24. La ricompensa per aver svolto il proprio dovere

di Yang Mingzhen, Canada

La parola di Dio dice: “La sottomissione all’opera di Dio deve essere tangibile e reale, e deve essere vissuta. Una sottomissione di facciata non è meritevole della lode di Dio, e limitarsi a obbedire agli aspetti superficiali della parola di Dio senza cercare una trasformazione della propria indole non è in sintonia con il Suo cuore. L’obbedienza a Dio e la sottomissione all’opera di Dio sono una sola cosa. Coloro che si sottomettono solo a Dio, ma non alla Sua opera, non possono essere considerati obbedienti, e tanto meno coloro che non si sottomettono davvero e sono manifestamente degli adulatori. Quanti si sottomettono davvero a Dio sono tutti in grado di guadagnare dall’opera e di arrivare a comprendere l’indole e l’opera di Dio. Solo loro Gli si sottomettono in modo autentico. Riescono a guadagnare nuove conoscenze dall’opera nuova e a sperimentare nuovi cambiamenti. Solo loro ottengono la lode di Dio, solo loro vengono portati a perfezione, e sono gli unici la cui indole è cambiata. Dio loda quanti si sottomettono di buon grado a Lui di buon grado e alla Sua parola e opera. Solo queste persone sono nel giusto; solo loro vogliono sinceramente Dio e Lo cercano sinceramente” (“Coloro che obbediscono a Dio con cuore sincero saranno certamente guadagnati da Lui” in “La Parola appare nella carne”). Leggere queste parole di Dio mi rammenta della mia esperienza di sottomissione a Dio.

Tutto è iniziato nel marzo del 2016 quando sono fuggita dalla Cina per evitare l’arresto e la persecuzione del Partito Comunista Cinese e poter praticare liberamente la mia fede. Un giorno, sorella Zhang, capo della Chiesa, mi ha chiesto: “Ti andrebbe di occuparti dei compiti di irrigazione?” Felicissima, ho risposto: “Sarebbe fantastico! Potrei aiutare i fratelli a capire la verità e a gettare le fondamenta sulla vera via. È una buona azione!” Mi sono detta che i fratelli che mi conoscevano mi avrebbero ammirata e stimata se lo avessero saputo. Ci avrei fatto una bella figura. Proprio quando ci speravo tanto, però, il capo è tornato a dirmi che alcune sorelle si dovevano trasferire per un’emergenza ma non avevano trovato un posto adatto: la mia casa sarebbe stata ideale. Mi ha chiesto se potevo accoglierle. A quelle parole, mi sono sentita molto turbata. Pensavo di dover svolgere il compito di irrigazione, mentre adesso era quello di accoglienza. Non avrei passato tutto il tempo in cucina? Sarebbe stato un lavoro duro… non solo, anche vergognoso! Nel mondo esterno, avevo gestito grandi affari, possedevo una fabbrica. Gli amici e i parenti mi chiamavano superdonna. A casa, si occupava la tata del bucato, della cucina e delle pulizie. Ora, cucinando per gli altri, quel ruolo spettava a me. Non ne avevo la minima voglia. Però, ho pensato alle sorelle che non avevano un posto dove vivere e non potevano svolgere il proprio compito in pace… e poi la mia casa era adatta all’accoglienza, quindi ho accettato a malincuore.

Nei giorni successivi, in apparenza svolgevo il mio compito di accoglienza ma, dentro di me, ero in subbuglio e ho iniziato a insospettirmi. Forse i miei fratelli pensavano che non fossi adatta a irrigare? Altrimenti, perché mi avrebbero chiesto di fare da ospite? Se i fratelli che mi conoscevano l’avessero scoperto, avrebbero detto che mi mancava la realtà della verità e che non potevo svolgere altri compiti, tranne l’accoglienza? Quel pensiero mi turbava ancora di più. Poi ho pensato alla mia risoluzione dinanzi a Dio: qualunque compito mi venisse assegnato, avrei fatto del mio meglio per svolgerlo adeguatamente, purché giovasse al lavoro della Chiesa; anche se non mi fosse piaciuto, mi sarei comunque sottomessa per soddisfare Dio. Allora perché non riuscivo a sottomettermi, ora che mi toccavano questi compiti? In silenzio, ho rivolto una preghiera a Dio: “Oh Dio, hai disposto che mi venissero assegnati i compiti di accoglienza, ma ho sempre voglia di ribellarmi e non riesco a sottomettermi. Ti prego, illuminami e guidami, fammi comprendere la Tua volontà”.

In seguito, ho letto due passi delle parole di Dio: “Nel valutare se le persone sono capaci di obbedire a Dio o meno, la cosa principale a cui guardare è se desiderano qualcosa di stravagante da Dio e se hanno o no secondi fini. Se le persone avanzano sempre richieste a Dio, questo dimostra che non Gli sono obbedienti. Qualunque cosa accada, se non sai riceverla da Dio e cercare la verità, se parli sempre partendo dal tuo ragionamento soggettivo e pensi sempre di essere il solo ad avere ragione, se riesci addirittura a dubitare di Dio, allora saranno guai. Gente così è la più arrogante e ribelle verso Dio. Le persone che chiedono sempre qualcosa a Dio non riescono mai a obbedirGli realmente. Se avanzi richieste a Dio, questo dimostra che stai concludendo un accordo con Lui, che stai scegliendo i tuoi pensieri e stai agendo conformemente a essi. Così facendo, tradisci Dio e sei privo di obbedienza” (“Gli esseri umani chiedono troppo a Dio” in “Registrazioni dei discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). “Che cos’è la vera sottomissione? Ogni volta che Dio fa qualcosa come desideri e hai la sensazione che tutto è soddisfacente e opportuno, e che ti è stato permesso di emergere, senti che è magnifico e dici ‘grazie Dio’ e riesci a sottometterti alla Sua orchestrazione e alle Sue disposizioni. Invece, ogni volta che vieni assegnato a una posizione irrilevante dove non ti è mai possibile emergere e nella quale nessuno mai si accorge di te, smetti di sentirti felice e trovi difficile sottometterti. […] Di solito è facile sottomettersi quando le condizioni sono favorevoli. Se riesci a farlo anche in circostanze avverse – quelle in cui le cose non vanno come desideri e vieni ferito nei tuoi sentimenti, quelle che ti rendono debole, che ti fanno soffrire fisicamente e sono uno smacco per la tua reputazione, che non riescono a soddisfare la tua vanità e il tuo orgoglio e ti infliggono una sofferenza psicologica, allora possiedi davvero una levatura. Non è questo l’obiettivo che dovreste perseguire? Se avete una tale determinazione, un simile obiettivo, allora c’è speranza” (La condivisione di Dio). Le parole di Dio mi hanno mostrato che la vera sottomissione non è una transazione né una scelta personale. Che mi piaccia o no, che mi giovi o meno, se viene da Dio e favorisce il lavoro della Chiesa, dovrei sottomettermi. Invece, cosa stavo facendo? Quando mi hanno assegnato i compiti di accoglienza, non pensavo a rispettare la volontà di Dio, né a sostenere il lavoro della Chiesa, mi preoccupavo solo di mettermi in mostra, farmi stimare e soddisfare la mia vanità. Mi stavo sottomettendo a Dio? Ho ripensato a quando ero capogruppo. Per il lavoro nella Chiesa, il capo teneva condivisioni sempre prima con me. Pensavo che mi stimasse, che i miei fratelli mi ammirassero. Mi impegnavo al massimo nel mio compito e, per quanto estenuante, ero felice di svolgerlo. Però, nell’occuparmi dell’accoglienza, sono diventata negativa: pensavo che fosse svilente. Soprattutto, nonostante i miei sforzi, sarebbe stato invisibile agli altri. Ecco perché mi sentivo contraria e non volevo farlo. Solo a quel punto ho capito che mi impegnavo tanto nel mio vecchio compito per mettermi in mostra e farmi ammirare dagli altri. I compiti di accoglienza, però, non soddisfacevano la mia ambizione, così non riuscivo a sottomettermi. Allora, ho capito che, nel mio compito, avevo sempre avuto preferenze e scelte, badavo solo alla reputazione, al prestigio e ai benefici che ne traevo. Non stavo affatto perseguendo la verità, né mi sottomettevo a Dio!

In seguito, ho letto queste parole di Dio: “Coloro che sono in grado di mettere in pratica la verità riescono ad accettare l’esame di Dio nel fare le cose. Quando accetti l’esame di Dio, il tuo cuore è sulla strada giusta. Se fai le cose sempre e solo perché gli altri le vedano e non accetti l’esame di Dio, allora hai ancora Dio nel tuo cuore? Le persone di questo tipo non hanno riverenza verso Dio. Non fare sempre cose per il tuo tornaconto e non considerare costantemente i tuoi interessi; non pensare affatto alla tua posizione, al tuo prestigio o alla tua reputazione. Inoltre, non considerare gli interessi dell’uomo. Devi prima pensare agli interessi della casa di Dio e farne la tua prima priorità. Dovresti essere rispettoso della volontà di Dio e cominciare col riflettere se tu sia stato o meno impuro nell’adempimento del tuo dovere, se tu abbia fatto o meno tutto il possibile per essere leale, se tu abbia fatto del tuo meglio per adempiere alle tue responsabilità e aver dato tutto te stesso e, allo stesso modo, se tu abbia o meno riflettuto sinceramente sul tuo dovere e sul lavoro della casa di Dio. Devi prendere in considerazione queste cose. Riflettici spesso, e ti sarà più facile svolgere bene il tuo dovere” (“Consegna il tuo vero cuore a Dio e potrai ottenere la verità” in “Registrazioni dei discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). In queste parole, ho trovato un percorso di pratica. Dovevo accettare l’attento esame di Dio nel mio compito, mantenermi timorata di Dio, rinunciare al profitto personale e fare tutto ciò che giova alla Chiesa. Dopo aver compreso la volontà di Dio, ho pregato: “Oh Dio, sono disposta ad accettare il tuo attento esame. Non darò più peso a ciò che gli altri pensano di me. Voglio solo sottomettermi alle Tue disposizioni e svolgere bene il mio dovere”. Nei giorni successivi, le sorelle sapevano che mi era difficile fare acquisti in un paese straniero, così hanno trovato tempo per venire con me a prendere il necessario. Quando potevano, ma mi aiutavano nei lavori di casa. Se avevo un problema, condividevano con me sulle parole di Dio e sulle proprie esperienze, per aiutarmi e sostenermi. Nessuna di loro mi disprezzava o mi scansava a causa del mio compito. Ho imparato a riconoscere che non esiste distinzione tra compiti più o meno umili. Ci limitiamo a svolgerli dinanzi a Dio. Dopo quell’esperienza, pensavo di riuscire un po’ a sottomettermi nel mio compito, ma non capivo davvero la mia natura ed essenza, non avevo ancora rinunciato del tutto alla ricerca di fama e prestigio. Sono stata smascherata di nuovo quando si è creata una situazione sgradita.

Qualche tempo dopo, il capo della Chiesa mi ha chiamata per dire che sorella Zhou era impegnata a predicare il Vangelo e chiedermi se, per mezza giornata ogni sabato, potevo fare da babysitter a sua figlia. Sono stata subito contraria all’idea di occuparmi dei bambini. Prima ero così impegnata in azienda che non badavo neanche ai miei figli. In quel modo, sarei diventata a tutti gli effetti una tata. Cosa avrebbero pensato i fratelli che mi conoscevano se l’avessero scoperto? Che vergogna sarebbe stata! Però, ho pensato alle reali difficoltà di sorella Zhou e sapevo che, tirandomi indietro, avrei avuto un peso sulla coscienza. Ci ho pensato un po’ e ho accettato. Quel sabato pomeriggio, sono andata a casa sua. Avevo resistito a fatica fino a sera quando la bambina si è messa a piangere, perché voleva la mamma. Era inconsolabile. Ho provato a calmarla con qualche dolcetto, le ho raccontato delle storie, le ho messo i cartoni animati e alla fine ha smesso di piangere. Sulla via del ritorno, camminando, pensavo: “Badare ai bambini è tanto difficile. Non solo è faticoso, ma è assolutamente umile e passa inosservato”. Più ci pensavo, più mi sentivo offesa. Arrivata a casa, ho visto le altre parlare felici delle ricompense e delle esperienze ricavate dai loro compiti. Mi sentivo invidiosa e frustrata. Pensavo: “Quando potrò svolgere i compiti di irrigazione, come loro? In quello che svolgo attualmente, o strofino pentole e padelle o mi occupo dei bambini. Quali verità posso ottenere in questo modo? La gente dirà che non ho la realtà della verità e sono solo capace di lavori umili come questo?” Un pensiero che mi turbava ancora di più. Quella notte, continuavo a rigirarmi nel letto, senza prendere sonno, così mi sono presentata davanti a Dio in preghiera. Ho detto: “Oh Dio, in questo momento sono tanto sconvolta. Voglio sempre mettermi in risalto, farmi ammirare. Oh Dio, so che questa ricerca è in conflitto con la Tua volontà, ma non riesco a sottomettermi. Dio, Ti prego, guidami e conducimi, aiutami a conoscere me stessa per liberarmi di questa condizione errata”.

Poi, ho letto alcune parole di Dio: “L’indole corrotta degli uomini si nasconde in ogni loro pensiero e idea, nei motivi dietro ogni loro azione; si nasconde in ogni parere che l’uomo ha riguardo a qualsiasi cosa e in ogni opinione, interpretazione, punto di vista e desiderio che egli ha nel suo approccio a tutto ciò che Dio fa. È nascosto all’interno di queste cose” (“Solo se si è veramente obbedienti si può possedere una fede reale” in “Registrazioni dei discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). “L’indole satanica corrotta è radicata molto profondamente nelle persone; diventa la loro vita. Cos’è esattamente che cercano e desiderano ottenere? Sotto la forza trainante dell’indole satanica corrotta, quali sono gli ideali, le speranze, le ambizioni, gli obiettivi e gli orientamenti di vita delle persone? Non vanno forse in direzione contraria alle cose positive? In primo luogo, le persone vogliono sempre conseguire la fama o diventare celebrità; desiderano acquisire grande notorietà e prestigio e portare onore ai propri antenati. Sono forse cose positive? Non sono affatto in linea con le cose positive; inoltre vanno in direzione contraria alla legge secondo cui Dio ha il dominio sul destino dell’umanità. Perché dico questo? Che genere di persona vuole Dio? Vuole forse una persona importante, una celebrità, una persona nobile, una persona di risonanza mondiale? (No.) Allora che genere di persona vuole Dio? Vuole una persona con i piedi ben piantati per terra, che cerchi di avere i requisiti di una creatura di Dio, che sappia compiere il dovere di creatura e stare al posto che le compete in quanto essere umano. […] Che cosa allora provoca negli uomini un’indole satanica corrotta? (L’opposizione a Dio.) Che cosa ottiene chi si oppone a Dio? (Dolore.) Dolore? No, distruzione! Il dolore non ne costituisce neppure la metà. Ciò che vedi proprio di fronte a te è dolore, negatività e debolezza, ed è opposizione e lamentele: che esito avranno queste cose? L’annientamento! Non è una questione di poco conto e non è un gioco” (“Si può superare un’indole corrotta solo cercando la verità e affidandosi a Dio” in “Registrazioni dei discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Queste parole di giudizio e rivelazione mi hanno fatta vergognare tanto. Ho cominciato a riflettere su me stessa: “Perché non riesco mai a sottomettermi alle situazioni che Dio predispone? Perché mi rifiuto sempre di svolgere compiti in apparenza irrilevanti? Mi fa sentire addosso il disprezzo degli altri, come se fossi inferiore. Non riesco a tenere la testa alta e mi sento inutile. Mi sembra che valga la pena di svolgere solo quei compiti importanti in cui posso distinguermi, ottenendo l’ammirazione e la stima altrui”. Mentre riflettevo su quei pensieri, ho scoperto di essere ancora controllata dal mio desiderio di fama e prestigio. Vivevo secondo veleni satanici quali “Come un albero vive per la sua corteccia, così l’uomo vive per la propria faccia”, “L’uomo lascia il proprio nome ovunque vada, così come l’oca emette il suo grido ovunque voli” e “Mentre l’uomo si affanna verso l’alto, l’acqua scorre verso il basso”. Questi veleni erano da tempo radicati in me, diventando la mia natura. Mi avevano resa così arrogante e presuntuosa. Mi piaceva che gli altri mi ammirassero. Amavo avere fama e prestigio e li prendevo come obiettivi di vita da prefiggersi. Mi sono resa conto che erano proprio gli scopi perseguiti dalle persone nel mondo esterno. Prima di iniziare a credere in Dio, ero così competitiva. Faticavo da mattina a sera e mi uccidevo di lavoro, cercando gestire bene la mia fabbrica. Ogni volta che visitavo la mia città natale e i miei amici e parenti mi salutavano calorosamente, chiamandomi superdonna, la mia vanità veniva saziata ed ero disposta a pagare qualsiasi prezzo. La mia vita si basava ancora su quelle opinioni, anche una volta diventata credente. Svolgendo il mio dovere per la reputazione e la posizione, mi preoccupavo di profitti e perdite. Se avevo una posizione da ammirare, ero felice. Se, invece, non potevo distinguermi, diventavo negativa e infelice, resistevo a Dio, ma anche alla situazione da Lui predisposta. Più ci pensavo, più mi rendevo conto che quei veleni satanici mi recavano solo dolore, portandomi a ribellarmi a Lui e a sfidarLo mio malgrado. Se avessi continuato su quella strada, mi sarei guadagnata la Sua avversione e mi avrebbe eliminata. Avevo intrapreso un percorso che mi spaventava. A quel pensiero, mi sono precipitata a pregare e a pentirmi di fronte a Dio. Non volevo più ricercare la fama e il prestigio, né l’ammirazione altrui, invece, volevo diventare un vero essere creato in linea con le parole di Dio. Dopo aver pregato, il mio cuore si è calmato.

Durante i devozionali del giorno dopo, ho letto queste parole di Dio: “Tu credi in Dio e Lo segui, perciò in cuor tuo devi amarLo. Devi mettere da parte la tua indole corrotta, cercare di soddisfare il Suo desiderio e compiere il dovere di creatura di Dio. Poiché credi in Dio e Lo segui, dovresti offrirGli ogni cosa, evitare di fare scelte o richieste personali, e soddisfare il Suo desiderio. Poiché sei stato creato, dovresti obbedire al Signore che ti ha creato, perché sei intrinsecamente incapace di dominarti e di controllare il tuo destino. Poiché sei una persona che crede in Dio, dovresti cercare la santità e il cambiamento. Poiché sei una creatura di Dio, dovresti attenerti al tuo compito, stare al tuo posto ed evitare di andare oltre i limiti del tuo dovere. Ciò non serve a vincolarti o a reprimerti attraverso la dottrina, bensì è la strada grazie alla quale puoi fare il tuo dovere, una strada che può, e deve, essere percorsa da tutti coloro che attuano la giustizia” (“Il successo o il fallimento dipendono dalla strada che l’uomo percorre” in “La Parola appare nella carne”). Leggere le parole di Dio mi ha fatto capire che, come essere creato, devo sottomettermi al Suo dominio e alle Sue disposizioni. Devo perseguire la verità e il cambiamento nella mia indole. Questo è il mio dovere ed è ciò che devo perseguire. Non mi piaceva la situazione predisposta da Dio ma, dietro di essa, si celavano le Sue buone intenzioni. Aveva organizzato tutto con cura per purificarmi e cambiarmi. Non potevo più perseguire fama e prestigio, né essere schizzinosa. Dovevo ricercare la verità, accettando il giudizio e il castigo di Dio per eliminare la mia indole corrotta. Dovevo dare tutta me stessa nel far bene il mio compito.

Nei giorni successivi, ho smesso di dare peso all’opinione degli altri e, anzi, ho svolto il mio compito davanti a Dio. A volte, quando i fratelli erano impegnati nei loro compiti e non potevano badare ai figli, mi offrivo di aiutarli. Quando ho visto che la loro predicazione portava più persone davanti a Dio, ho provato felicità nel cuore. Anche se non riuscivo a distinguermi nel mio compito, garantivo la tranquillità dei fratelli e sorelle, dando il mio contributo silenzioso alla diffusione del Vangelo del Regno. Anche questo è importante. Quando mi occupavo dell’accoglienza e badavo ai bambini, pur senza soddisfare la mia vanità e il mio desiderio di prestigio, lo trovavo così gratificante. Sapevo che perseguire reputazione e posizione non era la retta via. Sottomettermi al dominio e alle disposizioni di Dio, facendo al meglio il mio compito: questo avrei dovuto perseguire. Sono riuscita a riconoscere davvero che non esiste gerarchia di compiti nella casa di Dio. Qualunque sia il mio, ci sono sempre lezioni da imparare e verità da praticare e in cui entrare. Se mi sottometto e perseguo la verità, ne trarrò vantaggio. Ciò mi ha mostrato che Dio è giusto e non favorisce nessuno. Aver compreso questo e raggiunto un minimo cambiamento è la Sua ricompensa per la mia vita. Sia ringraziato Dio!

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