La Parola quotidiana di Dio | “Dio Stesso, l’Unico III” | Estratto 126

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0 |04 Luglio 2020

La prole: il quinto momento decisivo

Dopo essersi sposati, si inizia ad allevare la generazione successiva. Non si ha voce in capitolo su quanti figli si hanno e di che tipo; anche questi aspetti sono determinati dal destino di una persona, prestabilito dal Creatore. Questo è il quinto momento decisivo che una persona deve superare.

Se si nasce per ricoprire il ruolo del figlio di un altro individuo, si alleva la generazione successiva affinché ricopra il ruolo del genitore di un altro individuo. Questo avvicendamento di ruoli permette di sperimentare fasi differenti della vita da prospettive differenti. Offre anche serie diverse di esperienze di vita, in cui si arriva a capire la stessa sovranità del Creatore e il fatto che nessuno può sconfinare dalla Sua predestinazione o alterarla.

1. Non si ha alcun controllo su cosa ne sarà della propria prole

La nascita, la crescita e il matrimonio implicano tutti vari tipi e diversi gradi di delusione. Alcuni sono insoddisfatti della loro famiglia o del loro aspetto fisico; alcuni provano antipatia per i loro genitori; alcuni nutrono risentimento verso l’ambiente in cui sono cresciuti o hanno dei conti in sospeso con esso. Per la maggior parte delle persone, tra tutte queste delusioni il matrimonio è la peggiore. A prescindere da quanto si sia insoddisfatti della propria nascita, della propria crescita o del proprio matrimonio, tutti coloro che ci sono passati sanno che non si può scegliere dove e quando nascere, che aspetto avere, quali genitori e quale coniuge si avranno, bensì occorre semplicemente accettare la volontà del Cielo. Tuttavia, quando arriva il momento di crescere la generazione successiva, le persone proietteranno sui loro discendenti tutti i desideri irrealizzati della prima metà della loro vita, sperando che la prole compensi tutte le delusioni ricevute in quel periodo. Così gli uomini si abbandonano a ogni genere di fantasie sulla propria progenie: che le figlie crescano e diventino delle bellezze mozzafiato, che i figli diventino gentiluomini affascinanti; che le figlie abbiano cultura e talento e che i figli siano studenti brillanti e atleti famosi; che le figlie siano dolci, virtuose e sagge, e i figli intelligenti, capaci e sensibili. Sperano che, maschi o femmine, i figli rispettino gli anziani, siano premurosi verso i genitori, siano amati ed elogiati da tutti… A questo punto le speranze per la vita si rinfocolano e nuove passioni si accendono nel cuore degli uomini. Le persone sanno di essere impotenti e disperate in questa vita, di non avere un’altra occasione, un’altra speranza di distinguersi dagli altri e di non avere altra scelta se non accettare il proprio destino. Perciò proiettano tutte le loro speranze, i loro desideri e ideali irrealizzati, sulla generazione successiva, sperando che la prole possa aiutarle ad avverare i loro sogni e a realizzare i loro desideri; che le figlie e i figli portino onore al nome della famiglia, che diventino importanti, ricchi o famosi; in breve, vogliono vedere la fortuna della loro progenie volare in alto. I progetti e le fantasie degli uomini sono perfetti; essi non sanno che non spetta a loro decidere quanti figli avranno, il loro aspetto, le loro capacità e così via? Non sanno che il destino dei loro figli non è affatto nelle loro mani? Gli esseri umani non sono i padroni del proprio destino, eppure sperano di cambiare il futuro della generazione più giovane; non possono sfuggire al destino, eppure provano a controllare quello dei loro figli e delle loro figlie. Non si sopravvalutano? Queste non sono stupidità e ignoranza umane? Le persone fanno qualunque cosa per amore della prole ma, alla fine, il numero di figli che hanno e il loro aspetto non corrispondono ai loro piani e desideri. Alcuni sono squattrinati, ma generano molti figli; alcuni sono ricchi, ma non ne hanno nemmeno uno. Alcuni vogliono una figlia, ma si vedono negare quel desiderio; alcuni vogliono un figlio, ma non riescono a generare un figlio maschio. Per alcuni, i figli sono una benedizione; per altri, una sciagura. Alcune coppie sono intelligenti, eppure danno alla luce figli tardi di mente; alcuni genitori sono operosi e onesti, ma crescono figli pigri. Alcuni genitori sono gentili e retti, ma hanno figli che si rivelano furbi e maligni. Alcuni genitori sono sani nella mente e nel corpo, ma mettono al mondo figli handicappati. Alcuni genitori sono insulsi e inconcludenti, eppure hanno figli che fanno grandi cose. Alcuni genitori sono di basso rango, eppure hanno figli che diventano personaggi eminenti…

2. Dopo aver cresciuto la generazione successiva, le persone acquisiscono una nuova comprensione del destino

Quasi tutti coloro che si sposano lo fanno intorno ai trent’anni, e in questo momento della vita non si ha alcuna comprensione del destino umano. Tuttavia, quando le persone cominciano ad allevare i figli, man mano che la prole cresce, guardano la nuova generazione ripetere la vita e tutte le esperienze della generazione precedente, e vedono il proprio passato riflesso in esse e si rendono conto che la strada percorsa dalla generazione più giovane non può, come la loro, essere pianificata e scelta. Di fronte a questo fatto, non possono far altro che ammettere che il destino di ogni persona è prestabilito; e senza accorgersene del tutto, accantonano gradualmente i loro desideri, e le passioni del loro cuore languiscono e si spengono… In questo periodo, nella maggior parte dei casi, l’individuo ha superato le tappe importanti della vita, raggiunto una nuova comprensione dell’esistenza e adottato un nuovo atteggiamento. Quanto si può aspettare dal futuro una persona di quest’età, e quali sono le sue prospettive? Quale donna di cinquant’anni sogna ancora il Principe Azzurro? Quale uomo di cinquant’anni cerca ancora la sua Biancaneve? Quale donna di mezza età spera ancora di trasformarsi da brutto anatroccolo in cigno? La maggior parte degli uomini avanti negli anni ha la stessa ambizione professionale di quelli giovani? In breve, a prescindere dal fatto di essere uomo o donna, probabilmente chiunque viva fino a quest’età avrà un atteggiamento relativamente razionale e pratico verso il matrimonio, la famiglia e i figli. A una persona di questo tipo non resta essenzialmente nessuna scelta, nessun impulso di sfidare il destino. Per quanto riguarda l’esperienza umana, non appena si raggiunge quest’età, si sviluppa spontaneamente questo atteggiamento: “Si deve accettare il proprio destino; i figli hanno la loro sorte; il destino umano è decretato dal Cielo”. Quasi tutte le persone che non capiscono la verità, dopo aver superato tutte le vicissitudini, le frustrazioni e le pene di questo mondo, riassumeranno le proprie intuizioni sulla vita umana in tre parole: “È il destino!”. Benché questa frase racchiuda la conclusione e la consapevolezza delle persone dedite ai piaceri terreni riguardo al destino umano, benché esprima l’impotenza dell’umanità e si possa considerare acuta e corretta, è ben diversa dalla comprensione della sovranità del Creatore e, semplicemente, non sostituisce la conoscenza della Sua autorità.

Tratto da “La Parola appare nella carne

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