Cosa ho guadagnato dall’essere potata e trattata

19 Dicembre 2022

Ho iniziato a supervisionare la produzione video nel novembre 2018. Ogni giorno ero nervosissima a causa del pesante carico di lavoro. Ero sempre impegnata a risolvere problemi di ogni tipo e a seguire il lavoro degli altri. Non riuscivo a rilassarmi. Ben presto, sorella Jennifer ha iniziato a darci frequenti consigli per i video, e diceva che i problemi erano dovuti alla nostra mancanza di impegno. Ho provato molta resistenza nel leggere questi suoi messaggi. Stavamo già facendo di tutto per ridurre al minimo gli errori, e ottenere quei risultati nel lavoro non era da poco. Sorella Jennifer non stava forse allungando il processo cavillando sui dettagli? Non ho mai seguito i suoi suggerimenti, pensando che sollevasse un polverone per nulla e ritardasse il nostro lavoro. Un giorno, ho preso un appuntamento con lei per parlarle. Ho integrato alcuni principi alla condivisione su come la sua pignoleria ci rallentava il lavoro. Sono rimasta sorpresa quando, subito dopo averle parlato, mi ha detto in tono duro: “Questo è un aspetto del principio della questione. Ma permettimi un appunto: non pensare che i principi siano una scusa per un comportamento negligente e irresponsabile nel tuo lavoro. Sono due cose diverse. Non confonderle”. A queste sue parole, anche se non ho detto nulla, dentro di me ero risentita. Ho pensato: “Vuoi dire che sono negligente e irresponsabile nel mio dovere? È evidente che stai cavillando e rallentando le cose, eppure critichi me! Qual è il problema se c’è qualche piccolo difetto? Non influisce affatto sulla qualità dei video, e il risultato che abbiamo ottenuto è già abbastanza buono. Non hai idea del carico di lavoro che abbiamo, ma cavilli sui dettagli e poi ti rivolgi a me in questo modo. Sei davvero arrogante!” Da allora, mi sono rifiutata di interagire con sorella Jennifer. Se si trattava di un problema segnalato da lei, mi opponevo, e gestivo le cose secondo le mie emozioni.

Da allora, quasi due volte al mese, sorella Jennifer compilava un riepilogo sui problemi del nostro lavoro. Una volta, lo ha persino condiviso con la leader. Saperlo mi ha fatta infuriare. Avevamo commesso degli errori ma, con un carico di lavoro così pesante ogni mese, non era normale che ci fossero dei piccoli difetti? Era proprio necessario dirlo alla leader? Sei ossessionata dai dettagli, hai standard troppo alti. Tratti noi fratelli e sorelle come macchine? Non possiamo mai sbagliare? Più ci pensavo e più mi arrabbiavo. Quando la leader è venuta a parlarmi, ho puntato direttamente il dito contro sorella Jennifer, dicendo che era estremamente arrogante. Non aveva conoscenza di sé, si limitava a sottolineare i nostri problemi. La leader ha visto che non avevo consapevolezza di me stessa, e in condivisione mi ha detto di trattare adeguatamente sorella Jennifer, di riflettere su me stessa e di imparare la lezione. Ma le sue parole sono cadute nel vuoto. Ho tardato a risolvere i problemi menzionati da sorella Jennifer nel riepilogo, e non ho fatto alcuno sforzo per pensare a come evitarne di simili in futuro. In quel momento, sapevi di trovarti in uno stato sbagliato? Ne ero vagamente consapevole, e ho cercato Dio in preghiera, chiedendoGli di guidarmi a imparare la lezione e ad acquisire consapevolezza di me stessa.

Un giorno, nei miei devozionali, ho letto alcune parole di Dio che mi hanno aiutata a prendere coscienza del mio stato. La parola di Dio dice: “Quando le persone parlano di giusto e di sbagliato, cercano di chiarire se ogni singola cosa sia giusta o sbagliata, non si fermano finché la questione non è stata chiarita e non si è capito chi avesse ragione e chi torto, si fissano su queste cose per le quali non c’è risposta: che senso ha agire in questo modo? In definitiva, è corretto parlare di giusto e sbagliato? (No.) Dov’è l’errore? Questo è in qualche modo correlato alla pratica della verità? (Non lo è in nessun modo.) Perché affermi che non lo è? Parlare di giusto e sbagliato non è aderire ai principi della verità, non è discutere o condividere i principi della verità; invece, le persone parlano sempre di chi ha ragione e chi ha torto, di chi è nel giusto e chi in errore, di chi è stato ragionevole e chi no, di chi aveva valide ragioni e chi no, di chi dimostrava più senno; questo è ciò che esaminano. Quando Dio le mette alla prova, le persone cercano sempre di discutere con Lui, avanzano sempre una ragione o un’altra. Dio discute di queste cose con te? Dio chiede quale fosse il contesto? Dio chiede le ragioni e le cause che hai indicato? No, non lo fa. Dio chiede se, quando ti ha messo alla prova, hai avuto un atteggiamento di obbedienza o di resistenza. Dio chiede se hai compreso o meno la verità, se sei stato obbediente o no. Questo è tutto ciò che Dio chiede, nient’altro. Dio non ti chiede quale sia stato il motivo della tua mancanza di obbedienza, non guarda se avessi una buona ragione, non considera assolutamente queste cose. Dio guarda solo se sei stato obbediente o meno. Indipendentemente dall’ambiente in cui vivevi e dal contesto in cui ti trovavi, Dio esamina solo se c’era obbedienza nel tuo cuore, se avevi un atteggiamento di obbedienza; Dio non discute con te su ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, a Dio non interessa quali fossero le tue ragioni: a Lui interessa solo se tu sia stato veramente obbediente, questo è tutto ciò che Dio ti chiede. Il tipo di persone che discettano su ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, che amano gli scontri verbali, hanno in cuor loro i principi della verità? (No.) Perché no? Hanno mai prestato attenzione ai principi della verità? Si sono mai sforzate di acquisirli? Li hanno mai ricercati? Non hanno mai prestato loro attenzione, né si sono sforzate di acquisirli o li hanno ricercati; essi sono totalmente assenti nei loro cuori. Di conseguenza, le persone possono vivere solo tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, tutto ciò che c’è nei loro cuori è giusto e sbagliato, corretto ed errato, pretesti, ragioni, giustificazioni, liti, subito dopo i quali attaccano, accusano e condannano gli altri. L’indole di persone come queste è che amano discutere di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, amano accusare e condannare gli altri. Persone come queste non amano e non accettano la verità, tendono a cercare di discutere con Dio, persino a fare affermazioni su di Lui e a resisterGli. Alla fine, saranno punite” (La Parola, Vol. 5: Le responsabilità di leader e lavoratori). Grazie alla rivelazione di Dio, ho visto che le persone che parlano sempre di giusto e sbagliato in una situazione prima indagano a fondo su chi abbia ragione e chi torto, chi sia nel giusto. Se sanno usare giri di parole, iniziano a sostenere le proprie ragioni, fissano lo sguardo sugli altri, diventano ribelli, ostili, e addirittura attaccano gli altri, senza cercare la verità o riflettere sui propri problemi. Non si sottomettono alle situazioni che Dio predispone per loro. Ho pensato che mi comportavo in questo modo. Quando sorella Jennifer ha evidenziato problemi nel nostro lavoro, sapevo che aveva ragione, ma ho trovato ragioni e scuse per giustificarmi, pensando che i nostri risultati fossero già buoni, considerato il nostro carico di lavoro, e che dei piccoli difetti fossero inevitabili. Ho persino cercato di confutarla con i principi per impedirle di evidenziare i problemi, pensando che le sue aspettative fossero troppo alte e quei problemi irrilevanti, e che se anche non fossero stati risolti non avrebbe influito. Quando sorella Jennifer mi ha criticata per la mia negligenza e irresponsabilità, non solo non l’ho accettato da Dio, ma ho anche sviluppato un pregiudizio nei suoi confronti e l’ho ritenuta pignola. Quando ha parlato con severità e ferito il mio orgoglio, ho etichettato la sua indole come arrogante e l’ho addirittura giudicata di fronte alla leader, affinché la leader si schierasse dalla mia parte e ne perdesse la stima. Quando la leader mi ha aiutata, mi sono rifiutata di ascoltare. Non accettavo le situazioni predisposte da Dio e non riflettevo sui miei problemi. Al contrario, mi discolpavo, mi giustificavo e discutevo su chi avesse ragione e chi torto. Dimostravo solo di essere una testa calda, senza il minimo atteggiamento di obbedienza. Potevo definirmi una credente? Mi comportavo da non credente.

In seguito, ho letto un altro passo delle parole di Dio che mi ha aiutata a capire meglio la Sua volontà. La parola di Dio dice: “Qualsiasi azione implica la ricerca della verità e la pratica della verità. Fintanto che qualcosa riguarda la verità, riguarda l’umanità e l’atteggiamento delle persone. Per lo più, quando le persone compiono azioni senza principi, è perché non capiscono i principi che ne stanno alla base. Tuttavia, spesso le persone non solo non capiscono i principi, ma neanche vogliono capirli. Anche se li conoscono un po’, non vogliono comunque svolgere bene il loro compito; non hanno tale criterio nel cuore, e nemmeno tale requisito. Quindi risulta loro molto difficile fare le cose bene, farle in un modo che sia conforme alla verità e che soddisfi Dio. La chiave per capire se le persone siano in grado di compiere il loro dovere in modo accettabile dipende da ciò che ricercano e dal fatto che amino o meno le cose positive. Se le persone non amano le cose positive, non è facile per loro accettare la verità, e questo è un grave problema; anche se assolvono un dovere, stanno solo prestando un servizio. Indipendentemente dal fatto che tu comprenda o meno la verità e che sia in grado di afferrare i principi, se svolgi il tuo dovere con coscienza, otterrai quanto meno dei risultati nella media. Questo basterà. Se poi sei capace di ricercare la verità e di agire secondo i principi della verità, allora saprai attenerti appieno a ciò che Dio chiede e soddisfare la Sua volontà. Cosa chiede Dio? (Che diamo tutto il nostro cuore e la nostra forza per compiere il nostro dovere.) Come interpretare ‘dare tutto il cuore e la forza’? Se le persone dedicano tutta la loro mente all’adempimento del loro dovere, allora stanno dando tutto il loro cuore. Se usano ogni grammo di forza per compiere il loro dovere, stanno dando tutta la loro forza. È facile dare tutto il cuore e la forza? Non è facile riuscirci senza coscienza e senno. Se le persone non hanno cuore, se sono intellettualmente scarse e incapaci di riflettere, e se, di fronte a un problema, non ricercano la verità e non hanno vie né mezzi, potranno forse dare tutto il loro cuore? Decisamente no” (La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “L’uomo è il maggior beneficiario del piano di gestione di Dio”). Dopo aver riflettuto sulle parole di Dio, ho compreso la Sua volontà. Dio non pretende che le persone raggiungano la perfezione nei loro doveri, guarda invece se hanno fatto del loro meglio e se il loro atteggiamento è quello di cercare di migliorare nel loro dovere. Dio esamina il cuore delle persone. Ho riflettuto in base alle parole di Dio sul mio atteggiamento verso il dovere. Avevo sempre pensato di avere un carico di lavoro pesante, con molte cose di cui occuparmi, e che fosse normale che nel lavoro sorgessero piccoli problemi. A volte, anche se sapevo che quei problemi potevano essere evitati, non volevo impegnarmi per migliorare le cose, e questo portava a trascinare i problemi e a non risolverli. Ma, in realtà, Dio non pretende che io non sbagli mai nel mio lavoro. Semplicemente disprezza il mio atteggiamento negligente e irresponsabile. Sorella Jennifer stava attirando la mia attenzione su un problema, facendomelo notare, per aiutarmi a risolverlo tempestivamente e a svolgere bene il mio dovere. Una volta capito questo, il mio stato è leggermente migliorato. In seguito, ho condiviso e riepilogato con gli altri e ho pensato a come cambiare. La volta successiva che qualcuno mi ha fatto notare un problema, sono stata meno resistente e negligente, e l’ho risolto insieme agli altri.

Ho inoltre riflettuto su me stessa. Perché ero così ostile ai suggerimenti di sorella Jennifer? Poi, ho letto un altro passo delle parole di Dio e acquisito maggiore consapevolezza di me stessa. La parola di Dio dice: “L’atteggiamento archetipico degli anticristi verso il trattamento e la potatura consiste nel rifiutarsi con veemenza di accettarli o di ammetterli. Per quanto male compiano o per quanto danneggino il lavoro della casa di Dio e l’ingresso nella vita del popolo eletto di Dio, non provano il minimo rimorso né pensano di essere in debito. Da questo punto di vista, gli anticristi hanno umanità? Assolutamente no. Causano danni di ogni tipo ai prescelti di Dio e compromettono gravemente il lavoro della chiesa: questo è chiaro come il sole agli occhi dei prescelti di Dio, che riescono a vedere il susseguirsi delle azioni malvagie degli anticristi. Eppure gli anticristi non accettano né riconoscono tale fatto; si ostinano a rifiutarsi di ammettere di essere in errore o di essere responsabili. Questo non è forse un segno del fatto che sono disgustati dalla verità? Tale è il grado di avversione degli anticristi per la verità. A prescindere da quanta malvagità commettano, si rifiutano di riconoscerlo, e rimangono irremovibili fino alla fine. Questo dimostra che gli anticristi non prendono mai sul serio il lavoro della casa di Dio né accettano la verità. Non hanno sviluppato fede in Dio; sono servi di Satana, venuti a intralciare e perturbare il lavoro della casa di Dio. Nei cuori degli anticristi c’è posto solamente per la reputazione e il prestigio. Credono che, se dovessero riconoscere il loro errore, allora dovrebbero assumersi la responsabilità, e a quel punto il loro prestigio e la loro reputazione sarebbero gravemente compromessi. Di conseguenza, resistono con un atteggiamento di ‘negazione fino alla morte’. A prescindere da quali rivelazioni o analisi gli altri offrano, fanno di tutto per negarle. A prescindere dal fatto che il loro rifiuto sia intenzionale oppure no, in breve, da un certo punto di vista ciò espone la loro natura ed essenza di repulsione e avversione per la verità. Da un altro punto di vista, questo dimostra quanto gli anticristi abbiano a cuore il proprio prestigio, la propria reputazione e i propri interessi. A tale proposito, qual è il loro atteggiamento nei confronti del lavoro e degli interessi della chiesa? Un atteggiamento di disprezzo e di rifiuto della responsabilità. Sono del tutto privi di coscienza e ragionevolezza. Il loro sottrarsi alla responsabilità non dimostra questi punti? Da una parte, il sottrarsi alla responsabilità dimostra la loro natura ed essenza di ostilità e disprezzo verso la verità; mentre, dall’altra, dimostra la loro mancanza di coscienza, ragionevolezza e umanità. A prescindere da quanto l’ingresso nella vita dei fratelli e delle sorelle venga danneggiato a causa delle loro interferenze e malefatte, non provano alcun senso di colpa e non potrebbero esserne mai turbati. Che razza di creature sono queste? Anche una parziale ammissione di errore da parte loro basterebbe a considerarli dotati di un briciolo di coscienza e ragionevolezza, ma gli anticristi non hanno neppure quella modesta quantità di umanità. Dunque come li definireste? L’essenza degli anticristi è il diavolo” (La Parola, Vol. 4: Smascherare gli anticristi, “Tema 9 – Parte terza”). Le parole di Dio rivelano che gli anticristi non accettano la verità. Ne sono disgustati e la odiano per natura. Quando vengono trattati e smascherati, cominciano ad accampare scuse, e non provano alcun rimorso anche se causano gravi danni al lavoro. Non sanno ammettere i propri errori e sono estremamente ostinati. Dopo essermi valutata in base alle parole di Dio, ho riflettuto. Era evidente che fossi negligente nel mio dovere, e che ci fossero numerosi problemi e sviste, ma non provavo senso di colpa né rimorso. Rifiutavo di essere potata, trattata o richiamata. Trovavo sempre dei motivi per discolparmi e tirarmene fuori. Non ero disposta ad ammettere i miei errori. Pensavo che farlo mi avrebbe messa in cattiva luce, danneggiando la mia reputazione, il mio prestigio e la mia immagine, facendomi perdere la stima degli altri. Ero totalmente irragionevole. Stavo manifestando un’indole di disgusto verso la verità. Gli altri mi davano suggerimenti per aiutarmi a vedere le mie carenze nel dovere, affinché correggessi i problemi in modo tempestivo e svolgessi meglio il mio dovere. Ma io non l’ho mai accettato da Dio, né ho riflettuto su me stessa. Così, non ho mai eliminato la negligenza nel mio dovere, e non ho mai adempiuto al mio ruolo di supervisore, portando anche gli altri a essere negligenti e a commettere errori. Allora, ho finalmente capito che non aver eliminato quell’indole satanica di disgusto per la verità mi rendeva difficile accettare la verità e i suggerimenti degli altri. Se avessi continuato a non pentirmi e a non eliminare quel’indole corrotta, i problemi e le debolezze nel mio dovere sarebbero aumentati, e alla fine avrei compiuto il male, mi sarei opposta a Dio e Lui mi avrebbe disprezzata e scacciata. Rendermene conto mi ha davvero sconvolta e, pentita, ho pregato Dio, intenzionata in futuro a praticare la verità nel mio dovere e a non vivere nella corruzione.

In seguito, ho letto un altro passo delle parole di Dio che mi ha fornito un percorso per eliminare la mia indole di disgusto per la verità. La parola di Dio dice: “Se, quando non comprendi una verità, qualcuno ti offre un suggerimento e ti dice come agire secondo verità, la prima cosa che dovresti fare è accettarlo e chiedere a tutti di tenere condivisione per vedere se quello è il percorso corretto, se è conforme ai principi della verità. Se constati che sia in linea con la verità, allora pratica in quel modo; se accerti che non lo sia, allora non farlo. È così semplice. Devi ricercare la verità da molte persone, ascoltando ciò che ognuno ha da dire e prendendo tutto sul serio; non fare orecchie da mercante e non snobbare le persone. Questo rientra nei tuoi doveri, quindi dovresti prenderlo sul serio. Questo è l’atteggiamento e lo stato giusto. Quando sarai nel giusto stato, non manifesterai più un’indole di disgusto e ostilità nei confronti della verità; questo tipo di pratica prende il posto della tua indole corrotta e significa praticare la verità. E qual è l’effetto del mettere in pratica la verità in questo modo? (Avere la guida dello Spirito Santo.) Ricevere la guida dello Spirito Santo è uno degli aspetti. A volte, la questione è molto semplice, ed è realizzabile usando il proprio intelletto; una volta che le persone ti hanno dato dei suggerimenti e tu hai capito, aggiusta il tiro e procedi semplicemente attenendoti ai principi. Agli esseri umani questo può sembrare banale, ma agli occhi di Dio è molto importante. Perché dico questo? Quando pratichi in questo modo, Dio vede che sei in grado di praticare la verità, che sei una persona che ama la verità, non qualcuno che ne è disgustato; allo stesso tempo, vedendo il tuo cuore, Dio vede anche la tua indole. Questo è molto importante. E, quando svolgi un dovere e compi delle azioni davanti a Dio, ciò che vivi e manifesti è la realtà della verità che si dovrebbe trovare nelle persone; davanti a Dio, il tuo atteggiamento, i tuoi pensieri e il tuo stato in tutto ciò che fai sono della massima importanza, sono ciò che Dio esamina” (La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Solo vivendo spesso dinanzi a Dio si può avere una normale relazione con Lui”). Le parole di Dio mi hanno indicato un percorso di pratica. Di fronte a suggerimenti e critiche di fratelli e sorelle, per prima cosa dovrei avere un atteggiamento di accettazione e obbedienza. Quando non so come eseguirli, non devo disprezzarli né oppormi, ma innanzitutto accettarli, poi cercare la comunione di qualcuno che comprenda la verità, e metterla in pratica una volta capiti bene i principi. Questo è compiere il mio dovere secondo la volontà di Dio. Ho considerato che, quando gli altri notano e sottolineano problemi o carenze nel mio lavoro, quando mi danno suggerimenti e mi trattano, sono solamente responsabili verso il lavoro della chiesa: non mi prendono di mira né mi rendono le cose difficili. Dovrei accoglierlo da Dio ed essere obbediente, accettarlo, riflettere sui miei problemi, cambiarli e risolverli in modo tempestivo. Solo così il mio lavoro potrà gradualmente migliorare, ed eviterò che la mia indole corrotta intralci il lavoro della chiesa.

Un giorno, sorella Jennifer ci ha inviato un messaggio in cui segnalava alcuni problemi dei nostri video. Quando l’ho letto, per un attimo mi sono sentita contrariata. Avevo già discusso e affrontato quei problemi con gli altri. Perché li stava sollevando di nuovo? Volevo dire qualcosa in mia difesa, ma mi sono fermata a riflettere: se le aveva evidenziate, dovevano esserci ancora delle sviste o delle mancanze nel nostro lavoro. Così, ho preso l’iniziativa di chiedere spiegazioni a sorella Jennifer. Dopo aver capito a fondo, mi sono resa conto di aver soltanto discusso di quei problemi con i fratelli e le sorelle, ma non avevo poi seguito il loro lavoro in modo sollecito. Mi sono anche resa conto che non ero propositiva e responsabile nei confronti del mio lavoro, aspettando invece passivamente che gli altri mi facessero notare i problemi prima di risolverli. Così, ho preso l’iniziativa di chiedere agli altri quali problemi ancora sussistessero nei nostri video, e ho condiviso e li ho risolti tempestivamente. Con il tempo, i problemi sono andati palesemente diminuendo, e nel mio dovere mi sentivo in pace e sollevata. Ho inoltre percepito nel mio cuore che solo se so accettare i suggerimenti degli altri, cercare la verità e risolvere i miei problemi posso svolgere bene il mio dovere.

Sei disposto ad essere una pecora che ascolta la voce di Dio per accogliere il Suo ritorno?

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