2. Lezioni tratte da un doloroso fallimento

di Gabriella, Italia

Nel 2014, ho iniziato a fare il dovere di recitazione nella chiesa. Oltre a recitare e affinare le mie capacità, potevo gestire il resto del tempo a mio piacimento, quindi la mia vita era relativamente libera e comoda. Siccome amavo recitare ed ero disposta a impegnarmi nelle mie performance, le mie abilità erano migliorate notevolmente dopo aver recitato in due film, perciò la leader mi ha chiesto di addestrarmi per il dovere di regista. All’epoca ero piuttosto riluttante e pensavo: “Un regista ha così tante responsabilità. Devi prendere parte a tutto ciò che il gruppo fa e controllare il girato dopo le riprese. È estenuante a livello mentale e fisico. Se lavorassi così sodo ogni giorno, finirei per essere completamente esausta e sfibrata!” Ma il pensiero che rifiutare un dovere non sarebbe stato conforme alle intenzioni di Dio mi ha spinta ad accettare contro voglia. Tutte le sorelle erano felici per me quando hanno saputo che ero stata promossa al dovere di regista, ma io pensavo: “Questo è chiaramente un lavoro estenuante. Non perseguo l’assumermi un incarico importante, perché più pesante è il fardello, più è faticoso per la carne. Voglio solo essere una comune attrice. Fintanto che non me ne sto con le mani in mano, va bene”.

Quando mi sono occupata della regia del mio primo film, il coordinatore organizzava un programma fitto ogni giorno. Dopo ogni sessione di riprese, dovevamo ancora discutere della recitazione, delle inquadrature o delle questioni inerenti al set per la scena successiva. Durante le riprese, sedevo davanti al monitor e non osavo distrarmi nemmeno per un secondo. Se avessi perso la concentrazione, non avrei potuto giudicare l’accuratezza della recitazione e avrei dovuto riguardare la registrazione o girare di nuovo. A volte, finite le riprese sul set e quando gli altri membri della troupe se n’erano andati, io dovevo trattenermi per sbrigare altri compiti. Inoltre, questo film aveva molti protagonisti e antagonisti e io dovevo analizzare le scene con gli attori, provare con loro e istruirli, supervisionando tutto. Per ogni scena, dovevo prima approfondire i personaggi e comprenderli a fondo per poter valutare se la recitazione degli attori fosse fedele al ruolo. Questo soprattutto per le scene emotive: quando un attore non riusciva a immedesimarsi, dovevo trovare il modo di farlo entrare nella giusta emozione. Sentivo che fare la regista era mentalmente estenuante! Come attrice, dovevo solo recitare bene la mia parte ed era fatta. Quel dovere era molto più rilassante. Nel profondo del cuore, odiavo il dovere di regista. In seguito, ho iniziato a essere superficiale nel mio dovere. Durante le riprese, quando vedevo gli attori faticare a raggiungere l’effetto desiderato, invece di pensare a come istruirli per migliorarne la recitazione, approvavo la scena frettolosamente. Di conseguenza, quando la leader ha controllato il girato, ha trovato che la recitazione non era all’altezza degli standard e abbiamo dovuto girare di nuovo. Un’altra volta, la sorella con cui collaboravo mi ha chiesto di aggiungere, durante le prove, dei movimenti fisici alla recitazione degli attori. Ho pensato che fosse una seccatura, così non l’ho fatto. Di conseguenza la recitazione è stata carente e, poco prima dell’inizio delle riprese, lei ha dovuto istruire gli attori sul momento per inserire quei movimenti, cosa che ha ritardato le riprese. In quel momento mi sono sentita malissimo: sapevo di non aver adempiuto alla mia responsabilità. Tuttavia, in seguito, ogni volta che si trattava di svolgere effettivamente il lavoro, continuavo a trovare quel dovere troppo faticoso e problematico. Sono in un lampo passati due mesi e gli attori avevano continui problemi nella recitazione. Il coordinatore mi ha richiamata svariate volte a provare le scene più nel dettaglio con gli attori ma io, oltre a non ascoltare, ho opposto resistenza, pensando: “Scendere di più nei dettagli sarebbe una tale scocciatura! Quanto finirebbero per durare le prove?” Ho persino cercato di controbattere, dicendo: “Quando facevo l’attrice, nessuno mi istruiva così in dettaglio. Recitare non è responsabilità dell’attore?” Al momento delle prove, continuavo a dare agli attori solo indicazioni di massima senza entrare nei dettagli, il che portava a dover spesso rigirare le scene e ritardava il programma di produzione.

Dopo un po’ di tempo, fratello Elias è stato assegnato a collaborare con me nel dovere di regista. Il coordinatore mi ha detto: “Sembra che tu stia avendo delle difficoltà a fare il dovere di regia da sola. D’ora in poi, sarai responsabile principalmente di provare le scene con gli attori, mentre fratello Elias supervisionerà le cose dal monitor”. In realtà, sono stata piuttosto felice di sentire queste parole. Ho pensato: “Ottimo! Non devo più stare al monitor e supervisionare tutto. In questo modo, avrò orari più flessibili e non mi stancherò così tanto”. Dopo di allora, non appena finivo di provare con gli attori, andavo a occuparmi delle mie faccende personali. Non mi importava di come recitassero e, di conseguenza, durante le riprese effettive c’erano sempre problemi nella loro recitazione. Il coordinatore mi ha detto di esaminare il mio atteggiamento verso il mio dovere, ma io ho pensato: “Cosa devo esaminare io se gli attori non recitano bene? Adesso la colpa sarebbe mia?” Più ci pensavo, più sentivo che quello era un dovere ingrato. In quei giorni, diversi attori che istruivo continuavano ad avere problemi durante le riprese. Il coordinatore mi ha ancora una volta richiamata a riflettere sul mio atteggiamento verso il dovere ed è stato solo allora che ho iniziato a farlo. Ripensandoci, anche se negli ultimi giorni la mia carne era stata a suo agio, provavo una strana inquietudine nel cuore, così ho pregato Dio e ho riflettuto su me stessa, e ho rammentato un brano delle Sue parole: “‘Ti piace essere scaltro e battere la fiacca, vero? Ti piace essere pigro e indulgere nelle comodità, non è così? Bene, allora indulgi nelle comodità per l’eternità!’ Dio offrirà questa grazia e questa occasione a qualcun altro”. Poi ho cercato l’intero passo per leggerlo. Dio Onnipotente dice: “Se svolgi il tuo dovere in modo superficiale e lo tratti con un atteggiamento irriverente, quale sarà il risultato? Non riuscirai a fare un buon lavoro neanche in un dovere che sei in grado di svolgere bene; non lo avrai svolto all’altezza degli standard, e Dio sarà molto insoddisfatto dell’atteggiamento che hai nei confronti del dovere. Se riesci a pregare Dio, a cercare la verità e a metterci tutto il tuo cuore e la tua mente, se riesci a collaborare in questo modo, allora Dio preparerà tutto in anticipo per te, così che ogni cosa vada al suo posto e dia dei buoni risultati quando gestisci le questioni. Non ti servirà impiegare una gran quantità di energia; quando ti impegni al massimo per collaborare, Dio dispone tutto per te. Se sei viscido e batti la fiacca, se non ti occupi del tuo dovere in modo appropriato, e vai sempre fuori strada, allora Dio non opererà in te; perderai l’occasione, e Dio dirà: ‘Non c’è modo di servirMi di te. Fatti da parte. Ti piace essere scaltro e battere la fiacca, vero? Ti piace essere pigro e indulgere nelle comodità, non è così? Bene, allora indulgi nelle comodità per l’eternità!’ Dio offrirà questa grazia e questa occasione a qualcun altro. Che dite: è una perdita o un guadagno? (Una perdita.) È una perdita enorme!(La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Parte terza”). Dopo averlo letto, ho capito che l’atteggiamento di una persona verso il proprio dovere è cruciale. Se le persone sono capaci di fare il proprio dovere con tutto il cuore e con tutta la mente, Dio le illuminerà e le guiderà e loro otterranno buoni risultati. Se invece il loro atteggiamento è approssimativo o superficiale, un dovere che con un piccolo sforzo avrebbe potuto essere fatto bene verrà fatto male. Vedevo chiaramente che la recitazione degli attori non era all’altezza ma, per risparmiarmi la fatica, non li istruivo con pazienza e approvavo le scene frettolosamente, con il risultato che bisognava girare di nuovo quando la recitazione non andava abbastanza bene. Durante le prove davo agli attori solo indicazioni di massima senza entrare nei dettagli, cosa che ha portato alcuni di loro ad avere problemi nel recitare sul set, portandoci sempre a girare di nuovo e ritardando il programma. Tutto questo era causato dal mio essere superficiale e prendere scorciatoie nel mio dovere. Il coordinatore mi aveva richiamata più volte a riflettere sul mio atteggiamento verso il dovere, ma io mi ero limitata a ribattere e accampare scuse. Ero sempre superficiale nel mio dovere, cosa che causava costantemente problemi, così il coordinatore ha smesso di farmi supervisionare le cose dal monitor. Ma io non solo non ho riflettuto su me stessa, ero addirittura felice perché la mia carne poteva sperimentare più comodità. Ero diventata completamente insensibile! La chiesa mi aveva coltivata come attrice, dandomi molte opportunità per addestrarmi. Grazie all’illuminazione e alla guida dello Spirito Santo, avevo anche accumulato una certa esperienza nella recitazione. Ora che la chiesa mi stava coltivando perché diventassi regista e aveva bisogno che applicassi al mio dovere ciò che avevo imparato, opponevo resistenza, mi lamentavo ed ero superficiale solo perché dovevo investire tempo ed energie e la mia carne avrebbe dovuto soffrire. Ero così priva di umanità, davvero detestabile per Dio! Soprattutto dopo aver letto queste parole di Dio, “Ti piace essere scaltro e battere la fiacca, vero?” “Dio offrirà questa grazia e questa occasione a qualcun altro” mi sono resa conto che il motivo per cui non mi veniva più chiesto di supervisionare dal monitor era che avevo preso scorciatoie ed ero stata irresponsabile nel mio dovere. Non ero più degna di fiducia, quindi l’opportunità di fare quella parte del dovere era stata affidata a qualcun altro. Ero ormai sull’orlo di un pericoloso precipizio; se non mi fossi pentita, avrei potuto persino perdere la possibilità di provare le scene con gli attori. Così, in seguito, ho iniziato a prendere sul serio le prove con loro. Ogni volta che vedevo che la recitazione di un attore era carente, glielo facevo notare prontamente e lo istruivo con pazienza. Trovavo inoltre dei video di riferimento da esaminare con lui. Alla fine, le riprese di quel film si sono concluse senza intoppi.

Pensavo di essere cambiata un po’; non mi sarei mai aspettata di ricadere nelle mie vecchie abitudini durante le riprese del film successivo. All’epoca, ero ancora responsabile di istruire gli attori. L’attrice protagonista di quel film era sorella Isabel. Aveva appena iniziato ad addestrarsi nella recitazione e c’erano molte carenze nelle sue performance, il che significava che l’energia mentale che dovevo investire e il prezzo che dovevo pagare erano maggiori di prima. Quando abbiamo iniziato le riprese, riuscivo ancora a lavorare seriamente. Segnalavo prontamente le carenze presenti nella recitazione degli attori e a volte facevo anche delle dimostrazioni per loro. Ma, col passare del tempo, dover istruire gli attori in ogni scena ha iniziato a sembrarmi mentalmente faticoso. Inoltre il fratello con cui collaboravo, fratello Vincent, era piuttosto attivo nel suo dovere e molto scrupoloso nell’istruire gli attori, così il mio senso del fardello si è gradualmente affievolito. Ho smesso di preoccuparmi anche degli altri compiti. Alcune volte ho notato che sorella Isabel non aveva ben compreso il suo personaggio. Inizialmente avevo programmato di trovare del tempo la sera per parlarle, ma poi ho pensato a come fossi già stanca dopo una lunga giornata passata a provare le scene. Se l’avessi istruita di sera, non avrei sicuramente avuto le energie per le riprese del giorno dopo. Così ho pensato: “Lasciamo perdere, non la istruirò”. Di conseguenza, durante le riprese del giorno successivo, ci sono stati problemi con la performance di sorella Isabel, cosa che ha ritardato i nostri progressi. Provavo un profondo rimorso per non aver adempiuto alla mia responsabilità ma, in seguito, ogni volta che c’era un prezzo da pagare, continuavo ad avere considerazione per la mia carne e non ero in grado di praticare la verità. Gradualmente, ho trovato sempre più difficile istruire gli attori, al punto che non riuscivo nemmeno più a vedere i problemi nella loro recitazione. A causa dei problemi di recitazione, dovevamo spesso girare di nuovo. Questo, combinato con vari altri fattori, ha fatto sì che il film non potesse essere finito e, alla fine, il gruppo cinematografico è stato sciolto. La notte in cui siamo stati sciolti, mi giravo e rigiravo nel letto, incapace di dormire. Guardando indietro, da quando mi era stato chiesto di fare il dovere di regista, non mi ero mai veramente sottomessa. Quel dovere non mi era mai piaciuto perché era troppo faticoso. Mi sono chiesta onestamente: “È possibile che io creda in Dio solo per indulgere nelle comodità della carne? Questo non è essere ribelli verso Dio?” Durante una riunione, la leader mi ha potata dicendo: “La casa di Dio ti ha coltivata perché diventassi regista, ma non avrei mai pensato che saresti stata così irresponsabile. Sei davvero inaffidabile!” In quel periodo, sentivo il cuore sempre vuoto. Non appena pensavo al fatto di non avere più la possibilità di rimediare, lacrime di dolore mi rigavano il viso senza che potessi controllarle. Ero spesso angosciata per non aver adempiuto bene il mio dovere e per le trasgressioni che avevo commesso. Mi sentivo così in debito verso Dio che mi vergognavo persino di pregarLo, ritenendo sempre che Egli fosse disgustato da me e mi detestasse, che mi avesse nascosto il Suo volto e mi stesse ignorando. Era come se mi avesse messa da parte, e il mio spirito era nelle tenebre e nel dolore. In seguito, è stato disposto che io predicassi il Vangelo. Anche se stavo comunque facendo un dovere, quella questione rimaneva un nodo irrisolto nel mio cuore. In seguito ho pregato e ricercato molte volte: “Dio, dove ho fallito esattamente? Ti prego, illuminami e guidami a conoscere me stessa”.

Un giorno, leggendo le parole di Dio che smascheravano e definivano le persone pigre, mi sono sentita profondamente trafitta al cuore. Dio Onnipotente dice: “Le persone pigre non sono in grado di fare nulla. Riassumendo in due parole, sono gente inutile; hanno una disabilità di seconda classe. Per quanto buona sia la levatura delle persone pigre, non è altro che apparenza di facciata; anche se hanno buona levatura ciò non ha alcuna utilità. Sono troppo pigre, sanno cosa dovrebbero fare, ma non lo fanno, e anche se sono consapevoli che qualcosa costituisce un problema, non ricercano la verità per risolverlo, e pur sapendo quali avversità dovrebbero affrontare perché il lavoro sia efficace, non sono disposte a sopportare queste proficue avversità; quindi non sono in grado di acquisire alcuna verità né di svolgere un lavoro reale. Non vogliono sopportare le avversità che spettano alle persone; sanno solo indulgere in comodità, godere momenti di gioia e di svago, e di una vita libera e rilassata. Non sono forse inutili? Chi non sopporta le avversità non merita di vivere. Coloro che desiderano vivere sempre la vita da parassiti sono persone prive di coscienza e di ragione; sono bestie, e individui del genere sono inadatti persino a fornire manodopera. Non essendo in grado di sopportare le avversità, anche quando offrono manodopera non sono in grado di farlo bene e, se desiderano acquisire la verità, le loro speranze sono ancora più vane. Uno che non sa soffrire e non ama la verità è una persona inutile, non è nemmeno qualificato per fornire manodopera. È una bestia, senza un briciolo di umanità. Simili persone devono essere eliminate; solo questo concorda con le intenzioni di Dio(La Parola, Vol. 5: Le responsabilità di leader e lavoratori, “Le responsabilità di leader e lavoratori (8)”). Mentre riflettevo su di esse, mi sono venute in mente, scena dopo scena, le immagini del periodo in cui facevo il dovere di regista. La casa di Dio aveva disposto che facessi la regista perché istruissi gli attori nella loro recitazione. Avevo visto chiaramente che la recitazione dell’attrice protagonista aveva delle carenze ma, per evitare di stancarmi troppo, non l’avevo istruita, mancando di adempiere persino alla mia responsabilità più fondamentale. Vedendo che fratello Vincent era così attivo, ho approfittato della situazione e mi sono lavata le mani del mio lavoro. Sulla carta ero anch’io una regista ma, in realtà, fratello Vincent era l’unico a dirigere. Ciò ha fatto sì che molti aspetti del lavoro non venissero svolti adeguatamente e, alla fine, il film non si è potuto concludere e l’intero gruppo è stato sciolto. Il prezzo pagato dai fratelli e dalle sorelle nel corso di diversi mesi e tutto ciò che la casa di Dio aveva speso erano andati in fumo. Avevo il titolo di regista ma non svolgevo alcun lavoro reale e non adempivo alla funzione che mi spettava. Non ero forse solo una figura di facciata, completamente inutile? Ero pigra e indifferente, e sempre superficiale nel mio dovere. Dio aveva disposto persone, eventi e cose per richiamarmi molte volte, ma io non mi sono mai pentita veramente. Alla fine, ho perso l’opera dello Spirito Santo; non riuscivo a identificare i problemi nel mio dovere e sentivo il mio spirito estremamente cupo e addolorato. Avevo sempre vissuto secondo idee sataniche come “Ognuno per sé e che gli altri si arrangino” e “La vita è breve, quindi goditela finché puoi”. Credevo che, nei suoi pochi decenni di vita, una persona non dovesse logorarsi tanto; basta vivere ogni giorno in modo libero e comodo. Sotto il controllo di questo tipo di pensiero, sono diventata pigra e ho smesso di perseguire il fare progressi. Ricordo che a scuola, mentre gli altri studiavano sodo per essere i primi, io trovavo lo studio troppo faticoso e ho abbandonato presto. Dopo essermi sposata, non invidiavo gli altri che compravano auto e case perché non volevo diventare schiava di un mutuo o di un prestito per l’auto e sottopormi a così tanta pressione. Dopo aver iniziato a credere in Dio e a fare il mio dovere nella casa di Dio, non volevo assumermi lavori importanti. Mi accontentavo di fare semplicemente un dovere, pensando che sarebbe bastato cavarmela e rimediare l’esito di non perire una volta conclusa l’opera di Dio. La chiesa mi ha coltivata perché facessi la regista, sperando che potessi usare le mie capacità per adempiere bene il mio dovere, ma io trovavo quel dovere troppo faticoso e opponevo resistenza dal profondo del cuore. Anche se lo avevo accettato, prendevo sempre scorciatoie ed ero superficiale. Mi è venuto in mente un versetto della Bibbia: “Infatti, se persistiamo nel peccare volontariamente dopo aver ricevuto la conoscenza della verità, non rimane più alcun sacrificio per i peccati(Ebrei 10:26). Sapevo benissimo che essere superficiale e prendere scorciatoie nel mio dovere non era conforme alle intenzioni di Dio, eppure continuavo a farlo per le comodità della carne, ritardando il lavoro cinematografico. Questo non era forse opporsi a Dio? Vivendo secondo punti di vista satanici, indulgevo nelle comodità ed ero irresponsabile nel mio dovere, commettendo una trasgressione dopo l’altra. Dio dice: “Le trasgressioni porteranno l’uomo all’inferno(La Parola, Vol. 1: L’apparizione e l’opera di Dio). Vivendo secondo veleni satanici, stavo percorrendo il cammino della perdizione e della distruzione. Come regista, avrei dovuto dare l’esempio al gruppo, ma non percorrevo il giusto cammino. Pensavo solo alle comodità della mia carne e a evitare il duro lavoro e nel mio dovere ero superficiale e prendevo scorciatoie. Di conseguenza, i fratelli e le sorelle hanno investito mesi del loro tempo senza ottenere nulla e l’intero gruppo è arrivato al punto di essere sciolto. Non ero in grado di farmi carico della responsabilità che una persona dovrebbe adempiere. Ero solo una buona a nulla e meritavo di essere eliminata! Sono anche arrivata a capire che il fatto che Dio mi avesse accantonata era il Suo giudizio silenzioso su di me. Si trattava dell’indole giusta di Dio che discendeva su di me e del Suo amore e della Sua salvezza per me. Altrimenti, non avrei riflettuto sulle prospettive erronee dietro il mio perseguimento. Ho pensato alle parole di Dio: “A beneficio dell’umanità Egli Si muove e corre ovunque, effonde in silenzio ogni briciola della Sua vita, ne dedica ogni minuto e ogni secondo…(La Parola, Vol. 2: Riguardo al conoscere Dio, “Dio Stesso, l’Unico II”). Mentre riflettevo attentamente su questa frase: “A beneficio dell’umanità Egli Si muove e corre ovunque”, avevo nel cuore sia commozione che profondo auto-rimprovero. Per salvare l’umanità, due volte Dio è venuto dal cielo sulla terra nella carne, sopportando immense umiliazioni. La prima volta è stato crocifisso e ha dato la Sua vita per redimere l’umanità. Negli ultimi giorni Si è incarnato di nuovo, esprimendo così tante verità per irrigarci e provvedere a noi. Tutto ciò che Dio fa è volto a salvare le persone ed è amore nei loro confronti. Ma io cosa ho dato a Dio in cambio? Nient’altro che ribellione e opposizione. La casa di Dio mi stava ancora dando la possibilità di fare un dovere. Questa era la misericordia di Dio e un’opportunità per me di pentirmi. Se la mia vecchia indole non fosse cambiata, allora, quando l’opera di Dio fosse finita, sarei stata sicuramente un oggetto di distruzione.

In quel periodo, cantavo ripetutamente “La sottomissione di Noè a Dio ottenne la Sua approvazione”:

1  Fra tutti gli uomini, Noè era l’individuo sommamente degno di emulazione di timore di Dio, di sottomissione a Dio e di compimento dell’incarico affidato da Dio; fu approvato da Dio e dovrebbe essere un modello per quanti oggi seguono Dio. E che cosa di lui era più prezioso? Aveva un unico atteggiamento nei confronti delle parole di Dio: ascoltare e accettare, accettare e sottomettersi, e sottomettersi fino alla morte. Fu questo atteggiamento, il più prezioso di tutti, a fargli guadagnare l’approvazione da parte di Dio. Quando si trattava delle parole di Dio, Noè non fu superficiale, non se la sbrigò, e nella sua testa non le sottopose a scrutinio, non le analizzò, non vi si oppose e non le respinse, né le relegò poi in un angolo della mente; invece, le ascoltò con serietà, le accettò a poco a poco nel proprio cuore e poi rifletté su come metterle in pratica, come attuarle, praticarle nel modo originariamente inteso senza alcuna deviazione.

2  E, riflettendo sulle parole di Dio, disse in privato fra sé: “Queste sono le parole di Dio, sono le Sue istruzioni, l’incarico da parte Sua, io ho una responsabilità ineludibile, devo sottomettermi, non posso tralasciare alcun dettaglio, non posso andare contro alcun desiderio di Dio, né posso trascurare alcun particolare di ciò che ha detto, altrimenti non meriterei di essere definito umano, sarei indegno dell’incarico da parte di Dio, sarei indegno della Sua esaltazione. Se in questa vita non riesco a realizzare tutto ciò che Dio mi ha detto e affidato, avrò dei rimpianti. Per di più, sarò indegno dell’incarico da parte di Dio e della Sua esaltazione e non avrò più la faccia di ripresentarmi davanti al Creatore”.

3  Tutto ciò che Noè aveva pensato e valutato nel proprio cuore, ogni suo punto di vista e ogni suo atteggiamento, determinarono tutti che egli fu infine in grado di mettere in pratica le parole di Dio, di trasformarle in realtà, portarle a compimento, fare in modo che tramite il suo duro lavoro si adempissero e si realizzassero e che attraverso di lui si trasformassero in una realtà, e che l’incarico ricevuto da Dio non finisse nel nulla. Noè fu degno dell’incarico da parte di Dio, era un uomo di cui Dio Si fidava e che Dio guardava con favore. Dio osserva ogni parola e ogni atto delle persone, ne osserva i pensieri e le idee. Agli occhi di Dio, dato che Noè era capace di pensare in quel modo, allora Egli non aveva scelto male; Noè era capace di farsi carico dell’incarico da parte di Dio e della Sua fiducia, e riuscì a portare a termine l’incarico da parte di Dio: era l’unica scelta fra l’intera umanità.

La Parola, Vol. 4: Smascherare gli anticristi, “Terzo excursus: Come Noè e Abramo obbedirono alle parole di Dio e Gli si sottomisero (Parte seconda)”

Noè era un uomo dotato di coscienza e umanità. Egli trattò l’incarico ricevuto da Dio con tutto il cuore e con tutta la mente, assumendosi la costruzione dell’arca come responsabilità e missione di vita. Quando Noè stava costruendo l’arca, non c’era nessuno a supervisionarlo o a spronarlo ed egli incontrò molte difficoltà. Ma, ogni volta che pensava che quello era l’incarico e l’esaltazione da parte di Dio, si sentiva motivato. Noè trattava Dio come il Creatore; si sottometteva a Lui e aveva un cuore sincero nei Suoi confronti. Poi ho riflettuto su ciò che Dio dice: “[…] portare a compimento le parole di Dio, fare in modo che tramite il suo duro lavoro si adempissero e si realizzassero e che attraverso di lui si trasformassero in una realtà, e che l’incarico ricevuto da Dio non finisse nel nulla”. Dio stava parlando di ciò che Noè effettivamente viveva. Noè non conosceva le tecniche per costruire un’arca e la tecnologia di allora non era avanzata come quella di oggi. Inoltre, dovette trovare tutti i materiali da solo, costruendo l’arca pezzo per pezzo con la propria fatica. Dovette inoltre radunare ogni genere di creatura vivente, preparare ogni sorta di cibo per i vari animali e accudirli e allevarli con cura. Non era un compito facile. Se Noè l’avesse trovato troppo stancante e faticoso e fosse stato superficiale, l’arca non avrebbe mai potuto essere costruita e tutte le creature viventi avrebbero affrontato l’estinzione. Ma, di fronte a così tante difficoltà, Noè non si tirò indietro minimamente. Al contrario, seguì rigorosamente le richieste di Dio senza alcun compromesso e perseverò per 120 anni per portare a termine l’incarico ricevuto da Dio. Ho visto che il cuore di Noè era sincero; egli teneva conto delle intenzioni di Dio e mostrava lealtà e sottomissione verso di Lui. Questo pensiero mi ha profondamente commossa e ho davvero ammirato Noè. Per contro, guardando me stessa, non mostravo la minima sottomissione o lealtà verso Dio neanche dopo aver ascoltato così tante Sue parole. Il dovere che svolgevo era molto più semplice della costruzione dell’arca da parte di Noè, eppure non ero disposta a investirci un po’ di pensiero in più ed ero anche superficiale. Ho visto che ero davvero priva di umanità, indegna di essere definita essere umano. Noè era ansioso di compiere ciò che era urgente per Dio e teneva conto di ciò di cui teneva conto Dio, assicurandosi che in sé le intenzioni di Dio non venissero vanificate. Per quanto la sua carne fosse stanca o affaticata, il suo atteggiamento verso l’incarico da parte di Dio era di ascoltare, accettare e sottomettersi. Fintanto che fu in vita, continuò a costruire l’arca, rimanendo sottomesso fino alla morte. Questo prezioso atteggiamento di Noè arrecò conforto al cuore di Dio. Solo le persone come Noè sono quelle che possiedono veramente umanità. Ho pensato a come la casa di Dio ci faccia predicare il Vangelo e rendere testimonianza a Dio realizzando film. Sebbene la forma sia diversa dalla costruzione dell’arca, l’intenzione di Dio di salvare l’umanità è la stessa. Un film ben fatto non solo può risolvere le nozioni delle persone, ma anche guidare coloro che anelano al ritorno del Signore a cercare e indagare la vera via. Realizzare buoni film è davvero importante, poiché è correlato all’intenzione di Dio di salvare le persone. Non potevo più essere pigra e trovare troppo fastidioso metterci del pensiero. Dovevo emulare Noè, imparare a tener conto delle intenzioni di Dio e adempiere bene il mio dovere.

Nel maggio del 2024, la chiesa ha disposto che svolgessi il dovere part-time di revisionare i video di testimonianza esperienziale. Ho capito che Dio mi stava dando un’opportunità per pentirmi e ne ho fatto molto tesoro, revisionando ogni video con attenzione. Quando il mio dovere entrava in conflitto con il mio programma quotidiano, mi ribellavo alla mia carne e davo priorità al dovere. Praticando in questo modo, non mi sentivo più stanca. A ottobre, la leader ha disposto che tornassi nel gruppo cinematografico a istruire gli attori. La notizia mi ha resa molto felice. Per non ritardare le prove, mi svegliavo presto e andavo a letto tardi, oppure usavo la pausa pranzo per revisionare i video. Nelle prove con gli attori, facevo del mio meglio per istruirli e provavo molto con loro. Così facendo, ho sentito il cuore davvero in pace e saldo.

Una volta, mentre parlavo con una sorella della mia passata esperienza di fallimento, lei mi ha guidata a riflettere sulla prospettiva dietro il mio perseguimento e a comprenderla. Ho pensato a un passo delle parole di Dio: “Tutte le persone devono cercare di vivere una vita significativa e non dovrebbero essere soddisfatte delle proprie circostanze attuali. Devono arrivare a vivere l’immagine di Pietro e devono possedere la conoscenza e le esperienze di Pietro. Devono perseguire cose che sono più elevate e più profonde. Devono perseguire un più profondo, più puro amore per Dio e una vita che abbia valore e significato. Solo questa è la vita; solo allora saranno uguali a Pietro. Devi concentrarti sull’accedere in modo proattivo dal lato positivo e non devi essere passivo e tirarti indietro perché ti accontenti di un agio temporaneo, ignorando allo stesso tempo più profonde, più dettagliate e più concrete verità. Devi possedere amore concreto e devi trovare ogni modo possibile per liberarti da questa vita decadente, spensierata, che non è affatto diversa da quella di un animale. Devi vivere una vita di significato, una vita di valore, e non devi prenderti gioco di te stesso o trattare la tua vita come un giocattolo con cui trastullarti. Per tutti coloro che hanno determinazione e amano Dio, non ci sono verità irraggiungibili e non c’è giustizia per la quale non possano rimanere saldi. Come dovresti vivere la tua vita? Come dovresti amare Dio e utilizzare questo amore per soddisfare le Sue intenzioni? Non c’è questione più grande nella tua vita. Soprattutto, devi avere questo tipo di determinazione e perseveranza, e non dovresti essere un pappamolle senza spina dorsale. Devi imparare come sperimentare una vita di significato e sperimentare verità significative, e non dovresti trattare te stesso con tale superficialità. Senza che tu te ne renda conto, la tua vita passerà; dopo avrai ancora questo genere di opportunità di amare Dio? Può l’uomo amare Dio dopo essere morto? Devi avere la stessa determinazione e la stessa coscienza di Pietro; devi vivere una vita significativa e non prenderti gioco di te stesso. Come essere umano e come persona che persegue Dio, devi valutare e trattare la tua vita con attenzione, considerando come dovresti offrire te stesso a Dio, come dovresti avere una fede più significativa in Dio e come, dal momento che ami Dio, dovresti amarLo in un modo che sia più puro, più bello e più buono(La Parola, Vol. 1: L’apparizione e l’opera di Dio, “Le esperienze di Pietro: la sua conoscenza del castigo e del giudizio”). Avevo già letto questo passo, ma non avevo mai considerato se la mia prospettiva di vita e i miei valori fossero corretti o meno. Dopo averlo letto, ho capito che bisogna perseguire una vita di valore e significativa. Dopo che iniziò a seguire il Signore Gesù, Pietro viaggiò ovunque predicando la via del Signore. Non perseguì una vita comoda, ma solamente l’amare e il soddisfare Dio e l’adempiere bene il dovere di un essere creato. Alla fine, fu crocifisso a testa in giù per Dio, raggiungendo l’amore supremo per Lui e la sottomissione fino alla morte. Guadagnò l’approvazione di Dio e la sua vita fu di valore e significativa. Io invece perseguivo una vita di comodità e volevo sempre esercitare meno sforzo mentale. Vivere in questo modo è privo di significato; è solo una perdita di tempo. Ho pensato al fatto che fare il dovere di regista avesse significato riposare un po’ meno e investire un po’ più di pensiero rispetto agli altri e fosse stato un po’ più faticoso per la mia carne. Tuttavia, significava che potevo fare la mia parte nel lavoro del Vangelo: che cosa preziosa! Se l’avessi fatto bene, il mio cuore sarebbe stato in pace e sereno ogni volta che ci avessi pensato. Invece ora, ogni volta che ricordo quell’esperienza di fallimento, mi si colma il cuore di rimorso e dolore. Quanto vorrei poter tornare indietro nel tempo per poter ripagare il mio debito! Quell’episodio è diventato una grande trasgressione e un rimorso nella mia vita. Dovevo perseguire il liberarmi della mia indole corrotta e l’adempiere bene il mio dovere. Questo è l’obiettivo corretto da perseguire. Ho pensato alle parole di Dio: “I maiali non perseguono la vita dell’uomo né l’essere purificati, e non capiscono che cosa sia la vita. Ogni giorno, dopo aver mangiato a sazietà, si mettono semplicemente a dormire. Io ti ho donato la vera via, ma tu non l’hai guadagnata, resti a mani vuote. Sei disposto a continuare a condurre questa vita, la vita di un maiale?(La Parola, Vol. 1: L’apparizione e l’opera di Dio, “Le esperienze di Pietro: la sua conoscenza del castigo e del giudizio”). Se una persona vive solo per indulgere nelle comodità della carne e non ha alcun obiettivo da perseguire, allora non è diversa da una bestia. Non potevo continuare a cadere nella degenerazione in quel modo. Dovevo concentrare la mia mente e le mie energie sul perseguire la verità e sull’adempiere bene il mio dovere. Questo è l’unico modo per vivere come un vero essere umano!

Dopodiché, ho pregato Dio affinché mi castigasse e mi disciplinasse se fossi di nuovo stata superficiale nel mio dovere. Inoltre esaminavo frequentemente il mio atteggiamento verso il dovere. Ogni volta che ero tentata di essere superficiale, subito pregavo e mi ribellavo alla mia carne. Un pomeriggio, stavo provando le battute con un’attrice. Dopo che l’ho corretta diverse volte, ancora non migliorava. Ho iniziato a trovarlo troppo faticoso e non volevo più insegnarle. Proprio allora, ho pensato a un passo delle parole di Dio che avevo letto due giorni prima: “Quando hai voglia di fare le cose in modo superficiale, di essere subdolo e battere la fiacca e cerchi di evitare lo scrutinio di Dio mentre fai il tuo dovere, dovresti affrettarti a venire dinanzi a Dio per pregare e riflettere se sia giusto agire così. Poi, fai qualche riflessione: ‘Qual è il mio scopo nel credere in Dio? La mia superficialità potrebbe ingannare le persone, ma ingannerà Dio? Inoltre, la mia fede in Dio e il fare il mio dovere non sono per poter essere viscido e battere la fiacca, ma per poter ottenere la salvezza. Agire in questo modo dimostra che non ho una normale umanità e non è qualcosa di cui Dio Si compiace. Non va bene. Una cosa sarebbe se fossi subdolo, battessi la fiacca e seguissi la mia volontà nel mondo, ma ora sono nella casa di Dio, sono sotto la Sua sovranità, sotto lo scrutinio degli occhi di Dio e sono un essere umano, quindi devo agire secondo la mia coscienza e le parole di Dio, non posso seguire la mia volontà, essere superficiale o essere subdolo e battere la fiacca. Quindi, come dovrei agire per non essere subdolo e battere la fiacca, per non essere superficiale? Devo impegnarmi un po’. Poco fa sentivo che era troppo faticoso agire in quel modo, quindi volevo evitare la difficoltà, ma ora capisco: potrebbe essere più faticoso farlo così, ma porta risultati, quindi è così che dovrei fare’. Quando lo stai facendo e non sei ancora disposto a sopportare la difficoltà, in quei momenti devi pregare Dio: ‘Caro Dio! Sono una persona pigra e subdola. Ti prego, disciplinami e rimproverami, affinché io possa acquisire la consapevolezza della coscienza e avere un senso di vergogna. Non voglio essere superficiale. Ti prego, guidami e illuminami, affinché io possa vedere la mia ribellione e la mia bruttezza’. Quando preghi in questo modo, rifletti e cerchi di conoscere te stesso in questo modo, ciò farà nascere un sentimento di rimorso; sarai in grado di odiare la tua bruttezza e il tuo stato sbagliato inizierà a cambiare(La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Fare tesoro delle parole di Dio è il fondamento della fede in Dio”). Ho pregato per ribellarmi ai miei pensieri e alle mie idee sbagliati. Poi ho analizzato ogni battuta con l’attrice e abbiamo identificato dove fossero i suoi problemi. Dopodiché, lei ha recitato le sue battute molto meglio e le riprese del giorno successivo sono andate senza intoppi. Praticando in questo modo, sentivo il cuore molto in pace e sereno. In seguito, il regista mi ha chiesto di andare con l’attrice a registrare la narrazione. Ho preso sul serio anche questo. Non mi sono sentita stanca nemmeno quando abbiamo registrato fino alle prime ore del mattino. Tempo dopo, quando il film era concluso e ho visto il video montato, mi ha profondamente commossa. Anche se ho svolto solo una piccola funzione nel realizzare quel film, ho percepito che fare quel dovere è stato prezioso e significativo! Sia reso grazie a Dio!

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