17. Vivere dinanzi a Dio

class="text-align-center">di Yongsui, Corea del Sud

Dio Onnipotente dice: “Nel ricercare l’ingresso nella vita, bisogna esaminare le proprie parole, i propri atti, pensieri e idee in ogni questione riscontrata nella vita quotidiana. Bisogna comprendere la propria condizione e poi confrontarla con la verità, ricercare la verità ed entrare nella realtà della verità che si capisce. Nell’accedere alla realtà della verità, bisogna comprendere la propria condizione e presentarsi di frequente dinanzi a Dio per pregarLo e supplicarLo. Bisogna, inoltre, tenere spesso condivisioni a cuore aperto con gli altri fratelli e sorelle, ricercare il cammino per entrare nella realtà della verità e ricercare i principi della verità. In definitiva, si giungerà a sapere quale indole si rivela nella vita quotidiana, se si compiace Dio oppure no, se è giusto il cammino che si percorre, se si sono accertate le condizioni presenti al proprio interno tramite un esame di sé in base alle parole di Dio, se questo accertamento è stato preciso, se le condizioni sono conformi alle parole di Dio e se è stato ottenuto un risultato ed effettivamente si è guadagnato l’accesso in relazione a quelle condizioni che sono conformi alle parole di Dio. Quando di frequente vivi nell’ambito di tali condizioni, di tali stati, gradatamente giungerai ad avere una comprensione di base di alcune verità e delle tue effettive condizioni” (Registrazione dei discorsi di Cristo). Le parole di Dio ci mostrano il cammino verso l’entrata nella vita, che consiste nell’esaminare ogni nostro pensiero e azione in tutto ciò che accade nella vita reale e poi raffrontarli con le rivelazioni contenute nelle parole di Dio, riflettere sull’indole corrotta che possediamo, conoscerla e cercare di eliminarla con la verità. Solo così, è possibile conoscere davvero se stessi ed entrare nella realtà delle parole di Dio.

Fratello Chen ha condiviso una sua esperienza durante una riunione, sei mesi fa. Quando ha finito di parlare, ho pensato che si era mostrato testardo nel suo dovere ed era andato contro i princìpi, perciò era stato potato e trattato. Si era limitato a mostrare un po’ di autocontrollo senza trovare scuse e si era sottomesso in apparenza. Ma, sul motivo della sua testardaggine nel lavoro, su quali tipi di indole corrotta lo dominassero o quale fosse la causa primaria, non aveva affatto riflettuto o tentato di comprendere, né aveva cercato la verità per eliminare queste cose. La sua obbedienza si limitava al rispetto delle regole. Non si poteva chiamare vera sottomissione. Mi chiedevo: “Dovrei accennargli di questo suo difetto?” Ma, poi, ho pensato: “Fratello Chen è un credente da più tempo di me e la sua comprensione ed esperienza sorpassano le mie. Se gli do un consiglio, non sarò come un bambino che fa lo spaccone? Non sembrerò arrogante? Meglio che non dica nulla”. Terminata la sua condivisione, ci ha chiesto di indicare qualsiasi difetto notassimo in lui. Io volevo segnalare questo problema, ma non ce l’ho fatta. Ho pensato: “Ha così tanti anni più di me. Se dico che segue solo le regole senza essersi davvero sottomesso, ci perderà la faccia e lo metterò in imbarazzo. Se non lo accetta e dice che sono troppo arrogante e inesperta, sarò io a trovarmi in imbarazzo. Non lo conosco affatto e non vale la pena dargli una brutta impressione di me”. Ho esitato per un bel po’ e poi ho detto: “Hai parecchia esperienza e un po’ di comprensione pratica”.

A quel punto, mi sono sentita a disagio. Vedevo chiaramente i suoi problemi, ma non ho proferito parola al riguardo. Anzi, mi sono limitata a un commento carino, ignorando la mia coscienza. Non vi era nulla di sincero o di onesto. Poi, ho pensato alle riunioni di quel periodo, in cui tutti tenevano condivisioni. Ogni giorno dovevamo riflettere su noi stessi e giungere a conoscerci, per capire quante bugie o mezze verità avessimo raccontato, quante cose avessimo detto spinti da scopi personali e cosa avessimo detto o fatto che fosse contrario alla verità. Ho compreso di non aver fatto altro che mentire a fratello Chen. Sapevo che Dio ci esorta in continuazione a essere onesti, a chiamare ogni cosa col proprio nome, a dire le cose come stanno. Eppure, non sapevo mettere in pratica un requisito così basilare. A questo punto, ho iniziato a sentirmi turbata. Senza indugio, ho pregato dinanzi a Dio e Gli ho chiesto di guidarmi per conoscere me stessa. Poi, ho letto queste Sue parole: “Tutti voi siete istruiti. Tutti voi prestate attenzione a parlare con raffinatezza e modestia, nonché al modo in cui parlate: avete tatto e avete imparato a non ledere l’amor proprio e la dignità degli altri. In parole e azioni, lasciate agli altri spazio di manovra. Fate tutto il possibile per mettere gli altri a loro agio. Non mettete in evidenza le loro ferite o manchevolezze e cercate di non offenderli e di non metterli in imbarazzo. Questo è il principio secondo cui agisce la maggior parte delle persone. E che genere di principio è? È connivente, infido, subdolo e insidioso. Nascosti dietro i volti sorridenti delle persone, vi sono molti aspetti maligni, insidiosi e spregevoli. Per esempio, interagendo con gli altri, alcuni, non appena vedono che l’altra persona ha un certo prestigio, si mettono a parlare in maniera melliflua, gentile, adulatoria, per mettere a suo agio l’interlocutore. Ma è davvero ciò che stanno pensando? Perché parlano così? Di sicuro hanno intenzioni nascoste e secondi fini. Simili persone hanno le tenebre nel cuore e sono davvero spregevoli. Il modo in cui simili persone si comportano nella vita è disgustoso e abominevole” (“Sei indicatori di progresso nella vita” in “Registrazione dei discorsi di Cristo”). Le parole di Dio rivelavano esattamente il mio stato. Non c’era la minima onestà nelle mie parole, anzi, un’incredibile falsità. Parlavo indirettamente per non ferire la gente e dicevo sempre cose carine. In apparenza, davo l’impressione di pensare agli altri, ma in realtà intendevo raccogliere commenti positivi, preservando la mia reputazione e il mio prestigio. In base alle sue esperienze, sapevo bene che fratello Chen si atteneva troppo alle regole e che questo non avrebbe agevolato la sua entrata nella vita. Ma pensavo che parlarne lo avrebbe imbarazzato, dandogli una brutta impressione di me, quindi sono rimasta zitta. Anche quando mi chiedeva consigli, non ero diretta. Al contrario, mi limitavo ad adularlo e ingannarlo. Sono stata così subdola e disonesta! Fratello Chen ci ha chiesto di segnalare i suoi difetti poiché voleva rimediare alle sue mancanze e ai suoi limiti, ma io, oltre a mancare alla mia responsabilità di aiutarlo, l’ho soltanto elogiato per ingannarlo e gettargli fumo negli occhi. Solo allora, mi sono resa conto che apparivo carina e diplomatica, senza offendere nessuno; però, messa di fronte a un problema, non praticavo la verità. Ciò non indica affatto una persona buona, ma subdola e disonesta. Pensavo di essere giovane e inesperta, di non sapere come funzionasse il mondo. Solo quando i fatti mi hanno smascherato, ho notato la mia astuzia e ho iniziato a detestarmi. Non volevo più essere così disonesta e bugiarda. In seguito, ho pregato Dio, disposta a pentirmi, a dire la verità e a essere onesta come Egli richiede.

Ho pensato di segnarmi i problemi rilevati in fratello Chen e di mandarglieli, ma, mentre scrivevo, ho esitato di nuovo. Ero preoccupata di esprimermi male, che non l’avrebbe accettato e avrebbe pensato che stavo cercando il pelo nell’uovo. Inoltre, non avendone parlato subito, se ora ne avessi fatto una questione di stato, avrebbe pensato che stavo esagerando? “Forse dovrei lasciar perdere”, ho pensato, “e dire la mia alla prossima occasione”. Ma tale pensiero mi ha nuovamente turbata. Dio non aveva predisposto questa situazione solo per farmi capire e basta. Sperava che avrei accettato le Sue parole e le avrei messe in pratica. Se mi fossi arresa, lasciando correre, non sarebbe stato come tradire Dio? Ho di nuovo pregato Dio e ho detto: “Non voglio più preoccuparmi della vanità di fratello Chen, né curarmi di cosa pensano gli altri di me. Ti prego, Dio, guidami a praticare la verità”. In seguito, ho riflettuto sull’esperienza di fratello Chen e l’ho integrata con le parole di Dio. Ho segnato le problematiche notate e alcune cose da me comprese, mandando tutto a fratello Chen. Mi sono sentita molto più tranquilla quando ho praticato in questo modo. Ho ricevuto una risposta scritta da fratello Chen il giorno dopo. Diceva che leggere la mia lettera lo aveva commosso molto e che era stato l’amore di Dio a farmi scrivere dei suoi problemi. Ha compreso che, di fronte a essi, aveva trascurato la ricerca della verità e che, quando era stato potato e trattato, aveva gestito il processo alla bell’e meglio. Si diceva pronto a rettificare il suo modo errato di sperimentare le cose. Dopo aver letto la sua risposta, ero così commossa. Sentivo che, nelle interazioni con i fratelli e le sorelle, dovevo preoccuparmi meno. Mi bastava la motivazione giusta nel segnalare un problema, perché loro lo accettassero di buon grado. Tutte le mie preoccupazioni erano solo frutto della mia immaginazione e io ero dominata dalla mia indole corrotta. Ho anche compreso che le relazioni all’interno della Chiesa non si basano su filosofie di vita o su trucchi disonesti, ma si fondano sul mettere in pratica le parole di Dio e sulla mutua onestà. Io, però, ero stata corrotta così a fondo da Satana e la mia indole corrotta aveva radici tanto profonde che, se venivano minacciati il mio prestigio e i miei interessi, trovavo difficile praticare la verità.

Un po’ di tempo dopo, ho scoperto che una sorella giovane spesso leggeva romanzi online. Avevo il cuore all’impazzata e ho pensato: “Quasi tutti questi romanzi online sono solo storie inventate. Se si riempie la testa di queste cose, non vorrà più leggere le parole di Dio né svolgere il proprio dovere. Di conseguenza, perderà l’opera dello Spirito Santo e questa sarà una grossa perdita nella sua vita. Devo parlargliene”. Ma, proprio sul punto di aprire bocca, ho esitato: “Non ne sarà infastidita? Non penserà che mi faccio gli affari altrui? Se non accetta quello che dico, allora sarà così imbarazzante vedersi tutti i giorni. Forse dovrei segnalarlo al capo della Chiesa e lasciare che sia il capo a condividere con lei al riguardo”. Ma sapevo che era un ragionamento sbagliato. Avevo la responsabilità di condividere con lei al riguardo per aver rilevato io il problema. Non dovrei limitarmi a fare scaricabarile. In seguito, più volte ho pensato di parlarle della questione, ma ogni volta non mi venivano le parole e non sapevo da dove iniziare. Questa cosa è andata avanti per un po’ finché, un giorno, il capo della Chiesa si è informato su questa sorella. Solo allora, ne ho parlato con il capo. Con mia grande sorpresa, ha detto che era impegnata in altre faccende e mi ha chiesto di condividere con la sorella. Mi sono resa conto che Dio aveva predisposto quella situazione per vedere se avrei saputo rinunciare alla carne e praticare la verità. Ho pensato che da un po’ mi sentivo turbata. Specialmente nel vedere quella sorella, il pensiero di non averle parlato mi perseguitava. Non mi ero mostrata amorevole né responsabile e la mia coscienza ne soffriva. Conoscevo benissimo i pericoli per chi sprofonda nei romanzi online. Il diavolo Satana usa queste mode malvagie per ingannare e corrompere le persone, per controllare i loro pensieri e portarle a ripudiare Dio, facendole diventare sempre più degenerate e indolenti, fino a divorarle. Non avevo considerato il danno che avrebbe recato alla vita di quella sorella, né al fatto che una distrazione dal proprio dovere avrebbe fortemente danneggiato il lavoro della Chiesa. Avevo avuto paura di sollevare la questione e di offenderla, tentando di essere cauta per preservare la nostra relazione. Sono stata così egoista e spregevole!

Poi, ho letto queste parole di Dio: “Molti ritengono che essere una brava persona sia, in realtà, facile e richieda semplicemente parlare di meno e fare di più, avere buon cuore e non nutrire intenzioni malvagie. Ritengono che ciò garantirà loro la possibilità di cavarsela bene ovunque vadano, che piaceranno agli altri e che basti questo per essere una persona di tal genere. Si spingono perfino a non volere ricercare la verità; sono soddisfatti di essere brave persone e basta. Pensano che la questione del ricercare la verità e servire Dio sia troppo complicata; richiede di capire molte verità, a loro parere, e chi è in grado di ottenere questo risultato? Vogliono soltanto percorrere un cammino più facile – essere brave persone e compiere il proprio dovere – e pensano che basti così. Questa posizione è sostenibile? Essere una brava persona è davvero tanto semplice? Nella società, troverete tante brave persone che parlano in maniera assai nobile e, sebbene esteriormente non sembrino aver commesso atti malvagi gravi, nel profondo sono ingannevoli e infide. In particolare, sono in grado di capire che aria tira e sono melliflue e socievoli nella loro eloquenza. A Mio parere, una simile ‘brava persona’ è falsa, ipocrita; sta soltanto fingendo di essere una brava persona. Tutti coloro che perseguono il giusto mezzo sono i più sinistri. Cercano di non offendere nessuno, di compiacere gli altri, si adeguano alle cose, e nessuno riesce a comprenderne la vera natura. Una persona così è un Satana vivente!” (“Solo mettendo in pratica la verità puoi liberarti dai vincoli di un’indole corrotta” in “Registrazione dei discorsi di Cristo”). Le parole di Dio mi hanno trafitta al cuore: ho capito di essere una persona “carina” che sceglieva sempre la via di mezzo, non offendevo mai nessuno e non sottolineavo mai i problemi altrui, proprio come rivelato dalle parole di Dio. Se mai dicevo qualcosa, lo facevo considerando chi avevo davanti e la situazione in cui mi trovavo. Non sono mai riuscita a offendere un amico o a permettere di trovarmi un difetto. Avevo compreso che quella sorella aveva un problema, volevo parlargliene, ma, appena pensavo al rischio di offenderla, evitavo ogni volta di farlo, lasciando invece la grana al capo della Chiesa. Mi sono resa conto che pensavo solo a me stessa, che lasciavo agli altri i compiti controversi ed evitavo qualunque danno ai miei interessi. È così che mi comportavo con i miei fratelli e sorelle. A volte, quando vedevo che qualcuno era in uno stato negativo o mostrava corruzione, facevo finta di non vedere, non ne facevo parola né condividevo al riguardo. In superficie, sembravo andare d’accordo con tutti. Parevo una persona davvero cortese. Ma era tutto falso, una messinscena. Celavo le parole che sentivo davvero nel cuore, era tutta apparenza. Ero così ipocrita! Pur avendo spudoratamente ingannato i miei fratelli e sorelle, continuavo a desiderare che mi stimassero. Che sfacciata! Ho capito che ero solo una persona condiscendente, insidiosa e falsa, e un’ipocrita.

Poi, ho letto altre parole di Dio: “Finché le persone non hanno sperimentato l’opera di Dio e guadagnato la verità, è la natura di Satana che prende il sopravvento e domina dentro di loro. Quali elementi specifici fanno parte di quella natura? Ad esempio, perché sei egoista? Perché proteggi la tua posizione? Per quale motivo le tue emozioni sono così forti? Perché ti piacciono quelle cose che sono inique? Perché ti piacciono quei mali? Su cosa si basa il fatto che ti piacciano tali cose? Da dove vengono tali cose? Perché sei così felice di accettarle? Ormai siete arrivati tutti a comprendere che la ragione principale dietro a tutte queste cose è il fatto che esse contengono il veleno di Satana. Quanto a cosa sia il veleno di Satana, lo si può esprimere compiutamente a parole. Ad esempio, se chiedi a dei malfattori perché agiscono in quel modo, essi risponderanno: ‘Ognuno per sé e che gli altri si arrangino’. Questa singola frase esprime la radice vera e propria del problema. La logica di Satana è diventata la vita delle persone. Faranno anche cose per questo o quello scopo, ma lo fanno solo per sé stesse. Tutti pensano che, siccome è valido il detto ‘Ognuno per sé e che gli altri si arrangino’, dovrebbero vivere solo per sé stessi, facendo tutto ciò che è in loro potere per assicurarsi una buona posizione e il cibo e gli abiti di cui hanno bisogno. ‘Ognuno per sé e che gli altri si arrangino’ – questa è la vita e la filosofia dell’uomo, e rappresenta anche la natura umana. Questa affermazione è appunto il veleno di Satana e, quando viene interiorizzata dalle persone, diventa la loro natura. Attraverso queste parole, viene messa a nudo la natura di Satana; esse la rappresentano completamente. Questo veleno diventa la vita delle persone nonché il fondamento della loro esistenza, e l’umanità corrotta è stata costantemente dominata da questo veleno per migliaia di anni” (“Come intraprendere il cammino di Pietro” in “Registrazione dei discorsi di Cristo”). Queste parole mi hanno fatto capire in parte perché fossi così condiscendente: la causa primaria erano le filosofie e i veleni satanici radicati così a fondo dentro di me. Essendo stata avvelenata da cose come “Ognuno per sé e che gli altri si arrangino”, “Tacere sui difetti dei buoni amici consente una lunga e grande amicizia” e “Ottieni il favore con parole accondiscendenti, e l’inimicizia con parole risolute”, ho sempre e solo pensato alla mia reputazione e al prestigio. Volevo che gli altri parlassero bene di me in tutto quello che facevo ed ero diventata molto egoista, subdola e disonesta. Sin da piccola, mia mamma e mio papà mi hanno sempre detto di ascoltare di più e parlare di meno, e che meno si parla, meglio è. Mi hanno detto di non essere troppo diretta, perché la gente non lo apprezza. Avevo vissuto secondo queste filosofie sataniche e quasi mai ero aperta e onesta con gli altri. Perfino con la mia migliore amica quasi mai mi aprivo fino a sottolineare i difetti altrui, per non contrariare gli altri e rovinare l’immagine che avevano di me. Al contrario, preferivo assecondarli nelle opinioni e adularli, ma era tutta una bugia, una finzione totale! Mi sono resa conto che vivere secondo queste filosofie di vita sataniche poteva solo rendermi incredibilmente falsa, egoista e vile. Pensavo solo ai miei interessi personali, senza curarmi degli altri. Non ero sincera con le persone e non avevo amore per loro. Una come me non poteva affatto essere di aiuto o di beneficio per nessuno e non valeva proprio la pena legarsi a me. Ho compreso che queste filosofie sataniche erano davvero assurde e che non dovrebbero mai essere assunte a princìpi di comportamento. Ho compreso che vivere in base a queste filosofie di vita sataniche può solo renderci più corrotti e più carenti di umanità. Ho pensato a come, ogni volta che avevo notato un problema senza dire nulla, poi mi sentivo in colpa, come se avessi un macigno sul cuore che mi opprimeva. Sentivo di conoscere la verità ma di non riuscire a metterla in pratica. Ero stata così codarda, priva di ogni dignità o integrità. Alla mia età, non riuscivo ancora a essere una persona per bene e non conoscevo i princìpi delle interazioni umane. Anzi, avevo perseguito le maniere secolari impartite e diffuse da Satana. In quel momento, mi odiavo davvero. Non volevo più vivere in base a queste filosofie sataniche. Volevo solo agire e comportarmi in conformità con le parole di Dio.

Poi, ho letto queste parole di Dio: “Qual è la pratica più importante per essere una persona sincera? È che il cuore deve essere aperto a Dio. Che cosa intendo con ‘aperto’? Significa offrire a Dio una visione cristallina di tutto ciò che pensi, di quali siano le tue intenzioni e di ciò che ti domina. Se ciò che dici è ciò che è presente nel tuo cuore, senza la minima differenza e senza alcuna dissimulazione, senza un lato oscuro, senza che gli altri debbano tirare a indovinare o scavare a fondo ponendo domande, e senza che tu abbia bisogno di menare il can per l’aia, dicendo, invece, soltanto ciò che pensi, senza altro intento, ciò significa che il tuo cuore è aperto. Talvolta, la tua schiettezza potrà offendere e contrariare gli altri. Ma qualcuno dirà forse: ‘Tu parli in maniera tanto sincera e mi hai davvero offeso; non posso accettare la tua sincerità’? No; nessuno direbbe così. Anche se occasionalmente offendi qualcuno, se sai aprirti nei suoi confronti e scusarti, sai ammettere di avere parlato poco saggiamente senza tener conto dei suoi punti deboli, capirà che non hai ostilità nei suoi confronti, che sei una persona sincera e semplicemente non presti molta attenzione al modo in cui parli e sei soltanto molto schietto; nessuno te lo rinfaccerà. […] L’aspetto più importante dell’essere una persona sincera è che il tuo cuore sia aperto a Dio. Dopo di che, puoi imparare a essere aperto verso gli altri, a parlare in maniera onesta e sincera, a dire ciò che vi è nel tuo cuore, a essere una persona dotata di dignità, integrità e carattere e a non parlare in maniera altisonante o falsa e a non usare parole per dissimularti o per ingannare gli altri” (“Solo essendo una persona sincera puoi vivere una vera parvenza umana” in “Registrazione dei discorsi di Cristo”). Mentre riflettevo sulle parole di Dio, ero incredibilmente commossa. Ho sentito che Dio mi aveva presa per mano per insegnarmi a comportarmi da essere umano, a essere una persona onesta, a parlare e agire con onestà, ad aprire completamente il cuore a Dio, a essere aperta con i fratelli e le sorelle e a non dover essere in un certo modo o fingere: vivere così non è spossante. In seguito, ho parlato con quella sorella del suo problema e ho condiviso con lei su quanto sia pericoloso farsi assorbire dai romanzi online. All’inizio, sembrava piuttosto scontenta e la cosa era un po’ imbarazzante. Ma, aprendomi e condividendo con lei, è giunta a comprendere che era in uno stato pericoloso. Ha detto che avrebbe smesso di leggere romanzi online, concentrandosi sul proprio dovere. Sentite le sue parole, ho finalmente tirato un sospiro di sollievo, ma mi sono anche rimproverata. Se avessi detto la mia per tempo, allora, forse, il suo stato sarebbe stato rettificato prima. Proprio per aver sempre voluto far contenti gli altri, avevo ceduto a me stessa senza praticare la verità, e le cose si erano trascinate così. Essere condiscendenti è davvero nocivo. In seguito, se riscontravo un problema nei doveri dei miei fratelli e sorelle, a volte ancora temevo di offenderli ma, pregando Dio, con la pratica consapevole della verità e con l’onestà, di lì in poi, sono riuscita a segnalare il problema con sincerità. Solo grazie alla guida delle parole di Dio sono riuscita a imparare come comportarmi e interagire con i fratelli e le sorelle. Ho percepito quanto siano preziose le parole di Dio. Sono i princìpi che regolano come ci comportiamo e agiamo. Nel dovere o nel comportamento, dobbiamo sempre farci guidare dalle parole di Dio. Cercando la verità appena spunta fuori un problema, avremo un cammino da seguire.

Ripensandoci, riconoscevo in teoria di essere condiscendente e disonesta, ma non mi confrontavo mai con le parole di Dio con un cuore sincero per esaminare e dissezionare la mia indole corrotta. Inoltre, raramente cercavo un cammino di pratica o i princìpi nelle parole di Dio, perciò la mia indole egoista e disonesta non cambiava affatto. Pur avendo sperimentato nella vita solo problemi insignificanti, quando mi concentro sull’esaminare me stessa e sul cercare la verità nelle parole di Dio, ne raccolgo i frutti e giungo a una qualche comprensione. Provo anche vera pace interiore e copro una parte del cammino per l’entrata nella vita. Questa comprensione e i frutti da me raccolti sono l’effetto delle parole di Dio che mi hanno guidato! Sia ringraziato Dio!

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