56. Dopo aver saputo della morte di mia madre

di Zhang Meng, Cina

Mio padre si è ammalato ed è morto prima che io compissi un anno. Mia madre ha dovuto fare due lavori per crescere noi cinque figli. Ha lavorato dall’alba al tramonto ogni giorno ed è stata sia madre che padre per noi. Il mio cuore ha sofferto e ho fatto un voto silenzioso: “Quando sarò grande, mi prenderò cura di mamma in modo che possa vivere senza preoccupazioni”. Per alleggerirle il fardello, aiutavo a fare le faccende dopo la scuola, ma mia madre mi amava così tanto che non voleva che lo facessi e voleva solo che studiassi sodo. Le ho detto: “Sei così stanca. Non ti renderebbe la vita un po’ più facile se ti aiutassi?” Mia madre ha risposto: “Non importa che io sia stanca. Quando voi figli sarete cresciuti e vi prenderete cura di me, non vivrò forse una vita agiata? Guarda tua cugina: sua madre è morta presto e suo padre l’ha cresciuta da solo. Dopo che si è sposata, si è occupata di tutto per suo padre: cibo, vestiti e tutto ciò di cui aveva bisogno. Non sta vivendo una vita agiata?” Una volta, mia cugina mi ha detto: “I corvi sanno come nutrire i loro genitori. Mio padre ha sopportato ogni tipo di difficoltà per crescermi. Se non mi prendessi cura di lui, non sarei forse peggio di una bestia?” Allora ho pensato che da grande volevo essere proprio come mia cugina e prendermi cura di mia madre. Dopo essermi sposata, anche se non avevo un buon lavoro o un buon reddito, ho fatto tutto il possibile per aiutare materialmente mia madre, e l’ho spesso portata a casa mia per prendermi cura di lei. I miei vicini mi lodavano tutti, dicendo: “Anche se la figlia vive lontano, è quella che fa di più per prendersi cura di sua madre”. Questo mi ha fatta sentire così bene. Ho sentito che questo è il modo in cui io, come figlia, dovevo agire e che solo così avrei potuto ripagare la gentilezza di mia madre.

Nel 1999 ho accettato la nuova opera di Dio. Dalle Sue parole, ho capito l’urgente intenzione di Dio di salvare l’uomo e mi sono unita alla predicazione del Vangelo. Verso la fine del 2003, sono stata arrestata mentre predicavo il Vangelo. Dopo essere stata rilasciata, sono stata costretta a lasciare casa per lavorare e ho affittato un posto per evitare che la polizia mi seguisse e mi sorvegliasse. In seguito ho saputo che la polizia era andata segretamente nel mio villaggio tre volte in sei mesi per indagare su di me, chiedendo dove avessi affittato una casa. Da quel momento in poi, ho vissuto come una vagabonda e non potevo più portare mia madre a casa mia e prendermi cura di lei come facevo prima. Mi sentivo così in debito con lei. Soprattutto quando ho saputo che era stata maltrattata da mia cognata quando era malata, mi sono sentita affranta e sconvolta, mi sono persino pentita di essere andata a predicare il Vangelo. “Se non avessi predicato il Vangelo, non sarei stata arrestata e non avrei dovuto lasciare casa. Così sarei potuta stare accanto a mia madre e prendermi cura di lei”. Mi sono resa conto che il mio stato era sbagliato e che predicare il Vangelo era la mia responsabilità, la mia missione. Il pentimento per aver predicato il Vangelo e compiuto il mio dovere non era forse una manifestazione di tradimento verso Dio? A una riunione, ho raccontato al leader del mio stato e lui mi ha mostrato un passaggio delle parole di Dio: “Tutti vivono in base ai sentimenti, e così Dio non ne evita nemmeno uno e svela i segreti nascosti nei cuori dell’intera umanità. Perché è così difficile per le persone separarsi dai loro sentimenti? Farlo va forse oltre i criteri della coscienza? La coscienza può compiere la volontà di Dio? I sentimenti possono aiutare le persone a superare le avversità? Agli occhi di Dio, i sentimenti sono Suoi nemici: non è stato forse affermato chiaramente nelle parole di Dio?(La Parola, Vol. 1: La manifestazione e l’opera di Dio, “Interpretazione dei misteri delle ‘Parole di Dio all’intero universo’, Cap. 28”). Dopo aver letto le parole di Dio, mi sono resa conto che stavo effettivamente vivendo nei miei sentimenti, e che questi ultimi mi avevano offuscato la vista, impedendomi di distinguere il giusto dallo sbagliato. Stavo predicando il Vangelo affinché le persone potessero venire davanti a Dio e accettare la Sua salvezza. Questa era una cosa giusta e il dovere che dovevo compiere. Fin dai tempi antichi, non ci sono stati molti veri credenti che hanno abbandonato tutto per seguire Dio e spendersi per Lui? Prendiamo Pietro. Quando il Signore Gesù lo chiamò, egli lasciò immediatamente le sue reti da pesca e seguì il Signore. Rendendomi conto di questo, ho acquisito più fede. Ho deciso di fare bene il mio dovere e di soddisfare Dio, così sono andata di nuovo a predicare il Vangelo.

Nell’autunno del 2015, una sorella della chiesa mi ha detto che mia madre era morta. Quando l’ho saputo ero sconvolta e il mio cuore era spezzato. Mi sono sforzata di non piangere, e ho pensato: “Com’è possibile che mia madre non ci sia più? Si è forse depressa e ammalata perché non ero al suo fianco e le mancavo e si preoccupava per me? Se non fosse stato per la persecuzione del PCC, sarei potuta restarle accanto, occuparmi di più di lei, farla sentire a suo agio nei suoi ultimi anni, e forse avrebbe vissuto qualche anno in più”. Più ci pensavo, più mi angosciavo. Mentre lasciavo la casa della sorella, le lacrime mi scorrevano sul viso. Mia madre ha sofferto così tanto per crescermi, ma quando è diventata vecchia e malata, non ho potuto starle accanto per prendermi cura di lei e non ho potuto nemmeno essere con lei nei suoi ultimi momenti. Pensando a questo, ho pianto a dirotto e ho provato molto dolore. Mi sono asciugata gli occhi e sono salita sulla mia bicicletta e mentre pedalavo, le scene di come mia madre aveva lottato per crescermi scorrevano nella mia mente come un film. Mi sentivo così in debito con mia madre ed era morta prima che avessi avuto la possibilità di essere una buona figlia devota. Non ho potuto nemmeno starle accanto nei suoi ultimi momenti. Altre persone diranno che sono una cattiva figlia, una miserabile ingrata? Quando sono tornata a casa della mia ospite, ero troppo angosciata per mangiare. La sorella ospitante mi ha confortata, dicendo: “La durata della vita di ognuno è nelle mani di Dio. Quando qualcuno nasce e quando muore è ordinato da Lui. Non essere troppo triste. Prega di più Dio”. Non mi sentivo più così afflitta e sconvolta dopo aver sentito quelle parole, ma il mio cuore non riusciva comunque a calmarsi mentre svolgevo i miei doveri, così ho pregato Dio, chiedendoGli di guidarmi fuori da questo stato negativo. Dopo aver pregato, ho letto un passo delle parole di Dio: “Dio ha creato questo mondo e vi ha introdotto l’uomo, un essere vivente cui ha concesso la vita. Poi l’uomo è arrivato ad avere genitori e parenti, e non è più stato solo. Fin da quando ha posato gli occhi sul mondo materiale, è stato destinato a esistere all’interno dell’ordinamento di Dio. Il Suo alito di vita sostiene ogni singolo essere vivente per tutta la crescita, fino all’età adulta. Durante questo processo, nessuno si accorge che l’uomo cresce sotto la cura di Dio; anzi, si crede che cresca sotto la cura amorevole dei suoi genitori e che sia l’istinto vitale a dettarne la crescita. Questo, perché l’uomo non sa chi gli abbia concesso la vita o da dove essa sia venuta, né tantomeno come l’istinto della vita crei miracoli(La Parola, Vol. 1: La manifestazione e l’opera di Dio, “Dio è la sorgente della vita dell’uomo”). Dalle parole di Dio, ho capito che Egli ha creato i cieli e la terra e tutte le cose, e dona la vita all’uomo. In apparenza, sembrava che mia madre mi avesse cresciuta ma se non fosse stato per la cura e la protezione di Dio, non sarei mai sopravvissuta fino ad ora. Ho pensato a come mia figlia avesse contratto una malattia terminale a cinque anni. Ero estremamente addolorata e volevo donarle i miei organi. Il medico mi aveva detto: “Non serve a nulla. Trattare questa malattia non le salverà la vita. Ha una malattia incurabile e nessuno può salvarla”. Dio ha stabilito da tempo la nostra vita e la nostra morte, nessuno può cambiare questa situazione. Anche il momento della morte di mia madre era nelle mani di Dio ed è stato ordinato da Lui eppure avevo creduto che fosse morta per depressione e malattia, causate dal sentire la mia mancanza e dalla preoccupazione per me. Non ho riconosciuto la sovranità di Dio! Specialmente pensando a come mia madre ha lottato per crescermi fino all’età adulta dopo la morte di mio padre, e a come, invecchiando e ammalandosi, io non sia stata in grado di prendermi cura di lei. mi sono sentita in debito con lei, e il mio cuore non si è calmato mentre svolgevo il mio dovere. In realtà, la vita dell’uomo viene da Dio e tutto ciò di cui godo è donato da Lui. Non mi sono sentita in debito con Dio per non aver fatto bene il mio dovere, ma mi sono sentita sempre in debito con mia madre, al punto da pentirmi di aver fatto il mio dovere. Non sono davvero degna di essere chiamata umana!

Più tardi, ho letto le parole di Dio in cui Egli condivide su “I tuoi genitori non sono i tuoi creditori” e le mie opinioni hanno subito un cambiamento. Dio Onnipotente dice: “Prendiamo la questione che i tuoi genitori ti hanno messo al mondo. Chi ha scelto che fossero loro a metterti al mondo: tu o i tuoi genitori? Chi ha scelto chi? Se la guardi dalla prospettiva di Dio, nessuna delle due è la risposta. Non siete stati né tu né i tuoi genitori a scegliere che fossero loro a metterti al mondo. Se vai alla radice della questione, è stato stabilito da Dio. Per ora lasciamo da parte questo argomento, in quanto è facile da capire. Dal tuo punto di vista, sei nato passivamente dai tuoi genitori, senza avere alcuna voce in capitolo. Dal punto di vista dei tuoi genitori, loro ti hanno messo al mondo per una loro volontà indipendente, giusto? In altre parole, se si esclude quanto decretato da Dio, quando si è trattato di metterti al mondo, tutto il potere era nelle mani dei tuoi genitori. Sono stati loro a scegliere di farti nascere e a prendere tutte le decisioni. Non sei stato tu a scegliere che fossero loro a darti alla luce, sei nato passivamente da loro e non hai avuto alcuna voce in capitolo. Quindi, poiché tutto il potere era nelle mani dei tuoi genitori e sono stati loro a scegliere di metterti al mondo, hanno l’obbligo e la responsabilità di allevarti, di condurti fino all’età adulta, di fornirti un’istruzione, cibo, vestiti e denaro: questi sono la loro responsabilità e il loro obbligo, questo è ciò che sono tenuti a fare. Tu invece sei sempre rimasto passivo durante il periodo in cui ti hanno allevato, non avevi alcun diritto di scelta: dovevi essere allevato da loro. Poiché eri piccolo, non avevi la capacità di allevarti da solo, e non ti restava altra scelta che lasciarti passivamente allevare dai tuoi genitori. Sei stato allevato nel modo che loro hanno scelto: se ti hanno dato cibo e bevande buoni, allora hai mangiato e bevuto cibo e bevande buoni. Se invece ti hanno fornito un ambiente di vita in cui vivevi di pula e piante selvatiche, allora sei sopravvissuto a forza di pula e piante selvatiche. In ogni caso, mentre venivi allevato, tu eri passivo e i tuoi genitori stavano adempiendo alle loro responsabilità. È come se si stessero prendendo cura di un fiore. Se decidono di prendersi cura di un fiore, dovrebbero concimarlo, annaffiarlo e assicurarsi che riceva la luce del sole. Quindi, per quanto riguarda le persone, non importa se i tuoi genitori si sono occupati di te scrupolosamente o se si sono presi molta cura di te: in ogni caso stavano solo adempiendo alla loro responsabilità e ai loro obblighi. Indipendentemente dal motivo per cui ti hanno allevato, era una loro responsabilità: poiché ti hanno messo al mondo, devono assumersi le responsabilità nei tuoi confronti. Alla luce di questo, tutto ciò che i tuoi genitori hanno fatto per te può forse considerarsi amorevolezza? La risposta è no, giusto? (Giusto.) Se le responsabilità che i tuoi genitori si sono assunti nei tuoi confronti non contano come amorevolezza, assumersi delle responsabilità nei confronti di un fiore o di una pianta, annaffiandoli e concimandoli, vale come amorevolezza? (No.) Questo è ancora più distante dall’amorevolezza. I fiori e le piante crescono meglio all’esterno: se sono piantati nel terreno, esposti al vento, al sole e all’acqua piovana, prosperano. Quando sono piantati in un vaso dentro casa, non crescono altrettanto bene che all’esterno; tuttavia, ovunque si trovino, vivono, non è così? Qualunque sia il luogo in cui si trovano, è stato stabilito da Dio. Tu sei una persona vivente e Dio Si assume la responsabilità di ogni vita, mettendola in condizione di sopravvivere e di seguire la legge a cui tutti gli esseri creati si attengono. Ma tu, in quanto persona, vivi nell’ambiente in cui i tuoi genitori ti allevano, quindi dovresti crescere e condurre la tua esistenza in quell’ambiente. Il fatto che tu viva in quell’ambiente è dovuto, su larga scala, a quanto stabilito da Dio; su scala minore, è dovuto al fatto che i tuoi genitori ti allevano, giusto? In ogni caso, allevandoti, i tuoi genitori stanno adempiendo a una responsabilità e a un obbligo. Condurti all’età adulta è un loro obbligo e una loro responsabilità, e non può definirsi amorevolezza. Se non può definirsi amorevolezza, allora non è qualcosa di cui ti spetta godere? (Sì.) È una sorta di diritto di cui dovresti godere. Dovresti essere allevato dai tuoi genitori perché, prima di raggiungere l’età adulta, il ruolo che svolgi è quello di un figlio che viene educato. Pertanto, i tuoi genitori stanno solo adempiendo a una sorta di responsabilità nei tuoi confronti, e tu la stai semplicemente ricevendo, ma ciò che stai ricevendo da loro non sono certo grazia e amorevolezza. […] Allevarti è una responsabilità dei tuoi genitori. Loro hanno scelto di metterti al mondo, quindi hanno la responsabilità e l’obbligo di allevarti. Conducendoti fino all’età adulta, stanno adempiendo alla loro responsabilità e al loro obbligo. Non devi loro nulla, quindi non hai bisogno di ricompensarli. Questo dimostra chiaramente che i tuoi genitori non sono tuoi creditori e che non devi fare nulla per loro in cambio della loro amorevolezza. Se le circostanze ti permettono di adempiere a una piccola parte della tua responsabilità nei loro confronti, fallo. Se il tuo ambiente e le tue circostanze oggettive non ti permettono di adempiere ai tuoi obblighi nei loro confronti, allora non dovresti dartene troppo pensiero né sentirti in debito verso di loro, poiché i tuoi genitori non sono tuoi creditori(La Parola, Vol. 6: Riguardo al perseguimento della verità, “Come perseguire la verità (17)”). Le parole di Dio mi hanno permesso di capire che Egli ha la sovranità e dispone ogni persona che viene al mondo. Anche la mia nascita in questa famiglia è stata ordinata da Dio. Non importa quante sofferenze abbia sopportato mia madre per crescermi, questa era la sua responsabilità e non dovrei considerarla come un atto di gentilezza. Proprio come dice Dio: “Poiché tutto il potere era nelle mani dei tuoi genitori e sono stati loro a scegliere di metterti al mondo, hanno l’obbligo e la responsabilità di allevarti, di condurti fino all’età adulta, di fornirti un’istruzione, cibo, vestiti e denaro: questi sono la loro responsabilità e il loro obbligo, questo è ciò che sono tenuti a fare”. Tuttavia, non ho capito la verità e non ho visto le cose secondo le parole di Dio. Ho sempre creduto che, dopo la morte di mio padre, mia mamma fosse diventata sia madre che padre, vivendo in modo frugale affinché potessi andare a scuola, lottando per crescermi fino all’età adulta, e che, senza le sue cure e le sue attenzioni, non sarei la persona che sono oggi. Ho considerato le cure di mia madre come una gentilezza e ho sempre voluto ripagarla per questo. Nel momento in cui ho saputo che era morta, mi sono sentita così angosciata e ho pensato di non averla accudita bene. Non sono potuta stare con lei nemmeno nei suoi ultimi momenti e quindi mi sono sentita una cattiva figlia. Mi sono sentita solo in debito con lei e non avevo voglia di fare il mio dovere. Se avessi continuato a vivere con questo senso di debito verso mia madre e non fossi stata in grado di svolgere il mio dovere, allora sarei stata davvero senza coscienza e senza umanità. Quando ho pensato alla morte di mia madre, anche se fossi stata con lei alla fine, non sarei stata in grado di salvarle la vita. Anche se gli altri mi avessero lodato come una brava figlia, che significato avrebbe avuto?

Poi ho letto altre parole di Dio. Dio dice: “A causa del condizionamento della loro cultura tradizionale, nelle nozioni tradizionali del popolo cinese si ritiene che si debba osservare la devozione filiale verso i propri genitori. Chi non osserva la devozione filiale non è un figlio devoto. Queste idee sono state inculcate nelle persone fin dall’infanzia e vengono insegnate praticamente in ogni famiglia, così come in ogni scuola e nella società in generale. Quando la testa di una persona è stata riempita di queste cose, lei pensa: ‘La devozione filiale è la cosa più importante in assoluto. Se non la osservassi, non sarei una brava persona, non sarei un figlio devoto e verrei denunciato dalla società. Sarei una persona priva di coscienza’. È una visione corretta? Le persone hanno visto così tante delle verità espresse da Dio: Egli ha forse preteso che si mostrasse devozione filiale verso i propri genitori? Questa è forse una delle verità che i credenti in Dio devono capire? No, non lo è. Dio ha solo condiviso su alcuni principi. Qual è il principio a cui le parole di Dio richiedono di attenersi nel trattare gli altri? Amare ciò che Dio ama e odiare ciò che Dio odia: questo è il principio a cui ci si deve attenere. Dio ama coloro che perseguono la verità e che sono in grado di fare la Sua volontà; queste sono anche le persone che dovremmo amare. Coloro che non sono in grado di fare la volontà di Dio, che Lo odiano e si ribellano a Lui, simili persone sono detestate da Dio, e anche noi dovremmo detestarle. Questo è ciò che Dio chiede all’uomo. […] Satana si serve di questo tipo di cultura tradizionale e di nozioni morali per controllare i tuoi pensieri, la tua mente e il tuo cuore, rendendoti incapace di accettare le parole di Dio; queste cose sataniche ti controllano e ti hanno reso incapace di accettare le parole di Dio. Quando vuoi mettere in pratica le parole di Dio, queste cose causano disturbo dentro di te, ti inducono a opporti alla verità e ai requisiti di Dio, e ti privano della forza di liberarti dal giogo della cultura tradizionale. Dopo aver lottato per un po’, giungi a un compromesso: preferisci credere che le nozioni della morale tradizionale siano corrette e in linea con la verità, e così rifiuti o abbandoni le parole di Dio. Non accogli le parole di Dio come verità e non attribuisci alcun valore alla salvezza, sentendo che tu vivi ancora in questo mondo e puoi sopravvivere solo facendo affidamento su queste persone. Incapace di sopportare le recriminazioni della società, piuttosto rinunceresti alla verità e alle parole di Dio, abbandonandoti alle nozioni della morale tradizionale e all’influenza di Satana, preferendo offendere Dio e non mettere in pratica la verità. DiteMi, l’uomo non è forse miserabile? Non ha forse bisogno della salvezza di Dio?(La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Soltanto riconoscendo le proprie idee sbagliate ci si può realmente trasformare”). “C’è un detto nel mondo dei non credenti: ‘I corvi ripagano le loro madri nutrendole, mentre gli agnelli si inginocchiano per suggere il latte dalle loro’. E ce n’è anche un altro: ‘Un figlio non devoto è peggio di una bestia’. Che detti altisonanti! In realtà, i fenomeni di cui parla il primo, ossia che i corvi ripagano le loro madri nutrendole, mentre gli agnelli si inginocchiano per suggere il latte dalle loro, esistono davvero, sono dati di fatto. Ma si tratta semplicemente di fenomeni appartenenti al mondo animale. Sono soltanto una sorta di legge che Dio ha stabilito per le varie creature viventi e alla quale si attengono tutti i tipi di creature viventi, compresi gli esseri umani. Che tutti gli esseri viventi seguano tale legge è un’ulteriore dimostrazione del fatto che tutti sono stati creati da Dio. Non vi è essere vivente in grado di infrangere o di trascendere questa legge. […] Il fatto che i corvi ripagano le loro madri nutrendole, mentre gli agnelli si inginocchiano per suggere il latte dalle loro, dimostra proprio che il mondo animale segue questo tipo di legge. Tutti gli esseri viventi hanno questo istinto. Dopo la nascita, la prole viene accudita e nutrita dalle femmine o dai maschi della specie fino all’età adulta. Tutti gli esseri viventi sono in grado di adempiere alle loro responsabilità e ai loro obblighi nei confronti della prole, e allevano coscienziosamente e diligentemente la generazione successiva. Ciò dovrebbe valere ancora di più per gli esseri umani. Gli esseri umani definiscono sé stessi come animali superiori: se non sono in grado di attenersi a questa legge e non possiedono questo istinto, allora gli esseri umani sono inferiori agli animali, non è così? Pertanto, a prescindere da quanto i tuoi genitori ti abbiano nutrito mentre ti allevavano e quanto abbiano adempiuto alle loro responsabilità nei tuoi confronti, stavano semplicemente facendo ciò che erano tenuti a fare nell’ambito delle capacità di esseri umani creati: era il loro istinto(La Parola, Vol. 6: Riguardo al perseguimento della verità, “Come perseguire la verità (17)”). Dopo aver letto le parole di Dio, ho capito che il motivo per cui soffrivo così tanto era perché sono stata influenzata da idee e punti di vista come “Un figlio non devoto è peggio di una bestia” e “Cresci i figli affinché ti assistano nella vecchiaia”. Ho pensato che essere filiale con i propri genitori fosse perfettamente naturale e giustificato e che non farlo fosse un tradimento e rendesse una persona peggio di una bestia. Sono fuggita via e non ho potuto prendermi cura di mia madre a casa, quindi avevo la coscienza sporca e mi sentivo in debito con lei. Temevo anche che la gente dicesse che non avevo coscienza e che fossi una cattiva figlia, quindi provavo un grande dolore e non riuscivo a svolgere i miei doveri con calma; e sono crollata quando ho saputo che mia madre era morta. Mi sono resa conto che mi erano state inculcate queste idee di cultura tradizionale e che consideravo l’essere filiale nei confronti dei miei genitori più importante del fare il mio dovere di essere creato, e avevo persino rimpianto di predicare il Vangelo e di fare il mio dovere: non è forse una manifestazione di tradimento di Dio? Poiché sono stata arrestata dalla polizia per aver predicato il Vangelo, non potevo tornare a casa. Ma invece di odiare il PCC, avevo dato la colpa a Dio credendo che ciò fosse stato causato dalla predicazione del Vangelo. Ho davvero sbagliato tutto e non sono riuscita a capire cosa fosse giusto e cosa no! Tutto ciò che ho, viene da Dio. Lui si è preso cura di me e mi ha protetta per tutti quegli anni affinché avessi la possibilità di predicare il Vangelo e fare il mio dovere, perseguire la verità ed essere salvata da Dio. Non solo non ero stata grata a Dio, ma Lo avevo frainteso e incolpato, e mi ero persino pentita di aver fatto il mio dovere. Ero davvero senza coscienza! Solo allora ho capito che le idee e le opinioni come “Un figlio non devoto è peggio di una bestia” e “Cresci i figli affinché ti assistano nella vecchiaia” erano fallaci e rappresentavano un modo in cui Satana inganna e corrompe le persone. Non volevo più vivere secondo le idee e i punti di vista di Satana ma volevo vedere le persone e le cose, comportarmi e agire secondo le parole di Dio.

In seguito ho letto altre parole di Dio: “Innanzitutto, la maggior parte delle persone sceglie di andarsene di casa per svolgere i propri doveri in parte a causa di circostanze oggettive generali, che rendono loro necessario lasciare i genitori; non possono rimanere accanto a loro per prendersene cura e stare al loro fianco. Non è che scelgano volontariamente di lasciarli: questa è la ragione oggettiva. Sotto un altro aspetto, dal punto di vista soggettivo, hai lasciato casa per svolgere i tuoi doveri non perché volessi lasciare i tuoi genitori ed eludere le tue responsabilità, ma per via della chiamata che hai ricevuto da Dio. Per collaborare all’opera di Dio, accettare la Sua chiamata e svolgere i doveri di un essere creato, non avevi altra scelta che lasciare i tuoi genitori; non potevi rimanere accanto a loro per stare al loro fianco e prenderti cura di loro. Non li hai lasciati per eludere le responsabilità, giusto? Lasciarli per eludere le tue responsabilità non ha forse una natura diversa dal doverli lasciare per rispondere alla chiamata di Dio e svolgere i tuoi doveri? (Sì.) Nel tuo cuore, nutri legami emotivi e pensieri verso i tuoi genitori; i tuoi sentimenti non sono vuoti. Se le circostanze oggettive lo permettessero e tu avessi la possibilità di stare al loro fianco mentre svolgi i tuoi doveri, allora saresti disposto a farlo, a prenderti regolarmente cura di loro e adempiere alle tue responsabilità. Ma a causa di circostanze oggettive devi lasciarli, non puoi restare accanto a loro. Non è che non vuoi adempiere alle tue responsabilità di figlio, è che non puoi. Non sono due cose di natura diversa? (Sì.) Se te ne sei andato di casa per evitare di essere un figlio devoto e di adempiere alle tue responsabilità, questo è poco filiale e denota mancanza di umanità. I tuoi genitori ti hanno allevato, ma tu non vedi l’ora di dispiegare le ali e andartene al più presto per la tua strada. Non vuoi vedere i tuoi genitori e neppure presti attenzione quando vieni a sapere di qualche difficoltà che hanno affrontato. Anche se disponi dei mezzi per aiutarli, non lo fai; ti limiti a fingere di non sentire e lasci che gli altri dicano di te quello che vogliono: semplicemente non vuoi adempiere alle tue responsabilità. Questo è essere poco filiale. Ma è questo il caso di cui stiamo parlando? (No.) Molti hanno lasciato le loro contee, le loro città, le loro province o addirittura i loro Paesi per svolgere i loro doveri; sono ormai lontani dalle loro città di origine. Inoltre, per vari motivi, non è conveniente per loro rimanere in contatto con le famiglie. Di tanto in tanto si informano sulla situazione attuale dei loro genitori da persone che provengono dalla stessa città natale e si sentono sollevati quando sentono che sono ancora in salute e se la cavano bene. In realtà, non sei poco filiale; non sei giunto al punto di essere privo di umanità, di non volere nemmeno prenderti cura dei tuoi genitori o adempiere alle tue responsabilità nei loro confronti. Devi compiere questa scelta per varie ragioni oggettive, quindi non sei un figlio poco devoto(La Parola, Vol. 6: Riguardo al perseguimento della verità, “Come perseguire la verità (16)”). “Come figlio, dovresti capire che i tuoi genitori non sono tuoi creditori. Ci sono molte cose che devi fare in questa vita e sono tutte cose che un essere creato è tenuto a fare, che ti sono state affidate dal Signore della creazione, e non hanno nulla a che fare con il ripagare l’amorevolezza dei tuoi genitori. Mostrare pietà filiale ai tuoi genitori, ripagarli, ricambiare la loro amorevolezza, queste cose non hanno nulla a che fare con la tua missione di vita. Si può anche dire che non è indispensabile mostrare pietà filiale ai propri genitori, ripagarli o adempiere ad alcuna responsabilità nei loro confronti. In parole povere, puoi farlo un po’ e adempiere a qualche responsabilità quando le circostanze te lo permettono; quando non lo permettono, non devi insistere nel volerlo fare. Se non puoi adempiere alla tua responsabilità di mostrare pietà filiale ai tuoi genitori, non è una cosa terribile, va semplicemente un po’ contro la tua coscienza, la morale umana e le nozioni umane. Ma almeno non è in contrasto con la verità e Dio non ti condannerà. Quando comprenderai la verità, la tua coscienza non ti rimorderà per questo(La Parola, Vol. 6: Riguardo al perseguimento della verità, “Come perseguire la verità (17)”). Dalle parole di Dio, sono giunta a capire come i figli dovrebbero trattare i propri genitori. Mia madre non era la mia creditrice. Sono venuta al mondo con una missione da compiere, che è quella di svolgere il dovere di un essere creato. Se le circostanze e le condizioni lo avessero permesso, allora avrei potuto prendermi cura di mia madre ed essere filiale, adempiendo alle responsabilità e agli obblighi di una figlia. Se le circostanze non lo permettevano, non c’era bisogno di insistere. Inoltre, non era che non volessi essere filiale verso mia madre, era perché ero perseguitata e braccata dal PCC che non potevo tornare a casa per prendermi cura di lei. Il problema non era che non fossi filiale, quindi non dovevo preoccuparmi di ciò che gli altri pensavano di me. Ciò che era più cruciale era che dovevo sottomettermi alla sovranità e alle disposizioni di Dio e svolgere bene il mio dovere. Comprendendo questo, non mi sentivo più vincolata e potevo mettere il mio cuore nel mio dovere. Sono stati il giudizio e l’esposizione delle parole di Dio che mi hanno permesso di capire alcune delle mie opinioni fallaci, comprendere come avvicinarmi a mia madre in un modo che sia conforme alle verità principi. di non vivere più sentendomi in debito con mia madre e di riuscire a calmare il mio cuore e a fare il mio dovere.

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