La Parola quotidiana di Dio | “Il successo o il fallimento dipendono dalla strada che l’uomo percorre” | Estratto 478

Pietro è stato reso perfetto attraverso l’esperienza del trattamento e dell’affinamento. Egli disse: “Devo soddisfare il desiderio di Dio in ogni momento. In tutto quello che faccio cerco solo di soddisfare il desiderio di Dio, e se vengo castigato o giudicato sarò comunque felice di farlo”. Pietro donò tutto a Dio: la sua opera, le parole e l’intera vita erano tutte nell’intenzione di amare Dio. È stato qualcuno che ha cercato la santità, e più lui faceva esperienza, più grande era l’amore per Dio nel profondo del suo cuore. Paolo, invece, svolse solo un lavoro esteriore e anche se s’impegnò duramente, le sue fatiche erano volte a fare bene il suo lavoro e ottenere così una ricompensa. Se avesse saputo che non ne avrebbe ricevuta alcuna, avrebbe abbandonato la sua opera. Ciò che a Pietro importava era il vero amore custodito nel suo cuore e ciò che fosse fattibile e potesse essere realizzato. Non gli importava se avrebbe ricevuto una ricompensa, ma se la sua indole potesse cambiare. Paolo si preoccupava di lavorare sempre più intensamente, curava il lavoro esteriore, la devozione e le dottrine non conosciute dalla gente comune. Non gli importavano affatto i cambiamenti dentro di sé, né il vero amore per Dio. Le esperienze di Pietro erano finalizzate a raggiungere un vero amore e una vera conoscenza. Le sue esperienze erano orientate all’ottenimento di un rapporto più stretto con Dio e ad avere un vivere pratico. Il lavoro di Paolo era dovuto a ciò che gli aveva affidato Gesù e al fine di ottenere le cose che Paolo stesso desiderava, ma queste non erano collegate alla sua conoscenza di se stesso e di Dio. Il suo lavoro era unicamente finalizzato a sfuggire il castigo e il giudizio. Quello che Pietro cercava era amore puro e ciò che Paolo cercava era la corona della giustizia. Pietro fece esperienza per molti anni dell’opera dello Spirito Santo e aveva una conoscenza pratica di Cristo, così come una profonda conoscenza di sé. Perciò il suo amore per Dio era puro. Molti anni di affinamento avevano elevato la sua conoscenza di Gesù e della vita, e il suo era un amore incondizionato, un amore spontaneo, per cui non chiese nulla in cambio, né sperò di trarne alcun beneficio. Paolo lavorò per molti anni, eppure non aveva una grande conoscenza di Cristo, e anche la conoscenza di sé stesso era pietosamente scarsa. Semplicemente non nutriva alcun amore per Cristo e la sua opera e la sua corsa miravano solo a conquistare l’alloro finale. Quello che cercava era la corona più bella, non l’amore più puro. Egli non cercò attivamente, ma lo fece in modo passivo; non stava compiendo il suo dovere, ma fu costretto nel suo perseguimento dopo essere stato rapito per opera dello Spirito Santo. Perciò la sua ricerca non dimostra che egli fosse una creatura qualificata di Dio; ma Pietro fu una creatura qualificata di Dio che assolse al proprio compito. L’uomo pensa che tutti coloro che apportano un contributo a Dio dovrebbero ricevere una ricompensa, e che maggiore è il contributo, più si dà per scontato che essi debbano ricevere il favore di Dio. L’essenza della visione dell’uomo è transazionale ed egli non cerca attivamente di compiere il proprio dovere come creatura di Dio. Per Dio, più le persone cercano un vero amore e una totale obbedienza nei Suoi confronti, che significa anche cercare di svolgere il loro dovere come creature di Dio, più sono in grado di ottenere la Sua approvazione. La prospettiva di Dio è quella di esigere che l’uomo recuperi il proprio compito e status originali. L’uomo è una creatura di Dio, pertanto non dovrebbe passare la misura facendo richieste a Dio, e dovrebbe limitarsi a compiere il proprio dovere in quanto creatura di Dio. Le destinazioni di Paolo e Pietro furono calcolate in base alla loro capacità di svolgere il loro dovere di creature di Dio e non in base alla grandezza del loro contributo; le loro destinazioni furono determinate in base a quello che ricercarono fin dal principio, non in base alla mole di lavoro che svolsero, né alla stima che altri ebbero di loro. E così, cercare di svolgere attivamente il proprio dovere come creatura di Dio è la strada per il successo; cercare il percorso del vero amore di Dio è la via più corretta; cercare i cambiamenti nella propria vecchia indole e un amore puro per Dio è il percorso verso il successo. Tale cammino verso il successo è il percorso del recupero del dovere originale, così come dell’aspetto originale di una creatura di Dio. È la via del ritrovamento, ed è anche l’obiettivo di tutta l’opera di Dio dal principio alla fine. Se la ricerca dell’uomo è contaminata da stravaganti richieste personali e desideri irrazionali, l’effetto che si ottiene non equivarrà a dei cambiamenti nell’indole dell’uomo. Questo è in contrasto con il lavoro di recupero. Non si tratta, indubbiamente, dell’opera svolta dallo Spirito Santo, e lo dimostra il fatto che una ricerca di questo tipo non è approvata da Dio. Quale peso ha il perseguimento che non è approvato da Dio?

Tratto da “Il successo o il fallimento dipendono dalla strada che l’uomo percorre”

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