90. Fede perfezionata da prove e patimenti

di Shu Chang, Corea del Sud

Nel 1993, dopo una malattia di mia madre, in famiglia abbiamo guadagnato la fede nel Signore Gesù. Alla fine è guarita miracolosamente e da allora ogni domenica sono andata con lei in Chiesa. Poi, nella primavera del 2000, abbiamo ricevuto la lieta novella del ritorno del Signore. Leggendo le parole di Dio Onnipotente, abbiamo avuto la certezza che sia il Signore Gesù ritornato e abbiamo accettato la Sua opera degli ultimi giorni. Ogni giorno leggevamo le parole di Dio Onnipotente, ricavandone irrigazione e sostentamento. Era un grande nutrimento spirituale. Pensando a quanti attendevano la venuta del Signore ma non Ne avevano accolto il ritorno, né avevano ancora sentito la voce di Dio, sapevo che, secondo la Sua volontà, dovevo condividere con loro il Vangelo del Regno. Presto, ho iniziato il compito di condivisione del Vangelo. Purtroppo, però, sono incorsa nell’arresto del PCC.

Era il gennaio 2013, in una riunione con altri sei fratelli: improvvisamente, hanno fatto irruzione oltre 20 agenti. Pistola alla mano, due di essi si sono fatti avanti gridando: “Fermi! Siete circondati”. Altri due, con i manganelli elettrici, hanno urlato: “Mani in alto e faccia al muro!” Uno degli agenti con la pistola ha detto: “Ormai, ti seguiamo da quasi due settimane. Tu sei Xiaoxiao”. Quelle parole mi hanno terrorizzato. Perché conoscevano il mio pseudonimo? E poi, se mi seguivano da un paio di settimane, sapevano dov’ero stata di recente? Avevano arrestato anche gli altri? Non ce la facevo a pensarci. Mi sono limitata a pregare in silenzio. La polizia si era preparata bene e non mi avrebbe lasciato andare facilmente. In ansia, ho invocato Dio. Poi, mi sono venute in mente queste Sue parole: “Non dovresti avere paura di questo e di quello. Per quante difficoltà e pericoli ti si presentino, sei in grado di rimanere saldo dinanzi a Me, senza impedimenti, in modo che la Mia volontà si compia indisturbata. È questo il tuo dovere, […] Non avere paura: con il Mio sostegno, chi potrebbe mai sbarrare la strada?” (Capitolo 10 di “Discorsi di Cristo al principio” in “La Parola appare nella carne”). Le parole di Dio mi hanno calmata. Sapevo che ogni cosa era nelle Sue mani, inclusi quei poliziotti. Dio era il mio sostegno e dovevo affidarmi a Lui in preghiera. Mi ero fatta pedinare per tanto tempo senza accorgermene, mettendo la Chiesa in un grosso guaio: a quel pensiero, mi sono odiata per la mia ingenuità e stoltezza. Allora, non mi rimaneva che pregare per i fratelli. Con cuore determinato, ho detto: “In qualunque modo mi torturi la polizia, non venderò mai gli altri. Non sarò un Giuda e non tradirò Dio”. Dopo quella preghiera, la mia paura è diminuita. Ero piena di fede e di forza.

Gli agenti, come banditi, ci hanno messo sottosopra la casa. Ci hanno confiscato i cellulari, otto lettori video, quattro tablet, decine di libri del Vangelo e 10.000 yuan. Io e altre due siamo state condotte in soggiorno, dove ci hanno fatto accovacciare. Da una delle camere da letto, si sentiva il rumore delle ripetute percosse inferte dagli agenti ai fratelli. Furente, ho chiesto: “Noi crediamo solo in Dio, non facciamo nulla di illegale. Perché ci arrestate?” Uno di loro, carico d’odio, ha risposto: “La fede è un’infrazione alla legge, è un crimine. Se lo dice il Partito Comunista, è così e basta. Per il Partito, la fede in Dio è vietata, ma voi osate farlo lo stesso nel suo territorio. Così, vi mettete contro di esso. Volete morire!” Io ho ribattuto: “La libertà di credo non è garantita dalla legge?” Ridendo, mi hanno accusata di non sapere un bel niente. La libertà di credo è solo per far contenti gli stranieri, dicevano, ma noi credenti ci meritiamo altro! Allora, mi ha mollato un ceffone, poi un’agente si è avvicinata e mi ha dato un calcio al braccio. Ero infuriata e mi sono venute in mente queste parole di Dio: “Libertà religiosa? I diritti e interessi legittimi dei cittadini? Sono tutti trucchi per coprire il peccato!” (“Lavoro e ingresso (8)” in “La Parola appare nella carne”). Il Partito Comunista al potere vuol dire Satana al potere. Sono tutte leggi fatte per inganno. Dicono agli stranieri che c’è libertà di credo, ma la realtà è che a nessuno è concesso credere in Dio e prendere la retta via. Non permettono nulla di positivo. Arrestano e maltrattano i cristiani su vasta scala. Quei poliziotti erano solo banditi e furfanti in uniforme. E io ho provato a ragionarci: ridicolo! Quando mi hanno messa nella loro auto, ne ho viste un’altra decina tutte intorno a noi.

Una volta condotti alla sezione locale di sicurezza nazionale, un ufficiale mi ha detto: “Con te, abbiamo catturato un bel pesce. Sappiamo tutto su di te. Conosciamo ogni località che hai visitato nelle ultime due settimane. Sarai un capo della Chiesa, altrimenti non avremmo mobilitato tanti agenti per prenderti. Non ti interrogheremo qui. Abbiamo un ‘posticino’ adatto. Temo solo che ti dia alla testa!” Solo allora, mi sono resa conto che mi avevano scambiata per un capo della Chiesa. Così mi sono sentita un po’ sollevata, sapendo che i veri capi sarebbero stati un po’ più al sicuro. Però, l’ansia rimaneva. Non mi avrebbero lasciata andare facilmente, poiché mi ritenevano un capo della Chiesa. Non sapevo che torture avrei subito. Ho pregato Dio di darmi fede e forza, per rendere testimonianza. Passate le undici di sera, mi hanno trasferito in quel “posticino” con un altro veicolo. Nell’auto, un poliziotto diceva: “Voi non sapete come gestire questi fedeli di Dio Onnipotente. Ci vuole la mano pesante per tirargli fuori qualcosa. Dobbiamo usare metodi efficaci o non confesseranno mai”. E l’altro ha ribattuto: “Ah, certo. Dicono che hai la bacchetta magica con quei credenti. Ecco perché ti abbiamo chiamato”. A quelle parole, mi chiedevo che trattamento mi avessero riservato. Ho pregato Dio in silenzio e mi sono tornate in mente queste parole del Signore Gesù: “Non temete coloro che uccidono il corpo, ma non possono uccidere l’anima; temete piuttosto Colui che può far perire l’anima e il corpo nella geenna” (Matteo 10:28). “Perché chi vorrà salvare la sua vita, la perderà; ma chi avrà perduto la sua vita per causa Mia, la troverà” (Matteo 16:25). A quel punto, la mia fede si è rafforzata. Sapevo che la mia vita, come anche la mia anima, era nelle mani di Dio. Ho deciso di sottomettermi alle Sue disposizioni e di non tradirLo mai, anche a costo della vita!

Mi hanno condotta al commissariato della contea: entrata nella stanza degli interrogatori, ho sentito un fratello piangere disperatamente. Un ufficiale ha fatto spegnere le apparecchiature di sorveglianza, poi altri due mi hanno ammanettata, con il braccio destro girato dall’alto e il sinistro tirato dal basso, dietro la schiena. Hanno strattonato le manette su e giù e mi sembrava che le braccia stessero per spezzarsi. In seguito, mi hanno spinto una sbarra della sedia di tigre tra le braccia e la schiena. Era come se me le stessero strappando. Faceva così male che grondavo sudore in volto. Un ufficiale, tirando le manette, ha detto: “Ti duole, eh? Come ti sembra?” Un altro, ridendo, ha aggiunto: “Perché non ti prostituisci e basta? In quel caso, non ti arresteremmo”. Tutti gli altri sono scoppiati a ridere. Ero nauseata da quella totale mancanza di vergogna. Chi avrebbe detto che un agente potesse dire cose talmente schifose. Peggio delle bestie! Poi, un altro ha aggiunto: “Procediamo con calma. Alla fine dell’interrogatorio, morirà dalla voglia di spifferare tutto. A partire da ora, non lasciatela mangiare, dormire o andare al bagno. Vediamo quanto resiste!” Poi, mi ha strattonato le braccia, torcendole anche se erano ammanettate a una sbarra di metallo (alta fino alla vita). Non riuscivo a inginocchiarmi né alzarmi, e in poco tempo mi dolevano schiena e gambe. Non mi lasciavano dormire, nemmeno chiudere gli occhi. Appena mi si abbassavano le palpebre, davano un colpo al tavolo o alle sbarre, o un calcio alla sedia. Altrimenti, mi urlavano nelle orecchie o facevano strani rumori per spaventarmi. Ero costretta in uno stato di massima allerta e non riuscivo mai a trovare un momento di pace. Pregando in silenzio e invocando Dio senza sosta, mi sono venute in mente queste parole di Dio Onnipotente: “Devi patire privazioni per la verità, dare te stesso alla verità, sopportare umiliazioni per la verità e, per ottenerne di più, devi subire ulteriori sofferenze. Questo è ciò che dovresti fare” (“Le esperienze di Pietro: la sua conoscenza del castigo e del giudizio” in “La Parola appare nella carne”). Le parole di Dio mi hanno dato fede. Per ottenere la verità, avrei affrontato qualunque sofferenza senza mai arrendermi, per quanto fosse grande. Dovevo rendere testimonianza e umiliare Satana.

La mattina seguente, sei o sette agenti sono venuti a interrogarmi su dove fossero i fondi della Chiesa e su chi fossero i capi più in alto. Di fronte al mio silenzio, mi hanno picchiato ferocemente. Poi se ne sono andati e ne sono venuti altri a farmi le stesse domande. Mi interrogavano senza sosta, 24 ore al giorno. Dopo quattro giorni, avevo tutto il corpo rigonfio e i polpacci ingrossati quanto le cosce. Ero esausta e stremata dalla fame. Un’ufficiale donna, vedendo che mi appisolavo, mi ha dato un calcio nei piedi, fortissimo. Avevo perso la sensibilità dalla vita in giù e la schiena mi faceva un male tremendo, come se fosse rotta. Avevo gli occhi gonfi, mi bruciavano da morire. Era come se i bulbi stessero per uscire dalle orbite. Era un dolore indicibile. Solo chiudere gli occhi o riposare le gambe un solo attimo mi sembrava un lusso. Chissà per quanto ancora mi avrebbero torturato. Ormai mi sentivo il corpo al limite e la resistenza agli sgoccioli. Non avevo più energia nel cuore. Ho pregato Dio, chiedendoGli fede e forza. Poi, ho pensato a questi inni delle Sue parole: “Avete mai accettato le benedizioni che vi sono state date? Avete mai ricercato le promesse che vi sono state fatte? Sotto la guida della Mia luce spezzerete certamente la stretta mortale delle forze dell’oscurità. Nel mezzo delle tenebre, sicuramente non perderete la luce che vi guida. Dominerete di certo tutto il creato. Sarete senz’altro vittoriosi davanti a Satana. Alla caduta del regno del gran dragone rosso, sicuramente vi leverete tra le innumerevoli moltitudini per testimoniare la Mia vittoria. Rimarrete senza dubbio saldi e incrollabili nella terra di Sinim. Per le sofferenze che sopportate, erediterete le Mie benedizioni e irradierete la Mia gloria nell’intero universo” (“Canzone dei vincitori” in “Seguire l’Agnello e cantare dei canti nuovi”). “Nel passato, Pietro fu crocifisso a testa in giù per Dio; tuttavia, tu alla fine devi soddisfare Dio ed esaurire tutte le tue energie per Dio. Che cosa può fare per Dio una creatura?” (“Un essere creato dovrebbe essere alla mercé di Dio” in “Seguire l’Agnello e cantare dei canti nuovi”). Erano versi incoraggianti, che mi davano tanta forza. Ero stata sottoposta a torture crudeli, ma Dio mi era rimasto accanto e mi guidava con le Sue parole. Sapevo anche di subire quel patimento perché Dio potesse perfezionare la mia fede e di dover rendere vittoriosa testimonianza di fronte al gran dragone rosso. Se avessi tradito Dio per paura della sofferenza carnale, la mia vita avrebbe perso ogni senso. Sarebbe stato umiliante. Ho pensato agli apostoli e ai profeti che nei secoli vennero perseguitati e affrontarono la morte: tutti mantennero la propria fede in Dio, rendendoGli testimonianza risonante. Io venivo torturata e sfregiata dalla polizia con il permesso di Dio. Ero di statura limitata, senza il minimo paragone con i santi secolari, ma era una fortuna poter rendere testimonianza a Dio in quel modo. Ero disposta a giocarmi la vita per raggiungere quell’obiettivo, per portare un po’ di conforto nel Suo cuore. Il solo pensare alle Sue parole sembrava alleviarmi un po’ il dolore fisico. Vedendomi appisolata, il capitano mi afferrava i capelli, scuotendomi avanti e indietro, poi mi prendeva a pugni in testa e sul petto. Non mi lasciavano nemmeno usare il bagno, dicendo che potevo andarci solo a orari fissi. E quando ci andavo, alcuni ufficiali se ne stavano lì fuori a fare commenti ignobili. Mi vergognavo così tanto che volevo quasi farla finita. Poi, ho pensato a queste parole di Dio: “Forse ricordate tutti queste parole: ‘Perché la nostra momentanea, leggera afflizione ci produce un sempre più grande, smisurato peso eterno di gloria’. Tutti voi avete udito questa frase, ma nessuno ne aveva capito il vero significato prima. Oggi, invece, siete pienamente consci del loro significato reale: Dio porterà a compimento queste parole negli ultimi giorni e le porterà a compimento in coloro che sono stati brutalmente perseguitati dal gran dragone rosso, nella terra in cui esso giace arrotolato su sé stesso. Il gran dragone rosso è nemico di Dio e Gli si accanisce contro e per questo motivo, in questa terra, coloro che credono in Dio sono sottoposti a umiliazione e oppressione. Ecco perché queste parole troveranno la loro realizzazione nel vostro gruppo di persone” (“L’opera di Dio è semplice come l’uomo la immagina?” in “La Parola appare nella carne”). L’illuminazione delle parole di Dio mi ha mostrato che l’umiliazione e la tortura per la mia fede era soffrire per il bene della giustizia. Era la grazia di Dio che mi dava l’opportunità di testimoniare; era un onore, per me. Però, al primo cenno d’imbarazzo o di sofferenza fisica, avevo perso la fede in Dio e pensavo persino alla morte. Badavo troppo alla gloria o all’umiliazione individuale. Che testimonianza era, quella? Avevo deciso di testimoniare Dio anche a costo della vita, ma volevo quasi farla finita solo per una piccola sofferenza carnale. Non era forse un altro dei trucchi di Satana? Non stava cercando di portarmi a tradire Dio? Non potevo arrendermi, diventando il suo zimbello. Dovevo continuare a vivere, testimoniare Dio e portare vergogna a Satana! Una volta compresa la volontà di Dio, ho pregato così: “Dio, sono pronta a mettermi nelle Tue mani. Satana può anche torturarmi, ma io testimonierò per Te e non Ti tradirò. Seguirò sempre le Tue disposizioni!” Quella preghiera mi ha dato nuova forza.

Nella stanza degli interrogatori, la polizia ha acceso un computer, dove c’erano le foto di alcune sorelle da farmi identificare. Hanno anche detto che, verso le 14:00 del 24 gennaio, avevano arrestato fratelli e sorelle in vari luoghi. Era un’operazione coordinata. Ero furiosa. Vedendo che non rispondevo, hanno provato con minacce e lusinghe: “Sappiamo già tutto di voi, è inutile ribellarsi. Ora che gli altri hanno parlato, a che serve addossarti le loro colpe? Anche se ti lasciamo andare, la tua Chiesa non ti vorrà più. Fatti furba. Dicci chi sono i capi più in alto e dove tenete i fondi della Chiesa, e noi ti rimanderemo a casa per capodanno”. Ancora non parlavo, così mi hanno urlato addosso: “Rivelaci dove sono i soldi, o ti spogliamo, ti appendiamo al soffitto e ti pestiamo a sangue. E ce la spasseremo”. Quelle parole incutevano paura. Ho visto che quei diavoli erano capaci di qualsiasi cosa e non sapevo se ce l’avrei fatta. Ero tesissima, non sapendo che cosa mi avrebbero fatto quella notte. In preda a terrore e tristezza, mi sentivo davvero impotente. Ho pregato subito Dio, chiedendo la Sua protezione. Dopo la preghiera, ho pensato a queste Sue parole: “Quando gli esseri umani sono pronti a sacrificare la propria vita, tutto diventa insignificante e nessuno può avere la meglio su di loro. Che cosa potrebbe essere più importante della vita? Perciò Satana diviene incapace di agire ulteriormente negli esseri umani, non c’è più nulla che possa fare all’uomo. Sebbene, nella definizione di ‘carne’, venga detto che la carne è corrotta da Satana, se gli esseri umani veramente donano sé stessi e non vengono guidati da Satana, nessuno può avere la meglio su di loro” (Capitolo 36 di “Interpretazione dei misteri delle ‘Parole di Dio all’intero universo’” in “La Parola appare nella carne”). Attraverso l’illuminazione delle parole di Dio, ho capito di essere terrorizzata dall’umiliazione e dalla morte. Satana si aggrappava alle mie debolezze per farmi tradire Dio. Ecco il suo trucco. Rinunciando anche alla vita, avrei sopportato di tutto. Ho anche capito che quei maltrattamenti non erano una forma di umiliazione, ma solo un segno di cattiveria e meschinità della polizia. La carne non vale niente. Ormai, ero disposta al sacrificio per testimoniare Dio e svergognare Satana. Se ce l’avessi fatta, ne sarebbe valsa la pena e non avrei vissuto invano. A quel pensiero, il terrore è scomparso. Ero piena di forza e di fede.

Verso l’una del pomeriggio, mi è venuto il batticuore e facevo fatica a respirare. Non avendo più forza nelle gambe, sono crollata a terra. E loro hanno commentato: “Risparmiati il teatrino, tanto non ti lasciamo andare. Il Comitato Centrale dice che un fedele si può anche picchiare a morte. Un morto in più, un credente in meno! Potremmo anche seppellirti in una fossa e nessuno ci farebbe caso”. Più tardi, hanno capito che stavo male: temendo con che la mia morte avrebbero perduto gli indizi, mi hanno portato all’ospedale per una visita. Il dottore ha detto che la mancanza di energie aveva scatenato un problema cardiaco. Dovevo mangiare e riposare. Ma a loro non importava se vivevo o morivo. Appena tornata dall’ospedale, ero di nuovo ammanettata alle sbarre. Vedendo che non ottenevano nulla con il bastone, sono passati alla carota. Uno degli ufficiali, con tono mellifluo, mi ha detto che non era contrario alla fede nel Signore, che sua nonna era cristiana. E poi non aveva una ragazza: visto che ero carina, gli sarebbe piaciuto trovarne una come me. Poi, un altro ha aggiunto: “Anche se non ti curi di te stessa, pensa ai tuoi genitori. È quasi capodanno e tutti stanno con la famiglia, invece tu sei qui a soffrire. Pensa che tristezza, se i tuoi lo sapessero”. Poi, se ne è aggiunto un altro: “Anch’io ho una figlia della tua età e odio vederti patire in questa maniera. Dimmi solo che cosa ti serve: da queste parti comando io. Ti posso anche trovare un lavoro. Se sai qualcosa, la puoi dire anche solo a me”. Quel comportamento viscido da parte loro mi nauseava e ho pensato alle parole di Dio: “Dovete essere continuamente vigili e in attesa, e intensificare la preghiera al Mio cospetto. Dovete riconoscere i vari complotti e gli astuti intrighi di Satana, riconoscere gli spiriti, conoscere gli uomini, e saper distinguere tutti i tipi di persone, di eventi e di cose” (Capitolo 17 di “Discorsi di Cristo al principio” in “La Parola appare nella carne”). Satana faceva leva sulle emozioni, per comprarmi con qualche favore e portarmi a tradire Dio. Era spudorato e spregevole! Non dovevo cadere nelle sue trappole. In seguito, ricatti o lusinghe non mi tiravano fuori una parola. In gruppi di sei o sette alla volta, mi hanno interrogato otto giorni e otto notti. Hanno usato intimidazioni, minacce e torture per estorcermi una confessione, ma non ne hanno ricavato niente. Alla fine, uno degli agenti ha detto: “Hai una determinazione incredibile e il tuo Dio è grande”. Quel commento mi ha reso felice: Satana era svergognato e sconfitto.

Poi mi hanno portato in un centro di detenzione. Quando ci sono arrivata, un’ufficiale donna mi ha perquisito sotto l’occhio della telecamera. In cella, le altre detenute mi lanciavano sguardi feroci e le guardie le incitavano, dicendo che era arrivata un’altra credente e dovevano “badare” a me. Neanche mi ero adattata, che una di loro mi ha costretta a fare una doccia fredda; mentre mi gettavano addosso secchiate di acqua gelida, tremavo come una foglia. Le altre se ne stavano in disparte e ridevano. Dovevo portare decine di secchi d’acqua al giorno per lavare il bagno e fare le pulizie e, all’ora dei pasti, a me davano sempre meno cibo. Non ero mai sazia. Di notte, prendevano a calci il mio letto per non farmi dormire. Era terrorizzante e mi faceva schizzare il cuore a mille. Dopo, mi hanno fatto dormire da sola per terra, sul freddo cemento. Inoltre, le guardie chiedevano al capo e a varie assassine di tormentarmi, la polizia mi interrogava di continuo con minacce, dicendo: “Sei una criminale politica. Non importa a nessuno se muori. Se non parli, ti terremo chiusa qui all’infinito. Scordati di uscire!” Che brutto colpo, quelle parole. Quei quattro mesi sono stati una tortura quotidiana e davvero non ne potevo più. Proprio non ne vedevo la fine. Cominciava a mancarmi la forza di proseguire. Mi sentivo debolissima. Desideravo la morte come fuga dal dolore. Nel tormento, ho pregato Dio, piangendo amaramente mentre lo facevo. Ho pensato a Dio che si è fatto carne, venendo sulla terra per esprimere la verità e salvarci. Ero stata irrigata e sostentata dalle Sue parole, ma volevo farla finita prima di averLo ripagato del Suo amore. Ero piena di colpa e rimpianto; mi sentivo in pena come se avessi il cuore trafitto. Poi, mi sono tornate in mente queste parole: “Perciò, negli ultimi giorni dovete rendere testimonianza a Dio. Per quanto sia grande la vostra sofferenza, dovreste andare avanti fino alla fine, e anche al vostro ultimo respiro, dovete ancora essere fedeli a Dio e alla Sua mercé; solo questo è vero amore per Lui e una testimonianza forte e clamorosa” (“Solamente affrontando prove dolorose puoi conoscere l’amabilità di Dio” in “La Parola appare nella carne”). “Poiché sei un essere umano, dovresti spenderti per Dio e patire tutte le sofferenze! Dovresti accettare di buon grado e con piena fiducia la poca sofferenza a cui sei sottoposto oggi e vivere una vita pregna di significato, come Giobbe e Pietro. […] Siete coloro che perseguono il giusto cammino, coloro che cercano il miglioramento. Siete coloro che si sollevano nella nazione del gran dragone rosso, coloro che Dio chiama i giusti. Non è questa la vita più ricca di significato?” (“Pratica (2)” in “La Parola appare nella carne”). Sono versi che mi hanno fatto vergognare. FattoSi carne, Dio è venuto sulla terra a sostentarci con le verità che esprime, e ora aveva bisogno di persone che Lo testimoniassero, ma io volevo sfuggire a quella situazione con la morte, solo per una piccola umiliazione, per un banale dolore fisico. Non era vera obbedienza, ma ribellione contro Dio, no? Ho pensato a Giobbe che perse tutti i suoi averi e la sua prole, tormentato dalla malattia, ma non incolpò mai Dio. Continuò a lodarNe il nome, in sottomissione a Lui. Gli rese una testimonianza risonante. Nel corso dei secoli, discepoli e profeti diedero la vita e versarono il sangue per Dio. Avevo ottenuto così tanto da Lui, ma in cambio cosa avevo sacrificato? Ero egoista e spregevole, indegna del prezzo che Dio aveva pagato per me. Non potevo neanche definirmi umana! Sono giunta dinanzi a Dio in pentimento e in preghiera: “Oh Dio, ho sbagliato. Non dovrei pensare alla morte. Voglio essere come Giobbe, come Pietro: qualunque cosa io affronti, sarò salda nella testimonianza che Ti reco”. La preghiera mi ha dato la forza di affrontare le sfide rimanenti. In breve tempo, hanno trasferito la capo detenuta per scontare la sua pena, e sono arrivate altre prigioniere, che hanno iniziato a prendersi cura di me. Mi passavano dei beni di prima necessità e abiti da indossare in ogni stagione. Io ci vedevo le orchestrazioni e le disposizioni di Dio. Proprio come è scritto nelle Sue parole: “Tutte le cose, siano esse vive o morte, si muoveranno, muteranno, si rinnoveranno e scompariranno secondo i Suoi pensieri. Questo è il modo in cui Egli sovrintende a tutte le cose” (“Dio è la sorgente della vita dell’uomo” in “La Parola appare nella carne”).

In seguito, nel centro di detenzione ho incontrato una sorella. Che consolazione incredibile. Abbiamo copiato di nascosto alcune parole di Dio per farci coraggio e tenere condivisioni. Avevo il cuore ricolmo di gioia. Poi, un giorno di settembre, la polizia è tornata a interrogarmi. Appena entrata nella stanza degli interrogatori, mi hanno fatto una foto, minacciando di usarla per scovare la mia identità in rete. Mi hanno anche detto: “Il tuo caso è quasi chiuso. Non pensare nemmeno di uscire! La politica del Partito verso i cristiani è di alzare le condanne da un anno fino a tre anni, e quelle da tre fino a sette. Non importa a nessuno se ti ammazziamo. Vediamo quanto riuscirai a resistere”. La malvagità e l’infamia del PCC mi ha fatto odiare ancora di più il diavolo Satana. Mai avrei ceduto e tradito Dio. In tutta serietà, ho risposto: “Scordatevelo. Non ho intenzione di uscire. Finché potrò conoscere Dio e testimoniare per il Creatore in vita mia, ne varrà la pena, anche se dovessi morire qui dentro!” A quel punto, se ne sono andati infuriati.

Mi hanno scarcerata nel novembre del 2013, dopo 10 mesi di detenzione illegale da parte delle autorità. Sì, ho sofferto fisicamente mentre ero prigioniera del Partito Comunista, ma le parole di Dio mi hanno illuminato costantemente, guidandomi nel trionfo sulle lusinghe di Satana, nella testimonianza. Ho davvero sperimentato il potere e l’autorità delle parole di Dio e la mia fede in Lui è cresciuta. Ho anche visto chiaramente l’essenza diabolica del PCC, che odia Dio e Gli è nemico. L’ho ripudiato e respinto fino in fondo, rafforzando la mia determinazione a seguire Dio. Sia lodato Dio Onnipotente!

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Il Signore promise: “Ecco, Io vengo tosto”. Desiderate accogliere il ritorno del Signore il prima possibile?

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