3. Quali condizioni i servitori devono soddisfare per entrare a far parte del popolo di Dio

Parole di Dio attinenti:

Quando gli uomini entrano nella casa di Dio e non comprendono la verità, bensì hanno solo varie aspirazioni o sviluppano una certa determinazione a collaborare, il ruolo che possono svolgere in questo periodo può essere solo quello dei servitori. “Prestare servizio” non è un’espressione che suona molto bene, naturalmente. Per dirla altrimenti, significa che le persone servono e faticano per l’opera del piano di gestione di Dio, cioè che si impegnano per esso. Non comprendono né capiscono nulla, ma hanno alcune competenze e doti, sono in grado di imparare e di riferire ciò che dicono altri e si sobbarcano un certo lavoro negli affari generali ma, quando si tratta dei vari aspetti della specifica opera di salvezza e di gestione dell’umanità da parte di Dio, oltre ai vari aspetti dell’opera legati alla verità, non riescono affatto a fare uno sforzo o a collaborare; si limitano a metterci un po’ di impegno e a dire alcune cose mentre svolgono un po’ di lavoro negli affari generali e di lavoro marginale legato al servizio. Se questa è l’essenza del dovere degli uomini, o dei ruoli che svolgono e del lavoro che fanno nella casa di Dio, allora avranno difficoltà a scrollarsi di dosso il titolo di “servitori”. Perché? Non ha forse a che fare con il significato che Dio attribuisce a questo titolo? È molto facile per le persone metterci un po’ di impegno e fare le cose secondo le loro capacità, doti e intelligenza innate. Tuttavia, vivere secondo la verità, entrare nella verità realtà e agire in conformità alla volontà di Dio sono cose molto faticose; richiedono tempo, persone da guidare, l’illuminazione da parte di Dio e la Sua disciplina. Inoltre richiedono la venuta delle Sue parole di giudizio e castigo. Così, durante il tempo necessario per raggiungere questo obiettivo, ciò che la maggior parte delle persone è capace di fare e fornire si limita a questa manciata di cose: svolgere il ruolo di oggetti a cui Dio può parlare; possedere certe doti e avere qualche utilità nella casa di Dio; pensare nel modo in cui pensa l’umanità normale ed essere in grado di comprendere e di portare a termine qualunque compito ti venga assegnato; dotarti di certe competenze ed essere in grado di sfruttare i tuoi punti di forza in qualunque compito ti venga assegnato nella casa di Dio; e, cosa più importante, avere l’aspirazione di ascoltare e sottomettersi. Quando presti servizio nella casa di Dio e ti impegni per la Sua opera, se hai quel briciolo di inclinazione ad ascoltare e sottometterti, non riuscirai a scappare o a creare problemi; piuttosto, farai del tuo meglio per trattenerti e compiere meno azioni cattive e più azioni buone. Questi sono lo stato e la condizione della maggior parte degli uomini, vero? Naturalmente, tra tutti voi, solo una ristrettissima minoranza si è effettivamente lasciata alle spalle questa condizione, questa categoria. Dunque cosa possiedono queste pochissime persone? Sono arrivate a comprendere la verità, possiedono la verità realtà e, quando incappano in un problema, sono capaci di pregare e di cercare la volontà di Dio, nonché di agire in conformità alle verità principi. La loro aspirazione ad ascoltare e sottomettersi non si limita più alla semplice decisione di farlo; sono già capaci di prendere l’iniziativa di mettere in pratica le parole di Dio e agire in conformità alle Sue richieste. Quando si scontrano con un problema, hanno riverenza per Dio e, anziché parlare o agire in modo avventato, sono cauti e prudenti. Soprattutto quando stanno per essere potati e trattati in un modo che personalmente non approvano, riescono comunque ad astenersi dall’esprimere un giudizio su Dio e in loro non nasce alcuna resistenza. In fondo, negli abissi del loro cuore, serbano un’accettazione autentica quando si tratta dell’identità, del prestigio e dell’essenza di Dio. Ci sono delle differenze tra queste persone e i servitori? (Sì.) Quali? Anzitutto, esse comprendono la verità; secondo, riescono a mettere in pratica alcune verità; terzo, hanno una certa conoscenza di Dio; quarto, il loro ascolto e la loro sottomissione non sono più mere aspirazioni, bensì si sono trasformati in una sorta di atteggiamento soggettivo, cioè esse hanno raggiunto la vera sottomissione; e quinto – e questa è la differenza più importante, oltre che la più preziosa –, hanno sviluppato la riverenza per Dio. Si può dire che gli uomini in possesso di queste cose si siano già sbarazzati del titolo di “servitori”. Quando si guardano i vari aspetti del loro ingresso, nonché il loro atteggiamento verso la verità e la portata della loro conoscenza di Dio, questi uomini non prestano più semplicemente servizio per una certa parte dell’attività della Sua casa e hanno superato la fase in cui erano chiamati solo a svolgere un compito semplice. Vale a dire, queste persone non sono venute solo per ricevere una ricompensa una tantum, e non sono state reclutate soltanto per svolgere un lavoro temporaneo in via sperimentale mentre sono sotto osservazione al fine di accertare se siano in grado oppure no di svolgere quel compito a lungo termine. Dunque si sono già disfatte di questo titolo, di questa denominazione, di “servitori”.

Tratto da “Fanno il loro dovere solo per distinguersi e alimentare i loro interessi e ambizioni; non considerano mai gli interessi della casa di Dio e addirittura li vendono in cambio della gloria personale (Parte nona)” in “Smascherare gli anticristi”

Prima di comprendere le parole di Dio, la verità e la Sua volontà, e prima di nutrire anche solo un briciolo di riverenza per Lui, il ruolo che ogni persona svolge può essere soltanto quello di servitore e nient’altro. Vale a dire, lo sei a prescindere dal fatto che tu lo voglia o no; non puoi sfuggire a questa denominazione. Alcuni dicono: “Ma credo in Dio da tutta la vita; sono passati diversi decenni da quando ho cominciato a credere in Gesù. Davvero sono ancora un semplice servitore?”. Cosa ne pensate di questa domanda? A chi la stai facendo? Devi domandarti questo: capisci la volontà di Dio? Al momento stai solo facendo uno sforzo o praticando la verità? Hai intrapreso il cammino verso il perseguimento e la comprensione della verità? Sei entrato nella verità realtà? Riverisci Dio nel tuo cuore? Se sei in possesso di queste qualità, se riesci a restare saldo quando incappi nelle Sue prove e sei in grado di temerLo e di fuggire il male, allora naturalmente non sei più un servitore. Se invece non sei in possesso di queste qualità, allora senza dubbio sei ancora un servitore. È ineludibile, e anche inevitabile. Alcuni dicono: “Credo in Dio da più di trent’anni; sono diventato un Suo seguace dal momento in cui è venuto a compiere l’opera nella carne e ha pronunciato la primissima parola. Sono stato uno dei primi a sperimentare la Sua opera e anche a sentirLo pronunciare personalmente le Sue parole. Dopo tutti questi anni Lo seguo ancora e credo in Lui. Durante tutte le persecuzioni che ho subito, durante i diversi arresti e tutti i pericoli che ho corso, Dio mi ha sempre protetto e tratto in salvo. Non mi ha mai abbandonato. Ora sto ancora facendo il mio dovere e la mia condizione migliora sempre di più, la mia fede continua a crescere e non ho il minimo dubbio quando si tratta di Dio. Davvero sono ancora un semplice servitore?”. A chi lo chiedi? Non pensi di chiederlo alla persona sbagliata? Questa non è una domanda da fare. Dato che sei credente da così tanti anni, ormai dovresti avere le idee chiare su cosa sei esattamente. Siccome credi da così tanti anni, come puoi non sapere se sei ancora un servitore oppure no? Perché non chiedi se possiedi la verità realtà oppure no? Hai sentito nascere la riverenza per Dio? Hai dato qualche prova di aver fuggito il male? Dio ha operato per moltissimi anni e pronunciato moltissime parole; quante ne hai acquisite? Fino a che punto sei entrato? Fino a che punto hai accettato la potatura e il trattamento di Dio, e le prove e il raffinamento a cui ti ha sottoposto? Quando hai accettato queste cose, sei rimasto saldo nella tua testimonianza? Sei in grado di rendere testimonianza a Dio? Se dovessi incappare in prove simili a quelle subite da Giobbe, rinnegheresti Dio? Quanta fede hai in Lui, a ogni modo? La tua fede è semplicemente questione di credere, o è vera fede? Fatti queste domande. Se non conosci neppure la risposta a questi interrogativi, allora hai le idee confuse. Penso che tu sia soltanto qualcuno che ripete a pappagallo le parole e la azioni altrui e che non è nemmeno degno di essere chiamato servitore.

Tratto da “Fanno il loro dovere solo per distinguersi e alimentare i loro interessi e ambizioni; non considerano mai gli interessi della casa di Dio e addirittura li vendono in cambio della gloria personale (Parte nona)” in “Smascherare gli anticristi”

Fare qualcosa senza accennare in alcun modo ai cambiamenti dell’indole, alle richieste di Dio o ai principi di verità: questo è prestare servizio. In quale fase siete attualmente? Il più delle volte presti servizio; di tanto in tanto, c’è un po’ di realtà del compimento del dovere, ma simili occasioni sono rare. Perseguire la verità significa risolvere questo problema; significa sforzarsi di renderlo tale che il compimento del dovere diventi una parte sempre crescente del tutto, e il prestare servizio una parte sempre decrescente, renderlo tale che la parte dedicata al prestare servizio diventi, a poco a poco, interamente dedicata al compimento del dovere. Dunque qual è la differenza tra prestare servizio e compiere il proprio dovere? Prestare servizio significa fare ciò che desideri, purché perlomeno ciò che fai non offenda l’indole di Dio. Se nessuno esamina le tue azioni e se ciò che fai è accettabile, può andar bene così. Non ti preoccupi della trasformazione dell’indole, del fare le cose secondo i principi della verità, del soddisfare la volontà di Dio, ancora meno di sottometterti alle orchestrazioni e disposizioni di Dio o di compiere bene il tuo dovere e presentarne un resoconto a Dio. Non rivolgi la tua attenzione ad alcuna di tali cose, e questo è ciò che viene definito prestare servizio. Si tratta di impegnarti con tutto ciò che hai e lavorare come se fossi uno schiavo, da mattina a sera. Se si domanda a una persona del genere: “Tutti questi anni di lavoro duro e faticoso a cui ti sei dedicato che scopo hanno avuto?”, risponderà: “Be’, farmi guadagnare benedizioni”. Se si domanda se la sua indole sia andata incontro a qualche trasformazione in conseguenza di tutti questi anni di fede in Dio, se tale persona abbia acquisito certezza dell’esistenza di Dio, se abbia qualche grado di vera comprensione o di esperienza delle orchestrazioni e disposizioni del Creatore, la risposta a tutte queste domande sarà un “no” categorico, e la persona non sarà in grado di parlare di queste cose. Se non ci sono stati miglioramenti o progressi in alcuno degli indicatori relativi alla trasformazione dell’indole, una tale persona non fa che prestare servizio continuamente. Supponiamo che una persona presti servizio per molti anni e, senza rendersene conto, giunga a capire di possedere un’indole corrotta, di ribellarsi spesso a Dio, di lamentarsi spesso, di essere spesso incapace di obbedire a Dio, di essere profondamente corrotta, di essere incapace di sottomettersi a Dio, in qualunque modo Egli glielo imponga. Una tale persona cerca di trattenersi, ma né questo né maledirsi o pronunciare giuramenti serve a niente. Alla fine scopre: “L’uomo veramente possiede un’indole corrotta e per questo è in grado di ribellarsi a Dio. Quando avviene qualcosa, gli esseri umani hanno sempre i propri desideri e analizzano sempre le orchestrazioni e le disposizioni di Dio. Anche se sono disposti a impegnarsi, nel momento in cui qualcosa riguarda la loro indole e i loro sfrenati desideri e ambizioni, intenzioni e propositi, sono incapaci di abbandonarli o di liberarsene. Vogliono sempre fare le cose in un modo che li soddisfi. Così sono io, e sono davvero difficile da gestire! Che cosa si può fare?” Se ha cominciato a riflettere su queste cose, ha già avuto una certa comprensione dei modi di agire umani. Se a un certo momento coloro che prestano servizio sono in grado di assumersi la vera opera, sono in grado di concentrarsi sulla trasformazione dell’indole, di comprendere che in realtà anch’essi hanno un’indole corrotta, che anch’essi sono arroganti e incapaci di sottomettersi a Dio e che non servirà andare avanti in questo modo; quando giunge il momento in cui sono in grado di pensare a queste cose, avranno cominciato a cambiare e vi è speranza che vadano incontro a una trasformazione dell’indole e conseguano la salvezza. Se non pensano mai a queste cose, se sanno solamente faticare, pensando che concludere il lavoro che hanno fra le mani sia sufficiente per portare a termine l’incarico assegnato da Dio e che quando avranno finito di impegnarsi avranno compiuto adeguatamente il loro dovere, senza mai pensare a quali siano le prescrizioni di Dio, a che cosa sia la verità o se potranno essere annoverati fra coloro che obbediscono a Dio, e non riflettono mai su queste cose, coloro che trattano il proprio dovere in questo modo possono forse conseguire la salvezza? La risposta è no. Non hanno intrapreso il cammino verso il conseguimento della salvezza né la retta via della fede in Dio, e nemmeno hanno stabilito un giusto rapporto con Dio, eppure si impegnano ancora e prestano servizio nella casa di Dio. Persone del genere prestano servizio nella casa di Dio, ed Egli se ne prende cura e le protegge, ma non prevede di salvarle, non le sottopone a trattamento e potatura, né a giudizio e castigo, né a prove e affinamento; consente loro soltanto di acquisire alcune benedizioni durante questa vita, e nulla più. Se giungerà il momento in cui tali persone sapranno riflettere su queste cose e comprendere i sermoni che ascoltano, capiranno: “Allora credere in Dio è questo. Bene, dunque, devo cercare di conseguire la salvezza. Altrimenti, se invece mi accontento di prestare servizio, non avrò niente a che fare con Dio”. Quindi rifletteranno: “Quali aspetti di un’indole corrotta possiedo? E che cos’è di preciso questa indole corrotta? In ogni caso, prima di tutto devo sottomettermi a Dio!” Per loro vi è speranza, poiché queste cose sono attinenti alla verità e alla trasformazione dell’indole.

Tratto da “Soltanto cercando i principi della verità puoi svolgere bene il tuo dovere” in “Registrazioni dei discorsi di Cristo degli ultimi giorni”

Se sai essere un servitore leale, se sei in grado di servire davvero fino alla fine e di portare a termine l’incarico che Dio ti ha affidato, la tua vita avrà valore. Se sei capace di tutto questo, allora sarai in grado di rimanere. Se ti sforzi un po’ di più, se ci metti più impegno, se sei in grado di raddoppiare i tentativi di conoscere Dio, se sai parlare un po’ della conoscenza di Dio e renderGli testimonianza e, in più, se riesci a capire qualcosa della Sua volontà e a collaborare con l’opera di Dio e a essere in qualche modo consapevole del Suo volere, tu, servitore, vedrai cambiare la tua sorte. In che modo? Non sarai più semplicemente in grado di restare. A seconda della tua condotta e delle tue aspirazioni e della tua ricerca personali, Dio farà di te uno degli eletti. È così che cambierà la tua sorte. Per i servitori, qual è il lato migliore di tutto questo? La possibilità di diventare uno degli eletti di Dio. Se diventano eletti di Dio, significa che non si reincarneranno più sotto forma di animali, come accade ai miscredenti. Questo è un bene? Sì, ed è una buona notizia. In altre parole, i servitori possono essere plasmati. Non è detto che, in quanto servitore, quando Dio lo destina a servire, egli debba farlo per sempre; non è necessariamente così. A seconda della sua condotta personale, Dio lo tratterà e gli risponderà in modo diverso.

Tratto da “Dio Stesso, l’Unico X” in “La Parola appare nella carne”

Quando l’opera di Dio è compiuta, se una persona si è sbarazzata del titolo di “servitore”, se si è scrollata di dosso questa denominazione e si è lasciata alle spalle questa condizione, questo è un motivo per festeggiare, no? Cosa significa? Che, agli occhi di Dio, questa persona non è più un profano o un miscredente; ormai è un membro della casa e del Regno di Dio. Un membro della casa e del Regno di Dio: da dove viene questo titolo? Come fanno gli uomini a ottenerlo? Viene dal pagamento di un prezzo; inoltre, attraverso la comprensione della verità, hai cercato quest’ultima e sei arrivato a un certo livello di cambiamento di indole; ora puoi sottometterti a Dio e riverirLo, e sei diventato un membro della Sua casa. Come Giobbe e Pietro, non devi più subire la persecuzione e la corruzione di Satana. Sei in grado di vivere liberamente nella casa di Dio e nel Suo Regno, e non hai più bisogno di lottare contro la tua indole corrotta; agli occhi di Dio sei un vero oggetto della creazione e un essere umano autentico. Ciò significa che i giorni di avversità subiti da una persona che è stata corrotta da Satana sono completamente finiti; ora è il momento della pace, della gioia e della felicità, in cui una persona può vivere nella luce del volto del Creatore e al fianco di Dio. È una cosa da festeggiare, no? (Sì.) Alla fine, tuttavia, le altre persone non si sono ancora liberate della denominazione di “servitori” e, nel momento in cui l’opera di Dio si conclude, non si sono ancora sbarazzate del titolo di “servitori”, della “corona di alloro” che portano sulla testa. Cosa significa questo? Che resteranno profani; che agli occhi di Dio saranno ancora miscredenti. Perché vuol dire queste due cose? La ragione consiste nel fatto che quelle persone non praticano la verità, non hanno conseguito un cambiamento di indole e non possono sottomettersi a Dio, né tantomeno riverirLo; di conseguenza, non avranno un ruolo da svolgere nella Sua casa e nel Suo Regno. Dunque dove dimoreranno? Fuori dal Regno di Dio. Persone simili si chiameranno ancora “servitori”, il che significa che non saranno viste da Dio come Suoi seguaci e che non sono diventate membri della Sua casa. Significa anche che non potranno mai essere Suoi seguaci e che Lui non le riconosce; non potranno mai più ottenere le Sue benedizioni o la Sua grazia. Naturalmente, significa anche che non avranno mai l’opportunità di dividere con Lui le buone benedizioni del Suo Regno o di ottenere pace e gioia. Simili opportunità svaniranno. Per loro, quello sarà dunque un momento gioioso da festeggiare oppure uno tragico? Sarà tragico. Quanto al modo in cui saranno trattati fuori dalla casa e dal Regno di Dio finché porteranno il titolo di “servitori”, questa è una cosa che verrà dopo e per ora non ne parleremo. In breve, il modo in cui saranno trattati sarà molto diverso da quello in cui saranno trattate le persone nel Regno di Dio. Sarà diverso in termini di prestigio e del trattamento che riceveranno, e sotto tutti gli altri aspetti. Il fatto che queste persone non abbiano ottenuto la verità o realizzato un cambiamento di indole nel periodo in cui Dio ha operato e portato la salvezza all’umanità non le rende forse spregevoli? Altroché! Queste sono alcune cose che sono state dette riguardo al titolo di “servitori”. Alcuni hanno detto: “Non appena menzioni il termine ‘servitore’, oppongo resistenza; è l’unico atteggiamento che ho. Se mi fai essere un servitore, non sarò volenteroso né felice. Se dici che non sono un servitore e invece mi definisci un membro del popolo di Dio, allora anche se fossi il più umile andrebbe bene. Starò bene purché non mi chiami servitore. Questo è l’unico obiettivo che abbia mai avuto in vita mia, e l’unico ideale; la sola cosa che non vedo l’ora di fare è sbarazzarmi del titolo di ‘servitore’. Non è chiedere troppo”. Cosa ne pensi delle persone così? È questo l’atteggiamento di qualcuno che cerca la verità? (No.) Che tipo di atteggiamento è? Negativo, non è così? (Sì.) Non occorre che tu ce la metta tutta per sbarazzarti del titolo di “servitore”, perché ti è stato attribuito in base ai progressi che hai fatto nella vita. Non puoi deciderlo da solo a seconda di ciò che vuoi; non dipende da cosa vuole una persona, bensì dalla via su cui si trova e dal fatto che abbia conseguito un cambiamento di indole oppure no. Se il tuo obiettivo è semplicemente cercare di sbarazzarti del titolo di “servitore”, allora non te ne libererai mai. Ti dirò la verità: l’avrai per il resto della vita. Se invece ti concentri sulla ricerca della verità e riesci a realizzare un cambiamento di indole, allora questo titolo scomparirà gradualmente. Dunque, guardandolo alla luce di questi due punti, Dio ha forse imposto agli uomini questo titolo di “servitori”? Assolutamente no! Non è un titolo che è stato imposto da Lui all’umanità, e nemmeno una parola in codice o un appellativo o una designazione. Si basa sui progressi fatti dagli uomini nella vita durante l’intero processo di avanzamento nella loro esistenza. Quanti progressi tu abbia fatto nella tua vita e quanto la tua indole si sia trasformata costituiscono la misura in cui ti sei disfatto del titolo di “servitore”. Se un giorno arriverai al punto di riuscire a riverire Dio e a sottometterti a Lui, allora non porterai più quel titolo nemmeno se lo vorrai. Dipende dall’obiettivo di una persona, dal suo atteggiamento verso la verità e dalla via su cui si trova.

Tratto da “Fanno il loro dovere solo per distinguersi e alimentare i loro interessi e ambizioni; non considerano mai gli interessi della casa di Dio e addirittura li vendono in cambio della gloria personale (Parte nona)” in “Smascherare gli anticristi”

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