47. Una riflessione sull’essere superficiali
Nel dicembre del 2021 ho iniziato a praticare le ispezioni video. All’inizio ho studiato e riflettuto con tutto il mio cuore. Ogni volta che mi imbattevo in qualcosa di poco chiaro, chiedevo soluzioni alla sorella che collaborava con me. Spesso discutevamo anche dei problemi che individuava nei video. Riassumevo ogni volta le mie manchevolezze e le mie deviazioni, e poi provavo a ricercare e ad apprendere i principi rilevanti. Durante le discussioni di gruppo sui principi ascoltavo con attenzione la condivisione di tutti e riflettevo con attenzione per compensare le mie carenze. Dopo aver praticato in questo modo per un po’ di tempo, ho fatto qualche progresso nelle mie competenze specialistiche e sono riuscita a svolgere alcuni compiti. Ho iniziato a sentirmi soddisfatta e pensavo di aver afferrato alcuni principi. Da quel momento in poi, ho raramente preso l’iniziativa di studiare. Quando condividevo sui principi e discutevo i problemi con gli altri membri del gruppo, non riflettevo più seriamente come prima, né mi concentravo sulla sintesi dei problemi presenti nel lavoro. Il mio approccio allo svolgimento del dovere era diventato passivo.
Ricordo che per un certo periodo alcuni fratelli e sorelle avevano appena iniziato a svolgere i doveri e i video che avevano inviato presentavano molti problemi. Ho dovuto condividere con loro e rispondere singolarmente per affrontare queste problematiche. Nel mio cuore sono emersi alcuni pensieri subdoli: “Se controllo attentamente ogni video e cerco i principi rilevanti per condividere con loro e rispondere, ci vorrà molto tempo e impegno. Quando riuscirò a finire l’elaborazione di così tanti video? Forse dovrei solo sottolineare brevemente i loro problemi e lasciare che capiscano come risolverli da soli. In questo modo, posso risparmiarmi molti sforzi”. Quindi, ho semplicemente sottolineato i problemi nei video e ho indicato la direzione generale per apportare le modifiche. Un’altra volta ho esaminato un video e ho scoperto alcuni problemi, ma non ne ero sicura, così ne ho parlato con la sorella che collaborava con me. Lei ha detto che non notava alcun problema, ma mi sono sentita comunque a disagio. Dopo averci pensato per un po’, non ero ancora sicura che ci fossero problemi. Poi ho pensato che ero superficiale e ho riflettuto: “Forse dovrei semplicemente lasciarlo così com’è. La sorella afferra i principi meglio di me. Anche lei dice che va bene, quindi non dovrebbero esserci problemi. Non ho bisogno di perdere altro tempo a rifletterci su. Del resto, è solo una mia sensazione. E se mi sbagliassi e ritardassi il lavoro?” Con questo pensiero, ho smesso di rimuginarci sopra e di cercare la risposta. Poi ho semplicemente inviato il video così com’era. Qualche giorno dopo, il nostro supervisore ci ha fatto notare che c’erano alcuni problemi con il video e che era necessario risolverli. Successivamente, i miei fratelli e le mie sorelle hanno riferito uno dopo l’altro che si erano sentiti negativi dopo aver letto i nostri suggerimenti. Pensavano che i video che avevano realizzato contenessero troppi problemi e non sapevano come risolverli. Di fronte a queste problematiche evidenti, mi sono sentita completamente smarrita. Tuttavia, ho ricordato che le persone, gli eventi e le cose che incontro ogni giorno sono disposti da Dio e sono sotto la Sua sovranità. Non era un caso che mi fossi imbattuta in queste circostanze. Dovevano esserci delle lezioni da imparare, quindi ho pregato Dio e ho ricercato la Sua guida.
Durante una devozione, ho letto questi passi delle parole di Dio: “È qualcosa all’interno di un’indole corrotta a gestire le cose in maniera così frivola e irresponsabile: si tratta della meschinità a cui le persone fanno spesso riferimento. In tutto ciò che fanno, lo fanno fino al punto di dire ‘è quasi giusto’ e ‘ci va vicino’; è un atteggiamento fatto di ‘forse’, ‘circa’ e ‘ottanta per cento’; fanno le cose in maniera superficiale, si accontentano di fare il minimo e sono soddisfatti di farcela bluffando; non vedono il motivo di prendere le cose sul serio o di essere meticolosi, vedono ancor meno senso nel ricercare le verità principi. Non è forse un aspetto dell’indole corrotta? È forse una manifestazione di normale umanità? No. È giusto invece definirla arroganza ed è anche del tutto opportuno chiamarla dissolutezza, ma per coglierne il significato preciso l’unica parola adatta è ‘meschinità’. Moltissime persone hanno dentro di loro questa meschinità, solo in misura diversa. In tutte le questioni, desiderano fare le cose in modo sciatto e superficiale; in tutto ciò che fanno vi è un sentore di inganno. Imbrogliano gli altri quando possono, prendono scorciatoie quando ne hanno l’occasione, risparmiano tempo quando possono. Pensano: ‘Fintanto che evito di essere rivelato, non causo problemi e non sono chiamato a rispondere, posso cavarmela in qualche modo. Non è necessario che io faccia un lavoro eccellente, è troppo disturbo!’ Simili persone non imparano a fare bene niente e non si applicano, non soffrono né pagano un prezzo nello studio. Vogliono soltanto scalfire la superficie dell’argomento e poi si dichiarano esperti in materia, credendo di aver appreso tutto quel che c’è da sapere; poi cercano di cavarsela alla meno peggio. Non è forse un atteggiamento che molti hanno verso altre persone, eventi e cose? È forse un atteggiamento valido? No. In parole semplici, è un ‘cavarsela alla meno peggio’. Tale meschinità è presente in tutta l’umanità corrotta. Le persone che nella loro umanità sono meschine adottano l’idea e l’atteggiamento di ‘cavarsela alla meno peggio’ in qualsiasi cosa facciano. Persone siffatte sono forse in grado di fare adeguatamente il loro dovere? No. Sono in grado di fare le cose con principio? Ancora più improbabile” (La Parola, Vol. 4: Smascherare gli anticristi, “Tema 8: Vogliono che gli altri si sottomettano solo a loro, non alla verità o a Dio (Parte seconda)”). “Come si può notare la differenza tra persone nobili e vili? Basta guardare il loro atteggiamento e le loro azioni verso i doveri, il modo in cui trattano le cose e come si comportano quando emergono dei problemi. Le persone dotate di integrità e dignità sono meticolose, coscienziose e diligenti nelle loro azioni, sono disposte a pagare un prezzo. Le persone prive di integrità e di dignità sono negligenti e sciatte nelle loro azioni, cercano sempre qualche trucco, vogliono sempre limitarsi a fare le cose alla meno peggio. Non importa quale tecnica studino, essi non vi si applicano diligentemente, sono incapaci di apprenderla e, per quanto tempo passino a studiare, rimangono del tutto ignoranti. Sono persone di carattere infimo” (La Parola, Vol. 4: Smascherare gli anticristi, “Tema 8: Vogliono che gli altri si sottomettano solo a loro, non alla verità o a Dio (Parte seconda)”). “Imbrogliano gli altri quando possono”, “privi di integrità e di dignità” e “carattere infimo”: ogni singola parola di quelle frasi mi ha trafitto il cuore. Ho riflettuto sul mio comportamento nello svolgimento del mio dovere. La mia esecuzione non era esattamente come Dio aveva esposto? Quando avevo notato che c’erano molti problemi nei video realizzati dai fratelli e dalle sorelle, non avevo riflettuto su come aiutarli a risolvere questi problemi o su come guidarli per comprendere la verità e accedere ai principi. Invece, la mia preoccupazione principale era stata come evitare un po’ di fatica. Avevo pensato che se avessi controllato attentamente ogni video e avessi risposto in dettaglio, sarebbe troppo problematico e avrebbe richiesto molta riflessione. Quindi avevo accennato brevemente ai problemi dei video, ma non avevo condiviso con loro sui principi né avevo segnalato soluzioni pratiche. Di conseguenza, i fratelli e le sorelle si erano sentiti negativi dopo aver letto i miei suggerimenti. Non avevo forse causato intralcio agendo in questo modo? Quando ho esaminato l’altro video, ho avuto la sensazione che ci fossero dei problemi, ma non volevo rifletterci attentamente perché non ne ero sicura. Mi ero persino inventata delle scuse, pensando che riflettere non avrebbe necessariamente portato a qualche risultato. La sorella afferrava i principi meglio di me. Anche lei diceva che andava tutto bene, quindi non dovevano esserci grossi problemi. Non mi ero mai sforzata davvero di cercare la risposta prima di concludere che riflettere non avrebbe portato ad alcun risultato. Non ero forse stata sfuggente e negligente? Ero stata davvero molto propensa all’inganno! Questo atteggiamento verso il mio dovere era esattamente come Dio aveva esposto: “Fintanto che evito di essere rivelato, non causo problemi e non sono chiamato a rispondere, posso cavarmela in qualche modo. Non è necessario che io faccia un lavoro eccellente, è troppo disturbo!” (La Parola, Vol. 4: Smascherare gli anticristi, “Tema 8: Vogliono che gli altri si sottomettano solo a loro, non alla verità o a Dio (Parte seconda)”). Quelle parole mi descrivevano perfettamente. Avevo vissuto ogni giorno in modo meccanico. Mi ero accontentata di evitare le sofferenze fisiche e di tirare avanti. Non avevo mai considerato le difficoltà dei miei fratelli e delle mie sorelle o se svolgere il mio dovere in questo modo fosse efficace. Se riuscivo a cavarmela alla meno peggio in qualcosa, lo facevo e basta, senza mostrare alcuna lealtà verso il mio dovere. Con un simile atteggiamento, ero stata totalmente inaffidabile, una persona “priva di integrità e dignità” e “di carattere infimo”, proprio come descrive Dio. Non si trattava affatto di un’esagerazione. Mi sono sentita profondamente angosciata e piena di rimorso, così ho pregato Dio: “Oh Dio, il mio atteggiamento verso il mio dovere è troppo superficiale e del tutto irresponsabile. Non voglio più vivere questa vita infima. Sono disposta a ribellarmi alla mia carne, a essere diligente e seria e a pagare un prezzo per fare bene il mio dovere”.
Dopo aver pregato, ho letto alcune parole di Dio e ho acquisito una migliore comprensione delle Sue richieste. Dio dice: “Quando si assolve un dovere, bisogna imparare a essere coscienziosi, rigorosi, meticolosi e responsabili, e farlo stando ben saldi a terra, ossia mettendo un piede avanti all’altro. Si deve esercitare tutta la propria forza per svolgere bene quel dovere, finché non si è soddisfatti di come lo si è assolto. Se non si comprende la verità, si dovrebbero ricercare i principi e agire in base a essi e alle richieste di Dio; si dovrebbe esercitare di buon grado uno sforzo in più per svolgere bene il proprio dovere e non farlo mai in maniera superficiale. Solo praticando in questo modo si può provare pace nel cuore e non avere rimorsi di coscienza” (La Parola, Vol. 5: Responsabilità di leader e lavoratori, “Responsabilità di leader e lavoratori (5)”). Dio ci chiede di essere saldamente ancorati ai nostri doveri, mantenendo un atteggiamento coscienzioso e responsabile in tutto ciò che facciamo, ricercando le verità principi e facendo del nostro meglio. Mi sono resa conto che non potevo più essere superficiale. Avevo bisogno di mettere in pratica le richieste di Dio, esaminare attentamente ogni video e fornire indicazioni dettagliate e basate sui principi, rispetto ai problemi. Anche se questo avrebbe richiesto un po’ più di sofferenza fisica e di riflessione, se avesse portato a risultati migliori nel mio dovere, allora ne sarebbe valsa la pena. In seguito, mentre continuavo a ispezionare e a rispondere ai problemi dei miei fratelli e sorelle, ho riflettuto su come esprimermi per ottenere i risultati migliori. Implementando questo approccio non mi sono sentita molto stanca e ho potuto accedere in maniera più profonda ai principi. Tuttavia, a causa della mia indole gravemente corrotta e del mio desiderio eccessivo di benessere fisico, di fronte a problemi complessi ero ancora tentata di prendere la via più semplice e di essere superficiale.
Una volta, mentre ispezionavo un video, ho notato che conteneva alcuni problemi difficili da affrontare. Ho pensato: “Se do dei suggerimenti, prima ho bisogno di studiare e fare ricerche per trovare una soluzione. Sarà difficile. Solo a pensarci mi viene il mal di testa! Se dedico alla questione tutto quel tempo, sempre senza riuscire a venirne a capo, non sarà stato uno spreco di energie? Lasciamo perdere. Per ora mi concentrerò su altri video e mi occuperò di questi più tardi, quando avrò tempo”. Dopo un po’ di tempo, i leader hanno notato un calo dell’efficacia del nostro lavoro video e hanno ricontrollato i video inviati dai fratelli e dalle sorelle negli ultimi tre mesi. Hanno scoperto che molti video erano rimasti irrisolti e che non li avevamo gestiti tempestivamente né avevamo fornito indicazioni ai fratelli e alle sorelle per modificarli secondo i principi, causando notevoli ritardi del lavoro video. Quando ho visto questo risultato sono rimasta perplessa. Tutto questo non era forse dovuto al mio approccio negligente e superficiale al mio dovere? Non saprei descrivere la sensazione che ho provato nel mio cuore. Era come se una pietra mi premesse sul petto, togliendomi il respiro. In seguito ho letto questo passo delle parole di Dio: “Il modo in cui consideri gli incarichi affidati da Dio è davvero importante, è una questione molto seria! Se non sei in grado di portare a termine ciò che Dio affida alle persone, allora non sei degno di vivere alla Sua presenza e meriti di essere punito. È perfettamente naturale e giustificato che gli uomini dovrebbero portare a termine qualsivoglia incarico Dio affidi loro. Questa è la loro responsabilità più elevata, non meno importante della loro stessa vita. Se non prendi sul serio gli incarichi affidati da Dio, allora Lo tradisci nel modo più grave. Facendo ciò, sei più deprecabile di Giuda e meriti di essere maledetto” (La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Come conoscere la natura umana”). Leggendo queste parole di Dio, ho percepito la Sua indole giusta. Se approcciavo il mio dovere con un atteggiamento noncurante, sempre in modo superficiale e sfuggente e battendo la fiacca, ciò indicava un grave tradimento di Dio, sarei stata indegna di stare alla Sua presenza e avrei meritato maledizioni e punizioni. Ero spaventata e avevo la sensazione di trovarmi in una posizione pericolosa. Pensando alle disposizioni di ispezione dei video che la chiesa aveva previsto per me, la speranza era che avrei messo tutto il mio cuore e tutta la mia forza nel lavoro e che lo avrei fatto bene. Invece ero stata negligente nei miei doveri e avevo cercato il modo per battere la fiacca. Quando mi sono imbattuta in problemi che non comprendevo o non riuscivo a capire a fondo, non sono riuscita a rifletterci attentamente. Invece, di fronte a problemi che richiedevano notevoli sforzi e riflessioni, ho scelto di risparmiarmi la fatica e di mettere da parte i video, non svolgendo tempestivamente ricerche e studi né ricercando principi rilevanti che potessero guidare gli altri membri del gruppo. Non avevo adempiuto alle mie responsabilità. Ciò che avevo fatto ostacolava completamente il lavoro video. Ripensando a quando ho assunto per la prima volta questo dovere, ho deciso davanti a Dio di apprezzare l’opportunità di svolgere questo dovere e di essere leale per ripagare il Suo amore. Ma ora, se me l’ero semplicemente cavata, lo avevo fatto senza alcun senso di responsabilità. Non era forse questo un palese inganno verso Dio? Avevo veramente deluso Dio e non ero degna di fiducia! Pensare a questo mi ha fatta sentire addolorata e piena di rimorso, e ancora più in debito verso di Lui. Ho pianto mentre pregavo Dio: “Oh Dio, le mie azioni hanno solo ostacolato e intralciato il lavoro. Sono disposta a pentirmi e a correggere l’atteggiamento verso il mio dovere. Per favore, guidami”.
In seguito ho cominciato a riflettere. All’inizio volevo fare bene il mio dovere, ma com’era finita così? Mentre cercavo delle risposte, mi sono imbattuta in questi passi delle parole di Dio: “Le persone pigre non sono in grado di fare nulla. Riassumendo in due parole, sono gente inutile; hanno una disabilità di seconda classe. Per quanto buona sia la levatura delle persone pigre, non è altro che apparenza di facciata; anche se hanno buona levatura ciò non ha alcuna utilità. Sono troppo pigre, sanno cosa dovrebbero fare, ma non lo fanno, e anche se sono consapevoli che qualcosa costituisce un problema, non ricercano la verità per risolverlo, e pur sapendo quali avversità dovrebbero affrontare perché il lavoro sia efficace, non sono disposte a sopportare queste proficue avversità; quindi non sono in grado di acquisire alcuna verità né di svolgere un lavoro reale. Non vogliono sopportare le avversità che spettano alle persone; sanno solo indulgere in comodità, godere momenti di gioia e di svago, e di una vita libera e rilassata. Non sono forse inutili? Chi non sopporta le avversità non merita di vivere. Coloro che desiderano vivere sempre la vita da parassiti sono persone prive di coscienza e di ragione; sono bestie, e individui del genere sono inadatti persino a fornire manodopera. Non essendo in grado di sopportare le avversità, anche quando offrono manodopera non sono in grado di farlo bene e, se desiderano acquisire la verità, le loro speranze sono ancora più vane. Uno che non sa soffrire e non ama la verità è una persona inutile, non è nemmeno qualificato per fornire manodopera. È una bestia, senza un briciolo di umanità. Simili persone devono essere eliminate; solo questo concorda con le intenzioni di Dio” (La Parola, Vol. 5: Responsabilità di leader e lavoratori, “Responsabilità di leader e lavoratori (8)”). “Sei contento di vivere sotto l’influenza di Satana, in pace e gioia e con un po’ di conforto carnale? Non sei la più infima di tutte le persone? Nessuno è più stolto di coloro che pur avendo contemplato la salvezza non cercano di ottenerla; sono persone che si saziano della carne e godono di Satana. Speri che la tua fede in Dio non comporti sfide o tribolazioni, né la benché minima avversità. Persegui costantemente cose immeritevoli e non attribuisci alcun valore alla vita, e anteponi, invece, i tuoi pensieri stravaganti alla verità. Sei talmente indegno! Vivi come un maiale – che differenza c’è tra te, i maiali e i cani? Quelli che non perseguono la verità e invece amano la carne, non sono tutte bestie? I morti senza spirito non sono tutti dei cadaveri ambulanti? Quante parole sono state pronunciate tra di voi? È forse stata poca l’opera compiuta tra di voi? A quante cose ho provveduto fra di voi? Allora perché non ne hai ottenuto nulla? Di che cosa ti lamenti? Non è forse che non hai guadagnato nulla perché sei troppo innamorato della carne? E non è che i tuoi pensieri sono troppo stravaganti? Non è perché sei troppo stolto? Se sei incapace di ottenere queste benedizioni, puoi incolpare Dio per non averti salvato? […] Io ti do la vera via senza chiedere nulla in cambio, ma tu non la persegui. Sei uno di quelli che credono in Dio? Ti dono la vita umana vera, ma tu non la persegui. Non sei allora del tutto simile a un maiale o a un cane? I maiali non aspirano alla vita dell’uomo né a essere purificati, e non capiscono che cosa sia la vita. Ogni giorno, dopo aver mangiato a sazietà, si mettono semplicemente a dormire. Io ti ho dato la vera via, ma tu non l’hai guadagnata: sei a mani vuote. Sei disposto a continuare a condurre questa vita, la vita di un maiale? Quale significato ha, per persone simili, essere vive? La tua vita è spregevole e ignobile, vivi in mezzo a sudiciume e dissolutezza e non persegui alcun obiettivo; non è la tua vita la più ignobile di tutte? Hai l’impudenza di volgere lo sguardo a Dio? Se continui a fare esperienza in questo modo, non è che non otterrai nulla? Ti è stata data la vera via, ma che alla fine tu la possa guadagnare o meno dipende dalla tua ricerca personale” (La Parola, Vol. 1: La manifestazione e l’opera di Dio, “Le esperienze di Pietro: la sua conoscenza del castigo e del giudizio”). In passato, non mi ero mai associata a termini come “spazzatura” o “parassita”, men che meno immaginavo che agli occhi di Dio il mio comportamento potesse essere simile a quello di un cadavere ambulante, senza alcuna distinzione tra me e i maiali e i cani. Questa consapevolezza è stata struggente e triste. Ciò che le parole di Dio avevano esposto era esattamente il mio comportamento. Avevo considerato il piacere del benessere fisico come il mio obiettivo, cercando sempre di vivere una vita facile e tranquilla. Quando mi sono trovata di fronte a difficoltà nel mio dovere che richiedevano sforzi e il pagamento di un prezzo, ho fatto ricorso all’astuzia e all’indolenza. O riuscivo a cavarmela alla meno peggio o ignoravo i video e non me ne occupavo, facendo tutto il possibile per risparmiare fatica. Non ero riuscita ad adempiere alle mie responsabilità, causando ritardi nel lavoro. Non ero esattamente un rifiuto e una parassita che viveva alle spalle degli altri? Ero caduta in questo stato perché ero stata avvelenata e influenzata da tossine sataniche come “Cogliere il piacere dell’attimo, perché la vita è breve”, “Oggi bevi il vino di oggi; di domani, preoccupatene domani” e “Tratta te stesso finché sei vivo”. Queste ideologie tossiche mi avevano portata a dare priorità al mio benessere fisico sopra ogni altra cosa e ad assicurarmi solamente di non essere esausta o stressata. Per quanto riguarda il fatto che io adempissi alle mie responsabilità e ai miei obblighi, o al fatto che Dio approvasse il modo in cui svolgevo il mio dovere, non me ne importava affatto. Vivere secondo queste tossine mi ha resa sempre più egoista e degenerata, priva di qualsiasi determinazione a perseguire obiettivi positivi. Sebbene questo approccio mi abbia reso la vita più facile, non ha prodotto alcuna crescita o guadagno. Al contrario, ha ostacolato il lavoro provocando una trasgressione. Abbandonarsi al benessere fisico equivale a rovinarmi!
Successivamente sono stata scelta come capogruppo. A quel tempo, due sorelle avevano appena iniziato a praticare la realizzazione di video. Oltre a realizzare video per conto mio, dovevo guidare il loro lavoro e gestire l’attività complessiva del gruppo. A volte, vedendo che i problemi di alcuni video erano complicati, pensavo di nuovo a prendere delle scorciatoie. Ho pensato: “Se ricerco i principi per ogni problema e ci penso su, ci vorrà molta riflessione. Quando potrò mai portare a termine tutti questi compiti? Solo a pensarci mi sento esausta. È troppo problematico! Forse non dovrei essere così meticolosa. Se sembra accettabile, dovrebbe bastare”. Mi sono resa conto che stavo di nuovo ricercando il benessere fisico. Ricordando l’atteggiamento di Noè verso il suo dovere, ho cercato altre parole di Dio collegate. Dio Onnipotente dice: “Dal momento in cui Dio gli affidò la costruzione dell’arca, Noè non pensò mai: ‘Quando Dio distruggerà il mondo? Quando mi darà il segnale in tal senso?’ Anziché riflettere su tali questioni, Noè prese seriamente a cuore ogni cosa che Dio gli aveva detto e poi la mise in atto. Dopo aver accettato l’incarico assegnatogli da Dio, Noè si mise ad attuare e a eseguire la costruzione dell’arca di cui gli aveva parlato Dio come la cosa più importante della sua vita, senza il minimo accenno di negligenza. Trascorsero i giorni, poi gli anni, giorno dopo giorno, anno dopo anno. Dio non supervisionò né spronò mai Noè, ma in tutto questo tempo Noè perseverò in questo compito importante affidatogli da Dio. Ogni parola e ogni frase pronunciate da Dio erano scolpite nel cuore di Noè come parole incise su una tavoletta di pietra. Incurante dei mutamenti del mondo esterno, del ridicolo da parte di coloro che lo circondavano, delle sofferenze implicate e delle difficoltà incontrate, Noè perseverò continuamente in ciò che Dio gli aveva affidato, senza mai disperare né pensare di rinunciare. Le parole di Dio erano scolpite nel suo cuore ed erano diventate la sua realtà quotidiana. […] Nel cuore di Noè, le parole di Dio erano le istruzioni più elevate da seguire e attuare e l’orientamento e lo scopo di tutta la sua vita. E così, qualunque cosa Dio gli avesse detto, chiesto od ordinato di fare, Noè la accettò completamente e la prese a cuore; la considerò come la cosa più importante nella sua vita e la trattò di conseguenza. Non soltanto non la dimenticò, non soltanto la tenne nel cuore, ma la portò a compimento nella sua vita quotidiana, dedicando la propria vita ad accettare e seguire l’incarico da parte di Dio. E in questo modo, asse dopo asse, l’arca fu costruita. Ogni azione di Noè, ogni suo giorno furono dedicati alle parole e agli ordini di Dio. Forse non pareva che Noè stesse realizzando un’impresa assai rilevante ma, agli occhi di Dio, tutto ciò che Noè faceva, perfino ogni sua operazione per realizzare qualcosa, ogni lavoro eseguito dalle sue mani, erano tutti preziosi, meritevoli di ricordo e degni di emulazione da parte di questa umanità” (La Parola, Vol. 4: Smascherare gli anticristi, “Secondo excursus: Come Noè e Abramo obbedirono alle parole di Dio e Gli si sottomisero (Parte prima)”). L’atteggiamento di Noè verso il suo dovere mi ha fatto provare vergogna. Non importa quanto fosse difficile costruire l’arca o quali sacrifici richiedesse, Noè aveva un solo obiettivo in mente: adempiere all’incarico da parte di Dio per soddisfarLo. Per raggiungere questo obiettivo, Noè ha davvero sopportato le sofferenze e ha pagato un prezzo, raccogliendo tutto il materiale necessario e costruendo l’arca pezzo per pezzo con martello e scalpello, persistendo per 120 anni. L’esperienza di Noè mi ha profondamente ispirata. Non potevo più ricercare comodità e svolgere il mio dovere in modo superficiale. Avevo bisogno di pregare, di affidarmi a Dio e di imitare l’atteggiamento di Noè verso il suo dovere. Non importa quali fossero le difficoltà o il prezzo dello svolgere il mio dovere, dovevo fare del mio meglio per svolgerlo. Dopodiché ho esposto il mio stato a Dio in preghiera. A volte, quando trovavo molti problemi in alcuni video, per prima cosa li valutavo attentamente applicando i principi e ne parlavo con la mia collaboratrice, e poi comunicavo con i nostri fratelli e le nostre sorelle. Di fronte ai problemi complessi di alcuni video, invece di ignorarli ricercavo informazioni per apprendere e trovare dei punti di svolta, facendo del mio meglio per condividere con i fratelli e le sorelle sui cammini da praticare. Nella gestione del lavoro complessivo, ho anche cercato di fare del mio meglio per conciliare tutti gli aspetti, comunicando con la mia collaboratrice per trattare eventuali deviazioni o problemi riscontrati nel lavoro. Dopo un periodo di svolgimento del lavoro in questo modo, sia io che la sorella abbiamo fatto qualche progresso. In precedenza avevo solo una comprensione superficiale di alcuni principi. Tuttavia, attraverso la condivisione con i miei fratelli e le mie sorelle, ho acquisito conoscenze più profonde di questi problemi che mi hanno aiutato a migliorare le mie competenze specialistiche. Inoltre, ho anche percepito un senso del fardello maggiore rispetto a prima nel mio dovere. Solo allora ho capito che attraverso il processo di svolgimento dei nostri doveri, Dio ci illumina e ci guida per comprendere le verità principi poco a poco, offrendoci fardelli e opportunità di pratica. Anche se fondamentalmente la nostra carne può soffrire un po’, siamo noi a trarne beneficio. Dio sia lodato!