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3. Dopo aver perso il mio status

Huimin Città di Jiaozuo, Provincia di Henan

Ogni volta che vedevo o sentivo parlare di qualcuno che era stato sostituito e che si sentiva giù di morale, debole o sconfortato e non aveva più voglia di seguire, lo disprezzavo. Pensavo che persone diverse avessero semplicemente funzioni diverse all’interno della chiesa, che non ci fosse distinzione tra una posizione alta o bassa, che fossimo tutti creature di Dio e che non ci fosse nulla per cui sentirsi giù di morale. Perciò, a prescindere che mi stessi prendendo cura dei nuovi fedeli o che stessi guidando un distretto, non ho mai pensato di essere troppo concentrata sul mio status, di essere quel tipo di persona. Non avrei mai immaginato, nemmeno fra un milione di anni, che anch’io mi sarei comportata così vergognosamente quando, a mia volta, fossi stata sostituita…

Poiché da qualche tempo il mio lavoro non produceva alcun risultato, la mia leader mi sostituì. All’epoca pensai che anche se non avevo il carattere per fare la leader di distretto, mi avrebbero sicuramente permesso di continuare a svolgere il lavoro di innaffiamento o di salvaguardia. Non mi sarei mai aspettata che la mia leader mi incaricasse di occuparmi delle questioni di routine. Allora mi stupii che una leader di distretto dignitosa come me venisse incaricata di sbrigare commissioni, e pensai che chiunque, nella chiesa, fosse in grado di correre qua e là o avesse un po’ di intelligenza potesse svolgere quella mansione. Assegnarmi quel lavoro non era un palese spreco dei miei talenti? Tuttavia tenni per me i miei sentimenti, temendo che le mie sorelle dicessero che ero disobbediente, che tenevo al mio status. Non appena arrivai a casa, tuttavia, mi buttai sul letto e stetti malissimo. Mi assillava il pensiero di non avere più alcuno status e di come mi avrebbero guardata i miei fratelli e le mie sorelle. E farmi sbrigare le commissioni… come avrei mai potuto riavere il prestigio? Più ci pensavo, e più stavo male.

Di lì a qualche giorno vidi la sorella che mi aveva assegnato il lavoro. Non appena la vidi, fece una condivisione con me, dicendo: “Svolgere questo lavoro sembra facile, ma occorre ugualmente farlo con devozione”, per poi iniziare a parlare della verità di aspetti come la saggezza e l’obbedienza. Mormorai qualcosa di vago mentre il mio cuore era come un fuoco furioso, e pensavo: “Stai comunicando con me? Come se io non sapessi niente! Non sono stata io a comunicare con te all’inizio? Ora sei tu a dirmi queste cose”. Non assimilai neppure una parola di ciò che stava condividendo; mi sentivo infastidita dalla sua verbosità. Alla fine, spazientita, dissi: “Qualcos’altro? Altrimenti me ne vado!”. Una volta rientrata, continuai a domandarmi perché avessi avuto un simile atteggiamento verso quella sorella. Se il suo status fosse sempre stato uguale al mio o più alto, l’avrei trattata in quel modo? No, non l’avrei fatto. Assolutamente no! A non convincermi non era forse il fatto che ero sempre stata io a guidarla e che ora lei mi faceva notare delle cose a sua volta? Non era la dimostrazione che ero dominata dal pensiero dello status? D’un tratto mi sentii malissimo per il mio comportamento vergognoso e mi vennero in mente le parole del giudizio di Dio: “Più cerchi in questo modo, meno mieterai. Più grande è il desiderio personale di prestigio, più seriamente si dovrà essere trattati e più si deve affrontare un grande affinamento. Questo tipo di persone è troppo indegno! Devono essere trattate e giudicate adeguatamente, affinché possano lasciarsi tutto alle spalle. Se ricercate in questo modo fino alla fine, non mieterete nulla. Coloro che non ricercano la vita non possono essere trasformati; coloro che non hanno sete della verità non possono guadagnarla. Non ti concentri sulla ricerca della trasformazione personale e dell’ingresso; ti concentri solo sui desideri eccessivi, e sulle cose che limitano il tuo amore per Dio e ti impediscono di avvicinarti a Lui. Queste cose possono trasformarti? Ti possono portare nel Regno? Se l’oggetto della tua ricerca non è la verità, puoi trarre vantaggio da questa opportunità e tornare al mondo per avervi successo. Non vale veramente la pena di sprecare il tuo tempo in questo modo: perché torturare te stesso?” (“Perché non sei disposto a essere un complemento?” in La Parola appare nella carne). Guardando le parole di Dio e pensando a me stessa, mi resi conto che non stavo affatto cercando la verità né stavo provando a soddisfare Dio, bensì stavo inseguendo la fama, il guadagno e lo status. Attraverso lo status, la mia fiducia si centuplicava; senza, mi sentivo completamente avvilita, irritabile e così giù di morale da non avere voglia di lavorare. Mi lasciai davvero trascinare dal pensiero dello status, preoccupandomi tutto il giorno di queste cose insignificanti e inutili, e sprecando moltissimo tempo; alla fine che cosa avevo ricavato dal comportamento vergognoso di quel giorno? Pensando a tutto ciò che Dio aveva fatto per me, conclusi che non solo non avevo confortato il Suo cuore con la fiducia che aveva riposto in me ma, al contrario, mi ero risentita del compito che mi aveva affidato, giudicandolo troppo umile e rifiutandomi di svolgerlo. Ero dunque all’altezza della mia coscienza? Ringraziai Dio per la Sua rivelazione che mi aveva permesso di vedere quanto fosse vergognosa la mia ricerca della fama, del guadagno e dello status e di riconoscere che ero troppo altezzosa, troppo arrogante e che attribuivo troppa importanza allo status. Poi mi venne in mente un canto con le parole di Dio: “O Dio! A prescindere che abbia uno status oppure no, ora conosco me stessa. Se il mio status è elevato, sei stato Tu a innalzarmi; se è basso, è come Tu vuoi che sia. È tutto nelle Tue mani; non dipende da me. Devo soltanto sottomettermi completamente al Tuo dominio, perché ogni cosa è come Tu la vuoi. […] Usami, sono una tua creatura. Se mi rendi perfetta, sarò ancora una Tua creatura; se non mi rendi perfetta, Ti amerò ugualmente, perché sono solo una Tua creatura” (“Sono soltanto una Tua minuscola creatura” in Segui l’Agnello e canta canti nuovi). Cantai questo canto una volta dopo l’altra, con le lacrime che mi scendevano dagli occhi, e arrivai a pregare dinanzi a Dio: “O Dio! Attraverso le Tue parole sono arrivata a capire le Tue intenzioni. Indipendentemente dal fatto che il mio status sia alto o basso, sono una Tua creatura e devo sottostare completamente alle Tue disposizioni, devo fare del mio meglio per svolgere il dovere che ci si aspetta da una delle Tue creature ed evitare di essere schizzinosa verso ciò che mi hai incaricato di fare. O Dio! Desidero obbedire alle Tue disposizioni, essere dinanzi a Te lavorando come un mulo ed essere a Tua disposizione, senza mai più fare, a causa dello status, cose che mi procurino sofferenza o che Ti offendano. O Dio! Desidero solo che Ti occupi di me e che mi giudichi ancora di più, che Tu mi renda capace di abbandonare la ricerca dello status, di rinunciare alle cose che mi impediscono di avvicinarmi a Te, di amarTi e di fare del mio meglio per ottemperare al mio dovere in tutta sincerità”.

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