Come perseguire la verità (31)

L’ultima volta abbiamo condiviso sull’abbandonare le proprie nozioni e fantasie riguardo a Dio incarnato, che rientra nell’argomento “Come perseguire la verità”, giusto? (Sì.) A questo proposito, abbiamo condiviso sull’argomento del “non metterLo sullo stesso piano dell’umanità corrotta” e all’interno di questo argomento abbiamo condiviso su come Dio incarnato consideri la sofferenza, il che coinvolge alcuni pensieri, punti di vista e opinioni sulla sofferenza. Condividere su come si dovrebbe considerare la sofferenza permette alle persone di avere pensieri e punti di vista corretti sulla sofferenza, mettendole in condizione di comprendere correttamente la sofferenza e di trattarla in modo corretto. Vale a dire, devi sopportare la sofferenza che ti spetta sopportare; se sopporti una sofferenza che non è quella che ti spetta sopportare, o che è inutile, Dio non la ricorderà. Se è la sofferenza che ti spetta sopportare e sopportarla è qualcosa che sei tenuto a fare, allora devi trattarla correttamente, accettarla da Dio e avere una mentalità di sottomissione; non dovresti lamentarti e non dovresti rifiutarla o eluderla, bensì comprenderla correttamente. Comprenderla correttamente significa considerare in modo corretto il significato della sofferenza, il valore della sofferenza, nonché ciò che si dovrebbe raggiungere e ciò che si dovrebbe guadagnare dopo aver sopportato la sofferenza. In breve, la sofferenza è qualcosa di cui tutti devono fare esperienza; tutte le persone che vivono nella carne devono soffrire. Che tu stia perseguendo una bella vita, perseguendo aspirazioni o perseguendo nella tua fede in Dio la verità per raggiungere la salvezza, la sofferenza è qualcosa di cui le persone devono fare esperienza e che dovrebbero trattare correttamente. Le persone devono considerare correttamente e comprendere correttamente la questione della sofferenza. Se è una sofferenza che si è tenuti a sopportare, la si dovrebbe accettare, ci si dovrebbe sottomettere e non ci si dovrebbe lamentare, non la si dovrebbe rifiutare e non la si dovrebbe eludere. Allo stesso tempo, nel mezzo della sofferenza si devono cercare la verità e le intenzioni di Dio. Naturalmente è ancora meglio se, nel processo della sofferenza, riesci a conoscere la tua corruzione e la tua ribellione, a conoscere le tue carenze e inadeguatezze e a conoscere quali verità e principi di condotta Dio ti permette di sperimentare, comprendere e guadagnare in questo ambiente o in questa situazione avversa. In breve, la sofferenza è qualcosa che tutti sono tenuti a sperimentare e accettare. Naturalmente, abbiamo anche condiviso che, se la sofferenza che si sopporta è necessaria e preziosa, è approvata da Dio ed è una sofferenza che le persone sono tenute a sopportare, allora questa è una sofferenza che riguarda la pratica della verità. Se la sofferenza che si sopporta non ha nulla a che fare con la pratica della verità, se è una sofferenza creata dall’uomo o una sofferenza perseguita per volontà umana, allora questa non è la sofferenza che sosteniamo. Creare ad arte alcune difficoltà e alcuni problemi, creare ad arte dei guai, e poi fare di tutto per sperimentarli: tutto questo non è necessario ed è superfluo. Inoltre, neanche la sofferenza che le persone sopportano per soddisfare le loro ambizioni e i loro desideri, per soddisfare la loro brama di prestigio o per soddisfare i loro desideri egoistici è necessaria. La natura del sopportare questo tipo di sofferenza è diversa da quella della vera sofferenza, la sofferenza sopportata per guadagnare la verità e ottenere veri guadagni. Abbiamo condiviso su questo aspetto, non è vero? (Sì.) Come considerate ora la questione della sofferenza? (Prima, nel mio cuore avevo molti punti di vista e comprensioni distorti riguardo alla sofferenza, credendo che quando si trattava di fare il mio dovere, a prescindere da come soffrissi e da che tipo di sofferenza sopportassi, Dio l’avrebbe accettata e approvata. È stato solo dopo che Dio ha condiviso su quale tipo di sofferenza Dio approva e quale tipo di sofferenza è volta a praticare la verità che ho iniziato a discernere i miei punti di vista fallaci sulle cose. Ed è stato solo allora che ho iniziato a riflettere su come tratto la sofferenza e su quale sofferenza che ora sopporto sia una sofferenza artificiosa e superflua, su quale sofferenza sopporti per i miei desideri egoistici, per fama, guadagno e prestigio personali o per ambizioni e desideri, e su quale sofferenza sia tenuto a sopportare e quale non dovrei rifiutare. Per esempio, la sofferenza sopportata al fine di comprendere la verità e praticare la verità, la sofferenza sopportata per rendere testimonianza a Dio, la sofferenza sopportata per fare bene il mio dovere e soddisfare Dio e la sofferenza sopportata ai fini della trasformazione dell’indole: la sofferenza di questo genere deve essere sopportata e ciò che si guadagna dopo aver sopportato questa sofferenza è la verità. Solo dopo che Dio ha condiviso al riguardo ho imparato che devo comprendere correttamente la questione della sofferenza e che non dovrei essere oppositivo verso la sofferenza che mi spetta sopportare, bensì accettarla e sottomettermi, sforzandomi di andare avanti a poco a poco. Spero un giorno di poter raggiungere il punto di pregare Dio come fece Pietro, desiderando che il castigo e il giudizio di Dio non mi lascino ed essendo in grado di accettare la sofferenza del giudizio e del castigo, e delle prove e dell’affinamento, in modo da poter avere un vero ingresso nella vita.) Devi trattare correttamente la questione della sofferenza e devi averne una comprensione pura. In breve, quando si tratta di una sofferenza che non è quella che sei tenuto a sopportare, non creare avversità né vari tipi di ostacoli per renderti le cose difficili. Il renderti le cose difficili è privo di umanità ed è anche irrazionale. La cosa più importante è che, a prescindere da come tu ti renda le cose difficili, che si tratti di superare alcuni dei tuoi problemi o di creare dei guai per renderti le cose difficili, ciò che alla fine guadagnerai sarà al massimo la soddisfazione delle tue ambizioni e dei tuoi desideri personali, o la tua gratificazione emotiva, ma non avrai veramente guadagnato la verità realtà. Se la sofferenza che sopporti è volta a salvaguardare l’esistenza delle cose positive, a salvaguardare l’esistenza della giustizia e a salvaguardare gli interessi della casa di Dio ed è una sofferenza che sopporti per essere devoto, per adempiere le tue responsabilità e per raggiungere il punto di sottometterti a Dio e soddisfarLo, allora sopportare tale sofferenza è prezioso e significativo; è la sofferenza che si è tenuti a sopportare. Se la sofferenza che sopporti è volta a salvaguardare il tuo orgoglio, il tuo prestigio e la tua reputazione, a soddisfare i tuoi desideri egoistici e le tue ambizioni e a guadagnare prestigio e grande fama tra le persone, eppure sopportandola non salvaguardi gli interessi della casa di Dio e non salvaguardi le cose positive e non la sopporti al fine di adempiere le tue responsabilità, tanto meno per raggiungere il punto di avere devozione e il punto di soddisfare Dio, allora tutta questa sofferenza è una sofferenza inutile e priva di valore. Anche se la sopporti, lo fai invano. Dovresti evitare tale sofferenza il più possibile. Come puoi riuscire a evitarla? È facile da fare? (Dovremmo innanzitutto accettare da Dio i punti di vista corretti sulla sofferenza e poi sul loro metro valutare noi stessi a poco a poco nelle nostre esperienze. Quando ci renderemo conto che tale sofferenza è priva di valore, non sopporteremo più una simile sofferenza inutile.)

Alcune chiese si trovano in aree in cui le condizioni di vita sono dure. Gli ambienti per il vitto e l’alloggio sono scadenti e persino avere un bicchiere d’acqua pulita è un’impresa, ma ti viene richiesto di fare il tuo dovere lì: cosa dovresti fare in questa situazione? Supponiamo che tu pensi: “La sofferenza che deriva da queste condizioni esterne non è quella che mi spetta sopportare. Sono nato per svolgere il lavoro della chiesa; sono un leader e dovrei godere di un trattamento migliore di quello delle persone comuni. Le condizioni di vita qui sono troppo dure, il che influisce sul mio umore e mi impedisce di svolgere bene il mio lavoro. Così non va. Questo ambiente ostile non è adatto a fare il mio dovere. Devo trasferirmi in un posto con un bel paesaggio e un ambiente gradevole per fare il mio dovere. Devo inoltre avere una buona casa ospitante, dove il cibo sia gustoso e io possa dormire comodamente, dove ci sia l’aria condizionata all’interno e bei paesaggi e posti per passeggiare all’esterno. Quello è il tipo di posto adatto per fare il mio dovere”. E di conseguenza scegli di lasciare quel luogo inospitale e di trovare un posto con un bell’ambiente per fare il tuo dovere. Com’è praticare in questo modo? (Non va bene.) Alcune persone dicono: “Non hai detto Tu di non crearci dei guai? Venire in questo ambiente povero e ostile dove il vitto e l’alloggio sono scadenti non è forse procurarmi dei guai e procurarmi sofferenza? Poiché questo è andarsi a cercare sofferenza e guai e creare ostacoli al lavoro, allora dovrei trovare un posto che sia privo di guai”. È accettabile agire in questo modo? (No.) DiteMi, c’è qualcuno che comprende le cose in questo modo? (Sì.) È giusto comprenderle in questo modo? (No, questo tipo di comprensione è un po’ distorto.) Perciò, quando vi imbattete in un ambiente avverso di questo tipo, dove l’ambiente per il vitto e l’alloggio è scadente, il cibo e le bevande sono poco igienici, ci sono sempre mosche, zanzare e ogni sorta di insetti che volano in giro, dormite su un duro letto di legno, la trapunta è umida e sporca, non riuscite a dormire bene la notte, non c’è un posto tranquillo per tenere riunioni, l’ambiente non è sicuro e, per di più, il regime di Satana vi compie persecuzioni e cacce all’uomo, allora non direste che siete destinati a sopportare molta sofferenza in un simile ambiente? (Sì.) Ma in questo posto c’è una chiesa e c’è del lavoro da svolgere, quindi cosa dovresti fare? Sopporteresti questa sofferenza o no? (Dobbiamo sopportarla.) Come questione di dottrina, le persone sono in grado di accettare ciò e sapere che devono sopportare questa sofferenza, ma perché devono sopportarla? (Poiché lo richiede il lavoro della chiesa, così come il nostro dovere, questa sofferenza deve essere sopportata.) Questo è il lavoro che sei tenuto a svolgere e questa è la responsabilità che sei tenuto ad adempiere. Quando le cose stanno così, ciò riguarda la questione che tu sia devoto nel fare il tuo dovere oppure no. Non puoi considerare se l’ambiente sia confortevole, né puoi agire in base al fatto che la tua carne sia a suo agio o provi dolore; non puoi basarti su questi sentimenti. Devi tentare ogni modo possibile per superare le varie difficoltà al fine di adempiere le tue responsabilità e il tuo dovere. Alcune persone dicono: “Io non ci vado. Troverò qualcuno di adatto che vada a fare questo lavoro e a sopportare questa sofferenza. Risparmierò le mie energie per svolgere qualche altro lavoro importante e non dovrò sopportare questa sofferenza inutile”. Comprenderlo in questo modo è corretto? (No. Se è assodato che quello è il posto in cui sono tenuto ad andare e che c’è del lavoro che sono tenuto a svolgere, ma io per paura di soffrire dispongo che lo faccia qualcun altro, questo è essere elusivo e battere la fiacca.) Se è assodato che quello è il posto in cui sei tenuto ad andare e che c’è del lavoro che sei tenuto a svolgere, un dovere che sei tenuto a fare e problemi che sei tenuto a gestire lì, eppure tu non ci vai e invece inventi ogni sorta di scuse e ragioni per farci andare qualcun altro, questa è mancanza di devozione ed è eludere e rifiutare le avversità. Il motivo principale per cui faresti andare qualcun altro non è che sarebbe scomodo per te andarci, né che andarci sia facoltativo per te, ma che lì l’ambiente è cattivo e le condizioni di vita scadenti e hai paura di sopportare la sofferenza: ecco perché non sei disposto ad andarci. Se hai questa mentalità e questo tipo di intenzione, questo è essere privo di devozione ed è eludere la sofferenza e rifiutare di sopportarla. Devi accettare la sofferenza che sei tenuto a sopportare: a prescindere dal numero di difficoltà, non puoi sottrarti; per quanto pericolo vi sia, devi affrontarlo; e, anche se lì si sta verificando qualche tipo di disastro, devi andarci, non puoi eluderlo e devi affrontare le difficoltà di petto. Questo si chiama essere devoto. Supponiamo che, sebbene tu sappia che andare lì farà soffrire la tua carne e che ci sarà pericolo, non lo rifiuti né ti sottragga e sia persino capace di sfidare il pericolo e superare le difficoltà per essere in prima linea, per il lavoro della chiesa e per fare bene il tuo dovere. Questo si chiama essere devoto, questo si chiama adempiere le tue responsabilità e questo si chiama tener conto delle intenzioni di Dio. Essere in grado di rimanere saldi nella propria testimonianza in un ambiente avverso è ciò che le persone devono raggiungere ed è anche la pratica che le persone dovrebbero possedere, non è così? (Sì.) Quando ti imbatti in questo tipo di situazione, devi comprenderla in questo modo e praticare in questo modo.

Se vai da qualche parte a fare il tuo dovere e lì le condizioni di vita sono buone, l’ambiente è gradevole, il cibo è molto buono, in quanto puoi mangiare carne quasi a ogni pasto, e anche l’alloggio è molto confortevole, con il riscaldamento in inverno e l’aria condizionata in estate, e tutte le condizioni sono molto buone, come dovresti trattare questo tipo di ambiente di lavoro quando ti ci imbatti? Alcune persone dicono: “Lavorare in un ambiente come questo è davvero piacevole. Se svolgo il mio lavoro in questo posto, sto indulgendo nelle comodità? Sto mancando di devozione verso il mio dovere? Ciò non è forse sbagliato?” Se ti imbatti in un ambiente come questo con buone condizioni di vita, in che modo lo comprendi? (Per prima cosa, devo determinare se ciò sia necessario per il lavoro della chiesa. Se il lavoro richiede che io faccia il mio dovere in questo posto, allora dovrei trattare tale ambiente correttamente, non indulgere nelle comodità e non concentrarmi sul mangiare bene o sull’indossare bei vestiti, bensì sul fare bene il mio dovere; solo questo è essere qualcuno dotato di coscienza e ragione. Se invece il lavoro non richiede che io faccia il mio dovere lì e io scelgo deliberatamente un posto con buone condizioni di vita per un maggiore godimento della carne, allora questo è indulgere nelle comodità.) Anche se ti trovi in un ambiente con buone condizioni di vita, non dovresti permettere che ti impedisca di fare bene il tuo dovere. Non dovresti indulgere in un simile ambiente di vita; fai semplicemente ciò che ti spetta e fai il tuo dovere nel modo in cui va fatto. Se la famiglia ospitante si prende cura di te in modo speciale perché sei un leader o un lavoratore, dandoti buon cibo da mangiare e belle cose da usare e riservandoti alcune attenzioni speciali e un trattamento speciale, e tu pensi: “Devo accettare questo da Dio. È una grazia da parte di Dio ed è ciò di cui mi spetta godere, quindi ne godrò e basta. Non posso rifiutare”, allora è sbagliato che la pensi in questo modo. In realtà, il modo in cui la famiglia ospitante ti tratta e si prende cura di te è molto migliore di come agisce quando ospita fratelli e sorelle comuni; ha già superato di gran lunga gli standard e i principi dell’ospitare. Quindi come dovresti trattare questa situazione? (Devo imparare a rifiutare.) Come dovresti rifiutare? (Per prima cosa, dovrei condividere chiaramente con la famiglia ospitante sui principi dell’ospitare, dicendo loro che non dovrebbero riservare attenzioni speciali a leader e lavoratori solo perché hanno prestigio, poiché questo rende facile ai leader e ai lavoratori indulgere nelle comodità. Inoltre, io stesso devo imparare a rifiutarli, non godendo di questo trattamento speciale. Dovrei mostrare il mio rifiuto attraverso la mia condotta effettiva e attraverso le mie azioni.) Devi accettare questo da Dio, allora? (No.) Tu stesso devi saper discernere le situazioni e sapere come trattarle di conseguenza. Alcune persone dicono: “Questo è semplicemente il modo in cui la famiglia ospitante vive. Se rifiuto, non è forse rifiutare la grazia di Dio? Non è andarmi a cercare dei guai? I leader e i lavoratori dovrebbero godere di buone condizioni di ospitalità quando svolgono il loro lavoro”. Questa comprensione è corretta? (No.) Questa comprensione è certamente sbagliata. Se arrivi in un posto che si trova in un’area in cui le condizioni di vita sono molto buone, e anche ciò che la famiglia ospitante ti fornisce rientra nelle spese e nelle necessità normali della sua vita quotidiana e questa è semplicemente la norma nella sua vita, allora dovresti rispettare le sue abitudini di vita. Semplicemente, quelle sono le condizioni di vita locali. Se tu rifiutassi, sembrerebbe un po’ affettato; dovresti accettare la cosa da Dio e trattarla correttamente, dovresti ringraziare Dio per la grazia che ti dona e non dovresti cercare di crearti sofferenze. Se però il trattamento che la famiglia ospitante ti riserva supera i suoi standard di vita quotidiani, il che significa che si prende cura di te in modi speciali, allora questo non è in conformità ai principi. Dovresti rifiutare e dovresti condividere sui principi con loro; non dovresti arrecare loro disturbo. Non è così che dovresti praticare? (Sì.) Se accampi scuse, dicendo: “Questo è semplicemente il loro normale standard di vita; mangiano in modo sontuoso ogni giorno e hanno sempre a disposizione ogni tipo di frutta fresca, quindi anch’io dovrei godere di queste cose”, è giusto che tu accampi simili scuse? (No.) Questo è indulgere nelle comodità. Alcune persone, una volta che arrivano in un posto con buone condizioni di vita, non vogliono andarsene e vi rimangono per un tempo particolarmente lungo. Temono che se andassero da qualche altra parte dovrebbero sopportare la sofferenza, quindi inventano ogni sorta di scuse per non andarci. Anche se c’è del lavoro altrove, con problemi che devono gestire, ci vanno solo per portare a termini i compiti in un paio di giorni e poi si affrettano a tornare in quel bel posto. Questo non è forse avere paura di sopportare la sofferenza? (Sì.) Questo è avere paura di sopportare la sofferenza ed è indulgere nelle comodità. Costoro viziano la loro carne finché non diventano grassocci e di bell’aspetto e inventano comunque ragioni e scuse, dicendo: “Se non mangio bene, o non sto in un bel posto, e mi ammalo, questo non influirà su come faccio il mio dovere di leader? Per svolgere bene il lavoro, devo viziare la mia carne, mantenerla in salute ed essere pieno di energia; solo allora sarò efficiente nel fare il mio dovere”. Queste non sono forse queste? (Sì.) Questo è accampare scuse per indulgere nelle comodità. In breve, che si tratti di un ambiente avverso o di un ambiente comodo, dovresti essere in grado di evitare di esserne influenzato o limitato. Se non vi sono avversità, non creartele; se vi sono, non rifiutarle. Se l’ambiente in cui ti imbatti richiede sofferenza, devi sopportarla; per quanto grandi siano le avversità, devi superarle. Lo scopo del superarle è fare meglio il tuo dovere, non rendere deliberatamente la vita difficile alla tua carne. Per quanto grandi siano le difficoltà, non dovresti rifiutarle né eluderle; invece, dovresti pensare a ogni sorta di modi per svolgere bene il lavoro, fare bene il dovere che ti spetta, dire ciò che va detto e gestire e risolvere i problemi, e poi potrai andartene. Questo sarebbe appropriato. Quando vai in un posto con buone condizioni di vita, devi anche lì essere in grado di fare il tuo dovere e il tuo lavoro normalmente, senza sviluppare attaccamento per le comodità e il godimento della carne e concentrandoti invece nel tuo cuore sul fare bene il lavoro. Naturalmente, in un simile ambiente, non hai bisogno di creare ulteriori difficoltà per renderti le cose difficili oppure per offrire lealtà o esprimere la tua determinazione a Dio. Invece, non dovresti essere influenzato da questo ambiente, non dovresti indulgere nelle comodità della carne e non dovresti degenerare. Non dovresti permettere che le buone condizioni di vita e l’ambiente confortevole influiscano sull’avanzamento del lavoro o sulla tua determinazione a soffrire e sulla tua devozione verso il tuo dovere. In un ambiente comodo, devi comunque adempiere le tue responsabilità e fare bene il tuo dovere. Se c’è del lavoro altrove e tu devi andarci, allora devi andarci. Non puoi farti prendere così tanto dal tuo godimento da dimenticare i tuoi doveri e non voler andare da nessun’altra parte solo perché la tua carne gode di comodità ed è a suo agio e qui hai una vita piacevole. È sbagliato. Questo è rifiutarti di sopportare la sofferenza, è indulgere nelle comodità ed è mancanza di devozione verso il tuo dovere. Non è così? (Sì.)

Indipendentemente dal fatto che vi siano o meno avversità nell’ambiente in cui fai il tuo dovere, nel tuo ambiente di lavoro o nel tuo ambiente di vita, in breve, dovresti comprendere correttamente la questione della sofferenza e dovresti anche trattarla razionalmente, con un atteggiamento corretto. Se la sofferenza che sopporti è volta a fare bene il tuo dovere, a essere in grado di praticare in conformità alle verità principi, a offrire la tua devozione e a essere in grado di sottometterti alle orchestrazioni e alle disposizioni di Dio, allora dovresti accettarla. Per quanto grandi siano le difficoltà, devi superarle e devi sopportarle; non dovresti rifiutarle né eluderle. Se invece non vi sono avversità né difficoltà, mangi bene, vivi comodamente e per molto tempo non affronti alcuna condizione avversa, se tutto va bene sotto ogni aspetto, allora non dovresti sentirti turbato interiormente. In un simile ambiente di comodità, ancor di più dovresti acquietare il tuo cuore dinanzi a Dio, fare le tue devozioni spirituali in modo appropriato, munirti della verità e arricchire la tua comprensione. Dovresti riflettere su quali siano state le tue inadeguatezze in questo periodo o su quali forme di indole corrotta tu abbia rivelato e debba conoscere ed eliminare cercando la verità. Poi guarda quali problemi hai ancora, quali problemi non sai come risolvere, di quali aspetti della verità sei ancora sprovvisto e quali aspetti sono quelli in cui devi entrare e che devi migliorare. Questa è la via di pratica per trattare correttamente la questione della sofferenza e per trattare correttamente gli ambienti che Dio predispone per te. Se questa è la tua via di pratica, fondamentalmente non sarai mai influenzato dall’ambiente esterno. Per quanto grande sia l’avversità nell’ambiente esterno, fintanto che si riesce ad avere un obiettivo corretto e una corretta direzione di perseguimento nel proprio cuore, si riesce a rimanere quieti dinanzi a Dio, si riesce a pensare a quali siano le verità principi e a come praticare quando ci si imbatte nelle questioni e poi a formulare giudizi corretti e a praticare correttamente, trattando la questione della sofferenza in questo modo, alla fine si guadagneranno alcune delle cose positive che si dovrebbero guadagnare. Per esempio, a volte mentre fai il tuo dovere potresti imbatterti in problemi importanti che devono essere gestiti urgentemente, il che ti richiede di alzarti presto e andare a letto tardi, o di saltare i pasti, oppure di percorrere lunghe distanze e attraversare montagne e crinali. In particolare, alcuni luoghi remoti non sono accessibili in auto e non hanno nemmeno un sentiero percorribile in bicicletta, quindi puoi arrivarci solo a piedi. Ebbene, come dovresti agire quando ti trovi di fronte a un ambiente avverso come questo? Questi sono alcuni tipi particolari di avversità. Quando ti imbatti in questi ambienti, non puoi rifiutarli né eluderli. Questa è la sofferenza che sei tenuto a sopportare; per fare bene il tuo dovere, devi sopportare tale sofferenza. Tuttavia, alcune circostanze speciali devono essere trattate diversamente. Per esempio, in alcune aree in cui ci sono chiese, le condizioni sono molto avverse, con il PCC che compie arresti freneticamente. Alcuni leader e lavoratori sono stati arrestati e alcuni fratelli e sorelle sono sotto stretta sorveglianza da parte del PCC. Il lavoro della chiesa è stato gravemente influenzato e deve essere gestito. Se ti rechi lì, rischi di essere arrestato e la tua vita potrebbe persino essere in pericolo. In tali situazioni, devi esercitare un po’ di saggezza. Puoi comunicare per lettera, oppure far riunire i supervisori locali in un’altra area per condividere, e aiutarli a gestire il successivo lavoro di controllo in modo che il lavoro della chiesa possa mettersi sulla strada giusta il prima possibile. In breve, in tali ambienti pericolosi, devi essere particolarmente cauto e non puoi correre rischi. In alcune situazioni puoi provare a correre un rischio, ma in altre non è appropriato farlo. In ogni caso, una volta compresa correttamente la questione della sofferenza, dovresti riflettere su te stesso alla luce di questi pensieri e punti di vista corretti. Guarda la sofferenza che affronti nella tua vita e mentre fai il tuo dovere. Vedi quale tipo di sofferenza è la sofferenza che devi sopportare e quale tipo di sofferenza è la sofferenza conforme alle verità principi: questo è il tipo di sofferenza che devi sopportare; devi accettarla da Dio. Vedi quale tipo di sofferenza non è necessaria ed è solo un guaio che ti sei creato da solo: a prescindere da quanta sofferenza di questo tipo tu sopporti, Dio non la ricorderà. Se qualcun altro crea dei guai che influiscono sul lavoro della chiesa e a te spetta sistemare questo pasticcio e adempiere le tue responsabilità, allora non puoi lamentarti; devi occuparti di qualunque cosa tu sia tenuto a gestire. Per esempio, alcune persone danneggiano le attrezzature, i dispositivi e altri oggetti della chiesa o compiono sconsideratamente malefatte che causano una situazione avversa, oppure persone confuse o persone di scarsa levatura rovinano qualcosa: questo deve essere gestito da te. In tali momenti, non puoi dire: “Chi è causa del suo mal pianga sé stesso. La cosa non ha niente a che fare con me. Questa non è una sofferenza che spetta a me sopportare; mi rifiuto di accettare questo dovere!” È giusto parlare in questo modo? (No, questo è non essere devoti e non avere senso di responsabilità.) Anche questo riguarda la devozione di una persona. Se è qualcosa che spetta a te fare, allora devi andare a occupartene e gestirlo. Anche se gestirlo significa rimediare a un disastro, devi comunque andarci. Non devi discutere e non devi lamentarti, dicendo: “Queste persone confuse, queste persone stolte di scarsa levatura hanno creato questo pasticcio, quindi perché dovrei essere io a sistemarlo? Non starei sopportando una sofferenza al di là del necessario? Questa situazione è stata causata dalle persone; non è venuta da Dio”. Sbagli a parlare in questo modo. Può darsi che sistemare il pasticcio e raccogliere i cocci non sia il tuo dovere e non rientri nell’ambito del tuo lavoro, ma questa questione riguarda gli interessi della casa di Dio, quindi come dovresti trattarla? Se non vai a sistemare questo pasticcio, il lavoro della chiesa verrà ritardato e gli interessi della casa di Dio subiranno una perdita. Tuttavia, per sistemare questo pasticcio, devi pronunciare molte parole per condividere sulla verità e risolvere i problemi. In questa situazione, sei capace di perseverare nel risolvere tutti i problemi e di svolgere bene il lavoro fino in fondo? Altre persone non hanno risolto i problemi e non hanno svolto bene il lavoro, quindi tu devi impegnarti di più per risolvere i problemi e svolgere bene il lavoro fino in fondo; solo questo ti rende adatto a essere utilizzato da Dio. Quando ti è richiesto di soffrire, devi sopportarlo; a prescindere da quanti problemi ci siano, devi risolverli. Quando nel lavoro si presentano queste difficoltà, continui a svolgerlo o no? (Dobbiamo svolgerlo comunque.) Che il tuo ambiente di vita sia buono o cattivo e indipendentemente da quale sia il tuo umore, devi svolgere bene il lavoro che Dio ti ha affidato e devi fare bene questo dovere. Se non vuoi accettare questo dovere, puoi tirartene fuori; la casa di Dio non ti costringerà. Ma, dal momento che lo hai accettato, dovresti farlo bene. Specialmente quando riguarda il lavoro di diffusione del Vangelo, tutto il popolo eletto di Dio ha una responsabilità. Anche se affronti difficoltà o devi sopportare grandi sofferenze, devi perseverare nel farlo. Perché dico questo? (Perché questo riguarda il nostro dovere e le persone dovrebbero salvaguardare gli interessi della casa di Dio.) Le questioni che riguardano il dovere di una persona non sono una cosa semplice. Da un lato, riguardano l’ingresso nella vita delle persone e, allo stesso tempo, riguardano il compiere la volontà di Dio. Pertanto, nell’affrontare questi problemi, le persone dovrebbero cercare la verità per risolverli e dovrebbero compiere il loro dovere per salvaguardare gli interessi della casa di Dio: questa è una responsabilità ineludibile! Avere una responsabilità ineludibile significa essere devoto e adempiere le tue responsabilità. Qualsiasi problema o difficoltà incontri, non lamentarti e, quando sei arrabbiato, non sfogarti sul lavoro della chiesa. Svolgi il lavoro esattamente come dovrebbe essere svolto; organizza riunioni e condividi sui principi con le persone e poi sistema questo pasticcio, in modo che il lavoro della chiesa si metta sulla strada giusta e il lavoro che ha subìto ritardi torni alla normalità. Per esempio, in passato, alcune persone confuse e persone malevole avevano il potere e prestavano servizio come leader. Hanno ridotto l’efficienza del lavoro della chiesa o lo hanno paralizzato, facendo subire perdite al lavoro della casa di Dio. Ora tu devi affrettarti a rimediare, apportando adeguate modifiche al personale, apportando adeguate modifiche ai piani e ai metodi di lavoro e escogitando ogni sorta di modo per accelerare le cose. Magari prima lavoravi otto ore al giorno; ora, ogni giorno lavori due ore in più per riportare il lavoro a regime e compensare le perdite avvenute nel lavoro. Questo si chiama essere devoto. Questa sofferenza deve essere sopportata. Sopportare questa sofferenza è significativo e prezioso; è una buona azione e Dio la ricorderà. Così facendo, stai praticando la verità. A cosa si riferisce qui il praticare la verità? Significa offrire la tua devozione, salvaguardare gli interessi della casa di Dio e compensare le perdite subite dal lavoro. Questo è praticare la verità e questo si chiama compiere una buona azione. Può darsi che nel periodo in cui svolgi questo lavoro tu sia molto occupato: puoi riposare solo dopo mezzanotte e ti alzi prima dell’alba. Mangi in fretta e poi ti precipiti di nuovo a darti da fare con il lavoro. Questo perché il lavoro è proprio lì davanti a te: ci sono così tante modifiche al personale da apportare e così tante questioni da gestire. Andare a letto presto non va bene, poiché alcuni lavori non sono ancora stati finiti. Nemmeno alzarsi tardi va bene, poiché tutti aspettano che tu disponga il lavoro; devi pianificare il lavoro da fare oggi prima che tutti si alzino e poi disporlo e assegnarlo. Soffri molto durante questo mese. La tua carne è un po’ esausta e affaticata, hai meno tempo per riposare rispetto a prima e hai perso molto peso ma, dopo che hai perseverato per un mese, l’avanzamento del lavoro della chiesa diventa normale sotto ogni aspetto e tutto è finalmente sistemato. Cosa significa che tutto è sistemato? Significa che le persone assegnate a ogni incarico sono tutte adatte; nessuno causa intralci e disturbi o crea problemi, nessuno declama slogan o sciorina idee altisonanti e nessuno è sempre negativo. Tutti sono in grado di fare il loro dovere normalmente e le persone assegnate a ogni incarico sono competenti nel loro lavoro. Non ci sono fannulloni e non ci sono parassiti. Tutti gli aspetti del lavoro procedono normalmente in conformità ai requisiti delle disposizioni lavorative, stanno producendo risultati e sono sulla strada giusta. Solo allora sei qualcuno che vive dinanzi a Dio. Se sei in grado di cercare la verità per risolvere qualsiasi difficoltà incontri e fai bene ciò che rientra nell’ambito del tuo lavoro, allora vale la pena sopportare tutta questa sofferenza? (Sì.) Ne vale la pena eccome! Alcune persone sopportano un po’ di sofferenza per compiere i loro doveri e, quando superano i quaranta o i cinquant’anni, sviluppano dei piccoli malanni. Alcune hanno ronzii cranici o acufeni, mentre altre soffrono di spondilosi cervicale o di dolori alla parte bassa della schiena e alle gambe. Sebbene abbiano sopportato un po’ di sofferenza, hanno adempiuto le loro responsabilità e salvaguardato il lavoro della chiesa. In cambio di queste patologie e di questi dolori, hanno guadagnato la devozione a Dio e hanno guadagnato l’accettazione e l’approvazione di Dio e il ricordo da parte Sua. Direste che ne vale la pena? (Sì.) Ogni esperienza in cui soffri, ogni esperienza in cui salvaguardi il lavoro della casa di Dio e ogni esperienza in cui offri la tua devozione sono un ricordo meraviglioso per te; sono tutti i ricordi più meravigliosi che si formano mentre fai il dovere di un essere creato. A volte, quando senti questi dolori e disturbi nel tuo corpo e poi rifletti sulla sofferenza che hai sopportato nel corso di questi anni facendo il tuo dovere, nonché sui risultati che hai ottenuto in termini di vita e in termini di lavoro, sentirai che ne vale la pena, non avrai rimpianti e proverai un senso di conforto nel cuore. DiteMi, vale la pena sopportare questa sofferenza? (Sì.) Ne vale la pena eccome! Come nasce questo senso di conforto nel tuo cuore? (Soffrendo e pagando un prezzo per salvaguardare il lavoro della casa di Dio.) Dalla sofferenza guadagni un senso di conforto perché queste cose che fai e questo lavoro che svolgi sono tutte cose positive, salvaguardano tutte l’esistenza della causa della giustizia, salvaguardano tutte gli interessi di Dio e gli interessi della casa di Dio e sono tutte praticare la verità e seguire la via di Dio. La tua coscienza non ti accusa, quindi guadagni un senso di conforto nel cuore. Tutta questa sofferenza che sopporti è volta a salvaguardare l’esistenza delle cose positive. Quali cose positive? (Per esempio, il normale avanzamento del lavoro della chiesa, il normale avanzamento del lavoro del Vangelo, gli interessi della casa di Dio e così via: queste sono tutte cose positive.) Corretto. Salvaguardi l’esistenza delle cose positive, assicurandoti che ogni aspetto del lavoro della chiesa proceda normalmente e in modo efficiente, che tutti stiano facendo un dovere adatto a loro e che tutti siano in grado di sottomettersi alle disposizioni della casa di Dio. Nessuno causa intralci e disturbi e nessuno trascura i compiti che gli spettano ed è un parassita. Tutte le disposizioni del personale e quelle lavorative sono adatte e appropriate. Se qualcuno causa intralci e disturbi, sei capace di scoprirlo e fermarlo tempestivamente e di condividere sulla verità per risolvere questo problema. Se la persona che causa intralci e disturbi è in grado di accettare la verità e, dopo che hai ripetutamente condiviso con lei, l’hai aiutata e le hai dato l’opportunità di pentirsi, alla fine cambia, allora questo è il risultato del tuo lavoro ed è una cosa positiva. Se non accetta la verità e, dopo molteplici cicli di condivisione, aiuto e potatura, rimane ancora incorreggibile, continua a causare intralci e disturbi e dà sempre sfogo alla negatività, dovrebbe essere tempestivamente allontanata e gestita. Tutto questo non è forse salvaguardare l’esistenza delle cose positive? (Sì.) Inoltre, se riesci a scoprire in quali parti del lavoro sono comparsi errori o lacune che hanno arrecato perdite al lavoro e poi a fermarli, gestirli e risolverli tempestivamente, questo non è salvaguardare il lavoro della chiesa? Questo non è salvaguardare le cose positive? (Sì.) Tutto questo è salvaguardare l’esistenza delle cose positive. Se la sofferenza che sopporti è tutta volta a salvaguardare l’esistenza di queste specifiche cose positive, allora, quando alla fine ricorderai queste cose che hai fatto, non proverai un certo senso di conforto nel cuore? Ti sentirai certamente pieno di conforto dentro di te. Invece, supponi di ricordare le cose a poco a poco e di scoprire che dietro ogni volta che hai sofferto c’era il desiderio di soddisfare il godimento della tua carne o che hai sofferto per proteggere il tuo orgoglio, per preservare il tuo prestigio e consolidare il tuo potere, o per lottare per un qualche tipo di vantaggio personale, vantaggi materiali, vantaggi finanziari o vantaggi psicologici, e che non hai fatto una singola cosa positiva. E sebbene tu abbia sopportato molta sofferenza, ogni parola che hai detto, ogni azione che hai compiuto e ogni incarico che hai svolto, che fosse in pubblico o in privato, erano interamente per te stesso, per il tuo orgoglio e il tuo prestigio e per la tua reputazione, e quelle che hai salvaguardato erano tutte cose negative. In tal caso, quando poi valuterai te stesso sul metro delle parole di Dio e della verità, come ti sentirai dentro di te? Ti sentirai bene? (No.) Ora considera i risultati del tuo lavoro: non hai gestito tempestivamente, tanto meno risolto, i problemi che sorgono in qualsiasi parte del lavoro. A prescindere da chi causi intralci e disturbi, fintanto che non intacca il tuo prestigio e i tuoi interessi, allora, indipendentemente da quanto vengano danneggiati gli interessi della casa di Dio, non lo fermi o non lo limiti, bensì lasci correre, chiudi un occhio, rimani indifferente e non gli presti attenzione. In seguito, quando il Supremo indaga ed esige che i responsabili vengano gestiti e che si facciano loro risarcire le perdite, tu ti limiti ad attuare e a eseguire, agendo in modo meccanico e nulla più. Non hai mai risolto in modo proattivo i problemi che sorgono nel tuo lavoro; sei del tutto passivo. Quali sono i lavori che sei disposto a svolgere e che prendi l’iniziativa di svolgere? Sono tutte le cose che fai per salvaguardare la tua fama, il tuo guadagno, il tuo prestigio e i tuoi interessi; quelle che salvaguardi sono tutte cose negative. Fai queste cose con instancabile entusiasmo, eppure non hai mai preso l’iniziativa di fare cose come salvaguardare gli interessi della casa di Dio o salvaguardare le cose positive. Quando un giorno ricorderai questo ed esaminerai le tue azioni e ciò che hai fatto, non ti sentirai in colpa dentro di te? Quando valuterai te stesso sul metro delle parole di Dio, sarai pieno di sensi di colpa dentro di te! Se ti senti in colpa, puoi avere pace nel cuore? Puoi avere conforto? Non avrai alcun conforto e non avrai alcuna pace. Non proverai alcun senso di conforto per aver sopportato questa sofferenza: non sarà stato forse inutile sopportarla, allora? (Sì.) Hai sopportato così tanta sofferenza, eppure non sai se ciò che hai fatto sia effettivamente una buona azione, se tu abbia offerto la tua devozione, se ciò che hai fatto sia accettato da Dio o se tu sia veramente qualcuno che raggiunge la salvezza, agli occhi di Dio. Non hai idea di nulla di tutto ciò e dentro di te sei particolarmente terrorizzato: potresti ancora provare un senso di conforto? (No.) Avere senso di conforto nel cuore dopo aver creduto in Dio fino alla fine è qualcosa che puoi guadagnare solo percorrendo il giusto cammino, essendo qualcuno che piace a Dio e preparando molte buone azioni mentre fai il tuo dovere; non è qualcosa che guadagni sopportando una certa quantità di sofferenza. Se la natura della tua sofferenza è di essere volta a salvaguardare gli interessi della casa di Dio e a salvaguardare le cose positive, allora alla fine ne guadagnerai un senso di conforto. Se invece la natura della tua sofferenza è di essere volta a salvaguardare i tuoi interessi personali e a salvaguardare le cose negative, allora alla fine non solo non riuscirai a guadagnarne un senso di conforto, ma proverai anche un senso di auto-accusa e turbamento nel cuore. Coloro che provano un senso di turbamento nel cuore riflettono sempre: “Cosa ho guadagnato dal credere in Dio? Guarda quante offerte hanno rubato gli anticristi e quanti bei capi di abbigliamento, begli elettrodomestici e altri begli oggetti hanno preso per sé. Guarda di cosa possono godere loro e guarda di cosa godo io! Cosa ho guadagnato dal sopportare così tanta sofferenza?” Vedi, sono capaci di dire simili cose. Il fatto che siano capaci di chiedere: “Cosa ho guadagnato dal credere in Dio?” dimostra che non hanno un senso di conforto nel cuore; non si sentono appagati interiormente, sono invece vuoti. Coloro che non hanno alcun senso di conforto si sentono inquieti. Per quanto riguarda coloro che hanno un senso di conforto, perché provano questo sentimento? Non è solo perché sopportano la sofferenza, ma principalmente perché sono arrivati a comprendere alcune verità e hanno ottenuto guadagni positivi nel processo della sofferenza. Coloro che non raccolgono nulla dal processo della sofferenza, invece, pensano alla fine di non aver guadagnato nulla, di aver sofferto ingiustamente e che non ne sia valsa la pena, e sentono di averci rimesso. In questa situazione, sentono che Dio non è giusto e che non è equo nei loro confronti, che altre persone sono state promosse dalla casa di Dio al ruolo di leader e lavoratori e hanno un prestigio superiore al loro, mentre loro adesso sono inferiori e non hanno potuto godere di nulla. Dopo aver sofferto ed essersi spesi per così tanti anni, si ritrovano senza nulla, quindi provano un senso di sfida dentro di sé. Se sono capaci di provare un senso di sfida e sentono anche di aver subìto un torto, allora DiteMi, hanno guadagnato la verità? (No.) Certamente non l’hanno guadagnata. Se ciò che le persone guadagnano è la verità, allora quando si tratta di come trattano ogni genere di cose materiali, di come trattano il prestigio e la reputazione, di come trattano la sofferenza, di come trattano i loro doveri e altre cose simili, avranno la corretta comprensione e pensieri e punti di vista corretti. La loro prospettiva sulla vita e il cammino di vita che scelgono cambieranno; vale a dire, la vita dentro di loro cambierà, e cambieranno anche le varie prospettive dietro il loro perseguimento. Quando le persone sperimentano questi cambiamenti e guadagnano queste cose, si sentono appagate. Percepiscono: “In questi anni in cui ho seguito Dio, ho compreso molte verità e ho guadagnato molto. I miei guadagni sono abbondanti e la mia coppa trabocca”. Sebbene la loro carne sia un po’ stanca, si sentono particolarmente in pace, a loro agio, felici e confortate nel cuore. Al contrario, coloro che soffrono al fine di perseguire prestigio e reputazione non solo alla fine non riescono a ottenere ampi benefici, ma vengono anche rivelati ed eliminati. Vedendo che non hanno alcuna speranza di guadagnare benedizioni, sentono di averci rimesso, in cuor loro provano ancora più avversione per la verità e perdono la loro fede in Dio; alcuni perdono persino interesse nel credere in Dio. Proprio come alcune persone religiose che hanno creduto nel Signore per tutta la vita: quando alla fine sentono di non aver guadagnato nulla, cos’è che dicono? Dicono: “Il Signore Gesù è come un muro che mi blocca la strada, impedendomi di andare avanti e facendo in modo che io non riesca a vedere alcuna luce”. Questo è ciò che i credenti che credono per tutta la vita guadagnano alla fine. Il fatto che dicano una cosa così oltraggiosamente ribelle… non pensi che sia terribile sentire una cosa del genere? (Sì.)

Le persone che credono in Dio ma non accettano la verità macchinano sempre per gli interessi della propria carne e sono tutte disposte a soffrire per la propria fama, il proprio guadagno e il proprio prestigio; fintanto che possono godere dei vantaggi del prestigio, si sentono soddisfatte nel cuore. Ogni loro azione e tutto ciò che fanno sono per il godimento della loro carne; non accettano mai la verità, non salvaguardano il lavoro della chiesa e non salvaguardano gli interessi della casa di Dio. Il lavoro che svolgono non è volto a salvaguardare l’esistenza della causa della giustizia, bensì a salvaguardare la loro fama, il loro guadagno, il loro prestigio e i loro interessi. Cosa possono guadagnare soffrendo solo per i loro interessi? Non guadagnano nulla; è semplicemente uno sforzo sprecato e del tutto inutile. Alcuni vivono i loro giorni molto amaramente, come asceti, senza mangiare bene né godere di alcuna cosa buona, concentrandosi solo sul correre di qua e di là e sullo spendersi di più. Si impongono molte regole e norme e di conseguenza soffrono notevolmente. Alcuni lavorano persino fino ad ammalarsi. Eppure, alla fine, non guadagnano la verità né preparano molte buone azioni. Questa è una cosa tragica. Cosa la rende tragica? Qual è la radice del problema? Soffrono solo per la propria fama, il proprio guadagno e il proprio prestigio e perseguono solo i propri interessi personali. Mettono il “guadagno” al di sopra di ogni altra cosa e danno priorità ai propri interessi su tutto il resto. Non amano mai la verità nel loro cuore. Pertanto, si danno da fare e soffrono solo per gli interessi della loro carne, non soffrendo mai minimamente per salvaguardare l’esistenza delle cose positive. Dove sono costoro quando delle persone malevole causano intralci e disturbi nel lavoro della chiesa? Dove sono quando il gran dragone rosso arresta il popolo eletto di Dio o quando un giuda vende la chiesa? Vedono queste cose ma fingono di non vederle. Le sanno ma fingono di non saperle. Solo dopo che la questione è stata gestita si fanno vivi, dicendo: “Non ne sapevo nulla. Se lo avessi saputo, me ne sarei occupato. Non ho adempiuto la mia responsabilità; devo pentirmi dinanzi a Dio e devo scusarmi con i fratelli e le sorelle”. Una volta che la questione è stata gestita, saltano fuori come buffoni. Invece nel momento in cui sorge un problema si rintanano in un buco come topi e scompaiono senza lasciare traccia. Quando c’è veramente bisogno che si facciano avanti per salvaguardare la giustizia, per salvaguardare gli interessi della casa di Dio e per salvaguardare le cose positive, non si fanno mai avanti. Non offendono nessuno: scelgono semplicemente di essere compiacenti, facendo i finti tonti e fingendo di non vedere né sentire nulla. Quando delle persone malevole causano intralci e disturbi nel lavoro della chiesa, costoro sanno benissimo chi sta causando disturbi, ma semplicemente non lo smascherano, rifiutandosi di dire chi sia stato esattamente. Qualcuno li consiglia, dicendo: “Non essere compiacente. Se smascheri le persone malevole e le allontani dalla chiesa, allora, anche se offendi qualcuno e ricevi sguardi freddi, alla fine avrai salvaguardato gli interessi della casa di Dio e offerto la tua devozione”. Costoro inventano comunque scuse e agiscono in modo evasivo, dicendo: “Non conosco i dettagli; devo indagare”, e poi se la svignano in fretta. Se però qualcuno ha da ridire o ha delle opinioni su di loro, o se nel loro lavoro sorgono problemi che intaccano il loro prestigio e la loro fama nel cuore delle persone, allora lo considerano un disastro. Non riescono a mangiare né a dormire; all’una di notte stanno ancora riflettendo su come salvare la propria immagine. Al mattino, senza nemmeno fare colazione, iniziano a radunare tutti per una riunione in cui giustificarsi e difendersi, spiegando perché hanno agito in quel modo e dove hanno sbagliato nel farlo. Inoltre si scusano con tutti, sperando che nessuno li fraintenda; sostengono che non si trattava di mancanza di volontà di svolgere bene il lavoro, ma piuttosto che erano impegnati con altre cose e non avevano il tempo di occuparsene, oltre al fatto che non hanno compreso la situazione reale, motivo per cui si è verificato l’errore nel lavoro. Una volta che hanno conquistato il favore di tutti e ingannato tutti inducendoli a mostrare loro comprensione e riconoscimento, dentro di sé si sentono sicuri: “Bene, il lavoro è stato svolto come si deve. Ora posso fare una dormita tranquilla e confortevole e godermi un pasto. In questi giorni ci sono sempre problemi con le modifiche al personale, ci sono sempre compiti infiniti da svolgere e ci sono sempre problemi infiniti da risolvere nel lavoro: guarda quanto sono esausto!” Quando sorgono problemi nel lavoro della chiesa e i fratelli e le sorelle chiedono loro come gestirli, costoro dicono: “Non c’è fretta. Fintanto che qualcuno sta svolgendo quel lavoro, fintanto che c’è qualcuno addetto a ogni incarico e tutti sono occupati, va bene così. Il lavoro della casa di Dio non finirà in un giorno o due. Per svolgere il lavoro, devi trattarlo con una mentalità a lungo termine, lavorando dopo che sorge il sole e riposando dopo che tramonta, senza fretta né alcun senso di urgenza. Fare un po’ di meno non peggiorerà di molto le cose e fare un po’ di più non le migliorerà di molto; non c’è bisogno che ci sfiniamo a tal punto. Se ci ammaliamo per la stanchezza, chi svolgerà il lavoro della casa di Dio in futuro? Non spetterà comunque a noi? Se crolliamo per la stanchezza, la casa di Dio non dovrà comunque pagare per le nostre cure mediche? Non possiamo sfinirci così tanto; dobbiamo trattenerci un po’”. Cosa pensate del loro punto di vista? (È sbagliato.) Quando sorgono problemi nel lavoro della chiesa e qualcuno causa intralci e disturbi, questo richiede che tu ti faccia avanti per risolvere i problemi e gestire i responsabili. Alcune di queste persone dovranno essere destituite e alcune dovranno essere mandate in chiese ordinarie o persino nei Gruppi B. Sarà impossibile per te evitare di offendere le persone, e sarai odiato dagli altri, rimproverato dagli altri, giudicato e ostracizzato dagli altri e persino vittima di macchinazioni da parte di persone meschine. Invece costoro riflettono in cuor loro: “Vuoi che io gestisca le persone malevole? Ciò significherebbe offendere gli altri. Non sono così sciocco! No che non le gestirò! Cosa ha a che fare con me che il lavoro della casa di Dio venga disturbato o che gli interessi della casa di Dio vengano danneggiati? Anche se pochi individui creano problemi e causano intralci e disturbi, ciò non influisce sul quadro generale e il lavoro viene comunque svolto, quindi perché dovrebbero essere gestiti? Inoltre, se li gestisco, non mi odieranno? Anche se questo lavoro viene fatto bene, nessuno dirà nulla di buono su di me né il Supremo ne verrà a conoscenza. Offenderò le persone e poi dovrò subire la loro esclusione e i loro sguardi freddi. Non sopporterò mai quella sofferenza!” Di fronte alla questione delle persone malevole che causano intralci e disturbi, costoro non si fanno mai avanti, non salvaguardano mai gli interessi della casa di Dio e non svolgono il lavoro di salvaguardare la giustizia. Non dicono nemmeno una singola parola per smascherarle o fermarle, avendo una profonda paura di offendere gli altri e di essere giudicati o di subire ritorsioni. Al fine di evitare che gli altri li fraintendano e per salvaguardare il loro prestigio e la loro immagine tra le persone, tengono costantemente riunioni, giustificandosi e difendendosi scrupolosamente e parlando all’infinito, senza sosta. Eppure, quando si tratta di questioni relative alla salvaguardia del lavoro della chiesa, non hanno nulla da dire e non compiono il minimo sforzo. Persone del genere hanno una qualche buona azione? Dove sono le loro buone azioni? Alla fine, quando si troveranno alla presenza di Dio, saranno in grado di renderGli conto? (No.) Restano convinte di aver sopportato molta sofferenza nello svolgere il lavoro della chiesa, ma per cosa stanno effettivamente soffrendo? Stanno soffrendo per la causa della giustizia e per il lavoro della casa di Dio? (No, stanno soffrendo per i propri interessi.) Sono capaci di sopportare qualsiasi sofferenza per salvaguardare i propri interessi, ma non sopporteranno la minima sofferenza per salvaguardare gli interessi della casa di Dio. Tali persone sono troppo egoiste e non percorrono il giusto cammino, vero? (Sì.) Non fanno assolutamente nulla che porti beneficio al lavoro della chiesa e fanno invece tutto ciò che va a vantaggio della propria fama e del proprio prestigio, non tralasciando una singola cosa; si preoccupano solo di salvaguardare i propri interessi. Tali persone sono davvero vergognose! Soffrono solo per salvaguardare i propri interessi, eppure rivendicano lo stesso meriti da Dio e pretendono ricompense da Lui. Non è spregevole? (Sì.) Tali persone sono troppo egoiste e spregevoli; non possiedono coscienza né ragione: in una parola, non hanno umanità. Questo tipo di persone non percorrono il giusto cammino. Se qualcuno è insoddisfatto di loro e le discerne alle loro spalle, o addirittura le segnala al Supremo e smaschera che non svolgono un lavoro effettivo e hanno invece fatto alcune cose che causano intralci e disturbi, allora, dopo aver sentito questo, nutrono odio verso chi le ha smascherate e lo perseguitano. Non esaminano sé stesse, né trattano le persone correttamente. Invece, si oppongono loro rendendo pan per focaccia, approfittando di ciò che possono usare contro di loro e trovando in loro dei difetti. Usano persino le parole di Dio per attaccare le persone. Questo non è forse bestemmiare le parole di Dio e bestemmiare la verità? Questo è usare la verità per attaccare gli altri e vendicarsi di loro al fine di salvaguardare il proprio prestigio. In privato, alcune persone malevole giudicano Dio e Lo bestemmiano, giudicano le disposizioni lavorative della casa di Dio ed esprimono insoddisfazione per un certo aspetto delle disposizioni lavorative della casa di Dio o insoddisfazione per i leader e i lavoratori della casa di Dio a un certo livello. Dopo aver udito ciò, costoro semplicemente lo ignorano e agiscono come se non lo avessero sentito; non si fanno mai avanti per salvaguardare il nome di Dio o per salvaguardare il lavoro della casa di Dio, né smascherano le persone malevole. Se vuoi essere compiacente e non osi smascherare le persone malevole, puoi comunque segnalarle al Supremo; questo conterebbe come adempiere ad alcune delle tue responsabilità. Simili individui, invece, non sono capaci nemmeno di adempiere questo minimo di responsabilità. Al fine di salvaguardare gli interessi della propria carne, la propria fama e il proprio prestigio, pagherebbero qualsiasi prezzo, affronterebbero oceani e inferni e sopporterebbero qualsiasi tipo di sofferenza. Eppure non pagano mai alcun prezzo né sopportano alcuna sofferenza per salvaguardare l’esistenza delle cose positive o per garantire che la verità possa procedere senza ostacoli. Ogni volta che sorgono queste questioni che intralciano e disturbano il lavoro della chiesa e richiedono che qualcuno si faccia avanti per salvaguardare l’esistenza delle cose positive, non li vedi mai da nessuna parte e non senti alcuna delle loro opinioni né alcuno dei loro punti di vista. Non hanno punti di vista; se ne stanno semplicemente lì a fare i finti tonti, senza parlare né dichiarare la loro posizione, non offendendo nessuno. Hanno molta paura di offendere le persone, ma non hanno paura di offendere Dio. Questo è il modo in cui trattano la verità, in cui trattano l’incarico ricevuto da Dio, in cui trattano il loro dovere e in cui trattano le cose positive. Per questo tipo di individui, salvaguardare l’esistenza delle cose positive e salvaguardare l’esistenza della causa della giustizia non ha nulla a che fare con loro: chiunque lo faccia è uno sciocco e, in ogni caso, loro non lo faranno. Non dicono mai una singola parola per salvaguardare le cose positive, né fanno una singola cosa per salvaguardare l’opera di Dio. Una volta che sorgono dei problemi, si ritirano nei loro gusci come tartarughe, eppure alla fine pretendono comunque ricompense da Dio. Dio dice: “Non hai sofferto minimamente per la verità”. Essi addirittura si lamentano, dicendo: “Ho sopportato così tanta sofferenza, ho corso così tanto di qua e di là, e ho fatto rinunce e mi sono speso così tanto. Di cosa ho potuto godere? Cosa ho guadagnato?” Questa singola affermazione smaschera le intenzioni che hanno nel credere in Dio e dimostra che hanno sopportato sofferenze e si sono spesi solo per guadagnare benedizioni, non per guadagnare la verità. Non hanno accettato la verità e non hanno intrapreso il giusto cammino, quindi alla fine non guadagnano alcuna verità. Questo è inevitabile; si raccoglie ciò che si semina. Pertanto, nel considerare la questione della sofferenza, da un lato devi avere pensieri e punti di vista corretti e dall’altro, che è anche la cosa più importante, devi esaminare quale sia la natura della tua sofferenza, se la sofferenza che sopporti abbia valore e se abbia significato, e se sia una sofferenza che sei tenuto a sopportare. Se è una sofferenza che sei tenuto a sopportare, una sofferenza sopportata per salvaguardare le cose positive e una sofferenza sopportata per rendere testimonianza a Dio, allora hai il dovere ineludibile di sopportarla; dovresti accettarla da Dio e non dovresti evitarla.

Alcune persone dicono sempre: “Come credente in Dio ho sopportato persecuzioni e tribolazioni e cosa ci ho guadagnato?” È giusto dire questo? (No.) In che senso è sbagliato? (Il fatto che siano capaci di dirlo dimostra che non hanno guadagnato alcuna verità e che non stanno percorrendo il cammino del perseguimento della verità.) Ci sono molte sofferenze che le persone sono tenute a sopportare, quindi devono guadagnare qualcosa dalla sofferenza? Questo riguarda la comprensione e i punti di vista delle persone riguardo alla sofferenza. Se questa sofferenza è ciò che sei tenuto a sopportare, ciò che devi sopportare e ciò che Dio ha preordinato, allora cosa puoi esattamente guadagnare sopportando questa sofferenza? Per esempio, non necessariamente le persone guadagneranno qualcosa dal sopportare la sofferenza di crescere i figli o la sofferenza di essere perseguitate per la fede in Dio. Quindi, sopporterai questa sofferenza o no? Ciò dipende dal fatto che il cammino che si percorre sia corretto oppure no e che si sia o meno una persona che persegue la verità. Se si cerca la verità in tutte le cose mentre si sperimenta l’opera di Dio e si ha vera sottomissione a Lui, si trarranno dei guadagni dal sopportare questa sofferenza. Questo richiede che le persone siano determinate a sottomettersi e a sottomettersi alle orchestrazioni di Dio; non possono trattare la sofferenza con una mentalità transazionale. Alcuni dicono: “Se ci metto un po’ di impegno, dovrei ottenere qualcosa in cambio; se sopporto un po’ di sofferenza, dovrei mietere qualcosa di dolce. Solo allora vale la pena subire questa sofferenza e solo in questo risiede il valore della mia sofferenza”. Questo punto di vista è giusto? (No.) Ebbene, quando si tratta della questione della sofferenza, quale tipo di comprensione è corretto? (Se la sofferenza che sopportiamo è preordinata da Dio ed è ciò che siamo tenuti a sopportare, allora abbiamo il dovere ineludibile di accettarla. Anche se alla fine non guadagniamo nulla, non dovremmo lamentarci. Dovremmo avere un atteggiamento di sottomissione, sottometterci alle orchestrazioni e alle disposizioni del Creatore. Allo stesso tempo, mentre sopportiamo la sofferenza, dovremmo concentrarci sul cercare e guadagnare la verità. In questo modo, la sofferenza che sopportiamo ha valore e significato.) Spesso, lo scopo positivo della sofferenza è salvaguardare l’esistenza delle cose positive e poter infine guadagnare qualcosa e poter raggiungere la verità e arrivare a conoscerla. Questo è un obiettivo eccellente. Tuttavia, in realtà, la sofferenza viene spesso sperimentata e sopportata nel corso di un processo privo di eventi di rilievo. Quando tiri le somme nel breve termine, scopri di non aver guadagnato nulla, di essere fisicamente piuttosto affaticato, di dover magari persino sopportare qualche malattia e di non aver fatto alcun progresso nella verità, di non avere un più profondo ingresso nella vita e di non aver guadagnato un’ulteriore comprensione delle intenzioni di Dio. Sopportare questa sofferenza è quindi inutile? Alcune persone pensano: “In questa situazione, posso pregare Dio affinché mi allontani da un simile ambiente avverso? Ho quindi modo di eludere e rifiutare un simile ambiente avverso?” Pensare in questo modo è corretto? (No.) Devi comprendere la questione in questo modo: poter guadagnare alcune cose positive e buone dalla sofferenza è ciò che une persona spererebbe ardentemente ed è il miglior risultato che la sofferenza possa infine portare. Se però la sofferenza che sopporti nella tua vita quotidiana è disposta e preordinata da Dio ed è ciò di cui devi fare esperienza per raggiungere la salvezza, allora devi accettarla da Dio e trattarla correttamente. Come puoi trattarla correttamente? Devi avere un pensiero e un punto di vista corretti: devi comprendere che la sofferenza è parte della vita umana ed è una fase di cui le persone devono fare esperienza mentre vivono, a cui nessuno può sfuggire. Naturalmente, è anche una fase di cui tutti devono fare esperienza per raggiungere la salvezza. Può darsi che alla fine tu non guadagni alcun senso di conforto, ma ogni volta che sopporti la sofferenza sei disposto a farlo, sei capace di accettarla da Dio e di avere un atteggiamento di sottomissione, e non cerchi mai di contrattare con Dio. Percorrere un simile cammino e fare questa scelta è la responsabilità che un essere creato dovrebbe adempiere ed è l’atteggiamento che dovresti avere verso il viaggio di vita disposto dal Creatore; è l’atteggiamento che una persona dovrebbe avere verso le avversità della vita. Accettare le avversità ed essere in grado di sopportare la sofferenza fa parte dell’adempimento delle tue responsabilità, quindi non dovresti eluderle, né dovresti scegliere se sopportarle o meno. Tutti devono sopportare della sofferenza nella vita e nel credere in Dio per raggiungere la salvezza. Naturalmente, la sofferenza di cui stiamo parlando non è del tipo che le persone sopportano per perseguire fama, guadagno e prestigio o per perseguire gli interessi della loro carne, bensì una sofferenza che tutti devono sopportare nel processo del percorrere il cammino appropriato della vita umana e del perseguire la salvezza. Questo tipo di sofferenza è parte della vita, parte del processo di sopravvivenza e, ancor di più, una fase di cui le persone devono fare esperienza per raggiungere infine la salvezza. Dovresti trattarla correttamente. Questo è l’atteggiamento che sei tenuto ad assumere verso gli ambienti avversi ed è anche una responsabilità che sei tenuto ad adempiere. Vale a dire, anche la sofferenza è parte del fare il tuo dovere e dell’adempiere le tue responsabilità come essere creato; non è qualcosa in più. È qualcosa che il Creatore dispone per ogni essere creato. L’entità, i tempi e la durata della sofferenza sono diversi per ognuno, ma tutti devono farne esperienza: tutti devono superare questo ostacolo. Questa è una responsabilità che le persone sono tenute ad adempiere. Se come essere creato vuoi far bene, dovresti trattare la sofferenza correttamente; dovresti accettarla da Dio, non dovresti rifiutarla e non dovresti opporti a essa. Naturalmente, ancor di più, non dovresti usare la sofferenza per rivendicare meriti o cercare di contrattare con Dio, bensì accettarla come una responsabilità che sei tenuto ad adempiere. Direste che comprendere la questione in questo modo è puro? È conforme alla verità? (Sì.) Capendola in questo modo, non avrai una comprensione più profonda e concreta della sofferenza, oltre a una mentalità corretta? (Sì, in questo modo non sarò oppositivo nei confronti della sofferenza e sarà facile sottomettermi quando mi troverò in certi ambienti.) Essere in grado di sottomettersi e non essere oppositivo: questo è l’atteggiamento che un essere creato dovrebbe avere verso la sofferenza. Anche se sopporti molta sofferenza e paghi un prezzo elevato nel perseguire la verità e nell’adempiere il dovere di un essere creato, e anche se subisci alcune persecuzioni e tribolazioni a causa della tua fede in Dio, una volta che avrai una corretta comprensione del sopportare questa sofferenza e del pagare questo prezzo, non troverai che la sopportazione di questa sofferenza sia una sorta di capitale personale. Non ti considererai qualcuno con dei meriti per via della tua sofferenza, né ostenterai quanta sofferenza hai sopportato per rendere testimonianza al tuo duro lavoro e ai tuoi contributi affinché gli altri ti tengano in grande considerazione. Non ostenterai la tua anzianità, non ti adagerai sugli allori e non cercherai di contrattare con Dio, tanto meno esigerai un trattamento speciale nella casa di Dio o rivendicherai meriti da qualcuno perché hai sopportato molta sofferenza. Se credi che la sofferenza sia una responsabilità che come essere creato sei tenuto ad assolvere e adempiere dinanzi al Creatore, allora non dovresti usare la sofferenza come capitale per pretendere ricompense da Dio o per far sì che Egli ti salvi, giusto? (Giusto.) Se agisci in questo modo, questo può ispirare la tua determinazione a perseguire la verità? (No.) Agire in questo modo è palesemente un tentativo di fare una transazione con Dio, cosa che Egli detesta.

In passato, molti leader e lavoratori hanno sopportato alcune sofferenze e, naturalmente, quei giorni sono stati piuttosto difficili da superare. A causa degli arresti e delle persecuzioni attuati dal gran dragone rosso, l’ambiente era estremamente ostile. Tutti i leader e i lavoratori rischiavano di essere arrestati e incarcerati perché svolgevano il lavoro della chiesa; alcune persone erano ricercate e hanno solo potuto fuggire e vivere in esilio, impossibilitate a tornare a casa, e, sentendosi sole e impotenti, spesso piangevano amaramente e pregavano dinanzi a Dio. Che sia in termini di condizioni di vita o del trovarsi in un ambiente in cui erano braccati, hanno sopportato alcune sofferenze. In seguito, queste persone ritenevano sempre di aver dato contributi immensi alla casa di Dio e al lavoro della casa di Dio, di averle reso un servizio meritevole e che, quando Dio guadagna grande gloria, loro dovrebbero prendervi parte. Con questo tipo di opinione e di atteggiamento, spesso testimoniavano in varie occasioni di quanto avessero sofferto, di quale anno e quale mese fossero stati per loro i più dolorosi e di come all’epoca fossero così tormentate da non riuscire a mangiare durante il giorno e venire spesso svegliate dagli incubi di notte, e così tormentate da avere il volto ingiallito e aver perso molto peso. Tutti coloro che le ascoltavano provavano ammirazione e invidia; naturalmente, alcuni erano anche invidiosi. C’erano anche chi si commuoveva fino alle lacrime per le esperienze avverse raccontate da costoro, dicendo: “È davvero ammirevole che tu abbia sofferto così tanto! Ci hai commosso fino alle lacrime in tal modo: sicuramente anche Dio è molto commosso. La tua sofferenza è valsa davvero la pena. Sei incredibile!” Costoro non testimoniavano in merito alla propria sofferenza solo in un’occasione; invece, in molte occasioni diverse, spesso testimoniavano di quanto avessero sofferto, di quanto avessero realizzato e di quanti contributi avessero dato alla casa di Dio attraverso quella sofferenza. Eppure, non parlavano di quanta verità fossero arrivati a comprendere, delle forme di indole corrotta di cui si erano liberati, di quanto fossero cresciuti nella vita, di quali testimonianze avessero reso a Dio, di quali risultati avessero ottenuto nello svolgere il lavoro della chiesa o di quali giuste cause avessero difeso attraverso la loro sofferenza. Non avevano alcuna testimonianza del genere da rendere. Tutto ciò di cui parlavano era come avessero sofferto e quanto avessero sofferto. Il loro obiettivo finale era far sapere alle persone che essi avevano lavorato duramente e fornito grandi contributi, che quei contributi erano indelebili, che loro erano pilastri e colonne portanti nella casa di Dio e che avrebbero dovuto godere di un trattamento speciale e della venerazione delle persone: le persone non avrebbero dovuto solo invidiarli e ammirarli, ma anche esaltarli e testimoniare la loro sofferenza. Ecco quanto è stata “incredibile” e quanto “è valsa la pena” la loro sofferenza! Ricevevano gli elogi di tutti, con voci di lode che si levavano una dopo l’altra e risuonavano costantemente nelle loro orecchie. DiteMi, la loro sofferenza è valsa la pena? Queste persone erano incredibili? Potevano condividere la gloria di Dio con Lui? (No.) Allora qual era il loro scopo nel testimoniare riguardo a sé stesse in quel modo? (Far sì che gli altri vedessero che avevano sofferto molto, in modo che le ammirassero e le tenessero in grande considerazione.) Costoro volevano guadagnare gloria, non è vero? (Sì.) Cercavano di scambiare la loro sofferenza con la gloria; non potevano aver sofferto interamente in cambio di corone e ricompense. Cosa più importante, volevano guadagnare gloria tra le persone, volevano che le persone li adorassero e volevano che le persone li ammirassero e li ricordassero. Stavano chiedendo molto? Le loro ambizioni erano grandi? (Sì, erano grandi.) Neanche Io ho mai osato parlare di guadagnare la gloria tra voi. Di cosa parlo sempre? Di portarvi dinanzi a Dio, di portarvi nella verità realtà, di aiutarvi a comprendere la verità, ad avere un cammino da seguire e a sapere come praticare in conformità ai principi, e di portarvi sul cammino della salvezza, affinché possiate tutti essere salvati; ma non parlo mai di guadagnare la gloria. Invece gli individui di quel tipo testimoniano specificamente di come soffrono e di come pagano un prezzo, parlando di come sono stati arrestati e perseguitati dal governo e calunniati e giudicati dalle persone del mondo, di quanta emarginazione hanno subìto, di quanti torti hanno subìto, di quanto dolore fisico hanno sopportato e di come lo hanno superato, per aver creduto in Dio e aver fatto il loro dovere. Non solo vogliono testimoniare in merito alla loro sofferenza, ma vogliono anche testimoniare di quanto siano stati grandi, di quale alto livello abbiano raggiunto e di quanto siano stati unici mentre sopportavano la loro sofferenza, nonché di quanto siano stati al di sopra della carne mentre la sopportavano. Vogliono guadagnare gloria, non è vero? (Sì.) Se qualcuno testimonia sempre di come ha sofferto, pensate che miri a diffondere un modo corretto di considerare la sofferenza oppure a testimoniare e diffondere la storia della propria sofferenza? (Vuole testimoniare e diffondere la storia della propria sofferenza.) Sostiene l’uso della sofferenza per contrattare con Dio e condividere la Sua gloria con Lui: questo è ciò che sostiene. Ovunque vada, testimonia di quante volte è stato picchiato, insultato, scacciato e perseguitato dalle persone religiose, e di quanto ha sofferto, mentre predicava il Vangelo; di quanto ha sofferto per essere stato respinto, calunniato e insultato da parenti, amici e persone del mondo; e di quanto ha sofferto perché è stato braccato dal governo, si è dovuto nascondere ovunque e non ha avuto una casa a cui tornare e nemmeno un posto dove posare il capo, proprio come il Figlio dell’uomo. Ci sono anche alcune persone che testimoniano di quante difficoltà hanno superato e di quanto hanno sofferto mentre superavano la malattia della carne mentre facevano il loro dovere. Proclamano frequentemente queste cose dinanzi agli altri, ma non condividono mai nulla che riguardi le loro esperienze di vita; predicano e testimoniano solo la storia della propria sofferenza. Il loro scopo è semplicemente far sì che gli altri le tengano in grande considerazione. DiteMi, vogliono che gli altri le tengano in grande considerazione, ma cosa vogliono da Dio? Vogliono soltanto che anche Dio le tenga in grande considerazione? Non è tutto qui ciò che vogliono, giusto? Allora condividono lo stesso punto di vista di Paolo: “Ho combattuto il buon combattimento, ho finito la corsa, ho conservato la fede. Ormai mi è riservata la corona di giustizia” (2 Timoteo 4:7-8). Finiscono persino per contrattare con Dio, dicendo: “Dio ha guadagnato la gloria, quindi anch’io dovrei guadagnarla insieme a Lui! Poiché ho sofferto insieme a Dio, anche a me spetta parte della Sua gloria! Dio ha indossato una corona d’oro: dovrebbe dare un gioiello anche a me. Non dovrei godere dell’adorazione e della venerazione dell’umanità proprio come Dio?” Non è qui che vogliono arrivare? (Sì.) Allora fanno bene a testimoniare in merito alla loro sofferenza in questo modo? (No.) Perché no? (Vogliono mettersi sullo stesso piano di Dio, cosa che Egli detesta. Stanno anche cercando di sottrarre le persone a Dio.) Lasciamo da parte quali siano i loro punti di vista e i loro intenti personali: solo in termini di ciò su cui costoro condividono, quante persone che non comprendono la verità fuorvieranno? Le persone sono già sprovviste di una pura comprensione della sofferenza e non comprendono questo aspetto della verità. Inoltre, a giudicare dall’essenza dell’indole corrotta della carne delle persone, a tutti piace ricevere benedizioni e ricompense. Eppure, simili individui testimoniano sempre in merito alla propria sofferenza; le loro intenzioni e le loro affermazioni e azioni in sé assecondano i desideri e le pretese dell’umanità corrotta. Parlando e agendo in questo modo, costoro alimentano le ambizioni e i desideri delle persone, alimentano il desiderio delle persone di scambiare la sofferenza con le benedizioni e alimentano anche l’idea stessa e la pratica di scambiare la sofferenza con ricompense da parte di Dio e di contrattare con Lui. A conseguenza di ciò, le persone sono più o meno sottomesse a Dio? (Meno.) Perché Gli sono meno sottomesse? (Perché le persone hanno già un’indole corrotta: quando sopportano un po’ di sofferenza, sono inclini a trattarla come un capitale con cui possono stringere accordi con Dio e, quando poi vengono fuorviate dalle affermazioni e dalle pratiche di tali individui, ritengono ancora di più che scambiare la sofferenza con le benedizioni sia giustificato e sono ancora meno in grado di riconoscere la loro spregevole intenzione di stringere accordi con Dio. E così, sono ancora meno in grado di sottomettersi a Lui.) Sentono di avere una base per farlo e sentono di avere un sostegno. E quando fanno fronte comune si sentono ancora più potenti: “L’unione fa la forza. Non si può applicare la legge se nessuno la rispetta. Tutti la pensano in questo modo, comprendono la questione in questo modo e perseguono in questo modo. Se tutti noi contrattiamo con Dio e Lo costringiamo, non c’è nulla che Egli possa farci”. Stanno chiaramente formando una folla per causare problemi e si stanno unendo al fine di usare eresie e fallacie per opporsi a Dio. Testimoniando costantemente in merito alla propria sofferenza, costoro non stanno forse fuorviando gli altri? Non stanno corrompendo ulteriormente le persone? (Sì.) Pertanto, il loro costante testimoniare in merito alla propria sofferenza non solo non edifica le persone né produce risultati positivi: al contrario, di fatto fuorvia e corrompe le persone. Quale ruolo stanno quindi svolgendo tali individui? (Il ruolo di Satana.) Stanno svolgendo il ruolo di Satana. È esattamente come quando Satana fuorvia le persone. Satana dice: “L’uomo non è stato creato da Dio. Non c’è alcun Dio nel mondo. L’uomo si è evoluto dalle scimmie. Passo dopo passo, le scimmie hanno iniziato a camminare in posizione eretta e si sono gradualmente evolute negli esseri umani moderni!” Sentendo questo, le persone lo accettano: “L’uomo non è stato creato da Dio. Non c’è alcun Dio nel mondo. Non possiamo vedere dove sia Dio, ma possiamo vedere che le scimmie sono in qualche modo simili all’uomo, quindi siamo certi che l’uomo si sia evoluto dalle scimmie”. Quando le persone accettano le eresie e le fallacie di Satana, si tratta di una semplice accettazione? Non è come mangiare qualcosa che va nello stomaco senza produrre alcuna reazione; piuttosto, ciò che accade è che un certo pensiero e punto di vista di Satana entra nel cuore delle persone, infiltrandosi nel loro sangue e nel loro midollo. I loro pensieri e punti di vista vengono successivamente cambiati e la loro natura satanica prende quindi vita. Dopodiché, le persone sviluppano dubbi e provano opposizione verso le parole che Dio pronuncia e si rifiutano di accettarle. Negano che Dio abbia creato tutte le cose e che detenga la sovranità su tutte le cose, pensando: “L’uomo si è evoluto dalle scimmie. Non è stato creato da Dio”. Le persone non credono più al fatto che Dio detenga la sovranità su tutte le cose e orchestri tutte le cose e che il fato dell’uomo sia nelle mani di Dio. Poi, Satana ti corrompe ulteriormente, dicendoti: “L’uomo trionferà sulla natura” e “Lottare contro il Cielo è molto divertente! Lottare contro la terra è molto divertente! Lottare contro la gente è molto divertente!” Dopo aver sentito ciò, tu accetti le affermazioni di Satana e vai contro le leggi della natura per fare questo e quest’altro. Questi pensieri e punti di vista di Satana ti influenzano impercettibilmente, assimilandoti a poco a poco. Quando senti ancora una volta le parole “Dio detiene la sovranità su tutte le cose e detiene la sovranità sul tuo fato”, pensi: “Non riesco a vedere come Dio detenga la sovranità su tutto. Non c’è alcun Dio!” Ebbene? Le persone non sono state completamente catturate da Satana? (Sì.) L’essere catturati da Satana inizia con l’accettare un pensiero e un punto di vista fallaci.

Alcuni testimoniano sempre in merito alla propria sofferenza e diffondono punti di vista fallaci sulla sofferenza. Una volta che le persone accettano questi pensieri e punti di vista, unito al fatto che hanno ambizioni, desideri e un’indole corrotta, hanno la certezza di poter scambiare la loro sofferenza con le benedizioni e di poter usare la loro sofferenza come mezzo per condividere la gloria di Dio con Lui. Poi, tutte vanno a soffrire e si concentrano sul sopportare la sofferenza. Nessuna di loro pratica la verità, nessuna di loro si concentra sull’ascoltare le parole di Dio e nessuna di loro dedica impegno alla verità. Invece, competono per vedere chi riesce a sopportare di più la sofferenza, competono per vedere chi sopporta più sofferenza, competono per vedere chi mangia cibo peggiore e indossa vestiti più logori e competono per vedere chi si alza prima e va a letto più tardi: questo è ciò su cui competono. Alcune persone non vanno a mangiare quando è l’ora dei pasti. Dicono di essere troppo occupate a fare il loro dovere per mangiare, quindi saltano il pasto. Sentendo questo, qualcuno dice: “Che problema c’è a saltare un pasto di tanto in tanto? Io ho un problema allo stomaco, ma non ha ritardato lo svolgimento del mio dovere”. E poi qualcun altro aggiunge: “Tu hai un problema allo stomaco: beh, io ho un’ulcera allo stomaco”. Ascoltate ciò che dicono costoro: possiedono la verità realtà? Competono solo su chi soffre di più e su chi ha la malattia più grave, credendo che Dio sia più compiaciuto di colui che soffre di più. Possiedono una qualche ragione quando dicono simili cose? Non sono mentalmente squilibrati? Da dove provengono queste manifestazioni di squilibrio mentale? Sono causate dal fatto che le persone accettano ogni sorta di eresie e fallacie. Non comprendono la verità. Nelle parole di Dio si è condiso con chiarezza su tutti gli aspetti della verità, eppure le persone non si nutrono delle parole di Dio né cercano la verità. Quando accadono loro delle cose, agiscono in base alle loro nozioni e fantasie e in base ai vari pensieri e punti di vista fallaci instillati in loro da Satana. Si allontanano sempre di più da Dio e alla fine diventano mentalmente anormali. Quindi, testimoniare costantemente in merito alla propria sofferenza è, a Mio avviso, inappropriato. Voi cosa ne pensate? (Non è appropriato. La natura di ciò è particolarmente grave.) Ciò ha una natura grave e porta a gravi conseguenze. Se credi che la sofferenza possa essere scambiata con ricompense e benedizioni, dovresti cercare la verità riguardo a questa questione. Se cerchi costantemente di discutere con Dio e preghi dicendo: “Dio, guarda in che modo durante i miei anni di fede in Te ho rinunciato alla famiglia e alla carriera per fare il mio dovere. Ho anche subito persecuzioni da parte del PCC e sopportato tanta sofferenza. Mi sono ammalato per la stanchezza e ora sono nella mia mezza età e in cattiva salute. Per tutta la sofferenza che ho sopportato, potresti darmi alla fine qualche ricompensa o una corona? Mi accontenterei persino di essere in futuro un centurione nel Regno”, allora vedi come ti senti dentro dopo aver pregato in questo modo. Se non riesci a renderti conto che la tua preghiera contiene adulterazioni e intenti, allora questo significa guai per te; temo che la tua indole corrotta sia impossibile da eliminare. Pertanto, se possiedi ragione, dovresti presentare i tuoi punti di vista e i tuoi intenti a Dio in preghiera, chiedere l’illuminazione dello Spirito Santo e lasciare che Dio esamini le cose per te. Prima di acquisire certezza del fatto che i tuoi punti di vista siano corretti o meno, non devi assolutamente diffondere o testimoniare i tuoi pensieri e punti di vista tra i fratelli e le sorelle, tanto meno testimoniare in merito a come hai sofferto e a come hai pagato un prezzo. Se fai ciò, non possiedi alcuna ragionevolezza. Questo è lo stesso perseguimento di Paolo. Per prima cosa, divulgare e testimoniare la propria sofferenza in questo modo influenzerà gli altri. Inoltre, una volta che fuorvii gli altri e tutti ti adorano e ti seguono, la natura di ciò diventa grave. Non solo la sofferenza che hai sopportato sarà stata vana, ma verrai anche punito da Dio. Pertanto, qual è la natura del testimoniare in merito a come soffri e paghi un prezzo? Testimoniare in merito alla tua sofferenza in questo modo è fuorviare le persone; è il modo in cui agiva Paolo. Stai diffondendo eresie e fallacie per rendere testimonianza a te stesso. A prescindere da quanto tu soffra, non c’è bisogno di ostentarlo. Se sei disposto a soffrire, allora vai semplicemente avanti. Se ritieni di aver sofferto abbastanza e di essere qualificato per contrattare con Dio, allora vai dinanzi a Dio e pregaLo. Se Dio non ti approva, allora devi riflettere sul fatto che questo approccio di cercare di scambiare la sofferenza con le ricompense sia praticabile o meno. Se non lo è, allora devi scegliere il cammino corretto per guadagnare l’approvazione di Dio. Supponiamo che tu ti aggrappi ostinatamente alla tua strada, pensando: “La mia sofferenza è positiva. È giustificato che io riceva una ricompensa per aver sofferto così tanto. Devo sopportare sofferenze che gli altri non sopportano e tollerare avversità che gli altri non sono in grado di tollerare, perché, come dice il proverbio, ‘Devi sopportare grandi sofferenze per diventare il più grande tra gli uomini’. Questo punto di vista non è forse molto buono? È così grandioso e corretto! Devo attenermi a esso e non rinunciarvi mai. Questa è un’arma segreta per guadagnare ricompense e benedizioni!” È un’arma segreta? Non è forse cercare di stringere accordi con Dio? Magari Dio, vedendo che hai sofferto per molti anni, lavorato duramente e fornito grandi contributi, ti donerà un po’ di grazia, rendendoti robusto e curandoti da ogni male; oppure potrebbe donarti un po’ di intelligenza e di saggezza, in modo che tu non sia più così stolto. Queste sono tutte cose che possono essere fatte facilmente. Non è questo ciò che cerchi? Sarebbe fin troppo facile per Dio donare queste cose alle persone. Ma c’è un qualche valore nello scambiare la tua sofferenza con queste cose? (No.)

Cosa sperate di guadagnare dal credere in Dio? Avete degli obiettivi? (Sì.) I vostri obiettivi nel credere in Dio sono chiari ora? (Ora sono chiari.) Nel credere in Dio, cosa dovreste e non dovreste fare; quale cammino dovreste percorrere e quale cammino dovreste rifiutare; come dovreste comprendere certe questioni e certi aspetti delle cose; quali pensieri e punti di vista sono corretti e positivi e dovrebbero essere posseduti dalle persone e quali pensieri e punti di vista sono distorti, deviano dal giusto cammino, sono cose negative e dovrebbero essere compresi e rifiutati dalle persone: sapete queste cose? (Un po’.) Qualunque tipo di sofferenza una persona sia in grado di sopportare è governato dai suoi pensieri e punti di vista. Naturalmente, facendo un passo avanti, poiché ciò riguarda i pensieri e i punti di vista delle persone, riguarda le loro scelte. Per essere più precisi, poiché riguarda le scelte delle persone, riguarda il cammino che esse percorrono. E, poiché riguarda il cammino che le persone percorrono, riguarda la loro salvezza. Pertanto, sebbene la sofferenza sembri essere una questione banale, se nutri pensieri e punti di vista errati su di essa e la persegui in modo errato, è molto probabile che ciò ti porti a dirigerti nella direzione opposta al cammino che Dio ti ha indicato. Il risultato finale sarà che, quando l’opera di Dio si concluderà, non solo non riceverai ricompense e non verrai salvato, ma sarai persino eliminato: questa è una cosa davvero terribile. Per evitare che alla fine si verifichi questa terribile conseguenza, devi avere pensieri e punti di vista corretti e una comprensione corretta riguardo alla questione della sofferenza e quindi determinare i corretti principi di pratica. Se i tuoi pensieri, punti di vista e principi di pratica ti conducono al cammino della salvezza, allora i pensieri e i punti di vista che possiedi e il cammino di pratica che hai scelto sono corretti, sono positivi e sono in linea con la verità. Se i pensieri e i punti di vista che possiedi e i principi di pratica che hai scelto non ti conducono al cammino della salvezza e non sono in grado di metterti in condizione di raggiungere la salvezza, allora i pensieri e i punti di vista che possiedi e i principi di pratica che hai scelto sono sbagliati. Questo è certo. Vale a dire, se i pensieri e i punti di vista che hai scelto e il cammino di pratica che hai determinato ti portano fuori strada e vanno contro il cammino della salvezza che Dio ti ha insegnato, allora il cammino che hai scelto è sbagliato. Dovresti rifiutarlo; dovresti cambiare i tuoi pensieri e punti di vista e cambiare i tuoi principi di pratica e metodi di pratica. Questo sarà di beneficio al tuo raggiungimento della salvezza. Capito? (Sì.) Nessuna delle questioni riguardanti il raggiungimento della salvezza è insignificante. Devi trattare con cautela anche le questioni che sembrano molto poco rilevanti e che vengono facilmente trascurate, riflettere seriamente su di esse e quindi stabilire pensieri, punti di vista e cammini di pratica corretti: solo questa è la pratica che le persone dovrebbero possedere per raggiungere la salvezza. Non devi essere confuso al riguardo.

La nostra condivisione di poco fa ha riguardato alcuni punti di vista sbagliati e manifestazioni distorte che le persone hanno riguardo alla sofferenza, così come i pensieri e i punti di vista corretti che le persone dovrebbero possedere e i principi che dovrebbero praticare. Poiché abbiamo parlato di come Dio incarnato considera la sofferenza, ciò su cui abbiamo condiviso poco fa rappresenta, da un lato, alcune delle Mie opinioni e valutazioni riguardo alla sofferenza e, dall’altro, alcuni dei Miei pensieri, punti di vista e principi di pratica riguardo alla sofferenza. Che si tratti di pensieri e punti di vista o di principi di pratica, ciò su cui abbiamo condiviso poco fa riguarda le vostre rivelazioni e manifestazioni nella vostra vita quotidiana o nel fare i vostri doveri. Diamo quindi un’occhiata a come Dio incarnato tratta la questione della sofferenza. Ho condiviso con voi poco fa su come trattare la questione della sofferenza. La sofferenza è parte della vita e della sopravvivenza dell’uomo. Guardandola dalla prospettiva dell’umanità normale, la sofferenza è qualcosa che è destinato ad accadere. Vivendo in questo mondo umano, vivendo in questo mondo materiale, tutti devono sopportare molta sofferenza dal momento in cui nascono al momento in cui muoiono, inclusi il disagio della carne, la sgradevolezza e l’infelicità. Allo stesso modo, anch’Io ho provato tale sofferenza vivendo nell’ambiente del mondo reale. Ho sperimentato e sopportato molto dolore e sto sperimentando un po’ di sofferenza anche ora. È un processo inevitabile; quindi, dalla prospettiva dell’umanità normale, Io accetto naturalmente tale sofferenza o ne faccio naturalmente esperienza. La Mia carne percepisce la sofferenza, ma non vi sono alcuna opposizione e alcun rifiuto nel Mio cuore. Trovo che la presenza di questa sofferenza sia naturale come l’aria che le persone respirano o la luce del sole che avvertono. Non percepisco che sia qualcosa in più né che sia superflua, tanto meno sento che sia qualcosa che ho attirato su di Me. Questo è ciò che provo. Vale a dire, indipendentemente da cosa abbia causato la sofferenza, o in quale fase Io attraversi la sofferenza, o dal fatto che sia un tipo di sofferenza che incontro nella Mia vita quotidiana oppure un tipo che dovrei sopportare nel compiere la Mia opera, tutto ciò che avverto è che si sta verificando un evento. Bisogna avvalersi di un certo principio e pensare a un modo per gestire e risolvere questo evento. Gestire e risolvere queste cose a volte richiede di sopportare un po’ di sofferenza ma, che Io sopporti una sofferenza considerevole o solo un po’ di sofferenza lieve, Io semplicemente la percepisco tutta come un processo. Non la sento come un fardello aggiuntivo; è una sensazione semplice come questa. Quando si tratta di sofferenza, oltre a questa semplice sensazione, non ho mai proclamato quale sofferenza Io abbia sopportato. Per esempio, quando vado in alcuni posti dalle condizioni relativamente disagiate per entrare in contatto con le persone e condividere con loro, non percepisco di sopportare poi così tanta sofferenza e non ho mai ritenuto che la Mia sofferenza sia una sorta di contributo che do alle persone. Invece, sento che è molto normale e non vale la pena menzionarla. Non ho mai trattato la sofferenza come un evento importante da ostentare, da pubblicizzare o di cui fare un gran caso per far sì che le persone Mi tengano in grande considerazione; non ho mai fatto cose del genere. Siete voi a proclamare quale sofferenza Io abbia sopportato: voi lo avete fatto parecchio, ma Io non l’ho mai fatto.

Una volta sono andato in un posto per chiacchierare e parlare con le persone del luogo e per condividere su alcune cose con loro. Quando ho finito di condividere, era passata l’ora dei pasti e Me ne sono andato senza mangiare. In seguito, alcune persone hanno diffuso la voce: “Dio ha condiviso con noi per tutta la mattina. Non ha bevuto nemmeno un sorso d’acqua e Se n’è andato senza mangiare”. Dopo che uno ha detto questo, la voce si è diffusa da uno a dieci, e da dieci a cento, e molte persone ne sono venute a conoscenza. Qual è stato il risultato del fatto che lo abbiano saputo? Quelle persone hanno trattato tale questione banale come argomento per una condivisione formale nelle riunioni e hanno condiviso al riguardo come se fosse la verità. Ero perplesso: di cosa c’è da parlare riguardo a questa questione? Che valore ha parlarne? A cosa serve condividere in merito? A volte chiacchiero con voi, parlando di cose della vita quotidiana o di questioni di lavoro. Questa è una cosa molto normale, normale proprio come le conversazioni che avete tra di voi. Non c’è nulla di cui vantarsi e nulla da pubblicizzare. Perché quella l’hanno pubblicizzata alle Mie spalle? Ero piuttosto perplesso. In seguito, man mano che la diffondevano molto, l’ho capito: credevano che ciò fosse testimoniare le esperienze di sofferenza di Dio incarnato e che stessero diffondendo la verità, non solo la notizia di un qualche evento. Io dico che, se vuoi testimoniare le esperienze di sofferenza di Dio incarnato, è del tutto superfluo. Incontrarvi, chiacchierare e parlare con voi è qualcosa che faccio volentieri. Non lo faccio perché qualcuno lo veda, non lo faccio per conquistare i vostri cuori e non sto recitando una parte. Quanto al fatto che a volte, quando condivido a lungo, non mangio né bevo nulla, non è intenzionale: è perché non ho sete e non ho molta fame. Se avessi una fame insopportabile, ti direi di procurarMi del cibo o ti chiederei di prepararMi un pasto semplice. Non sopporterei assolutamente la fame; non farei complimenti con te. Andarsene senza mangiare quando è l’ora dei pasti conta come sofferenza? A giudicare da ciò che state pubblicizzando, sembra che Io faccia le cose per metterMi in mostra. Perché Mi sento così a disagio nel sentire questo? È come se lo facessi per farvi vedere quanto soffro, quanto sono in grado di sopportare, quanto amore ho per voi e quale contributo ho dato per voi, affinché, dopo che me Me ne sono andato, voi lo diffondiate per Me, pubblicizzando quanto ho sofferto e quante cose ho fatto per voi, come se usassi questo metodo per conquistarvi. È questo il Mio scopo? (No.) Non è questo il Mio scopo. Vengo a trovarvi per chiacchierare e parlare con voi e a volte vado via senza mangiare quando è l’ora dei pasti. Questo è molto normale. Ma voi lo trattate come un evento importante, pensando che Io abbia sofferto, che ci sia della verità da cercare in questo, che dovreste emularlo e seguire l’esempio, e addirittura diffondete questa questione come se fosse la verità. Diffondere questa questione equivale a diffondere chiacchiere oziose. Non Mi piace che diffondiate chiacchiere oziose. Provo repulsione e disgusto quando sento questo. Sono disgustato da chiunque diffonda chiacchiere oziose. Se condivido con voi su alcuni contenuti che riguardano la verità o il lavoro della chiesa, allora questo contenuto è ciò di cui voi avete bisogno: potete annotarlo e condividere al riguardo con tutti. Quando invece diffondete la voce su come ho sofferto la fame o il freddo da qualche parte, quando diffondete queste cose provo disgusto. Provo assoluta repulsione per la diffusione di chiacchiere oziose. Perché siete così attivi nel fare questo genere di cose? Pensate che Mi renda felice? Io non sono come voi; non Mi rende affatto felice. E ho sopportato questo per così tanti anni. Se sapessi chi è stato il primo a diffondere queste parole, dovrei chiedergli: “Perché hai diffuso queste parole? Qual è il tuo obiettivo? Qual è la tua intenzione? Tu nutri cattive intenzioni! Questo equivale a causare un disturbo! Sai che hai influito sul Mio umore? Diffondere chiacchiere oziose in questa maniera è un modo mascherato per limitare la Mia libertà; questa è la sua natura”. Provo repulsione per coloro che diffondono chiacchiere oziose, specialmente per alcuni che non condividono mai sulla verità e non condividono mai su nulla che riguardi il praticare la verità o il lavoro della chiesa, e invece parlano solo di questo genere di cose prive di significato e diffondono questo tipo di chiacchiere oziose, diffondendole persino nei minimi dettagli. Per esempio, sto chiacchierando con voi e tossisco un paio di volte, e alcune persone lo diffondono alle Mie spalle. È questo che dovresti diffondere? È questo il tuo dovere? Mi ha disgustato che siano state diffuse chiacchiere oziose per così tanti anni. Alcune persone diffondono chiacchiere oziose esattamente in questo modo. Man mano che le chiacchiere circolano, un bel po’ di persone ne vengono a conoscenza e alcune persone confuse imitano persino il Mio tossire. A che serve imitarlo? Se tu imitassi il modo in cui condivido sulla verità per risolvere i problemi, sarebbe di qualche beneficio per il lavoro della casa di Dio. Se tu imitassi il modo in cui salvaguardo gli interessi della casa di Dio e penso a tutti i mezzi possibili per portarvi beneficio, e se imitassi il modo in cui, quando condivido sulla verità, riesco a fare instancabilmente esempi e a esporre fatti affinché tutti voi guadagniate qualcosa e facciate progressi: se tu facessi queste cose positive, sarei felice di vederlo. Perché non imiti queste cose positive? Perché devi imitare quelle cose prive di significato? Questo dimostra che c’è un problema nella tua mentalità. Se davvero non hai niente di meglio da fare, dovresti trovarti un lavoro adeguato da svolgere; questo sarebbe di beneficio per tutti. Perché non fare un lavoro adeguato? Simili persone trascurano i compiti che spettano loro; sono così odiose!

Ho condiviso sulla verità per così tanti anni, ma non vi ho mai visto impegnarvi molto nella verità, né vi ho visto impegnarvi nella verità tanto quanto vi impegnate nel diffondere chiacchiere oziose. Perché a queste persone piace così tanto diffondere chiacchiere oziose? A che serve diffondere cose simili? Queste persone prive di comprensione spirituale trascurano davvero i compiti che spettano loro! Se sei davvero capace di condividere chiaramente su un aspetto della verità e questo porta un po’ di beneficio e di edificazione ai fratelli e alle sorelle, questa è una buona cosa, e dovrei persino ringraziarti. Invece diffondi sempre la voce su cosa ho fatto in un certo giorno, quanto tempo sono rimasto in un posto, quanto ho camminato e quanto tardi sono tornato; quando voi diffondete sempre tali cose, Mi sento particolarmente disgustato. Alcune persone dicono: “Perché sei disgustato? Abbiamo buone intenzioni. Non stiamo testimoniando la sofferenza di Dio incarnato?” Questo punto di vista è corretto? (No.) In che senso è sbagliato? (Dio ha pronunciato così tante parole ed espresso così tante verità, eppure costoro non condividono su di esse. Non parlano nemmeno delle esperienze che hanno nel praticare la verità. Quando testimoniano Dio, non parlano di queste cose, facendo invece un gran parlare di alcune cose della vita di Cristo. Sento che non hanno cuori giusti.) Voi percepite che ho sofferto nel fare queste cose, ma comprendete la sofferenza che sopporto veramente? Ne siete a conoscenza? (No.) Non la conoscete, né la afferrate o la comprendete. Fate solo un gran parlare di queste questioni banali della Mia vita quotidiana e le trasmettete ovunque. Per esempio, una volta ho incontrato qualcuno e ho detto senza pensare: “Oggi Mi dà un po’ fastidio il braccio”. Non intendevo nulla con questo, ma quella persona ci ha visto dell’altro. Dopo averlo sentito, ha pensato che il braccio Mi desse fastidio perché avessi scritto troppo. Tre giorni dopo, la storia si è diffusa e le persone dicevano che stavo sopportando della sofferenza. Il fatto che Mi dia un po’ fastidio il braccio è considerato sofferenza? È questo che conta come sofferenza ai vostri occhi? Ho forse detto questo davanti a voi per ostentare che stavo soffrendo? Non era affatto questo che avevo in mente. Inoltre, cosa ha a che fare la Mia sofferenza con te? Ti ho chiesto di diffondere ciò? Se c’è qualcosa che voglio che tu faccia, te lo dico direttamente. Vi ho istruito in tutti i Miei sermoni e condivisioni su quale lavoro dovreste svolgere e quali parole dovreste pronunciare: vi ho chiarito tutto. Ho condiviso chiaramente sulle verità principi e sui cammini di pratica. Queste sono le cose su cui dovreste concentrarvi e che dovreste fare. Tu non ti concentri su ciò che ti dico, e invece presti particolare attenzione alle cose che non ti ho detto e ne hai fatte molte. Provo repulsione quando vedo questo. Non ti elogerò assolutamente, dicendo che lo hai fatto bene, e non te ne riconoscerò il merito. Non faccio mai cose del genere e non ho mai pronunciato simili parole. Qualunque cosa Io vi richieda di fare, ve la dico chiaramente. Non vi ho richiesto di fare questo, eppure voi lo avete fatto. Provo molta repulsione e molto disgusto dentro di Me, non una semplice punta di repulsione. Eppure voi vi sentite piuttosto soddisfatti di voi stessi, pensando di avere molta compassione e molto amore per Me, di essere particolarmente comprensivi, premurosi e attenti. Io dico che tu sei ben lontano da questo. Anche se fai certe cose in modo appropriato, c’è comunque una distanza tra noi; per di più, diffondere chiacchiere oziose non è appropriato e non Mi piace. Il fatto che non ve ne abbia mai parlato prima non significa che vi abbia acconsentito tacitamente. Ora vi dico le parole esatte: detesto particolarmente chi diffonde chiacchiere oziose. In particolare, alcune persone Mi vedono sopportare un po’ di sofferenza e poi diffondono deliberatamente chiacchiere oziose con il pretesto di testimoniare la sofferenza di Dio incarnato: a voi, dico esplicitamente: Mi oppongo a questo genere di cose, provo particolare repulsione per esse nel Mio cuore e non Mi piacciono affatto. Questo non è testimoniare Dio; questo è diffondere chiacchiere oziose. Quindi, è appropriato che lo facciate? (No.) Poiché non è appropriato, cosa dovreste fare? (Non dovremmo diffondere chiacchiere oziose. Non dovremmo fare questo genere di cose.)

C’è qualche disaccordo tra noi riguardo a come trattiamo la questione della sofferenza? Abbiamo punti di vista diversi? (Sì.) Ebbene, da dove provengono i vostri punti di vista sulla sofferenza? (I nostri punti di vista sulla sofferenza provengono dalla nostra indole corrotta dopo che siamo stati corrotti da Satana.) Da un lato, i punti di vista delle persone su ogni sorta di cose, così come le nozioni e le fantasie umane, provengono da Satana. Da un altro lato, parlando in modo più concreto, sono influenzati dalle tendenze della società e dal clima sociale. L’impatto più diretto del fatto che le persone accettino questi pensieri sbagliati è che sviluppano alcuni pensieri e punti di vista fallaci. Quando le persone vengono nella casa di Dio con questi pensieri e punti di vista, sviluppano ogni sorta di approcci errati. Pertanto, alcuni degli approcci delle persone nel modo in cui trattano la sofferenza di Dio incarnato sono analogamente il risultato dell’impulso di alcuni pensieri e punti di vista fallaci. Nel mondo non credente, quando persone in possesso di prestigio e fama appaiono in pubblico, spesso fanno cose per le apparenze, definite semplicemente come recitare una parte. Dopo aver recitato una parte, usano i media per pubblicizzarla, al fine di raggiungere l’obiettivo di mantenere la propria immagine e consolidare il proprio prestigio tra le persone, in modo da avere un’immagine migliore agli occhi del pubblico, ispirare maggiore adorazione da parte delle persone e stabilirsi più saldamente nei loro cuori. E l’approccio che le persone adottano nel diffondere informazioni sulla sofferenza di Dio incarnato è, in larga misura, influenzato da questa tendenza del mondo non credente. Anche i pensieri e i punti di vista delle persone riguardo alle necessità primarie di Dio incarnato, o ai Suoi movimenti e azioni quotidiani, sono così. Sebbene le persone non dicano direttamente quale sia lo scopo di Dio incarnato nel fare una certa cosa in particolare, il metodo di diffonderla causa le seguenti conseguenze: fa sì che le persone non si concentrino sul perseguire la verità, ma si concentrino semplicemente su queste formalità esteriori; fa sì che non si concentrino sull’entrare nella verità, ma si concentrino semplicemente sulla sofferenza, facendo cose che sono per loro facili da realizzare e da emulare. Le persone pensano che fare questo sia testimoniare Dio, praticare la verità e anche sostenere l’immagine di Dio. In realtà, l’immagine di Dio ha bisogno che tu la sostenga? Facendoti testimoniarLo, Dio intende che tu testimoni queste cose? (No.) L’immagine di Dio incarnato non ha bisogno che tu la sostenga, tanto meno ha bisogno che tu la sostenga in questo modo. Magari hai buone intenzioni, ma le tue azioni hanno causato conseguenze avverse e, nei casi più gravi, costituiscono persino intralci e disturbi. Le persone hanno sempre creduto che fare ciò sia appropriato e ragionevole, che sia una buona azione e che sia ciò che un essere creato dovrebbe fare. Io dico: “Sbagliato! Non è questo che sei tenuto a fare. Non è questo che dovresti fare”. Poiché sei un essere creato, dovresti assumere il posto che ti spetta in quanto essere creato e fare bene il tuo dovere; non dovresti agire nel ruolo dei media della società all’interno della casa di Dio e fare le cose che fanno i media. Quali parole pronuncio, quale sofferenza sopporto, dove vado a fare qualcosa, qual è il Mio itinerario quotidiano: non ho bisogno che tu pubblicizzi queste cose, non Mi piace che tu le pubblicizzi e provo repulsione per il fatto che tu le pubblicizzi. Quindi, per favore, smettila con questo tipo di pubblicizzazione, perché è diffondere chiacchiere oziose e non è conforme alla verità. Capito? (Sì.) La cosa migliore è che tu non pubblicizzi queste cose; diffondere queste chiacchiere oziose è inutile. Se tu vuoi veramente testimoniare Dio, allora dovresti propagare di più le parole di Dio e condividere la tua comprensione esperienziale della verità e la tua esperienza della verità. Se hai veramente buone intenzioni e vuoi fare delle cose buone e preparare delle buone azioni, allora guarda quale ambito o quale parte del lavoro della casa di Dio ha bisogno di miglioramenti, mettici un po’ di impegno e paga un prezzo per farlo bene, migliora così l’efficienza del lavoro, accelerane l’avanzamento e inoltre risparmia risorse umane e finanziarie. Se svolgi un lavoro di questo tipo, questa è una buona azione e questo è ciò che un essere creato è tenuto a fare. Per quanto riguarda ciò che Io mangio o indosso, o quale sofferenza sopporto, non c’è alcun bisogno che tu ne diffonda la voce. Ti ho detto da tempo quale atteggiamento dovresti avere verso di Me, che consiste in soli tre principi: essere aperto e onesto, rispettoso e obbediente. È così semplice; non ho bisogno che tu faccia nulla di più. Se fai qualcosa in più in modo appropriato, ti tratterò come un fratello o una sorella e Mi ricorderò di questo favore che tu hai fatto. Tuttavia, in termini di relazione tra noi, ti ho detto molto tempo fa i principi per come dovresti trattarMi. Quali sono questi tre principi? (Essere aperto e onesto, rispettoso e obbediente.) Sono precisamente questi tre principi. Se rispetti questi tre principi, ciò è appropriato, e avrai mantenuto saldamente il posto appropriato che spetta a un essere creato e adempiuto la tua responsabilità. Il tuo diffondere chiacchiere oziose non vale un centesimo e alla fine proverò repulsione per te. Se invece ti istruisco su un principio, ti assegno un elemento del lavoro o condivido su un aspetto della verità e tu fai e pratichi come ti dico, questo è molto meglio che diffondere chiacchiere oziose. Solo praticare la verità ha valore e viene ricordato. Tu diffondi chiacchiere oziose su di Me, dicendo che Mi sono stancato molto camminando per partecipare a una riunione da qualche parte. Diffondendo queste chiacchiere oziose, attiri l’empatia e la compassione delle persone nei Miei confronti. Non sono affatto felice di questo e non Mi piace che tu lo faccia. Dovrò chiederti: “A che serve diffondere questa questione? Perché hai diffuso queste parole? Capisci davvero cosa significhi rendere testimonianza a Dio?” Se non riesci a fornire una ragione conforme alla verità e l’obiettivo di fondo di ciò che dici e fai non è minimamente conforme alla verità, ma serve solo a soddisfare le tue ambizioni e i tuoi desideri personali e a cercare di guadagnarti il Mio favore, allora ti dico che non Mi piace che tu faccia ciò. Non devi assolutamente farlo. Che questa sia la prima e unica volta; non farlo mai più! Nelle tue frequentazioni e interazioni con Me, devi riflettere ripetutamente sui principi che ti dico. Devi mantenere saldamente la posizione che dovresti mantenere, adempiere le responsabilità che dovresti adempiere e attenerti ai principi a cui dovresti attenerti: queste sono le cose che sei tenuto a raggiungere. Non cercare sempre di capire come guadagnarti il Mio favore o adularMi; non desiderare sempre di provare empatia o compassione per Me o di renderMi felice. Non fare queste cose. Anche se le fai, sarà inutile. Non Mi piace che tu faccia queste cose e provo repulsione per il fatto che tu le faccia. Se non fai queste cose, ti tratterò da manuale e sarò in grado di interagire con te normalmente. Se fai queste cose, pensando sempre ad abbellire ciò che ho fatto e a fare un gran parlare di queste cose alle Mie spalle per guadagnarti il Mio favore e farMi avere una buona opinione di te, ti dico che sbagli. Fare questo Mi farà solo provare repulsione per te. Qualsiasi cosa tu faccia, ti tratterò e ti valuterò in base alle verità principi; questo è il modo in cui ti considererò. Se ti relazioni e interagisci con Me in modo giusto e appropriato, possiamo interagire normalmente. Se diffondi sempre chiacchiere oziose alle Mie spalle, allora ai Miei occhi la tua umanità non è buona. Come minimo, direi che tu non hai integrità né dignità e che sei infimo. Alcune persone dicono: “Stavo mettendo una buona parola per Te: non va bene?” Io dico: “Non ce n’è bisogno”. Le persone arrivano a vedere e a sapere che tipo di persona Io sia attraverso le parole che condivido e attraverso le verità che insegno loro; non arrivano a vederlo e a saperlo attraverso le chiacchiere oziose che diffondi tu. Pertanto, il tuo diffondere chiacchiere oziose è superfluo, non è affatto necessario. Magari nessun altro prova repulsione per questo oppure a tutti gli altri piace ma, come minimo, a Me non piace e provo repulsione per questo. Quando diffondi chiacchiere oziose su di Me, anche se questo si adatta davvero ai gusti di tutti ed è davvero conforme ai punti di vista di tutti, facendo sentire bene tutti, come minimo tu dovresti chiederlo a Me. Sono Io la persona coinvolta; devi chiedere se Io sia d’accordo e se Mi piaccia. Ti ho autorizzato Io a diffondere tali cose? Se non ti ho autorizzato, eppure tu diffondi chiacchiere oziose su di Me, parlando in modo così arbitrario e persino diffondendole come se fossero la verità, questo non significa forse che hai dei secondi fini? Allora come ti definirò? Dirò che stai causando intralci e disturbi. Dovunque Io vada e quali che siano le parole che pronuncio o le cose che faccio, alcune persone si concentrano specificamente sul diffondere queste cose, come se, dopo che lo fanno, tutti Mi tenessero in grande considerazione e Mi stimassero molto. Questo è esaltare Dio e renderGli testimonianza? (No.) Ebbene, ogni volta che vado da qualche parte a fare delle cose, che si tratti di cose della Mia vita quotidiana o di cose relative all’opera, specialmente cose che agli occhi delle persone sembrano sofferenza, sto forse recitando una parte nel farle? (No.) Poiché sapete che non sto recitando una parte, non divulgate queste cose. Non fungete da altoparlanti né da media; la casa di Dio non ha un’istituzione del genere. Non creare tu stesso un organo di informazione e non fungere da altoparlante per divulgare queste cose, perché sono assolutamente disgustato dal fatto che tu le divulghi; ha un impatto negativo. Quindi, non devi assolutamente diffondere chiacchiere oziose e non devi diffondere la voce su questo genere di cose. Questa è una delle richieste che ho per voi.

Il fatto che Dio Si faccia carne per compiere la Sua opera è una fase del piano di gestione di Dio, è un elemento al suo interno ed è in qualche modo speciale in termini di forma: richiede che Dio venga tra le persone a parlare e operare. Vale a dire, Dio assume l’immagine di un corpo di carne, diventa una persona comune e viene a compiere l’opera tra le persone. A parte il Suo parlare, la cosa più importante è la sofferenza sopportata dalla Sua carne. Anche questo è un elemento dell’opera ed è qualcosa che Egli deve sperimentare e sopportare. Durante il periodo in cui Dio parla e compie la Sua opera, oltre a parlare e operare, la Sua carne deve anche sopportare un po’ di sofferenza. È inevitabile che Dio soffra quando vive tra le persone. Dio viene nella carne e vive tra le persone, per salvare le persone, per fornire alle persone la verità, per indicare il cammino alle persone e per donare la vita alle persone. Ma ciò che Egli affronta è un’umanità che è stata profondamente corrotta da Satana. Quindi cosa deve sopportare Dio? Egli deve sopportare il giudizio, la bestemmia, la ribellione e il tradimento delle persone, così come l’incomprensione, la diffidenza e le lamentele delle persone, e anche i vari modi in cui esse agiscono in modo superficiale verso Dio. Egli deve sopportare queste cose. Alcune persone dicono: “Non Ti abbiamo visto sopportare queste cose”. Quando Dio viene nella carne, Egli non vive tra i non credenti; vive invece in mezzo al popolo eletto di Dio e tra gli esseri umani che intende salvare. Quando vive insieme a questi esseri umani, la Sua carne deve inevitabilmente entrare in contatto, relazionarsi e comunicare con queste persone, interagire con loro, e deve inevitabilmente gestire molte questioni. Quando Egli gestisce queste questioni, le persone rivelano in modo molto naturale un’indole corrotta satanica. Pensi che Dio incarnato provi piacere o disagio quando vede le persone rivelare un’indole corrotta? (Disagio.) Provare disagio conta come sofferenza? (Sì.) Allora Egli smette di salvare le persone perché prova disagio? Rinuncia a compiere la Sua opera perché prova disagio? O semplicemente distrugge le persone in modo diretto? Non può. Coloro che Egli salva sono precisamente gli esseri umani profondamente corrotti. Il Suo disagio è un problema reale. Per quanto Lo riguarda, Dio incarnato deve affrontare tutto questo e sopportare tutto questo al fine di salvare l’umanità. Mentre affronta e sopporta tutto questo, deve anche continuare a compiere la Sua opera, continuare a esprimere parole per fornire la verità, parlare pazientemente e seriamente alle persone e operare tra di loro. Non può rinunciare a salvare le persone solo perché vede che sono state corrotte troppo profondamente, che la loro ribellione è troppo grande o che le cose che fanno sono assurde e disgustose, perché questa è la Sua opera, e quindi sopportare ed esercitare pazienza è parte della Sua opera e anche del compimento del Suo ministero e dell’adempimento delle Sue responsabilità da parte di Dio incarnato. Vale a dire, quando si tratta dell’umanità, Dio ha delle responsabilità, ha delle preoccupazioni, ha un’opera e ha anche delle aspettative. Dio vuole salvare l’umanità, rendere completo un gruppo di persone affinché entrino nell’età successiva e rendere completo un gruppo di persone affinché raggiungano la salvezza e diventino una nuova umanità, portando a compimento la grande opera di Dio e guadagnando una parte di persone. Questa è l’opera di Dio, e Dio incarnato è venuto precisamente per compiere questo ministero. Perciò, prima che Dio Si facesse carne per compiere la Sua opera, non è che Egli non sapesse che avrebbe affrontato un gruppo di esseri umani profondamente corrotti; al contrario, sapeva benissimo che avrebbe salvato un gruppo di esseri umani che erano stati profondamente corrotti da Satana. Pertanto, per l’indole essenza di Dio, tutto ciò che Egli avrebbe affrontato e incontrato sarebbe stato un’avversità. Queste avversità ne includono alcune provocate dall’ambiente esterno, ma le avversità causate dalle circostanze non sono nulla. Quali sono le vere avversità? Ve l’ho appena chiesto e voi avete detto di non saperlo, quindi devo dirvelo Io, e allora lo saprete. Una volta che lo saprete, sarete in grado di comprendere.

Dopo che Dio Si fa carne, la Sua indole e la Sua essenza rimangono invariate. Egli ha una vita divina e ha anche l’indole di Dio; quindi, in termini della Sua essenza e della Sua vita, l’umanità corrotta non è in grado di essere in armonia con Lui. Questa incapacità di essere in armonia con Dio non significa che le persone non siano in grado di trovarsi d’accordo con Dio in termini di abitudini di vita o personalità; significa piuttosto che le persone non sono in grado di essere in armonia con Dio quando si tratta di vari pensieri e punti di vista, nonché dei principi e dei metodi per come trattare vari eventi, persone e cose. Non è forse un dato di fatto? (Sì.) La ragione di questa incapacità di essere in armonia con Dio è che l’umanità corrotta è stata profondamente influenzata e indottrinata da Satana, ha accettato gli allettamenti di Satana e fa tutto in base ai pensieri e ai punti di vista di Satana. Questi pensieri e punti di vista di Satana sono tutti fallaci e sono tutte cose negative: tutti gli individui, quindi, valutano l’opera di Dio e Dio Stesso con questi punti di vista e metodi fallaci. Per quanto riguarda l’umanità, l’essenza di Dio, l’indole di Dio e persino le scrupolose intenzioni di Dio nel salvare l’umanità non possono essere capite né comprese da nessuno. Naturalmente, non c’è neanche nessuno che sia capace di trattarle e accettarle correttamente, tanto meno qualcuno in grado di mostrare davvero considerazione per Lui. Tuttavia, Dio incarnato deve comunque completare quest’opera di salvezza dell’umanità e donare all’uomo la via, la verità e la vita. Nel donare all’uomo la via, la verità e la vita, Egli deve anche sopportare l’incomprensione, le lamentele e i giudizi dell’uomo, e persino il suo rifiuto e il suo evitamento: vale a dire, deve affrontare le varie forme di ribellione dell’uomo. Per quanto pazientemente e seriamente Dio condivida sulla verità, o per quanto salvi l’umanità con scrupolose intenzioni, al fine di portare l’uomo sulla retta via e sul cammino della salvezza, è molto difficile portare l’uomo a comprenderLo appieno. A questo proposito, Dio incarnato deve costantemente esercitare pazienza e costantemente esercitare tolleranza, non stancarSi mai di parlare e di operare e, attraverso vari metodi e da diverse angolazioni, portare le persone ad abbandonare i loro punti di vista fallaci, in modo che possano interessarsi alle cose positive e alle verità principi che Dio insegna loro e intraprendere il cammino del perseguimento della verità. Sopportare questo è estremamente doloroso. A prescindere dalla quantità di verità su cui Egli condivide, Dio incarnato deve comunque affrontare l’incomprensione, le lamentele e persino le giustificazioni e le difese delle persone. Per quanta scrupolosa attenzione abbia per le persone e per quanto altruisticamente Si dedichi, Egli deve comunque sopportare la ribellione delle persone e persino i loro sguardi freddi, e deve anche subire estorsioni da parte di certi individui. Tuttavia, durante tutto questo processo, l’opera di Dio non si è mai fermata e il progresso della Sua opera non ha mai rallentato, né ha rallentato il passo con cui Egli guida l’umanità in avanti. Egli compie la Sua opera come sempre ed esprime le Sue parole e i Suoi discorsi come sempre. In questo processo, da un lato, poiché Egli è Dio incarnato, possiede una coscienza umana e una consapevolezza dei sentimenti. Vale a dire, dal punto di vista dell’umanità, Egli ha anche sensibilità; ha emozioni, ha sentimenti e ha consapevolezza: non è privo di consapevolezza. In termini di umanità, la Sua umanità non trascende i sentimenti della carne né la coscienza della carne, come fa lo Spirito di Dio. Perciò Dio incarnato, nel tollerare la ribellione dell’umanità, sopporta una sofferenza maggiore e deve tollerare più dolore. Questo è uno dei più grandi tipi di sofferenza che Dio sopporta. Oltre a sopportare e tollerare a lungo termine le varie forme di ribellione delle persone, c’è un altro tipo di sofferenza che Dio incarnato deve sopportare nello svolgere la Sua opera e nel compiere il Suo ministero: vale a dire, Egli vive in mezzo all’umanità pur non essendone un membro. Quali sono le implicazioni di ciò? Dio possiede una vita essenza che è diversa da quella dell’umanità e ha pensieri e punti di vista su come trattare tutte le cose e tutti gli eventi che sono diversi da quelli che ha l’umanità. Naturalmente, alla luce di queste due differenze, prima che l’opera di Dio abbia guadagnato un gruppo di persone che raggiungono la salvezza, qual è il fatto oggettivo che Dio incarnato affronta mentre vive tra le persone? È che nessuno possiede veramente la vita della verità che Egli possiede e nessuno possiede veramente la comprensione del piano di gestione di Dio che Egli possiede. Pertanto, mentre affronta gli esseri umani corrotti o vive in mezzo a loro, Dio incarnato Stesso è solo, anche se nella chiesa vi sono molte persone che seguono Dio. Non è forse un dato di fatto? (Sì.) Non posso dire che tutte queste verità su cui ho condiviso siano al di là della portata di tutti, ma quanto meno, fino a ora, non una singola persona è stata in grado di comprendere completamente tutti gli aspetti della verità. Magari, dopo altri dieci o vent’anni a sperimentare le cose e altri dieci o vent’anni a fare il vostro dovere, avrete comprensione ed esperienza di alcune verità principi e avrete guadagnato alcune cose. Saprete come svolgere il lavoro e conoscerete i pensieri e i punti di vista corretti con cui dovreste affrontare le varie questioni in cui vi imbattete. Eppure la verità che comprendete sarà di fatto ancora molto limitata. Pertanto, quando gestiamo alcune questioni o quando trattiamo varie cose, non riusciamo mai a raggiungere un completo accordo nei nostri punti di vista. La causa alla radice di ciò sono i diversi gradi di comprensione della verità. Da un lato, Dio incarnato deve sopportare vari tipi di trattamento ingiusto da parte dell’umanità e deve anche sopportare le sue varie nozioni, fantasie e richieste irragionevoli che non sono in linea con la verità. Dall’altro lato, Dio incarnato deve anche sopportare la cosa più dolorosa, che è anch’essa un tipo di sofferenza che Egli deve inevitabilmente sopportare: poiché c’è una differenza tra l’essenza dell’uomo e l’essenza di Dio incarnato, non importa per quanti anni Dio incarnato operi tra le persone: Egli rimane solo. DiteMi, sentirSi solo è una forma di sofferenza? (Sì.) SentirSi solo è una forma di sofferenza. Indipendentemente da quanto chiaramente e a fondo si condivida sulla verità, l’ingresso dell’umanità rimane lento. Gli stessi errori e la stessa corruzione si manifestano costantemente e continuano a ripresentarsi. Con pazienza e serietà, Dio incarnato condivide costantemente sulla verità per provvedere alle persone e mostra costantemente pazienza e tolleranza verso di loro: solo quando arriverà il giorno in cui l’opera di Dio si concluderà, Egli non avrà più bisogno di sopportare questa sofferenza. Questo è interamente a motivo dell’opera. Inoltre, Io, Dio incarnato, ho numerosi aspetti nella Mia vita quotidiana personale che di fatto sono molto normali, ma sono anch’essi soggetti alle critiche e ai giudizi delle persone e alla loro incomprensione, e certi individui ne fanno anche una grande questione. L’uomo è incapace di essere in armonia con Dio. Da un lato, questo è perché l’uomo ha l’essenza dell’indole corrotta. Dall’altro lato, in termini di statura dell’uomo, in termini di quanto egli ami la verità e in termini del suo atteggiamento verso le cose positive, al suo livello attuale, è impossibile per lui essere in armonia con Dio. Anche se l’uomo fosse capace di perseguire la verità nella massima misura o se Io fossi in grado di essere tollerante verso di voi nella massima misura, sarebbe comunque impossibile per l’uomo e per Dio essere in armonia. In questo contesto, se le Mie richieste per voi fossero troppo severe o troppo esigenti in termini di ritmi, non sareste in grado di esserne all’altezza o di raggiungerle e alcune persone di scarsa statura diventerebbero facilmente negative e deboli. Per tale ragione, in questo contesto, posso solo essere accomodante e posso solo esercitare pazienza e aspettare. Cosa significa per Me aspettare? Significa avere buone aspettative e considerarvi con speranza e bellissimi desideri, considerarvi in questo modo e con questo tipo di mentalità. Spero che un giorno una parte di voi sia in grado di intraprendere il cammino del perseguimento della verità o che alcuni di voi possano, come Pietro, Giobbe e Abramo, diventare persone che si sottomettono a Dio e Lo adorano. Non vedo l’ora che quel giorno arrivi. Nel corso degli anni, nel parlarvi e predicarvi, nel condividere sul lavoro con voi e nel parlare di questioni quotidiane, ho sempre avuto questo tipo di mentalità. Che Io sia da solo o che viva in mezzo a voi, questo Mio stato d’animo e questa Mia mentalità non sono cambiati; questo sentimento è sempre rimasto. Pertanto, dico che la sofferenza correlata all’ambiente o alle necessità quotidiane che Dio incarnato sopporta a causa della Sua opera non è un grosso problema e non è degna di nota; la vera sofferenza che sopporto è qualcosa che voi non potete vedere né comprendere. È così che sono andato avanti per tutti questi anni. A nessuno importano queste cose, e la sofferenza che sopporto nel Mio cuore non può essere trasmessa alle persone. Le persone non possono vederla nemmeno dall’esterno. Il Mio umore non cambia, la Mia personalità non cambia, le Mie routine quotidiane non ne risentono e l’opera non ne risente, ma nel profondo del Mio cuore devo sopportare la solitudine, e questa solitudine è qualcosa che permane. DiteMi, questa sofferenza è grande? È vera sofferenza? (Sì.) Quindi vi dico di non diffondere quelle cose inutili; non conoscete e non potete comprendere la vera sofferenza che sopporto. Perché non vi parlo mai di questa sofferenza che sopporto? Non capireste e, anche se ve ne parlassi, quale beneficio porterebbe? Non può sostituire lo svolgimento dell’opera, non può sostituire la condivisione sulla verità e non può sostituire il castigo e il giudizio delle parole di Dio.

A parte i due tipi di sofferenza di cui abbiamo appena parlato, ossia sopportare le varie forme di corruzione e ribellione dell’umanità e sopportare la solitudine, c’è un altro tipo di sofferenza che Dio incarnato sopporta. Magari non sarete mai in grado di comprendere questo tipo di sofferenza ma, poiché siamo in tema di sofferenza, condividiamo al riguardo. Dio sta svolgendo l’opera di salvezza dell’umanità da seimila anni; a partire da quando ha pianificato di guadagnare un gruppo di persone, che sia parlando o adottando una qualche altra forma, Egli ha iniziato a sviluppare quest’opera. Quindi, cosa significa per Dio lo sviluppo di quest’opera? Cosa significa per l’umanità? Significa che Dio sta per guadagnare un gruppo di persone; le intenzioni e il piano di Dio sono stati stabiliti, Egli vuole guadagnare un gruppo di persone e, in definitiva, questo gruppo di persone sarà il frutto dell’opera del piano di gestione di Dio di seimila anni. Poiché Dio lo ha pianificato e preordinato, Egli ha delle aspettative per questo risultato. Queste aspettative hanno accompagnato la Sua opera per tutto il tempo. Dall’Età della Legge all’Età della Grazia, Dio ha sempre avuto aspettative per questo risultato, e queste aspettative si sono trasmesse ininterrotte a Dio incarnato nella terza fase dell’opera. Poiché Dio Si è fatto di nuovo carne, di qualsiasi sesso Egli sia, quali che siano le Sue condizioni o in qualunque tipo di ambiente sociale Egli viva, queste aspettative hanno accompagnato la Sua opera. Pertanto, per quanto riguarda questo Dio incarnato, deve anch’Egli assumere queste aspettative. Si potrebbe anche dire che Egli accetta una responsabilità e un fardello da Dio e svolge la Sua opera con queste aspettative. Sebbene entrambi abbiano le stesse aspettative, questo Dio incarnato opera per un periodo di tempo molto più lungo rispetto al primo Dio incarnato. Poiché Egli deve fornire alle persone tutte le verità che loro dovrebbero comprendere, la natura di quest’opera Gli richiede di vivere tra le persone per un lungo periodo di tempo. Non è che Egli semplicemente finisca l’opera e ne renda conto, e il Suo ministero sia così compiuto; al contrario, durante il periodo in cui svolge quest’opera, Egli nutre delle aspettative e vuole vedere il risultato. Questo risultato non arriva dall’oggi al domani e nemmeno in uno o due anni. Esso deve invece essere sorvegliato, curato e atteso nel lungo termine. Pertanto, Egli deve trascorrere moltissimo tempo a osservare e aspettare questo risultato e ad attendere con fervore di vedere un simile risultato. Questo osservare e aspettare è una responsabilità, è un fardello e, naturalmente, è una dose di dolore per Dio incarnato. Queste sono tutte questioni che rientrano nell’ambito delle responsabilità del Suo ministero, sono incluse nel mandato di questa fase dell’opera e sono una parte di questa fase dell’opera. In primo luogo, Egli deve essere paziente e anche sopportare la solitudine, e poi deve osservare e aspettare. Non si può fare a meno di nessuno di questi aspetti. Questi tre aspetti sono tutti immensamente dolorosi per Dio incarnato; Egli non può liberarSi di nessuno di essi, nessuno può sperimentare il dolore al Suo posto e non c’è un buon metodo per eliminarli o per affrancarSene. Questa è la cosa più dolorosa per Dio. Pertanto, quale sofferenza Dio incarnato sopporti nella Sua vita quotidiana, quanto Egli Si spenda e quale prezzo Egli paghi non sono un grosso problema, perché, a prescindere da quanta di questa sofferenza esteriore Egli sopporti, essa non può eliminare il dolore che Dio incarnato prova nel sopportare le varie forme di corruzione e ribellione dell’umanità, né può liberare la carne incarnata dalla solitudine, e tanto meno, naturalmente, può sostituire il risultato atteso da Dio incarnato o da Dio Stesso. Queste tre cose sono parte delle responsabilità che Dio incarnato adempie nel venire tra le persone per compiere la fase finale dell’opera e sono un fatto oggettivo che Egli deve affrontare. Dal momento in cui ho iniziato ufficialmente a compiere il Mio ministero fino a ora, per oltre trent’anni, ho vissuto costantemente in un simile stato. Potrebbe darsi che, se vi avessi detto dieci anni fa che questa è una parte della sofferenza che Dio incarnato sopporta, non l’avreste capito e non avreste provato nulla, dicendo: “Come può essere considerata sofferenza? Tu hai una posizione così elevata; sicuramente mangi bene, godi di cose belle e non Ti manca nulla. Inoltre, hai così tante persone che Ti seguono e che lavorano duramente per Te. Quale sofferenza sopporti? Questa conta come sofferenza?” Ma ora potreste essere in grado di capire un po’. Se allora avessi detto che, durante il periodo in cui operavo, non avevo una casa in cui tornare e nessun posto dove posare il Mio capo, non mangiavo bene, avevo abiti scadenti, vivevo in ambienti dalle scarse condizioni e stavo persino nelle grotte per sfuggire alle cacce all’uomo del PCC, se avessi detto queste cose, sareste stati disposti ad ascoltare e in grado di capirle. Ma non le ho mai dette; per Me non contano come sofferenza di nessun tipo. La vera sofferenza è quella che provo nel cuore. Ciò di cui vi ho parlato oggi è la vera sofferenza che Dio incarnato sopporta. Dico queste cose nella speranza che sappiate un fatto: venire tra le persone per compiere l’opera richiede a Dio incarnato anche di pagare un prezzo, Gli richiede anche di essere paziente e Gli richiede anche di sperimentare effettivamente tutto questo dolore. Poiché deve compiere il Suo ministero, Egli deve affrontare la sofferenza che Egli Stesso è tenuto a sopportare e tollerarla Lui Stesso. Questa sofferenza è ciò che Egli personalmente deve tollerare al fine di svolgere l’opera, completare il piano di gestione di Dio e portare a termine l’incarico ricevuto da Dio. La ragione per cui non testimonio mai queste cose e non ho bisogno che lo facciate voi, e tanto meno ho bisogno che le diffondiate e, naturalmente, ancor meno rivendico meriti presso di voi e ho bisogno che Mi siate profondamente grati, è che venire tra le persone a operare è per Dio incarnato già un compito abbastanza arduo. Questa è la Sua opera ed è anche la Sua responsabilità; Egli deve sopportare e deve osservare e aspettare. Vi dico questo semplicemente per farvi conoscere l’atteggiamento di Dio incarnato nel modo in cui tratta queste difficoltà e per dirvi i pensieri e i punti di vista corretti; non lo faccio affinché possiate comprendere più a fondo cosa sia la sofferenza e quale sofferenza Dio incarnato abbia sopportato. Non Mi sento afflitto nel sopportare la sofferenza, né sento che sopportare questa sofferenza significhi che ho operato molto duramente e fornito contributi enormi. Non sto cercando di giustificarMi con voi, tanto meno sto cercando di trarre da voi qualcosa che potrei usare come capitale. Sopporto la sofferenza che sono tenuto a sopportare, perché ho una responsabilità verso di voi. Naturalmente, in termini del ministero che compio, devo rendere conto a Dio. Non c’è alcun bisogno che Io cerchi meriti o buone impressioni da parte vostra. Quindi, per dirla in modo chiaro, non potete prendere il Mio posto nel sopportare questa vera sofferenza, né alcuno di voi può liberarMi da essa. L’unica cosa che potete fare, l’unico modo in cui potete collaborare e l’unica cosa che può in qualche modo alleviare la sofferenza che sopporto è che voi guadagnate l’ingresso nella verità, impariate a essere obbedienti, abbiate una testimonianza come quella di Giobbe e abbiate esperienze come quelle di Pietro; che compiate buone azioni, che siate devoti nel fare i vostri doveri, che vi sottomettiate a Dio e che amiate e perseguiate la verità; e che ogni articolo di testimonianza esperienziale che scrivete contenga qualche vera esperienza e comprensione della verità e ottenga alcuni risultati in termini di sottomissione a Dio. Questi vostri guadagni sono la più grande ricompensa e il più grande conforto per Me personalmente; non ho altre ulteriori richieste per voi.

Non è un caso che Dio incarnato sopporti questa sofferenza. In termini concreti, ciò che Dio salva è l’umanità corrotta, e la corruzione dell’umanità corrotta è per Dio un tipo di dolore. Vivendo insieme agli esseri umani corrotti, relazionandoSi e interagendo con loro e al contempo salvandoli e nutrendo aspettative nei loro confronti, è inevitabile che Egli soffra ed è inevitabile che Egli paghi un prezzo. Questo prezzo non è semplice come pronunciare qualche parola in più. Cosa spende Dio per salvare l’umanità? Le Sue energie, il sangue del Suo cuore e la Sua vita. Lo Spirito di Dio spende il sangue del Suo cuore per svolgere l’opera; allo stesso modo, Dio incarnato spende il sangue del Suo cuore e le Sue energie in cambio della salvezza dell’uomo: questo vale anche per Lui. A partire da quando Dio ha creato l’umanità e gli esseri umani sono venuti all’esistenza, Dio è entrato in contatto e Si è relazionato con loro e ha operato sull’uomo. Per tutto il tempo, Dio ha di fatto speso quantità incalcolabili del sangue del Suo cuore per l’uomo e ha svolto una quantità incalcolabile di opera su di lui. Ma Dio non ha mai detto all’umanità quanto Egli abbia sofferto o quale prezzo Egli abbia pagato. Egli dice solo in termini generali che ha speso il sangue del Suo cuore, ha pagato un prezzo con la Sua vita per provvedere all’uomo e ha concesso la verità all’uomo affinché funga da sua vita. Ma non ha mai detto quale sofferenza Egli abbia sopportato, quali calunnie e insulti Egli abbia subìto, quanta stanchezza Egli abbia sopportato, quale prezzo Egli abbia pagato o quanto Si sia adoperato; non ha mai fatto menzione di queste cose. C’è una ragione dietro al fatto che non le abbia menzionate. Se non ve la dico Io, non la conoscerete mai. La ragione è che, nell’operare sull’uomo, Dio non ha mai mirato a guadagnare alcunché da lui; Egli è semplicemente disposto a provvedere all’uomo in modo così altruistico e a dedicarSi all’uomo in modo così altruistico. Se dovessimo usare il linguaggio umano per dire cosa Egli cerchi di guadagnare agendo in questo modo, ciò che Egli cerca è che gli esseri umani percorrano il giusto cammino e siano in grado di vivere bene, che siano in grado di vivere in modo appropriato e di vivere una sembianza umana, e che siano in grado di vivere in conformità alla via che Dio insegna all’uomo; che non siano più devastati, corrotti e fuorviati da Satana; e che siano in grado di sottomettersi veramente a Dio. Questo darebbe a Dio serenità. Se Dio cerca qualcosa, è la serenità: che l’uomo sia in grado di vivere e di comportarsi in modo appropriato secondo le parole di Dio, che il prezzo che Dio ha pagato e l’opera che Egli ha svolto non siano stati vani e che Egli veda dei risultati nell’uomo. A prescindere da quanto Dio abbia sofferto, da quanto grande sia il prezzo che Egli ha pagato, da quanti anni Egli abbia aspettato e da quanti anni Egli abbia mostrato pazienza all’uomo, Dio è stato completamente disposto a fare tutto ciò. Per raggiungere questa serenità, Dio è disposto a pagare un simile prezzo per l’uomo. Dio Stesso non Si è mai pentito di quanto abbia sofferto; per usare il linguaggio umano, non ha mai avuto ripensamenti al riguardo. Per dirla nei termini più semplici, con le parole che potete comprendere meglio, Dio fa questo per porre fine a questa Sua preoccupazione; questo è un desiderio che Egli ha. Dio ha creato l’uomo e ha il desiderio di guadagnare un’umanità creata in grado di vivere, sopravvivere e gestire tutte le cose in conformità alla via che Egli le insegna, non essendo più soggetta alla corruzione di Satana e non devastando più sé stessa. È un gruppo di persone fatte in questo modo che Dio desidera guadagnare. Così Egli ha avviato la Sua opera, ha iniziato a svolgerla e l’ha portata avanti fino al presente; questa preoccupazione che Egli ha per le persone non è cambiata, né è cambiato questo obiettivo. Per quanto Egli soffra o per quale prezzo Egli paghi, Dio ha operato in questo modo per tutto il tempo. Operando in questo modo, Dio ha di fatto sofferto molto e pagato un prezzo elevato, ma non ha mai cercato di giustificarSi con le persone, non ha mai spiegato queste cose all’umanità e non ne ha mai fatto menzione; questo è direttamente correlato all’essenza di Dio. Per quanto grandi siano le cose che Dio fa, per quanta opera Egli svolga nell’umanità, per quale prezzo Egli paghi o per quanto Egli provveda alle persone, vale a dire, a prescindere da quanto Egli doni o conceda alle persone, Egli non ha mai ritenuto che questo sia una sorta di merito, né ha bisogno che l’umanità Gli sia profondamente grata. Considerando invece i pensieri e i punti di vista degli esseri umani che vivono in qualsiasi epoca, per quanto elevato sia il prezzo che qualcuno paga e qualsiasi cosa egli faccia, deve sempre cercare di ricavarne qualcosa e deve sempre avere in mente qualcosa per sé stesso. Ma Dio non ha mai avuto simili pensieri; solo Dio è veramente altruista. Cosa significa essere altruisti? La spiegazione più semplice è che significa non pensare mai a sé stessi. Pensate a come gli esseri umani crescono i figli e li portano all’età adulta: i genitori spendono così tanti soldi per i figli e pagano per loro prezzi davvero elevati, con l’obiettivo di consentire ai figli di raggiungere un grande successo e recare onore alla famiglia, cosa che permetterebbe ai genitori di godere della gloria dei figli in futuro. Dio non nutre simili idee. Ogni Sua mossa e azione, ogni Suo pensiero e idea, il prezzo che Egli paga per gli esseri umani e tutto ciò che Egli dona loro non solo sono le cose più preziose, ma sono anche del tutto privi di qualsiasi secondo fine nei loro confronti. Si tratta soltanto di dedizione e di provvista altruistiche ed Egli provvede costantemente in questo modo. Questo è vero altruismo. Tutto questo è fatto da Dio. Dio non esige mai alcun merito dagli esseri umani. Tra l’umanità, a prescindere da quanta incomprensione e quante lamentele da parte delle persone Egli subisca e da quanti torti Egli sopporti, non cerca mai di giustificarSi o di difenderSi. Egli è completamente ben disposto in tutto ciò che fa per l’umanità, senza lamentarSene né provare alcun rimpianto, e non ha mai ritenuto che questo sia qualcosa in più. Vale a dire, l’altruismo di Dio non contiene nessuno di quei punti di vista transazionali che hanno gli esseri umani e nessuno dei desideri umani di contrattare. Se sei capace di praticare la verità, alla fine potrai sopravvivere. Il fatto che Dio ti doni un po’ di grazia gratuitamente non è nulla per Lui. Egli ti permette di sopravvivere, di continuare a vivere e di vivere nella felicità, in mezzo a tutte le cose, che Dio ha donato all’umanità. A prescindere dal numero di benedizioni di cui godi, Dio non prova invidia e non cerca di competere con te per averle. Fintanto che sei in grado di conoscere le orchestrazioni e le disposizioni del Creatore, di sottometterti alle orchestrazioni e alle disposizioni del Creatore, e che vivi nel modo in cui il Creatore richiede, questo è sufficiente. Dio non ti chiede di esserGli costantemente e profondamente grato e non ha bisogno della tua venerazione. Egli non ha mai chiesto a nessuno di allestire un santuario per Lui e di bruciare tre bastoncini di incenso ogni giorno. Dio non apprezza queste cose. Vedi, quando Giobbe vide Dio di schiena, Dio ebbe forse qualche richiesta per lui? (No.) Dio gli diede semplicemente la più grande ricompensa, Gli permise di vedere Dio di schiena, cosa che accrebbe la sua fede in Dio. Questa fu la ricompensa di Dio per lui. Poi Dio Se ne andò, sperando che Giobbe potesse vivere nella felicità, vivere in mezzo a tutte le cose create dal Creatore e vivere sotto la sovranità del Creatore. Per Dio fu questa la più grande ricompensa. Il fatto che Giobbe fosse in grado di temere Dio e fuggire il male era vera adorazione verso il Creatore ed era anche la più grande ricompensa. Vedi, ciò che Dio richiede all’umanità è volto anche a portare beneficio alle persone. Di fatto, in definitiva, sono le persone a trarne il massimo godimento e ad arrivare a vivere nella felicità. Dio pone forse pesanti pretese alle persone? Le richieste che Dio fa loro non sono elevate. Tuttavia, guardando alle Sue richieste, possiamo vedere che Dio è veramente altruista; Si dedica con costanza e lo fa gratuitamente. A prescindere da quale prezzo Egli paghi o da quanto soffra, Dio sopporta tutto da solo e non cerca di giustificarSi con l’umanità corrotta. DimMi, Satana possiede queste qualità? (No.) Satana non possiede una singola cosa che Dio possiede, nemmeno il più piccolo aspetto di ciò che Dio ha ed è, quello considerato dalle persone come il meno degno di nota, e nemmeno gli esseri umani possiedono alcuna di queste cose. Ciò che Dio ha ed è è tutto positivo, è tutto bellissimo ed è tutto nobile; è quanto di più puro e santo vi sia. L’essenza di Dio, l’indole di Dio e ciò che Dio ha ed è possono essere definiti impeccabili e senza macchia. Poiché sono senza macchia, sono definiti santi, giusto? (Sì.) I vari principi in base ai quali Dio tratta tutte le cose, incluso il modo in cui tratta l’umanità, sono interamente basati sulla verità; questo è quanto di più giusto vi sia. Vedi, alla luce di qualsiasi aspetto si guardi la questione, l’indole essenza di Dio è meritevole di lode da parte dell’umanità. Ma Dio, anche se ha sofferto così tanto, non ha preteso nulla dall’umanità. Non ha mai chiesto alle persone: “Dovete cantare e ballare gioiosamente in Mia lode ogni giorno. Lodate il Mio nome ogni giorno. Ogni volta che vi riunite o producete un programma, dovete lodare il Mio nome insieme”. Egli ha forse richiesto alle persone di fare questo? (Mai.) A prescindere da quanto Dio soffra, da quanta opera svolga o da quanto Egli doni all’umanità, non ha mai richiesto alle persone di esserGli profondamente grate o di venerarLo nel modo in cui i non credenti fanno con gli idoli. Dio non ha mai fatto simili cose. Non ha mai detto una singola parola né fatto una singola cosa per in nome della Sua posizione e della Sua fama nei cuori dell’umanità. Non ha mai fatto queste cose. Lo Spirito di Dio non fa simili cose. Non ha mai pronunciato cose del genere né lasciato simili messaggi per l’umanità. Ebbene, Dio incarnato ha mai fatto simili cose o pronunciato simili parole? (No.) Durante tutti questi anni in cui ha operato e sofferto tra le persone, Egli ha costantemente fornito alle persone la verità e la vita e le ha sostenute e guidate a percorrere il giusto cammino. Egli spera semplicemente che le persone siano in grado di perseguire la verità e di sopravvivere. Oltre a questo, ha forse qualche ulteriore richiesta per voi? (No.) Non ha per voi ulteriori richieste.

In termini della sua natura, la sofferenza che Dio incarnato sopporta è di fatto diversa dal tipo di sofferenza di cui parlano gli esseri umani. In senso positivo, gli esseri umani sopportano la loro sofferenza interamente allo scopo di liberarsi della loro indole corrotta per raggiungere la salvezza. In senso negativo, la sopportano interamente perché hanno un’indole corrotta e perché sono giudicati e castigati per aver compiuto il male e opposto resistenza a Dio. In quest’ottica, la sofferenza degli esseri umani è necessaria e inevitabile. Dio incarnato, invece, sopporta la Sua sofferenza per svolgere la Sua opera, per fornire la verità agli esseri umani e affinché essi possano liberarsi dalla corruzione e dall’afflizione di Satana e intraprendere il cammino della salvezza. Dio deve sopportare queste avversità nel lungo termine: anche questo fa parte della Sua opera. Queste avversità sono cose che Egli deve tollerare da solo e di cui deve farSi carico da solo. Poiché Dio incarnato sta svolgendo la Sua opera e compiendo il Suo ministero e la sofferenza è parte di quest’opera, Dio non ha bisogno che le persone Gli siano profondamente grate perché ha sopportato questa sofferenza, né ha bisogno che diffondano informazioni sulla Sua sofferenza, e tanto meno ha bisogno che la conoscano. Se vuoi conoscere Dio, dovresti farlo conoscendo la Sua essenza, conoscendo i pensieri e i punti di vista in base ai quali Egli tratta tutte le cose e tutti gli eventi e conoscendo i Suoi principi per gestire vari eventi, persone e cose. ConoscerLo in questo modo è l’approccio migliore e più appropriato. Per quanto riguarda il conoscere la sofferenza di Dio, puoi tralasciarlo; non hai bisogno di conoscere questo aspetto. Anche se lo conoscessi, non saresti in grado di empatizzare con Dio, non saresti in grado di avere considerazione per Lui e non saresti in grado di prendere il Suo posto nel sopportarla. Quindi non c’è bisogno di condividere al riguardo. Se sapete che sopportare la sofferenza è parte dell’opera di Dio incarnato ed è un processo di cui Egli fa inevitabilmente esperienza nel venire tra le persone, comprendere questo è sufficiente. Non c’è bisogno di farne una grande questione, né c’è alcun bisogno che voi ripaghiate nulla. Se perseguite la verità, un giorno potreste capire; se invece tu non sei qualcuno che persegue la verità, potresti arrivare fino alla fine ed essere ancora incapace di comprendere.

Abbiamo sostanzialmente finito di condividere sull’argomento della sofferenza. Se comprendete l’atteggiamento di Dio incarnato verso la sofferenza o se comprendete quale sofferenza Egli sopporti, cosa vorrete fare? La cosa migliore è che siate in grado di praticare la verità, che siate devoti, che siate esseri creati all’altezza degli standard e che permettiate che il desiderio di Dio venga soddisfatto. Questa è la più grande ricompensa per Dio. Se fai questo, Dio lo ricorderà. La più grande ricompensa per Dio è che siate in grado di perseguire la pratica della verità e di raggiungere infine la salvezza, non lasciando che il piano di Dio fallisca, non lasciando che le parole di Dio finiscano nel nulla, permettendo che le parole di Dio si compiano in voi e permettendo alle parole di Dio di diventare la vostra vita. Un giorno, quando sarete sopravvissuti e sarete diventati membri della nuova umanità, sarete in grado di diventare i padroni di tutte le cose e di vivere nella felicità e avrete soddisfatto il desiderio iniziale con cui Dio ha creato l’umanità, quella sarà per Dio la più grande ricompensa. Il giorno in cui raggiungerete la salvezza e diventerete coloro che sono sopravvissuti, avrete realizzato il desiderio di Dio di creare una nuova umanità. Egli avrà guadagnato un gruppo di persone sulla terra capaci di adorare Dio e di temere Dio e fuggire il male: questo desiderio di Dio sarà esaudito. Quando il desiderio di Dio sarà esaudito, magari quel giorno Dio dirà che Lo hai aiutato a esaudire il Suo desiderio e a porre fine al Suo periodo di sofferenza. Questa è la più grande ricompensa per Lui. Quando il Suo desiderio sarà esaudito, Dio non spenderà più nulla per l’umanità; le Sue aspettative si saranno realizzate. Dio non avrà più bisogno di svolgere l’opera. Egli avrà visto e ottenuto i risultati, la Sua opera si sarà conclusa, Egli potrà riposare e non avrà più alcuna preoccupazione riguardo all’umanità. Significherà che tu, raggiungendo la salvezza attraverso il perseguimento della verità, hai aiutato Dio a liberarSi dal senso di avversità che Egli prova e dal Suo cammino di avversità durato seimila anni. Egli ti ringrazierà. Questo perché sarà stata un’attesa davvero lunga, ma fortunatamente Dio alla fine avrà visto i risultati, il Suo desiderio sarà stato esaudito ed Egli avrà guadagnato una nuova umanità: dovresti giore per Lui. Se hai veramente un cuore che ha considerazione per Dio, se vuoi veramente comprendere il cuore di Dio e avere considerazione per esso e se vuoi ripagare Dio, allora dovresti essere obbediente e sottomesso, percorrere il cammino della salvezza, percorrere il cammino del temere Dio e fuggire il male ed essere qualcuno capace di adorare Dio. Questa è la più grande ricompensa per Dio. Naturalmente, questo è anche l’unico modo per permettere a Dio di essere confortato e per esaudire il Suo desiderio, permettendoGli di abbandonare qualsiasi preoccupazione e aspettativa Egli abbia riguardo alle persone. Naturalmente, è anche il modo migliore per aiutare Dio a liberarSi dal cammino di avversità che è la Sua attesa di seimila anni. Dal punto di vista di Dio, questa è la più grande ricompensa per Lui; è il miglior dono che potresti offrirGli. Questo dono è da Lui accettato e ricevuto ed è più prezioso di qualsiasi quantità di decime tu possa offrire.

Va bene se terminiamo qui la condivisione su questo argomento? (Sì.) Allora concludiamo qui la nostra condivisione per oggi. Arrivederci!

23 novembre 2024

Pagina precedente: Come perseguire la verità (29)

Sei fortunato ad accederea questo sito Web,avrai l’opportunitàdi accogliere il Signoree trovare la via per sbarazzarti della sofferenza. Vuoi guadagnare questa benedizione di Dio?

Impostazioni

  • Testo
  • Temi

Colori omogenei

Temi

Carattere

Dimensioni carattere

Interlinea

Interlinea

Larghezza pagina

Indice

Cerca

  • Cerca in questo testo
  • Cerca in questo libro

Connettiti con noi su WhatsApp