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L’incrollabile integrità di Giobbe procura vergogna a Satana e ne provoca la fuga in preda al panico

Che cosa fece Dio quando Giobbe venne assoggettato al suo tormento? Egli osservò, vigilò, e attese l’esito. Mentre osservava e vigilava, come Si sentiva? Ovviamente era in preda al dolore. Avrebbe tuttavia potuto pentirSi, a causa di tale dolore, di aver permesso a Satana di tentare Giobbe? La risposta è no! Non avrebbe potuto. Perché credeva fermamente che Giobbe fosse perfetto e retto, che temesse Dio e fuggisse il male. Egli aveva semplicemente dato modo a Satana di verificare la giustizia di Giobbe di fronte a Dio e di rivelare la propria malvagità e spregevolezza. Inoltre, si trattava di un’opportunità per Giobbe di dimostrare la sua giustizia, il suo timore di Dio e la sua fuga dal male di fronte al mondo, a Satana, nonché addirittura a coloro che seguono Dio. L’esito finale prova che il giudizio di Dio su Giobbe era corretto e scevro da errore? Giobbe sconfisse veramente Satana? A questo punto, leggiamo le parole archetipiche pronunciate da Giobbe, prova del fatto che egli aveva sconfitto Satana. Egli disse: “Nudo sono uscito dal seno di mia madre, e nudo tornerò in seno della terra”. Ecco l’atteggiamento obbediente di Giobbe nei confronti di Dio. Poi, egli dichiarò: “Jahvè ha dato, Jahvè ha tolto; sia benedetto il nome di Jahvè”. Le parole pronunciate da Giobbe provano che Dio osserva le profondità del cuore umano, che Egli è in grado di scrutare la mente umana, e dimostrano che la Sua approvazione di Giobbe è priva di errori, che quest’uomo che Dio approvò era giusto. “Jahvè ha dato, Jahvè ha tolto; sia benedetto il nome di Jahvè”. Queste parole sono la testimonianza che Giobbe rende a Dio. Furono tali parole comuni a intimorire Satana, a procurargli vergogna e a farlo fuggire in preda al panico, e che inoltre lo incatenarono e lo lasciarono senza risorse. Esse fecero altresì provare a Satana la meraviglia e la potenza delle azioni di Jahvè Dio, e gli consentirono di cogliere lo straordinario carisma di un uomo il cui cuore era sotto l’autorità della via di Dio. Inoltre, dimostrarono a Satana la potente vitalità manifestata da un uomo piccolo e insignificante nell’aderire alla via del timore di Dio e della fuga dal male. Così Satana fu sconfitto nel primo combattimento. Nonostante la “comprensione guadagnata a caro prezzo”, Satana non aveva la benché minima intenzione di mollare la presa su Giobbe, né era avvenuto qualche cambiamento nella sua natura malvagia. Egli cercò di continuare ad attaccare Giobbe, e quindi ancora una volta si presentò a Dio…

Ora, leggiamo le Scritture che si riferiscono alla seconda occasione in cui Giobbe fu tentato.

3. Satana tenta ulteriormente Giobbe (ulcere maligne compaiono su tutto il corpo di Giobbe)

a. Le parole pronunciate da Dio

(Giobbe 2:2-3) E Jahvè disse a Satana: Hai tu notato il mio servo Giobbe? Non ce n’è un altro sulla terra che come lui sia integro, retto, tema Iddio e fugga il male. Egli si mantiene saldo nella sua integrità benché tu m’abbia incitato contro di lui per rovinarlo senza alcun motivo.

(Giobbe 2:6) E Jahvè disse a Satana: “Ebbene esso è in tuo potere; soltanto, rispetta la sua vita”.

b. Le parole pronunciate da Satana

(Giobbe 2:4-5) E Satana rispose a Jahvè: “Pelle per pelle! L’uomo dà tutto quel che possiede per la sua vita; ma stendi un po’ la tua mano, toccagli le ossa e la carne, e vedrai se non ti rinnega in faccia”.

c. Il modo in cui Giobbe affronta la prova

(Giobbe 2:8-10) E sua moglie gli disse: “Ancora stai saldo nella tua integrità? Ma lascia stare Iddio, e muori!”. E Giobbe a lei: “Tu parli da donna insensata! Abbiamo accettato il bene dalla mano di Dio, e rifiuteremmo d’accettare il male?” — In tutto questo Giobbe non peccò con le sue labbra.

(Giobbe 3:3) Perisca il giorno ch’io nacqui e la notte che disse: “È concepito un maschio!”.

L’amore di Giobbe per la via di Dio supera tutto il resto

Le Scritture attestano così le parole scambiate da Dio con Satana: “E Jahvè disse a Satana: ‘Hai tu notato il mio servo Giobbe? Non ce n’è un altro sulla terra che come lui sia integro, retto, tema Iddio e fugga il male. Egli si mantiene saldo nella sua integrità benché tu m’abbia incitato contro di lui per rovinarlo senza alcun motivo’” (Giobbe 2:2-3). In questo dialogo, Dio ripete a Satana la stessa domanda. È una domanda che mostra la valutazione positiva di Jahvè Dio riguardo a ciò che aveva dimostrato e vissuto Giobbe durante la prima prova, e che non è diversa dalla valutazione di Dio riguardo a Giobbe prima che questi avesse subito la tentazione di Satana. Cioè, prima che la tentazione lo raggiungesse, agli occhi di Dio Giobbe era perfetto e quindi Dio proteggeva lui e la sua famiglia e lo benediceva; agli occhi di Dio egli era degno di benedizione. Dopo la tentazione, Giobbe non commise peccato con le labbra a seguito della perdita di beni e figli, ma continuò a lodare il nome di Jahvè. La sua condotta concreta gli guadagnò la lode di Dio, che gliene rese atto. Perché, agli occhi di Giobbe, la sua progenie o i suoi beni non erano un motivo sufficiente per rinnegare Dio. In altri termini, il posto di Dio nel suo cuore non poteva essere sostituito dai suoi figli o da nessuno dei suoi beni. Durante la prima tentazione, Giobbe mostrò a Dio che il suo amore per Lui e per la via del timore di Dio e della fuga dal male superava tutto il resto. Semplicemente quella prova fece fare a Giobbe l’esperienza di ricevere una ricompensa da Jahvè Dio e di vedersi portare via beni e figli.

Per Giobbe, si trattò di un’autentica esperienza che gli purificò l’anima, fu un battesimo di vita che appagò la sua esistenza e, per di più, fu una sontuosa festa che mise alla prova la sua obbedienza a Dio e il suo timore per Lui. Tale tentazione cambiò lo stato di Giobbe da ricco a nullatenente e gli consentì altresì di sperimentare la violenza a cui Satana sottopone l’umanità. La sua miseria non fece sì che egli detestasse Satana; invece, nelle ignobili azioni di Satana egli vide la sua abiezione e spregevolezza, nonché la sua ostilità e ribellione nei confronti di Dio, e tutto ciò lo incoraggiò ancora di più ad aderire per sempre alla via del timore di Dio e della fuga dal male. Egli giurò che non avrebbe mai abbandonato Dio e non avrebbe mai volto le spalle alla Sua via a causa di fattori esterni come i beni, i figli o i parenti, e che non sarebbe mai stato schiavo di Satana, dei beni o di chicchessia; all’infuori di Jahvè Dio, nessun avrebbe potuto essere suo Signore o suo Dio. Queste erano le aspirazioni di Giobbe. L’altro lato della medaglia della tentazione fu che Giobbe acquisì altresì qualcosa: in mezzo alle prove mandategli da Dio aveva guadagnato grandi ricchezze.

Nella vita dei suoi decenni precedenti, Giobbe aveva osservato le azioni di Jahvè e ottenuto per sé le benedizioni di Jahvè Dio. Erano benedizioni che lo avevano portato a sentirsi enormemente in imbarazzo e in debito, dato che riteneva di non aver fatto niente per Dio e ciò nonostante di aver ereditato grandi benedizioni e di aver goduto di molta grazia. Per questo pregava spesso interiormente, sperando di potere un giorno ricambiare Dio, di avere l’occasione di rendere testimonianza alle azioni e alla grandezza di Dio, che Dio avrebbe messo alla prova la sua obbedienza e che inoltre la sua fede potesse essere purificata, fino a far sì che la sua obbedienza e la sua fede potessero ottenere l’approvazione divina. E quando la prova venne a lui, Giobbe credette che Dio aveva esaudito le sue preghiere. Giobbe aveva a cuore una simile opportunità più di ogni altra cosa, perciò non osò trattarla con leggerezza, dato che rappresentava l’occasione per realizzare il più grande desiderio di tutta la sua vita. Il sopraggiungere di tale opportunità significava che la sua obbedienza e il suo timore di Dio avrebbero potuto essere messi alla prova e resi puri. Voleva dire inoltre che Giobbe aveva un’occasione per ottenere l’approvazione di Dio, e quindi poter essere più vicino a Lui. Durante la prova, la sua fede e il suo anelito gli consentirono di diventare più integro e di acquisire una maggiore comprensione della volontà di Dio. Giobbe divenne inoltre più grato per le benedizioni e le grazie di Dio, nel suo cuore sgorgò una lode ancor più grande delle azioni divine, il suo timore e la sua venerazione per Dio crebbero, ed egli anelò maggiormente alla bellezza, la grandezza e la santità di Dio. In quel momento, sebbene agli occhi di Dio Giobbe continuasse a essere una persona che temeva Dio e fuggiva il male, per quanto concerne le sue esperienze, la sua fede e la sua conoscenza avevano fatto passi da gigante: la sua fede era aumentata, la sua obbedienza si era consolidata e il suo timore di Dio era diventato più profondo. Sebbene la prova avesse trasformato lo spirito e la vita di Giobbe, tale trasformazione non lo aveva soddisfatto, ma nemmeno aveva rallentato i suoi progressi. Mentre calcolava ciò che aveva guadagnato da tale prova, e considerava le proprie carenze, pregava con tranquillità, in attesa che sopraggiungesse la prova successiva, perché anelava a incrementare ulteriormente la sua fede, la sua obbedienza e il suo timore di Dio durante la successiva messa alla prova da parte di Dio.

Dio osserva i pensieri più intimi dell’uomo e tutto ciò che l’uomo dice e fa. I pensieri di Giobbe giunsero all’orecchio di Jahvè Dio, e Dio ascoltò le sue preghiere. Perciò giunse a Giobbe la successiva prova da parte di Dio, come previsto.

Durante l’estrema sofferenza, Giobbe si rende veramente conto dell’attenzione di Dio nei confronti dell’umanità

A seguito delle domande che Jahvè Dio gli aveva fatto, Satana divenne intimamente felice, perché sapeva che avrebbe avuto ancora una volta l’autorizzazione ad attaccare l’uomo integro agli occhi di Dio, rara occasione per esso. Satana desiderava utilizzare questa opportunità per minare completamente la convinzione di Giobbe, per fargli perdere la sua fede in Dio in modo che non Lo temesse più o che non benedicesse più il nome di Jahvè. Ciò gli avrebbe dato un’occasione: in qualsiasi luogo o momento, avrebbe potuto trasformare Giobbe in un giocattolo ai suoi comandi. Satana nascose i suoi piani malvagi senza lasciarne traccia, ma non poteva tenere a freno la sua natura maligna. Questa verità è suggerita dalla sua risposta alle parole di Jahvè Dio, verbalizzata nelle Scritture: “E Satana rispose a Jahvè: ‘Pelle per pelle! L’uomo dà tutto quel che possiede per la sua vita; ma stendi un po’ la tua mano, toccagli le ossa e la carne, e vedrai se non ti rinnega in faccia’” (Giobbe 2:4-5). Da questo dialogo tra Dio e Satana è impossibile non acquisire una conoscenza e un’impressione sostanziali della cattiveria di Satana. Dopo aver ascoltato le sue falsità, indubbiamente tutti coloro che amano la verità e detestano il male odieranno di più la sua spregevolezza e la sua sfrontatezza, si sentiranno inorriditi e disgustati dalle sue falsità e, allo stesso tempo, offriranno per Giobbe profonde preghiere e sinceri voti augurali, pregando che quest’uomo retto possa raggiungere la perfezione, desiderando che quest’uomo che teme Dio e fugge il male sconfigga per sempre le tentazioni di Satana, viva nella luce e sotto la guida e le benedizioni di Dio; quindi, desidereranno anche che le azioni giuste di Giobbe possano sempre spronare e incoraggiare tutti coloro che seguono la via del timore di Dio e della fuga dal male. Sebbene da questa dichiarazione traspaia l’intento malvagio di Satana, Dio acconsentì con disinvoltura alla sua “richiesta”, ma gli pose anche una condizione: “esso è in tuo potere; soltanto, rispetta la sua vita” (Giobbe 2:6). Poiché, questa volta, Satana aveva chiesto di stendere la sua mano per nuocere alle ossa e alla carne di Giobbe, Dio ribadì: “soltanto, rispetta la sua vita”. Queste parole significano che Egli concedeva a Satana la carne di Giobbe, ma ne conservava la vita. Satana non avrebbe potuto prendersi la vita di Giobbe, ma, a parte questo, avrebbe potuto impiegare qualsiasi mezzo o metodo contro di lui.

Dopo aver ottenuto l’autorizzazione di Dio, Satana si precipitò da Giobbe e stese la mano per colpire la sua pelle, provocandogli ulcere maligne in tutto il corpo, e Giobbe provò dolore sulla pelle. Egli lodò la meraviglia e la santità di Jahvè Dio, il che rese ancora più manifesta l’insolenza di Satana. Poiché aveva provato la gioia di far del male all’uomo, Satana stese la sua mano e devastò la carne di Giobbe, facendo in modo che le sue ulcere maligne andassero in suppurazione. Immediatamente, Giobbe iniziò a sentire nella carne una sofferenza e un tormento senza pari, e non poté far altro che massaggiarsi con le mani dalla testa ai piedi, come se ciò potesse alleviare il colpo inferto al suo spirito da questo dolore della carne. Si rese conto che Dio gli era accanto e lo osservava, e fece del suo meglio per restare saldo. Ancora una volta, si inginocchiò fino a terra e disse: “Tu guardi il cuore dell’uomo, osservi la sua miseria; perché Ti preoccupi della sua debolezza? Sia lodato il nome di Jahvè Dio”. Satana vide l’insopportabile dolore di Giobbe, ma non poté vederlo rinnegare il nome di Jahvè Dio. Quindi, frettolosamente, stese la sua mano per affliggere le ossa di Giobbe, disperato dalla voglia di farlo a pezzetti. In un batter d’occhio, Giobbe iniziò a provare un dolore senza precedenti; era come se la sua carne fosse stata squarciata dalle ossa, e le sue ossa venissero fracassate, pezzo per pezzo. Questo agonizzante tormento lo indusse a pensare che sarebbe stato meglio morire… La sua capacità di sopportazione aveva raggiunto il limite… Avrebbe voluto gridare, cercare di strapparsi la pelle dal corpo per alleviare la sofferenza, tuttavia trattenne le sue urla e non si strappò la pelle dal corpo, perché non voleva che Satana vedesse la sua debolezza. E così si inginocchiò ancora una volta, ma in questa circostanza non percepì la presenza di Jahvè Dio. Sapeva che spesso Egli era di fronte a lui, e dietro di lui, e ai suoi fianchi. Tuttavia, durante la sua sofferenza, Dio non lo aveva mai osservato; aveva coperto la Sua faccia ed era nascosto, perché lo scopo della creazione dell’uomo da parte Sua non era certo quello di causargli sofferenza. In questo momento, Giobbe stava piangendo e facendo del suo meglio per sopportare questa agonia fisica, ma tuttavia non poté più trattenersi dal rendere grazie a Dio: “L’uomo cade al primo colpo, è debole e impotente, è giovane e ignorante, perché mai Tu vorresti essere così attento e tenero nei suoi confronti? Tu mi colpisci, eppure Ti addolora farlo. Che cosa, nell’uomo, è degno della Tua attenzione e della Tua preoccupazione?” La preghiera di Giobbe raggiunse le orecchie di Dio, ed Egli rimase silenzioso, osservando soltanto, senza farsi sentire… Avendo tentato ogni espediente possibile e immaginabile senza successo, Satana se ne andò silenziosamente, ma questa non fu la fine delle prove di Dio per Giobbe. Poiché la potenza di Dio rivelata in Giobbe non era stata ancora resa pubblica, la storia di Giobbe non termina con la ritirata di Satana. A mano a mano che altri personaggi entravano in scena, dovevano ancora verificarsi episodi più spettacolari.

Un’altra manifestazione del timore di Dio e della fuga dal male da parte di Giobbe sta nella sua esaltazione del nome di Dio in tutte le cose

Giobbe aveva sofferto le devastazioni di Satana, ma non aveva rinnegato il nome di Jahvè Dio. Sua moglie fu la prima a entrare in scena e a ricoprire il ruolo di Satana, che si può cogliere dal suo attacco contro Giobbe. Il testo originale lo descrive in questi termini: “E sua moglie gli disse: ‘Ancora stai saldo nella tua integrità? Ma lascia stare Iddio, e muori!’” (Giobbe 2:8-9). Queste erano le parole pronunciate da Satana sotto vesti umane. Si trattava di un attacco, di un’accusa, e anche di un tentativo di seduzione, di una tentazione e di una calunnia. Dopo aver fallito nell’attacco alla carne di Giobbe, Satana si rivolse direttamente all’integrità di Giobbe, desiderando utilizzare questo mezzo per fare in modo che Giobbe rinunciasse alla sua integrità, rinnegasse Dio, e smettesse di vivere. Anche così, Satana voleva utilizzare queste parole per tentare Giobbe: se egli avesse rinnegato il nome di Jahvè, non avrebbe dovuto sopportare tale tormento, avrebbe potuto liberarsi dalle torture della carne. Di fronte al consiglio di sua moglie, Giobbe la rimproverò con le parole seguenti: “Tu parli da donna insensata! Abbiamo accettato il bene dalla mano di Dio, e rifiuteremmo d’accettare il male?” (Giobbe 2:10). Giobbe conosceva questo concetto da lungo tempo, ma in questo momento fu dimostrata la veridicità della sua conoscenza.

Quando sua moglie gli consigliò di rinnegare Dio e poi morire, voleva dire: “Il tuo Dio ti tratta in questo modo, allora perché non Lo rinneghi? Cosa fai ancora in vita? Il tuo Dio è così ingiusto nei tuoi confronti, ma continui a dire: ‘Benedetto sia il nome di Jahvè’. Come fa a mandare su di te disgrazie quando tu benedici il Suo nome? Sbrigati a rinnegare il Suo nome e smettila di seguirLo. In questo modo i tuoi guai saranno finiti”. In questo istante, si realizzò la testimonianza che Dio avrebbe voluto vedere in Giobbe. Nessuna persona comune avrebbe potuto produrre tale testimonianza, né possiamo trovarla in alcuna altra storia della Bibbia, ma Dio l’aveva già vista molto tempo prima che Giobbe pronunciasse le sue parole. Egli voleva solo servirsi di questa occasione per consentire a Giobbe di dimostrare a tutti che Egli è giusto. Di fronte al consiglio della moglie, Giobbe non solo non rinunciò alla sua integrità e non rinnegò Dio, ma disse anche alla moglie: “Abbiamo accettato il bene dalla mano di Dio, e rifiuteremmo d’accettare il male?” Queste parole hanno un grande peso? In questo caso, solo una constatazione può provare il peso di tali parole. Il loro peso sta nel fatto che sono approvate da Dio interiormente, rappresentano ciò che Dio desiderava, ciò che voleva ascoltare, e sono l’esito che Dio bramava vedere; sono, infine, l’essenza della testimonianza di Giobbe. In ciò venne dimostrata la perfezione di Giobbe, la sua rettitudine, il suo timore di Dio e la sua fuga dal male. La preziosità di Giobbe risiede nel modo in cui, quando fu tentato, e addirittura quando l’intero suo corpo venne coperto da ulcere maligne, quando sopportò il tormento più estremo, e quando moglie e parenti gli diedero i loro consigli, egli tuttavia pronunciò tali parole. Per dirla in altri termini, dentro di sé credeva che, indipendentemente dalla tentazione, o da quanto pesanti fossero i patimenti o il tormento, anche se avesse dovuto affrontare la morte, non avrebbe rinnegato Dio o respinto la via del timore di Dio e della fuga dal male. Vedete, quindi, che Dio occupava il posto più importante nel suo cuore e che in esso c’era solo Lui. È per questo che nelle Scritture leggiamo, a proposito di Giobbe, descrizioni come la seguente: In tutto questo Giobbe non peccò con le sue labbra. Non solo non peccò con le sue labbra, ma dentro di sé non si lamentò di Dio. Non pronunciò parole offensive nei Suoi confronti e non peccò contro di Lui. Non fu solo la sua bocca a benedire il nome di Dio, ma anche il suo cuore; bocca e cuore erano in perfetta sintonia. Ecco l’autentico Giobbe visto da Dio. Questo era proprio il motivo per il quale Dio teneva Giobbe in gran conto.

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