94. Lezioni apprese dall’essere stata riassegnata nel mio dovere
Nell’aprile del 2023, sono stata riassegnata perché per diversi mesi non avevo ottenuto risultati nel mio dovere basato sui testi. Il leader ha detto che la mia levatura era scarsa e che non ero adatta al dovere basato sui testi, e quindi mi avrebbero assegnata alla consegna di lettere ai fratelli e alle sorelle. Quando ho udito ciò, il mio cuore ha iniziato a tremare, e ho pensato: “Dicendo questo, il leader mi sta praticamente etichettando come persona di scarsa levatura e non avrò mai più la possibilità di svolgere di nuovo un dovere come quello basato sui testi!” Poi ho pensato al fatto di dover consegnare lettere ai fratelli e alle sorelle, e il mio cuore è sprofondato ancora di più. Sentivo che si trattava solo di manodopera umile, e non era affatto importante. Ho pensato: “Solo le persone istruite e con profondità intellettuale possono svolgere un dovere basato sui testi e questo dovere comporta anche l’ingresso nella vita e richiede una buona comprensione della verità. È un dovere relativamente dignitoso. Ora che sono stata riassegnata a doveri di affari generali, cosa penseranno i fratelli e le sorelle intorno a me? Sicuramente, la mia importanza nei loro cuori non sarà la stessa di prima. La mia levatura è scarsa, quindi non posso svolgere il dovere di un leader o di un lavoratore, e non sono nemmeno brava con le parole, perciò non sono adatta al lavoro del Vangelo o all’irrigazione dei nuovi arrivati. A quanto pare, d’ora in poi sarò impantanata nello svolgimento di doveri di affari generali”. Questi pensieri sono stati una pugnalata al cuore. Mi sentivo come se il mio prestigio fosse calato e il mio valore diminuito, come se fossi passata dall’essere una persona rispettata a una qualunque persona per strada. Non riuscivo ad accettarlo e sono diventata molto negativa e scoraggiata. Il leader mi ha chiesto che ne pensassi e io volevo veramente dire che non desideravo svolgere questo dovere, ma sentivo che sarei stata irragionevole se l’avessi detto. Dopotutto, non sarebbe stato un rifiuto del mio dovere e un tradimento di Dio? Alla fine, non ho espresso la mia opinione. Quella sera semplicemente non riuscivo a calmare il mio cuore e continuavo a rimuginare sulle parole del leader circa il fatto che non ero adatta a svolgere il dovere basato sui testi a causa della mia scarsa levatura. Mi sono resa conto che il mio stato non era buono, così ho pregato Dio, chiedendoGli di illuminarmi e guidarmi per invertire il mio stato.
Poi ho letto un passo delle Sue parole sull’essere riassegnati nel proprio dovere. Dio dice: “Nelle questioni in cui le persone non riescono a stare al posto giusto e a realizzare ciò che dovrebbero, cioè quando non riescono a svolgere il proprio dovere, questo diventa un nodo dentro di loro. È un problema eccessivamente concreto, e va risolto. Come risolverlo, dunque? Che tipo di atteggiamento dovrebbero avere le persone? Prima di tutto il resto, devono essere disposte a compiere una svolta. E come andrebbe messa in pratica questa disponibilità a compiere una svolta? Per esempio, un individuo è un leader per un paio d’anni ma, poiché è di bassa levatura, non svolge bene il suo lavoro, non riesce a capire a fondo una qualsiasi situazione, non sa usare la verità per risolvere i problemi e non è in grado di portare a termine alcun lavoro reale; pertanto viene destituito. Se, dopo la destituzione, è in grado di sottomettersi, se continua a svolgere il suo dovere ed è disposto a compiere una svolta, che cosa dovrebbe fare? Anzitutto dovrebbe comprendere quanto segue: ‘Dio aveva ragione a fare ciò che ha fatto. La mia levatura è molto scarsa, e per moltissimo tempo non ho svolto alcun lavoro reale e invece ho soltanto ritardato il lavoro della chiesa e l’ingresso nella vita dei fratelli e delle sorelle. Sono fortunato che la casa di Dio non mi espella immediatamente. Sono davvero stato molto spudorato, aggrappandomi al mio prestigio per tutto questo tempo e credendo addirittura di aver svolto un magnifico lavoro. Quanto sono stato irragionevole!’ Essere in grado di provare odio di sé e senso di rimorso: è o non è un’espressione della disponibilità a compiere una svolta? Se costui è in grado di parlare così, significa che ha questa disponibilità. Se in cuor suo afferma: ‘Per molto tempo, nella mia posizione di leader, ho sempre aspirato ai vantaggi del prestigio; predicavo sempre la dottrina e mi munivo di quest’ultima, senza ambire all’ingresso nella vita. Solo ora che sono stato sostituito mi rendo conto di quanto sono inadeguato e manchevole. Dio ha fatto la cosa giusta, e io devo sottomettermi. In passato avevo prestigio, e i fratelli e le sorelle mi trattavano bene; mi circondavano ovunque andassi. Ora nessuno mi presta attenzione, e vengo abbandonato; è ciò che mi spetta, è la punizione che merito. Inoltre come potrebbe un essere creato avere un qualsiasi prestigio davanti a Dio? Per quanto elevato sia il prestigio di qualcuno, non è l’esito né la destinazione; Dio mi affida un incarico non perché io faccia il prepotente o goda del mio prestigio, bensì perché possa svolgere il mio dovere, e dovrei fare tutto il possibile. Dovrei avere un atteggiamento di sottomissione verso la sovranità di Dio e le disposizioni della Sua casa. Anche se la sottomissione può essere difficile, devo sottomettermi: Dio ha ragione a fare ciò che fa e, anche ipotizzando che avessi migliaia o decine di migliaia di scuse, nessuna di loro sarebbe la verità. La verità è sottomettersi a Dio!’, queste sono espressioni accurate della disponibilità a compiere una svolta. E se qualcuno le possedesse tutte, Dio come potrebbe valutare una simile persona? Direbbe che è un individuo dotato di coscienza e ragionevolezza. È una valutazione elevata? Non eccessivamente; il solo possesso della coscienza e della ragionevolezza non soddisfa i criteri per essere perfezionati da Dio ma, per quanto riguarda questo tipo di persona, è già un discreto risultato. Essere capaci di sottomettersi è inestimabile. In seguito, il modo in cui l’individuo cerca di far cambiare idea a Dio su di sé dipende da quale strada sceglie” (La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Solo eliminando le proprie nozioni si può intraprendere il giusto cammino della fede in Dio (3)”). Dopo aver letto le parole di Dio, ho capito che avrei dovuto avere un atteggiamento di pentimento nei confronti della riassegnazione nel mio dovere. A prescindere dal motivo o dalle cose che non riuscivo a capire, dovevo mettermi da parte, per prima cosa accettare e sottomettermi, riconoscere i miei problemi e provare rammarico e senso di colpa per non avere svolto bene il mio dovere. Non avevo ottenuto alcun risultato nel mio dovere basato sui testi e avevo ritardato il lavoro per molto tempo, quindi avrei dovuto accettare questa corrispondente riassegnazione. A prescindere da ciò che la chiesa aveva disposto per me o da come mi aveva trattata, non avrei dovuto avere le mie preferenze, avrei dovuto accettare e obbedire. Questo è ciò che significa essere ragionevole. Io però non solo non mi sentivo pentita o in debito per aver fallito nel mio dovere e aver ritardato il lavoro della chiesa, ma mi crogiolavo in emozioni di sconforto e resistenza, perché sentivo di aver perso la mia reputazione e il mio prestigio. Ero veramente senza ragione! Dopo aver riconosciuto questo, pur essendo riuscita a cambiare un po’ la mia mentalità, a volte ero ancora preoccupata per come mi avrebbero vista i fratelli e le sorelle e, ogni volta che ci pensavo, mi sentivo molto turbata. Nel mio cuore albergava ancora un barlume di speranza e pensavo: “Forse il leader mi darà un’altra possibilità di svolgere nuovamente il dovere basato sui testi? In questo modo, potrei recuperare il mio orgoglio”. Ma poi mi sono detta: “I risultati del mio dovere sono sotto gli occhi di tutti. Se mi viene permesso di svolgere nuovamente il dovere basato sui testi, non continuerò forse a ritardare il lavoro della chiesa?” Rendendomi conto che il mio stato non era veramente invertito, ho pregato Dio: “O Dio, riconosco che è giusto essere stata riassegnata nel mio dovere, ma mi sento ancora davvero turbata. Continuo a pensare che svolgere doveri di affari generali sia inferiore e mi preoccupo ancora molto di ciò che gli altri pensano di me. O Dio, non riesco a sottomettermi e sono ancora concentrata sulla mia reputazione e sul mio prestigio. Questa è la mia indole corrotta, ma sono disposta a cercare la verità per eliminarla. Ti prego, guidami a invertire il mio stato sbagliato”.
Dopo aver pregato, ho ricordato un passo delle parole di Dio e l’ho trovato per leggerlo. Dio dice: “Gli anticristi hanno a cuore la propria reputazione e il proprio prestigio in modo maggiore rispetto alle persone comuni, e ciò è qualcosa di intrinseco alla loro indole essenza; non è un interesse temporaneo né l’effetto transitorio dell’ambiente circostante. È qualcosa all’interno della loro vita, delle loro ossa, e dunque è la loro essenza. Vale a dire, in tutto ciò che gli anticristi fanno, la loro prima considerazione va alla propria reputazione e al proprio prestigio, nient’altro. Per loro, la reputazione e il prestigio sono la vita, nonché l’obiettivo dell’intera esistenza. In tutto ciò che fanno, la priorità è: ‘Cosa ne sarà del mio prestigio? E della mia reputazione? Fare questa cosa mi darà una buona reputazione? Eleverà il mio prestigio nella mente delle persone?’ Questa è la prima cosa a cui pensano, il che dimostra ampiamente che hanno l’indole e l’essenza degli anticristi; ecco perché considerano le cose in questo modo. Si può dire che, per gli anticristi, la reputazione e il prestigio non sono un requisito aggiuntivo, né tantomeno cose esterne a loro a cui potrebbero rinunciare. Fanno parte della natura degli anticristi, sono nelle loro ossa, nel loro sangue, sono innati in loro. Gli anticristi non sono indifferenti al possesso della reputazione e del prestigio; non è questo il loro atteggiamento. Allora qual è? La reputazione e il prestigio sono intimamente legati alla loro vita di tutti i giorni, alla loro condizione quotidiana, a ciò che perseguono ogni giorno. E così, per gli anticristi, la reputazione e il prestigio sono la vita. A prescindere dal modo e dall’ambiente in cui vivono, dal lavoro che fanno, da cosa perseguano, da quali siano i loro fini o la direzione della loro vita, tutto ruota attorno all’avere una buona reputazione e un elevato prestigio. E questo obiettivo non cambia; non riescono mai a mettere da parte tali cose. È questo il vero volto degli anticristi, è questa la loro essenza. Potresti metterli in una foresta primordiale nascosta tra le montagne, e non rinuncerebbero ugualmente al loro perseguimento di reputazione e prestigio. Puoi metterli in un qualsiasi gruppo di persone, e le uniche cose a cui riescono a pensare sono ugualmente la reputazione e il prestigio. Sebbene anche gli anticristi credano in Dio, considerano il perseguimento di reputazione e prestigio equivalente alla fede in Dio e vi danno lo stesso peso. In altre parole, mentre percorrono la via della fede in Lui, perseguono anche la reputazione e il prestigio. Si può dire che, in cuor loro, gli anticristi credono che il perseguimento della verità nella loro fede in Dio coincida con il perseguimento della reputazione e del prestigio; che il perseguimento della reputazione e del prestigio sia anche il perseguimento della verità, e che ottenere reputazione e prestigio equivalga a ottenere la verità e la vita” (La Parola, Vol. 4: Smascherare gli anticristi, “Tema 9: Parte terza”). Dio smaschera il fatto che un anticristo, qualunque cosa faccia, considera sempre al primo posto la propria reputazione e il proprio prestigio, e che il suo cuore è dominato dalla reputazione e dal prestigio. Indipendentemente dalle circostanze o da ciò che stanno facendo, non cambieranno il loro obiettivo di perseguire reputazione e prestigio. Questo perché è radicato nelle loro ossa e nella loro vita. È la loro natura essenza. Io mi stavo comportando proprio come un anticristo. Quando il leader ha detto che la mia levatura era inadeguata per il dovere basato sui testi e ha disposto per me doveri di affari generali, non riuscivo a trattare i miei problemi in modo corretto e a sottomettermi con ragionevolezza. Al contrario, ho sentito improvvisamente che il mio valore diminuiva. Continuavo a pensare a come mi avrebbero vista gli altri e avevo il terrore che la mia posizione nel cuore dei fratelli e delle sorelle venisse meno, temevo che mi avrebbero considerata come un’insignificante lavoratrice degli affari generali. Avevo una levatura scarsa e non ero brava a svolgere il dovere basato sui testi, così il leader mi aveva riassegnata a un altro dovere, che era basato sulla considerazione per il lavoro della chiesa ed era del tutto appropriato. Una persona razionale avrebbe accettato e trattato la questione in modo corretto, ma io davo troppo peso alla reputazione e al prestigio. Mi preoccupavo costantemente che svolgere doveri di affari generali avrebbe fatto sì che gli altri mi guardassero dall’alto in basso, quindi non riuscivo proprio a sottomettermi, al punto che, quando ho sentito che il mio desiderio di reputazione e prestigio non veniva soddisfatto, non trovavo alcun senso nei miei doveri. Ho persino pensato di rifiutare il mio dovere e tradire Dio. Vivevo di filosofie sataniche come: “L’uomo lascia il proprio nome ovunque vada, così come l’oca emette il suo grido ovunque voli”, “Gli uomini dovrebbero sempre sforzarsi di essere migliori dei loro contemporanei”. Credevo che nella vita una persona dovesse superare gli altri e farsi ammirare da loro, e solo allora la vita avrebbe avuto gloria e valore. Da quando avevo trovato Dio, avevo sempre desiderato una posizione elevata nella chiesa, ed essere molto apprezzata dai miei fratelli e dalle mie sorelle. Nei miei doveri, ho spesso rivelato l’indole corrotta di perseguire reputazione e prestigio e, anche se avevo letto molte parole di Dio a questo proposito, continuavo a perseguirli ostinatamente. Questi veleni satanici si erano radicati davvero a fondo in me! Se avessi continuato a perseguire reputazione e prestigio senza cambiare, sarei rimasta in questo stato di abbattimento, e, alla fine, avrei senza dubbio abbandonato Dio, perché i miei desideri di reputazione e prestigio non venivano soddisfatti. Dovevo ribellarmi a me stessa e smettere di perseguire reputazione e prestigio.
Un giorno, il leader mi ha chiesto di recapitare alcune lettere ai fratelli e alle sorelle. In cuor mio, ho pensato ancora una volta: “Questo dovere è solo una commissione”. Non ho potuto non fare un sospiro profondo per sfogare i miei sentimenti di oppressione. Riconoscendo il mio stato errato, ho prontamente pregato Dio, poiché volevo ribellarmi alla mia indole corrotta e non concentrarmi sull’orgoglio o sul prestigio. Questo modo di pensare mi ha dato finalmente un po’ di pace. Ho pensato a un passo delle parole di Dio che avevo letto in precedenza: “Nella casa di Dio si parla costantemente di accettare l’incarico ricevuto da Dio e dell’adeguato adempimento del proprio dovere. Come nasce il dovere? In senso lato, nasce in conseguenza dell’opera di gestione di Dio per portare la salvezza all’umanità; in senso più specifico, man mano che l’opera di gestione di Dio si svolge tra gli uomini, emerge un lavoro variegato il quale richiede che le persone collaborino e lo portino a termine. Da qui sono derivate le responsabilità e le missioni che le persone devono compiere, e tali responsabilità e missioni sono i doveri che Dio conferisce all’umanità. Nella casa di Dio, i diversi compiti che richiedono la cooperazione delle persone sono i doveri che esse dovrebbero svolgere. Vi sono pertanto differenze tra i doveri in termini di migliori e peggiori, nobili e umili, o grandi e piccoli? Tali differenze non esistono; purché qualcosa abbia a che fare con l’opera di gestione di Dio, sia un requisito dell’opera della Sua casa, e sia necessario alla diffusione del Vangelo di Dio, allora è dovere di una persona. È questa l’origine e la definizione del dovere” (La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Qual è l’adeguato assolvimento del proprio dovere?”). “Dunque, confrontando questo dovere con la tua missione terrena, qual è più importante? (Il mio dovere.) Perché? Il dovere è ciò che Dio ti chiede di fare, ciò che ti ha affidato: questa è una delle ragioni. L’altra, quella primaria, è che quando intraprendi il dovere nella casa di Dio e accetti l’incarico che Egli ti affida, diventi rilevante per la Sua opera di gestione. Nella casa di Dio, ogni volta che viene disposto per te qualcosa da fare, che sia un lavoro difficile o faticoso, che ti piaccia o no, è un tuo dovere. Se riesci a considerarlo come un incarico e una responsabilità che Dio ti ha affidato, allora sei rilevante per la Sua opera di salvezza dell’uomo. E se ciò che fai e il dovere che svolgi sono rilevanti per l’opera di Dio di salvezza dell’uomo, e se accetti con serietà e sincerità l’incarico che Dio ti ha affidato, in che modo Egli ti considererà? Ti considererà come un membro della Sua famiglia. Questa è una benedizione o una maledizione? (Una benedizione.) È una grande benedizione” (La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Qual è l’adeguato assolvimento del proprio dovere?”). Dalle parole di Dio ho capito che lo stesso lavoro o compito ha una natura diversa nel mondo dei non credenti e nella casa di Dio. Ciascun dovere nella casa di Dio deriva dal piano di gestione di Dio per salvare l’umanità e dalle necessità del lavoro della chiesa, e non c’è alcuna distinzione di grado, né alcuna differenza in termini di migliore o peggiore, alto o basso. Per quanto un compito possa sembrare insignificante, è comunque un dovere che si deve svolgere. Ma io dividevo i doveri in gradi e mi servivo dei doveri per classificare il prestigio e le posizioni delle persone. Pensavo che essere un leader o un lavoratore, o svolgere un dovere basato sui testi fossero compiti intellettuali legati all’ingresso nella vita, e che svolgere questi doveri fosse dignitoso, glorioso e di alta classe, e conferisse importanza a una persona. Nel frattempo, consideravo i doveri degli affari generali come un lavoro periferico della chiesa, pensavo che questi compiti fossero solo manodopera e avessero poca importanza, e che chi li svolgeva fosse inferiore e di livello più basso rispetto a chi svolgeva altri doveri. Giudicare le cose in questo modo non era in linea con la verità. Nella casa di Dio, ognuno svolge i propri doveri per contribuire con i propri sforzi alla diffusione del lavoro del Vangelo. Come le parti di una macchina, ogni componente gioca il proprio ruolo ed è indispensabile all’insieme. I doveri di affari generali che stavo svolgendo erano anch’essi necessari per il lavoro della chiesa. Compiti come consegnare lettere e libri delle parole di Dio ai fratelli e alle sorelle possono sembrare solo compiti di affari generali ma poiché sono collegati al lavoro della chiesa, non sono qualcosa che si fa per una persona, ma una responsabilità adempiuta davanti a Dio. Inoltre, attraverso la riassegnazione del mio dovere, il mio cammino sbagliato di perseguimento di reputazione e prestigio, come pure la mia visione fallace dei doveri erano stati rivelati. Questa è stata la salvezza di Dio per me!
In seguito, ho letto un passo delle Sue parole e ho imparato ad affrontare correttamente la riassegnazione dei doveri. Dio dice: “Dio tratta tutti in modo equo e alla pari; dal momento che non sei in grado di fare alcunché, ti si chiede di predicare il Vangelo: questo viene fatto per consentirti di svolgere la tua ultima funzione possibile, in circostanze in cui non sei in grado di assumerti nessun altro dovere. In questo modo ti vengono forniti un’opportunità e un barlume di speranza; non ti si priva del diritto di svolgere il tuo dovere. Dio ha ancora un incarico per te e non è prevenuto nei tuoi confronti. Pertanto, coloro che sono stati assegnati ai gruppi del Vangelo non sono stati mandati in uno scaffale dimenticato, né sono stati abbandonati, ma piuttosto stanno svolgendo il loro dovere in un luogo diverso. […] non importa dove sei collocato, in quale tempo o luogo ti trovi, con quali persone vieni a contatto e quale dovere svolgi. Dio ti vedrà sempre e ti sottoporrà a scrutinio nel più profondo del tuo cuore. Non pensare che, essendo membro di un gruppo del Vangelo, Dio non presti attenzione a te o non possa vederti, e quindi non pensare di poter fare ciò che vuoi. E non pensare che, se sei assegnato a un gruppo del Vangelo, non avrai più alcuna speranza di essere salvato, assumendo quindi un approccio negativo alla cosa. Questi modi di pensare sono entrambi sbagliati. A prescindere dal luogo in cui sei stato collocato o dal dovere che è stato disposto che tu svolga, è quello che dovresti svolgere, e lo dovresti svolgere con diligenza e responsabilità. Le esigenze di Dio nei tuoi confronti non cambiano e, quindi, non deve cambiare neppure la tua sottomissione alle disposizioni di Dio. Il prestigio dei lavoratori del Vangelo è identico a quello di coloro che svolgono altri doveri; il valore di una persona non si misura in base al dovere che svolge, ma piuttosto in base al fatto che persegue la verità e se possiede la verità realtà oppure no” (La Parola, Vol. 5: Responsabilità di leader e lavoratori, “Responsabilità di leader e lavoratori (9)”). Dopo aver letto questo passo delle parole di Dio, le mie opinioni fallaci sulla riassegnazione dei compiti sono state corrette. Inizialmente, avevo sempre percepito che svolgere doveri di affari generali significasse passare dall’essere una persona rispettata all’essere una passante qualunque. Mi sentivo addirittura come se fossi stata messa in un angolo per essere dimenticata, per passare eternamente inosservata. Ma alla luce delle parole di Dio, ho capito che questa comprensione era fallace. A causa della mia scarsa levatura, non ero adatta a svolgere un dovere basato sui testi. La chiesa mi aveva assegnato doveri di affari generali in base alla mia levatura. Con questo, mi era stata data un’opportunità di svolgere un dovere al meglio della mia abilità e di giocare il mio ruolo. Rendendomi conto di questo, mi sono sentita davvero in colpa. Non avevo alcuna capacità particolare e non potevo svolgere altri doveri, eppure la casa di Dio aveva comunque disposto un dovere per me nella massima misura, concedendomi una possibilità di salvezza. Ma io come avevo visto questo? Avevo visto questa riassegnazione dei doveri come se fossi stata sminuita ed esclusa. La mia comprensione era davvero assurda, e non sapevo cosa fosse bene per me! Più ci pensavo, più mi sentivo in debito con Dio. Ho pensato che dovevo svolgere bene il mio dovere, secondo i requisiti e i principi del lavoro degli affari generali, e affrontarlo come un incarico da parte di Dio, e che dovevo svolgerlo bene per non deludere le intenzioni scrupolose di Dio. Ho pensato alle Sue parole: “Le funzioni non sono le stesse. Esiste un unico corpo. Ognuno compie il proprio dovere, ognuno al proprio posto e intento a fare del proprio meglio – per ogni scintilla c’è un lampo di luce – e a ricercare la maturità nella vita. Così Io sarò soddisfatto” (La Parola, Vol. 1: La manifestazione e l’opera di Dio, “Discorsi di Cristo al principio, Cap. 21”). Dovevo fare ciò che potevo e utilizzare al meglio ciò che avevo. Dovevo rimanere nella mia posizione e fare il massimo senza tener conto della mia reputazione o del mio prestigio. Mentre svolgevo il mio dovere, dovevo perseguire la verità e l’ingresso nella vita e sforzarmi di soddisfare le intenzioni e i requisiti di Dio al meglio delle mie abilità.
In seguito, ho letto un altro passo delle parole di Dio, e il mio cuore si è ancor più illuminato. Dio dice: “Se Dio fa sì che qualcuno soffra dolore e povertà, significa che costui non potrà sperare di essere salvato? Se una persona è di scarso valore e ha una bassa posizione sociale, Dio non la salverà? Se il suo status è basso nella società, significa che è basso anche agli occhi di Dio? Non necessariamente. E questo da cosa dipende? Dipende dal cammino che percorre questa persona, da ciò che persegue e dal suo atteggiamento nei confronti della verità e di Dio. Se una persona ha uno status sociale molto basso, viene da una famiglia molto povera e ha un basso livello di istruzione, ma crede in Dio con i piedi per terra e ama la verità e le cose positive, agli occhi di Dio avrà un valore alto o basso, sarà nobile o infima? Avrà valore. Guardando la cosa da questa prospettiva, da cosa dipende il valore di una persona, se alto o basso, se nobile o modesto? Dipende da come Dio ti vede. Se Dio ti vede come una persona che persegue la verità, allora hai valore e sei prezioso: sei come un vaso di valore. Se invece Dio vede che non persegui la verità e non ti spendi sinceramente per Lui, allora non hai valore e non sei prezioso, sei come un vaso destinato a un uso ignobile. Non importa quanto tu sia istruito o quanto sia alto il tuo status nella società, se non persegui o non comprendi la verità, allora il tuo valore non potrà mai essere alto; anche se molte persone ti sostengono, ti lodano e ti adorano, sei comunque un indegno miserabile. […] Con questa consapevolezza, qual è la base per definire il valore di una persona come nobile o miserabile? (È il suo atteggiamento verso Dio, la verità e le cose positive.) Proprio così. Prima di tutto, bisogna capire qual è l’atteggiamento di Dio. Capire prima l’atteggiamento di Dio e comprendere i principi e gli standard con cui Dio definisce le persone, e poi valutare le persone in base ai principi e agli standard che Dio ha per loro: è soltanto questo il modo più accurato, appropriato e giusto” (La Parola, Vol. 4: Smascherare gli anticristi, “Tema 7: Sono malvagi, insidiosi e propensi all’inganno (Parte prima)”). Dalle parole di Dio, sono giunta alla comprensione che Dio non misura il valore di una persona in base al suo apparente status sociale, né dal dovere che svolge, ma dall’atteggiamento che ha verso la verità e nei Suoi confronti. Coloro che amano e perseguono la verità, indipendentemente dal dovere che svolgono o dal fatto che siano ammirati dagli altri, sono preziosi agli occhi di Dio. Ma quanto a coloro che non perseguono la verità, anche se i loro doveri li fanno apparire gloriosi e importanti e fanno sì che molti li ammirino, saranno comunque infimi e privi di valore agli occhi di Dio. Non solo Dio ignora queste persone, ma le detesta e le aborrisce. Rendendomi conto di questo, mi sono sentita luminosa e a mio agio nel cuore. Avevo un solo pensiero: “Non importa quale dovere io svolga, mi concentrerò solo sul perseguimento della verità”. In quel momento, sono riuscita ad accettare davvero come mio dovere il lavoro degli affari generali e ho cominciato a pensare attivamente a come svolgere bene questo dovere. Quando il leader mi ha di nuovo assegnata alla consegna di lettere e libri delle parole di Dio ai fratelli e alle sorelle, non mi sono più sentita contraria. Anzi, l’ho visto come un mio dovere, qualcosa che dovevo fare, e ho deciso di svolgerlo bene. Dopo l’inversione del mio stato, il mio cuore è riuscito a calmarsi e ho potuto svolgere il mio dovere con serenità. Sono veramente grata per l’illuminazione e la guida delle parole di Dio, che mi hanno concesso di ottenere questa comprensione e questa trasformazione!