Dio Stesso, l’Unico III

L’autorità di Dio (II)

Oggi continueremo la condivisione sull’argomento “Dio Stesso, l’Unico”. Ne abbiamo già avute due su questo tema, la prima riguardo all’autorità di Dio e la seconda alla Sua indole giusta. Dopo averle ascoltate, avete acquisito una nuova comprensione dell’identità, della condizione e dell’essenza di Dio? Questi spunti vi hanno aiutati a ottenere una conoscenza e una certezza più essenziali della verità della Sua esistenza? Oggi intendo approfondire il tema dell’“autorità di Dio”.

Comprendere l’autorità di Dio dalla macro- e dalla microprospettiva

L’autorità di Dio è unica. È l’espressione caratteristica e l’essenza speciale dell’identità di Dio Stesso, che nessun essere creato o non creato possiede; soltanto il Creatore possiede questo tipo di autorità. Vale a dire, soltanto il Creatore, Dio l’Unico, è espresso in questo modo e ha questa essenza. Dunque, perché dovremmo parlare dell’autorità di Dio? In cosa si distingue l’autorità di Dio Stesso dall’“autorità” così come l’uomo la concepisce nella sua mente? Che cos’ha di speciale? Perché è particolarmente significativo parlarne qui? Ciascuno di voi deve considerare attentamente la questione. Per la maggior parte delle persone, l’“autorità di Dio” è un’idea vaga, che richiede un enorme sforzo per essere compresa, e ogni discussione al riguardo ha molte probabilità di essere astratta. Pertanto, ci sarà inevitabilmente un divario tra la conoscenza dell’autorità di Dio che l’uomo è in grado di possedere e l’essenza della Sua autorità. Per colmarlo, occorre che ciascuno arrivi gradualmente a conoscere l’autorità di Dio mediante le persone, gli eventi, le cose e i diversi fenomeni che sono alla portata degli uomini e della loro capacità di comprensione nella loro vita reale. Benché l’espressione “autorità di Dio” possa sembrare insondabile, l’autorità di Dio non è affatto astratta. Egli è accanto all’uomo ogni minuto della sua vita, guidandolo ogni giorno. Nella vita reale, dunque, ogni persona vedrà e sperimenterà necessariamente l’aspetto più tangibile della Sua autorità. Questo aspetto tangibile è una prova sufficiente dell’esistenza di questa autorità e permette totalmente di riconoscere e di comprendere il fatto che Dio la possiede.

Egli ha creato tutte le cose e, avendole create, ha il dominio su di loro. Inoltre, Egli controlla tutto. Che cosa significa l’idea secondo cui “Dio controlla tutto”? Come si può spiegare? Come si applica alla vita reale? In che modo comprendere il fatto che Dio controlla tutto può portare a comprendere la Sua autorità? Dall’espressione stessa “Dio controlla tutto” dovremmo dedurre che ciò che Egli controlla non è una parte dei pianeti, del creato, né tantomeno dell’umanità, bensì ogni cosa: dal gigantesco al microscopico, dal visibile all’invisibile, dalle stelle del cosmo alle cose viventi sulla terra, oltre ai microorganismi che non si vedono a occhio nudo e agli esseri che esistono in altre forme. Questa è la definizione precisa del “tutto” che Dio “controlla”; è l’ambito in cui Egli esercita la Sua autorità, con l’estensione della Sua sovranità e del Suo governo.

Prima che l’umanità vedesse la luce, il cosmo – tutti i pianeti e tutte le stelle del cielo – esisteva già. Al macrolivello, questi corpi celesti hanno orbitato regolarmente, sotto il controllo di Dio, per tutta la loro esistenza, a prescindere dagli anni della sua durata. Quale pianeta va dove e in quanto tempo; quale pianeta svolge quale compito e quando; quale pianeta ruota lungo quale orbita, e quando scompare o viene sostituito; tutte queste cose continuano senza il minimo errore. Le posizioni dei pianeti e le distanze tra loro seguono tutte schemi rigorosi, che si possono descrivere mediante dati precisi; i percorsi lungo cui viaggiano, la velocità e gli schemi delle loro orbite, i momenti in cui essi sono in varie posizioni: tutto questo si può quantificare precisamente e descrivere mediante apposite leggi. I pianeti seguono queste leggi da millenni, senza mai discostarsene minimamente. Nessun potere può cambiare o interrompere le loro orbite o gli schemi che seguono. Poiché le leggi speciali che ne governano il movimento e i dati precisi che li descrivono sono prestabiliti dall’autorità del Creatore, essi obbediscono a queste leggi spontaneamente, sotto la Sua sovranità e il Suo controllo. Al macrolivello non è difficile per l’uomo scoprire alcuni schemi, dati, e leggi o fenomeni curiosi e inspiegabili. Sebbene l’umanità non ammetta che Dio esiste e non accetti il fatto che il Creatore ha creato ogni cosa e ha il dominio su di essa, e inoltre non riconosca l’esistenza della Sua autorità, gli scienziati, gli astronomi e i fisici umani osservano sempre più spesso come l’esistenza di tutte le cose dell’universo, e i principi e gli schemi che ne dettano i movimenti, siano tutti governati e controllati da una vasta e invisibile energia oscura. Questo fatto costringe l’uomo ad affrontare e a riconoscere che tra questi schemi di movimento c’è un Potente che orchestra ogni cosa. Il Suo potere è straordinario e, anche se nessuno è in grado di vederNe il vero volto, Egli governa e controlla ogni cosa in ogni momento. Nessun uomo o nessuna forza può andare oltre la Sua sovranità. Di fronte a questo fatto, l’uomo deve riconoscere che le leggi che governano l’esistenza di tutte le cose non possono essere controllate dagli esseri umani né modificate da nessuno; e deve inoltre ammettere che gli esseri umani non sono in grado di comprenderle appieno, e che esse non si attuano spontaneamente, bensì sono dettate da un Sovrano. Queste sono tutte espressioni dell’autorità di Dio che l’umanità riesce a percepire a un macrolivello.

Al microlivello, tutte le montagne, i fiumi, i laghi, i mari e i continenti che l’uomo può osservare sulla terra, tutte le stagioni che egli vive, tutte le cose che popolano la terra, comprese le piante, gli animali, i microorganismi e gli esseri umani, sono sottoposti alla sovranità e al controllo di Dio. Sotto la Sua sovranità e il Suo controllo, tutte le cose vedono la luce o scompaiono in conformità ai Suoi pensieri; emergono delle leggi che governano la loro esistenza, ed esse crescono e si moltiplicano nel loro rispetto. Nessun essere umano o nessuna cosa è al di sopra di queste leggi. Perché? L’unica risposta è: a causa dell’autorità di Dio. O, per dirlo in altro modo, per via dei Suoi pensieri e delle Sue parole; per via delle azioni compiute personalmente da Dio Stesso. Vale a dire che sono l’autorità e la mente di Dio a creare queste leggi, le quali variano e cambiano a seconda dei Suoi pensieri, e tali variazioni e cambiamenti avvengono o scompaiono tutti ai fini del Suo piano. Si prendano le epidemie, per esempio. Scoppiano senza preavviso. Nessuno ne conosce le origini o le ragioni esatte per cui accadono e, ogni volta che un’epidemia raggiunge un certo luogo, coloro che sono condannati non possono sfuggire alla catastrofe. La scienza umana sa che le epidemie sono provocate dalla diffusione di microbi virulenti o nocivi, ed essa non può prevederne o controllarne la velocità, la propagazione e il metodo di trasmissione. Benché l’umanità resista loro con ogni mezzo possibile, non può determinare quali persone o animali verranno inevitabilmente colpiti quando scoppieranno le epidemie. L’unica cosa che gli esseri umani possono fare è provare a prevenirle, a contrastarle e a indagarle. Però nessuno conosce le cause ultime che spiegano l’inizio o la fine di ogni singola epidemia, e nessuno può controllarle. Di fronte all’insorgenza e alla diffusione di un’epidemia, la prima misura che gli esseri umani adottano è lo sviluppo di un vaccino, ma spesso l’epidemia si estingue da sola prima che sia pronto. Perché le epidemie si estinguono? Alcuni dicono che i germi sono stati messi sotto controllo, mentre altri che dipende dai cambi di stagione… Quanto all’attendibilità di queste ipotesi assurde, la scienza non è in grado di fornire spiegazioni né di dare risposte precise. L’umanità non si trova a fare i conti soltanto con queste ipotesi, ma anche con l’incapacità umana di comprendere e alla paura delle epidemie. Nessuno sa, in ultima analisi, perché esse inizino o finiscano. Poiché l’umanità ha fede soltanto nella scienza e si affida interamente a essa, e non riconosce l’autorità del Creatore né accetta la Sua sovranità, non otterrà mai una risposta.

Sotto la sovranità di Dio tutte le cose nascono, vivono e muoiono per via della Sua autorità e gestione. Alcune vanno e vengono in silenzio, e l’uomo non sa dire da dove siano venute o comprendere gli schemi che seguono, né tantomeno capire le ragioni per cui vanno e vengono. Benché l’uomo possa vedere con i propri occhi, sentire attraverso le orecchie e sperimentare con il corpo tutto ciò che accade tra tutte le cose; benché tutto abbia un’attinenza con lui e benché egli, nel subconscio, afferri la relativa originalità, la regolarità o persino la stranezza dei vari fenomeni, non sa ancora nulla di quanto vi sia celato dietro, ossia la volontà del Creatore e della Sua mente. Ci sono molte storie dietro questi fenomeni, molte verità nascoste. Poiché l’uomo si è allontanato dal Creatore e non accetta che la Sua autorità governi tutte le cose, non conoscerà e non comprenderà mai tutto ciò che accade sotto la sovranità dell’autorità del Creatore. Il controllo e la sovranità di Dio superano perlopiù i limiti dell’immaginazione, della conoscenza e della comprensione umane, e di ciò che la scienza umana può compiere; vanno al di là della comprensione dell’umanità creata. Alcuni dicono: “Poiché non hai assistito di persona alla sovranità di Dio, come puoi credere che tutto sia soggetto alla Sua autorità?”. Vedere non significa sempre credere, né significa sempre riconoscere e comprendere. Da dove viene la fede, dunque? Posso dire con certezza: “La fede viene dal grado e dalla profondità della comprensione e dell’esperienza umane della realtà e delle cause ultime delle cose”. Se credi che Dio esista, ma non riesci a riconoscere né tantomeno a percepire la realtà del Suo controllo e della Sua sovranità su tutte le cose, in cuor tuo non ammetterai mai che Dio ha questo genere di autorità e che essa sia unica. Non accetterai mai davvero che il Creatore sia il tuo Signore e il tuo Dio.

Il destino dell’umanità e quello dell’universo sono inseparabili dalla sovranità del Creatore

Siete tutti adulti. Alcuni di voi sono di mezza età; alcuni sono entrati nella vecchiaia. Siete passati dalla condizione di non credenti a quella di credenti, e dall’inizio della fede in Dio all’accettazione della Sua parola e all’esperienza della Sua opera. Quanta conoscenza avete della Sua sovranità? Quali intuizioni avete avuto sul destino umano? Si può ottenere tutto ciò che si desidera nella vita? Nei pochi decenni della vostra esistenza, quante cose siete stati in grado di realizzare nel modo in cui volevate? Quante cose sono accadute che voi non avevate previsto? Quante giungono come piacevoli sorprese? Da quante cose le persone si aspettano ancora dei frutti, attendendo inconsapevolmente il momento giusto, la volontà del Cielo? Quante cose fanno sentire gli uomini impotenti e frustrati? Tutti sono pieni di speranze per il loro destino, aspettandosi che nella vita ogni cosa andrà come desiderano, che non resteranno senza cibo o vestiti, che il loro patrimonio aumenterà in modo spettacolare. Nessuno desidera una vita povera e oppressa, piena di ristrettezze e afflitta da catastrofi. Le persone, tuttavia, non possono prevedere o controllare queste cose. Forse, per alcuni, il passato è semplicemente un’accozzaglia di esperienze; non imparano mai quale sia la volontà del Cielo né vi sono interessati. Conducono la loro vita senza riflettere, come animali, vivendo giorno per giorno, non curandosi di quale sia il destino dell’umanità, della ragione per cui gli esseri umani sono vivi o di come dovrebbero vivere. Tali persone raggiungono la vecchiaia senza acquisire alcuna comprensione del destino umano, e non sanno cosa sia la vita finché non muoiono. Persone simili sono morte; sono esseri senza spirito; sono bestie. Sebbene le persone vivano nel creato e traggano godimento dai molti modi in cui il mondo soddisfa i loro bisogni materiali, e anche se vedono progredire costantemente questo mondo materiale, comunque la loro esperienza – ciò che il loro cuore e il loro spirito sentono e sperimentano – non ha nulla a che fare con le cose materiali, e nulla di materiale può sostituirla. L’esperienza è una consapevolezza nel profondo del cuore, qualcosa che non si vede a occhio nudo. Questa consapevolezza è racchiusa nella comprensione e nella percezione della vita e del destino umani. Conduce spesso alla comprensione del fatto che un Padrone invisibile predispone ogni cosa, orchestrando tutto per l’uomo. In tutto questo, una persona non può far altro che accettare le disposizioni e le orchestrazioni del destino e, allo stesso tempo, il cammino che il Creatore ha preparato, la Sua sovranità sul proprio destino. Questo è un fatto incontestato. Nessuno può cambiarlo, qualunque visione abbia del destino e qualunque atteggiamento assuma nei suoi confronti.

Dove andrai ogni giorno, cosa farai, in chi o in cosa ti imbatterai, cosa dirai, cosa ti succederà – si può prevedere qualcuna di queste cose? Le persone non possono presagire tutti questi avvenimenti, né tantomeno controllare l’evoluzione di queste situazioni. Nella vita, questi eventi imprevedibili accadono continuamente; sono fenomeni quotidiani. Queste vicissitudini quotidiane e i modi in cui si palesano, o gli schemi che seguono, rammentano costantemente all’umanità che il processo con cui ogni evento si verifica e la sua natura ineluttabile non possono essere modificati dalla volontà umana. Ogni avvenimento trasmette un’ammonizione dal Creatore all’umanità, e invia anche il messaggio secondo cui gli esseri umani non possono controllare il proprio destino. Ogni evento è una confutazione dell’ambizione e del desiderio, entrambi inutili e sfrenati, di prendere in mano il proprio destino da parte dell’umanità. Uno dopo l’altro, questi eventi sono come energici schiaffi in faccia che costringono l’umanità a riconsiderare chi, in fin dei conti, governa e controlla il suo destino. Mentre le loro ambizioni e i loro desideri vengono ripetutamente frustrati e distrutti, gli esseri umani arrivano naturalmente a un’accettazione inconsapevole di ciò che il destino ha in serbo, a un’accettazione della realtà, della volontà del Cielo e della sovranità del Creatore. Da queste vicissitudini quotidiane al destino di intere vite umane, non c’è nulla che non riveli i Suoi progetti e la Sua sovranità; non c’è nulla che non invii il messaggio secondo cui “l’autorità del Creatore non può essere superata”, che non trasmetta questa verità eterna secondo cui “l’autorità del Creatore è suprema”.

Il destino dell’umanità e dell’universo è intimamente connesso alla sovranità del Creatore, inscindibilmente legato alle Sue orchestrazioni; alla fin fine è inseparabile dalla Sua autorità. Nelle leggi di tutte le cose, l’uomo arriva a capire le orchestrazioni del Creatore e la Sua sovranità; nelle regole della sopravvivenza di tutte le cose, arriva a percepire il Suo governo; nel destino di tutte le cose, giunge a desumere i modi in cui Egli esercita la Sua sovranità e il Suo controllo su di loro; e nei cicli di vita degli esseri umani e di tutte le cose, l’uomo arriva davvero a sperimentare le Sue orchestrazioni e le Sue disposizioni per tutte le cose e per tutti gli esseri viventi, ad assistere veramente a come quelle disposizioni e orchestrazioni trascendano tutte le leggi, regole e istituzioni terrene, tutti gli altri poteri e le altre forze. Stando così le cose, l’umanità è costretta a riconoscere che la sovranità del Creatore non può essere violata da alcun essere creato, che nessuna forza può prendere il controllo degli eventi e delle cose prestabiliti dal Creatore o alterarli. È secondo queste leggi e regole divine che gli esseri umani e tutte le cose vivono e si moltiplicano, generazione dopo generazione. Non è questa la vera incarnazione dell’autorità del Creatore? Sebbene l’uomo veda, nelle leggi oggettive, la Sua sovranità e il Suo ordinamento per tutti gli eventi e per tutte le cose, quante persone sono in grado di afferrare il principio della Sua sovranità sull’universo? Quante sono in grado di conoscere, di riconoscere e di accettare la Sua sovranità e le Sue disposizioni per il proprio destino e di sottomettervisi davvero? Chi, avendo creduto nella sovranità del Creatore su tutte le cose, crederà e riconoscerà veramente che Egli detta anche il destino delle vite umane? Chi è davvero in grado di comprendere il fatto che il destino dell’uomo è nelle mani del Creatore? Che tipo di atteggiamento l’umanità dovrebbe assumere verso la Sua sovranità, quando affronta il fatto che Egli governa e controlla il destino degli uomini? È una decisione che ogni essere umano ora posto di fronte a questo fatto deve prendere da solo.

I sei momenti decisivi della vita umana

Nel corso della vita, ogni persona arriva a una serie di momenti decisivi. Sono le fasi fondamentali, e più importanti, che determinano il suo destino durante l’esistenza. Segue una breve descrizione di queste tappe che ogni persona deve superare nel corso della propria vita.

Il primo momento decisivo: la nascita

Il luogo e la famiglia in cui una persona nasce, il sesso, l’aspetto e l’istante della nascita: questi sono i dettagli del primo momento decisivo della sua vita.

Nessuno può scegliere certi dettagli di tale momento; sono tutti prestabiliti con largo anticipo dal Creatore. Non sono influenzati in alcun modo dall’ambiente esterno, e nessun fattore artificiale può modificare questi fatti che Egli ha predeterminato. Per una persona, nascere significa che il Creatore ha già portato a compimento la prima fase del destino che ha disposto per lei. Poiché Egli ha prestabilito con largo anticipo tutti questi dettagli, nessuno ha il potere di modificarli. A prescindere dal successivo destino della persona, le condizioni della sua nascita sono prestabilite e rimangono così come sono; non sono influenzate in alcun modo dalle sue sorti nella vita, né incidono in alcun modo sulla sovranità del Creatore su di esse.

1. Dai piani del Creatore nasce una nuova vita

Quali dettagli del primo momento decisivo – il luogo di nascita, la famiglia, il sesso, l’aspetto fisico, l’istante di nascita – può scegliere la persona? Ovviamente, la nascita è un evento passivo: si nasce involontariamente, in un certo luogo, in un certo istante, in una certa famiglia, con un certo aspetto fisico; si diventa involontariamente membri di una certa famiglia, rami di un certo albero genealogico. Non si ha alcuna scelta in questo primo momento decisivo della vita, bensì si nasce in un ambiente stabilito secondo i piani del Creatore, in una famiglia specifica, con un sesso e un aspetto specifici, e in un istante specifico che è intimamente legato al corso della vita. Che cosa può fare una persona in questo momento decisivo? Nel complesso, non si ha alcuna scelta riguardo a ognuno di questi dettagli relativi alla nascita. Se non fosse per la predestinazione e per la guida del Creatore, una vita appena nata in questo mondo non saprebbe dove andare o dove stare, non avrebbe parenti né un luogo d’origine né una vera casa. Tuttavia, grazie alle disposizioni meticolose del Creatore, questa nuova vita possiede un posto dove stare, dei genitori, un luogo d’appartenenza e alcuni parenti, e di lì intraprende il proprio percorso. Durante tutto questo processo, il materializzarsi di questa nuova vita è determinato dai piani del Creatore, e tutto ciò che essa arriverà a possedere le viene concesso da Lui. Da un corpo che galleggia liberamente senza possedere nulla, essa si trasforma pian piano in un essere umano in carne e ossa, visibile e tangibile, in una delle creature di Dio, in grado di pensare, di respirare e di percepire il caldo e il freddo, capace di partecipare a tutte le consuete attività di un essere creato nel mondo materiale, e destinato a subire tutte le cose che un essere umano creato deve sperimentare nella vita. La predestinazione della nascita di una persona da parte del Creatore significa che Egli le concederà tutto il necessario per la sopravvivenza; e il fatto che una persona nasca significa, allo stesso modo, che essa riceverà da Lui tutto il necessario per la sopravvivenza, e che da quel momento in poi vivrà in un’altra forma, fornita dal Creatore e soggetta alla Sua sovranità.

2. Perché esseri umani diversi nascono in circostanze diverse

Spesso le persone amano immaginare che, se rinascessero, si ritroverebbero in una famiglia illustre; che, se fossero donne, assomiglierebbero a Biancaneve e sarebbero benvolute da tutti e, se fossero uomini, sarebbero il Principe Azzurro, non avrebbero bisogno di nulla e avrebbero il mondo intero ai loro ordini. Spesso vi sono coloro che posseggono molte illusioni in merito alla propria nascita e ne sono assai insoddisfatti, risentendosi per la loro famiglia, il loro aspetto, il loro sesso e persino per l’istante in cui sono venuti alla luce. Le persone, tuttavia, non capiscono mai perché siano nate in una particolare famiglia o perché abbiano un certo aspetto. Non sanno che, a prescindere da dove siano nate o da che aspetto abbiano, devono svolgere vari ruoli e compiere diverse missioni nella gestione del Creatore, e questo scopo non cambierà mai. Agli occhi del Creatore, il luogo in cui una persona nasce, il suo sesso e il suo aspetto fisico sono tutte cose provvisorie. Sono una serie di inezie minuscole, di simboli microscopici in ciascuna fase della gestione dell’umanità intera da parte Sua. La vera destinazione e l’esito di una persona non sono determinati dalla sua nascita in una fase particolare, bensì dalla missione che essa compie nella sua vita, e dal giudizio che il Creatore emette su di lei quando il Suo piano di gestione è completo.

Si dice che ci sia una causa per ogni effetto, e che nessun effetto sia senza causa. Così la nascita è necessariamente legata sia alla vita presente sia a quella passata. Se la morte di una persona conclude il periodo di vita in corso, la sua nascita è l’inizio di un nuovo ciclo; se un vecchio ciclo rappresenta la vita precedente di un individuo, quello nuovo è naturalmente la sua vita attuale. Poiché la nascita è connessa alla vita passata e a quella presente, ne consegue che il luogo, la famiglia, il sesso, l’aspetto e altri fattori analoghi associati alla nascita sono tutti necessariamente legati alla vita passata e a quella presente. Ciò significa che i fattori della nascita di una persona non sono soltanto influenzati dalla sua vita passata, ma anche determinati dal suo destino in quella presente, cosa che spiega la varietà di circostanze diverse in cui le persone vengono al mondo: alcune nascono in famiglie povere, altre in famiglie ricche. Alcune vengono dal popolo, mentre altre sono di alto lignaggio. Alcune nascono al sud, altre al nord. Alcune nel deserto, altre in terre verdeggianti. La nascita di alcune è accompagnata da acclamazioni, risate e festeggiamenti, quella di altre porta lacrime, disgrazie e dolore. Alcune nascono per essere tenute in gran conto, altre per essere scartate come erbacce. Alcune nascono con bei lineamenti, altre con tratti deformi. Alcune sono gradevoli da guardare, altre sono brutte. Alcune nascono a mezzanotte, altre sotto lo splendore del sole di mezzogiorno… La nascita delle persone di tutti i tipi è determinata dal destino che il Creatore ha in serbo per loro; essa condiziona il loro destino nella loro vita presente, nonché i ruoli che svolgeranno e le missioni che compiranno. Tutto ciò è soggetto alla sovranità del Creatore e prestabilito da Lui; nessuno può sfuggire al proprio destino prestabilito, nessuno può cambiare la propria nascita né scegliere la propria sorte.

Il secondo momento decisivo: la crescita

A seconda del tipo di famiglia in cui nascono, le persone crescono in ambienti familiari diversi e apprendono insegnamenti diversi dai loro genitori. Questi fattori determinano le condizioni in cui un individuo diventa maggiorenne, e la crescita rappresenta il secondo momento decisivo nella sua vita. Inutile dirlo, gli uomini non hanno voce in capitolo neppure in questa fase. Anch’essa è fissata, prestabilita.

1. Il Creatore ha pianificato le condizioni prestabilite per la maturazione di ogni persona

Uno non può scegliere le persone, gli accadimenti o le cose da cui viene edificato e influenzato crescendo. Non si possono scegliere quali conoscenze o capacità acquisire, quali abitudini prendere. Non si ha voce in capitolo su chi siano i propri genitori e parenti, sul tipo di ambiente in cui si cresce; i rapporti con le persone, gli eventi e le cose circostanti e il loro influsso sullo sviluppo dell’individuo sono tutti fattori che si sottraggono al suo controllo. Chi decide queste cose, allora? Chi le predispone? Dal momento che gli uomini non possono fare scelte in questo ambito, dal momento che non possono decidere queste cose da soli e, com’è ovvio, non si formano spontaneamente, è palese che il formarsi di tutte queste persone, degli accadimenti e delle cose è nelle mani del Creatore. Naturalmente, come Egli stabilisce le circostanze particolari della nascita di ogni persona, determina anche – inutile dirlo – le circostanze specifiche in cui essa cresce. Se la nascita di una persona implica cambiamenti per gli individui, gli eventi e le cose che la circondano, anche la sua crescita e il suo sviluppo influiranno necessariamente su di loro. Per esempio, alcuni nascono in famiglie povere, ma crescono circondati dalla ricchezza; altri nascono in famiglie facoltose, ma fanno sì che il patrimonio familiare si eroda, al punto di crescere in ambienti poveri. Nessuna nascita è governata da una regola fissa, e nessuno cresce in una serie inevitabile e fissa di circostanze. Queste non sono cose che una persona può immaginare o controllare; sono le conseguenze del suo destino e sono prestabilite da esso. Naturalmente, alla loro radice, queste cose sono determinate dal destino che il Creatore prestabilisce per ogni persona; sono determinate dalla Sua sovranità su tale destino e dai Suoi piani al riguardo.

2. Le varie circostanze in cui le persone crescono danno origine a ruoli diversi

Le circostanze della nascita di una persona stabiliscono, a un livello di base, l’ambiente e le condizioni in cui essa cresce e, analogamente, le circostanze in cui una persona cresce sono conseguenza di quelle della sua nascita. In questo periodo si comincia ad apprendere il linguaggio, e la mente comincia a incontrare e ad assimilare molte cose nuove, un processo durante il quale si cresce costantemente. Le cose che una persona sente con le orecchie, vede con gli occhi e assimila con la mente, saziano e animano via via il suo mondo interiore. Le persone, gli eventi e le cose con cui l’individuo entra in contatto, il buonsenso, le conoscenze e le competenze che acquisisce; e i modi di pensare da cui è influenzato, che gli vengono inculcati o insegnati, guideranno e condizioneranno tutti il suo destino nella vita. La lingua che si impara crescendo e il modo di pensare sono inseparabili dall’ambiente in cui si trascorre la giovinezza, ed esso è formato dai genitori, dai fratelli o dalle sorelle, e dalle altre persone, dagli eventi e dalle cose circostanti. Dunque l’andamento dello sviluppo di una persona è determinato dall’ambiente in cui essa cresce e dipende anche dalle persone, dagli eventi e dalle cose con cui entra in contatto durante questo periodo. Poiché le condizioni in cui una persona cresce sono prestabilite con largo anticipo, l’ambiente in cui si vive durante questo processo è, naturalmente, predeterminato anch’esso. Non è deciso dalle scelte e dalle preferenze dell’individuo, bensì in base ai piani del Creatore, alle Sue scrupolose disposizioni e alla Sua sovranità sul destino di una persona nella vita. Così gli individui che essa incontra mentre cresce e le cose con cui entra in contatto sono tutte naturalmente legate alle orchestrazioni e alle disposizioni del Creatore. Gli uomini non possono prevedere questo genere di interrelazioni complesse, né possono controllarle o sondarle. Molte cose e persone diverse influiscono sull’ambiente in cui un individuo cresce, e nessun essere umano è in grado di predisporre o orchestrare una rete di collegamenti così vasta. Nessuna cosa o persona, eccetto il Creatore, può controllare la comparsa di tutti i vari tipi di persone, di eventi e di cose, né mantenerne la presenza o deciderne la scomparsa, ed è proprio questa vasta rete di collegamenti a plasmare lo sviluppo di un individuo come prestabilito dal Creatore, e a formare i vari ambienti in cui egli cresce. Essa crea i vari ruoli necessari per la Sua opera di gestione, gettando basi solide e forti affinché gli uomini compiano efficacemente la loro missione.

Il terzo momento decisivo: l’indipendenza

Dopo che una persona ha attraversato l’infanzia e l’adolescenza e, gradualmente e inevitabilmente, raggiunge la maturità, la fase successiva prevede che si separi dalla giovinezza una volta per tutte, che si separi dai genitori e affronti la strada davanti a sé come un adulto indipendente. A questo punto deve sostenere il confronto con tutte le persone, gli accadimenti e le cose che un adulto deve affrontare, con tutti gli elementi del suo destino che presto si presenteranno. Questo è il terzo momento decisivo che una persona deve attraversare.

1. Dopo essere diventata indipendente, una persona comincia a sperimentare la sovranità del Creatore

Se la nascita e la crescita di una persona sono il “periodo preparatorio” per il suo viaggio nell’esistenza, poiché posano la pietra angolare della sua sorte, l’indipendenza è il soliloquio di apertura del suo destino nella vita. Se la nascita e la crescita di una persona sono la ricchezza che essa ha accumulato in preparazione al suo destino nella vita, la sua indipendenza è il momento in cui inizia a spenderla o ad aumentarla. Quando si lasciano i genitori e si diventa indipendenti, le condizioni sociali che si affrontano, e il tipo di lavoro e di carriera disponibili, sono entrambi decretati dal destino e non hanno nulla a che fare con i genitori. Alcuni scelgono una buona specializzazione all’università e, dopo la laurea, trovano un lavoro gratificante, muovendo un primo passo trionfante nel viaggio della vita. Altri acquisiscono e padroneggiano molte competenze diverse, ma non trovano mai un lavoro idoneo o una posizione adeguata, né tantomeno fanno carriera; all’inizio del viaggio della vita si ritrovano frustrati a ogni piè sospinto, assillati dai problemi, con prospettive pessime e un’esistenza incerta. Alcuni si applicano diligentemente allo studio, ma mancano per un pelo ogni possibilità di ricevere un’istruzione superiore; sembrano destinati a non raggiungere mai il successo, con la loro primissima aspirazione nel viaggio della vita che si è dissolta nel nulla. Non sapendo se la strada davanti a sé sia liscia o sassosa, si accorgono per la prima volta quanto il destino umano sia pieno di variabili e dunque guardano alla vita con attesa e paura. Alcuni, pur non essendo molto istruiti, scrivono libri e conquistano una certa fama; alcuni, seppure quasi completamente analfabeti, fanno soldi nel commercio e così sono in grado di mantenersi… Quale professione si intraprende, come ci si guadagna da vivere: le persone hanno qualche controllo sul fatto di fare una scelta buona o cattiva riguardo a queste cose? Queste cose rispecchiano i loro desideri e le loro decisioni? La maggior parte degli uomini nutre questi desideri: lavorare di meno e guadagnare di più, evitare di faticare sotto il sole o la pioggia, vestirsi bene, brillare e splendere ovunque, torreggiare sugli altri e rendere onore agli antenati. Le persone sperano nella perfezione ma, quando compiono i primi passi nel viaggio della vita, arrivano gradualmente a rendersi conto di quanto sia imperfetto il destino umano e, per la prima volta, capiscono davvero che, per quanto si possano fare progetti audaci per il futuro e per quanto si possano accarezzare fantasie ardite, nessuno ha la capacità o il potere di realizzare i propri sogni, e nessuno è nella posizione di controllare il proprio futuro. Ci sarà sempre un po’ di distanza tra i propri sogni e le realtà che si devono affrontare; le cose non sono mai come si vorrebbero e, di fronte a tali realtà, le persone non riescono mai a raggiungere la soddisfazione o l’appagamento. Alcune faranno qualunque cosa immaginabile, compiranno grandi sforzi e notevoli sacrifici per il proprio sostentamento e il proprio futuro, nel tentativo di cambiare il proprio destino. Alla fine, tuttavia, anche se riusciranno a realizzare sogni e desideri grazie al duro lavoro, non saranno mai in grado di cambiare la propria sorte e, per quanto ostinatamente ci provino, non riusciranno mai a superare ciò che il destino ha riservato loro. A prescindere dalle differenze di capacità, di intelligenza e di forza di volontà, gli uomini sono tutti uguali davanti al destino, che non fa distinzione tra il grande e il piccolo, l’alto e il basso, il nobile e l’umile. Quale professione si intraprende, cosa si fa per guadagnarsi da vivere e quanta ricchezza si accumula nella vita sono aspetti che non vengono decisi dai genitori, dai talenti, dagli sforzi o dalle ambizioni, bensì prestabiliti dal Creatore.

2. Lasciare i genitori e cominciare seriamente a svolgere il proprio ruolo nel teatro della vita

Quando una persona raggiunge la maturità, è in grado di lasciare i genitori e di camminare con le sue gambe, ed è a questo punto che inizia davvero a svolgere il suo ruolo, che la nebbia si dirada e la sua missione nella vita pian piano diventa chiara. In teoria, la persona resta ancora strettamente legata ai genitori ma, poiché la sua missione e il ruolo che svolge nella vita non hanno nulla a che fare con sua madre e con suo padre, all’essenza questo legame intimo si spezza lentamente man mano che essa diventa gradualmente autonoma. Dal punto di vista biologico, gli uomini non possono ancora fare a meno di dipendere dai propri genitori in modi subconsci ma, obiettivamente parlando, una volta cresciuti del tutto, hanno una vita totalmente separata da quella dei genitori e svolgeranno i ruoli che si assumeranno in maniera autonoma. Oltre alla nascita e all’educazione dei figli, la responsabilità dei genitori nella vita dei figli consiste semplicemente nell’offrire loro un ambiente tradizionale in cui crescere, poiché solo la predestinazione del Creatore influisce sul destino di una persona. Nessuno può controllare il tipo di futuro che un individuo avrà; esso è prestabilito con largo anticipo e neppure i genitori possono cambiarlo. Per quanto concerne il destino, tutti gli uomini sono indipendenti e tutti hanno il proprio. Così i genitori non possono allontanare il destino di una persona nella vita o esercitare il minimo influsso sul ruolo che essa svolge nell’esistenza. Si potrebbe dire che la famiglia in cui si è destinati a nascere e l’ambiente in cui si cresce non sono altro che i presupposti per la realizzazione della propria missione nella vita. Non determinano in alcun modo le sorti di una persona nella vita o il tipo di destino in cui essa compie la propria missione. Perciò i genitori non possono aiutare il figlio a realizzare la sua missione nella vita, e allo stesso modo i parenti non possono aiutarlo ad assumere il suo ruolo nell’esistenza. Il modo in cui una persona compie la sua missione e il tipo di ambiente di vita in cui svolge il suo ruolo sono interamente determinati dal suo destino nell’esistenza. In altre parole, nessun’altra condizione oggettiva può influenzare la missione di una persona, che è prestabilita dal Creatore. Tutti gli uomini maturano nello specifico ambiente in cui crescono; poi gradualmente, passo dopo passo, si avviano lungo la propria strada nella vita e compiono i destini pianificati per loro dal Creatore. In modo naturale e involontario, entrano nel vasto oceano dell’umanità e occupano il loro posto nell’esistenza, dove cominciano a adempiere le loro responsabilità di esseri creati, nell’interesse della predestinazione del Creatore, della Sua sovranità.

Il quarto momento decisivo: il matrimonio

Quando si invecchia e si matura, ci si allontana maggiormente dai genitori e dall’ambiente in cui si è nati e cresciuti, e si inizia invece a cercare una direzione nella propria esistenza e a perseguire i propri obiettivi di vita con uno stile diverso da quello dei genitori. In questo periodo non si ha più bisogno dei genitori, bensì di un partner con cui trascorrere la vita, ossia un coniuge, una persona cui il proprio destino è intimamente legato. Così, il primo evento importante della vita dopo l’indipendenza è il matrimonio, il quarto momento decisivo che occorre attraversare.

1. La scelta individuale non trova spazio nel matrimonio

Il matrimonio è un evento chiave nella vita di qualunque persona; è il momento in cui si comincia davvero ad assumersi vari tipi di responsabilità e a portare gradualmente a termine diversi generi di missione. Gli individui nutrono molte illusioni sul matrimonio prima di sperimentarlo personalmente, ed esse sono tutte piuttosto belle. Le donne immaginano che la loro dolce metà sarà il Principe Azzurro, e gli uomini immaginano di sposare Biancaneve. Queste fantasie servono a dimostrare che ciascuno ha determinate aspettative sul matrimonio, la propria serie di esigenze e di parametri. Benché in questa epoca malvagia le persone siano costantemente bombardate da messaggi distorti sul matrimonio, che creano aspettative ancora maggiori e conferiscono alle persone ogni genere di preconcetto e di atteggiamento bizzarro, chiunque abbia sperimentato l’unione matrimoniale sa che, comunque la si intenda e qualunque atteggiamento si abbia nei suoi confronti, essa non è una questione di scelta individuale.

Si incontrano molte persone nella vita, ma nessuno sa chi diventerà il suo coniuge. Benché tutti abbiano le proprie idee e posizioni personali sull’argomento del matrimonio, nessuno può prevedere chi alla fine diventerà veramente la sua anima gemella, e le idee personali al riguardo contano poco. Dopo aver incontrato qualcuno che ti piace, puoi corteggiarlo; ma non spetta a te decidere se sia interessato a te o se sia in grado di diventare il tuo partner. L’oggetto del tuo amore non è necessariamente la persona con cui potrai condividere la vita; nel frattempo qualcuno che non ti saresti mai aspettato potrebbe silenziosamente entrare nella tua esistenza e diventare il tuo partner, l’elemento più importante del tuo destino, la tua dolce metà, cui la tua sorte è legata indissolubilmente. Così, sebbene ci siano milioni di matrimoni nel mondo, ognuno è diverso: quanti sono insoddisfacenti, quanti felici; quanti si distribuiscono da est a ovest, quanti da nord a sud; quanti sono unioni perfette, quanti vengono celebrati tra persone dello stesso ceto sociale; quanti sono felici e armoniosi, quanti penosi e dolorosi; quanti suscitano l’invidia degli altri, quanti sono incompresi e visti di cattivo occhio; quanti sono pieni di gioia, quanti sono inondati di lacrime e provocano disperazione… In questa miriade di categorie, gli esseri umani rivelano lealtà e impegno permanente verso il matrimonio; mostrano amore, attaccamento e inseparabilità, o rassegnazione e incomprensione. Alcuni tradiscono il proprio matrimonio o arrivano persino a odiarlo. A prescindere dal fatto che il matrimonio in sé porti felicità o dolore, la missione di tutti al suo interno è prestabilita dal Creatore e non cambierà; tutti devono realizzarla. Il destino di ogni singola persona celato dietro ogni matrimonio è immutabile; è stato determinato con largo anticipo dal Creatore.

2. Il matrimonio nasce dai destini di entrambi i partner

Il matrimonio è un momento importante nella vita di una persona. È il prodotto del suo destino e un legame cruciale nella sua sorte; non si fonda sulla sua volontà o sulle sue preferenze individuali e non è influenzato da alcun fattore esterno, bensì è completamente determinato dai destini delle due parti in causa, dalle disposizioni e dalle predeterminazioni del Creatore riguardo alla sorte di ambedue i membri della coppia. In apparenza, lo scopo del matrimonio è perpetuare la razza umana, ma in realtà esso non è altro che un rituale cui ci si sottopone durante il compimento della propria missione. Il ruolo che le persone svolgono nel matrimonio non è soltanto quello di educare la generazione successiva; esse si assumono tutti i diversi ruoli inerenti il mandare avanti un matrimonio e le missioni che tali ruoli richiedono loro di portare a termine. Poiché la nascita influenza il cambiamento delle persone, degli eventi e delle cose circostanti, anche il matrimonio influenzerà inevitabilmente questi eventi, persone e cose e, inoltre, li trasformerà tutti in modi diversi.

Quando un individuo diventa indipendente, comincia il suo viaggio nella vita, che lo conduce passo dopo passo verso le persone, gli eventi e le cose legate al suo matrimonio. Allo stesso tempo, l’altro partecipante a quel matrimonio si avvicinerà, passo dopo passo, alle stesse persone, agli stessi eventi e alle stesse cose. Sotto la sovranità del Creatore, due persone slegate che condividono destini intrecciati entrano lentamente in un singolo matrimonio e diventano, miracolosamente, una famiglia, come “due locuste aggrappate alla stessa corda”. Così, quando una persona si sposa, il suo viaggio nella vita influenzerà e interesserà quello del partner, e viceversa. In altre parole, i destini umani sono interconnessi e nessuno può compiere la propria missione nella vita o svolgere il proprio ruolo in modo del tutto indipendente dagli altri. La nascita influenza un’enorme catena di relazioni; anche la crescita comporta una catena complessa di relazioni; allo stesso modo, il matrimonio esiste e prosegue inevitabilmente in una rete ampia e complessa di rapporti umani, coinvolgendo ogni membro di tale rete e influenzando il destino di tutti coloro che ne fanno parte. Un matrimonio non è il prodotto delle famiglie di entrambi i membri, delle condizioni in cui sono cresciuti, del loro aspetto, della loro età, delle loro qualità, dei loro talenti o di qualunque altro fattore; piuttosto, scaturisce da una missione condivisa e da un destino collegato. Questa è l’origine del matrimonio, un prodotto del destino umano orchestrato e disposto dal Creatore.

Il quinto momento decisivo: la prole

Dopo essersi sposati, si inizia ad allevare la generazione successiva. Non si ha voce in capitolo su quanti figli si hanno e di che tipo; anche questi aspetti sono determinati dal destino di una persona, prestabilito dal Creatore. Questo è il quinto momento decisivo che una persona deve superare.

Se si nasce per ricoprire il ruolo del figlio di un individuo, si alleva la generazione successiva affinché ricopra il ruolo del genitore di un altro individuo. Questo avvicendamento di ruoli permette di sperimentare fasi differenti della vita da prospettive differenti. Offre anche serie diverse di esperienze di vita, attraverso cui si arriva a conoscere la sovranità del Creatore, la quale viene attuata sempre allo stesso modo, e attraverso cui si sperimenta il fatto che nessuno può sconfinare dalla Sua predestinazione o alterarla.

1. Non si ha alcun controllo su cosa ne sarà della propria prole

La nascita, la crescita e il matrimonio provocano delusioni di vari tipi e diversi gradi. Alcuni sono insoddisfatti della loro famiglia o del loro aspetto fisico; alcuni provano antipatia per i loro genitori; alcuni nutrono risentimento o lamentele verso l’ambiente in cui sono cresciuti. Per la maggior parte delle persone, tra tutte queste delusioni il matrimonio è la peggiore. A prescindere da quanto si sia insoddisfatti della propria nascita, della propria crescita o del proprio matrimonio, tutti coloro che sono passati attraverso queste cose sanno che non si può scegliere dove e quando nascere, che aspetto avere, quali genitori e quale coniuge si avranno, bensì occorre semplicemente accettare la volontà del Cielo. Eppure, quando arriva il momento di crescere la generazione successiva, le persone proietteranno sui loro discendenti tutti i desideri che non sono riuscite a realizzare nella prima metà della loro vita, sperando che la prole compensi tutte le delusioni ricevute in quel periodo. Così gli uomini si abbandonano a ogni genere di fantasie sulla propria progenie: che le figlie crescano e diventino delle bellezze mozzafiato, che i figli diventino gentiluomini affascinanti; che le figlie abbiano cultura e talento e che i figli siano studenti brillanti e atleti famosi; che le figlie siano dolci, virtuose e sagge, e i figli intelligenti, capaci e sensibili. Sperano che, maschi o femmine, i loro figli rispettino gli anziani, siano premurosi verso i genitori, siano amati ed elogiati da tutti… A questo punto le speranze per la vita si rinfocolano e nuove passioni si accendono nel cuore degli uomini. Le persone sanno di essere impotenti e disperate in questa vita, di non avere un’altra occasione o un’altra speranza di distinguersi dalla massa, e di non avere altra scelta se non accettare il proprio destino. Perciò proiettano tutte le loro speranze, i loro desideri e ideali irrealizzati, sulla generazione successiva, sperando che la prole possa aiutarle ad avverare i loro sogni e a realizzare i loro desideri; che le figlie e i figli portino onore al nome della famiglia, che diventino importanti, ricchi o famosi. In breve, vogliono vedere la fortuna della loro progenie volare in alto. I progetti e le fantasie degli uomini sono perfetti; essi non sanno che non spetta a loro decidere quanti figli avranno, il loro aspetto, le loro capacità e così via? Non sanno che il destino dei loro figli non è affatto nelle loro mani? Gli esseri umani non sono i padroni del proprio destino, eppure sperano di cambiare il futuro della generazione più giovane; non possono sfuggire al destino, eppure provano a controllare quello dei loro figli e delle loro figlie. Non si sopravvalutano? Queste non sono stupidità e ignoranza umane? Le persone farebbero qualunque cosa per amore della prole ma, alla fine, il numero di figli che hanno e cosa ne sarà di questi figli non possono essere determinati in base ai loro piani e desideri. Alcuni sono squattrinati, ma generano molti figli; alcuni sono ricchi, ma non ne hanno nemmeno uno. Alcuni vogliono una figlia, ma si vedono negare quel desiderio; alcuni vogliono un figlio, ma non riescono a generare un figlio maschio. Per alcuni, i figli sono una benedizione; per altri, una sciagura. Alcune coppie sono intelligenti, eppure danno alla luce figli tardi di mente; alcuni genitori sono operosi e onesti, ma crescono figli pigri. Alcuni genitori sono gentili e retti, ma hanno figli che si rivelano furbi e maligni. Alcuni genitori sono sani nella mente e nel corpo, ma mettono al mondo figli handicappati. Alcuni genitori sono insulsi e inconcludenti, eppure hanno figli che fanno grandi cose. Alcuni genitori sono di basso rango, eppure hanno figli che diventano personaggi eminenti…

2. Dopo aver cresciuto la generazione successiva, le persone acquisiscono una nuova comprensione del destino

Quasi tutti coloro che si sposano lo fanno intorno ai trent’anni, un momento della vita in cui non si ha alcuna comprensione del destino umano. Tuttavia, quando le persone cominciano ad allevare i figli, e man mano che la prole cresce, guardano la nuova generazione ripetere la vita e tutte le esperienze della generazione precedente, e vedendo il proprio passato riflesso in esse, si rendono conto che la strada percorsa dalla generazione più giovane non può, come la loro, essere pianificata e scelta. Di fronte a questo fatto, non possono far altro che ammettere che il destino di ogni persona è prestabilito; e senza accorgersene del tutto, accantonano gradualmente i loro desideri, e le passioni del loro cuore si affievoliscono e si spengono… In questo periodo, avendo essenzialmente superato le tappe importanti della vita, le persone hanno raggiunto una nuova comprensione dell’esistenza e adottato un nuovo atteggiamento. Quanto si può aspettare dal futuro una persona di quest’età, e quali sono le prospettive da augurarsi? Quale donna di cinquant’anni sogna ancora il Principe Azzurro? Quale uomo di cinquant’anni cerca ancora la sua Biancaneve? Quale donna di mezza età spera ancora di trasformarsi da brutto anatroccolo in cigno? La maggior parte degli uomini avanti negli anni ha la stessa ambizione professionale di quelli giovani? In breve, a prescindere dal fatto di essere uomo o donna, probabilmente chiunque viva fino a quest’età avrà un atteggiamento relativamente razionale e pratico verso il matrimonio, la famiglia e i figli. A una persona di questo tipo non resta essenzialmente nessuna scelta, nessun impulso di sfidare il destino. Per quanto riguarda l’esperienza umana, non appena si raggiunge quest’età, si sviluppa spontaneamente un certo atteggiamento: “Si deve accettare il proprio destino; i figli hanno la loro sorte; il destino umano è decretato dal Cielo”. Quasi tutte le persone che non capiscono la verità, dopo aver superato tutte le vicissitudini, le frustrazioni e le pene di questo mondo, riassumeranno le proprie intuizioni sulla vita umana in tre parole: “È il destino!”. Benché questa frase racchiuda la comprensione del destino umano da parte delle persone mondane e la conclusione alla quale esse sono giunte, e benché esprima l’impotenza dell’umanità e si possa considerare penetrante e corretta, è ben diversa dalla comprensione della sovranità del Creatore e, semplicemente, non sostituisce la conoscenza della Sua autorità.

3. Credere nel destino non sostituisce la conoscenza della sovranità del Creatore

Dopo che siete stati seguaci di Dio per tanti anni, c’è una differenza essenziale tra la vostra conoscenza del destino e quella delle persone dedite ai piaceri terreni? Avete davvero capito la predestinazione del Creatore e siete arrivati veramente a conoscere la Sua sovranità? Alcune persone hanno una comprensione profonda e molto sentita dell’espressione “è il destino”, ma non credono minimamente nella sovranità di Dio; non credono che il destino umano sia preparato e orchestrato da Lui, e non sono disposte a sottomettersi alla Sua sovranità. Tali persone sono come alla deriva nell’oceano, sballottate dalle onde, in balia della corrente, senza avere altra scelta se non aspettare passivamente e rassegnarsi alla sorte. Tuttavia non riconoscono che il destino umano è soggetto alla sovranità di Dio; non sono in grado di arrivare a conoscere quest’ultima di loro iniziativa, e dunque di acquisire la conoscenza dell’autorità di Dio, di sottomettersi alle Sue orchestrazioni e disposizioni, di smettere di resistere al destino e di vivere sotto la Sua cura, protezione e guida. In altre parole, accettare il destino non equivale a sottomettersi alla sovranità del Creatore; credere in esso non significa accettare, riconoscere e comprendere la sovranità del Creatore; credere in esso è un mero riconoscimento della sua verità e delle sue manifestazioni superficiali. Ciò è diverso dal sapere come il Creatore governi la sorte dell’umanità, dal riconoscere che Egli è la fonte del dominio sul destino di tutte le cose, e di certo ben lontano dal sottomettersi alle Sue orchestrazioni e disposizioni per il destino dell’umanità. Se una persona crede solo nel destino – pur prendendoselo a cuore –, ma non riesce a comprendere e a riconoscere la sovranità del Creatore sulla sorte dell’umanità, ad accettarla e a sottomettervisi, allora la sua vita sarà ugualmente una tragedia, un’esistenza vissuta invano, un vuoto; essa non sarà in grado di assoggettarsi al dominio del Creatore, di diventare un essere umano creato nel senso più vero del termine, e nemmeno di godere dell’approvazione del Creatore. Un individuo che conosce e sperimenta davvero la Sua sovranità dovrebbe essere in uno stato attivo, non passivo o indifeso. Pur accettando che tutte le cose sono prestabilite, dovrebbe avere una definizione accurata della vita e del destino: ogni esistenza è sottoposta alla sovranità del Creatore. Quando una persona si volta indietro a guardare la strada che ha percorso, quando ricorda ogni fase del suo viaggio, vede che a ogni passo, a prescindere che la strada fosse ardua o liscia, Dio ha guidato e pianificato il suo cammino. Senza che se ne accorgesse, sono state le Sue disposizioni meticolose, la Sua attenta pianificazione, a guidarla fino a oggi. Essere in grado di accettare la sovranità del Creatore, di ricevere la Sua salvezza: che grande fortuna è questa! Se una persona ha un atteggiamento negativo verso il destino, dimostra di resistere a tutto ciò che Dio ha predisposto per lei, che non è incline alla sottomissione. Se un individuo ha un atteggiamento positivo verso la sovranità di Dio sul destino umano, quando si volta indietro a guardare il suo viaggio, quando arriva a comprendere veramente la sovranità di Dio, desidera più sinceramente sottomettersi a tutto ciò che Egli ha organizzato, è più determinato e più fiducioso nel lasciare che Egli orchestri il suo destino e nello smettere di ribellarsi a Lui. Infatti si rende conto che, quando non comprende il destino, quando non capisce la sovranità di Dio, quando procede ostinatamente a tentoni, vacillando e barcollando nella nebbia, il viaggio è troppo difficile, troppo straziante. Così, quando le persone riconoscono la sovranità di Dio sul destino umano, quelle intelligenti scelgono di conoscerla e di accettarla, di dire addio ai giorni dolorosi in cui hanno cercato di costruirsi una vita proficua con le proprie mani, e di smettere di lottare contro il destino e di perseguire i loro cosiddetti “obiettivi di vita” a modo loro. Quando non si ha Dio, quando non si riesce a vederLo né a riconoscerNe chiaramente la sovranità, ogni giorno è insignificante, inutile, triste. Ovunque una persona si trovi, qualunque lavoro faccia, i suoi mezzi di sostentamento e il perseguimento dei suoi obiettivi non le portano altro che un dolore interminabile e una sofferenza per cui non esiste sollievo, al punto che essa non sopporta di guardare al passato. Soltanto quando si accetta la sovranità del Creatore, quando ci si sottomette alle Sue orchestrazioni e disposizioni e si cerca la vera vita umana, ci si inizia a liberare gradualmente da tutto il dolore, da tutta la sofferenza e da tutta la vacuità della vita.

4. Soltanto coloro che si sottomettono alla sovranità del Creatore possono raggiungere la vera libertà

Poiché le persone non riconoscono le orchestrazioni e la sovranità di Dio, affrontano sempre il destino con aria di sfida e con atteggiamento ribelle, e vogliono sempre sbarazzarsi della Sua autorità e sovranità e delle cose che la sorte ha in serbo, sperando invano di cambiare le proprie circostanze attuali e di modificare il proprio destino. Però non ci riescono mai e vengono frustrate a ogni piè sospinto. Questa lotta, che avviene nel profondo dell’anima, arreca un dolore profondo, del tipo che si scolpisce nelle ossa, mentre per tutto il tempo si sta sprecando la vita. Qual è la causa di questo dolore? La sovranità di Dio o il fatto che una persona è nata sfortunata? Ovviamente nessuna delle due cose. In fondo, la causa è la strada che le persone intraprendono, il modo in cui scelgono di vivere la vita. Alcuni potrebbero non essersi resi conto di queste cose. Tuttavia, quando conosci davvero, quando arrivi veramente a riconoscere che Dio ha la sovranità sul destino umano, quando capisci realmente che tutto ciò che Egli ha progettato e deciso per te è un grande beneficio e una grande protezione, senti che il dolore inizia ad alleggerirsi e che tutto il tuo essere diventa rilassato, libero ed emancipato. A giudicare dalle condizioni della maggior parte delle persone, esse non riescono oggettivamente mai a scendere a patti con il valore pratico e il significato della sovranità del Creatore sul destino umano, benché su un piano soggettivo non vogliano continuare a vivere come facevano prima e desiderino un sollievo dal dolore; oggettivamente, non riescono a riconoscere la Sua sovranità e a sottomettervisi veramente, né tantomeno a capire come cercare e accettare le Sue orchestrazioni e disposizioni. Perciò, se gli uomini non riescono a riconoscere davvero che il Creatore ha la sovranità sul destino umano e su tutte le questioni dell’uomo, se non riescono a sottomettersi veramente al Suo dominio, sarà difficile per loro non lasciarsi guidare, e ostacolare, dall’idea secondo cui “ciascuno ha il destino nelle proprie mani”. Sarà difficile per loro scrollarsi di dosso il dolore dell’intensa lotta contro il destino e contro l’autorità del Creatore e, inutile dirlo, anche diventare veramente emancipati e liberi, diventare persone che adorano Dio. Ma c’è un modo estremamente semplice per scrollarsi di dosso questa condizione, ossia dire addio allo stile di vita precedente, ai precedenti obiettivi esistenziali; riassumere e analizzare il proprio stile di vita, la filosofia, le ricerche, i desideri, gli ideali precedenti e poi confrontarli con la volontà di Dio e con le Sue richieste nei confronti dell’uomo, e vedere se siano coerenti con esse, se racchiudano i giusti valori dell’esistenza, conduce a una maggiore comprensione della verità e consente di vivere con umanità e con le sembianze di un essere umano. Quando indaghi ripetutamente e analizzi attentamente i vari obiettivi di vita che le persone perseguono e i loro infiniti stili di vita, scoprirai che nessuno di loro rispecchia l’intenzione originaria con cui il Creatore creò l’umanità. Allontanano tutti le persone dalla Sua sovranità e dalla Sua sollecitudine; sono tutti trappole che rendono gli uomini depravati, e che li conducono all’inferno. Dopo averlo riconosciuto, il tuo compito è accantonare la tua vecchia visione della vita, stare lontano dalle varie trappole, lasciare che Dio si faccia carico della tua esistenza e faccia programmi per te; è provare soltanto a sottometterti alle Sue orchestrazioni e alla Sua guida, a vivere privo di scelta individuale e a diventare una persona che adora Dio. Sembra facile, ma è una cosa difficile da fare. Alcuni riescono a sopportarne il dolore, altri no. Alcuni sono disposti a conformarsi, altri no. Coloro che non lo sono non hanno il desiderio e la determinazione di farlo; sono chiaramente consapevoli della sovranità di Dio, sanno perfettamente che è Lui a pianificare e a organizzare il destino umano, eppure scalciano e lottano ancora, e non si rassegnano a mettere il proprio destino nelle Sue mani e a sottomettersi alla Sua sovranità; inoltre, provano risentimento per le Sue orchestrazioni e disposizioni. Dunque ci saranno sempre persone che vogliono vedere da sole di cosa sono capaci; vogliono cambiare il loro destino con le proprie mani o conquistare la felicità con le proprie forze, per vedere se riescano a oltrepassare i limiti dell’autorità di Dio e a ergersi sopra la Sua sovranità. La tragedia dell’uomo non dipende dal fatto di cercare una vita felice, di perseguire la fama e la fortuna o di combattere nella nebbia contro il proprio destino, bensì dal fatto che, dopo aver visto l’esistenza del Creatore, dopo aver scoperto che Egli ha la sovranità sul destino umano, l’individuo non riesce ancora a correggere i propri modi, a tirare fuori i piedi dalla melma, bensì indurisce il proprio cuore e persiste nei propri errori. Preferisce continuare a dibattersi nel fango, competendo ostinatamente contro la sovranità del Creatore, resistendole fino all’amara conclusione, e tutto senza il minimo briciolo di pentimento. Soltanto quando giace distrutto e sanguinante, decide finalmente di arrendersi e di tornare sui propri passi. Questa è la vera tragedia umana. Perciò dico che coloro che scelgono di sottomettersi sono saggi, e coloro che scelgono di resistere e fuggire sono invece sciocchi.

Il sesto momento decisivo: la morte

Dopo così tanto trambusto, così tante frustrazioni e delusioni, così tante gioie e dolori e tanti alti e bassi, dopo così tanti anni indimenticabili, dopo aver osservato più e più volte il susseguirsi delle stagioni, si sono superate le tappe importanti della vita senza accorgersene, e in un baleno ci si ritrova al tramonto dei propri anni. I segni del tempo sono impressi su tutto il corpo: non si riesce più a stare diritti, i capelli da scuri diventano bianchi, mentre gli occhi un tempo luminosi e limpidi si offuscano e si appannano, la pelle liscia ed elastica diventa grinzosa e punteggiata di macchie. L’udito si indebolisce, i denti si allentano e cadono, le reazioni diventano ritardate, i movimenti rallentano… A questo punto si è dato l’addio definitivo agli anni appassionati della giovinezza e si è entrati nel crepuscolo della vita: la vecchiaia. Poi si affronterà la morte, l’ultimo momento decisivo dell’esistenza umana.

1. Soltanto il Creatore ha potere di vita e di morte sull’uomo

Se la nascita è predestinata dalla vita precedente, la morte segna la fine di quel destino. Se la nascita è l’inizio della propria missione in questa vita, la morte segna la fine di quella missione. Poiché il Creatore ha stabilito una determinata serie di circostanze per la nascita di una persona, è ovvio che abbia organizzato una determinata serie di circostanze anche per la sua morte. In altre parole, nessuno nasce per caso, nessuna morte sopraggiunge senza preavviso, e sia la nascita sia la morte sono necessariamente legate alla vita precedente e a quella attuale. Le circostanze della nascita e della morte sono entrambe prestabilite dal Creatore; questo è il destino di una persona, la sua sorte. Poiché ci sono molte spiegazioni per la nascita di una persona, è anche vero che la morte di una persona avverrà naturalmente sotto il suo peculiare e particolare insieme di varie circostanze. Questa è la ragione della diversa durata della vita degli uomini e i modi e i tempi diversi della loro morte. Alcuni sono forti e sani, eppure muoiono presto; altri sono deboli e malaticci, eppure vivono fino alla vecchiaia e muoiono serenamente. Alcuni muoiono di cause innaturali, altri di cause naturali. Alcuni finiscono la vita lontano da casa, altri chiudono gli occhi per l’ultima volta con i loro cari accanto. Alcuni muoiono in aria, altri sottoterra. Alcuni affondano nell’acqua, altri si smarriscono nelle catastrofi. Alcuni muoiono di mattina, altri di notte… Tutti vogliono una nascita illustre, una vita brillante e una morte gloriosa, ma nessuno può sconfinare dal proprio destino, nessuno può sfuggire alla sovranità del Creatore. Questo è il destino umano. L’uomo può fare progetti di ogni tipo per il suo futuro, ma nessuno può pianificare il modo e il momento della propria nascita e della propria dipartita dal mondo. Benché le persone facciano del loro meglio per evitare l’arrivo della morte e per resistergli, essa si avvicina silenziosamente a loro insaputa. Nessuno sa quando o come morirà, né tantomeno dove accadrà. Ovviamente non è l’umanità ad avere potere di vita e di morte, né qualche essere nel mondo naturale, bensì il Creatore, la cui autorità è unica. La vita e la morte del genere umano non sono il prodotto di qualche legge del mondo naturale, ma una conseguenza della sovranità della Sua autorità.

2. Un individuo che non conosce la sovranità del Creatore sarà perseguitato dalla paura della morte

Quando una persona entra nella vecchiaia, la sfida che affronta non è provvedere a una famiglia o stabilire le proprie grandi ambizioni nella vita, bensì dire addio all’esistenza, andare incontro alla sua fine, mettere il punto al termine della frase che è la vita. Sebbene apparentemente sembri che le persone prestino poca attenzione alla morte, nessuno può evitare di esaminare l’argomento, perché nessuno sa se oltre la morte esista un altro mondo, un mondo che gli esseri umani non riescono a percepire o a sentire, di cui non sanno nulla. Ciò rende le persone timorose di affrontare la morte faccia a faccia, di fronteggiarla come dovrebbero; e le spinge a fare del proprio meglio per evitare l’argomento. Così le riempie di paura della morte e aggiunge un velo di mistero a questo inevitabile fatto della vita, gettando un’ombra persistente sul cuore di ciascuno.

Quando si ha la sensazione che il corpo si deteriori, quando si avverte che si è vicini alla morte, si prova una vaga paura, un timore inesprimibile. La paura della morte rende ancora più soli e impotenti, e a questo punto ci si domanda: “Da dove viene l’uomo? Dove sta andando? È questo il modo in cui muore, con la vita che è corsa via? È questo il periodo che segna la fine della sua esistenza? Qual è, alla fin fine, il significato della vita? Qual è il suo valore, dopotutto? Riguarda la fama e la fortuna? La possibilità di crescere una famiglia?…”. A prescindere che una persona abbia riflettuto su queste domande specifiche, e indipendentemente da quanto tema la morte, nel profondo del suo cuore c’è sempre un desiderio di sondare i misteri, un senso di incomprensione riguardo alla vita, accompagnati da un atteggiamento nostalgico verso il mondo, da una riluttanza ad andarsene. Forse nessuno può esprimere chiaramente cosa l’uomo tema, cosa ricerchi, di cosa abbia nostalgia e cosa sia riluttante a lasciarsi alle spalle…

Poiché le persone temono la morte, hanno infinite preoccupazioni e non riescono a lasciar andare molte cose. In punto di morte, alcuni si crucciano per questo o per quello; si preoccupano per i figli, per i loro cari, per il loro patrimonio, come se angosciandosi potessero cancellare la sofferenza e la paura provocate dalla morte, come se, mantenendo una sorta di intimità con i vivi, potessero sfuggire all’impotenza e alla solitudine che accompagnano la morte. Nel profondo del cuore umano si cela una paura vaga, quella di essere separati dai propri cari, di non alzare più gli occhi verso il cielo azzurro, di non vedere più il mondo materiale. Un’anima solitaria, abituata alla compagnia dei propri cari, è riluttante a mollare la presa e ad andarsene tutta sola verso un mondo sconosciuto e ignoto.

3. Una vita trascorsa a cercare fama e fortuna lascia una persona disorientata davanti alla morte

Grazie alla sovranità e alla predestinazione del Creatore, un’anima solitaria che all’inizio non possedeva nulla acquisisce dei genitori e una famiglia, la possibilità di diventare un membro della razza umana, di sperimentare la vita umana e di vedere il mondo. Quest’anima ha anche l’opportunità di fare l’esperienza della sovranità del Creatore, di conoscere le meraviglie del Suo creato e, oltre a questo, di conoscere la Sua autorità e di sottomettervisi. La maggior parte delle persone, tuttavia, non coglie davvero questa occasione rara e fugace. L’uomo esaurisce l’energia di una vita intera a combattere contro il destino, passa tutto il tempo ad affaccendarsi per cercare di sfamare la propria famiglia e a fare la spola tra ricchezza e status. Le cose cui le persone tengono sono la famiglia, i soldi e la fama, e le considerano gli elementi più preziosi della vita. Tutti si lamentano del proprio destino, eppure relegano ancora in un angolo della mente le questioni più urgenti da esaminare e da capire: perché l’uomo è vivo, come dovrebbe vivere, qual è il valore e il significato dell’esistenza. Per tutta la vita, a prescindere dalla sua durata, le persone non fanno che correre qua e là in cerca di fama e di fortuna, finché la giovinezza non vola via e diventano grigie e rugose. È questo il modo in cui vivono finché non capiscono che la fama e la fortuna non possono arrestare la loro discesa verso la senilità, che il denaro non può riempire il vuoto del cuore, che nessuno è esente dalle leggi della nascita, dell’invecchiamento, della malattia e della morte, che nessuno può sfuggire a ciò che il destino ha in serbo. Soltanto quando sono costrette ad affrontare l’ultimo momento cruciale della vita comprendono che, anche se si è ricchi e si possiedono molti beni, anche se si è privilegiati e di alto rango, non si può comunque sfuggire alla morte e si deve far ritorno alla propria condizione originaria: un’anima solitaria che non possiede nulla. Quando si hanno dei genitori, si crede che siano tutto; quando si hanno delle proprietà, si crede che i soldi siano il perno attorno a cui gira tutto, che siano il mezzo con cui vivere; quando si ha lo status, vi si rimane saldamente aggrappati e si rischierebbe la vita per esso. Soltanto quando le persone stanno per abbandonare questo mondo si rendono conto che le cose che hanno perseguito per tutta la vita sono solo nuvole passeggere, impossibili da tenersi stretti e da portare con sé, incapaci di esonerarle dalla morte e di offrire compagnia o consolazione a un’anima solitaria sulla strada del ritorno e, soprattutto, di donare all’uomo la salvezza e di permettergli di trascendere la morte. La fama e la fortuna che una persona acquisisce nel mondo materiale danno una soddisfazione temporanea, un piacere passeggero, un falso senso di tranquillità; e nel mentre fanno smarrire la strada. Così le persone, mentre si dibattono nel vasto mare dell’umanità, agognando la pace, il conforto e la tranquillità del cuore, vengono travolte da un’onda dopo l’altra. Quando le persone devono ancora rispondere alle domande fondamentali – da dove vengono, perché sono vive, dove stanno andando eccetera –, finiscono per essere sedotte dalla fama e dalla fortuna, fuorviate e controllate da esse, e irrimediabilmente smarrite. Il tempo vola; gli anni passano in un batter d’occhio e, prima che una persona se ne renda conto, ha detto addio agli anni migliori della sua vita. Quando si è sul punto di lasciare il mondo, ci si rende gradualmente conto che tutte le cose al suo interno stanno scivolando via, che non ci si potrà più aggrappare a ciò che si possedeva in origine; allora si capisce davvero di essere come un neonato che è appena venuto al mondo vagendo, di non possedere nulla. A questo punto si è costretti a riflettere su ciò che si è fatto nella vita, su cosa valga la pena vivere, su cosa significhi, sul perché si sia venuti al mondo. È a questo punto che si desidera sempre di più sapere se ci sia davvero un’altra vita, se il Cielo esista veramente, se ci sia realmente una retribuzione… Più ci si avvicina alla morte, e più si vuole capire cosa sia davvero la vita; più ci si avvicina alla morte, e più il proprio cuore sembra vuoto; più ci si avvicina alla morte, e più ci si sente impotenti; così la paura della morte cresce giorno dopo giorno. Ci sono due ragioni per cui le persone provano tali sentimenti quando si avvicinano alla morte. Primo, stanno per perdere la fama e la ricchezza da cui è dipesa la loro vita, stanno per lasciarsi alle spalle tutto quanto del mondo l’occhio sia in grado di vedere; secondo, stanno per affrontare, tutte sole, un mondo ignoto, una dimensione misteriosa e sconosciuta dove hanno paura di mettere piede, dove non hanno alcuna persona cara e nessun mezzo di sostentamento. Per queste due ragioni, tutti coloro che si trovano davanti alla morte si sentono a disagio, provano un panico e un senso di impotenza come non ne hanno mai conosciuti prima. Soltanto quando le persone raggiungono davvero questo punto si rendono conto che, quando si mette piede su questa terra, la prima cosa che occorre capire è da dove vengano gli esseri umani, perché siano vivi, chi governi il loro destino, e chi provveda alla loro esistenza e abbia la sovranità su di essa. Questa conoscenza è il vero modo in cui si vive, la base essenziale per la sopravvivenza umana, non imparare a provvedere alla propria famiglia o a conquistare la fama e la ricchezza, non imparare a distinguersi dalla massa né a vivere una vita più agiata, né tantomeno imparare a eccellere e a competere efficacemente con gli altri. Sebbene le varie capacità di sopravvivenza di cui le persone acquisiscono la padronanza durante la vita possano offrire una profusione di agi materiali, non portano mai vera pace e consolazione al cuore, bensì inducono gli individui a smarrire costantemente la direzione, ad avere difficoltà nel controllarsi, e a perdere ogni opportunità di scoprire il significato della vita; queste capacità di sopravvivenza creano un sottofondo di ansia riguardo a come affrontare adeguatamente la morte. In questo modo, la vita delle persone è rovinata. Il Creatore tratta tutti in modo giusto, dando a ciascuno un’intera vita di opportunità per sperimentare e conoscere la Sua sovranità, eppure è soltanto quando la morte si avvicina, quando il suo spettro incombe su una persona, che essa comincia a vedere la luce, e allora è troppo tardi!

Gli uomini passano la vita a inseguire il denaro e la fama; si aggrappano a questi fili di paglia pensando che siano i loro unici mezzi di sostentamento, come se, possedendoli, potessero continuare a vivere, potessero esonerarsi dalla morte. Soltanto quando stanno per morire, tuttavia, si rendono conto di quanto queste cose siano distanti da loro, di quanto essi siano deboli davanti alla morte, di quanto facilmente vadano in pezzi, di quanto siano soli e impotenti, senza alcun luogo in cui rifugiarsi. Si accorgono che la vita non si può comprare con il denaro o con la fama, che per quanto una persona sia facoltosa, per quanto alta sia la sua posizione, tutti sono parimenti poveri e insignificanti dinanzi alla morte. Si rendono conto che il denaro non può comprare la vita, che la fama non può cancellare la morte, che né l’uno né l’altra possono allungare l’esistenza di una persona anche solo di un minuto o di un secondo. Più gli uomini ragionano in questo modo, e più desiderano continuare a vivere; più ragionano in questo modo, e più temono l’avvicinarsi della morte. Solo a questo punto si rendono davvero conto che la vita non appartiene all’uomo, che egli non ne ha il controllo e che non ha voce in capitolo sul fatto di vivere o di morire, che tutto ciò va oltre il suo governo.

4. Sottomettersi al dominio del Creatore e affrontare serenamente la morte

Nel momento in cui una persona nasce, un’anima solitaria inizia la sua esperienza di vita sulla terra, la sua esperienza dell’autorità del Creatore che Egli ha predisposto. Inutile dirlo, per l’individuo, per l’anima, questa è una straordinaria opportunità per acquisire la conoscenza della Sua sovranità, per arrivare a conoscere la Sua autorità e a sperimentarla personalmente. Gli uomini vivono la vita secondo le leggi del destino stabilite per loro dal Creatore e, per qualunque persona razionale con una coscienza, scendere a patti, nel corso dei decenni della sua vita, con la sovranità del Creatore e riconoscere la Sua autorità non è una cosa difficile da fare. Pertanto dovrebbe essere molto facile per ciascuno riconoscere, attraverso le proprie esperienze di vita nel corso dei vari decenni, che tutti i destini umani sono prestabiliti, e afferrare o riassumere cosa significhi essere vivi. Mentre si imparano queste lezioni di vita, si arriva gradualmente a capire da dove venga l’esistenza, a comprendere di cosa il cuore abbia veramente bisogno, cosa conduca una persona al vero percorso di vita, e quali dovrebbero essere la missione e l’obiettivo di un’esistenza umana. Si riconoscerà gradualmente che se non si adora il Creatore, se non ci si sottomette alla Sua autorità, quando verrà il momento di affrontare la morte – quando l’anima starà per rincontrare il Creatore –, il cuore si riempirà di paura e di inquietudine infinite. Se una persona è esistita nel mondo per diversi decenni, ma non è arrivata a capire da dove venga la vita umana né a riconoscere in quali mani si trovi il destino umano, non c’è da meravigliarsi che non sia in grado di affrontare serenamente la morte. Una persona che, nei suoi decenni di esperienza dell’esistenza umana, ha acquisito la conoscenza della sovranità del Creatore è un individuo che apprezza correttamente il significato e il valore dell’esistenza. Un simile individuo possiede una profonda conoscenza dello scopo della vita, una vera esperienza e comprensione della sovranità del Creatore e, inoltre, è in grado di sottomettersi alla Sua autorità. Una persona simile capisce il significato della creazione dell’umanità da parte di Dio, capisce che l’uomo deve adorare il Creatore, che tutto ciò che egli possiede viene da Lui e a Lui tornerà un giorno non lontano da oggi. Una persona simile comprende che il Creatore predispone la nascita dell’uomo e ha la sovranità sulla sua morte, e che sia la vita sia la morte sono prestabilite dalla Sua autorità. Così, quando si afferrano davvero queste cose, naturalmente si è in grado di affrontare la morte con serenità, di accantonare tranquillamente tutti i propri averi terreni, di accettare felicemente tutto ciò che segue e di sottomettervisi, e di accogliere l’ultimo momento decisivo della vita così come disposto dal Creatore, anziché temerlo ciecamente e lottare contro di esso. Se si considera la vita un’opportunità per sperimentare la sovranità del Creatore e per arrivare a conoscere la Sua autorità, se la si vede come una rara occasione di compiere il proprio dovere come essere umano creato e di portare a termine la propria missione, si avrà sicuramente una visione corretta dell’esistenza, di certo si condurrà una vita beata e guidata dal Creatore, si camminerà nella Sua luce, si conoscerà la Sua sovranità, ci si sottometterà al Suo dominio, si diventerà testimoni delle Sue azioni miracolose e della Sua autorità. Inutile dirlo, una persona simile verrà sicuramente amata e accettata dal Creatore, e soltanto un individuo di questo tipo potrà avere un atteggiamento sereno verso la morte e accogliere con gioia l’ultimo momento decisivo della vita. Una persona con questo genere di atteggiamento verso la morte fu ovviamente Giobbe. Giobbe era nella posizione di accettare felicemente l’ultimo momento decisivo dell’esistenza e, avendo portato il viaggio della sua vita a una conclusione tranquilla e completato la sua missione nell’esistenza, tornò accanto al Creatore.

5. Le ricerche e le conquiste di Giobbe nella vita gli consentono di affrontare serenamente la morte

Nelle Scritture si dice di Giobbe: “Poi Giobbe morì vecchio e sazio di giorni” (Giobbe 42:17). Ciò significa che quando morì, non aveva alcun rimpianto e non provò alcun dolore, bensì abbandonò questo mondo con naturalezza. Come tutti sanno, era un uomo che, in vita, temeva Dio e fuggiva il male. Dio elogiava le sue azioni, le persone le ricordavano, e si potrebbe dire che la sua vita, più di quella di chiunque altro, ebbe valore e significato. Giobbe ricevette le benedizioni di Dio, fu chiamato giusto da Lui sulla terra e fu anche messo alla prova da Dio e tentato da Satana. Egli rese testimonianza a Dio e meritò di essere da Lui definito un uomo giusto. Nei diversi decenni dopo che Dio l’aveva messo alla prova, visse una vita ancora più preziosa, più significativa, più solida e più tranquilla di prima. Per via delle sue azioni giuste, Dio lo mise alla prova; e, di nuovo per via delle sue azioni giuste, Dio gli apparve e gli parlò direttamente. Così, negli anni dopo essere stato messo alla prova, Giobbe comprese e apprezzò il valore dell’esistenza in modo più concreto, raggiunse una comprensione più profonda della sovranità del Creatore e ottenne una conoscenza più precisa e più definita di come Egli dia e tolga le Sue benedizioni. Il Libro di Giobbe documenta che Jahvè Dio concesse a Giobbe benedizioni ancor più grandi di quanto avesse fatto in passato, mettendolo in una posizione ancora migliore per conoscere la sovranità del Creatore e per affrontare serenamente la morte. Così Giobbe, quando invecchiò e affrontò la morte, certamente non si preoccupò delle sue proprietà. Non aveva alcuna preoccupazione, nulla di cui pentirsi e, naturalmente, non aveva paura della morte, poiché per tutta la vita percorse la via del temere Dio e fuggire il male. Egli non aveva motivo di angosciarsi per la propria fine. Quante persone oggi potrebbero agire in tutti i modi in cui agì Giobbe quando affrontò la morte? Perché nessuno è in grado di mantenere un comportamento esteriore così semplice? C’è soltanto un motivo: egli visse la vita nella ricerca soggettiva della fede, del riconoscimento e della sottomissione alla sovranità di Dio, e fu con questa fede, con questo riconoscimento e con questa sottomissione che superò i momenti importanti dell’esistenza, che visse i suoi ultimi anni e accolse l’ultimo momento decisivo della vita. A prescindere da ciò che sperimentò, le sue ricerche e i suoi obiettivi esistenziali non furono dolorosi, ma felici. Era felice non solo per le benedizioni o gli elogi concessi dal Creatore, ma soprattutto per le proprie ricerche e i propri obiettivi di vita, per la conoscenza sempre maggiore e la vera comprensione della sovranità del Creatore che raggiunse temendo Dio e fuggendo il male, e inoltre per la personale esperienza che fece, mentre era soggetto alla sovranità del Creatore, delle azioni meravigliose di Dio, e per le esperienze e i ricordi, dolci eppure indimenticabili, della coesistenza, della conoscenza e della comprensione reciproca tra l’uomo e Dio. Giobbe era felice per il conforto e la gioia che gli derivavano dal conoscere la volontà del Creatore, e per la riverenza che scaturì dopo che ebbe visto quanto Egli fosse grande, meraviglioso, amorevole e fedele. La ragione per cui Giobbe riuscì ad affrontare la morte senza alcuna sofferenza era la consapevolezza che, morendo, sarebbe tornato accanto al Creatore. Furono le sue ricerche e le sue conquiste esistenziali a permettergli di affrontare la morte, a permettergli di affrontare con serenità la prospettiva che il Creatore si sarebbe ripreso la sua vita e, inoltre, di ergersi dinanzi a Lui immacolato e libero dalle preoccupazioni. Al giorno d’oggi, le persone possono conquistare il genere di felicità che possedeva Giobbe? Siete nelle condizioni necessarie per farlo? Dato che la risposta è sì, perché oggi gli uomini non sono in grado di vivere felicemente, come fece Giobbe? Perché non sono in grado di sfuggire alla sofferenza derivante dal timore della morte? Quando alcune persone affrontano la morte, se la fanno sotto senza riuscire a trattenersi; altre tremano, svengono, si scagliano contro il Cielo e contro l’uomo; altre ancora addirittura gemono e piangono. Queste non sono affatto le reazioni naturali che si verificano d’improvviso quando la morte si avvicina. Gli uomini si comportano in questi modi imbarazzanti principalmente perché, nel profondo del cuore, temono la morte, perché non hanno una conoscenza chiara e un apprezzamento della sovranità di Dio e delle Sue disposizioni, né tantomeno vi si sottomettono. Gli uomini reagiscono in questo modo perché vogliono soltanto organizzare e governare ogni cosa da soli, controllare il proprio destino, la propria vita e la propria morte. Non c’è da stupirsi, dunque, che non riescano mai a sfuggire al timore della dipartita.

6. Solo accettando la sovranità del Creatore si può tornare al Suo fianco

Quando una persona non ha una conoscenza e un’esperienza chiare della sovranità di Dio e delle Sue disposizioni, la sua conoscenza del destino e della morte sarà, per forza di cose, incoerente. Gli uomini non riescono a vedere chiaramente che tutto è nelle mani di Dio, non si rendono conto che Egli ha il controllo e la sovranità su ogni cosa, non riconoscono che l’uomo non può liberarsi di tale sovranità o sfuggirle. Perciò, quando giunge per loro il momento di affrontare la morte, non c’è fine alle loro ultime parole, alle loro preoccupazioni e ai loro rimpianti. Sono oppressi da una grande zavorra, riluttanza e confusione. Ciò li induce a temere la morte. Per qualunque persona nata in questo mondo, la nascita è necessaria e la morte inevitabile; nessuno può trascendere questo andamento delle cose. Se si desidera abbandonare questo mondo senza dolore, se si vuole essere in grado di affrontare l’ultimo momento decisivo della vita senza alcuna riluttanza o preoccupazione, l’unico modo è non lasciare rimpianti. L’unica maniera per andarsene senza rimpianti è conoscere la sovranità del Creatore, la Sua autorità, e sottomettersi a esse. Soltanto in questo modo si può stare lontani dai conflitti umani, dal male, dalla schiavitù di Satana, e soltanto in questo modo si può vivere una vita come quella di Giobbe, guidata e benedetta dal Creatore, una vita libera ed emancipata, piena di valore e di significato, onesta e sincera. Soltanto in questo modo ci si può sottomettere, come Giobbe, alle prove e alle privazioni da parte del Creatore, alle Sue orchestrazioni e disposizioni. Soltanto in questo modo si può adorare il Creatore per tutta la vita e ottenere la Sua lode, come fece Giobbe, udire la Sua voce, vederLo apparire. Soltanto in questo modo si può vivere e morire felicemente, come Giobbe, senza dolore, senza preoccupazioni, senza rimpianti. Soltanto in questo modo si può vivere nella luce, come Giobbe, e superare ogni momento decisivo della vita nella luce, completare tranquillamente il proprio viaggio nella luce, portare a termine efficacemente la propria missione – sperimentare, apprendere e arrivare a conoscere la sovranità del Creatore come esseri creati – e morire nella luce e, dopo, stare per sempre al Suo fianco come esseri umani creati, elogiati da Lui.

Non perdere l’opportunità di conoscere la sovranità del Creatore

I sei momenti decisivi descritti sopra sono fasi cruciali, predisposte dal Creatore, che ogni persona normale deve attraversare nella vita. Da una prospettiva umana, ciascuno di loro è reale, nessuno può essere aggirato e tutti hanno un legame con la predestinazione e la sovranità del Creatore. Perciò, per un essere umano, ciascuno di questi momenti decisivi è un punto di controllo importante, e tutti voi ora vi trovate ad affrontare la seria questione di come superarli con successo.

La manciata di decenni che compone una vita umana non è lunga né breve. La ventina d’anni che intercorre tra la nascita e la maggiore età passa in un batter d’occhio e, benché a questo punto dell’esistenza una persona sia considerata adulta, gli individui in questa fascia d’età non sanno quasi nulla della vita e del destino umani. Man mano che acquisiscono maggiore esperienza, entrano gradualmente nella mezza età. I trentenni e i quarantenni acquisiscono un’esperienza rudimentale della vita e del destino, ma le loro idee su queste cose sono ancora molto vaghe. Soltanto a quarant’anni alcuni cominciano a capire l’umanità e l’universo, che sono stati creati da Dio, e ad afferrare cosa siano la vita e il destino umani. Alcuni, pur essendo seguaci di Dio da molto tempo ed essendo ormai di mezza età, non riescono ancora ad acquisire una conoscenza e una definizione accurate della Sua sovranità, né tantomeno della vera sottomissione. Alcuni non si preoccupano d’altro che di provare a ricevere benedizioni e, pur essendo in vita da molti anni, non conoscono o non capiscono minimamente il fatto della sovranità del Creatore sul destino umano, perciò non hanno intrapreso un solo passo nell’apprendere la lezione pratica di sottomettersi alle orchestrazioni e alle disposizioni di Dio. Simili persone sono totalmente stupide, e vivono la vita invano.

Se i periodi dell’esistenza umana sono suddivisi in base al grado di esperienza di vita e alla conoscenza del destino umano, si possono scomporre approssimativamente in tre fasi. La prima è la giovinezza, ossia gli anni tra la nascita e la mezza età, o dalla nascita fino ai trent’anni. La seconda è la maturazione, dalla mezza età alla vecchiaia, o dai trenta ai sessant’anni. La terza è il periodo della maturità, che inizia a partire dalla vecchiaia, a sessant’anni, finché non si abbandona il mondo. In altre parole, dalla nascita alla mezza età, la conoscenza del destino e della vita di gran parte delle persone è una mera imitazione delle idee altrui e non ha quasi alcuna essenza reale e pratica. Durante questo periodo, la visione che un individuo ha della vita e il modo in cui si fa strada nel mondo sono alquanto superficiali e ingenui. Questo è il periodo giovanile. Solo dopo aver assaporato le gioie e i dolori della vita, si acquisisce una reale comprensione del destino, e si arriva pian piano – inconsciamente, nel profondo del cuore – a capire l’irreversibilità della sorte e ci si rende lentamente conto che la sovranità del Creatore sul destino umano esiste davvero. Questo è il periodo della maturazione. Quando una persona ha smesso di lottare contro il destino e non è più disposta a lasciarsi coinvolgere nei conflitti, ma conosce la propria sorte, si sottomette alla volontà del Cielo, riassume i propri successi ed errori nella vita e aspetta il giudizio del Creatore sulla propria esistenza, allora entra nel periodo della maturità. Considerando i vari tipi di esperienze e di conquiste che le persone ottengono in questi tre periodi, in circostanze normali il momento propizio per conoscere la sovranità del Creatore non dura molto. Se si vive fino a sessant’anni, si hanno soltanto trent’anni circa per conoscere la sovranità di Dio; se una persona necessita di più tempo, ciò è possibile soltanto se la sua vita è abbastanza lunga, se essa riesce a vivere un secolo. Perciò dico che, secondo le leggi normali dell’esistenza umana – benché abbia luogo un processo molto lungo da quando si incappa per la prima volta nell’argomento della conoscenza della sovranità del Creatore a quando si è in grado di riconoscerla, e da allora fino al momento in cui si riesce a sottomettervisi –, se si contano effettivamente gli anni, non ce ne sono più di trenta o quaranta durante i quali si ha l’opportunità di ottenere queste ricompense. Spesso le persone si lasciano trascinare dal desiderio e dall’ambizione di ricevere le benedizioni, tanto da non riuscire a distinguere dove si celi l’essenza della vita umana e non capire quanto sia importante conoscere la sovranità del Creatore. Simili persone non apprezzano questa preziosa opportunità di entrare nel mondo umano per sperimentare la vita umana e la sovranità del Creatore, e non si rendono conto di quanto sia prezioso per un essere creato ricevere la Sua guida personale. Dunque, vi dico, le persone che vogliono che l’opera di Dio finisca rapidamente, che desiderano che Egli predisponga la fine dell’uomo il prima possibile, in modo da poter ammirare immediatamente la Sua persona reale ed essere ben presto benedette; sono colpevoli del peggior tipo di disobbedienza ed estremamente stupide. Nel frattempo, i saggi tra gli uomini, quelli che possiedono il massimo acume, sono coloro che, nel loro tempo limitato, desiderano cogliere questa opportunità unica di conoscere la sovranità del Creatore. Questi due desideri diversi rivelano due visioni e due ricerche completamente diverse: coloro che cercano benedizioni sono egoisti e vili e non mostrano alcuna considerazione per la volontà di Dio, non cercano mai di conoscere la Sua sovranità, non desiderano mai sottomettervisi, mentre vogliono semplicemente vivere come meglio credono. Sono dei degenerati superficiali, e questa è la categoria di persone che verrà distrutta. Coloro che cercano di conoscere Dio sono in grado di accantonare i propri desideri, sono disposti a sottomettersi alla Sua sovranità e alla Sua disposizione, e provano a essere il tipo di persona che si sottomette alla Sua autorità e soddisfa il Suo desiderio. Simili persone vivono nella luce e tra le benedizioni di Dio, e saranno certamente elogiate da Lui. In ogni caso, la scelta umana è inutile, e gli esseri umani non hanno voce in capitolo sulla durata dell’opera di Dio. È meglio che le persone si mettano alla mercé di Dio e si assoggettino alla Sua sovranità. Se non ti metti alla Sua mercé, che cosa puoi fare? Dio subirà di conseguenza una qualche perdita? Se non ti metti alla Sua mercé e invece cerchi di assumere il comando, allora stai facendo una scelta stupida, e in definitiva sarai l’unico a subire una perdita. Soltanto se le persone collaborano il prima possibile con Dio, soltanto se si affrettano ad accettare le Sue orchestrazioni, a conoscere la Sua autorità e a comprendere tutto ciò che Egli ha fatto per loro, avranno una speranza. Solo in questo modo non avranno vissuto invano e otterranno la salvezza.

Nessuno può cambiare il fatto che Dio ha la sovranità sul destino umano

Dopo aver ascoltato tutto ciò che ho appena detto, la vostra idea di destino è cambiata? Come interpretate il fatto della sovranità di Dio sul destino umano? Per dirlo con parole semplici, sotto l’autorità di Dio ogni persona accetta attivamente o passivamente la Sua sovranità e le Sue disposizioni e, per quanto lotti nel corso della vita e per quante strade tortuose percorra, alla fine tornerà nell’orbita del destino che il Creatore ha tracciato per lei. Questa è l’insuperabilità dell’autorità del Creatore e il modo in cui la Sua autorità controlla e governa l’universo. È questa insuperabilità, questa forma di controllo e di governo, a essere responsabile delle leggi che dettano la vita di tutte le cose, a permettere agli esseri umani di reincarnarsi più volte senza interferenze, a far girare regolarmente il mondo e a farlo andare avanti, giorno dopo giorno, anno dopo anno. Avete assistito a tutti questi fatti e, in modo superficiale o profondo, li capite, e la profondità della vostra comprensione dipende dalla vostra esperienza e conoscenza della verità e dalla vostra conoscenza di Dio. Fino a che punto conosci la realtà della verità, fino a che punto hai sperimentato le parole di Dio, fino a che punto conosci la Sua essenza e la Sua indole: tutto ciò rappresenta la profondità della tua comprensione della Sua sovranità e delle Sue disposizioni. L’esistenza della sovranità e delle disposizioni di Dio dipende dal fatto che gli esseri umani si sottomettano a esse? Il fatto che Dio possieda questa autorità è determinato dal fatto che l’umanità vi si sottometta? L’autorità di Dio esiste a prescindere dalle circostanze. In tutte le situazioni, Dio detta e pianifica ogni destino umano e tutte le cose secondo i Propri pensieri e desideri. Ciò non cambierà in conseguenza del cambiamento degli uomini; è indipendente dalla volontà dell’uomo; non può essere alterato da alcun cambiamento temporale, spaziale e geografico, perché l’autorità di Dio è la Sua stessa essenza. Il fatto che l’uomo sia in grado di conoscere e di accettare la sovranità di Dio, di sottomettervisi oppure no, nessuna di queste considerazioni cambia minimamente la realtà della Sua sovranità sul destino umano. Vale a dire che qualunque atteggiamento l’uomo assuma verso la sovranità di Dio semplicemente non può cambiare il fatto che Egli ha la sovranità sul destino umano e su tutte le cose. Anche se non ti sottometti alla Sua sovranità, Egli domina ugualmente il tuo destino; anche se non sei in grado di conoscere la Sua sovranità, la Sua autorità esiste ugualmente. L’autorità di Dio e il fatto della Sua sovranità sul destino umano sono indipendenti dalla volontà umana, e non cambiano a seconda delle preferenze e delle scelte dell’uomo. L’autorità di Dio è ovunque, a ogni ora, in ogni istante. Il cielo e la terra finiranno, ma la Sua autorità non avrà mai fine, perché Egli è Dio Stesso, possiede l’autorità unica ed essa non è circoscritta o limitata dalle persone, dagli eventi o dalle cose, dallo spazio o dalla geografia. In ogni momento, Dio esercita la Sua autorità, manifesta la Sua potenza, continua la Sua opera di gestione come ha sempre fatto; in ogni momento regola tutte le cose, vi provvede, le orchestra come ha sempre fatto. Nessuno può cambiare tutto ciò. È un dato di fatto; è la verità immutabile da tempo immemorabile!

L’atteggiamento e la pratica adeguati per una persona che desidera sottomettersi all’autorità di Dio

Con quale atteggiamento l’uomo dovrebbe ora conoscere e considerare l’autorità di Dio e il fatto della Sua sovranità sul destino umano? Questo è un problema concreto che si pone a ogni persona. Quando affronti i problemi della vita reale, come devi conoscere e capire l’autorità di Dio e la Sua sovranità? Quando affronti questi problemi e non sai come comprenderli, gestirli e sperimentarli, quale atteggiamento devi adottare per dimostrare la tua intenzione e il tuo desiderio di sottometterti, e la realtà della tua sottomissione alla sovranità e alle disposizioni di Dio? Innanzitutto devi imparare ad aspettare, poi a cercare e quindi a sottometterti. “Aspettare” significa attendere il momento di Dio, attendere le persone, gli eventi e le cose che Egli ha predisposto per te, attendere che la Sua volontà ti si riveli gradualmente. “Cercare” significa osservare e comprendere le intenzioni premurose di Dio nei tuoi confronti attraverso le persone, gli eventi e le cose che Egli ha predisposto, capire la verità attraverso di essi, comprendere cosa gli esseri umani debbano compiere e quali cammini debbano seguire, quali risultati e obiettivi Dio intenda raggiungere negli esseri umani. “Sottomettersi”, naturalmente, si riferisce al fatto di accettare le persone, gli eventi e le cose che Dio ha orchestrato, accettando la Sua sovranità e, per suo tramite, arrivando a capire come il Creatore detti il destino dell’uomo, come lo doti della Sua vita e come gli instilli la verità. Tutte le cose sotto le disposizioni e la sovranità di Dio obbediscono a leggi naturali e, se decidi di lasciare che Egli disponga e detti ogni cosa per te, devi imparare ad aspettare, a cercare, e a sottometterti. Questo è l’atteggiamento che deve assumere chiunque voglia assoggettarsi all’autorità di Dio, la qualità fondamentale che deve possedere chiunque voglia accettare la Sua sovranità e le Sue disposizioni. Per tenere un simile atteggiamento, per possedere una simile qualità, dovete lavorare più sodo. Soltanto così potrete entrare nella vera realtà.

Accettare Dio come tuo unico Padrone è il primo passo per ottenere la salvezza

Quelle riguardanti l’autorità di Dio sono verità che ognuno deve considerare seriamente, sperimentare e comprendere con il cuore, perché influiscono sulla vita di ogni individuo, sul suo passato, presente e futuro, sui momenti decisivi che deve attraversare nella vita, sulla conoscenza umana della sovranità di Dio e sull’atteggiamento con cui deve affrontare la Sua autorità e, naturalmente, sul destino finale di ogni persona. Così occorre l’energia di una vita intera per conoscerle e comprenderle. Quando prenderai sul serio l’autorità di Dio, quando accetterai la Sua sovranità, ti renderai gradualmente conto e comprenderai la verità dell’esistenza della Sua autorità. Tuttavia, se non riconosci mai la Sua autorità e non accetti mai la Sua sovranità, per quanti anni tu possa vivere, non acquisirai la minima conoscenza della Sua sovranità. Se non conosci e non capisci davvero l’autorità di Dio, quando raggiungerai la fine della strada, anche se avrai creduto in Lui per decenni, resterai con un pugno di mosche e naturalmente non possiederai la minima conoscenza della Sua sovranità sul destino umano. Non è una cosa molto triste? Dunque, a prescindere da quanta strada hai percorso nella vita, da quanti anni hai ora, da quanto possa ancora durare il tuo viaggio, innanzitutto devi riconoscere l’autorità di Dio e prenderla seriamente, e accettare il fatto che Egli è il tuo unico Padrone. Acquisire una conoscenza chiara e accurata e comprendere queste verità riguardanti la sovranità di Dio sul destino umano è una lezione obbligatoria per tutti; è il segreto per conoscere l’esistenza umana e ottenere la verità. Questa è la vita della conoscenza di Dio, il suo basilare corso di apprendimento, che tutti devono affrontare ogni giorno e cui nessuno può sottrarsi. Se uno di voi vuole prendere delle scorciatoie per raggiungere questo obiettivo, ti dico ora che è impossibile! Se vuoi sottrarti alla sovranità di Dio, è ancora più impossibile! Dio è l’unico Signore dell’uomo, l’unico Padrone del destino umano, perciò è impossibile per l’uomo dettare la propria sorte e sfuggirle. Per quanto grandi siano le loro capacità, le persone non possono influenzare, né tantomeno orchestrare, disporre, controllare o cambiare il destino altrui. Soltanto Dio Stesso, l’unico, detta tutte le cose per l’uomo, perché soltanto Lui possiede l’autorità unica che detiene la sovranità sul destino umano; dunque soltanto il Creatore è l’unico Padrone dell’uomo. L’autorità di Dio detiene la sovranità non solo sull’umanità creata, ma anche sugli esseri non creati che nessun uomo può vedere, sulle stelle, sul cosmo. Questo è un fatto incontestabile, un fatto che esiste veramente, che nessuna persona o cosa può cambiare. Se uno di voi è ancora insoddisfatto di come stanno le cose, credendo di avere qualche competenza o capacità speciale, e pensando ancora di poter avere un colpo di fortuna e cambiare le circostanze attuali o altrimenti evitarle; se tenti di modificare il tuo destino mediante lo sforzo umano e quindi di distinguerti dai tuoi simili e di conquistare fama e fortuna, ti dico che ti stai complicando la vita, che stai soltanto cercando guai e che ti stai scavando la fossa da solo! Un giorno, prima o poi, scoprirai che hai fatto la scelta sbagliata e che i tuoi sforzi sono stati vani. La tua ambizione, il tuo desiderio di lottare contro il destino e la tua condotta erronea ti condurranno lungo una strada di non ritorno, e per questo pagherai un caro prezzo. Benché ora tu non veda la gravità delle conseguenze, continuando a sperimentare e a capire più profondamente la verità secondo cui Dio è il Padrone del destino umano, arriverai lentamente a renderti conto di cosa sto parlando oggi e delle sue reali implicazioni. Il fatto che tu abbia veramente un cuore e un’anima e che tu sia una persona che ama la verità oppure no, dipende dal tipo di atteggiamento che assumi verso la sovranità di Dio e verso la verità. Naturalmente, questo determina se tu sia davvero in grado di conoscere e di capire l’autorità di Dio. Se in vita tua non hai mai percepito la sovranità di Dio e le Sue disposizioni, né tantomeno hai riconosciuto e accettato la Sua autorità, sarai assolutamente inutile, e sarai senza dubbio oggetto dell’odio e del rifiuto di Dio a causa del percorso che hai intrapreso e della scelta che hai fatto. Coloro che, nell’opera di Dio, riescono ad accettare la Sua prova, la Sua sovranità, che si sottomettono alla Sua autorità e acquisiscono gradualmente un’esperienza reale delle Sue parole, avranno raggiunto una vera conoscenza della Sua autorità, una vera comprensione della Sua sovranità; si saranno davvero sottomessi al Creatore. Soltanto simili persone saranno state salvate veramente. Poiché hanno conosciuto la sovranità di Dio, poiché l’hanno accettata, il loro riconoscimento del fatto della sovranità di Dio sul destino umano e la loro sottomissione a esso sono reali e accurati. Quando affronteranno la dipartita, avranno in grado, come Giobbe, una mente che non si lascia scoraggiare dalla morte, e si sottometteranno alle orchestrazioni e alle disposizioni di Dio in tutte le cose, senza alcuna scelta e alcun desiderio individuale. Soltanto una persona simile sarà in grado di tornare accanto al Creatore come un vero essere umano creato.

17 dicembre 2013

Pagina precedente: Dio Stesso, l’Unico II

Pagina successiva: Dio Stesso, l’Unico IV

Sei disposto ad essere una pecora che ascolta la voce di Dio per accogliere il Suo ritorno?

Contenuti correlati

Pratica (8)

Ancora non capite i vari aspetti della verità, e ci sono ancora parecchi errori e deviazioni nella vostra pratica; in molti ambiti vivete...

Impostazioni

  • Testo
  • Temi

Colori omogenei

Temi

Carattere

Dimensioni carattere

Interlinea

Interlinea

Larghezza pagina

Indice

Cerca

  • Cerca in questo testo
  • Cerca in questo libro