9. Quanto dolore porta perseguire la felicità coniugale
Fin da quando ho memoria, ricordo di aver visto spesso mio padre perdere le staffe e scagliarsi contro mia madre. Man mano che crescevo, sentivo le ripetute lamentele di lei su quel matrimonio infelice. Diceva che, da quando stavano insieme, le erano sempre mancati cibo e vestiti, che non era mai stata felice e che lui si arrabbiava di frequente con lei. Mi ripeteva sempre: “Una donna può trovare la felicità per tutta la vita solo sposando un uomo che la tratti bene”. Io pensavo: “Mia madre ci è passata in prima persona, quindi ciò che dice è vero. Qualunque cosa accada, non posso fare la sua stessa fine. Devo trovare qualcuno che sia buono con me”. Successivamente, ho ottenuto ciò che desideravo e ho sposato un uomo con un bel carattere che mi trattava bene. Dopo il matrimonio, mi assecondava sempre in tutto e non alzava mai la voce con me. Quando tornava a casa dal lavoro e non mi vedeva, mi chiamava per chiedermi dove fossi andata e veniva a prendermi di corsa in bicicletta. Si preoccupava molto per me anche nella vita di tutti i giorni; quando mi vedeva agitata, puntualmente mi chiedeva: “Cosa c’è che non va? C’è qualcosa che ti turba?” Aver trovato un uomo così amorevole e premuroso mi rendeva molto felice e mi sentivo soddisfatta della mia vita.
Nel 2004, ho accettato la nuova opera di Dio e ho predicato il Vangelo a mio marito. Lui non lo ha accettato, ma non si è nemmeno opposto alla mia fede. In seguito, però, ha iniziato a credere alle voci infondate inventate dal Partito comunista cinese sulla chiesa di Dio Onnipotente e da allora ha iniziato a impedirmi di credere in Dio. Spesso si lamentava anche del fatto che andassi alle riunioni. Un giorno, di ritorno dal lavoro, mi ha detto con tono serio: “Su internet c’è scritto che credere in Dio va contro il Partito e che il governo non lo permette. Non puoi più credere in Dio!” Vedendo la sua espressione infelice, sapevo che era stato ingannato dalle voci infondate diffuse dal Partito. Gli ho detto che erano solo bugie e calunnie, ma lui non mi ascoltava affatto. Una sera, non appena tornato a casa, mi ha chiesto: “Anche oggi sei andata a una riunione?” Ho risposto: “Sì”. Allora si è messo a gridarmi contro: “Ti avevo detto di non credere in Dio, ma tu non mi hai voluto ascoltare! Oggi, mentre tornavo, ho visto un’insegnante che veniva arrestata perché credeva in Dio. Chissà quanti anni si prenderà! Se continui con questa tua fede, prima o poi farai la stessa fine. Allora anche io e i bambini verremo trascinati in tutto questo e la nostra famiglia sarà rovinata per colpa tua!” Nel frattempo, si è tolto una scarpa e, senza dare spiegazioni, ha iniziato a darmela in testa, imprecando mentre mi percuoteva: “Ti avevo detto di ascoltarmi, ma tu non vuoi darmi retta! Adesso ti ammazzo!” Pensavo che mi avrebbe colpita solo un paio di volte per sfogare la rabbia, ma le botte erano davvero forti, al punto che mi girava la testa; eppure non sembrava intenzionato a fermarsi. Non avrei mai pensato che dopo tanti anni insieme potesse essere così spietato! Poi ha detto ai bambini: “Andate a parlare con vostra madre, fatele dire che d’ora in poi non crederà più in Dio. Se si rifiuta, oggi la ammazzo di botte!” Mia figlia ha iniziato a piangere e a supplicarmi. Vedere i miei figli in lacrime mi faceva sentire debole. Ho pensato: “Forse per il momento dovrei solo dire a mio marito che smetterò di credere. Se continuo a insistere così e lui si arrabbia ancora di più e chiede il divorzio, questa famiglia sarà finita”. Ma poi mi sono detta: “Qualunque cosa accada, non posso rinnegare il nome di Dio. Dire che non crederò più in Lui significherebbe tradirLo: non posso farlo”. Così ho continuato a pregare Dio, chiedendoGli di darmi saggezza e fede. Allora mi è venuto in mente un passo delle Sue parole: “Ogni fase dell’opera che Dio compie sugli uomini appare dall’esterno come interazioni tra individui, come se venisse da disposizioni o da disturbi umani. Ma, dietro ogni fase dell’opera e ogni cosa che accade, c’è una scommessa che Satana fa davanti a Dio, e richiedono che le persone rimangano salde nella propria testimonianza a Lui. Pensate a quando Giobbe fu messo alla prova, per esempio: dietro le quinte, Satana stava facendo una scommessa con Dio e ciò che accadde a Giobbe fu azione e disturbo degli uomini. Dietro ogni fase dell’opera che Dio compie su di voi, vi è la scommessa di Satana con Dio; dietro, vi è una battaglia” (La Parola, Vol. 1: L’apparizione e l’opera di Dio, “Solo amare Dio vuol dire credere veramente in Dio”). L’illuminazione delle parole di Dio mi ha aiutata a capire che, sebbene in apparenza mio marito mi stesse perseguitando, in realtà dietro c’erano i piani di Satana. Satana voleva che io rinnegassi Dio e Lo tradissi. Non potevo dire che non avrei più creduto in Dio solo per paura che mio marito si arrabbiasse; dovevo rimanere salda nella mia testimonianza. Dopo di che, per quanto i miei figli mi supplicassero, sono rimasta in silenzio. Completamente esasperato, lui si è messo a gridare: “Visto che vostra madre non vuole dirlo, stasera chiederò il divorzio e la manderò via. Non passerà un solo giorno di più in casa nostra!” È stato un vero e proprio shock. Non avevo mai pensato che avrebbe davvero voluto divorziare. Stavo con lui anima e corpo da così tanti anni, eppure voleva lasciarmi soltanto per via della mia fede e mi costringeva addirittura ad andarmene immediatamente. Come poteva essere questo il marito con cui avevo vissuto per oltre dieci anni? Mi sentivo completamente distrutta. Mi chiedevo: “Se divorziamo, come farò a sopravvivere con le mie forze, indifesa e sola?” Avevo la sensazione che il cuore mi si squarciasse mentre le lacrime mi scendevano sul viso. Ho pensato che gli esseri umani sono stati creati da Dio, che Egli ci ha donato il respiro della vita e ci ha fornito tutto ciò di cui abbiamo bisogno, quindi è perfettamente naturale e giustificato che le persone Lo adorino. Sentivo che non potevo smettere di credere in Dio, in nessun caso. Mia figlia allora ha detto al padre: “Se vi lasciate, io e mio fratello vogliamo stare con la mamma, non con te”. Solo allora lui ha ceduto e ha lasciato perdere l’argomento del divorzio. In seguito, la persecuzione del Partito si è intensificata e per le strade sono state affisse eresie e falsità di ogni tipo che diffamavano e screditavano la chiesa di Dio Onnipotente. Anche la persecuzione di mio marito contro di me si è acuita. Ogni giorno, dopo il lavoro, mi tormentava chiedendomi se credevo ancora in Dio e si arrabbiava con me per ogni minima cosa. Vederlo così mi turbava molto. Anche se credevo in Dio e facevo il mio dovere, mi occupavo comunque di tutte le faccende domestiche e della campagna e badavo anche ai bambini. Non avrebbe dovuto opprimermi in quel modo. Ma poi ho pensato: “Se non fosse stato per le persecuzioni e le voci infondate diffuse dal Partito, probabilmente non mi tratterebbe così. È stato ingannato dal Partito. Se non tengo duro, è inevitabile che finiremo per divorziare”. Per mantenere unita la famiglia e preservare il nostro matrimonio, sopportavo in silenzio ogni sua persecuzione, per quanto pesante, anche prendendo l’iniziativa di accudirlo e di preparargli del buon cibo. A volte, questo ritardava il mio dovere.
In seguito, sono stata scelta come predicatrice e nominata responsabile di diverse chiese. Alcune erano lontane, quindi non potevo rientrare a casa tutti i giorni e questo mi preoccupava un po’. In quel periodo mio marito aveva una relazione extraconiugale e, tornando a casa dopo aver bevuto, mi diceva più volte che una donna gli aveva confessato di volersi creare una famiglia con lui. Temevo che, se fossi stata lontana senza poter ricasare facilmente, avremmo finito per allontanarci e lui avrebbe certamente divorziato. Se fosse accaduto, la nostra famiglia sarebbe stata distrutta. Ma poi ho pensato che quel dovere proveniva da Dio e che non potevo rifiutarlo solo per preservare l’armonia familiare. Così l’ho accettato. All’epoca, tornavo a casa per un paio di giorni ogni due settimane circa e mi occupavo di tutti i lavori domestici e della campagna, sperando che i miei sforzi mi avrebbero permesso di tenermi stretto il cuore di mio marito. Anche se sapevo che aveva un’altra donna, non avevo mai affrontato l’argomento con lui perché ero terrorizzata che ciò potesse davvero portare al divorzio. Questo problema mi turbava frequentemente e mi distraeva anche mentre facevo il mio dovere. Spesso mi limitavo a svolgerlo in maniera superficiale. In una chiesa c’era un falso leader che andava prontamente destituito, ma pensavo che poi eleggerne uno nuovo sarebbe stato un lungo processo, così ho rimandato la destituzione per avere il tempo di tornare a casa. Ciò ha causato ritardi nel lavoro della chiesa. Un’altra volta, il leader superiore mi ha chiesto di assistere una chiesa che doveva occuparsi di un anticristo poiché, in quel momento, alcuni fratelli e sorelle non riuscivano a discernerlo, quindi era necessario condividere con loro in modo tempestivo sulle verità relative al discernimento. Ho pensato: “Affinché i fratelli e le sorelle ottengano tale discernimento, ci vorranno almeno due settimane di condivisione e, anche allora, il risultato non è garantito. Quando potrei tornare a casa?” Così ho detto al leader: “Questo anticristo è troppo astuto e i suoi metodi per ingannare le persone sono sofisticati. Non sarà facile per i fratelli e le sorelle ottenere un discernimento su di lui, e nemmeno io sono in grado di gestirlo. Che ne dici di trovare qualcun altro che se ne occupi?” Il leader ha capito che non ero disposta a collaborare e ha dovuto affidare il compito a un’altra sorella. Ma nemmeno lei aveva discernimento: di conseguenza, i progressi nel gestire l’anticristo sono stati lenti e così quest’ultimo è rimasto nella chiesa, fuorviando e controllando il popolo eletto di Dio per oltre due mesi. L’intero lavoro della chiesa si è arenato. In seguito, a causa della mia irresponsabilità nel mio dovere e poiché avevo gravemente ritardato il lavoro della chiesa, sono stata destituita. Durante una riunione, una sorella mi ha detto: “In base al tuo comportamento, dovresti essere isolata in modo da riflettere”. Le sue parole mi hanno trafitta nel profondo del cuore. Spesso tornavo a casa per salvaguardare il mio matrimonio, ritardando il lavoro della chiesa. Avevo davvero commesso un’azione malvagia e avrei dovuto essere isolata per riflettere. Ho ricordato un passo delle parole di Dio: “Il modo in cui dovresti trattare gli incarichi ricevuti da Dio è estremamente importante. È una questione molto seria. Se non sei in grado di portare a termine ciò che Dio ti affida, allora non sei degno di vivere alla Sua presenza e dovresti accettare la tua punizione. È perfettamente naturale e giustificato che gli uomini portino a termine gli incarichi che Dio affida loro. Questa è la responsabilità più elevata dell’uomo, non meno importante della sua stessa vita. Se tratti gli incarichi ricevuti da Dio con leggerezza, questo è un gravissimo tradimento di Dio. Facendo ciò, sei più deplorevole di Giuda e meriti di essere maledetto” (La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Come conoscere la natura umana”). Le parole di Dio mi hanno fatta tremare di paura. Sentivo la Sua furia, come se fossi stata condannata da Lui. I fratelli e le sorelle mi avevano scelta come predicatrice. L’intenzione di Dio era che io guidassi i fratelli e le sorelle a nutrirsi delle Sue parole e a entrare nella verità e anche che li proteggessi dall’essere disturbati e fuorviati da falsi leader e anticristi. Ma nel mio dovere non mettevo affatto il cuore. Ponevo il matrimonio e la famiglia al di sopra di tutto, tornando spesso a casa per preservare il rapporto con mio marito. Sapevo che c’era un falso leader nella chiesa, ma non l’avevo destituito in tempo. Quanto all’anticristo che era stato rivelato, non ero stata nemmeno disposta a dedicare tempo a condividere con i fratelli e le sorelle sul discernimento. Avevo persino trovato delle scuse, dicendo che non ero in grado di gestire quell’anticristo perché era troppo astuto per me, e mi ero sottratta ai miei doveri. Di conseguenza, l’anticristo era riuscito a ingannare i fratelli e le sorelle in quella chiesa. Per il bene del mio matrimonio e della mia famiglia, avevo trascurato questioni lavorative importanti come la selezione dei leader e dei lavoratori, la destituzione di falsi leader e la gestione di quell’anticristo, e lo avevo fatto con irriverenza e indifferenza. Ciò aveva danneggiato il lavoro della chiesa e causato perdite nella vita dei fratelli e delle sorelle. Ero stata davvero egoista e spregevole! Mi stavo forse comportando come una persona dotata di umanità? Così mi sono presentata davanti a Dio e ho pregato, confessando i miei peccati: “O Dio, nel perseguire la felicità coniugale, non ho svolto bene il mio dovere e ho trasgredito. Secondo la Tua indole giusta, merito di essere punita. Tuttavia, non mi hai trattata in base alle mie trasgressioni e mi hai dato ancora una possibilità di fare il mio dovere. D’ora in poi, sono disposta a svolgerlo con un cuore che Ti teme”.
Qualche tempo dopo, mio marito ha saputo che altri credenti erano stati arrestati, così la sua persecuzione nei miei confronti si è intensificata. Una volta, per farmi smettere di credere in Dio, mi ha bruciato tutti i vestiti. Ero furiosa. In seguito, la polizia è venuta a casa mia per arrestarmi con l’accusa di predicazione illegale, ma io non c’ero in quel momento e sono riuscita a evitare la catastrofe. Per questo motivo, non ho avuto il coraggio di rincasare per cinque mesi. Mio marito ha chiamato i miei parenti nel tentativo di trovarmi e per farmi pressione affinché tornassi a casa, ha persino denunciato mia cugina, che credeva pure lei in Dio. Sono rimasta scioccata da questa notizia. Non avrei mai pensato che fosse capace di una cosa del genere. Mi è sembrato davvero terrificante e malvagio. Se era disposto a denunciare mia cugina, avrebbe fatto lo stesso con me? Ho riflettuto sui sacrifici che avevo fatto per salvaguardare il nostro matrimonio e ho sentito che non ne era valsa la pena. Ma, quando pensavo che non sarei potuta tornare a casa e che in quel modo la nostra famiglia sarebbe andata in pezzi e la felicità coniugale che avevo sempre perseguito non ci sarebbe stata più, provavo ancora molto dolore. Mi sono rivolta a Dio in preghiera, sperando che mi guidasse a uscire da quello stato sbagliato.
Poi ho letto un passo delle Sue parole: “Le persone sposate considerano sempre il matrimonio come un evento molto rilevante della vita e vi attribuiscono grande importanza. Basano quindi tutta la loro felicità esistenziale sulla vita coniugale e sul loro partner, credendo che il perseguimento della felicità coniugale sia l’unico obiettivo da perseguire in questa vita. Per questo molti compiono grandi sforzi, pagano un prezzo elevato e fanno grossi sacrifici per la felicità coniugale. […] Addirittura alcuni, dopo aver iniziato a credere in Dio, accettano il loro dovere e gli incarichi affidati loro dalla casa di Dio ma, per mantenere la felicità e la beatitudine del loro matrimonio, compromettono seriamente lo svolgimento del loro dovere. In origine, dovevano recarsi a predicare il Vangelo in un luogo lontano, tornando a casa una volta alla settimana o una volta ogni tanto, oppure potevano lasciare casa loro e svolgere il loro dovere a tempo pieno a seconda della loro levatura e delle loro condizioni sotto vari aspetti. Tuttavia, temono che il partner ne sarà contrariato, che il loro matrimonio ne risentirà o che verrà distrutto e, pur di mantenere la loro felicità coniugale, tolgono al loro dovere molto del tempo che dovrebbero dedicarvi. Soprattutto quando il coniuge esprime delle rimostranze, appare scontento o brontola, diventano ancora più cauti nella tutela del matrimonio. Fanno di tutto per accontentare il partner e si impegnano a fondo per mantenere la loro felicità coniugale ed evitare che il loro matrimonio vada in frantumi. Naturalmente, ancora più grave è che, per mantenere la felicità coniugale, alcuni rifiutano la chiamata della casa di Dio e si rifiutano di fare il loro dovere. Quando dovrebbero lasciare casa loro per farlo, non sopportando di separarsi dal coniuge oppure avendo i suoceri che si oppongono alla loro fede in Dio e al fatto che lascino il lavoro e lascino casa loro per fare il loro dovere, scendono a compromessi e lasciano il dovere, scegliendo invece di preservare la loro felicità coniugale e mantenere integro il loro matrimonio. Per preservare la felicità coniugale e mantenere il matrimonio integro, per evitare che esso vada in frantumi e finisca, scelgono di adempiere solo alle loro responsabilità e ai loro obblighi all’interno della vita coniugale e abbandonano la missione di un essere creato” (La Parola, Vol. 6: Riguardo al perseguimento della verità, “Come perseguire la verità (10)”). Le parole di Dio hanno smascherato il mio stato. Fin dall’infanzia ero stata influenzata dai valori della famiglia, credendo che per una donna essere felice nella vita dipendesse da un matrimonio riuscito e un marito amorevole. L’obiettivo della mia esistenza era perseguire la felicità familiare. Vivevo in base a pensieri satanici quali “La vita è preziosa, l’amore ancora di più” e “Che io possa conquistare un cuore fedele a me, senza lasciarci mai fino alla fine dei nostri giorni”. Avevo fatto di mio marito la persona più importante della mia vita e gli avevo affidato la felicità della mia intera esistenza. Prima di trovare Dio, mi dedicavo completamente a lui e alla famiglia, perseguendo un matrimonio felice. Dopo aver trovato Dio, mio marito, influenzato dalle voci infondate diffuse dal Partito comunista cinese, aveva iniziato a perseguitarmi, proibendomi di credere in Dio; mi aveva persino minacciata di divorziare ed era stato violento con me. Per non rovinare il nostro matrimonio, avevo continuato a soffrire in silenzio e a scendere a compromessi e, anche quando lui mi trattava con freddezza e mi prendeva in giro, cercavo attivamente di compiacerlo, dedicando più tempo alla cura della casa e trascurando i doveri che avrei dovuto svolgere. Soprattutto quando ero una predicatrice, ero chiaramente consapevole che quel dovere era cruciale e che coinvolgeva il lavoro di diverse chiese, ma temevo che il nostro matrimonio si incrinasse, quindi spesso tornavo a casa per salvaguardare l’unione coniugale e non riuscivo a impegnarmi con tutto il cuore nei miei doveri. Quando in quelle chiese sono apparsi anticristi e falsi leader, non li avevo affrontati tempestivamente perché cercavo di tenere la famiglia unita e questo aveva ritardato il lavoro della chiesa. Per preservare il rapporto con mio marito e salvare il nostro matrimonio, avevo completamente trascurato le mie responsabilità e i miei doveri e commesso gravi trasgressioni. Mi sono resa conto di quanto fossi stata intransigente ed egoista. Dopo averci riflettuto, sono arrivata a odiare veramente me stessa.
In seguito, ho letto alcune parole di Dio: “Dio ha stabilito il matrimonio solo perché tu possa imparare ad adempiere alle tue responsabilità, a vivere pacificamente insieme a un’altra persona e a condividere la vita con essa, e affinché sperimenti com’è la vita condivisa con il tuo partner e come gestire insieme tutto ciò che affrontate, cose che rendono la tua vita più ricca e diversa. Tuttavia Egli non ti vende al matrimonio, né naturalmente ti vende al tuo partner perché tu diventi suo schiavo. Tu non sei schiavo del tuo coniuge e nemmeno lui è il tuo padrone. Siete sullo stesso livello. Hai solo le responsabilità di moglie o di marito nei confronti del tuo coniuge e, quando adempi a queste responsabilità Dio ti considera una moglie o un marito all’altezza degli standard. Il tuo partner non ha nulla che non abbia anche tu, e non sei inferiore a lui. Se credi in Dio e persegui la verità, sei in grado di svolgere il tuo dovere, partecipi spesso alle riunioni, preghi leggendo le parole di Dio e ti presenti al Suo cospetto, queste sono cose che Dio accetta e sono ciò che un essere creato dovrebbe fare e la vita normale che un essere creato dovrebbe vivere. Non c’è nulla di disdicevole in questo, né devi sentirti in debito con il tuo partner perché vivi una vita di questo tipo: non gli devi nulla. Se lo desideri, hai l’obbligo di testimoniare al tuo coniuge l’opera di Dio. Se invece lui non crede in Dio, non è di una sola mente con te e non segue il tuo stesso cammino, non hai il dovere né l’obbligo di dirgli o spiegargli nulla né di fornirgli alcuna informazione sulla tua fede o sul cammino che segui, né lui ha alcun diritto di saperlo. È sua responsabilità e obbligo sostenerti, incoraggiarti e difenderti. Se non ne è capace, allora è privo di umanità. Perché? Perché tu segui la retta via, ed è per questo motivo che la tua famiglia e il tuo partner sono benedetti e godono della grazia di Dio insieme a te. Il tuo partner dovrebbe semplicemente esserti grato per questo, anziché discriminarti o maltrattarti a causa della tua fede o per il fatto che vieni perseguitato, oppure credere che dovresti dedicarti di più alle faccende domestiche e ad altre cose, o che tu sia in debito nei suoi confronti. Non gli devi nulla né dal punto di vista emotivo, né da quello spirituale, né da nessun altro: è lui a essere in debito con te. Per via della tua fede in Dio, il tuo coniuge gode di grazia e di benedizioni ulteriori da parte di Dio e ottiene queste cose eccezionalmente. Cosa intendo dire con ‘ottiene queste cose eccezionalmente’? Intendo dire che una persona del genere non le merita e non dovrebbe ottenerle. Perché no? Perché non segue né riconosce Dio, quindi la grazia di cui gode è dovuta alla tua fede in Dio. Trae benefici e gode di benedizioni insieme a te e dovrebbe solo esserti riconoscente. […] Eppure chi non ha fede è comunque insoddisfatto e addirittura opprime e maltratta coloro che credono in Dio. Già la persecuzione a cui il Paese e la società li sottopongono è per i credenti un disastro, eppure i loro familiari fanno persino di peggio e aumentano la pressione. Se in simili circostanze tu pensi ancora di essere per loro una delusione e sei disposto a diventare schiavo del tuo matrimonio, ebbene, è davvero qualcosa che non dovresti fare. Si può accettare che non sostengano la tua fede in Dio, così come che non la difendano. Sono liberi di non fare queste cose. Però non dovrebbero trattarti come uno schiavo perché credi in Dio. Non sei uno schiavo, sei un essere umano, una persona dignitosa e retta. Quanto meno, agli occhi di Dio sei un essere creato, e non sei schiavo di nessuno. Se proprio devi essere uno schiavo, allora puoi esserlo solamente della verità, di Dio, ma non di una persona, e tanto meno il tuo coniuge può essere il tuo padrone. In termini di relazioni della carne, a parte i tuoi genitori, la persona più vicina a te in questo mondo è il tuo coniuge. Tuttavia, per via della tua fede in Dio, lui ti tratta come un nemico e ti attacca e perseguita. Si oppone al fatto che partecipi alle riunioni; se sente qualche diceria, torna a casa per rimproverarti e maltrattarti. Ti rimprovera e si oppone, arrivando addirittura a picchiarti, persino quando preghi o leggi le parole di Dio in casa e non influisci minimamente sul regolare svolgimento della sua vita. DimMi, che tipo di individuo è mai questo? Non è forse un demone? E questa è la persona più vicina a te? Una persona del genere merita che tu assolva una qualche responsabilità nei suoi confronti? (No.) No, affatto! E così, alcuni vivono all’interno di un matrimonio di questo tipo eppure sottostanno comunque agli ordini del coniuge, sono disposti a sacrificare tutto, a sacrificare il tempo che dovrebbero dedicare all’assolvimento del loro dovere, l’opportunità di svolgerlo e persino quella di raggiungere la salvezza. Non dovrebbero farlo, e come minimo dovrebbero rinunciare a simili idee” (La Parola, Vol. 6: Riguardo al perseguimento della verità, “Come perseguire la verità (11)”). Dalle parole di Dio, ho capito che Egli ha ordinato il matrimonio perché le persone imparino ad adempiere le responsabilità e a sperimentare una vita di abbondanza, non perché ne divenissero schiavi. Ci dovrebbero essere dei principi nell’adempimento delle responsabilità matrimoniali. Se l’altra persona ha una buona umanità e sostiene la nostra fede in Dio, allora possiamo adempiere le nostre responsabilità nell’ambito del matrimonio. Tuttavia, se l’altra persona ostacola la nostra fede in Dio e addirittura ci perseguita o ci condanna, allora quello è il diavolo che si manifesta e la sua essenza odia Dio. In questo caso, non dobbiamo adempiere le nostre responsabilità. Se una persona non è in grado di distinguere tra il bene e il male e vuole comunque tenersi stretto un tale coniuge, allora è assolutamente sciocca e ignorante! Il mio credere in Dio e fare i doveri di un essere creato incontra l’approvazione di Dio ed è la cosa più giusta; tuttavia, mio marito non solo non mi sosteneva, ma mi trattava come un nemico, picchiandomi, rimproverandomi e minacciandomi di divorziare per spingermi ad abbandonare la mia fede in Dio. I fatti rivelavano chiaramente che lui odiava Dio e che la sua essenza era quella di un diavolo. Sapeva bene che il Partito mi dava la caccia e che avrei potuto essere arrestata in qualsiasi momento se fossi rincasata, eppure aveva denunciato mia cugina per cercare di fare pressione su di me affinché tornassi. Non aveva mostrato alcun interesse per la mia vita o per la mia morte! Era davvero egoista e malvagio! Più tardi mi sono resa conto che all’inizio mi trattava bene perché potessi prendermi cura della nostra famiglia e di sua madre, il che era un vantaggio per lui; altrimenti avrebbe già divorziato da tempo. Non mi amava veramente e ai suoi occhi ero solo un mezzo per raggiungere un fine. Io, invece, l’avevo sempre considerato il mio sostegno e gli avevo affidato tutta la mia felicità. Avevo persino messo da parte i miei doveri per tenermelo stretto e guadagnarmi il suo favore. Pensando a questo, mi sono resa conto di essere stata ingannata e ho visto quanto ero stata cieca! Ora mi era chiaro che l’essenza di mio marito era quella di un diavolo che odia Dio. Come avrei potuto trovare la felicità con qualcuno che detestava Dio? Non solo non l’avrei trovata, ma sarei anche stata ancora più danneggiata da lui. Non potevo più farmi vincolare da quell’uomo. Dovevo perseguire la verità con diligenza e sforzarmi di adempiere i doveri al meglio delle mie capacità.
Poi ho letto un passo delle parole di Dio: “Quando si tratta di matrimonio, non importa quali incrinature appaiono o quali conseguenze si presentano, se il matrimonio continua o meno, se finisce proprio in quel momento o se invece inizia per te una nuova vita al suo interno: il tuo matrimonio non è la tua destinazione, così come non lo è il tuo coniuge, il quale è entrato a far parte della tua vita e della tua esistenza solamente per decreto di Dio e ha il ruolo di accompagnarti nel tuo percorso di vita. Se riesce ad accompagnarti fino alla conclusione del cammino e ad arrivare alla fine insieme a te, non c’è niente di meglio e dovresti ringraziare Dio per la Sua grazia. Se durante il matrimonio emerge un problema, che si tratti di incrinature o di un qualche episodio per te sgradevole, e alla fine il tuo matrimonio si conclude, questo non significa che non hai più una destinazione, che la tua vita è ora precipitata nelle tenebre o che non vi sono per te una luce né un futuro. La fine del tuo matrimonio potrebbe essere l’inizio di una vita più bella. Tutto questo è nelle mani di Dio e spetta a Lui orchestrare e disporre. La fine del tuo matrimonio potrebbe fornirti un intendimento e un apprezzamento maggiori del matrimonio e una comprensione più profonda. Naturalmente, la fine del tuo matrimonio potrebbe costituire un punto di svolta importante per i tuoi obiettivi e per la tua direzione di vita, così come per il tuo percorso. Non ti porterà ricordi tristi o tanto meno dolorosi né solamente esperienze e risultati negativi, bensì esperienze positive che non avresti potuto fare se fossi rimasta sposata. Se il tuo matrimonio andasse avanti magari vivresti sempre una vita piatta, mediocre e monotona fino alla fine dei tuoi giorni. Invece, il fatto che il tuo matrimonio si sgretola e finisce non è necessariamente una cosa negativa. In precedenza eri vincolata dalla felicità e dalle responsabilità del tuo matrimonio, nonché dalle emozioni o dal modo di vivere dettati dai pensieri che ti davi per il tuo coniuge, dall’occuparti di lui, dall’averlo a cuore, dal prenderti cura di lui e dal preoccuparti per lui. A partire dal giorno in cui il tuo matrimonio finisce, invece, tutte le circostanze della tua esistenza, i tuoi obiettivi e i tuoi propositi di vita subiscono un cambiamento profondo e totale, e va detto che questo cambiamento deriva dal fatto che il tuo matrimonio è finito. È possibile che questo risultato, questo cambiamento e questa trasformazione siano ciò che Dio vuole che tu ottenga dal matrimonio che ha stabilito per te e ciò che Egli vuole che tu ottenga se ti porta a porre fine al tuo matrimonio. Sebbene all’interno del matrimonio tu sia stata ferita, abbia intrapreso un percorso tortuoso e abbia fatto alcuni sacrifici e compromessi non necessari, ciò che alla fine ottieni non può essere ottenuto nella vita coniugale” (La Parola, Vol. 6: Riguardo al perseguimento della verità, “Come perseguire la verità (11)”). Dopo aver letto le parole di Dio, il mio cuore si è illuminato. Dio ha ordinato il matrimonio per le persone, ma esso non è la destinazione degli esseri umani. Se un’unione è felice e appagante o si è incrinata ed è giunta al capolinea, ciò non ha nulla a che vedere con il fatto che una persona abbia una buona destinazione oppure no e nemmeno ne determina la felicità. Eppure io consideravo il matrimonio come la mia destinazione e mio marito come il mio sostegno; così, nel vedere il nostro rapporto andare in pezzi e limitarsi a pura apparenza, sentivo di non avere più né una destinazione né un sostegno. Il mio cuore si era appesantito, mi sentivo sola e indifesa e non sapevo come affrontare il futuro. Ora mi sono resa conto che il mio punto di vista non era in linea con la verità. Dalle parole di Dio ho capito che il fallimento di un matrimonio non significa che una persona non abbia un futuro o che la sua vita sia desolante; potrebbe essere l’inizio di una vita più meravigliosa. In passato, per preservare la felicità coniugale, mi occupavo di tutte le faccende dentro e fuori casa, passavo le giornate a lavorare fino a quando mi faceva male la schiena e dovevo anche capire gli stati d’animo di mio marito. Ma la cosa peggiore è che non riuscivo a dedicarmi completamente ai miei doveri. Mi limitavo a fare le cose in modo superficiale e questo ritardava il lavoro della chiesa. Spesso mi sentivo inquieta, come se una pietra mi gravasse sul cuore, e vivevo in uno stato di dolore e di sfinimento. Perseguire la felicità coniugale mi aveva portato solo altra oppressione e altro dolore nell’animo. Negli ultimi mesi, non potevo tornare a casa per colpa della persecuzione del Partito e, quando mi ero messa il cuore in pace per compiere i miei doveri, il mio corpo era meno stanco e dentro mi sentivo molto più leggera di prima. Quando mi sono calmata per nutrirmi delle parole di Dio e vivere una vita di chiesa con i fratelli e le sorelle, ho potuto comprendere alcune verità e il mio cuore si è riempito di gioia. La mia vita ne ha grandemente beneficiato. Allora, anche se non avevo la compagnia e le cure di mio marito, quando affrontavo difficoltà e dolori, pregavo Dio e, con la guida delle Sue parole, sentivo che Egli era al mio fianco e che era Lui il mio vero sostegno. Comprese queste cose, non mi sono più preoccupata di mantenere unito il mio matrimonio, e il mio cuore, che era stato a lungo oppresso, si è sentito liberato. In seguito, ho continuato a svolgere i miei doveri in altre regioni e non sono tornata a casa.
Un giorno, tre anni dopo, avevo pianificato di incontrare una sorella nel parco e il cognato di mio marito mi ha vista per strada. Era molto sorpreso e mi ha detto che mi stava cercando. Sua moglie si era ammalata di cancro e sarebbe potuta morire da un momento all’altro. Continuava a esortarmi a recarmi a casa sua. Ho pensato che mio marito chiamava spesso nostra figlia per sapere dove fossi, andava anche a cercarmi da mia madre e continuava a contattare i parenti per tentare di trovarmi. Se fossi andata a casa di mia cognata, lui l’avrebbe scoperto quasi subito. E se mi avesse vista e mi avesse pregata di restare? Ho pensato a mia suocera che stava invecchiando e alla vita difficile che le sarebbe spettata qualora mia cognata fosse morta. Dopotutto eravamo sposati da tanto e io me ne ero andata da quasi tre anni: mi avrebbe ancora perseguitata come prima? Dopo averci riflettuto, ero ancora combattuta, perciò ho pregato silenziosamente Dio, chiedendoGli di guidarmi e condurmi. Dopo aver pregato, ho ricordato un passo delle Sue parole: “Può una bestia o un diavolo diventare un essere umano? Questo è impossibile. È impossibile far sì che il gran dragone rosso deponga il coltello da macellaio; la sua natura è quella di un diavolo: uccide le persone senza battere ciglio. I diavoli e Satana sono della stessa risma. Il modo in cui consideri il gran dragone rosso è il modo in cui dovresti considerare queste bestie e questi diavoli: ciò è corretto. Se consideri i diavoli in modo diverso da come consideri Satana e il gran dragone rosso, questo dimostra che non hai ancora una comprensione approfondita dell’essenza dei diavoli; se continui a trattarli come esseri umani, se credi che abbiano umanità, che posseggano alcune qualità encomiabili, che possano ancora essere redenti e che tu debba continuare a dar loro delle possibilità, allora sei un ignorante, sei caduto di nuovo nel loro tranello e dovrai pagarne il prezzo” (La Parola, Vol. 7: Riguardo al perseguimento della verità, “Come perseguire la verità (15)”). Un diavolo è sempre un diavolo e non diventerà mai un essere umano. Mio marito detestava Dio e Gli si opponeva e la sua essenza era quella di un diavolo. Non potevo provare comprensione per lui, altrimenti mi avrebbe fatto solo del male. Non potevo tornare indietro, a nessun costo. Poi ho pensato alle intenzioni urgenti di Dio. Egli spera che più persone possano venire davanti a Lui e accettare la Sua salvezza quanto prima, quindi in quel momento critico dovevo fare del mio meglio per collaborare al lavoro del Vangelo. Avevo il rimpianto di non aver svolto i miei doveri in passato perché perseguivo la felicità coniugale. Ora dovevo rimediare a tale mancanza ed essere leale nei doveri per ripagare l’amore di Dio. In seguito, mi sono dedicata al lavoro di irrigazione dei nuovi arrivati e mi sono sentita tranquilla e in pace. Sono sinceramente grata a Dio per avermi salvata dal dolore del matrimonio.