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Testimonianze di esperienze del giudizio di Cristo

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88. Una rinascita

Yang Zheng Provincia di Heilongjiang

Sono nato in una famiglia rurale impoverita e di mentalità arretrata. Fin dalla giovane età ero presuntuoso, e il mio desiderio di prestigio era particolarmente intenso. Col tempo, tramite l’influenza sociale e un’educazione tradizionale, accolsi nel mio cuore ogni sorta di regole sataniche per la sopravvivenza. Il mio desiderio di reputazione e prestigio era nutrito da ogni genere di credenze errate, per esempio costruire con le proprie mani una casa bellissima, la fama ti renderà immortale, l’uomo necessita di reputazione così come l’albero necessita della corteccia, progredire ed essere il migliore, fare onore alla propria famiglia eccetera. Questi concetti a poco a poco divennero la mia vita e mi fecero credere fermamente che finché viviamo in questo mondo dobbiamo impegnarci per essere visti favorevolmente dagli altri. In qualunque collettività ci troviamo, dobbiamo avere prestigio, dobbiamo essere i più eminenti. Solo vivendo in questo modo possiamo avere integrità e dignità. Solo vivere una vita in questo modo ha valore. Per realizzare il mio sogno, alla scuola elementare studiavo con grande diligenza; malgrado tempeste e malattie, non perdevo mai una lezione. Giorno dopo giorno, finalmente arrivai così alla scuola media. Vedendo che mi stavo avvicinando sempre più al mio sogno, non osavo rallentare il ritmo. Di frequente mi dicevo che dovevo perseverare, che dovevo presentarmi bene davanti a insegnanti e compagni di scuola. Tuttavia, proprio allora, avvenne qualcosa di inaspettato. Vi fu uno scandalo che coinvolse la nostra insegnante principale e il preside della scuola e fece grande scalpore. Tutti gli insegnanti e gli studenti lo sapevano. Un giorno in classe quell’insegnante ci domandò se ne avessimo sentito parlare e tutti gli altri studenti dissero “no”. Io fui l’unico a rispondere sinceramente “ne ho sentito parlare”. Da allora in poi quell’insegnante mi vide come una spina nel fianco e di frequente trovava pretesti per rendermi le cose difficili, per prendere severi provvedimenti contro di me. I miei compagni di classe cominciarono a prendere le distanze da me e a escludermi. Mi prendevano in giro e mi umiliavano. Alla fine non potei più tollerare quel genere di tormento e abbandonai la scuola. Così il mio sogno di progredire ed essere il migliore si infranse. Pensando al mio futuro, curvo con la faccia a terra, provavo una tristezza e una malinconia inesprimibili. Pensavo: possibile che la mia vita trascorra in maniera così irrilevante? Niente elevata condizione sociale, niente prestigio, niente futuro. Che senso aveva vivere così? All’epoca non ero realmente disposto ad accettare questa realtà, ma ero incapace di modificare la mia situazione. Proprio quando vivevo in un dolore e in una disperazione da cui non riuscivo a districarmi, Dio Onnipotente mi salvò e riaccese nel mio cuore la speranza che si era spenta. Da allora cominciai un’intera nuova vita.

Era il marzo del 1999 e per un’occasione fortuita ascoltai il vangelo degli ultimi giorni di Dio Onnipotente. Appresi che Dio incarnato era giunto in terra ed Egli Stesso parlava all’umanità e la guidava per salvarci dal dominio di Satana, per consentirci di liberarci della nostra vita in cui viviamo nel dolore, siamo in disgrazia, e di vivere in un nuovo cielo e una nuova terra. E nella comunicazione paziente e minuziosa di fratelli e sorelle ascoltai molte verità di cui non avevo mai sentito parlare, per esempio: i seimila anni del piano di gestione di Dio, il mistero di Dio che Si fa carne, il fatto che le persone corrotte necessitino della salvezza da parte del Dio incarnato, quale genere di senso devono possedere le creature, come adorare il Signore di tutto il creato, come vivere l’umanità in modo appropriato, che cosa sia veramente la vita umana… Fui profondamente attirato da queste verità che mi indussero a credere fermamente che questa fosse l’opera del vero Dio. Quel giorno fratelli e sorelle inoltre intonarono un canto di esperienza di vita, “Pensando all’amaro passato e alla dolcezza del presente, amo Dio ancor più”: “O Dio concreto! Ti prego di ascoltare la mia storia. Piango quando penso al passato; il mio cuore era nelle tenebre e senza luce; la mia vita era senza speranza, non potevo parlare della sofferenza della mia vita, potevo soltanto trascorrere inerme le mie giornate. Come poteva tutto questo non causare infelicità nel mio cuore? O Dio concreto! Ascoltami: pensando al passato, il mio cuore si addolora. Era Satana il diavolo a nuocermi, a rendermi corrotto e a mettermi in disgrazia. Le Tue parole mi hanno illuminato e mi hanno sottratto alle tenebre. O vero Dio! O vero Dio! Ti amo dal profondo del cuore”. Questo canto come un raggio di luce mi illuminò l’anima, che da tempo era nelle tenebre, e non potei evitare di scoppiare in lacrime. I molti anni di repressione, ingiustizie e tristezza sembravano improvvisamente svaniti. Il mio cuore appariva molto più sollevato. A parte questa emozione, ero ancora più grato a Dio per avermi prescelto fra milioni di persone, consentendo alla mia anima stanca e triste di trovare un caldo rifugio. Da allora la mia vita cambiò radicalmente. Non ero più sconsolato e scoraggiato, ma dedicavo tutta la mia attenzione a leggere la parola di Dio, frequentare le riunioni e condividere la verità. Ogni giornata era piena e felice. In seguito fui innalzato da Dio e cominciai a compiere il dovere di predicare il vangelo. Poiché ero piuttosto entusiasta e positivo, oltre a possedere una certa levatura, dopo un certo periodo la mia attività stava realmente dando frutti. Mi guadagnai la lode del mio caposquadra evangelico, e anche fratelli e sorelle della chiesa mi guardavano con ammirazione. Venivano sempre a domandarmi cose che non capivano riguardo alla predicazione del vangelo. Senza rendermene conto cominciai a essere alquanto soddisfatto di me stesso e pensai: così ho guadagnato rapidamente nella chiesa la reputazione e il prestigio che per tanti anni avevo sperato di ottenere nel mondo. Il mio lato “eroico” aveva finalmente trovato la sua collocazione! Vedendo i miei risultati mi sentivo assai appagato e mi impegnavo ancora di più nel compimento del mio dovere. Per quanto grandi fossero le difficoltà da affrontare, facevo del mio meglio per superarle. Qualunque cosa la chiesa disponesse di farmi fare, obbedivo di buon grado e facevo del mio meglio per portarla a termine. A volte il capo della chiesa sottoponeva a trattamento e potatura alcuni miei aspetti perché non avevo svolto bene il mio dovere. Per quanto fossi sconvolto, in superficie non cercavo scusanti per me. Anche se durante quel periodo soffrivo un bel po’, purché riscontrassi prestigio tra fratelli e sorelle e fossi da loro guardato con ammirazione, ritenevo che valesse davvero la pena pagare questo prezzo. Ma Dio sa vedere in ogni parte delle persone. Per trasformare le mie opinioni erronee sulla vita umana e sui valori, per sanare le impurità della mia fede in Dio e nel compimento del mio dovere, Dio mi impose giudizio e castigo nonché prove e affinamento.

Questo avvenne nel 2003, quando fui promosso per fungere da caposquadra evangelico. Oltre a questo avanzamento di grado venne anche ampliato il raggio d’azione della mia attività, e io mi sentivo ancora più compiaciuto di me stesso: l’oro brilla ovunque. Io sono deciso a svolgere bene la mia attività e ascendere costantemente in modo che fratelli e sorelle mi invidino e mi adorino di più. Sarebbe davvero meraviglioso! Quando arrivai nel luogo in cui dovevo svolgere il mio dovere, il capo considerò che io avevo appena iniziato questo tipo di attività e mi mancavano sia l’esperienza sia la metodologia, perciò riunì diversi altri capisquadra evangelici delle zone vicine in modo che potessimo apprendere gli uni dagli altri. Ma nel corso della comunicazione vidi che erano tutti più vecchi di me ed erano di levatura inferiore. Nel condividere le parole di Dio inoltre non comunicavano in maniera così chiara come facevo io. Non potei evitare di rendermi arrogante e sul loro conto non nutrivo una buona opinione. Ritenevo che sarei stato certamente in grado di svolgere un buon lavoro confidando nelle mie forze. Dopo la riunione frequentai subito ogni squadra per capirne il modo di operare. Quando nella loro attività scoprivo alcuni errori e omissioni e vedevo che alcuni componenti della squadra non erano in grado di predicare il vangelo e di testimoniare Dio, mi sentivo al tempo stesso in ansia e in collera. Non potei evitare di rimproverare fratelli e sorelle: “Compiere il vostro dovere in questo modo potrebbe forse essere realmente in linea con la volontà di Dio? Non volete pagare un prezzo ma volete essere salvati da Dio. Una persona di questo genere ha forse qualche senso? (…)” E talvolta durante la comunicazione mi mettevo in mostra, dicendo a tutti come avessi partecipato all’attività evangelica ed esponendo i risultati che avevo riscontrato. Quando vedevo l’invidia sul volto di fratelli e sorelle, mi sentivo assai compiaciuto e ritenevo di essere più responsabile di altri. Col tempo, fratelli e sorelle presero a discutere sempre di eventuali questioni con me e non si concentravano più sul pregare Dio o sull’affidarsi a Lui. E non solo non ne ero intimorito, ma ne gioivo. Alla fine persi completamente il contatto con l’opera dello Spirito Santo e veramente non riuscivo più a operare. All’inizio del 2004 la chiesa mi rimosse dal dovere e mi fece tornare a casa per una riflessione spirituale. Di fronte a questo esito, per me era come essere precipitato nell’abisso. Sentivo l’intero corpo floscio e debole per un’intensa sensazione di frustrazione e non potevo evitare di pensare: era davvero meraviglioso quando cominciavo a svolgere il mio dovere. E adesso, caduto di nuovo in una tale disgrazia, come posso affrontare la mia famiglia e i fratelli e le sorelle della mia città? Che cosa penseranno di me? Mi prenderanno in giro, mi guarderanno dall’alto in basso? Non appena pensai di perdere agli occhi degli altri la mia immagine e il mio prestigio mi sentii in procinto di crollare. Vivevo in una negatività da cui non riuscivo a districarmi e non ero in grado nemmeno di continuare a leggere le parole di Dio. Nel pieno di questo patimento, non potevo non pregare Dio: “O Dio! Adesso sono divenuto così debole e il mio spirito è nelle tenebre perché sono incapace di accettare il fatto di essere stato sostituito. Inoltre non sono disposto a obbedire alle disposizioni della chiesa ma so che tutto ciò che Tu fai è buono ed esprime la Tua volontà benevola. Sono disposto a essere illuminato da Te e a capire la Tua volontà”. Dopo la preghiera, queste parole di Dio mi apportarono l’illuminazione: “Nella vostra ricerca, avete troppe nozioni, speranze e futuri individuali. L’opera attuale serve ad affrontare la vostra brama di prestigio e i vostri desideri eccessivi. Le speranze, la brama di[a] prestigio, e le nozioni sono tutte rappresentazioni classiche dell’indole satanica. … Sebbene oggi siate giunti a questa fase, non siete ancora riusciti a distaccarvi dal prestigio, ma state sempre lottando per chiedere informazioni su di esso e tenerlo sotto controllo, con un profondo timore che un giorno il vostro prestigio sarà perduto e il vostro nome rovinato. … Ora siete seguaci, e avete un po’ di comprensione di questa fase dell’opera. Tuttavia, non avete ancora messo da parte il vostro desiderio di prestigio. Quando il vostro prestigio è elevato, cercate bene, ma quando è basso, non cercate più. Avete sempre in mente le benedizioni collegate al prestigio. Perché la maggioranza delle persone non riesce a uscire dalla negatività? Non è sempre a causa di prospettive cupe?” (“Perché non sei disposto a essere un complemento?” in La Parola appare nella carne). Il giudizio rivelato nelle parole di Dio mi diede un brusco risveglio e mi fece capire che l’opera di Dio in quel momento intendeva affrontare il mio desiderio di prestigio, per farmi intraprendere la retta via nella vita. Ripensando al tempo trascorso da quando avevo cominciato a svolgere il mio dovere, nei periodi in cui avevo prestigio ero molto positivo. Ero estremamente sicuro e non temevo sofferenze o patimenti. Quando dovevo affrontare qualcuno che mi sottoponeva a trattamento o potatura per certi miei aspetti, non opponevo resistenza. Ma poi, quando fui esonerato e dovetti tornare a casa, non riuscivo a venir fuori dalla mia negatività. Vedevo che dall’esterno sembrava che io svolgessi il mio dovere e attuassi la volontà di Dio, ma in realtà sventolavo la bandiera del compimento del dovere gestendo le cose per conto mio. Tutto questo significava usare Dio per soddisfare i miei desideri da molti anni nascosti: progredire e godere di alta considerazione. E non serviva a ricercare la verità e ancora meno a compiere il dovere di una creatura per soddisfare Dio. Quando svolgevo il mio dovere e vedevo le inadeguatezze di fratelli e sorelle, non solo non li aiutavo per amore, ma mi facevo forte del mio prestigio per rimproverarli. Di proposito elevavo me stesso, ero testimone di me stesso ed ero ansioso che tutti mi guardassero con ammirazione e mi adorassero. Dal principio alla fine avevo un unico obiettivo in pensieri e azioni: non significava forse competere palesemente con Dio per il prestigio? L’umanità è stata creata da Dio, perciò dobbiamo adorarLo e guardarLo con ammirazione. Il nostro cuore deve racchiudere soltanto il prestigio di Dio, ma io ero una persona sudicia e corrotta, di bassa lega, che voleva competere con Dio per il prestigio. Non è qualcosa di terribilmente arrogante? Non è oltraggioso e contrario a Dio? Questo comportamento non è forse una grave offesa all’indole di Dio? Quando ci pensavo, non potevo fare a meno di tremare di paura di fronte alla mia natura arrogante. A quanto pareva, mi trovavo già in quella pericolosa situazione di essere assoggettato alla punizione da parte di Dio! L’indole di Dio è giusta e santa e non tollera le offese dell’umanità. Come potrebbe Egli tollerare di consentire a me, figlio ribelle, di turbare sfrenatamente e sconvolgere la Sua opera? Soltanto allora capii che essere mandato a casa era segno di grande tolleranza e grande amore da parte di Dio. Altrimenti avrei causato un male ancora più cospicuo e grave al punto che Egli non avrebbe potuto perdonarmi. Allora sarebbe stato troppo tardi. Più ci pensavo e più mi spaventavo, e più sentivo di essere in debito con Dio. Non potei evitare di prostrarmi davanti a Lui e pregare: “O Dio! La mia natura è troppo arrogante, troppo superficiale. Non ho ricercato la verità nel compiere il mio dovere e non ho pensato a ripagare il Tuo amore. Ero indaffarato a correre avanti e indietro per la reputazione e il prestigio e mi ero messo in testa di progredire nella chiesa, perciò come potevo non incespicare e cadere nel compiere il mio dovere con quel genere di intenzione? Se il Tuo giudizio e il Tuo castigo, il Tuo trattamento e la Tua potatura non mi fossero giunti in tempo, certamente avrei proseguito lungo il cammino di nemico di Cristo. Alla fine avrei rovinato le mie possibilità di salvezza. O Dio! Rendo grazie per la Tua misericordia e per la salvezza che mi hai offerto. Da questo giorno in avanti sarò disposto a lasciar perdere i miei desideri ambiziosi e a ricercare la verità e accettare ancora il Tuo giudizio e castigo, per conseguire presto un cambiamento della mia indole corrotta”. L’illuminazione e la guida di Dio mi fecero uscire dalla negatività e mi consentirono di riconoscere la mia natura arrogante e la mia essenza di opposizione a Dio. Acquisii anche una certa comprensione dell’indole giusta di Dio e nel cuore provai un grande sollievo. Inoltre ero disposto a continuare a cercare la verità in qualsiasi ambiente predispostomi da Dio e a capire più profondamente la Sua volontà.

Nelle mie ricerche successive vidi parole di Dio che dicevano: “Io decido la destinazione di ciascuna persona non in base all’età, all’anzianità, alla quantità di sofferenza, né men che meno, al grado in cui suscitano compassione, ma in base al fatto che possieda la verità. Non c’è altro criterio di scelta che questo. Dovete rendervi conto che tutti coloro che non seguono la volontà di Dio saranno puniti. Questo è un dato di fatto immutabile” (“Devi preparare una quantità sufficiente di buone azioni per la tua destinazione” in La Parola appare nella carne). “Come creatura di Dio, l’uomo dovrebbe cercare di compiere il dovere di una creatura di Dio e cercare di amare Dio senza fare altre scelte perché Dio è degno dell’amore dell’uomo. Coloro che cercano di amare Dio non dovrebbero cercare eventuali benefici personali o ciò che essi personalmente richiedono; questo è il mezzo più corretto da perseguire” (“Il successo o il fallimento dipendono dal cammino che l’uomo compie” in La Parola appare nella carne). Le parole di Dio avevano già detto agli esseri umani in maniera perfettamente chiara e comprensibile quali fossero la Sua volontà e le Sue prescrizioni, in modo che l’umanità potesse trovare una via adeguata di ricerca e capire quale fosse il cammino sbagliato. A quell’epoca io ponevo al di sopra di ogni cosa la reputazione e il prestigio, ma in realtà Dio non guardava quanto fosse elevato il prestigio della persona, quanta anzianità avesse o quanto avesse sofferto per la propria fede in Dio. Guardava se avesse o no ricercato la verità e avesse un’autentica comprensione di Dio. Coloro che possiedono la verità ma sono privi di prestigio elevato possono pure guadagnare la Sua lode, ma coloro che non possiedono la verità e hanno prestigio elevato sono coloro che Dio detesta e respinge. Questa è l’indole divina di giustizia e santità. Il prestigio non può stabilire il destino della persona, né è simbolo della sua salvezza nella fede in Dio. In particolare non è segno che la persona sia stata resa perfetta da Dio. Ma io avevo sempre utilizzato il mio prestigio per misurare il mio valore, e il mio più grande piacere era stato di essere guardato con ammirazione e adorato dagli altri. Questo non era forse del tutto contrario alle prescrizioni di Dio? Credere in Dio in questo modo non era forse completamente futile? Non solo non sarei potuto essere salvato da Dio, ma alla fine avrei sofferto la punizione di Dio per via dei miei modi malvagi. All’epoca, ciò che Dio mi aveva affidato era consentirmi di accedere alla verità, poter perseguire un cambiamento di indole, perseguire l’obbedienza e l’amore per Dio e alla fine essere salvato e reso perfetto da Lui. Solo questo era il cammino adeguato. Dopo aver capito tutto questo, avevo il cuore colmo di gratitudine verso Dio. Ringrazio il Suo giudizio e il Suo castigo che mi trassero via dal cammino sbagliato e mi illuminarono, affinché io potessi capire la Sua volontà, consentendomi di vedere finalmente con chiarezza il pericolo e le conseguenze di perseguire reputazione e prestigio. Soltanto così potei destarmi e tornare indietro in tempo. Tramite questa esperienza capii certe verità nonché la benevolenza di Dio, e il mio stato d’animo si riprese nuovamente. Di nuovo mi tuffai nel compimento del mio dovere.

Nel luglio del 2004 mi recai in una zona remota sulle montagne e lì collaborai con un fratello nell’opera evangelica. Nel cominciare questa attività tenni presente la lezione appresa dai miei fallimenti precedenti. Di frequente mi rammentavo di non perseguire reputazione e prestigio ma di svolgere onestamente il mio dovere di creatura, così quando vi erano questioni che non capivo o su cui non avevo chiarezza mi mettevo da parte e ricercavo attivamente il fratello per una comunicazione, per discuterne e risolverle. Ma a mano a mano che la mia attività recava sempre più frutti, la mia natura arrogante ancora una volta rialzò la testa e io cominciai a concentrarmi di nuovo sulla mia immagine e sul mio prestigio. Una volta, durante una riunione, un membro della locale squadra evangelica mi disse allegramente: “Grazie al tuo arrivo qui abbiamo convertito molti credenti…”. La mia bocca disse che questo era il risultato dell’opera dello Spirito Santo, ma nel cuore ero molto compiaciuto di me stesso. Al termine della riunione, tornato a casa dalla famiglia che mi ospitava, mi sedetti sul letto e ripercorsi con la mente ogni scena della mia attività durante quel periodo. Non potei evitare di congratularmi con me stesso, pensando: a quanto pare in questa attività dimostro una reale capacità. Purché continui a impegnarmi, verrò di sicuro promosso ancora. Mi vedevo interamente come un eroe, e dal mio cuore il prestigio di Dio se n’era già andato. Nel compiere il mio dovere in seguito, cominciai a competere per il prestigio e a confrontare la posizione con i miei collaboratori. Cominciai a mettermi in mostra palesemente davanti a fratelli e sorelle, come se i risultati della nostra attività fossero tutti dovuti al mio impegno. Proprio quando stavo scivolando di nuovo un passo per volta nell’abisso, Dio di nuovo mi tese la mano per salvarmi. Una sera fui colto all’improvviso da una grave influenza. La mia temperatura superava i 38 gradi e pur prendendo medicine per diversi giorni non migliorai. Andai all’ospedale per farmi fare un’infusione, però le mie condizioni di salute non solo non migliorarono ma si aggravarono ulteriormente. Non riuscivo a tenere niente dentro, nemmeno l’acqua. Alla fine ero costretto a letto e mi sentivo sull’orlo della morte. Sotto il tormento di quella malattia non pensavo più a quale prestigio avrei avuto il giorno dopo. Rapidamente mi inginocchiai e pregai Dio: “O Dio! Questa malattia che mi ha colpito è la Tua volontà benevola nonché la Tua indole giusta. Non voglio fraintenderTi né accusarTi; Ti prego soltanto di fornirmi ancora una volta illuminazione e rivelazione, di consentirmi di capire la Tua volontà affinché io possa capire più profondamente la mia corruzione”. Dopo la preghiera, sentii il cuore molto più in pace. Proprio allora mi vennero in mente all’improvviso queste parole di Dio: “La vostra natura altezzosa e arrogante vi spinge a tradire la vostra stessa coscienza, a ribellarvi e a opporre resistenza a Cristo e a rivelare la vostra bruttura, portando così alla luce le vostre intenzioni, le vostre concezioni, i vostri desideri eccessivi e il vostro sguardo avido” (“Sei un vero credente in Dio?” in La Parola appare nella carne). Ciascuna di tali parole di Dio mi trafiggeva il cuore come una spada; mi colpiva il punto letale. Mi venne in mente con grande chiarezza ogni genere di turpitudine dovuta ad arroganza che avevo rivelato. Avevo il cuore addolorato e provavo imbarazzo e vergogna in misura immensa. Allora vidi chiaramente che era la mia natura arrogante a far perdere alla mia coscienza la sua funzione originaria, cosicché io non ero sempre in grado di obbedire onestamente e adorare Dio. Questo mi induceva a nutrire sempre ambizione e desiderio, e non appena ne vedevo l’occasione competevo per il prestigio e volevo mettermi in mostra e reprimere gli altri. Non riuscivo a essere soltanto una persona educata. Era chiaro che gli eventuali frutti della mia attività dipendevano dall’opera dello Spirito Santo; costituivano la benedizione di Dio. Tuttavia io competevo sfacciatamente con Dio per il merito e sfruttavo l’occasione per innalzarmi, di nuovo diventando arrogante e competendo con Dio per il prestigio. Questa mia natura arrogante era esattamente la radice della mia opposizione a Dio. Se non l’avessi corretta, non avrei mai conseguito l’obbedienza a Dio né la dedizione allo svolgimento del mio dovere.

Sotto la guida di Dio, di nuovo pensai alle Sue parole: “Quando si riconosce la propria vera natura, quanto brutta, ignobile e deplorevole essa sia, allora non si è troppo orgogliosi di sé, non si è così follemente arroganti né così compiaciuti di sé come prima. Si pensa: ‘Devo essere serio e concreto e mettere in pratica la parola di Dio. Diversamente, non sarò all’altezza del modello umano e mi vergognerò di vivere alla presenza di Dio’. Ci si vede davvero come indegni e insignificanti. In quest’epoca è facile praticare la verità e somigliare di più a un essere umano” (“Conoscere se stessi significa soprattutto conoscere la natura umana” in Registrazione dei discorsi di Cristo). Le parole di Dio mi indicavano la via della pratica e dell’ingresso e mi dicevano che, se volevo abbandonare completamente i miei pensieri riguardo a reputazione, prestigio e prospettive personali, dovevo sforzarmi di conoscere la mia natura. Quando avessi visto veramente quanto ero di bassa lega e inutile, sarei potuto diventare una persona pacata e non essere più arrogante. Allora sarei stato in grado di ricercare la verità tenendo i piedi ben piantati per terra. In realtà, il fatto che Dio mi infliggesse questo giudizio e questo castigo, questo colpo e questa disciplina, serviva a farmi avere una vera comprensione della mia essenza e della mia identità e condizione intrinseca. Serviva a consentirmi di avere conoscenza di me stesso davanti a Dio, di riconoscere la mia povertà di spirito, la mia nullità. Serviva a consentirmi di sapere che avevo bisogno della verità, della salvezza di Dio, per cui potevo prostrarmi davanti a Dio e comportarmi bene. Serviva a farmi compiere il mio dovere di soddisfare Dio e non perseguire più il prestigio addolorando il Suo cuore. Sotto la guida delle Sue parole avevo una via per avanzare nonché la fiducia per ricercare la verità. Anche se ero stato profondamente corrotto da Satana e la mia natura arrogante era profondamente radicata, purché fossi in grado di accettare e obbedire al giudizio e al castigo di Dio e alla Sua prova e al Suo affinamento, e da questo riconoscere la mia natura e la mia essenza e poi ricercare instancabilmente la verità, certamente avrei potuto gettare via i vincoli e la sofferenza legati a reputazione e prestigio e accedere alla via per essere salvato, per essere reso perfetto. Dopo essermi nuovamente rivolto a Dio, nel giro di due giorni mi ristabilii dalla malattia. Questo mi fece capire ancor più che Egli aveva usato tale malattia come metodo per disciplinarmi. Non aveva lo scopo di farmi soffrire intenzionalmente, né vi era alcuna punizione: serviva a destare il mio cuore intorpidito, a farmi abbandonare il più presto possibile le mie ricerche erronee e intraprendere la retta via della fede in Dio. Ero profondamente commosso e galvanizzato dall’amore di Dio. Sinceramente offrii a Dio il mio ringraziamento e la mia lode.

Dopo essermi ristabilito dalla malattia di nuovo mi tuffai nel lavoro. Tacitamente decisi nel mio cuore che quando avessi incontrato qualcosa in relazione a reputazione o prestigio certamente avrei reso testimonianza a Dio. Diversi mesi dopo appresi che un altro caposquadra evangelico stava ottenendo ottimi risultati e aveva constatato alcune azioni portentose di Dio, e aveva riassunto alcune sue esperienze riuscite e il suo cammino per la pratica. Invece l’attività a cui io partecipavo era in declino. Quando vedevo la delusione sul volto di fratelli e sorelle, in particolare quando sentii dire una sorella: “Adesso gioiamo di una salvezza così grande da parte di Dio ma non siamo capaci di rendere testimonianza della Sua opera. Siamo veramente in debito con Dio”, e tutti non poterono evitare di piangere, il mio cuore ne fu fortemente addolorato. Non sapevo come uscire da quella situazione negativa e ripetutamente pregavo Dio: “O Dio! Siamo tutti deboli quando affrontiamo difficoltà pratiche, ma so che sei Tu a mettere alla prova la nostra fiducia, la nostra devozione. Però la mia levatura è troppo scarsa e davvero non riesco a sopportare questo peso. Ti prego di illuminarmi e di farmi capire la Tua volontà. Sono disposto ad agire secondo la Tua guida”. Dopo la preghiera, all’improvviso mi venne un’idea: avrei chiesto a quel collaboratore di venire a trovarci per una comunicazione in modo che noi potessimo attingere ad alcuni suoi punti di forza e ad alcune sue esperienze. In tal modo anche fratelli e sorelle avrebbero potuto gioire dell’illuminazione e della guida dello Spirito Santo e sapere come svolgere la propria attività evangelica. Sapevo che questa idea proveniva dalla guida dello Spirito Santo, ma nel cuore nutrivo ancora dubbi. Pensavo: io ero più bravo di quel fratello sotto ogni aspetto e quando eravamo assieme alle riunioni lo guardavo sempre dall’alto in basso, ma adesso i suoi risultati sono migliori dei miei. Quando adesso mi vedrà disperato e imbarazzato, riderà di me? Fratelli e sorelle mi guarderanno dall’alto in basso? E che fare per salvarmi la faccia? (…) Pensavo e pensavo, e ancora non riuscivo ad abbandonare l’idea della mia reputazione e del mio prestigio, ma non appena considerai la volontà urgente di Dio di salvare l’umanità e pensai che fratelli e sorelle non avevano la guida e la direzione dello Spirito Santo, fui castigato dentro il mio cuore. Proprio mentre vacillavo, queste parole di Dio mi illuminarono: “Lo Spirito Santo non solo opera in alcuni uomini che sono utilizzati da Dio, ma opera ancora di più nella Chiesa. Potrebbe svolgere la Sua opera in chiunque. Egli può svolgere la Sua opera in te ora e, dopo che lo hai sperimentato, Egli può fare la Sua opera in qualcun altro. Segui da vicino; più segui la luce presente, più la tua vita può crescere. Segui coloro in cui lo Spirito Santo opera, qualunque tipo di uomo possano essere. Prendi le sue esperienze come se fossero tue, e riceverai cose ancora più elevate. In questo modo la tua crescita sarà più rapida. Questo è il cammino della perfezione per l’uomo e un modo attraverso il quale la vita cresce. Il cammino verso la perfezione si raggiunge attraverso l’obbedienza all’opera dello Spirito Santo. Non sai attraverso quale tipo di persona Dio opererà per perfezionarti, né attraverso quale persona, evento o cosa Egli ti porterà profitto e ti consentirà di ottenere una certa comprensione” (“L’obbediente vero sarà sicuramente guadagnato da Dio” in La Parola appare nella carne). Sotto la guida delle parole di Dio capii la Sua volontà e acquisii una certa comprensione di come guidare e rendere perfette le persone nell’opera dello Spirito Santo. Mi resi conto di questo: l’opera e la sapienza di Dio sono prodigiose e misteriose. Non so attraverso quale genere di persona o cosa Egli mi illuminerà e mi guiderà a capire la Sua volontà, né so attraverso quale genere di ambiente sottoporrà a trattamento la mia indole corrotta. Devo imparare a obbedire all’opera dello Spirito Santo e, indipendentemente da quanto elevato o modesto sia il prestigio di una persona, da quale sia la sua età o da quanto tempo creda in Dio, purché la sua comunicazione sia la verità, è l’attuale volontà di Dio e può indicare la via pratica, che deriva dall’opera e dall’illuminazione dello Spirito Santo. Devo accettare, obbedire e fare pratica: questa è la ragione umana che devo possedere. Se non obbedisco all’opera dello Spirito Santo, allora sono disposto a consentire che la mia attività venga compromessa allo scopo di alimentare la mia vanità. Sono disposto a consentire a fratelli e sorelle di vivere nelle tenebre allo scopo di preservare la mia immagine e il mio prestigio. In tal caso sono un vero servo malvagio e un anticristo! Quando mi resi conto di questo, non potei evitare di aver paura e non osai essere di nuovo ostinato e oppormi all’illuminazione e alla guida dello Spirito Santo. Ero disposto ad abbandonare la mia natura satanica e confortare il cuore di Dio attraverso azioni pratiche. Così chiamai subito quel collaboratore e gli chiesi di venire a comunicare con noi. Ciò che mi faceva vergognare era che, quando ci incontrammo di persona, quel fratello neanche lontanamente mi guardò dall’alto in basso né rise di me. Molto sinceramente spiegò nella comunicazione come avessero agito assieme mentre lo Spirito Santo era all’opera fra loro e come si affidassero a Dio e Lo pregassero quando andavano incontro a battute d’arresto e fallimenti, quali azioni avessero poi constatato da parte di Dio, quali generi di vera comprensione avessero acquisito riguardo a Dio, e altro ancora. Vedendo l’aspetto rilassato e gioioso del fratello, e poi vedendo che fratelli e sorelle sembravano ascoltare attentamente e con piacere, e poi vedendo comparire a poco a poco dei sorrisi sul loro volto, provai un dolore acuto come se avessi avuto il cuore spezzato. Però questa volta non era al fine di soddisfare la mia reputazione o il mio prestigio, ma perché nel cuore venivo rimproverato per via del mio debito verso Dio. Per questo sperimentai sinceramente la responsabilità e il dovere che un bravo capo deve addossarsi. Se la strada che io intraprendo personalmente non è quella giusta, danneggerà e rovinerà la vita di tante persone. Apporterà sofferenza spirituale a tante persone. In tal caso, non sono forse diventato un grave colpevole di opposizione a Dio? Quando l’opera di Dio sarà stata portata a termine, come dovrò renderGli conto? Fu in quel momento che finalmente e veramente mi detestai dal profondo del cuore. Detestavo il fatto che in passato nello svolgere il mio dovere non mi fossi impegnato onestamente nella mia attività ma avessi pensato soltanto a perseguire reputazione e prestigio e ad assaporare le benedizioni del prestigio. Non solo questo interferiva con l’ingresso nella vita di fratelli e sorelle, ma ancor più interferiva con l’attuazione della volontà di Dio. Inoltre di frequente mi aveva abbandonato l’opera dello Spirito Santo ed ero precipitato nelle tenebre. Capii che perseguire reputazione e prestigio faceva molto più male che bene. Ma, pur provando senso di colpa e rammarico, provai anche un briciolo di sollievo. Questo perché, sotto la guida di Dio, avevo finalmente abbandonato il vantaggio personale per mettere questa volta in pratica la verità. Avevo fatto qualcosa che era vantaggioso per l’attività, per i miei fratelli e sorelle e per me stesso. Avevo svergognato Satana mediante azioni pratiche e questa volta ero testimone di Dio.

Nella mia esperienza dell’opera di Dio, per via della mia ricerca di reputazione e prestigio avevo sofferto molte battute d’arresto e molti fallimenti. Avevo imboccato molte deviazioni e per questo avevo subìto il trattamento e l’affinamento. A poco a poco considerai il prestigio molto meno importante, e ciò che credevo in precedenza (senza prestigio non vi è futuro e nessuno ti guarderà con ammirazione), questo punto di vista fuorviato si rovesciò. Adesso sono seguace di Dio da 15 anni. Ogni volta che penso all’opera di Dio in me vi è sempre una sensazione dolce a pervadermi. Non potrò mai dimenticare l’amore e la salvezza offertimi da Dio. Se non fosse stato per Dio che ha progettato il mio ambiente e ha sottoposto a trattamento i miei desideri ambiziosi risalenti alle prime fasi della mia vita, come sarei stato disposto ad abbandonare la fede con cui vivo da molti anni e che è diventata la mia vita? Se non fosse stato per la salvezza di Dio che mi ha raggiunto in tempo, vivrei ancora secondo i veleni e le leggi di Satana e sprecherei la mia vita per un sogno che non potrebbe mai realizzarsi. E se non fosse stato per le rivelazioni e gli affinamenti ripetuti di Dio, starei ancora avanzando a passo di carica sul cammino sbagliato e non mi renderei mai conto di quanto grave sia la mia vanità e quanto potente sia il mio desiderio di prestigio. In particolare non avrei capito che io sono nemico di Dio. Fu l’opera straordinaria di Dio a rendere possibile quel cambiamento clamoroso nella mia vita, a consentire che le mie credenze volgari che per tanti anni avevo difeso si dissolvessero attraverso questi alti e bassi, scomparendo col passare del tempo. Consentì ai miei valori e punti di vista erronei sulla vita di andare incontro a un cambiamento sostanziale, e mi consentì di capire che solo ricercare la verità e compiere il dovere di creatura è la vera vita umana e che solo liberandosi della tenebrosa influenza di Satana e vivendo in base alle parole di Dio posso vivere con significato e valore. È interamente frutto del giudizio e del castigo di Dio che io sia in grado di avere la comprensione e i cambiamenti che possiedo oggi. Anche se subire il giudizio e il castigo di Dio mi ha imposto di soffrire il dolore dell’affinamento, ho acquisito una certa comprensione dell’opera concreta di Dio, della Sua essenza benevola e della Sua indole di giustizia e santità. Adesso sono in grado di vedere chiaramente, detestare e gettare via i veleni di Satana che mi hanno danneggiato per molti anni e sono in grado di avere una vera vita umana. Nulla di tutto questo è stato sofferto invano. È stata la cosa più significativa e preziosa. Nel cammino da oggi in avanti, sono disposto ad accettare ancora il giudizio e il castigo e le prove e l’affinamento provenienti da Dio, affinché ogni aspetto della mia indole corrotta possa essere presto purificato e io possa diventare una persona in linea con la volontà di Dio.

Note a piè di pagina:

a. Il testo originale omette “la brama di”.

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