“L’opera di Dio, l’indole di Dio e Dio Stesso III” | Estratto 69

Nell’ambito dell’opera che il Signore Gesù completò nell’Età della Grazia, puoi vedere un altro aspetto di ciò che Dio ha ed è. Fu espresso attraverso la Sua carne, e fu reso visibile e comprensibile per le persone attraverso l’umanità di Dio. Nel Figlio dell’uomo, esse videro come Dio incarnato vivesse la Propria umanità, e videro la Sua divinità espressa attraverso la carne. Questi due tipi di espressione permisero loro di vedere un Dio molto reale e di farsi un concetto diverso di Lui. Tuttavia, nel periodo tra la creazione del mondo e la fine dell’Età della Legge, cioè prima dell’Età della Grazia, gli uomini potevano vedere, sentire e sperimentare soltanto l’aspetto divino di Dio. Non potevano invece vedere né toccare ciò che Egli faceva e diceva in una dimensione intangibile, e le cose che esprimeva dalla Sua vera persona. Spesso queste cose inducevano gli uomini a pensare che Dio fosse molto grande e inavvicinabile. Di solito Egli dava loro l’impressione di apparire e di scomparire, e addirittura essi credevano che ogni Suo singolo pensiero e ogni Sua singola idea fossero così misteriosi e sfuggenti da non poter essere raggiunti in alcun modo, né tantomeno capiti e compresi. Per gli uomini, tutto ciò che riguardava Dio era molto lontano, al punto di non poter essere visto né toccato. Sembrava che Egli fosse in cielo e che non esistesse affatto. Per loro, dunque, comprendere il Suo cuore e la Sua mente o i Suoi pensieri era un’impresa ardua, se non addirittura impossibile. Benché, nell’Età della Legge, Dio abbia svolto un’opera concreta, benché abbia anche pronunciato alcune parole specifiche ed espresso alcune indoli specifiche per consentire alle persone di apprezzare e percepire una certa conoscenza reale di Lui, alla fine quella fu la Sua espressione di ciò che Egli ha ed è in una dimensione intangibile, e quello che gli uomini compresero e conobbero riguardava ancora l’aspetto divino di ciò che Egli ha ed è. L’umanità non riuscì a derivare un concetto concreto da questa espressione di ciò che Egli ha ed è, e la sua impressione di Dio era ancora confinata nell’ambito di “uno Spirito cui è difficile avvicinarsi, uno Spirito che appare e scompare”. Poiché Dio non usò un oggetto specifico o un’immagine della dimensione materiale per manifestarSi alle persone, esse non riuscirono ancora a definirLo utilizzando il linguaggio umano. Nei loro cuori e nelle loro menti volevano sempre adoperare il loro linguaggio per fissare un modello per Dio, allo scopo di renderLo tangibile e di umanizzarLo, per esempio stabilendoNe la statura, le dimensioni, l’aspetto, le predilezioni particolari e la personalità specifica. In realtà, in cuor Suo Dio sapeva che le persone ragionavano in questo modo. Aveva le idee molto chiare sulle esigenze degli uomini, e naturalmente sapeva anche cosa doveva fare, perciò nell’Età della Grazia svolse la Sua opera in un modo diverso, insieme divino e umanizzato. Nel periodo in cui il Signore Gesù operò, le persone poterono vedere che Dio aveva molte espressioni umane. Per esempio, poteva ballare, partecipare a matrimoni, metterSi in comunione con gli uomini, parlare e discutere con loro. Inoltre, il Signore Gesù completò anche una notevole parte dell’opera che rappresentava la Sua divinità, e ovviamente essa era un’espressione e una rivelazione dell’indole di Dio. Durante questo periodo, in cui la divinità di Dio si concretizzò in una carne normale che le persone potevano vedere e toccare, gli uomini non ebbero più la sensazione che Egli apparisse e scomparisse, che fosse impossibile avvicinarsi a Lui. Al contrario, potevano provare a capire la Sua volontà o a comprendere la Sua divinità attraverso ogni movimento, attraverso le parole e l’opera del Figlio dell’uomo. Costui, fattoSi carne, espresse la divinità di Dio tramite la Sua umanità, e Ne comunicò la volontà agli uomini. Mediante l’espressione della volontà e dell’indole di Dio, Egli rivelò alle persone anche il Dio che non poteva essere visto né toccato nella dimensione spirituale. Ciò che esse videro era Dio Stesso, tangibile, in carne e ossa. Così il Figlio dell’uomo, fattoSi carne, rese concrete e umanizzate cose come l’identità, la condizione, l’immagine, l’indole di Dio e ciò che Egli ha ed è. Sebbene l’aspetto esteriore del Figlio dell’uomo avesse alcune limitazioni riguardanti l’immagine di Dio, la Sua essenza e ciò che Egli ha ed è erano assolutamente in grado di rappresentare la Sua identità e la Sua condizione. C’erano semplicemente alcune differenze nella forma d’espressione. A prescindere dal fatto che si tratti dell’umanità o della divinità del Figlio dell’uomo, non possiamo negare che Egli rappresentasse l’identità e la condizione di Dio. Durante questo periodo, tuttavia, Dio operò attraverso la carne, parlò dalla prospettiva della carne e si presentò dinanzi al genere umano con l’identità e la condizione del Figlio dell’uomo, e ciò diede alle persone l’opportunità di incontrare e di sperimentare le vere parole e la vera opera di Dio tra gli uomini. Permise loro anche di penetrare la Sua divinità e la Sua grandezza tra l’umiltà, e di acquisire una conoscenza e una definizione preliminari dell’autenticità e della realtà di Dio. Benché l’opera compiuta dal Signore Gesù, i Suoi modi di operare e la prospettiva da cui parlava differissero dalla persona reale di Dio nella dimensione spirituale, tutto ciò che Lo riguardava rappresentava davvero il Dio Stesso che gli uomini non avevano mai visto prima. Questo non si può negare! In altre parole, in qualunque forma Dio Si manifesti, da qualunque prospettiva parli o con qualunque immagine Si presenti all’umanità, Egli rappresenta soltanto Sé Stesso. Non può rappresentare alcun essere umano, alcun uomo corrotto. Dio è Dio Stesso, e questo non si può negare.

Tratto da “La Parola appare nella carne

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