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L’opera di Dio, l’indole di Dio, e Dio Stesso III

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L’opera di Dio, l’indole di Dio, e Dio Stesso III

Queste varie condivisioni hanno avuto un notevole effetto su ogni singola persona. D’ora in poi gli uomini potranno finalmente sentire realmente la vera esistenza di Dio e la Sua effettiva vicinanza. Pur credendo in Lui da molti anni, non hanno mai compreso davvero i Suoi pensieri e le Sue idee come fanno adesso, né hanno sperimentato veramente le Sue azioni pratiche come in questo momento. A prescindere che si tratti di conoscenza o di pratica effettiva, quasi tutti hanno imparato qualcosa di nuovo e raggiunto una comprensione superiore, e si sono resi conto dell’errore nelle proprie ricerche passate, della superficialità della propria esperienza, del fatto che troppe cose non sono in armonia con la volontà di Dio e che ciò che più manca all’uomo è la conoscenza della Sua indole. Da parte delle persone, questa conoscenza è di tipo emotivo; per raggiungere il livello di conoscenza razionale sono necessari un approfondimento e un rafforzamento graduali attraverso le esperienze. Prima che gli uomini comprendano davvero Dio, soggettivamente si potrebbe dire che in cuor loro credano nella Sua esistenza, ma non hanno una reale comprensione di questioni specifiche, quali che tipo di Dio Egli sia in realtà, quale sia la Sua volontà, quale sia la Sua indole, e quale sia il Suo vero atteggiamento nei confronti dell’umanità. Ciò compromette notevolmente la fede delle persone in Lui: essa semplicemente non riesce a raggiungere la purezza o la perfezione. Anche se sei faccia a faccia con la parola di Dio, o se ritieni di averLo incontrato attraverso le tue esperienze, non si può ancora dire che tu Lo capisca completamente. Poiché non conosci i Suoi pensieri, né ciò che Egli ama e odia, ciò che Lo fa adirare e ciò che Gli dà gioia, non hai una vera comprensione di Lui. La tua fede è costruita su un fondamento di vaghezza e di immaginazione, basata sui tuoi desideri soggettivi. È ancora lungi dall’essere una fede autentica, e tu sei ancora lontano dall’essere un vero seguace. Le spiegazioni degli esempi tratti da queste storie bibliche hanno permesso agli uomini di conoscere il cuore di Dio, di capire a cosa Egli stesse pensando in ogni fase della Sua opera e per quale motivo l’abbia svolta, quali fossero la Sua intenzione e il suo piano originali quando l’ha compiuta, come sia arrivato alle Sue idee, e come si sia preparato per il Suo piano e l’abbia sviluppato. Tramite queste storie possiamo ottenere una comprensione dettagliata e precisa di ogni specifica intenzione e di ogni reale pensiero di Dio durante i seimila anni della Sua opera di gestione, nonché del Suo atteggiamento verso gli uomini in periodi diversi e in ere diverse. Comprendere a cosa Egli stesse pensando, quali fossero il Suo atteggiamento e l’indole che rivelò mentre affrontava ogni situazione, può aiutare ciascuno a rendersi conto più profondamente della Sua vera esistenza, e a sentire più profondamente la Sua realtà e autenticità. Il Mio obiettivo nel raccontare queste storie non è far conoscere alle persone la storia biblica o aiutarle a prendere dimestichezza con i libri della Bibbia o con i loro personaggi, né tantomeno permettere loro di comprendere il contesto delle azioni di Dio nell’Età della Legge. Il Mio scopo è aiutarle a capire la volontà di Dio, la Sua indole e ogni Sua piccola parte, e a ottenere una comprensione e una conoscenza più autentiche e più accurate di Lui. In questo modo, a poco a poco, il cuore degli uomini riesce ad aprirsi e ad avvicinarsi a Dio, ed essi sono in grado di comprendere meglio Lui, la Sua indole e la Sua essenza e di conoscere meglio il vero Dio Stesso.

La conoscenza della Sua indole, di ciò che Egli ha ed è, può avere un effetto positivo sugli esseri umani. Può aiutarli ad avere più fiducia in Dio e a raggiungere la vera obbedienza e il vero timore nei Suoi confronti. Allora non sono più seguaci ciechi, né Lo adorano pedissequamente. Dio non vuole persone che siano stupide o che seguano pedissequamente la massa, bensì un gruppo di individui che in cuor loro abbiano una comprensione e una conoscenza chiare della Sua indole e possano fungere da Suoi testimoni, persone che non Lo abbandonerebbero mai perché sono consapevoli della Sua amorevolezza, di ciò che Egli ha ed è e della Sua indole giusta. Come Suo seguace, se nel tuo cuore c’è ancora poca chiarezza, oppure c’è ambiguità o confusione riguardo alla vera esistenza di Dio, alla Sua indole, a ciò che Egli ha ed è e al Suo piano per salvare l’umanità, la tua fede non può ottenere la lode di Dio. Egli non vuole che persone di questo tipo Lo seguano, e non gradisce che vengano dinanzi a Lui. Poiché gli individui di questo genere non capiscono Dio, non possono darGli il loro cuore; esso è chiuso a Dio, dunque la loro fede in Lui è piena di impurità. Il loro seguire Dio può soltanto essere definito cieco. Gli uomini possono raggiungere la vera fede ed essere veri seguaci solo se hanno una reale comprensione e conoscenza di Dio, che generano vera obbedienza e vero timore nei Suoi confronti. Solo così possono darGli e aprirGli il proprio cuore. Questo è ciò che Dio vuole, perché soltanto in questo modo tutto ciò che gli uomini fanno e pensano può resistere alla Sua prova e renderGli testimonianza. Qualunque cosa io vi comunichi riguardo all’indole di Dio, a ciò che Egli ha ed è, oppure alla Sua volontà e ai Suoi pensieri in ogni cosa che fa, e da qualunque prospettiva, da qualunque angolazione ve ne parli, vuole aiutarvi a essere più sicuri della Sua vera esistenza, e a comprendere e ad apprezzare più sinceramente il Suo amore e il Suo interessamento per l’umanità, il Suo desiderio sincero di gestirla e di salvarla.

Oggi riassumeremo anzitutto i pensieri, le idee e ogni mossa di Dio da quando Egli ha creato gli esseri umani, e daremo un’occhiata all’opera che ha svolto dalla creazione del mondo all’inizio ufficiale dell’Età della Grazia. Potremo allora scoprire quali pensieri e idee di Dio siano ignoti all’uomo e, in seguito, chiarire l’ordine del Suo piano di gestione e capire bene il contesto in cui Egli ha creato la Propria opera, la relativa fonte e il relativo processo di sviluppo, nonché i risultati che vuole ricavarne, ossia il nocciolo e lo scopo della Sua opera di gestione. Per comprendere queste cose dobbiamo tornare indietro a un periodo lontano, tranquillo e silenzioso, quando ancora gli esseri umani non esistevano…

Quando Dio Si alzò dal Suo letto, il primo pensiero che ebbe fu questo: creare una persona viva, un uomo reale, qualcuno con cui vivere e che fosse il Suo compagno costante. Costui avrebbe potuto ascoltarLo, e Dio avrebbe potuto confidarSi con lui e parlargli. Poi, per la prima volta, Dio prese una manciata di polvere e la usò per creare la prima persona viva che aveva immaginato, quindi diede un nome a questa creatura: Adamo. Come Si sentì dopo aver guadagnato questa persona capace di vivere e di respirare? Per la prima volta provò la gioia di avere una persona cara, un compagno, e sentì anche la responsabilità di essere padre e la relativa preoccupazione. Questa persona capace di vivere e di respirare Gli portò felicità e gioia; Dio si sentì confortato per la prima volta. Questa fu la prima cosa che realizzò, non con i pensieri o addirittura con le parole, ma con le Sue stesse mani. Quando questo tipo di essere – una persona capace di vivere e di respirare – si trovò dinanzi a Dio, fatta di carne e di sangue, con un corpo e una forma, e in grado di parlare con Lui, Egli fu sopraffatto da una gioia che non aveva mai provato prima. Sentì davvero la Propria responsabilità, e questo essere vivente non solo Gli fece tenerezza, ma anche Lo commosse e Gli riscaldò il cuore con ogni sua piccola mossa. Così, quando questo essere vivente si trovò davanti a Dio, quella fu la prima volta che Egli ebbe l’idea di guadagnare altre persone analoghe. Questa fu la serie di eventi innescata dal primo pensiero avuto da Dio. Per Lui, tutti questi eventi si stavano verificando per la prima volta, ma in quegli istanti, qualunque cosa abbia provato all’epoca – gioia, responsabilità, preoccupazione –, non aveva nessuno con cui condividerla. Da quel momento, Dio provò davvero una solitudine e una tristezza che non aveva mai sentito prima. Intuì che gli esseri umani non erano in grado di accettare o comprendere il Suo amore e la Sua sollecitudine, oppure le Sue intenzioni per l’umanità, perciò in cuor Suo continuò a provare sofferenza e dolore. Sebbene avesse fatto queste cose per l’uomo, costui non ne era consapevole e non capiva. Oltre alla felicità, ben presto la gioia e il conforto che l’uomo Gli aveva donato portarono con sé i Suoi primi sentimenti di dolore e di solitudine. Questi erano i pensieri e i sentimenti di Dio all’epoca. Mentre faceva tutte queste cose, in cuor Suo passò dalla gioia alla sofferenza e dalla sofferenza al dolore, il tutto mescolato con l’ansia. Voleva soltanto affrettarsi a comunicare a questa persona, alla razza umana, cosa albergava nel Suo cuore e quali erano le Sue intenzioni. Allora gli uomini sarebbero potuti diventare Suoi seguaci ed essere in armonia con Lui. Non L’avrebbero più ascoltato parlare, bensì sarebbero ammutoliti; non sarebbero più stati all’oscuro di come unirsi a Dio nella Sua opera; soprattutto non sarebbero più rimasti indifferenti alle Sue prescrizioni. Le prime cose che Dio completò sono molto significative e hanno un grande valore per il Suo piano di gestione e per gli esseri umani oggi.

Dopo aver creato tutte le cose e gli uomini, Dio non Si riposò. Non vedeva l’ora di svolgere la Sua gestione e di guadagnare le persone che amava così tanto tra l’umanità.

Dalla Bibbia apprendiamo che in seguito, non molto tempo dopo la creazione degli esseri umani da parte di Dio, un grande diluvio si abbatté sul mondo intero. Noè viene menzionato nel racconto del diluvio, e si può dire che fu la prima persona a ricevere la chiamata di Dio affinché lavorasse con Lui per portare a termine un compito divino. Naturalmente, quella fu anche la prima volta che Dio chiese a una persona sulla terra di fare qualcosa secondo il Suo ordine. Non appena Noè ebbe finito di costruire l’arca, Dio allagò la terra per la prima volta. Quando la distrusse con il diluvio, fu la prima volta che venne assalito dal disgusto per gli esseri umani da quando li aveva creati; fu questo a costringerLo a prendere la dolorosa decisione di sterminare la razza umana con un diluvio. Dopo che quest’ultimo ebbe distrutto la terra, Dio fece il Suo primo patto con gli uomini, promettendo di non fare mai più una cosa simile. Il segno di questo patto fu un arcobaleno. Questo fu il primo patto di Dio con l’umanità, perciò l’arcobaleno fu il primo segno di un patto concesso da Dio; questo arcobaleno è una cosa reale, fisica, che esiste davvero. Spesso è la sua stessa esistenza a infondere a Dio una certa tristezza per la precedente razza umana perduta, e Gli serve anche da costante promemoria di ciò che le accadde… Dio non avrebbe rallentato il Proprio ritmo; non vedeva l’ora di intraprendere la fase successiva della Sua gestione. In seguito, la Sua prima scelta per la Sua opera in Israele ricadde su Abramo. Quella fu anche la prima volta che scelse un simile candidato. Dio decise di iniziare la Sua opera di salvezza dell’umanità attraverso questa persona e di proseguirla tra i suoi discendenti. Nella Bibbia possiamo vedere che furono queste le Sue azioni verso Abramo. Poi Dio fece di Israele la prima terra eletta e cominciò l’opera dell’Età della Legge attraverso il Suo popolo eletto, gli israeliti. Sempre per la prima volta, diede loro regole e leggi precise che l’umanità avrebbe dovuto seguire e le spiegò nel dettaglio. Fu la prima volta che Dio diede agli esseri umani queste regole di base specifiche su come offrire sacrifici, su come vivere, su cosa fare e non fare, su quali feste e giorni osservare, e su quali principi rispettare in tutto ciò che facevano. Fu la prima volta che Egli diede agli uomini regole e principi di base così dettagliati per la loro vita.

Quando dico “la prima volta”, significa che in precedenza Dio non aveva mai portato a termine un’opera simile. Si tratta di qualcosa che prima non esisteva e, pur avendo creato l’umanità e tutti i tipi di creature e di cose viventi, Egli non aveva mai completato quel genere di opera. Essa implicava la gestione degli uomini per mano di Dio; aveva a che fare con loro, e con la loro salvezza e gestione da parte Sua. Dopo Abramo, Dio fece nuovamente una scelta per la prima volta: selezionò Giobbe affinché fosse colui che, sotto la legge, sarebbe stato in grado di resistere alle tentazioni di Satana mentre continuava a temere Dio, a fuggire il male e a renderGli testimonianza. Fu anche la prima volta che Dio consentì a Satana di tentare una persona e che fece una scommessa con lui. Alla fine, per la prima volta, Dio guadagnò qualcuno che fosse capace di rimanere saldo nella propria testimonianza mentre affrontava Satana, una persona che sapesse renderGli testimonianza e svergognare completamente il demonio. Da quando Dio aveva creato l’umanità, Giobbe fu la prima persona in grado di renderGli testimonianza che Egli guadagnò. In seguito, Dio fu ancora più impaziente di continuare la gestione e di intraprendere la fase successiva dell’opera, preparando la Sua scelta seguente e il luogo in cui avrebbe agito.

Dopo aver condiviso tutte queste cose, avete una vera comprensione della volontà di Dio? Egli considera questo esempio di gestione dell’umanità, di salvezza degli uomini, più importante di qualunque altra cosa. Fa queste cose non solo con la mente o con le semplici parole, e soprattutto non le fa a casaccio, bensì secondo un piano, con un obiettivo, con criteri ben precisi e secondo la Sua volontà. È chiaro che quest’opera volta a salvare l’umanità ha un enorme significato per Dio e per l’uomo. Per quanto sia ardua, per quanto grandi siano gli ostacoli, per quanto deboli siano gli esseri umani o per quando profonda sia la loro ribellione, niente di tutto ciò è difficile per Dio. Egli Si dà da fare, prodigando i Suoi sforzi scrupolosi e gestendo l’opera che Lui Stesso vuole svolgere. Sta anche predisponendo ogni cosa e governando tutte le persone e l’opera che vuole completare. In precedenza non è stato fatto nulla di tutto ciò. È la prima volta che Dio usa questi metodi e che paga un prezzo alto per questo importante piano di gestione e di salvezza dell’umanità. Nel frattempo, a poco a poco Egli esprime agli uomini, senza riserve, la Sua opera ardua, ciò che Egli ha ed è, la Sua saggezza e onnipotenza, e ogni aspetto della Sua indole. Rivela sinceramente tutto ciò all’umanità poco per volta, svelando ed esprimendo queste cose come non ha mai fatto prima. Dunque, nell’intero universo, a eccezione delle persone che Dio intende gestire e salvare, non ci sono mai state creature così vicine a Lui, che abbiano avuto una relazione tanto intima con Lui. Nel Suo cuore, gli uomini che Egli vuole gestire e salvare sono la cosa più importante, e Dio li antepone a tutto il resto; anche se per loro ha pagato un prezzo alto, e anche se viene continuamente offeso dalla loro disobbedienza, non li abbandona mai e continua instancabilmente la Sua opera, senza lamentele né rimpianti. Questo, perché sa che prima o poi, un giorno, gli uomini apriranno gli occhi sulla Sua chiamata e saranno mossi dalle Sue parole, riconosceranno che Egli è il Signore del creato e torneranno al Suo fianco…

Oggi, dopo aver sentito queste cose, forse crederete che tutto ciò che Dio fa sia molto normale. Sembra che gli uomini abbiano sempre dedotto dalle Sue parole e dalla Sua opera una parte della Sua volontà per loro, ma c’è sempre una certa distanza tra i loro sentimenti o la loro conoscenza e i Suoi pensieri. Pertanto ritengo necessario comunicare con tutti riguardo al motivo per cui Dio ha creato l’umanità e al contesto dietro il Suo desiderio di guadagnare le persone che sperava di guadagnare. È essenziale condividere questo argomento con tutti, cosicché ognuno possa fare chiarezza nel proprio cuore. Poiché ogni pensiero e ogni idea di Dio, e ogni fase e ogni periodo della Sua opera, si intrecciano con la Sua intera opera di gestione e sono strettamente collegati a essa, quando comprendi i pensieri, le idee e la volontà di Dio in ogni fase dell’opera, capisci anche la fonte dell’opera del Suo piano di gestione. È su queste basi che la tua comprensione di Dio diventa più profonda. Anche se tutte le cose che Dio fece quando creò il mondo per la prima volta, e cui ho accennato in precedenza, sono semplici informazioni per gli uomini contemporanei e sembrano irrilevanti per la ricerca della verità, nel corso della tua esperienza verrà un giorno in cui non le considererai banali quanto un paio di ragguagli o di misteri. Man mano che la tua vita procederà, quando ci sarà una parte dell’attitudine di Dio nel tuo cuore, o quando comprenderai la Sua volontà in modo più accurato e profondo, capirai davvero l’importanza e la necessità di ciò di cui sto parlando oggi. A prescindere dalla misura in cui l’avete accettato, è necessario che comprendiate e conosciate queste cose. Quando Dio fa qualcosa, quando svolge la Sua opera, a prescindere che lo faccia con le Sue idee o con le Sue mani e che sia la prima volta o l’ultima, in definitiva Egli ha un piano, e i Suoi scopi e pensieri sono in tutto ciò che fa. Essi rappresentano la Sua indole ed esprimono ciò che Egli ha ed è. Queste due cose – l’indole di Dio, e ciò che Egli ha ed è – devono essere comprese da ogni singola persona. Una volta che le ha capite, essa può comprendere gradualmente perché Dio fa ciò che fa e dice ciò che dice. Allora sarà in grado di avere più fede per seguire Dio, per cercare la verità e un cambiamento nella propria indole. Vale a dire che la comprensione di Dio da parte dell’uomo e la sua fede in Lui sono inseparabili.

Anche se ciò di cui le persone sentono parlare o che arrivano a capire è l’indole di Dio, ciò che Egli ha ed è, quello che ottengono è la vita che proviene da Dio. Una volta che questa vita sarà stata instillata in te, il tuo timore di Dio diventerà sempre più grande, e la mietitura di questo raccolto avverrà in modo molto naturale. Se non vuoi capire o conoscere l’indole di Dio o la Sua essenza, se non vuoi nemmeno riflettere o concentrarti su queste cose, ti posso dire con certezza che il modo in cui attualmente cerchi la fede in Dio non potrà mai permetterti di soddisfare la Sua volontà o di ottenere la Sua lode. Soprattutto, non potrai mai raggiungere davvero la salvezza. Queste sono le conseguenze finali. Quando le persone non comprendono Dio e non Ne conoscono l’indole, il loro cuore non è mai in grado di aprirsi veramente a Lui. Una volta compreso Dio, inizieranno a capire e ad assaporare con interesse e con fede ciò che alberga nel Suo cuore. Quando lo capirai e lo assaporerai, il tuo cuore si aprirà a Lui gradualmente, a poco a poco. Quando accadrà, ti renderai conto di quanto fossero vergognosi e disprezzabili i tuoi scontri con Dio, le tue pretese verso di Lui e i tuoi desideri eccessivi. Quando il tuo cuore si aprirà veramente a Dio, vedrai che il Suo cuore è un mondo infinito ed entrerai in una dimensione che non hai mai sperimentato prima. Lì non esistono tradimento, inganno, oscurità e malvagità. Ci sono soltanto sincerità e fedeltà, luce e rettitudine, giustizia e gentilezza. È una dimensione piena d’amore e di sollecitudine, di compassione e di tolleranza e, per suo tramite, sentirai la felicità e la gioia di essere vivo. Queste sono le cose che Dio ti rivelerà quando Gli aprirai il tuo cuore. Questo mondo infinito è pieno della Sua saggezza e onnipotenza, e anche del Suo amore e della Sua autorità. Qui puoi vedere ogni aspetto di ciò che Egli ha ed è, ciò che Gli dà gioia, i motivi per cui Si preoccupa, Si intristisce, Si adira… Questo è ciò che può vedere chiunque apra il proprio cuore e permetta a Dio di entrarvi. Egli può entrare nel tuo cuore soltanto se lo apri a Lui. Puoi vedere ciò che Egli ha ed è, e la Sua volontà per te, soltanto se è entrato nel tuo cuore. In quel momento scoprirai che tutto ciò che riguarda Dio è davvero prezioso, che ciò che Egli ha ed è merita veramente che se ne faccia tesoro. In confronto, le persone che ti circondano, gli oggetti e gli eventi della tua vita, e persino i tuoi cari, il partner e le cose che ami sono a malapena degni di essere menzionati. Sono molto piccoli e di scarsissima importanza; avrai la sensazione che gli oggetti materiali non riescano più ad attrarti, e nessuno sarà più in grado di convincerti a pagare alcun prezzo per averli. Nell’umiltà di Dio vedrai la Sua grandezza e la Sua supremazia; inoltre, in qualcosa che aveva fatto e che avevi giudicato molto piccolo, vedrai la Sua saggezza infinita e la Sua tolleranza, la Sua pazienza, sopportazione e comprensione verso di te. Ciò genererà in te l’amore per Lui. Quel giorno capirai che l’umanità vive in un mondo davvero disgustoso e che le persone al tuo fianco, gli eventi della tua vita e persino coloro che ami, il loro amore per te e la loro cosiddetta protezione o sollecitudine nei tuoi confronti non sono nemmeno degni di essere menzionati: ami soltanto Dio, ed Egli è Colui cui tieni maggiormente. Credo che, quando arriverà quel giorno, alcuni diranno: “L’amore di Dio è davvero grande, e la Sua essenza è veramente santa”. In Lui non esistono inganno, malvagità, invidia e discordia, ma soltanto giustizia e autenticità, e tutto ciò che Egli ha ed è dovrebbe essere bramato dagli uomini. Costoro dovrebbero adoperarsi per ottenerlo e aspirarvi. Su quale base è costruita la loro capacità di raggiungerlo? Su quella della comprensione umana dell’indole e dell’essenza di Dio. Perciò capire la Sua indole, ciò che Egli ha ed è, è un insegnamento permanente per ogni persona e un obiettivo perseguito per tutta la vita da chiunque lotti per cambiare la propria indole e per conoscere Dio.

Abbiamo appena parlato di tutta l’opera che Dio ha compiuto, della serie di cose che ha fatto per la prima volta. Ciascuna di loro attiene al Suo piano di gestione e alla Sua volontà, e anche alla Sua indole ed essenza. Se vogliamo comprendere meglio ciò che Egli ha ed è, non possiamo fermarci all’Antico Testamento o all’Età della Legge, ma dobbiamo proseguire lungo le fasi che Egli ha intrapreso nella Sua opera. Così, quando Dio mise fine all’Età della Legge e diede inizio a quella della Grazia, i nostri passi raggiunsero l’Età della Grazia, un’era piena di grazia e di redenzione, in cui Dio fece di nuovo qualcosa di molto importante per la prima volta. L’opera di questa nuova età fu un nuovo punto di partenza sia per Dio sia per l’umanità. Esso fu nuovamente un’opera che Dio svolse per la prima volta, qualcosa senza precedenti, inimmaginabile per gli uomini e per tutte le creature. È una cosa che ora è nota a tutti: fu la prima volta che Dio diventò un essere umano, che iniziò una nuova opera con le sembianze e l’identità di un uomo. Questa nuova opera indicava che Dio aveva completato quella dell’Età della Legge, che non avrebbe più fatto o detto qualcosa sotto la legge. Né avrebbe detto o fatto qualcosa sotto forma di legge, oppure secondo i suoi principi o le sue regole. Vale a dire che tutta la Sua opera basata sulla legge si interruppe per sempre e non sarebbe proseguita, perché Dio voleva cominciare una nuova opera e fare nuove cose, e ancora una volta il Suo piano ebbe un nuovo punto di partenza. Dunque Egli dovette guidare l’umanità verso una nuova era.

Il fatto che per gli uomini questa fosse una notizia gioiosa o funesta dipendeva dalla loro sostanza. Si potrebbe dire che per alcuni non fu gioiosa ma funesta, perché, quando Dio iniziò la nuova opera, coloro che si limitavano a seguire le leggi e le regole, che semplicemente osservavano le dottrine ma non temevano Dio, erano inclini a usare la Sua vecchia opera per condannare quella nuova. Per costoro fu una notizia funesta; per chiunque fosse innocente e aperto, sincero verso Dio e disposto a ricevere la Sua redenzione, la Sua prima incarnazione fu invece una notizia molto gioiosa. Da quando esistevano gli uomini, infatti, era la prima volta che Egli Si manifestava e viveva tra loro in una forma che non fosse quella dello Spirito; invece nacque da un essere umano, visse tra le persone come il Figlio dell’uomo e operò tra loro. Questa “prima volta” demolì le concezioni delle persone e andò anche oltre ogni immaginazione. Inoltre, tutti i seguaci di Dio ottennero un vantaggio tangibile. Egli non solo mise fine alla vecchia età, ma anche ai Suoi vecchi metodi e modi operativi e al Suo vecchio approccio operativo. Non permise più ai Suoi messaggeri di trasmettere la Sua volontà, non rimase più nascosto tra le nuvole e non Si manifestò più agli uomini né parlò imperiosamente con loro attraverso il tuono. Al contrario di ciò che era accaduto prima, attraverso un metodo inimmaginabile per gli uomini e difficile da comprendere o da accettare – l’incarnazione –, Egli diventò il Figlio dell’uomo per compiere l’opera di quell’età. Questa fase colse di sorpresa gli esseri umani, e fu anche molto spiacevole per loro, perché Dio aveva iniziato ancora una volta una nuova opera che non aveva mai svolto prima. Oggi daremo un’occhiata alla nuova opera compiuta da Dio nella nuova età. Esaminandola, che cosa possiamo comprendere dell’indole di Dio e di ciò che Egli ha ed è?

Le seguenti parole sono riportate nel Nuovo Testamento della Bibbia.

1. (Matteo 12:1) In quel tempo Gesù passò in giorno di sabato per i seminati; e i suoi discepoli ebbero fame e presero a svellere delle spighe ed a mangiare.

2. (Matteo 12:6-8) Or io vi dico che v’è qui qualcosa di più grande del tempio. E se sapeste che cosa significhi: Voglio misericordia e non sacrifizio, voi non avreste condannato gl’innocenti; perché il Figliuol dell’uomo è signore del sabato.

Anzitutto diamo un’occhiata a questo passo: “In quel tempo Gesù passò in giorno di sabato per i seminati; e i suoi discepoli ebbero fame e presero a svellere delle spighe ed a mangiare”.

Perché l’abbiamo selezionato? Che cosa c’entra con l’indole di Dio? In questo testo, la prima cosa che scopriamo è che era sabato, ma il Signore Gesù uscì e portò i Suoi discepoli tra le messi. La cosa più “scandalosa” è che addirittura “presero a svellere delle spighe ed a mangiare”. Nell’Età della Legge, le leggi di Jahvè Dio proibivano di uscire liberamente o di partecipare a qualunque attività di sabato. C’erano molte cose che non si potevano fare in quel giorno. Questa azione da parte del Signore Gesù fu sconcertante per coloro che avevano vissuto a lungo sotto la legge, e scatenò addirittura delle critiche. Per ora metteremo da parte la confusione di questi uomini e il modo in cui parlarono di ciò che Egli aveva fatto, e discuteremo anzitutto della ragione per cui il Signore Gesù scelse di compiere questa azione proprio di sabato, e di cosa volesse comunicare per suo tramite alle persone che vivevano sotto la legge. È questo il nesso di cui voglio parlare tra questo passo e l’indole di Dio.

Quando il Signore Gesù venne, usò le Sue azioni pratiche per comunicare con gli uomini: Dio aveva abbandonato l’Età della Legge e iniziato una nuova opera, che non imponeva l’osservanza del sabato; quando Dio abbandonò le restrizioni del giorno di sabato, questa fu soltanto un’anticipazione della Sua nuova grande opera, che continuò a svolgersi fino in fondo. Quando il Signore Gesù la intraprese, Si era già lasciato alle spalle gli impedimenti dell’Età della Legge e Si era aperto un varco tra le sue regole e i suoi principi. In Lui non c’era traccia di nulla che fosse legato alla legge; Se n’era sbarazzato completamente e non la osservava più, né pretendeva che lo facesse l’umanità. Così qui puoi vedere che il Signore Gesù andò tra le messi il sabato; non si riposò, bensì uscì a operare. Questa Sua azione fece vacillare le concezioni delle persone e comunicò loro che Egli non viveva più sotto la legge e che aveva abbandonato le restrizioni del sabato e Si era manifestato davanti e in mezzo a loro con una nuova immagine, con un nuovo modo di operare. Questa Sua azione disse alle persone che Egli aveva portato con Sé una nuova opera, la quale iniziava discostandosi dalla legge e abbandonando le restrizioni del sabato. Quando Dio svolse la Sua nuova opera, non si aggrappò più al passato né si preoccupò delle regole in vigore nell’Età della Legge. Non fu influenzato neppure dalla Sua opera dell’età precedente, bensì operò come al solito anche di sabato e, quando i Suoi discepoli ebbero fame, poterono cogliere le spighe e mangiarle. Tutto ciò era assolutamente normale agli occhi di Dio. Egli potrebbe avere un nuovo inizio per la maggior parte dell’opera che vuole compiere e delle cose che vuole dire. Una volta che ha un nuovo inizio, non menziona più la Sua opera precedente né la continua. Infatti ha dei principi ben precisi per la Sua opera. Il momento in cui vuole cominciare una nuova opera coincide con quello in cui vuole portare l’umanità in una nuova fase dell’opera e in cui quest’ultima entra in una fase superiore. Se le persone continuano ad agire secondo i vecchi detti o le vecchie regole, oppure continuano ad aggrapparvisi, Egli non commemorerà né elogerà tale comportamento. Questo, perché ha già portato una nuova opera ed è entrato in una nuova fase. Quando Dio inizia una nuova opera, Si manifesta all’umanità con un’immagine, da una prospettiva e in un modo totalmente inediti, cosicché le persone possano vedere diversi aspetti della Sua indole e di ciò che Egli ha ed è. Questo è uno degli obiettivi della Sua nuova opera. Dio non resta aggrappato al passato né imbocca il sentiero battuto; quando opera e parla, non è così proibitivo come immaginano gli uomini. In Lui, tutto è libero ed emancipato, e non esistono proibizioni né restrizioni. Egli porta all’umanità libertà ed emancipazione. È un Dio vivo, un Dio che esiste autenticamente e realmente. Non è un fantoccio o una scultura d’argilla, ed è completamente diverso dagli idoli che le persone mettono nei reliquiari e adorano. È vivo e vibrante, e le Sue parole e la Sua opera portano agli esseri umani vita, luce, libertà ed emancipazione, perché Egli detiene la verità, la vita e la via. Non è limitato da nulla in nessuna delle Sue opere. Qualunque cosa dicano le persone e comunque vedano o valutino la Sua nuova opera, Egli la compirà senza scrupoli. Non si preoccuperà delle concezioni di nessuno né delle dita puntate contro la Sua opera e le Sue parole, e nemmeno di una forte opposizione e resistenza alla Sua nuova opera. Nessuno, nel creato, può usare la ragione umana o l’immaginazione, la conoscenza o la moralità umane per misurare o definire ciò che Dio fa, per screditare, interrompere o sabotare la Sua opera. Essa non ha nulla di proibitivo e non sarà limitata da alcun uomo, da alcuna cosa e da alcun oggetto né sarà interrotta da alcuna forza ostile. Nella Sua nuova opera, Dio è un Re sempre vittorioso, e le eventuali forze ostili e tutte le eresie e le fallacie dell’umanità vengono schiacciate sotto il Suo sgabello. Qualunque nuova fase dell’opera Egli stia svolgendo, deve essere sviluppata ed estesa tra gli uomini, e compiuta senza intralci nell’intero universo finché la Sua grande opera non sia stata completata. Questa è l’onnipotenza e la saggezza di Dio, la Sua autorità e il Suo potere. Così il Signore Gesù poté uscire tranquillamente e operare di sabato, perché nel Suo cuore non c’erano regole né conoscenze o dottrine che provenissero dall’umanità. Ciò che Egli aveva era la nuova opera di Dio e la Sua via, e la Sua opera era la via per liberare l’umanità, per emanciparla e per permetterle di esistere nella luce e di vivere. Coloro che adorano idoli o falsi dei sono ogni giorno schiavi di Satana, limitati da ogni tipo di regole e di tabù – oggi è proibita una cosa, domani un’altra –, e non c’è libertà nella loro vita. Sono come prigionieri in catene senza alcuna gioia degna di menzione. Che cosa rappresenta la “proibizione”? Le restrizioni, i vincoli e il male. Non appena una persona adora un idolo, adora un falso dio, uno spirito maligno. La proibizione si accompagna a tutto questo. Non puoi mangiare questo o quello, oggi non puoi uscire, domani non puoi accendere la stufa, il giorno successivo non puoi trasferirti in una nuova casa; ci sono giorni ben precisi per celebrare matrimoni e funerali, e persino per dare alla luce un bambino. Come si chiama tutto questo? Proibizione. Essa è la schiavitù degli uomini, il giogo di Satana e degli spiriti maligni che li controllano e impongono restrizioni al loro cuore e al loro corpo. Queste proibizioni esistono con Dio? Quando parli della Sua santità, dovresti anzitutto pensare a questo: con Lui non ci sono proibizioni. Egli ha dei principi nelle Sue parole e nella Sua opera, ma non ci sono proibizioni, perché Dio Stesso è la verità, la via e la vita.

Ora esaminiamo il seguente passo: “Or io vi dico che v’è qui qualcosa di più grande del tempio. E se sapeste che cosa significhi: Voglio misericordia e non sacrifizio, voi non avreste condannato gl’innocenti; perché il Figliuol dell’uomo è signore del sabato” (Matteo 12:6-8). A cosa si riferisce qui la parola “tempio”? Per farla semplice, indica un edificio alto e imponente, e nell’Età della Legge il tempio era il luogo in cui i sacerdoti adoravano Dio. Quando il Signore Gesù disse: “v’è qui qualcosa di più grande del tempio”, a chi si riferiva “qualcosa”? Chiaramente, “qualcosa” è il Signore Gesù incarnato, perché solo Lui era più grande del tempio. Che cosa dissero queste parole alle persone? Di uscire dal tempio. Dio era già uscito e non operava più al suo interno, pertanto gli uomini avrebbero dovuto cercarNe le orme fuori dal tempio e seguirNe i passi nella nuova opera. Il Signore Gesù pronunciò queste parole perché, sotto la legge, le persone erano arrivate a considerare il tempio qualcosa di più grande di Dio Stesso. Vale a dire che adoravano il tempio invece di Dio, perciò il Signore Gesù le ammonì di non adorare gli idoli ma Dio, perché Egli è supremo. Così disse: “Voglio misericordia e non sacrifizio”. È evidente che ai Suoi occhi la maggior parte delle persone sotto la legge non adorava più Jahvè, bensì si dedicava semplicemente al processo del sacrificio, e il Signore Gesù stabilì che esso coincideva con l’“adorazione degli idoli”. Questi adoratori di idoli consideravano il tempio qualcosa di più grande e di più nobile di Dio. Nel loro cuore c’era solo il tempio, non Dio, e se avessero perso il tempio, avrebbero perso la propria dimora. Senza il tempio non avevano alcun luogo in cui adorare e offrire sacrifici. La loro cosiddetta dimora è il posto in cui operavano sotto il vessillo dell’adorazione di Dio Jahvè, che permetteva loro di restare nel tempio e di badare ai propri affari. I loro cosiddetti sacrifici consistevano soltanto nel portare avanti i loro vergognosi intrallazzi personali sotto la maschera dello svolgimento del servizio nel tempio. Questo era il motivo per cui, a quel tempo, le persone consideravano il tempio più grande di Dio. Poiché lo usavano come copertura, e usavano i sacrifici come maschera per imbrogliare gli uomini e Dio, il Signore Gesù pronunciò queste parole per mettere in guardia le persone. Se le applicate al presente, sono ancora ugualmente valide e pertinenti. Sebbene oggi gli esseri umani abbiano sperimentato un’opera di Dio diversa da quella sperimentata dagli uomini nell’Età della Legge, la sostanza della loro natura è la stessa. Nel contesto dell’opera odierna, le persone faranno ancora considerazioni come “il tempio è più grande di Dio”. Per esempio, fanno coincidere il proprio lavoro con lo svolgimento del loro dovere; considerano il fatto di rendere testimonianza a Dio e di combattere contro il gran dragone rosso alla stregua di un movimento politico in difesa dei diritti umani, della democrazia e della libertà; stravolgono il loro dovere per sfruttare le proprie competenze ai fini della carriera, ma ritengono che temere Dio e fuggire il male sia solo una dottrina religiosa da osservare; e così via. Queste espressioni da parte degli uomini non sono essenzialmente identiche a “il tempio è più grande di Dio”? L’unica differenza è che duemila anni fa le persone conducevano i loro affari personali nel tempio fisico, mentre oggi lo fanno in templi intangibili. Coloro che tengono molto alle regole le considerano più grandi di Dio, coloro che amano lo status lo considerano più grande di Dio, coloro che amano la carriera la considerano più grande di Dio eccetera. Tutte le loro espressioni mi spingono a dire: “Con le parole, gli uomini lodano Dio come il più grande, ma ai loro occhi ogni cosa è più grande di Lui”. Questo perché appena incontrano, lungo la strada del seguire Dio, un’opportunità per mettere in mostra i loro talenti o per portare avanti i loro affari o la loro carriera, prendono le distanze da Lui e si buttano a capofitto nella carriera che amano. Quanto a ciò che Dio ha affidato loro e alla Sua volontà, queste cose sono state accantonate da tempo. In questo scenario, che cosa c’è di diverso tra queste persone e quelle che conducevano i loro affari nel tempio duemila anni fa?

Ora diamo un’occhiata all’ultima frase di questo passo delle Scritture: “perché il Figliuol dell’uomo è signore del sabato”. C’è un lato pratico in questa frase? Riuscite a vederlo? Ogni singola cosa che Dio dice viene dal Suo cuore, dunque perché ha pronunciato queste parole? Come le interpretate? Forse ora voi siete in grado di cogliere il significato di questa frase, ma all’epoca non molti ci riuscirono, perché l’umanità era appena uscita dall’Età della Legge. Per loro, non osservare il sabato era molto difficile, e ancor più lo era comprendere cosa fosse un vero sabato.

La frase “il Figliuol dell’uomo è signore del sabato” dice alle persone che il tutto di Dio è immateriale. Benché Egli possa provvedere a tutti i tuoi bisogni materiali, una volta che essi siano stati soddisfatti può l’appagamento derivante da queste cose sostituire la ricerca della verità? Chiaramente no! L’indole di Dio e ciò che Egli ha ed è – gli argomenti della nostra condivisione – sono entrambi la verità. Non li si può valutare con l’esoso prezzo degli oggetti materiali né si può quantificarne il valore in denaro, perché non sono oggetti materiali e provvedono ai bisogni del cuore di ogni singola persona. Per ogni persona, il valore di queste verità intangibili dovrebbe essere superiore a quello di qualunque oggetto materiale ti sembri grazioso, vero? Dovete soffermarvi su questa affermazione. Il punto fondamentale di ciò che ho detto è questo: ciò che Dio ha ed è e il Suo tutto sono le cose più importanti per ogni singolo individuo e non possono essere sostituiti da alcun oggetto materiale. Ti faccio un esempio: quando hai fame, hai bisogno di cibo. Esso può essere di qualità relativamente buona o scarsa ma, se ne hai a sufficienza, la sgradevole sensazione della fame svanirà, se ne andrà. Potrai sederti tranquillamente, e il tuo corpo si riposerà. La fame degli uomini si può placare con il cibo ma, quando segui Dio e hai la sensazione di non comprenderLo, come puoi colmare il vuoto nel tuo cuore? Con il cibo, forse? Oppure quando segui Dio e non capisci la Sua volontà, che cosa puoi usare per porre rimedio alla fame nel tuo cuore? Durante la tua esperienza di salvezza attraverso Dio, mentre persegui un cambiamento nella tua indole, se non comprendi la Sua volontà o non sai cosa sia la verità, se non capisci l’indole di Dio, non ti senti molto a disagio? Non provi una forte fame e sete nel tuo cuore? Queste sensazioni non ti impediscono di provare serenità? Dunque come puoi rimediare a questa fame? C’è un modo per placarla? Alcuni vanno a fare shopping, alcuni si confidano con gli amici, alcuni dormono a volontà, altri continuano a leggere le parole di Dio oppure lavorano più duramente e investono più energie nello svolgimento del loro dovere. Queste cose possono risolvere le tue attuali difficoltà? Tutti voi conoscete benissimo questi tipi di pratiche. Quando ti senti impotente, quando provi un forte desiderio di ricevere la rivelazione da Dio per conoscere la realtà della verità e della Sua volontà, di cosa hai più bisogno? Non necessiti di un pasto completo o di qualche parola gentile, né tantomeno del conforto e dell’appagamento transitori della carne, bensì che Dio ti dica direttamente e chiaramente cosa fare e come farlo, che ti spieghi esattamente cos’è la verità. Dopo averlo capito, anche se soltanto in minima parte, in cuor tuo non ti senti più soddisfatto di quanto lo saresti se avessi consumato un buon pasto? Quando il tuo cuore è soddisfatto, non ottiene la vera pace insieme a tutta la tua persona? Attraverso questa analogia e analisi, ora comprendete perché ho voluto condividere con voi la frase: “il Figliuol dell’uomo è signore del sabato”? Essa significa che ciò che viene da Dio, ciò che Egli ha ed è e il Suo tutto sono più grandi di qualunque altra cosa, compresa la cosa o la persona cui una volta credevate di tenere maggiormente. Vale a dire che se qualcuno non è in grado di ricevere le parole dalla bocca di Dio o non capisce la Sua volontà, non può ottenere la pace. Durante le vostre esperienze future capirete perché oggi ho voluto che vedeste questo passo. È molto importante. Tutto ciò che Dio fa è verità e vita. La verità non può mancare nella vita degli uomini, essi non possono farne mai a meno; potresti anche dire che è la cosa più grande. Sebbene tu non possa vederla né toccarla, la sua importanza per te non può essere ignorata; la verità è l’unica cosa che possa portare la pace nel tuo cuore.

La vostra comprensione della verità è integrata nelle vostre condizioni personali? Nella vita reale, devi chiederti anzitutto quali verità riguardino le persone, le cose e gli oggetti in cui ti sei imbattuto; è tra queste verità che puoi trovare la volontà di Dio e legarla a ciò in cui sei incappato. Se non sai quali aspetti della verità riguardino le cose in cui ti sei imbattuto, ma vai a cercare direttamente la volontà di Dio, questo approccio è piuttosto pedissequo e incapace di dare risultati. Se vuoi cercare la verità e comprendere la volontà di Dio, devi prima concentrarti sulle cose che ti sono successe, sugli aspetti della verità cui esse sono legate, e cercare la verità nella parola di Dio inerente alle tue esperienze. Poi, in quella verità, cerchi il cammino della pratica adatto a te; in questo modo puoi acquisire una comprensione indiretta della volontà di Dio. Cercare la verità e metterla in pratica non significa applicare meccanicamente una dottrina o seguire una formula. La verità non obbedisce a una formula e non è una legge. Non è morta; è vita, è una cosa viva ed è la regola che le creature devono seguire e che gli uomini devono rispettare durante l’esistenza. Questo è un elemento che devi comprendere meglio grazie all’esperienza. A qualunque fase tu sia arrivato nella tua esperienza, sei inseparabile dalla parola di Dio o dalla verità, e quello che comprendi dell’indole di Dio, e quello che sai di ciò che Egli ha ed è, sono tutti espressi nelle Sue parole; sono inestricabilmente legati alla verità. L’indole di Dio e ciò che Egli ha ed è sono di per sé la verità; essa è un’autentica manifestazione di queste cose. Rende concreto ciò che Dio ha ed è, e lo afferma espressamente; ti dice in modo più immediato cosa Gli piace e cosa no, cosa vuole che tu faccia e cosa non ti permette di fare, quali persone disprezza e da quali trae piacere. Dietro le verità che Dio esprime, le persone possono vedere il Suo piacere, la Sua ira, la Sua sofferenza, felicità ed essenza. Questo è il rivelarsi della Sua indole. Oltre a sapere cosa Dio ha ed è, e a comprendere la Sua indole tramite la Sua parola, la cosa più importante è la necessità di raggiungere questa comprensione attraverso l’esperienza pratica. Se una persona si allontana dalla vita reale per conoscere Dio, non sarà in grado di conseguire questo obiettivo. Benché esistano uomini capaci di acquisire una certa comprensione tramite la parola di Dio, essa si limita alle teorie e alle parole, e c’è una disparità rispetto a come Egli è realmente.

Ciò su cui stiamo comunicando adesso rientra tutto nell’ambito delle storie riferite nella Bibbia. Attraverso queste storie, e attraverso l’analisi delle cose che sono accadute, le persone possono comprendere quel che Egli ha espresso riguardo alla Propria indole e riguardo a ciò che Egli ha ed è, permettendo loro di conoscere ogni Suo aspetto in modo più ampio, più profondo, più esauriente e più accurato. Queste storie sono dunque l’unico strumento attraverso cui si può conoscere ogni aspetto di Dio? No, certo che no! Le parole che Dio pronuncia e l’opera che svolge nell’Età del Regno, infatti, possono aiutare meglio le persone a comprendere la Sua indole e a conoscerla in modo più completo. Tuttavia ritengo che sia un po’ più facile conoscere l’indole di Dio e capire ciò che Egli ha ed è attraverso alcuni esempi o storie, riportati nella Bibbia, con cui le persone hanno dimestichezza. Se prendessi le parole di giudizio e di castigo e le verità espresse oggi da Dio per consentirti di conoscerLo parola per parola, penseresti che il mio approccio è troppo noioso e tedioso, e alcuni concluderebbero persino che le parole di Dio obbediscono a formule. Se invece prendiamo queste storie bibliche come esempi per aiutare le persone a conoscere l’indole di Dio, non lo giudicheranno un approccio noioso. Si potrebbe dire che, durante la spiegazione di questi esempi, i dettagli di ciò che albergava nel cuore di Dio in quel momento – il Suo stato d’animo o atteggiamento, oppure i Suoi pensieri e le Sue idee – siano stati descritti alle persone con il linguaggio umano, e l’obiettivo di tutto questo è permettere loro di capire, di percepire, che ciò che Dio ha ed è non è una formula. Non è una leggenda né qualcosa che gli uomini non possano vedere o toccare. È qualcosa che esiste davvero, che gli uomini possono sentire e capire. È questo il fine ultimo. Si potrebbe dire che coloro che vivono in quest’età siano benedetti. Possono attingere dalle storie della Bibbia per acquisire una comprensione più ampia della precedente opera di Dio; possono vedere la Sua indole attraverso l’opera che Egli ha portato a termine. Possono capire la Sua volontà per il genere umano attraverso queste indoli che Egli ha espresso, comprendere le manifestazioni concrete della Sua santità e della Sua sollecitudine verso gli uomini per raggiungere una conoscenza più dettagliata e più profonda della Sua indole. Credo che tutti voi possiate sentirlo!

Nell’ambito dell’opera che il Signore Gesù completò nell’Età della Grazia, puoi vedere un altro aspetto di ciò che Dio ha ed è. Fu espresso attraverso la Sua carne, e fu reso visibile e comprensibile per le persone attraverso l’umanità di Dio. Nel Figlio dell’uomo, esse videro come Dio incarnato vivesse la Propria umanità, e videro la Sua divinità espressa attraverso la carne. Questi due tipi di espressione permisero loro di vedere un Dio molto reale e di farsi un concetto diverso di Lui. Tuttavia, nel periodo tra la creazione del mondo e la fine dell’Età della Legge, cioè prima dell’Età della Grazia, gli uomini potevano vedere, sentire e sperimentare soltanto l’aspetto divino di Dio. Non potevano invece vedere né toccare ciò che Egli faceva e diceva in una dimensione intangibile, e le cose che esprimeva dalla Sua vera persona. Spesso queste cose inducevano gli uomini a pensare che Dio fosse molto grande e inavvicinabile. Di solito Egli dava loro l’impressione di apparire e di scomparire, e addirittura essi credevano che ogni Suo singolo pensiero e ogni Sua singola idea fossero così misteriosi e sfuggenti da non poter essere raggiunti in alcun modo, né tantomeno capiti e compresi. Per gli uomini, tutto ciò che riguardava Dio era molto lontano, al punto di non poter essere visto né toccato. Sembrava che Egli fosse in cielo e che non esistesse affatto. Per loro, dunque, comprendere il Suo cuore e la Sua mente o i Suoi pensieri era un’impresa ardua, se non addirittura impossibile. Benché, nell’Età della Legge, Dio abbia svolto un’opera concreta, benché abbia anche pronunciato alcune parole specifiche ed espresso alcune indoli specifiche per consentire alle persone di apprezzare e percepire una certa conoscenza reale di Lui, alla fine quella fu la Sua espressione di ciò che Egli ha ed è in una dimensione intangibile, e quello che gli uomini compresero e conobbero riguardava ancora l’aspetto divino di ciò che Egli ha ed è. L’umanità non riuscì a derivare un concetto concreto da questa espressione di[a] ciò che Egli ha ed è, e la sua impressione di Dio era ancora confinata nell’ambito di “uno Spirito cui è difficile avvicinarsi, uno Spirito che appare e scompare”. Poiché Dio non usò un oggetto specifico o un’immagine della dimensione materiale per manifestarSi alle persone, esse non riuscirono ancora a definirLo utilizzando il linguaggio umano. Nei loro cuori e nelle loro menti volevano sempre adoperare il loro linguaggio per fissare un modello per Dio, allo scopo di renderLo tangibile e di umanizzarLo, per esempio stabilendoNe la statura, le dimensioni, l’aspetto, le predilezioni particolari e la personalità specifica. In realtà, in cuor Suo Dio sapeva che le persone ragionavano in questo modo. Aveva le idee molto chiare sulle esigenze degli uomini, e naturalmente sapeva anche cosa doveva fare, perciò nell’Età della Grazia svolse la Sua opera in un modo diverso, insieme divino e umanizzato. Nel periodo in cui il Signore Gesù operò, le persone poterono vedere che Dio aveva molte espressioni umane. Per esempio, poteva ballare, partecipare a matrimoni, metterSi in comunione con gli uomini, parlare e discutere con loro. Inoltre, il Signore Gesù completò anche una notevole parte dell’opera che rappresentava la Sua divinità, e ovviamente essa era un’espressione e una rivelazione dell’indole di Dio. Durante questo periodo, in cui la divinità di Dio si concretizzò in una carne normale che le persone potevano vedere e toccare, gli uomini non ebbero più la sensazione che Egli apparisse e scomparisse, che fosse impossibile avvicinarsi a Lui. Al contrario, potevano provare a capire la Sua volontà o a comprendere la Sua divinità attraverso ogni movimento, attraverso le parole e l’opera del Figlio dell’uomo. Costui, fattoSi carne, espresse la divinità di Dio tramite la Sua umanità, e Ne comunicò la volontà agli uomini. Mediante l’espressione della volontà e dell’indole di Dio, Egli rivelò alle persone anche il Dio che non poteva essere visto né toccato nella dimensione spirituale. Ciò che esse videro era Dio Stesso, tangibile, in carne e ossa. Così il Figlio dell’uomo, fattoSi carne, rese concrete e umanizzate cose come l’identità, la condizione, l’immagine, l’indole di Dio e ciò che Egli ha ed è. Sebbene l’aspetto esteriore del Figlio dell’uomo avesse alcune limitazioni riguardanti l’immagine di Dio, la Sua essenza e ciò che Egli ha ed è erano assolutamente in grado di rappresentare la Sua identità e la Sua condizione. C’erano semplicemente alcune differenze nella forma d’espressione. A prescindere dal fatto che si tratti dell’umanità o della divinità del Figlio dell’uomo, non possiamo negare che Egli rappresentasse l’identità e la condizione di Dio. Durante questo periodo, tuttavia, Dio operò attraverso la carne, parlò dalla prospettiva della carne e si presentò dinanzi al genere umano con l’identità e la condizione del Figlio dell’uomo, e ciò diede alle persone l’opportunità di incontrare e di sperimentare le vere parole e la vera opera di Dio tra gli uomini. Permise loro anche di penetrare la Sua divinità e la Sua grandezza tra l’umiltà, e di acquisire una conoscenza e una definizione preliminari dell’autenticità e della realtà di Dio. Benché l’opera compiuta dal Signore Gesù, i Suoi modi di operare e la prospettiva da cui parlava differissero dalla persona reale di Dio nella dimensione spirituale, tutto ciò che Lo riguardava rappresentava davvero il Dio Stesso che gli uomini non avevano mai visto prima. Questo non si può negare! In altre parole, in qualunque forma Dio Si manifesti, da qualunque prospettiva parli o con qualunque immagine Si presenti all’umanità, Egli rappresenta soltanto Sé Stesso. Non può rappresentare alcun essere umano, alcun uomo corrotto. Dio è Dio Stesso, e questo non si può negare.

Ora daremo un’occhiata a una parabola raccontata dal Signore Gesù nell’Età della Grazia.

3. La parabola della pecorella smarrita

(Matteo 18:12-14) Che vi par egli? Se un uomo ha cento pecore e una di queste si smarrisce, non lascerà egli le novantanove sui monti per andare in cerca della smarrita? E se gli riesce di ritrovarla, in verità vi dico ch’ei si rallegra più di questa che delle novantanove che non si erano smarrite. Così è voler del Padre vostro che è nei cieli, che neppure un di questi piccoli perisca.

Questa è una metafora. Che tipo di sensazioni provano le persone leggendo questo passo? Questa metafora viene espressa utilizzando una figura retorica del linguaggio umano, cioè qualcosa che rientra nell’ambito delle conoscenze umane. Se Dio avesse detto qualcosa di analogo nell’Età della Legge, le persone l’avrebbero giudicato incompatibile con ciò che Egli era, ma quando il Figlio dell’uomo pronunciò questo passo nell’Età della Grazia, esso suonò confortante, cordiale e intimo. Quando Dio Si fece carne, quando Si manifestò in forma di uomo, usò una metafora molto appropriata per esprimere la voce del Suo cuore nell’umanità. Questa voce rappresentava la voce di Dio e l’opera che Egli voleva svolgere in quell’età, oltre a un atteggiamento che Dio aveva verso gli uomini nell’Età della Grazia. Dalla prospettiva di questo atteggiamento, Egli paragonava ogni persona a una pecora. Se una di loro si smarrisce, Dio farà qualunque cosa per ritrovarla. Ciò illustra un principio dell’opera che Dio compie tra gli uomini, questa volta nella carne. Egli usò questa parabola per descrivere la Sua determinazione e il Suo atteggiamento durante quell’opera. Questo era il vantaggio dell’incarnazione di Dio: Egli poté sfruttare le conoscenze degli uomini e usare il loro linguaggio per parlare con loro, per esprimere la Sua volontà. Spiegava o “traduceva” il Suo profondo linguaggio divino per le persone, che si sforzavano di comprendere con il linguaggio umano, in modo umano. Ciò le aiutò a comprendere la Sua volontà e a capire cosa volesse fare. Egli poteva anche conversare con loro dalla prospettiva umana, adoperando il linguaggio umano e comunicando con le persone in maniera comprensibile. Poteva persino parlare e operare usando il linguaggio e le conoscenze umani, cosicché gli uomini potessero percepire la Sua gentilezza e vicinanza, e vedere il Suo cuore. Che cosa deducete da tutto questo? Che non ci sono proibizioni nelle parole e nelle azioni di Dio? Per come la vedono le persone, Dio non poteva affatto usare le conoscenze, il linguaggio o i modi di parlare umani per discutere di ciò che Egli Stesso voleva dire, dell’opera che voleva svolgere, o per esprimere la Sua volontà; questo è un ragionamento errato. Dio usò questo tipo di metafora cosicché le persone potessero percepire la Sua realtà e sincerità, e vedere il Suo atteggiamento verso gli uomini in quel periodo. Questa parabola svegliò da un sogno le persone che avevano vissuto a lungo sotto la legge e, generazione dopo generazione, ispirò anche coloro che vissero nell’Età della Grazia. Leggendo il passo di questa parabola, le persone intuiscono la sincerità di Dio nella Sua opera di salvezza dell’uomo e capiscono il peso dell’umanità nel Suo cuore.

Diamo un’altra occhiata all’ultima frase di questo passo: “Così è voler del Padre vostro che è nei cieli, che neppure un di questi piccoli perisca”. Queste furono le parole del Signore Gesù o di Suo Padre nei cieli? Apparentemente, sembra che a parlare sia il Signore Gesù, ma la Sua volontà rappresenta quella di Dio Stesso, ragione per cui Egli disse: “Così è voler del Padre vostro che è nei cieli, che neppure un di questi piccoli perisca”. A quel tempo, gli uomini riconoscevano come Dio soltanto il Padre nei cieli, e ritenevano che la persona davanti ai loro occhi fosse semplicemente stata mandata da Lui e che non potesse rappresentarLo. È per questo motivo che il Signore Gesù dovette pronunciare anche quelle parole, cosicché essi potessero percepire davvero la volontà di Dio per l’umanità, e sentire l’autenticità e l’accuratezza di ciò che Egli diceva. Pur essendo una cosa semplice da dire, fu molto premurosa e rivelò l’umiltà e il riserbo del Signore Gesù. A prescindere che Dio Si facesse carne o operasse nella dimensione spirituale, meglio di chiunque altro conosceva il cuore umano e comprendeva di cosa le persone avessero bisogno, per cosa si preoccupassero e cosa le confondesse, così aggiunse questo versetto. Esso evidenziò un problema nascosto nell’umanità: le persone erano scettiche su ciò che diceva il Figlio dell’uomo, cioè, quando il Signore Gesù parlò, dovette aggiungere: “Così è voler del Padre vostro che è nei cieli, che neppure un di questi piccoli perisca”. Soltanto con questo presupposto le Sue parole avrebbero potuto dare dei frutti, per indurre l’uomo a credere nella loro accuratezza e per aumentare la loro credibilità. Ciò dimostra che quando Dio divenne un normale Figlio dell’uomo, Lui e l’umanità ebbero un rapporto molto impacciato e che la situazione del Figlio dell’uomo era molto imbarazzante. Dimostra anche quanto fosse insignificante la condizione del Signore Gesù tra gli uomini di quel tempo. Quando Egli pronunciò queste parole, in realtà lo fece per dire alle persone: “Potete starne certe. Ciò non rappresenta quello che alberga nel Mio cuore, bensì è la volontà del Dio che Si trova nel vostro”. Per gli uomini non era una cosa ironica? Anche se il Dio che operava nella carne aveva molti vantaggi di cui non godeva nella Sua persona, dovette resistere ai loro dubbi e al loro rifiuto, nonché al loro torpore e alla loro insensibilità. Si potrebbe dire che il processo dell’opera del Figlio dell’uomo consistette nello sperimentare il rifiuto dell’umanità e la sua inclinazione a competere con Lui. Soprattutto, consistette nel processo di operare per guadagnarSi costantemente la fiducia dell’umanità e conquistare gli uomini attraverso ciò che Egli ha ed è, attraverso la Sua essenza. Non fu tanto il Dio incarnato a ingaggiare una guerra sul campo contro Satana; piuttosto, Dio diventò un uomo comune e iniziò una battaglia contro coloro che Lo seguivano, e durante questa battaglia il Figlio dell’uomo portò a termine la Sua opera con la Sua umiltà, con ciò che Egli ha ed è, con il Suo amore e con la Sua saggezza. Guadagnò le persone che voleva, acquisì l’identità e la condizione che meritava e tornò sul Suo trono.

Ora diamo un’occhiata ai seguenti due passi delle Scritture.

4. Perdona fino a settanta volte sette

(Matteo 18:21-22) Allora Pietro, accostatosi, gli disse: Signore, quante volte, peccando il mio fratello contro di me, gli perdonerò io? fino a sette volte? E Gesù a lui: lo non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.

5. L’amore del Signore

(Matteo 22:37-39) E Gesù gli disse: Ama il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore e con tutta l’anima tua e con tutta la mente tua. Questo è il grande e il primo comandamento. Il secondo, simile ad esso, è: Ama il tuo prossimo come te stesso.

Di questi due passi, uno parla del perdono e l’altro dell’amore. Questi due argomenti sottolineano perfettamente l’opera che il Signore Gesù voleva svolgere nell’Età della Grazia.

Quando Dio Si fece carne, portò con Sé una fase della Sua opera, portò con Sé l’opera specifica e l’indole che voleva esprimere in quest’età. In quel periodo, tutto ciò che il Figlio dell’uomo fece ruotò intorno all’opera che Dio voleva compiere in quest’epoca. Non avrebbe fatto niente di più e niente di meno. Ogni singola cosa che disse e ogni tipo di opera che svolse erano tutte legate a quest’età. A prescindere che lo esprimesse in modo umano attraverso il linguaggio umano o attraverso il linguaggio divino – a prescindere dal modo o dalla prospettiva –, il Suo obiettivo era aiutare le persone a capire cosa volesse fare, quale fosse la Sua volontà e quali fossero le Sue prescrizioni per l’uomo. Poteva usare vari mezzi da diverse prospettive per aiutare le persone a comprendere e a conoscere la Sua volontà, a capire la Sua opera di salvezza dell’umanità. Così, nell’Età della Grazia vediamo il Signore Gesù usare spesso il linguaggio umano per esprimere ciò che voleva comunicare agli uomini. Ancora di più, Lo vediamo dalla prospettiva di una comune guida che parla con le persone, provvedendo alle loro necessità, aiutandole con ciò che avevano richiesto. Questo modo di operare non si era visto nell’Età della Legge, che aveva preceduto quella della Grazia. Egli divenne più intimo e più compassionevole con l’umanità, e più capace di conseguire risultati pratici sia nella forma sia nel modo. L’espressione “perdonare le persone fino a settanta volte sette” chiarisce perfettamente questo punto. Lo scopo del numero in quest’espressione è consentire alle persone di comprendere l’intenzione del Signore Gesù nel momento in cui disse queste parole. Essa era che le persone perdonassero gli altri, non una volta o due, e nemmeno sette, bensì settanta volte sette. Che tipo di idea è questo “settanta volte sette”? Serve a far sì che le persone considerino il perdono una responsabilità, qualcosa che devono imparare e una strada che devono seguire. Anche se era solo un’espressione, funse da punto cruciale. Aiutò gli uomini a capire a fondo le Sue intenzioni e a scoprire i modi adeguati della pratica, i suoi principi e modelli. Li aiutò a comprendere chiaramente e insegnò loro un concetto ben preciso, secondo cui dovevano imparare a perdonare senza condizioni e senza limitazioni, bensì con un atteggiamento di tolleranza e comprensione verso gli altri. Quando il Signore Gesù pronunciò queste parole, che cosa albergava nel Suo cuore? Stava davvero pensando a settanta volte sette? No. Esiste un numero preciso di volte in cui Dio perdonerà l’uomo? Ci sono molte persone che sono interessatissime al “numero di volte” menzionato, che vogliono davvero capirne l’origine e il significato. Vogliono comprendere il motivo per cui questo numero uscì dalla bocca del Signore Gesù; credono che abbia un’implicazione più profonda. In realtà, fu soltanto un’espressione di Dio nell’umanità. L’eventuale implicazione o significato deve essere considerato insieme alle prescrizioni del Signore Gesù per l’umanità. Quando Dio non Si era ancora fatto carne, le persone non capivano molto di ciò che diceva perché le Sue parole venivano dalla totale divinità. La prospettiva e il contesto di ciò che diceva erano invisibili e irraggiungibili per l’umanità; erano espressi da una dimensione spirituale che le persone non potevano vedere. Per gli uomini che vivevano nella carne, essi non potevano passare attraverso tale dimensione. Dopo esserSi fatto carne, tuttavia, Dio parlò all’umanità dalla prospettiva umana, uscendo dall’ambito della dimensione spirituale e oltrepassandolo. Poté esprimere la Sua indole, la Sua volontà e il Suo atteggiamento divini attraverso cose che gli uomini riuscivano a immaginare e che vedevano e incontravano nella vita, e usando metodi che essi potevano accettare, in un linguaggio che erano in grado di intendere, con conoscenze che potevano comprendere, per permettere loro di capire e di conoscere Dio, di intuire la Sua intenzione, e i criteri da Lui imposti, nell’ambito della loro capacità, nei limiti delle loro possibilità. Questi furono il metodo e il principio della Sua opera nell’umanità. Sebbene i modi e i principi secondo cui Egli operò nella carne siano stati perlopiù raggiunti tramite o grazie all’umanità, ottennero risultati che non si sarebbero potuti conseguire operando direttamente nella divinità. La Sua opera nell’umanità era più concreta, più autentica e più mirata, e i metodi erano molto più flessibili, e nella forma superarono quelli dell’Età della Legge.

Ora parliamo di come amare il Signore e di come amare il tuo prossimo come te stesso. Si tratta di qualcosa che viene espresso direttamente nella divinità? Chiaramente no! Queste furono tutte cose che il Figlio dell’uomo disse nell’umanità; soltanto le persone avrebbero detto una frase come: “Ama il prossimo tuo come te stesso. Amare gli altri è come avere gran cura della propria vita”, e soltanto loro avrebbero parlato in questo modo. Dio non ha mai parlato così. Quantomeno, Dio non ha questo tipo di linguaggio nella Sua divinità perché non ha bisogno di questo genere di principi – “Ama il prossimo tuo come te stesso” – per regolamentare il Suo amore per l’umanità, dato che quest’ultimo è una rivelazione spontanea di ciò che Egli ha ed è. Quando mai avete sentito Dio dire una frase come: “Io amo l’umanità come Me Stesso”? Perché l’amore è nella Sua essenza e in ciò che Egli ha ed è. L’amore di Dio per gli uomini, il modo in cui Egli li tratta e il Suo atteggiamento sono un’espressione e una rivelazione naturali della Sua indole. Egli non ha bisogno di farlo deliberatamente in un certo modo né di seguire volutamente un certo metodo o codice morale per riuscire ad amare il Suo prossimo come Sé Stesso. Possiede già questo tipo di essenza. Che cosa vedi in tutto questo? Quando Egli operò nell’umanità, molti dei Suoi metodi, delle Sue parole e delle Sue verità furono espressi in modo umano. Allo stesso tempo, tuttavia, la Sua indole, ciò che Egli ha ed è e la Sua volontà furono espressi affinché le persone li conoscessero e li comprendessero. Quello che gli uomini conobbero e compresero fu esattamente la Sua essenza e ciò che Egli ha ed è, cose che rappresentano l’identità intrinseca e la condizione di Dio Stesso. Vale a dire che il Figlio dell’uomo fattoSi carne espresse l’indole intrinseca e l’essenza di Dio Stesso nel modo più ampio e più accurato possibile. Non solo, l’umanità del Figlio dell’uomo non fu un ostacolo o una barriera alla comunicazione e all’interazione dell’essere umano con il Dio nei cieli, ma in realtà fu l’unico canale e ponte che collegò gli esseri umani e il Signore del creato. A questo punto, non credete che ci siano molte somiglianze tra la natura e i metodi dell’opera svolta dal Signore Gesù nell’Età della Grazia e l’attuale fase dell’opera? Anche quest’ultima usa molti elementi del linguaggio umano per esprimere l’indole di Dio, e utilizza spesso il linguaggio e i metodi della vita quotidiana e della conoscenza degli uomini per esprimere la Sua volontà. Una volta che Dio Si fa carne, a prescindere che parli da una prospettiva umana o divina, buona parte del Suo linguaggio e dei Suoi metodi d’espressione passa attraverso il linguaggio e i metodi umani. In altre parole, l’incarnazione di Dio è la tua migliore opportunità per vedere la Sua onnipotenza e saggezza e per conoscere ogni Suo aspetto reale. Quando Egli Si fece carne, mentre cresceva, arrivò a comprendere, a imparare e a capire una parte della conoscenza, del buonsenso, del linguaggio e dei metodi d’espressione nell’umanità. Dio incarnato possedeva queste cose, provenienti dagli esseri umani che Egli aveva creato. Esse divennero strumenti di Dio incarnato per esprimere la Propria indole e divinità, e Gli consentirono di rendere la Sua opera più pertinente, più autentica e più accurata quando operava tra gli uomini, da una prospettiva e con un linguaggio umani. La rese più accessibile e più facilmente comprensibile per le persone, ottenendo così i risultati che Dio voleva. Non è più pratico per Lui operare in questo modo nella carne? Non è segno della Sua saggezza? Il momento in cui Dio Si incarnò, in cui la Sua carne riuscì a intraprendere l’opera che Egli voleva compiere, coincide con quello in cui espresse praticamente la Sua indole e la Sua opera, e anche quello in cui poté iniziare ufficialmente il Suo ministero come Figlio dell’uomo. Ciò significava che non c’era più un abisso tra Dio e l’uomo, che Egli avrebbe ben presto interrotto la Sua opera di comunicazione attraverso messaggeri, e che Dio Stesso poteva esprimere personalmente tutte le parole e tutta l’opera che voleva nella carne. Significava anche che le persone salvate da Dio erano più vicine a Lui, che la Sua opera di gestione era entrata in un nuovo territorio e che tutta l’umanità stava per affrontare una nuova era.

Chiunque abbia letto la Bibbia sa che quando nacque il Signore Gesù accaddero molte cose. La più grande fu che il re dei diavoli Gli diede la caccia, al punto di far trucidare tutti i bambini dai due anni in giù residenti in quella zona. È evidente che, facendoSi carne tra gli uomini, Dio corse un grosso rischio; è evidente anche l’alto prezzo che pagò per completare la Sua gestione della salvezza dell’umanità. Altrettanto evidenti sono le grandi speranze che ripose nella Sua opera tra gli uomini quando Si incarnò. Quando la Sua carne fu in grado di intraprenderla, come Si sentì Dio? Le persone dovrebbero essere capaci di intuire parte delle Sue sensazioni, giusto? Come minimo, Dio era felice perché poté iniziare a sviluppare la Sua nuova opera tra l’umanità. Quando il Signore Gesù fu battezzato e cominciò ufficialmente l’opera per adempiere al Suo ministero, il cuore di Dio fu pervaso dalla gioia perché, dopo così tanti anni di attesa e di preparazione, poté finalmente vestirsi della carne di un uomo medio e iniziare la Sua nuova opera sotto forma di un essere umano in carne e ossa che le persone potevano vedere e toccare. Finalmente poté parlare faccia a faccia e cuore a cuore con le persone attraverso l’identità di un uomo, e affrontare l’umanità con il linguaggio umano, in modo umano; poteva provvedere agli uomini, illuminarli e aiutarli usando il linguaggio umano; poteva mangiare alla loro stessa tavola e vivere nel loro stesso spazio. Poteva anche vedere gli esseri umani e ogni cosa nel modo in cui li vedevano gli uomini, persino attraverso i loro occhi. Per il Dio incarnato, questa fu già la prima vittoria della Sua opera. Si potrebbe anche dire che fu l’esito di una grande opera. Naturalmente, questa fu la cosa che Lo rese più felice. Per la prima volta, Egli provò una sorta di conforto nella Sua opera tra l’umanità. Tutti questi eventi erano molto pratici e naturali, e il conforto provato da Dio era davvero autentico. Per gli uomini, ogni volta che si compie una nuova fase dell’opera di Dio, e ogni volta che Egli Si sente gratificato, gli uomini possono avvicinarsi a Lui e alla salvezza. Per Dio, questo è anche l’avvio della Sua nuova opera, il momento in cui il Suo piano di gestione fa un passo avanti e, inoltre, in cui la Sua volontà si avvicina alla realizzazione completa. Per gli uomini, l’arrivo di una simile opportunità è propizio e molto positivo; per tutti coloro che aspettano la salvezza di Dio, è una notizia di estrema importanza. Quando Dio svolge una nuova fase dell’opera, ha a disposizione un nuovo inizio, e il momento in cui questa nuova opera e questo nuovo inizio vengono avviati e introdotti tra gli uomini coincide con quello in cui l’esito è stato già determinato e conseguito, e Dio ha già visto i suoi effetti e frutti finali. Coincide anche con il momento in cui questi effetti Lo fanno sentire soddisfatto e, naturalmente, il Suo cuore è felice. Poiché, agli occhi di Dio, Egli ha già visto e selezionato le persone che sta cercando, e ha già guadagnato questo gruppo – un gruppo capace di rendere efficace la Sua opera e di darGli soddisfazione –, Si sente rassicurato, mette da parte le preoccupazioni ed è felice. In altre parole, quando Dio incarnato è in grado di intraprendere una nuova opera tra gli uomini e comincia a svolgere l’opera che deve compiere senza impedimenti, e quando ritiene che ogni cosa sia stata portata a termine, ha già visto la fine. Così è soddisfatto e ha un cuore felice. Come si esprime la felicità di Dio? Riuscite a immaginarlo? Dio piangerebbe? Sa piangere? Sa battere le mani? Oppure ballare o cantare? Quale canzone intonerebbe? Naturalmente potrebbe cantare una canzone bellissima e toccante, capace di esprimere la gioia e la felicità nel Suo cuore. Potrebbe cantarla per gli uomini, per Sé Stesso e per tutte le cose. La Sua felicità si può esprimere in qualunque modo; tutto ciò è normale perché Dio prova gioie e dolori, e i Suoi sentimenti si possono esprimere in diversi modi. Questo è un Suo diritto e la cosa più normale. Non dovreste pensare nient’altro al riguardo né proiettare le vostre inibizioni su Dio, dicendoGli che non deve fare questa o quella cosa, che non deve agire in questo o in quel modo, per limitare la Sua felicità o qualunque sentimento Egli provi. Nel cuore delle persone, Dio non può essere felice, non può versare lacrime, non può piangere; non può esprimere alcuna emozione. Attraverso ciò che abbiamo comunicato in queste due occasioni, credo che non vedrete più Dio in questo modo, bensì Gli consentirete di avere un po’ di libertà e di sollievo. Questa è una cosa molto buona. In futuro, se sarete in grado di percepire davvero la tristezza di Dio quando sentirete dire che Lui è triste, e la Sua felicità quando sentirete dire che è felice – come minimo riuscirete a sapere e a capire chiaramente cosa Lo renda felice e cosa triste –, quando ti sentirai triste perché Dio è triste, e felice perché Lui è felice, Egli avrà guadagnato totalmente il tuo cuore e non ci saranno più barriere tra te e Lui. Non proverai più a confinare Dio nei limiti dell’immaginazione, delle concezioni e della conoscenza umana. In quel momento, Egli sarà vivo e vivido nel tuo cuore. Sarà il Dio della tua vita e il Padrone del tuo tutto. Hai questo tipo di aspirazione? Confidate nel fatto di poter raggiungere questo obiettivo?

Leggiamo ora i seguenti passi.

6. Il discorso della montagna

1) Le beatitudini (Matteo 5:3-12)

2) Il sale e la luce (Matteo 5:13-16)

3) La legge (Matteo 5:17-20)

4) L’ira (Matteo 5:21-26)

5) L’adulterio (Matteo 5:27-30)

6) Il divorzio (Matteo 5:31-32)

7) I giuramenti (Matteo 5:33-37)

8) Occhio per occhio (Matteo 5:38-42)

9) Amerai i tuoi nemici (Matteo 5:43-48)

10) Istruzioni sull’elemosina (Matteo 6:1-4)

11) La preghiera (Matteo 6:5-8)

7. Le parabole del Signore Gesù

1) La parabola del seminatore (Matteo 13:1-9)

2) La parabola della zizzania (Matteo 13:24-30)

3) La parabola del granello di senape (Matteo 13:31-32)

4) La parabola del lievito (Matteo 13:33)

5) Spiegazione della parabola della zizzania (Matteo 13:36-43)

6) La parabola del tesoro (Matteo 13:44)

7) La parabola della perla (Matteo 13:45-46)

8) La parabola della rete (Matteo 13:47-50)

8. I comandamenti

(Matteo 22:37-39) E Gesù gli disse: Ama il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore e con tutta l’anima tua e con tutta la mente tua. Questo è il grande e il primo comandamento. Il secondo, simile ad esso, è: Ama il tuo prossimo come te stesso.

Anzitutto diamo un’occhiata a ciascuna parte del “discorso della Montagna”. A cosa si riferiscono? Si può dire con certezza che sono più nobili, più concrete e più vicine alla vita delle persone rispetto alle regole dell’Età della Legge. Per usare termini moderni, sono più attinenti alla pratica effettiva degli uomini.

Leggiamo il contenuto specifico del seguente passo: come devi interpretare le beatitudini? Che cosa devi sapere della legge? Come deve essere definita l’ira? Come devono essere trattati gli adulteri? Che cosa si dice, e quali regole vigono, riguardo al divorzio? Chi può divorziare e chi no? Che cosa si dice dei giuramenti, di “occhio per occhio”, di “amerai i tuoi nemici”, delle istruzioni per l’elemosina eccetera? Tutte queste cose hanno a che fare con ogni aspetto della pratica della fede in Dio da parte degli uomini e del loro seguire Dio. Alcune di queste pratiche sono valide ancora oggi, ma sono più rudimentali rispetto alle attuali necessità delle persone. Sono verità abbastanza elementari che esse incontrano nella fede in Dio. Dal momento in cui il Signore Gesù iniziò la Sua opera, stava già cominciando a operare sull’indole della vita degli esseri umani, ma essa si basava sul fondamento delle leggi. Le regole e i detti su questi argomenti avevano qualcosa a che fare con la verità? Naturalmente sì! Le regole precedenti, i principi e il discorso nell’Età della Grazia si riferivano tutti all’indole di Dio, a ciò che Egli ha ed è, e ovviamente alla verità. Qualunque cosa Dio esprima, comunque la esprima o qualunque tipo di linguaggio usi, il fondamento, l’origine e il punto di partenza delle Sue parole si basano tutti sui principi della Sua indole, su ciò che Egli ha ed è. Su questo non c’è possibilità di errore. Così, benché ora le cose che ha detto sembrino un po’ superficiali, non si può comunque dire che non siano la verità, perché nell’Età della Grazia furono indispensabili affinché le persone potessero soddisfare la volontà di Dio e produrre un cambiamento nell’indole della loro vita. Puoi dire che qualcuna delle cose esposte nel discorso non sia in armonia con la verità? No! Ciascuna di loro è la verità perché erano tutte prescrizioni di Dio per l’umanità; erano principi e un campo d’azione stabiliti da Dio per indicare la condotta da tenere, e rappresentano la Sua indole. Tuttavia, in base al livello della loro crescita nella vita di quel tempo, gli uomini furono in grado soltanto di accettare e di comprendere queste cose. Siccome il peccato dell’umanità non era ancora stato cancellato, il Signore Gesù poté soltanto pronunciare queste parole e usare questi semplici insegnamenti all’interno di questo ambito per dire alle persone di quell’epoca come agire, cosa fare, entro quali principi e limiti fare le cose, e come credere in Dio e soddisfare le Sue prescrizioni. Tutto ciò veniva determinato in base alla levatura dell’umanità di quel tempo. Per le persone che vivevano sotto la legge non fu facile accettare questi insegnamenti, dunque ciò che il Signore Gesù insegnò dovette rimanere confinato entro questo ambito.

Ora diamo un’occhiata al contenuto delle “parabole del Signore Gesù”.

La prima è quella del seminatore. È una parabola molto interessante; la semina è un evento frequente nella vita delle persone. La seconda è quella della zizzania. Gli adulti e chiunque abbia seminato delle colture conoscono bene questa pianta. La terza parabola è quella del granello di senape. Tutti voi sapete cos’è la senape, vero? In caso contrario potete consultare la Bibbia. Quanto alla quarta parabola, quella del lievito, la maggior parte delle persone sa che esso si usa per la fermentazione; è qualcosa che si adopera nella vita quotidiana. Tutte le parabole commentate di seguito – comprese la sesta, quella del tesoro, la settima, quella della perla, e l’ottava, quella della rete – sono tratte dalla vita delle persone; vengono tutte dalla loro vita reale. Che tipo di immagine dipingono queste parabole? Quella di un Dio che diventa una persona normale e vive tra gli uomini, usando il linguaggio di una vita normale, utilizzando il linguaggio umano per comunicare con gli uomini e fornire loro ciò di cui hanno bisogno. Quando Dio Si fece carne e visse a lungo tra le persone, dopo aver sperimentato e osservato i loro diversi stili di vita, queste esperienze diventarono il Suo manuale d’istruzioni per trasformare il Suo linguaggio divino in umano. Naturalmente, le cose che vide e udì nella vita arricchirono anche l’esperienza umana del Figlio dell’uomo. Quando Egli voleva far capire alle persone alcune verità e una parte della volontà di Dio, poteva usare parabole simili a quelle citate sopra per parlare con gli uomini della volontà di Dio e delle Sue prescrizioni per l’umanità. Queste parabole erano tutte legate alla vita degli esseri umani; non ce n’era nemmeno una che se ne discostasse. Quando il Signore Gesù visse con l’umanità, vide i contadini lavorare i campi e scoprì cosa fossero la zizzania e il lievito; capì che gli uomini amano gli oggetti preziosi, perciò usò le metafore del tesoro e della perla; vide spesso i pescatori lanciare le reti, e così via. Osservò queste attività nella vita degli uomini, e sperimentò anche quel tipo di esistenza. Era uguale a ogni altra persona normale, mangiava tre volte al giorno e aveva abitudini quotidiane. Sperimentò personalmente la vita di una persona media e osservò l’esistenza degli altri. Quando vide e sperimentò personalmente tutto questo, non pensò a come avere una bella vita o a come vivere in modo più libero, più confortevole. Quando condusse un’autentica esistenza umana, notò la sofferenza nella vita degli uomini, la fatica, la miseria e la tristezza delle persone corrotte da Satana, che vivevano sotto il suo dominio e nel peccato. Mentre sperimentava personalmente la vita umana, notò anche quanto fossero inermi gli individui che vivevano nella corruzione, e vide e provò l’infelicità di coloro che vivevano nel peccato, smarriti nella tortura inflitta da Satana, dal male. Quando il Signore Gesù vide queste cose, le guardò con la Sua divinità o con la Sua umanità? Quest’ultima esisteva davvero – era molto viva –, Egli poté sperimentare e vedere ogni cosa, e naturalmente la vide anche nella Propria essenza e divinità. Vale a dire che Cristo Stesso, il Signore Gesù fattoSi uomo vide questo, e tutto ciò che osservò Gli fece percepire l’importanza e la necessità dell’opera che aveva intrapreso questa volta nella carne. Pur sapendo Egli Stesso che la responsabilità di cui avrebbe dovuto farSi carico nella carne sarebbe stata davvero immensa, e pur essendo consapevole dell’atrocità del dolore che avrebbe affrontato, quando vide gli uomini inermi nel peccato, la miseria della loro vita e le loro fiacche lotte sotto la legge, provò un’angoscia sempre più grande e diventò sempre più impaziente di salvarli dal peccato. A prescindere dal tipo di difficoltà che avrebbe affrontato o dal genere di dolore che avrebbe patito, diventò sempre più deciso a redimere l’umanità che viveva nel peccato. Durante questo processo si potrebbe dire che il Signore Gesù iniziò a capire sempre più chiaramente l’opera che doveva svolgere e il compito che Gli era stato affidato. Diventò anche sempre più ansioso di completare l’opera che stava per intraprendere, di farSi carico di tutti i peccati dell’umanità, di espiarli al suo posto cosicché essa non vivesse più nella corruzione e Dio potesse dimenticare le colpe dell’uomo grazie a questo sacrificio per il peccato, consentendoGli di agevolare la Sua opera di salvezza dell’umanità. Si potrebbe dire che, in cuor Suo, il Signore Gesù fosse disposto a offrire Sé Stesso per l’umanità, a sacrificare Sé Stesso. Era disposto anche a fungere da sacrificio per il peccato, a farSi crocifiggere, ed era ansioso di portare a termine la Sua opera. Quando vide le condizioni sventurate della vita umana, volle ancora di più compiere la Sua missione il prima possibile, senza tardare di un solo minuto o secondo. Quando provò questa sensazione di urgenza, non pensò a quanto sarebbe stato grande il Suo dolore né a quante umiliazioni avrebbe dovuto sopportare. Nel Suo cuore aveva soltanto una convinzione: purché Si fosse sacrificato, purché fosse stato crocifisso a mo’ di sacrificio per il peccato, la volontà di Dio si sarebbe realizzata ed Egli sarebbe stato in grado di cominciare la Sua nuova opera. La vita degli uomini e la loro esistenza nel peccato sarebbero cambiate completamente. La convinzione del Signore Gesù e ciò che Egli intendeva fare erano legati alla salvezza dell’umanità, e il Signore Gesù aveva un solo obiettivo: fare la volontà di Dio cosicché Egli potesse iniziare efficacemente la fase successiva dell’opera. Questo era ciò che il Signore Gesù aveva in mente a quel tempo.

Vivendo nella carne, il Dio incarnato possedeva un’umanità normale; aveva le emozioni e il raziocinio di una persona normale. Sapeva cos’erano la felicità e il dolore e, quando vide l’umanità in questo genere di vita, capì profondamente che per condurla fuori dal peccato non sarebbe stato sufficiente darle degli ammaestramenti né fornirle o insegnarle qualcosa. Nemmeno costringerla a osservare i comandamenti sarebbe bastato per redimerla dal peccato. Solo quando il Signore Gesù Si fece carico dei peccati dell’umanità e prese le sembianze della carne peccaminosa poté ottenere in cambio la libertà e il perdono di Dio per gli esseri umani. Così, dopo che ebbe sperimentato e osservato la vita degli uomini nel peccato, nel Suo cuore Si manifestò un intenso desiderio: permettere loro di sbarazzarsi di un’esistenza passata a lottare nel peccato. Questo desiderio Gli fece avvertire sempre di più la necessità di andare alla croce e di farSi carico dei peccati dell’umanità il più presto possibile, il più velocemente possibile. Questi furono i pensieri del Signore Gesù a quel tempo, dopo che aveva vissuto con le persone e visto, udito e sentito l’infelicità della loro vita nel peccato. Il fatto che il Dio incarnato potesse avere questo tipo di volontà per l’umanità, che potesse esprimere e rivelare questo tipo di indole, è qualcosa che l’individuo medio potrebbe capire? Che cosa vedrebbe se vivesse in questo tipo di ambiente? A cosa penserebbe? Se affrontasse tutto ciò, analizzerebbe i problemi da una prospettiva elevata? Assolutamente no! Sebbene l’aspetto di Dio incarnato sia identico a quello di un uomo, sebbene Egli apprenda la conoscenza umana, parli il linguaggio umano e talvolta esprima persino le Sue idee con i mezzi o le espressioni dell’umanità, il modo in cui vede gli uomini e la sostanza delle cose è totalmente diverso da quello in cui li vedono le persone corrotte. La Sua prospettiva e l’altezza a cui Si trova sono irraggiungibili per loro. Questo perché Dio è verità, perché la carne di cui Si veste possiede anch’essa la Sua essenza, e perché i Suoi pensieri e ciò che è espresso dalla Sua umanità sono anch’essi la verità. Per le persone corrotte, ciò che Egli esprime nella carne è una serie di disposizioni di verità e di vita, non destinate a una persona sola, ma a tutta l’umanità. Nel proprio cuore, un individuo corrotto ha spazio soltanto per le poche persone che frequenta. Ci sono soltanto coloro cui vuole bene e per cui si preoccupa. Quando si profila un disastro all’orizzonte, egli pensa anzitutto ai figli, al coniuge o ai genitori, e una persona più caritatevole penserebbe tutt’al più a qualche parente o a un buon amico; si preoccuperebbe per qualcun altro? Giammai! Perché, alla fin fine, gli esseri umani sono esseri umani e possono guardare ogni cosa soltanto dalla prospettiva e dall’altezza di un uomo. Tuttavia, Dio incarnato è completamente diverso da un individuo corrotto. Per quanto comune, normale e umile possa essere, o per quanto le persone Lo guardino dall’alto in basso, i Suoi pensieri e il Suo atteggiamento verso l’umanità sono cose che nessun uomo potrebbe possedere e imitare. Egli osserverà sempre l’umanità dalla prospettiva della divinità, dall’altezza della Sua posizione di Creatore. La vedrà sempre attraverso l’essenza e la mentalità di Dio. Non può assolutamente osservarla dall’altezza dell’individuo medio e dalla prospettiva di una persona corrotta. Quando gli uomini osservano l’umanità, lo fanno con la vista umana e usano a mo’ di parametro cose come la conoscenza, le regole e le teorie umane. Ciò è nell’ambito di quello che possono vedere con gli occhi, di quello che gli individui corrotti possono ottenere. Quando Dio guarda l’umanità, lo fa con la vista divina e usa a mo’ di parametro la Sua essenza e ciò che Egli ha ed è. Questo ambito include cose che le persone non possono vedere, ed è qui che Dio incarnato e gli esseri umani corrotti sono totalmente diversi. Questa differenza è determinata dalle diverse essenze degli uomini e di Dio, e sono proprio queste a stabilire le loro identità e posizioni, nonché la prospettiva e l’altezza da cui vedono le cose. Vedete l’espressione e la rivelazione di Dio Stesso nel Signore Gesù? Potreste dire che le azioni e le parole del Signore Gesù erano legate al Suo ministero e all’opera di gestione di Dio, che erano l’espressione e la rivelazione dell’essenza di Dio. Sebbene Egli avesse una manifestazione umana, la Sua essenza divina e la rivelazione della Sua divinità non si possono negare. Questa manifestazione umana era davvero una manifestazione dell’umanità? La Sua manifestazione umana era, per sua stessa natura, totalmente diversa da quella delle persone corrotte. Il Signore Gesù era Dio incarnato e, se fosse stato davvero una delle normali persone corrotte, avrebbe forse potuto vedere la vita degli uomini nel peccato da una prospettiva divina? Assolutamente no! È questa la differenza tra il Figlio dell’uomo e le persone normali. Gli uomini corrotti vivono tutti nel peccato e, quando qualcuno vede il peccato, non prova alcuna sensazione particolare; essi sono tutti uguali, proprio come un maiale che vive nel fango e non si sente affatto sporco o a disagio: mangia bene e dorme profondamente. Se qualcuno pulisce il porcile, in realtà il maiale non si sente a suo agio e non rimarrà pulito. Di lì a poco si rotolerà ancora una volta nel fango, completamente a suo agio, perché è una creatura sudicia. Quando gli uomini vedono un maiale, pensano che sia lurido e, se lo pulisci, non si sente meglio. È per questo motivo che nessuno ne tiene uno in casa. Il modo in cui gli uomini vedono i maiali sarà sempre diverso da quello in cui i maiali percepiscono sé stessi, perché gli esseri umani e i maiali non appartengono alla stessa specie. Poiché il Figlio dell’uomo fattoSi carne non appartiene alla stessa specie degli uomini corrotti, soltanto Dio incarnato può ergerSi da una prospettiva divina e dall’altezza di Dio per vedere l’umanità e ogni cosa.

Quando Dio Si incarna e vive tra gli uomini, quale sofferenza sperimenta nella carne? Qualcuno lo capisce davvero? Alcuni dicono che soffra enormemente e, sebbene sia Dio Stesso, le persone non capiscono la Sua essenza e Lo trattano sempre come un essere umano, cosa che Lo fa sentire addolorato e offeso. Sostengono che la Sua sofferenza è veramente grande. Altri dicono che Dio sia innocente e senza peccato, ma che patisca la stessa sofferenza degli uomini e subisca la persecuzione, la calunnia e le umiliazioni insieme a loro; affermano che Egli sopporta anche i malintesi e la disobbedienza dei Suoi seguaci. La Sua sofferenza non si può misurare davvero. Sembra che voi non comprendiate veramente Dio. In realtà, la sofferenza di cui parlate non conta come vera sofferenza per Lui, perché ce ne sono di ben peggiori. Allora che cos’è la vera sofferenza per Dio Stesso? Che cos’è la vera sofferenza per Dio incarnato? Per Lui, il fatto che l’umanità non Lo comprenda non conta come sofferenza, e nemmeno il fatto che le persone abbiano delle idee errate su di Lui e non Lo vedano come Dio. Spesso, tuttavia, gli uomini ritengono che Egli debba aver subito una grande ingiustizia, che nel periodo in cui Si incarna non possa mostrare la Sua persona all’umanità e permetterle di vedere la Sua grandezza, e che Si nasconda umilmente in una carne insignificante, perciò deve essere stato atroce per Lui. Le persone si prendono a cuore ciò che possono capire e vedere della sofferenza di Dio, Gli impongono ogni genere di compassione e spesso addirittura Ne lodano un poco il dolore. In realtà c’è una differenza, un divario, tra quello che esse capiscono della sofferenza di Dio e quello che Egli sente davvero. Vi dico la verità: per Dio, a prescindere che si tratti dello Spirito di Dio o del Dio incarnato, quella sofferenza non è vera sofferenza. Che cosa patisce veramente, allora? Parliamo della Sua sofferenza soltanto dalla prospettiva di Dio incarnato.

Quando Dio Si fa carne, diventando un individuo medio e normale, vivendo tra gli uomini, fianco a fianco con loro, non riesce a vedere e a percepire i loro metodi, le loro leggi e le loro filosofie di vita? Questi metodi e queste leggi di vita come Lo fanno sentire? Prova disgusto in cuor Suo? Perché dovrebbe provarlo? Quali sono i metodi e le leggi di vita dell’umanità? In quali principi sono radicati? Su cosa si basano? I metodi, le leggi di vita eccetera del genere umano vengono creati in base alla logica, alla conoscenza e alla filosofia di Satana. Gli esseri umani che vivono osservando leggi di questo tipo non hanno alcuna umanità e alcuna verità; sfidano tutti la verità e sono ostili a Dio. Se diamo un’occhiata alla essenza di Dio, vediamo che è l’esatto contrario della logica, della conoscenza e della filosofia di Satana. È piena di giustizia, di verità e di santità, e di altre realtà di tutte le cose positive. Dio, che possiede questa essenza e vive tra uomini simili, che cosa prova nel Proprio cuore? Quest’ultimo non è colmo di dolore? Il Suo cuore soffre, e questa sofferenza non può essere compresa o avvertita da nessuno. Perché tutto ciò che Egli affronta, incontra, sente, vede e sperimenta è la corruzione e la malvagità degli uomini, la loro ribellione e resistenza alla verità. Tutto ciò che viene dagli esseri umani è la fonte della Sua sofferenza. In altre parole, poiché la Sua essenza non è uguale a quella degli uomini corrotti, la loro corruzione diventa la fonte della Sua sofferenza più grande. Quando Dio Si fa carne, è in grado di trovare qualcuno che condivida con Lui un linguaggio comune? Non tra gli uomini. Non si riesce a trovare nessuno che sia capace di comunicare, di avere questo scambio di opinioni con Lui. Secondo te, che tipo di sentimento prova Dio in queste circostanze? Le cose di cui le persone discutono, le cose che amano, che cercano e che desiderano hanno tutte a che fare con il peccato, con le inclinazioni maligne. Quando Dio assiste a tutto questo, non è come se ricevesse una coltellata al cuore? Di fronte a queste cose, potrebbe provare gioia nel Proprio cuore? Potrebbe trovare consolazione? Coloro che vivono con Lui sono esseri umani pieni di ribellione e di malvagità. Come potrebbe il Suo cuore non soffrire? Quanto è davvero grande questa sofferenza, e chi se ne preoccupa? Chi ci fa caso? Chi potrebbe capirla? Le persone non hanno modo di comprendere il cuore di Dio. La Sua sofferenza è qualcosa che esse sono particolarmente incapaci di comprendere, e la loro freddezza e insensibilità la rendono ancora più profonda.

Ci sono persone che spesso provano compassione per la situazione di Cristo, perché un versetto della Bibbia recita: “Le volpi hanno delle tane e gli uccelli del cielo dei nidi, ma il Figliuol dell’uomo non ha dove posare il capo”. Quando gli uomini sentono queste parole, le prendono a cuore e credono che questa sia la più grande sofferenza sopportata da Dio e da Cristo. Orbene, esaminando la questione dalla prospettiva dei fatti, è veramente così? Dio non crede che queste privazioni siano sofferenza. Non ha mai protestato contro l’ingiustizia delle difficoltà della carne, e non ha mai costretto gli esseri umani a ripagarLo o a ricompensarLo con qualcosa. Tuttavia, quando osserva il tutto dell’umanità, la vita corrotta e la malvagità degli uomini corrotti, quando vede che l’umanità è nelle grinfie di Satana, che è sua prigioniera e non riesce a fuggire, che le persone che vivono nel peccato non sanno cosa sia la verità, non riesce a tollerare tutti questi peccati. Il Suo disgusto verso gli uomini aumenta ogni giorno, ma Egli deve sopportare tutto questo. È questa la Sua grande sofferenza. Egli non può nemmeno esprimere completamente la voce del Suo cuore o le Sue emozioni tra i seguaci, e nessuno di loro riesce davvero a capire la Sua sofferenza. Nessuno prova neppure a comprendere o a confortare il Suo cuore, che patisce questa sofferenza giorno dopo giorno, anno dopo anno, volta dopo volta. Che cosa deducete da tutto questo? Dio non chiede nulla agli uomini in cambio di ciò che ha dato, ma a causa della Propria essenza non può assolutamente tollerare la loro malvagità, la loro corruzione e il loro peccato, bensì prova un profondo odio e disgusto, e questo fa sì che il Suo cuore e la Sua carne patiscano una sofferenza infinita. L’avevate capito? Molto probabilmente no, perché nessuno di voi è in grado di comprendere veramente Dio. Pian piano, nel tempo, potrete sperimentare tutto questo da soli.

Ora diamo un’occhiata ai seguenti passi delle Scritture.

9. I miracoli di Gesù

1) Gesù sfama i Cinquemila

(Giovanni 6:8-13) Uno de’ suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro, gli disse: V’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cosa sono per tanta gente? Gesù disse: Fateli sedere. Or v’era molt’erba in quel luogo. La gente dunque si sedette, ed eran circa cinquemila uomini. Gesù quindi prese i pani; e dopo aver rese grazie, li distribuì alla gente seduta; lo stesso fece de’ pesci, quanto volevano. E quando furon saziati, disse ai suoi discepoli: Raccogliete i pezzi avanzati, ché nulla se ne perda. Essi quindi li raccolsero, ed empiron dodici ceste di pezzi che di que’ cinque pani d’orzo erano avanzati a quelli che avean mangiato.

2) La Resurrezione di Lazzaro glorifica Dio

(Giovanni 11:43-44) E detto questo, gridò con gran voce: Lazzaro vieni fuori! E il morto uscì, avendo i piedi e le mani legati da fasce, e il viso coperto d’uno sciugatoio. Gesù disse loro: Scioglietelo, e lasciatelo andare.

Tra i miracoli compiuti dal Signore Gesù, abbiamo selezionato solo questi due perché sono sufficienti per dimostrare ciò di cui vorrei parlare qui. Sono davvero sorprendenti, e molto rappresentativi dei miracoli da Lui compiuti nell’Età della Grazia.

Anzitutto diamo un’occhiata al primo passo: Gesù sfama i cinquemila.

Che tipo di concetto è “cinque pani e due pesci”? Solitamente per quante persone sarebbero sufficienti cinque pani e due pesci? Se fate un calcolo in base all’appetito di un individuo medio, basterebbero soltanto per due persone. Questo è il significato più elementare di questa espressione. Secondo questo passo, tuttavia, quante persone si sfamarono con cinque pani e due pesci? Le Scritture dicono: “Or v’era molt’erba in quel luogo. La gente dunque si sedette, ed eran circa cinquemila uomini”. In confronto, cinquemila non è un grosso numero? Perché è così grande? Da una prospettiva umana, dividere cinque pani e due pesci tra cinquemila persone sarebbe impossibile, perché la differenza tra i due numeri è eccessiva. Anche se ciascuno mangiasse solo un boccone molto piccolo, sarebbe comunque insufficiente per cinquemila persone. In questo caso, tuttavia, il Signore Gesù compì un miracolo: non solo sfamò cinquemila persone, ma fece di più. Le Scritture raccontano: “E quando furon saziati, disse ai suoi discepoli: Raccogliete i pezzi avanzati, ché nulla se ne perda. Essi quindi li raccolsero, ed empiron dodici ceste di pezzi che di que’ cinque pani d’orzo erano avanzati a quelli che avean mangiato”. Questo miracolo consentì alle persone di vedere l’identità e la condizione del Signore Gesù, e anche di capire che per Dio niente è impossibile. Videro la verità della Sua onnipotenza. Cinque pani e due pesci furono sufficienti per sfamare cinquemila persone ma, se non ci fosse stato alcun cibo, Dio sarebbe stato in grado di fare la stessa cosa? Certo che sì! Fu un miracolo, quindi inevitabilmente gli uomini lo ritennero incomprensibile, incredibile e misterioso, ma per Dio fare una cosa simile fu un gioco da ragazzi. Siccome per Lui era una cosa banale, perché si dovrebbe scegliere di interpretare questo episodio? Perché ciò che sta dietro questo miracolo contiene la volontà del Signore Gesù, che non è mai stata scoperta dall’umanità.

Anzitutto cerchiamo di capire che tipo di persone fossero questi cinquemila. Erano seguaci del Signore Gesù? Dalle Scritture apprendiamo di no. Sapevano chi fosse il Signore Gesù? Sicuramente no! Quantomeno ignoravano che la persona davanti a loro fosse Cristo, o forse alcuni conoscevano soltanto il Suo nome e sapevano o avevano sentito qualcosa delle cose che aveva fatto. Erano semplicemente curiosi riguardo al Signore Gesù protagonista di quelle storie, ma sicuramente non potreste dire che Lo seguissero, né tantomeno che Lo comprendessero. Quando Egli vide queste cinquemila persone, esse avevano fame e pensavano solo a saziarsi, dunque fu in questo contesto che il Signore Gesù soddisfece i loro desideri. Che cosa c’era nel Suo cuore in quel momento? Qual era il Suo atteggiamento verso queste persone, che volevano soltanto saziarsi? A quel tempo, i Suoi pensieri e il Suo atteggiamento avevano a che fare con l’indole e con l’essenza di Dio. Davanti a questi cinquemila affamati che volevano solo consumare un pasto completo, davanti a queste persone piene di curiosità e di speranze nei Suoi confronti, il Signore Gesù pensò soltanto a utilizzare questo miracolo per concedere loro la Sua grazia. Tuttavia non Si illuse che sarebbero diventate Suoi seguaci, perché sapeva che volevano solo partecipare alla baldoria e riempirsi lo stomaco, perciò sfruttò al meglio ciò che aveva a disposizione e usò cinque pani e due pesci per sfamare cinquemila persone. Aprì gli occhi di questi uomini che amavano l’intrattenimento, che volevano assistere a dei miracoli, ed essi videro con i loro occhi le cose che Dio incarnato riusciva a fare. Sebbene il Signore Gesù abbia usato qualcosa di tangibile per soddisfare la loro curiosità, in cuor Suo sapeva già che queste cinquemila persone volevano solo gustare un buon pasto, così non disse nulla né fece loro alcuna predica, bensì lasciò semplicemente che assistessero al miracolo. Non poteva assolutamente trattarle nello stesso modo in cui trattava i discepoli che Lo seguivano sinceramente, ma nel cuore di Dio tutte le creature erano sotto il Suo governo, ed Egli avrebbe permesso a tutte le creature sotto i Suoi occhi di ricevere la grazia di Dio quando necessario. Anche se questi uomini non sapevano chi Egli fosse, anche se non Lo comprendevano e se non avevano alcuna particolare impressione di Lui né provarono alcuna gratitudine nei Suoi confronti nemmeno dopo aver mangiato i pani e i pesci, Dio non fu contrariato: offrì loro la meravigliosa opportunità di ricevere la Sua grazia. Secondo alcuni, Egli segue dei principi in ciò che fa, e non sorveglia né protegge i miscredenti, e soprattutto non consente loro di ricevere la Sua grazia. È davvero così? Agli occhi di Dio, purché siano creature viventi che Egli Stesso ha creato, le gestirà e Si prenderà cura di loro; le tratterà, le governerà e pianificherà per loro in modo diverso. Questi sono i pensieri e l’atteggiamento di Dio verso tutte le cose.

Sebbene i cinquemila uomini che mangiarono i pani e i pesci non intendessero seguire il Signore Gesù, Egli non fu severo con loro; una volta che furono sazi, sapete cosa fece? Decise di fare loro la predica? Dove andò dopo aver compiuto il miracolo? Secondo le Scritture non disse nulla; quando ebbe fatto il miracolo, andò via in silenzio. Dunque diede loro qualche prescrizione? C’era odio da parte Sua? Niente di tutto ciò. Semplicemente non volle più prestare attenzione a questi uomini che non erano in grado di seguirLo, e in quel momento il Suo cuore soffrì. Perché aveva visto la depravazione degli uomini e sentito il loro rifiuto e perché, quando vide queste persone o restò con loro, l’ottusità e l’ignoranza umane Lo resero molto triste e Gli riempirono il cuore di sofferenza, così volle lasciarle il più velocemente possibile. Il Signore non aveva prescrizioni per loro nel Suo cuore, non voleva prestare loro alcuna attenzione, e in particolare non intendeva sprecare le Sue energie per loro e sapeva che non erano in grado di seguirLo. Nonostante ciò, il Suo atteggiamento verso di loro fu molto chiaro. Voleva solo trattarle gentilmente, concedere loro la Sua grazia. Questo era l’atteggiamento di Dio verso ogni creatura sotto il Suo governo: trattarla gentilmente, provvedere alle sue necessità, nutrirla. Proprio perché il Signore Gesù era Dio incarnato, Egli rivelò in modo molto naturale l’essenza di Dio e trattò gentilmente queste persone, con un cuore pieno di misericordia e di tolleranza. A prescindere da come esse vedessero il Signore Gesù e dal tipo di esito che ne sarebbe derivato, Egli trattò semplicemente ogni creatura in base alla Propria posizione di Signore di tutto il creato. Quello che rivelò fu, senza eccezioni, l’indole di Dio e ciò che Egli ha ed è. Dunque il Signore Gesù fece silenziosamente qualcosa, poi se ne andò altrettanto silenziosamente. Quale aspetto dell’indole di Dio rivelò in questo modo? Potreste dire che si tratta della Sua benevolenza? Potreste dire che Dio è altruista? Una persona normale sarebbe in grado di fare tutto questo? Assolutamente no! In sostanza, chi erano queste cinquemila persone che il Signore Gesù sfamò con cinque pani e due pesci? Potreste dire che erano uomini compatibili con Lui? O che erano tutti ostili a Dio? Si può affermare con certezza che non erano affatto compatibili con il Signore e che la loro essenza era assolutamente ostile a Dio. Ma Dio come li trattò? Usò un metodo per attenuare la loro ostilità nei Suoi confronti, un metodo che si chiama “gentilezza”. Vale a dire che, sebbene il Signore Gesù li vedesse come peccatori, agli occhi di Dio erano nondimeno Sue creature, perciò li trattò gentilmente. Questa è la tolleranza di Dio, ed essa è determinata dalla Sua identità ed essenza. Perciò è una cosa che nessun essere umano creato da Dio può fare. Soltanto Dio può riuscirci.

Quando sarai in grado di capire davvero i pensieri e l’atteggiamento di Dio verso l’umanità, e di comprendere veramente le Sue emozioni e la Sua sollecitudine per ogni creatura, riuscirai a capire la devozione e l’amore profusi per ciascuna delle persone create dal Creatore. Quando accadrà, userai due parole per descrivere l’amore di Dio. Quali? Alcuni dicono “altruista”, altri “caritatevole”. Tra queste due, “caritatevole” è la parola meno adatta per definirlo. È un termine che gli uomini usano per riferirsi ai pensieri e ai sentimenti di una persona di larghe vedute. Io detesto profondamente questa parola, perché si riferisce all’atto di fare beneficenza a casaccio, indiscriminatamente, a prescindere da qualunque principio. È un’espressione eccessivamente emotiva, utilizzata da persone sciocche e confuse. Quando questa parola viene impiegata per descrivere l’amore di Dio, c’è inevitabilmente un’intenzione blasfema. Ne ho due più adatte. Quali sono? La prima è “immenso”. Non è molto evocativa? La seconda è “sconfinato”. C’è un significato reale dietro queste due parole che uso per descrivere l’amore di Dio. Letteralmente, “immenso” allude alla capacità o al volume di una cosa, ma non importa quanto essa sia grande. È qualcosa che le persone possono toccare e vedere. Questo, perché essa esiste, non è un oggetto astratto, e dà alle persone la sensazione di essere relativamente accurata e pratica. Non importa che la osservi da un’angolazione piatta o tridimensionale; non hai bisogno di immaginarne l’esistenza, perché è una cosa che esiste realmente. Benché l’uso di “immenso” per descrivere l’amore di Dio possa sembrare una quantificazione di questo sentimento, trasmette anche l’idea che esso non sia quantificabile. Dico che l’amore di Dio può essere quantificato perché non è una sorta di non-entità, né trae origine da alcuna leggenda. Piuttosto, è qualcosa di condiviso da tutte le cose sotto il governo di Dio, qualcosa che tutte le creature ricevono in vario grado e da prospettive differenti. Benché le persone non possano vederlo né toccarlo, esso porta sostentamento e vita a tutte le cose man mano che si rivela a poco a poco nella loro esistenza, ed esse quantificano e rendono testimonianza all’amore di Dio che ricevono in ogni singolo momento. Dico che il Suo amore non è quantificabile perché il mistero di Dio che provvede a tutte le cose e le nutre è difficile da sondare per gli esseri umani, così come i Suoi pensieri per tutte le cose e in particolare per l’umanità. In altre parole, nessuno sa del sangue e delle lacrime che il Creatore ha versato per gli uomini. Nessuno può comprendere e capire la profondità o il peso dell’amore che Egli prova per il genere umano, creato con le Sue Stesse mani. Definire immenso l’amore di Dio serve ad aiutare le persone a comprendere e a capire la sua portata e la verità della sua esistenza. Le aiuta anche a comprendere più a fondo l’effettivo significato della parola “Creatore” e ad acquisire una conoscenza più profonda del vero significato dell’appellativo “creato”. Di solito che cosa descrive la parola “sconfinato”? Generalmente si usa per l’oceano o per l’universo, in espressioni come “l’universo sconfinato” o “l’oceano sconfinato”. L’estensione e la profondità silenziosa dell’universo vanno oltre la comprensione umana e colpiscono l’immaginazione degli uomini, che le ammirano moltissimo. Il mistero e la profondità dell’universo sono visibili ma irraggiungibili. Quando pensi all’oceano, pensi alla sua estensione: sembra sconfinato, e ne senti la misteriosità e la totalità. È per questa ragione che ho usato la parola “sconfinato” per definire l’amore di Dio. Questo aggettivo serve ad aiutare le persone a capire quanto esso sia prezioso, a sentirne la profonda bellezza e rendersi conto che il suo potere è infinito ed esteso. Le aiuta a percepirne la santità, nonché la dignità e l’inviolabilità di Dio, rivelate attraverso il Suo amore. Orbene, pensate che “sconfinato” sia una parola adeguata a descrivere l’amore di Dio? Esso è all’altezza di queste due parole, “immenso” e “sconfinato”? Assolutamente sì! Nel linguaggio umano, soltanto questi due termini sono relativamente idonei e vicini alla descrizione dell’amore di Dio. Non trovate? Se vi chiedessi di definire l’amore di Dio, le usereste? Molto probabilmente non ne sareste in grado, perché la vostra comprensione e percezione del Suo amore si limitano a una prospettiva piatta e non hanno raggiunto l’altezza dello spazio tridimensionale. Così, se vi invitassi a descrivere l’amore di Dio, sentireste che vi mancano le parole; addirittura ammutolireste. Forse i due aggettivi di cui ho parlato oggi sono difficili da capire per voi, o forse semplicemente non li approvate. Ciò non fa altro che confermare la superficialità e la limitatezza della vostra percezione e comprensione dell’amore di Dio. Prima ho detto che Dio è altruista. Sicuramente ricordate questa parola. Si potrebbe dire che l’amore di Dio si può definire soltanto altruista? Non è una definizione troppo limitata? Dovreste riflettere di più su questa questione per trarne qualche insegnamento.

Quanto esposto sopra è ciò che abbiamo dedotto dell’indole e dell’essenza di Dio dal Suo primo miracolo. Anche se è una storia che le persone leggono da migliaia di anni, ha una trama chiara e consente loro di osservare un fenomeno semplice, ma in questa trama chiara possiamo vedere qualcosa di più prezioso, cioè l’indole di Dio e ciò che Egli ha ed è. Queste cose che Egli ha ed è rappresentano Dio Stesso e sono un’espressione dei Suoi pensieri. Quando Dio esprime i Suoi pensieri, si tratta di un’espressione della voce del Suo cuore. Egli spera che ci saranno persone in grado di capirLo, di conoscerLo e di comprendere la Sua volontà, di udire la voce del Suo cuore e di collaborare attivamente per soddisfare la Sua volontà. Le cose che il Signore Gesù fece erano un’espressione silenziosa di Dio.

Ora diamo un’occhiata a questo passo: La resurrezione di Lazzaro glorifica Dio.

Qual è la vostra impressione dopo averlo letto? L’importanza di questo miracolo compiuto dal Signore Gesù fu molto più grande di quella del precedente, perché nessun miracolo è più sorprendente della resurrezione di un uomo morto. Il fatto che il Signore Gesù avesse fatto una cosa simile fu estremamente significativo in quell’epoca. Poiché Dio Si era fatto carne, le persone potevano vedere soltanto il Suo aspetto fisico, il Suo lato pratico e la Sua parte insignificante. Anche se alcune videro e compresero una parte del Suo carattere o alcuni punti di forza che Egli sembrava avere, nessuno sapeva da dove venisse, chi fosse la Sua vera essenza e cos’altro avrebbe davvero potuto fare. Tutto ciò era ignoto all’umanità. Troppe persone volevano avere una prova di questa cosa e conoscere la verità. Dio poteva fare qualcosa per dimostrare la Sua identità? Per Lui, era una passeggiata, un gioco da ragazzi. Avrebbe potuto fare qualcosa ovunque, in qualunque momento, per dimostrare la Sua identità ed essenza, ma fece le cose secondo un piano, in varie fasi. Non le fece in maniera indiscriminata; cercò il momento e l’opportunità giusti per fare qualcosa di molto significativo che l’umanità potesse vedere. Ciò dimostrò la Sua autorità e identità. La resurrezione di Lazzaro riuscì dunque a comprovare l’identità del Signore Gesù? Diamo un’occhiata a questo passo delle Scritture: “E detto questo, gridò con gran voce: Lazzaro vieni fuori! E il morto uscì”. Quando il Signore Gesù fece questo, disse solo una cosa: “Lazzaro vieni fuori!”. Quindi Lazzaro uscì dalla tomba. Ciò accadde grazie a una singola frase pronunciata dal Signore. In quel momento, il Signore Gesù non allestì alcun altare e non compì altre azioni. Disse soltanto una cosa. Si potrebbe definire un miracolo o un ordine? Oppure fu una sorta di stregoneria? Apparentemente sembra che lo si possa definire un miracolo e, se lo osservate da una prospettiva moderna, naturalmente potete ancora considerarlo tale. Tuttavia, non lo si potrebbe certo definire un incantesimo per richiamare un’anima dall’oltretomba e sicuramente non una stregoneria. È corretto dire che questo miracolo fu l’infinitesima e più normale dimostrazione dell’autorità del Creatore. Questa è l’autorità di Dio e la Sua capacità. Egli ha l’autorità di far morire una persona, di far sì che la sua anima lasci il corpo e torni nell’Ade, o dovunque debba andare. Il momento della morte di una persona e il luogo in cui essa va dopo la dipartita sono determinati da Dio. Egli può farlo in qualunque momento e ovunque. Non è vincolato da esseri umani, eventi, oggetti, spazi o luoghi. Se vuole farlo, può farlo, perché tutte le cose e gli esseri viventi sono sotto il Suo governo, e tutte le cose vivono e muoiono secondo la Sua parola e la Sua autorità. Dio può resuscitare un uomo morto. Anche questa è una cosa che può fare in qualunque momento e ovunque. Questa è l’autorità che soltanto il Creatore possiede.

Quando il Signore Gesù faceva qualcosa come resuscitare Lazzaro, il Suo obiettivo era fornire una prova che gli esseri umani e Satana potessero vedere, e comunicare loro che il tutto, la vita e la morte degli uomini sono determinati da Dio e che, pur essendoSi fatto carne, Egli rimaneva come sempre al comando del mondo fisico, che è visibile, e di quello spirituale, che gli esseri umani non possono vedere. Ciò servì a far sapere agli uomini e a Satana che il tutto dell’umanità non è sotto il dominio del demonio. Questa fu una rivelazione e una dimostrazione dell’autorità di Dio e, per Lui, fu anche un modo per comunicare a tutte le cose che la vita e la morte degli uomini sono nelle Sue mani. La resurrezione di Lazzaro da parte del Signore Gesù: questo tipo di approccio fu uno dei modi in cui il Creatore istruì e educò l’umanità. Fu un’azione concreta in cui Egli usò la Sua abilità e autorità per istruire gli uomini e per provvedere alle loro necessità. Fu un modo tacito con cui il Creatore consentì all’umanità di vedere che Egli era davvero al comando di tutte le cose. Per Dio, fu un modo per dire all’umanità, attraverso delle azioni pratiche, che Lui era l’unica strada per raggiungere la salvezza. Questo tipo di tacito strumento per istruire l’umanità dura in eterno: è indelebile e portò ai cuori umani un turbamento e un’illuminazione che non potranno mai affievolirsi. La resurrezione di Lazzaro glorificò Dio; ha un effetto profondo su ciascuno dei Suoi seguaci. In ogni persona che comprende profondamente questo evento, essa instilla saldamente la comprensione e la visione del fatto che soltanto Dio può controllare la vita e la morte degli uomini. Benché Dio abbia questo tipo di autorità e abbia inviato un messaggio riguardante la Propria sovranità sulla vita e sulla morte degli uomini attraverso la resurrezione di Lazzaro, questa non fu la Sua opera principale. Egli non fa mai niente che non abbia un significato. Ogni singola cosa che fa ha un grande valore; è un autentico tesoro. Egli non farebbe mai della resurrezione di una persona l’obiettivo o l’elemento principale o unico della Sua opera. Non fa mai nulla che non abbia un significato. La resurrezione di Lazzaro è sufficiente per dimostrare l’autorità di Dio e per provare l’identità del Signore Gesù. È per questo motivo che il Signore Gesù non ripeté questo tipo di miracolo. Dio fa le cose secondo i Suoi principi. Nel linguaggio umano si direbbe che è attento a compiere un’opera seria. In altre parole, quando Dio fa le cose, non si allontana dallo scopo della Sua opera. Sa quale opera vuole compiere in questa fase, cosa vuole ottenere, e opererà rigorosamente secondo il Suo piano. Se un uomo corrotto avesse quel tipo di capacità, penserebbe soltanto a come ostentarla, cosicché gli altri sappiano quanto è stato formidabile, cosicché si inchinino davanti a lui ed egli possa controllarli e distruggerli. Questo è il male che viene da Satana, questa si chiama corruzione morale. Dio non ha un’indole di questo genere né questa essenza. Il Suo scopo nel fare le cose non è metterSi in mostra, bensì fornire all’umanità altra rivelazione e altra guida, perciò nella Bibbia le persone trovano pochissimi esempi di questo tipo di cose. Ciò non significa che le capacità del Signore Gesù fossero limitate o che Egli non fosse in grado di fare quel tipo di cose. Semplicemente Dio non volle farle, perché la resurrezione di Lazzaro da parte del Signore Gesù ebbe un’importanza molto pratica, e anche perché l’opera principale di Dio incarnato non era fare miracoli né resuscitare le persone, bensì redimere l’umanità. Dunque gran parte dell’opera che il Signore Gesù completò consistette nell’impartire insegnamenti alle persone, nel provvedere alle loro necessità e nell’aiutarle, e cose come la resurrezione di Lazzaro furono soltanto piccole parti del ministero che Egli svolse. Inoltre potreste dire che “mettersi in mostra” non fa parte della essenza di Dio, perciò la scelta di non compiere altri miracoli non fu un esercizio intenzionale di moderazione e non dipese da limitazioni ambientali né certamente da una mancanza di capacità.

Quando il Signore Gesù resuscitò Lazzaro, usò una frase: “Lazzaro vieni fuori!”. Non disse nient’altro. Che cosa significano queste parole? Indicano che, parlando, Dio può fare qualunque cosa, anche resuscitare un uomo morto. Quando creò tutte le cose e il mondo, lo fece con le parole. Usò ordini orali, parole dotate di autorità, e all’improvviso tutte le cose vennero create. È così che accadde. Quest’unica frase pronunciata dal Signore Gesù era analoga alle parole dette da Dio quando creò i cieli, la terra e tutte le cose; racchiudeva parimenti l’autorità di Dio, la capacità del Creatore. Tutte le cose si formarono e rimasero salde grazie alle parole uscite dalla bocca di Dio e, allo stesso modo, Lazzaro risorse dalla tomba grazie alle parole uscite dalla bocca del Signore Gesù. Questa era l’autorità di Dio, dimostrata e realizzata nella Sua carne incarnata. Questo tipo di autorità e di capacità apparteneva al Creatore, e al Figlio dell’uomo in cui il Creatore Si era incarnato. Questa è la comprensione instillata all’umanità dalla resurrezione di Lazzaro da parte di Dio. Per questo argomento è tutto. Ora leggiamo le Scritture.

10. Il giudizio dei farisei su Gesù

(Marco 3:21-22) Or i suoi parenti, udito ciò, vennero per impadronirsi di lui, perché dicevano: È fuori di sé. E gli scribi, ch’eran discesi da Gerusalemme, dicevano: Egli ha Beelzebub, ed è per l’aiuto del principe dei demoni, ch’ei caccia i demoni.

11. Gesù rimprovera i farisei

(Matteo 12:31-32) Perciò io vi dico: Ogni peccato e bestemmia sarà perdonata agli uomini; ma la bestemmia contro lo Spirito non sarà perdonata. Ed a chiunque parli contro il Figliuol dell’uomo, sarà perdonato; ma a chiunque parli contro lo Spirito Santo, non sarà perdonato né in questo mondo né in quello a venire.

(Matteo 23:13-15) Ma guai a voi, scribi e Farisei ipocriti, perché serrate il regno de’ cieli dinanzi alla gente; poiché, né vi entrate voi, né lasciate entrare quelli che cercano di entrare. [Guai a voi, scribi e Farisei ipocriti, perché divorate le case delle vedove, e fate per apparenza lunghe orazioni; perciò riceverete maggior condanna.] Guai a voi, scribi e Farisei ipocriti, perché scorrete mare e terra per fare un proselito; e fatto che sia, lo rendete figliuol della geenna il doppio di voi.

Abbiamo citato due passi distinti. Anzitutto diamo un’occhiata al primo: il giudizio dei farisei su Gesù.

Nella Bibbia, la valutazione di Gesù Stesso e delle cose che fece da parte dei farisei è la seguente: “dicevano: È fuori di sé. … Egli ha Beelzebub, ed è per l’aiuto del principe dei demoni, ch’ei caccia i demoni” (Marco 3:21-22). L’opinione che gli scribi e i farisei avevano del Signore Gesù non era una ripetizione pappagallesca di altri giudizi né un’idea campata in aria, bensì la conclusione che essi avevano tratto sul Signore Gesù in base a ciò che avevano visto e sentito delle Sue azioni. Sebbene questa frase fosse stata apparentemente pronunciata in nome della giustizia e sembrasse fondata, l’arroganza con cui giudicarono il Signore Gesù fu difficile da contenere persino per loro. L’energia forsennata del loro odio verso di Lui mise a nudo le loro ambizioni sfrenate, il loro malvagio atteggiamento satanico e la loro natura malevola, che opponeva resistenza a Dio. Le cose che dissero giudicando il Signore Gesù furono ispirate dalle loro ambizioni sfrenate, dall’invidia e dalla natura turpe e malvagia della loro ostilità verso Dio e la verità. Non indagarono la fonte delle azioni del Signore Gesù né la sostanza di ciò che Egli diceva o faceva. Invece attaccarono e screditarono le Sue azioni in modo pedissequo, impaziente, folle e volutamente cattivo. Arrivarono persino al punto di screditare indiscriminatamente il Suo Spirito, cioè lo Spirito Santo, lo Spirito di Dio. È questo che intendevano quando dissero “È fuori di sé”, “Beelzebub e il principe dei demoni”. In altre parole, affermarono che lo Spirito di Dio era Beelzebub e il principe dei demoni. Definirono pazzia l’opera della carne di cui lo Spirito di Dio Si era vestito. Non solo bestemmiarono lo Spirito di Dio chiamandoLo Beelzebub e principe dei demoni, ma condannarono anche l’opera di Dio. Condannarono e bestemmiarono il Signore Gesù Cristo. La sostanza della loro resistenza ed empietà contro Dio era assolutamente identica alla sostanza di Satana, alla resistenza e all’empietà del diavolo contro Dio. Essi non solo rappresentavano gli uomini corrotti, ma ancor di più erano la personificazione di Satana. Erano un canale di Satana tra gli uomini, i suoi complici e messaggeri. La sostanza della loro empietà e denigrazione verso il Signore Gesù Cristo era la loro lotta contro Dio per la conquista dello status, la loro competizione con Lui, il loro inesauribile desiderio di metterLo alla prova. La sostanza della loro resistenza a Dio e del loro atteggiamento di ostilità verso di Lui, le loro parole e i loro pensieri bestemmiarono direttamente lo Spirito di Dio e Ne suscitarono le ire. Così Dio emanò un giudizio ragionevole su ciò che dicevano e facevano, e stabilì che le loro azioni erano un peccato di empietà contro lo Spirito Santo. Questo peccato è imperdonabile sia in questo mondo sia nell’aldilà, come dice il seguente passo delle Scritture: “la bestemmia contro lo Spirito non sarà perdonata” e “a chiunque parli contro lo Spirito Santo, non sarà perdonato né in questo mondo né in quello a venire”. Oggi parliamo del vero significato di queste parole di Dio: “non sarà perdonato né in questo mondo né in quello a venire”. Cioè spiegheremo come Dio metta in pratica le parole “non sarà perdonato né in questo mondo né in quello a venire”.

Tutto ciò di cui abbiamo parlato è inerente all’indole di Dio e al Suo atteggiamento verso le persone, le questioni e le cose. Naturalmente, i due brani menzionati sopra non fanno eccezione. Avete notato qualcosa in questi due passi delle Scritture? Alcuni dicono di vedere l’ira di Dio. Altri, il lato dell’indole di Dio che non tollera le offese degli uomini e, di conseguenza, l’insegnamento secondo cui, se le persone fanno qualcosa di empio contro Dio, non riceveranno il Suo perdono. Pur vedendo e percependo in questi due passi l’ira di Dio e la Sua intolleranza verso le offese umane, le persone continuano a non comprendere davvero il Suo atteggiamento. Questi due brani contengono un’allusione al Suo vero atteggiamento e approccio verso coloro che Lo bestemmiano e Lo fanno adirare. Questo passo delle Scritture riassume il vero significato del Suo atteggiamento e del Suo approccio: “a chiunque parli contro lo Spirito Santo, non sarà perdonato né in questo mondo né in quello a venire”. Quando le persone bestemmiano Dio, quando Lo fanno adirare, Egli emette un verdetto, e quest’ultimo è il Suo decreto definitivo. La Bibbia lo descrive in questo modo: “Perciò io vi dico: Ogni peccato e bestemmia sarà perdonata agli uomini; ma la bestemmia contro lo Spirito non sarà perdonata” (Matteo 12:31), e “Ma guai a voi, scribi e Farisei ipocriti!” (Matteo 23:13). Ma la Bibbia riferisce le sorti degli scribi e dei farisei, e delle persone che definirono pazzo il Signore Gesù dopo che ebbe detto queste cose? Riferisce se abbiano subito qualche punizione? È certo che non ne abbiano ricevuta alcuna. In questa sede, dire che non ne “ricevettero alcuna” non significa che non sia stata documentata, ma che in realtà non ci fu alcuna conseguenza visibile agli occhi degli uomini. Questo “non ne ricevettero alcuna” chiarisce una questione, cioè l’atteggiamento di Dio e i Suoi principi nell’occuparsi di certe cose. Quanto al trattamento riservato da Dio alle persone che Lo bestemmiano o che Gli resistono, o addirittura a quelle che Lo calunniano – che Lo attaccano, Lo diffamano e Lo maledicono intenzionalmente –, Egli non finge di non vedere o di non sentire. Ha un atteggiamento chiaro verso di loro. Le disprezza e, in cuor Suo, le condanna. Addirittura dichiara apertamente il Suo decreto per loro, cosicché gli uomini sappiano che Egli ha un atteggiamento chiaro verso chi Lo bestemmia e capiscano come determinerà il loro destino. Tuttavia, dopo che Dio ebbe detto queste cose, le persone continuarono a comprendere solo raramente come avrebbe trattato quegli uomini, e non riuscirono a capire i principi alla base del Suo decreto, del Suo verdetto per loro. Vale a dire che gli esseri umani non sono in grado di vedere l’atteggiamento e i metodi particolari cui Dio ricorre per occuparsi di loro. Ciò ha a che vedere con i principi da Lui adottati per fare le cose. Egli usa l’avvento dei fatti per occuparsi del comportamento malvagio di alcune persone. In altre parole, non annuncia il loro peccato e non determina il loro destino, ma usa direttamente l’avvento dei fatti per far sì che vengano punite, che abbiano la debita retribuzione. Quando si verificano questi fatti, è la carne degli uomini a subire la punizione; tutto ciò può essere visto con gli occhi umani. Quando Dio Si occupa del comportamento malvagio di alcune persone, si limita a maledirle con le parole, ma allo stesso tempo la Sua ira si abbatte su di loro, e forse la punizione che ricevono non è visibile agli esseri umani, ma questo tipo di conseguenza può essere ancora più grave dell’essere puniti o uccisi, conseguenze che invece si possono vedere. Questo perché, nei casi in cui Dio ha deciso di non salvare gli uomini di questo tipo, di non mostrare più misericordia o tolleranza nei loro confronti, di non dar loro altre opportunità, l’atteggiamento che assume verso di loro è accantonarli. Che cosa vuol dire “accantonare”? Di per sé, questo termine significa mettere da parte una cosa, non prestarle più attenzione. Qui, quando Dio “accantona”, ci sono due spiegazioni diverse del significato di questo verbo. La prima è che Egli ha ceduto la vita e il tutto di quella persona a Satana affinché sia lui a occuparsene. Dio non ne sarà più responsabile e non la gestirà più. A prescindere che quella persona sia pazza, stupida, viva o morta, o che sia scesa all’inferno per la punizione, la sua condizione non avrà nulla a che fare con Dio. Ciò significherebbe che quella creatura non ha alcun rapporto con il Creatore. La seconda spiegazione è che Dio ha deciso di fare personalmente qualcosa per questa persona, con le Sue Stesse mani. È possibile che utilizzi il servizio di questo tipo di persona o che usi questo genere di individuo a mo’ di contrasto. È possibile che abbia un modo speciale di trattare le persone di questo tipo e di occuparsi di loro, come nel caso di Paolo. Nel cuore di Dio, questi sono il principio e l’atteggiamento che Egli adotta per occuparsi degli uomini di questo tipo. Così, quando le persone resistono a Dio, Lo calunniano e Lo bestemmiano, se irritano la Sua indole o superano il limite della Sua pazienza, le conseguenze sono inimmaginabili. La più grave è che Dio ceda definitivamente la loro vita e il loro tutto a Satana. Non saranno perdonate per tutta l’eternità. Ciò significa che questa persona è diventata cibo nella bocca di Satana, un giocattolo nelle sue mani, e da quel momento in poi Dio non avrà nulla a che fare con lei. Riuscite a immaginare il tormento che si creò quando Satana tentò Giobbe? Benché Satana non avesse il permesso di nuocere alla vita di Giobbe, costui soffrì moltissimo. Non è forse ancora più difficile immaginare le devastazioni cui sarebbe soggetta una persona che è stata totalmente ceduta a Satana, che è interamente tra le sue grinfie, che ha perso completamente la sollecitudine e la misericordia di Dio, che non è più sotto il controllo del Creatore, che è stata privata del diritto di adorarLo e di essere una creatura sotto il Suo governo, il cui rapporto con il Signore del creato è stato troncato del tutto? La persecuzione di Satana ai danni di Giobbe si poteva vedere con gli occhi umani ma, se Dio cede la vita di una persona a Satana, la conseguenza sarà inimmaginabile. Per esempio, alcuni individui rinascono sotto forma di mucca o di asino, oppure vengono presi, posseduti da spiriti impuri, malvagi eccetera. Questo è il destino, la fine di alcune persone che vengono cedute da Dio a Satana. Dall’esterno sembra che coloro che hanno ridicolizzato, calunniato, condannato e bestemmiato il Signore Gesù non abbiano subito alcuna conseguenza. Invece la verità è che Dio ha un atteggiamento per occuparSi di ogni cosa. Forse non usa un linguaggio chiaro per comunicare agli uomini il decreto in base al quale tratta ogni tipo di individuo. Talvolta non parla esplicitamente, ma fa le cose in maniera diretta. Il fatto che non ne parli non vuol dire che non ci sia una conseguenza; anzi, è possibile che essa sia ancora più grave. Apparentemente sembra che Dio non parli con alcune persone per rivelare il Suo atteggiamento; in realtà, non presta loro alcuna attenzione da molto tempo. Non vuole più vederle. A causa delle azioni che hanno compiuto, del loro comportamento, della loro natura e sostanza, vuole soltanto che spariscano dalla Sua vista, vuole cederle direttamente a Satana e dargli il loro spirito, la loro anima e il loro corpo, per permettere al demonio di fare qualunque cosa desideri. È chiaro fino a che punto Dio le odi e ne sia disgustato. Se un uomo fa adirare Dio al punto che Egli non vuole più rivederlo, che intende rinunciarvi del tutto, che non vuole più occuparSi di lui – se Dio arriva al punto di consegnarlo a Satana perché ne faccia ciò che desidera, per permettergli di controllarlo, di consumarlo e di trattarlo in qualunque modo –, quest’uomo è completamente finito. Il suo diritto di essere uomo è stato revocato per sempre, e il suo diritto di creatura giunge al termine. Questa non è la punizione più dura?

Tutto ciò è una spiegazione esauriente delle parole: “non sarà perdonato né in questo mondo né in quello a venire”, ed è anche un semplice commento a questi passi delle Scritture. Penso che ormai abbiate capito!

Ora leggiamo i seguenti passi delle Scritture.

12. Gesù parla ai discepoli dopo la resurrezione

(Giovanni 20:26-29) E otto giorni dopo, i suoi discepoli erano di nuovo in casa, e Toma era con loro. Venne Gesù, a porte chiuse, e si presentò in mezzo a loro, e disse: Pace a voi! Poi disse a Toma: Porgi qua il dito, e vedi le mie mani; e porgi la mano e mettila nel mio costato; e non essere incredulo, ma credente. Toma gli rispose e disse: Signor mio e Dio mio! Gesù gli disse: Perché m’hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non han veduto, e hanno creduto!

(Giovanni 21:16-17) Gli disse di nuovo una seconda volta: Simon di Giovanni, m’ami tu? Ei gli rispose: Sì, Signore; tu sai che io t’amo. Gesù gli disse: Pastura le mie pecorelle. Gli disse per la terza volta: Simon di Giovanni, mi ami tu? Pietro fu attristato ch’ei gli avesse detto per la terza volta: Mi ami tu? E gli rispose: Signore, tu sai ogni cosa; tu conosci che io t’amo. Gesù gli disse: Pasci le mie pecore.

Questi passi riferiscono alcune cose che il Signore Gesù fece e disse ai Suoi discepoli dopo la resurrezione. Anzitutto diamo un’occhiata alle differenze tra il Signore Gesù prima e dopo la resurrezione. Dopo essere risorto era ancora lo stesso dei giorni precedenti? Le Scritture contengono il seguente versetto, che Lo descrive dopo la resurrezione: “Venne Gesù, a porte chiuse, e si presentò in mezzo a loro, e disse: Pace a voi!”. È evidente che a quel tempo Egli non era più una carne, bensì un corpo spirituale. Questo, perché aveva trasceso i limiti della carne e, a porte chiuse, poté ugualmente venire tra gli uomini e permettere loro di vederLo. Questa è la differenza più grande tra il Signore Gesù dopo la resurrezione e il Signore Gesù che aveva vissuto nella carne prima della resurrezione. Sebbene non ci fosse alcuna differenza tra l’aspetto esteriore del corpo spirituale di quel momento e il precedente aspetto esteriore del Signore Gesù, in quell’istante Egli era divenuto un Gesù che alle persone sembrava un estraneo, perché era diventato un corpo spirituale dopo essere resuscitato e, in confronto alla Sua carne precedente, questo corpo spirituale era più sconcertante e disorientante per gli uomini. Esso creò anche una maggiore distanza tra il Signore Gesù e le persone, che in cuor loro percepirono come, in quel momento, Egli fosse diventato più misterioso. Queste interpretazioni e questi sentimenti riportarono improvvisamente gli uomini a un’epoca in cui avevano creduto in un Dio che non si poteva vedere né toccare. Così la prima cosa che il Signore Gesù fece dopo la resurrezione fu permettere a tutti di vederLo, di confermare la Sua esistenza e la realtà della Sua resurrezione. Inoltre, questa azione riportò il Suo rapporto con le persone allo stato in cui era quando Egli aveva operato nella carne, ed Egli fu il Cristo che Si poteva vedere e toccare. Così un esito è che gli uomini non dubitarono né della Sua resurrezione dopo la crocifissione né della Sua opera di redenzione dell’umanità. Un altro esito è che la Sua manifestazione agli uomini dopo la resurrezione e la possibilità di vederLo e di toccarLo ancorarono saldamente l’umanità all’Età della Grazia. Da quel momento in poi, le persone non poterono tornare all’età precedente, l’Età della Legge a causa della “scomparsa” o della “diserzione” del Signore Gesù, bensì sarebbero andate avanti, seguendo i Suoi insegnamenti e l’opera che Egli aveva svolto. Così si aprì ufficialmente una nuova fase dell’opera nell’Età della Grazia e, da allora in poi, gli uomini che avevano vissuto sotto la legge ne uscirono formalmente ed entrarono in una nuova era, con un nuovo inizio. Questi sono i molteplici significati della manifestazione del Signore Gesù agli uomini dopo la resurrezione.

Poiché Egli era un corpo spirituale, come potevano le persone toccarLo e vederLo? Ciò deve avere a che fare con l’importanza della Sua manifestazione all’umanità. Notate qualcosa in questi passi delle Scritture? Generalmente, i corpi spirituali non si possono vedere né toccare e, dopo la resurrezione, l’opera intrapresa dal Signore Gesù era già stata completata. Perciò, in teoria, Egli non aveva assolutamente alcuna necessità di tornare tra le persone con la Sua immagine originaria per incontrarle, ma la manifestazione del Suo corpo spirituale davanti a uomini come Tommaso rese la sua importanza più concreta e penetrò più a fondo nel cuore delle persone. Quando Egli andò dallo scettico Tommaso, gli permise di toccarGli la mano e disse: “porgi la mano e mettila nel mio costato; e non essere incredulo, ma credente”. Queste parole, queste azioni, non erano cose che il Signore Gesù voleva dire e fare soltanto dopo essere risorto, ma anche prima di essere crocifisso. È evidente che, prima ancora della crocifissione, il Signore Gesù conosceva già le persone come Tommaso. Dunque cosa possiamo dedurne? Dopo la resurrezione era ancora lo stesso Signore Gesù. La Sua essenza non era cambiata. I dubbi di Tommaso non erano appena sorti, bensì l’avevano accompagnato per tutto il periodo in cui aveva seguito il Signore Gesù. Tuttavia Egli era risorto dai morti e tornato dal mondo spirituale con la Sua immagine originaria, con la Sua indole originaria e con la conoscenza degli uomini acquisita durante il Suo periodo nella carne, così andò anzitutto a cercare Tommaso per fargli toccare il Suo costato, per permettergli non solo di vedere il Suo corpo spirituale dopo la resurrezione, ma anche di toccarne e di sentirne l’esistenza e di liberarsi completamente dai dubbi. Prima della crocifissione, Tommaso aveva sempre dubitato che il Signore Gesù fosse Cristo e non era riuscito a convincersene. La sua fede in Dio si basava soltanto su ciò che poteva vedere con i propri occhi e toccare con le proprie mani. Il Signore Gesù conosceva bene la fede delle persone di questo tipo. Esse credevano solo nel Dio dei cieli, non in Colui che era stato mandato da Dio, nel Cristo fattoSi carne, né Lo avrebbero accettato. Affinché Tommaso prendesse atto e credesse nell’esistenza del Signore Gesù e ammettesse che Egli era davvero il Dio incarnato, Gesù gli consentì di allungare la mano e di toccarGli il costato. C’è qualche differenza tra i dubbi di Tommaso prima e dopo la resurrezione del Signore Gesù? Tommaso era sempre stato scettico e – tranne il Signore Gesù, che gli apparve personalmente con il Suo corpo spirituale e gli permise di toccare i segni dei chiodi – nessuno avrebbe potuto fugare i suoi dubbi e indurlo a liberarsene. Così, dal momento in cui il Signore Gesù gli consentì di toccarGli il costato e di sentire davvero l’esistenza dei segni lasciati dai chiodi, i dubbi di Tommaso svanirono, ed egli capì veramente che il Signore Gesù era risorto, e riconobbe e credette che era il vero Cristo, il Dio incarnato. Anche se ormai Tommaso non dubitava più, aveva perso per sempre l’opportunità di incontrare Cristo, di stare con Lui, di seguirLo, di conoscerLo e di essere reso perfetto da Lui. La manifestazione del Signore Gesù e le Sue parole offrirono una conclusione, e un verdetto sulla fede di coloro che erano pieni di dubbi. Egli usò le Sue parole e azioni effettive per dire agli scettici, a coloro che credevano soltanto nel Dio dei cieli ma non in Cristo: “Dio non ha lodato la loro fede né il loro seguire, che era pieno di dubbi”. Il giorno in cui avrebbero creduto totalmente in Dio e in Cristo avrebbe potuto essere soltanto quello in cui Dio avrebbe completato la Sua grande opera. Naturalmente, sarebbe stato anche il giorno in cui il loro scetticismo avrebbe ricevuto un verdetto. Il loro atteggiamento verso Cristo determinò il loro destino; il loro scetticismo ostinato implicava che la loro fede non avesse portato loro alcun esito, e la loro inflessibilità implicava che le loro speranze fossero vane. Poiché la loro fede nel Dio dei cieli si alimentava di illusioni, e il loro scetticismo verso Cristo era il loro reale atteggiamento verso Dio, anche se avevano toccato i segni dei chiodi sul corpo del Signore Gesù, la loro fede era ancora inutile e il loro destino si poteva soltanto definire una battaglia infruttuosa e vana. Ciò che il Signore Gesù disse a Tommaso servì a spiegare molto chiaramente un concetto anche alle altre persone: il Signore Gesù risorto è il Signore Gesù che inizialmente aveva trascorso trentatré anni e mezzo operando tra gli uomini. Anche se era stato crocifisso, se aveva camminato nella valle dell’ombra della morte ed era risorto, ogni Suo aspetto era rimasto immutato. Sebbene ora Egli avesse i segni dei chiodi sul corpo, e fosse risorto e uscito dal sepolcro, la Sua indole, la Sua comprensione degli uomini e le Sue intenzioni verso di loro non erano cambiate minimamente. Inoltre disse alle persone che era sceso dalla croce e aveva trionfato sul peccato, sulle sofferenze e sulla morte. I segni dei chiodi erano soltanto la prova della Sua vittoria su Satana, la prova che Egli era un sacrificio per il peccato, finalizzato a redimere efficacemente l’umanità intera. Comunicò alle persone che Si era già fatto carico dei peccati dell’umanità e che aveva completato la Sua opera di redenzione. Quando tornò a vedere i discepoli, disse loro con la Sua manifestazione: “Sono ancora vivo, esisto ancora; oggi sono davvero dinanzi a voi cosicché possiate vederMi e toccarMi. Sarò sempre con voi”. Il Signore Gesù voleva anche usare l’esempio di Tommaso a mo’ di avvertimento per le generazioni future: anche se credi nel Signore Gesù, non puoi vederLo né toccarLo, ma puoi essere benedetto dalla tua fede sincera e vederLo attraverso di essa; le persone di questo tipo sono benedette.

Queste parole riportate nella Bibbia, pronunciate dal Signore Gesù quando Si manifestò a Tommaso, sono un grande aiuto per tutti gli uomini nell’Età della Grazia. La Sua manifestazione e le Sue parole a Tommaso hanno avuto un profondo effetto sulle generazioni future e hanno un’importanza eterna. Tommaso rappresenta un tipo di persona che crede in Dio ma Ne dubita. Questi individui hanno una natura sospettosa e un cuore sinistro, sono infidi e non credono nelle cose che Dio può portare a termine, nella Sua onnipotenza e nel Suo governo, e non credono nel Dio incarnato. Per loro, tuttavia, la resurrezione del Signore Gesù fu uno schiaffo in pieno viso, e diede loro anche l’opportunità di scoprire e di riconoscere il proprio scetticismo e di ammettere la propria slealtà, arrivando così a credere davvero nell’esistenza e nella resurrezione del Signore Gesù. Ciò che successe a Tommaso fu un avvertimento e un monito per le generazioni future, cosicché altre persone potessero evitare di essere scettiche come lui e, se lo fossero state, sarebbero sprofondate nell’oscurità. Se segui Dio ma, come Tommaso, vuoi sempre toccare il costato del Signore e sentire i segni dei chiodi per confermare e verificare l’esistenza di Dio e per fare supposizioni al riguardo, Dio ti abbandonerà. Dunque il Signore Gesù chiede alle persone di non essere come Tommaso, capaci di credere soltanto a ciò che riescono a vedere con i propri occhi, bensì di essere pure e oneste, di non nutrire dubbi su Dio, ma di limitarsi a credere in Lui e a seguirLo. Gli individui di questo tipo sono benedetti. Questa è una prescrizione molto piccola fatta dal Signore Gesù agli uomini, e un avvertimento per i Suoi seguaci.

Questo è l’atteggiamento del Signore Gesù verso coloro che sono pieni di dubbi. Dunque cosa disse a quelli che sono in grado di credere sinceramente in Lui e di seguirLo? Che cosa fece per loro? Ora esamineremo questo argomento, soffermandoci su una cosa che il Signore Gesù disse a Pietro.

Durante questa conversazione, Egli chiese ripetutamente a Pietro: “Pietro, mi ami?”. Questo è uno standard più elevato che, dopo la resurrezione, il Signore Gesù pretese da persone come Pietro, che credono davvero in Cristo e si sforzano di amare il Signore. Questa domanda fu una sorta di indagine e di interrogatorio, ma ancora di più fu una prescrizione e un’aspettativa riguardante le persone come Pietro. Egli usò questo metodo di indagine cosicché gli uomini riflettessero su di sé e si guardassero dentro: quali sono le prescrizioni del Signore Gesù per gli esseri umani? Amo il Signore? Sono una persona che ama Dio? Come devo amarLo? Anche se il Signore Gesù fece questa domanda soltanto a Pietro, la verità è che, in cuor Suo, voleva sfruttare questa opportunità per fare questo tipo di domanda ad altre persone che cercano di amare Dio. Fu soltanto che Pietro ricevette la benedizione di fungere da rappresentante di questo tipo di persone, di ricevere questa domanda dalla bocca del Signore Gesù.

In confronto a “porgi la mano e mettila nel mio costato; e non essere incredulo, ma credente” – le parole che il Signore Gesù disse a Tommaso dopo la resurrezione –, la triplice ripetizione della domanda a Pietro – “Simon di Giovanni, mi ami tu?” – consente alle persone di percepire meglio la severità del Suo atteggiamento e il senso di urgenza che Egli provò in quel momento. Quanto allo scettico Tommaso con la sua natura astuta e ingannevole, il Signore Gesù gli permise di allungare la mano e di toccare i segni dei chiodi, il che lo indusse a credere che il Signore Gesù fosse il Figlio dell’uomo risorto e a riconoscerNe l’identità come Cristo. Pur non rimproverando severamente Tommaso e non esprimendo verbalmente alcun giudizio chiaro su di lui, il Signore Gesù, attraverso le azioni pratiche, lo informò che riusciva a capirlo, mostrando anche il Proprio atteggiamento e la Propria risolutezza verso gli uomini di quel tipo. Le Sue prescrizioni e aspettative per loro non si possono dedurre da ciò che disse. Perché le persone come Tommaso semplicemente non hanno un briciolo di vera fede. Le prescrizioni del Signore Gesù per loro consistono solo in questo, ma l’atteggiamento che Egli mostrò verso le persone come Pietro è totalmente diverso. Non chiese a Pietro di allungare la mano e di toccare i segni dei chiodi, né disse: “non essere incredulo, ma credente”. Invece gli fece ripetutamente la stessa domanda. È un quesito ricco di spunti e di significato, che non può evitare di suscitare rimorso e paura in ogni seguace di Cristo, ma anche di fargli percepire lo stato d’animo angosciato e afflitto del Signore Gesù. Quando i seguaci attraversano un momento di grande dolore e sofferenza, sono più capaci di comprendere la preoccupazione e la sollecitudine del Signore Gesù Cristo; si rendono conto del Suo scrupoloso insegnamento e delle Sue rigide prescrizioni per le persone pure e oneste. La Sua domanda permette agli uomini di percepire che le Sue aspettative su di loro, rivelate da queste semplici parole, non impongono solo di credere in Lui e di seguirLo, ma anche di raggiungere l’amore, di amare il tuo Signore, il tuo Dio. Questo tipo di amore è premuroso e obbediente. Spinge gli esseri umani a vivere per Dio, a morire per Lui, a dedicarGli ogni cosa, a spendersi e a dare tutto per Lui. Questo tipo di amore dà anche conforto a Dio, permettendoGli di ricevere testimonianze e di riposare. È lo strumento che gli uomini hanno per ripagarLo, è una loro responsabilità, un loro obbligo e dovere, ed è una via che essi devono seguire per tutta la vita. Queste tre domande furono una prescrizione e un’esortazione che il Signore Gesù fece a Pietro e a tutte le persone che sarebbero state rese perfette. Furono questi tre interrogativi a spingere e a motivare Pietro a completare il suo cammino nella vita, e furono i quesiti posti dal Signore Gesù al momento del Suo commiato a indurlo a intraprendere il cammino verso la perfezione, a spingerlo, grazie all’amore per il Signore, a prendersi cura del Suo cuore, a obbedirGli, a offrirGli conforto e a consacrarGli tutta la propria vita e tutto il proprio essere.

Durante l’Età della Grazia, l’opera di Dio si rivolse principalmente a due tipi di persone. Al primo appartenevano coloro che credevano in Lui e Lo seguivano, che osservavano i Suoi comandamenti, che erano in grado di portare la croce e di restare fedeli alla via dell’Età della Grazia. Costoro avrebbero ottenuto la benedizione di Dio e ricevuto la Sua grazia. Al secondo appartenevano gli uomini come Pietro, coloro che sarebbero stati resi perfetti. Così, dopo la resurrezione, il Signore Gesù fece anzitutto queste due cose molto significative. Una riguardò Tommaso, l’altra Pietro. Che cosa rappresentano queste due cose? La vera intenzione di salvare l’umanità da parte di Dio? La Sua sincerità verso gli uomini? L’opera che Egli svolse con Tommaso fu avvertire le persone di non essere scettiche, bensì di limitarsi a credere. Quella che svolse con Pietro fu rafforzare la fede degli uomini come lui e fare prescrizioni chiare per questo tipo di persone, mostrare quali obiettivi avrebbero dovuto perseguire.

Dopo la resurrezione, il Signore Gesù Si manifestò alle persone che riteneva necessarie, parlò con loro e diede loro delle prescrizioni, accantonando le Sue intenzioni e le Sue aspettative sugli esseri umani. In altre parole, poiché era il Dio incarnato, a prescindere che ciò accadesse durante il Suo tempo nella carne oppure nel corpo spirituale dopo la crocifissione e la resurrezione, la Sua preoccupazione per gli uomini e le Sue prescrizioni per loro non cambiarono. Si preoccupò per questi discepoli prima di essere crocifisso; in cuor Suo, aveva le idee chiare sulla condizione di ogni singola persona, ne capiva le mancanze, e naturalmente la Sua comprensione di ciascuna di loro rimase identica sia quando Egli era nella carne sia dopo che era morto, risorto e diventato un corpo spirituale. Sapeva che le persone non erano totalmente certe della Sua identità come Cristo, ma durante il Suo tempo nella carne non ebbe aspettative severe su di loro. Dopo la resurrezione, tuttavia, Si manifestò agli uomini e diede loro la certezza assoluta che il Signore Gesù era venuto da Dio ed era Dio incarnato, e usò la realtà della Propria manifestazione e resurrezione come la più grande visione e motivazione per l’eterna ricerca dell’umanità. La Sua resurrezione dalla morte non solo rafforzò tutti coloro che Lo seguivano, ma mise anche completamente in atto la Sua opera dell’Età della Grazia tra gli uomini, e così il Vangelo della salvezza del Signore Gesù nell’Età della Grazia si diffuse gradualmente in ogni angolo del mondo. Diresti che la manifestazione del Signore Gesù dopo la resurrezione ebbe una certa importanza? Se fossi Tommaso o Pietro a quel tempo, e nella tua vita ti imbattessi in quest’unica cosa così significativa, che tipo di effetto avrebbe su di te? La considereresti la visione migliore e più grande della tua vita di fede in Dio? La vedresti come una forza motrice del tuo seguire Dio, del tuo tentativo di soddisfarLo e di cercarNe l’amore nella tua esistenza? Passeresti la vita a sforzarti di diffondere questa grandissima visione? Trasformeresti la diffusione della salvezza del Signore Gesù in un incarico assegnato da Dio? Anche se non avete sperimentato tutto questo, i due casi di Tommaso e di Pietro sono già sufficienti affinché le persone dell’epoca moderna abbiano una chiara comprensione di Dio e della Sua volontà. Si potrebbe dire che, dopo esserSi fatto carne, dopo aver sperimentato personalmente la vita tra le persone e un’esistenza umana, e dopo aver visto la depravazione dell’umanità e la situazione della vita umana, il Dio incarnato abbia percepito più profondamente l’impotenza, la tristezza e la meschinità degli uomini. Egli acquisì una maggiore compassione per la condizione umana grazie all’umanità di Dio fattoSi carne e ai Suoi istinti nella carne. Ciò Lo indusse ad accrescere la Propria sollecitudine per i Suoi seguaci. Probabilmente queste sono cose che non potete capire, ma Io posso descrivere l’interessamento e la premura di Dio incarnato per ciascuno dei Suoi seguaci con due parole: intensa preoccupazione. Anche se questa espressione deriva dal linguaggio umano ed è molto umana, esprime e descrive fedelmente i sentimenti di Dio verso i Suoi seguaci. Quanto all’intensa preoccupazione di Dio per gli esseri umani, la percepirete gradualmente e ne avrete un assaggio nel corso delle vostre esperienze. Questo obiettivo, tuttavia, si può raggiungere soltanto comprendendo a poco a poco l’indole di Dio tramite la ricerca di un cambiamento nella vostra indole. La manifestazione del Signore Gesù concretizzò la Sua intensa preoccupazione per i Suoi seguaci nella Sua umanità e la passò al Suo corpo spirituale, oppure si potrebbe dire alla Sua divinità. La Sua manifestazione consentì alle persone di sperimentare e di sentire ancora una volta l’interessamento e la sollecitudine di Dio, allo stesso tempo dimostrando vigorosamente che Egli è Colui che apre un’epoca, che la sviluppa e la conclude. Attraverso la Sua manifestazione, Dio rafforzò la fede di tutti gli uomini e dimostrò al mondo che era Dio Stesso. Ciò diede ai Suoi seguaci una conferma eterna e, attraverso la Sua manifestazione, Egli aprì anche una fase della Sua opera nella nuova età.

13. Gesù mangia il pane e spiega le Scritture dopo la resurrezione

(Luca 24:30–32) E quando si fu messo a tavola con loro, prese il pane, lo benedisse, e spezzatolo lo dette loro. E gli occhi loro furono aperti, e lo riconobbero; ma egli sparì d’innanzi a loro. Ed essi dissero l’uno all’altro: Non ardeva il cuor nostro in noi mentr’egli ci parlava per la via, mentre ci spiegava le Scritture?

14. I discepoli offrono a Gesù del pesce arrostito

(Luca 24:36–43) Or mentr’essi parlavano di queste cose, Gesù stesso comparve in mezzo a loro, e disse: Pace a voi! Ma essi, smarriti e impauriti, pensavano di vedere uno spirito. Ed egli disse loro: Perché siete turbati? E perché vi sorgono in cuore tali pensieri? Guardate le mie mani ed i miei piedi, perché son ben io; palpatemi e guardate; perché uno spirito non ha carne e ossa come vedete che ho io. E detto questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma siccome per l’allegrezza non credevano ancora, e si stupivano, disse loro: Avete qui nulla da mangiare? Essi gli porsero un pezzo di pesce arrostito; ed egli lo prese, e mangiò in loro presenza.

Ora daremo un’occhiata a questi passi delle Scritture. Il primo racconta che dopo la resurrezione il Signore Gesù mangiò del pane e spiegò le Scritture, e il secondo riferisce che consumò del pesce arrostito. In che modo questi due brani aiutano a conoscere l’indole di Dio? Che idea vi fate da queste descrizioni del Signore Gesù che mangia il pane e poi il pesce arrostito? Riuscite a immaginare come vi sentireste se Egli mangiasse il pane davanti a voi? O se mangiasse al vostro stesso tavolo, consumando pesce e pane con gli uomini, che tipo di sensazione provereste in quel momento? Se pensi che ti sentiresti molto vicino al Signore, che Egli è molto intimo con te, la tua supposizione è giusta. È esattamente questo l’esito che il Signore Gesù voleva ottenere mangiando pane e pesce di fronte alla moltitudine dopo la resurrezione. Se, dopo essere risorto, si fosse limitato a parlare con gli uomini, se essi non avessero potuto sentire la Sua carne e le Sue ossa, ma avessero avuto la sensazione che fosse uno Spirito irraggiungibile, cosa avrebbero provato? Non sarebbero rimasti delusi? E, in tal caso, non si sarebbero sentiti abbandonati? Non avrebbero percepito una distanza con il Signore Gesù Cristo? Che tipo di effetto negativo avrebbe avuto questa distanza sul loro rapporto con Dio? Sicuramente le persone avrebbero avuto tanta paura da non osare avvicinarsi a Lui, quindi Lo avrebbero tenuto a rispettosa distanza. Da quel momento in poi avrebbero troncato la loro relazione intima con il Signore Gesù Cristo e sarebbero tornate a un rapporto tra l’umanità e il Dio dei cieli, come quello precedente l’Età della Grazia. Il corpo spirituale che gli uomini non potevano toccare né sentire avrebbe condotto allo sradicamento della loro intimità con Dio e anche all’interruzione di quella relazione intima, instaurata durante il periodo del Signore Gesù Cristo nella carne, senza alcuna distanza tra Lui e gli esseri umani. Le reazioni delle persone verso il corpo spirituale sono soltanto paura, rifiuto e uno sguardo muto. Non osano avvicinarsi al Signore Gesù o avere un dialogo con Lui, né tantomeno Lo seguono, si fidano di Lui o ripongono in Lui le loro speranze. Dio era riluttante a vedere questo tipo di sentimenti che gli esseri umani provavano nei Suoi confronti. Non voleva vedere le persone che Lo evitavano o che si allontanavano; voleva solo che Lo capissero, che si avvicinassero e fossero la Sua famiglia. Se la tua famiglia, i tuoi figli, ti vedessero ma non ti riconoscessero, e non osassero avvicinarsi a te ma ti evitassero sempre, se non riuscissi a far capire loro tutto ciò che hai fatto nel loro interesse, come ti sentiresti? Non sarebbe doloroso? Non ti si spezzerebbe il cuore? È così che Dio Si sente quando gli esseri umani Lo evitano. Così, dopo la resurrezione, il Signore Gesù Si manifestò ancora alle persone in carne e ossa, mangiò e bevve con loro. Dio considera gli uomini una famiglia e vuole che anche loro Lo vedano in questo modo; soltanto così può guadagnarli davvero, ed essi possono amarLo e adorarLo sinceramente. Ora riuscite a capire l’intenzione con cui ho selezionato questi due passi delle Scritture, in cui il Signore Gesù mangia il pane e spiega le Scritture, e i discepoli Gli offrono del pesce arrostito dopo la resurrezione?

Si può affermare che le cose fatte e dette dal Signore Gesù dopo la resurrezione furono premurose e dettate da intenzioni gentili. Erano piene della gentilezza e dell’affetto che Dio prova per l’umanità, e della riconoscenza e della sollecitudine meticolosa che nutriva per la relazione intima che aveva instaurato con gli uomini durante il Suo tempo nella carne. Ancora di più, erano piene della nostalgia e della speranza che Egli aveva per la vita passata a mangiare e a vivere con i Suoi seguaci durante il Suo tempo nella carne. Perciò Dio non voleva che le persone percepissero una distanza tra Lui e loro, né che si allontanassero da Lui. Non voleva pensassero che, dopo la resurrezione, il Signore Gesù non fosse più Colui che era stato così intimo con gli uomini, che non stesse più con loro perché era tornato nel mondo spirituale, dal Padre che esse non avrebbero mai potuto vedere né raggiungere. Non voleva percepissero alcuna differenza di posizione tra Lui e l’umanità. Quando Dio vede degli individui che vogliono seguirLo ma Lo tengono a rispettosa distanza, il Suo cuore soffre perché ciò significa che i loro cuori sono molto lontani da Lui e che per Lui sarà molto difficile guadagnarli. Dunque, se Si fosse manifestato agli uomini in un corpo spirituale che essi non avrebbero potuto vedere né toccare, ciò li avrebbe allontanati ancora una volta da Dio e condotti a pensare erroneamente che, dopo la resurrezione, Cristo fosse diventato altezzoso, diverso dagli esseri umani e impossibilitato a sedersi ancora a tavola e a mangiare con loro, perché essi sono peccaminosi, sudici e incapaci di avvicinarsi a Dio. Per cancellare questi malintesi dell’umanità, il Signore Gesù fece alcune cose che aveva fatto spesso durante il Suo tempo nella carne e che sono riferite dalla Bibbia: “prese il pane, lo benedisse, e spezzatolo lo dette loro”. Inoltre spiegò loro le Scritture, come era stata Sua abitudine. Tutte queste azioni compiute dal Signore Gesù fecero sì che chiunque Lo vedesse capisse che non era cambiato, che era ancora lo stesso. Anche se era stato crocifisso e aveva sperimentato la morte, era risorto e non aveva abbandonato l’umanità. Era tornato tra gli uomini e il Suo tutto non era cambiato. Il Figlio dell’uomo che Si trovava davanti alle persone era ancora lo stesso Signore Gesù. Il Suo comportamento e il Suo modo di conversare con gli uomini sembravano davvero familiari. Era ancora veramente pieno di benevolenza, di grazia e di tolleranza; era ancora il Signore Gesù che amava gli altri come Sé Stesso, che era in grado di perdonare l’umanità fino a settanta volte sette. Come sempre, mangiava con gli uomini, discuteva delle Scritture con loro e, cosa ancora più importante, era fatto di carne e ossa come prima e poteva essere toccato e visto. In questo modo, il Figlio dell’uomo permise alle persone di percepire quell’intimità, di sentirsi a loro agio e di provare la gioia di ritrovare qualcosa che era andato perduto, ed esse si sentirono anche abbastanza a loro agio per iniziare, con coraggio e fiducia, ad ammirare questo Figlio dell’uomo e a contare su di Lui, che era in grado di perdonare i peccati dell’umanità. Cominciarono anche a pregarLo senza esitazioni, a pregare per ottenere la Sua grazia, la Sua benedizione, la Sua pace e gioia, la Sua sollecitudine e protezione, e iniziarono a operare guarigioni e a scacciare i demoni nel nome del Signore Gesù.

Nel periodo in cui Egli operò nella carne, la maggior parte dei Suoi seguaci non poté verificare completamente la Sua identità e le cose che disse. Quando salì sulla croce, essi nutrivano delle aspettative; quando fu crocifisso e portato nel sepolcro, rimasero delusi. In quel periodo, in cuor loro gli uomini avevano già cominciato a passare dallo scetticismo alla negazione delle cose che il Signore Gesù aveva detto durante il Suo tempo nella carne. Quando Egli uscì dal sepolcro e Si manifestò alle persone a una a una, la maggior parte di coloro che Lo avevano visto con i loro occhi o che avevano appreso la notizia della Sua resurrezione passò gradualmente dalla negazione allo scetticismo. Soltanto dopo che il Signore Gesù ebbe consentito a Tommaso di toccarGli il costato, dopo che – una volta risorto – ebbe spezzato il pane e l’ebbe mangiato davanti alla folla, e dopo che ebbe consumato pesce arrostito dinanzi alle persone, costoro accettarono davvero il fatto che fosse Cristo incarnato. Fu – potreste dire – come se questo corpo spirituale fatto di carne e di sangue stesse destando ciascuno di quegli individui da un sogno: il Figlio dell’uomo che Si trovava dinanzi a loro era Colui che esisteva da tempo immemorabile. Aveva una forma, una carne e delle ossa, e aveva già vissuto e mangiato con l’umanità per molto tempo… In quel momento, le persone sentirono che la Sua esistenza era davvero reale e meravigliosa; erano anche gioiose, felici e, allo stesso tempo, piene di emozione. La Sua riapparizione consentì agli uomini di vedere davvero la Sua umiltà e di percepire la Sua vicinanza, il Suo desiderio e il Suo attaccamento verso l’umanità. Questo breve ricongiungimento diede alle persone che videro il Signore Gesù la sensazione che fosse passata una vita intera. I loro cuori disorientati, confusi, spaventati, ansiosi, anelanti e intorpiditi trovarono conforto. Quegli individui non erano più scettici o delusi, perché sentivano che ora c’erano una speranza e qualcosa su cui fare affidamento. Il Figlio dell’uomo che Si trovava davanti a loro li avrebbe appoggiati per l’eternità, sarebbe stato la loro torre salda, il loro rifugio per sempre.

Anche se il Signore Gesù era resuscitato, il Suo cuore e la Sua opera non avevano abbandonato l’umanità. Con la Sua manifestazione disse alle persone che, a prescindere dalla forma in cui esisteva, le avrebbe accompagnate, avrebbe camminato con loro e sarebbe stato al loro fianco in ogni momento e in ogni luogo. In ogni momento e in ogni luogo avrebbe provveduto alle necessità degli uomini e li avrebbe pasciuti, consentendo loro di vederLo e di toccarLo, e Si sarebbe assicurato che non si sentissero mai più impotenti. Il Signore Gesù voleva anche che le persone sapessero una cosa: non sono sole in questo mondo. Godono della sollecitudine di Dio ed Egli è con loro; esse possono sempre appoggiarsi a Lui, che è la famiglia di ciascuno dei Suoi seguaci. Così gli uomini non saranno più soli né indifesi, e coloro che accettano Dio come sacrificio per il peccato non saranno più schiavi del peccato. Agli occhi degli uomini, le parti dell’opera che il Signore Gesù svolse dopo la resurrezione erano cose molto piccole ma, per come la vedo Io, ogni singola azione fu davvero significativa e preziosa, ed ebbe la sua importanza e il suo peso.

Anche se il tempo in cui il Signore Gesù operò nella carne fu pieno di difficoltà e di sofferenza, attraverso la Sua manifestazione nel corpo spirituale di carne e ossa Egli completò totalmente e perfettamente l’opera di redenzione dell’umanità, stabilita per quel periodo. Iniziò il Suo ministero facendoSi carne e lo concluse manifestandoSi all’umanità nella Sua forma carnale. Annunciò l’Età della Grazia, la inaugurò tramite la Sua identità come Cristo, portò a compimento l’opera nell’Età della Grazia, e rafforzò e guidò tutti i Suoi seguaci in quest’epoca. Riguardo all’opera di Dio, si può dire che Egli finisce davvero ciò che comincia. Ci sono delle fasi e un piano, e l’opera è colma della Sua saggezza, della Sua onnipotenza e delle Sue meravigliose azioni. È piena anche del Suo amore e della Sua misericordia. Naturalmente, il principale filo conduttore che la attraversa nella sua interezza è l’interessamento per l’umanità; la Sua opera è permeata da sentimenti di preoccupazione che Egli non riesce mai ad accantonare. In questi versetti della Bibbia, ogni singola cosa che il Signore Gesù fece dopo la resurrezione rivelò le speranze e le preoccupazioni immutabili di Dio per l’umanità, oltre alla Sua premura e al Suo affetto meticolosi per gli uomini. Finora, niente di tutto ciò è cambiato. Riuscite a vederlo? Quando ve ne rendete conto, il vostro cuore non si avvicina automaticamente a Dio? Se viveste in quell’epoca e, dopo la resurrezione, il Signore Gesù Si manifestasse a voi in una forma tangibile e visibile, e se Si sedesse di fronte a voi, mangiasse con voi pane e pesce, vi spiegasse le Scritture e parlasse con voi, come vi sentireste? Felici? Pieni di rimorso? I malintesi precedenti, il desiderio di evitare Dio, i conflitti con Lui e i dubbi sul Suo conto non si limiterebbero a scomparire? Il rapporto tra Dio e gli uomini non diventerebbe più appropriato?

Attraverso l’interpretazione di questi pochi capitoli della Bibbia, avete scoperto qualche difetto nell’indole di Dio? Qualche adulterazione del Suo amore? Avete notato qualche inganno o malvagità nella Sua onnipotenza o saggezza? Sicuramente no! Ora potete dire con certezza che Dio è santo? Che le Sue emozioni sono una rivelazione della Sua essenza e indole? Spero che, dopo aver letto queste parole, ciò che avete compreso vi aiuti e vi favorisca nella ricerca di un cambiamento di indole e del timore di Dio. Mi auguro anche che queste parole vi diano frutti che crescano giorno dopo giorno, portandovi così sempre più vicino a Dio e allo standard che Egli prescrive, cosicché smettiate di annoiarvi durante la ricerca della verità e non consideriate più la ricerca della verità e di un cambiamento di indole una cosa seccante o superflua. È invece l’espressione della vera indole di Dio e la Sua sostanza santa a motivarvi a desiderare la luce e la giustizia, ad aspirare alla ricerca della verità e della soddisfazione della volontà di Dio, e a diventare uomini guadagnati da Lui, persone reali.

Oggi abbiamo parlato di alcune azioni che Dio compì nell’Età della Grazia quando Si fece carne per la prima volta. Da queste cose abbiamo dedotto l’indole che Egli espresse e rivelò nella carne, oltre a ogni aspetto di ciò che Egli ha ed è. Tutti questi aspetti di ciò che Egli ha ed è sembrano molto umanizzati, ma la realtà è che la sostanza di tutto ciò che Egli rivelò ed espresse è inscindibile dalla Sua indole. Ogni metodo e aspetto di Dio incarnato che esprime la Sua indole nell’umanità sono inestricabilmente legati alla Sua essenza. Dunque è molto importante che Dio sia venuto tra gli uomini tramite l’incarnazione, e anche l’opera che svolse nella carne è fondamentale. L’indole che rivelò e la volontà che espresse sono ancora più importanti per chiunque viva nella carne e nella corruzione. Riuscite a capirlo? Dopo aver compreso l’indole di Dio e ciò che Egli ha ed è, siete arrivati a qualche conclusione sul modo in cui dovreste trattarLo? In risposta a questa domanda, per concludere vorrei darvi tre moniti. Primo, non mettere Dio alla prova. A prescindere da quanto tu Lo capisca e conosca la Sua indole, assolutamente non metterlo alla prova. Secondo, non competere con Dio per lo status. Qualunque tipo di status Egli ti dia o qualunque genere di lavoro ti affidi, qualunque tipo di dovere ti chiami a svolgere, e per quanto tu ti sia adoperato e sacrificato per Lui, assolutamente non competere con Lui per lo status. Terzo, non metterti in competizione con Dio. A prescindere dal fatto che tu capisca ciò che Egli fa di te, ciò che predispone per te e le cose che ti porta, o dal fatto che tu riesca a obbedirGli, assolutamente non metterti in competizione con Lui. Se osserverai questi tre moniti, sarai relativamente al sicuro e non farai adirare facilmente Dio. Per oggi è tutto!

Note a piè di pagina:

a. L’originale omette “questa espressione di”.

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