33. Dopo le bugie

di Chen Shi, Cina

Dio Onnipotente dice: “Dovete sapere che Dio vuole l’uomo sincero. Lui possiede l’essenza della lealtà, perciò ci si può sempre fidare della Sua parola. Inoltre, le Sue azioni sono irreprensibili e indiscutibili. Ecco perché Dio apprezza coloro che sono del tutto sinceri con Lui. Sincerità significa donare il vostro cuore a Dio, mai imbrogliarLo; essere franchi con Lui in ogni cosa, senza mai nascondere la verità; mai fare ciò che inganna i superiori e illude i subordinati e mai fare ciò che serve soltanto a ingraziarsi Dio. In breve, essere sinceri vuol dire astenersi dall’impurità nelle vostre azioni e parole, e non ingannare né Dio né gli uomini” (“Tre ammonimenti” in “La Parola appare nella carne”). Il Signore Gesù disse anche: “In verità vi dico: se non cambiate e non diventate come i bambini, non entrerete nel Regno dei Cieli” (Matteo 18:3). Possiamo vedere dalle parole di Dio che Egli è fedele, che apprezza gli onesti e disprezza i disonesti, e che solo le persone oneste possono essere salvate ed entrare nel Regno dei Cieli. Ecco perché Dio ci chiede ripetutamente di essere onesti, di eliminare le nostre menzogne e i nostri intenti ingannevoli. Ma, nella vita reale, ogni volta che qualcosa toccava la mia reputazione e il mio status, non potevo fare a meno di mentire ed essere disonesta. Senza il giudizio e la rivelazione delle parole di Dio, senza il Suo castigo e la Sua disciplina, non sarei mai riuscita veramente a pentirmi, allontanarmi dalle menzogne, e a praticare la verità come persona onesta.

Un paio di anni fa, stavo svolgendo il compito di capo della Chiesa. Un giorno, il mio capo mi aveva chiesto di partecipare a una riunione di collaboratori. Ero così felice. Pensavo a quanto avevo lavorato sodo nella Chiesa in quel periodo, tenendo ogni giorno riunioni e condivisioni, mentre la maggior parte dei fratelli e sorelle erano attivamente impegnati nel loro compito. Alcuni gruppi avevano fatto molti progressi, così pensavo che quella riunione sarebbe stata un’occasione per mettermi in mostra. Avrei potuto dimostrare al capo e ai collaboratori quanto fossi capace, che ero migliore degli altri. Quando arrivai, vidi sorella Liu accigliarsi preoccupata, e lei disse con un sospiro: “Come va il tuo lavoro di irrigazione e di sostegno ai fratelli e alle sorelle? Stiamo passando un periodo difficile. Deve mancarmi la realtà della verità. Ci sono molte questioni che non riesco a risolvere”. Io sorrisi e dissi: “I lavori di irrigazione stanno andando abbastanza bene nella nostra Chiesa, molto meglio di prima”. Il capo arrivò proprio in quel momento e iniziò a chiedere informazioni sui lavori di irrigazione nelle Chiese. Pensai che fosse la mia occasione per distinguermi, quindi dovevo fare bella figura. Sorprendentemente, non ci chiese dei nostri successi nel lavoro di irrigazione, ma domandò quali difficoltà erano emerse, come erano state risolte attraverso la condivisione sulla verità, e quali difficoltà non erano state risolte. Mi feci prendere dal panico. In genere, mi limitavo a organizzare il lavoro e non conoscevo affatto i dettagli, quindi non avevo mai irrigato veramente. Non sapevo cosa fare. Cosa avrei dovuto dire quando il capo me lo avrebbe chiesto? Se avessi detto la verità, avrebbe pensato che non stessi facendo un lavoro pratico? Mi ero appena vantata con sorella Liu, dicendo che il lavoro di cui ero responsabile stava andando bene. Se non avessi saputo parlare dei dettagli, avrebbe detto che erano solo vanterie? Cosa potevo fare? Mi sentivo sempre più preoccupata. Proprio in quel momento, fratello Zhou parlò di alcuni problemi riscontrati nel lavoro di irrigazione della loro Chiesa e delle corruzioni che aveva rivelato nel suo lavoro. Poi spiegò come aveva cercato la verità per risolvere queste cose. Lo spiegò in modo molto pratico, dettagliato, che ci mostrava un percorso di pratica. Provai un vero senso di vergogna dopo aver sentito la sua condivisione. Sapendo di non aver fatto alcun lavoro pratico, abbassai la testa e sentii il viso scottare. Il capo poi mi chiese di parlare. Il mio cuore perse un battito. Cosa dovevo dire? Non avevo dettagli da condividere, e una semplice panoramica avrebbe dimostrato che non stavo facendo un lavoro pratico. Cosa avrebbe pensato la gente di me se avessi detto la verità? Sentivo di non poter essere diretta. Allora, dissi solamente: “La mia situazione è più o meno come quella di fratello Zhou. Non c’è bisogno di ripeterla”. Il capo ascoltò e non disse nulla, poi iniziò la riunione leggendo le parole di Dio. In quella riunione, mi sentivo come se avessi rubato qualcosa a qualcuno. Ero davvero nervosa, temevo il giorno in cui il mio capo avrebbe controllato o supervisionato il mio lavoro, scoprendo che la mia pratica non era come quella di fratello Zhou, e mi avrebbe rimosso dal mio compito per non aver fatto un lavoro pratico, per aver mentito e ingannato. La mia ansia cresceva, ma mi mancava ancora il coraggio di dire la verità. Presi questa decisione in silenzio: “Devo assolutamente lavorare come fa fratello Zhou per rimediare alla mia disonestà di oggi”.

Quando tornai alla Chiesa, incontrai subito i diaconi e i capigruppo, tenni una dettagliata condivisione in persona, e li feci iniziare immediatamente. Poi andai in bicicletta a casa di sorella Lyu. Le raccontai in dettaglio il percorso di fratello Zhou, e le dissi di condividerlo con gli altri fratelli e sorelle che si occupavano del compito di irrigazione. Tre giorni volarono via così e attesi molto volentieri di raccogliere i frutti delle mie fatiche. Con mia grande sorpresa, mi dissero di aver riscontrato molti problemi nel lavoro di irrigazione, alcuni dei quali non erano riusciti a risolvere, e che i nuovi arrivati, non essendo stati irrigati in tempo, erano stati ingannati dalle menzogne del PCC e dei pastori religiosi, tanto che non osavano più venire alle riunioni. La mia mente era sconvolta. Com’era potuto succedere? Tornai di corsa a casa di sorella Lyu e, appena mi vide, disse con ansia: “Ora, come si fa con questi problemi sul nostro lavoro di irrigazione? Davvero non ne ho idea”. Io proprio non sapevo cosa dire. L’avevo istruita in modo particolare attraverso la condivisione ed ero entrata in grande dettaglio nella mia condivisione, ma ancora non aveva capito. Mi chiedevo cosa ci fosse di sbagliato in quelle persone. Avevo condiviso in modo così chiaro, ma non l’avevano ancora capito. Cosa avrebbe pensato il capo di me se il mio lavoro non fosse stato fatto bene? Più ci pensavo, più mi sentivo frustrata e depressa. Quella notte mi rigirai nel letto, incapace di prendere sonno, sentendomi totalmente priva di energia. Alla fine, mi presentai davanti a Dio in preghiera: “Dio, mi sono impegnata di più nel mio compito in questi ultimi giorni, ma non ho ottenuto nulla. Non riesco a sentire la Tua guida, e vivo nell’oscurità. Dio, sto facendo qualcosa di contrario alla Tua volontà, suscitando il Tuo disgusto e il Tuo odio? Ti prego, illuminami affinché io possa capire il mio stato”.

Lessi poi queste parole rivelatrici di Dio: “Hai scelto i tuoi obiettivi tenendoMi presente? Tutte le tue parole e azioni sono pronuciate e compiute in Mia presenza? Io esamino tutti i tuoi pensieri e le tue idee. Non ti senti in colpa? Hai assunto una falsa apparenza da mostrare agli altri e con tranquillità prendi un’aria di presunzione; lo fai per proteggere te stesso. Lo fai per nascondere la tua malvagità e addirittura cerchi dei modi per attribuire questa malvagità a qualcun altro. Che perfidia alberga nel tuo cuore!” (Capitolo 13 di “Discorsi di Cristo al principio” in “La Parola appare nella carne”). “Non agire in un modo davanti agli altri e in un altro modo dietro le loro spalle; Io vedo chiaramente tutto ciò che fai e, sebbene tu possa ingannare gli altri, non puoi ingannare Me. Io vedo tutto con chiarezza. Non ti è possibile occultare nulla; tutto è nelle Mie mani. Non considerarti astuto, approntando tutti i tuoi calcoli egoistici. Io ti dico: l’uomo può predisporre mille progetti o diecimila progetti, ma alla fine non può sfuggire al palmo della Mia mano. Tutte le cose e gli eventi sono governati dalle Mie mani, tanto più una sola persona! Non cercare di evitarMi o di nasconderti, né di blandirMi o dissimulare. Non vedi che la Mia espressione gloriosa, la Mia ira e il Mio giudizio sono stati rivelati pubblicamente? Io giudicherò immediatamente e senza pietà tutti coloro che non Mi desiderano sinceramente. La Mia misericordia è giunta al termine e non ne rimane più. Bisogna smettere di essere ipocriti e abbandonare i propri modi rozzi” (Capitolo 44 di “Discorsi di Cristo al principio” in “La Parola appare nella carne”). Meditai su me stessa dopo aver letto ciò. Mi ero affrettata a tenere riunioni e a condividere con i diaconi e i capigruppo, ma a cosa era servito tutto ciò? Lo facevo davvero per il lavoro della Chiesa, per la vita dei miei fratelli e delle mie sorelle? Lo facevo per risolvere i loro problemi pratici? Poi pensai a come avevo mentito in quella riunione. Quando il capo mi aveva chiesto del lavoro di irrigazione, sapevo bene di non aver fatto alcun lavoro pratico, ma ero stata disonesta per non fare una figuraccia, per non essere scoperta o disprezzata dagli altri. Ero tornata di corsa a colmare le falle nel mio lavoro solo perché il capo non scoprisse che avevo mentito. A quel punto, compresi che avevo lavorato così duramente solo per protrarre la mia menzogna, per nascondere la verità di non aver fatto un lavoro pratico, e per la mia reputazione e il mio prestigio. Avevo solo usato il sentiero che fratello Zhou aveva condiviso invece di capire veramente le reali difficoltà dei fratelli e delle sorelle e risolvere i loro problemi attraverso la condivisione sulla verità. Ero stata disattenta nel mio compito, covando quella motivazione spregevole. Come sarebbe potuto essere in linea con la volontà di Dio? Dio vede nel profondo dei nostri cuori, come avrebbe, dunque, potuto non essere disgustato da me che cercavo di ingannarLo, imbrogliarLo e raggirarLo in quel modo? L’oscurità in cui ero caduta indicava che Dio mi castigava e mi disciplinava. Comprendere ciò mi lasciò un po’ impaurita e pensai di praticare la verità ed essere aperta nella riunione seguente. Tuttavia, sentivo una certa ansia, pensando a come avevo detto una bugia così grande. Cosa avrebbero pensato gli altri di me se lo avessi ammesso? Avrebbero detto che ero stata subdola?

Poi lessi un altro passo delle parole di Dio. “Quando menti, lì per lì non perdi la faccia, ma nel cuore senti di essere stato completamente screditato e la tua coscienza ti accuserà di disonestà. Nel profondo, disprezzerai e sdegnerai te stesso e penserai: ‘Perché vivo in modo tanto meschino? È davvero così difficile dire la verità? Devo mentire solo per salvare la mia reputazione? Perché la vita è così faticosa per me?’. Non sei obbligato a vivere una vita faticosa, ma non hai scelto la via della semplicità e della libertà. Hai scelto una via per salvaguardare la tua reputazione e la tua vanità, quindi per te la vita è molto stancante. […] Non riesci a rinunciare a cose come la tua reputazione e il tuo prestigio, perciò puoi solo salvaguardarle mentendo. Senti di poter usare le menzogne per aggrapparti a queste cose, ma in realtà non puoi. Non solo le tue falsità non sono riuscite a mantenere la tua integrità e la tua dignità, ma, cosa ancora più importante, hai perso la possibilità di praticare la verità. Anche se hai salvaguardato la tua reputazione e il tuo prestigio, hai perso la verità; hai perso l’opportunità di metterla in pratica, così come l’occasione di essere una persona onesta. Questa è la più grande delle perdite” (Registrazione dei discorsi di Cristo). Ognuna delle parole di Dio mi è arrivata dritta al cuore. Ho salvato la mia reputazione dopo aver detto la mia bugia, ma non riuscivo a sentire un briciolo di felicità. Anzi, ero a disagio, sentendomi costantemente in colpa per quello che avevo fatto. A volte evitavo lo sguardo delle persone quando parlavo, temendo che vedessero il mio inganno e non si fidassero più di me. Provavo anche di tutto per nascondere la mia bugia, per renderla credibile. Era un modo di vivere difficile ed estenuante e non riuscivo a trovare alcun sollievo. Avevo mentito ed ero stata disonesta, vivendo in modo spregevole e indegno. Non volendo più coprire me stessa, pregai Dio confessandomi e pentendomi e decisi che avrei rinunciato alla mia carne e mi sarei aperta alla prossima riunione con i fratelli e le sorelle.

Il capo venne a partecipare a una riunione con noi qualche giorno dopo e sentivo che indicava che Dio mi stava dando la possibilità di praticare la verità. Pregai: “Oh Dio, sono disposta a rivelare la mia bugia e il mio inganno. Ti prego, dammi la volontà di praticare la verità”. Quando arrivai, seppi che era venuta a scegliere un compagno di lavoro tra noi capi della Chiesa. Si scatenò una lotta interiore dentro di me. Tra noi capi della Chiesa, la mia levatura e i miei risultati erano in qualche modo migliori di quelli degli altri, quindi forse già mi vedevano come candidata adatta. Ma, se avessi detto la verità e avessi rivelato la mia bugia, avrebbero perso la stima nei miei confronti? Avrebbero pensato che fossi subdola e non mi avrebbero scelto? Come avrei mai potuto mostrare di nuovo la mia faccia se fosse stato scelto qualcun altro? Pensai di non poterne parlare. Proprio mentre tenevo la testa bassa, persa nei pensieri, il capo mi chiese di raccontare come ero stata di recente. Inciampando nelle parole, sorvolai sulla questione. “Sto abbastanza bene. Quando affronto le difficoltà, so che devo pregare Dio e cercare la verità per risolverle…” Finito di parlare, sentii di aver fatto una cosa vergognosa ed ero piena di ansia. Mi ritrovai in un bagno di sudore. Vedendo che continuavo a sudare, il capo mi portò una tazza di acqua calda e mi chiese gentilmente se ero raffreddata. Io dissi: “Non so perché ma mi sento ansiosa e non riesco a smettere di sudare”. In effetti, sapevo molto bene che era perché avevo mentito di nuovo e non avevo praticato la verità. Feci una preghiera silenziosa a Dio: “Dio, ho mentito più e più volte, rifiutando ostinatamente di praticare la verità. Sono così rigida e ribelle. Ti prego di guidarmi in modo che io possa praticare la verità ed essere una persona onesta”.

Sorella Liu, quindi, suggerì che cantassimo un inno delle parole di Dio. “1 Sincerità significa donare il vostro cuore a Dio, mai imbrogliarLo; essere franchi con Lui in ogni cosa, senza mai nascondere la verità; mai fare ciò che inganna i superiori e illude i subordinati e mai fare ciò che serve soltanto a ingraziarsi Dio. In breve, essere sinceri vuol dire astenersi dall’impurità nelle vostre azioni e parole, e non ingannare né Dio né gli uomini. Se le tue parole son colme di scuse, piene di spiegazioni vane, allora non pratichi la verità, allora non sei disposto a farlo. 2 Se le tue parole sono piene di scuse e giustificazioni prive di valore, allora dico che sei uno estremamente riluttante a mettere in pratica la verità. Se hai molte confidenze che sei restio a condividere e se non sei affatto disposto a rivelare i tuoi segreti – vale a dire le tue difficoltà – davanti agli altri, così da cercare la via della luce, allora dico che sei uno che non riceverà facilmente la salvezza e che non emergerà facilmente dalle tenebre. Se cercare la verità ti soddisfa, allora sei uno che dimora sempre nella luce” (“Dio benedice coloro che sono onesti” in “Seguire l’Agnello e cantare dei canti nuovi”). Mentre cantavo questo inno, provai sia angoscia che vergogna. Avevo pregato prima della riunione perché volevo aprirmi su come avevo mentito ed ero stata disonesta; ma, quando scoprii che il capo stava scegliendo qualcuno per lavorare con lei, non volevo più divulgare nulla. Temevo di far sapere al capo e ai collaboratori che non avevo fatto un lavoro pratico e che avevo addirittura mentito, temevo che mi considerassero troppo subdola e che non mi scegliessero per il posto. Allora, avrei perso la mia possibilità di diventare capo. Ero davvero disonesta! Dio vede tutto. Posso riuscire a ingannare gli altri, ma Dio? In particolare, risaltavano queste parole: “Se hai molte confidenze che sei restio a condividere e se non sei affatto disposto a rivelare i tuoi segreti – vale a dire le tue difficoltà – davanti agli altri, così da cercare la via della luce, allora dico che sei uno che non riceverà facilmente la salvezza e che non emergerà facilmente dalle tenebre”. Mi sentivo ancora più a disagio. Non ero forse una persona con molte confidenze che era restia a condividere, proprio come diceva Dio? Sapevo benissimo di non conoscere i dettagli del lavoro di irrigazione; ma, quando il capo me l’aveva chiesto, avevo fatto dei giochetti e avevo mentito consapevolmente; e, tornando alla Chiesa non mi ero aperta con gli altri per rivelare la mia corruzione e i difetti nel mio lavoro. Invece avevo cercato di coprire le mie menzogne e di protrarle facendo finta di fare il mio dovere. Questo era fare il mio dovere? Era solo per proteggere il mio nome e il mio prestigio. Cercavo di raggirare Dio e di ingannare le persone. E, ancora una volta, per ottenere quella nuova posizione, ritrattai sfacciatamente il mio voto, imbrogliando sia Dio che l’uomo. Avevo mentito ed ero stata ripetutamente disonesta! Allora, mi vennero in mente queste parole di Dio: “Ma il vostro parlare sia: ‘Sì, sì; no, no’; poiché il di più viene dal maligno” (Matteo 5:37). “Voi siete figli del diavolo, che è vostro padre, e volete fare i desideri del padre vostro. Egli è stato omicida fin dal principio e non si è attenuto alla verità, perché non c’è verità in lui. Quando dice il falso parla di quel che è suo, perché è bugiardo e padre della menzogna” (Giovanni 8:44). Sapevo benissimo che a Dio piacciono le persone oneste, ma avevo mentito e nascosto le mie bugie ripetutamente, cercando di ingannare Dio e i miei fratelli e sorelle. In cosa ero diversa da Satana? Non mi era rimasto un briciolo di umanità? Se non mi fossi pentita e non fossi cambiata, sapevo che avrei fatto la stessa fine di Satana. Questo pensiero mi spaventò, così pregai Dio e trovai il coraggio di fare a pezzi la mia reputazione. Rivelai le menzogne e l’occultamento di cui ero responsabile e i miei motivi spregevoli e disonesti in gran dettaglio, senza omettere nulla. Dopo aver confessato tutto, era come se mi fosse stato tolto un grande peso e mi sentivo improvvisamente molto più rilassata. Mi sentivo libera e a mio agio in cuor mio.

I fratelli e le sorelle non mi disprezzarono e il capo mi lesse anche un passo delle parole di Dio. “Quando le persone sono impegnate a ingannare, che intenzioni se ne deducono? Che tipo di indole rivelano queste persone? Perché sono in grado di esprimere tale tipo di indole? Quale ne è la radice? È che le persone considerano i loro interessi personali più importanti di tutto il resto. Si impegnano a ingannare per trarne beneficio, rivelando così le loro indoli ingannevoli. Come bisognerebbe risolvere questo problema? Prima di tutto, occorre rinunciare ai propri interessi. Far rinunciare le persone ai loro interessi è la cosa più difficile. La maggior parte delle persone non cerca altro che il profitto; i loro interessi sono la loro vita, e farle rinunciare a quelle cose equivale a costringerle a rinunciare alle loro vite. Perciò cosa bisognerebbe fare? Si deve imparare a rinunciare, ad abbandonare, a soffrire e a sopportare il dolore di lasciare gli interessi che si amano. Quando avrai sopportato questo dolore e avrai rinunciato a qualcuno dei tuoi interessi, ti sentirai un po’ sollevato e liberato, e in questo modo prevarrai sulla tua carne. Tuttavia, se rimani aggrappato ai tuoi interessi e non li lasci andare, dicendo ‘Sono stato ingannevole… e allora? Dio non mi ha punito, perciò cosa mi possono fare le persone? Non rinuncerò a nulla!’ Quando non rinunci a nulla, nessun altro patisce alcuna perdita; sei tu a rimetterci, alla fine. Quando riconosci la tua indole corrotta, questa è, a tutti gli effetti, un’opportunità per te di accedere alla verità, di progredire e di cambiare; è un’opportunità per te di presentarti dinanzi a Dio e accettare il Suo esame, il Suo giudizio e il Suo castigo. Inoltre, questa è un’opportunità per te di ottenere la salvezza. Se rinunci a cercare la verità, ciò equivale a rinunciare all’opportunità di ottenere la salvezza e di accettare il giudizio e il castigo. […] Se le persone scelgono di praticare la verità, allora, anche se hanno perso i loro interessi personali, stanno guadagnando la salvezza di Dio e la vita eterna. Quelle sono le persone più intelligenti. Se le persone ottengono benefici a spese della verità, ciò che perdono sono la vita e la salvezza di Dio; quelle sono le persone più stupide. Ciò che una persona sceglierà, alla fine – i propri interessi o la verità – è la questione che più di tutte rivelerà la persona. Quanti amano la verità sceglieranno la verità; sceglieranno di sottomettersi dinanzi a Dio e di seguirLo, preferendo abbandonare i loro interessi. Indipendentemente da quanto debbano soffrire, sono determinati a rimanere saldi nella testimonianza per soddisfare Dio. Questa è il percorso fondamentale per praticare la verità e accedere alla realtà della verità” (Registrazione dei discorsi di Cristo). Sentire queste parole mi illuminò il cuore. Riflettei su come avevo mentito e imbrogliato di volta in volta soprattutto perché pensavo troppo alla reputazione e alla posizione, e perché avevo una natura subdola. Ero stata educata e indottrinata da Satana fin da quando ero piccola e avevo assorbito tanti dei suoi veleni come “Ognuno per sé e che gli altri si arrangino”, “Come un albero vive per la sua corteccia, così l’uomo vive per la propria faccia”, “Una bugia ripetuta diecimila volte diventa una verità”, “L’uomo non può ottenere nulla senza mentire”, “Pensare prima di parlare e poi parlare con riserbo” e così via. Queste filosofie sataniche erano diventate la mia legge per la sopravvivenza. Avevo vissuto in base ad esse, diventando più egoista, disonesta e falsa. Avevo sempre e solo pensato ai miei interessi e non avevo potuto fare a meno di mentire e ingannare per i miei fini. Anche se mi sentivo in colpa e mi rimproveravo dopo aver mentito e volevo pentirmi con Dio e aprirmi agli altri, la mia paura di essere svergognata e derisa continuava a farmi nascondere le cose, mettendo su una falsa facciata. Non ero disposta ad aprirmi e a rivelare le mie motivazioni subdole e il mio comportamento ingannevole. In particolare, mi mancava il coraggio di mettere da parte il mio orgoglio e di essere onesta, pensando che, nel momento in cui avessi detto la verità, la gente mi avrebbe visto per quello che ero, e non avrebbe più avuto stima di me. Avevo preferito lottare nelle tenebre e nel dolore piuttosto che praticare la verità ed essere onesta. Vidi quanto ero stata profondamente corrotta da Satana! Se non ci fosse stato Dio a smascherarmi in quel modo, senza il giudizio e la rivelazione delle Sue parole, non avrei mai visto quanto era subdola la mia natura, e non sarei stata motivata a praticare la verità e a rivelare il mio vero io. Percepii allora che il giudizio e il castigo di Dio indicavano che Lui mi proteggeva e mi salvava, e sentii quanto era importante perseguire la verità e praticare l’onestà.

Da quel momento in poi, decisi di esercitarmi a dire la verità e ad essere una persona onesta. Dopo un po’ di tempo, scoprii che un capo unitosi a noi nelle riunioni a volte poteva essere arrogante e ipocrita e non accettava facilmente i suggerimenti degli altri. Volevo parlargliene qualche volta, ma poi pensai: “Va tutto bene se accetta quello che dico, ma, nel caso contrario, cosa penserà di me?” Decisi di aspettare e vedere. Un giorno mi chiese: “Sorella, ci conosciamo da un po’ di tempo. Se vedi qualche problema in me, ti prego di farmelo sapere. Mi sarebbe d’aiuto”. La guardai e stavo per dire: “Non ho notato nulla. Stai andando bene”. Ma capii che sarebbe stato ingannevole, così pregai Dio e mi resi disponibile ad accettare il Suo attento esame. Non potevo continuare a mentire e a ingannare, causando il disgusto di Dio. Così mi aprii e le parlai del suo problema. Lei mi ascoltò, poi annuì rapidamente e disse: “Sia ringraziato Dio! Non me ne sarei mai accorta se non me l’avessi detto. Ho davvero bisogno di riflettere su me stessa e di capirlo”. Ero così felice nel vedere che riusciva ad accettarlo. Provai un incredibile senso di pace e di liberazione e sperimentai quanto fosse meraviglioso praticare la verità ed essere una persona onesta!

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