Discorsi di Cristo degli ultimi giorni (Selezioni)

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L’opera di Dio, l’indole di Dio, e Dio Stesso III

Questi svariati comunioni hanno avuto un grosso impatto su ogni singola persona. Adesso le persone possono finalmente percepire realmente la vera esistenza di Dio, e sentire che Dio è davvero molto vicino a loro. Sebbene gli uomini abbiano creduto in Dio per molti anni, essi non hanno mai compreso con precisione i Suoi pensieri e le Sue idee come fanno adesso, e non hanno nemmeno sperimentato veramente le Sue azioni pratiche come in questo momento. Sia che si tratti di conoscenza o di pratica effettiva, la maggior parte della gente ha imparato qualcosa di nuovo e ha raggiunto un livello di comprensione più elevato, rendendosi conto degli errori nelle sue passate ricerche, della superficialità della sua esperienza, che è troppo poco in linea con la volontà di Dio, e del fatto che ciò che più manca all’uomo è la conoscenza dell’indole di Dio. Per una parte delle persone questa conoscenza è di tipo emotivo, e per arrivare a un livello di conoscenza razionale sono necessari un approfondimento graduale e un rafforzamento attraverso le proprie esperienze. Prima che gli uomini comprendano davvero Dio, soggettivamente si potrebbe dire che credano nell’esistenza di Dio nel loro cuore, ma di fatto non hanno una comprensione effettiva di questioni specifiche riguardanti che tipo di Dio Egli sia in realtà, quale sia la Sua volontà, quale sia la Sua indole, e quale sia il Suo reale atteggiamento nei confronti dell’umanità. Ciò compromette enormemente la fede delle persone in Dio – semplicemente la loro fede non riesce a raggiungere la purezza o la perfezione. Anche se siete faccia a faccia con la parola di Dio, o se sentite di aver incontrato Dio attraverso le vostre esperienze, non potete ancora dire che Lo capite completamente. Dal momento che non conoscete i pensieri di Dio, né ciò che Egli ama e odia, e neppure ciò che Lo fa adirare e ciò che Gli dà gioia, non avete una vera capacità di comprenderLo. La vostra fede è costruita su un fondamento di vaghezza e immaginazione, ed è basata sui vostri desideri soggettivi. È ancora lontana dall’essere una fede autentica, e voi stessi siete ancora lontani dall’essere dei seguaci sinceri. Le spiegazioni degli esempi tratti da queste storie della Bibbia hanno permesso agli uomini di conoscere il cuore di Dio, e di sapere ciò a cui Egli stava pensando in ogni fase del Suo lavoro, il motivo per cui Egli portò a termine questo lavoro, quali fossero le Sue intenzioni originali e il Suo progetto mentre lo stava svolgendo, il modo in cui Egli arrivò ad avere le Sue idee, e la maniera in cui si preparò e sviluppò il Suo piano. Tramite queste storie, possiamo guadagnare un livello di comprensione dettagliato e preciso di ogni intenzione specifica e di ogni reale pensiero di Dio durante i seimila anni del Suo lavoro di gestione, e possiamo anche capire il Suo atteggiamento nei confronti degli uomini in momenti diversi e in ere differenti. Comprendere ciò a cui Dio stava pensando, quale fosse il Suo atteggiamento e che genere di indole Egli mostrasse di fronte a ogni situazione, può aiutare ogni persona a rendersi conto più profondamente della Sua vera esistenza, e a sentire più a fondo la Sua concretezza e la Sua autenticità. Il Mio obiettivo nel raccontarvi queste storie non è di farvi capire la storia biblica, né di aiutarvi a conoscere i libri della Bibbia o i loro protagonisti, e soprattutto non miro a rendere chiare alla gente le circostanze in cui Dio agì durante l’Età della Legge. Il Mio scopo è invece di aiutare le persone a cogliere il senso della volontà di Dio, della Sua indole e di ogni piccola parte di Lui, e a ottenere un livello di conoscenza di Dio più sincero e accurato. In questo modo, poco a poco, i cuori delle persone possono aprirsi a Dio, avvicinarsi a Lui, e comprendere meglio Lui, la Sua indole, la Sua essenza e l’autentico Dio Stesso.

La conoscenza di ciò che Dio ha, di ciò che Egli è, e della Sua indole può avere un impatto positivo sugli uomini. Può aiutarli ad avere più fiducia in Dio, ad obbedirGli davvero e a temerLo. Quindi, essi non sono più seguaci ciechi, né Lo adorano ad occhi chiusi. Dio non vuole delle persone stupide o coloro che seguono la massa pedissequamente, ma vuole un gruppo di persone che nel suo cuore abbia un’idea chiara e una conoscenza della Sua indole, e che possa agire come un Suo testimone, gente che non Lo abbandonerebbe mai grazie alla Sua bellezza, a ciò che ha ed è e alla Sua indole giusta. In qualità di seguaci di Dio, se nel vostro cuore riscontrate ancora una mancanza di chiarezza, oppure ambiguità o confusione in merito alla vera esistenza di Dio, alla Sua indole, a ciò che ha ed è, e al Suo progetto di salvare l’umanità, allora la vostra fede non può conquistarsi la lode di Dio. Dio non vuole essere seguito da questo genere di persone, e non Gli piace che questo genere di uomo si presenti davanti a Lui. Dal momento che le persone di questo tipo non capiscono Dio, non possono darGli il loro cuore –il loro cuore è chiuso a Lui, e quindi la loro fede in Dio è piena di impurità. Il loro modo di seguire Dio può unicamente essere definito “a scatola chiusa”. Gli uomini possono raggiungere una fede vera ed essere seguaci sinceri soltanto se hanno una reale capacità di comprendere e conoscere Dio, il quale genera sentimenti di reale obbedienza e timore nei Suoi confronti. Soltanto in questa maniera essi possono dare il loro cuore a Dio, in modo tale da aprirlo a Lui. Questo è quello che Dio vuole, perché ogni cosa che essi fanno e pensano può sopportare di essere messa alla prova da Lui, e può testimoniare Dio. Tutto quello che vi dico in merito all’indole di Dio, a ciò che Egli ha ed a ciò che Egli è, oppure sulla Sua volontà e sui Suoi pensieri in ogni cosa che fa, e da qualsiasi prospettiva o qualunque angolo Io ve ne parli, esprime il Mio desiderio di aiutarvi a essere più sicuri della vera esistenza di Dio, e a comprendere e apprezzare più sinceramente l’amore e la preoccupazione di Dio per l’umanità, e il Suo desiderio sincero di gestirla e salvarla.

Oggi per prima cosa ricapitoleremo i pensieri, le idee e ogni mossa fatta da Dio dal momento in cui ha creato l’uomo, e daremo uno sguardo al lavoro che ha portato avanti dalla creazione del mondo fino all’inizio ufficiale dell’Età della Grazia. Possiamo quindi scoprire quali pensieri e idee di Dio siano ignoti agli uomini, e da lì possiamo chiarire l’ordine del piano di Dio per la gestione, e capire a fondo il contesto in cui Dio ha creato il Suo lavoro di gestione, la fonte, il processo di sviluppo ad esso connesso, e anche i risultati che voleva ottenere con questo Suo lavoro di gestione – vale a dire, abbiamo l’opportunità di renderci conto di quali siano il nucleo e lo scopo del Suo lavoro di gestione. Per comprendere queste cose dobbiamo tornare indietro a un tempo lontano, tranquillo e silenzioso, quando non esisteva l’uomo…

Quando Dio Si alzò dal Suo letto, il primo pensiero che ebbe fu questo: creare un essere vivente, un uomo reale – qualcuno che vivesse con Lui e che Gli tenesse costantemente compagnia. Questa persona avrebbe potuto ascoltarLo, e Dio avrebbe potuto confidare in lui e parlargli. Poi, per la prima volta, Dio prese una manciata di fango e lo usò per creare il primo essere vivente che aveva immaginato, e chiamò questa creatura con il nome di Adamo. Dopo che Dio ebbe creato questa persona, che era viva e respirava, come si sentì? Per la prima volta, Egli provò la gioia di avere accanto una persona cara, un compagno, e sentì la responsabilità di essere un padre, e la preoccupazione che ciò comporta. Questa persona, che era viva e respirava, portò felicità e gioia a Dio; Egli si sentì confortato per la prima volta. Questa fu la prima cosa che Dio realizzò non con i Suoi pensieri o con le Sue parole, ma con le Sue stesse mani. Quando questa creatura – una persona viva e che respirava – si trovò davanti a Dio, fatta di carne e sangue, con un corpo e una forma, e capace di parlare con Lui, Egli sperimentò un tipo di gioia che non aveva mai avvertito prima. Sentì sinceramente la Sua responsabilità e questa creatura non soltanto Gli fece provare sentimenti forti, ma Lo commosse e riscaldò il Suo cuore con ogni Sua piccola mossa. Quindi quando questo essere vivente si trovò davanti a Dio, fu la prima volta in cui Egli ebbe l’idea di raggiungere più persone come questa. Questa fu la serie di eventi che cominciò con questo primo pensiero fatto da Dio. Per Dio, tutti questi eventi si stavano verificando per la prima volta, ma in questi primi eventi, a prescindere dai Suoi sentimenti in quel momento – gioia, responsabilità, preoccupazione – non c’era nessuno con cui Egli potesse condividerli. A partire da quel momento, Dio provò davvero un senso di solitudine e tristezza che non aveva mai percepito in precedenza. Sentì che gli esseri umani non erano in grado di accettare o comprendere il Suo amore e la Sua preoccupazione, oppure le Sue intenzioni per l’umanità, e quindi provò ancora sofferenza e dolore nel Suo cuore. Sebbene Egli avesse fatto queste cose per l’uomo, l’uomo non ne era consapevole e non le capì. A parte la felicità, la gioia e il conforto che egli aveva portato a Dio, Gli suscitò velocemente anche i Suoi primi sentimenti di tristezza e solitudine. Questi erano i pensieri e le sensazioni di Dio in quel momento. Mentre Dio stava facendo tutte queste cose, nel Suo cuore Egli passò dalla gioia al dolore e dal dolore alla sofferenza, il tutto mescolato con l’ansia. Tutto ciò che voleva fare era sbrigarsi a far sapere a questa persona e alla razza umana quello che c’era nel Suo cuore, e a fare comprendere presto a tutti le Sue intenzioni. Poi, gli uomini sarebbero potuti diventare i Suoi seguaci ed essere d’accordo con Lui. Non avrebbero più ascoltato i discorsi di Dio ma sarebbero rimasti senza parole; non sarebbero più stati ignari del modo in cui unirsi a Dio nel Suo lavoro; e soprattutto non sarebbero più stati indifferenti alle richieste di Dio. Le prime cose completate da Dio sono molto significative e hanno un grande valore per il Suo piano di gestione e per gli esseri umani al giorno d’oggi.

Dopo aver creato tutte le cose e gli uomini, Dio non si riposò. Non vedeva l’ora di portare a termine la Sua gestione, e di raggiungere le persone che Lui amava così tanto fra tutta l’umanità.

Successivamente, non molto tempo dopo che Dio creò gli esseri umani, dalla Bibbia vediamo che ci fu un grande diluvio nel mondo intero. Noè viene menzionato nel racconto del diluvio, e si può dire che Noè sia stata la prima persona a dare ascolto alla richiesta di Dio di lavorare con Lui per portare a termine un compito. Ovviamente, fu anche la prima volta in cui Dio chiese a una persona sulla Terra di fare qualcosa secondo le Sue istruzioni. Appena Noè finì di costruire l’arca, Dio inondò il mondo per la prima volta. Quando Dio distrusse la Terra con il diluvio, per la prima volta da quando li aveva creati Egli fu sopraffatto dal disgusto nei confronti degli esseri umani; ciò forzò Dio a prendere la dolorosa decisione di cancellare la razza umana tramite un diluvio. Dopo che il diluvio distrusse la Terra, Dio fece il Suo primo patto con gli uomini, promettendo che non avrebbe più fatto una cosa del genere. Il simbolo di questo patto fu un arcobaleno. Questo fu il primo patto tra Dio e l’umanità, e quindi l’arcobaleno fu il primo simbolo di un patto dato da Dio; questo arcobaleno è una cosa concreta e fisica, esiste realmente. L’esistenza di questo arcobaleno spesso fa provare a Dio tristezza per gli esseri umani del passato che ormai Egli ha perduto, e Gli serve anche da costante promemoria di ciò che successe a loro. …Dio non rallentò il Suo passo – non vedeva l’ora di intraprendere la fase successiva nella Sua gestione. In seguito, Dio selezionò Abramo come Sua prima scelta per il Suo lavoro in Israele. Anche questa fu la prima volta in cui Dio scelse un candidato del genere. Egli decise di iniziare il Suo lavoro di salvezza dell’umanità attraverso questa persona, e di portarlo avanti tra i suoi discendenti. Nella Bibbia possiamo vedere che Dio Si comportò in questa maniera con Abramo. Poi Egli rese Israele la prima terra promessa, e cominciò il Suo lavoro dell’Età della Legge attraverso il Suo popolo eletto, ovvero gli Israeliti. Sempre per la prima volta, Dio diede agli Israeliti le regole precise e le leggi che l’umanità dovrebbe rispettare, e le spiegò loro nel dettaglio. Fu la prima volta in cui Dio diede agli esseri umani queste regole standard specifiche su come essi dovrebbero fare sacrifici, su come dovrebbero vivere, su cosa dovrebbero fare e non fare, su quali festività e giorni dovrebbero celebrare, e sui principi che dovrebbero seguire in tutte le loro azioni. Prima di allora l’umanità non aveva mai ricevuto da Dio delle regole standard così dettagliate e dei principi a cui attenersi nella vita.

Quando dico “la prima volta”, significa che Dio in passato non aveva mai portato a termine un lavoro simile. Si tratta di qualcosa che non esisteva in precedenza, e sebbene Dio abbia creato l’umanità e tutti i tipi di creature ed esseri viventi, non aveva mai completato quel genere di lavoro. Tutto questo lavoro coinvolgeva la gestione degli uomini per mano di Dio; aveva a che fare con gli uomini, con la loro salvezza e con la loro gestione. Dopo Abramo, Dio fece un’altra scelta per la prima volta – decise che Giobbe davanti alla legge poteva essere l’unica persona in grado di resistere alle tentazioni di Satana, mentre continuava a temere Dio, a fuggire il male e a portare testimonianza per Lui. Fu anche la prima volta in cui Dio consentì a Satana di tentare una persona, e in cui fece una scommessa con lo stesso Satana. Alla fine, per la prima volta, Dio ebbe accanto a sé qualcuno in grado di portare testimonianza per Lui anche di fronte a Satana – una persona che poteva portare testimonianza per Lui e svergognare profondamente Satana. Da quando Dio aveva creato l’uomo, Giobbe fu la prima persona capace di rendere testimonianza di Lui. Grazie a questo, Dio fu ancora più impaziente di continuare la Sua gestione e di intraprendere il passo successivo del Suo progetto, preparando la Sua prossima scelta e il Suo luogo di lavoro.

Dopo che vi ho detto tutte queste cose, riuscite a comprendere realmente la volontà di Dio? Dio considera questo esempio di gestione dell’umanità e di salvezza degli uomini come la cosa più importante in assoluto. Fa queste cose non soltanto con la Sua mente o con le Sue parole, e soprattutto non le fa distrattamente – Egli compie tutte queste azioni seguendo un piano, un obiettivo, i Suoi standard e la Sua volontà. È chiaro che questo lavoro di salvezza dell’umanità ha un enorme significato per Dio e per l’uomo. A prescindere dalla difficoltà del lavoro e da quanto siano grossi gli ostacoli, dalla debolezza degli esseri umani o dalla profondità del loro desiderio di ribellarsi, niente di tutto ciò è difficile per Dio. Dio Si mantiene occupato, impiegando i Suoi sforzi e gestendo il lavoro che Lui Stesso vuole portare a termine. Sistema anche ogni cosa, e guida le persone e il lavoro che vuole completare – niente di tutto ciò è stato fatto in precedenza. Per la prima volta Dio ha usato questi metodi e ha pagato un prezzo molto alto per questo importante piano di gestione e salvezza dell’umanità. Mentre Dio sta portando avanti questo piano, poco a poco esprime agli uomini senza riserve il Suo duro lavoro, ciò che ha ed è, la Sua saggezza, la Sua onnipotenza e ogni aspetto della Sua indole. In modo sincero svela tutto questo all’umanità poco a poco, mostrando ed esprimendo queste cose come non aveva mai fatto prima. Quindi, nell’intero universo, a parte le persone che Dio intende gestire e salvare, non ci sono mai state creature così vicine a Dio, che abbiano una relazione tanto intima con Lui. Nel Suo cuore, l’umanità che vuole gestire e salvare è la cosa più importante, e la ritiene al di sopra di tutto; anche se Dio ha dovuto pagare un prezzo alto per essa, e sebbene essa Lo ferisca e Gli disobbedisca continuamente, Egli non l’abbandona mai e prosegue instancabile con il Suo lavoro, senza proteste né rimpianti. Ciò accade perché Egli sa che prima o poi, in futuro gli uomini apriranno gli occhi sulla Sua chiamata e saranno mossi dalle Sue parole, riconosceranno che Egli è il Signore del Creato, e ritorneranno al Suo fianco…

Dopo aver sentito oggi tutto questo, forse crederete che quello che fa Dio sia molto normale. Sembra che gli uomini abbiano sempre percepito dalle Sue parole e dal Suo operato una parte della volontà di Dio nei loro confronti, ma c’è sempre una certa distanza tra i loro sentimenti o le loro conoscenze e quello a cui Dio sta pensando. Quindi, ritengo che sia necessario parlare con tutte le persone del motivo per cui Dio ha creato l’umanità, e delle circostanze alla base del Suo desiderio di avere con sé le persone in cui confidava. È essenziale condividere questi argomenti con tutti, in modo tale che tutti possano averne un’idea chiara nel loro cuore. Dal momento che ogni pensiero e ogni idea di Dio, ogni fase e ogni periodo del Suo lavoro si intrecciano e sono strettamente collegati con il Suo intero lavoro di gestione, quando comprendete i pensieri, le idee e la volontà di Dio in ogni passo del Suo lavoro, comprendete anche la fonte del lavoro del Suo piano di gestione. Partendo da queste basi potrete migliorare il vostro livello di comprensione di Dio. In precedenza vi ho menzionato tutte le cose che Dio fece quando creò il mondo per la prima volta; esse possono essere considerate delle semplici informazioni per coloro che vivono nell’epoca attuale, e sembrano anche essere irrilevanti per la ricerca della verità, ma nel corso della vostra esperienza arriverà un giorno in cui non le riterrete così semplici come un paio di informazioni e neppure così semplici come alcuni misteri. Man mano che la vostra vita va avanti e quando c’è un po’ della posizione di Dio nel vostro cuore, oppure quando comprendete più a fondo ed esaurientemente la Sua volontà, vi rendete davvero conto dell’importanza e della necessità di quello di cui sto parlando oggi. Non importa fino a che punto le abbiate accettate; è necessario che voi comprendiate e conosciate queste cose. Quando Dio fa qualcosa, quando porta avanti il Suo lavoro, non conta se agisce con le Sue idee o con le Sue mani, e non conta se è la prima volta che ha fatto qualcosa oppure se è l’ultima – perché in definitiva Dio ha un progetto, e il Suo scopo e i Suoi pensieri si riscontrano in tutte le Sue azioni. Questi scopi e pensieri rappresentano l’indole di Dio ed esprimono ciò che Egli ha e ciò che Egli è. Queste cose – l’indole di Dio, ciò che ha ed è – devono essere compresi da ogni singola persona. Una volta che una persona le capisce, può progressivamente capire perché Dio fa quello che fa è perché dice quello che dice. Partendo da qui, gli uomini possono avere più fiducia per seguire Dio, per andare in cerca della verità e per cercare un cambiamento nella loro indole. Vale a dire che per gli uomini la capacità di comprendere Dio e la fede in Lui sono inseparabili.

Anche se gli argomenti dei quali le persone sentono parlare o apprendono nozioni sono l’indole di Dio, ciò che ha ed è, ciò che esse guadagnano è la vita che proviene da Dio. Una volta che questa vita è stato forgiata dentro di voi, la vostra timore di Dio diventerà ancora più grande, e in modo molto naturale raccoglierete i frutti di ciò che avete seminato. Se non avete intenzione di capire o conoscere l’indole di Dio o la Sua essenza, se non volete nemmeno riflettere o concentrarvi su queste cose, vi posso dire con certezza che il modo in cui attualmente state cercando la vostra fede in Dio non vi permetterà mai di soddisfare la Sua volontà o di guadagnarvi la Sua lode. E per di più, non potrete mai raggiungere davvero la salvezza – queste sono le conseguenze finali. Quando le persone non comprendono Dio e non conoscono la Sua indole, il loro cuore non si può mai aprire con sincerità a Lui. Una volta che hanno compreso Dio, inizieranno a capire e ad assaporare con interesse e fede ciò che si trova nel Suo cuore. Quando capirete e assaporerete ciò che si trova nel cuore di Dio, gradualmente il vostro cuore, poco a poco, si aprirà a Lui. Quando il vostro cuore si aprirà a Lui, vi renderete conto di quanto siano stati disonorevoli e disprezzabili i vostri scambi con Dio, i vostri eccessivi desideri e le richieste che Gli avete fatto. Quando il vostro cuore si aprirà con sincerità a Dio, vedrete che il Suo cuore è un mondo davvero infinito, ed entrerete in un regno ancora da voi totalmente inesplorato, in cui non esistono l’inganno, la furberia, l’oscurità e il male, ma in cui albergano soltanto la sincerità, la fedeltà, la luce, la rettitudine, la giustizia e la bontà. È un regno pieno di amore, attenzioni, compassione e tolleranza, e tramite esso voi sentite la felicità e la gioia di essere vivi. Quando aprirete il vostro cuore a Dio, Egli vi rivelerà tutte queste cose. Questo mondo infinito è pieno della saggezza di Dio, della Sua onnipotenza, del Suo amore e della Sua autorità. Qui potete vedere ogni aspetto di ciò che Dio ha ed è, di ciò che Gli porta gioia, e del motivo per cui Egli si preoccupa, si intristisce o si adira… Chiunque apra il suo cuore a Dio e Gli permetta di entrarci può vedere tutto questo. Dio può entrare nel vostro cuore soltanto se lo aprite a Lui. Unicamente se Egli è entrato nel vostro cuore potrete vedere ciò che ha ed è, e la Sua volontà per voi. In quel momento scoprirete che tutto ciò che riguarda Dio è davvero prezioso, e che ciò che ha, ciò che è meritano di essere apprezzati molto. In confronto a tutto questo, le persone che vi circondano, gli oggetti e gli eventi della vostra vita, e perfino i vostri cari, il vostro partner e le cose che amate sono a malapena degni di essere menzionati. Sono così piccoli e di poca importanza; sentirete che nessun oggetto tangibile riuscirà mai più a coinvolgervi, e non pagherete più alcun prezzo per questioni materiali. Nell’umiltà di Dio vedrete la Sua grandezza e la Sua supremazia; inoltre, in qualcosa che Egli aveva fatto e che avevate tenuto in scarsa considerazione, vedrete invece la Sua infinita saggezza, la Sua tolleranza, la Sua pazienza, la Sua sopportazione e la Sua capacità di comprendervi. Tutto ciò farà sì che Lo amiate. Quel giorno sentirete che l’umanità sta vivendo in un mondo davvero orribile, e che le persone che vi stanno accanto, le cose che succedono nella vostra vita, e perfino coloro che amate, il loro amore per voi e la loro cosiddetta protezione o preoccupazione nei vostri riguardi non sono neanche degni di nota – amate soltanto Dio, ed è Colui che dovete apprezzare di più. Quando arriverà quel giorno, credo che alcune persone diranno: L’amore di Dio è talmente grande, e la Sua essenza è così santa – in Dio non esistono furberia, male, invidia e discordia, ma soltanto giustizia e genuinità, e ciò che Dio ha ed è dovrebbero essere bramati dagli uomini. Gli uomini dovrebbero aspirare a questi obiettivi e combattere per raggiungerli. Su che base è costruita l’abilità degli uomini di raggiungere tali obiettivi? È costruita sulla base della capacità umana di comprendere l’indole e l’essenza di Dio. Capire l’indole di Dio, ciò che ha ed è è una lezione per ogni persona che dura tutta la vita, ed è anche un obiettivo permanente perseguito da chiunque lotti per cambiare la sua indole e conoscere Dio.

Abbiamo appena parlato di tutto il lavoro che Dio ha portato a termine, della serie di cose che Egli fece per la prima volta. Ognuna di queste cose è pertinente al progetto di Dio per la gestione e alla Sua volontà, e anche alla Sua indole e alla Sua essenza. Se vogliamo comprendere meglio ciò che Dio ha ed è, non possiamo fermarci all’Antico Testamento o all’Età della Legge, ma dobbiamo andare avanti seguendo i passi fatti da Dio nel Suo lavoro. Quindi, quando Dio mise fine all’Età della Legge e diede inizio all’Età della Grazia, i nostri passi hanno raggiunto l’Età della Grazia – un’età piena di grazia e redenzione, in cui Dio fece di nuovo qualcosa di molto importante per la prima volta. Il lavoro in questa nuova età fu un nuovo punto di partenza per Dio e anche per l’umanità, e ancora una volta si trattò di un lavoro che Dio non aveva mai svolto prima. Egli portò a compimento qualcosa senza precedenti, che non poteva essere immaginato dagli uomini e da tutte le creature, e che adesso è invece noto a tutte le persone – per la prima volta Dio diventò un essere umano, iniziò il nuovo lavoro assumendo le sembianze e l’identità di un uomo. Questo nuovo lavoro significò che Dio aveva completato il Suo operato nell’Età della Legge, che non avrebbe più fatto o detto qualcosa di fronte alla legge. E neppure avrebbe detto o fatto qualcosa sotto forma di legge, oppure secondo i principi o le norme della legge. Vale a dire, tutto il Suo lavoro basato sulla legge era finito per sempre e non sarebbe andato avanti, perché Dio voleva cominciare un nuovo lavoro e fare nuove cose, e il Suo progetto aveva ancora una volta un nuovo punto di partenza. Quindi, Egli doveva guidare l’umanità in una nuova età.

Il fatto che per gli uomini queste notizie fossero gioiose o minacciose dipendeva dalla loro essenza. Si potrebbe dire che tali novità non fossero gioiose, ma che fossero minacciose per alcune persone, perché quando Dio iniziò il Suo nuovo lavoro, coloro che rispettavano le leggi e le regole, che osservavano le dottrine ma che non temevano Dio, sarebbero stati propensi a usare il Suo vecchio lavoro per condannare il nuovo. Per le suddette persone queste notizie erano sicuramente minacciose; ma per le persone innocenti e aperte, sincere e fedeli a Dio, e desiderose di ricevere la Sua redenzione, la prima incarnazione di Dio fu una notizia davvero lieta. Dal momento in cui esistevano, era la prima volta che Dio Si palesava e viveva tra gli esseri umani in una forma che non fosse quella dello Spirito; piuttosto, Egli nacque come un uomo e visse tra le persone come il Figlio dell’uomo, e lavorò in mezzo a loro. Questa “prima volta” demolì le idee delle persone e andò anche al di là di ogni immaginazione. Inoltre, tutti i seguaci di Dio guadagnarono un vantaggio tangibile. Dio non soltanto mise fine alla vecchia età, ma abbandonò anche i Suoi antichi metodi e il Suo precedente stile di lavoro. Non permise più ai Suoi messaggeri di trasmettere il Suo pensiero, non rimase più nascosto tra le nuvole, e non si manifestò più agli uomini o parlò con loro imponendosi attraverso un “tuono”. Diversamente da tutto ciò che si era visto in precedenza, tramite un metodo inimmaginabile dagli uomini e difficile da comprendere o accettare – il farSi carne – Egli divenne il Figlio dell’uomo per sviluppare il lavoro di quell’età. Questo passo colse gli uomini di sorpresa, e per loro fu anche molto scomodo, perché Dio aveva ancora una volta iniziato un nuovo lavoro che non aveva mai svolto prima. Oggi, daremo uno sguardo al nuovo lavoro portato a termine da Dio nella nuova età, e in tutto questo nuovo lavoro, che cosa possiamo comprendere dell’indole di Dio, di ciò che ha ed è?

Le seguenti parole sono riportate nel Nuovo Testamento della Bibbia.

1. (Matteo 12:1) In quel tempo Gesù passò in giorno di sabato per i seminati; e i suoi discepoli ebbero fame e presero a svellere delle spighe ed a mangiare.

2. (Matteo 12:6-8) Or io vi dico che v’è qui qualcosa di più grande del tempio. E se sapeste che cosa significhi: Voglio misericordia e non sacrifizio, voi non avreste condannato gl’innocenti; perché il Figliuol dell’uomo è signore del sabato.

Per prima cosa diamo un’occhiata a questo passaggio: “In quel tempo Gesù passò in giorno di sabato per i seminati; e i suoi discepoli ebbero fame e presero a svellere delle spighe ed a mangiare”.

Perché abbiamo scelto questo passaggio? Che collegamento ha con l’indole di Dio? In questo testo, la prima cosa che sappiamo è che era sabato, ma il Signore Gesù uscì comunque e portò i Suoi discepoli nei campi di grano. La cosa più “scandalosa” è che addirittura “presero a svellere delle spighe ed a mangiare”. Nell’Età della Legge, le leggi del Dio Jahvè prevedevano che le persone non potessero uscire liberamente o partecipare ad attività nel giorno di sabato – molte cose erano proibite nel giorno di sabato. Questa azione compiuta dal Signore Gesù fu sconcertante per coloro che avevano vissuto secondo i dettami della legge per un lungo periodo, e scatenò anche delle critiche. Per il momento non ci soffermeremo sulla confusione che si creò e sul modo in cui la gente parlò di ciò che aveva fatto Gesù, e per prima cosa discuteremo del motivo per cui il Signore Gesù scelse di compiere questa azione proprio di sabato e non gli altri giorni, e del messaggio che voleva dare tramite questa Sua azione alle persone che vivevano secondo i dettami della legge. Voglio proprio parlarvi della connessione tra questo passaggio e l’indole di Dio.

Quando il Signore Gesù arrivò tra gli uomini, usò le Sue azioni pratiche per comunicare con loro: Dio aveva abbandonato l’Età della Legge e aveva iniziato un nuovo lavoro, che non richiedeva l’osservanza del sabato; quando Dio uscì dai confini del giorno di sabato, fu soltanto un assaggio del Suo nuovo lavoro, e il Suo lavoro era realmente eccellente e stava continuando fino in fondo. Quando il Signore Gesù cominciò il Suo lavoro, Si era già lasciato alle spalle le restrizioni dell’Età della Legge, e Si era aperto un varco tra le regole e i principi di quell’età. In Lui non c’era traccia di niente che si potesse collegare alla legge; Egli se ne era sbarazzato completamente e non la osservava più, e non chiedeva più all’umanità di rispettarla. Quindi qui potete vedere che il Signore Gesù era andato nei campi di grano di sabato; non si era riposato, ma era uscito per lavorare. Questa Sua azione suscitò una forte impressione nella mente delle persone, e fece loro capire che Egli non viveva più secondo i dettami della legge, poiché aveva abbandonato i confini del sabato e Si era palesato davanti agli uomini e in mezzo a loro con una nuova immagine, con un nuovo modo di lavorare. Questa azione fece capire alle persone che Egli aveva portato con Sé un nuovo lavoro, che iniziava allontanandosi dalla legge e dai confini del sabato. Quando Dio cominciò a occuparsi di questa Sua nuova opera, non era più aggrappato al passato, e non Si preoccupava più delle norme dell’Età della Legge. Il Suo lavoro nell’età precedente non aveva alcuna influenza su di Lui, ma Egli lavorava abitualmente il sabato e quando i Suoi discepoli erano affamati, potevano prendere spighe di grano per mangiarle. Tutto questo era molto normale agli occhi di Dio. Dio poteva avere un nuovo inizio per la maggior parte del lavoro che voleva fare e delle cose che voleva dire. Ogni qualvolta Egli ha un nuovo inizio, non menziona più il Suo lavoro precedente né lo continua, perché Dio segue i Suoi principi nel Suo lavoro. Nel momento in cui Egli intende cominciare un nuovo lavoro, vuole anche portare l’umanità in una nuova fase del Suo lavoro, in una fase più elevata. Se le persone continueranno ad agire secondo i vecchi detti o le antiche regole, o continueranno a non rinnegarli, Egli non celebrerà né loderà il loro comportamento. Ciò succede perché Egli ha già portato con Sé un nuovo lavoro, ed è entrato in una nuova fase di esso. Quando Egli inizia una nuova opera, Si palesa all’umanità con un’immagine totalmente diversa, da una prospettiva completamente differente, e in un modo del tutto nuovo, in maniera tale che le persone possano vedere svariati aspetti della Sua indole, di ciò che ha ed è. Questo è uno degli obiettivi del Suo nuovo lavoro. Dio non resta attaccato al passato né segue il sentiero battuto; quando Egli lavora e parla non è così proibitivo come la gente immagina. In Dio, tutto è libero ed emancipato, e non esistono proibizioni né restrizioni – Egli porta all’umanità libertà ed emancipazione. Egli è un Dio vivente, un Dio che esiste autenticamente e sinceramente. Egli non è un pupazzo o una scultura di argilla, ed è completamente diverso dagli idoli che le persone custodiscono gelosamente e venerano. Egli è vivo e vibrante, e le Sue parole e il Suo lavoro danno vita, luce, libertà ed emancipazione agli uomini, perché Egli è la via, la verità e la vita – non è limitato da alcunché in nessuna delle Sue opere. A prescindere da cosa dicano le persone e da come esse vedano o valutino il Suo nuovo lavoro, Egli porterà avanti la Sua opera senza remore. Non si preoccuperà delle idee di nessuno o del dito che punteranno contro il Suo operato e le Sue parole, e nemmeno di una opposizione forte e di una resistenza al Suo nuovo lavoro. Nessuna creatura può usare la dottrina o l’immaginazione umana, la conoscenza o la moralità per valutare o definire ciò che Dio fa, oppure per screditare, scombussolare o sabotare il Suo lavoro. Non ci sono proibizioni nel Suo lavoro e in ciò che fa, ed esso non sarà limitato in alcun modo da uomini, cose oppure oggetti, e non sarà perturbato da nessuna forza ostile. Nel Suo nuovo lavoro, Egli è un Re sempre vittorioso, e le forze ostili, le eresie e gli errori generati dall’umanità sono tutti calpestati sotto il Suo sgabello. A prescindere da quale nuova fase del Suo lavoro Egli stia portando avanti, essa deve essere sviluppata ed espansa in mezzo agli uomini, e deve essere eseguita liberamente nell’intero universo finché il Suo eccellente lavoro non è stato completato. Queste sono l’onnipotenza, la saggezza, l’autorità e la forza di Dio. Così, il Signore Gesù poteva apertamente uscire e lavorare anche di sabato perché nel Suo cuore non vigevano regole, e non c’erano nozioni o dottrine originate dall’umanità. Le uniche cose che Egli possedeva erano il nuovo lavoro di Dio e la Sua via, e il Suo lavoro era la via per liberare l’umanità, per sbloccarla e per permetterle di esistere nella luce e di vivere. E coloro che venerano idoli o falsi dei vivono ogni giorno vincolati a Satana, limitati da ogni tipo di regole e tabù – oggi è proibita una cosa, domani un’altra – e non c’è libertà nelle loro vite. Sono come prigionieri in manette senza alcuna gioia di cui parlare. Che cosa rappresenta la “proibizione”? Rappresenta le restrizioni, i vincoli e il male. Non appena una persona venera un idolo, sta venerando un falso dio, uno spirito maligno, e la proibizione va di pari passo con questo. Non puoi mangiare questa cosa o quell’altra, oggi non puoi uscire, domani non puoi accendere la tua stufa, il giorno successivo non ti puoi trasferire in una nuova casa, e determinati giorni devono essere scelti per celebrare matrimoni e funerali, e perfino per far nascere un bambino. Come si chiama questa? Si chiama proibizione; è la schiavitù degli uomini, controllati dai legami con Satana e dagli spiriti maligni, che impongono limitazioni anche al loro cuore e al loro corpo. Queste proibizioni esistono con Dio? Quando si parla della santità di Dio, per prima cosa si dovrebbe pensare a questo: Con Dio non ci sono proibizioni. Dio esprime dei principi nelle Sue parole e nel Suo operato, ma non esistono proibizioni, perché Dio Stesso è la via, la verità e la vita.

Adesso diamo uno sguardo al passaggio seguente: “Or io vi dico che v’è qui qualcosa di più grande del tempio. E se sapeste che cosa significhi: Voglio misericordia e non sacrifizio, voi non avreste condannato gl’innocenti; perché il Figliuol dell’uomo è signore del sabato” (Matteo 12:6-8). Qui a che cosa si riferisce la parola “tempio”? Per dirla in maniera semplice, la parola “tempio” indica un edificio imponente e alto, e nell’Età della Legge esso era un luogo in cui i sacerdoti veneravano Dio. Quando il Signore Gesù disse “v’è qui qualcosa di più grande del tempio”, a che cosa si riferiva con la parola “qualcosa”? Chiaramente, questo “qualcosa” è il Signore Gesù fattoSi carne, perché soltanto Lui era più grande del tempio. Che cosa comunicarono quelle parole alle persone? Dissero loro di uscire dal tempio – Dio era già uscito e non vi stava più lavorando, quindi esse avrebbero dovuto cercare le Sue orme all’esterno del tempio e seguire i Suoi passi nella Sua nuova opera. Il Signore Gesù pronunciò queste parole perché, secondo la legge, le persone erano arrivate a considerare il tempio come qualcosa di più grande di Dio Stesso. Vale a dire, le persone veneravano il tempio piuttosto che venerare Dio, quindi il Signore Gesù le avvertì di non venerare idoli, ma di venerare Dio perché Egli è l’essere supremo. Quindi, disse: “Voglio misericordia e non sacrificio”. È evidente che agli occhi del Signore Gesù, la maggior parte della gente davanti alla legge non stava più venerando Jahvè, ma stava semplicemente passando attraverso il processo del sacrificio, e il Signore Gesù stabilì che questo processo equivaleva a “venerare idoli”. Questi veneratori di idoli ritenevano che il tempio fosse qualcosa di più grande, e di più elevato di Dio. Nel loro cuore esisteva solo il tempio, non Dio, e se avessero perso il tempio, sarebbero stati privati della loro casa. Senza il tempio erano sprovvisti del loro luogo di culto e non sapevano dove compiere i loro sacrifici. La loro cosiddetta casa era il posto in cui operavano sotto il vessillo della venerazione del Dio Jahvè, che permetteva loro di stare nel tempio e di sbrigare i loro affari personali. I loro cosiddetti sacrifici condotti consistevano unicamente nel portare avanti i loro vergognosi affari personali sotto la maschera dello svolgimento del loro servizio nel tempio. Questo era il motivo per cui le persone in quel periodo ritenevano che il tempio fosse più grande di Dio. Poiché usavano il tempio come una copertura, e i sacrifici come una maschera per imbrogliare gli uomini e Dio, il Signore Gesù pronunciò queste parole per mettere in guardia le persone. Se si applicano queste parole al presente, sono ancora ugualmente valide e pertinenti. Sebbene oggi le persone abbiano sperimentato differenti opere di Dio rispetto a quanto fecero le persone che vissero nell’Età della Legge, l’essenza della loro natura è la stessa. Nel contesto del lavoro ai giorni nostri, le persone faranno ancora lo stesso tipo di considerazioni come “il tempio è più grande di Dio”. Per esempio, le persone considerano lo svolgimento del loro dovere come il proprio lavoro; vedono il portare testimonianza a Dio e il combattere contro il gran dragone rosso come se fossero movimenti politici in difesa dei diritti umani, per la democrazia e la libertà; ribaltano il loro compito per utilizzare le loro abilità nelle loro carriere, ma ritengono che temere Dio e fuggire il male siano solo due parti della dottrina religiosa da osservare; e così via. Essenzialmente, queste espressioni da parte degli uomini non equivalgono a dire che “il tempio è più importante di Dio”? Tranne per il fatto che duemila anni fa le persone portavano avanti i loro affari personali nell’edificio del tempio, mentre oggi esse sbrigano i loro affari personali in templi intangibili. Coloro che apprezzano molto le regole le ritengono più importanti di Dio, coloro che amano la propria condizione sociale pensano che essa sia più importante di Dio, coloro che amano la loro carriera la considerano più importante di Dio, e così via. – tutte le loro espressioni mi portano ad affermare: “La gente a parole loda Dio come se fosse la cosa più importante, ma ai suoi occhi tutto è più grande di Dio”. Ciò accade perché appena trovano un’opportunità per mostrare il loro talento lungo il percorso che le porta a Dio, o per portare avanti i loro affari individuali o la loro carriera, le persone si distanziano da Lui e si gettano a capofitto nella carriera che amano. Inoltre esse hanno a lungo ignorato il compito che Dio aveva loro affidato e la Sua volontà. In questo scenario, che cosa c’è di diverso tra queste persone e quelle che sbrigavano i loro affari personali nel tempio duemila anni fa?

Adesso, diamo uno sguardo all’ultima frase di questo passaggio delle Scritture: “perché il Figliuol dell’uomo è signore del sabato”. C’è una sfaccettatura pratica in questa frase? Riuscite a vederla? Ogni singola cosa che Dio dice proviene dal Suo cuore, quindi perché ha pronunciato queste parole? Come le interpretate? Adesso voi potete capire il significato di questa frase, ma all’epoca non ci riuscirono molte persone, perché l’umanità era appena uscita dall’Età della Legge. Per loro uscire dalla mentalità del sabato era molto difficile, e anche comprendere cosa fosse realmente il sabato.

La frase “il Figliuol dell’uomo è signore del sabato” dice alle persone che Dio è completamente incorporeo, e sebbene Dio possa soddisfare tutti i vostri bisogni materiali, una volta che essi sono stati esauditi, la soddisfazione per queste cose può sostituire la vostra ricerca della verità? Chiaramente ciò non è possibile! L’indole di Dio, ciò che ha ed è sono l’argomento di cui abbiamo parlato, e sono tutte fonti di verità. Non possono essere calcolate come il prezzo alto degli oggetti materiali, e il loro valore non può essere quantificato in denaro, perché non si tratta di oggetti materiali, ma di cose che soddisfano le esigenze del cuore di ogni persona. Per tutti voi il valore di queste verità intangibili dovrebbe essere superiore a quello di ogni oggetto materiale che vi piace, vero? Dovete soffermarvi su questa affermazione. Il punto chiave di ciò che ho detto è ciò che Dio ha ed è e tutto il Suo essere sono le cose più importanti per ogni singola persona e non possono essere sostituiti da alcun oggetto materiale. Vi farò un esempio: Quando siete affamati, avete bisogno di cibo. Questo cibo può essere di qualità relativamente buona o relativamente scarsa, ma se mangerete a sazietà, non sentirete più la sgradevole sensazione di essere affamati – questa sensazione sparirà. Potrete sedervi in tranquillità, e far riposare il vostro fisico. La fame delle persone può essere saziata con il cibo, ma se state seguendo Dio e sentite di non comprenderLo, come potete risolvere il senso di vuoto nel vostro cuore? Potete risolverlo con il cibo? Oppure, quando state seguendo Dio e non capite la Sua volontà, che cosa potete usare per rimediare alla fame nel vostro cuore? Nel processo della vostra esperienza di salvezza attraverso Dio, mentre cercate un cambiamento nella vostra indole, se non comprendete la Sua volontà o non sapete che cosa sia la verità, se non capite l’indole di Dio, non vi sentite molto a disagio? Non provate sensazioni forti di fame e sete nel vostro cuore? Queste sensazioni non vi impediscono di sentirvi in pace nel vostro cuore? Quindi come potete rimediare a quella fame nel vostro cuore – c’è un modo per risolvere questo problema? Alcune persone vanno a fare shopping, altre trovano i loro amici con cui confidarsi, altre schiacciano un pisolino, e altre ancora leggono più a fondo la parola di Dio, oppure lavorano più duramente e impiegano più sforzi per fare il loro dovere. Queste cose rappresentano la soluzione alle vostre attuali difficoltà? Tutti voi comprendete appieno questo genere di consuetudini. Quando vi sentite fiacchi, quando sentite un forte desiderio di essere illuminati da Dio affinché possiate conoscere la realtà della verità e la Sua volontà, di che cosa avete più bisogno? Non vi servono un pasto completo, qualche parola gentile e nemmeno il conforto transitorio e la soddisfazione della carne – ma avete bisogno che Dio vi dica direttamente e chiaramente ciò che dovreste fare e come dovreste farlo, e che Egli vi spieghi in modo chiaro che cosa è la verità. Dopo che avete colto il senso di questi concetti, anche se in minima parte, non vi sentite più soddisfatti nel vostro cuore di quando mangiate un buon pasto? Quando il vostro cuore è soddisfatto, non è vero che il vostro cuore e tutto il vostro essere raggiungono la vera pace? Attraverso questa analogia e questa analisi, adesso comprendete perché ho voluto condividere con voi questa frase, “il Figliuol dell’uomo è signore del sabato”? Essa significa che ciò che proviene da Dio, ciò che ha ed è e tutto il Suo essere sono più importanti di qualsiasi altra cosa, incluse le cose o le persone che una volta pensavate di apprezzare più di tutto. In altre parole, se una persona non può ricevere parole dalla bocca di Dio o non capisce la Sua volontà, non può conquistare la pace. Nelle vostre future esperienze, capirete perché oggi ho voluto mostrarvi questo passaggio, che è molto significativo. Tutto ciò che Dio fa è verità e vita. La verità non può mancare nella vita degli uomini, essi non possono farne mai a meno; si potrebbe anche dire che essa sia la cosa più importante. Sebbene non possiate vederla né toccarla, la sua importanza per voi non può essere ignorata, perché essa è l’unica cosa che possa portare la pace nel vostro cuore.

La vostra capacità di comprensione della verità è integrata nella vostra situazione personale? Nella vita reale, in primo luogo dovete pensare a quali verità riguardano le persone, le cose e gli oggetti in cui vi siete imbattuti; tra queste verità potete trovare la volontà di Dio e collegarla con ciò che avete affrontato. Se non sapete quali aspetti della verità concernano le cose che avete incontrato ma andate direttamente a cercare la volontà di Dio, state adottando un approccio abbastanza irrazionale e non riuscirete a ottenere risultati. Se volete cercare la verità e comprendere la volontà di Dio, per prima cosa dovete osservare le cose che vi succedono, vedere a quali aspetti della verità esse sono collegate, e cercare la verità nella parola di Dio che si collega alle vostre esperienze. Poi in quella verità proverete a trovare il sentiero giusto per voi per metterla in pratica; in questo modo potrete acquisire una capacità di comprensione indiretta della volontà di Dio. Cercare la verità e metterla in pratica non vuol dire applicare meccanicamente una dottrina o seguire una formula. La verità non è basata su formule, e non è una legge. Non è morta – è fonte di vita, è un oggetto vivente ed è la regola che una creatura deve seguire durante i suoi anni di vita sulla Terra, e la regola che ogni uomo deve avere nella sua vita. Dovete comprendere meglio questo aspetto dalla vostra esperienza. A prescindere dalla fase a cui siete arrivati nella vostra esperienza, voi siete inseparabili dalla parola di Dio o dalla verità, e gli aspetti che comprendete dell’indole di Dio, di ciò che ha ed è sono tutti espressi nelle parole di Dio, e sono inestricabilmente legati alla verità. L’indole di Dio, ciò che ha ed è sono di per sé la verità; la verità è, infatti, un’autentica manifestazione di queste tre cose. Essa sostanzia ciò che Dio ha ed è, e le esprime chiaramente; vi dice più apertamente che cosa piace a Dio e che cosa non Gli piace, le cose che Egli vi chiede di fare e le cose che Egli non vi permette di fare, le categorie di persone che Egli disprezza e quelle con cui invece si diverte. Dietro le verità che Dio esprime, le persone possono vedere il Suo piacere, la Sua ira, il Suo dolore, la Sua felicità e la Sua essenza – tutti elementi che svelano la Sua indole. Fatta eccezione per la conoscenza di ciò che Dio ha ed è, e per la comprensione della Sua indole dalle Sue parole, ciò che più conta è la necessità di raggiungere questo livello di comprensione attraverso l’esperienza pratica. Se una persona si allontana dalla vita reale per conoscere Dio, non sarà in grado di raggiungere il suo obiettivo. Sebbene esistano persone che possono acquisire alcune nozioni dalla parola di Dio, questa possibilità si limita alle teorie e alle parole, e c’è una disparità con ciò che Dio rappresenta realmente.

L’argomento di cui stiamo parlando adesso rientra nell’ambito delle storie riportate nella Bibbia. Tramite queste storie e analizzando le cose che sono accadute, le persone possono comprendere la Sua indole, ciò che ha ed è, avendo così la possibilità di conoscere ogni aspetto di Dio in maniera più ampia e profonda, e in un modo più esauriente e approfondito. Quindi, soltanto attraverso queste storie è possibile conoscere ogni aspetto di Dio? La risposta è no! Le parole che Dio pronuncia e il lavoro che Egli svolge nell’Età del Regno possono aiutare meglio le persone a comprendere la Sua indole e a conoscerla con ulteriori dettagli. Comunque, ritengo che sia un po’ più facile conoscere l’indole di Dio e capire ciò che ha ed è tramite alcuni esempi o storie riportate nella Bibbia che le persone conoscono bene. Se prendessi le parole di giudizio e castigo, e le verità pronunciate oggi da Dio per portarvi a conoscerLo parola per parola, pensereste che il mio modo di procedere sia troppo noioso e fastidioso, e alcune persone penserebbero perfino che le parole di Dio siano basate su delle formule. Ma se prendiamo queste storie bibliche come esempi per aiutare le persone a conoscere l’indole di Dio, il nostro confronto non sarà ritenuto noioso. Potreste dire che nel corso della spiegazione di questi esempi, i dettagli di ciò che si trovava nel cuore di Dio in quel momento – il Suo stato d’animo o i Suoi sentimenti, i Suoi pensieri e le Sue idee – sono stati raccontati alle persone usando il linguaggio dell’uomo, e l’obiettivo di tutto questo è di permettere loro di percepire, di capire che ciò che Dio ha ed è non sono il frutto di una formula. Queste cose non sono una leggenda, non sono invisibili o intangibili. Esistono realmente, e le persone possono sentirle ed apprezzarle. Questo è l’obiettivo finale. Si potrebbe dire che le persone che vivono in quest’età siano benedette. Possono attingere alle storie della Bibbia per acquisire una più ampia comprensione dell’opera precedente di Dio; possono vedere la Sua indole attraverso il lavoro che ha portato a termine. E possono capire la volontà di Dio nei confronti dell’umanità attraverso questi atteggiamenti che Egli ha espresso, e cogliere il significato delle manifestazioni concrete della Sua santità e della Sua sollecitudine per gli uomini allo scopo di raggiungere una conoscenza più dettagliata e profonda della Sua indole. Credo che tutti voi possiate provare queste stesse cose!

Nell’ambito del lavoro che il Signore Gesù portò a compimento nell’Età della Grazia, potete vedere un altro aspetto di ciò che Dio ha ed è. Esso fu espresso attraverso il Suo farSi carne, e fu reso visibile e apprezzabile dalle persone tramite la Sua umanità. Nel Figlio dell’uomo, le persone videro come Dio fattoSi carne viveva la Sua umanità, e osservarono la divinità di Dio espressa attraverso il Suo farSi carne. Questi due tipi di espressioni permisero alle persone di vedere un Dio molto reale, e di crearsi un concetto diverso di Dio. Tuttavia, nel periodo di tempo intercorso tra la creazione del mondo e la fine dell’Età della Legge, in altre parole, prima dell’Età della Grazia, le persone potevano vedere, sentire e sperimentare soltanto l’aspetto divino di Dio. Al contrario, le cose che Dio faceva e diceva in un regno intangibile, e quelle che Egli esprimeva dalla Sua vera persona che non poteva essere vista né toccata. Spesso, questi dettagli facevano pensare agli uomini che Dio fosse così grande da non poterGlisi avvicinare. Solitamente Dio dava l’impressione di apparire fugacemente ogni tanto, e addirittura le persone pensavano che i Suoi pensieri e le Sue idee fossero così misteriosi e sfuggenti da non poter essere raggiunti in nessun modo, e credevano anche che fosse impossibile provare a comprenderli e ad apprezzarli. Per gli uomini, tutto ciò che riguardava Dio era molto distante – così distante che essi non potevano vederlo o toccarlo. Sembrava che Egli fosse lassù nel cielo, e che non esistesse per niente. Quindi per loro comprendere il cuore, la mente o i pensieri di Dio era un obiettivo irrealizzabile e irraggiungibile. Anche se Dio realizzò delle opere concrete nell’Età della Legge, pronunciò alcune parole precise ed espresse dell’indole specifiche per consentire alle persone di apprezzare e vedere alcuni Suoi aspetti reali, tuttavia alla fine quello era il modo in cui Dio manifestava ciò che ha ed è in un regno intangibile, e quindi gli uomini compresero e sperimentarono soltanto l’aspetto divino di ciò che ha ed è. L’umanità non riusciva a crearsi un’idea concreta basandosi su questa modalità espressiva di[a] ciò che ha ed è, e la sua impressione di Dio rimaneva confinata nell’ambito di “uno Spirito a cui è difficile avvicinarsi, che vacilla”. Dal momento che Dio non usava un oggetto specifico o un’immagine nel regno materiale per manifestarSi alle persone, esse non riuscivano ancora a definirLo utilizzando il linguaggio umano. Nei loro cuori e nelle loro menti, volevano sempre adoperare il loro linguaggio per fissare un modello per Dio, per renderLo tangibile e umanizzarLo, ad esempio stabilendo la Sua altezza, le Sue dimensioni, le Sue sembianze, i Suoi gusti particolari e la Sua personalità specifica. Effettivamente, nel Suo cuore Dio sapeva che le persone la pensavano in questo modo. Egli era molto chiaro sulle esigenze degli uomini, e ovviamente sapeva cosa doveva fare, quindi nell’Età della Grazia portò a compimento il Suo progetto in un modo diverso, che era sia divino sia umanizzato. Nel periodo in cui il Signore Gesù stava compiendo le Sue opere, le persone riuscivano a vedere che Dio assumeva molte espressioni umane. Per esempio sapeva ballare, partecipava a matrimoni, e poteva metterSi in comunione con le persone, parlare con loro e discutere di vari argomenti. Inoltre, il Signore Gesù completò anche una grande parte del lavoro che rappresentava il Suo lato divino, e ovviamente tutto questo lavoro era un’espressione e una rivelazione dell’indole di Dio. Durante questo periodo, quando la divinità di Dio Si fece carne in modo che le persone potessero vederLo e toccarLo, esse non pensavano più che Egli stesse vacillando, che fosse impossibile avvicinarsi a Lui. Al contrario, potevano provare a capire la volontà di Dio o a comprendere il Suo aspetto divino attraverso ogni movimento, le parole e l’operato del Figlio dell’uomo. Il Figlio dell’uomo, fattoSi carne, espresse l’aspetto divino di Dio attraverso il Suo aspetto umano, e comunicò la volontà di Dio all’umanità. E tramite l’espressione della volontà e dell’indole di Dio, Egli rivelò alle persone anche il Dio che non poteva essere visto né toccato nel regno spirituale. Esse, infatti, videro Dio Stesso, tangibile e in carne e ossa. Così il Figlio dell’uomo, fattoSi carne, rese concrete e umanizzate l’identità, la condizione, l’immagine, l’indole, ciò che Dio ha ed è. Sebbene l’aspetto esteriore del Figlio dell’uomo avesse alcune limitazioni in merito all’immagine di Dio, alla Sua essenza e a ciò che ha ed è, e fosse completamente in grado di rappresentare l’identità e la condizione di Dio – c’erano alcune semplici differenze nella forma espressiva. A prescindere dal fatto che si tenga in considerazione l’aspetto umano del Figlio dell’uomo o il Suo aspetto divino, non si può negare che Egli rappresentasse l’identità e la condizione di Dio. Durante questo periodo, comunque, il Dio incarnato lavorò, parlò e stette davanti agli uomini con l’identità e la condizione del Figlio dell’uomo, e ciò diede loro l’opportunità di incontrare e sperimentare le parole sincere e l’opera di Dio tra l’umanità. Essi poterono anche avere un’idea della Sua divinità e della Sua grandezza in mezzo all’umiltà, e acquisire una conoscenza e una definizione preliminari dell’autenticità e della realtà di Dio. Malgrado l’opera completata dal Signore Gesù, i Suoi modi di lavorare, e la prospettiva dalla quale parlava differissero dalla persona reale di Dio nel regno spirituale, tutto ciò che Lo riguardava rappresentava davvero il Dio Stesso che gli uomini non avevano mai visto prima – questo non si può negare! In altre parole, non importa in che forma Dio Si manifesti, da che prospettiva Egli parli, o in quale immagine Egli si confronti con l’umanità, poiché Dio rappresenta soltanto Se Stesso. Non può rappresentare nessun essere umano – Egli non può rappresentare un uomo corrotto. Dio è Dio Stesso, e questo non si può negare.

Adesso daremo uno sguardo a una parabola raccontata dal Signore Gesù nell’Età della Grazia.

3. La parabola della pecorella smarrita

(Matteo 18:12-14) Che vi par egli? Se un uomo ha cento pecore e una di queste si smarrisce, non lascerà egli le novantanove sui monti per andare in cerca della smarrita? E se gli riesce di ritrovarla, in verità vi dico ch’ei si rallegra più di questa che delle novantanove che non si erano smarrite. Così è voler del Padre vostro che è nei cieli, che neppure un di questi piccoli perisca.

Questa è una metafora – che genere di sensazioni vi trasmette questo passaggio? Il modo in cui viene espressa questa metafora utilizza una figura retorica del linguaggio umano; è qualcosa che rientra nell’ambito delle conoscenze umane. Se Dio avesse detto qualcosa di simile nell’Età della Legge, le persone avrebbero ritenuto la Sua affermazione incompatibile con la Sua identità, ma quando il Figlio dell’uomo pronunciò questo passaggio nell’Età della Grazia, esso venne giudicato confortante, cordiale e intimo. Quando Dio Si fece carne, quando Si manifestò sotto le sembianze di un uomo, Egli usò una metafora molto appropriata per far sentire la Sua voce nella Sua parte umana. Questa voce rappresentava la voce di Dio e l’opera che voleva portare a termine in quell’età. Simboleggiava anche un atteggiamento assunto da Dio nei confronti degli uomini nell’Età della Grazia. Se osserviamo tutto dalla prospettiva dell’atteggiamento di Dio verso l’umanità, vediamo che Egli paragonava ogni persona a una pecora. Se Egli avesse perso una pecora, avrebbe fatto qualsiasi cosa per ritrovarla. Questo è un principio su cui si basa l’operato del Dio incarnato tra gli uomini in questo periodo. Dio utilizzava questa parabola per descrivere il Suo proposito e il Suo atteggiamento nello svolgimento di quel lavoro. Questo era il vantaggio del Dio fattoSi carne: poteva sfruttare le conoscenze degli uomini e usare il loro linguaggio per parlare con loro, per esprimere la Sua volontà. Egli spiegava o “traduceva” agli uomini il Suo profondo linguaggio divino, che essi con grande sforzo cercavano di comprendere secondo il loro linguaggio e il loro stile. Questo aiutava le persone a comprendere la Sua volontà e a capire cosa volesse fare. Egli poteva anche mantenere conversazioni con le persone da una prospettiva umana, adoperando il linguaggio umano e comunicando con loro in una maniera che risultava loro comprensibile. Poteva perfino parlare e lavorare usando il linguaggio e le conoscenze degli uomini, in modo che le persone potessero percepire la vicinanza e la gentilezza di Dio, e vedere il Suo cuore. Qual è il vostro punto di vista su tutto ciò? Pensate che non ci siano proibizioni nelle parole e nelle azioni di Dio? La gente pensava che non fosse possibile che Dio usasse le conoscenze, il linguaggio o le modalità espressive degli uomini per parlare di ciò che Egli Stesso voleva dire, del lavoro che intendeva svolgere, o per esprimere la Sua volontà; questa è un’idea errata. Dio usava questo tipo di metafora affinché le persone potessero percepire la Sua concretezza e la Sua sincerità, e vedere il Suo atteggiamento nei confronti dell’umanità durante quel periodo di tempo. Questa parabola svegliò le persone da un sogno in cui avevano vissuto per un lungo periodo di fronte alla legge, e ispirò di generazione in generazione tutti coloro che vissero nell’Età della Grazia. Leggendo il passaggio di questa parabola, le persone si resero conto della sincerità di Dio nella Sua opera di salvezza dell’umanità, e capirono il peso che essa aveva nel Suo cuore.

Diamo un altro sguardo all’ultima frase di questo passaggio: “Così è voler del Padre vostro che è nei cieli, che neppure un di questi piccoli perisca”. Queste parole furono pronunciate dal Signore Gesù, oppure da Suo Padre nell’alto dei cieli? Apparentemente, sembra che sia stato il Signore Gesù a dirle ma la Sua volontà rappresenta la volontà di Dio Stesso, e per questo motivo Egli affermò: “Così è voler del Padre vostro che è nei cieli, che neppure un di questi piccoli perisca”. In quel tempo gli uomini riconoscevano come Dio soltanto il Padre nei cieli, e ritenevano che la persona che si trovavano di fronte fosse semplicemente stata mandata da Lui, e che non fosse all’altezza di rappresentare il Padre nei cieli. Per questa ragione anche il Signore Gesù dovette dire quelle parole, in modo che essi potessero percepire realmente la volontà di Dio nei confronti dell’umanità, e sentire l’autenticità e la precisione di ciò che Egli diceva. Sebbene questa frase fosse semplice da pronunciare, rivelava una grande sensibilità al benessere altrui e mostrava l’umiltà e l’occultamento del Signore Gesù. Sia che Dio Si facesse carne sia che lavorasse nel regno spirituale, Egli meglio di chiunque altro conosceva il cuore umano e comprendeva le esigenze delle persone, le loro preoccupazioni e ciò che le faceva andare in confusione, e così aggiunse questo versetto. Esso sottolineò un problema nascosto nell’umanità: le persone erano scettiche su ciò che diceva il Figlio dell’uomo; in altre parole, quando il Signore Gesù stava parlando, dovette aggiungere: “Così è voler del Padre vostro che è nei cieli, che neppure un di questi piccoli perisca”. Soltanto partendo da questo presupposto le Sue parole avrebbero potuto portare dei frutti, per fare in modo che le persone credessero nella loro precisione e migliorassero la loro credibilità. Ciò mostra che quando Dio divenne un semplice Figlio dell’uomo, Dio e l’umanità intrattennero una relazione molto impacciata, e che la situazione del Figlio dell’uomo era molto imbarazzante. Mostra anche quanto fosse insignificante la condizione del Signore Gesù tra gli uomini a quel tempo. Quando Egli pronunciò quelle parole, il Suo reale obiettivo era dire alle persone: potete starne certi – questa affermazione non rappresenta ciò che alberga nel Mio cuore, ma simboleggia la volontà del Dio che Si trova nel vostro cuore. Per gli uomini, non c’era dell’ironia in tutto questo? Anche se il Dio fattoSi carne aveva molti vantaggi di cui invece non godeva quando Si manifestava soltanto nella Sua persona, Egli doveva sopportare i dubbi, la ripulsa e anche l’insensibilità e il grigiore delle persone. Si potrebbe dire che il processo dell’opera del Figlio dell’uomo fosse quello di sperimentare la ripulsa dell’umanità e la sua voglia di competere contro di Lui. E inoltre fosse il processo di guadagnarSi costantemente la fiducia dell’umanità, e di conquistarla attraverso ciò che ha ed è e la Sua vera essenza. Non era il Dio incarnato a muovere una guerra sul campo contro Satana; più che altro, Dio divenne un uomo comune e iniziò una battaglia contro coloro che Lo seguivano, e in questa battaglia il Figlio dell’uomo portò a termine il Suo lavoro con umiltà, con ciò che ha ed è, con il Suo amore e con la Sua saggezza. Guadagnò le persone che voleva, acquisì l’identità e la condizione che meritava, e ritornò sul Suo trono.

Adesso, diamo uno sguardo ai seguenti due passaggi delle Scritture.

4. Perdona fino a settanta volte sette

(Matteo 18:21-22) Allora Pietro, accostatosi, gli disse: Signore, quante volte, peccando il mio fratello contro di me, gli perdonerò io? fino a sette volte? E Gesù a lui: lo non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.

5. L’amore del Signore

(Matteo 22:37-39) E Gesù gli disse: Ama il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore e con tutta l’anima tua e con tutta la mente tua. Questo è il grande e il primo comandamento. Il secondo, simile ad esso, è: Ama il tuo prossimo come te stesso.

Il primo di questi due passaggi parla del perdono, mentre l’altro parla d’amore. Questi due argomenti sottolineano efficacemente l’opera che il Signore Gesù voleva portare a compimento durante l’Età della Grazia.

Quando Dio Si fece carne, mandò avanti una fase del Suo lavoro – fece progredire il lavoro specifico di questa età e portò con sé anche l’indole che voleva esprimere. In quel periodo, tutto ciò che fece il Figlio dell’uomo ruotò attorno all’opera che Dio intendeva portare a termine in quest’età. Non avrebbe fatto niente di più e niente di meno. Ogni singola cosa che disse e ogni tipo di opera che svolse erano collegati a quest’età. A prescindere dal fatto che Si esprimesse nello stile e con il linguaggio degli uomini oppure attraverso il linguaggio divino – non importa in che modo o da quale prospettiva – il Suo obiettivo era aiutare le persone a capire cosa intendesse fare, quale fosse la Sua volontà e che cosa chiedesse a loro. Egli poteva usare diversi mezzi da differenti prospettive per aiutarle a capire e a conoscere la Sua volontà, a comprendere la Sua opera di salvezza dell’umanità. Quindi nell’Età della Grazia vediamo che il Signore Gesù utilizza frequentemente il linguaggio umano per esprimere ciò che intendeva comunicare all’umanità. Inoltre, Lo osserviamo dalla prospettiva di una guida comune che parla con le persone e soddisfa le loro necessità, aiutandole con ciò che esse stesse avevano richiesto. Questo modo di lavorare non era stato adottato nell’Età della Legge, precedente all’Età della Grazia. Egli divenne più intimo e compassionevole con l’umanità, e più abile nel conseguire risultati pratici nella forma e nei modi. L’espressione “perdonare le persone settanta volte sette” chiarisce perfettamente questo punto. Lo scopo raggiunto dal numero in quest’espressione è di consentire alle persone di comprendere le intenzioni del Signore Gesù nel momento in cui pronunciò queste parole. Egli voleva che le persone perdonassero gli altri – non una volta o due, e nemmeno sette volte, ma settanta volte sette. Che tipo di idea esprime l’affermazione “settanta volte sette”? Serve a far sì che le persone considerino il perdono responsabilità loro, qualcosa da imparare e un cammino da percorrere. Anche se era solo un’espressione, essa simboleggiò un punto cruciale. Aiutò l’umanità a capire a fondo le Sue intenzioni, a scoprire la maniera corretta di professare la religione, e a trovare i principi e i modelli da seguire nella professione della propria fede. Quest’espressione aiutò le persone ad avere le idee chiare, e fece loro capire che dovevano imparare a perdonare – a perdonare senza condizioni e limitazioni, ma con un atteggiamento di tolleranza e comprensione nei confronti del prossimo. Quando il Signore Gesù pronunciò queste parole, che cosa albergava nel Suo cuore? Stava realmente pensando a settanta volte sette? No. C’è un numero preciso che indica quante volte Dio perdonerà l’uomo? Tante persone sono molto interessate al “numero di volte” menzionato, e vogliono davvero scoprire l’origine e il significato di questo numero. Desiderano capire il motivo per cui questo numero uscì dalla bocca del Signore Gesù, poiché credono che dietro di esso ci siano delle implicazioni più profonde. Di fatto, questa fu soltanto un’espressione di Dio nella Sua parte umana. Le implicazioni o i significati possibili dovevano essere considerati con le richieste fatte dal Signore Gesù all’umanità. Quando Dio non Si era ancora fatto carne, le persone non capivano molto di quello che Egli diceva, poiché si trattava di parole pronunciate da un essere completamente divino. La prospettiva e il contesto di ciò che Egli diceva erano invisibili e irraggiungibili per l’umanità; erano espressione di un regno spirituale che la gente non poteva vedere. Per le persone in carne non potevano passare attraverso il regno spirituale. Ma dopo che Dio Si fece carne, Egli parlò all’umanità dalla prospettiva umana, e questo dialogo uscì dall’ambito del regno spirituale e lo oltrepassò. Egli poteva esprimere la Sua indole divina, la Sua volontà e il Suo atteggiamento attraverso cose che gli uomini potevano immaginare, vedere e incontrare nelle loro vite, e usando metodi che essi potevano accettare, in un linguaggio che riuscivano a decifrare, e con delle nozioni che potevano comprendere, per permettere loro di capire e conoscere Dio, di intendere il Suo significato e gli standard da Egli richiesti nell’ambito delle loro capacità, nei limiti delle loro possibilità. Questi erano il metodo e il principio dell’opera di Dio nel Suo lato umano. Sebbene i metodi e i principi del lavoro del Dio incarnato fossero per la maggior parte realizzati attraverso il Suo lato umano, essi raggiunsero risultati che non si sarebbero potuti ottenere se Dio avesse lavorato direttamente nella divinità. L’operato di Dio nel Suo aspetto umano era più concreto, autentico e mirato, e i metodi usati erano molto più flessibili, e nella forma superarono quelli dell’Età della Legge.

Adesso, parliamo del modo di amare il Signore e il prossimo come noi stessi. Questo concetto viene espresso direttamente da una prospettiva divina? Chiaramente no! Tutte queste cose sono state dette dal Figlio dell’uomo nell’umanità; soltanto una persona avrebbe potuto pronunciare una frase come “Ama il prossimo tuo come te stesso. Amare gli altri è come avere gran cura della propria vita”, e soltanto una persona avrebbe potuto esprimersi in questa maniera. Dio non ha mai parlato così. In ogni caso, Dio non adopera questo tipo di linguaggio nella divinità perché non ha bisogno di principi come “Ama il prossimo tuo come te stesso” per regolare il Suo amore per l’umanità, dal momento che l’amore di Dio per l’umanità è una manifestazione naturale di ciò che ha ed è. Quando mai avete sentito Dio pronunciare frasi come “Io amo l’umanità come Me Stesso”? L’amore fa parte dell’essenza di Dio e di ciò che ha ed è. L’amore di Dio per gli uomini, il modo in cui Egli li tratta e il Suo atteggiamento sono una manifestazione e un’espressione naturali della Sua indole. Egli non ha bisogno di compiere deliberatamente un’azione in una certa maniera, né di seguire intenzionalmente un determinato metodo o un codice morale per arrivare ad amare il Suo prossimo come Se Stesso – Egli possiede già questo tipo di essenza. Che cosa noti in tutto questo? Quando Dio operò nell’umanità, una gran parte dei Suoi metodi, delle Sue parole e delle Sue verità fu espressa nello stile dell’umanità. Ma nel contempo l’indole di Dio, ciò che ha, ciò che è e la Sua volontà furono resi manifesti alle persone affinché esse li conoscessero e li comprendessero. Esattamente esse conobbero e compresero la Sua essenza e ciò che ha ed è, che rappresentano l’identità intrinseca e la condizione di Dio Stesso. In altre parole, il Figlio dell’uomo fattoSi carne espresse l’indole intrinseca e l’essenza di Dio Stesso nella misura più larga e accurata possibile. Il lato umano del Figlio dell’uomo non rappresentò un ostacolo o una barriera alla comunicazione e all’interazione tra gli uomini e il Dio nei cieli, e di fatto fu l’unico canale e l’unico ponte di collegamento tra l’umanità e il Signore del creato. A questo punto, non credete che ci siano molte somiglianze tra la natura e i metodi del lavoro svolto dal Signore Gesù nell’Età della Grazia e l’attuale fase della Sua opera? L’attuale fase della Sua opera usa molti elementi del linguaggio umano per esprimere l’indole di Dio, e adopera anche una gran quantità del linguaggio e dei metodi presi dalla vita quotidiana e dalle conoscenze degli uomini per esprimere la volontà di Dio. Una volta che Dio Si fa carne, a prescindere dal fatto che Egli parli da una prospettiva umana o divina, una buona parte del Suo linguaggio e dei Suoi metodi espressivi viene comunicata attraverso il linguaggio e i metodi degli uomini. In altre parole, l’incarnazione di Dio è la tua opportunità migliore per vedere la Sua onnipotenza e la Sua saggezza, e per conoscere ogni reale aspetto di Lui. Quando Dio Si fece carne, mentre stava crescendo, arrivò a comprendere, imparare e capire una parte delle nozioni, del senso comune, del linguaggio e dei metodi espressivi degli uomini. Il Dio incarnato entrò in possesso di queste cose che provenivano dagli esseri umani che Egli aveva creato. Esse divennero strumenti con cui il Dio incarnato esprimeva il Suo aspetto divino e la Sua indole, e Gli consentirono di rendere la Sua opera più pertinente, autentica e accurata quando stava lavorando in mezzo alle persone, dalla loro stessa prospettiva e usando il loro linguaggio. Così, il Suo lavoro diventò più accessibile e più facilmente comprensibile per la gente, e Dio ottenne i risultati che voleva. Non è più pratico per Dio lavorare in questo modo nella carne? Questo non è un segno della saggezza di Dio? Nel momento in cui Dio Si fece carne e fu in grado di intraprendere l’opera che intendeva portare a compimento, Egli volle esprimere la Sua indole e il Suo lavoro sulla Terra, e poté iniziare ufficialmente il Suo ministero in qualità di Figlio dell’uomo. Ciò significò che non c’era più un abisso tra Dio e l’uomo, che Dio avrebbe presto smesso di comunicare attraverso messaggeri, e che Dio Stesso poteva esprimere personalmente le parole e l’opera che voleva nella carne. Significò anche che le persone salvate da Dio erano più vicine a Lui, che il Suo lavoro di gestione era entrato in un nuovo territorio, e che tutta l’umanità era sul punto di confrontarsi con una nuova era.

Chiunque abbia letto la Bibbia sa che quando nacque il Signore Gesù si verificarono molti eventi. Il più grave tra questi fu la caccia che Gli diede il Diavolo, a tal punto che nella Sua Stessa zona tutti i bambini dai due anni in giù furono trucidati. È evidente che, facendoSi carne tra gli uomini, Dio corse dei grossi rischi, ed è evidente anche l’elevato prezzo che Egli pagò per completare la Sua opera di salvezza dell’umanità. Altrettanto manifeste sono le grandi speranze da Egli riposte nel Suo lavoro in mezzo agli uomini nella carne. Quando il Dio incarnato fu in grado di intraprendere il Suo lavoro tra gli uomini, come Si sentiva? Le persone dovrebbero essere capaci di interpretare in parte le Sue sensazioni, giusto? In ogni caso, Dio era felice perché poteva iniziare a sviluppare la Sua nuova opera tra le persone. Quando il Signore Gesù fu battezzato e iniziò ufficialmente il Suo lavoro per adempiere al Suo ministero, il cuore di Dio era pervaso dalla gioia perché dopo così tanti anni di attesa e preparazione, finalmente Egli poteva assumere la carne di un uomo comune e cominciare il Suo nuovo lavoro sotto le sembianze di un uomo di carne e sangue che gli altri potevano vedere e toccare. Finalmente poteva parlare faccia a faccia e cuore a cuore con le persone, assumendo l’identità di un uomo, e trovarSi di fronte a loro parlando il loro stesso linguaggio e comportandoSi come loro; Egli poteva soddisfare le necessità degli uomini, illuminarli e aiutarli usando il linguaggio umano; poteva mangiare al loro stesso tavolo e condividere il Suo spazio con loro. Poteva anche vedere gli esseri umani e tutte le cose nel modo in cui li vedevano gli altri individui, e perfino attraverso i loro stessi occhi. Per il Dio incarnato questa era già la prima vittoria del Suo operato. Si potrebbe anche dire che essa sia stata il risultato di un grande lavoro – e ovviamente questa era la cosa che rendeva Dio più felice. Per la prima volta Dio sentì una sorta di conforto nel Suo lavoro in mezzo agli uomini. Tutti questi eventi erano molto pratici e naturali, e il conforto provato da Dio era davvero autentico. Secondo gli uomini, ogni volta che si raggiunge una nuova fase del lavoro di Dio e ogni volta che Egli Si sente gratificato, essi possono avvicinarsi a Lui e accostarsi anche alla salvezza. Per Dio queste circostanze corrispondono all’avvio della Sua nuova opera, e al momento in cui il Suo piano di gestione fa un passo avanti e, inoltre, la Sua volontà si avvicina al compimento completo. Per gli uomini l’arrivo di un’opportunità del genere è di buon auspicio e molto positivo; e per tutti coloro che aspettano la salvezza per mano di Dio, è una notizia di grande importanza. Quando Dio intraprende una nuova fase del Suo lavoro è davanti a un nuovo inizio, e quando questo nuovo lavoro e nuovo inizio vengono avviati e fatti conoscere agli uomini, il suo risultato è stato già determinato e ottenuto, e Dio ha già visto i suoi frutti e i suoi effetti finali. In questo stesso momento tali effetti rendono Dio soddisfatto e ovviamente fanno felice il Suo cuore. Perché, agli occhi di Dio, Egli ha già visto e stabilito le persone che sta cercando, e ha acquisito questo gruppo, un gruppo capace di rendere il Suo lavoro di successo e di portarGli soddisfazione, Dio Si sente rassicurato, mette da parte le Sue preoccupazioni, ed è felice. In altre parole, quando il Dio incarnato è in grado di intraprendere un nuovo lavoro in mezzo agli uomini, e comincia a fare ciò che deve senza impedimenti, e quando sente che ogni obiettivo è stato raggiunto, Egli ha già visto il risultato finale. E grazie a questo risultato finale Egli è soddisfatto e ha un cuore felice. Come viene espressa la felicità di Dio? Riuscite a immaginarvela? Dio piangerebbe? Può piangere? Riesce a battere le Sue mani? Sa ballare? Sa cantare? Che genere di canzone canterebbe? Ovviamente Dio canterebbe una canzone bellissima e commovente, che potrebbe esprimere la gioia e la felicità che albergano nel Suo cuore. Potrebbe cantarla per gli uomini, per Se Stesso e per tutte le cose. La felicità di Dio può essere manifestata in ogni modo – tutto ciò è normale perché Dio prova gioie e dolori, e i Suoi vari sentimenti possono essere espressi in diversi modi. Questo è un Suo diritto ed è la cosa più normale. Non dovreste soffermarvi ulteriormente sull’argomento, e non dovreste proiettare le vostre inibizioni su Dio, dicendoGli che non dovrebbe fare questa o quella cosa, che non dovrebbe agire in un modo o in un altro, per limitare la Sua felicità o qualsiasi altro Suo sentimento. Nei cuori delle persone Dio non può essere felice, non può versare lacrime, non può piangere – non può esprimere nessuna emozione. Attraverso ciò di cui abbiamo parlato in queste due occasioni, credo che voi non vedrete più Dio in questa maniera, ma Gli consentirete di godere di un po’ di libertà e di sollievo. Il che è una cosa molto buona. In futuro, se sarete in grado di percepire realmente la tristezza di Dio quando sentirete dire che Egli è triste, e se sarete in grado di percepire realmente la Sua felicità quando sentirete dire che Egli è felice – a dir poco riuscirete a sapere chiaramente e a capire cosa rende Dio felice e cosa Lo rende triste – quando ti sentirai triste perché Dio è triste, e ti sentirai felice perché Dio è felice, vorrà dire che Egli avrà conquistato totalmente il tuo cuore e che non ci saranno più barriere tra Lui e tu. Non proverai più a confinare Dio nei limiti dell’immaginazione, delle concezioni e delle conoscenze umane. In quel momento, Dio sarà vivo e vivido nel tuo cuore. Sarà il Dio della tua vita e il Signore di tutto ciò che ti riguarda. Avete questo tipo di aspirazione? Confidate nel fatto di poter raggiungere un obiettivo del genere?

Adesso leggiamo i seguenti passaggi.

6. Il discorso della montagna

1) Le beatitudini (Matteo 5:3-12)

2) Il sale e la luce (Matteo 5:13-16)

3) La legge (Matteo 5:17-20)

4) L’ira (Matteo 5:21-26)

5) L’adulterio (Matteo 5:27-30)

6) Il divorzio (Matteo 5:31-32)

7) I giuramenti (Matteo 5:33-37)

8) Occhio per occhio (Matteo 5:38-42)

9) Amate i vostri nemici (Matteo 5:43-48)

10) Istruzioni sull’elemosina (Matteo 6:1-4)

11) La preghiera (Matteo 6:5-8)

7. Le parabole del Signore Gesù

1) La parabola del seminatore (Matteo 13:1-9)

2) La parabola della zizzania (Matteo 13:24-30)

3) La parabola del granello di senape (Matteo 13:31-32)

4) La parabola del lievito (Matteo 13:33)

5) La parabola della zizzania spiegata (Matteo 13:36-43)

6) La parabola del tesoro (Matteo 13:44)

7) La parabola della perla (Matteo 13:45-46)

8) La parabola della rete (Matteo 13:47-50)

8. I comandamenti

(Matteo 22:37-39) E Gesù gli disse: Ama il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore e con tutta l’anima tua e con tutta la mente tua. Questo è il grande e il primo comandamento. Il secondo, simile ad esso, è: Ama il tuo prossimo come te stesso.

Per prima cosa diamo uno sguardo a tutte le parti del “Discorso della Montagna”. A che cosa sono collegate? Si può affermare con certezza che esse sono più elevate, concrete e vicine alle vite delle persone rispetto alle regole dell’Età della Legge. Per dirlo con termini moderni, sono più attinenti all’effettiva pratica religiosa delle persone.

Leggiamo il contenuto specifico del seguente passaggio: come dovresti interpretare le beatitudini? Che cosa dovresti sapere della legge? Come dovrebbe essere definita l’ira? Come dovrebbero essere trattati gli adulteri? Che cosa viene detto e che regole vigono in merito al divorzio? Chi può divorziare e chi invece non può farlo? E che ne dite dei giuramenti, di “occhio per occhio”, di “amate i vostri nemici”, delle istruzioni per l’elemosina, e così via? Tutte queste cose hanno a che fare con ogni aspetto della professione della fede in Dio fatta dagli uomini e con il loro modo di seguirLo. Alcune di queste pratiche sono ancora pertinenti al giorno d’oggi, ma sono più rudimentali rispetto alle attuali necessità delle persone. Sono verità abbastanza elementari che le persone incontrano nel loro percorso di fede in Dio. Dal momento in cui il Signore Gesù ha iniziato la Sua opera, Egli stava già cominciando a lavorare sull’indole vitale degli esseri umani, ma si basava sui fondamenti delle leggi. Le regole e le massime su questi argomenti avevano qualcosa a che fare con la verità? Ovviamente! Le regole precedenti, i principi e il discorso nell’Età della Grazia erano riferiti all’indole di Dio, a ciò che ha ed è, e naturalmente alla verità. A prescindere da ciò che Dio esprime, dal modo in cui lo esprime o dal tipo di linguaggio che usa per esprimerSi, il Suo fondamento, la Sua origine e il Suo punto di partenza sono tutti basati sui principi della Sua indole, di ciò che ha ed è. Su questo non ci sono dubbi. Quindi, malgrado Egli abbia detto cose che adesso sembrano un po’ frivole, non si può comunque dire che esse non corrispondano alla verità, perché nell’Età della Grazia erano essenziali affinché le persone potessero fare la volontà di Dio e riuscire a cambiare la loro indole. Potresti mai dire che qualcuno dei concetti espressi nel discorso non sia conforme alla verità? No! Ognuno di essi corrisponde alla verità perché ognuno di essi rappresenta una richiesta fatta da Dio all’umanità; inoltre questi concetti indicano dei principi e un campo d’azione dati da Dio per sapere come comportarsi, e simboleggiano l’indole di Dio. Comunque, in base al livello della loro crescita nella vita a quel tempo, gli uomini erano solo in grado di accettare e comprendere queste cose. Dal momento che il peccato dell’umanità non era stato ancora cancellato, il Signore Gesù poté soltanto pronunciare queste parole, e usare questi semplici insegnamenti, mantenendosi in questo ambito, per dire alle persone di quell’epoca come dovevano agire, cosa dovevano fare, quali principi dovevano seguire, i limiti che non dovevano superare, e il modo in cui dovevano credere in Dio e soddisfare le Sue richieste. Tutti questi elementi venivano determinati sulla base della statura morale dell’umanità a quel tempo. Per le persone che vivevano secondo la legge non era facile accettare questi insegnamenti, quindi ciò che il Signore Gesù insegnò dovette rimanere confinato entro questo ambito.

Adesso, diamo uno sguardo al contenuto delle “Parabole del Signore Gesù”.

La prima è quella del seminatore, ed è una parabola molto interessante; la semina è un’attività comune nelle vite delle persone. La seconda è quella della zizzania. Per quanto riguarda la zizzania, gli adulti e chiunque abbia avviato una coltivazione sa che cosa si intende. La terza parabola è quella del granello di senape. Tutti voi sapete che cosa è la senape, vero? Se non lo sapete, potete dare uno sguardo alla Bibbia. Per quanto concerne la quarta, quella del lievito, la maggior parte della gente sa che esso viene usato per la fermentazione, e che è adoperato dalle persone nella loro vita quotidiana. Tutte le parabole qui di seguito, comprese la sesta, la parabola del tesoro, la settima, la parabola della perla, e l’ottava, la parabola della rete, sono tutte tratte dalle vite delle persone; tutte provengono dalle vite reali delle persone. Che tipo di immagine danno queste parabole? Danno l’immagine di un Dio che diventa una persona normale e vive in mezzo agli uomini, usando il linguaggio di una vita normale, usando il linguaggio umano per comunicare con gli uomini e fornire loro ciò di cui hanno bisogno. Quando Dio Si fece carne e visse in mezzo alle persone per un lungo periodo, dopo aver sperimentato e visto i loro diversi stili di vita, sfruttò queste esperienze come un manuale di riferimento per trasformare il Suo linguaggio divino in un linguaggio umano. Ovviamente, le cose che vide e sentì nella vita arricchirono l’esperienza umana del Figlio dell’uomo. Quando Egli voleva che le persone comprendessero delle verità, che capissero una parte della volontà di Dio, poteva usare parabole simili a quelle descritte sopra per parlare con loro della volontà di Dio e delle richieste da Egli fatte all’umanità. Queste parabole erano tutte collegate alle vite degli uomini, e non ce n’era alcuna che se ne discostasse. Quando il Signore Gesù visse in mezzo agli uomini, osservò gli agricoltori prendersi cura dei loro campi, e sapeva cosa fossero la zizzania e il lievito; capì che agli uomini piacciono i tesori, e quindi usò le metafore del tesoro e della perla; spesso vide i pescatori lanciare le loro reti, e così via. Il Signore Gesù osservò queste attività nelle vite degli uomini, e sperimentò anche questo tipo di vita. Era uguale a ogni altra persona normale, mangiava tre volte al giorno e aveva un Suo tran-tran quotidiano. Sperimentò personalmente la vita di una persona comune, e fu testimone delle vite di altre persone. Quando vide e sperimentò personalmente tutto questo, non pensò a come avere una bella vita o a come poter vivere più liberamente e in modo più confortevole. Nel momento in cui stava conducendo un’esistenza umana autentica, il Signore Gesù notò la sofferenza nella vita della gente, la miseria e la tristezza delle persone corrotte da Satana, che vivevano sotto il suo dominio e nel peccato. Mentre Egli stava vivendo come un essere umano, sperimentò sulla Sua pelle quanto fossero inermi le persone che vivevano nella corruzione, e vide e notò la miseria di coloro che vivevano nel peccato, persi nella tortura inflitta a loro da Satana, dal maligno. Quando il Signore Gesù vide queste cose, le vide sotto le Sue sembianze divine o sotto quelle umane? Il Suo lato umano esisteva realmente – era molto vivo – ed Egli poteva sperimentare e vedere tutto, ma ovviamente anche la Sua essenza, la Sua divinità vide parimenti ciò. In altre parole, Cristo Stesso, il Signore Gesù uomo vide tutto questo, ed ogni cosa che vide Gli fece percepire l’importanza e la necessità del lavoro che aveva intrapreso in questo periodo della Sua vita sotto sembianze umane. Nonostante Egli Stesso sapesse che nella Sua vita umana avrebbe dovuto farSi carico di una responsabilità davvero immensa, e fosse consapevole della crudeltà della pena che avrebbe affrontato, quando vide gli uomini inermi nel peccato, la miseria delle loro esistenze e le loro battaglie irresolute di fronte alla legge, Egli sentì ancora più dolore, e divenne sempre più ansioso di salvare l’umanità dal peccato. A prescindere dal tipo di difficoltà che avrebbe affrontato o dal genere di pena che avrebbe sofferto, Egli fu sempre più determinato a redimere l’umanità che viveva nel peccato. Durante questo processo, si potrebbe dire che il Signore Gesù avesse iniziato a capire con maggiore chiarezza il lavoro che doveva svolgere e il compito che Gli era stato assegnato. Inoltre era crescente il Suo desiderio di portare a termine la Sua opera – di farSi carico dei peccati dell’umanità, e di espiarli al suo posto affinché essa non vivesse più nel peccato e Dio fosse in grado di dimenticare i peccati degli uomini grazie a quest’offerta sacrificale, consentendoGli di agevolare la Sua opera di salvezza dell’umanità. Si potrebbe dire che nel Suo cuore il Signore Gesù fosse disposto a offrire Se Stesso per l’umanità, a sacrificarSi in prima persona. Voleva anche fungere da offerta sacrificale e farSi crocifiggere, ed era ansioso di portare a termine il Suo lavoro. Quando vide le condizioni misere in cui versavano le vite degli uomini, volle ancor di più compiere la Sua missione il più velocemente possibile, senza tardare un solo secondo. Quando provò questa sensazione di impellenza, non rifletté su quanto sarebbe stata grande la Sua sofferenza, né pensò più a quanta umiliazione avrebbe dovuto subire – Egli aveva soltanto una convinzione nel Suo cuore: finché Si sarebbe sacrificato, finché Si sarebbe fatto crocifiggere come un’offerta sacrificale, la volontà di Dio avrebbe prevalso ed Egli sarebbe stato pronto a cominciare la Sua nuova opera. Le vite peccaminose degli uomini e la loro esistenza nel peccato sarebbero cambiate completamente. La Sua convinzione e la Sua risolutezza erano collegate alla salvezza dell’umanità, ed Egli aveva soltanto un obiettivo: fare la volontà di Dio, in modo tale che Egli potesse avviare con successo la nuova fase del Suo lavoro. Questo era quello che aveva in mente il Signore Gesù in quel tempo.

Vivendo nella carne, il Dio incarnato possedeva una normale umanità; Egli provava emozioni e faceva dei ragionamenti di una normale persona. Sapeva che cosa fossero la felicità e la sofferenza, e quando vide l’umanità avvezza a questo genere di vita, dal profondo del Suo cuore capì che per condurla fuori dal peccato non sarebbe stato sufficiente soltanto darle degli insegnamenti o rifornirla di qualcosa. E nemmeno far sì che essa obbedisse ai comandamenti avrebbe potuto redimerla dal peccato – soltanto quando Egli Si fece carico dei peccati degli uomini e la Sua carne diventò simile a quella dei peccatori, poté ottenere in cambio la libertà e il perdono per loro. Quindi dopo che il Signore Gesù ebbe sperimentato e visto da vicino le vite degli uomini nel peccato, nel Suo cuore Si manifestò l’intenso desiderio di permettere loro di liberarsi da un’esistenza che si batteva nel peccato. Questo desiderio Gli fece sentire sempre più la necessità di andare sulla croce e di farSi carico dei peccati dell’umanità il più presto possibile, il più velocemente possibile. Questi erano i pensieri del Signore Gesù in quel tempo, dopo che aveva vissuto con le persone e visto, sentito e percepito la miseria delle loro vite nel peccato. Il fatto che il Dio incarnato potesse avere questo tipo di volontà nei confronti dell’umanità, che potesse esprimere e rivelare un’indole di questo genere – è qualcosa che potrebbe avere anche una persona comune? Se vivesse in un ambiente di questo tipo, che cosa vedrebbe una persona comune? A che cosa penserebbe? Se una persona comune affrontasse tutta questa situazione, osserverebbe i problemi da una prospettiva elevata? Assolutamente no! Sebbene l’aspetto esteriore del Dio incarnato sia esattamente quello di un uomo, ed Egli apprenda nozioni umane, parli il linguaggio umano e talvolta esprima perfino le Sue idee usando espressioni o strumenti umani, tuttavia il modo in cui Egli vede gli esseri umani e l’essenza delle cose è totalmente diverso dal modo in cui li vedono le persone corrotte. La Sua prospettiva e la Sua statura sono irraggiungibili per una persona corrotta. Questo è perché Dio è la verità, la carne che porta anche possiede l’essenza di Dio, e perché Dio, i Suoi pensieri e le espressioni del Suo lato umano sono la verità. Per le persone corrotte, le espressioni del Dio incarnato sono fornitura di verità e di vita. Tali forniture non sono destinate a una sola persona, ma a tutta l’umanità. Nel suo cuore una persona corrotta ha spazio soltanto per quelle poche persone che sono legate a lui, a cui vuole bene e per le quali si preoccupa. Quando si profila un disastro all’orizzonte per prima cosa egli pensa ai suoi figli, a sua moglie o ai suoi genitori, e una persona più filantropica al massimo si preoccuperebbe anche per qualche parente o per un caro amico; gli interesserebbe altro? No! Perché, alla fin fine, gli esseri umani sono solo esseri umani, e possono osservare tutto soltanto dalla prospettiva e dalla statura proprie di una persona. Tuttavia, il Dio incarnato è completamente diverso da una persona corrotta. Per quanto Egli possa essere comune, normale e modesto, o per quanto le persone possano guardarLo dall’alto in basso, nessun individuo potrà mai possedere né imitare i Suoi pensieri e il Suo atteggiamento nei confronti dell’umanità. Egli osserverà sempre l’umanità da una prospettiva divina, dall’altezza della Sua posizione di Creatore. La vedrà sempre attraverso l’essenza e la forma mentis di Dio. Egli non può assolutamente osservare l’umanità dall’altezza di una persona comune, e dalla prospettiva di una persona corrotta. Quando le persone osservano l’umanità, lo fanno con i loro occhi e usano come parametri le conoscenze, le regole e le teorie umane. Tutto questo rimane nell’ambito di ciò che le persone possono vedere con i loro occhi, e nell’ambito di ciò che le persone corrotte possono ottenere. Quando Dio scruta l’umanità, lo fa da un punto di vista divino, e usa la Sua essenza e ciò che Egli ha ed è come parametri di misura. La Sua prospettiva include cose che le persone non possono vedere, ed è proprio sotto questo aspetto che il Dio incarnato e gli esseri umani corrotti sono totalmente dissimili. Questa differenza è determinata dalla diversità tra le essenze degli uomini e di Dio, e sono queste essenze differenti a stabilire le loro identità e posizioni, e anche la prospettiva e l’altezza dalla quale osservano le cose. Nel Signore Gesù riscontrate l’espressione e la manifestazione di Dio Stesso? Si potrebbe dire che le azioni e le parole del Signore Gesù fossero collegate al Suo ministero e all’opera di gestione di Dio, che fossero l’espressione e la manifestazione dell’essenza di Dio. Sebbene Egli avesse un aspetto esteriore da uomo, l’essenza e la manifestazione del Suo lato divino non potevano essere negate. Questo aspetto esteriore da uomo era realmente una manifestazione della natura umana? Nella Sua vera essenza il Suo aspetto da uomo era totalmente diverso dall’aspetto delle persone corrotte. Il Signore Gesù era il Dio incarnato, e se fosse stato davvero una delle normali persone corrotte, avrebbe potuto osservare le vite umane peccaminose da una prospettiva divina? Assolutamente no! Questa è la differenza tra il Figlio dell’uomo e le persone comuni. Gli uomini corrotti vivono tutti nel peccato, e quando qualcuno di loro vede il peccato, non prova una sensazione particolare al riguardo; essi sono tutti uguali, proprio come un maiale che vive nel fango e non si sente affatto a disagio o sporco – mangia bene, e dorme profondamente. Se qualcuno pulisse il porcile, di fatto il maiale non si sentirebbe a suo agio e non rimarrebbe pulito. In breve tempo, si starebbe ancora rotolando nel fango, completamente a suo agio, perché è una creatura sporca. Quando gli uomini vedono un maiale, lo ritengono lordo, e se lo puliscono, il maiale non si sente meglio – per questo motivo nessuno tiene un maiale in casa. Il modo in cui gli uomini considerano i maiali sarà sempre diverso da quello in cui i maiali percepiscono se stessi, perché gli esseri umani e i maiali appartengono a due categorie distinte. E poiché il Figlio dell’uomo fattoSi carne è diverso dagli uomini corrotti, soltanto il Dio incarnato può ergerSi da una prospettiva divina, e stare all’altezza di Dio per osservare l’umanità e tutte le cose.

Quando Dio Si fa carne e vive in mezzo alle persone, che genere di sofferenza prova? Qualcuno lo capisce davvero? Alcune persone dicono che Dio soffra enormemente e, sebbene Egli sia Dio Stesso, esse non capiscono la Sua essenza e Lo trattano sempre come una persona, cosa che Lo fa sentire addolorato e denigrato – esse dicono che la sofferenza di Dio sia realmente grande. Altri sostengono che Dio sia innocente e senza peccato, ma che soffra come l’umanità e patisca la persecuzione, la calunnia e le umiliazioni con essa; essi aggiungono che Egli sopporta anche i malintesi e la disobbedienza dei Suoi seguaci – la sofferenza di Dio non può essere effettivamente misurata. Sembra che voi non comprendiate veramente Dio. Di fatto, la sofferenza di cui parlate non conta come la reale sofferenza per Dio, perché ci sono sofferenze peggiori di questa. Allora qual è la vera sofferenza per Dio Stesso? Qual è la vera sofferenza per il Dio incarnato? Per Dio, il fatto che l’umanità non Lo comprenda non è motivo di sofferenza, come non lo è il fatto che le persone si creino dei malintesi su di Lui e non riescano a vederLo come un Dio. Tuttavia, spesso gli uomini ritengono che Dio sia stato vittima di una grande ingiustizia, che nel Suo periodo di vita da uomo non abbia potuto mostrare la Sua persona all’umanità, per permetterle di vedere la Sua grandezza, e che il fatto di essere stato umilmente nascosto in un corpo insignificante sia stato un tormento per Lui. Le persone si portano nel cuore ciò che possono comprendere e vedere della sofferenza di Dio, mostrano ogni sorta di compassione nei Suoi confronti, e spesso Gli rendono anche una piccola lode. In realtà c’è una differenza, un divario tra quello che le persone capiscono della sofferenza di Dio e quello che Egli realmente sente. Vi dico la verità – per Dio, non importa se si parli dello Spirito di Dio o del Dio incarnato, perché quella sofferenza non è vera sofferenza. Allora qual è il reale motivo della sofferenza di Dio? Parliamo della sofferenza di Dio soltanto dalla prospettiva del Dio incarnato.

Quando Dio Si fa carne, diventando una persona normale e comune, vivendo in mezzo alle persone, fianco a fianco con loro, non riesce a vedere e percepire i loro metodi, le loro leggi e le loro filosofie di vita? Questi metodi e queste leggi di vita come Lo fanno sentire? Prova disgusto nel Suo cuore? Perché dovrebbe provare disgusto? Quali sono i metodi e le leggi di vita delle persone? In quali principi sono radicati? Su che cosa sono basati? I metodi, le leggi e svariati altri elementi della vita umana sono stati creati sulla base della logica, della conoscenza e della filosofia di Satana. Gli esseri umani che vivono osservando leggi di questo genere non conoscono umanità e verità – sfidano tutti la verità e sono ostili a Dio. Se diamo uno sguardo all’essenza di Dio, vediamo che essa è l’esatto opposto della logica, della conoscenza e della filosofia di Satana. La Sua essenza è piena di giustizia, verità e santità, e altre realtà di tutte le cose positive. Dio che cosa sente nel Suo cuore, essendo in possesso di quest’essenza e vivendo tra uomini del genere? Non soffre profondamente? Il Suo cuore soffre, e questo dolore non può essere compreso o percepito da nessuno, poiché tutto ciò che Egli affronta, incontra, sente, vede e sperimenta è la corruzione degli uomini, la loro malvagità, la loro ribellione e la loro resistenza alla verità. Tutto quello che proviene dagli esseri umani è la fonte della Sua sofferenza. In altre parole, dal momento che la Sua essenza è diversa da quella degli uomini corrotti, la stessa corruzione degli uomini diventa la fonte della Sua più grande sofferenza. Quando Dio Si fa carne, è in grado di trovare qualcuno con cui condividere un linguaggio comune? Tra gli uomini non può trovare nessuno. Non può trovare nessuno che possa comunicare, avere questo scambio con Lui – secondo te che genere di sensazione prova Dio in questo caso? Le cose di cui le persone discutono, che amano, che perseguono e desiderano hanno tutte a che fare con il peccato e con le inclinazioni maligne. Quando Dio affronta tutto questo, non è come se ricevesse una coltellata al cuore? Di fronte a queste cose, potrebbe provare gioia nel Suo cuore? Potrebbe trovare conforto? Coloro che vivono con Lui sono esseri umani pieni di ribellione e malvagità – come potrebbe non soffrire il Suo cuore? In realtà quanto è grande questa sofferenza, e chi se ne preoccupa? Chi vi presta attenzione? E chi potrebbe capirla? Le persone non hanno gli strumenti per comprendere il cuore di Dio. La Sua sofferenza è qualcosa che le persone sono particolarmente incapaci di percepire, e la freddezza e l’insensibilità degli uomini rendono la sofferenza di Dio ancora più profonda.

Ci sono persone che spesso provano pietà per la situazione di Cristo perché un verso della Bibbia recita: “Le volpi hanno delle tane e gli uccelli del cielo dei nidi, ma il Figliuol dell’uomo non ha dove posare il capo”. Quando le persone sentono queste parole, le portano nel loro cuore e credono che questa sia la più grande sofferenza patita da Dio e da Cristo. Osservando la situazione dalla prospettiva dei fatti, è questo il caso? Dio non crede che queste difficoltà siano motivo di sofferenza. Non ha mai protestato con veemenza contro l’ingiustizia delle difficoltà avute nella Sua vita da uomo, e non ha mai fatto in modo che gli esseri umani dovessero ripagarLo o ricompensarLo con qualcosa. Comunque, quando scruta tutto ciò che riguarda gli uomini, le vite corrotte e la malvagità degli uomini corrotti, quando nota che l’umanità è in mano a Satana, è sua prigioniera e non riesce a fuggire, che le persone che vivono nel peccato non sanno cosa sia la verità – Egli non può tollerare tutti questi peccati. Il Suo disgusto verso gli uomini aumenta ogni giorno, ma Egli deve sopportare tutto questo, e questa è la grande sofferenza di Dio. Egli non può nemmeno manifestare completamente la Sua voce o le Sue emozioni ai Suoi seguaci, e nessuno di loro può capire realmente la Sua sofferenza. Nessuno prova a comprendere o a confortare il Suo cuore – il Suo cuore si fa carico di questa sofferenza giorno dopo giorno, anno dopo anno, più e più volte. Che cosa deducete da tutto questo? Dio non chiede nulla in cambio agli uomini per ciò che gli ha dato, ma a causa della Sua essenza, Egli non può assolutamente tollerare la loro malvagità, la loro corruzione e i loro peccati, ma al contrario prova astio e un profondo disgusto, sentimenti che portano il cuore di Dio e la Sua carne a patire una sofferenza infinita. Riuscite a capire la situazione? Molto probabilmente nessuno di voi ci riesce, perché nessuno di voi è in grado di comprendere veramente Dio. Nel tempo avrete modo di sperimentare gradualmente tutto questo da soli.

Adesso, diamo uno sguardo ai seguenti passaggi delle Scritture.

9. I Miracoli di Gesù

1) Gesù sfama i Cinquemila

(Giovanni 6:8-13) Uno de’ suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro, gli disse: V’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cosa sono per tanta gente? Gesù disse: Fateli sedere. Or v’era molt’erba in quel luogo. La gente dunque si sedette, ed eran circa cinquemila uomini. Gesù quindi prese i pani; e dopo aver rese grazie, li distribuì alla gente seduta; lo stesso fece de’ pesci, quanto volevano. E quando furon saziati, disse ai suoi discepoli: Raccogliete i pezzi avanzati, ché nulla se ne perda. Essi quindi li raccolsero, ed empiron dodici ceste di pezzi che di que’ cinque pani d’orzo erano avanzati a quelli che avean mangiato.

2) La Resurrezione di Lazzaro glorifica Dio

(Giovanni 11:43-44) E detto questo, gridò con gran voce: Lazzaro vieni fuori! E il morto uscì, avendo i piedi e le mani legati da fasce, e il viso coperto d’uno sciugatoio. Gesù disse loro: Scioglietelo, e lasciatelo andare.

Tra i miracoli compiuti dal Signore Gesù, abbiamo selezionato soltanto questi due perché sono sufficienti per dimostrare ciò di cui vorrei parlare qui. Questi due miracoli sono davvero stupefacenti, e sono molto rappresentativi dei miracoli compiuti dal Signore Gesù nell’Età della Grazia.

Innanzitutto, diamo uno sguardo al primo passaggio: Gesù sfama i cinquemila.

Che genere di concetto è “cinque pani e due pesci”? Solitamente per quante persone sarebbero sufficienti cinque pani e due pesci? Facendo un calcolo sulla base dell’appetito di una persona normale, sarebbero sufficienti soltanto per due persone. Questo è il concetto più basilare di cinque pani e due pesci. Tuttavia, come è scritto in questo passaggio, quante persone hanno sfamato cinque pani e due pesci? Le Scritture riportano questo dato: “Or v’era molt’erba in quel luogo. La gente dunque si sedette, ed eran circa cinquemila uomini”. In confronto a cinque pani e due pesci, cinquemila è un grosso numero? Perché questo numero è così grande? Da una prospettiva umana, dividere cinque pani e due pesci tra cinquemila persone sarebbe stato impossibile, perché la differenza tra i due numeri è troppo grande. Anche se ogni persona avesse mangiato un boccone molto piccolo, la quantità sarebbe comunque stata insufficiente per cinquemila persone. Ma qui, il Signore Gesù compì un miracolo – non soltanto consentì a cinquemila persone di saziarsi, ma fece di più. Le Scritture raccontano: “E quando furon saziati, disse ai suoi discepoli: Raccogliete i pezzi avanzati, ché nulla se ne perda. Essi quindi li raccolsero, ed empiron dodici ceste di pezzi che di que’ cinque pani d’orzo erano avanzati a quelli che avean mangiato”. Questo miracolo consentì alle persone di vedere l’identità e la condizione del Signore Gesù, e anche di vedere che niente è impossibile per Dio – esse percepirono la verità dell’onnipotenza di Dio. Cinque pani e due pesci furono sufficienti per sfamare cinquemila individui, ma se non ci fosse stato del cibo Dio sarebbe stato capace di sfamare cinquemila individui? Ovviamente sì! Questo fu un miracolo, quindi inevitabilmente le persone lo ritennero incomprensibile, incredibile e misterioso, ma per Dio fare una cosa del genere fu un gioco da ragazzi. Dal momento che si trattava di qualcosa di normale per Dio, perché questo evento è stato scelto per essere spiegato? Perché ciò che sta dietro questo miracolo contiene la volontà del Signore Gesù, che non è mai stata scoperta dall’umanità.

Per prima cosa, cerchiamo di capire che genere di individui fossero questi cinquemila uomini. Erano seguaci del Signore Gesù? Dalle Scritture sappiamo che non erano Suoi seguaci. Sapevano chi fosse il Signore Gesù? Assolutamente no! In ogni caso, ignoravano che la persona davanti a loro fosse Cristo, o forse alcune persone conoscevano soltanto il Suo nome, e sapevano qualcosa o avevano sentito qualcosa sulle azioni che Egli aveva compiuto. Essi erano semplicemente curiosi sul Signore Gesù per le storie che erano state loro raccontate, ma sicuramente non si può dire che Lo seguissero e tantomeno che Lo comprendessero. Quando il Signore Gesù vide queste cinquemila persone, esse erano affamate e riuscivano a pensare solo alla maniera in cui potersi saziare, quindi fu in questo contesto che il Signore Gesù soddisfece i loro desideri. Quando soddisfece i loro desideri, che cosa albergava nel Suo cuore? Qual era il Suo atteggiamento nei confronti di queste persone che volevano soltanto saziarsi? In quel tempo, i pensieri e l’atteggiamento del Signore Gesù avevano a che fare con l’indole e l’essenza di Dio. Di fronte a queste cinquemila persone a stomaco vuoto che volevano soltanto mangiare un pasto completo, di fronte a queste persone piene di curiosità e speranze su di Lui, il Signore Gesù pensò soltanto a utilizzare questo miracolo per elargire la Sua grazia su di loro. Comunque, Egli non si creò delle aspettative sul fatto che questi uomini sarebbero diventati Suoi seguaci, perché sapeva che volevano soltanto divertirsi e placare il loro appetito, quindi sfruttò al meglio ciò che aveva a disposizione, e usò cinque pani e due pesci per sfamare cinquemila uomini. Aprì gli occhi di queste persone che amavano divertirsi, che volevano assistere a dei miracoli, ed esse videro proprio con i loro occhi le cose che il Dio incarnato riusciva a fare. Sebbene il Signore Gesù avesse utilizzato qualcosa di tangibile per soddisfare la loro curiosità, Egli nel Suo cuore sapeva già che queste cinquemila persone volevano solo gustarsi un buon pasto, quindi non disse nulla né fece loro alcun sermone – lasciò soltanto che essi ammirassero questo miracolo. Egli non poteva assolutamente trattare queste persone nello stesso modo in cui trattava i Suoi discepoli, che Lo seguivano con sincerità, ma nel cuore di Dio tutte le creature erano sotto il Suo controllo, ed Egli avrebbe permesso a tutte le creature sotto i Suoi occhi di godere della grazia di Dio quando fosse stato necessario. Dio non tenne conto del fatto che queste persone non sapessero chi Egli fosse, non Lo comprendessero, e non avessero una particolare impressione di Lui né provassero gratitudine nei Suoi confronti anche dopo aver mangiato i pani e i pesci – Egli diede a queste persone la meravigliosa opportunità di godere della grazia di Dio. A detta di alcuni, Dio segue dei principi in quello che fa, e non sorveglia né protegge gli atei, e soprattutto non consente loro di beneficiare della Sua grazia. È questo il caso? Agli occhi di Dio, finché si tratta di esseri viventi che Egli Stesso ha creato, baderà a loro e se ne preoccuperà; li curerà, farà dei piani per loro e li controllerà in diversi modi. Questi sono i pensieri e l’atteggiamento di Dio nei confronti di tutte le cose.

Sebbene i cinquemila uomini che mangiarono i pani e i pesci non intendessero seguire il Signore Gesù, Egli non fu severo con loro; una volta che essi si saziarono, sapete che cosa fece il Signore Gesù? Predicò loro qualcosa? Dove andò dopo aver compiuto il Suo miracolo? Secondo le Scritture il Signore Gesù non disse loro nulla; quando completò il Suo miracolo, Egli andò via silenziosamente. Quindi fece qualche richiesta a queste persone? C’era dell’astio da parte Sua? Niente di tutto ciò – semplicemente Egli non voleva più prestare attenzione a queste persone che non potevano seguirLo, e in quel momento il Suo cuore era in pena. Poiché Egli aveva visto la depravazione degli uomini e aveva provato cosa significasse essere respinto da loro, e per il fatto che quando vide queste persone o stette con loro, la loro ottusità e la loro ignoranza Lo resero molto triste e fecero soffrire il Suo cuore, Egli le volle lasciare il più velocemente possibile. Nel Suo cuore Il Signore non aveva richieste da fare a loro, non voleva prestare loro alcuna attenzione, soprattutto non intendeva spendere le Sue energie per loro, e sapeva che non Lo potevano seguire – malgrado tutto questo, il Suo atteggiamento con loro era molto chiaro. Voleva solo trattarle con gentilezza, elargire loro la Sua grazia – questo era l’atteggiamento di Dio verso tutte le creature sotto il Suo controllo: trattare con bontà ogni creatura, pensare alle sue necessità, nutrirla. Proprio perché il Signore Gesù era il Dio incarnato, Egli mostrò in maniera molto naturale l’essenza di Dio e trattò queste persone con gentilezza. Le trattò benevolmente con un cuore pieno di misericordia e tolleranza. A prescindere da come queste persone vedessero il Signore Gesù, e dal tipo di risultato che avrebbe ottenuto, Egli trattò ogni creatura sulla base della Sua posizione di Signore di tutto il creato. Senza eccezioni, Egli rivelò l’indole di Dio, ciò che ha ed è. Quindi il Signore Gesù compì un’azione senza scomporsi, e poi silenziosamente se ne andò – in questo modo che aspetto ha mostrato dell’indole di Dio? Potreste dire che questa sia una dimostrazione del Suo amore e del Suo rispetto? Potreste dire che Dio sia altruista? Una persona normale avrebbe potuto fare tutto questo? Assolutamente no! Fondamentalmente, chi erano queste cinquemila persone che il Signore Gesù sfamò con cinque pani e due pesci? Potreste dire che si trattasse di persone compatibili con Lui? Potreste dire che tutti loro fossero ostili a Dio? Si può dire con certezza che quegli individui non erano per niente compatibili con il Signore, e che la loro essenza era completamente ostile a Dio. Ma Dio come li trattò? Impiegò un metodo per attenuare la loro ostilità nei Suoi confronti – questo metodo si chiama “gentilezza”. In altre parole, sebbene il Signore Gesù li vedesse come dei peccatori, ciononostante agli occhi di Dio essi erano delle Sue creature, e quindi Egli trattò questi peccatori con gentilezza. Questa è la tolleranza di Dio, e questa tolleranza è determinata dalla Sua identità e dalla Sua essenza. Quindi, si tratta di qualcosa che nessun essere umano creato da Dio può fare — soltanto Dio può fare tutto ciò.

Quando siete in grado di percepire realmente i pensieri e l’atteggiamento di Dio nei confronti dell’umanità, quando riuscite a comprendere davvero le emozioni e la preoccupazione di Dio per ogni creatura, sarete capaci di capire la devozione e l’amore mostrati dal Creatore verso tutte le persone che Egli Stesso ha creato. Quando ciò accadrà, userete due parole per descrivere l’amore di Dio – quali sono queste due parole? Alcuni dicono “altruista”, e altri dicono “filantropico”. Tra queste due, “filantropico” è la parola meno adatta per descrivere l’amore di Dio. È un termine che le persone utilizzano per definire i pensieri e i sentimenti di una persona di larghe vedute. Io detesto davvero questa parola, perché si riferisce al dispensare elemosine a caso, indiscriminatamente, a prescindere da qualsiasi principio. Essa è un’espressione eccessivamente emotiva, usata da persone sciocche e confuse. Quando questa parola viene impiegata per descrivere l’amore di Dio, inevitabilmente alla base c’è un’intenzione blasfema. A Mio parere, due parole definiscono l’amore di Dio in modo più appropriato – quali sono queste parole? La prima è “immenso”. Non pensate che sia molto evocativa? La seconda è “vasto”. C’è un significato reale dietro queste due parole che uso per descrivere l’amore di Dio. Letteralmente, “immenso” indica la capacità o il volume di un oggetto, ma non importa quanto esso sia grande – si tratta di qualcosa che le persone possono toccare e vedere. Questo oggetto esiste e non è astratto, e dà alle persone la sensazione di essere relativamente accurato e funzionale. Che lo si osservi da un angolo piatto o da un angolo tridimensionale, non occorre immaginarsi la sua esistenza, perché è una cosa che esiste realmente. Sebbene l’uso dell’aggettivo “immenso” per descrivere l’amore di Dio possa sembrare una quantificazione del Suo amore, tuttavia dà anche l’idea che questo sentimento non sia quantificabile. A Mio parere, l’amore di Dio può essere quantificato, perché non è una sorta di non-entità, né salta fuori da qualche leggenda. Piuttosto, esso è qualcosa di condiviso da tutte le cose sotto il controllo di Dio, e di cui godono tutte le creature in misura differente e da diverse prospettive. Malgrado le persone non possano vederlo o toccarlo, questo amore porta sostentamento e vita a tutte le cose, poiché viene loro rivelato poco a poco nel corso delle loro esistenze, ed esse rendono testimonianza di ogni singolo momento trascorso beandosi dell’amore di Dio. Io dico che l’amore di Dio non è quantificabile perché il mistero di Dio che sostenta e nutre tutte le cose è difficile da capire per gli esseri umani, così come sono complessi da decifrare i pensieri fatti da Dio su tutte le cose, e in particolare sull’umanità. In altre parole, nessuno conosce il sangue e le lacrime che il Creatore ha versato per l’umanità. Nessuno può comprendere, capire la profondità o il peso dell’amore che il Creatore prova per gli uomini, che Egli ha creato con le Sue Stesse mani. Definire “immenso” l’amore di Dio aiuta le persone a percepire e a cogliere la Sua vastità e la verità della Sua esistenza. Serve anche a far comprendere loro più a fondo il reale significato della parola “Creatore”, in modo che esse possano acquisire una conoscenza più profonda del vero significato dell’appellativo “creato”. Solitamente che cosa descrive la parola “vasto”? Generalmente viene usato per l’oceano o l’universo, in espressioni come il vasto universo o il vasto oceano. La grandezza e la placida profondità dell’universo vanno oltre la comprensione umana, e stimolano l’immaginazione degli uomini, che sono profondamente ammirati da questo argomento. Il suo mistero e la sua profondità sono visibili ma sono irraggiungibili. Quando pensate all’oceano, vi soffermate sulla sua vastità – sembra sconfinato, e potete sentire la sua aura di mistero e la sua comprensività. Per questo motivo ho usato la parola “vasto” per descrivere l’amore di Dio. In questo modo le persone possono capire quanto esso sia prezioso, ammirare la profonda bellezza del Suo amore, e capire che la forza dell’amore di Dio è infinita ed estesa. Inoltre possono percepire la santità del Suo amore, e la dignità e la non offendibilità di Dio che vengono rivelate attraverso di esso. Adesso pensate che “vasto” sia un aggettivo appropriato per descrivere l’amore di Dio? L’amore di Dio è all’altezza di queste due parole, “immenso” e “vasto”? Certamente! Nel linguaggio umano, soltanto queste due parole sono relativamente adatte e vicine alla descrizione dell’amore di Dio. Non credete? Se vi avessi chiesto di descrivere l’amore di Dio, avreste usato queste due parole? Molto probabilmente no, perché la vostra capacità di comprendere e apprezzare l’amore di Dio è limitata ad una prospettiva piatta, e non ha ancora raggiunto l’altezza dello spazio tridimensionale. Quindi, se vi avessi chiesto di descrivere l’amore di Dio, vi sarebbero mancate le parole, sareste perfino ammutoliti. Le due parole di cui ho parlato oggi possono essere difficili da capire per voi, o forse semplicemente non siete della mia stessa opinione al riguardo. Ciò si può spiegare soltanto con il fatto che la vostra percezione e la vostra comprensione dell’amore di Dio sono superficiali e confinate in un ambito ristretto. Prima ho detto che Dio è altruista – voi ricordate la parola altruista. L’amore di Dio potrebbe essere definito soltanto altruista? Non sarebbe una definizione troppo limitata? Dovreste riflettere di più su questa questione per imparare qualcosa.

Abbiamo appena parlato di ciò che abbiamo visto dell’indole e dell’essenza di Dio nel Suo primo miracolo. Anche se si tratta di una storia che le persone hanno letto per svariate migliaia di anni, essa ha una trama lineare, e consente alle persone di osservare un fenomeno semplice, ma in questa trama lineare possiamo scorgere qualcosa di più importante, ovvero l’indole, ciò che Dio ha ed è. Ciò che ha, ciò che è rappresentano Dio Stesso, e sono un’espressione dei Suoi pensieri. Quando Dio esprime i Suoi pensieri, fa sentire la Sua voce. Egli spera di trovare persone che Lo possano capire, che Lo possano conoscere, che comprenderanno la Sua volontà, che potranno sentire la Sua voce e che saranno capaci di cooperare attivamente per fare la Sua volontà. E le azioni compiute dal Signore Gesù erano un’espressione silenziosa di Dio.

Adesso, diamo uno sguardo a questo passaggio: La Resurrezione di Lazzaro glorifica Dio.

Qual è la vostra impressione dopo la lettura di questo passaggio? Il significato di questo miracolo fatto dal Signore Gesù fu molto più importante rispetto a quello precedente, perché nessun miracolo è più strabiliante del riportare in vita un uomo morto. In quel tempo, un’azione del genere compiuta dal Signore Gesù ebbe un impatto estremamente significativo, poiché Dio Si era fatto carne, e le persone potevano vedere soltanto il Suo aspetto fisico, il Suo lato pratico e la Sua parte insignificante. Anche se alcune persone videro e compresero una parte del Suo carattere o alcuni punti di forza che Egli sembrava avere, nessuno sapeva da dove venisse il Signore Gesù, quale fosse la Sua vera essenza e che cosa potesse realmente fare ancora. Tutto ciò era ignoto all’umanità. Troppe persone pretendevano delle prove al riguardo e di sapere la verità. Dio poteva fare qualcosa per dimostrare la Sua identità? Per Dio, questa era una passeggiata, un gioco da ragazzi. Egli avrebbe potuto fare qualcosa ovunque, in qualsiasi momento per dimostrare la Sua identità e la Sua essenza, ma Dio fece le cose seguendo un progetto, passo dopo passo. Non agì in maniera indiscriminata; cercò il momento adatto, e l’opportunità giusta per fare la cosa più eloquente che l’umanità potesse vedere. Ciò dimostrò la Sua autorità e la Sua identità. Quindi, la resurrezione di Lazzaro poté dimostrare l’identità del Signore Gesù? Diamo uno sguardo alle Scritture: “E detto questo, gridò con gran voce: Lazzaro vieni fuori! E il morto uscì”. Quando il Signore Gesù parlò così, disse soltanto una cosa: “Lazzaro vieni fuori!” Lazzaro allora uscì dalla sua tomba – e tutto ciò successe perché il Signore proferì una singola frase. Durante questo periodo, il Signore Gesù non montò un altare e non compì altre azioni. Disse soltanto una cosa. Questo si potrebbe chiamare un miracolo o un ordine? O si trattò di una sorta di magia? All’apparenza sembra che lo si possa considerare un miracolo, e se lo si osserva da una prospettiva moderna, ovviamente lo si può ancora chiamare un miracolo. Tuttavia, di certo non lo si potrebbe definire un incantesimo per richiamare un’anima dal regno dei morti, e tantomeno una stregoneria. È corretto dire che questo miracolo fu la dimostrazione più normale e più piccola dell’autorità del Creatore. Questa è l’autorità, l’abilità di Dio. Dio ha l’autorità di far morire una persona, di far sì che la sua anima lasci il suo corpo e ritorni nell’Ade, o dovunque dovrebbe andare. Dio determina il momento in cui una persona deve morire, e il luogo in cui va dopo la sua morte. Può prendere queste decisioni in qualsiasi momento e ovunque. Non ha limiti imposti da uomini, eventi, oggetti, spazi o luoghi. Se vuole fare una certa cosa Egli può farla, perché tutte le cose e gli esseri viventi sono sotto il Suo controllo, e tutte le cose vivono e muoiono secondo la Sua parola, la Sua autorità. Può far risorgere un uomo morto – altra cosa che Egli può fare in qualsiasi momento e ovunque. Questa è l’autorità che possiede soltanto il Creatore.

Quando il Signore Gesù fece resuscitare Lazzaro dai morti, il Suo obiettivo era dare una prova visibile agli esseri umani e a Satana, e far sapere loro che tutte le cose, la vita e la morte degli uomini sono determinate da Dio, e che sebbene Egli si fosse fatto carne, come sempre, rimaneva alla guida del mondo fisico, visibile a tutti, e anche del mondo spirituale, che gli esseri umani non possono vedere. In questo modo gli esseri umani e Satana potevano rendersi conto del fatto che tutte le cose che riguardano l’umanità non sono sotto il dominio di Satana. Dio rivelò e dimostrò così la Sua autorità, e diede un messaggio a tutte le cose, sottolineando che la vita e la morte degli uomini sono nelle Sue mani. La resurrezione di Lazzaro ad opera del Signore Gesù fu un tipo di approccio usato dal Creatore per istruire l’umanità e darle un insegnamento. Fu un’azione concreta nella quale Egli sfruttò la Sua abilità e la Sua autorità per istruire l’umanità, e per soddisfare le sue necessità. Fu un modo silenzioso attraverso il quale il Creatore consentì all’umanità di vedere che Egli era realmente alla guida di tutte le cose. Fu uno strumento per dire all’umanità tramite un’azione pratica che Egli era l’unica strada per raggiungere la salvezza. Questa Sua maniera silenziosa di istruire l’umanità dura per sempre, è indelebile, e ha portato nei cuori degli uomini una violenta emozione e una luce che non si può mai affievolire. La resurrezione di Lazzaro glorificò Dio ed ebbe un impatto profondo su tutti i Suoi seguaci. In ogni persona che coglie nel profondo l’importanza di questo evento essa imprime saldamente la capacità di comprendere e vedere che “soltanto Dio può controllare la vita e la morte degli uomini”. Sebbene Dio abbia questo tipo di autorità e abbia dato un messaggio in merito alla Sua sovranità sulla vita e sulla morte degli uomini attraverso la resurrezione di Lazzaro, questa non era la Sua opera principale. Dio non fa mai niente di insignificante. Ogni singola cosa che fa riveste una grande importanza, ha lo stesso valore di un antico tesoro. Far uscire una persona dalla sua tomba non sarebbe mai potuto diventare l’oggetto, l’obiettivo unico o primario della Sua opera. Dio non fa mai niente di insignificante. La resurrezione di Lazzaro è sufficiente per dimostrare l’autorità di Dio e per provare l’identità del Signore Gesù. Per questo motivo il Signore Gesù non ripeté questo tipo di miracolo. Dio fa le cose secondo i Suoi principi. Gli uomini direbbero: “Dio Si preoccupa di svolgere seriamente la Sua opera”. In altre parole, quando Dio fa le cose non si allontana dall’obiettivo del Suo lavoro. Egli sa che opera vuole portare a termine in questa fase, che cosa vuole ottenere, e agirà in stretta conformità con il Suo progetto. Se un uomo corrotto avesse quel tipo di abilità, penserebbe esclusivamente a una maniera per esibirla, in modo che gli altri sappiano quanto è formidabile, si prostrino davanti a lui, e diventino vittime del suo controllo e della sua indole distruttiva. Questo è il male che ha origine da Satana, questa si chiama corruzione morale. Dio non ha un’indole del genere e non ha quest’essenza. Il Suo scopo nel fare le cose non è metterSi in mostra, ma essere ancor di più una fonte di rivelazioni e una guida per l’umanità, e di conseguenza nella Bibbia le persone vedono pochissimi esempi di questo tipo di cose. Ciò non significa che le abilità del Signore Gesù fossero limitate, o che Egli non fosse in grado di fare quel tipo di cose. Semplicemente Dio non volle farle, perché la resurrezione di Lazzaro per mano del Signore Gesù rivestì un significato molto pratico, e anche per il fatto che il lavoro principale del Dio incarnato non era compiere miracoli o far resuscitare le persone dal regno dei morti, ma era la redenzione dell’umanità. Quindi, gran parte dell’opera che il Signore Gesù portò a compimento consistette nell’impartire insegnamenti alle persone, nel sostentarle e nell’aiutarle, e cose come la resurrezione di Lazzaro erano soltanto piccole parti del ministero a cui adempiva il Signore Gesù. Per di più, il “mettersi in mostra” non fa parte dell’essenza di Dio, e quindi la scelta di non mostrare altri miracoli non mirava intenzionalmente a dar prova di moderazione, e certamente non era dovuta a una mancanza di abilità né a limitazioni del mondo esterno.

Quando il Signore Gesù resuscitò Lazzaro dai morti, pronunciò una frase: “Lazzaro vieni fuori!” Non disse nient’altro – che cosa rappresentano queste parole? Indicano che Dio può raggiungere qualsiasi obiettivo parlando, perfino la resurrezione di un uomo morto. Quando Dio creò tutte le cose, quando creò il mondo, lo fece con le parole. Impartì ordini a parole, usò parole con autorità, e come se niente fosse tutte le cose vennero create. Il Suo obiettivo fu raggiunto in questo modo. Questa semplice frase pronunciata dal Signore Gesù era paragonabile alle parole dette da Dio quando Egli creò i cieli, la Terra e tutte le cose; in egual misura era espressione dell’autorità di Dio, dell’abilità del Creatore. Tutte le cose furono formate e resistettero grazie alle parole pronunciate dalla bocca di Dio, e allo stesso modo Lazzaro uscì dalla sua tomba grazie alle parole pronunciate dalla bocca del Signore Gesù. Questa era l’autorità di Dio, dimostrata e concretizzata nel Suo verbo incarnato. Questo tipo di autorità e abilità apparteneva al Creatore, e al Figlio dell’uomo in cui il Creatore si era palesato. Questa è la capacità di comprendere infusa all’umanità dal miracolo della resurrezione di Lazzaro per mano di Dio. Non ho altro da aggiungere su questo argomento. Adesso, leggiamo le Scritture.

10. Il giudizio dei Farisei su Gesù

(Marco 3:21-22) or i suoi parenti, udito ciò, vennero per impadronirsi di lui, perché dicevano: è fuori di sé. E gli scribi, ch’eran discesi da Gerusalemme, dicevano: Egli ha Beelzebub, ed è per l’aiuto del principe dei demoni, ch’ei caccia i demoni.

11. Gesù rimprovera i Farisei

(Matteo 12:31-32) Perciò io vi dico: Ogni peccato e bestemmia sarà perdonata agli uomini; ma la bestemmia contro lo Spirito non sarà perdonata. Ed a chiunque parli contro il Figliuol dell’uomo, sarà perdonato; ma a chiunque parli contro lo Spirito Santo, non sarà perdonato né in questo mondo né in quello a venire.

(Matteo 23:13-15) Ma guai a voi, scribi e Farisei ipocriti, perché serrate il regno de’ cieli dinanzi alla gente; poiché, né vi entrate voi, né lasciate entrare quelli che cercano di entrare. [Guai a voi, scribi e Farisei ipocriti, perché divorate le case delle vedove, e fate per apparenza lunghe orazioni; perciò riceverete maggior condanna.] Guai a voi, scribi e Farisei ipocriti, perché scorrete mare e terra per fare un proselito; e fatto che sia, lo rendete figliuol della geenna il doppio di voi.

Qui sopra ci sono due passaggi separati – innanzitutto diamo uno sguardo al primo: Il giudizio dei Farisei su Gesù.

La Bibbia racconta così il giudizio dei Farisei su Gesù Stesso e le cose che Egli fece: “dicevano: è fuori di sé. … Egli ha Beelzebub, ed è per l’aiuto del principe dei demoni, ch’ei caccia i demoni” (Marco 3:21-22). Il parere che gli scribi e i Farisei avevano sul Signore Gesù non era una ripetizione pappagallesca di altre opinioni né era campato in aria – era frutto delle conclusioni che essi avevano tratto sul Signore Gesù da ciò che avevano visto e sentito sulle Sue azioni. Sebbene queste loro conclusioni apparentemente fossero state tratte nel nome della giustizia e sembrassero fondate alle persone, l’arroganza con cui essi giudicarono il Signore Gesù fu difficile da contenere. L’energia convulsa del loro astio nei riguardi del Signore Gesù mise a nudo le loro ambizioni sfrenate, le loro maligne espressioni sataniche e la loro malevola natura, che opponeva resistenza a Dio. Le motivazioni del loro giudizio sul Signore Gesù furono guidate dalle loro ambizioni sfrenate, dalla gelosia e dalla natura cattiva e malvagia della loro ostilità nei confronti di Dio e della verità. Non indagarono sull’origine delle azioni del Signore Gesù, né sull’essenza di ciò che Egli disse o fece. Ma pedissequamente, impazientemente, pazzamente e con deliberata cattiveria attaccarono e screditarono quello che Egli aveva fatto. Addirittura arrivarono al punto di screditare indiscriminatamente il Suo Spirito, vale a dire, lo Spirito Santo, lo Spirito di Dio. Questo è ciò che intendevano quando dissero “È fuori di sé,” “Beelzebub e il principe dei demoni”. In altre parole, dissero che nello Spirito di Dio albergavano Beelzebub e il principe dei demoni. Definirono “vestita di pazzia” l’opera dello Spirito del Dio incarnato. Non soltanto bestemmiarono, accostando Beelzebub e il principe dei demoni allo Spirito di Dio, ma condannarono anche l’operato di Dio. Condannarono il Signore Gesù Cristo e imprecarono contro di Lui. L’essenza della loro resistenza e del loro bestemmiare contro Dio era del tutto paragonabile all’essenza di Satana, alla resistenza opposta dal diavolo e alle sue imprecazioni nei confronti di Dio. Essi non solo rappresentavano gli uomini corrotti, ma ancor di più erano la personificazione di Satana. Erano un canale attraverso cui Satana poteva essere in contatto con l’umanità, ed erano suoi complici e messaggeri. L’essenza delle loro bestemmie e della loro denigrazione del Signore Gesù Cristo era la loro lotta contro Dio per conquistarsi una condizione sociale, la loro competizione con Lui e il loro infinito desiderio di metterLo alla prova. L’essenza della loro resistenza a Dio e del loro atteggiamento di ostilità nei Suoi confronti, le loro parole e i loro pensieri bestemmiavano direttamente contro Dio e mandavano in collera il Suo Spirito. Così, Dio elaborò un giudizio ragionevole su ciò che dissero e fecero, e stabilì che le loro azioni erano un peccato di bestemmia contro lo Spirito Santo. Questo peccato è imperdonabile in questo mondo e anche nell’aldilà, come recita il seguente passaggio delle Scritture: “la bestemmia contro lo Spirito non sarà perdonata” e “a chiunque parli contro lo Spirito Santo, non sarà perdonato né in questo mondo né in quello a venire”. Oggi, parliamo del vero significato di queste parole pronunciate da Dio “non sarà perdonato né in questo mondo né in quello a venire”. È demistificatorio vedere come Dio tenga fede alle parole “non sarà perdonato né in questo mondo né in quello a venire”.

Tutto ciò di cui abbiamo parlato è attinente all’indole di Dio e al Suo atteggiamento nei confronti delle persone, dei problemi e delle cose. Naturalmente, i due passaggi sopra menzionati non fanno eccezione. Avete notato qualcosa in questi due passaggi delle Scritture? Alcune persone vi riscontrano l’ira di Dio, mentre altre notano che in essi viene espressa la parte dell’indole di Dio che non tollera le offese degli uomini, e quindi se essi fanno qualcosa di blasfemo contro Dio, non avranno il Suo perdono. Nonostante il fatto che le persone in questi due passaggi vedano e percepiscano l’ira di Dio e la Sua intolleranza nei confronti delle offese della gente, esse non interpretano ancora con precisione il Suo atteggiamento. Questi due passaggi contengono un’allusione al vero atteggiamento di Dio e al Suo approccio nei confronti di coloro che bestemmiano contro di Lui e Lo mandano in collera. Questo passaggio delle Scritture esprime il reale significato del Suo atteggiamento e del Suo approccio: “a chiunque parli contro lo Spirito Santo, non sarà perdonato né in questo mondo né in quello a venire”. Quando le persone bestemmiano contro Dio, quando Lo mandano in collera, Egli emette un verdetto, e questo verdetto è il Suo risultato finale. La Bibbia lo descrive in questo modo: “Perciò io vi dico: Ogni peccato e bestemmia sarà perdonata agli uomini; ma la bestemmia contro lo Spirito non sarà perdonata.” (Matteo 12:31), e “Ma guai a voi, scribi e Farisei ipocriti!” (Matteo 23:13). Comunque, nella Bibbia si narra del risultato ottenuto con gli scribi e i Farisei, e anche di quelle persone che Lo ritennero pazzo dopo che il Signore Gesù disse quelle parole? Si racconta che patirono qualche punizione? La risposta è no. Questa risposta non indica che questi particolari non siano stati riportati, ma che di fatto non ci fu alcun risultato visibile agli occhi degli uomini. Questa risposta chiarisce l’atteggiamento di Dio e i Suoi principi nel gestire certe cose. Egli non finge di non vedere o di non sentire coloro che bestemmiano contro di Lui e che Gli resistono, oppure quelli che Lo calunniano, Lo attaccano intenzionalmente, Lo diffamano e inveiscono contro di Lui. Egli ha un atteggiamento chiaro nei loro riguardi. Disprezza queste persone e nel Suo cuore le condanna. Addirittura dichiara apertamente quale sarà il loro destino, in modo che esse sappiano che Egli ha un atteggiamento chiaro nei confronti di chi bestemmia contro di Lui, e che conoscano il modo in cui Egli deciderà il loro destino. Tuttavia, dopo che Dio pronunciò quelle parole, la gente raramente riusciva a capire realmente la maniera in cui Dio avrebbe trattato quelle persone, e non comprendeva i principi alla base della decisione di Dio, del Suo verdetto nei loro confronti. In altre parole, gli uomini non erano in grado di vedere l’atteggiamento particolare e i metodi usati da Dio per occuparsi di loro. Ciò ha a che fare con i principi adottati da Dio per fare le cose. Dio usa la realtà dei fatti per affrontare il comportamento malvagio di alcune persone. Vale a dire, Egli non annuncia il loro peccato e non determina il loro destino, ma usa direttamente la realtà dei fatti per permettere loro di essere punite, di avere il giusto castigo. Quando si verificano questi fatti, le persone patiscono la punizione nella loro carne, e tutto ciò può essere visto con gli occhi umani. Quando affronta i comportamenti malvagi di alcuni uomini, Dio li maledice a parole, ma nel contempo scaglia la Sua ira su di loro. La punizione ricevuta da loro può essere invisibile alla gente, ma questo tipo di conseguenza può anche essere più grave di altri punizioni visibili alla gente, come ad esempio essere maltrattato o essere ucciso. Tutto ciò succede perché le circostanze hanno portato Dio a decidere di non salvare persone del genere, di non avere più misericordia o tolleranza nei loro confronti, e di non dar loro altre opportunità, ed Egli ha così stabilito di “mettere da parte” questi individui. Che cosa significa “mettere da parte”? Da solo questo termine significa dimenticarsi di qualcosa, non prestarle più attenzione. Qui, quando Dio “mette da parte”, ci sono due spiegazioni diverse del significato del verbo: la prima è che Egli ha affidato a Satana il compito di gestire la vita di quella persona e tutto ciò che la riguarda. Dio non ne sarà più responsabile e non se ne occuperà più. Sia che quella persona fosse matta, stupida, viva o morta, o che fosse scesa all’inferno per scontare la sua punizione, la sua condizione non avrebbe comunque avuto a che fare con Dio. Ciò significherebbe che quella creatura non ha alcun rapporto con il Creatore. La seconda spiegazione è che Dio ha deciso di fare personalmente qualcosa con questa persona, con le Sue Stesse mani. Probabilmente Egli sfrutterà gli sforzi di un individuo di questo tipo oppure lo userà come un cattivo esempio. Magari avrà un modo speciale di comportarsi con un uomo del genere, una maniera particolare di trattarlo – proprio come successe con Paolo. Nel cuore di Dio questi sono il principio e l’atteggiamento che Egli adotterà per affrontare uomini di questo tipo. Quindi quando le persone resistono a Dio, Lo calunniano e bestemmiano contro di Lui, se irritano la Sua indole o se oltrepassano il limite della Sua pazienza, le conseguenze sono impensabili. La conseguenza più grave è che una volta e per tutte Dio affidi a Satana le loro vite e tutto ciò che le riguarda. Esse non saranno perdonate per tutta l’eternità. Ciò significa che questi individui saranno come il cibo nella bocca di Satana, un giocattolo nelle sue mani, e che da adesso in avanti Dio non avrà nulla a che fare con loro. Riuscite a immaginare la condizione di miseria nella quale Satana tentò Giobbe? Il patto era che Satana non danneggiasse la vita di Giobbe, ma ad ogni modo Giobbe soffrì moltissimo. E non è anche più difficile immaginare le tentazioni di Satana a cui sarebbe soggetta una persona che è stata totalmente affidata a lui, che è interamente tra le sue grinfie, che ha perso del tutto le attenzioni e la misericordia di Dio, che non è più sotto il controllo del Creatore, che è stata privata del diritto di venerarLo e di quello di essere una creatura sotto il controllo di Dio, e il cui rapporto con il Signore del creato è stato completamente troncato? La persecuzione di Satana ai danni di Giobbe fu visibile agli occhi degli uomini, ma se Dio mette la vita di una persona nelle mani di Satana, le conseguenze saranno inimmaginabili. È come se certe persone rinascessero sotto le sembianze di una mucca o di un asino, o fossero catturate, possedute da spiriti malvagi e impuri, e così via. Questo è il destino, questa è la fine che attende alcune persone che Dio ha affidato a Satana. Dall’esterno sembra che coloro che hanno ridicolizzato, diffamato, condannato e bestemmiato il Signore Gesù non abbiano patito nessuna conseguenza. Ad ogni modo, la verità è che Dio adotta un atteggiamento per affrontare qualsiasi cosa. Magari può usare un linguaggio poco chiaro per comunicare alle persone il risultato del modo in cui Egli tratta ogni genere di individuo. Talvolta Egli non parla direttamente, ma fa le cose direttamente. Il fatto che non ne parli non vuol dire che non ci sia una conseguenza – è possibile che la conseguenza sia ancora più grave. All’apparenza sembra che Dio non parli con alcune persone per rivelare loro il Suo atteggiamento; di fatto, Dio non ha voluto prestare loro alcuna attenzione per un lungo periodo. Non vuole più vederle. A causa delle azioni che hanno compiuto, del loro comportamento, della loro natura e della loro essenza, Dio vuole solo che spariscano dalla Sua vista, intende affidarle direttamente a Satana, e dare il loro spirito, la loro anima e il loro corpo a lui, per permettergli di fare con loro ciò che desidera. È chiaro in quale misura Dio le odia, e ne è disgustato. Se un uomo manda in collera Dio fino al punto che Egli non vuole più vederlo, che intende abbandonarlo del tutto, fino al punto che Egli non vuole più avere a che fare personalmente con lui – se spinge Dio ad affidarlo a Satana per fare la sua volontà, per permettergli di controllarlo, distruggerlo e trattarlo in qualsiasi modo -, allora quest’uomo è completamente finito. Il suo diritto di essere un uomo gli è stato tolto per sempre, e non gode più dei diritti che spettano alle creature di Dio. Non è forse questa la punizione più dura?

Tutto quello che abbiamo detto qui sopra spiega in modo esauriente la frase: “non sarà perdonato né in questo mondo né in quello a venire”, ed è anche un semplice commento su questi passaggi delle Scritture. Penso che adesso comprendiate questo argomento!

Adesso leggiamo i seguenti passaggi delle Scritture.

12. Gesù parla ai Suoi discepoli dopo la Sua resurrezione

(Giovanni 20:26-29) E otto giorni dopo, i suoi discepoli erano di nuovo in casa, e Toma era con loro. Venne Gesù, a porte chiuse, e si presentò in mezzo a loro, e disse: Pace a voi! Poi disse a Toma: Porgi qua il dito, e vedi le mie mani; e porgi la mano e mettila nel mio costato; e non essere incredulo, ma credente. Toma gli rispose e disse: Signor mio e Dio mio! Gesù gli disse: Perché m’hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non han veduto, e hanno creduto!

(Giovanni 21:16-17) Gli disse di nuovo una seconda volta: Simon di Giovanni, m’ami tu? Ei gli rispose: Sì, Signore; tu sai che io t’amo. Gesù gli disse: Pastura le mie pecorelle. Gli disse per la terza volta: Simon di Giovanni, mi ami tu? Pietro fu attristato ch’ei gli avesse detto per la terza volta: Mi ami tu? E gli rispose: Signore, tu sai ogni cosa; tu conosci che io t’amo. Gesù gli disse: Pasci le mie pecore.

Questi passaggi raccontano alcune cose che il Signore Gesù fece e disse ai Suoi discepoli dopo la Sua resurrezione. Innanzitutto, diamo uno sguardo alle differenze tra il Signore Gesù prima e dopo la resurrezione. Era lo stesso Signore Gesù dei giorni precedenti? Le Scritture contengono il seguente verso, che descrive il Signore Gesù dopo la resurrezione: “Venne Gesù, a porte chiuse, e si presentò in mezzo a loro, e disse: Pace a voi!” È piuttosto chiaro che il Signore Gesù in quel tempo non era più un essere umano, ma un corpo spirituale. Ciò accadde perché aveva trasceso i limiti della carne, e quando la porta venne chiusa, Egli poté ancora andare in mezzo alle persone e permettere loro di vederLo. Questa è la più grande differenza tra il Signore Gesù dopo la resurrezione e il Signore Gesù che viveva da uomo prima della resurrezione. Sebbene non ci fosse alcuna differenza tra l’aspetto esteriore del corpo spirituale di quel momento e l’aspetto esteriore precedente del Signore Gesù, Gesù in quel momento era visto come un estraneo dalla gente, perché era diventato un corpo spirituale dopo essere resuscitato dai morti, e in confronto al Suo aspetto umano precedente, questo corpo spirituale era più enigmatico e frastornante per le persone. Esso creò anche una maggiore distanza tra il Signore Gesù e le persone, che nei loro cuori sentivano che in quel momento il Signore Gesù era diventato più misterioso. Queste idee e questi sentimenti da parte delle persone le riportarono improvvisamente in un’età nella quale credevano in un Dio che non poteva essere visto né toccato. Quindi, per prima cosa, dopo la Sua resurrezione il Signore Gesù consentì a tutti di vederLo, per confermare la Sua esistenza e la Sua resurrezione. Inoltre, riallacciò il Suo rapporto con le persone a quello che aveva con loro durante la Sua vita da uomo, e tornò a essere il Cristo che potevano vedere e toccare. In questo modo, le persone non dubitarono della resurrezione del Signore Gesù dai morti dopo la Sua crocifissione, né della Sua opera di redenzione dell’umanità. In più, il fatto che il Signore Gesù Si sia manifestato agli uomini dopo la Sua resurrezione e abbia permesso loro di vederLo e toccarLo mise solidamente al sicuro l’umanità nell’Età della Grazia. Da allora in poi, le persone non poterono ritornare nell’età precedente, l’Età della Legge, per colpa della “scomparsa” o della “partenza” del Signore Gesù, ma poterono andare avanti, seguendo gli insegnamenti del Signore Gesù e l’opera che aveva svolto. Così, si aprì ufficialmente una nuova fase del lavoro nell’Età della Grazia, e le persone che avevano vissuto secondo la legge formalmente da quel momento in poi si liberarono dai loro vincoli ed entrarono in una nuova era, con un nuovo inizio. Questi sono i molteplici significati dell’apparizione del Signore Gesù in mezzo agli uomini dopo la Sua resurrezione.

Dal momento che Egli era un corpo spirituale, le persone come potevano toccarLo e vederLo? La risposta a questa domanda si lega all’importanza dell’apparizione del Signore Gesù tra gli uomini. Avete notato qualcosa in questi passaggi delle Scritture? Generalmente, i corpi spirituali non possono essere visti né toccati, e dopo la resurrezione l’opera intrapresa dal Signore Gesù era già stata portata a compimento. Quindi, in teoria, Egli non aveva alcuna necessità di ritornare in mezzo alle persone con la Sua immagine originale per incontrarle, ma l’apparizione del corpo spirituale del Signore Gesù davanti a persone come Tommaso rese il suo significato più concreto, e permeò più profondamente i cuori delle persone. Quando Egli Si avvicinò al dubbioso Tommaso, gli permise di toccarGli la mano e gli disse: “porgi la mano e mettila nel mio costato; e non essere incredulo, ma credente”. Queste parole, queste azioni non erano quelle che il Signore Gesù voleva dire e fare soltanto dopo la Sua resurrezione, ma erano cose che voleva fare anche prima di essere crocifisso. È evidente che anche quando non era ancora stato crocifisso, il Signore Gesù riuscisse già a capire il carattere delle persone come Tommaso. Quindi che cosa possiamo dedurre da questo? Egli era ancora lo stesso Signore Gesù dopo la Sua resurrezione. La Sua essenza non era cambiata. I dubbi di Tommaso non erano sorti da poco ma lo avevano accompagnato durante tutto il periodo in cui aveva seguito il Signore Gesù. Per questa ragione il Signore Gesù risorto dai morti, e tornato dal mondo spirituale con la Sua immagine originale, con la Sua indole originale e con la Sua capacità di comprendere l’umanità acquisita nel Suo periodo da uomo, per prima cosa andò a cercare Tommaso per fargli toccare il Suo costato, affinché vedesse il Suo corpo spirituale dopo la resurrezione e potesse anche toccare e sentire l’esistenza del Suo corpo spirituale, cancellando così del tutto i suoi dubbi. Prima che il Signore Gesù fosse crocifisso, Tommaso aveva sempre dubitato che Egli fosse Cristo, e non riusciva a crederci. La sua fede in Dio si fondava soltanto sulla base di ciò che egli poteva vedere con i suoi stessi occhi, e di ciò che poteva toccare con le sue mani. Il Signore Gesù riusciva a comprendere bene la fede delle persone come lui. Esse credevano solo nel Dio nei cieli, e non credevano affatto, né avrebbero accettato quel Qualcuno inviato da Dio, o il Cristo fattoSi carne. Affinché Tommaso credesse nell’esistenza del Signore Gesù e la riconoscesse, e ammettesse che Egli era realmente il Dio incarnato, Gesù gli consentì di prendere la sua mano e di toccare il Suo costato. I dubbi di Tommaso erano diversi prima e dopo la resurrezione del Signore Gesù? Egli aveva sempre nutrito dei dubbi, e a parte il Signore Gesù, che gli era apparso personalmente con il Suo corpo spirituale e gli aveva permesso di toccare i segni lasciati dai chiodi sul Suo corpo, nessuno avrebbe potuto dirimere i suoi dubbi e risolverli. Quindi, dal momento in cui il Signore Gesù gli consentì di toccare il Suo costato e di sentire realmente l’esistenza dei segni lasciati dai chiodi, i dubbi di Tommaso sparirono, ed egli seppe con certezza che il Signore Gesù era risorto, e ammise e credette che il Signore Gesù era il vero Cristo, il Dio incarnato. Anche se da quel momento Tommaso non ebbe più dubbi, egli aveva perso per sempre l’opportunità di incontrare Cristo, di essere insieme a Lui, di seguirLo, di conoscerLo e di essere reso perfetto da Lui. L’apparizione del Signore Gesù e le Sue parole rappresentarono una conclusione, e un verdetto sulla fede di coloro che erano pieni di dubbi. Egli usò le Sue reali parole e azioni per dire agli scettici, a coloro che credevano soltanto nel Dio dei cieli ma non in Cristo: Dio non ha lodato la loro fede, né il loro modo di seguirLo, che era pieno di dubbi. Il giorno in cui avrebbero creduto pienamente in Dio e in Cristo avrebbe potuto essere soltanto il giorno in cui Dio avrebbe completato la Sua grande opera. Ovviamente, quel giorno sarebbe stato anche il giorno in cui i loro dubbi avrebbero ricevuto un verdetto. Il loro atteggiamento nei confronti di Cristo determinò la loro sorte, i loro ostinati dubbi significarono che la loro fede non aveva portato loro alcun risultato, e la loro rigidità comportò che le loro speranze risultassero vane. Poiché la loro fede nel Dio dei cieli era alimentata da illusioni, e i loro dubbi nei riguardi di Cristo di fatto rappresentavano il loro reale atteggiamento verso Dio, anche se avevano toccato i segni lasciati dai chiodi sul corpo del Signore Gesù, la loro fede era ancora incerta, e il loro destino era senza speranza – vano. Quello che il Signore Gesù disse a Tommaso era molto chiaro anche per le altre persone: il Signore Gesù risorto è il Signore Gesù che inizialmente aveva trascorso trentatré anni e mezzo di vita tra gli uomini. Anche se è stato crocifisso, ha camminato nella valle dell’ombra della morte ed è risorto, ogni Suo aspetto è rimasto immutato. Sebbene Egli adesso avesse i segni lasciati dai chiodi sul Suo corpo, e fosse risorto e uscito dal sepolcro, la Sua indole, la Sua capacità di comprendere l’umanità, e le Sue intenzioni con essa non erano cambiate minimamente. Inoltre, Egli stava comunicando alla gente che era venuto giù dalla croce e aveva trionfato sul peccato, sulla sofferenza e sulla morte. I segni lasciati dai chiodi erano la prova visibile della Sua vittoria su Satana, la prova che Egli era servito da offerta sacrificale per redimere con successo tutta l’umanità. Stava dicendo alle persone che Si era già fatto carico dei peccati dell’umanità e che aveva completato la Sua opera di redenzione. Quando tornò a vedere i Suoi discepoli, disse loro con il Suo aspetto fisico: “sono ancora vivo, esisto ancora; oggi sono realmente davanti a voi in modo che possiate vederMi e toccarMi. Sarò sempre con voi”. Il Signore Gesù voleva anche usare l’esempio di Tommaso come un avvertimento per le genti future: anche se credi nel Signore Gesù, non puoi né vederLo né toccarLo, tuttavia, puoi essere benedetto dalla tua fede sincera, e puoi vedere il Signore Gesù attraverso la tua fede autentica; persone del genere si possono considerare benedette.

Queste parole riportate nella Bibbia, pronunciate dal Signore Gesù quando Si palesò a Tommaso, furono di grande aiuto per tutti coloro che vivevano nell’Età della Grazia. Il Suo aspetto esteriore e le parole che disse a Tommaso avevano avuto un profondo impatto sulle future generazioni, e rivestono un’importanza imperitura. Tommaso rappresenta un tipo di persona che crede in Dio ma Ne dubita. Gli individui come lui hanno una natura sospettosa e un cuore sinistro, sono infidi e non credono nelle cose che Dio può rendere perfette, nel Dio incarnato, nell’onnipotenza di Dio e nel Suo controllo. Tuttavia, per loro la resurrezione del Signore Gesù fu come uno schiaffo in pieno viso, e diede loro l’opportunità di scoprire il loro dubbio e di riconoscerlo, e di ammettere la loro slealtà, credendo sinceramente nell’esistenza e nella resurrezione del Signore Gesù. Quello che successe con Tommaso fu un avvertimento e un ammonimento per le generazioni future, affinché più persone potessero evitare di avere dubbi come i suoi, e se li avessero avuti sarebbero sprofondate nell’oscurità. Se segui Dio, ma proprio come Tommaso vuoi sempre toccare il costato del Signore e sentire i segni lasciati dai chiodi per confermare, per verificare, per fare ipotesi sull’esistenza di Dio, Dio ti abbandonerà. Quindi, il Signore Gesù chiede alle persone di non essere come Tommaso, che credeva soltanto a ciò che poteva vedere con i suoi occhi, ma di essere oneste e pure, di non nutrire dubbi nei riguardi di Dio, di credere in Lui e di seguirLo. Persone di questo genere si possono considerare benedette. Questa è una richiesta molto piccola fatta dal Signore Gesù agli uomini, ed è una sorta di raccomandazione per i Suoi seguaci.

Questo è l’atteggiamento del Signore Gesù nei confronti di chi è pieno di dubbi. Quindi che cosa disse il Signore Gesù a coloro che sono capaci di credere in Lui onestamente e di seguirLo? E che cosa fece per loro? Adesso ci soffermeremo proprio su questo tema, parlando di qualcosa che il Signore Gesù disse a Pietro.

In questa conversazione, il Signore Gesù chiese ripetutamente a Pietro: “Pietro, tu mi ami?” Questo è uno standard più elevato richiesto dal Signore Gesù dopo la Sua resurrezione a persone come Pietro, che credono sinceramente in Cristo e si sforzano di amare il Signore. Questa domanda fu una sorta di indagine e di interrogazione, ma ancor di più fu una richiesta fatta dal Signore e un’aspettativa che Egli nutriva su persone come Pietro. Egli usò questo metodo indagatore affinché le persone riflettessero su se stesse e si guardassero dentro: che cosa chiede il Signore Gesù alle persone? Io amo il Signore? Sono una persona che ama Dio? Come dovrei amare Dio? Anche se il Signore Gesù fece questa domanda soltanto a Pietro, la verità è che nel Suo cuore voleva sfruttare l’opportunità di porre questo tipo di domanda a Pietro per farla anche ad altre persone che cercano di amare Dio. Pietro ebbe il dono di poter rappresentare questa categoria di persone, di sentire questa domanda direttamente dalla bocca del Signore Gesù.

In confronto alla frase “porgi la mano e mettila nel mio costato; e non essere incredulo, ma credente”, che il Signore Gesù disse a Tommaso dopo la Sua resurrezione, la triplice formulazione a Pietro della domanda: “Simon di Giovanni, mi ami tu?” consentì alle persone di percepire meglio la durezza dell’atteggiamento del Signore Gesù, e la sensazione di impellenza che Egli provava nel momento in cui poneva questa domanda. Per quanto riguarda lo scettico Tommaso e la sua natura astuta, il Signore Gesù gli permise di allungare la sua mano e di toccare i segni lasciati dai chiodi, e in questo modo egli riuscì a credere che il Signore Gesù fosse il Figlio dell’uomo risorto e a riconoscere l’identità del Signore Gesù in Cristo. E sebbene il Signore Gesù non avesse rimproverato aspramente Tommaso, e non avesse espresso a parole alcun chiaro giudizio su di lui, attraverso azioni pratiche lo informò del fatto che Egli riusciva a capirlo, mostrando anche il Suo atteggiamento e la Sua risolutezza nei riguardi degli uomini come lui. Le richieste fatte dal Signore Gesù a questi uomini e le aspettative che Egli nutriva su di loro non sono riscontrabili in quello che diceva, semplicemente perché le persone come Tommaso non hanno una vera fede. Il Signore Gesù richiedeva a loro soltanto questo, ma l’atteggiamento che mostrava verso gli uomini come Pietro era totalmente diverso. Egli non chiese a Pietro di allungare la sua mano e di toccare i segni lasciati dai chiodi, né gli disse: “non essere incredulo, ma credente”. Invece, gli fece ripetutamente la stessa domanda. Si trattava di una domanda che stimola il pensiero e piena di significato, che non è di aiuto ma fa provare pentimento e paura a ogni seguace di Cristo, e fa anche percepire l’umore afflitto e ansioso del Signore Gesù. Quando vivono un momento di grande dolore e sofferenza, sono più capaci di comprendere le preoccupazioni e la sollecitudine del Signore Gesù Cristo; realizzano i Suoi scrupolosi insegnamenti e i rigidi requisiti di persone pure, oneste. La domanda posta dal Signore Gesù permette agli uomini di percepire che le Sue aspettative sulla gente manifestate in queste semplici parole non si limitano soltanto al fatto di credere in Lui e di seguirLo, ma sono orientate al raggiungimento dell’amore, dell’amore per il tuo Signore, dell’amore per il tuo Dio. Questo tipo di amore è premuroso e obbediente. È proprio degli esseri umani che vivono per Dio, muoiono per Lui, dedicano tutto a Lui, e offrono e consacrano ogni cosa a Lui. Questo tipo di amore dà anche conforto a Dio, e Gli permette di avere dei Suoi testimoni e di riposare. È un modo che ha l’umanità per ripagare Dio, è una sua responsabilità, un suo obbligo e un suo dovere, ed è un cammino che gli uomini devono seguire per tutta la vita. Queste tre domande rappresentavano una richiesta e un’esortazione fatte dal Signore Gesù a Pietro e a tutte le persone che sarebbero state rese perfette. Queste tre domande convinsero e motivarono Pietro a completare il suo percorso di vita, e furono le domande poste al momento della partenza del Signore Gesù a spingerlo a iniziare il suo cammino verso la perfezione, perché il suo amore per il Signore lo portò a preoccuparsi per il Suo cuore, ad obbedirGli, ad offrirGli conforto e a consacrarGli la sua intera vita e tutto il suo essere.

Durante l’Età della Grazia, l’opera di Dio era rivolta principalmente a due tipologie di persone. Alla prima appartenevano le persone che credevano in Lui e Lo seguivano, quelle che rispettavano i Suoi comandamenti, e quelle che potevano portare la croce e restare fedeli al cammino dell’Età della Grazia. Queste persone si sarebbero conquistate la benedizione di Dio e avrebbero goduto della Sua grazia. Alla seconda appartenevano invece gli uomini come Pietro, quelli che sarebbero stati resi perfetti. Quindi, dopo la Sua resurrezione, il Signore Gesù in primo luogo fece queste due cose molto significative. Una riguardò Tommaso, e l’altra Pietro. Che cosa rappresentano queste due cose? Simboleggiano le reali intenzioni di Dio di salvare l’umanità? Indicano la sincerità di Dio nei confronti dell’umanità? Con l’esempio di Tommaso Egli avvertì le persone di non dubitare, ma soltanto di credere. Con l’esempio di Pietro mirò invece a rafforzare la fede delle persone come lui, e a chiarire ciò che Egli esigeva da queste persone, allo scopo di mostrare loro gli obiettivi che avrebbero dovuto perseguire.

Dopo la Sua resurrezione, il Signore Gesù apparve soltanto alle persone che riteneva necessarie, parlò con loro e fece loro delle richieste, lasciando da parte le Sue intenzioni e le Sue aspettative sulla gente. In altre parole, il Dio incarnato, a prescindere dal fatto che stesse vivendo la Sua vita da uomo, o che stesse vivendo nel Suo corpo spirituale dopo la Sua crocifissione e resurrezione – ebbe sempre la stessa preoccupazione per gli uomini e fece loro le stesse richieste. Si interessava dei Suoi discepoli anche prima di essere messo in croce; nel Suo cuore, aveva le idee chiare sulla situazione di ogni singola persona, capiva le mancanze di tutti e ovviamente la Sua capacità di comprendere ogni persona era la stessa sia quando viveva da uomo sia dopo che era morto, risorto e diventato un corpo spirituale. Sapeva che le persone non erano del tutto certe della Sua identità come Cristo, e durante la Sua vita da uomo non fece loro richieste inattuabili. Ma dopo la Sua resurrezione, Egli apparve ai Suoi discepoli e li rese totalmente certi del fatto che il Signore Gesù fosse stato mandato da Dio e che Egli fosse il Dio incarnato, e fece in modo che la Sua apparizione e la Sua resurrezione diventassero la motivazione e la visione più importanti per stimolare l’umanità ad avere un obiettivo permanente da perseguire. La Sua resurrezione dai morti non soltanto rafforzò coloro che Lo seguivano, ma mise anche completamente in atto in mezzo agli uomini la Sua opera dell’Età della Grazia, e così il Vangelo della salvezza del Signore Gesù nell’Età della Grazia gradualmente si diffuse in ogni angolo dell’umanità. Secondo te l’apparizione del Signore Gesù dopo la Sua resurrezione rivestì una certa importanza? Se in quel tempo fosti stato Tommaso o Pietro, e nella tua vita ti fosti trovato davanti a una cosa così significativa, come avresti reagito? L’avresti considerata la visione migliore e più importante della tua vita di fede in Dio? L’avresti considerata il motore della tua fede in Dio, e del tuo sforzo di soddisfarLo e di perseguire il Suo amore nella tua vita? Avresti trascorso la tua vita a fare sforzi per diffondere la più grande delle visioni? Avresti interpretato la diffusione della salvezza del Signore Gesù come un incarico assegnatoti da Dio? Anche se non avete avuto esperienze del genere, i due casi di Tommaso e Pietro sono già sufficienti affinché le persone che vivono nell’epoca moderna abbiano una chiara comprensione della volontà di Dio e di Dio Stesso. Si potrebbe dire che, dopo esserSi fatto carne, Dio abbia sperimentato personalmente la vita in mezzo alle persone e una vita umana, e dopo aver visto la depravazione dell’umanità e la situazione della vita umana, il Dio incarnato percepì più profondamente la debolezza, la tristezza e lo stato pietoso del genere umano. Dio provò una maggiore compassione per la condizione umana grazie al Suo periodo di vita da uomo e ai Suoi istinti carnali. Ciò Lo portò ad aumentare il Suo interesse per i Suoi seguaci. Probabilmente voi non potete capire queste cose, ma Io posso descrivere la preoccupazione e la sollecitudine del Dio incarnato per ognuno dei Suoi fedeli con due parole: forte inquietudine. Anche se questa espressione proviene dal linguaggio umano, ed è molto usata dagli uomini, essa manifesta sinceramente e descrive i sentimenti di Dio verso i Suoi seguaci. Per quanto riguarda la forte inquietudine di Dio nei confronti degli esseri umani, potrete rendervene conto gradualmente e averne un assaggio nel corso delle vostre esperienze. Tuttavia, ci riuscirete soltanto comprendendo passo dopo passo l’indole di Dio sulla base della ricerca di un cambiamento nella vostra stessa indole. L’apparizione del Signore Gesù materializzò la Sua forte inquietudine per i Suoi discepoli tra gli uomini e la passò al Suo corpo spirituale, oppure, si potrebbe dire, al Suo lato divino. La Sua apparizione consentì alle persone di sperimentare e sentire ancora una volta la sollecitudine e l’interesse di Dio, e nel contempo dimostrò con forza che Dio è l’Unico che può aprire un’epoca, svilupparla e mettervi fine. Attraverso la Sua apparizione, Egli rafforzò la fede di tutti gli uomini e mostrò al mondo che Egli era Dio Stesso. Questo evento diede ai Suoi seguaci una conferma eterna, e aprì anche una fase della Sua opera nella nuova età.

13. Gesù mangia del pane e spiega le Scritture dopo la Sua resurrezione

(Luca 24:30–32) E quando si fu messo a tavola con loro, prese il pane, lo benedisse, e spezzatolo lo dette loro. E gli occhi loro furono aperti, e lo riconobbero; ma egli sparì d’innanzi a loro. Ed essi dissero l’uno all’altro: Non ardeva il cuor nostro in noi mentr’egli ci parlava per la via, mentre ci spiegava le Scritture?

14. I discepoli danno da mangiare a Gesù del pesce arrostito

(Luca 24:36–43) Or mentr’essi parlavano di queste cose, Gesù stesso comparve in mezzo a loro, e disse: Pace a voi! Ma essi, smarriti e impauriti, pensavano di vedere uno spirito. Ed egli disse loro: Perché siete turbati? E perché vi sorgono in cuore tali pensieri? Guardate le mie mani ed i miei piedi, perché son ben io; palpatemi e guardate; perché uno spirito non ha carne e ossa come vedete che ho io. E detto questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma siccome per l’allegrezza non credevano ancora, e si stupivano, disse loro: Avete qui nulla da mangiare? Essi gli porsero un pezzo di pesce arrostito; ed egli lo prese, e mangiò in loro presenza.

Adesso analizzeremo questi due passaggi delle Scritture. Il primo racconta che il Signore Gesù mangiava del pane e spiegava le Scritture dopo la Sua resurrezione, mentre il secondo narra che il Signore Gesù mangiava del pesce arrostito. In che modo questi due passaggi aiutano a conoscere l’indole di Dio? Che tipo di immagine riuscite a ricreare da queste descrizioni del Signore Gesù che mangia del pane e poi del pesce arrostito? Se il Signore Gesù mangiasse del pane davanti a voi, come vi sentireste? O se Egli stesse mangiando al vostro stesso tavolo, gustando pesce e pane con i Suoi commensali, che genere di sensazione provereste in quel momento? Se pensaste che vi sentireste molto vicini al Signore, che Egli è molto intimo con le persone, allora avreste l’intuizione giusta. È esattamente questa il risultato che il Signore Gesù voleva suscitare mangiando pane e pesce di fronte alla folla dopo la Sua resurrezione. Se dopo la Sua resurrezione il Signore Gesù avesse unicamente parlato con le persone, se esse non avessero potuto avvertire la Sua concreta presenza ma avessero percepito che fosse uno Spirito irraggiungibile, come si sarebbero sentite? Non sarebbero rimaste deluse? Se le persone si fossero sentite deluse, non si sarebbero sentite anche abbandonate? Non avrebbero avuto l’impressione che ci fosse una distanza con il Signore Gesù Cristo? Che tipo di impatto negativo avrebbe creato questa distanza sul rapporto tra la gente e Dio? Sicuramente le persone avrebbero avuto paura e non avrebbero osato avvicinarsi a Lui, mantenendoLo a una rispettosa distanza. Da allora in poi, avrebbero troncato la loro relazione intima con il Signore Gesù Cristo, e sarebbero tornate a un rapporto tra l’umanità e il Dio che sta nei cieli, come succedeva prima dell’Età della Grazia. Il corpo spirituale che gli uomini non potevano toccare né sentire avrebbe portato all’eliminazione della loro intimità con Dio, e avrebbe causato la fine di quel rapporto di familiarità, instaurato durante la vita da uomo del Signore Gesù Cristo e che non prevedeva distanza tra Lui e gli esseri umani. Di fronte al corpo spirituale le persone hanno paura e vogliono fuggire, e mantengono uno sguardo silenzioso, fisso e intento. Non osano avvicinarsi né avere un dialogo con Lui, e tantomeno Lo seguono, hanno fiducia in Lui o nutrono delle speranze in Lui. Dio era riluttante a vedere questo tipo di sentimenti che gli esseri umani provavano per Lui. Non voleva vedere le persone desiderare di evitarLo o di allontanarsi da Lui; Egli voleva solo che esse Lo capissero, Gli si avvicinassero e fossero la Sua famiglia. Se la vostra famiglia, i vostri figli vi vedessero ma non vi riconoscessero, e non avessero il coraggio di avvicinarsi a voi ma vi evitassero sempre, se non riusciste a fare loro capire tutto ciò che avete fatto per loro, come vi sentireste? Non sarebbe doloroso? Non avreste il cuore infranto? Dio Si sente proprio in questa maniera quando gli esseri umani Lo evitano. Quindi, dopo la Sua resurrezione, il Signore Gesù apparve ancora alle persone in carne e ossa, mangiò e bevve con loro. Dio considera gli uomini la Sua famiglia e vuole che anche loro Lo vedano nello stesso modo; soltanto così Dio può conquistarli realmente, ed essi possono amarLo e venerarLo con sincerità. Adesso riuscite a capire il motivo per cui ho estratto questi due passaggi delle Scritture, nei quali il Signore Gesù mangia del pane e spiega le Scritture, e i discepoli Gli danno da mangiare del pesce arrostito dopo la Sua resurrezione?

Si può dire che le cose che il Signore Gesù disse e fece dopo la Sua resurrezione fossero profonde e fatte con buone intenzioni. Erano piene della gentilezza e dell’affetto che Dio mostra verso l’umanità, e della gratitudine e della cura meticolosa con cui Egli gestiva la relazione intima che aveva instaurato con l’umanità durante la Sua vita da uomo. Ancor di più, esse erano piene della nostalgia e della speranza che Egli aveva di vivere una vita da uomo in cui potesse mangiare e stare con i Suoi seguaci. Quindi, Dio non voleva che le persone Lo sentissero distante, né che esse si distanziassero da Lui. E non voleva che l’umanità pensasse che il Signore Gesù dopo la Sua resurrezione non fosse più il Signore che era così intimo con le persone, che non fosse più insieme agli uomini perché era ritornato nel mondo spirituale, ritornato alla casa del Padre che gli uomini non avrebbero mai potuto vedere né raggiungere. Egli non voleva che le persone percepissero una differenza di posizione tra Lui e l’umanità. Quando Dio vede delle persone che vogliono seguirLo ma Lo mantengono a una rispettosa distanza, il Suo cuore soffre perché ciò significa che i loro cuori sono molto lontani da Lui, e che sarà molto difficile per Lui conquistarli. Quindi, se Egli fosse apparso agli uomini in un corpo spirituale che essi non avrebbero potuto vedere né toccare, ciò li avrebbe ancora una volta distanziati da Dio, e avrebbe condotto l’umanità a vedere Cristo in un modo errato dopo la Sua resurrezione, a pensare che fosse diventato superbo, diverso dagli esseri umani, e qualcuno che non avrebbe più potuto sedersi a tavola e mangiare con gli uomini, perché essi sono immorali, molto cattivi e non possono mai avvicinarsi a Dio. Affinché l’umanità cancellasse questi malintesi, il Signore Gesù fece una serie di cose che aveva fatto di frequente anche nella Sua vita da uomo, come dice la Bibbia: “prese il pane, lo benedisse, e spezzatolo lo dette loro”. Inoltre spiegò le Scritture alla gente, come era solito fare. Tutte queste azioni compiute dal Signore Gesù fecero sì che ogni persona che Lo vide capisse che il Signore non era cambiato, che era ancora lo stesso Signore Gesù. Anche se era stato crocifisso e aveva sperimentato la morte, era risorto e non aveva abbandonato l’umanità. Era ritornato per stare in mezzo agli uomini, e tutto il Suo essere non era cambiato. Il Figlio dell’uomo che si trovava davanti alla gente era ancora lo stesso Signore Gesù. Il Suo comportamento e il Suo modo di conversare con le persone sembravano davvero familiari. Era ancora talmente pieno di bellezza, grazia e tolleranza – era ancora quel Signore Gesù che amava gli altri come Se Stesso, che era capace di perdonare l’umanità settanta volte sette. Come sempre, mangiava con gli uomini, discuteva delle Scritture con loro e, cosa ancora più importante, proprio come prima era fatto di carne e ossa, e poteva essere toccato e visto. In questo modo il Figlio dell’uomo permise alle persone di provare quella sensazione di intimità, di sentirsi a loro agio e di vivere la gioia di riconquistare qualcosa che era andato perduto, e inoltre esse si sentirono abbastanza a loro agio da iniziare con coraggio e fiducia a fare affidamento e a gettare lo sguardo su questo Figlio dell’uomo, che poteva perdonare i peccati all’umanità. Cominciarono anche a pregare il Signore Gesù senza esitazioni, a pregare per ottenere la Sua grazia, la Sua benedizione, la pace, la gioia, il Suo affetto e la Sua protezione, e iniziarono ad operare delle guarigioni e a cacciare i demoni nel nome del Signore Gesù.

Durante il periodo in cui il Signore Gesù visse sotto sembianze umane, la maggior parte dei Suoi seguaci non poté verificare completamente la Sua identità e le cose che disse. Quando salì sulla croce, essi nutrivano delle aspettative; quando poi fu crocifisso e portato nel sepolcro, essi furono delusi da Lui. In quel tempo, gli uomini nei loro cuori erano già passati dal mettere in dubbio al negare le cose che il Signore Gesù aveva detto nella Sua vita da uomo. E quando Egli uscì dal sepolcro e apparve alla gente singolarmente, la maggioranza delle persone che Lo avevano visto con i loro occhi, o avevano sentito la notizia della Sua resurrezione, gradualmente passò dalla negazione allo scetticismo. Soltanto dopo che il Signore Gesù consentì a Tommaso di mettere la mano nel Suo costato, dopo che spezzò il pane e lo mangiò di fronte alla folla dopo la Sua resurrezione, e dopo che consumò pesce arrostito davanti a loro, le persone accettarono con sincerità il fatto che il Signore Gesù fosse il Cristo incarnato. Era come se questo corpo spirituale fatto di carne e ossa, in piedi davanti a quelle persone, stesse destando tutti quanti da un sogno: il Figlio dell’uomo che si trovava di fronte a loro era Colui che esisteva da tempo immemore. Aveva una forma, carne, ossa, e aveva già vissuto e mangiato con l’umanità per un lungo periodo… In quel momento, le persone sentirono che la Sua esistenza era reale e meravigliosa; erano gioiose, felici e piene di emozione. La Sua riapparizione consentì alla gente di vedere realmente la Sua umiltà e di percepire la Sua vicinanza, il Suo affetto e il Suo attaccamento all’umanità. Dopo questa breve riunione, coloro che avevano visto il Signore Gesù si sentirono come se fosse passata un’intera vita. I loro cuori disorientati, confusi, spaventati, ansiosi, anelanti e intorpiditi avevano trovato conforto. Non erano più scettici o delusi, perché adesso sentivano che c’era qualcosa in cui sperare e su cui fare affidamento. Il Figlio dell’uomo a cui si trovavano di fronte sarebbe stato con loro per l’eternità, sarebbe stato la loro fortezza, il loro rifugio per sempre.

Anche se il Signore Gesù era resuscitato, il Suo cuore e la Sua opera non avevano abbandonato l’umanità. Con la Sua apparizione fece capire alle persone che, a prescindere dalla forma in cui sarebbe esistito, Egli le avrebbe accompagnate, avrebbe camminato con loro e sarebbe stato con loro in ogni momento e in ogni luogo. E in ogni momento e in ogni luogo, Egli avrebbe provveduto alle necessità dell’umanità e l’avrebbe guidata, consentendole di vederLo e toccarLo, e assicurandosi che essa non si sarebbe mai più sentita indifesa. Inoltre, il Signore Gesù voleva che le persone sapessero che in questo mondo non sono sole nella loro vita. Dio Si preoccupa per loro, è con loro ed esse possono sempre appoggiarsi a Lui, che è la famiglia di ognuno dei Suoi seguaci. Avendo la fortuna di poter fare affidamento su Dio, gli uomini non saranno più soli né indifesi, e coloro che Lo accetteranno come offerta sacrificale non saranno più oppressi dal peccato. Agli occhi del genere umano, le parti della Sua opera che il Signore Gesù realizzò dopo la Sua resurrezione erano piuttosto irrilevanti, ma a Mio parere ogni singola cosa fu ricca di significato e davvero preziosa, e ogni Sua azione ebbe la sua importanza e il suo peso.

Anche se la vita del Signore Gesù incarnato fu piena di dolore e sofferenza, attraverso la Sua apparizione nel Suo corpo spirituale, fatto di carne e ossa, Egli in maniera completa e perfetta portò a termine il compito di redimere l’umanità, che si era prefissato durante la Sua vita da uomo. Iniziò il Suo ministero facendosi carne, e lo concluse palesandosi all’umanità nella Sua forma corporea. Egli proclamò l’Età della Grazia, avviò l’Età della Grazia attraverso la Sua identità di Cristo. Attraverso la Sua identità di Cristo, Egli realizzò la Sua opera nell’Età della Grazia, e rafforzò e guidò tutti i Suoi seguaci in quest’età. Si può dire che nella Sua opera Dio porti a termine realmente ciò che ha iniziato. Il Suo operato si articola in varie fasi e segue un progetto, ed è intriso della saggezza di Dio, della Sua onnipotenza e delle Sue meravigliose azioni. È pieno anche dell’amore e della misericordia di Dio. Ovviamente, il filo conduttore che lega tutta l’opera di Dio è la Sua preoccupazione per l’umanità; essa è permeata dei Suoi sentimenti di sollecitudine che non riesce mai a mettere da parte. In questi versi della Bibbia, in ogni singola cosa che il Signore Gesù fece dopo la Sua resurrezione, furono svelati le Sue immutate speranze e il Suo costante interesse per l’umanità, e anche la meticolosa attenzione e la gran cura con cui Dio Si occupava degli uomini. Finora, niente di tutto questo era cambiato – ve ne rendete conto? Quando riuscite a rendervene conto, il vostro cuore non si avvicina automaticamente a Dio? Se aveste vissuto in quell’epoca e il Signore Gesù vi fosse apparso dopo la Sua resurrezione, in una forma per voi tangibile e visibile, e si fosse seduto di fronte a voi, avesse mangiato con voi pane e pesce, vi avesse spiegato le Scritture e avesse parlato con voi, come vi sareste sentiti? Felici? Colpevoli? Non sarebbero scomparsi i malintesi precedenti, il desiderio di evitare Dio, i conflitti con Lui e i dubbi su di Lui? Non sarebbe migliorata la relazione tra Dio e gli uomini?

Attraverso l’interpretazione di questi pochi capitoli della Bibbia, avete trovato qualche difetto nell’indole di Dio? Avete scoperto qualche manipolazione dell’amore di Dio? Avete notato astuzia o malvagità nell’onnipotenza o nella saggezza di Dio? Ovviamente no! Adesso potete dire con certezza che Dio è santo? Potete dire con certezza che le emozioni di Dio sono una manifestazione della Sua essenza e della Sua indole? Spero che dopo aver letto queste parole, ciò che avete compreso vi aiuti e vi porti benefici nella ricerca di un cambiamento nella vostra indole e nel sentimento di timore che provate verso Dio. Mi auguro anche che queste parole vi diano dei frutti che cresceranno giorno dopo giorno, portandovi così sempre più vicino a Dio e allo standard che Egli richiede, in modo tale che non vi annoiate più nella ricerca della verità, e che non pensiate più che la ricerca della verità e di un cambiamento nella vostra indole sia una cosa superflua o seccante. Piuttosto, l’espressione della reale indole di Dio e la Sua santa essenza devono motivarvi a desiderare ardentemente la luce e la giustizia, e ad aspirare a cercare la verità e l’adempimento della volontà di Dio, e a diventare uomini conquistati da Dio, persone reali.

Oggi abbiamo parlato di alcune azioni che Dio compì nell’Età della Grazia quando Si fece carne per la prima volta. Da queste cose abbiamo visto l’indole che espresse e svelò nella Sua forma corporea, e anche ogni aspetto di ciò che ha ed è. Tutti questi aspetti sembrano molto umanizzati, ma la realtà è che in sostanza tutto ciò che svelò ed espresse è inscindibile dalla Sua indole. I metodi e gli aspetti del Dio incarnato che manifestano la Sua indole nella Sua vita da uomo sono inestricabilmente legati alla Sua essenza. Quindi, è molto importante che Dio Si sia fatto carne in mezzo agli uomini, e che abbia così potuto compiere la Sua opera. Ancora più rilevanti sono l’indole che rivelò e la volontà che espresse a ogni persona che viveva nella sua forma corporea, a ogni persona che viveva nella corruzione. Siete in grado di capire questa cosa? Dopo aver compreso l’indole di Dio, ciò che ha ed è, siete giunti a delle conclusioni sul modo in cui dovreste trattare Dio? In risposta a questa domanda, per concludere vorrei darvi tre avvertimenti: in primo luogo, non mettete alla prova Dio. Non importa quanto sia sviluppata la vostra capacità di capire Dio o quante nozioni abbiate sulla Sua indole, non metteteLo assolutamente alla prova. In secondo luogo, non battetevi con Dio per conquistare una posizione sociale. Non contano il tipo di condizione sociale datovi da Dio, il genere di lavoro che Egli vi ha affidato, il tipo di compito per il quale Egli vi ha cresciuti o la quantità di tempo che avete speso e sacrificato per Dio, non battetevi assolutamente con Lui per conquistare una posizione sociale. Infine, non mettetevi in competizione con Dio. A prescindere dal fatto che capiate ciò che Dio fa con voi o che Gli obbediate, e qualunque cosa Egli predisponga per voi o vi apporti, non mettetevi assolutamente in competizione con Lui. Se riuscirete a tenere fede a questi tre avvertimenti, allora sarete relativamente al sicuro e non farete facilmente andare in collera Dio. Per oggi è tutto!

23 luglio 2014

Note a piè di pagina:

a. Il testo originale omette “questa espressione di”.