20. Praticare la verità è la chiave per una coordinazione armoniosa

di Dongfeng, Stati Uniti

Nell’agosto del 2018, il mio compito era di creare arredi scenici con fratello Wang. All’inizio, mi sembrava di non sapere tante cose, così gli chiedevo sempre aiuto. Dopo un po’, ho capito come funzionava. Inoltre, avevo studiato interior design e lavorato nell’edilizia, e mi intendevo di falegnameria, quindi ho imparato presto a costruire il materiale da solo. Poi, ho capito che fratello Wang era bravo a progettare gli interni ma gli arredi veri e propri non erano il suo forte. Perciò, quando c’era una divergenza di opinioni, mi rifiutavo di ascoltarlo. Credevo sempre che le mie creazioni e i miei progetti fossero migliori dei suoi. Con il tempo, i diverbi sono aumentati e a volte discutevamo all’infinito su come usare un pezzetto di legno. Spesso cedevo solo per il bene del nostro rapporto, ma mi ritenevo comunque nel giusto. Dopo un po’, ho iniziato a soffrirne e ho perso la voglia di lavorarci insieme.

Una volta, dovevamo fare una casa con il tetto di paglia per un video ma non avevamo travi di legno resistente, così ce le siamo dovute costruire. Ci siamo confrontati su come procedere. Io ho detto che si doveva fare prima uno stampo e poi versarvi del cemento per ottenere travi più robuste. Però, secondo lui, in quel modo sarebbero venute troppo lisce e poco realistiche, e ha proposto di usare un po’ di stoffa avanzata per riprodurre la struttura e la forma di un tronco d’albero. Io mi sono detto: “Ho lavorato nell’edilizia e non ho mai visto una trave di cemento fatta di stoffa. Qualunque sia il risultato, lo spessore sarà difficile da gestire e verrà poco robusta”. Così ho bocciato la sua idea, ma lui voleva comunque provare. Il rifiuto alla mia proposta mi ha lasciato contrariato. Ho pensato: “Ma perché non mi ascolti? Non importa, tanto ho ragione io. I risultati parleranno da soli. Se alla fine combini un disastro, non dire che non ti avevo avvertito”. Non riuscendo a trovare un accordo, ognuno ha fatto di testa propria. Io ho fabbricato una trave con un pomeriggio di lavoro. Mi chiedevo come fosse quella di fratello Wang, se si abbinasse con la mia, visto che avevamo lavorato separati. Questo pensiero mi turbava un po’, così sono andato a vederla. Alla prima occhiata, si vedeva che il lavoro era fatto male. Il mio pensiero è stato: “Te lo dicevo che non funzionava, ma tu non mi hai voluto ascoltare e adesso è chiaro che la mia idea era migliore della tua”. Allora, gli ho detto: “Fratello Wang, è una trave piuttosto spessa. La casetta di paglia che stiamo costruendo non è tanto grande, ci starà bene? E poi è piena di crepe, non sembra molto resistente. Ora che abbiamo due oggetti così diversi, come facciamo per le riprese? Ascoltami, lascia perdere. Facciamo come dico io, ok?” La sua risposta mi ha spiazzato: “Sì, è un po’ grossa, ma non è un gran problema. La tua, invece, non sembra un tronco d’albero. Andrà rimodificata, più avanti”. Quando ho visto che rifiutava le mie proposte e addirittura mi criticava, mi sono sentito parecchio a disagio. Pensavo: “Ma quant’è difficile parlare con te! Non c’è modo di collaborare!” Seduto al computer, dopo cena, ho riflettuto sulla giornata. Mi sentivo un po’ turbato. Fratello Wang mi sembrava chiaramente nel torto, sempre testa a testa contro di me. Non volevo più lavorarci. Poi, però, ho pensato che stavo fuggendo dal problema, che neanch’io mi ero sottomesso. Ero sempre più combattuto e sconvolto, così mi sono rivolto a Dio in preghiera. Gli ho chiesto di guidarmi per conoscere me stesso e lavorare bene con gli altri.

In seguito, sono andato sul sito della Chiesa e ho letto alcune parole di Dio sul servizio in collaborazione. Dio dice: “Di questi tempi non molti prestano attenzione alle lezioni da imparare mentre ci si coordina con gli altri. Ho scoperto che molti di voi non sono in grado di imparare lezioni quando si coordinano con gli altri; siete quasi tutti attaccati alle vostre opinioni. Quando lavorate nella Chiesa tu reciti il tuo pezzo e un altro il suo, e nessuno di voi due è in relazione con l’altro: in realtà non state affatto collaborando. Siete tutti troppo impegnati a comunicare solo le vostre intuizioni o a liberarvi dei ‘fardelli’ che vi portate dentro, senza cercare la vita neppure in minima parte. Sembra che tu svolga il lavoro solo superficialmente, sempre a credere di dover seguire il tuo cammino indipendentemente da ciò che faccia o dica chiunque altro; pensi di dover condividere secondo la guida dello Spirito Santo, qualunque sia la situazione degli altri. Non sei in grado di scoprire i punti di forza negli altri, e neppure di esaminare te stesso. La vostra accettazione delle cose è proprio aberrante ed erronea. Si può dire che diate segno anche adesso di molta presunzione, quasi foste ricaduti nella vecchia malattia” (“Servite come facevano gli Israeliti” in “La Parola appare nella carne”). “I fratelli e le sorelle che si coordinano tra loro attuano un processo di integrazione reciproca. Tu usi i tuoi pregi per compensare i suoi difetti, e lui usa i suoi pregi per compensare i tuoi difetti. Questo si chiama imparare l’uno dall’altro e rendere possibile un coordinamento armonioso. Solo con un coordinamento armonioso si può essere benedetti dinanzi a Dio e, più se ne fa esperienza, più senso pratico si possiede, più il cammino si rischiara e ci si sente sempre più a proprio agio. Se sei sempre ai ferri corti con qualcuno e non ti lasci mai convincere dagli altri, che non vogliono mai ascoltarti; se cerchi di preservare la dignità degli altri, ma loro non fanno lo stesso con te, cosa che tu ritieni intollerabile; se li stringi all’angolo per qualcosa che hanno detto e loro se lo ricordano e la prossima volta in cui emerge una questione fanno lo stesso con te, ciò che fai può forse essere definito un imparare l’uno dall’altro e avere un coordinamento armonioso? Si definisce discordia e vivere secondo la propria irascibilità e la propria indole corrotta. In tal modo non si guadagnerà la benedizione di Dio; Egli non ne sarà compiaciuto” (“Sul coordinamento armonioso” in “Registrazioni dei discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Queste parole di Dio mi hanno mostrato che io e fratello Wang non andavamo d’accordo perché vivevo nella mia indole di arroganza e presunzione. Volevo sempre avere l’ultima parola nel nostro compito. Ero convinto che mi intendessi di scenografia molto più di lui, quindi ero sempre presuntuoso e volevo che mi ascoltasse, che facesse a modo mio. Quando ha fatto una proposta sulle travi, non l’ho esaminata, respingendola senza mezzi termini. L’ho anche guardato dall’alto in basso, con disprezzo. Mi sembrava del tutto inesperto, per me le sue idee non andavano nemmeno considerate. Quando ho visto che la sua trave era venuta male, mi ritenevo ancor più nel giusto, così ho screditato velatamente il suo lavoro pretendendo che facesse come dicevo io. Quando ha indicato le carenze del mio progetto, io non l’ho ascoltato e nemmeno l’ho coinvolto per trovare una soluzione. Nella mia caparbietà, addirittura non volevo più lavorarci. Parlavo e agivo solo per dare prova di me stesso, per ottenere obbedienza. Non mostravo altro che un’indole satanica di arroganza e presunzione. Queste parole di Dio lo esprimono alla perfezione: “Ciò che fai può forse essere definito un imparare l’uno dall’altro e avere un coordinamento armonioso? Si definisce discordia e vivere secondo la propria irascibilità e la propria indole corrotta. In tal modo non si guadagnerà la benedizione di Dio; Egli non ne sarà compiaciuto” (“Sul coordinamento armonioso” in “Registrazioni dei discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Le parole di Dio mi dicevano che Egli è disgustato da certe persone. Ha predisposto Lui la mia collaborazione con fratello Wang, sperando che potessimo compensarci a vicenda e svolgere bene il nostro dovere. Eppure, io ho solo parlato e agito per arroganza, ritenendomi nel giusto. Dovevo avere io l’ultima parola. Volevo che gli altri seguissero le mie idee come se fossero la verità e non accettavo quelle altrui. Dio detesta questo tipo di indole. Quei pensieri mi riempivano di rammarico e senso di colpa, così mi sono presentato a Dio in preghiera: “O Dio, la mia arroganza mi ha impedito di collaborare con gli altri e ciò ha influito sul mio dovere. Dio, voglio pentirmi. Voglio rinunciare a me stesso e lavorare con quel fratello per svolgere bene il nostro dovere”.

Poi, ho letto altre parole di Dio: “A volte, nel coordinarsi per compiere un dovere, due persone hanno una disputa su una questione di principio. Hanno punti di vista diversi e sono giunte a opinioni differenti. Che si può fare in tal caso? È una questione che emerge di frequente? È un fenomeno normale, provocato dalle divergenze di opinioni, dalle differenze di levatura, di perspicacia, di età e di esperienza. È impossibile che due teste siano fatte esattamente allo stesso modo, perciò che due persone giungano a divergenze di opinione è un fenomeno assai comune che avviene regolarmente. Non devi rimanerne sorpreso. La questione cruciale è come, quando emerge una tale questione, dobbiate coordinarvi e cercare di conseguire l’unità dinanzi a Dio e l’unanimità di opinione. Qual è lo scopo di avere un’opinione unanime? È di ricercare le verità princìpi sotto questo aspetto e non agire secondo le intenzioni tue o di qualcun altro, ma insieme ricercare le intenzioni di Dio. Questo è il cammino per conseguire un coordinamento armonioso. Solo ricercando le intenzioni di Dio e i principi da Lui richiesti si potrà conseguire l’unità” (“Sul coordinamento armonioso” in “Registrazioni dei discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Da questo passo ho compreso che l’armonia nella cooperazione non si basa sulle opinioni del singolo ma sullo sforzo verso i princìpi della verità. Una collaborazione davvero armoniosa significa ricercare la verità e lavorare secondo i princìpi. Siccome io e fratello Wang eravamo diversi per esperienze e conoscenze, ma anche per capacità tecniche, era normale una divergenza di prospettive sul lavoro. Ho dovuto imparare come abbandonarmi e ricercare i princìpi al suo fianco. Dovevamo sottometterci alla verità e sostenere il lavoro della casa di Dio per ottenere la guida dello Spirito Santo nel nostro compito. A quel punto, ho deciso di aprirmi in condivisione con fratello Wang, il giorno dopo, per risolvere insieme il problema di come realizzare la scenografia. Con mia sorpresa, la mattina seguente è venuto lui a cercarmi, dicendo che era stato troppo ostinato e che il suo progetto non andava bene. Aveva persino distrutto la trave che aveva costruito ed era pronto ad assecondarmi nel progetto. A sentirlo parlare così, mi sono vergognato. Mi sono anche aperto con lui sulla mia condizione e comprensione così che, abbandonato il nostro ego, il muro tra di noi è crollato. In seguito, ho notato le mie carenze nel compito che svolgevo. La trave da me costruita era davvero troppo liscia e non sembrava un vero tronco d’albero. Aveva bisogno di una serie di modifiche. Ne ho discusso con fratello Wang e abbiamo trovato rapidamente una soluzione. Ognuno di noi ha compensato le lacune dell’altro, tanto che in un giorno, di travi, ne abbiamo fabbricate tre. Prima, con quasi una giornata ne avevamo realizzate due, e nessuna andava bene. Era un metodo molto più efficace. Ho capito quanto sia importante praticare la verità e collaborare con i fratelli nel mio dovere. Però, io ero così arrogante e presuntuoso che, di lì a poco, ho avuto altri problemi di cooperazione.

Quella volta lavoravo con fratello Li. Montavamo una tenda per riparare i fratelli dalla pioggia durante le riprese. Durante la discussione, ho suggerito un approccio che gli è piaciuto molto. Al momento, ho pensato: “Ho esperienza nell’edilizia, quindi sicuramente ne so più di te”. Però, subito dopo, ha sollevato una perplessità. Si chiedeva se la struttura sarebbe stata solida, se sarebbe stata sicura, visto che i pali di metallo erano solo sedici e forse non bastavano. Io ho pensato: “È una struttura triangolare. Ma non sai che queste strutture sono stabili? Reggerà di sicuro, tranquillo”. Perciò, ho risposto in modo sprezzante: “Non ti garantisco al 100% che non ci saranno problemi, magari non reggerà a un uragano, ma di sicuro andrà bene”. Poi, ha voluto che abbozzassi un progetto con tutti i dettagli e io ho perso la pazienza, dicendo: “Non serve. La bozza ce l’ho nella testa e mi assicurerò che funzioni”. E abbiamo chiuso l’argomento. Il pomeriggio successivo, iniziavamo a costruire la tenda: un altro fratello ha suggerito di mettere prima due pali per fissare la copertura e poi di tirare su i lati. A quel punto, mi sono detto: “Così ci metteremo molto di più. Ci ho riflettuto a lungo e il mio è di sicuro l’approccio migliore. Tu sei appena arrivato e non hai partecipato alla discussione. Il mio progetto è più valido”. Così, gli ho risposto: “Ci metteremmo troppo. Quei due pali, alla fine, andrebbero tolti, quindi si fa prima a cominciare dal retro”. Vedendo che non avrei accettato la sua proposta, non ha aggiunto altro, così ho iniziato il montaggio secondo il mio progetto. Arrivato in cima alla scala, all’improvviso si è allentato un gancio e uno dei pali è caduto. Per fortuna sotto non c’era niente, solo l’erba. Il mio cuore si è fermato un attimo. “Cos’è successo?”, mi chiedevo. “L’avevo stretto bene, come ha fatto a cadere? Probabilmente non l’avevano tenuto dritto e il gancio non si era stretto bene”. Nella mia mente ho minimizzato così, senza prendere la cosa sul serio, e ho continuato a montare seguendo il mio piano. A un certo punto, il palo che stava in piedi è crollato verso di me, proprio a colpire la scala su cui mi trovavo. Io ho fatto un volo di due metri, ma per fortuna non mi sono fatto male. Solo allora ho capito che i due incidenti non erano casuali. Se non fosse stato per la premura e protezione di Dio, uno dei pali avrebbe potuto ferirmi, con terribili conseguenze. Più ci pensavo, più mi sentivo in colpa e spaventato e subito mi sono presentato di fronte a Dio in preghiera. “O Dio, oggi è andato tutto male. So che dietro c’è la Tua buona volontà e una lezione da imparare, ma non so cosa devo ricercare. Per favore, guidami e illuminami per conoscere le Tue intenzioni”. Dopo aver pregato, ho pensato alle parole di Dio: “Ogni volta che fai qualcosa, va sempre a gambe all’aria o finisci contro un muro. Questa è la disciplina di Dio. Può capitare che quando fai qualcosa di disobbediente e ribelle verso Dio nessun altro lo sappia; Dio però sì. Egli non sarà indulgente con te e ti disciplinerà” (“Coloro che devono essere resi perfetti devono essere sottoposti a raffinamento” in “La Parola appare nella carne”). Queste parole mi risuonavano in testa: “Nessun altro lo sappia; Dio però sì. Egli non sarà indulgente con te e ti disciplinerà”. Allora, mi sono reso conto di quanto fossi stato sprezzante verso i fratelli sul montaggio della tenda. Non avevo neanche ascoltato i loro suggerimenti, respingendoli a occhi chiusi. Mi ritenevo nel giusto e pretendevo di fare a modo mio. Che arroganza incredibile, eh? La tenda era precaria già durante la costruzione. Se fosse crollata con gli attori sotto, le conseguenze sarebbero impensabili. A quel pensiero, ho pregato Dio di farmi cambiare. Dopo, ho pensato a una cosa che disse il Signore Gesù: “Se due di voi sulla terra si accordano a domandare una cosa qualsiasi, quella sarà loro concessa dal Padre Mio che è nei cieli” (Matteo 18:19). Le parole di Dio mi hanno subito risvegliato: era chiaro che non potevo continuare così, ma dovevo discutere e collaborare con i miei fratelli. Poi, mi è venuta in mente un’altra cosa: la sicurezza prima di tutto. Bisognava rendere stabile la tenda con i materiali a disposizione. Proprio allora, i fratelli hanno detto che secondo il mio piano originale non c’erano abbastanza pali per una costruzione robusta ma che, se ne avessimo eretti due al centro, la copertura avrebbe retto bene. Ero pienamente d’accordo con loro. Il mio progetto iniziale era effettivamente rischioso in molti punti. Così ne abbiamo parlato e in poco tempo avevamo un piano completo. Inoltre, avevamo il numero giusto giusto sufficiente di pali e abbiamo finito prima del tramonto.

La sera stessa, ho ripensato a quella giornata. La mia arroganza era stata quasi fatale e non riuscivo a calmarmi. Ho subito chiesto a Dio di guidarmi per conoscere me stesso. Poi, sul sito della Chiesa, ho letto queste parole di Dio. Dio Onnipotente dice: “Alcuni nel compiere il proprio dovere non ricercano mai la verità. Si limitano a fare come preferiscono, agendo ostinatamente secondo le proprie fantasie, e sono sempre arbitrari e sconsiderati. Che cosa significa essere ‘arbitrari e sconsiderati’? Significa, quando vai incontro a una questione, agire come ti sembra opportuno, senza alcun procedimento mentale, senza badare a ciò che dicono gli altri. Nessuno riesce a comunicare con te, nessuno può farti cambiare idea, tanto che non ti lasci minimamente influenzare; mantieni la tua posizione e, anche quando ciò che dicono gli altri è sensato, non ascolti e ritieni che il tuo modo di vedere sia quello giusto. Anche se lo è, non dovresti forse prestare attenzione ai suggerimenti degli altri? Ma tu non presti attenzione. Gli altri ti definiscono ostinato. Ostinato quanto? Al punto che dieci buoi non riuscirebbero a smuoverti; ostinato al massimo grado, arrogante e caparbio all’estremo, del tipo che non vede la verità finché non ce l’ha davanti agli occhi. Una simile ostinazione non sconfina forse nella testardaggine? Tu fai quello che vuoi, quello che pensi di fare, senza ascoltare nessuno. Se qualcuno ti dicesse che qualcosa di ciò che fai non è conforme alla verità, risponderesti: ‘Lo faccio lo stesso, che sia conforme alla verità o no. Se non è conforme alla verità, ti fornirò un certo motivo o una certa giustificazione. Farò in modo che tu mi ascolti. Sono deciso al riguardo’. Altri potranno dire che quanto fai è un intralcio, che provocherà gravi conseguenze, che nuoce agli interessi della casa di Dio; ma tu non li ascolti, offrendo invece un altro tuo ragionamento: ‘Io faccio così, che ti piaccia o no. Voglio fare così. Tu hai completamente torto e la ragione è tutta mia’. Forse hai davvero ragione e ciò che fai non avrà gravi conseguenze, ma che indole stai rivelando? (Arroganza.) La natura arrogante ti rende testardo. Chi ha questa indole testarda non è forse incline a essere arbitrario e sconsiderato?” (La condivisione di Dio). “L’arroganza è la radice dell’indole corrotta dell’uomo. Più le persone sono arroganti, più tendono a resistere a Dio. Quanto è serio questo problema? Non solo le persone dall’indole arrogante considerano tutti gli altri in una posizione inferiore, ma, quel che è peggio, hanno persino un atteggiamento di sufficienza nei confronti di Dio. Anche se dall’esterno potrebbe sembrare che alcuni credano in Dio e Lo seguano, non Lo trattano affatto come Dio. Sentono sempre di possedere la verità e hanno un’opinione smodata di se stessi. Questa è l’essenza e la radice dell’indole arrogante, e viene da Satana. Il problema dell’arroganza, pertanto, deve essere risolto. Sentirsi migliore di un altro è cosa da poco; il problema cruciale è che un’indole arrogante impedisce di sottomettersi a Dio, al Suo governo e alle Sue disposizioni. Chi ha tale indole si sente sempre portato a competere con Dio per avere potere sugli altri. Questo tipo di persona non riverisce minimamente Dio, e tanto meno Lo ama o si sottomette a Lui” (La condivisione di Dio). Le parole di Dio mi hanno mostrato la mia bruttezza. Ero ostinato e irragionevole proprio come esse rivelavano. Nel costruire quella tenda, mi ero di nuovo intestardito, ancorato alla mia esperienza. Non ho voluto ascoltare le proposte degli altri, scartandole all’istante. Mi avevano ricordato di controllare la sicurezza e la solidità della copertura, ma io li avevo ignorati. Volevo avere l’ultima parola e costringere tutti a obbedirmi. Quello sdegno e quell’ostinazione nascevano dalla mia natura arrogante. La mia arroganza e testardaggine in passato aveva condizionato il mio compito. Ma quella volta, per non ascoltare neanche una proposta ragionevole, attaccato saldamente alle mie idee, avevo quasi causato un incidente. Ero stato dispotico e testardo, nella mia arroganza. Non lavoravo bene con gli altri e nel mio cuore non c’era posto per Dio. Non mi interessava nemmeno il lavoro della casa di Dio o la sicurezza altrui. Ero solo determinato a fare a modo mio. Quell’arroganza mi aveva tolto la ragione. Senza la premura e la protezione di Dio, non so neanche cosa sarebbe accaduto. Ho finalmente capito quanto fosse pericoloso comportarsi in quel modo. Non solo avrei ostacolato il nostro compito, ma sarebbe potuto accadere un terribile incidente, e sarebbe stato tardi per i rimpianti! Al pensiero, mi sono davvero spaventato. Ho acquisito una certa comprensione della mia natura arrogante e ho rinunciato a svolgere il mio dovere in quel modo.

In seguito, ho trovato un percorso di pratica nelle parole di Dio. “Non darti delle arie. Puoi forse addossarti tu tutto il lavoro, anche se sei la persona più capace dal punto di vista professionale, o ritieni di avere le qualità migliori fra tutti i presenti, o hai il prestigio più elevato? Non puoi, non certo senza l’aiuto di tutti. Nessuno, pertanto, dovrebbe essere arrogante e nessuno dovrebbe intraprendere iniziative unilaterali; bisogna tenere a freno l’orgoglio, abbandonare i propri pensieri e le proprie opinioni e lavorare in armonia con il gruppo. Persone così sono quelle che mettono in pratica la verità e possiedono umanità. Simili persone sono amate da Dio, e soltanto loro sanno essere devote nello svolgimento del proprio dovere. Solo questa è una manifestazione di devozione” (“Il corretto adempimento del proprio dovere richiede un’armoniosa cooperazione” in “Registrazioni dei discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Le parole di Dio mi hanno mostrato i princìpi della cooperazione. Non importa quale dote o levatura possediamo, tutti abbiamo carenze e debolezze. Nessuno è capace di fare tutto. Dobbiamo saper rinunciare a noi stessi e collaborare con gli altri, così ognuno potrà mettere a frutto ciò che Dio gli ha dato e tutti lotteranno per lo stesso obiettivo, svolgendo bene il proprio compito. Ripensando al mio dovere, alcuni fratelli avevano qualità che io non possedevo. Grazie alle loro idee e al loro aiuto, il lavoro riusciva sempre meglio. A volte avevano proposte a cui non avevo pensato e, facendole nostre, ci risparmiavamo possibili complicazioni. Questa riflessione mi ha fatto vergognare. Prima, non sapevo nulla su me stesso. Ero solo pieno di cieca arroganza, ma a quel punto ho imparato che avevo bisogno della collaborazione e dell’aiuto altrui, altrimenti non avrei svolto bene il mio dovere. La mia esperienza mi ha mostrato che agendo per arroganza, senza coordinarmi con gli altri, finivo sempre in un vicolo cieco. Quando ho deciso di pentirmi, abbandonare me stesso e lavorare con gli altri, ho ricevuto la guida e le benedizioni di Dio. Ho potuto vedere che Dio ama chi possiede umanità e pratica la verità. È stato davvero illuminante per me e ho trovato un cammino di pratica.

Il terzo giorno, un fratello mi ha chiesto di rinforzare un po’ la tenda. Ho pensato: “Verrà smontata dopo le riprese di oggi. Ce n’è bisogno?” Poi, però, mi sono venute in mente queste parole di Dio: “Nessuno dovrebbe essere arrogante e nessuno dovrebbe intraprendere iniziative unilaterali; bisogna tenere a freno l’orgoglio, abbandonare i propri pensieri e le proprie opinioni e lavorare in armonia con il gruppo. Persone così sono quelle che mettono in pratica la verità”. Le Sue parole mi hanno dato un percorso di pratica. Ho dovuto rinunciare alle mie idee per collaborare con fratello Li; che lui avesse ragione o no, prima di tutto dovevo sottomettermi e ricercare. Allora, mi sono reso conto che c’erano ancora cinque o sei ore di riprese e il tempo sarebbe ancora potuto cambiare. Era meglio renderla più solida. Così, io e un fratello abbiamo rinforzato la tenda. Poi, verso le 2 o le 3 di pomeriggio, si è alzato il vento ed è scesa una pioggia torrenziale. La tempesta è durata circa 40 minuti. Sotto la tenda, abbiamo aspettato tranquillamente che spiovesse. Non riesco a esprimere la commozione di quel momento. Ho visto quanto Dio sia onnipotente e saggio. Non solo le proposte degli altri mi avevano aiutato a riconoscere la mia indole corrotta, ma Dio me lo aveva rammentato in quel modo prodigioso, proteggendoci durante la tempesta. Ringrazio Dio dal profondo del mio cuore!

Grazie a queste esperienze, ho compreso la mia natura satanica di arroganza e ottenuto un certo accesso a una cooperazione armoniosa. Ho visto che, per lavorare bene con gli altri, era davvero importante praticare la verità e non ostinarmi nel mio dovere. Ciò che ho capito e guadagnato è stato interamente grazie al giudizio e alla rivelazione delle parole di Dio, nonché al Suo castigo e alla Sua disciplina. Sia reso grazie a Dio Onnipotente!

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