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L’opera di Dio, l ’indole di Dio e Dio Stesso II (Parte 1)

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L’opera di Dio, l ’indole di Dio e Dio Stesso II (Parte 1)

Durante il nostro ultimo incontro, abbiamo condiviso un argomento molto importante. Vi ricordate di cosa si trattava? Lasciate che ve lo ripeta. Il tema della nostra ultima condivisione era: l’opera di Dio, l’indole di Dio e Dio Stesso. Pensate sia un argomento importante? Quale aspetto è per voi più importante: l’opera di Dio, la Sua indole o Dio Stesso? Quale di questi temi vi interessa maggiormente? Di quale parte vorreste saperne di più? So che per voi è difficile rispondere a questa domanda, perché è possibile vedere l’indole di Dio in ogni aspetto della Sua opera e la Sua indole viene rivelata nella Sua opera sempre e in ogni luogo e, in realtà, rappresenta Dio Stesso; nel piano globale di gestione di Dio, la Sua opera, la Sua indole e Dio Stesso sono tutti elementi inseparabili l’uno dall’altro.

Il soggetto della nostra ultima condivisione sull’opera di Dio riguardava racconti biblici accaduti tanto tempo fa. Si trattava di storie su Dio e sull’uomo, avvenute a uomini e che al tempo stesso implicavano la partecipazione e l’espressione di Dio, per cui tali storie hanno un valore e un’importanza particolari al fine di conoscere Dio. Subito dopo aver creato l’umanità, Dio iniziò a confrontarSi con l’uomo e a parlargli e iniziò a fargli conoscere la Sua indole. In altri termini, fin dal primo momento in cui Dio ha iniziato a confrontarSi con l’umanità, ha iniziato a rendere incessantemente noti all’uomo la Sua sostanza e ciò che Egli ha ed è. In poche parole, indipendentemente dalla capacità di vedere o comprendere degli uomini del passato o di oggi, Dio parla all’uomo e opera tra gli uomini, rivelando la Sua indole ed esprimendo la Sua sostanza (il che è un fatto innegabile da parte di chiunque). Ciò significa altresì che l’indole di Dio, la Sua sostanza e ciò che Egli ha ed è sono costantemente resi noti e rivelati a mano a mano che Egli opera per l’uomo e Si confronta con lui. Egli non ha mai occultato o nascosto nulla all’uomo, ma al contrario rende nota e fa conoscere la Sua indole senza nascondere nulla. Per questo, Dio spera che l’uomo possa conoscerLo e comprendere la Sua indole e la Sua sostanza. Egli non desidera che l’uomo consideri la Sua indole e la Sua sostanza come eterni misteri, né vuole che l’umanità ritenga Dio un enigma che non potrà mai essere risolto. Solo quando l’umanità arriva a conoscere Dio, l’uomo capisce qual è la via da seguire ed è in grado di accettare la guida di Dio, e solo un’umanità di questa fatta può vivere veramente sotto la sovranità di Dio, nella luce, e vivere circondata dalle benedizioni di Dio Stesso.

Le parole e l’indole rese note e rivelate da Dio rappresentano la Sua volontà, nonché la Sua sostanza. Quando Dio Si confronta con l’uomo, indipendentemente da ciò che Egli dica o compia, o da quale indole Egli riveli, e indipendentemente da ciò che l’uomo veda della sostanza di Dio e di ciò che Egli ha ed è, tutti questi elementi rappresentano la volontà di Dio per l’uomo. A prescindere da quanto l’uomo sia in grado di realizzare, intendere o capire, tutto ciò rappresenta il volere di Dio, la volontà di Dio per l’uomo. Questo è fuori discussione! La volontà di Dio per l’umanità è il modo in cui Egli esige che le persone siano, ciò che Egli esige che facciano, il modo in cui esige che esse vivano, e il modo in cui vuole che siano in grado di portare a termine il compimento della Sua volontà. Queste cose sono inseparabili dalla sostanza di Dio? In altri termini, Dio rende nota la Sua indole e tutto ciò che Egli ha ed è, avanzando nello stesso tempo richieste all’uomo. Nessuna falsità, pretesa, occultamento e abbellimento. Tuttavia, perché l’uomo è incapace di conoscere e perché egli non è mai stato in grado di percepire chiaramente l’indole di Dio? E perché, ancora, non ha mai capito la volontà di Dio? Ciò che viene rivelato e reso noto da Dio è ciò che Egli Stesso ha ed è, è ogni frammento e sfaccettatura della Sua vera indole: perché, allora, l’uomo non riesce a vedere? Perché è incapace di una conoscenza accurata? Per questo esiste un motivo importante. E quale sarebbe? Fin dai tempi della creazione, l’uomo non ha mai considerato Dio come Tale. Nei tempi antichi, indipendentemente da ciò che Dio aveva fatto nei confronti dell’uomo, quell’uomo che aveva appena creato, l’uomo Lo considerava un semplice compagno, Qualcuno su cui fare affidamento, e non aveva nessuna conoscenza o comprensione di Lui. In altri termini, egli non sapeva che ciò che era stato reso noto da quell’Essere – quell’Essere su cui faceva affidamento e che riteneva suo compagno – era la sostanza di Dio, e non sapeva che quell’Essere era Colui che regna su tutte le cose. In parole semplici, le persone di quel tempo non riconobbero affatto Dio. Non sapevano che i cieli e la terra e tutte le cose erano state fatte da Lui, ignoravano da dove Egli fosse venuto e, anche, di cosa Egli fosse fatto. Certo, in quel tempo Dio non esigeva che l’uomo Lo conoscesse o Lo comprendesse o capisse tutto ciò che Egli aveva fatto, o che fosse a conoscenza della Sua volontà, perché questi erano tempi antichi, immediatamente successivi alla creazione dell’umanità. Quando Dio diede inizio ai preparativi per l’opera dell’Età della Legge, Egli fece alcune cose all’uomo e avanzò inoltre alcune richieste nei suoi confronti, spiegandogli come dovesse presentare le offerte a Dio e come dovesse adorarLo. Solo in quel momento l’uomo iniziò ad acquisire qualche semplice idea riguardo a Dio, solo in quel momento iniziò a conoscere la differenza tra l’uomo e Dio, e che Dio era Colui che aveva creato l’umanità. Quando l’uomo seppe che Dio è Dio e che l’uomo è uomo, tra lui e Dio si creò una certa distanza; tuttavia Dio non pretese ancora che l’uomo avesse una grande conoscenza o una profonda comprensione di Lui. Perciò, Dio esige varie cose dall’uomo a seconda degli stadi e delle circostanze della Sua opera. Che cosa ci vedete? Quale aspetto dell’indole di Dio percepite? Dio è reale? Ciò che Dio chiede all’uomo è appropriato? Nei tempi antichi, subito dopo la creazione dell’umanità, quando Dio doveva ancora compiere l’opera di conquista e di perfezionamento dell’uomo, e non aveva ancora parlato molto con lui, Egli esigeva poco dall’uomo. Indipendentemente da ciò che l’uomo facesse e da come si comportasse – anche se faceva cose che Lo offendevano – Dio perdonava tutto e non ne teneva conto. Poiché Egli sapeva cosa aveva donato all’uomo e anche ciò che c’era nell’uomo, Egli conosceva i requisiti di base che avrebbe domandato all’uomo. Anche se in quei tempi i requisiti di base erano molto bassi, ciò non significa che la Sua indole non fosse grande o che la Sua sapienza e onnipotenza fossero solo parole vuote. Per l’uomo, esiste un solo modo per conoscere l’indole di Dio e Dio Stesso: seguire le orme della Sua opera di gestione e di salvezza dell’umanità, e accettare le parole che Dio ha pronunciato per l’umanità. Conoscendo ciò che Dio ha ed è e conoscendo l’indole di Dio, l’uomo Gli chiederebbe ancora di mostrargli la Sua persona reale? L’uomo non lo farebbe e non oserebbe farlo, perché, avendo compreso l’indole di Dio e ciò che Egli ha ed è, avrebbe già visto il vero Dio Stesso e avrebbe già visto la Sua persona reale. Sarebbe questa la conclusione inevitabile.

A mano a mano che l’opera e il piano di Dio procedevano senza tregua, e dopo che Dio ebbe stipulato il patto dell’arcobaleno con l’uomo, come segno del fatto che non avrebbe mai più distrutto il mondo tramite un diluvio, Dio provò il desiderio sempre più forte di guadagnare coloro che avrebbero potuto essere assolutamente concordi con Lui. Iniziò perciò a provare altresì un desiderio ancor più grande di guadagnare coloro che sarebbero stati capaci di compiere la Sua volontà sulla terra e, inoltre, di guadagnare un gruppo di persone in grado di liberarsi dalle potenze delle tenebre, di non restare prigioniere di Satana e di essere capaci di renderGli testimonianza sulla terra. Guadagnare un tale gruppo di persone era il desiderio a lungo accarezzato da Dio, ciò che Egli aveva atteso fin dal momento della creazione. Così, indipendentemente dall’uso del diluvio da parte di Dio per distruggere il mondo, o dal Suo patto con l’uomo, la volontà di Dio, il Suo pensiero, il Suo piano e le Sue speranze rimanevano sempre gli stessi. Quello che voleva fare, ciò che aveva desiderato a lungo, fin dai tempi prima della creazione, era guadagnare quanti tra gli esseri umani desiderava guadagnare: guadagnare un gruppo di persone capaci di comprendere e conoscere la Sua indole e di capire la Sua volontà, un gruppo di persone che sarebbero state capaci di adorarLo. Tale gruppo di persone è veramente in grado di renderGli testimonianza, e queste persone sono, come si potrebbe dire, i Suoi confidenti.

Oggi, continuiamo a ripercorrere le orme di Dio e a seguire i passi della Sua opera, in modo da scoprire i pensieri e le idee di Dio e tutto ciò che ha a che fare con Lui, tutte cose che sono state “tenute in deposito” tanto a lungo. Attraverso queste cose, arriveremo a conoscere l’indole di Dio, a comprenderNe la sostanza; lasceremo entrare Dio nei nostri cuori, e ognuno di noi Gli si avvicinerà sempre di più, riducendo la propria distanza da Lui.

Una parte di ciò di cui abbiamo parlato la volta scorsa si riferiva al perché Dio aveva stipulato un patto con l’uomo. Questa volta, condivideremo i passi della Scrittura citati qui sotto. Iniziamo leggendo le Scritture.

A. Abramo

1. Dio promette ad Abramo di dargli un figlio

(Gen 17:15-17) E Dio disse ad Abrahamo: “Quanto a Sarai tua moglie, non la chiamar più Sarai; il suo nome sarà, invece Sara. E io la benedirò, ed anche ti darò di lei un figliuolo; io la benedirò, ed essa diverrà nazioni; re di popoli usciranno da lei”. Allora Abrahamo si prostrò con la faccia in terra e rise; e disse in cuor suo: “Nascerà egli un figliuolo a un uomo di cent’anni? e Sara, che ha novant’anni, partorirà ella?”

(Gen 17:21-22) Ma fermerò il mio patto con Isacco che Sara ti partorirà in questo tempo, l’anno venturo. E quand’ebbe finito di parlare con lui, Iddio lasciò Abrahamo, levandosi in alto.

2. Abramo offre Isacco

(Gen 22:2-3) E Dio disse: “Prendi ora il tuo figliuolo, il tuo unico, colui che ami, Isacco, e vattene nel paese di Moriah, e offrilo quivi in olocausto sopra uno dei monti che ti dirò”. E Abrahamo levatosi la mattina di buon’ora, mise il basto al suo asino, prese con sé due de’ suoi servitori e Isacco suo figliuolo, spaccò delle legna per l’olocausto, poi partì per andare al luogo che Dio gli avea detto.

(Gen 22:9-10) E giunsero al luogo che Dio gli avea detto, e Abrahamo edificò quivi l’altare, e vi accomodò la legna; legò Isacco suo figliuolo, e lo mise sull’altare, sopra la legna. E Abrahamo stese la mano e prese il coltello per scannare il suo figliuolo.

Nessuno può ostacolare l’opera che Dio decide di compiere

E così, voi tutti avete appena ascoltato la storia di Abramo. Egli fu scelto da Dio dopo che il diluvio aveva distrutto il mondo, il suo nome era Abramo e quando arrivò a cent’anni di età, e sua moglie Sara a novanta, Dio gli fece una promessa. Di quale promessa si tratta? Della promessa riportata nelle Scritture: “E io la benedirò, ed anche ti darò di lei un figliuolo”. Che cosa si celava dietro la promessa di un figlio da parte di Dio? Così narrano le Scritture: “Allora Abrahamo si prostrò con la faccia in terra e rise; e disse in cuor suo: ‘Nascerà egli un figliuolo a un uomo di cent’anni? e Sara, che ha novant’anni, partorirà ella?’”. In altri termini, la coppia di anziani aveva ormai superato l’età fertile. Ma cosa fece Abramo dopo aver ascoltato la promessa di Dio? Si prostrò con la faccia a terra, ridendo, e disse tra sé e sé: “Nascerà egli un figliuolo a un uomo di cent’anni?”. Abramo credeva che tutto ciò fosse impossibile, ovverosia riteneva la promessa di Dio niente di più di uno scherzo. Dal punto di vista dell’uomo, la cosa era irrealizzabile e quindi, allo stesso modo, doveva essere irrealizzabile e impossibile per Dio Stesso. Forse, ad Abramo, la cosa sembrava risibile: Dio aveva creato l’uomo, e tuttavia sembra non sapere che una persona così anziana non può più avere figli; Egli pensa di potermi far avere un figlio, mi ha detto che mi darà un figlio, ma sicuramente questo è impossibile! E così, si prostrò con la faccia a terra e rise, pensando tra sé e sé: impossibile! Dio Si sta prendendo gioco di me, ciò che dice non può essere vero! Abramo non prese sul serio le parole di Dio. Quindi, agli occhi di Dio, che tipo di uomo era Abramo? (Un giusto.) Dove è stato detto che egli era un giusto? Pensate che tutti coloro che Dio chiama siano giusti, perfetti e persone che camminano con Dio. Vi attenete alla dottrina! Ma dovete capire con chiarezza che quando Dio definisce qualcuno, non lo fa in modo arbitrario. In questo caso, Dio non disse che Abramo era giusto. Nel Suo cuore, Egli ha un metro per misurare ogni persona. Sebbene Dio non avesse detto che tipo di persona fosse Abramo, dal punto di vista della sua condotta, che tipo di fede in Dio aveva? Forse un po’ astratta? Oppure la sua era una fede grande? No, non lo era! Il suo riso e i suoi pensieri mostrarono chi fosse veramente, perciò la vostra convinzione che egli fosse giusto è solo un’invenzione della vostra immaginazione, è l’applicazione cieca di una dottrina, è una valutazione irresponsabile. Dio vide il riso di Abramo e i suoi abbozzi di riflessione. Non Se ne accorse? Certo che sì. Cambiò forse ciò che aveva deciso di compiere? No! Quando Dio progettò e decise che avrebbe scelto quest’uomo, la cosa era già stata compiuta. Né i pensieri dell’uomo né la sua condotta avrebbero potuto influenzare minimamente Dio o interferire con Lui; Dio non avrebbe cambiato arbitrariamente i Suoi piani, e non li avrebbe cambiati o sconvolti a causa della condotta dell’uomo, per quanto folle potesse essere. Cosa sta scritto, dunque,in Genesi 17:21-22? “Ma fermerò il mio patto con Isacco che Sara ti partorirà in questo tempo, l’anno venturo. E quand’ebbe finito di parlare con lui, Iddio lasciò Abrahamo, levandosi in alto”. Dio non prestò la minima attenzione a ciò che aveva pensato o detto Abramo. E perché non ci fece caso? Perché, in quel tempo, Dio non esigeva che gli uomini avessero una grande fede o un’ampia conoscenza di Lui né, d’altro canto, che fossero capaci di comprendere ciò che veniva fatto e detto da Lui. Così, Egli non pretese che l’uomo comprendesse appieno ciò che Egli aveva deciso di compiere, le persone che era determinato a scegliere o i principi delle Sue azioni, perché la levatura dell’uomo era semplicemente inadeguata. In quel tempo, Dio ritenne normale quanto Abramo aveva fatto e il suo modo di comportarsi. Non lo condannò né lo riprese, ma disse solamente: “Sara ti partorirà Isacco in questo tempo, l’anno venturo”. Pronunciate queste parole, Dio vide la Sua promessa avverarsi punto per punto; ai Suoi occhi, ciò che Si doveva compiere in base al Suo piano si era già avverato. Dopo aver completato le disposizioni a questo fine, Dio Se ne andò. Ciò che l’uomo fa o pensa, ciò che comprende, i suoi piani: niente di tutto ciò ha a che fare in alcun modo con Dio. Ogni cosa procede secondo il piano di Dio, in linea con i tempi e le fasi che Dio Stesso ha stabilito. Tale è il principio dell’opera di Dio. Egli non interferisce con i pensieri o le conoscenze dell’uomo, ma nemmeno rinuncia ai Suoi piani o abbandona la Sua opera a motivo dell’incredulità o dell’incomprensione umane. Quindi, gli eventi si compiono secondo il piano e i pensieri di Dio. È questo, per l’appunto, che è riscontrabile nella Bibbia: Dio fece in modo che Isacco nascesse nel tempo che Egli aveva stabilito. I fatti provano forse che il comportamento e la condotta umani ostacolarono l’opera di Dio? Niente affatto! La poca fede dell’uomo in Dio, la sua concezione e la sua immaginazione di Dio influirono sulla Sua opera? Per niente! Proprio per niente! Il piano di gestione di Dio non è influenzato da nessun uomo, nessuna cosa e nessun ambiente. Tutto ciò che Egli decide di fare sarà completato e compiuto in tempo e secondo il Suo piano, e nessun uomo potrà interferire con la Sua opera. Dio non presta attenzione all’insensatezza e all’ignoranza dell’uomo e addirittura ignora la resistenza parziale dell’uomo o le concezioni umane al Suo riguardo; per contro, Egli esegue l’opera che deve compiere senza esitazione. Tale è l’indole di Dio, riflesso della Sua onnipotenza.

L’opera della gestione di Dio e della salvezza dell’umanità inizia con l’offerta di Isacco da parte di Abramo

Con la nascita di un figlio ad Abramo, la promessa che Dio gli aveva fatto fu adempiuta. Ciò non significa che il piano di Dio si fermò qui; al contrario, il grandioso piano di Dio per la gestione e la salvezza dell’umanità era solamente iniziato, e la concessione benedetta di un figlio ad Abramo fu solo il preludio del Suo piano globale di gestione. In quel momento, chi si sarebbe potuto immaginare che la battaglia di Dio con Satana era iniziata silenziosamente nell’istante in cui Abramo aveva offerto Isacco in sacrificio?

Dio non Si preoccupa dell’insensatezza umana, ma chiede solo che l’uomo sia fedele

Ora, prendiamo in considerazione ciò che Dio fece per Abramo. In Genesi 22:2, Dio diede questo ordine ad Abramo: “Prendi ora il tuo figliuolo, il tuo unico, colui che ami, Isacco, e vattene nel paese di Moriah, e offrilo quivi in olocausto sopra uno dei monti che ti dirò”. L’intenzione di Dio era chiara: stava chiedendo ad Abramo di offrire il suo unico figlio, Isacco, che egli amava, in olocausto. A ripensarci, il comando di Dio non è forse ancor oggi in contraddizione con le idee dell’uomo? Sì! Tutto ciò che Dio fece in quel tempo è completamente contrario alle idee dell’uomo e incomprensibile. Le idee comuni erano le seguenti: proprio quando un uomo non aveva fede e riteneva impossibile la cosa, Dio gli diede un figlio, e dopo che l’uomo l’ebbe ottenuto, Dio gli chiese di offrirlo in sacrificio: cose da pazzi! Ma Dio cosa voleva fare veramente? Qual era il Suo scopo effettivo? Egli aveva dato ad Abramo un figlio senza porre condizioni, ma aveva altresì chiesto ad Abramo di offrirGli un sacrificio incondizionato. Era troppo? Da un punto di vista esterno, ciò era non solo eccessivo ma anche un “causare problemi per nulla”. Ma Abramo stesso non pensò che Dio gli stesse chiedendo troppo. Sebbene nutrisse pensieri di scarsa importanza e fosse un po’ diffidente nei confronti di Dio, tuttavia era pronto a offrire il sacrificio. A questo punto, quale elemento, secondo te, prova che Abramo era pronto a sacrificare suo figlio? Cosa viene detto in questo passo? Il testo originale narra così le cose: “E Abrahamo levatosi la mattina di buon’ora, mise il basto al suo asino, prese con sé due de’ suoi servitori e Isacco suo figliuolo, spaccò delle legna per l’olocausto, poi partì per andare al luogo che Dio gli avea detto” (Gen 22:3). “E giunsero al luogo che Dio gli avea detto, e Abrahamo edificò quivi l’altare, e vi accomodò la legna; legò Isacco suo figliuolo, e lo mise sull’altare, sopra la legna. E Abrahamo stese la mano e prese il coltello per scannare il suo figliuolo” (Gen 22:9-10). Quando Abramo stese la mano e prese il coltello per uccidere suo figlio, le sue azioni avvenivano sotto lo sguardo di Dio? Certamente. L’intero processo – fin dall’inizio, da quando Dio aveva chiesto ad Abramo di sacrificare Isacco, a quando Abramo realmente aveva sollevato il coltello per uccidere suo figlio – mostrò a Dio il cuore di Abramo, e a prescindere dalla sua precedente insensatezza, ignoranza e incomprensione di Dio, in quel momento per Dio il cuore di Abramo era fedele e onesto, ed egli veramente stava per restituire a Dio Isacco, il figlio che Dio Stesso gli aveva donato. In lui, Dio vide l’obbedienza, l’autentica obbedienza che Egli desiderava.

Dal punto di vista dell’uomo, Dio compie molte cose incomprensibili e addirittura incredibili. Quando Dio desidera dirigere qualcuno, spesso la Sua direzione è in contrasto con le idee dell’uomo e incomprensibile a questi, ma proprio questa dissonanza e questa incomprensibilità sono la prova di Dio e la verifica dell’uomo. Intanto, Abramo seppe dimostrare l’obbedienza a Dio nel proprio intimo, il che rappresentò il principale motivo per cui egli fu in grado di ottemperare alle esigenze di Dio. Solo allora, quando Abramo fu in grado di obbedire ai comandi di Dio, offrendo Isacco, Dio provò veramente rassicurazione e approvazione nei confronti dell’umanità (nei confronti di Abramo, che Egli aveva scelto). Solo allora Dio fu sicuro che la persona che aveva scelto era un capo indispensabile, in grado di portare avanti la Sua promessa e il Suo successivo piano di gestione. Sebbene si trattasse solo di una prova e di una verifica, Dio Si sentì gratificato, sentì l’amore dell’uomo per Lui e Si sentì confortato dall’uomo come non mai. Nel momento in cui Abramo sollevò il coltello per uccidere Isacco, Dio lo fermò? Egli non permise che Abramo sacrificasse Isacco, semplicemente perché non aveva nessuna intenzione di togliere la vita a Isacco. Pertanto, Dio fermò Abramo giusto in tempo. Per Lui l’obbedienza di Abramo aveva già superato la verifica, ciò che egli aveva fatto era sufficiente e Dio aveva già visto l’esito di ciò che Egli intendeva fare. Tale esito era soddisfacente per Dio? Si può dire che lo era, che era proprio ciò che Dio voleva e che aveva desiderato vedere. È vero? Sebbene, in contesti diversi, Dio usi metodi diversi per mettere alla prova ogni persona, in Abramo Egli vide ciò che aveva desiderato, vide che il cuore di Abramo era sincero, che la sua obbedienza era incondizionata, ed era appunto una simile “incondizionatezza” ciò che Dio desiderava. Spesso le persone dicono: “Ho già offerto questo, ho già rinunciato a quello. Perché Dio non è ancora soddisfatto di me? Perché continua a sottopormi a prove? Perché continua ad assoggettarmi a verifiche?”. Tutto ciò dimostra un fatto: Dio non ha visto il tuo cuore e non lo ha ancora guadagnato. Il che equivale a dire che Egli non ha ancora visto una tale franchezza, come quando Abramo fu capace di sollevare il coltello per uccidere suo figlio di suo pugno e offrirlo in sacrificio a Dio. Egli non ha ancora visto la tua obbedienza incondizionata e non è ancora stato confortato da te. Quindi, è naturale che continui a metterti alla prova. Non è forse vero? Terminiamo qui l’esposizione di questo tema. Adesso leggiamo “la promessa di Dio ad Abramo”.

3. La promessa di Dio ad Abramo

(Gen 22:16-18) Io giuro per me stesso, dice l’Eterno, che, siccome tu hai fatto questo e non m’hai rifiutato il tuo figliuolo, l’unico tuo, io certo ti benedirò e moltiplicherò la tua progenie come le stelle del cielo e come la rena ch’è sul lido del mare; e la tua progenie possederà la porta de’ suoi nemici. E tutte le nazioni della terra saranno benedette nella tua progenie, perché tu hai ubbidito alla mia voce.

Questo è il racconto completo della benedizione di Dio ad Abramo. Anche se breve, il suo contenuto è ricco: comprende il motivo e il contesto del dono di Dio ad Abramo e il contenuto concreto di tale dono. È inoltre permeato della gioia e dell’entusiasmo con le quali Dio pronunciò queste parole, nonché dell’insistenza del Suo desiderio di guadagnare coloro che sanno ascoltare le Sue parole. In tutto questo, possiamo vedere la cura e la tenerezza di Dio verso coloro che obbediscono alle Sue parole e seguono i Suoi comandi. E dunque percepibile anche il prezzo che Egli paga per guadagnare le persone e la cura e l’attenzione che dedica per guadagnarle. Inoltre, il passo, che contiene le parole “Io giuro per me stesso”, ci fornisce un potente senso dell’amarezza e della sofferenza sopportate da Dio, e da Lui solo, dietro le quinte dell’opera del Suo piano di gestione. È un passo che ci fa riflettere, che ha un’importanza speciale e un impatto di vasta portata su coloro che sono venuti dopo.

L’uomo ottiene le benedizioni di Dio a causa della sua sincerità e obbedienza

La benedizione elargita da Dio ad Abramo, di cui abbiamo appena letto, fu grande? Quanto grande? Nel passo troviamo una frase fondamentale: “E tutte le nazioni della terra saranno benedette nella tua progenie”, che mostra come Abramo ricevette benedizioni mai concesse a nessuno prima o dopo di lui. Quando, come Dio gli aveva chiesto, Abramo restituì il suo unico figlio, il suo amato unigenito, a Dio (si noti: in questo caso non si può utilizzare il termine “offrì”, ma bisogna precisare che egli restituì suo figlio a Dio), non solo Dio non permise ad Abramo di offrire Isacco, ma inoltre lo benedisse. Con quale promessa benedisse Abramo? Con la promessa di moltiplicarne la progenie. E di quanto l’avrebbe moltiplicata? Le Scritture ci forniscono il dettaglio seguente: “come le stelle del cielo e come la rena ch’è sul lido del mare; e la tua progenie possederà la porta de’ suoi nemici. E tutte le nazioni della terra saranno benedette nella tua progenie”. Qual era il contesto in cui Dio pronunciò queste parole? Ovverosia, perché Abramo ricevette le benedizioni di Dio? Le ricevette per il motivo specificato nelle Scritture: “perché tu hai ubbidito alla mia voce”. Cioè, poiché Abramo aveva eseguito il comando di Dio, poiché aveva fatto tutto ciò che Dio gli aveva detto, chiesto e comandato senza la minima obiezione, Dio gli fece una simile promessa. In tale promessa figura una frase fondamentale che rivela i pensieri di Dio in quell’istante. L’avete notata? Forse non avete prestato abbastanza attenzione alle Sue parole “Io giuro per me stesso”. Esse significano che, quando Dio pronunciò queste parole, stava giurando per Se Stesso. Per cosa giurano le persone quando fanno un giuramento? Giurano per il Cielo, cioè fanno un giuramento a Dio e giurano per Dio. Forse non riuscite a capire il motivo per cui Dio giura per Se Stesso, ma ci riuscirete se vi fornirò la spiegazione corretta. Di fronte a un uomo che riusciva solo ad ascoltare le Sue parole ma non riusciva a comprendere il Suo cuore, ancora una volta Dio Si era sentito solo e confuso. Nella disperazione e, si può dire, inconsciamente, Dio fece qualcosa di molto naturale: quando concesse la Sua promessa ad Abramo, Si mise una mano sul cuore e Si rivolse a Se Stesso, per cui l’uomo Lo sentì esclamare “Io giuro per me stesso”. Vedendo le azioni di Dio, puoi pensare a te stesso. Quando ti metti una mano sul cuore e parli a te stesso, hai una chiara idea di ciò che stai dicendo? Il tuo atteggiamento è sincero? Stai parlando francamente, con il tuo cuore? Così, qui vediamo che quando Dio parlò ad Abramo era serio e sincero. Nello stesso momento in cui parlava con Abramo e lo benediceva, Dio parlava anche a Se Stesso. E Si diceva: “Benedirò Abramo, e renderò la sua progenie numerosa come le stelle del cielo, e così copiosa come la rena ch’è sul lido del mare, perché egli ha obbedito alle Mie parole ed è colui che Io ho scelto”. Quando Dio disse “Io giuro per me stesso”, stabilì che in Abramo avrebbe creato il popolo eletto di Israele, e che quindi lo avrebbe fatto procedere di pari passo con la Sua opera. Cioè, Egli avrebbe fatto in modo che i discendenti di Abramo si facessero carico dell’opera della gestione di Dio, e che la Sua opera e quanto aveva espresso sarebbero iniziati con Abramo e sarebbero proseguiti con i suoi discendenti, realizzando così il desiderio divino di salvare l’uomo. Che ne dite, non è una benedizione? Per esseri umani non esiste benedizione più grande di questa; si può ben dire che sia il colmo delle benedizioni. La benedizione ottenuta da Abramo non fu la moltiplicazione della sua progenie, ma la realizzazione, da parte di Dio, della Sua gestione, missione e opera nei discendenti di Abramo. Ciò significa che le benedizioni ottenute da Abramo non furono provvisorie, ma continuarono, a mano a mano che il piano di gestione di Dio progrediva. Quando Dio parlò, quando giurò per Se Stesso, aveva già preso una decisione. Il corso della Sua decisione era autentico? Era reale? Dio decise che, da quel momento in poi, i Suoi sforzi, il prezzo che Egli aveva pagato, ciò che Egli ha ed è, il Suo tutto e addirittura la Sua vita sarebbero stati dati ad Abramo e ai suoi discendenti. Quindi, Dio decise altresì che, a partire da quel gruppo di persone, avrebbe manifestato le Sue azioni e consentito all’uomo di vedere la Sua sapienza, la Sua autorità e la Sua potenza.

Guadagnare coloro che conoscano Dio e siano capaci di renderGli testimonianza è il Suo desiderio immutabile

Mentre stava parlando a Se Stesso, Dio parlò anche ad Abramo, ma oltre ad ascoltare le benedizioni che Dio gli elargiva, in quel momento, Abramo seppe comprendere altresì i veri desideri di Dio, contenuti in tutte le Sue parole? Non ne fu capace! E quindi, in quel momento, mentre Dio giurava per Se Stesso, il Suo cuore era ancora solitario e afflitto. Non c’era ancora nessuno in grado di capire o afferrare ciò che Egli pensasse o pianificasse. In quel momento nessuno, compreso Abramo, era in grado di parlarGli con fiducia, e ancor meno vi era qualcuno in grado di collaborare con Lui nel compimento dell’opera che Egli doveva compiere. In apparenza, Dio aveva guadagnato Abramo, e quindi esisteva qualcuno in grado di obbedire alle Sue parole. Ma in realtà, la conoscenza che quella persona aveva di Dio era praticamente nulla. Anche se Dio aveva benedetto Abramo, il Suo cuore non era ancora soddisfatto. Che significa che Egli non era soddisfatto? Significa che la Sua gestione era solo agli inizi, che le persone che desiderava guadagnare, che desiderava vedere, che aveva amato, erano ancora distanti da Lui; aveva bisogno di tempo, doveva aspettare, doveva essere paziente. Questo perché in quel momento, a parte Dio Stesso, non c’era nessuno che sapesse ciò di cui Egli aveva bisogno, ciò che desiderava conquistare o ciò a cui aspirava. Quindi, pur provando molto entusiasmo, al tempo stesso Dio era pieno di apprensione. Tuttavia non fermò i Suoi passi e continuò a pianificare la fase successiva della Sua opera.

Che cogliete nella promessa di Dio ad Abramo? Dio elargì grandi benedizioni ad Abramo semplicemente perché egli aveva ascoltato le Sue parole. Sebbene, a prima vista, ciò sembri normale e ordinaria amministrazione, in ciò possiamo discernere il cuore di Dio: Egli apprezza particolarmente l’obbedienza che l’uomo manifesta nei Suoi confronti e ha molto a cuore la comprensione che l’uomo ha di Lui e la sincerità che Gli dimostra. Quanto Gli sta a cuore una simile sincerità? Forse non potete capire quanto Gli stia a cuore, e forse nessuno se ne può fare un’idea precisa. Dio diede ad Abramo un figlio e quando tale figlio fu cresciuto, gli chiese di offrirGlielo in sacrificio. Abramo si attenne al comando di Dio alla lettera, obbedì alla parola di Dio e la sua sincerità commosse Dio e fu da Lui tenuta in gran conto. Quanto Dio ne tenne conto? E perché la tenne in gran conto? In un momento in cui nessuno intendeva le parole di Dio o Ne comprendeva il cuore, Abramo fece qualcosa che scosse il cielo e fece tremare la terra: fece provare a Dio un senso di soddisfazione senza precedenti, concedendoGli la gioia di aver guadagnato qualcuno che era in grado di obbedire alle Sue parole. Questa soddisfazione e questa gioia provenivano da una creatura uscita dalle mani di Dio. Si trattava del primo “sacrificio” offerto dall’uomo a Dio, tenuto in gran conto da Dio Stesso, dal momento della creazione dell’uomo. Nell’attesa di questo sacrificio, Dio aveva passato tempi difficili, e lo considerò come il primo e più importante dono ricevuto dall’uomo che Egli aveva creato. Tale gesto mostrò a Dio le primizie dei Suoi sforzi, il prezzo che Egli aveva pagato, e Gli consentì di guardare con speranza all’umanità. In seguito, Dio provò un anelito ancor più grande per un gruppo di persone che avrebbe dovuto camminare con Lui, trattarLo con sincerità, curarsi sinceramente di Lui. Dio sperava addirittura che Abramo continuasse a vivere, perché desiderava che un tale cuore Lo accompagnasse e restasse con Lui mentre proseguiva nella Sua gestione. A prescindere da ciò che Dio voleva, si trattava solo di un desiderio, di un’idea, perché Abramo era semplicemente un uomo che si era mostrato capace di obbedirGli, ma che non aveva la più pallida comprensione o conoscenza di Dio. Era una persona molto al di sotto dei criteri prescritti da Dio all’uomo: conoscere Dio, essere in grado di renderGli testimonianza e avere piena sintonia con Lui. Perciò non poteva camminare con Dio. Nell’offerta in sacrificio di Isacco da parte di Abramo, Dio vide la sincerità e l’obbedienza di Abramo, e vide che aveva superato la prova a cui Egli lo aveva sottoposto. Sebbene Dio avesse accettato la sua sincerità e la sua obbedienza, egli era ancora indegno di diventare un Suo confidente, di diventare uno che Lo conosceva, Lo comprendeva ed era al corrente della Sua indole; era molto lontano dalla sintonia con Dio e dal compiere la Sua volontà. E quindi, nel Suo cuore, Dio continuava a sentirSi solo e inquieto. Più diventava solitario e inquieto, più aveva bisogno di procedere prima possibile con la Sua gestione, e di poterSi scegliere e guadagnare un gruppo di persone che realizzassero quanto prima il Suo piano di gestione e la Sua volontà. Tale era l’impaziente desiderio di Dio, rimasto immutato dagli inizi fino ad oggi. Fin dalla creazione dell’uomo, in principio, Dio ha desiderato un gruppo di vincitori, che avrebbero camminato insieme a Lui e sappiano capire, intendere e conoscere la Sua indole. Questo Suo desiderio non è mai cambiato. A prescindere da quanto Egli dovrà ancora attendere, da quanto sarà dura la strada ancora da percorrere, a prescindere da quanto siano ancora distanti gli obiettivi cui anela, Dio non ha mai cambiato le Sue attese nei confronti dell’uomo, né vi ha mai rinunciato. Ora che l’ho detto, comprendete qualcosa del desiderio di Dio? Forse ciò che avete compreso non è molto profondo, ma le cose verranno gradualmente!

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