“La differenza tra il ministero del Dio incarnato e il dovere dell’uomo” | Estratto 448

Dopo la creazione dell’umanità, in principio, furono gli israeliti a fungere da fondamento dell’opera, e l’intero Israele fu la base dell’opera di Jahvè in terra. L’opera di Jahvè serviva a guidare e pascere l’uomo, stabilendo le leggi affinché egli potesse vivere una vita normale e adorare Jahvè in maniera normale in terra. Nell’Età della Legge, Dio era Uno che non poteva essere né visto né toccato dall’uomo. Semplicemente, guidava gli uomini inizialmente corrotti da Satana ed era lì per istruirli e pascerli, perciò le parole da Lui pronunciate riguardavano soltanto statuti, ordinanze e concetti comuni su come vivere la vita umana, e niente affatto le verità che provvedono alla vita dell’uomo. Sotto la Sua guida, gli israeliti non erano profondamente corrotti da Satana. La Sua opera di legislazione fu soltanto la primissima fase dell’opera di salvezza, solo l’inizio dell’opera di salvezza, e praticamente non aveva nulla a che vedere con la trasformazione dell’indole di vita dell’uomo. Pertanto, al principio dell’opera di salvezza, non vi era necessità che Egli Si facesse carne per la Sua opera in Israele. Per questo motivo era necessario un mezzo, ossia uno strumento, con cui entrare in contatto con l’uomo. Così, fra gli esseri creati, emersero coloro che parlavano e operavano in nome di Jahvè, e fu in questo modo che i figli dell’uomo e i profeti giunsero a operare tra gli uomini. I figli dell’uomo operarono tra gli esseri umani in nome di Jahvè. Il fatto che fossero da Lui così definiti significa che essi enunciavano le leggi in nome di Jahvè ed erano anche sacerdoti fra il popolo di Israele; tali uomini erano sacerdoti sorvegliati e protetti da Jahvè e avevano in sé l’opera del Suo Spirito; erano i capi del popolo, al servizio diretto di Jahvè. I profeti, d’altro canto, erano coloro che si dedicavano a parlare in nome di Jahvè agli uomini di tutti i paesi e di tutte le tribù. Erano anche coloro che profetizzavano l’opera di Jahvè. Che si trattasse dei figli dell’uomo o dei profeti, tutti erano innalzati dallo Spirito di Jahvè Stesso e possedevano in sé l’opera di Jahvè. Tra il popolo, erano i diretti rappresentanti di Jahvè; operavano solo perché erano stati innalzati da Lui e non perché costituissero l’incarnazione dello Spirito Santo Stesso. Pertanto, anche se allo stesso modo parlavano e operavano in nome di Dio, questi figli dell’uomo e profeti dell’Età della Legge non erano l’incarnazione di Dio. La situazione è esattamente opposta nell’Età della Grazia e nell’ultima fase, poiché l’opera di salvezza e giudizio dell’uomo è per entrambi gli aspetti compiuta da Dio Stesso incarnato e, quindi, non vi è bisogno di innalzare nuovamente profeti e figli dell’uomo affinché operino in nome Suo. Agli occhi dell’uomo, non vi sono differenze essenziali fra la sostanza e i mezzi della loro opera. Ed è per questo motivo che l’uomo confonde sempre l’opera del Dio incarnato con quella dei profeti e dei figli dell’uomo. La manifestazione del Dio incarnato è sostanzialmente la stessa di quella dei profeti e dei figli dell’uomo. E il Dio incarnato è perfino più ordinario e reale dei profeti. Quindi, l’uomo è completamente incapace di distinguere fra questi due casi. L’uomo si concentra unicamente sulle apparenze, completamente ignaro del fatto che, tanto nell’opera quanto nei discorsi, vi è una differenza essenziale. Poiché la capacità di discernimento dell’uomo è troppo scarsa, egli non può discernere questioni fondamentali e ancora meno distinguere aspetti tanto complessi. La parola e l’opera dei profeti e quelle utilizzate dallo Spirito Santo compiono tutte il dovere dell’uomo, svolgendone la funzione di essere creato e facendo ciò che l’uomo dovrebbe fare. Tuttavia la parola e l’opera del Dio incarnato servono a svolgere il Suo ministero. Sebbene la Sua forma esteriore sia quella di un essere creato, la Sua opera serve a svolgere non la Sua funzione ma il Suo ministero. Il termine “dovere” viene usato in relazione agli esseri creati, mentre “ministero” viene usato in relazione alla carne del Dio incarnato. Vi è una differenza essenziale fra i due termini, che non sono intercambiabili. L’attività dell’uomo è soltanto compiere il suo dovere, mentre l’opera di Dio è gestire e svolgere il Suo ministero. Pertanto, anche se molti apostoli furono utilizzati dallo Spirito Santo e molti profeti erano ricolmi di Lui, la loro opera e la loro parola servivano soltanto a compiere il loro dovere di esseri creati. Sebbene le loro profezie potessero essere più grandi della via della vita di cui ha parlato il Dio incarnato, e perfino la loro umanità fosse più trascendente di quella del Dio incarnato, comunque compivano il loro dovere e non svolgevano un ministero. Il dovere dell’uomo si riferisce alla sua funzione ed è qualcosa di conseguibile da parte sua. Invece, il ministero svolto dal Dio incarnato è legato alla Sua gestione, che non è conseguibile da parte dell’uomo. Che il Dio incarnato parli, operi o manifesti prodigi, sta compiendo un’opera grandiosa nell’ambito della Sua gestione, e tale opera non può essere svolta dall’uomo in Sua vece. L’attività dell’uomo è solo di compiere il suo dovere di essere creato in una data fase dell’opera di gestione di Dio. Senza tale gestione, cioè, se il ministero del Dio incarnato andasse perduto, andrebbe perduto anche il dovere dell’essere creato. L’opera di Dio nello svolgere il Suo ministero ha lo scopo di gestire l’uomo, mentre l’uomo che compie il suo dovere rappresenta l’esecuzione dei suoi obblighi di soddisfare le richieste del Creatore e in nessun modo ciò può essere considerato lo svolgimento di un ministero. Per l’essenza intrinseca di Dio, ossia lo Spirito, l’opera di Dio è la Sua gestione, ma per il Dio incarnato che assume la forma esteriore di un essere creato, l’opera è lo svolgimento del Suo ministero. Qualunque opera compia, ha il fine di svolgere il Suo ministero, e l’uomo può soltanto fare del suo meglio nell’ambito della Sua gestione e sotto la Sua guida.

Tratto da “La Parola appare nella carne

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