Come sono diventata una falsa leader

19 Dicembre 2022

Alla fine del 2019, sono diventata responsabile della produzione video. Percepivo molta pressione. La produzione video richiedeva competenze professionali che non avevo mai appreso prima. Al pensiero di dover affrontare una professione sconosciuta, sentivo un pesante macigno sul cuore. Quando seguivo il lavoro, i capigruppo discutevano spesso di questioni professionali, e io stavo lì ad ascoltare senza capire nulla. Mi chiedevano pareri e suggerimenti in caso di dispute, e questo mi rendeva molto nervosa, perché non riuscivo a identificare il problema. A volte proponevo dei suggerimenti basati sull’istinto, ma non venivano accolti. Ogni volta che succedeva, mi vergognavo. Come leader, non riuscivo a vedere i problemi e non sapevo suggerire alcuna modifica. Cosa pensavano di me i miei fratelli e sorelle? Dopo che è accaduto diverse volte, non volevo più partecipare alle discussioni di lavoro. Pensavo: “Non conosco queste questioni professionali e ormai è troppo tardi per impararle. Sono loro a realizzare i video, quindi lascerò che siano loro a discutere degli aspetti professionali. Non posso aiutarli in questo campo, posso aiutarli di più nell’ingresso nella vita. Se il loro stato è normale, produrranno risultati nel loro ambito professionale, quindi non sto compiendo il mio dovere? E in questo modo non mi metterò in imbarazzo di fronte a loro”. Con queste idee in mente, lasciavo che discutessero del lavoro e non partecipavo.

Tempo dopo, è emerso che la produzione video era molto lenta, c’erano anche alcuni problemi di principio, e i fratelli e le sorelle non collaboravano armoniosamente. Diverse sorelle hanno denunciato la capogruppo, sorella Shan, dicendo che era prepotente. In molte discussioni di lavoro, gli altri dovevano ascoltarla, così i video andavano continuamente rifatti. Ho pensato: “Sorella Shan ha buona levatura. Anche se ha un’indole un po’ arrogante, ha buone capacità professionali. È normale che le persone con un certo capitale siano arroganti, mi basterà condividere con lei”. Così, usando la parola di Dio, ho condiviso con lei su come cooperare con gli altri e sulle lezioni che avrebbe dovuto imparare. In quell’occasione, sorella Shan si è detta disposta ad accettare le mie parole e a praticare la verità. Poco tempo dopo, sorella Yang mi ha detto che aveva speso tempo e fatica per creare un video, ma, quando sorella Shan lo ha visto, ne ha completamente respinta l’idea di fondo, e non aveva intenzione di cedere. Sorella Yang era molto triste e mi ha chiesto come farne esperienza. Ho pensato: “L’idea di base del suo video è stata rifiutata, quindi significa che non è un’idea adeguata, oppure sorella Shan è troppo arrogante?” Volevo che sorella Yang mi raccontasse la sua idea per il video, così avrei potuto sapere esattamente qual era il problema. Ma, dato che non capivo la professione, mi sono chiesta, se me lo avesse detto e non fossi riuscita a comprendere il problema, cosa avrebbe pensato di me. “Lasciamo stare”, ho concluso, “lascerò che discutano dei problemi professionali tra di loro. Mi limiterò a condividere con sorella Yang sul suo stato e le dirò di vivere questa situazione come una potatura e un trattamento. Se saprà gestirla in modo corretto, il suo problema di collaborazione con sorella Shan sarà risolto”. Così, ho condiviso con sorella Yang, dicendole di accettare i consigli altrui, di prendere l’iniziativa di praticare la verità e di cooperare con gli altri, e di non essere schiava della propria immagine… Sorella Yang era ancora perplessa dopo avermi ascoltata, e alla fine se n’è andata abbattuta. Anch’io ero molto triste, perché sapevo che il suo problema non era stato risolto. Volevo capire quale fosse il problema nel video di sorella Yang, ma temevo di non saperlo identificare e di sembrare incompetente. Mi sono detta: “Lascia perdere, lascia che condividano e risolvano il problema professionale da soli”. Poi, ho condiviso con sorella Shan per risolvere il suo stato. Le ho fatto notare che era arrogante, le ho detto di lavorare in armonia con gli altri e di imparare dai loro punti di forza, e che, anche quando aveva dei buoni suggerimenti, doveva discuterli con gli altri. Sorella Shan ha promesso di concentrarsi sul cambiamento in futuro, ma poi è rimasta arrogante, riteneva sempre le proprie opinioni migliori di quelle degli altri, pensava di avere esperienza e capacità superiori e che gli altri fossero inferiori a lei, e nel collaborare con i fratelli voleva sempre avere l’ultima parola. A volte, quando i fratelli erano concordi su un piano di produzione, se era diverso da quello che lei voleva, lo rifiutava completamente e pretendeva che fosse rifatto secondo le sue esigenze. Se gli altri ritenevano il suo piano inadeguato, non accettava mai suggerimenti, respingendoli sempre come inutili. I fratelli e le sorelle non riuscivano a comunicare con lei e spesso dovevano rifare il loro lavoro. Tutti si sono trovati in uno stato via via peggiore e vivevano nella negatività. Vedere che sorella Shan era arrogante e arbitraria e comprometteva gravemente il lavoro mi tormentava davvero, perché non riuscivo a gestire i problemi professionali. Percepivo vagamente che sorella Shan non accettava la verità, non si pentiva e non cambiava, quindi non era più adatta a prestare servizio come capogruppo. Ma sapevo che era migliore degli altri professionalmente; quindi, se fosse stata rimossa, chi avrebbe potuto prendere il posto? Ero dubbiosa, quindi volevo riferirlo ai miei leader superiori, ma temevo che, vedendo il danno che avevo causato al lavoro, avrebbero potuto trattarmi e destituirmi. Sono stata combattuta, ma alla fine ho deciso di condividere di nuovo con lei. Così sono tornata da sorella Shan. Ho smascherato la sua arroganza, il suo essere sempre arbitraria e voler avere l’ultima parola, e le ho detto che così si comportavano gli anticristi. A questo, non ha risposto nulla. Era chiaro che non fosse convinta. Dopo, ha continuato a fare le cose a modo suo, spesso si metteva in mostra e sminuiva gli altri, e la maggior parte dei fratelli e delle sorelle ne era limitata e non voleva collaborare con lei. Il suo disturbo e intralcio ha ostacolato la produzione video, e alla fine non ho avuto altra scelta che segnalare il problema ai miei leader superiori. Dopo aver indagato, hanno rimosso sorella Shan dal ruolo di capogruppo, e me per non aver svolto lavoro pratico e non aver risolto problemi pratici.

Dopo essere stata rimossa, ho ammesso di avere scarsa levatura e conoscenza professionale e di non saper svolgere lavoro pratico. Ma non avevo una vera comprensione dei miei problemi. In seguito, ho letto la comunione di Dio su come discernere le manifestazioni dei falsi leader, e ho iniziato a riflettere e a capire esattamente cosa avevo fatto. “I falsi leader sono bravi nel lavoro superficiale, ma non svolgono mai lavoro pratico. E non si recano mai a ispezionare, supervisionare o dirigere i vari settori specifici del lavoro, né fanno visite tempestive ai diversi gruppi per appurare come vadano le cose, verificando come stia procedendo il lavoro, quali problemi ancora sussistano, se il supervisore del gruppo sia competente; il modo in cui fratelli e sorelle riferiscano riguardo al supervisore o lo stimino, se qualcuno venga frenato dal capogruppo o dal supervisore; se qualcuno che ha talento o persegue la verità venga sminuito o emarginato dagli altri, se qualcuno dei più onesti venga sottoposto a vessazioni; se coloro che hanno smascherato e denunciato dei falsi leader vengano sminuiti o isolati, o se, quando le persone danno suggerimenti corretti, questi suggerimenti vengano attuati; e se il capogruppo o il supervisore siano delle persone malvagie, o a cui piace rendere difficile la vita agli altri. Se i falsi leader non svolgono nessuno di questi lavori, dovrebbero essere sostituiti. Supponiamo, per esempio, che qualcuno riferisca a un falso leader che un dato supervisore spesso sminuisce e frena gli altri. Il supervisore ha commesso un errore ma non lascia che i fratelli e sorelle diano suggerimenti, e cerca addirittura delle scuse per giustificare e difendere sé stesso, senza mai ammettere il proprio errore. Un simile supervisore non dovrebbe essere immediatamente rimosso? Ci sono questioni che i leader dovrebbero sistemare subito. Alcuni falsi leader non consentono ai supervisori dei vari gruppi – supervisori da loro nominati – di essere smascherati, a prescindere da quali problemi siano emersi nel loro lavoro. Se qualcuno porta alla luce i problemi di un supervisore, il falso leader cerca di coprire o nascondere i fatti, dicendo: ‘Questo problema ha un impatto sull’altrui ingresso nella vita. Per lui è normale avere un’indole arrogante, come la ha chiunque abbia un po’ di levatura. Non è niente di grave, devo solo tenere con lui qualche condivisione’. Durante tale condivisione, il supervisore dichiara: ‘Ammetto di essere arrogante, ammetto che in alcuni momenti mi preoccupo della mia vanità e del mio prestigio e non accetto suggerimenti da altre persone, ma gli altri non sono capaci in questo ambito del lavoro, spesso se ne escono con suggerimenti privi di valore, quindi c’è un motivo per cui non li ascolto’. Il falso leader non cerca di comprendere la situazione nel suo insieme, non verifica quanto adeguatamente lavori il supervisore, e tanto meno la qualità della sua umanità, della sua indole e della sua ricerca. Il falso leader si limita a commentare con leggerezza: ‘Questo è quanto mi è stato riferito, perciò ti tengo d’occhio. Ti sto dando una possibilità’. A queste parole, il supervisore risponde di voler pentirsi, ma il falso leader non presta alcuna attenzione al fatto che costui in seguito si penta davvero, o abbia semplicemente mentito e ingannato” (La Parola, Vol. 5: Le responsabilità di leader e lavoratori). “Il modo di lavorare dei falsi leader è troppo semplice e superficiale: fanno una chiacchierata con gli altri, svolgono un minimo lavoro ideologico, danno loro qualche consiglio, e pensano che questo sia svolgere un reale lavoro. Non sono forse superficiali? E quale problema si nasconde dietro questa superficialità? Si tratta dell’ingenuità? I falsi leader sono estremamente ingenui, estremamente ingenui nella loro visione delle persone e delle cose. Non c’è niente di più difficile da correggere dell’indole corrotta delle persone. Il lupo perde il pelo ma non il vizio. I falsi leader non hanno alcuna percezione di questo problema. Pertanto, quando si tratta del tipo di supervisori della chiesa che sono costantemente d’intralcio, che frenano sempre le persone, che sono inclini a rendere le cose difficili per gli altri, i falsi leader si limitano a parlare; un paio di parole di trattamento e potatura, e nient’altro. Non sono solleciti nel riassegnare o sostituire le persone. Il comportamento dei falsi leader causa un danno enorme al lavoro della chiesa e spesso impedisce che questo lavoro progredisca in maniera normale, efficiente e senza intoppi, poiché viene bloccato, ritardato e danneggiato a causa dell’interferenza di alcune persone malvagie. E queste sono tutte gravi conseguenze del fatto che i falsi leader agiscono in base alle emozioni, violando i principi della verità e impiegando persone sbagliate. All’apparenza, questi falsi leader non stanno intenzionalmente facendo del male come gli anticristi o instaurando deliberatamente un loro regno e occupandosi dei propri affari personali. Tuttavia, nell’ambito del loro lavoro, i falsi leader non sanno affrontare tempestivamente i vari problemi creati dai supervisori, e non sono in grado di riassegnare e sostituire prontamente i supervisori di gruppo che non soddisfano i requisiti, cosa che compromette gravemente il lavoro della chiesa, e tutto ciò a causa della negligenza dei falsi leader” (La Parola, Vol. 5: Le responsabilità di leader e lavoratori). Leggere queste parole di Dio mi ha fatta sentire triste e affranta. Sentivo che il falso leader che Dio stava descrivendo ero io. Dio rivela che i falsi leader non svolgono lavoro pratico, non ispezionano, non supervisionano e non dirigono il lavoro, e non indagano mai sul lavoro per capire i problemi reali e seguire il lavoro specifico. Quando viene segnalato un problema di un supervisore, i falsi leader non indagano mai, non discernono la sua essenza, né l’effetto del suo lavoro, limitandosi a condividere con lui e a svolgere un lavoro ideologico. Pensano che questo risolva il problema, e di conseguenza non trasferiscono tempestivamente i supervisori inadeguati, cosa che causa gravi danni al lavoro. All’epoca, mi comportavo esattamente come rivelato da Dio. Spesso evitavo di essere coinvolta nel lavoro e raramente mi informavo sull’andamento del lavoro o offrivo una guida. Sapevo che la produzione video era lenta, ed era stato segnalato che sorella Shan era arrogante e prepotente, cosa che influiva sul lavoro, ma mi sono limitata a condividere sul suo stato e a lasciar correre. Non indagavo su quali fossero i problemi quando c’erano delle dispute nel processo di produzione video, e mi limitavo a condividere che dovevano conoscere la loro indole corrotta e imparare la lezione. Credevo che la condivisione e il lavoro ideologico equivalessero a risolvere i problemi e a svolgere lavoro pratico, così non mi informavo né risolvevo i problemi reali che ostacolavano il lavoro. Una capogruppo che causava disordini non è stata trasferita né trattata, e ha potuto continuare a intralciare e a ostacolare il lavoro video. Non ero forse il falso leader rivelato dalla parola di Dio? In quel periodo, diversi fratelli e sorelle mi hanno riferito di sentirsi limitati da sorella Shan. Doveva approvare lei tutte le idee e i piani della produzione video, se non partecipava al processo decisionale ribaltava la decisione presa dagli altri, e i fratelli dovevano consultarla per ogni questione, cosa che ritardava notevolmente il lavoro. All’epoca, lei deteneva già il potere nel gruppo e aveva l’ultima parola. I fratelli e le sorelle segnalavano costantemente i suoi problemi, ma io ero cieca e ignorante, raramente avevo una comprensione profonda del lavoro e guardavo solo la superficie dei problemi, quindi non riuscivo a discernere i gravi problemi di sorella Shan. Pensavo che le sue capacità professionali fossero buone ma la sua indole un po’ arrogante, e che quindi, con un po’ di comunione, avrebbe saputo riflettere e conoscere se stessa. Ma, poiché non sapevo discernere la natura di ciò che stava facendo, tutti i miei consigli erano parole vuote e non risolvevano affatto i problemi reali. Di conseguenza, per sei mesi molte persone si sono sentite limitate da lei, negative e deboli, la produzione video è stata inefficace, e il lavoro è stato gravemente ostacolato e disturbato. Solo allora ho visto chiaramente che, poiché non ho svolto lavoro pratico e non ho trasferito subito la capogruppo inadeguata, il lavoro è stato danneggiato così tanto. Ero veramente una falsa leader. All’inizio, pensavo di aver fallito nel mio dovere per la mia scarsa levatura e conoscenza professionale. Solo dopo aver letto la parola di Dio ho capito che non cercare nemmeno di capire le questioni e di risolvere i problemi reali non era solo questione di scarsa levatura, ma mancanza di lavoro pratico.

Ho continuato a riflettere su me stessa: “Perché sono riluttante a imparare di più sul lavoro?” Ripensando ad alcuni dei miei pensieri e comportamenti di allora, solo adesso mi rendevo conto di avere sempre avuto una visione sbagliata. Sentivo di non capire la professione, quindi volevo evitare le questioni che la riguardavano, e non volevo conoscerla né impararla. Temevo di discutere i problemi con persone che li capivano e di passare per ignorante, quindi non volevo nemmeno assumermi la responsabilità del lavoro quando dovevo. In seguito, ho letto nella parola di Dio: “La principale caratteristica dell’opera dei falsi capi è blaterare di dottrine e ripetere meccanicamente slogan. Dopo avere emanato i loro ordini, semplicemente si lavano le mani della faccenda. Non pongono domande sul successivo sviluppo del progetto; non chiedono se siano emersi problemi, anomalie o difficoltà. Lo considerano cosa fatta non appena lo passano in altre mani. In realtà, come leader, dopo aver ultimato le disposizioni di lavoro, devi tenerti al corrente dell’andamento di un progetto. Anche se non hai alcuna esperienza al riguardo, persino se non ne sai nulla, puoi trovare il modo di svolgere tale mansione. Puoi rivolgerti a qualcuno che se ne intenda, che conosca l’attività in questione, così che verifichi la situazione e fornisca suggerimenti. Da quei suggerimenti potrai risalire ai principi appropriati e riuscirai così a tenere traccia di quell’attività. Che tu abbia o no dimestichezza con il tipo di attività in questione, che tu la conosca o meno, devi almeno supervisionarla, tenerti al corrente, chiedere notizie e porre domande per sapere come proceda. Devi mantenere il controllo su queste cose: è la tua responsabilità, è il ruolo che devi svolgere. Non tenersi al corrente del lavoro, non fare niente altro una volta che sia stato consegnato ad altri (lavarsene le mani) è il modo in cui si comportano i falsi capi. Un’altra caratteristica che contraddistingue i falsi capi è il non intraprendere azioni specifiche per tenersi al corrente del lavoro (non saperne nulla e non avere alcun controllo sui suoi progressi)” (La Parola, Vol. 5: Le responsabilità di leader e lavoratori). Dalla parola di Dio, ho capito che non seguire il lavoro specifico per il fatto che non capivo la professione e non risolvere i problemi pratici che emergevano nel lavoro era una manifestazione da falsa leader irresponsabile che si sottraeva alle responsabilità. Come leader, il minimo che si dovrebbe fare è presiedere al lavoro e seguirlo, informarsi sul suo andamento, e identificare e risolvere i problemi. Anche se non si conosce la professione, si può chiedere pareri e consigli a chi la conosce e collaborare con gli altri per colmare le proprie lacune. In questo modo si può svolgere bene il lavoro. Io invece, in ambiti che riguardavano il lavoro professionale, temevo di perdere la stima dei miei fratelli e sorelle se non fossi stata in grado di dirigerlo da sola; così, per coprire le mie mancanze e carenze e difendere la mia immagine e il mio prestigio, per il fatto che non conoscevo la professione, la evitavo e non partecipavo al lavoro specifico. Quando c’erano problemi nella produzione, i fratelli e le sorelle discutevano e non riuscivano a collaborare bene e di conseguenza il lavoro si arrestava, invece di risolvere concretamente le cose, le approcciavo con distacco. Non ero forse proprio il falso leader rivelato dalla parola di Dio? In realtà, tutto il lavoro della casa di Dio coinvolge i principi della verità. La semplice padronanza delle conoscenze professionali non basta a svolgerlo bene. Come leader, anche se non si conosce la professione, si dovrebbero conoscere i principi della verità pertinenti, in modo da poter guidare e controllare il lavoro. Alcuni leader non capiscono la professione all’inizio, ma studiano a fondo e imparano i principi della verità pertinenti, e dopo di che sono in grado di guidare e controllare concretamente il lavoro, che migliora sempre più. Proprio così. A quel punto, mi sono chiesta: “Ho sempre detto di non capire l’aspetto professionale, ma l’ho studiato? Mi sono impegnata e ho pagato un prezzo? Quando non sapevo come ispezionare le cose, ho cercato i principi della verità?” Non ho fatto nulla di tutto ciò. Nel mio dovere ero approssimativa, non ho fatto progressi, non ho tentato di imparare dagli altri né di cercare i principi della verità quando non capivo le cose, e ho difeso la mia fama e il mio prestigio con la scusa di non capire la professione, con la conseguenza che molti problemi pratici e difficoltà non sono stati risolti tempestivamente nei doveri dei miei fratelli, e questo ha avuto un grave impatto sulla produzione video. Queste sono state le conseguenze di aver declamato slogan, non aver svolto un lavoro pratico e non aver risolto i problemi pratici.

In seguito, ho letto queste altre parole di Dio: “Quando Dio chiede che le persone rinuncino alla fama e al prestigio, non le sta privando del diritto di scegliere; piuttosto, ciò dipende dal fatto che, perseguendo fama e prestigio, le persone intralciano e disturbano il lavoro della chiesa e l’ingresso nella vita dei prescelti di Dio, e possono addirittura influenzare gli altri nel loro nutrirsi delle parole di Dio, nel comprendere la verità e nell’ottenere in tal modo la salvezza da parte di Dio. Questo è un fatto indiscutibile. Quando le persone perseguono la fama e il prestigio personali, è certo che non perseguiranno la verità e non assolveranno lealmente il loro dovere. Parleranno e agiranno solo per la fama e il prestigio, e tutto il lavoro che svolgeranno, senza la minima eccezione, sarà a tal fine. Comportarsi e agire in questo modo è, senza dubbio, percorrere il cammino degli anticristi; è un intralcio e un disturbo dell’opera di Dio, e tutte le svariate conseguenze che ne derivano ostacolano la diffusione del Vangelo del Regno e il libero fluire della volontà di Dio all’interno della chiesa. Si può quindi affermare con certezza che il cammino percorso da coloro che perseguono la fama e il prestigio è il cammino della resistenza a Dio. È una resistenza intenzionale contro di Lui, un dirGli di no: è collaborare con Satana nel resistere a Dio e nell’opporsi a Lui. Tale è la natura della ricerca di fama e prestigio. Il problema delle persone che ricercano i propri interessi personali è che gli obiettivi che perseguono sono quelli di Satana, obiettivi malvagi e ingiusti. Quando le persone perseguono interessi come la reputazione e il prestigio, diventano inconsapevolmente uno strumento di Satana, un suo mezzo e, per di più, una sua incarnazione. Costoro ricoprono un ruolo negativo nella chiesa; l’effetto che hanno sull’opera della chiesa, sulla normale vita della chiesa e sulla normale ricerca dei prescelti di Dio è quello di intralciare e compromettere; hanno un effetto avverso e negativo” (La Parola, Vol. 4: Smascherare gli anticristi, “Tema 9 – Parte prima”). Riflettendo sulle parole di Dio, ho visto che nel mio dovere difendevo solo l’immagine e il prestigio, e non salvaguardavo affatto il lavoro della chiesa, con il risultato di danneggiarlo. Temevo che gli altri mi avrebbero guardata dall’alto in basso poiché non capivo la professione, e così, per nascondere le mie carenze, non partecipavo alle discussioni di lavoro e non seguivo il lavoro specifico. Anche quando ho visto che quella capogruppo era arbitraria e intralciava il lavoro, non ho saputo risolvere il problema. Temevo inoltre che i miei leader superiori mi rimuovessero perché non svolgevo lavoro pratico, così non ho preso l’iniziativa di riferire a loro e cercare soluzioni, e sono rimasta a guardare mentre il lavoro della chiesa ne risentiva. Nascondevo palesemente i fatti, ingannando sia superiori che sottoposti, convincendoli che il lavoro che supervisionavo procedesse normalmente e senza problemi, in modo da proteggere la mia posizione di leader. Ma questo fare di tutto per proteggere immagine e prestigio limitava i miei fratelli e sorelle, che non potevano procedere nel loro dovere, vivevano nel dolore e nella sofferenza e soffrivano in termini di vita; e il lavoro ne era ostacolato. Ma a me non importava nulla di tutto ciò. Non erano tutte manifestazioni da falsa leader? Mentre riflettevo su queste cose, ho provato un po’ di paura, ma anche rimorso e rimpianto. Mi odiavo per essere così egoista e ingannevole. Ero davvero di coscienza! I video sono fondamentali nel lavoro della chiesa. Svolgevo un dovere così importante, ma non tenevo conto della volontà di Dio; ho difeso la mia immagine e il mio prestigio in tutto, e ho intralciato e disturbato il lavoro della chiesa. Pensare ai miei comportamenti nel dovere e al danno che ho causato al lavoro della chiesa era doloroso come una coltellata al cuore. Mi vergognavo troppo per presentarmi davanti a Dio. Piangendo di rimorso, ho pregato Dio: “Dio, sono stata astuta e ho fatto ricorso all’inganno nel mio dovere, e non ho svolto lavoro pratico. La perdita che ho causato al lavoro della chiesa è irrecuperabile. In futuro, nel mio dovere, voglio pentirmi davanti a Te, e Ti chiedo di controllarmi!”

In seguito, ho trovato delle vie di pratica e ingresso nelle parole di Dio. “In che modo si può essere una persona comune e normale? In che modo si può, come dice Dio, assumere il posto che si confà a un essere creato, come si può non cercare di essere superuomini o personalità di spicco? Come si dovrebbe praticare per essere una persona comune e normale? Come si può fare? […] In primo luogo, non farti prendere dal titolo che possiedi. Non dire: ‘Io sono il leader, io sono il capogruppo, io sono il supervisore, nessuno conosce quest’attività meglio di me, nessuno ha più competenze di me’. Non farti prendere dal titolo che ti sei autoassegnato. Non appena lo farai, esso ti legherà mani e piedi e ciò che dirai e farai ne risentirà; anche il tuo normale modo di pensare e di giudicare ne risentirà. Devi liberarti dalle catene di tale prestigio; per prima cosa, ridimensiona questa posizione ufficiale che immagini di rivestire e mettiti al posto di una persona comune; se lo fai, il tuo atteggiamento si normalizzerà. Devi inoltre ammettere: ‘Non so come fare questo, e neanche capisco quello: dovrò condurre ricerche e studi’, oppure: ‘Non mi è mai capitato prima, quindi non so cosa fare’. Quando sarai in grado di dire ciò che pensi veramente e di parlare sinceramente, sarai in possesso di normale ragionevolezza. Gli altri conosceranno il vero te e avranno quindi una visione normale di te e tu non dovrai fingere né ti sentirai sotto una forte pressione, e sarai pertanto in grado di comunicare normalmente con le persone. Vivere in questo modo è liberatorio e facile; chi trova la vita faticosa ne è personalmente la causa. Non fingere e non simulare; apriti prima di tutto in merito a ciò che pensi in cuor tuo, ai tuoi veri pensieri, in modo che tutti ne siano consapevoli e li comprendano. In questo modo le tue preoccupazioni, le barriere e i sospetti tra te e gli altri verranno meno. C’è anche un’altra cosa che ti ostacola. Ti consideri sempre il capogruppo, un leader, un lavoratore o qualcuno in possesso di un titolo e di prestigio: se ammetti di non capire qualcosa o di non saper fare qualcosa, non stai forse denigrando te stesso? Quando metti da parte queste catene nel tuo cuore, quando smetti di pensare a te stesso come a un leader o a un lavoratore, quando smetti di ritenerti migliore degli altri e senti di essere una persona comune, uguale a tutti gli altri, che esistono ambiti in cui sei inferiore agli altri, quando condividi in merito alla verità e alle questioni lavorative con questo atteggiamento l’effetto è diverso, e anche l’atmosfera è diversa. Se in cuor tuo nutri sempre dei dubbi, se ti senti costantemente sotto pressione e limitato, e se desideri liberarti di queste cose ma non ne sei capace, allora potrai riuscirci pregando seriamente Dio, riflettendo su te stesso, notando i tuoi difetti, sforzandoti di giungere alla verità e mettendola in pratica” (La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Fare tesoro delle parole di Dio è il fondamento della fede in Dio”). Dopo aver letto le parole di Dio, il mio cuore si è illuminato. In passato, mi ero sempre messa nella posizione di leader. Avevo sempre voluto fingere di sapere tutto affinché gli altri mi ammirassero e non mi vedessero per ciò che ero veramente. Credevo che per essere una leader dovessi essere al di sopra degli altri e onnipotente. Questo era sbagliato. In realtà, non ero molto migliore degli altri. Avevo la stessa indole corrotta dei miei fratelli e sorelle, e non sapevo vedere chiaramente né capire molte cose. Essere una leader era solo un’opportunità di pratica. Dovevo abbandonare il mio titolo, essere sincera e aprirmi ai miei fratelli e sorelle, e cooperare con tutti su un piano di parità nel compimento dei doveri. Se non capivo qualcosa, dovevo ammetterlo e lasciare che chi ne capiva condividesse di più. In questo modo, potevo risolvere tempestivamente i problemi di lavoro e compensare le mie carenze. Se c’era un problema che non sapevo discernere e risolvere, dovevo segnalarlo immediatamente ai leader superiori per evitare problemi gravi in seguito.

Ora sono stata di nuovo scelta come leader della chiesa. Sono davvero grata e so che è un’opportunità per pentirmi. Non posso rimediare alle mie trasgressioni passate, quindi desidero solo fare del mio meglio in futuro. Ho fatto un giuramento a me stessa: farò tutto ciò che posso e devo per svolgere bene questo dovere e, se lascerò che la mia indole corrotta mi renda di nuovo irresponsabile nel mio dovere, spero che il castigo e la disciplina di Dio mi colpiscano. Ci sono molti compiti nel mio dovere che non conosco bene. A volte, quando i fratelli vengono da me per discutere del lavoro, non capisco a fondo e sento il desiderio di evitarlo e di non partecipare; ma, quando penso alle lezioni dei miei precedenti fallimenti, provo un po’ di paura. Prego immediatamente Dio, chiedendoGli la calma e la capacità di ascoltare con attenzione e di lavorare con i miei fratelli e sorelle per trovare il modo di risolvere i problemi. Dopo aver corretto il mio stato ed essermi assunta un fardello nell’eseguire questi compiti, non solo riesco a capire qual è il problema, ma a volte so anche dare suggerimenti ragionevoli. In caso di questioni di principio che non so discernere e risolvere, le segnalo ai miei leader superiori e chiedo aiuto. In questo modo, il lavoro non viene ritardato e il problema viene risolto rapidamente.

Sei disposto ad essere una pecora che ascolta la voce di Dio per accogliere il Suo ritorno?

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