che essi desiderano. Nelle esperienze della vita, spesso pensano a sé stesse: “Per Dio ho rinunciato alla famiglia e alla carriera, e Lui che cosa mi ha dato? Devo anche aggiungere, e confermare: ho forse ricevuto qualche benedizione di recente? In questo periodo ho dato tanto, ho corso a destra e a manca, e ho sofferto da morire, ma in cambio Dio mi ha fatto qualche promessa? Si è forse ricordato delle mie buone azioni? Che fine farò? Potrò ricevere le benedizioni di Dio? …” Ogni persona costantemente, e di frequente, nel suo intimo fa questi calcoli, e chiede a Dio di sostenere le sue motivazioni, le sue ambizioni e i suoi affari. Vale a dire, nel suo intimo l’uomo tenta costantemente Dio, escogitando continuamente piani a proposito di Dio, e dibattendo costantemente con Lui il caso riguardante il suo scopo, e tentando di estorcere a Dio una dichiarazione, per vedere se Egli può concedergli ciò che desidera oppure no. Nello stesso tempo in cui ricerca Dio, l’uomo non Lo tratta come Tale. Ha sempre tentato di concludere accordi con Lui, facendoGli richieste senza tregua, e anche sollecitandoLo a ogni passo, tentando di prendersi tutto il braccio dopo aver avuto la mano. Mentre sta cercando di concludere accordi con Dio, l’uomo dibatte con Lui, e c’è anche chi, nel momento in cui gli capitano delle prove o si trova in determinate situazioni, spesso diventa debole, passivo e fiacco nel suo lavoro, e pieno di lamentele riguardanti Dio. Dal primo momento in cui ha iniziato a credere in Dio, l’uomo Lo ha considerato un pozzo di San Patrizio, un “jolly”, e si è autoproclamato come il più grande creditore di Dio, come se tentare di ottenere benedizioni e promesse da Dio fosse un suo diritto e obbligo innato, mentre la responsabilità di Dio sarebbe quella di proteggere l’uomo, prenderSi cura di lui e mantenerlo. Ecco l’interpretazione di base del concetto “fede in Dio” da parte di tutti coloro che credono in Lui, e la loro più profonda comprensione di questo concetto. A partire dalla sostanza della natura dell’uomo fino alla sua ricerca soggettiva, non c’è niente che si collega con il timore di Dio. Lo scopo dell’uomo nel credere in Dio presumibilmente non ha niente a che fare con l’adorazione di Dio. Vale a dire, l’uomo non ha mai considerato né compreso che la fede in Dio implica il timore e l’adorazione di Dio. Alla luce di tali condizioni, l’essenza dell’uomo è ovvia. E di quale essenza si tratta? Il cuore dell’uomo è maligno, un ricetto di perfidia e disonestà, non ama la correttezza e la giustizia, o ciò che è positivo, ed è spregevole e avido. Il cuore dell’uomo non potrebbe essere più chiuso nei confronti di Dio; l’uomo non l’ha mai dato affatto a Dio. Egli non ha mai visto il vero cuore dell’uomo, e non è mai stato adorato da lui. Indipendentemente da quanto sia grande il prezzo pagato da Dio, da quanto lavoro Egli compia, o da quanto fornisca all’uomo, egli rimane cieco a tutto questo, e totalmente indifferente. L’uomo non ha mai donato il suo cuore a Dio, vuole provvedere da solo al suo cuore e prendere le sue decisioni, e ciò sottintende che non desidera seguire la via del timore di Dio e del rifiuto del male, né obbedire alla sovranità e alle disposizioni di Dio, e non desidera adorare Dio in quanto Tale. Ecco lo stato attuale dell’uomo. E ora prendiamo ancora in considerazione Giobbe. Prima di tutto, egli fece un patto con Dio? Aveva dei secondi fini per restare saldo nella via del timore di Dio e del rifiuto del male? In quel tempo, Dio aveva parlato con qualcuno della fine a venire? In quel tempo, Dio non aveva fatto promesse a nessuno riguardo alla fine, e in quel contesto Giobbe fu in grado di temere Dio e fuggire il male. Le persone di oggi reggono il confronto con Giobbe? C’è troppa disparità, sono mondi diversi. Sebbene Giobbe non avesse molta conoscenza di Dio, Gli aveva dato il suo cuore ed esso Gli apparteneva. Non concluse mai un accordo con Dio, non ebbe desideri o richieste bizzarri nei confronti di Dio; al contrario, credeva che “Jahvè ha dato, Jahvè ha tolto”. Ecco ciò che aveva percepito e ottenuto dalla sua fermezza nella via del timore di Dio e del rifiuto del male per molti anni della sua vita. Allo stesso modo, egli guadagnò il risultato seguente: “Abbiamo accettato il bene dalla mano di Dio, e rifiuteremmo d’accettare il male?”. Queste due frasi erano ciò che aveva visto ed era arrivato a conoscere come risultato del suo atteggiamento di obbedienza nei confronti di Dio durante le esperienze della sua vita, e furono anche le sue armi più potenti grazie alle quali trionfò sulle tentazioni di Satana, e il fondamento della sua fermezza nella testimonianza a Dio. A questo punto, vi immaginate Giobbe come una persona amabile? Sperate di essere persone del genere? Temete di dover sopportare le tentazioni di Satana? Decidete di pregare perché Dio vi sottoponga alle stesse prove di Giobbe? Senza dubbio, la maggior parte delle persone non oserebbe pregare per cose del genere. Quindi, è evidente che la vostra fede è penosamente piccola; in confronto a quella di Giobbe, la vostra fede è semplicemente indegna di menzione. Siete i nemici di Dio, non Lo temete, siete incapaci di restare fermi nella vostra testimonianza a Dio, e di trionfare sugli attacchi, le accuse e le tentazioni di Satana. Che cosa vi rende idonei a ricevere le promesse di Dio? Dopo aver ascoltato la storia di Giobbe e compreso l’intenzione di Dio nel salvare l’uomo e il significato della salvezza dell’uomo, ora avete la fede necessaria per accettare le stesse prove di Giobbe? Non dovreste prendere una piccola decisione per consentire a voi stessi di seguire la via del timore di Dio e del rifiuto del male?

Non nutrire dubbi sulle prove di Dio

Alla fine delle prove di Giobbe, dopo aver ricevuto la sua testimonianza, Dio decise che avrebbe guadagnato un gruppo, o più di uno, di persone simili a lui, ma decise anche di non permettere mai più a Satana di attaccare o maltrattare nessun’altra persona utilizzando gli stessi mezzi con i quali egli aveva tentato, attaccato e maltrattato Giobbe, per scommessa con Lui; Dio non permise più a Satana di compiere tali atti contro l’uomo, che è debole, stolto e ignorante! Satana aveva già tentato Giobbe, ed era più che sufficiente! La misericordia di Dio non consente più a Satana di maltrattare nessuno in qualunque modo desideri. A Dio era stato sufficiente che Giobbe avesse sofferto la tentazione e il maltrattamento di Satana. Egli non gli permise mai più di compiere tali atti, perché la vita e tutto ciò che riguarda le persone che seguono Dio sono da Lui governati e orchestrati, e Satana non ha l’autorizzazione di manipolare a suo piacimento i prescelti di Dio, questo dev’essere ben chiaro! Dio Si preoccupa della debolezza dell’uomo, e comprende la sua stoltezza e la sua ignoranza. Sebbene, affinché l’uomo potesse essere completamente salvato, Egli lo abbia consegnato nelle mani di Satana, Dio non desidera mai vedere Satana trastullarsi con l’uomo come un giocattolo e maltrattarlo, e non vuole vederlo sempre soffrire. L’uomo fu creato da Dio, e quindi è perfettamente giustificato che Egli governi e disponga tutto ciò che lo riguarda; si tratta della Sua responsabilità, e dell’autorità tramite la quale Egli governa ogni cosa! Dio non permette a Satana di maltrattare e tormentare l’uomo a suo piacimento, non gli consente di impiegare vari mezzi per sviarlo e, inoltre, non gli consente di intromettersi nella Sua sovranità sull’uomo, né di calpestare e distruggere le leggi tramite le quali Egli governa ogni cosa, per non parlare della Sua grande opera di gestione e di salvezza dell’umanità! Coloro che Dio desidera salvare e che sono capaci di renderGli testimonianza, sono il nocciolo e la cristallizzazione dell’opera del Suo piano di gestione, della durata di seimila anni, e anche il prezzo degli sforzi dei Suoi seimila anni di opera. Come potrebbe Dio, con indifferenza, abbandonare queste persone nelle mani di Satana?

A volte, le persone si preoccupano delle prove di Dio e le temono, e tuttavia vivono sempre nei tranelli di Satana, e in un territorio pericoloso nel quale vengono attaccate e maltrattate da esso, ma non ne hanno paura, e proseguono imperterriti. Cosa succede? La fede che l’uomo nutre nei confronti di Dio si limita solo alle cose che egli può vedere. Egli non ha la minima comprensione dell’amore di Dio e del Suo interesse per l’uomo o della Sua tenerezza e riguardo per lui, ma quando si parla di una piccola apprensione e di un minimo timore delle prove, del giudizio e del castigo, della maestà e dell’ira di Dio, l’uomo non ha la più pallida idea delle Sue buone intenzioni. Non appena si parla di prove, si pensa che Dio abbia moventi nascosti, e alcuni ritengono addirittura che covi propositi malvagi, ignari di ciò che Egli farà loro realmente; quindi, mentre sbandierano ai quattro venti obbedienza alla sovranità e alle disposizioni di Dio, fanno tutto ciò che è in loro potere per resistere e opporsi alla Sua sovranità sull’uomo e alle Sue disposizioni per lui, perché ritengono che se non stanno attenti saranno ingannati da Lui, se non controllano il loro destino, tutto ciò che hanno sarà loro rubato da Dio, e potrebbero addirittura morire. L’uomo si trova nell’accampamento di Satana, ma non si preoccupa di essere maltrattato da esso, e viene tormentato da Satana, ma non teme di finirne prigioniero. Continua a ripetere di accettare la salvezza di Dio, ma non ha mai avuto fiducia in Lui o creduto che Egli lo salverà veramente dagli artigli di Satana. Se, come Giobbe, l’uomo è capace di sottomettersi alla direzione e alle disposizioni di Dio e può mettere tutto il suo essere nelle Sue mani, non avrà forse lo stesso destino di Giobbe: il ricevimento delle benedizioni di Dio? Se l’uomo è capace di accettare il governo di Dio e di sottomervisi, che cos’ha da perdere? Quindi, vi suggerisco di fare attenzione alle vostre azioni, e di essere guardinghi nei confronti di tutto ciò che vi succederà. Non essere avventato o impulsivo, e non trattare Dio, le persone, le questioni e gli oggetti che ha disposto per te a seconda del tuo sangue caldo, della tua spontaneità o in base alle tue immaginazioni o concezioni; dovete essere prudenti nelle vostre azioni, pregare e ricercare di più, per evitare di suscitare l’ira di Dio. Ricordatelo!

Ora, prenderemo in esame lo stato di Giobbe dopo le sue prove.

5. Giobbe dopo le sue prove

(Giobbe 42:7-9) Dopo che ebbe rivolto questi discorsi a Giobbe, Jahvè disse a Elifaz di Teman: “L’ira mia è accesa contro te e contro i tuoi due amici, perché non avete parlato di me secondo la verità, come ha fatto il mio servo Giobbe. Ora dunque prendetevi sette tori e sette montoni, venite a trovare il mio servo Giobbe e offriteli in olocausto per voi stessi. Il mio servo Giobbe pregherà per voi; ed io avrò riguardo a lui per non punir la vostra follia; poiché non avete parlato di me secondo la verità, come ha fatto il mio servo Giobbe”. Elifaz di Teman e Bildad di Suach e Tsofar di Naama se ne andarono e fecero come Jahvè aveva loro ordinato; e Jahvè ebbe riguardo a Giobbe.

(Giobbe 42:10) E quando Giobbe ebbe pregato per i suoi amici, Jahvè lo ristabilì nella condizione di prima e gli rese il doppio di tutto quello che già gli era appartenuto.

(Giobbe 42:12) E Jahvè benedì gli ultimi anni di Giobbe più de’ primi; ed ei s’ebbe quattordicimila pecore, seimila cammelli, mille paia di bovi e mille asine.

(Giobbe 42:17) Poi Giobbe morì vecchio e sazio di giorni.

Coloro che temono Dio e fuggono il male sono guardati da Dio con sollecitudine, mentre gli stolti sono considerati da Lui come gente di poco conto

In Giobbe 42:7-9, Dio afferma che Giobbe è il Suo servo. L’uso del termine “servo” in riferimento a Giobbe dimostra quanto fosse importante Giobbe nel cuore di Dio; sebbene Egli non apostrofò Giobbe con un epiteto più pregiato, tale appellativo non influì sull’importanza che lui aveva nel Suo cuore. In questo testo, “servo” è il soprannome che Dio attribuisce a Giobbe. I ripetuti riferimenti di Dio al “mio servo Giobbe” dimostrano quanto egli Gli piacesse e, sebbene Dio non parlò del significato soggiacente al termine “servo”, dalle Sue parole in questo passo della Scrittura si evince la Sua definizione di tale appellativo. Prima di tutto, Dio disse a Elifaz di Teman: “L’ira mia è accesa contro te e contro i tuoi due amici, perché non avete parlato di me secondo la verità, come ha fatto il mio servo Giobbe”. Con queste parole, per la prima volta, Dio dichiarò apertamente di aver accettato tutto ciò che era stato detto e fatto da Giobbe nel periodo successivo alle prove cui lo aveva sottoposto, e quindi questa è la prima volta che Egli confermò apertamente l’esattezza e la correttezza di tutto ciò che Giobbe aveva fatto e detto. Dio era adirato con Elifaz e gli altri a causa del loro discorso scorretto e assurdo, perché, come Giobbe, non avevano saputo vedere la Sua manifestazione o udire le parole che Egli pronunciava per loro. Tuttavia Giobbe possedeva una conoscenza molto accurata di Dio, mentre loro erano capaci solo di fare supposizioni alla cieca su di Lui, trasgredendo la Sua volontà e mettendo alla prova la Sua pazienza in tutte le loro azioni. Di conseguenza, mentre accettava tutto ciò che era stato detto e fatto da Giobbe, Dio Si adirò verso gli altri, perché in loro non riusciva a scorgere la benché minima parvenza di timore nei Suoi confronti, e in ciò che dicevano non poteva udire niente che somigliasse al timore verso di Lui. Quindi, Egli proseguì facendo loro le richieste seguenti: “Ora dunque prendetevi sette tori e sette montoni, venite a trovare il mio servo Giobbe e offriteli in olocausto per voi stessi. Il mio servo Giobbe pregherà per voi; ed io avrò riguardo a lui per non punir la vostra follia”. In questo passo, Dio chiede ad Elifaz e agli altri di fare qualcosa per redimere i loro peccati, perché la loro stoltezza era un peccato contro Jahvè Dio, e quindi dovevano presentare olocausti per rimediare ai loro errori. Gli olocausti venivano spesso offerti a Dio, ma ciò che è insolito, in questo caso, è che essi vennero offerti a Giobbe. Giobbe fu accettato da Dio perché Gli rese testimonianza durante le sue prove. Nel frattempo, durante il periodo delle sue prove, fu rivelata la vera natura dei suoi amici; a causa della loro stoltezza, furono condannati da Dio, accesero la Sua ira, e avrebbero dovuto essere puniti da Lui, tramite la presentazione di olocausti a Giobbe, dopo di che, Giobbe pregò per loro per dissipare la punizione e l’ira di Dio nei loro confronti. L’intenzione di Dio era quella di svergognarli, perché non temevano Dio, non fuggivano il male e avevano condannato l’integrità di Giobbe. Da un certo punto di vista, Dio stava dicendo loro che non accettava le loro azioni ma accettava in massimo grado Giobbe e Si compiaceva di lui; da un altro punto di vista, Egli stava dicendo loro che l’essere accettati da Lui eleva l’uomo al Suo cospetto, che l’uomo è aborrito da Dio a causa della sua stoltezza, a causa di essa egli Lo offende, ed è vile e detestabile ai Suoi occhi. Queste sono le definizioni che Dio dà di due tipi di persone, gli atteggiamenti verso di essi, e la spiegazione che Egli dà del loro valore e del loro rango. Anche se Dio definì Giobbe Suo servo, ai Suoi occhi questo servo era amato, e gli venne concessa l’autorità di pregare per altri e di perdonare i loro errori. Tale servo era in grado di parlare direttamente con Dio e di presentarsi direttamente al Suo cospetto, la sua reputazione era superiore e più onorevole rispetto a quella degli altri. Questo è il vero significato del termine “servo”, pronunciato da Dio. A Giobbe fu conferito questo onore speciale perché temeva Dio e fuggiva il male, e altri non vennero definiti servi di Dio perché non Lo temevano e non fuggivano il male. I due atteggiamenti nettamente diversi di Dio sono i Suoi atteggiamenti nei confronti di due tipi di persone: coloro che temono Dio e fuggono il male sono accettati da Lui, e preziosi ai Suoi occhi, mentre gli stolti non temono Dio, sono incapaci di fuggire il male, e di ricevere l’approvazione di Dio; spesso sono aborriti e condannati da Dio, e ai Suoi occhi valgono ben poco.

Dio riveste Giobbe di autorità

Giobbe pregò per i suoi amici e, in seguito, grazie alle sue preghiere, Dio non li trattò come sarebbe convenuto alla loro stoltezza. Non li punì e non applicò loro nessuna pena. Perché? Perché le preghiere presentate dal Suo servo, Giobbe, in loro favore erano giunte alle Sue orecchie; Dio li perdonò perché aveva accettato le preghiere di Giobbe. Che lezione ne possiamo trarre? Quando Dio benedice qualcuno, gli concede molte ricompense, e non solo di tipo materiale: lo riveste di autorità, e lo autorizza a pregare per altri. Inoltre, dimentica le loro trasgressioni e ci passa sopra perché ascolta queste preghiere. Ecco l’autorità di cui Dio rivestì Giobbe. Tramite le preghiere di Giobbe per impedire la loro condanna, Jahvè Dio svergognò gli stolti, e questa fu, naturalmente, la Sua punizione speciale per Elifaz e gli altri.

Giobbe viene benedetto ancora una volta da Dio, e non viene mai più accusato da Satana

Tra le dichiarazioni di Jahvè Dio, troviamo le parole seguenti: “non avete parlato di me secondo la verità, come ha fatto il mio servo Giobbe”. Cosa aveva detto Giobbe? Quello di cui abbiamo parlato in precedenza, e anche tante altre parole riportate nelle svariate pagine del libro che porta il suo nome. In tutte queste molteplici pagine di parole, Giobbe non presentò mai lamentele o dubbi a proposito di Dio. Egli attese solo l’esito finale. Grazie a questa attesa, prova di un atteggiamento di obbedienza, e grazie alle parole che egli disse a Dio, Giobbe fu accettato da Lui. Quando sopportò le prove e soffrì i patimenti, Dio era al suo fianco, e anche se i suoi patimenti non venivano alleviati dalla Sua presenza, Egli vide ciò che desiderava vedere, e ascoltò ciò che desiderava ascoltare. Ogni azione e parola di Giobbe raggiunse gli occhi e le orecchie di Dio; Egli ascoltò, e vide, ecco tutto. La conoscenza che Giobbe aveva di Dio, e i pensieri che in quel periodo nutriva su di Lui, in realtà non erano così specifici come quelli delle persone di oggi ma, in quel contesto, Dio riconobbe tutto ciò che egli aveva detto, perché il suo comportamento, i suoi pensieri intimi, e ciò che aveva espresso e rivelato, erano sufficienti per le Sue esigenze. Nel periodo in cui Giobbe fu sottoposto alle prove, ciò che egli pensava intimamente e ciò che decise di fare mostrarono a Dio un esito finale soddisfacente per Lui, e dopo che Dio ebbe messo fine alle prove di Giobbe, egli emerse dalle sue sofferenze. Le sue prove erano terminate e non sarebbero mai più tornate su di lui. Poiché Giobbe era già stato assoggettato alle prove, non aveva vacillato, e aveva trionfato completamente sopra Satana, Dio gli concesse le benedizioni che aveva giustamente meritato. Come viene detto in Giobbe 42:10, 12, egli venne benedetto ancora, e più della prima volta. In quel momento Satana se n’era già andato, e non disse e non fece niente, e da quel momento in poi Giobbe non fu mai più intralciato o attaccato da Satana, ed egli non lanciò più accuse contro le benedizioni che Dio aveva concesso a Giobbe.

Giobbe trascorre la seconda metà della sua vita circondato dalle benedizioni di Dio

Sebbene le benedizioni di quel tempo fossero solo limitate a pecore, bovini, cammelli, beni materiali e così via, le benedizioni interiori che Dio desiderava concedere a Giobbe erano molto più grandi. In quel tempo, venne specificato che tipo di promesse eterne Dio desiderava concedere a Giobbe? Nelle Sue benedizioni per Giobbe, Dio non menzionò e non affrontò questo tema e, a prescindere da quale importanza o posizione Giobbe occupasse nel cuore di Dio, in complesso Egli fece una distinzione nelle Sue benedizioni. Dio non rivelò la fine di Giobbe. Che significa? In quei tempi, quando il piano di Dio non aveva ancora raggiunto il momento della proclamazione della fine dell’uomo e non era ancora entrato nella fase finale della Sua opera, Dio non fece cenno alla fine, concedendo all’uomo solo benedizioni materiali. Ciò significa che Giobbe trascorse la seconda parte della sua vita circondato dalle benedizioni di Dio, il che lo rese diverso dagli altri, ma come gli altri egli invecchiò, e come ogni altra persona normale venne il giorno in cui dovette salutare questo mondo. Viene detto che “Poi Giobbe morì vecchio e sazio di giorni” (Giobbe 42:17). In questo testo, cosa significa “morì… sazio di giorni”? Nell’età precedente alla proclamazione della fine delle persone, Dio aveva fissato per Giobbe un determinato periodo di vita, e quando l’età stabilita fu raggiunta, Egli permise a Giobbe di lasciare questo mondo in modo naturale. Dalla seconda benedizione di Giobbe fino alla sua morte, Dio non aggiunse altri patimenti. Per Lui, la morte di Giobbe fu naturale, e anche necessaria. Qualcosa di assolutamente normale, senza giudizio né condanna. In vita, Giobbe aveva adorato e temuto Dio; su cosa gli sarebbe successo dopo la morte, Dio non disse nulla, e non fece alcun commento al riguardo. Egli è saggio in ciò che dice e fa, e il contenuto e i principi della Sue parole e azioni vanno di pari passo con le fasi della Sua opera e con l’età in cui sta operando. Nel cuore di Dio, che tipo di fine tocca a persone come Giobbe? Dio aveva raggiunto intimamente una decisione a proposito? Certo! Solo che all’uomo non era stato rivelato; Dio non voleva dirlo all’uomo, e non aveva nessuna intenzione di rivelarglielo. Quindi, parlando superficialmente, Giobbe morì sazio di giorni e così si concluse la sua vita.

Il prezzo concretizzato da Giobbe nel corso della sua vita

La vita di Giobbe fu una vita di valore? In che cosa consistette questo valore? Perché viene detto che visse una vita di valore? Per l’uomo, cosa fu questo valore? Dal punto di vista umano, egli rappresentava l’umanità che Dio desidera salvare, rendendo un’illustre testimonianza a Dio di fronte a Satana e agli abitanti del mondo. Egli adempì il dovere che dovrebbe essere adempiuto da ogni creatura di Dio, stabilì un esempio, e agì come modello di tutti coloro che Dio desidera salvare, consentendo alle persone di constatare che è completamente possibile trionfare su Satana, affidandosi a Dio. Quale fu il suo valore per Dio? Per Lui, il valore della vita di Giobbe stava nella sua capacità di temerLo, di adorarLo, di rendere testimonianza dei Suoi atti, e di lodare le Sue azioni, portandoGli conforto e qualcosa di cui gioire; per Dio, il valore della vita di Giobbe stava anche nel modo in cui, prima della morte, egli aveva affrontato le prove e trionfato su Satana, e reso un’illustre testimonianza a Dio di fronte a Satana e agli abitanti del mondo, glorificando Dio in mezzo all’umanità, confortando il Suo cuore, e consentendo al Suo cuore bramoso di scorgere un esito e di trovare la speranza. La sua testimonianza creò un esempio di capacità di rimanere saldi nella testimonianza personale per Dio, e di essere capaci di svergognare Satana a nome di Dio, nell’opera di gestione dell’umanità da parte Sua. Non è forse questo il valore della vita di Giobbe? Egli portò conforto al cuore di Dio, diede a Dio un assaggio della delizia della glorificazione, e fornì un meraviglioso inizio al Suo piano di gestione. Da questo momento in poi, il nome di Giobbe divenne il simbolo della glorificazione di Dio, e il segno del trionfo dell’umanità nei confronti di Satana. Ciò che Giobbe realizzò durante la sua vita e il suo notevole trionfo su Satana saranno sempre serbati in cuore da Dio e la sua perfezione, la sua rettitudine, e il suo timore di Dio saranno venerati ed emulati nelle generazioni a venire. Egli sarà sempre serbato in cuore da Dio come una perla impeccabile, luminosa, ed è degno di essere fatto tesoro anche da parte dell’uomo!

Ora, diamo uno sguardo all’opera di Dio durante l’Età della Legge.

D. Norme dell’Età della Legge

1. I Dieci Comandamenti

2. Disposizioni per l’edificazione degli altari

3. Norme per il trattamento dei servi

4. Norme per il furto e la compensazione

5. Osservanza dell’anno sabatico e delle tre feste (di pellegrinaggio)

6. Norme per il giorno del sabato

7. Norme per offerte e sacrifici

a. Olocausti

b. Offerte di grano

c. Sacrifici di azioni di grazie

d. Sacrifici per il peccato

e. Sacrifici di riparazione

f. Norme per offerte e sacrifici presentati dai sacerdoti (sono tenuti ad osservarle Aaronne e i suoi discendenti)

1) Olocausti presentati dai sacerdoti

2) Offerte di grano presentate dai sacerdoti

3) Sacrifici per il peccato presentati dai sacerdoti

4) Sacrifici di riparazione presentati dai sacerdoti

5) Sacrifici di azioni di grazie presentati dai sacerdoti

8. Norme per la consumazione delle offerte da parte dei sacerdoti

9. Animali puri e impuri (consentiti o vietati per l’alimentazione)

10. Norme per la purificazione delle donne dopo il parto

11. Direttive per l’esame della lebbra

12. Norme per coloro che sono stati guariti dalla lebbra

13. Norme per la purificazione delle case infette

14. Norme per coloro che soffrono di gonorrea

15. Giorno delle Espiazioni, da festeggiare una volta l’anno

16. Norme per la macellazione di bovini e pecore

17. Proibizione delle pratiche odiose dei Gentili (astenersi da incesto, ecc.)

18. Norme che il popolo deve seguire (“Mi sarete santi, perché io, Jahvè, son santo”.)

19. Esecuzione di coloro che sacrificano i propri figli a Moloc

20. Norme per la punizione del crimine di adulterio

21. Norme che devono essere osservate dai sacerdoti (norme per il comportamento quotidiano, norme per la consumazione dei sacrifici santi, norme per la presentazione dei sacrifici, ecc.)

22. Feste da osservare (sabato, Pasqua, Pentecoste, Giorno delle Espiazioni, ecc.)

23. Altre norme (accensione delle lampade, anno del Giubileo, riscatto della terra, voti, offerta delle decime, ecc.)

Le norme dell’Età della Legge sono la prova autentica che Dio dirige tutta l’umanità

Ora, avete letto le norme e i principi dell’Età della Legge, vero? Le norme abbracciano i soggetti più disparati? Prima di tutto, troviamo i Dieci Comandamenti, seguiti dalle disposizioni per l’edificazione degli altari, ecc. In seguito, troviamo le norme per l’osservanza del sabato e delle tre feste (di pellegrinaggio), dopo di che vengono le norme relative ai sacrifici. Avete visto quanti tipi di offerte e sacrifici ci sono? Olocausti, offerte di grano, sacrifici di azioni di grazie, sacrifici per il peccato, ecc., seguiti dalle norme per le offerte e i sacrifici presentati dai sacerdoti, inclusi gli olocausti, le offerte di grano ed altri tipi di sacrifici presentati dai sacerdoti. Le ottave norme riguardano la consumazione di offerte e sacrifici da parte dei sacerdoti, e quindi sono presentate norme relative alla vita quotidiana vengono riportate disposizioni riguardanti molti aspetti della vita delle persone, come ciò che si poteva o non si poteva mangiare, la purificazione delle donne dopo il parto e di coloro che erano stati guariti dalla lebbra. Nell’ambito di queste disposizioni, Dio Si spinge fino a parlare della malattia. Troviamo anche norme per la macellazione di pecore e bovini, e così via. Pecore e bovini furono creati da Dio e dovevano essere macellati comunque Dio richiedesse; senza dubbio, le parole di Dio avevano una ragione, è indubbiamente giusto agire come decretato da Lui, e sicuramente va a beneficio del popolo! C’erano anche feste e norme da osservare, come il sabato, la Pasqua e altre. Dio parlò di tutte. Diamo uno sguardo alle ultime norme: accensione delle lampade, anno del Giubileo, riscatto della terra, voti, offerta delle decime, e così via. Tutte queste norme abbracciano i soggetti più disparati? La prima cosa di cui parlare è la questione di offerte e sacrifici, poi vengono le norme per il furto e la compensazione e l’osservanza del giorno del sabato…; vi sono implicati tutti gli aspetti della vita individuale. In altri termini, quando Dio diede inizio all’opera ufficiale del Suo piano di gestione, mise per iscritto molte norme che dovevano essere seguite dall’uomo. Esse servivano a consentire all’uomo di condurre una vita normale su questa terra, una vita umana normale inseparabile da Dio e dalla Sua guida. Prima di tutto, Dio ordinò all’uomo di costruire degli altari, e specificò come costruirli. In seguito, gli disse come eseguire sacrifici, e stabilì in che modo l’uomo doveva vivere, a cosa doveva fare attenzione nella vita, a cosa si doveva attenere, cosa avrebbe dovuto e non avrebbe dovuto fare. Le norme disposte da Dio per l’uomo comprendevano ogni aspetto e, con queste usanze, norme e principi, Egli standardizzò il comportamento delle persone, guidò le loro vite e la loro iniziazione alle Sue leggi, li guidò a presentarsi di fronte al Suo altare, a vivere tra tutte le cose che Egli aveva creato per l’uomo, caratterizzate da ordine, regolarità e moderazione. Dapprima Dio utilizzò queste semplici norme e questi semplici principi per porre dei limiti all’uomo, in modo che potesse condurre sulla terra una vita normale di adorazione a Dio, una vita umana normale; questo è il contenuto specifico della fase iniziale del Suo piano di gestione di seimila anni. Le norme e le regole abbracciano un’area molto ampia, e costituiscono l’aspetto specifico della guida dell’umanità da parte di Dio durante l’Età della Legge. Dovevano essere accettate e onorate dalle persone che vivevano prima dell’Età della Legge, sono il resoconto dell’opera compiuta da Dio durante l’Età della Legge, e costituiscono l’autentica prova della direzione e della guida di Dio nei confronti dell’umanità.

L’umanità non si potrà mai distaccare dagli insegnamenti e dalle forniture di Dio

In queste norme notiamo che l’atteggiamento di Dio nei confronti della Sua opera, della Sua gestione, e nei confronti dell’umanità è serio, coscienzioso, rigoroso e responsabile. Egli compie l’opera dovuta nell’ambito dell’umanità in base alle Sue fasi, senza la minima discrepanza, pronunciando all’umanità le parole dovute senza il minimo errore od omissione, consentendo all’uomo di constatare che egli è inseparabile dalla direzione di Dio, e mostrandogli quanto sia importante per l’umanità tutto ciò che Egli fa e dice. In breve, a prescindere da quello che sarebbe stato l’uomo nell’età successiva, all’inizio, durante l’Età della Legge, Dio compì questi semplici atti. Per Lui, in quell’Età, le idee che gli uomini avevano di Lui, del mondo e dell’umanità erano astratte e poco chiare, e anche se essi possedevano alcune idee e intenzioni coscienti, erano tutte oscure e sbagliate, e quindi l’umanità era inseparabile dagli insegnamenti e dalle forniture di Dio per essa. I primi uomini non sapevano niente, per cui Dio dovette iniziare il Suo insegnamento dai principi più superficiali e basilari di sopravvivenza, dalle norme necessarie per vivere, instillando, goccia a goccia, queste cose nel cuore dell’uomo e, tramite norme e regole espresse a parole, concedergli una graduale comprensione di Lui, un graduale apprezzamento e una graduale comprensione della Sua direzione, e un’idea di base della relazione tra uomo e Dio. Solo dopo aver raggiunto questo obiettivo, Dio poté, poco a poco, compiere l’opera che aveva programmato per il seguito, e quindi queste norme e l’opera compiuta da Dio durante l’Età della Legge sono il fondamento della Sua opera di salvezza dell’umanità, e la prima fase dell’opera del Suo piano di gestione. Sebbene, prima dell’opera dell’Età della Legge, Dio avesse parlato a Adamo, a Eva, e ai loro discendenti, i Suoi comandi e i Suoi insegnamenti non erano stati così sistematici o specifici da essere promulgati all’uomo uno per uno, non erano stati messi per iscritto, e non erano diventati norme. Questo perché, in quel tempo, il piano di Dio non era ancora arrivato a quel punto; solo quando Dio ebbe condotto l’uomo a questa fase, poté iniziare a presentare le norme dell’Età della Legge, e iniziare a fare in modo che l’uomo le seguisse. Fu un processo necessario, e l’esito fu inevitabile. Queste semplici abitudini e norme mostrano all’uomo le fasi dell’opera di gestione di Dio e la Sua sapienza, rivelata nel Suo piano di gestione. Dio sapeva quale materiale e quali mezzi usare per iniziare, quali mezzi usare per continuare, e quali per terminare, al fine di guadagnare un gruppo di persone che Gli rendesse testimonianza, un gruppo di persone che condividesse i Suoi pensieri. Egli conosce ciò che giace nell’intimità dell’uomo, e sa che cosa gli manca, sa che cosa deve fornire, e come deve condurre l’uomo, e per questo sa anche ciò che l’uomo deve e non deve fare. L’uomo è come un burattino: anche se non aveva nessuna comprensione della volontà di Dio, non poteva fare altro che essere condotto dalla Sua opera di gestione, passo dopo passo, fino a oggi. Nel Suo cuore, Dio non nutriva alcuna incertezza su ciò che stava per fare; nel Suo cuore era presente un piano molto chiaro e vivido, ed Egli attuò l’opera che voleva compiere in base alle varie fasi e al Suo piano, progredendo dal superficiale al profondo. Anche se non aveva ancora indicato l’opera che avrebbe compiuto in seguito, la Sua opera successiva continuò a essere compiuta e a progredire in stretto accordo con il Suo piano, manifestazione di ciò che Dio ha ed è, e anche dell’autorità di Dio. A prescindere da quale fase del Suo piano di gestione Egli stia realizzando, la Sua indole e la Sua sostanza Lo rappresentano, e questo è sicuramente vero. A prescindere dall’età, o dalla fase dell’opera, da quale tipo di persone Dio ami, oppure detesti, la Sua indole e tutto ciò che Egli ha ed è non cambieranno mai. Anche se alle persone di oggi le norme e i principi che Dio stabilì durante l’opera dell’Età della Legge sembrano molto semplici e superficiali, e anche se sono facili da capire e da mettere in pratica, in essi è sempre presente la sapienza di Dio, e anche la Sua indole e ciò che Egli ha ed è. Perché, nell’ambito di queste norme apparentemente semplici sono espresse la responsabilità di Dio, la Sua preoccupazione per l’umanità, e la mirabile sostanza dei Suoi pensieri, che consentono all’uomo di comprendere veramente il fatto che Egli regna sopra ogni cosa e che tutte le cose sono controllate dalla Sua mano. Indipendentemente dal livello di conoscenza che l’umanità può raggiungere, o da quante teorie o misteri essa riesca a comprendere, per Dio nessuna di queste cose è in grado di sostituire la Sua fornitura e la Sua direzione per l’umanità; l’umanità sarà sempre inseparabile dalla guida di Dio e dalla Sua opera personale. Questa è la relazione inscindibile tra Dio e l’uomo. A prescindere dal fatto che Dio ti indichi un comandamento, o una norma, o ti fornisca delle verità per farti conoscere il Suo volere, indipendentemente da ciò che fa, l’obiettivo di Dio è guidare l’uomo verso un futuro meraviglioso. Le parole pronunciate da Dio e l’opera che Egli compie sono entrambe la rivelazione di un aspetto della Sua sostanza, della Sua indole e della Sua sapienza, sono un passo indispensabile del Suo piano di gestione. Questo non deve essere ignorato! La volontà di Dio è presente in tutto ciò che fa; Egli non teme osservazioni fuori luogo, né le concezioni o le idee che l’uomo ha su di Lui. Egli compie semplicemente la Sua opera, e continua la Sua gestione, in accordo con il Suo piano di gestione, senza costrizioni da parte di alcuna persona, cosa o oggetto.

OK, per oggi è tutto. Arrivederci alla prossima volta!

Note a piè di pagina:

a. Il testo originale omette “il titolo di”.

b. Il testo originale omette “la perdita di”.

c. Il testo originale omette “che era stato trafugato”.

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