32. Addio, sogno di diventare una stella!

di Zhang Fan, Stati Uniti

Dio Onnipotente dice: “Essendo una delle creature, l’uomo deve restare al suo posto e comportarsi coscienziosamente e salvaguardare debitamente ciò che gli viene affidato dal Creatore. E l’uomo non può uscire dai ranghi né fare cose al di là della sua portata o che risultino sgradite per Dio. L’uomo non deve cercare di essere grande o eccezionale o superiore agli altri, né cercare di diventare Dio. Non bisogna avere questi desideri. Cercare di diventare grandi o eccezionali è assurdo. Cercare di diventare Dio è ancora più ignobile. È disgustoso e spregevole. Ciò che è lodevole, e ciò a cui le creature dovrebbero attenersi più che a ogni altra cosa, è diventare vere creature. Questo è l’unico obiettivo che tutti dovrebbero perseguire” (“Dio Stesso, l’Unico I” in “La Parola appare nella carne”). Leggere questo brano delle parole di Dio mi ha commossa. Mi fa pensare alle mie esperienze passate.

Amavo la recitazione fin da bambina: ammiravo le celebrità e le stelle del cinema. Mi colpiva come salivano sul palco per essere adorate e ammirate da tutti. Prima ancora di aver finito le medie, mi iscrissi a una scuola di teatro e, tre anni dopo, ero un’attrice. Ad ogni mia esibizione, trovavo gratificante vedere tutto quel pubblico che ci guardava recitare. Trovata la fede in Dio, compii il mio dovere come attrice, recitando alcuni ruoli nei film della Chiesa. Fui felice quando i fratelli e le sorelle mi dissero che ero una brava attrice, e pensai: “Se potessi fare da protagonista, mi vedrebbero tutti, e di certo mi amerebbero. Sarebbe meraviglioso!”

Quando successivamente la Chiesa iniziò a preparare un altro film, un fratello mi disse di fare un’audizione. Pensavo che, come attrice esperta, avrei ottenuto la parte. Attendevo trepidante che il leader annunciasse la mia partecipazione alle riprese. Passai qualche giorno a immaginare come tutti mi avrebbero ammirata. Quel pensiero mi rendeva felice. Ma, qualche giorno dopo, il leader mi disse che non avevo superato l’audizione e che dovevo unirmi al gruppo del Vangelo, che era a corto di personale. Restai di sasso, ero contrariata. Mi chiedevo: “Come hanno potuto scartarmi? Avevo già interpretato ruoli importanti, e tutti avevano detto che avevo fatto un buon lavoro. Perché non mi avevano scelta? Avevano commesso un errore? Non posso farmi notare con il lavoro del Vangelo. Non c’è la stessa gloria che nel fare l’attrice”. Più ci pensavo, più ero restia ad accettare com’era andata. Poi però pensai che la condivisione del Vangelo è la volontà di Dio, una responsabilità di cui dovevo farmi carico. Dovevo avere coscienza e ragione, dovevo sottomettermi, e accettai con riluttanza. Pur condividendo il Vangelo, ripensavo sempre a come i fratelli e le sorelle mi avessero ammirata quando recitavo e, soprattutto quando incontravo chi aveva recitato con me in un film, provavo invidia. Pensavo: “Sarebbe fantastico se mi chiedessero nuovamente di recitare. Allora sarei come loro, potrei recitare sempre nei film. I fratelli e le sorelle che mi conoscono mi ammirerebbero. Perché non mi hanno scelta?” Più ci rimuginavo, più soffrivo. Non mi facevo carico delle mie responsabilità e non mi impegnavo per munirmi delle verità necessarie al lavoro di Vangelo. Quando chi indagava l’opera di Dio degli ultimi giorni mi poneva una domanda, non sapevo quali verità condividere. Mi sentivo sempre più distante da Dio e, quando leggevo le parole di Dio, mancavo dell’illuminazione dello Spirito Santo. Inoltre, non sentivo la presenza di Dio quando pregavo, e la mia mente era in continuo subbuglio. Nella mia sofferenza, rivolsi una preghiera a Dio, dicendo: “O Dio, in questo momento provo grande dolore. Voglio solo compiere il mio dovere come attrice, per mostrare quello che so fare, e non posso sottomettermi a ciò che Tu hai disposto. Ti prego, guidami nel conoscere me stessa e la Tua volontà”.

Lessi questi due brani delle parole di Dio, dopo la preghiera: “Che cos’è la vera sottomissione? Ogni volta che Dio fa qualcosa come desideri e hai la sensazione che tutto è soddisfacente e opportuno, e che ti è stato permesso di emergere, senti che è magnifico e dici ‘grazie Dio’ e riesci a sottometterti alla Sua orchestrazione e alle Sue disposizioni. Invece, ogni volta che vieni assegnato a una posizione irrilevante dove non ti è mai possibile emergere e nella quale nessuno mai si accorge di te, smetti di sentirti felice e trovi difficile sottometterti. […] Di solito è facile sottomettersi quando le condizioni sono favorevoli. Se riesci a farlo anche in circostanze avverse – quelle in cui le cose non vanno come desideri e vieni ferito nei tuoi sentimenti, quelle che ti rendono debole, che ti fanno soffrire fisicamente e sono uno smacco per la tua reputazione, che non riescono a soddisfare la tua vanità e il tuo orgoglio e ti infliggono una sofferenza psicologica, allora possiedi davvero una levatura” (La condivisione di Dio). “Non appena questo interessa la posizione, l’immagine o la reputazione, il cuore di ognuno freme nell’aspettativa, e ciascuno di voi vuole sempre distinguersi, essere famoso, essere riconosciuto. Ognuno è restio a cedere, e invece è sempre desideroso di competere, anche se competere è imbarazzante e non è permesso nella casa di Dio. Tuttavia, senza competizione, non sei comunque soddisfatto. Quando vedi che qualcuno si distingue, provi invidia, odio e ritieni che sia ingiusto. ‘Perché non posso essere io al centro dell’attenzione? Perché è sempre quella persona a spiccare e non tocca mai a me?’ A quel punto provi del rancore. Cerchi di reprimerlo, ma non ci riesci. Preghi Dio e ti senti meglio per un po’, ma poi, appena ti imbatti nuovamente in questo tipo di situazione, non riesci a superarla. Questa non è una dimostrazione di immaturità di levatura? Ricadere in simili stati non è forse una trappola? Queste sono le catene della natura corrotta di Satana che vincolano gli esseri umani” (“Puoi ottenere la verità dopo aver consegnato il tuo vero cuore a Dio” in “Registrazione dei discorsi di Cristo”). Dopo aver letto le parole di Dio, capii di non essere riuscita a sottomettermi alle Sue disposizioni perché il mio desiderio di fama e prestigio era troppo grande, e cercavo sempre di diventare famosa. Quando la Chiesa mi aveva chiesto di fare l’attrice, dato che potevo esibirmi davanti alla telecamera, avevo accettato con gioia e avevo obbedito. Poi però mi era stato chiesto di diffondere il Vangelo, e il pensiero di non potermi distinguere nello svolgimento del mio dovere e il fatto che, per quanto mi fossi impegnata, nessuno lo avrebbe visto, mi aveva reso reticente e incapace di sottomettermi. Nonostante in apparenza condividessi il Vangelo, pensavo sempre ai miei gloriosi giorni da attrice e il pensiero di non poterlo più fare mi faceva arrabbiare e sentivo di aver subito un torto. Portavo avanti senza passione il compito del Vangelo, con negatività e pigrizia, senza ottenere niente. Sapevo bene che la diffusione del Vangelo era il desiderio di Dio, e che sia recitare che condividere il Vangelo significava testimoniare l’opera di Dio in modi diversi. Non ero adatta a quel ruolo, perciò il leader mi aveva assegnato il lavoro del Vangelo. Anche quello era il mio compito, perciò dovevo accettarlo e svolgerlo al meglio con cuore. Ma non avevo riguardo nei confronti della volontà di Dio. Volevo scegliere come compiere il mio dovere e impegnarmi solo quando potevo farmi ammirare dagli altri. Pensavo solo a soddisfare le mie ambizioni. Compivo il mio dovere solo in apparenza, ma, in realtà, cercavo di accrescere la mia reputazione e il mio prestigio senza sottomettermi a Dio. Non era forse resistere a Dio e cercare di ingannarLo? Come poteva questo non provocare disgusto e odio in Dio?

Pregai Dio e trovai un percorso di pratica nelle Sue parole. Ecco cosa dicono le parole di Dio: “Se vuoi dedicarti ad essere devoto a Dio in tutto ciò che fai per soddisfare la volontà di Dio, non puoi limitarti ad assolvere solo un dovere; devi accettare qualsiasi incarico Dio ti affidi. Che corrisponda o meno ai tuoi gusti e rientri o meno nei tuoi interessi, o sia qualcosa che non ti piace o che non hai mai fatto prima o qualcosa di difficile, devi comunque accettarlo e sottometterti. Non solo devi accettarlo, devi anche collaborare in modo proattivo e impararlo e ottenere l’ingresso. Anche se soffri e non sei riuscito a distinguerti e brillare, devi comunque impegnarti con devozione. Devi considerarlo come il tuo dovere da assolvere: non come una faccenda personale, ma come il tuo dovere. Come si dovrebbero intendere i propri doveri? Il dovere dell’individuo si concretizza quando il Creatore (Dio) gli affida un compito da svolgere. I compiti che Dio ti assegna, gli incarichi che Dio ti affida: questi sono i tuoi doveri. Quando li persegui come tuoi obiettivi e hai davvero un cuore che ama Dio, puoi ancora rifiutare il Suo incarico? Non dovresti rifiutare. Dovresti accettare, giusto? Questo è il cammino della pratica” (“Solo una persona sincera può essere veramente felice” in “Registrazione dei discorsi di Cristo”). Dalle parole di Dio, capii che il dovere è l’incarico che Dio dà a una persona, che è una responsabilità a cui non possiamo sottrarci. Che ci piaccia o no, che ci permetta di metterci in mostra o meno, dobbiamo accettarlo, sottometterci e impegnarci. Non potevo considerarlo come una mia impresa personale volta a soddisfare il mio folle desiderio di farmi notare. Dovevo mettere gli interessi della casa di Dio e le mie responsabilità al primo posto, occupare il posto di un essere creato e sottomettermi alla Sua disposizione. Dopodiché, mi munii dei principi della verità per il lavoro del Vangelo, pregando Dio ogni volta che incontravo delle difficoltà. Andai dai fratelli e le sorelle cercando e condividendo quando non capivo qualcosa. Prima di accorgermene, la mia condizione era migliorata, e nel compimento del mio dovere vedevo la guida e le benedizioni di Dio. Iniziai a vedere dei risultati. Dopo queste esperienze, sentii di poter praticare un po’ di verità, di poter smettere di desiderare di essere un’attrice e di farmi notare. Sentii anche di aver iniziato a obbedire a Dio. Ma poi accadde qualcos’altro, e i miei desideri di fama e prestigio riemersero.

Un giorno, il leader mi disse che avevano bisogno di me per un ruolo in un video musicale. Ne fui felicissima e pensai: “Se mi sceglieranno per un ruolo da protagonista stavolta, allora tanti fratelli e sorelle mi vedranno quando saranno finite le riprese e finirà online. Che cosa gloriosa! Che occasione per mettermi in mostra! È difficile trovare un’opportunità simile. Devo fare del mio meglio”. Più ci pensavo, più mi sentivo felice, e mi diressi gioiosamente alle riprese. Con mia sorpresa, però, scoprii che sarei apparsa solo alcuni secondi del video, e che il ruolo era quello della collaboratrice che denuncia una sorella che condivide il Vangelo degli ultimi giorni. Ne fui devastata. Con un ruolo del genere, apparendo sullo schermo per pochi secondi e così arrabbiata, mi chiesi cosa i fratelli e le sorelle avrebbero pensato di me. Mi lamentai con un paio di fratelli durante le riprese: “Perché ci fanno interpretare ruoli tanto sgradevoli…?” Non avevo neanche finito la frase, quando uno di loro mi disse: “Sorella, sono necessari ruoli di ogni tipo per questo video musicale. Ci sono sia il protagonista che i ruoli secondari. Veniamo scelti per il ruolo più adatto a noi e dobbiamo sottometterci. Inoltre, poter recitare e fare la nostra parte per il lavoro del Vangelo della casa di Dio è un’elevazione per noi, a prescindere dal ruolo!” Quando udii quelle parole, diventai tutta rossa. Stavamo compiendo lo stesso dovere, ma era lui ad avere la giusta attitudine. Perché non riuscivo sottomettermi? Mi sentivo ancora recalcitrante, in parte, e pensavo: “Voi non siete mai stati attori, quindi siete felici di interpretare una parte qualunque, ma per me è diverso. Io facevo l’attrice in una compagnia, e ottenevo sempre delle belle parti, e ho interpretato dei ruoli importanti nella casa di Dio, ma ora devo fare questo personaggio iroso e orribile. È così umiliante!” Quando caricarono il video musicale, tutti erano elettrizzati, ma io non riuscivo a entusiasmarmi. Vedermi in quel ruolo orribile mi turbò in modo indescrivibile. Cos’avrebbero pensato di me i miei conoscenti, dopo avermi vista interpretare quel ruolo? Sapevo di essere nella condizione sbagliata, così pregai Dio: “Oh Dio! Sono agitata e affranta perché ho dovuto interpretare un personaggio secondario, cattivo, e non sono stata capace di sottomettermi. Ti prego, guidami nel conoscere me stessa e nel sottomettermi alle Tue disposizioni”.

Lessi queste parole di Dio dopo la mia preghiera: “L’indole satanica corrotta è radicata molto profondamente nelle persone; diventa la loro vita. Cos’è esattamente che cercano e desiderano ottenere? Sotto la forza trainante dell’indole satanica corrotta, quali sono gli ideali, le speranze, le ambizioni, gli obiettivi e gli orientamenti di vita delle persone? Non vanno forse in direzione contraria alle cose positive? In primo luogo, le persone vogliono sempre conseguire la fama o diventare celebrità; desiderano acquisire grande notorietà e prestigio e portare onore ai propri antenati. Sono forse cose positive? Non sono affatto in linea con le cose positive; inoltre vanno in direzione contraria alla legge secondo cui Dio ha il dominio sul destino dell’umanità. Perché dico questo? Che genere di persona vuole Dio? Vuole forse una persona importante, una celebrità, una persona nobile, una persona di risonanza mondiale? (No.) Allora che genere di persona vuole Dio? Vuole una persona con i piedi ben piantati per terra, che cerchi di avere i requisiti di una creatura di Dio, che sappia compiere il dovere di creatura e stare al posto che le compete in quanto essere umano. […] Che cosa allora provoca negli uomini un’indole satanica corrotta? (L’opposizione a Dio.) Che cosa ottiene chi si oppone a Dio? (Dolore.) Dolore? No, distruzione! Il dolore non ne costituisce neppure la metà. Ciò che vedi proprio di fronte a te è dolore, negatività e debolezza, ed è opposizione e lamentele: che esito avranno queste cose? L’annientamento! Non è una questione di poco conto e non è un gioco” (“Solo cercando la verità e affidandosi a Dio si può superare un’indole corrotta” in “Registrazione dei discorsi di Cristo”). Dopo aver letto questo, riflettei sul perché volevo sempre avere un ruolo da protagonista. Come protagonista, potevo farmi ammirare e adorare dagli altri, proprio come quelle stelle miscredenti che hanno un seguito ovunque vanno, seguite ed emulate ad ogni passo. Credevo che quello fosse l’unico modo glorioso e meritevole di vivere, mentre interpretare un ruolo secondario fosse una disgrazia. Non potevo diventare famosa e mettermi in mostra. Per questo soffrivo e non riuscivo a sottomettermi a quanto disposto da Dio. Attraverso la riflessione, capii che quel mio desiderio dipendeva principalmente dal fatto che ero stata influenzata da veleni satanici quali: “Sii al di sopra degli altri e rendi gloria ai tuoi antenati”, “Come un albero vive per la sua corteccia, così l’uomo vive per la propria faccia”, e “L’uomo lascia il proprio nome ovunque vada, così come l’oca emette il suo grido ovunque voli”. Li consideravo obiettivi positivi, e sentivo di dover provare a distinguermi e a farmi ammirare, pensando che equivalesse all’avere delle ambizioni e degli ideali. Soprattutto guardando quelle stelle sul palco, adulate da così tante persone, sentivo che doveva essere meraviglioso, ed ero invidiosa. Desideravo essere come loro. Per quello desideravo fare l’attrice e diventare una stella sin da quando ero bambina, e mi ero iscritta a una scuola di teatro prima di finire le medie. Mi alzavo presto e andavo a letto tardi per esercitarmi e imparare il mestiere. Quando ero sul palco, col pubblico che applaudiva fragorosamente, mi godevo quegli applausi e sentivo che era valsa la pena di soffrire. Anche dopo essere diventata una credente, non riuscivo a smettere di inseguire fama e prestigio. Ogni volta che avevo il compito di fare l’attrice, desideravo un ruolo da protagonista e di poter recitare in bei film affinché più persone mi riconoscessero e mi ammirassero. Nell’ultimo video musicale, il regista mi aveva fatto interpretare una donna cattiva e rabbiosa perché di quella c’era bisogno. Temevo che avrebbe potuto danneggiare la mia immagine e dare agli altri l’impressione sbagliata, perciò non riuscivo a sottomettermi a ciò, e mi lamentavo di nascosto. Ero così arrogante, e il mio desiderio di fama e prestigio era così forte! Dio ci chiede di diventare creature degne, che ci basiamo sulla ricerca della verità e che compiamo al meglio il nostro dovere di Sue creature, che ricacciamo la nostra indole satanica e che viviamo una vera parvenza umana. Ma io non stavo cercando la verità, volevo sempre essere la protagonista, la stella, essere ammirata dagli altri. Volevo essere circondata dalla folla, crogiolandomi nella gloria dell’aver interpretato un ruolo importante. La mia ricerca era opposta a quanto richiesto da Dio. Andava contro la volontà del Cielo. Ero proprio come quelle celebrità che adorano essere seguite e imitate dagli altri, che vogliono essere viste come divinità per essere idolatrate. Il loro è un cammino malvagio. Dio è il Creatore: l’umanità deve adorare Dio e vedere la Sua grandezza. Questo è un principio immutabile. Ma anche da credente, non stavo adorando Dio né compiendo il mio dovere di essere creato. Ero proprio come i miscredenti, sempre a sperare di diventare famosa per farmi adorare e seguire dalla gente. Non stavo forse cercando di mettermi al posto di Dio per sostituirLo nei cuori della gente? Non ero forse una nemica di Dio? Questa è una cosa che offende gravemente l’indole di Dio, e sapevo che, se non mi fossi pentita, avrei certamente sofferto la giusta punizione di Dio! Capii finalmente quanto fosse malvagio e spaventoso il mio desiderio costante di distinguermi e diventare una stella. Compresi anche che le mie sconfitte, la mancanza di ruoli da protagonista, il non aver raggiunto le mie ambizioni erano tutte cose con cui Dio mi proteggeva. Mi commossi tanto quando lo capii, e dissi questa preghiera a Dio: “Oh Dio! Non voglio più resisterTi e ribellarmi a Te, e non mi importa più di diventare una stella, né di essere adorata dagli altri. Voglio solo sottomettermi alle Tue orchestrazioni e disposizioni per basarmi sulla ricerca della verità e compiere il mio dovere di essere creato”.

Poi lessi questo brano delle parole di Dio: “Essendo una delle creature, l’uomo deve restare al suo posto e comportarsi coscienziosamente e salvaguardare debitamente ciò che gli viene affidato dal Creatore. E l’uomo non può uscire dai ranghi né fare cose al di là della sua portata o che risultino sgradite per Dio. L’uomo non deve cercare di essere grande o eccezionale o superiore agli altri, né cercare di diventare Dio. Non bisogna avere questi desideri. Cercare di diventare grandi o eccezionali è assurdo. Cercare di diventare Dio è ancora più ignobile. È disgustoso e spregevole. Ciò che è lodevole, e ciò a cui le creature dovrebbero attenersi più che a ogni altra cosa, è diventare vere creature. Questo è l’unico obiettivo che tutti dovrebbero perseguire” (“Dio Stesso, l’Unico I” in “La Parola appare nella carne”). Le parole di Dio evidenziarono per me un cammino di pratica. Dovevo tenere i piedi per terra e compiere il mio dovere al meglio e, qualunque incarico mi avesse assegnato Dio, lo avrei accettato sottomettendomi e facendo del mio meglio per portarlo a termine. La Chiesa gira video musicali per testimoniare Dio e qualunque ruolo mi venga assegnato, sia esso eroina, cattiva, protagonista o parte secondaria, è ciò che serve alla casa di Dio. I fratelli e le sorelle assegnano i ruoli a seconda dell’aspetto e dell’atteggiamento di ciascun attore. Tutto è fatto col permesso di Dio, quindi devo sottomettermi e impegnarmi in ogni ruolo. A Dio non interessa se sono la protagonista o meno, se il mio personaggio è gradevole o no. Gli interessa solo sapere se mi sottometto a Lui nel mio cuore, e se sto compiendo il dovere di un essere creato. Quando capii questo, sentii come se mi avessero tolto un peso.

Partecipai ad alcuni altri film dopo questo, interpretando ogni volta un ruolo secondario. A volte mi agitavo perché il mio desiderio di fama e prestigio non veniva soddisfatto, ma pregavo consapevolmente Dio, abbandonavo le mie motivazioni errate, e riuscivo a sottomettermi e dedicarmi alla parte. Ho smesso di cercare di farmi notare e diventare una stella, e compio piuttosto il mio dovere con i piedi ben piantati per terra. Tutto questo è stato raggiunto attraverso il giudizio e il castigo delle parole di Dio, e ringrazio Dio per avermi salvata.

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