XI Parole classiche sull’ingresso nella realtà della verità

128. L’indole di Dio è aperta a tutti e non è nascosta, perché Egli non ha mai evitato volutamente alcun essere umano e non ha mai cercato intenzionalmente di occultare Sé Stesso per impedire alle persone di conoscerLo o di comprenderLo. L’indole di Dio è sempre stata aperta e si è sempre rivolta schiettamente a ognuno. Durante la Sua gestione, Dio svolge la Sua opera rivolgendosi a tutti; essa si compie su ogni singolo individuo. Mentre Dio la svolge, rivela continuamente la Sua indole, usando senza sosta la Sua essenza, ciò che Egli ha ed è, per guidare ogni singola persona e per provvedere alle sue necessità. In ogni età e in ogni fase, a prescindere dal fatto che le circostanze siano positive o negative, l’indole di Dio e ciò che Egli ha ed è sono sempre aperti a ciascun individuo, così come la Sua vita provvede costantemente e incessantemente all’umanità e la sostiene. Nonostante ciò, l’indole di Dio rimane nascosta ad alcuni. Perché? Perché, sebbene queste persone vivano nell’ambito della Sua opera e Lo seguano, non hanno mai cercato di comprenderLo o non hanno mai voluto conoscerLo, né tantomeno avvicinarsi di più a Lui. Per loro, capire la Sua indole significa che la loro fine è vicina, che stanno per essere giudicate e condannate dall’indole di Dio. Perciò costoro non hanno mai desiderato comprendere Dio o la Sua indole, e non bramano una comprensione o una conoscenza più profonda della Sua volontà. Non intendono capirla attraverso una collaborazione consapevole; amano semplicemente fare sempre le cose che vogliono e non se ne stancano mai; credono nel Dio in cui vogliono credere, nel Dio che esiste soltanto nella loro immaginazione e nelle loro concezioni, che non può essere lontano da loro nella vita quotidiana. Quando si tratta del vero Dio Stesso, essi mostrano scarsissima considerazione, non hanno alcun desiderio di comprenderLo, di prestarGli attenzione, e ancora meno sono intenzionati ad avvicinarsi di più a Lui. Si limitano a usare le parole pronunciate da Dio per mascherare sé stessi, per fare bella figura. Secondo loro, ciò li rende già bravi credenti e persone con la fede in Dio nel cuore. In cuor loro, sono guidati dall’immaginazione, dalle loro concezioni e persino dalle loro personali definizioni di Dio. Il vero Dio Stesso, invece, non ha assolutamente nulla a che fare con loro. Perché, una volta che comprenderanno Lui, la Sua vera indole e ciò che Egli ha ed è, le loro azioni, la loro fede e la loro ricerca verranno condannate. È per questo motivo che non sono disposti a capire l’essenza di Dio e che sono riluttanti e restii a cercare attivamente o a pregare per conoscere meglio Dio, la Sua volontà e la Sua indole. Preferirebbero che Egli fosse qualcosa di inventato, di vuoto e di sfuggente, che fosse esattamente come Lo hanno immaginato: qualcuno che possa essere ai loro ordini, presente in misura inesauribile e sempre disponibile. Quando vogliono godere della grazia di Dio, Gli chiedono di essere quella grazia. Quando hanno bisogno della Sua benedizione, Gli chiedono di essere quella benedizione. Quando si trovano di fronte alle avversità, Gli chiedono di infondere loro coraggio, di essere la loro rete di sicurezza. La loro conoscenza di Dio è circoscritta all’ambito della grazia e della benedizione. Anche la loro comprensione dell’opera di Dio, della Sua indole e di Lui Stesso è limitata alla loro immaginazione e a una mera serie di lettere e dottrine. Tuttavia ci sono persone ansiose di capire l’indole di Dio, di vedere davvero Dio Stesso e di cogliere veramente la Sua indole e ciò che Egli ha ed è. Costoro cercano la realtà della verità e la salvezza di Dio, e tentano di ricevere la Sua conquista, salvezza e perfezione. Usano il cuore per leggere la Sua parola, per valutare ogni situazione e ogni persona, evento o cosa che Egli ha predisposto per loro, e pregano e cercano con sincerità. Ciò che vogliono di più è conoscere la volontà di Dio e comprendere la Sua vera indole ed essenza. Così non Lo offenderanno più e, attraverso le loro esperienze, saranno in grado di vedere maggiormente la Sua amabilità e il Suo vero volto. Inoltre, un Dio veramente reale esisterà nel loro cuore e avrà un posto al suo interno, cosicché queste persone non vivranno più tra immaginazione, concezioni o elusività. Hanno un desiderio urgente di comprendere l’indole di Dio e la Sua essenza perché queste ultime sono cose di cui l’umanità potrebbe avere bisogno in qualunque momento della propria esperienza, cose che danno vita per tutta la durata dell’esistenza. Una volta compresa l’indole di Dio, saranno in grado di riverirLo meglio, di collaborare più efficacemente con la Sua opera, di essere più attenti alla Sua volontà e di svolgere il proprio dovere al massimo delle loro capacità. Quando si tratta degli atteggiamenti verso l’indole di Dio, ci sono due categorie di persone. Quelle della prima non vogliono cogliere l’indole di Dio e, anche se dicono di volerla comprendere, di voler arrivare a conoscere Dio Stesso, di voler vedere ciò che Egli ha ed è e di voler capire sinceramente la Sua volontà, in cuor loro preferirebbero che Dio non esistesse. Questo, perché gli uomini di questo tipo Gli disobbediscono e Gli resistono costantemente; Lo combattono perché non occupi un posto nel loro cuore e spesso dubitano della Sua esistenza o addirittura la negano. Non vogliono permettere all’indole di Dio o al vero Dio Stesso di occupare il loro cuore. Vogliono soltanto soddisfare i propri desideri, la propria immaginazione e le proprie ambizioni. Forse, dunque, queste persone credono in Dio, Lo seguono e magari rinunciano persino alla famiglia e al lavoro per Lui, ma non mettono fine ai loro comportamenti malvagi. Alcune addirittura rubano o sperperano le offerte, oppure maledicono Dio in privato, mentre altre sfruttano la propria posizione per deporre continuamente a loro favore, per esaltarsi e per competere con Dio per gli uomini e per lo status. Usano vari metodi e accorgimenti per indurre gli altri a adorarle, provando costantemente a conquistarli e a controllarli. Alcune addirittura li fuorviano inducendoli a pensare che siano Dio in modo da poter essere trattate come Lui. Non direbbero mai agli altri che sono state traviate, che sono corrotte e arroganti a loro volta, che non andrebbero adorate, che la loro eventuale condotta impeccabile dipende tutta dall’esaltazione di Dio e che è il comportamento che dovrebbero tenere in ogni caso. Perché non dicono queste cose? Perché hanno molta paura di perdere il loro posto nel cuore degli altri. È per questo motivo che le persone di questo tipo non esaltano mai Dio e non Gli rendono mai testimonianza, poiché non hanno mai cercato di comprenderLo. Possono conoscerLo senza averLo compreso? No, è impossibile! Pertanto, benché le parole del titolo “L’opera di Dio, l’indole di Dio e Dio Stesso” possano essere semplici, il loro significato è diverso per ognuno. Per qualcuno che disobbedisce spesso a Dio, che Gli resiste e Gli è ostile, significano condanna; mentre chi cerca la realtà della verità e viene spesso dinanzi a Dio per cercarNe la volontà si sentirà indubbiamente nel proprio elemento.

da “L’opera di Dio, l’indole di Dio e Dio Stesso I” in La Parola appare nella carne

129. Quando Dio Si alzò dal Suo letto, il primo pensiero che ebbe fu questo: creare una persona viva, un uomo reale, qualcuno con cui vivere e che fosse il Suo compagno costante. Costui avrebbe potuto ascoltarLo, e Dio avrebbe potuto confidarSi con lui e parlargli. Poi, per la prima volta, Dio prese una manciata di polvere e la usò per creare la prima persona viva che aveva immaginato, quindi diede un nome a questa creatura: Adamo. Come Si sentì dopo aver guadagnato questa persona capace di vivere e di respirare? Per la prima volta provò la gioia di avere una persona cara, un compagno, e sentì anche la responsabilità di essere padre e la relativa preoccupazione. Questa persona capace di vivere e di respirare Gli portò felicità e gioia; Dio si sentì confortato per la prima volta. Questa fu la prima cosa che realizzò, non con i pensieri o addirittura con le parole, ma con le Sue stesse mani. Quando questo tipo di essere – una persona capace di vivere e di respirare – si trovò dinanzi a Dio, fatta di carne e di sangue, con un corpo e una forma, e in grado di parlare con Lui, Egli fu sopraffatto da una gioia che non aveva mai provato prima. Sentì davvero la Propria responsabilità, e questo essere vivente non solo Gli fece tenerezza, ma anche Lo commosse e Gli riscaldò il cuore con ogni sua piccola mossa. Così, quando questo essere vivente si trovò davanti a Dio, quella fu la prima volta che Egli ebbe l’idea di guadagnare altre persone analoghe. Questa fu la serie di eventi innescata dal primo pensiero avuto da Dio. Per Lui, tutti questi eventi si stavano verificando per la prima volta, ma in quegli istanti, qualunque cosa abbia provato all’epoca – gioia, responsabilità, preoccupazione –, non aveva nessuno con cui condividerla. Da quel momento, Dio provò davvero una solitudine e una tristezza che non aveva mai sentito prima. Intuì che gli esseri umani non erano in grado di accettare o comprendere il Suo amore e la Sua sollecitudine, oppure le Sue intenzioni per l’umanità, perciò in cuor Suo continuò a provare sofferenza e dolore. Sebbene avesse fatto queste cose per l’uomo, costui non ne era consapevole e non capiva. Oltre alla felicità, ben presto la gioia e il conforto che l’uomo Gli aveva donato portarono con sé i Suoi primi sentimenti di dolore e di solitudine. Questi erano i pensieri e i sentimenti di Dio all’epoca. Mentre faceva tutte queste cose, in cuor Suo passò dalla gioia alla sofferenza e dalla sofferenza al dolore, il tutto mescolato con l’ansia. Voleva soltanto affrettarsi a comunicare a questa persona, alla razza umana, cosa albergava nel Suo cuore e quali erano le Sue intenzioni. Allora gli uomini sarebbero potuti diventare Suoi seguaci ed essere in armonia con Lui. Non L’avrebbero più ascoltato parlare, bensì sarebbero ammutoliti; non sarebbero più stati all’oscuro di come unirsi a Dio nella Sua opera; soprattutto non sarebbero più rimasti indifferenti alle Sue prescrizioni. Le prime cose che Dio completò sono molto significative e hanno un grande valore per il Suo piano di gestione e per gli esseri umani oggi.

da “L’opera di Dio, l’indole di Dio e Dio Stesso III” in La Parola appare nella carne

130. Genesi 2:15-17 Jahvè Dio prese dunque l’uomo e lo pose nel giardino d’Eden perché lo lavorasse e lo custodisse. E Jahvè Dio diede all’uomo questo comandamento: “Mangia pure liberamente del frutto d’ogni albero del giardino; ma del frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male non ne mangiare; perché, nel giorno che tu ne mangerai, per certo morrai”.

Deducete qualcosa da questi versetti? Come vi fa sentire questa parte delle Scritture? Perché ho selezionato “Il comando di Dio a Adamo”? Ora ognuno di voi ha in mente un’istantanea di Dio e di Adamo? Potete provare a immaginarla: se foste in quella scena, che aspetto avrebbe Dio nel vostro cuore? Quali emozioni vi suscita questa immagine? È un ritratto commovente e toccante. Sebbene ci siano soltanto Dio e l’uomo, l’intimità tra loro è davvero invidiabile; il copioso amore di Dio viene concesso gratuitamente all’uomo e lo circonda; l’uomo è ingenuo e innocente, libero e spensierato, e vive beatamente sotto lo sguardo di Dio; Dio mostra la Sua sollecitudine per l’uomo, mentre quest’ultimo vive sotto la Sua protezione e benedizione; ogni singola cosa che l’uomo fa e dice è strettamente legata a Dio e inseparabile da Lui.

Potete dire che questo è il primo comando dato da Dio all’uomo dopo la sua creazione. Che cosa veicola questo comando? La volontà di Dio, ma anche le Sue preoccupazioni per l’umanità. È il primo comando di Dio, ed è anche la prima volta che Egli Si preoccupa per l’uomo. Vale a dire che Dio ha una responsabilità verso l’uomo dal momento in cui l’ha creato. Qual è la Sua responsabilità? Deve proteggere l’uomo e prenderSi cura di lui. Spera che l’uomo riesca a credere e a obbedire alle Sue parole. Questa è anche la prima aspettativa di Dio su di lui. È con questa aspettativa che Egli pronuncia la seguente frase: “Mangia pure liberamente del frutto d’ogni albero del giardino; ma del frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male non ne mangiare; perché, nel giorno che tu ne mangerai, per certo morrai”. Queste semplici parole rappresentano la volontà di Dio. Rivelano anche che il Suo cuore ha già iniziato a mostrare sollecitudine per l’uomo. Tra tutte le cose, soltanto Adamo fu creato a immagine e somiglianza di Dio; egli era l’unica cosa vivente nelle cui narici Dio aveva soffiato il Suo alito di vita; poteva camminare e conversare con Dio. È per questo motivo che Dio gli diede un simile comando, con cui spiegò molto chiaramente ciò che l’uomo poteva e non poteva fare.

In queste poche, semplici parole vediamo il cuore di Dio. Ma che tipo di cuore è? Al Suo interno alberga l’amore? Alberga la sollecitudine? L’amore e la sollecitudine di Dio in questi versetti possono non solo essere compresi dalle persone, ma anche percepiti in modo accurato e autentico. Non è così? Ora che ho detto queste cose, pensate ancora che siano soltanto poche semplici parole? Non sono tanto semplici, vero? Ve ne eravate accorti prima? Se Dio ti dicesse personalmente queste poche parole, come ti sentiresti dentro? Se non sei una persona benevola, se il tuo cuore è freddo come il ghiaccio, non proveresti nulla, non comprenderesti l’amore di Dio e non cercheresti di capire il Suo cuore. Se invece sei una persona dotata di coscienza e di umanità, le tue sensazioni sarebbero diverse. Percepiresti un calore e ti sentiresti protetto, amato e felice. Non è così? Quando proverai queste cose, come ti comporterai verso Dio? Ti affezionerai a Lui? Lo amerai e Lo rispetterai dal profondo del tuo cuore? Il tuo cuore si avvicinerà di più a Lui? Da tutto ciò puoi dedurre quanto sia importante l’amore di Dio per l’uomo. Ancora più cruciali, tuttavia, sono il riconoscimento e la comprensione dell’amore di Dio da parte dell’essere umano.

da “L’opera di Dio, l’indole di Dio e Dio Stesso I” in La Parola appare nella carne

131. Nell’immagine del versetto: “E Jahvè Dio fece ad Adamo e alla sua moglie delle tuniche di pelle, e li vestì”, che tipo di ruolo svolge Dio quando è con Adamo ed Eva? In che tipo di ruolo appare in un mondo popolato soltanto da due esseri umani? In quello di Dio? […] Alcuni di voi ritengono che Dio Si manifesti come un membro della famiglia di Adamo ed Eva, mentre altri dicono che Dio appare come il capofamiglia, e altri ancora come genitore. Tutte queste ipotesi sono molto appropriate. Ma dove voglio arrivare? Dio creò queste due persone e le trattò come Suoi compagni. Essendo il loro unico parente, Si prese cura della loro vita e anche delle loro necessità primarie. Qui Dio appare come un genitore di Adamo ed Eva. Mentre lo fa, l’uomo non vede quanto Egli sia nobile; non nota la Sua fondamentale supremazia, la Sua misteriosità e soprattutto la Sua ira o maestà. Vede soltanto l’umiltà di Dio, il Suo affetto, la Sua sollecitudine verso l’uomo, la Sua responsabilità e la Sua premura nei confronti dell’essere umano. L’atteggiamento con cui Dio trattò Adamo ed Eva è simile al modo in cui i genitori umani mostrano sollecitudine verso i propri figli. Assomiglia anche alla maniera in cui i genitori umani amano, accudiscono e assistono i propri figli e le proprie figlie: reale, visibile e tangibile. Invece di mettere Sé Stesso in una posizione elevata e potente, Dio utilizzò personalmente le pelli per realizzare i vestiti destinati agli uomini. Non importa che le pellicce servissero a coprire le loro pudenda o a proteggerli dal freddo. In breve, questi vestiti adoperati per coprire il corpo degli uomini furono realizzati personalmente da Dio con le Sue Stesse mani. Anziché crearli semplicemente con il pensiero o con metodi miracolosi, come immaginano le persone, Egli fece legittimamente qualcosa che, secondo l’uomo, non avrebbe potuto né dovuto fare. Forse è una cosa semplice, che secondo alcuni non è neppure degna di nota, eppure consente anche a tutti coloro che seguono Dio, ma che prima erano pieni di idee vaghe su di Lui, di acquisire una comprensione della Sua sincerità e amabilità e di vedere la Sua natura fedele e umile. Costringe le persone insopportabilmente arroganti, che pensano di essere illustri e potenti, a chinare con vergogna la loro testa presuntuosa davanti alla sincerità e all’umiltà di Dio. Qui, queste ultime qualità permettono ancora di più all’uomo di vedere quanto Egli sia amabile. Per contro, il Dio immenso, amorevole e onnipotente nel cuore delle persone è molto piccolo, sgradevole e incapace di resistere persino a un singolo colpo. Quando vedi questo versetto e senti questa storia, guardi Dio dall’alto in basso perché fece una cosa simile? Alcuni potrebbero farlo, ma per altri sarà l’esatto contrario. Penseranno che Dio sia sincero e amorevole, e sono proprio queste caratteristiche a commuoverli. Più vedono il vero volto di Dio, e più riescono a comprendere la vera esistenza del Suo amore, la Sua importanza nel loro cuore e il modo in cui Egli sta al loro fianco in ogni momento.

da “L’opera di Dio, l’indole di Dio e Dio Stesso I” in La Parola appare nella carne

132. Dal principio fino ad oggi, solo l’uomo è stato capace di parlare con Dio. In altri termini, tra tutti i viventi e le creature di Dio, solo l’uomo è stato in grado di conversare con Lui. L’uomo ha orecchi che gli consentono di ascoltare e occhi che gli consentono di vedere; usa un linguaggio, idee proprie e libero arbitrio. Egli possiede tutto ciò che è necessario per ascoltare le parole di Dio, comprenderNe la volontà e accettarNe il mandato. Per questo Dio affida tutti i Suoi desideri all’uomo, giacché vuole renderlo Suo compagno, con gli stessi Suoi pensieri e in grado di camminare con Lui. Da quando ha avviato la Sua gestione, Dio ha atteso che l’uomo Gli donasse il suo cuore, in modo che Egli potesse purificarlo e prepararlo, onde renderlo gradito a Dio e amato da Lui, per fare in modo che l’uomo temesse Dio e fuggisse il male. Dio ha sempre desiderato e atteso un tale esito.

da “L’opera di Dio, l’indole di Dio e Dio Stesso II” in La Parola appare nella carne

133. Egli considera questo esempio di gestione dell’umanità, di salvezza degli uomini, più importante di qualunque altra cosa. Fa queste cose non solo con la mente o con le semplici parole, e soprattutto non le fa a casaccio, bensì secondo un piano, con un obiettivo, con criteri ben precisi e secondo la Sua volontà. È chiaro che quest’opera volta a salvare l’umanità ha un enorme significato per Dio e per l’uomo. Per quanto sia ardua, per quanto grandi siano gli ostacoli, per quanto deboli siano gli esseri umani o per quando profonda sia la loro ribellione, niente di tutto ciò è difficile per Dio. Egli Si dà da fare, prodigando i Suoi sforzi scrupolosi e gestendo l’opera che Lui Stesso vuole svolgere. Sta anche predisponendo ogni cosa e governando tutte le persone e l’opera che vuole completare. In precedenza non è stato fatto nulla di tutto ciò. È la prima volta che Dio usa questi metodi e che paga un prezzo alto per questo importante piano di gestione e di salvezza dell’umanità. Nel frattempo, a poco a poco Egli esprime agli uomini, senza riserve, la Sua opera ardua, ciò che Egli ha ed è, la Sua saggezza e onnipotenza, e ogni aspetto della Sua indole. Rivela sinceramente tutto ciò all’umanità poco per volta, svelando ed esprimendo queste cose come non ha mai fatto prima. Dunque, nell’intero universo, a eccezione delle persone che Dio intende gestire e salvare, non ci sono mai state creature così vicine a Lui, che abbiano avuto una relazione tanto intima con Lui. Nel Suo cuore, gli uomini che Egli vuole gestire e salvare sono la cosa più importante, e Dio li antepone a tutto il resto; anche se per loro ha pagato un prezzo alto, e anche se viene continuamente offeso dalla loro disobbedienza, non li abbandona mai e continua instancabilmente la Sua opera, senza lamentele né rimpianti. Questo, perché sa che prima o poi, un giorno, gli uomini apriranno gli occhi sulla Sua chiamata e saranno mossi dalle Sue parole, riconosceranno che Egli è il Signore del creato e torneranno al Suo fianco…

da “L’opera di Dio, l’indole di Dio e Dio Stesso III” in La Parola appare nella carne

134. Chiunque abbia letto la Bibbia sa che quando nacque il Signore Gesù accaddero molte cose. La più grande fu che il re dei diavoli Gli diede la caccia, al punto di far trucidare tutti i bambini dai due anni in giù residenti in quella zona. È evidente che, facendoSi carne tra gli uomini, Dio corse un grosso rischio; è evidente anche l’alto prezzo che pagò per completare la Sua gestione della salvezza dell’umanità. Altrettanto evidenti sono le grandi speranze che ripose nella Sua opera tra gli uomini quando Si incarnò. Quando la Sua carne fu in grado di intraprenderla, come Si sentì Dio? Le persone dovrebbero essere capaci di intuire parte delle Sue sensazioni, giusto? Come minimo, Dio era felice perché poté iniziare a sviluppare la Sua nuova opera tra l’umanità. Quando il Signore Gesù fu battezzato e cominciò ufficialmente l’opera per adempiere al Suo ministero, il cuore di Dio fu pervaso dalla gioia perché, dopo così tanti anni di attesa e di preparazione, poté finalmente vestirsi della carne di un uomo medio e iniziare la Sua nuova opera sotto forma di un essere umano in carne e ossa che le persone potevano vedere e toccare. Finalmente poté parlare faccia a faccia e cuore a cuore con le persone attraverso l’identità di un uomo, e affrontare l’umanità con il linguaggio umano, in modo umano; poteva provvedere agli uomini, illuminarli e aiutarli usando il linguaggio umano; poteva mangiare alla loro stessa tavola e vivere nel loro stesso spazio. Poteva anche vedere gli esseri umani e ogni cosa nel modo in cui li vedevano gli uomini, persino attraverso i loro occhi. Per il Dio incarnato, questa fu già la prima vittoria della Sua opera. Si potrebbe anche dire che fu l’esito di una grande opera. Naturalmente, questa fu la cosa che Lo rese più felice. Per la prima volta, Egli provò una sorta di conforto nella Sua opera tra l’umanità. Tutti questi eventi erano molto pratici e naturali, e il conforto provato da Dio era davvero autentico. Per gli uomini, ogni volta che si compie una nuova fase dell’opera di Dio, e ogni volta che Egli Si sente gratificato, gli uomini possono avvicinarsi a Lui e alla salvezza. Per Dio, questo è anche l’avvio della Sua nuova opera, il momento in cui il Suo piano di gestione fa un passo avanti e, inoltre, in cui la Sua volontà si avvicina alla realizzazione completa. Per gli uomini, l’arrivo di una simile opportunità è propizio e molto positivo; per tutti coloro che aspettano la salvezza di Dio, è una notizia di estrema importanza. Quando Dio svolge una nuova fase dell’opera, ha a disposizione un nuovo inizio, e il momento in cui questa nuova opera e questo nuovo inizio vengono avviati e introdotti tra gli uomini coincide con quello in cui l’esito è stato già determinato e conseguito, e Dio ha già visto i suoi effetti e frutti finali. Coincide anche con il momento in cui questi effetti Lo fanno sentire soddisfatto e, naturalmente, il Suo cuore è felice. Poiché, agli occhi di Dio, Egli ha già visto e selezionato le persone che sta cercando, e ha già guadagnato questo gruppo – un gruppo capace di rendere efficace la Sua opera e di darGli soddisfazione –, Si sente rassicurato, mette da parte le preoccupazioni ed è felice. In altre parole, quando Dio incarnato è in grado di intraprendere una nuova opera tra gli uomini e comincia a svolgere l’opera che deve compiere senza impedimenti, e quando ritiene che ogni cosa sia stata portata a termine, ha già visto la fine. Così è soddisfatto e ha un cuore felice. Come si esprime la felicità di Dio? Riuscite a immaginarlo? Dio piangerebbe? Sa piangere? Sa battere le mani? Oppure ballare o cantare? Quale canzone intonerebbe? Naturalmente potrebbe cantare una canzone bellissima e toccante, capace di esprimere la gioia e la felicità nel Suo cuore. Potrebbe cantarla per gli uomini, per Sé Stesso e per tutte le cose. La Sua felicità si può esprimere in qualunque modo; tutto ciò è normale perché Dio prova gioie e dolori, e i Suoi sentimenti si possono esprimere in diversi modi. Questo è un Suo diritto e la cosa più normale. Non dovreste pensare nient’altro al riguardo né proiettare le vostre inibizioni su Dio, dicendoGli che non deve fare questa o quella cosa, che non deve agire in questo o in quel modo, per limitare la Sua felicità o qualunque sentimento Egli provi. Nel cuore delle persone, Dio non può essere felice, non può versare lacrime, non può piangere; non può esprimere alcuna emozione. Attraverso ciò che abbiamo comunicato in queste due occasioni, credo che non vedrete più Dio in questo modo, bensì Gli consentirete di avere un po’ di libertà e di sollievo. Questa è una cosa molto buona. In futuro, se sarete in grado di percepire davvero la tristezza di Dio quando sentirete dire che Lui è triste, e la Sua felicità quando sentirete dire che è felice – come minimo riuscirete a sapere e a capire chiaramente cosa Lo renda felice e cosa triste –, quando ti sentirai triste perché Dio è triste, e felice perché Lui è felice, Egli avrà guadagnato totalmente il tuo cuore e non ci saranno più barriere tra te e Lui. Non proverai più a confinare Dio nei limiti dell’immaginazione, delle concezioni e della conoscenza umana. In quel momento, Egli sarà vivo e vivido nel tuo cuore. Sarà il Dio della tua vita e il Padrone del tuo tutto. Hai questo tipo di aspirazione? Confidate nel fatto di poter raggiungere questo obiettivo?

da “L’opera di Dio, l’indole di Dio e Dio Stesso III” in La Parola appare nella carne

135. Quando Dio Si fece carne e visse a lungo tra le persone, dopo aver sperimentato e osservato i loro diversi stili di vita, queste esperienze diventarono il Suo manuale d’istruzioni per trasformare il Suo linguaggio divino in umano. Naturalmente, le cose che vide e udì nella vita arricchirono anche l’esperienza umana del Figlio dell’uomo. Quando Egli voleva far capire alle persone alcune verità e una parte della volontà di Dio, poteva usare parabole simili a quelle citate sopra per parlare con gli uomini della volontà di Dio e delle Sue prescrizioni per l’umanità. Queste parabole erano tutte legate alla vita degli esseri umani; non ce n’era nemmeno una che se ne discostasse. Quando il Signore Gesù visse con l’umanità, vide i contadini lavorare i campi e scoprì cosa fossero la zizzania e il lievito; capì che gli uomini amano gli oggetti preziosi, perciò usò le metafore del tesoro e della perla; vide spesso i pescatori lanciare le reti, e così via. Osservò queste attività nella vita degli uomini, e sperimentò anche quel tipo di esistenza. Era uguale a ogni altra persona normale, mangiava tre volte al giorno e aveva abitudini quotidiane. Sperimentò personalmente la vita di una persona media e osservò l’esistenza degli altri. Quando vide e sperimentò personalmente tutto questo, non pensò a come avere una bella vita o a come vivere in modo più libero, più confortevole. Quando condusse un’autentica esistenza umana, notò la sofferenza nella vita degli uomini, la fatica, la miseria e la tristezza delle persone corrotte da Satana, che vivevano sotto il suo dominio e nel peccato. Mentre sperimentava personalmente la vita umana, notò anche quanto fossero inermi gli individui che vivevano nella corruzione, e vide e provò l’infelicità di coloro che vivevano nel peccato, smarriti nella tortura inflitta da Satana, dal male. Quando il Signore Gesù vide queste cose, le guardò con la Sua divinità o con la Sua umanità? Quest’ultima esisteva davvero – era molto viva –, Egli poté sperimentare e vedere ogni cosa, e naturalmente la vide anche nella Propria essenza, nella Propria divinità. Vale a dire che Cristo Stesso, il Signore Gesù fattoSi uomo vide questo, e tutto ciò che osservò Gli fece percepire l’importanza e la necessità dell’opera che aveva intrapreso questa volta nella carne. Pur sapendo Egli Stesso che la responsabilità di cui avrebbe dovuto farSi carico nella carne sarebbe stata davvero immensa, e pur essendo consapevole dell’atrocità del dolore che avrebbe affrontato, quando vide gli uomini inermi nel peccato, la miseria della loro vita e le loro fiacche lotte sotto la legge, provò un’angoscia sempre più grande e diventò sempre più impaziente di salvarli dal peccato. A prescindere dal tipo di difficoltà che avrebbe affrontato o dal genere di dolore che avrebbe patito, diventò sempre più deciso a redimere l’umanità che viveva nel peccato. Durante questo processo si potrebbe dire che il Signore Gesù iniziò a capire sempre più chiaramente l’opera che doveva svolgere e il compito che Gli era stato affidato. Diventò anche sempre più ansioso di completare l’opera che stava per intraprendere, di farSi carico di tutti i peccati dell’umanità, di espiarli al suo posto cosicché essa non vivesse più nella corruzione e Dio potesse dimenticare le colpe dell’uomo grazie a questo sacrificio per il peccato, consentendoGli di agevolare la Sua opera di salvezza dell’umanità. Si potrebbe dire che, in cuor Suo, il Signore Gesù fosse disposto a offrire Sé Stesso per l’umanità, a sacrificare Sé Stesso. Era disposto anche a fungere da sacrificio per il peccato, a farSi crocifiggere, ed era ansioso di portare a termine la Sua opera. Quando vide le condizioni sventurate della vita umana, volle ancora di più compiere la Sua missione il prima possibile, senza tardare di un solo minuto o secondo. Quando provò questa sensazione di urgenza, non pensò a quanto sarebbe stato grande il Suo dolore né a quante umiliazioni avrebbe dovuto sopportare. Nel Suo cuore aveva soltanto una convinzione: purché Si fosse sacrificato, purché fosse stato crocifisso a mo’ di sacrificio per il peccato, la volontà di Dio si sarebbe realizzata ed Egli sarebbe stato in grado di cominciare la Sua nuova opera. La vita degli uomini e la loro esistenza nel peccato sarebbero cambiate completamente. La convinzione del Signore Gesù e ciò che Egli intendeva fare erano legati alla salvezza dell’umanità, e il Signore Gesù aveva un solo obiettivo: fare la volontà di Dio cosicché Egli potesse iniziare efficacemente la fase successiva dell’opera. Questo era ciò che il Signore Gesù aveva in mente a quel tempo.

da “L’opera di Dio, l’indole di Dio e Dio Stesso III” in La Parola appare nella carne

136. Quando Dio Si fa carne, diventando un individuo medio e normale, vivendo tra gli uomini, fianco a fianco con loro, non riesce a vedere e a percepire i loro metodi, le loro leggi e le loro filosofie di vita? Questi metodi e queste leggi di vita come Lo fanno sentire? Prova disgusto in cuor Suo? Perché dovrebbe provarlo? Quali sono i metodi e le leggi di vita dell’umanità? In quali principi sono radicati? Su cosa si basano? I metodi, le leggi di vita eccetera del genere umano vengono creati in base alla logica, alla conoscenza e alla filosofia di Satana. Gli esseri umani che vivono osservando leggi di questo tipo non hanno alcuna umanità e alcuna verità; sfidano tutti la verità e sono ostili a Dio. Se diamo un’occhiata alla essenza di Dio, vediamo che è l’esatto contrario della logica, della conoscenza e della filosofia di Satana. È piena di giustizia, di verità e di santità, e di altre realtà di tutte le cose positive. Dio, che possiede questa essenza e vive tra uomini simili, che cosa prova nel Proprio cuore? Quest’ultimo non è colmo di dolore? Il Suo cuore soffre, e questa sofferenza non può essere compresa o avvertita da nessuno. Perché tutto ciò che Egli affronta, incontra, sente, vede e sperimenta è la corruzione e la malvagità degli uomini, la loro ribellione e resistenza alla verità. Tutto ciò che viene dagli esseri umani è la fonte della Sua sofferenza. In altre parole, poiché la Sua essenza non è uguale a quella degli uomini corrotti, la loro corruzione diventa la fonte della Sua sofferenza più grande. Quando Dio Si fa carne, è in grado di trovare qualcuno che condivida con Lui un linguaggio comune? Non tra gli uomini. Non si riesce a trovare nessuno che sia capace di comunicare, di avere questo scambio di opinioni con Lui. Secondo te, che tipo di sentimento prova Dio in queste circostanze? Le cose di cui le persone discutono, le cose che amano, che cercano e che desiderano hanno tutte a che fare con il peccato, con le inclinazioni maligne. Quando Dio assiste a tutto questo, non è come se ricevesse una coltellata al cuore? Di fronte a queste cose, potrebbe provare gioia nel Proprio cuore? Potrebbe trovare consolazione? Coloro che vivono con Lui sono esseri umani pieni di ribellione e di malvagità. Come potrebbe il Suo cuore non soffrire? Quanto è davvero grande questa sofferenza, e chi se ne preoccupa? Chi ci fa caso? Chi potrebbe capirla? Le persone non hanno modo di comprendere il cuore di Dio. La Sua sofferenza è qualcosa che esse sono particolarmente incapaci di comprendere, e la loro freddezza e insensibilità la rendono ancora più profonda.

Ci sono persone che spesso provano compassione per la situazione di Cristo, perché un versetto della Bibbia recita: “Le volpi hanno delle tane e gli uccelli hanno dei nidi, ma il Figliuol dell’uomo non ha dove posare il capo”. Quando gli uomini sentono queste parole, le prendono a cuore e credono che questa sia la più grande sofferenza sopportata da Dio e da Cristo. Orbene, esaminando la questione dalla prospettiva dei fatti, è veramente così? Dio non crede che queste privazioni siano sofferenza. Non ha mai protestato contro l’ingiustizia delle difficoltà della carne, e non ha mai costretto gli esseri umani a ripagarLo o a ricompensarLo con qualcosa. Tuttavia, quando osserva il tutto dell’umanità, la vita corrotta e la malvagità degli uomini corrotti, quando vede che l’umanità è nelle grinfie di Satana, che è sua prigioniera e non riesce a fuggire, che le persone che vivono nel peccato non sanno cosa sia la verità, non riesce a tollerare tutti questi peccati. Il Suo disgusto verso gli uomini aumenta ogni giorno, ma Egli deve sopportare tutto questo. È questa la Sua grande sofferenza. Egli non può nemmeno esprimere completamente la voce del Suo cuore o le Sue emozioni tra i seguaci, e nessuno di loro riesce davvero a capire la Sua sofferenza. Nessuno prova neppure a comprendere o a confortare il Suo cuore, che patisce questa sofferenza giorno dopo giorno, anno dopo anno, volta dopo volta. Che cosa deducete da tutto questo? Dio non chiede nulla agli uomini in cambio di ciò che ha dato, ma a causa della Propria essenza non può assolutamente tollerare la loro malvagità, la loro corruzione e il loro peccato, bensì prova un profondo odio e disgusto, e questo fa sì che il Suo cuore e la Sua carne patiscano una sofferenza infinita.

da “L’opera di Dio, l’indole di Dio e Dio Stesso III” in La Parola appare nella carne

137. Si può affermare che le cose fatte e dette dal Signore Gesù dopo la resurrezione furono premurose e dettate da intenzioni gentili. Erano piene della gentilezza e dell’affetto che Dio prova per l’umanità, e della riconoscenza e della sollecitudine meticolosa che nutriva per la relazione intima che aveva instaurato con gli uomini durante il Suo tempo nella carne. Ancora di più, erano piene della nostalgia e della speranza che Egli aveva per la vita passata a mangiare e a vivere con i Suoi seguaci durante il Suo tempo nella carne. Perciò Dio non voleva che le persone percepissero una distanza tra Lui e loro, né che si allontanassero da Lui. Non voleva pensassero che, dopo la resurrezione, il Signore Gesù non fosse più Colui che era stato così intimo con gli uomini, che non stesse più con loro perché era tornato nel mondo spirituale, dal Padre che esse non avrebbero mai potuto vedere né raggiungere. Non voleva percepissero alcuna differenza di posizione tra Lui e l’umanità. Quando Dio vede degli individui che vogliono seguirLo ma Lo tengono a rispettosa distanza, il Suo cuore soffre perché ciò significa che i loro cuori sono molto lontani da Lui e che per Lui sarà molto difficile guadagnarli. Dunque, se Si fosse manifestato agli uomini in un corpo spirituale che essi non avrebbero potuto vedere né toccare, ciò li avrebbe allontanati ancora una volta da Dio e condotti a pensare erroneamente che, dopo la resurrezione, Cristo fosse diventato altezzoso, diverso dagli esseri umani e impossibilitato a sedersi ancora a tavola e a mangiare con loro, perché essi sono peccaminosi, sudici e incapaci di avvicinarsi a Dio. Per cancellare questi malintesi dell’umanità, il Signore Gesù fece alcune cose che aveva fatto spesso durante il Suo tempo nella carne e che sono riferite dalla Bibbia: “Prese il pane, lo benedisse, lo spezzò e lo diede loro”. Inoltre spiegò loro le Scritture, come era stata Sua abitudine. Tutte queste azioni compiute dal Signore Gesù fecero sì che chiunque Lo vedesse capisse che non era cambiato, che era ancora lo stesso. Anche se era stato crocifisso e aveva sperimentato la morte, era risorto e non aveva abbandonato l’umanità. Era tornato tra gli uomini e il Suo tutto non era cambiato. Il Figlio dell’uomo che Si trovava davanti alle persone era ancora lo stesso Signore Gesù. Il Suo comportamento e il Suo modo di conversare con gli uomini sembravano davvero familiari. Era ancora veramente pieno di benevolenza, di grazia e di tolleranza; era ancora il Signore Gesù che amava gli altri come Sé Stesso, che era in grado di perdonare l’umanità fino a settanta volte sette. Come sempre, mangiava con gli uomini, discuteva delle Scritture con loro e, cosa ancora più importante, era fatto di carne e ossa come prima e poteva essere toccato e visto. In questo modo, il Figlio dell’uomo permise alle persone di percepire quell’intimità, di sentirsi a loro agio e di provare la gioia di ritrovare qualcosa che era andato perduto, ed esse si sentirono anche abbastanza a loro agio per iniziare, con coraggio e fiducia, ad ammirare questo Figlio dell’uomo e a contare su di Lui, che era in grado di perdonare i peccati dell’umanità. Cominciarono anche a pregare nel nome del Signore Gesù senza esitazioni, a pregare per ottenere la Sua grazia, la Sua benedizione, la Sua pace e gioia, la Sua sollecitudine e protezione, e iniziarono a operare guarigioni e a scacciare i demoni nel nome del Signore Gesù.

Nel periodo in cui Egli operò nella carne, la maggior parte dei Suoi seguaci non poté verificare completamente la Sua identità e le cose che disse. Quando salì sulla croce, essi nutrivano delle aspettative; quando fu crocifisso e portato nel sepolcro, rimasero delusi. In quel periodo, in cuor loro gli uomini avevano già cominciato a passare dallo scetticismo alla negazione delle cose che il Signore Gesù aveva detto durante il Suo tempo nella carne. Quando Egli uscì dal sepolcro e Si manifestò alle persone a una a una, la maggior parte di coloro che Lo avevano visto con i loro occhi o che avevano appreso la notizia della Sua resurrezione passò gradualmente dalla negazione allo scetticismo. Soltanto dopo che il Signore Gesù ebbe consentito a Tommaso di toccarGli il costato, dopo che – una volta risorto – ebbe spezzato il pane e l’ebbe mangiato davanti alla folla, e dopo che ebbe consumato pesce arrostito dinanzi alle persone, costoro accettarono davvero il fatto che fosse Cristo incarnato. Fu – potreste dire – come se questo corpo spirituale fatto di carne e di sangue stesse destando ciascuno di quegli individui da un sogno: il Figlio dell’uomo che Si trovava dinanzi a loro era Colui che esisteva da tempo immemorabile. Aveva una forma, una carne e delle ossa, e aveva già vissuto e mangiato con l’umanità per molto tempo… In quel momento, le persone sentirono che la Sua esistenza era davvero reale e meravigliosa; erano anche gioiose, felici e, allo stesso tempo, piene di emozione. La Sua riapparizione consentì agli uomini di vedere davvero la Sua umiltà e di percepire la Sua vicinanza, il Suo desiderio e il Suo attaccamento verso l’umanità. Questo breve ricongiungimento diede alle persone che videro il Signore Gesù la sensazione che fosse passata una vita intera. I loro cuori disorientati, confusi, spaventati, ansiosi, anelanti e intorpiditi trovarono conforto. Quegli individui non erano più scettici o delusi, perché sentivano che ora c’erano una speranza e qualcosa su cui fare affidamento. Il Figlio dell’uomo che Si trovava davanti a loro li avrebbe appoggiati per l’eternità, sarebbe stato la loro torre salda, il loro rifugio per sempre.

Anche se il Signore Gesù era resuscitato, il Suo cuore e la Sua opera non avevano abbandonato l’umanità. Con la Sua manifestazione disse alle persone che, a prescindere dalla forma in cui esisteva, le avrebbe accompagnate, avrebbe camminato con loro e sarebbe stato al loro fianco in ogni momento e in ogni luogo. In ogni momento e in ogni luogo avrebbe provveduto alle necessità degli uomini e li avrebbe pasciuti, consentendo loro di vederLo e di toccarLo, e Si sarebbe assicurato che non si sentissero mai più impotenti. Il Signore Gesù voleva anche che le persone sapessero una cosa: non sono sole in questo mondo. Godono della sollecitudine di Dio ed Egli è con loro; esse possono sempre appoggiarsi a Lui, che è la famiglia di ciascuno dei Suoi seguaci. Così gli uomini non saranno più soli né indifesi, e coloro che accettano Dio come sacrificio per il peccato non saranno più schiavi del peccato. Agli occhi degli uomini, le parti dell’opera che il Signore Gesù svolse dopo la resurrezione erano cose molto piccole ma, per come la vedo Io, ogni singola azione fu davvero significativa e preziosa, ed ebbe la sua importanza e il suo peso.

da “L’opera di Dio, l’indole di Dio e Dio Stesso III” in La Parola appare nella carne

138. Dio aveva disprezzato l’uomo perché Gli era ostile, ma nel Suo cuore la Sua premura, sollecitudine, e misericordia per l’umanità rimasero immutate. Persino quando la distrusse, il Suo cuore restò identico. Quando l’umanità raggiunse un certo livello di corruzione e di disobbedienza verso Dio, Egli dovette distruggerla per via della Sua indole e della Sua essenza, e in conformità ai Suoi principi. Grazie alla Sua essenza, tuttavia, continuò a compatirla e volle addirittura usare diversi modi per redimerla, cosicché potesse restare in vita. Invece, gli uomini si opposero a Dio, continuarono a disobbedirGli e si rifiutarono di accettare la Sua salvezza, cioè le Sue buone intenzioni. Per quanto Dio li esortasse, rammentasse loro, li sostentasse, li aiutasse o li tollerasse, essi non compresero e non colsero tutto questo, né vi prestarono attenzione. Nonostante il dolore, Dio non dimenticò di concedere loro la massima tolleranza, aspettando che si ravvedessero. Dopo aver raggiunto il Suo limite, Egli fece ciò che doveva fare senza la minima esitazione. In altre parole, ci furono un periodo e un processo specifici dal momento in cui Dio pianificò di distruggere l’umanità all’inizio ufficiale della Sua opera di distruzione. Questo processo ebbe luogo per permettere all’uomo di ravvedersi e fu l’ultima possibilità che Dio gli diede. Dunque cosa fece Dio in questo periodo precedente la distruzione dell’umanità? Svolse un’opera notevole sull’uomo per far sì che non dimenticasse e per esortarlo. Per quanto il Suo cuore fosse in preda al dolore e alla sofferenza, Egli continuò a esercitare la Sua premura, sollecitudine ed enorme misericordia sull’umanità. Che cosa deduciamo da questo? Indubbiamente vediamo che l’amore di Dio per gli uomini è reale, e non puramente formale. È concreto, tangibile e percepibile, non fasullo, artefatto, ingannevole o pretenzioso. Dio non usa mai raggiri né crea immagini finte per far vedere alle persone quanto sia amorevole. Non utilizza mai false testimonianze per mostrare la Sua amabilità o per ostentare la Sua amorevolezza e santità. Questi aspetti della Sua indole non sono degni dell’amore dell’uomo? Non meritano di essere adorati? Di essere tenuti in gran conto? A questo punto voglio chiedervi una cosa: dopo aver ascoltato questo discorso, pensate che la grandezza di Dio consista solo di parole su un foglio di carta? La Sua amabilità è fatta soltanto di parole vuote? No! Certo che no! La supremazia, la grandezza, la santità, la tolleranza e l’amore di Dio – tutti questi vari aspetti della Sua indole e della Sua essenza – vengono messi in atto ogni volta che Egli svolge la Sua opera, concretizzati nella Sua volontà verso gli uomini, e anche compiuti e rispecchiati in ogni persona. A prescindere dal fatto che tu l’abbia percepito in passato, Dio Si preoccupa di ogni individuo in ogni modo possibile, usando il Suo cuore sincero, la Sua saggezza e vari metodi per riscaldare il cuore di ciascuno e per risvegliarne lo spirito. Questo è un fatto indiscutibile.

da “L’opera di Dio, l’indole di Dio e Dio Stesso I” in La Parola appare nella carne

139. Dio ha creato gli uomini; a prescindere dal fatto che siano diventati corrotti o che Lo seguano, li tratta come se fossero la Sua famiglia – o, come direbbero gli esseri umani, i Suoi cari –, e non come giocattoli. Sebbene dica che Egli è il Creatore e che l’uomo è la Sua creazione, cosa che potrebbe indurre a credere che ci sia una certa differenza di rango, la realtà è che tutto ciò che Dio ha fatto per l’uomo va ben oltre una relazione di questa natura. Dio ama l’umanità, le vuole bene, mostra sollecitudine nei suoi confronti e provvede a essa costantemente e incessantemente. In cuor Suo non ha mai la sensazione che questo sia un aggravio dell’opera o qualcosa che meriti un gran credito. Non ritiene nemmeno che salvare gli uomini, sostentarli e concedere loro ogni cosa equivalga a dare loro un enorme contributo. Si limita a provvedere all’umanità tranquillamente e silenziosamente, a Suo modo e attraverso la Sua essenza e attraverso ciò che Egli ha ed è. A prescindere da quanto provveda agli uomini e li aiuti, Dio non pensa e non prova mai a prenderSi il merito. Ciò dipende dalla Sua essenza, ed è precisamente anche una vera espressione della Sua indole. Per questo motivo, né nella Bibbia né in altri libri troviamo mai un Dio che manifesti i Suoi pensieri, che spieghi o esponga agli uomini perché fa queste cose o perché tiene così tanto all’umanità, con l’intento di ottenerne la gratitudine o gli elogi. Anche quando soffre, quando il Suo cuore è in preda a un estremo dolore, non dimentica mai la Sua responsabilità o sollecitudine verso l’umanità, sopportando al contempo questa sofferenza e questo patimento da solo e in silenzio. Anzi, continua a provvedere agli uomini come sempre. Anche se spesso essi Lo lodano o Gli rendono testimonianza, Egli non pretende nessuno di questi comportamenti. Questo, perché Dio non fa cose buone per gli uomini con l’intento di ricevere in cambio la loro gratitudine o di esserne ripagato. D’altro canto, coloro che temono Dio e fuggono il male, che Lo seguono davvero, che Lo ascoltano e Gli sono leali, e coloro che Gli obbediscono sono le persone che riceveranno spesso le Sue benedizioni, ed Egli le concederà loro senza riserva. Non di rado, inoltre, le benedizioni che le persone ricevono da Lui vanno al di là della loro immaginazione, e anche di qualunque cosa gli esseri umani possano barattare con ciò che hanno fatto o con il prezzo che hanno pagato.

da “L’opera di Dio, l’indole di Dio e Dio Stesso I” in La Parola appare nella carne

140. Il destino dell’uomo è deciso dal suo atteggiamento verso Dio

Dio è un Dio vivente e, proprio come gli esseri umani si comportano diversamente in situazioni diverse, l’atteggiamento di Dio verso questi comportamenti differisce perché Egli non è un burattino, né è una parvenza. Arrivare a conoscere l’atteggiamento di Dio è una degna ricerca per l’umanità. Gli esseri umani devono imparare come, conoscendo l’atteggiamento di Dio, possano conoscere l’indole di Dio e un po’ per volta capire il Suo cuore. Quando giungi un po’ per volta a capire il cuore di Dio, non ti sembrerà che temere Dio ed evitare il male sia una cosa difficile da realizzare. Per di più, quando capisci Dio, è improbabile che tu tragga conclusioni al Suo riguardo. Quando smetti di trarre conclusioni riguardo a Dio, è improbabile che tu Lo offenda, e involontariamente Egli ti porterà ad avere conoscenza di Dio e a temerLo nel tuo cuore. Smetterai di definire Dio usando le dottrine, le lettere e le teorie che padroneggi. Invece, ricercando sempre le intenzioni di Dio in tutte le cose, diventerai inconsapevolmente una persona che è in sintonia con Dio.

L’opera di Dio è invisibile e intangibile per l’umanità, ma per ciò che riguarda Dio le azioni di ciascuna persona, unitamente al suo atteggiamento verso di Lui, non sono soltanto percepibili da Dio, ma anche visibili. Questa è una cosa che tutti dovrebbero riconoscere e su cui dovrebbero avere chiarezza. Forse ti domandi sempre: “Dio sa che cosa sto facendo qui? Dio sa cosa sto pensando in questo momento? Forse sì, forse no”. Se adotti questo genere di punto di vista, seguendo Dio e credendo in Lui ma dubitando della Sua opera e della Sua esistenza, prima o poi verrà un giorno in cui Lo farai incollerire, perché ti trovi già sull’orlo di un pericoloso precipizio. Ho visto persone che credono in Dio da molti anni ma ancora non hanno acquisito la realtà della verità, e nemmeno capiscono la volontà di Dio. La loro vita e statura non fanno progressi, e aderiscono solo alla dottrina più superficiale. Questo perché tali persone non hanno mai preso la parola di Dio come loro vita e non hanno mai affrontato e accettato la Sua esistenza. Pensi che Dio veda queste persone e si colmi di gioia? Lo confortano? In questo caso è il metodo di fede delle persone a decidere il loro destino. Che si tratti di come ricerchi Dio o di come tratti Dio, è il tuo atteggiamento la cosa più importante. Non trascurare Dio come se Egli fosse una parvenza in un recesso della tua mente. Pensa sempre al Dio della tua fede come a un Dio vivente, un Dio reale. Non è lassù nel terzo cielo senza nulla da fare. Anzi, Egli guarda continuamente nel cuore di ognuno, guarda cosa stai facendo, ogni parolina e ogni piccolo atto, guarda come ti comporti e qual è il tuo atteggiamento verso Dio. Che tu sia disposto a donarti a Dio o no, tutto il tuo comportamento e tutti i tuoi pensieri e le tue idee più intimi sono davanti a Dio, osservati da Lui. È a seconda del tuo comportamento, dei tuoi atti e del tuo atteggiamento verso Dio che la Sua opinione di te e il Suo atteggiamento verso di te cambiano continuamente. Vorrei offrire un consiglio a coloro che si metterebbero come un bimbo nelle mani di Dio, come se Egli dovesse stravedere per te, come se non potesse mai lasciarti, come se il Suo atteggiamento verso di te fosse costante e non potesse mai cambiare: smetti di sognare! Dio è giusto nel Suo trattamento di ogni persona. Egli affronta seriamente l’opera di conquista e di salvezza dell’umanità. Questa è la Sua gestione. Egli tratta ciascuna persona seriamente, non come un animale domestico con cui giocare. L’amore di Dio per l’uomo non è del tipo che coccola o vizia; la Sua misericordia e la Sua tolleranza verso l’umanità non sono indulgenti o disattente. Al contrario, l’amore di Dio per l’umanità significa tenere in gran conto, compatire e rispettare la vita; la Sua misericordia e la Sua tolleranza trasmettono le Sue aspettative per l’uomo; la Sua misericordia e la Sua tolleranza sono ciò di cui l’umanità ha bisogno per sopravvivere. Dio è vivente, e Dio effettivamente esiste; il Suo atteggiamento verso l’umanità è basato su principi, non è affatto una regola dogmatica, e può cambiare. La Sua volontà nei confronti dell’umanità sta gradatamente cambiando e trasformandosi col tempo, con le situazioni e con l’atteggiamento di ciascuna persona. Quindi devi avere una chiarezza cristallina su questo e capire che l’essenza di Dio è immutabile e la Sua indole si manifesterà in momenti diversi e in contesti diversi. Forse non pensi che questa sia una questione grave, e usi le tue concezioni personali per immaginare come Dio debba fare le cose. Ma ci sono momenti in cui è vero l’esatto contrario del tuo punto di vista, e usando le tue concezioni personali per cercare di valutare Dio Lo hai già fatto incollerire. Questo perché Dio non opera come tu pensi, e Dio non tratterà tale questione come dici tu. E così ti rammento di essere attento e prudente nel tuo modo di affrontare tutto ciò che ti circonda e di imparare a seguire il principio di camminare sulla via di Dio in tutte le cose: temendo Dio ed evitando il male. Devi acquisire una salda comprensione riguardo alle questioni della volontà di Dio e dell’atteggiamento di Dio; trovare persone illuminate che lo condividano con te, e ricercare seriamente. Non considerare il Dio della tua fede un burattino, giudicando arbitrariamente, giungendo a conclusioni arbitrarie, non trattando Dio col rispetto che merita. Nel processo di salvezza di Dio, quando Egli definisce il tuo destino, che ti offra misericordia o tolleranza, giudizio e castigo, il Suo atteggiamento verso di te non è fisso. Dipende dal tuo atteggiamento verso Dio e dalla tua comprensione di Dio. Non permettere che un unico aspetto transitorio della tua conoscenza o comprensione di Dio Lo definisca in perpetuo. Non credete in un Dio morto; credete in un Dio vivente.

da “Come conoscere l’indole di Dio e il risultato della Sua opera” in La Parola appare nella carne

141. Credere nel destino non sostituisce la conoscenza della sovranità del Creatore

Dopo che siete stati seguaci di Dio per tanti anni, c’è una differenza sostanziale tra la vostra conoscenza del destino e quella delle persone dedite ai piaceri terreni? Avete davvero capito la predestinazione del Creatore e siete arrivati veramente a conoscere la Sua sovranità? Alcune persone hanno una comprensione profonda e molto sentita dell’espressione “è il destino”, ma non credono minimamente nella sovranità di Dio, non credono che il destino umano sia preparato e orchestrato da Lui, e non sono disposte a sottomettersi alla Sua sovranità. Tali persone sono come alla deriva nell’oceano, sballottate dalle onde, sospinte dalla corrente, senza avere altra scelta se non aspettare passivamente e rassegnarsi alla sorte. Tuttavia non riconoscono che il destino umano è soggetto alla sovranità di Dio; non sono in grado di arrivare a conoscere quest’ultima di loro iniziativa, e dunque di acquisire la conoscenza dell’autorità di Dio, di sottomettersi alle Sue orchestrazioni e disposizioni, di smettere di resistere al destino e di vivere sotto la Sua cura, protezione e guida. In altre parole, accettare il destino non equivale a sottomettersi alla sovranità del Creatore; credere in esso non significa accettarla, riconoscerla e comprenderla, bensì semplicemente riconoscere questo fatto e questo fenomeno esterno, il che è diverso dal sapere come il Creatore governi la sorte dell’umanità, dal riconoscere che Egli è la fonte del dominio sul destino di tutte le cose, e ancora di più dal sottomettersi alle Sue orchestrazioni e disposizioni per il destino dell’umanità. Se una persona crede solo nel destino – pur prendendoselo a cuore –, ma non riesce a conoscere, a riconoscere e ad accettare la sovranità del Creatore sulla sorte dell’umanità e a sottomettervisi, la sua vita sarà ugualmente una tragedia, un’esistenza vissuta invano, un vuoto; essa non sarà in grado di assoggettarsi al dominio del Creatore, di diventare un essere umano creato nel senso più vero della parola, e nemmeno di ricevere l’approvazione del Creatore. Un individuo che conosce e sperimenta davvero la Sua sovranità dovrebbe essere in uno stato attivo, non passivo o indifeso. Pur accettando allo stesso tempo che tutte le cose siano prestabilite, dovrebbe avere una definizione accurata della vita e del destino: sapere che ogni esistenza è sottoposta alla sovranità del Creatore. Quando una persona si volta indietro a guardare la strada che ha percorso, quando ricorda ogni fase del suo viaggio, vede che a ogni passo, a prescindere che la strada fosse ardua o liscia, Dio ha guidato e pianificato il suo cammino. Senza che se ne accorgesse, sono state le Sue disposizioni meticolose, la Sua attenta pianificazione, a guidarla fino a oggi. Essere in grado di accettare la sovranità del Creatore, di ricevere la Sua salvezza: che grande fortuna è questa! Se l’atteggiamento di una persona verso il destino è passivo, dimostra che essa resiste a tutto ciò che Dio ha predisposto per lei, che non è incline alla sottomissione. Se un individuo ha un atteggiamento attivo verso la sovranità di Dio sul destino umano, quando si volta indietro a guardare il suo viaggio, quando arriva a comprendere veramente la sovranità di Dio, desidera più sinceramente sottomettersi a tutto ciò che Egli ha organizzato, è più determinato e più fiducioso nel lasciare che Egli orchestri il suo destino e nello smettere di ribellarsi a Lui. Infatti si rende conto che, quando non comprende il destino, quando non capisce la sovranità di Dio, quando procede ostinatamente a tentoni, vacillando e barcollando nella nebbia, il viaggio è troppo difficile, troppo straziante. Così, quando le persone riconoscono la sovranità di Dio sul destino umano, quelle intelligenti scelgono di conoscerla e di accettarla, di dire addio ai giorni dolorosi in cui hanno cercato di costruirsi una vita proficua con le proprie mani, anziché continuare a lottare contro il destino e a perseguire i loro cosiddetti obiettivi di vita a modo loro. Quando non si ha Dio, quando non si riesce a vederLo né a riconoscerNe chiaramente la sovranità, ogni giorno è insignificante, inutile, triste. Ovunque una persona si trovi, qualunque lavoro faccia, i suoi mezzi di sostentamento e il perseguimento dei suoi obiettivi non le portano altro che un dolore interminabile e una sofferenza incurabile, al punto che essa non sopporta di guardarsi indietro. Soltanto quando si accetta la sovranità del Creatore, quando ci si sottomette alle Sue orchestrazioni e disposizioni e si cerca la vera vita umana, ci si libererà gradualmente da tutto il dolore e da tutta la sofferenza e ci si scrollerà di dosso tutta la vacuità della vita.

da “Dio Stesso, l’Unico III” in La Parola appare nella carne

142. Soltanto coloro che si sottomettono alla sovranità del Creatore possono raggiungere la vera libertà

Poiché le persone non riconoscono le orchestrazioni e la sovranità di Dio, affrontano sempre il destino con aria di sfida, con atteggiamento ribelle, e vogliono sempre sbarazzarsi della Sua autorità e sovranità e delle cose che la sorte ha in serbo, sperando invano di cambiare le proprie circostanze attuali e di modificare il proprio destino. Però non ci riescono mai; vengono frustrate a ogni piè sospinto. Questa lotta, che avviene nel profondo dell’anima, è dolorosa; il dolore è indimenticabile, e nel frattempo si spreca la propria vita. Qual è la causa di questo dolore? La sovranità di Dio o il fatto che una persona è nata sfortunata? Ovviamente nessuna delle due cose. In fondo, la causa è la strada che le persone intraprendono, il modo in cui scelgono di vivere la vita. Alcuni potrebbero non essersi resi conto di queste cose. Tuttavia, quando conosci davvero, quando arrivi veramente a riconoscere che Dio ha la sovranità sul destino umano, quando capisci realmente che tutto ciò che Egli ha progettato e deciso per te è un grande beneficio e una grande protezione, senti che il dolore si alleggerisce gradualmente e che tutto il tuo essere diventa rilassato, libero ed emancipato. A giudicare dalle condizioni della maggior parte delle persone, benché su un piano soggettivo esse non vogliano continuare a vivere come facevano prima, e benché desiderino un sollievo dal dolore, oggettivamente non riescono mai a comprendere davvero il valore pratico e il significato della sovranità del Creatore sul destino umano; non riescono a riconoscere la Sua sovranità e a sottomettervisi veramente, né tantomeno a capire come cercare e accettare le Sue orchestrazioni e disposizioni. Perciò, se gli uomini non riescono a riconoscere davvero che il Creatore ha la sovranità sul destino umano e su tutte le cose dell’uomo, se non riescono a sottomettersi veramente al Suo dominio, sarà difficile per loro non lasciarsi guidare, e ostacolare, dalla nozione secondo cui “ciascuno ha il destino nelle proprie mani”; sarà difficile per loro scrollarsi di dosso il dolore dell’intensa lotta contro il destino e contro l’autorità del Creatore e, inutile dirlo, anche diventare veramente emancipati e liberi, diventare persone che adorano Dio. C’è un modo semplicissimo per scrollarsi di dosso questa condizione: dire addio allo stile di vita precedente, ai precedenti obiettivi esistenziali, riassumere e analizzare il proprio stile di vita, la filosofia, le ricerche, i desideri, gli ideali precedenti e poi confrontarli con la volontà di Dio e con le Sue richieste nei confronti dell’uomo, e vedere se siano coerenti con esse, se racchiudano i giusti valori dell’esistenza, conduce a una maggiore comprensione della verità e consente di vivere con umanità e con sembianze umane. Quando indaghi ripetutamente e analizzi attentamente i vari obiettivi esistenziali che le persone perseguono e i loro vari stili di vita, scoprirai che nessuno di loro rispecchia l’intenzione originaria del Creatore quando ha creato l’umanità. Allontanano tutti le persone dalla Sua sovranità e dalla Sua sollecitudine; sono tutti abissi in cui l’umanità cade e che la conducono all’inferno. Dopo averlo riconosciuto, il tuo compito è accantonare la tua vecchia visione della vita, stare lontano dalle varie trappole, lasciare che Dio si faccia carico della tua esistenza e faccia programmi per te, provare soltanto a sottometterti alle Sue orchestrazioni e alla Sua guida, a non avere scelta e a diventare una persona che adora Dio. Sembra facile, ma è una cosa difficile da fare. Alcuni riescono a sopportarne il dolore, altri no. Alcuni sono disposti a conformarsi, altri no. Coloro che non lo sono non hanno il desiderio e la determinazione di farlo; sono chiaramente consapevoli della sovranità di Dio, sanno perfettamente che è Lui a pianificare e a organizzare il destino umano, eppure scalciano e lottano ancora, non si rassegnano a mettere il proprio destino nelle Sue mani e a sottomettersi alla Sua sovranità e, inoltre, provano risentimento per le Sue orchestrazioni e disposizioni. Dunque ci saranno sempre persone che vogliono vedere da sole di cosa sono capaci; vogliono cambiare il loro destino con le proprie mani o conquistare la felicità con le proprie forze, per vedere se riescano a oltrepassare i limiti dell’autorità di Dio e a ergersi sopra la Sua sovranità. La tristezza dell’uomo non dipende dal fatto di cercare una vita felice, di perseguire la fama e la fortuna o di combattere nella nebbia contro il proprio destino, bensì dal fatto che, dopo aver visto l’esistenza del Creatore, dopo aver scoperto che Egli ha la sovranità sul destino umano, l’individuo non riesce ancora a correggere i propri modi, a tirare fuori i piedi dalla melma, bensì indurisce il proprio cuore e persiste nei propri errori. Preferisce continuare a dibattersi nel fango, competendo ostinatamente contro la sovranità del Creatore, resistendole fino all’amara conclusione, senza il minimo briciolo di pentimento, e soltanto quando giace distrutto e sanguinante decide finalmente di arrendersi e di tornare sui propri passi. Questa è la vera sofferenza umana. Perciò dico che coloro che scelgono di sottomettersi sono saggi, e coloro che scelgono di fuggire sono testardi.

da “Dio Stesso, l’Unico III” in La Parola appare nella carne

143. Una vita trascorsa a cercare fama e fortuna lascerà una persona disorientata davanti alla morte

Grazie alla sovranità e alla predestinazione del Creatore, un’anima solitaria che all’inizio non possedeva nulla acquisisce dei genitori e una famiglia, la possibilità di diventare un membro della razza umana, di sperimentare la vita umana e di vedere il mondo; ha anche l’opportunità di fare l’esperienza della sovranità del Creatore, di conoscere le meraviglie del Suo creato e, soprattutto, di conoscere la Sua autorità e di sottomettervisi. La maggior parte delle persone, tuttavia, non coglie davvero questa occasione rara e fugace. L’uomo esaurisce l’energia di una vita intera a combattere contro il destino, passa tutto il tempo ad affaccendarsi per cercare di sfamare la propria famiglia e a fare la spola tra ricchezza e status. Le cose cui le persone tengono sono la famiglia, i soldi e la fama; le considerano gli elementi più preziosi della vita. Tutti si lamentano del proprio destino, eppure relegano ancora in un angolo della mente i quesiti più urgenti da esaminare e da capire: perché l’uomo è vivo, come dovrebbe vivere, qual è il valore e il significato dell’esistenza. Per tutta la vita, a prescindere dalla sua durata, le persone corrono qua e là in cerca di fama e di fortuna, finché la giovinezza non vola via, finché non diventano grigie e rugose; finché non capiscono che la fama e la fortuna non possono arrestare la discesa verso la senilità, che il denaro non può riempire il vuoto del cuore; finché non comprendono che nessuno è esente dalla legge della nascita, dell’invecchiamento, della malattia e della morte, che nessuno può sfuggire a ciò che il destino ha in serbo. Soltanto quando sono costrette ad affrontare l’ultimo momento cruciale della vita comprendono che, anche se si è milionari, anche se si è privilegiati e di alto rango, non si può sfuggire alla morte, che ognuno tornerà alla sua condizione originaria: un’anima solitaria che non possiede nulla. Quando si hanno dei genitori, si crede che siano tutto; quando si hanno delle proprietà, si crede che i soldi siano il proprio pilastro, la propria risorsa nell’esistenza; quando si ha lo status, vi si rimane saldamente aggrappati e si rischierebbe la vita per esso. Soltanto quando le persone stanno per abbandonare questo mondo si rendono conto che le cose che hanno perseguito per tutta la vita sono solo nuvole passeggere, impossibili da tenersi stretti e da portare con sé, incapaci di esonerarle dalla morte e di offrire compagnia o consolazione a un’anima solitaria sulla strada del ritorno e, soprattutto, di donare all’uomo la salvezza e di permettergli di trascendere la morte. La fama e la fortuna che una persona acquisisce nel mondo materiale danno una soddisfazione temporanea, un piacere passeggero, un falso senso di tranquillità, e fanno smarrire la strada. Così le persone, mentre si dibattono nel vasto mare dell’umanità, agognando la pace, il conforto e la tranquillità del cuore, vengono ripetutamente inghiottite dalle onde. Quando le persone devono ancora rispondere alle domande fondamentali – da dove vengono, perché sono vive, dove stanno andando eccetera –, finiscono per essere sedotte dalla fama e dalla fortuna, fuorviate e controllate da esse, irrimediabilmente smarrite. Il tempo vola; gli anni passano in un batter d’occhio; prima che una persona se ne renda conto, ha detto addio agli anni migliori della sua vita. Quando si è sul punto di lasciare il mondo, ci si rende gradualmente conto che tutte le cose al suo interno stanno scivolando via, che non ci si potrà più aggrappare a ciò che si possedeva; allora si capisce davvero di non possedere nulla, come un neonato che è appena venuto al mondo vagendo. A questo punto si è costretti a riflettere su ciò che si è fatto nella vita, su cosa valga la pena vivere, su cosa significhi, sul perché si sia venuti al mondo; a questo punto si desidera sempre di più sapere se ci sia davvero un’altra vita, se il Paradiso esista veramente, se ci sia realmente una retribuzione… Più ci si avvicina alla morte, e più si vuole capire cosa sia davvero la vita; più ci si avvicina alla morte, e più il proprio cuore sembra vuoto; più ci si avvicina alla morte, e più ci si sente impotenti; così la paura della morte cresce giorno dopo giorno. Ci sono due ragioni per cui le persone si comportano in questo modo quando si avvicinano alla morte. Primo, stanno per perdere la fama e la ricchezza da cui è dipesa la loro vita, stanno per lasciarsi alle spalle tutte le cose visibili del mondo; secondo, stanno per affrontare, tutte sole, un mondo ignoto, una dimensione misteriosa e sconosciuta dove hanno paura di mettere piede, dove non hanno alcuna persona cara e nessun mezzo di sostentamento. Per queste due ragioni, tutti coloro che si trovano davanti alla morte si sentono a disagio, provano un panico e un senso di impotenza che non hanno mai conosciuto prima. Soltanto quando le persone raggiungono davvero questo punto si rendono conto che la prima cosa che occorre capire quando si mette piede su questa terra è da dove vengano gli esseri umani, perché siano vivi, chi governi il loro destino, chi provveda alla loro esistenza e abbia la sovranità su di essa. Queste sono le vere risorse nella vita, la base essenziale per la sopravvivenza umana, non imparare a provvedere alla propria famiglia o a conquistare la fama e la ricchezza, non imparare a distinguersi dalla massa o a vivere una vita più agiata, né tantomeno imparare a eccellere e a competere efficacemente con gli altri. Sebbene le varie capacità di sopravvivenza di cui le persone acquisiscono la padronanza durante la vita possano offrire una profusione di agi materiali, non portano mai vera pace e consolazione al cuore, bensì inducono gli individui a smarrire costantemente la direzione, ad avere difficoltà nel controllarsi, a perdere ogni opportunità di scoprire il significato della vita; e creano un sottofondo di difficoltà riguardo a come affrontare adeguatamente la morte. In questo modo, la vita delle persone è rovinata. Il Creatore tratta tutti in modo giusto, dando a ciascuno un’intera vita di opportunità per sperimentare e conoscere la Sua sovranità, eppure è soltanto quando la morte si avvicina, quando il suo spettro incombe su una persona, che essa comincia a vedere la luce, e allora è troppo tardi.

Gli uomini passano la vita a inseguire il denaro e la fama; si aggrappano a questi fili di paglia pensando che siano i loro unici mezzi di sostentamento, come se, possedendoli, potessero continuare a vivere, potessero esonerarsi dalla morte. Soltanto quando stanno per morire, tuttavia, si rendono conto di quanto queste cose siano distanti da loro, di quanto essi siano deboli davanti alla morte, di quanto facilmente vadano in pezzi, di quanto siano soli e impotenti, senza alcun luogo in cui rifugiarsi. Si accorgono che la vita non si può comprare con il denaro o con la fama, che per quanto una persona sia facoltosa, per quanto alta sia la sua posizione, tutti sono parimenti poveri e insignificanti dinanzi alla morte. Si rendono conto che il denaro non può comprare la vita, che la fama non può cancellare la morte, che né l’uno né l’altra possono allungare l’esistenza di una persona anche solo di un minuto o di un secondo. Più gli uomini ragionano in questo modo, e più desiderano continuare a vivere; più ragionano in questo modo, e più temono l’avvicinarsi della morte. Solo a questo punto si rendono davvero conto che la vita non appartiene all’uomo, che egli non ne ha il controllo e che non ha voce in capitolo sul fatto di vivere o di morire, che tutto ciò va oltre il suo governo.

da “Dio Stesso, l’Unico III” in La Parola appare nella carne

144. Sottomettersi al dominio del Creatore e affrontare serenamente la morte

Nel momento in cui una persona nasce, un’anima solitaria inizia la sua esperienza di vita sulla terra, la sua esperienza dell’autorità del Creatore che Egli ha predisposto. Inutile dirlo, per l’individuo, per l’anima, questa è una straordinaria opportunità per acquisire la conoscenza della Sua sovranità, per arrivare a conoscere la Sua autorità e a sperimentarla personalmente. Gli uomini vivono la vita secondo le leggi del destino stabilite per loro dal Creatore e, per qualunque persona razionale con una coscienza, scendere a patti con la Sua sovranità e riconoscere la Sua autorità nel corso di diversi decenni sulla terra non è una cosa difficile da fare. Pertanto dovrebbe essere molto facile per ciascuno riconoscere, attraverso le proprie esperienze di vita nel corso dei vari decenni, che tutti i destini umani sono prestabiliti, e afferrare o riassumere cosa significhi essere vivi. Nel momento stesso in cui si imparano queste lezioni di vita, si arriva gradualmente a capire da dove venga l’esistenza, a comprendere di cosa il cuore abbia veramente bisogno, cosa conduca una persona al vero percorso di vita, quali dovrebbero essere la missione e l’obiettivo di un’esistenza umana; e si riconoscerà gradualmente che se non si adora il Creatore, se non ci si sottomette alla Sua autorità, quando si affronterà la morte – quando l’anima starà per rincontrare il Creatore –, il cuore si riempirà di paura e di inquietudine infinite. Se una persona è esistita nel mondo per diversi decenni ma non è arrivata a capire da dove venga la vita umana, se non ha ancora riconosciuto in quali mani si trovi il destino umano, non c’è da meravigliarsi che non sia in grado di affrontare serenamente la morte. Una persona che, dopo aver vissuto per diversi decenni, ha acquisito la conoscenza della sovranità del Creatore è un individuo che apprezza correttamente il significato e il valore dell’esistenza; un individuo con una profonda conoscenza dello scopo della vita, con una vera esperienza e comprensione della sovranità del Creatore; e, ancora di più, un individuo in grado di sottomettersi alla Sua autorità. Una persona simile capisce il significato della creazione dell’umanità da parte di Dio, capisce che l’uomo deve adorare il Creatore, che tutto ciò che egli possiede viene da Lui e a Lui tornerà un giorno non lontano da oggi; una persona simile comprende che il Creatore predispone la nascita dell’uomo e ha la sovranità sulla sua morte, e che sia la vita sia la morte sono prestabilite dalla Sua autorità. Così, quando si afferrano davvero queste cose, naturalmente si è in grado di affrontare la morte con serenità, di accantonare tranquillamente tutti i propri averi terreni, di accettare felicemente tutto ciò che segue e di sottomettervisi, e di accogliere l’ultimo momento decisivo della vita disposto dal Creatore, anziché temerlo ciecamente e lottare contro di esso. Se si considera la vita un’opportunità per sperimentare la sovranità del Creatore e per arrivare a conoscere la Sua autorità, se la si vede come una rara occasione di compiere il proprio dovere come essere umano creato e di realizzare la propria missione, si avrà necessariamente una visione corretta dell’esistenza, si condurrà una vita beata e guidata dal Creatore, si camminerà nella Sua luce, si conoscerà la Sua sovranità, ci si sottometterà al Suo dominio, si diventerà testimoni delle Sue azioni miracolose e della Sua autorità. Inutile dirlo, una persona simile verrà necessariamente amata e accettata dal Creatore, e soltanto un individuo di questo tipo potrà avere un atteggiamento sereno verso la morte e accogliere con gioia l’ultimo momento decisivo della vita. Giobbe, ovviamente, aveva questo genere di atteggiamento verso la morte; era nella posizione di accettare felicemente l’ultimo momento decisivo dell’esistenza e, avendo portato il viaggio della sua vita a una conclusione tranquilla e completato la sua missione nell’esistenza, tornò accanto al Creatore.

da “Dio Stesso, l’Unico III” in La Parola appare nella carne

145. Solo accettando la sovranità del Creatore si può tornare al Suo fianco

Quando una persona non ha una conoscenza e un’esperienza chiare della sovranità di Dio e delle Sue disposizioni, la sua conoscenza del destino e della morte sarà, per forza di cose, incoerente. Gli uomini non riescono a vedere chiaramente che tutto ciò è nelle mani di Dio, non si rendono conto che Egli ha il controllo e la sovranità su di loro, non riconoscono che l’uomo non può liberarsi di tale sovranità o sfuggirle; così, quando affrontano la morte, non c’è fine alle loro ultime parole, alle loro preoccupazioni e ai loro rimpianti. Sono oppressi da una grande zavorra, riluttanza e confusione, e tutto ciò li induce a temere la morte. Per qualunque persona nata in questo mondo, la nascita è necessaria e la morte inevitabile, e nessuno può trascendere questo andamento delle cose. Se si desidera abbandonare questo mondo senza dolore, se si vuole essere in grado di affrontare l’ultimo momento decisivo della vita senza alcuna riluttanza o preoccupazione, l’unico modo è non lasciare rimpianti. L’unica maniera per andarsene senza rimpianti è conoscere la sovranità del Creatore, la Sua autorità, e sottomettersi a esse. Soltanto in questo modo si può stare lontani dai conflitti umani, dal male, dalla schiavitù di Satana; soltanto in questo modo si può vivere una vita come quella di Giobbe, guidata e benedetta dal Creatore, una vita libera ed emancipata, piena di valore e di significato, onesta e sincera; soltanto in questo modo ci si può sottomettere, come Giobbe, alle prove e alle privazioni da parte del Creatore, alle sue orchestrazioni e disposizioni; soltanto in questo modo si può adorare il Creatore per tutta la vita e ottenere la Sua lode, come fece Giobbe, udire la Sua voce, vederLo apparire; soltanto in questo modo si può vivere e morire felicemente, come Giobbe, senza dolore, senza preoccupazioni, senza rimpianti; soltanto in questo modo si può vivere nella luce, come Giobbe, superare ogni momento decisivo della vita nella luce, completare tranquillamente il proprio viaggio nella luce, compiere efficacemente la propria missione – sperimentare, apprendere e arrivare a conoscere la sovranità del Creatore come esseri creati – e morire nella luce e, dopo, stare per sempre al Suo fianco come esseri umani creati, elogiati da Lui.

da “Dio Stesso, l’Unico III” in La Parola appare nella carne

146. Secondo le leggi normali dell’esistenza umana – benché abbia luogo un processo molto lungo da quando si incappa per la prima volta nell’argomento della conoscenza della sovranità del Creatore a quando si è in grado di riconoscerla, e da allora fino al momento in cui si riesce a sottomettervisi –, se si contano effettivamente gli anni, non ce ne sono più di trenta o quaranta durante i quali si ha l’opportunità di ottenere queste ricompense. Spesso le persone si lasciano trascinare dal desiderio e dall’ambizione di ricevere le benedizioni; non riescono a distinguere dove si celi l’essenza della vita umana, non capiscono quanto sia importante conoscere la sovranità del Creatore, perciò non apprezzano questa preziosa opportunità di entrare nel mondo umano per sperimentare la vita umana, la sovranità del Creatore, e non si rendono conto di quanto sia inestimabile per un essere creato ricevere la Sua guida personale. Le persone che vogliono che l’opera di Dio finisca rapidamente, che desiderano che Egli predisponga la fine dell’uomo il prima possibile, in modo da poter ammirare immediatamente la Sua persona reale ed essere ben presto benedette, sono – dico pertanto – colpevoli del peggior tipo di disobbedienza ed estremamente stupide. Coloro che, nel loro tempo limitato, desiderano cogliere questa opportunità unica di conoscere la sovranità del Creatore sono le persone sagge e intelligenti. Questi due desideri diversi rivelano due visioni e due ricerche completamente diverse: coloro che cercano benedizioni sono egoisti e vili; non mostrano alcuna considerazione per la volontà di Dio, non cercano mai di conoscere la Sua sovranità, non desiderano mai sottomettervisi, vogliono semplicemente vivere come meglio credono. Sono dei degenerati superficiali, la categoria che verrà distrutta. Coloro che cercano di conoscere Dio sono in grado di accantonare i propri desideri, sono disposti a sottomettersi alla Sua sovranità e alle Sue disposizioni; provano a essere il tipo di persona che si sottomette alla Sua autorità e soddisfa il Suo desiderio. Simili persone vivono nella luce, tra le benedizioni di Dio; saranno certamente elogiate da Lui. In ogni caso, la scelta umana è inutile, gli esseri umani non hanno voce in capitolo sulla durata dell’opera di Dio. È meglio che le persone si mettano alla mercé di Dio e si assoggettino alla Sua sovranità. Se non ti metti alla Sua mercé, che cosa puoi fare? Dio subirà una perdita? Se non ti metti alla Sua mercé, se cerchi di assumere il comando, fai una scelta stupida, e alla fine sei l’unico a subire una perdita. Soltanto se le persone collaborano il prima possibile con Dio, soltanto se si affrettano ad accettare le Sue orchestrazioni, a conoscere la Sua autorità e a comprendere tutto ciò che Egli ha fatto per loro, avranno una speranza, eviteranno di vivere invano e otterranno la salvezza.

da “Dio Stesso, l’Unico III” in La Parola appare nella carne

147. Accettare Dio come tuo unico Padrone è il primo passo per ottenere la salvezza

Quelle riguardanti l’autorità di Dio sono verità che ognuno deve considerare seriamente, sperimentare e comprendere con il cuore, perché influiscono sulla vita di ogni individuo, sul suo passato, presente e futuro, sui momenti decisivi che deve superare nella vita, sulla conoscenza umana della sovranità di Dio e sull’atteggiamento con cui l’uomo deve affrontare la Sua autorità e, naturalmente, sul destino finale di ogni persona. Così occorre l’energia di una vita intera per conoscerle e comprenderle. Quando prenderai sul serio l’autorità di Dio, quando accetterai la Sua sovranità, ti renderai gradualmente conto e capirai che la Sua autorità esiste davvero. Tuttavia, se non lo riconosci mai, se non accetti mai la Sua sovranità, per quanti anni tu possa vivere, non acquisirai la minima conoscenza della Sua sovranità. Se non conosci e non capisci davvero l’autorità di Dio, quando raggiungerai la fine della strada, anche se avrai creduto in Lui per decenni, resterai con un pugno di mosche e la tua conoscenza della Sua sovranità sul destino umano sarà inevitabilmente pari a zero. Non è una cosa molto triste? Dunque, a prescindere da quanta strada hai percorso nella vita, da quanti anni hai ora, da quanto durerà ancora il tuo viaggio, innanzitutto devi riconoscere l’autorità di Dio e prenderla seriamente, accettare il fatto che Egli è il tuo unico Padrone. Acquisire una conoscenza chiara e accurata e comprendere queste verità riguardanti la sovranità di Dio sul destino umano è una lezione obbligatoria per tutti, il segreto per conoscere l’esistenza umana e ottenere la verità, la fondamentale lezione di vita della conoscenza di Dio che tutti affrontano ogni giorno e cui nessuno può sottrarsi. Se uno di voi vuole prendere delle scorciatoie per raggiungere questo obiettivo, ti dico che è impossibile! Se vuoi sottrarti alla sovranità di Dio, è ancora più impossibile! Dio è l’unico Signore dell’uomo, l’unico Padrone del destino umano, perciò è impossibile per l’uomo dettare la propria sorte e trascenderla. Per quanto grandi siano le loro capacità, le persone non possono influenzare, né tantomeno orchestrare, disporre, controllare o cambiare il destino altrui. Soltanto l’unico Dio Stesso detta tutte le cose per l’uomo, perché soltanto Lui possiede l’autorità unica che detiene la sovranità sul destino umano; dunque soltanto il Creatore è l’unico Padrone dell’uomo. L’autorità di Dio detiene la sovranità non solo sull’umanità creata, ma anche sugli esseri non creati che nessun uomo può vedere, sulle stelle, sul cosmo. Questo è un fatto incontestabile, un fatto che esiste veramente, che nessun essere umano o cosa può cambiare. Se uno di voi è ancora insoddisfatto di come stanno le cose, credendo di avere qualche competenza o capacità speciale, e pensando ancora di poter essere fortunato e cambiare le circostanze attuali o evitarle; se tenti di modificare il tuo destino mediante lo sforzo umano e quindi di distinguerti dagli altri e di conquistare fama e fortuna, ti dico che ti stai complicando la vita, che stai soltanto cercando guai e che ti stai scavando la fossa da solo! Un giorno, prima o poi, scoprirai che hai fatto la scelta sbagliata, che i tuoi sforzi sono stati vani. La tua ambizione, il tuo desiderio di lottare contro il destino e la tua condotta erronea ti condurranno lungo una strada di non ritorno, e per questo pagherai un caro prezzo. Benché ora tu non veda la gravità della conseguenza, quando sperimenterai e capirai più profondamente la verità secondo cui Dio è il Padrone del destino umano, arriverai lentamente a renderti conto di cosa sto parlando oggi e delle sue reali implicazioni. Il fatto che tu abbia veramente un cuore e un’anima, che tu sia una persona che ama la verità oppure no, dipende dal tipo di atteggiamento che assumi verso la sovranità di Dio e verso la verità. Naturalmente, questo determina se tu sia davvero in grado di conoscere e di capire l’autorità di Dio. Se in vita tua non hai mai percepito la sovranità di Dio e le Sue disposizioni, né tantomeno riconosci e accetti la Sua autorità, sarai assolutamente inutile, sarai senza dubbio oggetto dell’odio e del rifiuto di Dio a causa del percorso che hai intrapreso e della scelta che hai fatto. Coloro che, nell’opera di Dio, riescono ad accettare la Sua prova, la Sua sovranità, che si sottomettono alla Sua autorità e acquisiscono gradualmente un’esperienza reale delle Sue parole, avranno raggiunto una vera conoscenza della Sua autorità, una vera comprensione della Sua sovranità e si saranno davvero sottomessi al Creatore. Soltanto simili persone saranno state salvate veramente. Perché hanno conosciuto la sovranità di Dio, perché l’hanno accettata, perché la loro valutazione del fatto della sovranità di Dio sul destino umano e la loro sottomissione a esso sono reali e accurati. Quando affronteranno la dipartita, saranno in grado, come Giobbe, di avere una mente che non si lascia scoraggiare dalla morte, di sottomettersi alle orchestrazioni e alle disposizioni di Dio in tutte le cose, senza alcuna scelta e alcun desiderio individuale. Soltanto una persona simile sarà in grado di tornare accanto al Creatore come un vero essere umano creato.

da “Dio Stesso, l’Unico III” in La Parola appare nella carne

148. La principale differenza tra Dio e il genere umano è che Egli governa tutte le cose e provvede ad esse. È la fonte di ogni cosa e gli uomini godono di ogni cosa mentre Dio la mette a loro disposizione. In altre parole, l’uomo fruisce di tutte le cose quando accetta la vita che Dio concede loro. L’umanità gode dei risultati della creazione di tutte le cose da parte di Dio, mentre Egli è il Padrone. Allora, dalla prospettiva di tutte le cose, qual è la differenza tra Dio e l’umanità? Egli può vedere chiaramente gli schemi di crescita di tutte le cose, li controlla e li governa. Vale a dire che tutte le cose sono davanti ai Suoi occhi e nell’ambito del Suo controllo, ma gli uomini non riescono a vedere tutte le cose. Ciò che vedono è limitato – è solo ciò che vedono davanti ai loro occhi. Se scali questa montagna, ciò che vedi è questo versante. Non riesci a vedere cosa ci sia su quello opposto. Se vai in spiaggia, vedi questa sponda dell’oceano, ma non sai come sia l’altra. Se arrivi in questa foresta, vedi le piante davanti e intorno a te, ma non cosa ci sia più avanti. Gli esseri umani non riescono a vedere luoghi più alti, più lontani e più profondi. Vedono soltanto ciò che si trova davanti ai loro occhi e dentro la loro visuale. Anche se le persone conoscono l’avvicendarsi delle quattro stagioni nell’arco dell’anno e gli schemi di crescita di tutte le cose, non sono in grado di gestirli o di governarli. D’altro canto, il modo in cui Dio vede tutte le cose assomiglia a quello in cui vedrebbe una macchina che ha costruito personalmente. Conoscerebbe ciascun componente alla perfezione. Quali sono i suoi principi, i suoi schemi e qual è il suo scopo: Lui conosce direttamente e chiaramente tutte queste cose. Perciò Dio è Dio e l’uomo è l’uomo! Sebbene l’uomo continui a indagare le questioni scientifiche e le leggi di tutte le cose, lo fa soltanto in un ambito limitato, mentre Dio controlla ogni cosa. Per l’uomo, questo è un compito senza fine. Se l’essere umano studia qualcosa di molto piccolo fatto da Dio, potrebbe trascorrere la vita intera esaminandolo senza ottenere alcun vero risultato. È per questo motivo che, se usi la conoscenza e ciò che hai imparato per studiare Dio, non sarai mai in grado di conoscerLo o di capirLo. Se invece usi la via della ricerca della verità e della ricerca di Dio e Lo guardi allo scopo di arrivare a conoscerLo, un giorno riconoscerai che le Sue azioni e la Sua saggezza sono ovunque e capirai anche perché Egli viene definito il Padrone di tutte le cose e la loro fonte di vita. Più possiedi tale conoscenza, e più capirai perché Dio viene chiamato Padrone di tutte le cose. Tutte le cose e ogni cosa, te compreso, ricevono continuamente il flusso costante del Suo provvedere. Sarai anche capace di percepire chiaramente che in questo mondo, e tra questi uomini, non esiste nessuno tranne Dio che possa avere un potere e una sostanza tali da governare, gestire e preservare l’esistenza di tutte le cose. Quando otterrai una simile comprensione, riconoscerai davvero che Egli è il tuo Dio. Quando arriverai a questo punto, L’avrai accettato veramente e lascerai che sia il tuo Dio e il tuo Padrone. Quando avrai una simile comprensione e la tua vita giungerà a questo punto, Egli non ti metterà più alla prova e non ti giudicherà né ti farà alcuna richiesta, perché Lo capirai, conoscerai il Suo cuore e L’avrai accettato davvero nel tuo. Questa è una ragione importante per comunicare questi argomenti riguardo al governo e alla gestione di tutte le cose da parte di Dio. Lo scopo è dare alle persone una maggiore conoscenza e comprensione; non solo farti ammettere le azioni di Dio, ma anche dartene una maggiore conoscenza e comprensione pratiche.

da “Dio Stesso, l’Unico VIII” in La Parola appare nella carne

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