39. Non mi sento più inferiore
Fin da bambina, sono stata timida e poco sveglia. Tutta la mia famiglia diceva che non ero intelligente, che ero ottusa. Inoltre, avevo scarse capacità linguistiche, quindi ero incline ad agitarmi quando parlavo di fronte a molte persone. Non appena mi agitavo, la mia mente si svuotava, così spesso stavo in silenzio. Quando ero a scuola e l’insegnante faceva una domanda, tutti i miei compagni rispondevano con entusiasmo, invece io non osavo offrirmi volontaria per dare la risposta, anche se la sapevo. Aspettavo passivamente che l’insegnante mi chiamasse, oppure rispondevo in silenzio nella mia testa. La mia famiglia e i miei amici dicevano che ero poco sveglia e incapace di esprimermi. Mio padre mi raccontava spesso anche una storia su come gli uccelli più lenti debbano cominciare a volare prima degli altri per compensare la loro scarsa abilità. Col passare del tempo, anch’io ho iniziato a sentirmi un po’ lenta e credevo che niente di quello che facevo fosse abbastanza buono da essere mostrato agli altri. Per questo motivo, mi sono completamente chiusa. Dopo aver iniziato a credere in Dio, ho visto la gentilezza dei miei fratelli e sorelle e mi sono sentita come se fossero la mia famiglia. Mi sono anche aperta e ho chiacchierato con loro del mio stato e delle mie difficoltà. Tutti mi aiutavano e mi incoraggiavano e sono diventata meno vincolata: il mio cuore si è sentito liberato ed era pieno di gioia. Tuttavia, mi sentivo ancora molto limitata a parlare di fronte a tanta gente. C’erano state alcune riunioni con molte persone e, quando era arrivato il mio turno di condividere, mi ero agitata al punto tale che avevo iniziato a tremare. I miei pensieri si erano completamente scombinati ed ero inciampata nelle mie parole. Diverse sorelle avevano alzato la testa per guardarmi e io avevo sorriso imbarazzata. In quel momento, il mio viso bruciava per la vergogna e speravo disperatamente che la terra si aprisse e mi inghiottisse. Avevo iniziato a riflettere: “Cosa pensano di me i miei fratelli e le mie sorelle? Pensano che io sia del tutto inutile? È meglio che in futuro io parli meno e lasci che i fratelli e le sorelle con una buona levatura condividano di più”. Durante le riunioni successive, quando c’era molta gente, ero sempre l’ultima persona a condividere, e a volte non condividevo affatto. Avevo il coraggio di condividere in termini semplici solo quando non erano presenti molte persone oppure di fronte a fratelli e sorelle che conoscevo bene. A volte ottenevo qualche risultato nello svolgimento del mio dovere e il supervisore mi chiedeva di parlare di modi e metodi efficaci affinché tutti potessero imparare da essi e usarli come riferimento. Tuttavia, non appena pensavo di discutere di queste cose davanti a molti fratelli e sorelle, avevo davvero paura. Temevo che, quando fosse arrivato il momento, mi sarei agitata e avrei parlato in modo incoerente: quanto sarebbe stato imbarazzante! Ho rifiutato più volte, sostenendo di non avere metodi speciali. In seguito, ho riflettuto: perché mi spaventavo e mi tiravo indietro ogni volta che dovevo parlare di fronte a molte persone?
Una volta, ho letto le parole di Dio: “Ci sono persone che fin da bambine sono tarde di comprendonio, incapaci di esprimersi e dall’aspetto comune, così i familiari e gli altri nella società fanno dei commenti negativi su di loro. Per esempio, la gente dice: ‘Questo bambino è un tonto, è lento a reagire ed è impacciato nel parlare. Guarda il figlio di quella persona, con le sue belle parole incanta davvero la gente. Quando questo bambino incontra le persone, non sa cosa dire o come renderle felici, e quando sbaglia qualcosa, non sa come spiegarsi o giustificarsi. Questo bambino è un idiota’. Lo dicono i suoi genitori e anche i parenti, gli amici e gli insegnanti. Questo ambiente esercita impercettibilmente una certa pressione su tali individui, portandoli a sviluppare inconsciamente un certo tipo di mentalità. Che tipo di mentalità? Sentono di essere poco attraenti e di non piacere a nessuno, di non avere buoni voti a scuola e di essere lenti a reagire; si sentono sempre in imbarazzo ad aprire bocca e a parlare quando vedono gli altri e sono troppo imbarazzati per dire grazie quando la gente dà loro delle cose. Pensano tra sé e sé: ‘Perché sono così impacciato nel parlare? Perché gli altri hanno una parlantina così sciolta? Sono proprio stupido!’ Inconsciamente, pensano di non valere assolutamente nulla, ma non sono comunque disposti ad ammettere di essere così inutili, così stupidi. Nel loro cuore si chiedono spesso: ‘Sono davvero così stupido? Sono davvero così antipatico?’ I genitori non li amano, e nemmeno i fratelli e le sorelle, gli insegnanti o i compagni di classe. Di tanto in tanto i loro familiari, parenti e amici dicono di loro: ‘È basso, ha gli occhi e il naso piccoli, con un aspetto del genere non combinerà molto da grande’. In questo tipo di ambiente, passano dal provare inizialmente opposizione nel loro cuore ad accettare e riconoscere gradualmente le proprie inadeguatezze e carenze, ma allo stesso tempo un’emozione negativa sorge nel profondo del loro cuore. Come si chiama questa emozione? Inferiorità. Le persone che si sentono inferiori vedono solo le proprie manchevolezze e non i propri punti di forza; sentono sempre di essere sgradevoli e poco simpatiche, che la loro mente non è acuta e le loro reazioni sono lente, e che non sono in grado di interpretare gli altri. In breve, si sentono completamente inadeguate. Questa mentalità di inferiorità arriva gradualmente a dominare dentro il tuo cuore e diventa un’emozione incrollabile che avviluppa il tuo cuore. Una volta che sei cresciuto e sei entrato nel mondo, o ti sei sposato e hai avviato la tua carriera, a prescindere dalla tua identità e dal tuo prestigio sociali, quel senso di inferiorità che ti è stato instillato durante la crescita fin da bambino continua a influenzarti e a controllarti, facendoti sentire inferiore agli altri sotto ogni aspetto” (La Parola, Vol. 6: Riguardo al perseguimento della verità, “Come perseguire la verità (1)”). Le parole di Dio erano molto pertinenti al mio stato. Fin da bambina, le persone che mi circondavano mi avevano definita poco eloquente e ottusa; la mia famiglia diceva spesso anche: “Guarda quanto è intelligente tua sorella maggiore. Così come sei, non ti troverai mai a tuo agio da nessuna parte…” A poco a poco, mi sono sentita sempre più come se fossi meno sveglia degli altri e ho sviluppato un complesso di inferiorità. Da quando ero bambina fino all’età adulta, non ho mai pensato di avere dei punti di forza: le mie capacità espressive erano scarse e lo era anche la mia resilienza psicologica, quindi mi agitavo nel parlare davanti a molte persone e, per giunta, non ero molto sveglia, quindi non parlavo molto spesso e non prendevo parte a molte cose. Dopo aver iniziato a credere in Dio, avevo spesso paura che i miei fratelli e sorelle mi guardassero dall’alto in basso poiché non avevo una buona capacità di espressione, e cercavo di dire il meno possibile per evitare l’imbarazzo. Ero molto passiva quando condividevo durante le riunioni e mi rifiutavo di discutere di ciò che avevo guadagnato facendo il mio dovere: sceglievo costantemente di tirarmi indietro. Influenzata da sentimenti di inferiorità, ho perso molte occasioni per ottenere la verità e non sono nemmeno riuscita a svolgere i doveri di cui ero capace. Sentivo che la mia vita era patetica, quindi volevo cercare la verità per risolvere questo problema.
Un giorno, ho letto le parole di Dio: “Questo senso d’inferiorità ti riempie il cuore ed esiste da molto tempo, non è uno stato d’animo temporaneo. Al contrario, esercita uno stretto controllo sui tuoi pensieri dal profondo della tua anima, ti sigilla strettamente le labbra e così, a prescindere da quanto correttamente tu comprenda le questioni o da quali opinioni e punti di vista tu abbia nei confronti di persone, eventi e cose, tutto ciò che hai il coraggio di fare è pensare e ripensare continuamente alle cose nel tuo cuore, senza mai osare parlare ad alta voce. Sia che gli altri approvino ciò che dici sia che ti correggano e ti critichino, non hai il coraggio di affrontare o guardare in faccia tale esito. Perché? Perché il senso d’inferiorità che ti porti dentro ti dice: ‘Non farlo, non sei all’altezza. Non hai quella levatura, non possiedi quella realtà, non dovresti farlo, non ti compete proprio. Non fare nulla e non pensare nulla adesso. Sarai veramente te stesso solo vivendo nell’inferiorità. Non disponi dei requisiti per perseguire la verità o per aprire il cuore, dire ciò che vuoi e relazionarti con gli altri come fanno le altre persone. E questo perché non vali nulla, non vali quanto loro’. Questo senso d’inferiorità guida il pensiero degli individui all’interno della loro mente; impedisce loro di adempiere gli obblighi che una persona normale dovrebbe adempiere e di vivere la vita di normale umanità che dovrebbe vivere, e inoltre governa i modi, i mezzi, la direzione e gli obiettivi di come considerano persone e cose, di come si comportano e di come agiscono. […] Da queste manifestazioni e rivelazioni specifiche possiamo vedere che una volta che questo senso negativo, il senso d’inferiorità, inizia a fare effetto e a mettere radici nell’intimo degli individui, a meno che essi non perseguano la verità, sarà molto difficile per loro sradicarla e liberarsi dai suoi vincoli, e ne saranno limitati in tutto ciò che fanno. Anche se non si può dire che questa emozione sia un’indole corrotta, ha già causato un grave effetto negativo sulle persone; opprime brutalmente la loro umanità e ha un grande impatto negativo sulle varie emozioni e sulle parole e azioni della loro umanità normale. Queste conseguenze sono molto serie. Su piccola scala, influenza la loro personalità, le loro preferenze e le loro ambizioni; su larga scala, influenza i loro obiettivi e la direzione nella vita. Dalle cause di questo senso d’inferiorità, dal suo sviluppo e dalle conseguenze a cui porta negli individui, da qualunque punto di vista lo si consideri, non è forse qualcosa che si dovrebbe abbandonare? (Sì.)” (La Parola, Vol. 6: Riguardo al perseguimento della verità, “Come perseguire la verità (1)”). Confrontandomi con le parole di Dio, mi sono resa conto di quanto fosse dannoso vivere con sentimenti di inferiorità. L’inferiorità non è una semplice emozione, ma influenza direttamente la tua condotta e le tue azioni: ti lega e ti vincola. Fin da bambina, tutti quelli che mi circondavano dicevano che ero ottusa e incapace di esprimermi; mio padre mi raccontava spesso anche una storia su come gli uccelli più lenti debbano cominciare a volare prima degli altri per compensare la loro scarsa abilità. A poco a poco, ho iniziato a pensare di essere per natura più lenta degli altri, quindi spesso tacevo e non osavo nemmeno prendere l’iniziativa di fare le cose di cui ero capace. Il fatto che i fratelli e le sorelle si riuniscano per condividere sulla loro comprensione e sul loro intendimento delle parole di Dio dovrebbe essere una cosa positiva, ma io avevo sempre l’impressione di non essere brava a parlare e temevo che, se non avessi parlato bene, i miei fratelli e sorelle mi avrebbero guardata dall’alto in basso, quindi non osavo parlare e condividere volentieri. A volte non osavo nemmeno condividere quando avevo un po’ di luce e comprensione sulle parole di Dio. In realtà, se ottieni dei risultati nello svolgimento del tuo dovere, ciò è dovuto all’illuminazione e alla guida dello Spirito Santo e dovresti parlarne affinché più fratelli e sorelle possano trarne beneficio. Tuttavia, ero influenzata da sentimenti di inferiorità e temevo che, se mi fossi agitata e non fossi riuscita a parlare bene, avrei provato imbarazzo: invece avevo scelto di scappare, perdendo l’opportunità di praticare. I sentimenti di inferiorità mi legavano, facendomi sentire limitata in tutto ciò che facevo o dicevo; non riuscivo a offrirmi volontariamente per assumermi dei fardelli e non facevo alcun progresso nel mio ingresso nella vita. Quando ho visto il danno causato dal vivere con sentimenti di inferiorità, ho pregato Dio: “Caro Dio, i sentimenti di inferiorità mi hanno costantemente vincolata dall’infanzia all’età adulta. Dopo aver iniziato a credere in Dio, ho continuato a esserne limitata e non sono riuscita a compiere bene il mio dovere. Non voglio continuare a vivere con sentimenti di inferiorità: voglio cambiare le cose. Possa Tu aiutarmi a liberarmi dei legami delle emozioni negative”.
In seguito, ho letto le parole di Dio: “Quindi, come puoi valutare e conoscere accuratamente te stesso e affrancarti dal tuo senso d’inferiorità? Dovresti assumere le parole di Dio come base per conoscere te stesso: cercare di sapere qual è la tua umanità, quali sono effettivamente la tua levatura e i tuoi talenti e quali punti di forza possiedi. Per esempio, supponiamo che un tempo ti piacesse cantare e che fossi bravo, ma che alcune persone continuassero a criticarti e a sminuirti, dicendo che eri privo di orecchio e stonato, motivo per cui sei convinto di non saper cantare bene e non osi più farlo davanti agli altri. Quelle persone mondane, quelle persone confuse e mediocri hanno espresso valutazioni e giudizi inesatti su di te, limitando i diritti che la tua umanità merita e soffocando il tuo talento. Di conseguenza, non osi nemmeno intonare una canzone e sei abbastanza coraggioso da cantare ad alta voce e lasciarti andare solamente quando sei da solo. È proprio perché di solito ti senti così terribilmente represso che non osi cantare quando non sei da solo; hai il coraggio di farlo solo quando sei solo, ti godi il momento in cui puoi cantare con voce forte e squillante: che momento meraviglioso e liberatorio è! Non è così? A causa del male che le persone ti hanno fatto, non sai o non riesci a vedere con chiarezza che cosa sei in grado di fare, in che cosa sei bravo e in che cosa no. In questo tipo di situazione, devi formulare una valutazione accurata e giudicare te stesso correttamente sulla base delle parole di Dio. Dovresti stabilire cosa hai imparato e dove risiedono i tuoi punti di forza, e fare tutto ciò che sei capace di fare; per quanto riguarda quelle cose che non puoi fare, le tue manchevolezze e le tue inadeguatezze, dovresti riflettere su di esse e conoscerle, e dovresti anche avere una valutazione e una conoscenza accurate di com’è la tua levatura, se è buona o scarsa. Se non riesci a capire o non hai una chiara conoscenza dei tuoi problemi, allora chiedi alle persone intorno a te dotate di buon senso di fare una valutazione su di te. Indipendentemente dal fatto che ciò che dicono sia accurato, ti darà almeno qualcosa a cui fare riferimento e ti consentirà di avere un giudizio o una definizione di base di te stesso. Puoi quindi risolvere il problema essenziale di questa emozione negativa, il tuo senso di inferiorità, ed emergerne gradualmente. Il senso di inferiorità è facile da risolvere se uno riesce a discernerlo, risvegliarsi da esso e cercare la verità” (La Parola, Vol. 6: Riguardo al perseguimento della verità, “Come perseguire la verità (1)”). Dalle parole di Dio ho trovato un cammino di pratica. Dovrei soppesare e valutare me stessa in conformità alle parole di Dio e non essere influenzata dalle valutazioni inesatte degli altri, né lasciare che loro influenzino l’autopercezione e il giudizio su me stessa. Ho pensato a come Dio avesse detto che potevo chiedere ai fratelli e alle sorelle che conosco bene di esprimere un giudizio su di me, e poi valutare me stessa oggettivamente in conformità alle Sue parole. Pertanto, mi sono rivolta ad alcune sorelle che mi conoscevano bene. Hanno detto: “In realtà non sei così inutile come dici. Generalmente, hai un tuo intendimento dei principi relativi al tuo dovere e sei in grado di discutere di una certa comprensione delle parole di Dio. A volte, riesci anche ad aiutare i tuoi fratelli e le tue sorelle. Dovresti trattarti correttamente”. Quando ho sentito la valutazione delle mie sorelle su di me, ho capito che non ero poi così male come pensavo. Non potevo continuare a vivere secondo la valutazione errata che gli altri avevano di me e a giudicarmi. In realtà, non è vero che non ho alcun punto di forza; sebbene la mia personalità sia un po’ introversa e sia meno capace di esprimermi degli altri, la maggior parte delle volte sono in grado di spiegare alcune cose in modo chiaro, riesco a trovare dei buoni cammini di pratica nello svolgimento del mio dovere e posso ricoprire un certo ruolo. Dovrei trattare le mie carenze in modo razionale. In seguito, quando avevo di nuovo pensieri negativi su me stessa, pensavo: “Le abilità linguistiche di una persona sono ordinate da Dio. Non posso sentirmi inferiore agli altri a causa delle mie carenze in questo senso e finire ogni volta per essere limitata. Dovrei adottare la mentalità giusta e trattarla in modo corretto, cercando di fare del mio meglio per svolgere bene le cose che mi riescono”.
Una volta, ho parlato a una sorella del mio stato. Lei ha detto che il mio problema principale era che davo troppo peso all’orgoglio e che mi preoccupavo eccessivamente di ciò che gli altri pensavano di me. Ho cercato le parole di Dio relative alla risoluzione di questo tipo di stato per leggerle. La parola di Dio dice: “Quando gli anziani della famiglia ti ripetono spesso che ‘Le persone hanno bisogno dell’orgoglio proprio come un albero della corteccia’, lo fanno perché tu attribuisca importanza all’avere una buona apparenza, al vivere in maniera rispettabile e all’evitare di fare cose che procurino disonore. Dunque, questo detto guida le persone in modo positivo o negativo? Può condurti alla verità? Può portarti a comprenderla? (No.) Non può, poco ma sicuro! Dio richiede alle persone di essere oneste. Quando hai commesso una trasgressione, hai fatto qualcosa di sbagliato oppure hai agito in ribellione a Dio e contro la verità, devi riflettere su te stesso, conoscere il tuo errore e analizzare la tua indole corrotta; solo così potrai raggiungere il vero pentimento e, di lì in poi, agire in conformità alle parole di Dio. Che tipo di mentalità devono possedere le persone per praticare l’onestà? Vi è un qualche conflitto tra la mentalità richiesta e il punto di vista esemplificato dal detto ‘Le persone hanno bisogno dell’orgoglio proprio come un albero della corteccia’? (Sì.) Qual è il conflitto? Il detto ‘Le persone hanno bisogno dell’orgoglio proprio come un albero della corteccia’ dice alle persone di attribuire importanza a fare una buona impressione e di fare più cose che le mettano in buona luce anziché fare cose cattive o disonorevoli, mettendo in luce il loro lato peggiore, e di evitare di vivere una vita non rispettabile o priva di dignità. Per il proprio orgoglio, per fare bella figura, non si può parlare di sé come di una persona completamente priva di valore, e tanto meno raccontare agli altri il proprio lato oscuro e gli aspetti vergognosi, poiché si deve vivere una vita rispettabile e dignitosa, e per avere dignità si ha bisogno di orgoglio, e per avere orgoglio bisogna fingere e vendersi bene. Questo non è forse in conflitto con l’essere onesti? (Sì.) Quando sei onesto, hai già abbandonato il detto ‘Le persone hanno bisogno dell’orgoglio proprio come un albero della corteccia’. Se vuoi essere una persona onesta, non attribuire importanza alla tua immagine; l’immagine non vale un centesimo. Alla presenza della verità ci si dovrebbe smascherare, non fingere né creare una falsa immagine di sé. Bisogna rivelare a Dio i propri veri pensieri, gli errori commessi, gli aspetti che violano le verità principi e così via, e mettere a nudo queste cose anche davanti ai fratelli e alle sorelle. Non si tratta di vivere per il proprio orgoglio ma di vivere per essere una persona onesta, per perseguire la verità, per essere veri esseri creati e per soddisfare Dio ed essere salvati. Quando però non capisci questa verità né le intenzioni di Dio, i condizionamenti esercitati dalla tua famiglia tendono a predominare nel tuo cuore. Così, quando fai qualcosa di sbagliato, lo nascondi e metti in scena una finzione, pensando: ‘Non posso parlarne a nessuno e non permetterò a nessun altro che lo sa di parlarne agli altri. Se qualcuno di voi lo dice a qualcuno, non ve la lascerò passare liscia. Il mio orgoglio viene prima di tutto. Si vive solo per il proprio orgoglio, che è più importante di qualsiasi altra cosa. Se una persona non ha orgoglio, perde tutta la sua dignità. Quindi non puoi parlare sinceramente, devi fingere, nascondere le cose, altrimenti non avrai più né orgoglio né dignità e la tua vita sarà inutile. Se nessuno ti rispetta allora sei soltanto inutile, solamente spazzatura priva di valore’. Praticando in questo modo, è possibile essere delle persone oneste? È possibile mettersi a nudo e analizzare sé stessi? (No.) Ovviamente, comportandoti in questo modo aderisci al detto ‘Le persone hanno bisogno dell’orgoglio proprio come un albero della corteccia’ che la tua famiglia ti ha condizionato a seguire. Se però abbandoni questo detto per perseguire e praticare la verità, esso cesserà di influenzarti e di farti da motto o da principio d’azione, e invece ciò che farai sarà esattamente l’opposto di quanto esso sostiene, ossia che ‘Le persone hanno bisogno dell’orgoglio proprio come un albero della corteccia’. Non vivrai per il tuo orgoglio né per la tua dignità bensì per perseguire la verità ed essere una persona onesta e per cercare di soddisfare Dio e di vivere come un vero essere creato. Se ti attieni a questo principio, avrai abbandonato i condizionamenti che la tua famiglia esercita su di te” (La Parola, Vol. 6: Riguardo al perseguimento della verità, “Come perseguire la verità (12)”). Quando mi sono confrontata con le parole di Dio, ho capito perché non osavo mai aprirmi o esprimere la mia opinione. Il problema principale era che ero stata colpita da veleni satanici quali “Le persone hanno bisogno dell’orgoglio proprio come un albero della corteccia” e “L’uomo lascia il proprio nome ovunque vada, così come l’oca emette il suo grido ovunque voli”. Consideravo il mio orgoglio più importante di ogni altra cosa e pensavo che se una persona perdeva la faccia, perdeva anche la sua dignità. Sono ottusa e le mie capacità linguistiche non sono buone, quindi mi sentivo la metà delle altre persone: credevo di essere molto inferiore. Ero incline ad agitarmi quando parlavo di fronte a molte persone e temevo che, se non fossi riuscita a esprimermi bene, i miei fratelli e sorelle mi avrebbero guardata dall’alto in basso, quindi preferivo restare in silenzio. Quando avevo dei buoni modi e metodi per svolgere il mio dovere, dovevo comunicarli ai miei fratelli e sorelle non solo per aiutarli, ma anche per migliorare i loro risultati e la loro efficienza nello svolgimento dei loro doveri. Tuttavia, per preservare la mia reputazione, mi ero rifiutata e avevo trovato ripetutamente delle scuse; avevo capito che davo troppo peso al mio orgoglio e che tenevo conto solo di me stessa in ogni momento. Ero davvero troppo egoista e vile! L’intenzione di Dio è che le persone siano oneste e imparino ad aprirsi su loro stesse, mettendo a nudo anche le proprie manchevolezze e le proprie carenze; non dovrebbero tenere le cose nascoste né indossare maschere. Quando ho compreso l’intenzione e la richiesta di Dio, L’ho pregato: “Caro Dio. Non sono disposta a essere sempre vincolata e limitata dal mio orgoglio. Voglio lasciarmi alle spalle i miei sentimenti negativi di inferiorità. Possa Tu guidarmi affinché io possa praticare la verità”.
Una volta, poiché avevo ottenuto alcuni risultati nello svolgimento del mio dovere, quando stavamo riassumendo il lavoro, il supervisore mi ha chiesto di parlarne. Al solo pensiero di condividere di fronte a così tante persone, ho avuto un po’ di paura. Stavo per rifiutare, quando improvvisamente mi sono resa conto che tutti gli ambienti in cui mi imbatto ogni giorno, mi si presentano con il permesso di Dio. Dio mi stava dando la possibilità di praticare la verità, e io avrei dovuto affrontare la situazione. Mi sono ricordata di un brano delle parole di Dio: “Se permetti che i tuoi difetti e le tue imperfezioni convivano con te, allora permetti loro di esistere, e anche se gli altri vedono i tuoi difetti, questo potrebbe persino esserti vantaggioso, e potrebbe anche essere una protezione, che ti impedirà di diventare arrogante e presuntuoso. Naturalmente, a molte persone serve coraggio per esporre i propri difetti e le proprie imperfezioni. Alcuni dicono: ‘Tutti espongono i propri punti di forza e i propri pregi. Chi esporrebbe deliberatamente i propri punti deboli e i propri difetti?’ Non si tratta di esporli deliberatamente, ma di permettere che vengano esposti. Se per esempio sei timido e ti senti spesso nervoso quando ci sono molte persone intorno, puoi prendere l’iniziativa di dire agli altri: ‘Mi agito facilmente quando parlo; chiedo solo che siate tutti comprensivi e non mi troviate dei difetti’. Prendi l’iniziativa di esporre i tuoi difetti e le tue imperfezioni a tutti, in modo che possano capirti e tollerarti e in modo che tutti arrivino a conoscerti. Più tutti arrivano a conoscerti, più il tuo cuore sarà in pace e meno sarai vincolato dai tuoi difetti e dalle tue imperfezioni. Questo sarà effettivamente vantaggioso e utile per te. Mascherare sempre i tuoi difetti e le tue imperfezioni dimostra che non vuoi convivere con loro. Se permetti che convivano con te, devi esporli; non vergognarti, non scoraggiarti e non sentirti inferiore agli altri; non pensare di non essere bravo e di non avere alcuna speranza di essere salvato. Fintanto che sei in grado di perseguire la verità e di fare il tuo dovere con tutto il tuo cuore, tutta la tua forza e tutta la tua mente in base ai principi, fintanto che il tuo cuore è sincero e non sei superficiale nei confronti di Dio, allora hai speranza di essere salvato” (La Parola, Vol. 7: Riguardo al perseguimento della verità, “Come perseguire la verità (3)”). Dalle parole di Dio ho capito che se una persona ha delle carenze e dei problemi, Dio non la condanna, e ciò non significa che essa sia inferiore agli altri. Dio spera che sappiamo trattare correttamente le nostre carenze e che permettiamo loro di coesistere con noi. Se nascondiamo le nostre mancanze perché abbiamo paura di essere guardati dall’alto in basso dagli altri, si tratta di una maschera e di un inganno e saremo limitati in ogni momento, incapaci di dare pieno spazio anche alle cose che sappiamo fare. Sono una persona naturalmente introversa e tendo ad agitarmi quando sono in mezzo a molta gente; inoltre, la mia capacità di esprimermi è scarsa. Ciò è stato ordinato da Dio. Non dovrei pensare costantemente a come non agitarmi quando parlo o a cosa fare riguardo alla mia scarsa capacità di esprimermi. Dovrei affrontare Dio e praticare l’essere una persona onesta, parlando esattamente di come ho lavorato e di qual è stata la mia esperienza. Fintanto che faccio del mio meglio, è sufficiente. Ho pregato Dio in silenzio: “Caro Dio, non voglio tener conto del mio orgoglio. Voglio solo trattare questa discussione come un’opportunità per praticare la verità ed essere una persona onesta. Possa Tu guidarmi!” Pertanto, ho parlato con tutti delle mie esperienze in quel periodo e dei progressi che avevo fatto nello svolgimento del mio dovere. Anche se a volte ero nervosa e non parlavo in modo particolarmente fluido, non sono stata limitata da questo e il mio cuore si è sentito liberato. Grazie alle parole di Dio ho riflettuto su di me e ho compreso me stessa, e gradualmente mi sono liberata dei vincoli e dei limiti dei sentimenti di inferiorità, così da poter svolgere il mio dovere con un atteggiamento proattivo e positivo. Grazie a Dio!