8. Prove e patimenti sono benedizioni di Dio

di Wang Gang, Cina

Sono un agricoltore e poiché la mia famiglia è povera, ho sempre dovuto viaggiare ovunque per trovare un lavoro temporaneo e guadagnare soldi. Pensavo che avrei potuto vivere bene con il mio lavoro fisico. Tuttavia, in realtà, vidi che non c’erano garanzie per i diritti legali dei lavoratori migranti come me; il mio salario veniva spesso trattenuto senza alcuna ragione. Venivo continuamente truffato e sfruttato da altri. Dopo un anno di duro lavoro, non ricevetti ciò che mi spettava. Avevo l’impressione che questo mondo fosse veramente oscuro! Gli umani si trattano a vicenda come animali, il forte dà la caccia al debole; competono tra di loro, lottano corpo a corpo e io, semplicemente, non avevo un punto di appoggio per vivere in questo modo. Nell’estrema sofferenza e depressione del mio spirito, quando avevo perso la fede nella vita, un mio amico condivise con me la salvezza di Dio Onnipotente. Da allora, sono andato agli incontri, ho pregato e cantato regolarmente con i fratelli e le sorelle; abbiamo condiviso la verità e usato i nostri punti di forza per sopperire alle nostre reciproche debolezze. Mi sentivo molto felice e liberato. Nella Chiesa di Dio Onnipotente, vedevo che i fratelli e le sorelle non cercavano di ingannarsi a vicenda o di fare distinzioni sociali; erano genuinamente aperti e andavano d’accordo l’uno con l’altro. Tutti erano lì per cercare diligentemente la verità al fine di liberarsi dalla loro indole corrotta, vivere da esseri umani e ottenere la salvezza. Questo mi ha permesso di sperimentare la felicità nella vita, e di comprenderne il significato e il valore. Quindi, decisi che avrei dovuto diffondere il Vangelo e permettere alle persone che vivevano nell’oscurità, di arrivare a Dio per ricevere la Sua salvezza e vedere di nuovo la luce. Di conseguenza, mi unii alla schiera di coloro che proclamano il Vangelo e testimoniano Dio. Ma, inaspettatamente, fui arrestato dal Partito Comunista Cinese perché predicavo il Vangelo e patii l’estrema brutalità della tortura, un trattamento crudele e la prigionia.

Accadde che, un pomeriggio dell’inverno 2008, mentre io e due sorelle stavamo testimoniando l’opera di Dio negli ultimi giorni ad un obiettivo del Vangelo, fummo segnalati da persone malvagie. Sei poliziotti, con la scusa di controllare i nostri permessi di residenza, fecero irruzione nella casa dell’obiettivo del Vangelo. Come furono entrati, gridarono: “Non muovetevi!” Due di questi poliziotti malvagi sembravano completamente fuori di testa mentre piombavano su di me; uno di loro mi afferrò per i vestiti sul petto e l’altro mi afferrò per le braccia, usando tutta le forze per bloccarmele dietro alla schiena; poi con ferocia chiese: “Che cosa stai facendo? Da dove vieni? Come ti chiami?” In risposta chiesi: “Cosa state facendo voi? Per quale motivo mi arrestate?” Quando mi sentirono dire così, andarono su tutte le furie e risposero con tono aggressivo: “Non ha importanza il motivo, tu sei quello che stavamo cercando e verrai con noi!” Poi, questi perfidi poliziotti presero me e le sorelle e ci spinsero in macchina.

Dopo essere arrivati all’ufficio di pubblica sicurezza, gli ufficiali di polizia mi presero e mi chiusero in uno stanzino; mi ordinarono di accovacciarmi sul pavimento e misero quattro persone a sorvegliarmi. Dopo essere rimasto accucciato a lungo, ero molto stanco e non ce la facevo più. Nel momento stesso in cui provai ad alzarmi, il poliziotto malvagio mi piombò addosso e mi premette la testa in basso per impedirmi di alzarmi in piedi. Di lì a poco, udii le grida agghiaccianti di qualcuno che veniva torturato nella stanza accanto e allora cominciai ad avere molta paura: non sapevo quale tortura e trattamento crudele mi avrebbero riservato dopo! Iniziai subito a pregare Dio nel mio cuore: “Oh Dio Onnipotente, in questo momento sono molto spaventato, Ti chiedo di darmi fede e forza, rendimi deciso e coraggioso affinché io possa renderTi testimonianza. Anche se non riuscirò a sopportare la tortura e le loro crudeltà, se anche dovrò suicidarmi mordendomi la lingua, non Ti tradirò mai come Giuda!” Dopo aver pregato, sentii la forza che aumentava dentro di me, e la mia paura che cedeva.

Quella sera dopo le 19:00, mi ammanettarono le braccia dietro la schiena, mi portarono nella sala interrogatori al piano di sopra e mi spinsero a terra. C’erano ogni genere di strumento di tortura, quali corde, bastoni di legno, manganelli, fruste, ecc. Un poliziotto teneva un manganello elettrico nelle sue mani, che emetteva rumori irregolari di “scoppiettii e sfrigolii”, e si mise a farmi domande minacciose per avere informazioni: “Quante persone ci sono nella vostra Chiesa? Dov’è il vostro luogo di incontro? Chi è il responsabile? Quante persone ci sono nella zona che predicano il Vangelo? Parla! Altrimenti avrai la punizione che ti meriti!” Osservai l’imminente pericolo rappresentato dal manganello elettrico e guardai ancora la stanza piena di strumenti di torture; non potei fare a meno di sentirmi nervoso e spaventato. Non sapevo se sarei stato in grado di superare questa tortura. Quindi continuai a chiamare Dio. Vedendo che non dicevo nulla, si innervosì e mi colpì violentemente sul lato sinistro del petto con il manganello elettrico. Rimasi scioccato per quasi un minuto. Sentii subito come se il sangue nel mio corpo fosse stato bollito; avevo un dolore insopportabile dalla testa ai piedi e mi rotolavo sul pavimento gridando senza sosta. Non aveva ancora finito con me: improvvisamente cominciò a trascinarmi e usò il bastone per sollevarmi per il mento, gridando: “Parla! Non confessi niente?” Nell’affrontare il folle tormento di questi demoni, temevo soltanto di poter tradire Dio, perché non riuscivo a sopportare tutto quel tormento. In quel momento, pensai alle parole di Dio: “Coloro che sono al potere potranno sembrare malvagi dall’esterno, ma non abbiate timore, questo avviene perché avete poca fede. Purché la vostra fede cresca, nulla sarà troppo difficile” (Capitolo 75 di “Discorsi di Cristo al principio” in “La Parola appare nella carne”). Le parole di Dio mi diedero di nuovo fede e forza e compresi che, anche se i poliziotti malvagi davanti a me erano folli e incontrollati, erano stati disposti dalla mano di Dio. Senza il permesso di Dio, non avrebbero potuto uccidermi. Finché mi basavo sulla fede, facevo affidamento su Dio e non mi arrendevo, essi avrebbero inevitabilmente mancato il loro intento e sarebbero sprofondati nell’umiliazione. Nel pensare ciò, raccolsi tutte le mie forze fisiche e risposi ad alta voce: “Perché mi avete portato qui? Perché mi state fulminando con un manganello elettrico? Quale crimine ho commesso?” Il malvagio poliziotto divenne improvvisamente come un cervo esposto alla luce improvvisa dei fari di una macchina, oppresso com’era dalla sua coscienza sporca. Egli balbettò e non poté dire nulla. Poi se ne andò con la coda tra le gambe. Nell’assistere alle disgraziate conseguenze del dilemma di Satana, mi commossi fino alle lacrime. In questa situazione, sperimentai veramente il potere e l’autorità delle parole di Dio Onnipotente. Fintanto che metto la parola di Dio in pratica, allora potrei vedere le gesta di Dio. Due ufficiali di polizia vennero con cinque o sei minuti più tardi, ma questa volta provarono un’altra tattica. Un ufficiale magro mi disse molto calorosamente: “Comportati bene solo per un po’. Rispondi alle nostre domande, altrimenti non saremo in grado di lasciarti andare”. Non dissi una parola, così portò un pezzo di carta da farmi firmare. Vedendo le parole “rieducazione attraverso il lavoro” scritte lì sopra, rifiutai. L’altro ufficiale atterrò un violento schiaffo sul mio orecchio sinistro, quasi abbastanza forte da mandarmi per terra. L’orecchio mi fischiò per un po’ e mi ci è voluto un po’ per riguadagnare chiarezza. Mi ammanettarono nuovamente e mi chiusero a chiave nello stanzino.

Tornato nello stanzino, ero contuso e malconcio, il dolore era insopportabile. Il mio cuore non poteva fare a meno di sentirsi triste e debole: “Perché i credenti debbono soffrire così? Predicavo il Vangelo con buone intenzioni per permettere alle persone di cercare la verità e salvarsi, e inaspettatamente mi sono ritrovato a patire questa persecuzione”. Nel pensare a questo, sentivo di essere stato più che offeso. Chiamai Dio in preghiera nella mia sofferenza, dicendo, “Oh Dio, la mia statura è troppo bassa, ed io sono troppo debole. Dio, voglio appoggiarmi a Te e rendere testimonianza per Te. Per favore guidami”. In seguito, mi venne in mente un inno delle parole di Dio: “Non essere avvilito, non essere debole, e Io chiarirò le cose per te. La strada verso il Regno non è così agevole, nulla è così semplice! Vuoi ottenere facilmente le benedizioni, giusto? Oggi tutti avranno prove amare da affrontare. Senza di esse, il cuore amoroso che avete per Me non si rafforzerà e voi non proverete per Me un amore autentico. Sebbene tali prove consistano solo in circostanze di scarso rilievo, tutti devono sperimentarle; è solo che la difficoltà delle prove sarà diversa a seconda delle persone. Le prove sono una benedizione da parte Mia, e quanti di voi vengono spesso innanzi a Me e implorano in ginocchio le Mie benedizioni? Sciocchi bambini! Pensate sempre che qualche parola favorevole conti come le Mie benedizioni, eppure non vi rendete conto che l’amarezza è una di esse” (“Il dolore delle prove è una benedizione di Dio” in “Seguire l’Agnello e cantare dei canti nuovi”). È vero. Essere affrontato con questa persecuzione e difficoltà era così che Dio poteva perfezionare la mia fede e il mio amore. Quell’ambiente fu una benedizione di Dio. Come ho potuto lamentarmi e dare la colpa a Dio? Venni arrestato e torturato, ma per tutto l’intero calvario Dio mi stava guidando con le Sue parole; questo era l’amore di Dio. Ho cantato quell’inno nel mio cuore, e più a lungo lo cantavo e più mi sentivo rinvigorita. Ha anche restaurato la mia fede ed io giurai a Dio: “Dio, non importa come la polizia mi torturi, desidero renderTi testimonianza e mai tradirTi. Sono determinato a seguirTi fino alla fine della strada”.

Alla casa di detenzione, gli ufficiali di polizia continuarono ad usare ogni metodo di tortura su di me e spesso incitavano gli altri prigionieri a picchiarmi. Nel freddo gelido dell’inverno, ordinarono ai prigionieri di versarmi addosso secchi di acqua gelata, obbligandomi a fare una doccia fredda. Tremavo di freddo dalla testa ai piedi. Sperimentando palpitazioni e scoppiando in un sudore, il mio cuore mi faceva male al punto che la schiena anche era in agonia. Qui, i prigionieri erano macchine fabbrica-soldi per il governo e non avevano nessun diritto legale. Non avevano altra scelta che sopportare di essere spremuti e sfruttati come schiavi. La prigione mi obbligava a stampare tutto il giorno banconote usate come olocausto per i morti. Inizialmente, stabilirono come regola che dovessi stampare 1000 banconote al giorno, successivamente aumentarono a 1800 al giorno, e infine a 3000. Una quantità simile era impossibile da completare per una persona esperta, figuriamoci per una persona inesperta come me. Infatti, lo facevano apposta perché così, non riuscendo a completare tutto, avevano la scusa per tormentarmi e distruggermi. Finché non avessi raggiunto la quota, la malvagia polizia mi avrebbe messo delle catene, pesanti oltre 5 chili, intorno alle gambe e legarmi mani e piedi con dei ceppi. Tutto quello che riuscivo a fare era starmene seduto, piegare la testa e torcere il busto, non ero in grado di muovermi diversamente. Inoltre, questa polizia disumana e insensibile non chiedeva, né si preoccupava, delle mie necessità di base. Sebbene il gabinetto fosse nella cella, non ero affatto in grado di camminare e usarlo; potevo soltanto implorare i miei compagni di cella di mettermici sopra. Se erano dei prigionieri leggermente migliori, mi tiravano su; se nessuno mi aiutava, non avevo altra scelta che tenermela. Il momento più doloroso era l’ora dei pasti, perché avevo le mani e i piedi ammanettati insieme. Potevo soltanto abbassare la testa con tutta la mia forza e alzare le mani e i piedi. Era l’unico modo per mettere in bocca un panino. Sprecavo un gran quantitativo di energia ad ogni boccone. I ceppi mi sfregavano le mani e i piedi causandomi immenso dolore. Dopo tanto tempo, ai polsi e alle caviglie mi vennero delle callosità nere e lucide. Spesso non riuscivo a mangiare quando ero rinchiuso, e, raramente, i prigionieri mi davano due piccoli panini. Il più delle volte si mangiavano la mia porzione e tutto quello che ottenevo era lo stomaco vuoto. Ricevevo sempre meno acqua; inizialmente, ad ognuno venivano date solo due scodelle d’acqua al giorno, ma essendo rinchiuso e non potendomi muovere, di rado riuscivo a bere un po’ d’acqua. Il tormento disumano era indicibile. Venni sottoposta a quel tipo di inumana tortura quattro volte, per una durata complessiva di dieci giorni. Anche in quelle condizioni, gli ufficiali mi fecero lavorare nei turni notturni. Avevo passato molto tempo senza mai riuscire a mangiare a sazietà; la fame mi ha spesso lasciato con palpitazioni, nausea, e tensione nel petto. Diventai un sacco d’ossa. Quando la mia fame arrivava al punto che non potevo più sopportarla, pensai a cosa il Signore Gesù disse a Satana nel mezzo di una tentazione: “Non di pane soltanto vivrà l’uomo, ma di ogni parola che proviene dalla bocca di Dio” (Matteo 4:4). Quello mi diede un senso di sollievo, e mi sentii pronto a sperimentare personalmente quelle parole da Dio nella persecuzione di Satana in me. Mi calmai dinanzi a Dio per pregare e riflettere sulle Sue parole, e prima che me ne accorgessi, il dolore e la fame cedettero. Una volta un prigioniero mi disse: “C’era un giovane che venne ammanettato e affamato fino alla morte in questo modo. Ho visto che non hai mangiato molto per parecchi giorni ma sei ancora di così buon umore”. All’udire le sue parole, silenziosamente ringraziai Dio. Sentii profondamente che questo era il potere della vita delle parole di Dio che mi stava supportando. Questo mi fece veramente sentire che la parola di Dio è la verità, la via e la vita ed è sicuramente il fondamento su cui fare affidamento per sopravvivere. Inoltre, la mia fede in Dio inconsciamente aumentò. In questo luogo di sofferenza, fui veramente capace di sperimentare la realtà della verità che “Non di pane soltanto vivrà l’uomo, ma di ogni parola che proviene dalla bocca di Dio”. Questa è veramente la ricchezza più preziosa della vita che Dio mi ha concesso, ed è anche il mio unico dono. Inoltre, non lo avrei mai potuto ottenere in una situazione in cui non mi fossi dovuto preoccupare del cibo o dei vestiti. Ora, la mia sofferenza aveva maggiore significato e valore!

Quell’esperienza di persecuzione e tortura intensificarono l’odio che avevo nel mio cuore per il Partito Comunista. Venni arrestato e sottoposto a tutti i tipi di tortura per niente di più che credere in Dio. Fu un abuso disumano; fu completa malvagità! Pensai ad un passaggio delle parole di Dio che avevo letto prima: “L’abisso ha il volto del caos e delle tenebre, mentre la gente comune, in preda a questa afflizione, invoca il Cielo e si lamenta con la terra. Quando verrà il momento in cui l’uomo riuscirà a tenere alta la testa? Magro ed emaciato com’è, in che modo l’uomo può competere con questo crudele e tirannico demonio? Perché non consegna quanto prima la sua vita a Dio? Perché ancora esita? Quando potrà portare a termine l’opera di Dio? Così, tiranneggiato e oppresso senza motivo, alla fine avrà speso invano tutta la sua vita; perché ha tanta foga di arrivare e tanta fretta di partire? Perché non conserva qualcosa di prezioso da offrire a Dio? Ha forse dimenticato i millenni di odio?” (“Lavoro e ingresso (8)” da “La Parola appare nella carne”). Questa esperienza mi ha mostrato la vera essenza del Partito Comunista come un nemico di Dio, un nemico della verità. Ha rafforzato la mia determinazione nel rendere testimonianza per Dio.

Un mese dopo, la polizia del Partito Comunista Cinese mi ha mosso l’accusa ingiustificata di “essere sospettato di disturbare l’ordine sociale e di distruggere l’applicazione della legge”: fui condannato a un anno di rieducazione attraverso il lavoro. Una volta entrato nel campo di lavoro, gli ufficiali di polizia mi costringevano a lavorare tutto il giorno. Quando stavo nel laboratorio a contare sacchi, ne dovevo contare 100 e legarli insieme. Immancabilmente i prigionieri venivano e prendevano intenzionalmente uno o più sacchi, tra quelli che avevo contato, per poi dire che non avevo contato bene e cogliere l’occasione per prendermi a calci e pugni. Quando il capo squadra vedeva che mi picchiavano, veniva e ipocritamente mi chiedeva che cosa stesse accadendo e i prigionieri presentavano false prove, secondo le quali non avevo contato abbastanza sacchi. Quindi mi toccava sopportare una raffica di critiche severe da parte del capo squadra. Ogni volta che mi sentivo offeso e dolorante, avrei cantato un inno delle parole di Dio come ho fatto: “Negli ultimi giorni dovete rendere testimonianza a Dio. Per quanto sia grande la vostra sofferenza, dovreste andare avanti fino alla fine, e anche al vostro ultimo respiro, dovete ancora essere fedeli a Dio e alla Sua mercé; solo questo è vero amore per Lui e una testimonianza forte e clamorosa” (“Cercate di amare Dio, non importa quanto grande sia la vostra sofferenza” in “Seguire l’Agnello e cantare dei canti nuovi”). Mentre cantavo e cantavo, iniziavo a sentirmi mosso e ispirato, e non riuscivo a fermare le lacrime che mi gocciavano dalle guance. Impostai la mia determinazione che non mi importava quanto avrei sofferto, sarei rimasto a rendere testimonianza per Dio. C’era un altro fratello intorno alla mia stessa età che gli accadde di essere chiuso a chiave insieme a me a quel tempo. Non ci era permesso di parlare quando lavoravamo durante il giorno, ma la notte scrivevamo segretamente dei passaggi delle parole ed inni di Dio che avremmo memorizzato e che ci saremmo scambiati l’uno con l’altro. Dopo un po’ che venimmo assegnati a lavorare insieme, quindi condividevamo molto tranquillamente la compagnia, aiutandoci ed incoraggiandoci a vicenda. Mi ha davvero aiutato ad alleviare la sofferenza.

In aggiunta, mi ordinavano di memorizzare le “regole di condotta” ogni mattina, e se non le memorizzavo, venivo picchiato. Mi costringevano anche a cantare canzoni che elogiavano il partito comunista. Se vedevano che non cantavo o che non muovevo le labbra, di notte puntualmente mi picchiavano. Mi punivano anche facendomi pulire il pavimento, e se non pulivo come volevano loro, allora mi picchiavano con violenza. Una volta, alcuni prigionieri improvvisamente iniziarono a colpirmi e a prendermi a calci. Dopo avermi picchiato, mi chiesero: “Giovanotto, lo sai perché sei stato picchiato? Perché non ti sei alzato e non hai salutato la guardia quando è entrata!” Ogni volta che mi picchiavano, mi arrabbiavo ma non osavo dire nulla; potevo soltanto piangere e pregare Dio in silenzio, parlandoGli del rancore e risentimento nel mio cuore a causa di questo posto senza legge e irrazionale. Non c’era razionalità qui, c’era solo violenza. Non c’erano persone qui, ma solo folli demoni e scorpioni. Sentivo così tanto dolore e pressione nel vivere in questa condizione; non volevo restare un minuto di più. Ogni volta che cadevo in una condizione di debolezza e dolore, pensavo alle parole di Dio Onnipotente: “Avete mai accettato le benedizioni che vi sono state date? Avete mai ricercato le promesse che vi sono state fatte? Sotto la guida della Mia luce spezzerete certamente la stretta mortale delle forze dell’oscurità. Nel mezzo delle tenebre, sicuramente non perderete la luce che vi guida. Signoreggerete sicuramente il creato. Sarete senz’altro vittoriosi davanti a Satana. Durante la caduta del regno del gran dragone rosso, sicuramente vi alzerete tra le innumerevoli moltitudini, per testimoniare la Mia vittoria. Sarete senza dubbio decisi e risoluti nella terra di Sinim. Tramite le sofferenze che sopportate, erediterete i doni che giungono attraverso di Me e irradierete l’intero universo con la Mia gloria” (Capitolo 19 di “Parole di Dio all’intero universo” in “La Parola appare nella carne”). Le parole di Dio mi incoraggiavano. A prescindere se ciò che Dio mi stava facendo fosse una grazia e una benedizione o una prova e un raffinamento, era tutto per provvedere a me e alla mia salvezza; questa situazione stava mettendo la verità dentro di me e faceva della verità la mia vita. Oggi, Dio ha permesso a questa tribolazione e persecuzione di venire su di me. Sebbene abbia sofferto molto fisicamente, questo mi ha permesso chiaramente l’essenza del gran dragone rosso di resistenza e odio a Dio, detestato e abbandonato, fuggii completamente dall’influenza di Satana e tornai interamente a Dio e venendo trasformato in un vincitore da Lui. Mi ha permesso di sperimentare veramente che Dio è con me; mi ha fatto godere veramente le parole di Dio divenute il pane della mia vita, la lampada ai miei piedi e la luce sul mio sentiero, guidandomi passo dopo passo attraverso questo oscuro buco infernale. Questo è l’amore e la protezione di Dio di cui ho goduto e che ho ricevuto durante il processo della mia sofferenza. In quel momento, ero in grado di capire che ero così cieco, egoista e persino avido. Nel credere in Dio, sapevo soltanto godere della Sua grazia e delle Sue benedizioni e non cercavo minimamente la verità e la vita. Per una volta che la mia carne pativa una piccola difficoltà, avrei piagnucolato incessantemente; semplicemente non comprendevo la volontà di Dio e non cercavo di capire la Sua opera. Ero solito fare sempre in modo che Dio sentisse dolore e pena per me. Ero davvero privo di coscienza! Nel provare rimorso e senso di colpa, silenziosamente pregai Dio: “Oh Dio Onnipotente, capisco che ogni cosa che fai è per salvarmi e guadagnarmi. Odio il fatto di essere così ribelle e cieco. Ti ho sempre frainteso e non ho rispettato la Tua Volontà. Oh Dio, oggi la Tua parola ha risvegliato il mio cuore e il mio spirito intorpidito e mi ha fatto comprendere la Tua Volontà. Non voglio più avere i miei desideri e le mie esigenze; voglio soltanto sottostare alle Tue disposizioni. Non importa quanta sofferenza devo sopportare, Ti renderò testimonianze attraverso le persecuzioni di Satana”. Dopo aver pregato, compresi le buone intenzioni di Dio, sapevo che qualunque situazione Dio mi avesse permesso di sperimentare, era il Suo grande amore per me e per la mia salvezza. Perciò, non avrei più pensato di ridimensionare o fraintendere Dio. Sebbene la situazione fosse sempre la stessa, il mio cuore era veramente pieno di gioia e di piacere; sentivo che era un onore e un orgoglio poter patire difficoltà e persecuzioni a causa della mia fede in Dio Onnipotente, ed era un dono unico per me che ero una persona corrotta; era una speciale benedizione e grazia di Dio per me.

Dopo aver trascorso un anno di stenti in prigione, mi rendo conto che sono decisamente piccolo di statura e che mi manca molta verità. Dio Onnipotente ha davvero compensato le mie carenze attraverso questo posto unico e mi ha permesso di crescere. Nelle avversità, mi ha permesso di ottenere la ricchezza più preziosa nella vita, di comprendere molte verità che in passato non avevo capito e di vedere con chiarezza l’aspetto ripugnante di Satana, il demone, e la reazionaria sostanza della sua resistenza a Dio. Riconobbi i suoi atroci crimini di persecuzione di Dio Onnipotente e strage di cristiani. Sperimentai profondamente la grande salvezza e misericordia di Dio Onnipotente per me che sono una persona corrotta, e ho sentito che il potere e la vita nelle parole di Dio Onnipotente potevano portarmi luce ed essere la mia vita, portandomi a prevalere su Satana e a uscire con tenacia dalla valle dell’ombra della morte. Rendo grazie a Dio.

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Nacqui in una piccola cittadina nel nord della Cina. Nel 2010 seguii i miei familiari in Brasile. Lì feci la conoscenza di un amico cristiano. Mi portava in chiesa ad ascoltare i sermoni. Ma, nelle tre occasioni in cui ci andai, non assimilai mai nulla. In seguito, poiché il mio lavoro mi impegnava molto, non tornai in chiesa fino a un giorno del 2015, quando il mio amico mi ci riportò.

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