Come perseguire la verità (19) Parte 3

Le aspettative nutrite dai genitori nei confronti dei figli riguardano due aspetti: uno ha a che fare con le aspettative durante gli anni della formazione dei figli, l’altro con le aspettative di quando i figli diventano adulti. La volta scorsa, la nostra condivisione ha toccato brevemente le aspettative di quando i figli diventano adulti. Su cosa abbiamo condiviso? (Dio, l’ultima volta abbiamo condiviso in merito a come i genitori sperano che i figli adulti abbiano un ambiente di lavoro tranquillo, matrimoni felici e soddisfacenti e carriere di successo.) Questo è più o meno ciò su cui abbiamo condiviso. Dopo che i genitori hanno allevato i loro figli fino all’età adulta, questi diventano degli adulti e affrontano le circostanze che riguardano il lavoro, la carriera, il matrimonio, la famiglia e la vita indipendente, arrivando anche a crescere una propria prole. Lasciano il padre e la madre e, nella propria indipendenza, affrontano da soli tutti i problemi che possono capitare loro nella vita. Poiché i figli sono ormai grandi, i genitori non hanno più la responsabilità di prendersi cura della loro salute fisica o di essere direttamente coinvolti nella loro vita, nel loro lavoro, nel loro matrimonio, nella loro famiglia e così via. Naturalmente, per via dei legami affettivi e familiari, i genitori possono offrire un’assistenza superficiale, dare occasionalmente dei consigli, fornire dei suggerimenti o assistenza dal ruolo di chi possiede esperienza, o garantire temporaneamente le premure necessarie. In breve, una volta che i figli diventano adulti, i genitori hanno in gran parte adempiuto alle proprie responsabilità nei loro confronti. Pertanto, alcune aspettative che i genitori possono avere nei confronti dei figli adulti, almeno dal Mio punto di vista, non sono necessarie. Perché non sono necessarie? Perché qualsiasi cosa i genitori si aspettano che i figli diventino, che tipo di matrimonio, di famiglia, di lavoro o di carriera si aspettano che essi abbiano, se saranno ricchi o poveri, o qualunque altra aspettativa i genitori nutrano, queste non sono altro che aspettative e, in quanto adulti, i figli sono in definitiva responsabili della propria vita. Naturalmente, in linea di massima, il destino dell’intera vita di un figlio o di una figlia, così come il fatto che saranno ricchi oppure poveri, è interamente decretato da Dio. I genitori non hanno alcuna responsabilità né alcun obbligo di supervisionare queste questioni, né il diritto di intervenire. Pertanto, le aspettative da loro nutrite sono semplicemente una sorta di auspicio di bene basato sul loro affetto. Nessun genitore vuole che il proprio figlio sia povero, che non si sposi, che divorzi, oppure che abbia una famiglia disfunzionale o che affronti avversità in ambito lavorativo. Nessun genitore si aspetta queste cose per il proprio figlio; è fuori dubbio che ogni genitore si aspetta il meglio per i propri figli. Tuttavia, se le aspettative dei genitori sono in contrasto con la realtà della vita dei loro figli o se questa realtà va contro le loro aspettative, come dovrebbero approcciarlo? È su questo che dobbiamo condividere. I genitori, in quanto tali, quando si tratta dell’atteggiamento da mantenere nei confronti dei figli adulti, oltre a benedirli in silenzio e a nutrire buone aspettative nei loro confronti, qualunque tipo di vita i figli conducano e qualsiasi tipo di destino o di vita abbiano, possono solo lasciare che le cose accadano. Nessun genitore può cambiare alcunché di tutto ciò, né controllarlo. Tu hai messo al mondo e allevato i tuoi figli ma, come abbiamo già discusso, i genitori non sono i padroni del destino dei figli. I genitori ne concepiscono il corpo fisico e li allevano fino all’età adulta, ma il tipo di destino che i figli avranno non è qualcosa che viene assegnato o scelto dai genitori, e di certo non sono i genitori a deciderlo. Tu desideri che ai tuoi figli vada tutto bene, ma questo garantisce forse che ciò accadrà? Vuoi che non debbano affrontare inconvenienti, disgrazie o alcun tipo di evento sfortunato, ma questo significa che saranno in grado di evitarli? A prescindere da ciò che i tuoi figli affrontano, nessuna di queste cose è soggetta alla volontà umana né è determinata dalle tue esigenze o aspettative. Quindi, cosa ti dice questo? Dal momento che i figli sono diventati adulti, sanno prendersi cura di sé stessi, sanno avere pensieri, punti di vista sulle cose, principi di comportamento e visione della vita indipendenti e non sono più influenzati, controllati, limitati o gestiti dai genitori, allora sono veramente adulti. Cosa significa che sono diventati adulti? Significa che i genitori devono lasciarli andare. Nel linguaggio scritto, questo si chiama “lasciare andare”, ossia mettere i figli in condizione di esplorare in modo indipendente e di intraprendere la loro strada nella vita. Che espressione usiamo nel linguaggio parlato? “Farsi da parte”. In altre parole, i genitori dovrebbero smettere di dare ordini ai figli ormai adulti, dicendo cose come: “Dovresti cercare questo impiego, dovresti lavorare in questo settore. Non fare questa cosa, è troppo rischiosa!” È opportuno che i genitori diano ordini ai figli adulti? (No.) Vogliono sempre tenere la vita, il lavoro, il matrimonio e la famiglia dei figli ormai adulti sotto il proprio controllo e all’interno della propria linea di visione, e sviluppano ansia, preoccupazione, timore e apprensione se non sanno qualcosa o non possono controllarlo, e dicono: “E se mio figlio non considerasse attentamente quella questione? Potrebbe incorrere in problemi legali? Non ho i soldi per una causa! Se venisse citato in giudizio e non avessimo i soldi, potrebbe finire in prigione? Se andasse in prigione, potrebbe essere accusato ingiustamente da persone malevole e scontare otto o dieci anni? Sua moglie lo lascerà? Chi si prenderà cura dei bambini?” Più ci pensano, più si preoccupano. “A mia figlia le cose sul lavoro non stanno andando bene: gli altri la maltrattano di continuo e anche il suo capo non si comporta bene con lei. Cosa possiamo fare? Dovremmo trovarle un altro lavoro? Dovremmo parlare con qualche nostro contatto, chiedere qualche favore, spendere un po’ di soldi e farle ottenere un impiego in un dipartimento governativo dove possa avere ogni giorno un carico leggero come dipendente statale? Non avrebbe uno stipendio alto, ma almeno non verrebbe maltrattata. Quando era piccola non avevamo cuore di picchiarla e la coccolavamo come una principessa; ora gli altri la maltrattano. Cosa dovremmo fare?” Si preoccupano al punto di non riuscire a mangiare o a dormire, e si riempie loro la bocca di afte per via dell’ansia. Ogni volta che i figli affrontano qualcosa, loro sviluppano ansia e prendono a cuore la situazione. Vogliono essere coinvolti in tutto, prendere parte a ogni situazione. Quando i figli si ammalano o affrontano qualche difficoltà, provano angoscia e infelicità, e dicono: “Voglio solo che tu stia bene. Perché non stai bene? Voglio che tutto ti vada bene, voglio che tutto vada semplicemente come tu desideri, come hai pianificato. Voglio che tu ottenga successo, non che abbia una cattiva sorte, che venga raggirato o che ti incastrino e coinvolgano in beghe legali!” Per comprare una casa, alcuni figli accendono un mutuo che può durare trenta o addirittura cinquant’anni. La madre inizia a preoccuparsi: “Quanto ci vorrà a saldare tutte queste rate? Non è come vivere schiavi del mutuo? La nostra generazione non ha avuto bisogno di mutui per comprare una casa. Vivevamo in appartamenti messi a disposizione dall’azienda e pagavamo un affitto mensile irrisorio. La nostra situazione di vita era così rilassata. Al giorno d’oggi per questi giovani è davvero dura, non è per niente facile per loro. Devono accendere un mutuo e, anche se vivono bene, lavorano ogni giorno così tanto: sono esausti! Spesso rimangono alzati fino a tardi per fare gli straordinari, mangiano e dormono a orari irregolari e consumano sempre cibo da asporto. Il loro stomaco ne risente e così la loro salute. Devo cucinare per loro e pulirgli casa. Devo riordinargliela perché loro non ne hanno il tempo: la loro vita è un disastro. Sono un’anziana signora dalle ossa vecchie e non posso fare molto, quindi mi limiterò a fare loro da domestica. Costerebbe loro dei soldi assumere una domestica vera e propria, la quale potrebbe anche non rivelarsi una persona affidabile. Quindi, farò io loro da domestica gratuitamente”. Così diventa una serva, pulisce ogni giorno la casa dei suoi figli, rassetta, cucina quando è ora di mangiare, compra verdure e cereali e si assume infinite responsabilità. Da madre si trasforma in un’anziana serva, in una domestica. Quando i figli tornano a casa e non sono di buon umore, deve decifrare le loro espressioni e stare attenta a quello che dice, fino a quando non torna loro il buonumore; solo allora potrà essere felice. È felice quando i suoi figli sono felici e si preoccupa quando sono preoccupati. Ha valore vivere in questo modo? Non è diverso dal perdere sé stessi.

È possibile che i genitori si facciano carico del destino dei propri figli? Per perseguire la fama, il profitto e i piaceri del mondo, i figli sono disposti a sopportare qualsiasi avversità si presenti di fronte a loro. Inoltre, in quanto adulti, non è forse appropriato che affrontino da sé qualsiasi avversità sia necessaria per la propria sopravvivenza? Dovrebbero essere pronti a soffrire altrettanto quanto godranno, è una cosa naturale. I genitori hanno adempiuto alle proprie responsabilità quindi, a prescindere da ciò che i figli vogliono godersi, non dovrebbero farsene carico per loro conto. Per quanto i genitori vogliano che i figli abbiano una bella vita, se i figli vogliono godere di cose belle allora devono essere loro stessi a farsi carico di tutte le pressioni e le sofferenze, non i genitori. Quindi, se i genitori vogliono sempre fare tutto per i figli e farsi carico delle loro avversità, diventando volontariamente loro schiavi, non è forse eccessivo? Non è necessario, perché va oltre quello che ci si aspetterebbe da un genitore. Un’altra ragione importante è che, a prescindere da cosa o quanto tu possa fare per i tuoi figli, non puoi cambiare il loro destino né alleviare le loro sofferenze. Ogni individuo che tenta di cavarsela nella società, sia che persegua la fama e il profitto sia che intraprenda la retta via nella vita, da adulto deve assumersi la responsabilità dei propri desideri e dei propri ideali, e dovrebbe pagarne il prezzo da sé. Nessuno dovrebbe farsi carico di alcunché per lui; nemmeno i genitori, le persone che lo hanno messo al mondo e allevato, le persone più vicine a lui, sono obbligati a pagare per le sue scelte o a condividere le sue sofferenze. I genitori non sono diversi da questo punto di vista, perché non hanno il potere di cambiare alcunché. Pertanto, qualsiasi cosa tu faccia per i tuoi figli è vana. Poiché è vana, dovresti rinunciare a questo tipo di linea d’azione. Anche se magari i genitori sono anziani e hanno ormai adempiuto alle loro responsabilità e ai loro obblighi nei confronti dei figli, anche se qualsiasi cosa facciano è insignificante agli occhi dei figli, dovrebbero comunque avere la propria dignità, i propri perseguimenti e la propria missione da portare a termine. In quanto individuo che crede in Dio e persegue la verità e la salvezza, dovresti investire l’energia e il tempo che ti restano nella vita nell’assolvimento del tuo dovere e in tutto ciò che Dio ti ha affidato; non dovresti dedicare il tempo ai tuoi figli. La tua vita non appartiene a loro e non dovresti consumarla per la loro vita o per la loro sopravvivenza, né per soddisfare le tue aspettative nei loro confronti. Dovresti invece dedicarla al dovere e al compito affidatoti da Dio, nonché alla missione che dovresti compiere in quanto essere creato. È qui che risiedono il valore e il significato della tua vita. Se sei disposto a perdere la tua dignità e a diventare schiavo dei tuoi figli, a preoccuparti per loro e a fare qualsiasi cosa per loro al fine di soddisfare le aspettative che nutri nei loro confronti, ebbene, tutto questo è privo di significato e di valore e non sarà commemorato. Se persisti nel farlo e non abbandoni queste idee e queste azioni, può solo significare che non sei una persona che persegue la verità, che non sei un essere creato all’altezza dei requisiti e che sei alquanto ribelle. Non hai a cuore né la vita né il tempo che Dio ti ha donato. Se investi la tua vita e il tuo tempo solo nella tua carne e nei tuoi affetti e non nel dovere che Dio ti ha affidato, allora la tua vita è inutile e priva di valore. Non meriti di vivere, e neppure di godere della vita che Dio ti ha donato e di tutto ciò che Egli ti ha dato. Dio ti ha dato dei figli solo perché tu possa godere del processo di crescerli, trarne esperienza di vita e conoscenza in quanto genitore, sperimentare qualcosa di speciale e straordinario nella vita umana, e poi permettere ai tuoi figli di riprodursi… Naturalmente, si tratta anche di adempiere alla responsabilità che spetta a un essere creato in quanto genitore. È la responsabilità che Dio ha decretato che tu assolvessi nei confronti della generazione successiva, nonché il ruolo che svolgi facendole da genitore. Da un lato si tratta di attraversare questo straordinario processo di far crescere i figli, dall’altro di svolgere un ruolo di propagazione della generazione successiva. Una volta che hai adempiuto a questo obbligo e che i tuoi figli sono diventati adulti, non dipende affatto da te che abbiano successo o che invece rimangano individui comuni, semplici e ordinari, poiché non sei tu a determinare il loro destino né a sceglierlo, e di certo non sei tu ad averglielo assegnato: viene decretato da Dio. Poiché è decretato da Dio, tu non dovresti interferire né ficcare il naso nella loro vita o nella loro sopravvivenza. Le loro abitudini, le loro routine quotidiane e il loro atteggiamento nei confronti della vita, qualsiasi strategia di sopravvivenza abbiano, qualsiasi visione della vita, qualsiasi atteggiamento nei confronti del mondo, tutte queste sono scelte che devono compiere da sé e non sono di tua competenza. Non hai l’obbligo di correggerli né di farti carico di alcuna sofferenza per loro conto al fine di garantire che siano felici ogni giorno. Tutte queste cose non sono necessarie. Il destino di ognuno è determinato da Dio; pertanto, nessuno può prevedere né cambiare quante benedizioni o quante sofferenze sperimenterà nella vita, il tipo di famiglia, di matrimonio e di figli che avrà, le esperienze che farà nella società e gli eventi che sperimenterà nella vita, e tanto meno sono i genitori a poter cambiare queste cose. Perciò, se i figli affrontano delle difficoltà, i genitori dovrebbero aiutarli in modo positivo e attivo, se ne hanno la possibilità. In caso contrario, farebbero meglio a rilassarsi e a considerare queste cose dalla prospettiva di esseri creati, trattando allo stesso modo, come esseri creati, anche i figli. La sofferenza che tu sperimenti la devono sperimentare anche loro; la vita che vivi la devono vivere anche loro; il processo che tu hai affrontato per allevarli da piccoli lo affronteranno anche loro; gli alti e bassi, i raggiri e gli inganni che tu sperimenti nella società e tra le persone, i legami emotivi, i conflitti interpersonali e ogni altra cosa simile di cui hai fatto esperienza, sperimenteranno tutto anche loro. Tutti loro, come te, sono esseri umani corrotti, trascinati dalle correnti del male e corrotti da Satana; questo è qualcosa a cui né tu né loro potete sfuggire. Pertanto, volerli aiutare a evitare ogni sofferenza e a godere di tutte le benedizioni del mondo è una sciocca illusione e un’idea da stolti. Per quanto ampie possano essere le ali di un’aquila, esse non possono proteggere il suo aquilotto per tutta la vita. L’aquilotto arriverà alla fine a un punto in cui dovrà crescere e volare da solo e, quando sceglierà di volare da solo, nessuno sa quale sarà il suo spazio di cielo o dove deciderà di volare. Pertanto, l’atteggiamento più ragionevole che i genitori possano assumere dopo che i figli sono cresciuti è quello di lasciarli andare, di permettere loro di sperimentare la vita da sé, di vivere in modo indipendente e di affrontare, gestire e risolvere le varie sfide della vita in modo autonomo. Se ti chiedono di aiutarli e tu disponi delle possibilità e delle condizioni per farlo, naturalmente puoi dare loro una mano e fornire l’aiuto necessario. Tuttavia, il prerequisito è che, a prescindere dall’aiuto che fornisci loro, sia esso finanziario o psicologico, questo può essere solo temporaneo e non ha il potere di cambiare alcun aspetto sostanziale. Un figlio deve percorrere la propria strada nella vita e tu non hai alcun obbligo di farti carico delle sue faccende né delle conseguenze. Questo è l’atteggiamento che i genitori dovrebbero avere nei confronti dei figli adulti.

Alla luce della comprensione di quale atteggiamento i genitori dovrebbero avere nei confronti dei figli adulti, i genitori dovrebbero anche abbandonare le loro aspettative nei confronti dei figli adulti? Alcuni genitori ignoranti non riescono a comprendere la vita né il destino, non riconoscono la sovranità di Dio e tendono ad agire da ignoranti quando si tratta dei figli. Per esempio, una volta diventati indipendenti, i figli possono trovarsi ad affrontare situazioni particolari, avversità o incidenti gravi: alcuni si ammalano, altri vengono coinvolti in cause legali, altri divorziano, altri vengono ingannati e truffati, altri ancora vengono rapiti, feriti, gravemente picchiati o rischiano di morire. C’è anche chi cade nella dipendenza dalla droga e così via. Cosa devono fare i genitori in queste situazioni particolari e serie? Qual è la reazione tipica della maggior parte dei genitori? Fanno quello che dovrebbero fare in quanto esseri creati in possesso dell’identità di genitori? Molto raramente, quando apprendono una notizia del genere, i genitori reagiscono come se fosse capitata a un estraneo. Per la maggior parte, restano svegli tutta la notte fino a quando non vengono loro i capelli grigi, passano innumerevoli notti insonni, durante il giorno non hanno appetito, si arrovellano il cervello a rimuginare e alcuni addirittura piangono amaramente, fino a farsi arrossare gli occhi e a finire le lacrime. Pregano Dio con fervore affinché tenga conto della loro fede e protegga i loro figli, li favorisca e li benedica, sia misericordioso e risparmi le loro vite. In quanto genitori che si trovano in una situazione del genere, le loro debolezze umane, le loro vulnerabilità e i sentimenti che provano per i figli vengono tutti smascherati. Cos’altro viene rivelato? La loro ribellione a Dio. Implorano Dio e Lo pregano, supplicandoLo di proteggere i loro figli dalle calamità. Anche se si verifica una catastrofe, pregano che i loro figli non muoiano, che possano sfuggire al pericolo, che non vengano danneggiati da persone malevole, che le loro malattie non si aggravino e anzi migliorino, e così via. Per cosa pregano veramente? (Dio, con queste preghiere costoro fanno a Dio delle richieste, implicando in sottofondo delle rimostranze.) Da un punto di vista sono estremamente insoddisfatti della difficile situazione dei figli e si lamentano del fatto che Dio non avrebbe dovuto permettere che accadessero ai loro figli cose simili. La loro insoddisfazione si mescola alle lamentele e chiedono a Dio di cambiare idea, di non comportarSi così, di liberare i loro figli dai pericoli, di tenerli al sicuro, di guarirli dalle malattie, di aiutarli a evitare cause legali, di scongiurare le calamità quando si presentano e così via; in breve, Gli chiedono di far andare tutto bene. Pregando in questo modo, da un lato si lamentano con Dio, dall’altro Gli fanno delle richieste. Questa non è forse una manifestazione di ribellione? (Sì.) Implicitamente, stanno dicendo che ciò che Dio fa non è giusto né buono, che Egli non dovrebbe agire così. Poiché si tratta dei loro figli e loro sono credenti, costoro pensano che Dio non dovrebbe permettere che ai loro figli accadano cose simili. I loro figli sono diversi dagli altri, dovrebbero ricevere benedizioni preferenziali da Dio. A motivo della loro fede in Dio, Egli dovrebbe benedire i loro figli, e se non lo fa si angosciano, piangono, sollevano un polverone e non vogliono più seguire Dio. Se muore loro un figlio, sentono che nemmeno loro possono continuare a vivere. Non è questa la loro attitudine mentale? (Sì.) Non si tratta forse di una forma di protesta contro Dio? (Sì, è vero.) È una protesta contro Dio. Sono come i cani che pretendono di essere nutriti all’ora del pasto e fanno cagnara anche per un minimo ritardo. Stringono la ciotola tra i denti e la sbattono sul pavimento: non è irragionevole? (Sì.) A volte, se dai loro della carne per un paio di giorni consecutivi ma di tanto in tanto salti un giorno senza dargliela, i cani, seguendo il loro temperamento animale, potrebbero gettare il cibo a terra, oppure stringere la ciotola tra i denti e sbatterla contro il pavimento, facendoti capire che vogliono la carne, che la carne è ciò che credono debba essere dato loro e che trovano inaccettabile non riceverla. Le persone sanno essere altrettanto irragionevoli. Quando i figli si trovano ad affrontare dei problemi, costoro si lamentano con Dio, Gli pongono delle richieste e protestano contro di Lui. Questo non è più o meno lo stesso comportamento degli animali? (Sì.) Gli animali non comprendono la verità, le cosiddette dottrine degli uomini e i sentimenti umani. Quando fanno le bizze oppure si comportano male, è in un certo senso comprensibile. Ma quando sono le persone a protestare contro Dio in questo modo, sono ragionevoli? Sono perdonabili? Se gli animali si comportano così, le persone potrebbero dire: “Il cucciolotto ha un bel caratterino. Sa addirittura come protestare; è piuttosto intelligente. Credo che non dovremmo sottovalutarlo”. Lo trovano divertente e pensano che si tratti di un animale tutt’altro che ingenuo. Dunque, quando un animale fa le bizze, la gente lo tiene in maggiore considerazione. Se un individuo protestasse contro Dio, Dio dovrebbe forse avere di lui la stessa considerazione e dire: “Costui avanza tali pretese; è tutt’altro che un ingenuo!”? Dio avrebbe una tale considerazione di te? (No.) Allora, in che modo Dio definisce questo comportamento? Non è forse ribellione? (Sì.) Coloro che credono in Dio non sanno forse che questo comportamento è sbagliato? Non è passata da lungo tempo l’epoca in cui “La fede nel Signore di un singolo individuo procura benedizioni a tutta la sua famiglia”? (Sì.) Allora perché le persone continuano a digiunare e a pregare in questo modo, supplicando senza vergogna Dio di proteggere e benedire i loro figli? Perché osano ancora protestare contro Dio e contestarLo, dicendoGli: “Se non fai questo, continuerò a pregare; digiunerò!” Cosa significa digiunare? Significa attuare lo sciopero della fame, che in un altro senso vuol dire agire in modo spudorato e fare una scenata. Quando le persone si comportano spudoratamente nei confronti degli altri, potrebbero battere i piedi e dire: “Oh, mio figlio è morto; non voglio più vivere, non posso andare avanti!” Non fanno lo stesso quando sono davanti a Dio; parlano con fare alquanto elegante, dicendo: “Dio, Ti imploro di proteggere mio figlio e di guarirlo dalla sua malattia. Dio, Tu sei il sommo guaritore che salva le persone, Tu puoi tutto. Ti supplico di vegliare su di lui e di proteggerlo. Il Tuo Spirito è ovunque, Tu sei giusto, sei un Dio che mostra misericordia agli uomini. Tu Ti prendi cura di loro e li hai a cuore”. Che cosa intendono con questo? Non c’è nulla di sbagliato in quello che dicono, solo che non è quello il momento adatto per dire queste cose. L’implicazione è che se Dio non salva e non protegge i tuoi figli, se non esaudisce i tuoi desideri, allora non è un Dio amorevole, è privo di amore, non è un Dio misericordioso, non è Dio. Non è così? Questo non è forse agire in modo spudorato? (Sì.) Le persone che agiscono spudoratamente onorano Dio come grande? Hanno un cuore che teme Dio? (No.) Le persone che agiscono senza pudore sono proprio come le canaglie: sono prive di un cuore che teme Dio. Osano contestare Dio e protestare contro di Lui, e addirittura agiscono in modo irragionevole. Non è forse come cercare la morte? (Sì.) Perché i tuoi figli sarebbero così speciali? Quando Dio orchestra o governa il destino di qualcun altro ti va bene, purché non abbia nulla a che fare con te. E invece ritieni che non dovrebbe essere in grado di governare il destino dei tuoi figli? Agli occhi di Dio, tutta l’umanità ricade sotto la Sua sovranità e nessuno può sfuggire alla sovranità e alle disposizioni stabilite dalla mano di Dio. Perché i tuoi figli dovrebbero fare eccezione? La sovranità di Dio è decretata e pianificata da Lui. È appropriato da parte tua volerla cambiare? (No.) Non è appropriato. Pertanto, le persone non devono fare cose sciocche o irragionevoli. Qualsiasi cosa Dio faccia si basa su cause ed effetti di vite precedenti: cosa ha a che fare con te? Se ti opponi alla sovranità di Dio, stai cercando la morte. Se non vuoi che i tuoi figli sperimentino queste cose, ciò deriva dall’affetto, non dalla giustizia, dalla misericordia o dall’amorevolezza; è solo dovuto al tuo affetto. L’affetto è portavoce dell’egoismo. L’affetto che provi non vale la pena di essere messo in mostra; non sai nemmeno giustificarlo di fronte a te stesso, eppure vuoi usarlo per ricattare Dio. Alcuni dicono addirittura: “Mio figlio è malato, e se muore smetterò di vivere!” Oseresti davvero morire? Provaci, allora! La fede di simili persone è autentica? Davvero smetterai di credere in Dio se tuo figlio muore? Cos’è che la sua morte può cambiare? Se non credi in Dio, né la Sua identità né la Sua posizione cambieranno. Dio resta comunque Dio. Non è Dio solo perché tu credi in Lui, né smette di esserLo a causa della tua mancanza di fede. Se anche l’umanità intera non credesse in Dio, la Sua identità e la Sua essenza rimarrebbero immutate. La Sua posizione rimarrebbe invariata. Egli sarà sempre Colui che regna sovrano sul destino di tutta l’umanità e sull’universo mondo. Questo non ha alcuna correlazione con il fatto che tu abbia fede o meno. Se hai fede, verrai favorito. Se non hai fede, non avrai l’opportunità di ottenere la salvezza e non la otterrai. Tu ami e proteggi i tuoi figli, provi affetto per loro, non riesci a lasciarli andare e quindi non permetti a Dio di fare nulla. Questo ha senso? È in linea con la verità, con la moralità o con l’umanità? Non è in linea con nulla, nemmeno con la moralità, non è vero? Non è che hai a cuore i tuoi figli, li stai bensì proteggendo: sei sotto l’influenza del tuo affetto. Dici persino che se tuo figlio muore smetterai di vivere. Dato che sei così irresponsabile nei confronti della tua vita e non hai a cuore la vita che Dio ti ha donato, se vuoi vivere per i tuoi figli, allora fai pure, muori insieme a loro. Non è forse facile? Dopo la morte e l’arrivo nel regno spirituale, puoi controllare e vedere: tu e i tuoi figli avete forse spiriti dello stesso tipo? Vi lega ancora lo stesso rapporto fisico? Provate ancora affetto l’uno per gli altri? Quando farai ritorno all’altro mondo, cambierai. Non è forse vero? (Sì.) Quando le persone guardano le cose con gli occhi e giudicano se sono buone o cattive o qual è la loro natura, su cosa si basano? Si basano sui propri pensieri. Limitandosi a guardare le cose con gli occhi, non riescono a vedere al di là del mondo materiale; non possono gettare lo sguardo nel regno spirituale. Cosa penseranno nella loro mente? “In questo mondo, le persone che mi hanno messo al mondo e mi hanno allevato sono le più vicine e le più care a me. Anch’io amo coloro che mi hanno messo al mondo e mi hanno allevato. In qualunque momento, mio figlio è sempre la persona più vicina a me e resta sempre quella che ho più a cuore”. Questa è l’estensione del loro paesaggio e del loro orizzonte mentali; ecco quanto è “ampio” il loro paesaggio mentale. È una cosa sciocca da dire o no? (È sciocca.) Non è infantile? (Sì.) È così infantile! I tuoi figli in questa vita sono legati a te solo dal sangue; com’erano legati a te nella loro vita passata? Dove andranno dopo la morte? Una volta morti, il loro corpo esala l’ultimo respiro, la loro anima se ne va e loro si congedano completamente da te. Non ti riconosceranno più, non si soffermeranno nemmeno per un secondo, torneranno semplicemente all’altro mondo. Quando tornano all’altro mondo, tu piangi, senti la loro mancanza e, infelice e tormentato, dici: “Oh, mio figlio se n’è andato e non potrò più vederlo!” Una persona morta ha una qualche consapevolezza? Tuo figlio non ha alcuna consapevolezza di te, non sente minimamente la tua mancanza. Una volta abbandonato il corpo, diventa immediatamente qualcosa di estraneo e non ha più alcun rapporto con te. In che modo ti vede? Dice: “Quella vecchia, quel vecchio, per chi piangono? Oh, piangono per un corpo. Mi sento come se mi fossi appena separato da quel corpo: non sono più così pesante adesso e non provo più il dolore della malattia; sono libero”. Questo è ciò che percepisce. Dopo essere morto e aver abbandonato il corpo continua a esistere nell’altro mondo, apparendo in una forma diversa, e non ha più alcun rapporto con te. Tu piangi e aneli alla sua presenza qui, soffri per lui, ma lui non sente nulla, non sa nulla. Dopo molti anni, a causa del destino o di una coincidenza, potrebbe reincarnarsi in un tuo collega o in un tuo compatriota, oppure vivere lontano da te. Nonostante viviate nello stesso mondo, sarete due persone diverse senza alcun legame. C’è chi, per via di circostanze particolari o per qualcosa di speciale che viene detto, è in grado di riconoscere di essere stato un certo individuo nella vita precedente, ma comunque non prova nulla quando ti vede, e tu non provi nulla quando vedi lui. Anche se nella vita precedente era tuo figlio, ora non provi nulla per lui: pensi solo al tuo figlio defunto. Neanche lui prova alcunché per te: ha i suoi genitori, la sua famiglia e un cognome diverso; non ha alcun rapporto con te. Tuttavia, tu sei ancora lì a sentire la sua mancanza: cos’è che ti manca? Ti manca solamente il corpo fisico e il nome che una volta era legato a te per mezzo del sangue; è una semplice immagine, un’ombra che persiste nei tuoi pensieri o nella tua mente, priva di valore reale. Tuo figlio si è reincarnato, si è trasformato in un essere umano o in qualsiasi altro essere vivente: non ha alcuna correlazione con te. Perciò, quando alcuni genitori dicono: “Se mio figlio muore, anch’io smetterò di vivere!”, questa è pura ignoranza! La vita di tuo figlio è giunta al termine, ma perché tu dovresti morire? Perché parli in modo così irresponsabile? La sua vita è giunta al termine, Dio ne ha tagliato il filo e ora tuo figlio ha un altro compito da svolgere: in che modo questo ti riguarda? Se tu hai un altro compito da svolgere, Dio taglierà anche il tuo filo; ma tu non hai ancora un altro compito, quindi devi continuare a vivere. Se Dio vuole che tu viva, non puoi morire. Che si tratti dei loro genitori, dei loro figli o di qualsiasi altro parente o persona legati a loro nella vita da vincoli di sangue, quando si tratta di affetto, gli individui dovrebbero avere la seguente visione e comprensione: per quanto riguarda l’affetto che esiste tra le persone, se c’è un vincolo di sangue, allora è sufficiente che adempiano alle loro responsabilità. Oltre ad adempiere alle loro responsabilità, le persone non hanno né l’obbligo né la capacità di cambiare qualcosa. Pertanto è irresponsabile che i genitori dicano: “Se i nostri figli non ci sono più, se noi genitori dobbiamo seppellire i nostri figli, allora smetteremo di vivere”. Se davvero i figli vengono seppelliti dai genitori, si può solo dire che il loro tempo in questo mondo era esaurito e che dovevano andarsene. Ma i loro genitori sono ancora qui, quindi dovrebbero continuare a vivere bene. Naturalmente, in base alla loro umanità, è normale che le persone pensino ai figli, ma non dovrebbero sprecare il tempo che resta loro nella nostalgia verso i figli defunti. È una cosa sciocca. Dunque, quando affrontano tale questione, da un lato le persone dovrebbero assumersi la responsabilità della propria vita e dall’altro comprendere appieno le relazioni familiari. Il rapporto che esiste veramente tra individui non è basato su legami di carne e sangue; è invece un rapporto tra due esseri viventi creati da Dio. Questo tipo di rapporto non comporta legami di carne e sangue; intercorre semplicemente tra due esseri viventi indipendenti. Se consideri la cosa da questo punto di vista allora, in quanto genitore, quando i tuoi figli hanno la sfortuna di ammalarsi o la loro vita è in pericolo, dovresti affrontare tali situazioni in modo corretto. Non dovresti, a causa delle disgrazie che capitano ai tuoi figli o della loro morte, rinunciare al tempo che ti rimane, al cammino che sei tenuto a intraprendere o alle responsabilità e agli obblighi che ti spetta assolvere: dovresti affrontare la questione in modo corretto. Se nutri i pensieri e i punti di vista giusti e sai capire a fondo queste cose, allora sarai in grado di superare rapidamente la disperazione, il dolore e la nostalgia. E se non riesci a capirle a fondo? Allora la questione potrebbe perseguitarti per il resto della tua vita, fino al giorno della tua morte. Se invece sai capire a fondo tale circostanza, allora questa stagione della tua vita a un certo punto finirà. Non durerà per sempre, né ti accompagnerà per l’ultima parte della tua vita. Se sai capire a fondo la questione allora puoi in parte abbandonarla, e questo è positivo per te. Se invece non sei in grado di capire a fondo i legami familiari che condividi con i tuoi figli allora non sarai capace di questo abbandono, e soffrirai enormemente della situazione. Nessun genitore è privo di emozione quando gli muore un figlio. Quando i genitori si trovano a dover seppellire i figli o quando vedono che c’è qualcosa che va loro storto, passano il resto della vita a darsi pensiero e a preoccuparsi per loro, in preda al dolore. Nessuno può sfuggire a questo, è una cicatrice e un segno indelebile nell’anima. Non è facile per le persone abbandonare questo attaccamento emotivo mentre vivono nella carne, quindi ne soffrono. Se però riesci a capire a fondo l’attaccamento emotivo che hai verso i tuoi figli, esso diventerà molto meno intenso. Naturalmente, soffrirai in misura molto minore; è impossibile non soffrire affatto, ma la tua sofferenza sarà notevolmente ridotta. Se non sarai in grado di capirlo a fondo, ne soffrirai enormemente. Se ne sarai capace, sarà stata un’esperienza speciale che ti avrà causato un forte trauma emotivo, fornendoti un apprezzamento e una comprensione più profondi della vita, dei legami familiari e della natura umana e arricchendo la tua esperienza di vita. Naturalmente, questo tipo specifico di arricchimento è qualcosa che nessuno vuole possedere o sperimentare. È una situazione che nessuno vuole affrontare ma, se si presenta, devi affrontarla correttamente. Per risparmiarti enormi sofferenze dovresti abbandonare i pensieri e i punti di vista tradizionali, marci e sbagliati che nutrivi in passato. Dovresti affrontare i tuoi legami emotivi e di sangue nel modo giusto e considerare la scomparsa dei tuoi figli in modo corretto. Una volta che avrai davvero compreso ciò, sarai in grado di abbandonare completamente la questione ed essa smetterà di tormentarti. Mi capisci, vero? (Sì.)

Alcuni dicono: “I figli sono beni dati ai genitori da Dio, quindi equivalgono a una proprietà privata dei genitori”. Quest’affermazione è corretta? (No.) Alcuni genitori, sentendola, dicono: “È un’affermazione corretta. Le altre cose esteriori non ci appartengono, solo i nostri figli, che sono la nostra carne e il nostro sangue. Loro sono ciò che abbiamo di più caro”. Quest’affermazione è corretta? (No.) In cosa è sbagliata? Prego, spiegate i vostri ragionamenti. È appropriato trattare i figli come una proprietà privata? (No.) Perché non è appropriato? (Perché la proprietà privata appartiene a un individuo e non agli altri. Invece il rapporto tra figli e genitori non è in realtà nulla più che un rapporto della carne. La vita umana proviene da Dio, è il respiro donato da Dio. Se qualcuno crede di aver dato la vita ai propri figli, la sua prospettiva e la sua posizione non sono corrette, e inoltre non crede affatto nella sovranità e nella disposizione di Dio.) Non è forse così? A parte il rapporto fisico, agli occhi di Dio le vite dei figli e dei genitori sono indipendenti. Essi non appartengono l’uno all’altro, né li lega un rapporto gerarchico. Naturalmente, non hanno di certo un rapporto per cui l’uno possiede l’altro o ne è posseduto. La loro vita proviene da Dio e Dio è sovrano sui loro destini. Semplicemente, i figli nascono dai genitori, i genitori sono più vecchi dei figli e i figli più giovani dei genitori; eppure, sulla base di questo rapporto, di questo fenomeno superficiale, le persone credono che i figli siano un accessorio e una proprietà privata dei genitori. In questo modo non si guarda la questione alla radice, ma la si considera solo in base al livello superficiale, alla carne e ai propri affetti. Pertanto, questo modo di considerare è intrinsecamente sbagliato, come sbagliata è questa prospettiva. Non è così? (Sì.) Poiché i figli non sono accessori né proprietà privata dei genitori ma persone indipendenti, a prescindere dalle aspettative che i genitori nutrono nei loro confronti una volta che sono cresciuti, queste aspettative devono rimanere come idee nella loro mente, non possono essere trasformate in realtà. Naturalmente, anche se i genitori nutrono delle aspettative nei confronti dei figli adulti, non dovrebbero cercare di realizzarle né di usarle per tenere fede alle proprie promesse, e nemmeno fare sacrifici o pagare un prezzo per esse. Quindi, cosa dovrebbero fare i genitori? Dovrebbero scegliere di lasciare andare i loro figli adulti dopo che essi hanno acquisito una vita indipendente e la capacità di sopravvivere. Farlo è l’unico vero modo di mostrare rispetto ai figli e assumersi la responsabilità nei loro confronti. Dominare sempre i figli, controllarli o voler interferire con la loro vita e la loro sopravvivenza e volervi prender parte è un comportamento ignorante e irragionevole da parte dei genitori, un modo di agire infantile. Per quanto elevate possano essere le aspettative nutrite dai genitori nei confronti dei figli, esse non hanno il potere di cambiare alcunché e non potranno mai diventare realtà. Pertanto, se i genitori sono saggi, dovrebbero abbandonare tutte queste aspettative, realistiche o irrealistiche che siano, adottare una prospettiva e una posizione corrette da cui gestire il rapporto con i figli e da cui approcciare ogni azione compiuta dai figli adulti o ogni evento che accade loro. Questo è il principio. È appropriato? (Sì, è appropriato.) Se sai attuarlo, ciò dimostra che accetti queste verità. Se non ne sei in grado e insisti a fare le cose a modo tuo, pensando che l’affetto familiare sia la cosa più grande e importante, la più significativa al mondo, come se potessi supervisionare il destino dei tuoi figli e tenerlo nelle tue mani, allora fa’ pure, prova e vedi quale sarà il risultato finale. Va da sé che non può che finire con una misera sconfitta, senza alcun esito positivo.

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