La brama di comodità mi ha quasi condannata

26 Settembre 2022

di Bai Xue, Corea del Sud

Nel 2019, ero responsabile del lavoro video della chiesa mentre prestavo servizio anche come leader. Dio mi elevava in quel modo, e ho giurato di svolgere bene il mio dovere. Dopo di che, ho messo davvero il mio cuore nel mio dovere e ho imparato come svolgere il lavoro della chiesa dalla sorella con cui collaboravo. Facevo di tutto per partecipare a ogni riunione, più o meno importante, e revisionavo i video ogni giorno. Ogni singolo giorno era davvero pieno per me. Ma, dopo un po’, mi sono stancata e gradualmente ho perso la determinazione iniziale. Mi sentivo sempre più resistente a condurre una vita così frenetica. Soprattutto quando revisionavo i video, dovevo davvero riflettere e concentrarmi molto, e poi fornire suggerimenti ragionevoli per risolvere i problemi riscontrati. Lo trovavo troppo impegnativo mentalmente e non volevo farlo. In seguito, ho iniziato a essere superficiale nel revisionare i video e per alcuni rispondevo solo dopo una visione superficiale. A volte, chiudevo un occhio quando c’erano problemi evidenti, perché altrimenti avrei dovuto pensare a una soluzione, quindi tenevo la bocca chiusa. Sono diventata sempre più negligente nel mio dovere, e così i video continuavano a essere rimandati indietro per le revisioni. In molti dovevano fare sforzi inutili. Si trattava di conseguenze gravi, ma non ho riflettuto. Ho persino pensato che non mi riguardassero direttamente, e che fosse perché c’erano troppi problemi nei video degli altri.

Una volta, mi sono imbattuta in problemi gravissimi in un video che aveva bisogno di idee nuove. Tutti avevano proposte di ogni tipo che mi facevano girare la testa. Richiedeva una tale concentrazione che ho pensato di lasciare pianificare a loro. Ho delegato i compiti con la scusa di seguire il lavoro complessivo, quindi potevo giustificare il fatto di non supervisionare e seguire le cose. Ma, poiché nessuno aveva mai affrontato quel tipo di problemi, non comprendevano bene alcuni princìpi, e non sapevano come gestire un lavoro così complesso. Per questo motivo, non c’è stato alcun progresso, e alla fine il video è stato accantonato. La mia collaboratrice, sorella Liu, ha visto che eravamo inefficienti e che i nostri progressi erano lenti, così ci ha richiamati ed esortati ad accelerare il lavoro. Io mi sono lamentata che era troppo dura con noi e gli altri fratelli e sorelle mi hanno dato ragione, opponendosi alle sue disposizioni. Questo ha fatto sentire sorella Liu molto limitata, ed è diventata molto cauta ogni volta che discuteva con noi di disposizioni lavorative. Questo ha aumentato i ritardi e ostacolato i nostri progressi. Di solito non mi dedicavo molto a imparare le competenze professionali, e mi sembrava che mettere insieme i materiali di formazione fosse un lavoro troppo impegnativo, così lo delegavo sempre a sorella Liu. A volte non partecipavo alla formazione con la scusa di essere troppo impegnata con il mio lavoro. In questo modo, sono diventata incurante e pigra nel mio dovere. Una volta, non mi sono nemmeno preparata in anticipo per una discussione di lavoro, facendo perdere tempo a tutti.

Poi, un giorno, sono caduta e mi sono slogata una caviglia mancando un gradino mentre scendevo le scale. Non ho riflettuto sul perché mi fosse successo, e ho pensato che avrei potuto riposare un po’, dato il dolore alla caviglia. Sorella Liu mi ha smascherata e trattata più volte, dicendomi che non portavo un fardello nel mio dovere, che stavo ritardando il lavoro della chiesa e che avevo un’influenza negativa sugli altri. Dopo le sue condivisioni, diventavo più attiva per qualche giorno, e poi ricominciavo a rallentare. Non mi rendevo conto di quanto fosse grave il problema e continuavo a giustificare me stessa, pensando di essere solo un po’ pigra, e non arrogante, di non limitare né soffocare gli altri con il mio atteggiamento autoritario, e che quindi non era un problema serio. In ogni caso, avevo levatura e alcune capacità professionali, quindi non sarei stata sostituita. E così, non ho ascoltato gli avvertimenti di Sorella Liu e non li ho presi affatto sul serio. Ho continuato a essere negligente nei miei doveri e percepivo persino alcuni compiti come un peso e un intralcio. La mia negligenza nel dovere portava molti video a essere rimandati indietro per delle modifiche e passava un’eternità prima che venissero pubblicati.

Una mattina, una leader superiore è passata senza preavviso a dirci che il nostro lavoro non aveva prodotto alcun risultato, e che continuavano a ripresentarsi questioni già evidenziate. Ci ha chiesto quale fosse esattamente il problema, e se fossimo in grado di svolgere quel dovere, dicendo che, se fosse andata avanti così, saremmo stati tutti rimossi. Questo mi ha spaventata. Ero una leader della chiesa e dirigevo anche il nostro lavoro, quindi ero direttamente responsabile di quel totale disastro. Era tutta colpa della mia superficialità. Riflettendoci, mi sono resa conto di aver commesso un grave errore. La leader superiore ha presto scoperto il modo in cui svolgevo il mio dovere e mi ha sostituita. Inoltre, mi ha severamente trattata e potata, dicendo che la casa di Dio mi aveva affidato un lavoro importante, ma a me non interessava nulla di tutti quei problemi e difficoltà. Mi preoccupavo solo delle mie comodità fisiche, e ho ostacolato per mesi i progressi dei nostri video. Stavo danneggiando la casa di Dio ed ero totalmente priva di coscienza! La casa di Dio mi stava coltivando, ma io non mi curavo affatto della volontà di Dio, ed ero una totale delusione. Ero una leader, ma non svolgevo bene il mio dovere. Non imparavo nulla, ero incapace di progredire e indegna di essere coltivata. Se non mi fossi pentita e non fossi cambiata, sarei stata scacciata. Le parole della leader sono state un colpo durissimo per me. La mia mente si è svuotata e continuavo a chiedermi: “Cosa ho fatto per tutti questi mesi? Come sono arrivata a questo punto?” Sentirle dire che non ero degna di essere coltivata mi ha dato la sensazione di non avere un futuro. Ero davvero sconvolta e mi sentivo svuotata di ogni energia. Mi odiavo per non aver avuto a cuore il mio dovere fin dall’inizio, ma ormai era troppo tardi.

Dopo essere stata rimossa, sono sprofondata in uno stato negativo di disperazione. Mi sentivo come se tutti mi avessero vista per ciò che ero e accantonata come un cattivo esempio e anche Dio mi detestasse. Pensare alle parole con cui la leader mi aveva trattata mi pungeva nel vivo. Mi sentivo come se fossi stata smascherata e scacciata. Ho passato giorni davvero dolorosi. Poi, un giorno, ho letto un passo delle parole di Dio che mi ha molto colpita. Le parole di Dio dicono: “Se sei devoto a Dio e svolgi il tuo dovere con sincerità, è possibile che tu sia ancora negativo e debole quando vieni trattato e potato? Che cosa dovresti fare, allora, se sei davvero negativo e debole? (Dovremmo pregare Dio e affidarci a Lui, cercare di pensare a ciò che Dio ci chiede, riflettere su dove abbiamo sbagliato, su quali errori abbiamo commesso; negli ambiti in cui siamo caduti, è lì che dobbiamo risalire). Esatto. Metti in pratica ciò che hai capito, ciò che ti è chiaro; non aggravare i tuoi errori, non gettare la spugna, affronta queste cose con la giusta mentalità. Nessuno ti sta rendendo le cose difficili di proposito; anche se le parole usate per trattarti e potarti sono un po’ dure, è perché hai fatto qualcosa di estremamente molesto, hai violato i principi senza nemmeno rendertene conto: come potresti non essere trattato, date le circostanze? Il fatto che tu venga trattato in questo modo ha in realtà lo scopo di aiutarti, è amore nei tuoi confronti e, se non riesci a capirlo, sei del tutto privo di senno” (I discorsi di Cristo degli ultimi giorni). Mentre leggevo le parole di Dio, le lacrime mi scorrevano sul viso. La leader aveva ragione su tutto quando mi aveva trattata, e io ero stata criticata così duramente perché tutto ciò che avevo fatto era stato così esasperante. Ma non sapevo rinunciare a me stessa. Dovevo davvero riflettere sul motivo del mio fallimento, cambiare e pentirmi. Questo era l’approccio giusto. Così, ho pregato, chiedendo a Dio di guidarmi a riflettere su quel fallimento.

Un giorno, ho sentito alcune parole di Dio che esponevano e analizzavano i falsi leader e che mi hanno aiutata a capire meglio me stessa. La parola di Dio dice: “I falsi leader non svolgono un vero lavoro, ma sanno come comportarsi da funzionari. Qual è la prima cosa che fanno, una volta diventati leader? Cominciano a cercare di conquistare le persone. Si comportano secondo l’approccio ‘un nuovo manager deve dare una forte impressione’: per prima cosa compiono alcune azioni per conquistare gli altri, introducono alcune cose per rendere la vita delle persone più facile, cercano di fare buona impressione su di loro, di mostrare a tutti che sono in sintonia con la massa, in modo che tutti li lodino e li considerino come un genitore, dopodiché assumono ufficialmente il comando. Ritengono sia giusto e opportuno per loro godere degli orpelli del prestigio, ora che hanno il sostegno della maggioranza e la loro posizione è sicura. I loro motti sono: ‘La vita non è altro che mangiare e vestirsi’, ‘Cogliere l’attimo per il piacere, perché la vita è breve’ e ‘Oggi bevi il vino di oggi; di domani, preoccupatene domani’. Godono di ogni giorno così come viene, si divertono il più possibile e non pensano al futuro, né tanto meno hanno considerazione delle responsabilità che un leader dovrebbe assumersi e dei doveri che dovrebbe svolgere. Ripetono alcune parole e frasi e svolgono meccanicamente alcuni compiti irrilevanti ma non eseguono un vero lavoro, non cercano di approfondire i problemi reali della chiesa per risolverli definitivamente. Che senso ha svolgere un lavoro in modo così superficiale? Non è forse un inganno? Si possono affidare responsabilità serie a dei falsi leader di questo tipo? Sono in linea con i principi e le condizioni della casa di Dio per la selezione di leader e lavoratori? (No.) Queste persone non hanno nemmeno coscienza o ragione, sono prive di senso di responsabilità, eppure in cuor loro desiderano lo stesso prestare servizio nella veste ufficiale di leader: perché sono così spudorate? Alcuni hanno senso di responsabilità ma scarsa levatura e non possono essere leader, per non parlare della spazzatura umana che non ha alcun senso di responsabilità; costoro sono ancora meno qualificati per il ruolo di leader. Quanto sono pigre queste persone? Rilevano un problema, sono consapevoli che si tratta di un problema, ma lo trattano come niente fosse e lo ignorano. Costoro sono così irresponsabili! Possono essere bravi a parlare e in apparenza possiedono della levatura ma, quando nella chiesa emergono dei problemi, sono incapaci di risolverli. A prescindere da quanto tempo lavorino, i problemi continuano ad accumularsi, come cimeli di famiglia di cui questi falsi leader non si curano affatto, mentre allo steso tempo si ostinano a svolgere meccanicamente alcuni compiti irrilevanti. E qual è il risultato finale? Non gettano forse il lavoro della chiesa nello scompiglio, non lo compromettono? Non creano forse disordine e disgregazione all’interno della chiesa? Questo è l’esito inevitabile” (Come riconoscere i falsi capi). “Questi falsi leader indolenti trattano l’essere leader o lavoratori come una sorta di posizione di cui godere. Per loro, il dovere e il lavoro che un leader dovrebbe svolgere sono un ingombro, un fastidio. Hanno il cuore colmo di ribellione nei confronti del lavoro della casa di Dio: se si chiede loro di controllare o di rilevare i problemi che emergono nel lavoro e poi di seguirli e risolverli, sono pieni di riluttanza. Questo è il lavoro che i leader e i lavoratori devono svolgere, questo è il loro compito. Se non lo fai, se non sei disposto a farlo, perché vuoi comunque essere un leader o un lavoratore? Compi il tuo dovere per tener conto della volontà di Dio o per godere degli orpelli dell’autorità? Non è forse una vergogna essere un leader solo perché desideri ricoprire una posizione ufficiale? Nessuno è di carattere inferiore alle persone di questo tipo, che non hanno rispetto di sé e sono totalmente spudorate” (Come riconoscere i falsi capi). Leggere queste parole di Dio è stato come se Dio mi stesse analizzando di persona. Ero proprio quel tipo di leader pigro. Fin dall’inizio, ero convinta che chi è al comando non solo possiede autorità, ma guadagna anche la stima degli altri, così ho lavorato duramente e sofferto per ottenere quel prestigio. Ho dato a tutti una falsa impressione, facendo credere loro di saper assumermi molte responsabilità. Una volta acquisita quella posizione e la fiducia degli altri, ho mostrato la mia vera natura. Ho iniziato a godere della sensazione di superiorità derivata dal prestigio e, quando ho visto tutto quel lavoro e quelle difficoltà, non volevo preoccuparmene. Li percepivo come un peso, e così pensavo a come alleggerire il carico e avere meno preoccupazioni. Non sopportavo l’impegno mentale di revisionare i video, quindi davo arbitrariamente suggerimenti inconsisenti e facevo fare agli altri ripetute modifiche, un lavoro non necessario. Quando emergevavano problemi in un video di cui ero responsabile, non mi arrovellavo il cervello per trovare una soluzione, ma usavo il mio prestigio per giocare d’astuzia, così che se ne occupassero gli altri, e non seguivo il lavoro. Questo ha lasciato dei problemi irrisolti e il nostro lavoro si è arrestato. Accampavo ogni sorta di scuse per evitare la formazione di gruppo e per rimandarla ogni volta che potevo. Trascinavo inoltre la pianificazione del lavoro urgente ed ero colma di lamentele, limitando così la mia collaboratrice. I nostri progressi erano ostacolati dal fatto che non sapevo gestire prontamente la mole di lavoro… Ripensando a tutto quello che avevo fatto, volevo davvero prendermi a schiaffi. Quando ho ottenuto prestigio, bramavo solo le comodità ed ero costantemente infida e subdola. Non prendevo sul serio il lavoro ed ero del tutto irresponsabile. Non risolvevo subito i problemi e rimanevo indifferente quando il lavoro della casa di Dio ne risentiva. In che modo le mie azioni erano diverse da quelle dei funzionari del Partito Comunista? Ricorrono a tattiche di ogni tipo per acquisire prestigio e non risolvono i problemi della gente comune. Vogliono solo mangiare e bere e usare il loro potere per guadagno personale. Sono malvagi e privi di vergogna. Io ero identica. La casa di Dio mi ha affidato un lavoro così importante, ma a me interessavano solo gli agi e le comodità fisiche. Mancavo di umanità, non svolgevo un vero lavoro. Ho trascurato il mio dovere, ritardando gravemente il lavoro della casa di Dio. Ero egoista e meschina, totalmente priva di umanità. Poi, ho visto chiaramente quanto fossi pigra, egoista e spregevole. Avevo ottenuto una posizione con l’inganno e non svolgevo lavoro pratico. Avevo scarsa moralità ed ero inaffidabile. Non avevo davvero alcun senso etico. Questi pensieri erano come tante pugnalate al cuore. Ho pregato: “O Dio, sono così priva di umanità. Ho accettato questo incarico, ma non ho svolto bene il mio lavoro, e questo ha ostacolato il lavoro della casa di Dio. Dio, la mia sostituzione è stata la Tua giustizia. Voglio pentirmi e cambiare: Ti prego, guidami a conoscere me stessa”.

Nella mia riflessione, ho ricordato come gli altri avevano condiviso con me su questo argomento molte volte e mi avevano anche ammonita e trattata, ma io l’avevo ignorato. Mi sembrava che essere pigra e bramare le comodità fisiche non fosse un grave problema, che non stessi facendo del male né limitando nessuno. Dal momento che avevo levatura e conoscevo il lavoro, pensavo che la chiesa non mi avrebbe sostitutita per la mia pigrizia. Prima di leggere le parole di Dio, non mi rendevo conto che queste erano solo mie nozioni e fantasie. La parola di Dio dice: “Chi ha il problema più grave: le persone pigre o le persone di scarsa levatura? (Le persone pigre.) Perché le persone pigre hanno un problema grave? (Le persone di scarsa levatura non possono essere leader o lavoratori, ma possono essere in qualche modo efficienti quando svolgono un dovere che si confaccia alle loro capacità. Le persone pigre non possono fare niente; anche se hanno levatura, non se ne fanno nulla). Le persone pigre non sono in grado di fare nulla. In una parola, sono spazzatura. Sono al di sotto della media, carenti. Per quanto buona sia la levatura delle persone pigre, non è altro che fumo negli occhi; la loro buona levatura non ha alcuna utilità. Questo perché sono troppo pigre; sanno cosa dovrebbero fare, ma non lo fanno; quando sono consapevoli che qualcosa costituisce un problema, non cercano di risolverlo; sanno quali difficoltà dovrebbero affrontare perché il lavoro sia efficace, ma non sono disposte a sopportare una sofferenza così significativa. Di conseguenza, non acquisiscono alcuna verità e non svolgono un vero lavoro. Non vogliono sopportare le difficoltà che spettano loro; conoscono solo la brama di comodità, il piacere della carne, il godimento dei momenti di gioia e di svago, della libertà e di una vita rilassata e felice. Non sono forse inutili? Cos’altro possono fare simili persone? Non hanno forse un problema di moralità? Penso che persone di questo tipo siano inferiori a quelle che invece sono dotate di scarsa levatura e pur tuttavia disposte a pagare un prezzo. Almeno, a seconda della loro levatura e dei loro punti di forza, le persone di scarsa levatura hanno un’utilità; date loro un lavoro commisurato alle loro capacità e saranno in grado di svolgerlo, di mantenerlo, di dedicarcisi. Mentre chi non svolge un vero lavoro non solo non è in grado di compiere il proprio dovere in modo adeguato, ma nemmeno è all’altezza di prestare servizio, è spazzatura, appartiene alla peggiore categoria di persone” (Come riconoscere i falsi capi). “Il modo in cui consideri gli incarichi di Dio è davvero importante, è una questione molto seria! Se non sei in grado di portare a termine ciò che Dio affida alle persone, allora non sei degno di vivere alla Sua presenza e meriti di essere punito. È stabilito dal Cielo e riconosciuto dalla terra che gli umani dovrebbero completare qualsivoglia incarico Dio abbia loro affidato; questa è la loro responsabilità più elevata, non meno importante della loro stessa vita. Se non prendi sul serio gli incarichi di Dio, allora Lo tradisci nel modo più grave; in ciò, sei più deprecabile di Giuda e meriti di essere maledetto” (“Come conoscere la natura umana” in “I discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Ma, dopo aver letto le parole di Dio, ho capito che, sebbene in apparenza non nuocessi a nessuno, avevo preso alla leggera l’incarico di Dio e ostacolato il lavoro della Sua casa. Questo era un grave tradimento verso Dio, persino più detestabile di Giuda. Rabbrividivo, ripensando a tutto ciò che avevo fatto nel mio dovere. Avevo ignorato più volte la comunione degli altri, pensando che l’approssimatività non fosse grave, convinta persino, a torto, che, poiché conoscevo il lavoro e avevo levatura, la chiesa non mi avrebbe sostituita per la mia pigrizia. Ero così indifferente e ostinata, suscitavo sia pena che ilarità, e non ero stata in grado di capire quanto fosse pericoloso. Dio ha detto chiaramente che odia le persone che hanno levatura ma che sono pigre e subdole, spregevoli e di scarsa umanità, e indegne della Sua fiducia. Le persone dotate di levatura inferiore ma disposte a soffrire sono migliori di loro. Sono sincere nel loro dovere. Ci mettono il cuore e sono responsabili. Quanto a me, invece, mi sentivo a posto perché sembravo avere un po’ di levatura, mentre in realtà non riuscivo a fare le cose più elementari che spettano a un essere creato nel suo dovere. Che razza di umanità e di levatura sono queste? A quel punto, ho realmente visto la verità su di me, e capito perché la leader aveva detto che non valeva la pena coltivarmi e che sarei stata scacciata se non mi fossi pentita e non fossi cambiata. Con un’umanità di quel tipo, essendo sia pigra che ingannevole, non avevo alcuna responsabilità nei confronti del mio dovere, non ero degna di fiducia, e avrei dovuto essere allontanata e scacciata. Pensare a tutto il tempo che avevo sprecato mi ha fatta sentire davvero in debito con Dio. Da quel momento in poi, volevo solo perseguire bene la verità, compiere il mio dovere per soddisfare Dio e ripagare il Suo amore.

In seguito, sono stata assegnata a un gruppo per la produzione testi. Il lavoro era molto e ogni giorno era impegnativo, così continuavo a richiamarmi a svolgere bene il mio dovere e a non cedere di nuovo alla carne. Riuscivo a potare un fardello nel mio dovere. Dopo un po’ di tempo, avevo la sensazione di essere cambiata. Ma, con l’aumentare del carico di lavoro e l’insorgere di difficoltà, la mia natura è tornata a manifestarsi. Lo reputavo mentalmente faticoso, quindi lasciavo che fossero gli altri a risolvere le questioni più complesse. Una sorella mi diceva spesso che ero approssimativa e mi ammoniva a prendere il lavoro più seriamente. Io acconsentivo, e per qualche giorno andava meglio, ma poi tornavo ansiosa quando si presentava qualcosa di complicato e pensavo che fosse troppo difficile, troppo faticoso da gestire, così lasciavo tutto com’era. I giorni passavano in quel modo. Due sorelle del nostro gruppo sono state trasferite perché non stavano ottenendo buoni risultati e improvvisamente ho avuto un brutto presentimento. I miei risultati non erano molto migliori dei loro, e notavo che tutte le altre facevano più progressi di me. Ero diventata la peggiore del gruppo. Avevo ancora il mio dovere, ma mi sentivo veramente a disagio e temevo di essere trasferita. Poi, ho parlato del mio stato con una sorella, e lei mi ha detto che non mancavo di levatura, però ero troppo approssimativa. Svolgevo quel dovere da un po’, ma continuavo a fare errori davvero elementari, e questo denotava un problema nel mio atteggiamento verso il lavoro. Questo ha suscitato in me sentimenti contrastanti. Pensavo di essere ormai decisa a svolgere bene il mio dovere: perché continuavo ad approcciarlo in quel modo? Mi sono rivolta a Dio in preghiera e in ricerca.

Un giorno, ho letto un passo delle parole di Dio che mi ha fornito maggiore chiarezza sul mio problema. La parola di Dio dice: “Qualunque sia il lavoro o il dovere che svolgono, alcuni non sono in grado di eseguirlo, non ne sono all’altezza, non sono in grado di adempiere a nessuno degli obblighi o delle responsabilità che spettano alle persone. Non sono forse spazzatura? Sono ancora degni di essere definiti persone? A eccezione degli ingenui, di coloro che sono affetti da handicap mentali e di coloro che soffrono di varie menomazioni psichiche e fisiche, esiste forse qualcuno che non debba svolgere i propri doveri e adempiere alle proprie responsabilità? Invece, questi rifiuti desiderano solamente essere pigri, non vogliono adempiere alle proprie responsabilità; l’implicazione è che non vogliono comportarsi come persone degne di questo nome. Dio ha dato loro levatura e doni, ha dato loro intelligenza e saggezza, ha dato loro l’opportunità di essere umani, eppure sono negligenti nell’adempiere ai loro doveri, non c’è una sola responsabilità che siano disposti ad assolvere. Una persona del genere è forse degna di essere definita umana? Indipendentemente dal lavoro che le viene affidato, che sia importante o comune, difficile o semplice, è sempre negligente e superficiale, sempre pigra e indolente. Quando emergono dei problemi, le persone di questo tipo cercano di scaricare la responsabilità su qualcun altro. Sono spazzatura, spazzatura inutile. Nella società, chi non deve fare affidamento su se stesso per sopravvivere? Quando le persone raggiungono l’età adulta, devono trovarsi un lavoro e guadagnare denaro per mantenersi. Rimanere a casa e indulgere nella pigrizia le fa sentire a disagio. I loro genitori possono essere disposti a sostenerle, possono amarle profondamente e non volere che vadano nel mondo a sopportare difficoltà e fatiche, ma quale mentalità dovrebbe avere un adulto? Non devi più pesare sui tuoi genitori, non sei più un bambino, devi comportarti da adulto e fare il possibile per mantenerti. Non è questa la mentalità che dovrebbe avere un adulto? Quando le persone hanno questa mentalità hanno un certo senso di responsabilità, possiedono la ragione della normale umanità. I rifiuti che stiamo esaminando oggi possiedono forse la ragione della normale umanità? (No.) Pretendono sempre qualcosa senza offrire nulla in cambio, non vogliono mai assumersi alcuna responsabilità, vanno in cerca di un pranzo gratuito, vogliono tre pasti abbondanti al giorno, che qualcuno li serva e che il cibo sia delizioso, e tutto questo senza svolgere alcun lavoro. Questa non è forse la mentalità di un parassita? E coloro che sono dei parassiti possiedono forse coscienza e senno? Hanno dignità e integrità? Assolutamente no; sono tutti rifiuti e scrocconi” (Come riconoscere i falsi capi). Dalle parole di Dio, ho imparato che chi possiede coscienza e ragione mette tutto se stesso nel suo dovere e fa del suo meglio nell’incarico di Dio e per essere responsabile. Mentre i buoni a nulla privi di normale umanità non sono mai disposti a soffrire o a subire disagi, e si limitano a giocare d’astuzia e ad arrangiarsi, senza pensare alle loro responsabilità e ai loro obblighi. Anche se Dio dà loro levatura e doni, e la possibilità di compiere un dovere, poiché non imparano nulla, vogliono sempre godere delle comodità fisiche e non hanno senso di responsabilità, alla fine non saranno in grado di fare nulla e diventeranno inutili. Mi sentivo identica a come Dio descrive queste persone inutili. Dopo la mia rimozione, la chiesa mi ha permesso di lavorare ai testi: era l’elevazione di Dio; ma io non ho saputo farne tesoro, e ho anzi mantenuto lo stesso atteggiamento da buona a nulla nei confronti del mio dovere. Sapevo di essere approssimativa nel gestire le questioni, ma non volevo migliorare né dedicare più energia mentale o tempo a pensare alle cose. Di conseguenza, non facevo alcun progresso nel mio dovere. Anch’io avevo lo stesso problema. Perché rifuggivo ogni difficoltà e mi nascondevo da ogni disagio?

Una volta, nei miei devozionali, ho letto delle parole di Dio che mi hanno fatto capire la radice di questo problema. La parola di Dio dice: “Oggi, non credi alle parole che dico e non poni alcuna attenzione a esse; quando arriverà il giorno di diffondere questa opera e la vedrai nella sua totalità, ti pentirai, e in quel momento resterai interdetto. Ci sono benedizioni, eppure non sai goderne, e c’è la verità, ma tu non la persegui. Non ti biasimi per questo? Oggi, anche se la fase successiva dell’opera di Dio deve ancora iniziare, non c’è niente di eccezionale in merito alle richieste a te fatte e a ciò che ti viene chiesto di vivere. C’è tanta opera e così tante verità; non sono degne di essere conosciute da te? Il castigo e il giudizio di Dio non sono in grado di risvegliare il tuo spirito? Il castigo e il giudizio di Dio non sono capaci di farti odiare te stesso? Sei contento di vivere sotto l’influenza di Satana, in pace e gioia e con un po’ di conforto carnale? Non sei la più infima di tutte le persone? Nessuno è più stolto di coloro che pur avendo contemplato la salvezza non cercano di ottenerla; sono persone che si saziano della carne e godono di Satana. Speri che la tua fede in Dio non comporti sfide o tribolazioni, né la benché minima avversità. Persegui costantemente cose immeritevoli e non attribuisci alcun valore alla vita, e anteponi, invece, i tuoi pensieri stravaganti alla verità. Sei talmente indegno! Vivi come un maiale – che differenza c’è tra te, i maiali e i cani? Quelli che non perseguono la verità e invece amano la carne, non sono tutte bestie? I morti senza spirito non sono tutti dei cadaveri ambulanti? Quante parole sono state pronunciate tra di voi? È forse stata poca l’opera compiuta tra di voi? A quante cose ho provveduto fra di voi? Allora perché non ne hai ottenuto nulla? Di che cosa ti lamenti? Non è forse che non hai guadagnato nulla perché sei troppo innamorato della carne? E non è che i tuoi pensieri sono troppo stravaganti? Non è perché sei troppo stolto? Se sei incapace di ottenere queste benedizioni, puoi incolpare Dio per non averti salvato? […] Un vigliacco come te che persegue costantemente la carne – hai forse un cuore, uno spirito? Non sei una bestia? Io ti do la vera via senza chiedere nulla in cambio, ma tu non la persegui. Sei uno di quelli che credono in Dio? Ti dono la vita umana vera, ma tu non la persegui. Non sei allora del tutto simile a un maiale o a un cane? I maiali non aspirano alla vita dell’uomo né a essere purificati, e non capiscono che cosa sia la vita. Ogni giorno, dopo aver mangiato a sazietà, si mettono semplicemente a dormire. Io ti ho dato la vera via, ma tu non l’hai guadagnata: sei a mani vuote. Sei disposto a continuare a condurre questa vita, la vita di un maiale? Quale significato ha, per persone simili, essere vive? La tua vita è spregevole e ignobile, vivi in mezzo a sudiciume e dissolutezza e non persegui alcun obiettivo; non è la tua vita la più ignobile di tutte? Hai l’impudenza di volgere lo sguardo a Dio? Se continui a fare esperienza in questo modo, non è che non otterrai nulla? Ti è stata data la vera via, ma che alla fine tu la possa guadagnare o meno dipende dalla tua ricerca personale” (“Le esperienze di Pietro: la sua conoscenza del castigo e del giudizio” in “La Parola appare nella carne”). Ho letto e riletto questo passo. Ogni volta che leggevo in particolar modo le parole “bestie”, “i maiali e i cani” e “spregevole”, sentivo come uno schiaffo in faccia. Mi sono chiesta: “Perché in realtà credo in Dio? Solo per godere delle comodità? Perché perseguo cose tanto infime nella vita, anche dopo aver letto così tante parole di Dio?”. Senivo di essere stata profondamente corrotta da Satana. Filosofie sataniche come “La vita non è altro che mangiare e vestirsi”, “Cogliere l’attimo per il piacere, perché la vita è breve” e “Oggi bevi il vino di oggi; di domani, preoccupatene domani” erano le massime secondo cui vivevo. Il benessere fisico e i piaceri erano i miei principali obiettivi di vita. Ricordo che tutti i miei compagni di classe studiavano come matti prima degli esami di ammissione al liceo, mentre a me sembrava troppo faticoso, e andavo al parco a rilassarmi. Sentivo di dover godere della vita e di ogni momento così come veniva, indipendentemente dal futuro. I miei compagni di classe mi dicevano che ero molto spensierata e a me sembrava un buon modo di vivere. Ero felice ogni giorno, priva di stress o preoccupazioni. Era la vita che volevo. Non ho cambiato prospettiva dopo aver acquisito la fede e aver assunto un dovere. Quando si presentava qualcosa di complicato o difficile, lo ritenevo una seccatura e volevo evitarlo, non tolleravo un minimo di disagio fisico o di fatica. Mi piaceva non avere nulla da fare, oziare in modo libero e rilassato. Ma cosa ho guadagnato, in realtà, vivendo in quel modo? Non facevo alcun progresso nel mio dovere, e ho dissipato la mia etica e la mia dignità perché ero irresponsabile e ostacolavo il lavoro della chiesa. Questo disgustava Dio e irritava fratelli e sorelle. Queste prospettive sataniche di sopravvivenza sono molto dannose. Vivendo in questo modo, ero priva di integrità e dignità, come una bestia, totalmente inerte e senza alcun obiettivo nella vita. Ero ignobile e ripugnante! In realtà, quando incontravo delle difficoltà, Dio voleva che usassi la situazione per cercare la verità e giungere a capire e acquisire la verità. Ma io non ho fatto tesoro del modo in cui Dio mi aveva elevata e ho sprecato così tante occasioni di acquisire la verità. Nella Bibbia si dice: “La prosperità degli stolti li fa perire” (Proverbi 1:32). È vero. Anche le parole di Dio dicono: “La carne dell’uomo è come il serpente: la sua essenza è quella di rovinare la vita dell’uomo e, quando essa prende il sopravvento, la tua vita è perduta” (“Solo amare Dio vuol dire credere veramente in Dio” in “La Parola appare nella carne”). Pensare che avevo più volte trattato con leggerezza l’incarico di Dio, sprecando tanti momenti preziosi, è stato davvero sconvolgente per me e ho iniziato a piangere senza sosta. Ero sopraffatta dal rimorso e mi pentivo di aver compiuto così tanto male. Queste sono tutte macchie indelebili nella mia storia di fede in Dio, e me ne pentirò sempre! Mi disprezzavo dal profondo del cuore. In lacrime, ho pregato: “Dio, Ti ho deluso. Ho avuto fede per anni senza mai perseguire la verità, ma solo le comodità effimere della carne. Sono così depravata! Dio, ho finalmente visto l’essenza della carne e, anche se forse non riuscirò mai a rimediare alle mie trasgressioni, voglio pentirmi, perseguire la verità e ricominciare da capo”.

In seguito, una sorella mi ha inviato un passo delle parole di Dio in cui ho trovato un percorso di pratica e di ingresso. La parola di Dio dice: “Quando le persone hanno dei pensieri, hanno delle scelte. Se accade loro qualcosa e fanno la scelta sbagliata, dovrebbero fare marcia indietro e optare per la scelta giusta; non devono assolutamente persistere nel loro errore. Così si comporta una persona intelligente. Se invece sa di aver fatto la scelta sbagliata e non fa marcia indietro, allora è una persona che non ama la verità e non desidera veramente Dio. Diciamo, per esempio, che tu sia stato negligente e approssimativo nel fare qualcosa. Hai cercato di evitare la fatica e il controllo da parte di Dio. In simili momenti, prega immediatamente davanti a Dio e rifletti sul fatto che sia stato o no il modo giusto di agire. Poi domandati: ‘Perché credo in Dio? Tale approssimazione può passare inosservata agli altri, ma passerà inosservata a Dio? Per di più, non ho fede in Dio per poter essere negligente, ma per essere salvato. Il mio agire in questo modo non è espressione di una normale umanità, né qualcosa che Dio ama. No, posso essere approssimativo e agire a mio piacimento nel mondo esterno, ma ora mi trovo nella casa di Dio, sotto il controllo di Dio, sotto l’esame dello sguardo di Dio. Sono una persona, devo avere coscienza, non posso fare come mi pare e piace. Devo agire secondo le parole di Dio, non devo essere negligente e superficiale, e nemmeno approssimativo. Allora, in che modo devo comportarmi per non essere negligente e superficiale? Devo impegnarmi. Fino a un attimo fa mi sembrava troppo faticoso farlo così, volevo evitare le difficoltà, ma ora capisco: potrà anche costare molta fatica farlo in questo modo, ma produce dei risultati, e quindi è così che va fatto’. Quando compi un lavoro e hai ancora paura delle difficoltà, in momenti simili devi pregare Dio: ‘O Dio! Sono pigro e disonesto, Ti prego di disciplinarmi, di rimproverarmi, in modo che io ne abbia percezione nella mia coscienza e provi vergogna. Non voglio essere negligente e superficiale. Ti prego di guidarmi e illuminarmi, di mostrarmi la mia ribellione e la mia spregevolezza’. Quando preghi in questo modo, rifletti e cerchi di conoscere te stesso, provi rimorso, sei in grado di odiare la tua spregevolezza, lo stato del tuo cuore inizia a cambiare e sei capace di riflettere al riguardo e di dire a te stesso: ‘Perché sono negligente e superficiale? Perché mi comporto sempre in maniera approssimativa? Agendo in questo modo, privo di coscienza e di senno, sono ancora una persona che crede in Dio? Perché non prendo le cose sul serio? Non dovrei dedicarci un po’ più di tempo e di impegno? Non è un gran peso. Questo è ciò che dovrei fare; se non riesco a fare nemmeno questo, sono degno di essere definito umano?’ Di conseguenza, giuri: ‘O Dio! Non sono degno di Te, sono davvero privo di coscienza e senno, non ho alcuna umanità, desidero pentirmi. Ti prego di perdonarmi, cambierò sicuramente. Sono davvero troppo corrotto, non ho vissuto un’immagine umana e, se non mi pentirò, vorrei che Tu mi punissi’. In seguito, si verifica una trasformazione della tua mentalità e inizi a cambiare. Svolgi i compiti e i tuoi doveri in modo diverso, con meno negligenza e superficialità, e prendi sul serio tutto ciò che fai. Non ti senti esausto, percepisci invece che svolgere il tuo dovere in questo modo è meraviglioso, e hai il cuore colmo di pace e gioia” (“Fare tesoro delle parole di Dio è il fondamento della fede in Dio” in “I discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Dalle parole di Dio, ho visto che la nostra responsabilità più basilare, in quanto persone, è quella di dare tutto per il nostro dovere. Non importa quanto sia difficile, se sia semplice o complicato, dobbiamo adempiere alle nostre responsabilità e svolgerlo seriamente e con tutto il cuore. Dovremmo fare tutto il possibile. Questo è l’atteggiamento corretto nei confronti del dovere. Le parole di Dio ci indicano inoltre un percorso di pratica. Quando ci rendiamo conto di voler iniziare a essere infidi e subdoli, dobbiamo accettare l’esame di Dio, pregare e abbandonare la carne. Riflettendo sulle parole di Dio, ho percepito la Sua comprensione e la Sua compassione per gli uomini. Egli è così chiaro riguardo a questi percorsi di pratica e di ingresso affinché noi possiamo vivere una sembianza umana. Capiti i requisiti e la volontà di Dio, ho detto una preghiera e rinunciato intenzionalmente alla mia carne.

Una volta, mi sono imbattuta di nuovo in un problema spinoso e ho provato l’impulso di essere approssimativa e negligente, così ho pregato: “Dio, sto pensando di essere di nuovo subdola nel mio dovere, ma non è così che voglio affrontarlo. Ti prego, guidami ad abbandonare la carne, a praticare la verità e a compiere bene il mio dovere”. Dopo aver pregato, mi è venuto in mente che, anche se gli altri non avessero visto che ero infida e subdola, Dio lo avrebbe notato. Egli avrebbe visto se stessi praticando la verità o continuando a seguire la carne. Allora ho acquietato il mio cuore per rifletterci su e, senza rendermene conto, alcuni princìpi mi sono diventati chiari. Il problema è stato risolto molto rapidamente. Dopo aver praticato in questo modo per un po’, in cuor mio ero serena, e mi sembrava un ottimo modo di compiere il mio dovere. Inoltre, è scomparso quel terrore di essere trasferita a un altro dovere che avevo provato in passato.

Sia lodato Dio! Quel piccolo cambiamento era la salvezza che Dio mi donava, e ho gradualmente aperto gli occhi grazie al giudizio e al nutrimento delle parole di Dio. Il giudizio e il castigo di Dio sono la più grande salvezza!

Sei disposto ad essere una pecora che ascolta la voce di Dio per accogliere il Suo ritorno?

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