49. Un modo bellissimo di vivere

di Xunqiu, Giappone

Da piccola, i miei genitori mi hanno insegnato a non essere troppo diretta, a non agitare mai le acque, e quella era la filosofia di vita. Perciò ho sempre vissuto seguendo filosofie sataniche del tipo “Tacere sui difetti dei buoni amici consente una lunga e grande amicizia” e “Mai schiaffeggiare gli altri o rimproverarli per le loro manchevolezze”. Con tutti: compagni di classe, amici, vicini. Se vedevo qualcuno fare qualcosa di sbagliato, per evitare di metterlo in imbarazzo tentavo di non evidenziare i suoi difetti. Tutti mi lodavano perché ero comprensiva e rispettosa degli altri, e anche io pensavo fosse un bel modo di vivere, il principio fondamentale per andare d’accordo con la gente. Dopo aver ottenuto la fede e sperimentato il giudizio e il castigo delle parole di Dio, ho capito che questo non vuol dire essere una brava persona, al contrario, è agire secondo filosofie di vita sataniche. Non è di aiuto a nessuno, anzi può anche ferire le persone. La mia prospettiva è cambiata e le parole di Dio mi hanno fornito i princìpi di condotta.

Nell’agosto del 2019 sono stata eletta come leader della Chiesa: ero così riconoscente a Dio per l’opportunità. Ho fatto voto segreto di prendere la responsabilità seriamente. Dopo un po’ di tempo, ho notato delle mancanze nel lavoro dei miei fratelli. Ad esempio, alcuni erano negligenti nei loro compiti, il che portava ovviamente a dei problemi con i video a cui lavoravano. Altri non lavoravano bene in squadra, perciò non erano coordinati e la produttività ne risentiva. Notato questo, ho pensato: “Mostrano corruzione nei compiti che svolgono. Il lavoro della casa di Dio ne verrà seriamente compromesso se non lo si fa notare. Devo comunicare con loro e analizzare il problema perché capiscano e cambino”. Ma poi mi sono detta: “Se, appena eletta, comincio a evidenziare le pecche di tutti, cosa penseranno di me? Diranno forse che sono troppo severa con loro, che sono troppo dura e che con me non si va d’accordo? Non mi farò terra bruciata intorno se do loro questo tipo di impressione? Lasciamo stare. Per ora non dirò nulla. Prima devo instaurare un buon rapporto con ognuno di loro”. E così ho chiuso un occhio su tutte le mancanze dei miei fratelli, sempre per paura di metterli in imbarazzo o sotto pressione e quindi rovinare i nostri rapporti.

Una volta, una sorella mi ha detto che fratello Wang era piuttosto testardo e non accettava alcun consiglio, cosa che rallentava il lavoro. Ho chiesto ad altri la loro opinione, e tutti concordavano: fratello Wang era arrogante, dispotico e borioso, e quasi tutti quelli che lavoravano con lui non erano a loro agio. Sentendo tutto ciò, ho capito che fratello Wang aveva un serio problema e che non affrontarlo subito non avrebbe agevolato il suo accesso alla vita né il lavoro della casa di Dio. Dovevo condividere con lui e aiutarlo a capire la gravità della questione. Ma poi, mentre gli parlavo, avevo solo voglia di fare dietrofront. Ho pensato: “I problemi menzionati dai fratelli sono i lati peggiori di fratello Wang. Se evidenzio ogni singola questione, non penserà che lo sto sminuendo come se non avesse alcun merito? Non sarà umiliante per lui? Se poi pensa che lo stia prendendo di mira ce l’avrà con me, giusto? Ci vediamo di continuo, nelle riunioni, nel lavoro. Se il nostro rapporto viene compromesso, come faremo?” Poi ho pensato che lui negli incontri affermava sempre di avere un’indole arrogante: se vi avessi solo fatto accenno senza calcare troppo la mano né toccare tasti dolenti, non lo avrei messo troppo in imbarazzo e non avrei compromesso il nostro rapporto. Così, nel condividere con lui, ho solo sfiorato l’argomento, definendolo arrogante e altezzoso nei confronti degli altri. Lui ha ascoltato e ha ammesso di avere tali difetti, di esserne già consapevole. Sapevo che non si rendeva conto della gravità della questione, ma non ho insistito oltre. Poiché ancora non aveva una reale comprensione di sé, è rimasto ostinato proprio come prima, incapace di collaborare e di intralcio al lavoro della Chiesa. In seguito è stato trasferito e assegnato a un altro compito, ma anche lì con scarsi risultati, poiché la sua indole corrotta ancora gravava su di lui. Un giorno, la sua responsabile mi ha detto adirata: “Sapevi dei difetti di fratello Wang? Se sì, perché non hai condiviso con lui al riguardo? È stato parecchio d’intralcio al nostro lavoro”. Ho avuto la sensazione che, attraverso le sue parole dure, Dio mi stesse rimproverando per non aver praticato la verità. Mi sono sentita davvero in colpa. Se solo gliene avessi parlato a tempo debito e lui avesse riflettuto sulle sue pecche, forse avrebbe potuto lavorare adeguatamente. Invece non aveva alcuna comprensione della sua natura satanica, perciò non era stato all’altezza del compito precedente così come di quello attuale e continuava a rallentare il lavoro della Chiesa. Non stavo forse danneggiando gli altri e l’opera della casa di Dio? Credevo di essere dotata di umanità, ma non facevo altro che proteggere i miei rapporti con gli altri così da non metterli in imbarazzo e fare sempre bella figura con loro. Ma questo nuoceva al loro accesso alla vita e al lavoro della casa di Dio. Voleva dire avere umanità?

Tempo dopo ho letto queste parole di Dio: “Deve esserci un criterio per avere una buona umanità. Non comporta il fatto di intraprendere la via della moderazione, non aderire ai principi, sforzarsi di non offendere nessuno, cercare di ingraziarsi tutti, essere melliflui e untuosi con chiunque si incontri, e far sì che ognuno si senta a proprio agio. Non è questo il criterio. Allora qual è il criterio? Comporta il fatto di affrontare Dio, le persone e gli eventi con cuore sincero, essere in grado di assumersi responsabilità e fare tutto questo in una maniera che gli altri possano facilmente vedere e percepire. Inoltre Dio esamina il cuore degli esseri umani e li conosce uno per uno. Alcuni si vantano sempre di possedere una buona umanità, affermando di non aver mai fatto nulla di male, di non avere derubato nessuno né desiderato la roba d’altri. Si spingono perfino ad avvantaggiare gli altri a proprio scapito quando vi è una disputa di interessi, preferendo subire perdite, e non dicono mai nulla di negativo su nessuno, per farsi considerare persone buone dagli altri. Però, nel compiere il loro dovere nella casa di Dio, sono scaltri e viscidi e tramano sempre per il proprio tornaconto. Non pensano mai agli interessi della casa di Dio, non considerano mai urgenti le cose che Dio considera urgenti né pensano come pensa Dio, e non riescono mai ad accantonare i propri interessi per compiere il proprio dovere. Non rinunciano mai ai propri interessi. Anche quando vedono persone malvagie commettere il male, non le smascherano; non hanno principi di alcun genere. Questo non è un esempio di buona umanità” (“Consegna il tuo vero cuore a Dio e potrai ottenere la verità” in “Registrazioni dei discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Le parole di Dio forniscono i princìpi di condotta. Una brava persona non intraprende la via della moderazione né tace riguardo le altrui mancanze. E non cerca neppure la completa armonia, né tenta di mantenere intatti i rapporti con gli altri. Chi è davvero una brava persona segue i princìpi e ha senso di giustizia, e si attiene a quei princìpi senza temere di offendere gli altri per proteggere sempre gli interessi della casa di Dio. Nell’interagire con fratelli e sorelle, pensavo solo a non imbarazzarli né offenderli, convinta che mi avrebbero stimata se non avessi compromesso i nostri rapporti. Ma ciò non era affatto in linea con i princìpi della verità. Vedevo gli altri agire con corruzione e intralciare il lavoro della casa di Dio, ma volevo proteggere la mia reputazione e, chiudendo un occhio, ho trascurato gli interessi della Chiesa. Ho sorvolato su problemi di cui ero al corrente. Soprattutto con fratello Wang: sapevo che le sue mancanze avevano già compromesso il lavoro della casa di Dio, ma avevo paura che pensasse lo stessi prendendo di mira, che avrebbe rifiutato le mie parole e sviluppato preconcetti su di me. Perciò, comunicando con lui, mi sono limitata a glissare e minimizzare, col risultato che non ha preso i propri problemi seriamente. Esternamente ho mantenuto la mia immagine inoffensiva, ma in realtà stavo danneggiando il lavoro della Chiesa e l’accesso alla vita di fratelli e sorelle. Cercavo di essere una “brava ragazza”, di accontentare tutti, ero falsa fino al midollo.

In seguito, nelle mie devozioni, ho letto queste parole di Dio: “Alcuni leader della chiesa non rimproverano i fratelli o le sorelle che vedono compiere il loro dovere in modo negligente e frettoloso, anche se dovrebbero farlo. Quando vedono qualcosa che è chiaramente dannoso per gli interessi della casa di Dio, fanno finta di niente e non effettuano indagini per non recare la minima offesa gli altri. Il loro vero scopo e obiettivo è non mostrare considerazione per le debolezze altrui. Sanno benissimo cosa intendono: ‘Se continuo così e non reco offesa a nessuno, penseranno che sia un bravo leader. Avranno una buona e alta opinione di me. Mi favoriranno e ameranno’. A prescindere dai danni arrecati agli interessi della casa di Dio, e da quanto i Suoi eletti siano ostacolati nell’ingresso nella vita, o da quanto sia perturbata la loro vita nella Chiesa, le persone di questo tipo persistono nella loro filosofia satanica di non recare offesa. Non c’è mai un senso di rimorso nel loro cuore; tutt’al più potrebbero, di sfuggita, menzionare con noncuranza alcune questioni, e poi accantonarle. Non condividono la verità, non danno rilievo all’essenza dei problemi altrui, né tantomeno analizzano le condizioni delle persone. Non guidano le persone verso l’ingresso nella verità realtà e non comunicano mai quale sia la volontà di Dio, o i torti che spesso gli uomini commettono, o i tipi di indole corrotta che rivelano. Non risolvono questi problemi pratici; invece sono sempre indulgenti verso le debolezze e la negatività degli altri, e persino verso la loro negligenza e apatia. Permettono sistematicamente che le azioni e i comportamenti di queste persone non vengano etichettati per ciò che sono e, proprio perché fanno questo, quasi tutti arrivano a pensare: ‘Il nostro leader è come una madre per noi. Mostra più comprensione per le nostre debolezze di quanto faccia Dio. Forse la nostra statura è troppo piccola per soddisfare le richieste di Dio, ma è sufficiente che riusciamo a soddisfare quelle del nostro leader. È un bravo leader per noi. Se arriverà il giorno in cui il Supremo lo sostituirà, dovremmo far sentire la nostra voce ed esporre i nostri diversi desideri e opinioni. Dovremmo provare a negoziare con il Supremo’. Se le persone accarezzano simili pensieri – se hanno questo tipo di rapporto con il leader e una simile impressione di lui, e hanno sviluppato nel proprio cuore simili sentimenti di dipendenza, ammirazione, rispetto e adorazione nei suoi confronti –, allora come dovrebbe sentirsi il leader? Se, in questa questione, provano un po’ di rimorso, di disagio e si sentono in debito verso Dio, allora non dovrebbero fissarsi sul proprio prestigio o sulla propria immagine nel cuore degli altri. Dovrebbero rendere testimonianza a Dio ed esaltarLo, affinché abbia un posto nel cuore degli uomini e affinché essi Lo riveriscano come grande. Solo così il loro cuore sarà veramente in pace, e una persona che fa questo è una persona che persegue la verità. Non è questo, tuttavia, l’obiettivo dietro le azioni degli anticristi, che invece usano questi metodi e tecniche per indurre le persone ad allontanarsi dalla vera via e ad abbandonare la verità, arrivando persino ad assecondare il compimento negligente, frettoloso e irresponsabile dei loro doveri, con lo scopo di occupare un certo posto nel loro cuore e ottenere la loro benevolenza. Questo non è forse un tentativo di conquistare le persone? È non è forse una cosa malvagia e detestabile? È ripugnante!” (“Cercano di conquistare le persone” in “Smascherare gli anticristi”). Le parole di Dio hanno rivelato l’essenza e l’intento delle mie azioni. Da quando ero leader, mi ero mossa in punta di piedi per andare d’accordo con tutti. Non evidenziavo i loro problemi, proteggevo solo la loro dignità. Neppure vedendo fratello Wang compromettere e intralciare il lavoro della Chiesa sono stata spinta ad agire. Anzi, stavo sempre attenta a come parlare per mantenere intatta la mia reputazione. Esteriormente sembravo gentile e innocua, ma non era che una maschera che ha ingannato i miei fratelli. Quelle che apparivano come belle parole e buone azioni avevano lo scopo di suscitare l’altrui ammirazione e stima e di rafforzare la mia posizione. Volevo spianarmi la strada e l’ho fatto a scapito degli interessi della casa di Dio. Ho contrastato i princìpi della verità e danneggiato il lavoro della casa di Dio. Mi trovavo sul cammino degli anticristi. Allora ho ripensato a queste parole di Dio: “Puoi essere eccezionalmente cordiale e devoto con parenti, amici, moglie (o marito), figli e figlie e genitori, senza mai approfittare degli altri; ma, se non sei in grado di essere compatibile e in armonia con Cristo, anche se adoperassi tutto te stesso per aiutare il tuo prossimo o ti prendessi meticolosamente cura di tuo padre, di tua madre e dei membri della tua famiglia, direi che sei ancora malvagio e per di più pieno di trucchi subdoli” (“Coloro che sono incompatibili con Cristo sono sicuramente avversari di Dio” in “La Parola appare nella carne”). La casa di Dio mi ha nominata leader perché guidassi gli altri a praticare la verità e a svolgere il loro dovere, portassi avanti il lavoro della casa di Dio, condividessi sulla verità per risolvere i loro problemi e far loro capire la loro indole corrotta e come svolgere i loro compiti secondo principio. Questa era la mia responsabilità. Ma non l’ho assolta come Dio richiede. Ho pensato solo alle mie relazioni e a mantenere il mio prestigio, finendo col compromettere il lavoro della casa di Dio e intralciare l’altrui accesso alla vita. Ero schierata con Satana. Ero proprio come Dio descriveva con le Sue parole. Non solo non ero una brava persona, ma ero infida, egoista, spregevole e malvagia. Se non mi fossi pentita, se non fossi cambiata, sarei solo stata d’intralcio ai miei fratelli nel loro accesso alla vita. Finalmente ho compreso le mie regole di vita nei rapporti con gli altri. Ho capito che “Tacere sui difetti dei buoni amici crea una lunga e buona amicizia” e “Non prendere mai a schiaffi gli altri e non sgridarli per le loro manchevolezze” sono veleni satanici, non princìpi per una sana condotta. Ho pregato davanti a Dio, desiderosa di pentirmi e correggere la mia ricerca sbagliata.

Poi ho letto queste parole di Dio: “Se desideri avere un rapporto normale con Dio, il tuo cuore deve volgersi a Lui. A partire da questo fondamento, avrai anche un rapporto normale con gli altri. Se non hai un rapporto normale con Dio, a prescindere da ciò che farai per mantenere i tuoi rapporti con gli altri, da quanto ti darai da fare o da quanta energia investirai, tutto ciò rientrerà soltanto in una filosofia di vita umana. Stai mantenendo la tua posizione tra le persone ricorrendo a una prospettiva e a una filosofia umane affinché ti lodino, ma non stai seguendo la parola di Dio per stabilire rapporti normali con altri. Se non ti concentri sui rapporti con le persone ma mantieni un rapporto normale con Dio, se sei disposto a dare a Dio il tuo cuore e a imparare a obbedirGli, i tuoi rapporti con tutti gli altri diverranno naturalmente normali. In tal modo, simili rapporti non sono fondati sulla carne, ma sull’amore di Dio. Non vi è pressoché alcuna interazione basata sulla carne, ma nello spirito vi sono sia comunione che amore e conforto reciproci, nonché nutrimento l’uno per l’altro. Tutto ciò si compie a partire da un cuore che soddisfa Dio. Simili rapporti non si mantengono confidando in una filosofia di vita umana, ma si formano molto naturalmente portando un fardello per Dio. Ciò non richiede sforzi da parte dell’uomo. Devi solo praticare secondo i principi della parola di Dio” (“È molto importante stabilire un rapporto normale con Dio” in “La Parola appare nella carne”). Le parole di Dio mi hanno mostrato che rapporti interpersonali adeguati non derivano da filosofie di vita. Dovremmo nutrire lo spirito altrui secondo le parole di Dio, solo così può essere di beneficio per tutti. Quando ho visto l’indole corrotta degli altri compromettere il loro lavoro, non avrei dovuto pensare al mio prestigio e alla mia immagine. Dovevo applicare le parole di Dio al problema per aiutarli a capire la loro indole corrotta, e condividere sulla volontà di Dio perché svolgessero bene i loro compiti. Dio avrebbe approvato. Nelle riunioni, fratello Wang era spesso in grado di capire se stesso alla luce delle parole di Dio, perché voleva davvero affrontare i propri problemi. Ma non comprendeva le radici della questione e non odiava davvero se stesso, perciò la sua indole corrotta sopravviveva di fronte ai problemi. Se avessi usato le parole di Dio per analizzare l’essenza della questione e aiutato Wang a trovare in esse un cammino di pratica, questo lo avrebbe davvero aiutato. Capito ciò, ho desiderato cambiare la mia ricerca errata e agire secondo le richieste di Dio. Ho riepilogato le mancanze nel dovere di fratello Wang e le ho elencate una per una. Ho comunicato con lui, esaminando il suo comportamento e le radici del problema. Dopodiché lui non mi ha odiata né ripudiata come avevo creduto, anzi ha davvero accolto la mia condivisione. Poi mi ha inviato un messaggio: “Grazie per avermi detto tutto questo, se non lo avessi fatto non avrei compreso la gravità del problema”. Ero davvero commossa. Una volta corretti i miei scopi e smesso di pensare all’opinione degli altri, e messo in pratica le parole di Dio e attenutomi ai princìpi, ho potuto offrire agli altri un sostegno concreto. Mi sentivo anche serena e in pace.

Tempo dopo, ho notato una sorella che era svogliata e ostinata nel suo dovere, cosa che ha creato non pochi problemi. Lei se ne rendeva conto ed era piuttosto negativa al riguardo. Ho visto che molto dipendeva dal suo atteggiamento verso il suo dovere e ho pensato di parlargliene. Ma poi mi sono detta: “Già si sente giù ed è demoralizzata. Se le parlo delle sue mancanze, non spargerò sale sulle sue ferite? Se la cosa la deprime ulteriormente, gli altri potrebbero sostenere che sono crudele e spietata e ostracizzarmi”. Mi sono detta che bastava trovare un modo di risolvere quelle sue pecche, così da non dovergliene parlare. Ma poi ho visto che stavo agendo di nuovo secondo quelle filosofie sataniche: se non avessi evidenziato le sue mancanze, lei non avrebbe capito la propria indole corrotta e non le sarei stata d’aiuto. Ho pregato Dio e ricercato le verità a cui accedere in quella situazione. Poi ho letto queste parole di Dio: “Dio non è mai incerto o esitante nelle Sue azioni. I principi e le finalità alla base delle Sue azioni sono tutti chiari e trasparenti, puri e perfetti, assolutamente privi di confusione con stratagemmi o macchinazioni. In altri termini, nella sostanza di Dio non c’è traccia di male” (“Dio Stesso, l’Unico II” in “La Parola appare nella carne”). “Dio non Si modera; è incontaminato dalle idee umane. Per Lui, uno è uno e due è due; giusto è giusto e sbagliato è sbagliato. Non esiste ambiguità” (“Solo se si è veramente obbedienti si può possedere una fede reale” in “Registrazioni dei discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Questo mi ha dimostrato che Dio parla e opera secondo principio e sa bene cosa vuole e cosa non vuole. Dio approva quando le persone compiono del bene, mentre disprezza se si oppongono alla verità e ledono gli interessi della casa di Dio. Dio è perfettamente coerente nelle Sue azioni, per nulla ambiguo. Ciò mi ha ricordato che, prima che il Signore Gesù fosse crocifisso, Pietro disse: “Dio non voglia, Signore! Questo non Ti avverrà mai” (Matteo 16:22). Ma il Signore rispose: “Vattene via da Me, Satana!” (Matteo 16:23). Con quelle parole, Pietro stava di fatto ostacolando l’opera di Dio, cosa che permise a Dio di identificarle come sataniche. Il Signore Gesù parlò liberamente senza paura di ferire l’amor proprio di Pietro o di turbarlo. Sulla base delle azioni di Pietro, Egli fu più che chiaro, affinché Pietro vedesse la coerenza di Dio e la natura delle proprie azioni. L’atteggiamento di Dio verso le persone mi ha mostrato i princìpi della pratica. Alcuni problemi con i fratelli richiedono pazienza e tolleranza ma, se qualcosa compromette il loro dovere o l’opera della casa di Dio, allora occorre condividere e attenersi ai princìpi della verità. Non potevo cercare sempre il consenso di tutti. Sapevo che quella sorella si sentiva depressa ma, per un giusto fine, senza sminuirla né biasimarla duramente, condividendo invece amorevolmente sulla verità e analizzando i suoi problemi, le avrei fatto capire la sua indole corrotta. Avremmo potuto cercare un cammino di pratica e io avrei svolto il mio compito secondo la volontà di Dio. In seguito l’ho cercata per comunicare sulle sue mancanze ed esaminare le sue prospettive errate. Ho anche condiviso la mia esperienza per farle da guida. Inizialmente credevo fosse una comunicazione troppo severa e che non sarebbe riuscita a gestirla. Ma, dopo averlo fatto, non l’ho vista deprirmersi di più o avercela con me come credevo; anzi, mi ha rivelato sinceramente che non aveva capito i suoi problemi prima e che accettava di subire quel tipo di trattamento. Da allora il suo atteggiamento nel dovere è migliorato e ha iniziato a cercare con consapevolezza i princìpi della verità. La cosa mi ha resa felicissima. Era così bello praticare la verità e compiere il mio dovere secondo le richieste di Dio.

Nei miei rapporti con gli altri avevo sempre avuto paura di metterli in imbarazzo parlando troppo duramente, per questo mi ero basata su filosofie mondane. Era estenuante vivere così. Grazie a queste esperienze e alla guida delle parole di Dio, ho imparato cosa vuol dire essere una brava persona. Inoltre ho sperimentato che è vitale attenersi ai princìpi della verità e praticare le parole di Dio nell’interazione con gli altri. Questo è il vero principio di una buona condotta. Sia lodato Dio!

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