Conoscere Dio 2

La Parola quotidiana di Dio Estratto 31

Subito dopo aver creato l’umanità, Dio iniziò a confrontarSi con l’uomo e a parlargli e iniziò a fargli conoscere la Sua indole. In altri termini, fin dal primo momento in cui Dio ha iniziato a confrontarSi con l’umanità, ha iniziato a rendere incessantemente noti all’uomo la Sua essenza e ciò che Egli ha ed è. Indipendentemente dalla capacità di vedere o comprendere degli uomini del passato o di oggi, Dio parla all’uomo e opera tra gli uomini, rivelando la Sua indole ed esprimendo la Sua essenza (il che è un fatto innegabile da parte di chiunque). Ciò significa altresì che l’indole di Dio, la Sua essenza e ciò che Egli ha ed è sono costantemente resi noti e rivelati a mano a mano che Egli opera per l’uomo e Si confronta con lui. Egli non ha mai occultato o nascosto nulla all’uomo, ma al contrario rende nota e fa conoscere la Sua indole senza nascondere nulla. Per questo, Dio spera che l’uomo possa conoscerLo e comprendere la Sua indole e la Sua essenza. Egli non desidera che l’uomo consideri la Sua indole e la Sua essenza come eterni misteri, né vuole che l’umanità ritenga Dio un enigma che non potrà mai essere risolto. Solo quando l’umanità arriva a conoscere Dio, l’uomo capisce qual è la via da seguire ed accetta la guida di Dio, e solo un’umanità di questa fatta può vivere veramente sotto la sovranità di Dio e nella luce, circondata dalle Sue benedizioni.

Le parole e l’indole rese note e rivelate da Dio rappresentano la Sua volontà, nonché la Sua essenza. Quando Dio Si confronta con l’uomo, indipendentemente da ciò che Egli dica o compia, o da quale indole Egli riveli, e indipendentemente da ciò che l’uomo veda dell’essenza di Dio e di ciò che Egli ha ed è, tutti questi elementi rappresentano la volontà di Dio per l’uomo. A prescindere da quanto l’uomo sia in grado di realizzare, intendere o capire, tutto ciò rappresenta il volere di Dio, la volontà di Dio per l’uomo. Questo è fuori discussione! La volontà di Dio per l’umanità è il modo in cui Egli esige che le persone siano, ciò che Egli esige che facciano, il modo in cui esige che esse vivano, e il modo in cui vuole che siano in grado di portare a termine il compimento della Sua volontà. Queste cose sono inseparabili dall’essenza di Dio? In altri termini, Dio rende nota la Sua indole e tutto ciò che Egli ha ed è, avanzando nello stesso tempo richieste all’uomo. Nessuna falsità, pretesa, occultamento e abbellimento. Tuttavia, perché l’uomo è incapace di conoscere e perché non è mai stato in grado di percepire chiaramente l’indole di Dio? Perché l’uomo non ha mai capito la volontà di Dio? Ciò che viene rivelato e reso noto da Dio è ciò che Egli Stesso ha ed è; è ogni frammento e sfaccettatura della Sua vera indole: perché, allora, l’uomo non riesce a vedere? Perché è incapace di una conoscenza accurata? Per questo esiste un motivo importante. E dunque, quale sarebbe? Fin dai tempi della creazione, l’uomo non ha mai considerato Dio come Tale. Nei tempi antichi, indipendentemente da ciò che Dio aveva fatto nei confronti dell’uomo, quell’uomo che aveva appena creato, l’uomo considerava Dio un semplice compagno, Qualcuno su cui fare affidamento, e non aveva nessuna conoscenza o comprensione di Lui. In altri termini, l’uomo non sapeva che ciò che era stato reso noto da quell’Essere – quell’Essere su cui faceva affidamento e che riteneva suo compagno – era l’essenza di Dio, e non sapeva che quell’Essere era Colui che regna su tutte le cose. In parole semplici, le persone di quel tempo non riconobbero affatto Dio. Non sapevano che i cieli e la terra e tutte le cose erano state fatte da Lui, ignoravano da dove Egli fosse venuto e, anche, di cosa Egli fosse fatto. Certo, in quel tempo Dio non esigeva che l’uomo Lo conoscesse o Lo comprendesse o capisse tutto ciò che Egli aveva fatto, o che fosse a conoscenza della Sua volontà, perché questi erano tempi antichi, immediatamente successivi alla creazione dell’umanità. Quando Dio diede inizio ai preparativi per l’opera dell’Età della Legge, Egli fece alcune cose all’uomo e avanzò inoltre alcune richieste nei suoi confronti, spiegandogli come dovesse presentare le offerte a Dio e come dovesse adorarLo. Solo in quel momento l’uomo iniziò ad acquisire qualche semplice idea riguardo a Dio, solo in quel momento iniziò a conoscere la differenza tra l’uomo e Dio, e che Dio era Colui che aveva creato l’umanità. Quando l’uomo seppe che Dio è Dio e che l’uomo è uomo, tra lui e Dio si creò una certa distanza; tuttavia Dio non pretese ancora che l’uomo avesse una grande conoscenza o una profonda comprensione di Lui. Perciò, Dio esige varie cose dall’uomo a seconda degli stadi e delle circostanze della Sua opera. Che cosa ci vedete? Quale aspetto dell’indole di Dio percepite? Dio è reale? Ciò che Dio chiede all’uomo è appropriato? Nei tempi antichi, subito dopo la creazione dell’umanità, quando Dio doveva ancora compiere l’opera di conquista e di perfezionamento dell’uomo, e non aveva ancora parlato molto con lui, Egli esigeva poco dall’uomo. Indipendentemente da ciò che l’uomo facesse e da come si comportasse – anche se faceva cose che Lo offendevano – Dio perdonava tutto e non ne teneva conto. Questo perché Egli sapeva cosa aveva donato all’uomo e anche ciò che c’era nell’uomo, e pertanto Egli conosceva i requisiti di base che avrebbe domandato all’uomo. Anche se in quei tempi i requisiti di base erano molto bassi, ciò non significa che la Sua indole non fosse grande o che la Sua sapienza e onnipotenza fossero solo parole vuote. Per l’uomo, esiste un solo modo per conoscere l’indole di Dio e Dio Stesso: seguire le orme della Sua opera di gestione e di salvezza dell’umanità, e accettare le parole che Dio ha pronunciato per l’umanità. Quando conoscerà ciò che Dio ha ed è, nonché la Sua l’indole, l’uomo chiederà ancora a Dio di mostrargli la Sua persona reale? No, l’uomo non lo farebbe e neppure oserebbe farlo, perché, avendo compreso l’indole di Dio e ciò che Egli ha ed è, avrebbe già visto il vero Dio Stesso e la Sua persona reale. Sarebbe questa la conclusione inevitabile.

A mano a mano che l’opera e il piano di Dio procedevano senza tregua, e dopo che Dio ebbe stipulato il patto dell’arcobaleno con l’uomo, come segno del fatto che non avrebbe mai più distrutto il mondo tramite un diluvio, Dio provò il desiderio sempre più forte di guadagnare coloro che avrebbero potuto essere assolutamente concordi con Lui. Iniziò perciò a provare altresì un desiderio ancor più grande di guadagnare coloro che sarebbero stati capaci di fare la Sua volontà sulla terra e, inoltre, di guadagnare un gruppo di persone in grado di liberarsi dalle potenze delle tenebre, di non restare prigioniere di Satana, un gruppo di persone capaci di renderGli testimonianza sulla terra. Guadagnare un tale gruppo di persone era il desiderio a lungo accarezzato da Dio, ciò che Egli aveva atteso fin dal momento della creazione. Così, indipendentemente dall’uso del diluvio da parte di Dio per distruggere il mondo, o dal Suo patto con l’uomo, la volontà di Dio, il Suo pensiero, il Suo piano e le Sue speranze rimanevano sempre gli stessi. Quello che voleva fare, ciò che aveva desiderato a lungo, fin dai tempi prima della creazione, era guadagnare quanti tra gli esseri umani desiderava guadagnare: guadagnare un gruppo di persone capaci di comprendere e conoscere la Sua indole e di capire la Sua volontà, un gruppo di persone che sarebbero state capaci di adorarLo. Tale gruppo di persone sarebbe veramente in grado di renderGli testimonianza, e queste persone sarebbero, come si potrebbe dire, i Suoi confidenti.

Tratto da “L’opera di Dio, l’indole di Dio e Dio Stesso II” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 32

Dio promette ad Abramo di dargli un figlio

Genesi 17:15-17 Dio disse ad Abraamo: “Quanto a Sarai tua moglie, non la chiamare più Sarai; il suo nome sarà, invece, Sara. Io la benedirò e da lei ti darò anche un figlio; la benedirò e diventerà nazioni; re di popoli usciranno da lei”. Allora Abraamo si prostrò con la faccia a terra, rise, e disse in cuor suo: “Nascerà un figlio a un uomo di cent’anni? E Sara partorirà ora che ha novant’anni?”

Genesi 17:21-22 “Ma stabilirò il Mio patto con Isacco, che Sara ti partorirà in questa stagione il prossimo anno”. Quando ebbe finito di parlare con lui, Dio lasciò Abraamo, levandoSi in alto.

Nessuno può ostacolare l’opera che Dio decide di compiere

E così, voi tutti avete appena ascoltato la storia di Abramo. Egli fu scelto da Dio dopo che il diluvio aveva distrutto il mondo, il suo nome era Abramo e quando arrivò a cent’anni di età, e sua moglie Sara a novanta, Dio gli fece una promessa. Di quale promessa si tratta? Della promessa riportata nelle Scritture: “Io la benedirò e da lei ti darò anche un figlio”. Che cosa si celava dietro la promessa di un figlio da parte di Dio? Così narrano le Scritture: “Allora Abraamo si prostrò con la faccia a terra, rise, e disse in cuor suo: ‘Nascerà un figlio a un uomo di cent’anni? E Sara partorirà ora che ha novant’anni?’”. In altri termini, la coppia di anziani aveva ormai superato l’età fertile. Ma cosa fece Abramo dopo aver ascoltato la promessa di Dio? Si prostrò con la faccia a terra, ridendo, e disse tra sé e sé: “Nascerà un figlio a un uomo di cent’anni?”. Abramo credeva che tutto ciò fosse impossibile, ovverosia riteneva la promessa di Dio niente di più di uno scherzo. Dal punto di vista dell’uomo, la cosa era irrealizzabile e quindi, allo stesso modo, doveva essere irrealizzabile e impossibile per Dio Stesso. Forse, ad Abramo, la cosa sembrava risibile: Dio aveva creato l’uomo, e tuttavia Egli sembra in qualche modo non sapere che una persona così anziana non può più avere figli; Dio pensa di potermi far avere un figlio, mi ha detto che mi darà un figlio, ma sicuramente questo è impossibile! E così, si prostrò con la faccia a terra e rise, pensando tra sé e sé: impossibile! Dio Si sta prendendo gioco di me, ciò che dice non può essere vero! Abramo non prese sul serio le parole di Dio. Quindi, agli occhi di Dio, che tipo di uomo era Abramo? (Un giusto.) Dove è stato detto che egli era un giusto? Pensate che tutti coloro che Dio chiama siano giusti e perfetti, che siano tutti delle persone che camminano con Dio. Vi attenete alla dottrina! Ma dovete capire con chiarezza che quando Dio definisce qualcuno, non lo fa in modo arbitrario. In questo caso, Dio non disse che Abramo era giusto. Nel Suo cuore, Egli ha un metro per misurare ogni persona. Sebbene Dio non avesse detto che tipo di persona fosse Abramo, dal punto di vista della sua condotta, che tipo di fede in Dio aveva? Forse un po’ astratta? Oppure la sua era una fede grande? No, non lo era! Il suo riso e i suoi pensieri mostrarono chi fosse veramente, perciò la vostra convinzione che egli fosse giusto è solo un’invenzione della vostra immaginazione, è l’applicazione cieca di una dottrina, è una valutazione irresponsabile. Dio vide il riso di Abramo e quel poco che egli esprimeva? Se ne accorse? Certo che sì. Cambiò forse ciò che aveva deciso di compiere? No! Quando Dio progettò e decise che avrebbe scelto quest’uomo, la cosa era già stata compiuta. Né i pensieri dell’uomo né la sua condotta avrebbero potuto influenzare minimamente Dio o interferire con Lui; Dio non avrebbe cambiato arbitrariamente i Suoi piani, e non li avrebbe impulsivamente cambiati o sconvolti a causa della condotta dell’uomo, persino che si trattasse di una condotta da ignorante. Cosa sta scritto, dunque, in Genesi 17:21-22? “‘Ma stabilirò il Mio patto con Isacco, che Sara ti partorirà in questa stagione il prossimo anno’. Quando ebbe finito di parlare con lui, Dio lasciò Abraamo, levandoSi in alto”. Dio non prestò la minima attenzione a ciò che aveva pensato o detto Abramo. Perché non ci fece caso? Perché, in quel tempo, Dio non esigeva che gli uomini avessero una grande fede o un’ampia conoscenza di Lui né, d’altro canto, che fossero capaci di comprendere ciò che veniva fatto e detto da Lui. Così, Egli non pretese che l’uomo comprendesse appieno ciò che Egli aveva deciso di compiere, le persone che predispose di scegliere o i principi delle Sue azioni, perché la levatura dell’uomo era semplicemente inadeguata. In quel tempo, Dio ritenne normale quanto Abramo aveva fatto e il suo modo di comportarsi. Non lo condannò né lo riprese, ma disse solamente: “Sara ti partorirà Isacco in questo tempo, l’anno venturo”. Pronunciate queste parole, Dio vide la Sua promessa avverarsi punto per punto; ai Suoi occhi, ciò che Si doveva compiere in base al Suo piano si era già avverato. Dopo aver completato le disposizioni a questo fine, Dio Se ne andò. Ciò che l’uomo fa o pensa, ciò che comprende, i suoi piani: niente di tutto ciò ha a che fare in alcun modo con Dio. Ogni cosa procede secondo il piano di Dio, in linea con i tempi e le fasi che Dio Stesso ha stabilito. Tale è il principio dell’opera di Dio. Egli non interferisce con i pensieri o le conoscenze dell’uomo, ma nemmeno rinuncia ai Suoi piani o abbandona la Sua opera semplicemente a motivo dell’incredulità o dell’incomprensione umane. Quindi, gli eventi si compiono secondo il piano e i pensieri di Dio. È questo, per l’appunto, che è riscontrabile nella Bibbia: Dio fece in modo che Isacco nascesse nel tempo che Egli aveva stabilito. I fatti provano forse che il comportamento e la condotta umani ostacolarono l’opera di Dio? Niente affatto! La poca fede dell’uomo in Dio, le sue nozioni e le sue fantasie su Dio influirono sull’opera di Dio? Per niente! Proprio per niente! Il piano di gestione di Dio non è influenzato da nessun uomo, nessuna cosa e nessun ambiente. Tutto ciò che Egli decide di fare sarà completato e compiuto in tempo e secondo il Suo piano, e nessun uomo potrà interferire con la Sua opera. Dio ignora certi aspetti dell’insensatezza e dell’ignoranza dell’uomo e persino certi aspetti della resistenza parziale dell’uomo o le nozioni umane al Suo riguardo, e compie l’opera che deve compiere malgrado tutto. Tale è l’indole di Dio, e riflesso della Sua onnipotenza.

Tratto da “L’opera di Dio, l’indole di Dio e Dio Stesso II” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 33

Abramo offre Isacco

Genesi 22:2-3 E Dio disse: “Prendi ora tuo figlio, il tuo unico, colui che ami, Isacco, e va’ nel paese di Moria, e offrilo là in olocausto sopra uno dei monti che ti dirò”. Abraamo si alzò la mattina di buon’ora, sellò il suo asino, prese con sé due suoi servi e suo figlio Isacco, spaccò della legna per l’olocausto, poi partì verso il luogo che Dio gli aveva indicato.

Genesi 22:9-10 Giunsero al luogo che Dio gli aveva detto. Abraamo costruì l’altare e vi accomodò la legna; legò Isacco suo figlio e lo mise sull’altare, sopra la legna. Abraamo stese la mano e prese il coltello per scannare suo figlio.

Dio non Si preoccupa dell’insensatezza umana, ma chiede solo che l’uomo sia fedele

In Genesi 22:2, Dio diede questo ordine ad Abramo: “Prendi ora tuo figlio, il tuo unico, colui che ami, Isacco, e va’ nel paese di Moria, e offrilo là in olocausto sopra uno dei monti che ti dirò”. L’intenzione di Dio era chiara: stava chiedendo ad Abramo di offrire il suo unico figlio, Isacco, che egli amava, in olocausto. Se lo si guarda oggi, il comando di Dio non è forse ancora in contraddizione con le nozioni dell’uomo? Sì! Tutto ciò che Dio fece in quel tempo è completamente contrario alle nozioni dell’uomo; è incomprensibile per l’uomo. Le nozioni comuni tra le persone erano le seguenti: proprio quando un uomo non aveva fede e riteneva impossibile la cosa, Dio gli diede un figlio, e dopo che l’uomo l’ebbe ottenuto, Dio gli chiese di offrirlo in sacrificio. Roba da pazzi! Ma Dio cosa voleva fare veramente? Qual era il Suo intento effettivo? Egli aveva dato ad Abramo un figlio senza porre condizioni, ma aveva altresì chiesto ad Abramo di offrirGli un sacrificio incondizionato. Era troppo? Da un punto di vista esterno, ciò era non solo eccessivo ma anche un “causare problemi per nulla”. Ma Abramo stesso non pensò che Dio gli stesse chiedendo troppo. Sebbene nutrisse alcune opinioni personali di scarsa importanza e fosse un po’ diffidente nei confronti di Dio, tuttavia era pronto a offrire il sacrificio. A questo punto, quale elemento, secondo te, prova che Abramo era pronto a sacrificare suo figlio? Cosa viene detto in questo passo? Il testo originale narra così le cose: “Abraamo si alzò la mattina di buon’ora, sellò il suo asino, prese con sé due suoi servi e suo figlio Isacco, spaccò della legna per l’olocausto, poi partì verso il luogo che Dio gli aveva indicato” (Genesi 22:3). “Giunsero al luogo che Dio gli aveva detto. Abraamo costruì l’altare e vi accomodò la legna; legò Isacco suo figlio e lo mise sull’altare, sopra la legna. Abraamo stese la mano e prese il coltello per scannare suo figlio” (Genesi 22:9-10). Quando Abramo stese la mano e prese il coltello per uccidere suo figlio, le sue azioni avvenivano sotto lo sguardo di Dio? Certamente. L’intero processo – fin dall’inizio, da quando Dio aveva chiesto ad Abramo di sacrificare Isacco, a quando Abramo realmente aveva sollevato il coltello per uccidere suo figlio – mostrò a Dio il cuore di Abramo, e a prescindere dalla sua precedente insensatezza, ignoranza e incomprensione di Dio, in quel momento per Dio il cuore di Abramo era fedele e onesto, ed egli veramente stava per restituire a Dio Isacco, il figlio che Dio Stesso gli aveva donato. In lui, Dio vide l’obbedienza, l’autentica obbedienza che Egli desiderava.

Dal punto di vista dell’uomo, Dio compie molte cose incomprensibili e addirittura incredibili. Quando Dio desidera orchestrare qualcuno, spesso la Sua orchestrazione è in contrasto con le nozioni dell’uomo e incomprensibile a questi, ma proprio questa dissonanza e questa incomprensibilità sono la prova di Dio e la verifica dell’uomo. Intanto, Abramo seppe dimostrare l’obbedienza a Dio nel proprio intimo, il che rappresentò il principale motivo per cui egli fu in grado di ottemperare alle esigenze di Dio. Solo allora, quando Abramo fu in grado di obbedire ai comandi di Dio, quando offrì Isacco in sacrificio, Dio provò veramente rassicurazione e approvazione nei confronti dell’umanità (nei confronti di Abramo, che Egli aveva scelto). Solo allora Dio fu sicuro che la persona che aveva scelto era un capo indispensabile, in grado di portare avanti la Sua promessa e il Suo successivo piano di gestione. Sebbene si trattasse solo di una prova e di una verifica, Dio Si sentì gratificato, sentì l’amore dell’uomo per Lui e Si sentì confortato dall’uomo come non mai. Nel momento in cui Abramo sollevò il coltello per uccidere Isacco, Dio lo fermò? Egli non permise che Abramo sacrificasse Isacco, semplicemente perché non aveva nessuna intenzione di togliere la vita a Isacco. Pertanto, Dio fermò Abramo giusto in tempo. Per Lui l’obbedienza di Abramo aveva già superato la verifica, ciò che egli aveva fatto era sufficiente e Dio aveva già visto l’esito di ciò che Egli intendeva fare. Tale esito era soddisfacente per Dio? Si può dire che lo era, che era proprio ciò che Dio voleva e che aveva desiderato vedere. È vero? Sebbene, in contesti diversi, Dio usi metodi diversi per mettere alla prova ogni persona, in Abramo Egli vide ciò che aveva desiderato, vide che il cuore di Abramo era sincero, che la sua obbedienza era incondizionata. Era appunto una simile “incondizionatezza” ciò che Dio desiderava. Spesso le persone dicono: “Ho già offerto questo, ho già rinunciato a quello. Perché Dio non è ancora soddisfatto di me? Perché continua a sottopormi a prove? Perché continua ad assoggettarmi a verifiche?”. Tutto ciò dimostra un fatto: Dio non ha visto il tuo cuore e non lo ha ancora guadagnato. Il che equivale a dire che Egli non ha ancora visto una tale franchezza, come quando Abramo fu capace di sollevare il coltello per uccidere suo figlio di suo pugno e offrirlo in sacrificio a Dio. Egli non ha ancora visto la tua obbedienza incondizionata e non è ancora stato confortato da te. Quindi, è naturale che continui a metterti alla prova. Non è forse vero?

Tratto da “L’opera di Dio, l’indole di Dio e Dio Stesso II” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 34

La promessa di Dio ad Abramo

Genesi 22:16-18 Io giuro per Me Stesso, dice Jahvè, che, siccome tu hai fatto questo e non M’hai rifiutato il tuo figliuolo, l’unico tuo, Io certo ti benedirò e moltiplicherò la tua progenie come le stelle del cielo e come la rena ch’è sul lido del mare; e la tua progenie possederà la porta de’ suoi nemici. E tutte le nazioni della terra saranno benedette nella tua progenie, perché tu hai ubbidito alla Mia voce.

Questo è il racconto completo della benedizione di Dio ad Abramo. Anche se breve, il suo contenuto è ricco: comprende il motivo e il contesto del dono di Dio ad Abramo e il contenuto concreto di tale dono. È inoltre permeato della gioia e dell’entusiasmo con le quali Dio pronunciò queste parole, nonché dell’insistenza del Suo desiderio di guadagnare coloro che sanno ascoltare le Sue parole. In tutto questo, possiamo vedere la cura e la tenerezza di Dio verso coloro che obbediscono alle Sue parole e seguono i Suoi comandi. Quindi percepiamo anche il prezzo che Egli paga per guadagnare le persone e la cura e l’attenzione che dedica per guadagnarle. Inoltre, questo passo, che contiene le parole “Io giuro per Me Stesso”, ci fornisce un potente senso dell’amarezza e della sofferenza sopportate da Dio, e da Lui solo, dietro le quinte dell’opera del Suo piano di gestione. È un passo che ci fa riflettere, che ha avuto un’importanza speciale e un impatto di vasta portata su coloro che sono venuti dopo.

L’uomo ottiene le benedizioni di Dio a causa della sua sincerità e obbedienza

La benedizione elargita da Dio ad Abramo, di cui abbiamo appena letto, fu grande? Quanto grande? Nel passo troviamo una frase fondamentale: “E tutte le nazioni della terra saranno benedette nella tua progenie”. Tale frase mostra come Abramo ricevette benedizioni mai concesse a nessuno prima o dopo di lui. Quando, come Dio gli aveva chiesto, Abramo restituì il suo unico figlio, il suo amato unigenito, a Dio (si noti: in questo caso non si può utilizzare il termine “offrì”, ma bisogna precisare che egli restituì suo figlio a Dio), non solo Dio non permise ad Abramo di offrire Isacco, ma inoltre lo benedisse. Con quale promessa benedisse Abramo? Lo benedisse con la promessa di moltiplicarne la progenie. E di quanto l’avrebbe moltiplicata? Le Scritture ci forniscono il dettaglio seguente: “come le stelle del cielo e come la rena ch’è sul lido del mare; e la tua progenie possederà la porta de’ suoi nemici. E tutte le nazioni della terra saranno benedette nella tua progenie”. Qual era il contesto in cui Dio pronunciò queste parole? Ovverosia, perché Abramo ricevette le benedizioni di Dio? Le ricevette per il motivo specificato nelle Scritture: “Perché tu hai ubbidito alla Mia voce”. Cioè, poiché Abramo aveva eseguito il comando di Dio, poiché aveva fatto tutto ciò che Dio gli aveva detto, chiesto e comandato senza la minima obiezione, Dio gli fece una simile promessa. In tale promessa figura una frase fondamentale che rivela i pensieri di Dio in quell’istante. L’avete notata? Forse non avete prestato abbastanza attenzione alle Sue parole “Io giuro per Me Stesso”. Esse significano che, quando Dio pronunciò queste parole, stava giurando per Se Stesso. Per cosa giurano le persone quando fanno un giuramento? Giurano per il Cielo, cioè fanno un giuramento a Dio e giurano per Dio. Forse non riuscite a capire il motivo per cui Dio giura per Se Stesso, ma ci riuscirete se vi fornirò la spiegazione corretta. Di fronte a un uomo che riusciva solo ad ascoltare le Sue parole ma non riusciva a comprendere il Suo cuore, ancora una volta Dio Si era sentito solo e non sapeva cosa fare. Nella disperazione e, si può dire, inconsciamente, Dio fece qualcosa di molto naturale: quando concesse la Sua promessa ad Abramo, Si mise una mano sul cuore e Si rivolse a Se Stesso, per cui l’uomo Lo sentì esclamare “Io giuro per Me Stesso”. Vedendo le azioni di Dio, puoi pensare a te stesso. Quando ti metti una mano sul cuore e parli a te stesso, hai una chiara idea di ciò che stai dicendo? Il tuo atteggiamento è sincero? Stai parlando francamente, con il tuo cuore? Così, qui vediamo che quando Dio parlò ad Abramo era serio e sincero. Nello stesso momento in cui parlava con Abramo e lo benediceva, Dio parlava anche a Se Stesso. E Si diceva: “Benedirò Abramo, e renderò la sua progenie numerosa come le stelle del cielo, e così copiosa come la rena ch’è sul lido del mare, perché egli ha obbedito alle Mie parole ed è colui che Io ho scelto”. Quando Dio disse “Io giuro per Me Stesso”, stabilì che in Abramo avrebbe creato il popolo eletto di Israele, e che quindi lo avrebbe fatto procedere di pari passo con la Sua opera. Cioè, Egli avrebbe fatto in modo che i discendenti di Abramo si facessero carico dell’opera della gestione di Dio, e che la Sua opera e quanto aveva espresso sarebbero iniziati con Abramo e sarebbero proseguiti con i suoi discendenti, realizzando così il desiderio divino di salvare l’uomo. Che ne dite, non è una benedizione? Per esseri umani non esiste benedizione più grande di questa; si può ben dire che sia il colmo delle benedizioni. La benedizione ottenuta da Abramo non fu la moltiplicazione della sua progenie, ma la realizzazione, da parte di Dio, della Sua gestione, missione e opera nei discendenti di Abramo. Ciò significa che le benedizioni ottenute da Abramo non furono provvisorie, ma continuarono, a mano a mano che il piano di gestione di Dio progrediva. Quando Dio parlò, quando giurò per Se Stesso, aveva già preso una decisione. Il corso della Sua decisione era autentico? Era reale? Dio decise che, da quel momento in poi, i Suoi sforzi, il prezzo che Egli aveva pagato, ciò che Egli ha ed è, il Suo tutto e addirittura la Sua vita sarebbero stati dati ad Abramo e ai suoi discendenti. Quindi, Dio decise altresì che, a partire da quel gruppo di persone, avrebbe manifestato le Sue azioni e consentito all’uomo di vedere la Sua sapienza, la Sua autorità e la Sua potenza.

Tratto da “L’opera di Dio, l’indole di Dio e Dio Stesso II” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 35

La promessa di Dio ad Abramo

Genesi 22:16-18 Io giuro per Me Stesso, dice Jahvè, che, siccome tu hai fatto questo e non M’hai rifiutato il tuo figliuolo, l’unico tuo, Io certo ti benedirò e moltiplicherò la tua progenie come le stelle del cielo e come la rena ch’è sul lido del mare; e la tua progenie possederà la porta de’ suoi nemici. E tutte le nazioni della terra saranno benedette nella tua progenie, perché tu hai ubbidito alla Mia voce.

Guadagnare coloro che conoscano Dio e siano capaci di renderGli testimonianza è il Suo desiderio immutabile

Mentre stava parlando a Se Stesso, Dio parlò anche ad Abramo, ma oltre ad ascoltare le benedizioni che Dio gli elargiva, in quel momento, Abramo seppe comprendere altresì i veri desideri di Dio, contenuti in tutte le Sue parole? Non ne fu capace! Quindi, in quel momento, mentre Dio giurava per Se Stesso, il Suo cuore era ancora solitario e afflitto. Non c’era ancora nessuno in grado di capire o afferrare ciò che Egli pensasse o pianificasse. In quel momento nessuno, compreso Abramo, era in grado di parlarGli con fiducia, e ancor meno vi era qualcuno in grado di collaborare con Lui nel compimento dell’opera che Egli doveva compiere. In apparenza, Dio aveva guadagnato Abramo, qualcuno in grado di obbedire alle Sue parole. Ma in realtà, la conoscenza che quella persona aveva di Dio era praticamente nulla. Anche se Dio aveva benedetto Abramo, il Suo cuore non era ancora soddisfatto. Che significa che Egli non era soddisfatto? Significa che la Sua gestione era solo agli inizi, che le persone che desiderava guadagnare, che desiderava vedere, che aveva amato, erano ancora distanti da Lui; aveva bisogno di tempo, doveva aspettare, doveva essere paziente. Questo perché in quel momento, a parte Dio Stesso, non c’era nessuno che sapesse ciò di cui Egli aveva bisogno, ciò che desiderava conquistare o ciò a cui aspirava. Quindi, pur provando molto entusiasmo, al tempo stesso Dio era pieno di apprensione. Tuttavia non fermò i Suoi passi e continuò a pianificare la fase successiva della Sua opera.

Che cogliete nella promessa di Dio ad Abramo? Dio elargì grandi benedizioni ad Abramo semplicemente perché egli aveva obbedito alle Sue parole. Sebbene, a prima vista, ciò sembri normale e ordinaria amministrazione, in ciò possiamo discernere il cuore di Dio: Egli apprezza particolarmente l’obbedienza che l’uomo manifesta nei Suoi confronti e ha molto a cuore la comprensione che l’uomo ha di Lui e la sincerità che Gli dimostra. Quanto Gli sta a cuore una simile sincerità? Forse non potete capire quanto Gli stia a cuore, e forse nessuno se ne può fare un’idea precisa. Dio diede ad Abramo un figlio e quando tale figlio fu cresciuto, gli chiese di offrirGlielo in sacrificio. Abramo si attenne al comando di Dio alla lettera, obbedì alla parola di Dio e la sua sincerità commosse Dio e fu da Lui tenuta in gran conto. Quanto Dio ne tenne conto? E perché la tenne in gran conto? In un momento in cui nessuno intendeva le parole di Dio o Ne comprendeva il cuore, Abramo fece qualcosa che scosse il cielo e fece tremare la terra: fece provare a Dio un senso di soddisfazione senza precedenti, concedendoGli la gioia di aver guadagnato qualcuno che era in grado di obbedire alle Sue parole. Questa soddisfazione e questa gioia provenivano da una creatura uscita dalle mani di Dio. Si trattava del primo “sacrificio” offerto dall’uomo a Dio, tenuto in gran conto da Dio Stesso, dal momento della creazione dell’uomo. Nell’attesa di questo sacrificio, Dio aveva passato tempi difficili, e lo considerò come il primo e più importante dono ricevuto dall’uomo che Egli aveva creato. Tale gesto mostrò a Dio le primizie dei Suoi sforzi, il prezzo che Egli aveva pagato, e Gli consentì di guardare con speranza all’umanità. In seguito, Dio provò un anelito ancor più grande per un gruppo di persone che avrebbe dovuto camminare con Lui, trattarLo con sincerità, e curarsi sinceramente di Lui. Dio sperava addirittura che Abramo continuasse a vivere, perché desiderava che un cuore come quello posseduto da Abramo Lo accompagnasse e restasse con Lui mentre proseguiva nella Sua gestione. A prescindere da ciò che Dio voleva, si trattava solo di un desiderio, di un’idea, perché Abramo era semplicemente un uomo che si era mostrato capace di obbedirGli, ma che non aveva la più pallida comprensione o conoscenza di Dio. Abramo era una persona molto al di sotto dei criteri prescritti da Dio all’uomo, ossia: conoscere Dio, essere in grado di renderGli testimonianza e avere piena sintonia con Lui. Perciò Abramo non poteva camminare con Dio. Nell’offerta in sacrificio di Isacco da parte di Abramo, Dio vide la sincerità e l’obbedienza di Abramo, e vide che aveva superato la prova a cui Egli lo aveva sottoposto. Sebbene Dio avesse accettato la sua sincerità e la sua obbedienza, egli era ancora indegno di diventare un Suo confidente, di diventare uno che Lo conosceva, Lo comprendeva ed era a conoscenza della Sua indole; era molto lontano dalla sintonia con Dio e dal fare la Sua volontà. Quindi, nel Suo cuore, Dio continuava a sentirSi solo e inquieto. Più diventava solitario e inquieto, più aveva bisogno di procedere prima possibile con la Sua gestione, e di poterSi scegliere e guadagnare un gruppo di persone che realizzassero quanto prima il Suo piano di gestione e la Sua volontà. Tale era l’impaziente desiderio di Dio, rimasto immutato dagli inizi fino ad oggi. Fin dalla creazione dell’uomo, in principio, Dio ha desiderato un gruppo di vincitori, che avrebbero camminato insieme a Lui e sappiano capire, conoscere e comprendere la Sua indole. Questo Suo desiderio non è mai cambiato. A prescindere da quanto Egli dovrà ancora attendere, da quanto possa essere dura la strada ancora da percorrere, a prescindere da quanto siano ancora distanti gli obiettivi cui anela, Dio non ha mai cambiato le Sue attese nei confronti dell’uomo, né vi ha mai rinunciato. Ora che l’ho detto, comprendete qualcosa del desiderio di Dio? Forse ciò che avete compreso non è molto profondo, ma le cose verranno gradualmente!

Tratto da “L’opera di Dio, l’indole di Dio e Dio Stesso II” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 36

Dio deve distruggere Sodoma

Genesi 18:26 E Jahvè disse: “Se trovo nella città di Sodoma cinquanta giusti, perdonerò a tutto il luogo per amor d’essi”.

Genesi 18:29 Abramo continuò a parlarGli e disse: “Forse, vi se ne troveranno quaranta”. Ed Egli: “Non lo farò”.

Genesi 18:30 E Abramo Gli disse: “Forse, vi se ne troveranno trenta”. Ed Egli: “Non lo farò”.

Genesi 18:31 E Abramo disse: “Forse, vi se ne troveranno venti”. Ed Egli: “Non la distruggerò”.

Genesi 18:32 E Abramo disse: “Forse, vi se ne troveranno dieci”. Ed Egli: “Non la distruggerò”.

Dio Si preoccupa solo di coloro che sono capaci di obbedire alle Sue parole e di attenersi ai Suoi comandi

I brani citati più sopra contengono diverse parole chiave: i numeri. Jahvè esordì dicendo che se troverà cinquanta giusti, risparmierà tutta l’area geografica, cioè non distruggerà la città. Ma in realtà c’erano cinquanta giusti a Sodoma? No. Poco dopo, che cosa disse Abramo a Dio? Gli disse: “Forse, se ne troveranno quaranta?”. E Dio: “In questo caso, non farò niente”. Quindi Abramo insistette: “Forse, se ne troveranno trenta?”. E Dio ancora: “In questo caso, non farò niente”. “Forse venti?”. “Non farò niente”. “Dieci?”. “Anche in questo caso, non farò niente”. Ma in realtà, c’erano dieci giusti nella città? Non ce n’erano dieci, ma uno solo. E di chi si trattava? Si trattava di Lot. In quel tempo, a Sodoma c’era solo una persona giusta, ma forse Dio era troppo severo o esigente, nell’indicare questi numeri? No, non lo era! E così, mentre l’uomo continuava a chiedere: “Che ne dici di quaranta?”, “Che ne dici di trenta?”, fino ad arrivare a: “E se ce ne fossero dieci?”, Dio rispose: “Anche se ce ne fossero solo dieci, non distruggerò la città; la risparmierò e inoltre perdonerò pure tutti gli altri, oltre a quei dieci”. Soltanto dieci sarebbe stato un numero abbastanza misero, ma, di fatto, si scoprì che a Sodoma non c’era nemmeno quel numero di giusti. Quindi, potete vedere che, agli occhi di Dio, il peccato e la malvagità degli abitanti della città erano ormai tali che a Dio non restava altra scelta che eliminarli. Che cosa voleva dire Dio affermando che se ci fossero stati cinquanta giusti non avrebbe distrutto la città? I numeri non erano importanti per Dio. Era importante se la città contenesse o meno i giusti che Egli voleva. Se nella città ci fosse stato anche solo un giusto, Dio non avrebbe permesso che venisse colpita da distruzione. Ciò significa che, a prescindere dal fatto se Dio avrebbe distrutto o meno la città, e a prescindere da quanti giusti vi si trovassero, per Dio la città peccatrice era maledetta e abominevole e doveva essere distrutta, doveva sparire dai Suoi occhi, ma il giusto sarebbe dovuto restare. A prescindere dall’era, a prescindere dallo stadio di sviluppo dell’umanità, l’atteggiamento di Dio non cambia: Egli odia il male e Si preoccupa di coloro che sono giusti ai Suoi occhi. Questo Suo chiaro atteggiamento è altresì autentica rivelazione della Sua essenza. Poiché nella città vi era solamente un giusto, Dio non esitò oltre. Il risultato finale fu che Sodoma venne irrimediabilmente distrutta. Cosa ci vedete? In quell’età, Dio non avrebbe distrutto una città se in essa ci fossero stati cinquanta giusti, né se ve ne fossero stati dieci! Ciò significa che Dio avrebbe deciso di perdonare l’umanità ed essere tollerante nei suoi confronti, oppure che si sarebbe dedicato a guidarla, per le poche persone che erano capaci di temerLo e adorarLo. Dio attribuisce grande importanza alle opere giuste dell’uomo, dà grande importanza a coloro che sanno adorarLo e sono capaci di compiere buone azioni di fronte a Lui.

Dagli albori dei tempi fino ad oggi, avete mai letto nella Bibbia che Dio comunichi a chicchessia la verità o parli delle Sue vie con gli esseri umani? Mai! Le parole di Dio all’uomo che possiamo leggere riguardano solo ciò che Egli prescrisse agli esseri umani. Alcuni si misero in moto e le fecero, altri no; alcuni credettero e altri no. Questo è tutto. Quindi, i giusti di quell’età – coloro che erano giusti agli occhi di Dio – erano semplicemente quanti sapevano ascoltare le parole di Dio e obbedire ai Suoi comandi. Erano servitori che eseguivano le parole di Dio tra gli uomini. Si può definire tali persone conoscitori di Dio? Si può dire che erano persone rese perfette da Dio? No, non è possibile. Quindi, a prescindere dal loro numero, agli occhi di Dio quelle persone giuste erano degne di essere chiamate Sue confidenti? Potevano essere definiti testimoni di Dio? Certamente no! Sicuramente non erano degni di essere chiamati confidenti e testimoni di Dio. Quindi, Dio come li chiamava? Nella Bibbia, fino ai passi della Scrittura che abbiamo appena letto, sono riportati molti casi in cui Dio li chiama “i Miei servitori”. Cioè, in quel tempo, agli occhi di Dio tali persone giuste erano Suoi servitori, erano persone che Lo servivano sulla terra. E cosa pensava Dio di tale appellativo? Perché li chiamava così? Dio dispone forse nel Suo cuore di norme riguardanti gli appellativi con i quali rivolgerSi alle persone? Sicuramente sì. Dio ha delle norme, a prescindere del fatto se chiami una persona giusta, perfetta, retta, o servitore. Quando definisce qualcuno Suo servo, Egli crede fermamente che costui sia capace di ricevere i Suoi messaggeri, di obbedire ai Suoi comandi e di eseguire quanto ordinato dai Suoi messaggeri. Cosa fa una persona simile? Compie ed esegue sulla terra ciò che Dio comanda. In quel tempo, era definibile “via di Dio” ciò che Dio chiedeva all’uomo di compiere ed eseguire sulla terra? No, non lo era. Perché Dio, in quel tempo, chiedeva all’uomo di compiere solo poche e semplici cose; Egli pronunciava pochi e semplici comandi, per comunicare all’uomo di fare questo o quello, e nient’altro. Dio operava secondo il Suo piano. Poiché, allora, non erano ancora presenti diverse condizioni, il tempo non era ancora maturo e sarebbe stato difficile per l’umanità sopportare la via di Dio. Per questo, tale via doveva ancora iniziare a essere rivelata dal cuore di Dio. Dio riteneva Suoi servitori i giusti cui allude nei passi in esame, fossero essi trenta o venti. Quando i messaggeri di Dio giungevano a costoro, essi erano in grado di riceverli, di obbedire ai loro comandi e di agire in base alle loro parole. Ed è proprio questo che dovevano fare e conseguire coloro che erano servitori agli occhi di Dio. Dio assegna appellativi con giudizio agli esseri umani. Egli non li chiamò Suoi servitori perché erano come voi siete adesso – perché avevano ascoltato molte predicazioni, sapevano cosa Dio stesse per fare, capivano ampiamente la volontà di Dio e comprendevano il Suo piano di gestione – ma perché la loro umanità era onesta ed essi sapevano attenersi alle parole di Dio; quando Dio pronunciò i Suoi comandi, essi seppero mettere da parte ciò che stavano facendo ed eseguire ciò che Egli aveva comandato. Quindi, per Dio, l’altra sfumatura del titolo di “servitore” è che essi collaborarono alla Sua opera sulla terra e, sebbene non fossero i messaggeri di Dio, furono gli esecutori e i realizzatori delle parole di Dio sulla terra. Come potete vedere, allora, questi servitori o giusti avevano grande importanza per il cuore di Dio. L’opera che Dio stava per intraprendere sulla terra non avrebbe potuto essere realizzata senza persone che collaborassero con Lui, e il ruolo assunto dai servitori di Dio non avrebbe potuto essere occupato dai Suoi messaggeri. Ogni compito che Dio affidò a questi servitori era di grande importanza per Lui e per questo Egli non poteva perderli. Senza la collaborazione di questi servitori con Dio, la Sua opera tra gli esseri umani si sarebbe arenata e il piano di gestione di Dio e le Sue speranze sarebbero di conseguenza venuti meno.

Tratto da “L’opera di Dio, l’indole di Dio e Dio Stesso II” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 37

Dio deve distruggere Sodoma

Genesi 18:26 E Jahvè disse: “Se trovo nella città di Sodoma cinquanta giusti, perdonerò a tutto il luogo per amor d’essi”.

Genesi 18:29 Abramo continuò a parlarGli e disse: “Forse, vi se ne troveranno quaranta”. Ed Egli: “Non lo farò”.

Genesi 18:30 E Abramo Gli disse: “Forse, vi se ne troveranno trenta”. Ed Egli: “Non lo farò”.

Genesi 18:31 E Abramo disse: “Forse, vi se ne troveranno venti”. Ed Egli: “Non la distruggerò”.

Genesi 18:32 E Abramo disse: “Forse, vi se ne troveranno dieci”. Ed Egli: “Non la distruggerò”.

Dio è abbondantemente misericordioso verso coloro di cui Si prende cura e Si indigna profondamente verso coloro che detesta e rifiuta

Secondo la narrazione biblica, a Sodoma erano presenti dieci servitori di Dio? No, non c’erano! La città era degna della misericordia di Dio? Solo una persona in città – Lot – accolse i messaggeri di Dio. Ciò significa che nella città era presente un solo servitore di Dio e che perciò Dio non poté far altro che salvare Lot e distruggere la città di Sodoma. I dialoghi sopracitati tra Dio e Abramo possono sembrare semplici, ma illustrano un concetto profondissimo: le azioni compiute da Dio si basano su principi e, prima di prendere una decisione, Egli passa molto tempo a osservare e deliberare; se i tempi non sono maturi, di sicuro Egli non prende nessuna decisione e non trae alcuna conclusione affrettata. I dialoghi tra Abramo e Dio mostrano che la decisione divina di distruggere Sodoma non fu per nulla sbagliata, giacché Dio sapeva che nella città non c’erano né quaranta giusti, né trenta, né venti. Non ce n’erano nemmeno dieci. Il solo giusto nella città era Lot. Tutto ciò che avveniva a Sodoma, e le relative circostanze, era sotto gli occhi di Dio ed Egli lo conosceva come il palmo della Propria mano. Quindi, la Sua decisione non avrebbe potuto essere sbagliata. Invece, in contrasto con l’onnipotenza di Dio, l’uomo è decisamente intorpidito, sciocco, ignorante e miope. Ecco cosa possiamo cogliere nei dialoghi tra Abramo e Dio. Dio ha reso nota la Sua indole dagli inizi fino ad oggi. Anche in questo caso, dovremmo cogliere l’indole di Dio. I numeri sono semplici, non dimostrano niente, ma qui troviamo un’espressione molto importante dell’indole di Dio. Egli non avrebbe distrutto la città per cinquanta giusti. Ciò è dovuto alla Sua misericordia? Oppure al Suo amore e alla Sua tolleranza? Avete notato questo aspetto dell’indole di Dio? Anche se ci fossero stati solo dieci giusti, grazie a loro Egli non avrebbe distrutto la città. Non si tratta forse della tolleranza e dell’amore divini? Per la Sua misericordia, la Sua tolleranza, e la Sua sollecitudine per questi giusti, Egli non avrebbe distrutto la città. Questa è la tolleranza di Dio. E quale risultato ne consegue in ultima analisi? Quando Abramo disse: “Forse, vi se ne troveranno dieci”, Dio disse: “Non la distruggerò”. Dopo questo, Abramo non disse altro, perché a Sodoma non c’erano i dieci giusti ai quali aveva alluso. Egli aveva esaurito gli argomenti e in quel momento si era reso conto del perché Dio avesse deciso di distruggere Sodoma. In questo episodio, quale aspetto dell’indole di Dio potete cogliere? Che tipo di decisione assunse? Decise che, se in città non vi fossero stati nemmeno dieci giusti, non le avrebbe consentito di continuare a esistere e avrebbe finito inevitabilmente col distruggerla. Non è forse questa l’ira di Dio? La Sua collera rappresenta la Sua indole? Tale indole è rivelazione della santa essenza di Dio? È rivelazione della Sua giusta essenza, che l’uomo non deve offendere? Avendo avuto conferma che a Sodoma non c’erano nemmeno dieci giusti, Dio non poteva far altro che distruggere la città e punirne duramente gli abitanti, perché si opponevano a Dio e perché erano così sordidi e corrotti.

Perché abbiamo analizzato così questi passi? Perché queste poche e semplici frasi manifestano pienamente l’indole di Dio, caratterizzata da grande misericordia e profonda ira. Pur tenendo in gran conto i giusti, mostrando loro misericordia, tollerandoli e prendendoSene cura, al tempo stesso Dio nutre nel Suo cuore un profondo disgusto per tutti coloro che si erano lasciati corrompere a Sodoma. Non si tratta forse di grande misericordia e profonda ira? In che modo Dio distrugge la città? Con il fuoco. E perché la distrugge ricorrendo al fuoco? Quando vedi una cosa arsa dal fuoco o tu stesso stai per bruciare qualcosa, che sentimenti provi? Perché desideri bruciare qualcosa? Senti che non ne hai più bisogno, che non vuoi più avere quella cosa davanti agli occhi? Vuoi rinunciarvi? L’uso che Dio fa del fuoco significa rinuncia, odio, e che Egli non voleva più avere Sodoma davanti agli occhi. Ecco l’emozione che spinse Dio a radere al suolo la città con il fuoco. L’uso del fuoco esprime semplicemente quanto Dio sia adirato. Certo, la misericordia e la tolleranza di Dio non vengono meno, ma la Sua santità e la Sua giustizia, quando scatena la Sua ira, mostrano altresì all’uomo l’intolleranza di Dio nei confronti di qualsiasi offesa. Quando l’uomo è totalmente capace di obbedire ai comandi di Dio e agisce secondo quanto Egli prescrive, Dio abbonda in misericordia verso di lui; ma se l’uomo si lascia colmare di corruzione, odio e inimicizia verso Dio, Egli Si adira profondamente. Quanto è profonda la Sua ira? La Sua collera durerà finché Egli non percepirà più la resistenza e le azioni malvagie dell’uomo, fino a quando queste cose non saranno più davanti ai Suoi occhi. Solo in quel momento l’ira di Dio scomparirà. In altri termini, a prescindere dalle persone, se il loro cuore si è allontanato da Dio e si è rivolto altrove per non tornare più indietro, allora, a prescindere da come, in apparenza o soggettivamente esse desiderino adorare Dio, seguirLo e obbedirGli nel loro corpo o nel loro pensiero, la Sua ira si scatena senza sosta. Quando Dio scatena completamente la Sua ira, dopo aver concesso agli uomini tutte le opportunità possibili, non ha più alcun modo di rimangiarSela, ed Egli non sarà mai più misericordioso e tollerante verso di loro. Questo è un tratto dell’indole di Dio che non tollera offese. In un caso di tal genere, sembra normale che Dio distrugga una città, giacché, ai Suoi occhi, una città piena di peccato non può esistere e continuare per la sua strada, ed è logico che debba essere distrutta da Dio. Tuttavia, in ciò che è successo prima e dopo la distruzione di Sodoma da parte di Dio, è possibile cogliere l’indole di Dio nella sua totalità. Egli è tollerante e misericordioso verso ciò che è positivo, bello e buono, ma Si adira profondamente con tutto ciò che è malvagio, peccaminoso e perverso, tanto che la Sua ira non può venir meno. Questi sono i due aspetti principali e più rilevanti dell’indole di Dio, rivelati peraltro da Dio dal principio alla fine: abbondante misericordia e profonda ira. La maggior parte di voi ha sperimentato in qualche misura la misericordia di Dio, ma pochi hanno assaggiato la Sua ira. È possibile vedere la misericordia e la benevolenza di Dio in ogni persona; Egli, cioè, è stato abbondantemente misericordioso nei confronti di tutti. Tuttavia, molto raramente, o forse mai, Dio Si è mostrato oggi profondamente adirato nei confronti di un membro o di una parte qualsiasi del vostro gruppo. Tranquilli! Prima o poi tutti vedranno e sperimenteranno l’ira di Dio, ma per ora non è ancora il momento. Perché? Perché quando Dio è costantemente adirato verso qualcuno, ovverosia quando scatena la Sua profonda ira contro di lui, ciò significa che Egli da tempo lo detesta e lo rifiuta, ne disdegna l’esistenza e non riesce più a sopportarla; non appena la Sua ira cadrà su costui, egli scomparirà. Oggi, l’opera di Dio non ha ancora raggiunto questo punto. Se Egli fosse profondamente adirato, nessuno di voi sarebbe in grado di sostenere la Sua ira. In questo momento, dunque, ai vostri occhi Dio non mostra altro che misericordia verso voi tutti e non avete ancora visto la Sua profonda ira. Se alcuni tra voi non ne sono ancora convinti, possono invocare su di sé l’ira di Dio, in modo da sperimentare di persona se la Sua ira e la Sua indole, che non tollera offese da parte dell’uomo, esistano veramente. Osereste farlo?

Tratto da “L’opera di Dio, l’indole di Dio e Dio Stesso II” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 38

Chi è degli ultimi giorni vede l’ira di Dio solo nelle Sue parole, ma non la sperimenta realmente

Dai tempi della creazione fino ad oggi, nessun gruppo abbia beneficiato così tanto della grazia, della misericordia e della benevolenza di Dio quanto questo gruppo del tempo della fine. Sebbene, nella fase finale, Dio abbia compiuto l’opera di giudizio e di castigo, e l’abbia compiuta con maestà e ira, Dio Si limita quasi sempre a utilizzare parole per compiere la Sua opera; Egli ricorre a parole per insegnare, innaffiare, provvedere e nutrire. Nel frattempo, l’ira di Dio è stata tenuta costantemente nascosta, ed esclusa l’esperienza dell’aspetto collerico dell’indole di Dio manifestatosi nelle Sue parole, pochissimi hanno sperimentato la Sua ira di persona. Cioè, nel corso dell’opera divina di giudizio e castigo, sebbene l’ira di Dio rivelata nelle Sue parole consenta agli esseri umani di sperimentare la Sua maestà e la Sua intolleranza alle offese, tale genere di ira è solo verbale. In altri termini, Dio utilizza parole per rimproverare l’uomo, smascherarlo, giudicarlo, castigarlo e perfino condannarlo, ma non Si è ancora adirato profondamente con l’uomo e ha a malapena incominciato a scatenare la Sua ira su di lui se non attraverso le Sue parole. Quindi, la misericordia e la benevolenza di Dio sperimentate dall’uomo in questa età costituiscono la rivelazione della vera indole di Dio, mentre la Sua ira, sperimentata dall’uomo, è soltanto l’effetto del timbro e del tocco delle Sue parole. Molti ritengono erroneamente che un simile effetto costituisca la reale esperienza e la vera conoscenza dell’ira di Dio. Perciò, gran parte degli esseri umani crede di aver percepito la misericordia e la benevolenza di Dio nelle Sue parole, nonché la Sua intolleranza alle offese dell’uomo, e la maggior parte di loro è giunta addirittura a prendere coscienza della misericordia di Dio e della Sua tolleranza nei confronti dell’uomo. Tuttavia, per quanto il comportamento dell’uomo possa essere cattivo, o per quanto corrotta possa essere la sua indole, Dio ha continuato a sopportare. Così facendo, Egli resta in attesa che le parole che ha pronunciato, gli sforzi che ha compiuto e il prezzo che ha pagato sortiscano un effetto in coloro che desidera far Suoi. L’attesa di un esito del genere richiede tempo ed esige la creazione di diversi ambienti per l’uomo, così come non si diventa adulti appena nati; ci vogliono diciotto o diciannove anni, e per alcuni addirittura venti o trent’anni, per poter diventare pienamente adulti. Dio attende che questo processo si realizzi pienamente, che giungano il tempo e gli esiti auspicati. Nel tempo dell’attesa la Sua misericordia sovrabbonda. Tuttavia, durante il periodo dell’opera di Dio, un esiguo numero di persone viene colpito, e alcuni vengono puniti a causa della loro grave opposizione a Dio. Tali esempi costituiscono una prova ancora più grande dell’indole di Dio, che non tollera l’offesa dell’uomo, e confermano del tutto la concreta esistenza della tolleranza e della sopportazione di Dio nei confronti dei prescelti. Come è ovvio, in questi esempi emblematici, la rivelazione di parte dell’indole di Dio in tali persone non influisce sul Suo piano di gestione globale. In realtà, in questa fase finale dell’opera di Dio, Egli ha sopportato per tutto il periodo in cui ha atteso, e in cambio della Sua pazienza e della Sua vita ha ottenuto la salvezza di coloro che Lo seguivano. Lo vedete? Dio non sconvolge il Suo piano senza motivo. Egli può scatenare la Sua ira ma può anche essere misericordioso: così rivela i due aspetti principali della Sua indole. Vi è chiaro? In altri termini, quando si tratta di Dio, tutto ciò che è corretto o sbagliato, giusto o ingiusto, positivo o negativo, viene mostrato chiaramente all’uomo. Tutto ciò che Egli farà, che ama, che odia, si riflette direttamente nella Sua indole. Tali cose possono essere colte altresì in modo molto ovvio e chiaro nell’opera di Dio e non sono né vaghe né generiche; al contrario, esse consentono a tutti di vedere l’indole di Dio e ciò che Egli ha ed è in un modo particolarmente concreto, veritiero e pratico. Questo è il vero Dio Stesso.

Tratto da “L’opera di Dio, l’indole di Dio e Dio Stesso II” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 39

L’indole di Dio non è mai stata celata all’uomo: è il cuore dell’uomo che si è allontanato da Dio

Fin dal tempo della creazione, l’indole di Dio è sempre stata al passo con la Sua opera. Essa non è mai stata nascosta all’uomo, ma gli è stata resa completamente nota e spiegata nei dettagli. Tuttavia, con il passar del tempo, il cuore dell’uomo si è allontanato ancora di più da Dio e, a mano a mano che la corruzione dell’uomo diventava più profonda, l’uomo e Dio sono diventati sempre più distanti. Lentamente ma inesorabilmente, l’uomo è scomparso agli occhi di Dio, è diventato incapace di “vedere” Dio e così è rimasto senza “notizie” a Suo riguardo; egli non sa, di conseguenza, se Dio esista o meno, e si spinge addirittura a negarNe completamente l’esistenza. Perciò, il fatto che l’uomo non comprenda l’indole di Dio e ciò che Egli ha ed è non è causato dal fatto che Dio Si nasconda all’uomo, ma avviene perché il cuore dell’uomo si è allontanato da Dio. Sebbene l’uomo creda in Dio, il suo cuore è senza Dio ed egli non sa né vuole amarLo, giacché il suo cuore non si avvicina mai a Dio e, anzi, Lo evita costantemente. Ne consegue che il cuore dell’uomo è distante da Dio. Ma allora dov’è? In realtà, il cuore dell’uomo non è andato da nessuna parte: invece di dare il proprio cuore a Dio o di rivelarlo a Lui affinché Egli possa vederlo, l’uomo lo ha serbato per se stesso. E questo nonostante alcuni preghino spesso Dio dicendo: “O Dio, scruta il mio cuore, Tu sai tutto ciò che penso”, e alcuni addirittura giurino di lasciare che Dio li osservi e di desiderare di essere puniti qualora non terranno fede al loro giuramento. Anche se l’uomo consente a Dio di guardargli nel cuore, ciò non significa che l’uomo sia capace di obbedire alle Sue istruzioni e disposizioni, o che egli abbia posto nelle mani di Dio il suo destino, le sue speranze e tutto il resto. Quindi, a prescindere dai giuramenti che hai fatto a Dio o da quanto Gli hai dichiarato, agli occhi di Dio il tuo cuore continua a essere chiuso a Lui, dato che Gli consenti solamente di osservarlo senza permetterGli di controllarlo. In altri termini, non hai affatto donato il tuo cuore a Dio e sai solo pronunciare belle parole affinché Dio le ascolti; nel contempo, Gli nascondi le tue reiterate intenzioni ingannevoli, insieme ai tuoi intrighi, le tue trame e i tuoi piani, e tieni stretti speranze e destino nelle tue mani, temendo nel profondo che ti possano essere strappati da Dio. Così, a Dio non è mai dato di vedere la sincerità dell’uomo nei Suoi confronti. Sebbene Egli scruti le profondità del cuore umano, possa vedere ciò che l’uomo pensa e desidera fare nel suo cuore, e possa inoltre vedere cosa non lasci trapelare dall’intimo, il cuore dell’uomo non appartiene a Dio, ed egli non l’ha affidato al Suo controllo. In altre parole, Dio ha il diritto di osservare, ma non di controllare. Nella sua coscienza soggettiva, l’uomo non vuole o non intende abbandonarsi alle disposizioni di Dio. Non solo egli si è isolato da Dio, ma vi è addirittura chi studia modi per mascherare il proprio cuore, ricorrendo ad abili parole e all’adulazione al fine di creare false impressioni, di guadagnarsi la fiducia di Dio e nascondere il proprio volto autentico al Suo sguardo. Non lasciando trapelare a Dio la verità, chi si comporta così mira a far sì che Dio non veda come è veramente. Costoro non desiderano donare il loro cuore a Dio, ma vogliono serbarlo per se stessi. Il sottinteso è che ciò che l’uomo fa e vuole è interamente pianificato, calcolato e deciso dall’uomo stesso; egli non necessita della partecipazione o dell’intervento di Dio, e ancor meno delle Sue istruzioni e disposizioni. Così, sia in relazione ai comandi di Dio, al Suo mandato o a ciò che Egli prescrive all’uomo, le decisioni di quest’ultimo si basano sulle sue intenzioni e i suoi interessi, sul suo stato e le circostanze del momento. L’uomo usa sempre la conoscenza e la comprensione che gli sono familiari, nonché il suo intelletto, per giudicare e scegliere la strada che desidera percorrere, e non fa spazio all’intervento o al controllo di Dio. Ecco il cuore dell’uomo dal punto di vista di Dio.

Dal principio fino ad oggi, solo l’uomo è stato capace di parlare con Dio. In altri termini, tra tutti i viventi e le creature di Dio, solo l’uomo è stato in grado di conversare con Lui. L’uomo ha orecchi che gli consentono di ascoltare e occhi che gli consentono di vedere; usa un linguaggio, idee proprie e libero arbitrio. Egli possiede tutto ciò che è necessario per ascoltare le parole di Dio, comprenderNe la volontà e accettarNe il mandato. Per questo Dio affida tutti i Suoi desideri all’uomo, giacché vuole renderlo Suo compagno, con gli stessi Suoi pensieri e in grado di camminare con Lui. Da quando ha avviato la Sua gestione, Dio ha atteso che l’uomo Gli donasse il suo cuore, in modo che Egli potesse purificarlo e prepararlo, onde renderlo gradito a Dio e amato da Lui, per fare in modo che l’uomo temesse Dio e fuggisse il male. Dio ha sempre desiderato e atteso un tale esito.

Tratto da “L’opera di Dio, l’indole di Dio e Dio Stesso II” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 40

Valutazioni su Giobbe da parte di Dio e nella Bibbia

Giobbe 1:1 C’era nel paese di Uz un uomo che si chiamava Giobbe. Quest’uomo era integro e retto; temeva Dio e fuggiva il male.

Giobbe 1:5 Quando i giorni della festa terminavano, Giobbe li faceva venire per purificarli; si alzava di buon mattino e offriva un olocausto per ciascuno di essi, perché diceva: “Può darsi che i miei figli abbiano peccato e abbiano rinnegato Dio in cuor loro”. Giobbe faceva sempre così.

Giobbe 1:8 E Jahvè disse a Satana: “Hai tu notato il Mio servo Giobbe? Non ce n’è un altro sulla terra che come lui sia integro, retto, tema Iddio e fugga il male”.

Quale elemento chiave cogliete in questi passi? Questi tre brevi versetti scritturistici si riferiscono tutti a Giobbe. Seppur brevi, essi affermano chiaramente che tipo di persona fosse. Tramite la descrizione del comportamento quotidiano e della condotta di Giobbe, essi rendono universalmente noto che, lungi dall’essere ingiustificata, la valutazione che Dio espresse su Giobbe era fondata. I testi rivelano che sia la stima di Giobbe da parte degli uomini (Giobbe 1:1), sia la sua valutazione da parte di Dio (Giobbe 1:8), entrambe sono la conseguenza di ciò che Giobbe compì di fronte a Dio e agli uomini (Giobbe 1:5).

Per iniziare, leggiamo il primo passo: “C’era nel paese di Uz un uomo che si chiamava Giobbe. Quest’uomo era integro e retto; temeva Dio e fuggiva il male”. Questa è la prima valutazione su Giobbe nella Bibbia, e rappresenta il giudizio che l’autore del libro dà di Giobbe. Ovviamente rappresenta altresì la valutazione di Giobbe da parte degli uomini, cioè “Quest’uomo era integro e retto; temeva Dio e fuggiva il male”. Leggiamo quindi la valutazione che Dio formula riguardo a Giobbe: “Non ce n’è un altro sulla terra che come lui sia integro, retto, tema Iddio e fugga il male” (Giobbe 1:8). Delle due, una venne dall’uomo e l’altra ebbe origine da Dio; si tratta di due valutazioni con lo stesso contenuto. Quindi, si può vedere che il comportamento e la condotta di Giobbe erano noti agli uomini, nonché lodati da Dio. In altri termini, la condotta di Giobbe di fronte agli uomini e la sua condotta di fronte a Dio erano identiche; egli deponeva in ogni momento il proprio comportamento e le proprie motivazioni al cospetto di Dio, affinché potessero essere osservati da Lui, ed era un uomo che temeva Dio e fuggiva il male. Quindi, agli occhi di Dio, tra tutte le persone della terra solo Giobbe era integro e retto, nonché un uomo che temeva Dio e fuggiva il male.

Manifestazioni specifiche del timore di Dio e della fuga dal male nella vita quotidiana di Giobbe

Esaminiamo ora alcune manifestazioni specifiche del timore di Dio e della fuga dal male da parte di Giobbe. In aggiunta ai passi che precedono e seguono, leggiamo Giobbe 1:5, che riporta una delle manifestazioni specifiche del timore di Dio e della fuga dal male da parte di Giobbe. Si tratta di come Giobbe temeva Dio e fuggiva il male nella sua vita quotidiana; la cosa più evidente è che egli non solo faceva ciò che doveva in nome del timore di Dio e della fuga dal male suoi personali, ma offriva altresì regolarmente olocausti a Dio per conto dei figli. Egli temeva che, durante i loro banchetti, essi spesso “abbiano peccato e abbiano rinnegato Dio in cuor loro”. Come si manifestava un simile timore in Giobbe? Il testo originale lo racconta così: “Quando i giorni della festa terminavano, Giobbe li faceva venire per purificarli; si alzava di buon mattino e offriva un olocausto per ciascuno di essi”. La condotta di Giobbe ci mostra che, invece di palesarsi nel comportamento esteriore, il suo timore di Dio proveniva dall’intimo del cuore ed era riscontrabile in ogni aspetto della sua vita quotidiana, in qualsiasi momento, giacché egli non si limitava a fuggire il male in prima persona, ma offriva altresì spesso olocausti per i suoi figli. In altri termini, Giobbe non solo temeva grandemente di poter peccare contro Dio e di rinnegarLo nel proprio cuore, ma si preoccupava altresì che i suoi figli potessero aver peccato contro Dio e averLo rinnegato nei loro cuori. Da ciò si può vedere come l’autenticità del timore di Dio da parte di Giobbe supera un esame accurato e si pone al di là di ogni dubbio per chiunque. Egli si comportava così occasionalmente o di frequente? La frase finale del testo recita: “Giobbe faceva sempre così”. Il significato di tali parole è che Giobbe non si recava a trovare i figli occasionalmente, o quando gli faceva piacere, e non si limitava a confessare Dio con la preghiera. Invece, mandava regolarmente i suoi figli a santificarsi, e offriva olocausti per loro. Nel testo, il termine “sempre” non significa che egli lo faceva per uno o due giorni, o solo per un momento. Indica che la manifestazione del timore di Dio da parte di Giobbe non era temporanea, non si limitava a un sapere teorico o a belle parole; anzi, la via di temere Dio e fuggire il male guidava il suo cuore, modellava il suo comportamento ed era intimo fondamento della sua esistenza. Il fatto che egli si comportasse così continuamente indica come spesso, nel suo cuore, egli temesse di poter peccare egli stesso contro Dio, e temesse inoltre che i suoi figli o le sue figlie potessero a loro volta peccare contro Dio. Ciò rivela quale peso la via di temere Dio e fuggire il male avesse dentro al suo cuore. Si comportava così di continuo perché, interiormente, era spaventato e timoroso di aver compiuto il male e peccato contro Dio, e di aver deviato dalla via di Dio, diventando incapace di soddisfarLo. Allo stesso tempo, era inoltre preoccupato per i suoi figli e le sue figlie, per paura che essi avessero offeso Dio. Questa era la condotta normale di Giobbe nella sua vita quotidiana. Ed è appunto una simile condotta abituale a confermare che il timore di Dio e la fuga dal male di Giobbe non erano parole vuote e che egli viveva veramente simili realtà. “Giobbe faceva sempre così”: queste parole ci narrano i gesti quotidiani di Giobbe davanti a Dio. Dato che agiva così incessantemente, il suo comportamento e il suo cuore giungevano a Dio? In altri termini, Dio Si compiaceva spesso del cuore e del comportamento di Giobbe? E in quale condizione e in che contesto egli agiva sempre così? Alcuni dicono che agiva in tal modo perché Dio gli appariva di frequente; altri dicono che lo faceva spesso perché voleva fuggire il male; altri ancora che forse pensava che le sue ricchezze non fossero pervenute con facilità, che era consapevole del fatto che gli erano state concesse da Dio e per questo era molto preoccupato di perdere i suoi beni se avesse peccato contro Dio e Lo avesse offeso. C’è del vero in queste ipotesi? Chiaramente no. Perché, agli occhi di Dio, ciò che Egli accettava e amava di più in Giobbe non era semplicemente il fatto che agisse sempre così, ma piuttosto la sua condotta dinanzi a Lui, agli uomini e a Satana, una volta che fu consegnato a Satana e tentato.

Tratto da “L’opera di Dio, l’indole di Dio e Dio Stesso II” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 41

Satana tenta Giobbe per la prima volta (il suo bestiame viene rubato e succedono disgrazie ai suoi figli)

a. Le parole pronunciate da Dio

Giobbe 1:8 E Jahvè disse a Satana: “Hai tu notato il Mio servo Giobbe? Non ce n’è un altro sulla terra che come lui sia integro, retto, tema Iddio e fugga il male”.

Giobbe 1:12 E Jahvè disse a Satana: “Ebbene! Tutto quello che possiede è in tuo potere; soltanto, non stender la mano sulla sua persona”. E Satana si ritirò dalla presenza di Jahvè.

b. Risposta di Satana

Giobbe 1:9-11 E Satana rispose a Jahvè: “È egli forse per nulla che Giobbe teme Iddio? Non l’hai Tu circondato d’un riparo, lui, la sua casa, e tutto quel che possiede? Tu hai benedetto l’opera delle sue mani, e il suo bestiame ricopre tutto il paese. Ma stendi un po’ la Tua mano, tocca quanto egli possiede, e vedrai se non Ti rinnega in faccia”.

Dio permette a Satana di tentare Giobbe, così che la sua fede sia resa perfetta

Giobbe 1:8 è il primo resoconto biblico di un dialogo tra Jahvè e Satana. Quindi, cosa disse Dio? Il testo originale descrive così le cose: “E Jahvè disse a Satana: ‘Hai tu notato il Mio servo Giobbe? Non ce n’è un altro sulla terra che come lui sia integro, retto, tema Iddio e fugga il male’”. Questa fu la valutazione che Dio formulò riguardo a Giobbe di fronte a Satana; Dio disse che egli era un uomo perfetto e retto, che temeva Dio e fuggiva il male. Prima di questo dialogo con Satana, Dio aveva deciso che Si sarebbe servito di lui per tentare Giobbe, che avrebbe consegnato Giobbe a Satana. Per certi versi, ciò proverà che l’osservazione e la valutazione di Giobbe da parte di Dio erano precise e scevre da errore, e farà sì che Satana sia svergognato dalla testimonianza di Giobbe; per contro, renderà perfetti la fede in Dio di Giobbe e il suo timore nei Suoi confronti. Quindi, quando Satana si presentò a Dio, Egli non parlò in modo ambiguo, ma andò dritto al punto e gli chiese: “Hai tu notato il Mio servo Giobbe? Non ce n’è un altro sulla terra che come lui sia integro, retto, tema Iddio e fugga il male”. Nella domanda di Dio si cela il significato seguente: Dio sapeva che Satana aveva vagato in ogni luogo e aveva spesso spiato Giobbe, che era servo di Dio. Aveva più volte tentato e assalito Giobbe, cercando il modo di rovinarlo, onde provare che la sua fede in Dio e il suo timore nei Suoi confronti non erano in grado di resistere. Satana non aveva inoltre esitato a cercare occasioni per rovinare Giobbe, onde fargli rinnegare Dio e per poterlo strappare dalle mani di Dio. Tuttavia, Dio guardò nel cuore di Giobbe e vide che egli era perfetto e retto, che temeva Dio e fuggiva il male. Dio Si servì di una domanda per dire a Satana che Giobbe era un uomo perfetto e retto, che temeva Dio e fuggiva il male, che Giobbe non avrebbe mai rinnegato Dio per seguire Satana. All’udire il giudizio di Dio su Giobbe, in Satana si accese la rabbia, innescata dall’umiliazione, e Satana si fece ancor più furioso e impaziente di strappare via Giobbe, perché non aveva mai creduto che qualcuno potesse essere perfetto e retto, o che potesse temere Dio e fuggire il male. Al tempo stesso, Satana detestava l’integrità e la rettitudine in un uomo, e odiava chi era in grado di temere Dio e fuggire il male. Per questo è scritto in Giobbe 1:9-11 che “E Satana rispose a Jahvè: ‘È egli forse per nulla che Giobbe teme Iddio? Non l’hai Tu circondato d’un riparo, lui, la sua casa, e tutto quel che possiede? Tu hai benedetto l’opera delle sue mani, e il suo bestiame ricopre tutto il paese. Ma stendi un po’ la Tua mano, tocca quanto egli possiede, e vedrai se non Ti rinnega in faccia’”. Dio conosceva intimamente la natura malevola di Satana e sapeva molto bene che questi aveva da tempo progettato di rovinare Giobbe; per questo pensò, dicendo a Satana, ancora una volta, che Giobbe era perfetto e retto e che temeva Dio e fuggiva il male, di metterlo in riga, di costringerlo a mostrare il suo vero volto e ad attaccare e tentare Giobbe. In altri termini, Dio sottolineò volutamente che Giobbe era perfetto e retto, che temeva Dio e fuggiva il male, e in tal modo fece sì che Satana si scagliasse contro Giobbe, spinto dall’odio e dalla collera nei confronti dell’integrità e della rettitudine di Giobbe, il quale era un uomo che temeva Dio e fuggiva il male. Di conseguenza, Dio coprì di vergogna Satana tramite il fatto che Giobbe era un uomo perfetto e retto, che temeva Dio e fuggiva il male, e così Satana rimase totalmente umiliato e sconfitto. In seguito, Satana non avrà più dubbi e non lancerà più accuse riguardo all’integrità, la rettitudine, il timore di Dio o la fuga dal male di Giobbe. Per questo, la messa alla prova da parte di Dio e la tentazione ad opera di Satana erano pressoché inevitabili. Il solo in grado di resistere alla prova da parte di Dio e alla tentazione di Satana era Giobbe. A seguito di questo dialogo, a Satana fu permesso di tentare Giobbe. E così ebbe inizio la prima serie di attacchi da parte di Satana. L’obiettivo di tali attacchi furono i beni di Giobbe, perché Satana aveva formulato contro di lui l’accusa seguente: “È egli forse per nulla che Giobbe teme Iddio? […] Tu hai benedetto l’opera delle sue mani, e il suo bestiame ricopre tutto il paese”. Di conseguenza, Dio permise a Satana di portare via a Giobbe tutto quel che aveva, che era proprio lo scopo per cui Egli aveva parlato con Satana. Tuttavia, Dio fece a Satana una richiesta: “Tutto quello che possiede è in tuo potere; soltanto, non stender la mano sulla sua persona” (Giobbe 1:12). Ecco la condizione che Dio pose dopo aver concesso a Satana di tentare Giobbe e averglielo consegnato. Si trattava del limite che Satana non avrebbe potuto oltrepassare: Egli gli ordinò di non nuocere a Giobbe. Poiché Dio riconosceva che Giobbe era perfetto e retto, e credeva fermamente che l’integrità e la rettitudine di Giobbe di fronte a Lui fossero al di là di ogni dubbio, e avrebbero potuto resistere alla prova, consentì a Satana di tentare Giobbe, ponendogli tuttavia un limite: egli avrebbe potuto prendere tutti i beni di Giobbe, ma non avrebbe potuto alzare nemmeno un dito contro di lui. Che cosa significa? Che Dio in quel momento non abbandonò completamente Giobbe nelle mani di Satana. Satana avrebbe potuto tentare Giobbe con qualsiasi mezzo avesse voluto, senza tuttavia potergli nuocere o torcergli anche un solo capello, perché tutto, nell’uomo, è controllato da Dio, e perché è Lui a decidere se l’uomo debba vivere o morire. Satana non ha tale autorizzazione. Dopo che Dio ebbe detto a Satana queste parole, Satana non vide l’ora di iniziare. Si servì di ogni mezzo per tentare Giobbe, ed entro breve tempo Giobbe aveva già perso una marea di pecore e di buoi e tutti i beni che Dio gli aveva dato… Così si abbattè su di lui la prova di Dio.

Sebbene la Bibbia ci narri l’origine delle tentazioni di Giobbe, egli stesso, che le subiva, era cosciente di ciò che stava succedendo? Giobbe era un semplice mortale: ovvio non sapesse nulla di quanto gli stesse avvenendo intorno. Tuttavia, il suo timore di Dio e la sua integrità e rettitudine gli fecero capire che erano giunte a lui le prove di Dio. Egli non era a conoscenza di ciò che era avvenuto nella sfera spirituale, né conosceva le intenzioni divine soggiacenti a tali prove. Ma sapeva che, a prescindere da ciò che gli stava succedendo, doveva resistere nella sua integrità e rettitudine, e continuare ad attenersi alla via del timore di Dio e della fuga dal male. L’atteggiamento di Giobbe e la sua reazione a quegli avvenimenti furono chiaramente notati da Dio. Cosa vide Dio? Vide che il cuore di Giobbe Lo temeva, perché dall’inizio fino al momento della prova, il suo cuore era rimasto aperto a Dio, Gli era stato posto innanzi, e Giobbe non aveva rinnegato la propria integrità e la propria rettitudine, né aveva rigettato o abbandonato la strada del timore di Dio e della fuga dal male, e nulla per Dio era più gratificante di questo.

Tratto da “L’opera di Dio, l’indole di Dio e Dio Stesso II” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 42

La reazione di Giobbe

Giobbe 1:20-21 Allora Giobbe si alzò e si stracciò il mantello e si rase il capo e si prostrò a terra e adorò e disse: “Nudo sono uscito dal seno di mia madre, e nudo tornerò in seno della terra; Jahvè ha dato, Jahvè ha tolto; sia benedetto il nome di Jahvè”.

Il fatto che Giobbe prenda l’iniziativa di restituire tutto ciò che possiede ha origine dal suo timore di Dio

Dopo che Dio ebbe detto a Satana: “Tutto quello che possiede è in tuo potere; soltanto, non stender la mano sulla sua persona”, Satana se ne andò e subito dopo Giobbe subì attacchi repentini e spietati: innanzitutto, i suoi buoi e i suoi asini furono depredati e alcuni dei suoi servitori uccisi; poi, le sue pecore e degli altri servitori furono divorati dal fuoco; quindi, i suoi cammelli furono portati via e ancora altri servitori assassinati; infine, ai suoi figli e alle sue figlie fu tolta la vita. Questa sfilza di attacchi fu il tormento sofferto da Giobbe durante la prima tentazione. Come Dio aveva ordinato, durante questi attacchi Satana si limitò a colpire i beni di Giobbe e i suoi figli, ma non fece alcun male a Giobbe stesso. Tuttavia, in un battibaleno Giobbe fu trasformato da ricco pieno di beni a nullatenente. Nessuno avrebbe potuto resistere a un colpo a sorpresa così impressionante o reagirvi correttamente, ma Giobbe dimostrò il suo carattere straordinario. Le Scritture ci forniscono il seguente resoconto: “Allora Giobbe si alzò e si stracciò il mantello e si rase il capo e si prostrò a terra e adorò”. Questa fu la prima reazione di Giobbe all’udire che aveva perso i suoi figli e tutti i suoi beni. Soprattutto, egli non parve sorpreso, o in preda al panico, e ancor meno espresse rabbia o odio. Vedete, perciò, come in cuore avesse già riconosciuto che tali disastri non erano accidentali o causati da mano d’uomo, e ancor meno costituivano il sopraggiungere di punizione o retribuzione. Erano piuttosto le prove di Jahvè giunte a lui, era Jahvè che voleva strappargli i beni e i figli. Giobbe, quindi, rimase molto calmo e lucido. La sua umanità perfetta e retta gli consentì di formulare, razionalmente e naturalmente, giudizi e decisioni ben precisi riguardo ai disastri che gli erano capitati e, di conseguenza, si comportò con una calma insolita: “Allora Giobbe si alzò e si stracciò il mantello e si rase il capo e si prostrò a terra e adorò”. “Si stracciò il mantello” significa che rimase senza vestiti, e non possedeva più nulla; “si rase il capo” significa che era tornato a essere di fronte a Dio come un neonato; “si prostrò a terra e adorò” significa che egli era venuto al mondo nudo e, adesso nuovamente privo di tutto, era tornato a Dio come se fosse un neonato. L’atteggiamento di Giobbe verso tutto ciò che gli era capitato non sarebbe stato possibile a nessun’altra creatura di Dio. La sua fede in Jahvè si spinse al di là dell’ambito del credo, si trattava del suo timore di Dio e della sua obbedienza a Lui, ed egli fu non solo in grado di ringraziarLo per quello che gli aveva dato, ma anche per quello che gli aveva tolto. E in più, seppe prendere l’iniziativa di restituire a Dio tutto ciò che possedeva, compresa la propria vita.

Il timore e l’obbedienza di Giobbe nei confronti di Dio sono un esempio per l’umanità, e la sua integrità e la sua rettitudine rappresentano il culmine dell’umanità che gli uomini dovrebbero possedere. Sebbene non vedesse Dio, si rendeva conto che esisteva veramente, e a motivo di ciò Lo temeva; e grazie al suo timore di Dio era in grado di obbedirGli. Giobbe diede a Dio carta bianca perché prendesse tutto ciò che aveva, senza peraltro lamentarsi, e si prostrò a Dio e Gli disse che, in quel preciso momento, anche se Dio gli avesse tolto perfino la carne, Glielo avrebbe consentito con gioia, senza lamentarsi. La sua intera condotta fu ascrivibile alla sua umanità perfetta e retta. Cioè, a causa della sua innocenza, onestà e benevolenza, Giobbe era incrollabile nella sua consapevolezza ed esperienza dell’esistenza di Dio, e a partire da ciò aveva posto esigenze a se stesso e aveva conformato il suo pensiero, il suo comportamento, la sua condotta, i suoi principi di azione di fronte a Dio in accordo con la guida di Dio e con le Sue azioni, che egli aveva scorto in ogni cosa. Col tempo, le sue esperienze indussero in lui un timore reale e concreto di Dio e lo portarono a fuggire il male. Questa era la fonte dell’integrità a cui Giobbe si attenne fermamente. Egli possedeva un’umanità onesta, innocente e benevola, aveva un’effettiva esperienza del timore di Dio, dell’obbedienza a Lui e della fuga dal male, e sapeva inoltre che “Jahvè ha dato, Jahvè ha tolto”. Solo a motivo di ciò seppe restare saldo nel rendere testimonianza, pur in preda agli assalti perversi di Satana, e solo grazie a ciò fu in grado di non deludere Dio e di fornirGli una risposta soddisfacente quando le prove lo raggiunsero. Sebbene la condotta di Giobbe durante la prima tentazione fosse stata molto retta, le generazioni successive non ebbero la certezza di poter raggiungere un’analoga semplicità e schiettezza neppure dopo una vita intera di sforzi, né furono necessariamente in possesso della condotta di Giobbe appena descritta. Oggi, di fronte alla condotta semplice e schietta di Giobbe, e se la si confronta con i proclami e le determinazioni di “obbedienza assoluta e lealtà fino alla morte” fatti a Dio da chi sostiene di credere in Lui e di seguirLo, provate o no una profonda vergogna?

Quando leggi nelle Scritture tutto ciò che Giobbe e la sua famiglia si trovarono a soffrire, come reagisci? Ti perdi nei tuoi pensieri? Resti attonito? Si possono definire “orribili” le prove capitate a Giobbe? In altri termini, è già abbastanza terribile leggere il racconto scritturistico delle prove di Giobbe, figuriamoci come dovettero essere nella vita reale! Come puoi vedere, dunque, quanto accadde a Giobbe non fu un’“esercitazione”, ma una vera e propria “battaglia”, con autentiche “pistole” e “pallottole”. Ma per mano di chi fu sottoposto a tali prove? Naturalmente, esse furono opera di Satana, Satana fece quelle cose con le sue stesse mani. Ciononostante, esse furono autorizzate da Dio. Dio disse forse a Satana con quali mezzi tentare Giobbe? Non lo fece. Dio Si limitò a porre una condizione alla quale Satana doveva attenersi, dopo di che la tentazione giunse a Giobbe. Quando ciò avvenne, questo fatto diede agli esseri umani modo di comprendere la malvagità e l’orrore di Satana, la sua cattiveria e il suo ribrezzo verso di loro, nonché la sua ostilità nei confronti di Dio. In tutto ciò comprendiamo che le parole non possono descrivere quanto crudele fu tale tentazione. Si può dire che in quel momento furono rivelati completamente la natura malvagia con cui Satana aveva fatto violenza sull’uomo e il suo orribile volto. Satana utilizzò quell’opportunità, concessagli da Dio, per sottoporre Giobbe a una violenza febbrile e spietata, il cui metodo e livello di crudeltà sarebbero oggi sia inimmaginabili che del tutto intollerabili. Piuttosto che affermare che Giobbe fu tentato da Satana, e che nel corso di tale tentazione rimase saldo nella sua testimonianza, è meglio dire che nelle prove stabilite per lui da Dio Giobbe intraprese una lotta con Satana finalizzata a tutelare la propria integrità e rettitudine, e a salvaguardare la via che consiste nel temere Dio e fuggire il male. In tale lotta, Giobbe perse una marea di pecore e di buoi, perse tutti i suoi beni, e perse figli e figlie. Tuttavia non abbandonò l’integrità, la rettitudine o il timore di Dio. In altri termini, in questa lotta con Satana Giobbe preferì essere privato dei suoi beni e dei suoi figli piuttosto che perdere integrità, rettitudine e timore di Dio. Preferì tenersi stretto al fondamento di ciò che significa essere un uomo. Le Scritture raccontano succintamente l’intero processo tramite il quale Giobbe perse i suoi beni e documentano altresì la sua condotta e il suo atteggiamento. Questi racconti laconici e succinti danno l’impressione che Giobbe, di fronte a tale tentazione, fosse quasi rilassato; tuttavia, se ciò che avvenne di concreto dovesse essere ricreato, tenendo anche in considerazione la natura malvagia di Satana, le cose non sarebbero così semplici o facili come si allude in questi passi. La realtà fu molto più crudele. Tale è il livello di distruzione e odio con il quale Satana tratta l’umanità e tutti coloro che Dio approva. Se Dio non gli avesse chiesto di non nuocere a Giobbe, Satana lo avrebbe indubbiamente ucciso senza farsi scrupoli. Egli non vuole che nessuno adori Dio, e desidera che chi è giusto agli occhi di Dio e chi è perfetto e retto non perseveri nel timore di Dio e nella fuga dal male. Se gli uomini temono Dio e fuggono il male, ciò significa che rinunciano a Satana e lo abbandonano: per questo Satana trasse vantaggio dal permesso ricevuto da Dio per accumulare su Giobbe, senza pietà, tutto il suo furore e il suo odio. Vedete, dunque, che grande tormento patì Giobbe, dalla mente al corpo, dall’esterno all’intimo. Oggi, non sappiamo come avvennero le cose in quel tempo e dai racconti biblici possiamo gettare solamente uno sguardo fugace sulle emozioni che Giobbe provò quando fu sottoposto al tormento.

L’incrollabile integrità di Giobbe procura vergogna a Satana e ne provoca la fuga in preda al panico

Quindi, che cosa fece Dio quando Giobbe venne assoggettato al suo tormento? Egli osservò, vigilò, e attese l’esito. Mentre osservava e vigilava, come Si sentiva? Ovviamente era in preda al dolore. Ma era forse possibile che Dio, solo a causa del Suo dolore, Si pentisse di aver permesso a Satana di tentare Giobbe? La risposta è no! Non avrebbe potuto provare un simile rimorso. Perché credeva fermamente che Giobbe fosse perfetto e retto, che temesse Dio e fuggisse il male. Egli aveva semplicemente dato modo a Satana di verificare la giustizia di Giobbe di fronte a Dio e di rivelare la propria malvagità e spregevolezza. Inoltre, si trattava di un’opportunità per Giobbe di dimostrare la sua giustizia, il suo timore di Dio e la sua fuga dal male di fronte al mondo, a Satana, nonché addirittura a tutti coloro che seguono Dio. L’esito finale prova che il giudizio di Dio su Giobbe era corretto e scevro da errore? Giobbe sconfisse veramente Satana? A questo punto, leggiamo le parole archetipiche pronunciate da Giobbe, prova del fatto che egli aveva sconfitto Satana. Egli disse: “Nudo sono uscito dal seno di mia madre, e nudo tornerò in seno della terra”. Ecco l’atteggiamento obbediente di Giobbe nei confronti di Dio. Poi, egli dichiarò: “Jahvè ha dato, Jahvè ha tolto; sia benedetto il nome di Jahvè”. Le parole pronunciate da Giobbe provano che Dio osserva le profondità del cuore umano, che Egli è in grado di scrutare la mente umana, e dimostrano che la Sua approvazione di Giobbe è priva di errori, che quest’uomo che Dio approvò era giusto. “Jahvè ha dato, Jahvè ha tolto; sia benedetto il nome di Jahvè”. Queste parole sono la testimonianza che Giobbe rende a Dio. Furono tali parole comuni a intimorire Satana, a procurargli vergogna e a farlo fuggire in preda al panico, e inoltre lo incatenarono e lo lasciarono senza risorse. Esse fecero altresì provare a Satana la meraviglia e la potenza delle azioni di Jahvè Dio, e gli consentirono di cogliere lo straordinario carisma di un uomo il cui cuore era sotto l’autorità della via di Dio. Inoltre, dimostrarono a Satana la potente vitalità manifestata da un uomo piccolo e insignificante nell’aderire alla via del timore di Dio e della fuga dal male. Così Satana fu sconfitto nel primo combattimento. Nonostante avesse “imparato la lezione”, Satana non aveva la benché minima intenzione di mollare la presa su Giobbe, né era avvenuto qualche cambiamento nella sua natura malvagia. Egli cercò di continuare ad attaccare Giobbe, e quindi ancora una volta si presentò a Dio…

Tratto da “L’opera di Dio, l’indole di Dio e Dio Stesso II” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 43

Satana tenta ulteriormente Giobbe (ulcere maligne compaiono su tutto il corpo di Giobbe)

a. Le parole pronunciate da Dio

Giobbe 2:2-3 E Jahvè disse a Satana: “Hai tu notato il Mio servo Giobbe? Non ce n’è un altro sulla terra che come lui sia integro, retto, tema Iddio e fugga il male. Egli si mantiene saldo nella sua integrità benché tu Mi abbia incitato contro di lui per rovinarlo senza alcun motivo”.

Giobbe 2:6 E Jahvè disse a Satana: “Ebbene esso è in tuo potere; soltanto, rispetta la sua vita”.

b. Le parole pronunciate da Satana

Giobbe 2:4-5 E Satana rispose a Jahvè: “Pelle per pelle! L’uomo dà tutto quel che possiede per la sua vita; ma stendi un po’ la Tua mano, toccagli le ossa e la carne, e vedrai se non Ti rinnega in faccia”.

c. Il modo in cui Giobbe affronta la prova

Giobbe 2:8-10 Sua moglie gli disse: “Ancora stai saldo nella tua integrità? Ma lascia stare Dio e muori!” Giobbe le rispose: “Tu parli da donna insensata! Abbiamo accettato il bene dalla mano di Dio, e rifiuteremmo di accettare il male?” In tutto questo Giobbe non peccò con le sue labbra.

Giobbe 3:3 Perisca il giorno che io nacqui e la notte in cui si disse: “È stato concepito un maschio!”

L’amore di Giobbe per la via di Dio supera tutto il resto

Le Scritture attestano così le parole pronunciate da Dio con Satana: “E Jahvè disse a Satana: ‘Hai tu notato il Mio servo Giobbe? Non ce n’è un altro sulla terra che come lui sia integro, retto, tema Iddio e fugga il male. Egli si mantiene saldo nella sua integrità benché tu Mi abbia incitato contro di lui per rovinarlo senza alcun motivo’” (Giobbe 2:2-3). In questo dialogo, Dio ripete a Satana la stessa domanda. È una domanda che mostra la valutazione positiva di Jahvè Dio riguardo a ciò che aveva dimostrato e vissuto Giobbe durante la prima prova, e che non è diversa dalla valutazione di Dio riguardo a Giobbe prima che questi avesse subito la tentazione di Satana. Cioè, prima che la tentazione lo raggiungesse, agli occhi di Dio Giobbe era perfetto e quindi Dio proteggeva lui e la sua famiglia e lo benediceva; agli occhi di Dio egli era degno di benedizione. Dopo la tentazione, Giobbe non commise peccato con le labbra a seguito della perdita di beni e figli, ma continuò a lodare il nome di Jahvè. La sua condotta concreta gli guadagnò la lode di Dio, e pertanto Dio gliene rese pienamente atto. Perché, agli occhi di Giobbe, la sua progenie o i suoi beni non erano un motivo sufficiente per rinnegare Dio. In altri termini, il posto di Dio nel suo cuore non poteva essere sostituito dai suoi figli o da nessuno dei suoi beni. Durante la prima tentazione, Giobbe mostrò a Dio che il suo amore per Lui e per la via del timore di Dio e della fuga dal male superava tutto il resto. Semplicemente quella prova fece fare a Giobbe l’esperienza di ricevere una ricompensa da Jahvè Dio e di vedersi portare via beni e figli.

Per Giobbe, si trattò di un’autentica esperienza che gli purificò l’anima, fu un battesimo di vita che appagò la sua esistenza e, per di più, fu una sontuosa festa che mise alla prova la sua obbedienza a Dio e il suo timore per Lui. Tale tentazione cambiò lo stato di Giobbe da ricco a nullatenente e gli consentì altresì di sperimentare la violenza a cui Satana sottopone l’umanità. La sua miseria non fece sì che egli detestasse Satana; invece, nelle ignobili azioni di Satana egli vide la sua abiezione e spregevolezza, nonché la sua ostilità e ribellione nei confronti di Dio, e tutto ciò lo incoraggiò ancora di più ad aderire per sempre alla via del timore di Dio e della fuga dal male. Egli giurò che non avrebbe mai abbandonato Dio e non avrebbe mai volto le spalle alla Sua via a causa di fattori esterni come i beni, i figli o i parenti, e che non sarebbe mai stato schiavo di Satana, dei beni o di chicchessia; all’infuori di Jahvè Dio, nessun avrebbe potuto essere suo Signore o suo Dio. Queste erano le aspirazioni di Giobbe. D’altro canto, Giobbe acquisì altresì qualcosa da questa tentazione: in mezzo alle prove mandategli da Dio aveva guadagnato grandi ricchezze.

Nella vita dei suoi decenni precedenti, Giobbe aveva osservato le azioni di Jahvè e ottenuto per sé le benedizioni di Jahvè Dio. Erano benedizioni che lo avevano portato a sentirsi enormemente in imbarazzo e in debito, dato che riteneva di non aver fatto niente per Dio e ciò nonostante di aver ereditato grandi benedizioni e di aver goduto di molta grazia. Per questo pregava spesso nel cuore, sperando di potere un giorno ricambiare Dio, di avere l’occasione di rendere testimonianza alle azioni e alla grandezza di Dio, che Dio avrebbe messo alla prova la sua obbedienza e che inoltre la sua fede potesse essere purificata, fino a far sì che la sua obbedienza e la sua fede potessero ottenere l’approvazione divina. Allora, quando la prova venne a lui, Giobbe credette che Dio aveva esaudito le sue preghiere. Giobbe aveva a cuore una simile opportunità più di ogni altra cosa, perciò non osò trattarla con leggerezza, dato che rappresentava l’occasione per realizzare il più grande desiderio di tutta la sua vita. Il sopraggiungere di tale opportunità significava che la sua obbedienza e il suo timore di Dio avrebbero potuto essere messi alla prova e resi puri. Voleva dire inoltre che Giobbe aveva un’occasione per ottenere l’approvazione di Dio, e quindi poter essere più vicino a Lui. Durante la prova, la sua fede e il suo anelito gli consentirono di diventare più integro e di acquisire una maggiore comprensione della volontà di Dio. Giobbe divenne inoltre più grato per le benedizioni e le grazie di Dio, nel suo cuore sgorgò una lode ancor più grande delle azioni divine, il suo timore e la sua venerazione per Dio crebbero, ed egli anelò maggiormente alla bellezza, la grandezza e la santità di Dio. In quel momento, sebbene agli occhi di Dio Giobbe continuasse a essere una persona che temeva Dio e fuggiva il male, per quanto concerne le sue esperienze, la sua fede e la sua conoscenza avevano fatto passi da gigante: la sua fede era aumentata, la sua obbedienza si era consolidata e il suo timore di Dio era diventato più profondo. Sebbene la prova avesse trasformato lo spirito e la vita di Giobbe, tale trasformazione non lo aveva soddisfatto, ma nemmeno aveva rallentato i suoi progressi. Mentre calcolava ciò che aveva guadagnato da tale prova, e considerava le proprie carenze, pregava con tranquillità, in attesa che sopraggiungesse la prova successiva, perché anelava a incrementare ulteriormente la sua fede, la sua obbedienza e il suo timore di Dio durante la successiva messa alla prova da parte di Dio.

Tratto da “L’opera di Dio, l’indole di Dio e Dio Stesso II” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 44

Satana tenta ulteriormente Giobbe (ulcere maligne compaiono su tutto il corpo di Giobbe)

a. Le parole pronunciate da Dio

Giobbe 2:2-3 E Jahvè disse a Satana: “Hai tu notato il Mio servo Giobbe? Non ce n’è un altro sulla terra che come lui sia integro, retto, tema Iddio e fugga il male. Egli si mantiene saldo nella sua integrità benché tu Mi abbia incitato contro di lui per rovinarlo senza alcun motivo”.

Giobbe 2:6 E Jahvè disse a Satana: “Ebbene esso è in tuo potere; soltanto, rispetta la sua vita”.

b. Le parole pronunciate da Satana

Giobbe 2:4-5 E Satana rispose a Jahvè: “Pelle per pelle! L’uomo dà tutto quel che possiede per la sua vita; ma stendi un po’ la Tua mano, toccagli le ossa e la carne, e vedrai se non Ti rinnega in faccia”.

Durante l’estrema sofferenza, Giobbe si rende veramente conto dell’attenzione di Dio nei confronti dell’umanità

A seguito delle domande che Jahvè Dio gli aveva fatto, Satana divenne intimamente felice, perché sapeva che avrebbe avuto ancora una volta l’autorizzazione ad attaccare l’uomo integro agli occhi di Dio, rara occasione per esso. Satana desiderava utilizzare questa opportunità per minare completamente la convinzione di Giobbe, per fargli perdere la sua fede in Dio in modo che non Lo temesse più o che non benedicesse più il nome di Jahvè. Ciò gli avrebbe dato un’occasione: in qualsiasi luogo o momento, avrebbe potuto trasformare Giobbe in un giocattolo ai suoi comandi. Satana nascose i suoi intenti malvagi senza lasciarne traccia, ma non poteva tenere a freno la sua natura maligna. Questa verità è suggerita dalla sua risposta alle parole di Jahvè Dio, verbalizzata nelle Scritture: “E Satana rispose a Jahvè: ‘Pelle per pelle! L’uomo dà tutto quel che possiede per la sua vita; ma stendi un po’ la Tua mano, toccagli le ossa e la carne, e vedrai se non Ti rinnega in faccia’” (Giobbe 2:4-5). Da questo dialogo tra Dio e Satana è impossibile non acquisire una conoscenza e un’impressione sostanziali della cattiveria di Satana. Dopo aver ascoltato le sue falsità, indubbiamente tutti coloro che amano la verità e detestano il male odieranno di più la sua spregevolezza e la sua sfrontatezza, si sentiranno inorriditi e disgustati dalle sue falsità e, allo stesso tempo, offriranno per Giobbe profonde preghiere e sinceri voti augurali, pregando che quest’uomo retto possa raggiungere la perfezione, desiderando che quest’uomo che teme Dio e fugge il male sconfigga per sempre le tentazioni di Satana, viva nella luce e sotto la guida e le benedizioni di Dio; quindi, tali persone desidereranno anche che le azioni giuste di Giobbe possano sempre spronare e incoraggiare tutti coloro che seguono la via del timore di Dio e della fuga dal male. Sebbene da questa dichiarazione traspaia l’intento malvagio di Satana, Dio acconsentì con disinvoltura alla sua “richiesta”, ma gli pose anche una condizione: “Esso è in tuo potere; soltanto, rispetta la sua vita” (Giobbe 2:6). Poiché, questa volta, Satana aveva chiesto di stendere la sua mano per nuocere alle ossa e alla carne di Giobbe, Dio ribadì: “Soltanto, rispetta la sua vita”. Queste parole significano che Egli concedeva a Satana la carne di Giobbe, ma ne conservava la vita. Satana non avrebbe potuto prendersi la vita di Giobbe, ma, a parte questo, avrebbe potuto impiegare qualsiasi mezzo o metodo contro di lui.

Dopo aver ottenuto l’autorizzazione di Dio, Satana si precipitò da Giobbe e stese la mano per colpire la sua pelle, provocandogli ulcere maligne in tutto il corpo, e Giobbe provò dolore sulla pelle. Egli lodò la meraviglia e la santità di Jahvè Dio, il che rese ancora più manifesta l’insolenza di Satana. Poiché aveva provato la gioia di far del male all’uomo, Satana stese la sua mano e devastò la carne di Giobbe, facendo in modo che le sue ulcere maligne andassero in suppurazione. Immediatamente, Giobbe iniziò a sentire nella carne una sofferenza e un tormento senza pari, e non poté far altro che massaggiarsi con le mani dalla testa ai piedi, come se ciò potesse alleviare il colpo inferto al suo spirito da questo dolore della carne. Si rese conto che Dio gli era accanto e lo osservava, e fece del suo meglio per restare saldo. Ancora una volta, si inginocchiò fino a terra e disse: “Tu guardi il cuore dell’uomo, osservi la sua miseria; perché Ti preoccupi della sua debolezza? Sia lodato il nome di Jahvè Dio”. Satana vide l’insopportabile dolore di Giobbe, ma non poté vederlo rinnegare il nome di Jahvè Dio. Quindi, frettolosamente, stese la sua mano per affliggere le ossa di Giobbe, disperato dalla voglia di farlo a pezzetti. In un batter d’occhio, Giobbe iniziò a provare un dolore senza precedenti; era come se la sua carne fosse stata strappata via dalle ossa, e le sue ossa venissero fracassate, pezzo per pezzo. Questo agonizzante tormento lo indusse a pensare che sarebbe stato meglio morire… La sua capacità di sopportare tale dolore aveva raggiunto il limite… Avrebbe voluto gridare, cercare di strapparsi la pelle dal corpo nel tentativo di alleviare la sofferenza, tuttavia trattenne le sue urla e non si strappò la pelle dal corpo, perché non voleva che Satana vedesse la sua debolezza. Così Giobbe si inginocchiò ancora una volta, ma in questa circostanza non percepì la presenza di Jahvè Dio. Sapeva che spesso Jahvè Dio era di fronte a lui, e dietro di lui, e ai suoi fianchi. Tuttavia, durante la sua sofferenza, Dio non lo aveva mai osservato una sola volta; aveva coperto la Sua faccia ed era nascosto, perché lo scopo della creazione dell’uomo da parte Sua non era certo quello di causargli sofferenza. In questo momento, Giobbe stava piangendo e facendo del suo meglio per sopportare questa agonia fisica, ma tuttavia non poté più trattenersi dal rendere grazie a Dio: “L’uomo cade al primo colpo, è debole e impotente, è giovane e ignorante, perché mai Tu vorresti essere così attento e tenero nei suoi confronti? Tu mi colpisci, eppure Ti addolora farlo. Che cosa, nell’uomo, è degno della Tua attenzione e della Tua preoccupazione?” La preghiera di Giobbe raggiunse le orecchie di Dio, ed Egli rimase silenzioso, osservando soltanto, senza farsi sentire… Avendo tentato ogni espediente possibile e immaginabile senza successo, Satana se ne andò silenziosamente, ma questa non fu la fine delle prove di Dio per Giobbe. Poiché la potenza di Dio rivelata in Giobbe non era stata ancora resa pubblica, la storia di Giobbe non termina con la ritirata di Satana. A mano a mano che altri personaggi entravano in scena, dovevano ancora verificarsi episodi più spettacolari.

Tratto da “L’opera di Dio, l’indole di Dio e Dio Stesso II” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 45

Un’altra manifestazione del timore di Dio e della fuga dal male da parte di Giobbe sta nella sua esaltazione del nome di Dio in tutte le cose

Giobbe aveva sofferto le devastazioni di Satana, ma non aveva rinnegato il nome di Jahvè Dio. Sua moglie fu la prima a entrare in scena e, ricoprendo il ruolo di Satana in una forma visibile all’occhio umano, attaccò Giobbe. Il testo originale lo descrive in questi termini: “Sua moglie gli disse: ‘Ancora stai saldo nella tua integrità? Ma lascia stare Dio e muori!’” (Giobbe 2:8-9). Queste erano le parole pronunciate da Satana sotto vesti umane. Si trattava di un attacco, di un’accusa, e anche di un tentativo di seduzione, di una tentazione e di una calunnia. Dopo aver fallito nell’attacco alla carne di Giobbe, Satana si rivolse direttamente all’integrità di Giobbe, desiderando utilizzare questo mezzo per fare in modo che Giobbe rinunciasse alla sua integrità, rinnegasse Dio, e smettesse di vivere. Anche così, Satana voleva utilizzare queste parole per tentare Giobbe: se egli avesse rinnegato il nome di Jahvè, allora non avrebbe dovuto sopportare tale tormento; avrebbe potuto liberarsi dalle torture della carne. Di fronte al consiglio di sua moglie, Giobbe la rimproverò con le parole seguenti: “Tu parli da donna insensata! Abbiamo accettato il bene dalla mano di Dio, e rifiuteremmo di accettare il male?” (Giobbe 2:10). Giobbe conosceva questo concetto da lungo tempo, ma in questo momento fu dimostrata la veridicità della sua conoscenza.

Quando sua moglie gli consigliò di rinnegare Dio e poi morire, voleva dire: “Il tuo Dio ti tratta in questo modo, allora perché non Lo rinneghi? Cosa fai ancora in vita? Il tuo Dio è così ingiusto nei tuoi confronti, ma continui a dire: ‘Benedetto sia il nome di Jahvè’. Come fa a mandare su di te disgrazie quando tu benedici il Suo nome? Sbrigati a rinnegare il Suo nome e smettila di seguirLo. Allora i tuoi guai saranno finiti”. In questo istante, si realizzò la testimonianza che Dio avrebbe voluto vedere in Giobbe. Nessuna persona comune avrebbe potuto produrre tale testimonianza, né possiamo trovarla in alcuna altra storia della Bibbia, ma Dio l’aveva già vista molto tempo prima che Giobbe pronunciasse le sue parole. Egli voleva solo servirsi di questa occasione per consentire a Giobbe di dimostrare a tutti che Egli è giusto. Di fronte al consiglio della moglie, Giobbe non solo non rinunciò alla sua integrità e non rinnegò Dio, ma disse anche alla moglie: “Abbiamo accettato il bene dalla mano di Dio, e rifiuteremmo di accettare il male?” Queste parole hanno un grande peso? In questo caso, solo una constatazione può provare il peso di tali parole. Il loro peso sta nel fatto che sono approvate da Dio interiormente, rappresentano ciò che Dio desiderava, ciò che voleva ascoltare, e sono l’esito che Dio bramava vedere; sono, infine, l’essenza della testimonianza di Giobbe. In ciò venne dimostrata la perfezione di Giobbe, la sua rettitudine, il suo timore di Dio e la sua fuga dal male. La preziosità di Giobbe risiede nel modo in cui, quando fu tentato, e addirittura quando l’intero suo corpo venne coperto da ulcere maligne, quando sopportò il tormento più estremo, e quando moglie e parenti gli diedero i loro consigli, egli tuttavia pronunciò tali parole. Per dirla in altri termini, dentro di sé credeva che, indipendentemente dalla tentazione, o da quanto pesanti fossero i patimenti o il tormento, anche se avesse dovuto affrontare la morte, non avrebbe rinnegato Dio o respinto la via del timore di Dio e della fuga dal male. Vedete, quindi, che Dio occupava il posto più importante nel suo cuore e che in esso c’era solo Lui. È per questo che nelle Scritture leggiamo, a proposito di Giobbe, descrizioni come la seguente: “In tutto questo Giobbe non peccò con le sue labbra”. Non solo non peccò con le sue labbra, ma dentro di sé non si lamentò di Dio. Non pronunciò parole offensive nei Suoi confronti e non peccò contro di Lui. Non fu solo la sua bocca a benedire il nome di Dio, ma anche il suo cuore; bocca e cuore erano in perfetta sintonia. Ecco l’autentico Giobbe visto da Dio. Questo era proprio il motivo per il quale Dio teneva Giobbe in gran conto.

Tratto da “L’opera di Dio, l’indole di Dio e Dio Stesso II” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 46

Diversi malintesi della gente a proposito di Giobbe

Il patimento sofferto da Giobbe non era opera di messaggeri inviati da Dio e non era stato provocato dalla mano di Dio. Invece, era stato causato personalmente da Satana, il nemico di Dio. Per questo, il livello di patimento sofferto da Giobbe fu profondo. Tuttavia, in quel momento Giobbe dimostrò, senza riserve, la sua quotidiana conoscenza intima di Dio, i principi sui quali erano basate le sue azioni giornaliere e la sua attitudine nei confronti di Dio, e questa è la verità. Se Giobbe non fosse stato tentato, se Dio non avesse inviato a Giobbe le prove, quando egli affermò: “Jahvè ha dato, Jahvè ha tolto; sia benedetto il nome di Jahvè”, si sarebbe potuto dire che Giobbe fosse un ipocrita; Dio gli aveva dato così tanti beni e quindi per forza benediceva il nome di Jahvè. Se, prima di essere assoggettato alle prove, Giobbe avesse detto: “Abbiamo accettato il bene dalla mano di Dio, e rifiuteremmo di accettare il male?”, potreste affermare che stesse esagerando e che non avrebbe rinnegato il nome di Dio, visto che spesso era benedetto dalla Sua mano. Potreste dire che, se Dio gli avesse mandato delle disgrazie, sicuramente egli avrebbe rinnegato il Suo nome. Tuttavia, quando Giobbe si trovò in circostanze che nessuno avrebbe potuto desiderare o voler vedere, circostanze che nessuno avrebbe voluto sperimentare, che tutti temerebbero di sperimentare, circostanze che anche Dio Stesso non potrebbe sopportare di vedere, Giobbe fu ancora capace di tenersi stretto alla sua integrità: “Jahvè ha dato, Jahvè ha tolto; sia benedetto il nome di Jahvè” e “Abbiamo accettato il bene dalla mano di Dio, e rifiuteremmo di accettare il male?” Di fronte alla condotta di Giobbe in queste circostanze, coloro che amano pronunciare parole altisonanti e disquisire su lettere e dottrine, rimangono tutti ammutoliti. Coloro che esaltano il nome di Dio solo a parole, ma non hanno mai accettato le Sue prove, sono condannati dall’integrità con la quale Giobbe resistette, e coloro che non hanno mai creduto che l’uomo sia capace di resistere sulla via di Dio vengono giudicati dalla testimonianza di Giobbe. Di fronte alla sua condotta durante queste prove e alle parole che egli pronunciò, alcuni si sentiranno confusi, altri invidiosi, altri dubbiosi, e addirittura alcuni potranno apparire disinteressati, storcendo il naso davanti alla sua testimonianza, perché non solo vedono il tormento che toccò a Giobbe durante le prove, e leggono le parole da lui pronunciate, ma scorgono anche la “debolezza” umana rivelata da Giobbe, quando le prove si abbatterono su di lui. Ritengono che questa “debolezza” sia la presunta imperfezione nella “perfezione” di Giobbe, il difetto di un uomo che agli occhi di Dio era perfetto. In altre parole, si crede che coloro che sono perfetti siano irreprensibili, senza onta né macchia, che non manifestino nessuna debolezza, nessuna esperienza del dolore, che non si sentano mai infelici o demoralizzati, e che non dimostrino mai odio o nessun comportamento esteriore estremo; di conseguenza, la grande maggioranza delle persone non crede che Giobbe fosse veramente perfetto. La gente non approva gran parte del suo comportamento durante le prove. Ad esempio, quando Giobbe perse beni e figli, al contrario di quanto ci si sarebbe immaginato, non scoppiò in lacrime. La sua “mancanza di decoro” fa sì che si pensi che fosse freddo, perché non versò una lacrima e non mostrò affetto per la sua famiglia. Questa è la prima impressione negativa che Giobbe dà alla gente. Si pensa che il suo comportamento successivo sia ancora più sconcertante: il gesto “si stracciò il mantello” è stato interpretato dall’uomo come mancanza di rispetto verso Dio, e “si rase il capo” viene interpretato in modo errato, con il significato di bestemmia di Giobbe e opposizione a Dio. Tranne le parole: “Jahvè ha dato, Jahvè ha tolto; sia benedetto il nome di Jahvè”, non si scorge niente della giustizia di Giobbe che fu lodata da Dio, e così il giudizio che la maggior parte delle persone formula su Giobbe non è niente di più che incomprensione, fraintendimento, dubbio, condanna e approvazione solo a livello teorico. Nessuno è capace di comprendere e apprezzare veramente le parole di Jahvè Dio, secondo le quali Giobbe era un uomo integro e retto, che temeva Dio e fuggiva il male.

Sulla base delle impressioni di Giobbe riportate sopra, si avanzano altri dubbi sulla sua giustizia, perché le azioni di Giobbe e la sua condotta registrata nelle Scritture non furono così strepitosamente commoventi come ci si sarebbe potuto immaginare. Non solo egli non compì nessuna grande prodezza, ma prese anche un coccio per grattarsi, mentre era seduto in mezzo alla cenere. Anche questo gesto stupisce le persone e fa loro mettere in dubbio, e anche negare, la giustizia di Giobbe, perché, mentre si grattava non pregava Dio, né Gli faceva promesse; inoltre, non lo si vedeva nemmeno piangere lacrime amare. In questo momento, si vede solo la debolezza di Giobbe e nient’altro, e così, anche quando si ascolta Giobbe dire “Abbiamo accettato il bene dalla mano di Dio, e rifiuteremmo di accettare il male?” si rimane completamente impassibili, o anche indecisi, e ancora incapaci di discernere la giustizia nelle parole di Giobbe. L’impressione di fondo provocata da Giobbe sulle persone durante il suo tormento è che egli non fosse né servile né arrogante. Dietro al suo comportamento, le persone non scorgono la storia che si svolgeva nelle profondità del suo cuore, né vedono il suo intimo timore di Dio o l’aderenza al principio della via della fuga dal male. La sua serenità fa in modo che le persone pensino che la sua perfezione e la sua rettitudine fossero solo parole vuote, che il suo timore di Dio fosse solo una leggenda; nel frattempo, la “debolezza” che egli rivelava all’esterno lascia su di esse una profonda impressione, fornendo loro una “nuova prospettiva”, e addirittura una “nuova comprensione” dell’uomo che Dio definisce come integro e retto. Questa “nuova prospettiva” e questa “nuova comprensione” vengono dimostrate nel momento in cui Giobbe aprì la bocca e maledisse il giorno in cui era nato.

Sebbene il livello del tormento che patì sia inimmaginabile e incomprensibile per chiunque, egli non pronunciò nessuna parola eretica, ma solo alleviò il dolore del corpo con i suoi propri mezzi. Come è testimoniato dalle Scritture, affermò: “Perisca il giorno che io nacqui e la notte in cui si disse: ‘È stato concepito un maschio!’” (Giobbe 3:3). Forse, nessuno ha mai considerato importanti queste parole, o forse qualcuno ci può aver fatto caso. Secondo voi, significano che Giobbe si opponeva a Dio? Si tratta di una lamentela contro Dio? So che molti di voi hanno determinate idee su queste parole pronunciate da Giobbe e credono che se egli fosse stato perfetto e retto, non avrebbe dovuto manifestare nessuna debolezza o afflizione e invece avrebbe dovuto far fronte positivamente a qualsiasi attacco di Satana, e addirittura sorridere di fronte alle sue tentazioni. Non avrebbe dovuto manifestare la benché minima reazione ad alcuno dei tormenti scagliati sulla sua carne da Satana, e non avrebbe dovuto far trapelare alcuna delle sue emozioni interiori. Avrebbe addirittura dovuto chiedere a Dio che rendesse queste prove più dure. Ecco l’atteggiamento che dovrebbe essere manifestato e praticato da qualcuno che è incrollabile e che veramente teme Dio e fugge il male. In mezzo a questi estremi tormenti, Giobbe maledisse solo il giorno della sua nascita. Egli non si lamentò di Dio, né tantomeno ebbe la benché minima intenzione di opporsi a Lui. È più facile a dirsi che a farsi, perché, dagli albori dei tempi fino a oggi, nessuno ha mai sperimentato tentazioni o sofferto nella misura di Giobbe. Dunque, perché nessuno è mai stato assoggettato allo stesso tipo di tentazioni di Giobbe? Perché, dal punto di vista di Dio, nessuno è in grado di assumersi tale responsabilità o incarico, nessuno potrebbe agire come Giobbe e inoltre, a eccezione della maledizione del giorno della nascita, nessuno potrebbe, non rinnegare il nome di Dio e continuare a benedire il nome di Jahvè Dio, come fece Giobbe quando sperimentò il tormento. Qualcuno sarebbe in grado di farlo? Dicendo questo di Giobbe, stiamo lodando il suo comportamento? Era un giusto in grado di rendere tale testimonianza a Dio, e capace di far fuggire Satana totalmente sconvolto, tanto da non tornare mai più di fronte a Dio per accusarlo, e allora cosa c’è di sbagliato nel lodarlo? Avete forse principi più elevati di quelli di Dio? Agireste addirittura meglio di Giobbe nell’affrontare le vostre prove? Giobbe fu lodato da Dio, cosa potreste obiettare?

Tratto da “L’opera di Dio, l’indole di Dio e Dio Stesso II” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 47

Giobbe maledice il giorno della sua nascita perché non vuole che Dio soffra a causa sua

Spesso affermo che Dio scruta l’interiorità degli uomini, mentre gli uomini guardano all’esteriorità. Poiché Dio scruta l’interiorità degli uomini, Egli comprende la loro essenza, mentre gli uomini definiscono l’essenza degli altri sulla base dell’esteriorità. Quando Giobbe aprì la bocca per maledire il giorno della sua nascita, questo atto stupì tutti i personaggi spirituali, inclusi i suoi tre amici. L’uomo è stato creato da Dio, e dovrebbe essere grato per la vita e il corpo, per il giorno della sua nascita, concessogli da Dio, e non dovrebbe maledire tutto questo. Ciò è comprensibile e concepibile da parte delle persone normali. Per tutti coloro che seguono Dio, questo modo di intendere è sacro e inviolabile, è una verità immutabile. D’altra parte, Giobbe infranse le regole: maledisse il giorno della sua nascita. Questa è un’azione che le persone ordinarie prendono in considerazione per stabilire di varcare la soglia proibita. Non solo Giobbe non ha diritto alla comprensione e alla simpatia degli uomini, ma non ha nemmeno il diritto di ottenere il perdono di Dio. Allo stesso tempo, sempre più persone nutrono dubbi sulla rettitudine di Giobbe, perché sembrava che la benevolenza di Dio nei suoi confronti avesse reso Giobbe indulgente verso sé stesso, così baldanzoso e sprezzante che non solo non ringraziò Dio per averlo benedetto e per esserSi preso cura di lui durante tutta la vita, ma maledisse il giorno della sua nascita per la distruzione. Questa non è forse opposizione contro Dio? Superficialità del genere forniscono alle persone la prova per condannare questo atto di Giobbe, ma chi può sapere cosa pensasse Giobbe in quel momento? E chi può immaginare il motivo per cui agì in quel modo? In questo caso, solo Dio e Giobbe stesso conoscono la storia e le motivazioni in profondità.

Quando Satana stese la mano per colpire le ossa di Giobbe, quest’ultimo cadde nelle sue grinfie, senza i mezzi per sfuggire o la forza di resistere. Il suo corpo e la sua anima dovettero sopportare un enorme dolore, che lo rese profondamente conscio dell’irrilevanza, della fragilità e dell’impotenza dell’uomo che vive nella carne. Allo stesso tempo, egli ottenne anche un riconoscimento e una comprensione profondi del motivo per cui Dio Si preoccupa dell’umanità e l’assiste. Nelle grinfie di Satana, Giobbe comprese che l’uomo, che è fatto di carne e sangue, in realtà è così impotente e debole. Quando si inginocchiò e pregò Dio, ebbe la sensazione che Dio stesse coprendo il Suo volto e nascondendoSi, perché Egli lo aveva lasciato completamente nelle mani di Satana. Allo stesso tempo, anche Dio piangeva e, inoltre, era afflitto per lui. Egli soffriva per la sofferenza di Giobbe, ed era ferito dalle sue ferite… Giobbe sentì il dolore di Dio, e anche quant’esso fosse insopportabile per Lui… Egli non voleva causarGli altre afflizioni, non voleva che Dio piangesse per lui, né tantomeno desiderava vedere Dio sofferente a causa sua. In quel momento, Giobbe desiderava solo spogliarsi della sua carne, per non dover più sopportare il dolore che gli causava, perché in questo modo avrebbe messo fine al tormento che Dio provava a causa della sua sofferenza. Tuttavia, non poté farlo, e dovette sopportare non solo il dolore della carne, ma anche il tormento di non volere rendere Dio ansioso. Queste due sofferenze, una della carne e una dello spirito, provocarono a Giobbe un dolore straziante e sconvolgente, e gli fecero sentire che le limitazioni dell’uomo, fatto di carne e sangue, possono farlo sentire frustrato e inerme. In queste circostanze, il suo desiderio di Dio divenne più ardente, e la sua ripugnanza per Satana più intensa. Adesso, Giobbe avrebbe preferito non essere mai nato nel mondo degli uomini, non esistere, piuttosto di vedere Dio versare lacrime o provare sofferenza a causa sua. Egli iniziò a detestare profondamente la sua carne, ad essere stufo marcio di sé stesso, del giorno della sua nascita, e addirittura di tutto ciò che aveva a che fare con lui. Voleva che non si menzionasse più né il giorno della sua nascita né tutto ciò che vi era connesso, e così aprì la bocca e maledisse il giorno della nascita: “Perisca il giorno che io nacqui e la notte in cui si disse: ‘È stato concepito un maschio!’ Quel giorno si converta in tenebre, non Se ne curi Dio dall’alto, né splenda su di esso la luce!” (Giobbe 3:3-4). Le parole di Giobbe esprimono la sua avversione per sé stesso: “Perisca il giorno che io nacqui e la notte in cui si disse: ‘È stato concepito un maschio!’”, e anche il biasimo che provava verso sé stesso e il suo senso di debito per aver causato sofferenza a Dio: “Quel giorno si converta in tenebre, non Se ne curi Dio dall’alto, né splenda su di esso la luce!”. Questi due passi rappresentano l’espressione massima di come Giobbe si sentisse e dimostrano completamente la sua perfezione e la sua rettitudine nei confronti di tutti. Allo stesso tempo, come Giobbe aveva desiderato, la sua fede, la sua obbedienza a Dio e il suo timore di Lui furono veramente nobilitati. Naturalmente, questa nobilitazione era proprio l’effetto atteso da Dio.

Tratto da “L’opera di Dio, l’indole di Dio e Dio Stesso II” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 48

Giobbe sconfigge Satana e diventa un vero uomo agli occhi di Dio

Quando Giobbe fu sottoposto per la prima volta alle sue prove, fu privato di tutti i suoi beni e di tutti i suoi figli, ma a causa di questo non crollò e non disse nulla che costituisse un peccato contro Dio. Aveva vinto le tentazioni di Satana e superato i suoi beni materiali, la sua progenie e la prova di perdere tutti i beni terreni, cioè fu capace di obbedire a Dio mentre Egli gli portava via tutto e fu anche capace di offrire grazie e lode a Dio per ciò che Egli fece. Questa fu la condotta di Giobbe durante la prima tentazione di Satana, e tale fu anche la sua testimonianza durante la prima prova cui Dio lo sottopose. Nella seconda prova, Satana stese la sua mano per tormentare Giobbe, e anche se egli provò il dolore più grande che avesse mai sperimentato, tuttavia la sua testimonianza fu tale da lasciare tutti sbalorditi. Utilizzò la forza morale, la convinzione, l’obbedienza a Dio, e anche il suo timore di Dio, per sconfiggere Satana ancora una volta, e la sua condotta e la sua testimonianza furono ancora una volta approvate e incoraggiate da Dio. Durante questa tentazione, Giobbe utilizzò la sua condotta effettiva per proclamare a Satana che la sofferenza della carne non avrebbe potuto alterare la sua fede e obbedienza a Dio o portargli via la devozione e il timore nei Suoi confronti; non avrebbe rinnegato Dio o rinunciato alla sua perfezione e rettitudine perché si trovava di fronte alla morte. La determinazione di Giobbe rese Satana un codardo, la sua fede lasciò Satana timoroso e tremante, la forza con cui lottò contro Satana nella loro battaglia per la vita e la morte generò in Satana ostilità e rancore profondi; la sua perfezione e la sua rettitudine tolsero a Satana la possibilità di fargli del male, tanto che egli abbandonò i suoi attacchi contro di lui e rinunciò alle sue accuse contro Giobbe poste di fronte a Jahvè Dio. Ciò significava che Giobbe aveva vinto il mondo, aveva vinto la carne, aveva sconfitto Satana e la morte; era completamente e totalmente un uomo appartenente a Dio. Durante queste due prove, Giobbe rimase saldo nella sua testimonianza, espresse realmente la sua perfezione e la sua rettitudine, e ampliò lo scopo dei suoi principi di vita, che consistevano nel temere Dio e fuggire il male. Dopo aver affrontato queste due prove, in Giobbe sbocciò un’esperienza più ricca, che lo rese più maturo ed esperto, più forte e più convinto, e più fiducioso nella giustezza e nel valore dell’integrità nella quale resisteva. Le prove a cui Jahvè Dio sottopose Giobbe gli diedero comprensione e senso più profondi della preoccupazione di Dio per l’uomo, e gli consentirono di percepire la preziosità dell’amore di Dio. A partire da ciò, al suo timore di Dio furono aggiunti il rispetto e l’amore per Lui. Le prove di Jahvè Dio non solo non allontanarono Giobbe da Lui, ma portarono il suo cuore più vicino a Lui. Quando il dolore fisico sopportato da Giobbe raggiunse il suo culmine, la preoccupazione di Jahvè Dio, che egli percepiva, non gli lasciò altra scelta che quella di maledire il giorno della sua nascita. Tale condotta non era stata studiata a tavolino, ma era una rivelazione naturale del rispetto e dell’amore per Dio provenienti dal suo cuore, una rivelazione naturale derivata dalla sua considerazione per Dio e dall’amore di Dio. In altre parole, siccome detestava sé stesso, non voleva e non poteva sopportare di tormentare Dio, e il suo rispetto e amore raggiunsero l’altruismo. In quel momento, Giobbe elevò la sua adorazione, il suo desiderio di Dio e la sua devozione nei Suoi confronti, tutti valori di lunga data, al livello del rispetto e dell’amore. Nel contempo, elevò allo stesso livello anche la sua fede, l’obbedienza e il timore di Dio. Non permise a sé stesso di fare niente che avrebbe potuto causare del male a Dio, nessuna condotta che avrebbe ferito Dio, e non permise a sé stesso di causare a Dio, per le sue motivazioni personali, dispiaceri, afflizioni o anche infelicità. Sebbene fosse lo stesso Giobbe di prima agli occhi di Dio, la sua fede, la sua obbedienza, e il suo timore di Dio avevano provocato in Lui soddisfazione e piacere completi. In quel momento, Giobbe aveva raggiunto la perfezione richiesta da Dio, era diventato un uomo veramente degno di essere chiamato “integro e retto” agli occhi di Dio. Le sue azioni giuste gli consentirono di sconfiggere Satana e di resistere nella sua testimonianza a Dio. Quindi, le sue azioni giuste lo resero perfetto e consentirono che il valore della sua vita venisse elevato, e trasceso più che mai, e fecero inoltre di lui la prima persona che non sarebbe più stata attaccata e tentata da Satana. Siccome Giobbe era giusto, fu accusato e tentato da Satana; siccome era giusto, fu consegnato nelle mani di Satana; e siccome era giusto, vinse e sconfisse Satana e resistette nella sua testimonianza. Da quel momento in poi, Giobbe diventò il primo uomo che non sarebbe stato mai più consegnato nelle mani di Satana. Egli venne realmente davanti al trono di Dio, e visse nella luce, sotto le benedizioni di Dio, senza il controllo o la rovina di Satana… Agli occhi di Dio era diventato un vero uomo, era stato reso libero…

Tratto da “L’opera di Dio, l’indole di Dio e Dio Stesso II” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 49

Nella vita quotidiana di Giobbe notiamo perfezione, rettitudine, timore di Dio e rifiuto del male

Se vogliamo parlare di Giobbe, occorre iniziare con la sua valutazione, pronunciata dalla bocca stessa di Dio: “Non ce n’è un altro sulla terra che come lui sia integro, retto, tema Iddio e fugga il male”.

Prima di tutto consideriamo la perfezione e la rettitudine di Giobbe.

Che significato attribuite ai termini “integro” e “retto”? Ritenete che Giobbe fosse irreprensibile, che fosse onorevole? Certo, questa sarebbe un’interpretazione e una comprensione letterale dei termini “integro” e “retto”. Ma per capire veramente Giobbe è essenziale considerare il contesto della vita reale: parole, libri e teoria, da soli, non possono fornire nessuna risposta. Iniziamo considerando la vita domestica di Giobbe, la condotta di vita che teneva normalmente. Ciò ci svelerà i principi e gli obiettivi della sua vita e anche la sua personalità e la sua ricerca. Leggiamo le parole conclusive di Giobbe 1:3: “Quest’uomo era il più grande di tutti gli Orientali”. Da queste parole si evince che lo stato e il rango di Giobbe erano molto elevati e, sebbene non ci venga specificato se fosse il più grande di tutti gli Orientali a motivo delle sue grandi ricchezze, o perché era perfetto e retto, temeva Dio e fuggiva il male, nell’insieme sappiamo che il suo stato e il suo rango erano tenuti in grande considerazione. In base al racconto biblico, le prime impressioni prodotte da Giobbe erano quelle di un uomo perfetto, che temeva Dio e fuggiva il male, e che godeva di una grande ricchezza e di uno stato rispettabile. In quanto persona normale che viveva in quell’ambiente e in quelle condizioni, l’alimentazione di Giobbe, la qualità e i vari aspetti della sua vita personale avrebbero attirato l’attenzione della maggior parte delle persone; continuiamo a leggere le Scritture: “I suoi figli erano soliti andare gli uni dagli altri e a turno organizzavano una festa; e mandavano a chiamare le loro tre sorelle perché venissero a mangiare e a bere con loro. Quando i giorni della festa terminavano, Giobbe li faceva venire per purificarli; si alzava di buon mattino e offriva un olocausto per ciascuno di essi, perché diceva: ‘Può darsi che i miei figli abbiano peccato e abbiano rinnegato Dio in cuor loro’. Giobbe faceva sempre così” (Giobbe 1:4-5). Questo passo ci indica due cose: la prima è che figli e figlie di Giobbe organizzavano regolarmente banchetti, mangiando e bevendo in gran quantità; la seconda è che Giobbe offriva di frequente olocausti perché spesso era preoccupato per i suoi figli e le sue figlie, timoroso che potessero peccare, che avessero rinnegato Dio nei loro cuori. Troviamo qui descritte le vite di due diversi tipi di persone. Quelle del primo tipo, i figli e le figlie di Giobbe, spesso indicevano banchetti per la loro opulenza, vivevano senza badare a spese, pranzavano lautamente per appagare i sensi, e si godevano l’elevato tenore di vita reso possibile dalla ricchezza materiale. Vivendo in questo modo, era inevitabile che spesso peccassero e offendessero Dio, eppure non si santificavano né offrivano olocausti. Vediamo quindi che Dio non aveva alcun posto nei loro cuori, che non pensavano minimamente alle Sue grazie, non temevano di offenderLo e, nel loro intimo, non avevano certo paura di rinnegarLo. Naturalmente, non ci soffermeremo su figli e figlie di Giobbe, ma su quello che egli fece nel momento in cui dovette affrontare tale situazione; questo è l’altro argomento di cui parla il testo, che riguarda la vita quotidiana di Giobbe e l’essenza della sua umanità. Quando la Bibbia descrive i banchetti di figli e figlie di Giobbe, non fa nemmeno un cenno a lui; viene solo detto che spesso figli e figlie di Giobbe mangiavano e bevevano insieme. In altri termini, egli non offriva banchetti e non si univa a figli e figlie nel mangiare smodatamente. Sebbene fosse ricco e possedesse molti beni e servi, Giobbe non conduceva una vita sfarzosa. Non si faceva abbindolare dallo stupendo ambiente in cui viveva, né grazie alla sua ricchezza si rimpinzava dei piaceri della carne o dimenticava di offrire olocausti, tantomeno abbandonò gradualmente Dio nel proprio cuore. Quindi, evidentemente, Giobbe era disciplinato nella sua vita, non era avido o edonista come risultato delle benedizioni a lui elargite da Dio, e non si concentrava sulla qualità della vita. Al contrario, era umile e modesto, non era incline all’ostentazione, ed era cauto e attento dinanzi a Dio. Spesso pensava alle grazie e alle benedizioni di Dio, ed era sempre timoroso nei Suoi confronti. Nella quotidianità, spesso si svegliava di buon’ora per offrire olocausti per i suoi figli e le sue figlie. In altri termini, non solo temeva Dio in prima persona, ma sperava anche che i suoi figli e le sue figlie avrebbero temuto Dio e non avrebbero peccato contro di Lui. Le ricchezze materiali di Giobbe non occupavano spazio nel suo cuore, e non vi sostituivano certo la posizione riservata a Dio; che fossero per sé stesso o per i suoi figli, le azioni quotidiane di Giobbe erano tutte volte al timore di Dio e al rifiuto del male. Il suo timore di Jahvè Dio non era solo a parole, ma qualcosa che veniva trasformato in azione e rispecchiato in ogni singola parte della sua vita quotidiana. L’effettiva condotta di Giobbe ci dimostra che era onesto, aveva una sostanza amante della giustizia e di tutto ciò che è positivo. Il fatto che spesso Giobbe facesse venire i suoi figli e le sue figlie per purificarli non significa che giustificasse o approvasse il loro comportamento; al contrario, era intimamente demoralizzato delle loro azioni, e le condannava. Aveva concluso che il comportamento dei suoi figli e delle sue figlie non era gradito a Jahvè Dio, e così spesso li faceva venire al Suo cospetto perché confessassero i loro peccati. Le azioni di Giobbe ci mostrano anche un altro aspetto della sua umanità: egli non camminò mai al fianco di coloro che spesso peccavano e offendevano Dio, ma al contrario li rifuggì e li evitò. Anche se erano i suoi figli e le sue figlie, non per questo rinunciò ai propri principi di condotta perché erano suoi congiunti, né indulse ai loro peccati, a causa dei suoi sentimenti. Invece, li spinse a confessarsi e a guadagnare la tolleranza di Jahvè Dio, avvertendoli di non abbandonare Dio per amore dei loro piaceri ingordi. I principi in base ai quali Giobbe trattava gli altri sono inseparabili da quelli del suo timore di Dio e dal suo rifiuto del male. Amava ciò che veniva accettato da Dio e detestava ciò che Gli era repellente, amava coloro che temevano Dio nel loro cuore, e detestava quelli che commettevano il male o peccavano contro Dio. Tale amore e tale ripugnanza venivano manifestati nella sua vita quotidiana, e agli occhi di Dio ciò dimostrava la rettitudine di Giobbe. Naturalmente, si tratta anche dell’espressione e del modo di Giobbe di vivere la vera umanità nel suo rapporto quotidiano con gli altri, cose che dobbiamo comprendere.

Tratto da “L’opera di Dio, l’indole di Dio e Dio Stesso II” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 50

Manifestazioni dell’umanità di Giobbe durante le sue prove (comprendere la perfezione, la rettitudine, il timore di Dio e il rifiuto del male da parte di Giobbe nel corso delle prove)

Quando Giobbe seppe che i suoi beni erano stati rubati, che figli e figlie avevano perso la vita, e che i suoi servi erano stati uccisi, reagì nel modo seguente: “Allora Giobbe si alzò e si stracciò il mantello e si rase il capo e si prostrò a terra e adorò” (Giobbe 1:20). Queste parole ci rivelano un fatto: appresa la notizia, Giobbe non si fece prendere dal panico, non pianse, e non rimproverò i servi che gli avevano comunicato l’accaduto. Non si recò nemmeno a ispezionare la scena del crimine per investigare e verificare i dettagli e scoprire ciò che era successo realmente. Non manifestò nessun dolore o rimpianto per la perdita delle sue proprietà, e non scoppiò in lacrime per la scomparsa dei suoi figli e dei suoi cari. Al contrario, si stracciò il mantello, si rase il capo, si prostrò a terra e adorò. Le azioni di Giobbe non sembrano proprio quelle di un uomo comune. Molti rimangono confusi, e nel proprio cuore rimproverano Giobbe per il suo “sangue freddo”. Se perdono improvvisamente le loro proprietà, le persone normali appaiono straziate, disperate, o, in alcuni casi, cadono nella depressione più profonda. Ciò avviene perché, nei loro cuori, le proprietà rappresentano una vita di fatiche, la base stessa della loro sopravvivenza, la speranza che li mantiene in vita. La perdita delle proprietà significa che tutti i loro sforzi sono stati vani, che non hanno più speranza, e addirittura che non hanno più un futuro. Questo è l’atteggiamento di qualsiasi persona normale nei confronti delle proprietà e della stretta relazione che hanno con esse, e questa è anche l’importanza che le persone attribuiscono ai loro beni. Stando così le cose, la stragrande maggioranza delle persone si sente confusa dall’atteggiamento indifferente di Giobbe nei confronti della perdita delle sue proprietà. Adesso, cercheremo di dissipare la confusione di tutti costoro, spiegando quello che successe nel cuore di Giobbe.

Il buon senso richiede che, avendo ricevuto così tanti beni da parte di Dio, Giobbe dovesse provare vergogna di fronte a Dio per averli persi, per non aver badato a essi e non essersene preso cura, per non aver saputo conservare ciò che Dio gli aveva donato. Quindi, avuta la notizia del furto delle sue proprietà, come prima reazione avrebbe dovuto recarsi sulla scena del crimine, fare l’inventario di tutto ciò che era andato perduto, e poi confessarsi a Dio per poter ricevere ancora le Sue benedizioni. Invece, Giobbe non fece niente di tutto ciò, e aveva i suoi buoni motivi per agire così. Dentro di sé, credeva fermamente che tutti i suoi averi gli fossero stati concessi da Dio, e che non fossero il risultato delle sue fatiche. Quindi, non considerava queste benedizioni come qualcosa da cui trarre vantaggio, ma ancorò i principi della propria sopravvivenza nell’aggrapparsi con tutto se stesso a quella via a cui ci si deve attenere. Serbò le benedizioni di Dio, e rese grazie per esse, ma non ne era innamorato e non ne desiderava di più. Questo era il suo atteggiamento verso le proprietà. Non fece niente allo scopo di guadagnare benedizioni, non si preoccupò e non si afflisse per la mancanza o la perdita delle benedizioni di Dio; non divenne sfrenatamente, follemente felice a motivo delle Sue benedizioni, non ignorò la via di Dio e non dimenticò la Sua grazia, a causa delle benedizioni di cui godeva di frequente. L’atteggiamento di Giobbe verso le sue proprietà ne rivela la vera umanità: prima di tutto, non era un uomo avido e non era esigente nella sua vita materiale. Secondo, non si preoccupò mai e non temette mai che Dio gli avrebbe tolto tutto ciò che possedeva, e questo era il suo atteggiamento interiore di obbedienza nei confronti di Dio; non vantava pretese o rimostranze su quando o se Dio gli avrebbe tolto qualcosa e non chiedeva il perché, ma cercava solo di obbedire alle Sue disposizioni. In terzo luogo, non aveva mai creduto che i suoi beni fossero il frutto delle sue fatiche, ma che gli fossero stati concessi da Dio. Questa era la fede in Dio di Giobbe, ed è la dimostrazione delle sue convinzioni. La sintesi in tre punti è stata sufficiente per chiarire l’umanità di Giobbe e la sua reale ricerca giornaliera? L’umanità e la ricerca di Giobbe erano parte integrante della sua condotta fredda nel momento della perdita delle sue proprietà. Proprio grazie alla sua ricerca giornaliera, durante le prove inviategli da Dio, Giobbe ebbe la levatura e la convinzione per dichiarare: “Jahvè ha dato, Jahvè ha tolto; sia benedetto il nome di Jahvè”. Queste parole non vennero fuori da un giorno all’altro, e non gli vennero in mente all’improvviso. Si trattava di ciò che aveva visto e acquisito nel corso di molti anni di esperienza di vita. L’obbedienza di Giobbe non è forse molto concreta, se confrontata con quella di tutti coloro che cercano solo le benedizioni di Dio, e temono che Egli possa togliergliele, e odiano tale eventualità e se ne lamentano? Giobbe non possiede forse una grande onestà e rettitudine, se confrontato con tutti coloro che credono esista un Dio, ma non hanno mai creduto che Egli regni su tutte le cose?

La ragionevolezza di Giobbe

Le esperienze reali di Giobbe e la sua umanità retta e onesta fecero sì che, quando perse beni e figli, egli attuò le decisioni e le scelte più ragionevoli. Tali scelte ragionevoli erano inseparabili dalle sue ricerche giornaliere e dagli atti di Dio che egli era giunto a conoscere nella sua vita quotidiana. L’onestà di Giobbe gli consentì di credere che la mano di Jahvè governa tutte le cose; la sua fede gli permise di riconoscere la sovranità di Jahvè Dio su tutte le cose; la sua conoscenza lo rese disposto e pronto a obbedire alla sovranità e alle disposizioni di Jahvè Dio; la sua obbedienza lo rese sempre più autentico nel suo timore di Jahvè Dio; il suo timore lo rese sempre più concreto nel suo rifiuto del male; in definitiva, Giobbe divenne perfetto perché temeva Dio e fuggiva il male; la sua perfezione lo rese saggio e gli donò il massimo della ragionevolezza.

In che modo dovremmo intendere il termine “ragionevole”? Secondo un’interpretazione letterale significa avere buon senno, essere logici e assennati nel proprio pensiero, servirsi di discorsi, azioni e giudizi ben fondati, e possedere valori morali adatti e regolari. Tuttavia, la ragionevolezza di Giobbe non si può spiegare così facilmente. Quando si dice che Giobbe era dotato della massima ragionevolezza, ci si riferisce alla sua umanità e alla sua condotta di fronte a Dio. Siccome egli era onesto, sapeva credere e obbedire alla sovranità di Dio, e questo gli faceva acquisire una conoscenza inaccessibile agli altri, che a sua volta lo rendeva capace di discernere, giudicare e definire con più precisione ciò che gli succedeva e lo rendeva capace di scegliere con più precisione e perspicacia cosa fare e su che cosa restare saldo. In altri termini, le sue parole, il suo comportamento, i principi di base delle sue azioni, e le regole che seguiva nell’azione, erano regolari, chiari e specifici e non ciechi, impulsivi o emotivi. Sapeva come affrontare tutto ciò che gli accadeva, come bilanciare e gestire le relazioni tra eventi complessi, come rimanere fedele alla via alla quale doveva attenersi e inoltre sapeva come affrontare ciò che Jahvè Dio gli dava o gli toglieva. Ecco il succo della ragionevolezza di Giobbe. Proprio perché era dotato di questa ragionevolezza, quando perse i suoi beni, i suoi figli e le sue figlie, Giobbe affermò: “Jahvè ha dato, Jahvè ha tolto; sia benedetto il nome di Jahvè”.

Tratto da “L’opera di Dio, l’indole di Dio e Dio Stesso II” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 51

Il carattere reale di Giobbe: sincero, puro e senza falsità

Leggiamo Giobbe 2:7: “E Satana si ritirò dalla presenza di Jahvè e colpì Giobbe d’un’ulcera maligna dalla pianta de’ piedi al sommo del capo; e Giobbe prese un coccio per grattarsi, e stava seduto nella cenere”. Il testo descrive la condotta di Giobbe quando gli spuntarono sul corpo ulcere maligne. In quell’occasione, egli si sedette sulla cenere e sopportò la sofferenza. Nessuno lo curò o lo aiutò ad alleviare le sofferenze fisiche; invece, egli utilizzò un coccio per grattare via le croste delle ulcere maligne. Da un punto di vista superficiale, si trattava semplicemente di una fase del tormento di Giobbe, senza nessuna relazione con la sua umanità e con il suo timore di Dio, perché in quel momento egli non pronunciò una parola per esprimere il suo stato d’animo e le sue opinioni. Tuttavia, le azioni di Giobbe e la sua condotta sono nondimeno un’autentica espressione della sua umanità. Nel racconto del capitolo precedente, leggiamo che Giobbe era il più grande di tutti gli Orientali. Nel frattempo, questo passo tratto dal secondo capitolo ci mostra che questo grande uomo venuto dall’Oriente usò davvero un coccio per grattarsi mentre sedeva sulle ceneri. Non c’è un ovvio contrasto tra queste due descrizioni? È un contrasto che mostra il vero io di Giobbe: nonostante rango e condizione sociale prestigiosi, non aveva mai amato questi aspetti e non ci aveva mai fatto caso; non si preoccupava di come gli altri considerassero la sua condizione sociale, e non si preoccupava se le sue azioni o la sua condotta avrebbero avuto un impatto negativo sulla sua posizione; non si abbandonava ai privilegi del suo prestigio, né si godeva la gloria che accompagna il rango e la posizione. Si preoccupava solo del suo valore e del significato della sua vita agli occhi di Jahvè Dio. Il vero io di Giobbe era la sua reale sostanza: non amava fama e ricchezze e non viveva per esse; era autentico, puro e senza falsità.

Giobbe separa amore e odio

Nel dialogo tra lui e la moglie si rivela un altro aspetto dell’umanità di Giobbe: “Sua moglie gli disse: ‘Ancora stai saldo nella tua integrità? Ma lascia stare Dio e muori!’ Giobbe le rispose: ‘Tu parli da donna insensata! Abbiamo accettato il bene dalla mano di Dio, e rifiuteremmo di accettare il male?’” (Giobbe 2:8-10). Vedendo il tormento che stava patendo, la moglie di Giobbe tentò di consigliarlo, per aiutarlo a sfuggire alla sofferenza, ma le sue “buone intenzioni” non ottennero l’approvazione di Giobbe; al contrario, infiammarono la sua ira, perché lei negava la fede e l’obbedienza di Giobbe nei confronti di Jahvè Dio, e inoltre negava l’esistenza di Jahvè Dio. Questo era intollerabile per Giobbe, perché lui non si era mai permesso di fare niente che si opponesse a Dio o che Lo ferisse, per non parlare degli altri. Come avrebbe potuto rimanere indifferente quando udiva gli altri pronunciare parole che bestemmiavano e insultavano Dio? Per questo, definì sua moglie “donna insensata”. L’atteggiamento di Giobbe nei confronti della moglie era caratterizzato da ira e odio, e anche da rimprovero e ammonimento. Era la naturale espressione dell’umanità di Giobbe, che distingueva amore e odio, ed era un’autentica rappresentazione della sua retta umanità. Egli possedeva un senso di giustizia che gli faceva odiare i venti e i flussi della malvagità, e detestare, condannare e rifiutare assurde eresie, argomenti e affermazioni ridicoli, e gli consentiva di rimanere saldo nei suoi principi e nella sua posizione corretti, nel momento in cui era stato rifiutato dalle masse e abbandonato da coloro che gli erano vicini.

La gentilezza d’animo e la sincerità di Giobbe

Poiché dalla condotta di Giobbe riusciamo a scorgere l’espressione dei vari aspetti della sua umanità, quale lato possiamo vederne nel momento in cui egli aprì la bocca per maledire il giorno della sua nascita? Questo è il tema che condivideremo di seguito.

In precedenza, ho parlato dell’origine della maledizione del giorno della nascita da parte di Giobbe. Cosa ci potete cogliere? Se Giobbe fosse stato insensibile, e senza amore, se fosse stato freddo, privo di emozioni, e privo di umanità, avrebbe potuto preoccuparsi di quel che stava a cuore a Dio? Avrebbe potuto disprezzare il giorno della sua nascita a motivo della sua preoccupazione di ciò che stava a cuore a Dio? In altri termini, se Giobbe fosse stato insensibile e privo di umanità, avrebbe potuto addolorarsi per la sofferenza di Dio? Avrebbe potuto maledire il giorno della sua nascita perché Dio era stato da lui addolorato? Certo che no! Poiché era di animo gentile, Giobbe si preoccupava del cuore di Dio, e nel farlo, percepiva la Sua sofferenza; poiché era di animo gentile, soffrì una pena maggiore perché percepiva la sofferenza di Dio, e siccome la percepiva, iniziò a detestare il giorno della sua nascita e lo maledisse. Per gli estranei, l’intera condotta di Giobbe durante le sue prove è esemplare. Solo la maledizione del giorno della nascita traccia un punto interrogativo al di sopra della sua perfezione e della sua rettitudine o ne provoca una valutazione diversa. In realtà, essa fu l’espressione più autentica dell’essenza dell’umanità di Giobbe. L’essenza della sua umanità non venne nascosta, impacchettata o corretta da qualcun altro. Quando egli maledisse il giorno della sua nascita, dimostrò una gentilezza e una sincerità profondamente radicate nell’intimo; era come una sorgente le cui acque sono così limpide e trasparenti da lasciarne intravedere il fondo.

Dopo aver imparato tutto ciò su Giobbe, indubbiamente la maggioranza delle persone raggiunge una valutazione discretamente accurata e oggettiva dell’essenza della sua umanità, ma sono necessari anche una comprensione e un apprezzamento profondi, pratici e più avanzati della perfezione e della rettitudine di Giobbe così come sono stati espressi da Dio. Si spera che questa comprensione e questo apprezzamento aiuteranno le persone a intraprendere la via del timore di Dio e del rifiuto del male.

Tratto da “L’opera di Dio, l’indole di Dio e Dio Stesso II” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 52

La relazione tra la consegna di Giobbe a Satana da parte di Dio e gli scopi della Sua opera

Sebbene ora la maggior parte delle persone riconosca che Giobbe era perfetto e retto, e che temeva Dio e fuggiva il male, questo riconoscimento non porta loro una maggiore comprensione delle intenzioni di Dio. Mentre invidiano l’umanità e la ricerca di Giobbe, pongono la seguente domanda su Dio: Giobbe era così perfetto e retto, le persone lo adoravano così tanto, e allora perché Dio lo consegnò a Satana e lo assoggettò a così tanti tormenti? Domande del genere esistono nel cuore di molte persone o piuttosto questo dubbio è la domanda che molti si fanno. Poiché molti sono rimasti confusi, dobbiamo sviscerare il problema e spiegarlo in modo corretto.

Tutto ciò che Dio fa è necessario, e dotato di straordinaria importanza, perché tutto ciò che Egli compie nell’uomo riguarda la Sua gestione e la salvezza dell’umanità. Naturalmente, l’opera che Dio compì in Giobbe non è diversa, anche se egli era perfetto e integerrimo ai Suoi occhi. In altri termini, a prescindere da ciò che Dio fa o dai mezzi tramite i quali lo fa, a prescindere dal costo, o dal Suo obiettivo, lo scopo delle Sue azioni non cambia. Il Suo scopo è di inculcare nell’uomo le Sue parole, nonché i Suoi requisiti e la Sua volontà per l’uomo; in altri termini, inculcare nell’uomo tutto ciò che Egli ritiene positivo in conformità ai Suoi passi, consentendo all’uomo di capire il Suo cuore e di comprendere la Sua sostanza, e permettendogli di obbedire alla Sua sovranità e alle Sue disposizioni, consentendogli così di raggiungere il timore di Dio e il rifiuto del male, visto che tutto questo è un aspetto dello scopo di Dio in tutto ciò che Egli fa. L’altro aspetto è che, poiché Satana è il contrasto e l’oggetto a servizio dell’opera di Dio, spesso l’uomo è consegnato a esso; questo è il mezzo che Dio utilizza per consentire alle persone di vedere la malvagità, la bruttezza e la spregevolezza di Satana nelle sue tentazioni e nei suoi attacchi, facendo così in modo che le persone lo odino e sappiano conoscere e riconoscere ciò che è negativo. Questo processo consente loro di liberarsi gradualmente dal controllo di Satana e dalle sue accuse, dalle sue interferenze e dai suoi attacchi, fino a quando, grazie alle parole di Dio, alla loro conoscenza di Dio, alla loro obbedienza, alla loro fede e al loro timore nei Suoi confronti, essi trionfino sugli attacchi e sulle accuse di Satana; solo allora saranno completamente liberati dal dominio di Satana. La liberazione delle persone significa che Satana è stato sconfitto, che esse non sono più pane per i suoi denti, che invece di ingoiarseli, egli li ha abbandonati. Questo perché tali persone sono rette, hanno fede, obbedienza e timore nei confronti di Dio, e hanno rotto definitivamente con Satana. Esse svergognano Satana, lo rendono un codardo e lo sconfiggono completamente. La loro convinzione nel seguire Dio, la loro obbedienza e il loro timore nei Suoi confronti sconfiggono Satana, e fanno sì che egli rinunci a essi completamente. Solo le persone di tal fatta sono state veramente guadagnate da Dio, e questo è il Suo obiettivo fondamentale nel salvare l’uomo. Se desiderano essere salvati e guadagnati completamente da Dio, tutti coloro che Lo seguono devono affrontare tentazioni e attacchi grandi e piccoli da parte di Satana. Coloro che emergono da queste tentazioni e da questi attacchi e sono in grado di sconfiggere completamente Satana sono coloro che sono stati salvati da Dio. In altre parole, i salvati da Dio sono quelli che sono stati sottoposti alle Sue prove, tentati e attaccati da Satana un indicibile numero di volte. Coloro che sono stati salvati da Dio comprendono la Sua volontà e i Suoi requisiti, sono in grado di obbedire alla sovranità e alle disposizioni di Dio e, in mezzo alle tentazioni di Satana, non abbandonano la via del timore di Dio e del rifiuto del male. Coloro che sono stati salvati da Dio sono onesti, gentili, distinguono l’amore dall’odio, possiedono un senso di giustizia, sono ragionevoli, e sanno prendersi cura di Dio e fare tesoro di tutto ciò che è Suo. Tali persone non sono legate a Satana, sorvegliate, accusate o maltrattate da esso, sono completamente libere, completamente liberate e rilasciate. Giobbe era un uomo talmente libero, ed è proprio questo il senso del perché Dio lo aveva consegnato a Satana.

Egli fu maltrattato da Satana, ma guadagnò anche libertà e liberazione eterne e il diritto a non essere mai più assoggettato alla corruzione, al maltrattamento e alle accuse di Satana, per vivere invece alla luce della faccia di Dio, libero e senza ostacoli, e in mezzo alle benedizioni che Egli gli elargiva. Nessuno avrebbe potuto revocare, distruggere o confiscare questo diritto. Fu concesso a Giobbe in cambio della sua fede, determinazione e obbedienza a Dio e del suo timore nei Suoi confronti; Giobbe pagò il prezzo della sua vita per conseguire gioia e felicità sulla terra, il diritto e il titolo, ordinati dal Cielo e riconosciuti dalla terra, di adorare il Creatore senza interferenze, come autentica creatura di Dio sulla terra. Questo fu anche il maggiore esito delle tentazioni sopportate da Giobbe.

Quando le persone devono ancora essere salvate, le loro vite subiscono le interferenze e addirittura il controllo di Satana. In altri termini, le persone non ancora salvate sono prigioniere di Satana, senza libertà, non sono state abbandonate da Satana, non sono qualificate e non hanno diritto a adorare Dio, e sono inseguite da vicino e crudelmente attaccate da Satana. Tali persone non hanno alcuna felicità, alcun diritto a un’esistenza normale, e inoltre alcuna dignità di cui parlare. Solo se resisti e combatti contro Satana, utilizzando la tua fede in Dio, la tua obbedienza e il timore nei Suoi confronti come armi con le quali combattere una battaglia di vita o di morte contro Satana, in modo tale da sconfiggerlo completamente e che egli se la dia a gambe e diventi un codardo tutte le volte che ti vede, abbandonando completamente i suoi attacchi e le sue accuse contro di te, solo allora sarai salvato e diverrai libero. Se sei deciso a distaccarti completamente da Satana, ma non sei equipaggiato con le armi che ti aiuterebbero a sconfiggerlo, sarai ancora in pericolo; con il passare del tempo, quando sarai stato così tanto torturato da Satana che in te non sarà rimasto un briciolo di forza, ma non essendo comunque ancora in grado di rendere testimonianza, non essendoti ancora completamente liberato dalle accuse e dagli attacchi di Satana contro di te, avrai una piccola speranza di salvezza. Alla fine, quando verrà proclamata la conclusione dell’opera di Dio, sarai ancora nelle grinfie di Satana, incapace di liberarti e così non avrai mai una possibilità o una speranza. Quindi, è sottinteso che tali persone rimarranno completamente prigioniere di Satana.

Tratto da “L’opera di Dio, l’indole di Dio e Dio Stesso II” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 53

Accettare le prove di Dio, vincere le tentazioni di Satana e consentire a Dio di guadagnare il proprio essere

Nel corso dell’opera del Suo costante approvvigionamento e supporto dell’uomo, Dio gli comunica la totalità della Sua volontà e dei Suoi requisiti e gli mostra i Suoi atti, la Sua indole e ciò che Egli ha ed è. L’obiettivo è quello di dotare l’uomo di levatura e di consentirgli di conseguire da Lui varie verità, mentre Lo sta seguendo, verità che sono le armi concesse da Dio all’uomo con le quali combattere Satana. Così equipaggiato, l’uomo deve affrontare le prove di Dio. Egli ha molti mezzi e vie per mettere l’uomo alla prova, ma ognuno di essi richiede la “collaborazione” del nemico di Dio: Satana. Vale a dire, dopo aver dato all’uomo le armi con le quali combattere contro Satana, Dio consegna l’uomo a Satana e consente a quest’ultimo di “testare” la sua levatura. Se l’uomo riesce a liberarsi dagli schieramenti di battaglia di Satana, a fuggire dal suo accerchiamento e restare vivo, avrà superato la prova, ma se non riesce a liberarsi dagli schieramenti di battaglia di Satana e si sottomette a esso, non avrà superato il test. Qualsiasi aspetto dell’uomo Dio esamini, i criteri del Suo esame sono se l’uomo, quando viene attaccato da Satana, resti fermo nella sua testimonianza oppure no, e se egli, quando viene accalappiato da Satana, abbia abbandonato Dio e si sia arreso e sottomesso a Satana oppure no. Si potrebbe dire che se l’uomo sia salvato o meno dipende dal fatto che riesca o meno a vincere e sconfiggere Satana, e guadagnare o meno la libertà dipende dal fatto che sia in grado, da solo, di sollevare le armi dategli da Dio per vincere la schiavitù di Satana, facendo sì che Satana abbandoni completamente la speranza e lo lasci solo. Se Satana rinuncia alla speranza e abbandona qualcuno, ciò significa che non tenterà più di portare via questa persona a Dio, non la accuserà più e non interferirà più con essa, non la torturerà o attaccherà mai più in modo ingiustificato; solo una persona di tal fatta sarà stata veramente guadagnata da Dio. Ecco il processo completo tramite il quale Dio guadagna le persone.

L’avvertimento e l’illuminazione forniti alle generazioni successive dalla testimonianza di Giobbe

Nello stesso momento in cui comprendono il processo grazie al quale Dio guadagna completamente qualcuno, le persone capiscono anche gli obiettivi e il significato della consegna di Giobbe a Satana da parte di Dio, non sono più infastidite dal tormento di Giobbe e hanno una nuova comprensione del suo significato. Non si preoccupano più di poter essere assoggettate alla stessa tentazione di Giobbe, e non si oppongono più o rifiutano l’arrivo delle prove di Dio. La fede, l’obbedienza e la testimonianza di Giobbe per vincere Satana sono state fonte di enorme aiuto e incoraggiamento per le persone. In Giobbe, esse scorgono una speranza per la loro stessa salvezza e vedono che attraverso la fede e l’obbedienza a Dio e il timore nei Suoi confronti, è completamente possibile sconfiggere Satana, avere la meglio su di esso. Vedono che fino a quando obbediscono alla sovranità e alle disposizioni di Dio e fintanto che possiedono determinazione e fede per non abbandonarLo dopo aver perso tutto, possono svergognare e sconfiggere Satana e vedono che hanno solo bisogno di avere la determinazione e la perseveranza per restare fermi nella loro testimonianza, anche se ciò significa perdere la vita, affinché Satana sia intimidito e batta in una precipitosa ritirata. La testimonianza di Giobbe è un avvertimento per le generazioni successive, indicante che se non sconfiggono Satana, non saranno mai in grado di sbarazzarsi delle accuse e dell’interferenza di Satana, e non potranno mai sfuggire ai suoi maltrattamenti e attacchi. La testimonianza di Giobbe ha illuminato le generazioni successive. Tale illuminazione insegna alle persone che solo se sono perfette e rette saranno in grado di temere Dio e fuggire il male; solo se temono Dio e fuggono il male possono renderGli una testimonianza forte e risonante; solo se rendono a Dio una testimonianza forte e risonante sono in grado di non essere mai più controllate da Satana, e vivono sotto la guida e la protezione di Dio: solo allora saranno state veramente salvate. La personalità di Giobbe e la sua ricerca di vita dovrebbero essere imitate da chiunque ricerchi la salvezza. Ciò che egli compì durante l’intera sua vita, e la sua condotta durante le prove costituiscono un prezioso tesoro per tutti coloro che ricercano la via del timore di Dio e del rifiuto del male.

La testimonianza di Giobbe porta conforto a Dio

Se ora vi dico che Giobbe è un uomo amabile, potreste non essere in grado di apprezzare il significato contenuto in queste parole e afferrare il sentimento che sta dietro al perché vi ho detto tutte queste cose, ma aspettate il giorno in cui avrete sperimentato prove uguali o simili a quelle di Giobbe, sarete passati attraverso le avversità, avrete sperimentato prove disposte da Dio per voi personalmente, avrete dato tutto, sopportato umiliazioni e avversità, per avere la meglio su Satana e rendere testimonianza a Dio in mezzo alle tentazioni, allora sarete in grado di apprezzare il significato delle parole che dico. In quel momento, sentirete di essere molto inferiori rispetto a Giobbe, quanto egli sia amabile, e degno di imitazione; quando sarà arrivato quel momento, comprenderete quanto sono importanti queste classiche parole pronunciate da Giobbe per chi è corrotto e vive in questi tempi, e comprenderete quanto sia difficile per le persone di oggi realizzare ciò che fu compiuto da Giobbe. Quando percepirete che è difficile, apprezzerete quanto sia inquieto e preoccupato il cuore di Dio, quanto grande sia il prezzo pagato da Lui per guadagnare tali persone e quanto sia prezioso ciò che Egli fa e spende per l’umanità. Ora che avete ascoltato queste parole, avete una comprensione precisa e una valutazione corretta di Giobbe? Ai vostri occhi, egli era un uomo veramente perfetto e retto che temeva Dio e fuggiva il male? Credo che la maggioranza delle persone sicuramente risponderà di sì. Questo perché i fatti di ciò che Giobbe ha compiuto e rivelato sono innegabili da parte di qualsiasi uomo o di Satana. Essi rappresentano la prova più potente del trionfo di Giobbe su Satana. Tale prova fu prodotta in Giobbe, e fu la prima testimonianza ricevuta da Dio. Quindi, quando Giobbe trionfò nelle tentazioni di Satana e rese testimonianza a Dio, Egli vide in lui una speranza, e il Suo cuore fu confortato da Giobbe. Dal tempo della creazione fino a quello di Giobbe, questa fu la prima volta in cui Dio sperimentò veramente cosa fosse il conforto, e cosa significasse essere confortati da un uomo. Fu la prima volta in cui aveva visto e guadagnato la vera testimonianza che Gli era stata resa.

Tratto da “L’opera di Dio, l’indole di Dio e Dio Stesso II” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 54

Le orecchie di Giobbe sentono parlare di Dio

Giobbe 9:11 Ecco, Egli mi passa vicino e io non Lo vedo; mi scivola accanto e non me Ne accorgo.

Giobbe 23:8-9 Ma ecco, se vado a oriente, Egli non c’è; se a occidente, non Lo trovo; se a settentrione, quando vi opera, io non Lo vedo; si nasconde Egli a sud, io non Lo scorgo.

Giobbe 42:2-6 Io riconosco che Tu puoi tutto e che nulla può impedirTi di eseguire un Tuo disegno. Chi è colui che senza intelligenza offusca il Tuo disegno? Sì, ne ho parlato, ma non lo capivo; sono cose per me troppo meravigliose e io non le conosco. Ti prego, ascoltami, e io parlerò; Ti farò delle domande e Tu insegnami! Il mio orecchio aveva sentito parlare di Te, ma ora l’occhio mio Ti ha visto. Perciò mi ravvedo, mi pento sulla polvere e sulla cenere.

Sebbene Dio non Si fosse rivelato a Giobbe, egli crede nella Sua sovranità

Qual è il nocciolo di queste parole? Nessuno di voi ha mai compreso che questo è un fatto? Prima di tutto, come faceva Giobbe a sapere che esiste un Dio? E poi, come faceva a sapere che i cieli, la terra e tutte le cose sono governati da Lui? Un passo risponde a entrambe le domande: “Il mio orecchio aveva sentito parlare di Te, ma ora l’occhio mio Ti ha visto. Perciò mi ravvedo, mi pento sulla polvere e sulla cenere” (Giobbe 42:5-6). Da queste parole apprendiamo che, invece di aver visto Dio con i propri occhi, Giobbe Ne aveva sentito parlare nelle leggende. In queste circostanze, iniziò a percorrere la via della sequela di Dio, dopo di che ebbe la conferma dell’esistenza di Dio nella sua vita, e tra tutte le cose. Qui è presente un fatto innegabile. Quale? Nonostante fosse in grado di seguire la via del timore di Dio e del rifiuto del male, Giobbe non aveva mai visto Dio. Sotto questo aspetto, non era nelle stesse condizioni delle persone di oggi? Giobbe non aveva mai visto Dio, e questo sottintende che, sebbene avesse udito parlare di Lui, non sapeva dove Egli fosse, a cosa somigliasse, o cosa stesse facendo. Questi sono tutti fattori soggettivi; parlando oggettivamente, sebbene seguisse Dio, Egli non gli era mai apparso e non aveva mai parlato con lui. Questo non è un dato di fatto? Sebbene Dio non avesse parlato a Giobbe e non gli avesse impartito nessun comando, egli aveva percepito la Sua esistenza, e notato la Sua sovranità su tutte le cose, e nelle leggende attraverso cui Giobbe aveva udito di Lui con le sue orecchie, dopo di che aveva intrapreso una vita di timore di Dio e rifiuto del male. Ecco le origini e il processo tramite cui Giobbe seguiva Dio. Ma per quanto egli temesse Dio e fuggisse il male, per quanto restasse saldo nella sua integrità, comunque Dio non gli era mai apparso. Leggiamo questo passo. Egli disse: “Ecco, Egli mi passa vicino e io non Lo vedo; mi scivola accanto e non me Ne accorgo” (Giobbe 9:11). Queste parole ci rivelano che Giobbe poteva aver percepito Dio intorno a lui, o forse no, ma non era mai stato in grado di vederLo. A volte, si immaginava che Dio gli passasse davanti, o agisse, o guidasse l’uomo, ma non aveva mai potuto saperlo. Dio viene all’uomo quando lui non se lo aspetta; l’uomo non sa quando Dio venga a lui, o da dove, perché non può vederLo, e quindi per lui Dio rimane nascosto.

La fede di Giobbe in Dio non è scossa dal fatto che Egli gli sia nascosto

Nel seguente passo della Scrittura, Giobbe afferma: “Ma ecco, se vado a oriente, Egli non c’è; se a occidente, non Lo trovo; se a settentrione, quando vi opera, io non Lo vedo; si nasconde Egli a sud, io non Lo scorgo” (Giobbe 23:8-9). In questo racconto, apprendiamo che nell’esperienza di Giobbe, Dio gli era sempre stato nascosto; non gli era apparso apertamente, e non aveva scambiato apertamente alcuna parola con lui, tuttavia, nel suo cuore, Giobbe era convinto della Sua esistenza. Egli aveva sempre creduto che Dio avrebbe potuto camminare davanti a lui, o avrebbe potuto agire al suo fianco, e che, sebbene non potesse vederLo, Egli era accanto a lui e governava tutto di lui. Giobbe non aveva mai visto Dio, ma era in grado di restare fedele alla Sua fede, cosa che nessun altro era in grado di fare. Perché gli altri non potevano farlo? Perché Dio non aveva parlato a Giobbe, e non gli era apparso, e se egli non avesse veramente creduto, non avrebbe potuto andare avanti, e resistere nella via del timore di Dio e del rifiuto del male. Non è forse vero? Come ti senti quando leggi che Giobbe pronunciò queste parole? Senti che la perfezione e la rettitudine di Giobbe, e la sua giustizia di fronte a Dio, sono autentiche, e non un’esagerazione da parte di Dio? Sebbene Dio trattasse Giobbe nello stesso modo delle altre persone, e non gli apparisse o non parlasse con lui, Giobbe rimase saldo nella sua integrità, credeva ancora nella sovranità di Dio e, inoltre, frequentemente offriva olocausti e pregava di fronte a Lui, perché temeva di averLo offeso. Nella capacità di Giobbe di temere Dio senza averLo visto, rileviamo quanto egli amasse le cose positive, e quanto salda e concreta fosse la sua fede. Anche se Dio gli era nascosto, egli non Ne rinnegò l’esistenza e, anche se non Lo aveva mai visto, non perse la fede e non Lo abbandonò. Al contrario, nel contesto della Sua opera nascosta di governo di tutte le cose, egli aveva compreso la Sua esistenza, e Ne sentì la sovranità e il potere. Egli non rinunciò a essere retto perché Dio era nascosto, e non dimenticò la via del timore di Dio e della rinuncia al male perché Egli non gli era mai apparso. Giobbe non aveva mai chiesto che Dio gli apparisse apertamente per provare la Sua esistenza, perché lui aveva già notato la sovranità di Dio su tutte le cose, e credeva di aver guadagnato le benedizioni e le grazie che gli altri non avevano ottenuto. Sebbene Dio gli rimanesse nascosto, la fede di Giobbe in Lui non fu mai scossa. Così, egli mieté ciò che gli altri non poterono: l’approvazione e la benedizione di Dio.

Tratto da “L’opera di Dio, l’indole di Dio e Dio Stesso II” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 55

Giobbe benedice il nome di Dio e non pensa a benedizioni o disastri

Esiste un episodio che non è mai citato nelle storie bibliche di Giobbe, e oggi ci soffermeremo su questo. Sebbene Giobbe non avesse mai visto Dio e non Ne avesse mai udito le parole con le sue orecchie, Dio aveva un posto nel suo cuore. E qual era l’atteggiamento di Giobbe nei Suoi confronti? Era, come ricordato in precedenza: “Sia benedetto il nome di Jahvè”. La sua benedizione del nome di Dio era incondizionata, indipendente da qualsiasi contesto e priva di motivazione. Notiamo che Giobbe aveva dato il suo cuore a Dio, consentendoGli di controllarlo; tutto ciò che pensava, che decideva, e che pianificava nel suo cuore era deposto apertamente davanti a Dio e non nascosto da Lui. Il suo cuore non era in opposizione a Dio, ed egli non Gli aveva mai chiesto di fare niente per lui o di dargli niente, e non nutriva bizzarre idee di guadagnare qualcosa dalla sua adorazione di Dio. Giobbe non parlò di accordi con Dio, e non avanzò alcuna richiesta o pretesa nei Suoi confronti. Egli lodava il nome di Dio a causa della Sua grande potenza e autorità nel governo di tutte le cose, e non era dipendente dalle benedizioni che avrebbe potuto guadagnare o dalle disgrazie che avrebbero potuto colpirlo. Egli credeva che, a prescindere dal fatto che Dio benedica le persone o mandi loro disgrazie, il Suo potere e la Sua autorità non sarebbero cambiati, e quindi, a prescindere dalle circostanze di una persona, il Suo nome doveva essere lodato. Il fatto che l’uomo sia benedetto da Dio avviene a motivo della Sua sovranità, e quando all’uomo succedono disgrazie, è sempre a motivo della Sua sovranità. Il potere e l’autorità di Dio governano e dispongono tutte le cose dell’uomo; i capricci della sorte dell’uomo sono manifestazioni del potere e dell’autorità di Dio e, a prescindere dal punto di vista personale, il nome di Dio dovrebbe essere lodato. Ecco ciò che Giobbe sperimentò e giunse a conoscere negli anni della sua vita. Tutti i pensieri e le azioni di Giobbe raggiunsero le orecchie di Dio, arrivarono di fronte a Lui, e da Lui furono considerati importanti. Dio apprezzava questa conoscenza di Giobbe, e lo teneva in gran conto, perché aveva questo cuore che era sempre in attesa dei Suoi comandi e in ogni luogo, indipendentemente dal tempo o dal posto, accoglieva tutto ciò che gli capitava. Giobbe non avanzò alcuna richiesta a Dio. Ciò che chiedeva a sé stesso era di attendere, accettare, affrontare e obbedire a tutte le disposizioni che venivano da Dio; egli riteneva che questo fosse il suo dovere, ed era proprio ciò che Dio voleva. Giobbe non aveva mai visto Dio, e non L’aveva mai udito pronunciare alcuna parola, impartire alcun comando, dispensare alcun insegnamento o istruirlo su una cosa qualsiasi. In termini attuali, per lui essere in grado di possedere tale conoscenza e atteggiamento nei confronti di Dio quando Egli non gli aveva fornito nessuna rivelazione, guida o fornitura in rapporto alla verità, era cosa preziosa, e dimostrare tali cose era sufficiente per Dio, la sua testimonianza era elogiata e apprezzata da Lui. Giobbe non aveva mai visto Dio o ascoltato Lui pronunciargli di persona insegnamenti, ma per Dio il suo cuore e lui stesso erano di gran lunga più preziosi di quelle persone che, di fronte a Lui, erano capaci solo di parlare in termini di profonde teorie, di vantarsi, di blaterare dell’offerta di sacrifici, ma non avevano mai avuto una vera conoscenza di Lui, e non Lo avevano mai temuto veramente. Questo perché il cuore di Giobbe era puro e non nascosto a Dio, la sua umanità era onesta e gentile, ed egli amava la giustizia e ciò che era positivo. Solo un uomo di tal fatta, dotato di un simile cuore e di una simile umanità sarebbe stato in grado di seguire la via di Dio, capace di temere Dio e fuggire il male. Tale uomo poteva notare la sovranità di Dio, la Sua autorità e il Suo potere, ed era in grado di realizzare l’obbedienza alla Sua sovranità e alle Sue disposizioni. Solo un uomo di tal fatta avrebbe potuto veramente lodare il nome di Dio. Questo perché egli non considerava se Dio lo avrebbe benedetto o gli avrebbe inviato disastri, poiché sapeva che tutto è controllato dalla Sua mano, e che per l’uomo preoccuparsi è un segno di stupidità, ignoranza e irrazionalità, di dubbio nei confronti della sovranità di Dio su tutte le cose, e di mancato timore di Dio. La conoscenza di Giobbe era esattamente ciò che Dio desiderava. Quindi, egli possedeva una conoscenza teorica di Dio maggiore della vostra? Poiché, in quel tempo, l’opera e le dichiarazioni di Dio erano scarse, non era affatto facile conoscere Dio. Tale risultato di Giobbe non era impresa da poco. Egli non aveva sperimentato l’opera di Dio, non L’aveva udito parlare, né aveva visto il Suo volto. L’essere capace di avere tale atteggiamento verso Dio era interamente il risultato della sua umanità e della sua ricerca personale, umanità e ricerca delle quali non sono dotate le persone di oggi. Per questo, in quel tempo, Dio dichiarò: “Non ce n’è un altro sulla terra che come lui sia integro, retto”. In quel tempo, Dio aveva già formulato una valutazione di Giobbe, ed era giunto a tale conclusione. Quanto più veritiera sarebbe oggi?

Tratto da “L’opera di Dio, l’indole di Dio e Dio Stesso II” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 56

Sebbene Dio sia nascosto all’uomo, i Suoi atti in mezzo a tutte le cose sono sufficienti all’uomo per conoscerLo

Giobbe non aveva visto il volto di Dio, né udito parole da Lui pronunciate, e non aveva nemmeno sperimentato personalmente la Sua opera, ma il suo timore di Dio e la sua testimonianza durante le prove sono attestati da tutti e sono amati, oggetto di delizia, e lodati da parte di Dio, le persone li invidiano e li ammirano e, ancor di più, cantano le loro lodi. Nella sua vita non c’era niente di grande o di straordinario: proprio come qualsiasi persona normale, egli visse una vita ordinaria, uscendo a lavorare all’alba e tornando a casa a riposare, al tramonto. La differenza è che durante le diverse decadi ordinarie della sua vita, egli guadagnò una comprensione della via di Dio, afferrò e comprese il grande potere e sovranità di Dio, come nessun altro aveva fatto. Egli non era più intelligente di qualsiasi persona normale, la sua vita non era particolarmente tenace e, inoltre, egli non aveva alcuna invisibile capacità speciale. Tuttavia, ciò che possedeva era una personalità onesta, gentile, retta, che amava la correttezza e la giustizia, e le cose positive, qualità di cui non è dotata la maggior parte delle persone normali. Distingueva tra amore e odio, aveva il senso della giustizia, era fermo e costante, e nel pensare aveva una meticolosa attenzione al dettaglio. Perciò, durante il suo tempo ordinario sulla terra vide tutte le cose straordinarie che Dio aveva compiuto, e la grandezza, la santità e la giustizia di Dio, vide la Sua preoccupazione, la Sua cordialità e la Sua protezione nei riguardi dell’uomo, e vide l’onorabilità e l’autorità del Dio supremo. Il primo motivo per cui Giobbe fu in grado di comprendere queste cose, al di là della portata di una qualsiasi persona normale, era il fatto che egli possedeva un cuore puro, il suo cuore apparteneva a Dio, ed era guidato dal Creatore. Il secondo motivo era la sua ricerca: la sua ricerca dell’impeccabilità e della perfezione, e dell’essere una persona che si atteneva alla volontà del Cielo, che era amata da Dio, e che fuggiva il male. Giobbe possedeva e ricercava queste cose, anche se non era in grado di vedere Dio o udire le Sue parole; sebbene non avesse mai visto Dio, era arrivato alla conoscenza dei mezzi tramite i quali Egli governa tutte le cose, e a capire la saggezza con la quale lo fa. Sebbene non avesse mai udito le parole pronunciate da Dio, Giobbe sapeva che gli atti di ricompensare l’uomo o di togliergli tutto vengono da Dio. Sebbene gli anni della sua vita non fossero diversi da quelli di qualsiasi persona normale, non consentì all’ordinarietà della sua vita di influire sulla sua conoscenza della sovranità di Dio su tutte le cose, o sulla sua sequela della via del timore di Dio e del rifiuto del male. Ai suoi occhi, le leggi di tutte le cose erano ripiene degli atti di Dio, e in ogni parte della vita di una persona era possibile scorgere la Sua sovranità. Egli non aveva visto Dio, ma era in grado di comprendere che i Suoi atti sono dovunque, e nel corso del suo tempo ordinario sulla terra, era in grado di vedere e comprendere in ogni angolo della sua vita gli straordinari e meravigliosi atti di Dio, e poté vedere le Sue meravigliose disposizioni. La segretezza e il silenzio di Dio non ostacolarono la comprensione che Giobbe sperimentò dei Suoi atti, e non influirono sulla sua conoscenza della sovranità di Dio su tutte le cose. La sua esistenza, nella sua vita quotidiana, fu una presa di coscienza della sovranità e delle disposizioni di Dio, che è nascosto in mezzo a tutte le cose. Nella sua vita quotidiana, egli anche udì e comprese la voce del cuore di Dio e le parole di Lui, che resta silenzioso in mezzo a tutte le cose ma esprime la voce del Suo cuore e le Sue parole, governando le leggi di tutte le cose. Comprendete, quindi, che se le persone hanno la stessa umanità e ricerca di Giobbe, possono guadagnare la sua stessa comprensione e conoscenza, e acquisire la sua stessa comprensione e conoscenza della sovranità di Dio su tutte le cose. Dio non era apparso a Giobbe e non aveva parlato con lui, ma Giobbe riuscì a essere perfetto, giusto e a temere Dio e fuggire il male. In altri termini, senza che Dio sia apparso all’uomo o abbia parlato con lui, i Suoi atti tra tutte le cose e la Sua sovranità su tutte le cose sono sufficienti all’uomo per renderlo cosciente della Sua esistenza, potere e autorità, che sono sufficienti a consentire all’uomo di seguire la vita del timore di Dio e del rifiuto del male. Poiché un uomo ordinario come Giobbe fu in grado di raggiungere il timore di Dio e il rifiuto del male, ogni persona ordinaria che segue Dio dovrebbe essere in grado di fare lo stesso. Sebbene queste parole possano suonare come una deduzione logica, ciò non infrange le leggi delle cose. Tuttavia, i fatti non si sono abbinati con le aspettative: sembra che temere Dio e fuggire il male sia la sfera riservata di Giobbe e di lui solo. Quando si parla di “temere Dio e fuggire il male”, le persone pensano che ciò possa essere compiuto solo da Giobbe, come se la via del timore di Dio e del rifiuto del male portasse l’etichetta del nome di Giobbe e non avesse niente a che fare con gli altri. Il motivo è chiaro: poiché solo Giobbe era dotato di una personalità onesta, gentile e retta, e che amava la correttezza, la giustizia e le cose positive, solo lui era in grado di seguire la via del timore di Dio e del rifiuto del male. Dovete aver tutti compreso le implicazioni di questo fatto: poiché nessuno è dotato di un’umanità onesta, gentile e retta, che ama la correttezza e la giustizia e ciò che è positivo, nessuno può temere Dio e fuggire il male, e quindi nessuno può mai guadagnare la gioia di Dio o restare saldo in mezzo alle prove. Vale a dire che, a eccezione di Giobbe, tutti sono ancora legati e intrappolati da Satana, tutti sono accusati, attaccati e maltrattati da esso. Sono quelli di cui Satana tenta di fare un sol boccone, e tutti sono senza libertà, prigionieri resi tali da Satana.

Tratto da “L’opera di Dio, l’indole di Dio e Dio Stesso II” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 57

Se il cuore dell’uomo è nemico di Dio, come può l’uomo temerLo e fuggire il male?

Poiché le persone di oggi non possiedono la stessa umanità di Giobbe, qual è la sostanza della loro natura e il loro atteggiamento nei confronti di Dio? Lo temono? Fuggono il male? Coloro che né temono Dio né fuggono il male possono essere descritti con tre sole parole: “nemici di Dio”. Spesso pronunciate queste tre parole, ma non avete mai compreso il loro vero significato. Le parole “nemici di Dio” hanno una loro essenza: non significano che Dio vede l’uomo come nemico, ma che l’uomo vede Dio come nemico. Prima di tutto, quando le persone iniziano a credere in Dio, chi tra loro non ha i suoi scopi, le sue motivazioni e le sue ambizioni? Anche se alcune persone credono nell’esistenza di Dio, e l’hanno percepita, la loro fede in Dio contiene ancora quelle motivazioni, e il loro scopo ultimo nel credere in Dio è quello di ricevere le Sue benedizioni e le cose che essi desiderano. Nelle esperienze della vita, spesso pensano a sé stesse: “Per Dio ho rinunciato alla famiglia e alla carriera, e Lui che cosa mi ha dato? Devo anche aggiungere, e confermare: ho forse ricevuto qualche benedizione di recente? In questo periodo ho dato tanto, ho corso a destra e a manca, e ho sofferto da morire, ma in cambio Dio mi ha fatto qualche promessa? Si è forse ricordato delle mie buone azioni? Che fine farò? Potrò ricevere le benedizioni di Dio?…” Ogni persona costantemente, nel suo intimo, fa questi calcoli, e avanza a Dio richieste che recano le sue motivazioni, le sue ambizioni e una mentalità affaristica. Vale a dire, nel suo intimo l’uomo saggia continuamente Dio, escogitando continuamente piani a proposito di Dio, e dibattendo costantemente con Lui il caso riguardante il proprio fine personale, e tentando di estorcere a Dio una dichiarazione, per vedere se Egli può concedergli ciò che desidera oppure no. Nello stesso tempo in cui ricerca Dio, l’uomo non Lo tratta come Dio. L’uomo ha sempre tentato di concludere accordi con Lui, facendoGli richieste senza tregua, e anche sollecitandoLo a ogni passo, tentando di prendersi tutto il braccio dopo aver avuto la mano. Mentre sta cercando di concludere accordi con Dio, l’uomo dibatte con Lui, e c’è anche chi, nel momento in cui gli capitano delle prove o si trova in determinate situazioni, spesso diventa debole, passivo e fiacco nel suo lavoro, e pieno di lamentele riguardanti Dio. Dal primo momento in cui ha iniziato a credere in Dio, l’uomo Lo ha considerato un pozzo di San Patrizio, un “jolly”, e si è autoproclamato come il più grande creditore di Dio, come se tentare di ottenere benedizioni e promesse da Dio fosse un suo diritto e obbligo innato, mentre la responsabilità di Dio sarebbe quella di proteggere l’uomo, prenderSi cura di lui e mantenerlo. Ecco l’interpretazione di base del concetto “fede in Dio” da parte di tutti coloro che credono in Lui, e tale è la loro più profonda comprensione di questo concetto. A partire dalla sostanza della natura dell’uomo fino alla sua ricerca soggettiva, non c’è niente che si collega con il timore di Dio. Lo scopo dell’uomo nel credere in Dio presumibilmente non ha niente a che fare con l’adorazione di Dio. Vale a dire, l’uomo non ha mai considerato né compreso che la fede in Dio implica il timore e l’adorazione di Dio. Alla luce di tali condizioni, l’essenza dell’uomo è ovvia. E di quale essenza si tratta? Il cuore dell’uomo è maligno, un ricetto di perfidia e disonestà, non ama la correttezza e la giustizia, o ciò che è positivo, ed è spregevole e avido. Il cuore dell’uomo non potrebbe essere più chiuso nei confronti di Dio; l’uomo non l’ha mai dato affatto a Dio. Egli non ha mai visto il vero cuore dell’uomo, e non è mai stato adorato da lui. Indipendentemente da quanto sia grande il prezzo pagato da Dio, da quanto lavoro Egli compia, o da quanto fornisca all’uomo, egli rimane cieco e totalmente indifferente a tutto questo. L’uomo non ha mai donato il suo cuore a Dio, vuole provvedere da solo al suo cuore e prendere le sue decisioni, e ciò sottintende che non desidera seguire la via del timore di Dio e del rifiuto del male, né obbedire alla sovranità e alle disposizioni di Dio, e non desidera adorare Dio in quanto Tale. Ecco lo stato attuale dell’uomo. E ora prendiamo ancora in considerazione Giobbe. Prima di tutto, egli fece un patto con Dio? Aveva dei secondi fini per restare saldo nella via del timore di Dio e del rifiuto del male? In quel tempo, Dio aveva parlato con qualcuno della fine a venire? In quel tempo, Dio non aveva fatto promesse a nessuno riguardo alla fine, e in quel contesto Giobbe fu in grado di temere Dio e fuggire il male. Le persone di oggi reggono il confronto con Giobbe? C’è troppa disparità, sono mondi diversi. Sebbene Giobbe non avesse molta conoscenza di Dio, Gli aveva dato il suo cuore ed esso Gli apparteneva. Non concluse mai un accordo con Dio, non ebbe desideri o richieste bizzarri nei confronti di Dio; al contrario, credeva che “Jahvè ha dato, Jahvè ha tolto”. Ecco ciò che aveva percepito e ottenuto dalla sua fermezza nella via del timore di Dio e del rifiuto del male per molti anni della sua vita. Allo stesso modo, egli guadagnò il risultato espresso in queste parole: “Abbiamo accettato il bene dalla mano di Dio, e rifiuteremmo di accettare il male?”. Queste due frasi erano ciò che aveva visto ed era arrivato a conoscere come risultato del suo atteggiamento di obbedienza nei confronti di Dio durante le esperienze della sua vita, e furono anche le sue armi più potenti grazie alle quali trionfò nelle tentazioni di Satana, e furono il fondamento della sua fermezza nella testimonianza a Dio. A questo punto, vi immaginate Giobbe come una persona amabile? Sperate di essere persone del genere? Temete di dover sopportare le tentazioni di Satana? Decidete di pregare perché Dio vi sottoponga alle stesse prove di Giobbe? Senza dubbio, la maggior parte delle persone non oserebbe pregare per cose del genere. Quindi, è evidente che la vostra fede è penosamente piccola; in confronto a quella di Giobbe, la vostra fede è semplicemente indegna di menzione. Siete i nemici di Dio, non Lo temete, siete incapaci di restare fermi nella vostra testimonianza a Dio, e di trionfare sugli attacchi, le accuse e le tentazioni di Satana. Che cosa vi rende idonei a ricevere le promesse di Dio? Dopo aver ascoltato la storia di Giobbe e compreso l’intenzione di Dio nel salvare l’uomo e il significato della salvezza dell’uomo, ora avete la fede necessaria per accettare le stesse prove di Giobbe? Non dovreste prendere una piccola decisione per consentire a voi stessi di seguire la via del timore di Dio e del rifiuto del male?

Tratto da “L’opera di Dio, l’indole di Dio e Dio Stesso II” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 58

Non nutrire dubbi sulle prove di Dio

Alla fine delle prove di Giobbe, dopo aver ricevuto la sua testimonianza, Dio decise che avrebbe guadagnato un gruppo, o più di uno, di persone simili a lui, ma decise anche di non permettere mai più a Satana di attaccare o maltrattare nessun’altra persona utilizzando gli stessi mezzi con i quali egli aveva tentato, attaccato e maltrattato Giobbe, per scommessa con Lui; Dio non permise più a Satana di compiere tali atti contro l’uomo, che è debole, stolto e ignorante! Satana aveva già tentato Giobbe, ed era più che sufficiente! La misericordia di Dio non consente più a Satana di maltrattare nessuno in qualunque modo desideri. A Dio era stato sufficiente che Giobbe avesse sofferto la tentazione e il maltrattamento di Satana. Egli non gli permise mai più di compiere tali atti, perché la vita e tutto ciò che riguarda le persone che seguono Dio sono da Lui governati e orchestrati, e Satana non ha l’autorizzazione di manipolare a suo piacimento i prescelti di Dio, questo dev’essere ben chiaro! Dio Si preoccupa della debolezza dell’uomo, e comprende la sua stoltezza e la sua ignoranza. Sebbene, affinché l’uomo potesse essere completamente salvato, Egli lo abbia consegnato nelle mani di Satana, Dio non desidera vedere mai Satana fare il buffone con l’uomo e maltrattarlo, e non vuole vederlo sempre soffrire. L’uomo fu creato da Dio, e quindi che Egli governi e disponga tutto ciò che riguarda l’uomo è stabilito dal Cielo e riconosciuto in terra; si tratta della Sua responsabilità, e dell’autorità tramite la quale Egli governa ogni cosa! Dio non permette a Satana di maltrattare e tormentare l’uomo a suo piacimento, non gli consente di impiegare vari mezzi per sviarlo e, inoltre, non gli consente di intromettersi nella Sua sovranità sull’uomo, né di calpestare e distruggere le leggi tramite le quali Egli governa ogni cosa, per non parlare della Sua grande opera di gestione e di salvezza dell’umanità! Coloro che Dio desidera salvare e che sono capaci di renderGli testimonianza, sono il nocciolo e la cristallizzazione dell’opera del Suo piano di gestione, della durata di seimila anni, e anche il prezzo degli sforzi dei Suoi seimila anni di opera. Come potrebbe Dio, con indifferenza, abbandonare queste persone nelle mani di Satana?

A volte, le persone si preoccupano delle prove di Dio e le temono, e tuttavia vivono sempre nei tranelli di Satana, e in un territorio pericoloso nel quale vengono attaccate e maltrattate da esso, ma non ne hanno paura, e proseguono imperterriti. Cosa succede? La fede che l’uomo nutre nei confronti di Dio si limita solo alle cose che egli può vedere. Egli non ha la minima comprensione dell’amore di Dio e del Suo interesse per l’uomo o della Sua tenerezza e riguardo per lui, ma quando si parla di una piccola apprensione e di un minimo timore delle prove, del giudizio e del castigo, della maestà e dell’ira di Dio, l’uomo non ha la più pallida idea delle Sue buone intenzioni. Non appena si parla di prove, si pensa che Dio abbia moventi nascosti, e alcuni ritengono addirittura che covi propositi malvagi, ignari di ciò che Egli farà loro realmente; quindi, mentre sbandierano ai quattro venti obbedienza alla sovranità e alle disposizioni di Dio, fanno tutto ciò che è in loro potere per resistere e opporsi alla Sua sovranità sull’uomo e alle Sue disposizioni per lui, perché ritengono che se non stanno attenti saranno ingannati da Lui, se non controllano il loro destino, tutto ciò che hanno sarà loro rubato da Dio, e potrebbero addirittura morire. L’uomo si trova nell’accampamento di Satana, ma non si preoccupa di essere maltrattato da esso, e viene tormentato da Satana, ma non teme di finirne prigioniero. Continua a ripetere di accettare la salvezza di Dio, ma non ha mai avuto fiducia in Lui o creduto che Egli lo salverà veramente dagli artigli di Satana. Se, come Giobbe, l’uomo è capace di sottomettersi alla direzione e alle disposizioni di Dio e può mettere tutto il suo essere nelle Sue mani, non avrà forse lo stesso destino di Giobbe: il ricevimento delle benedizioni di Dio? Se l’uomo è capace di accettare il governo di Dio e di sottomettervisi, che cos’ha da perdere? Quindi, vi suggerisco di fare attenzione alle vostre azioni, e di essere guardinghi nei confronti di tutto ciò che vi succederà. Non essere avventato o impulsivo, e non trattare Dio, le persone, le questioni e gli oggetti che ha disposto per te a seconda del tuo sangue caldo, della tua spontaneità o in base alle tue immaginazioni e nozioni; dovete essere prudenti nelle vostre azioni, pregare e ricercare di più, per evitare di suscitare l’ira di Dio. Ricordatelo!

Tratto da “L’opera di Dio, l’indole di Dio e Dio Stesso II” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 59

Giobbe dopo le sue prove

Giobbe 42:7-9 Dopo che ebbe rivolto questi discorsi a Giobbe, Jahvè disse a Elifaz di Teman: “L’ira Mia è accesa contro te e contro i tuoi due amici, perché non avete parlato di Me secondo la verità, come ha fatto il Mio servo Giobbe. Ora dunque prendetevi sette tori e sette montoni, venite a trovare il Mio servo Giobbe e offriteli in olocausto per voi stessi. Il Mio servo Giobbe pregherà per voi; ed Io avrò riguardo a lui per non punir la vostra follia; poiché non avete parlato di Me secondo la verità, come ha fatto il Mio servo Giobbe”. Elifaz di Teman e Bildad di Suach e Tsofar di Naama se ne andarono e fecero come Jahvè aveva loro ordinato; e Jahvè ebbe riguardo a Giobbe.

Giobbe 42:10 E quando Giobbe ebbe pregato per i suoi amici, Jahvè lo ristabilì nella condizione di prima e gli rese il doppio di tutto quello che già gli era appartenuto.

Giobbe 42:12 E Jahvè benedì gli ultimi anni di Giobbe più de’ primi; ed egli ebbe quattordicimila pecore, seimila cammelli, mille paia di bovi e mille asine.

Giobbe 42:17 Poi Giobbe morì vecchio e sazio di giorni.

Coloro che temono Dio e fuggono il male sono guardati da Dio con sollecitudine, mentre gli stolti sono considerati da Lui come gente di poco conto

In Giobbe 42:7-9, Dio afferma che Giobbe è il Suo servo. L’uso del termine “servo” in riferimento a Giobbe dimostra quanto fosse importante Giobbe nel cuore di Dio; sebbene Egli non apostrofò Giobbe con un epiteto più pregiato, tale appellativo non influì sull’importanza che lui aveva nel Suo cuore. In questo testo, “servo” è il soprannome che Dio attribuisce a Giobbe. I ripetuti riferimenti di Dio al “Mio servo Giobbe” dimostrano quanto egli Gli piacesse e, sebbene Dio non parlò del significato soggiacente al termine “servo”, dalle Sue parole in questo passo della Scrittura si evince la Sua definizione di tale appellativo. Prima di tutto, Dio disse a Elifaz di Teman: “L’ira Mia è accesa contro te e contro i tuoi due amici, perché non avete parlato di Me secondo la verità, come ha fatto il Mio servo Giobbe”. Con queste parole, per la prima volta, Dio dichiarò apertamente di aver accettato tutto ciò che era stato detto e fatto da Giobbe nel periodo successivo alle prove cui lo aveva sottoposto, e quindi questa è la prima volta che Egli confermò apertamente l’esattezza e la correttezza di tutto ciò che Giobbe aveva fatto e detto. Dio era adirato con Elifaz e gli altri a causa del loro discorso scorretto e assurdo, perché, come Giobbe, non avevano saputo vedere la Sua manifestazione o udire le parole che Egli pronunciava per loro. Tuttavia Giobbe possedeva una conoscenza molto accurata di Dio, mentre loro erano capaci solo di fare supposizioni alla cieca su di Lui, trasgredendo la Sua volontà e mettendo alla prova la Sua pazienza in tutte le loro azioni. Di conseguenza, mentre accettava tutto ciò che era stato detto e fatto da Giobbe, Dio Si adirò verso gli altri, perché in loro non riusciva a scorgere la benché minima parvenza di timore nei Suoi confronti, e in ciò che dicevano non poteva udire niente che somigliasse al timore verso di Lui. Quindi, Egli proseguì facendo loro le richieste seguenti: “Ora dunque prendetevi sette tori e sette montoni, venite a trovare il Mio servo Giobbe e offriteli in olocausto per voi stessi. Il Mio servo Giobbe pregherà per voi; ed Io avrò riguardo a lui per non punir la vostra follia”. In questo passo, Dio chiede ad Elifaz e agli altri di fare qualcosa per redimere i loro peccati, perché la loro stoltezza era un peccato contro Jahvè Dio, e quindi dovevano presentare olocausti per rimediare ai loro errori. Gli olocausti venivano spesso offerti a Dio, ma ciò che è insolito, in questo caso, è che essi vennero offerti a Giobbe. Giobbe fu accettato da Dio perché Gli rese testimonianza durante le sue prove. Nel frattempo, durante il periodo delle sue prove, i suoi amici furono messi a nudo; a causa della loro stoltezza, furono condannati da Dio, accesero la Sua ira, e avrebbero dovuto essere puniti da Lui, tramite la presentazione di olocausti a Giobbe, dopo di che, Giobbe pregò per loro per dissipare la punizione e l’ira di Dio nei loro confronti. L’intenzione di Dio era quella di svergognarli, perché non temevano Dio, non fuggivano il male e avevano condannato l’integrità di Giobbe. Da un certo punto di vista, Dio stava dicendo loro che non accettava le loro azioni ma accettava in massimo grado Giobbe e Si compiaceva di lui; da un altro punto di vista, Egli stava dicendo loro che l’essere accettati da Lui eleva l’uomo al Suo cospetto, che l’uomo è aborrito da Dio a causa della sua stoltezza, a causa di essa egli Lo offende, ed è vile e detestabile ai Suoi occhi. Queste sono le definizioni che Dio dà di due tipi di persone, gli atteggiamenti verso di essi, e la spiegazione che Egli dà del loro valore e del loro rango. Anche se Dio definì Giobbe Suo servo, ai Suoi occhi questo servo era amato, e gli venne concessa l’autorità di pregare per altri e di perdonare i loro errori. Tale servo era in grado di parlare direttamente con Dio e di presentarsi direttamente al Suo cospetto, la sua reputazione era superiore e più onorevole rispetto a quella degli altri. Questo è il vero significato del termine “servo”, pronunciato da Dio. A Giobbe fu conferito questo onore speciale perché temeva Dio e fuggiva il male, e altri non vennero definiti servi di Dio perché non Lo temevano e non fuggivano il male. I due atteggiamenti nettamente diversi di Dio sono i Suoi atteggiamenti nei confronti di due tipi di persone: coloro che temono Dio e fuggono il male sono accettati da Lui, e preziosi ai Suoi occhi, mentre gli stolti non temono Dio, sono incapaci di fuggire il male, e di ricevere l’approvazione di Dio; spesso sono aborriti e condannati da Dio, e ai Suoi occhi valgono ben poco.

Dio riveste Giobbe di autorità

Giobbe pregò per i suoi amici e, in seguito, grazie alle sue preghiere, Dio non li trattò come sarebbe convenuto alla loro stoltezza. Non li punì e non applicò loro nessuna pena. Perché? Perché le preghiere presentate dal Suo servo, Giobbe, in loro favore erano giunte alle Sue orecchie; Dio li perdonò perché aveva accettato le preghiere di Giobbe. Dunque, cosa notiamo in questo? Quando Dio benedice qualcuno, gli concede molte ricompense, e non solo di tipo materiale: lo riveste di autorità, e lo autorizza a pregare per altri. Inoltre, dimentica le loro trasgressioni e ci passa sopra perché ascolta queste preghiere. Ecco l’autorità di cui Dio rivestì Giobbe. Tramite le preghiere di Giobbe per impedire la loro condanna, Jahvè Dio svergognò gli stolti, e questa fu, naturalmente, la Sua punizione speciale per Elifaz e gli altri.

Tratto da “L’opera di Dio, l’indole di Dio e Dio Stesso II” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 60

Giobbe viene benedetto ancora una volta da Dio, e non viene mai più accusato da Satana

Tra le dichiarazioni di Jahvè Dio, troviamo le parole seguenti: “Non avete parlato di Me secondo la verità, come ha fatto il Mio servo Giobbe”. Cosa aveva detto Giobbe? Quello di cui abbiamo parlato in precedenza, e anche tante altre parole riportate nelle svariate pagine del libro che porta il suo nome. In tutte queste molteplici pagine di parole, Giobbe non presentò mai lamentele o dubbi a proposito di Dio. Egli attese solo l’esito finale. Grazie a questa attesa, prova di un atteggiamento di obbedienza, e grazie alle parole che egli disse a Dio, Giobbe fu accettato da Lui. Quando sopportò le prove e soffrì i patimenti, Dio era al suo fianco, e anche se i suoi patimenti non venivano alleviati dalla Sua presenza, Egli vide ciò che desiderava vedere, e ascoltò ciò che desiderava ascoltare. Ogni azione e parola di Giobbe raggiunse gli occhi e le orecchie di Dio; Egli ascoltò, e vide, è un dato di fatto. La conoscenza che Giobbe aveva di Dio, e i pensieri che in quel periodo nutriva su di Lui, in realtà non erano così specifici come quelli delle persone di oggi ma, in quel contesto, Dio riconobbe tutto ciò che egli aveva detto, perché il suo comportamento, i suoi pensieri intimi, nonché ciò che aveva espresso e rivelato, erano sufficienti per le Sue esigenze. Nel periodo in cui Giobbe fu sottoposto alle prove, ciò che egli pensava intimamente e ciò che decise di fare mostrarono a Dio un esito finale soddisfacente per Lui, e dopodiché Dio mise fine alle prove di Giobbe e questi emerse dalle sue sofferenze, e le sue prove erano terminate e non sarebbero mai più tornate su di lui. Poiché Giobbe era già stato assoggettato alle prove, non aveva vacillato, e aveva trionfato completamente sopra Satana, Dio gli concesse le benedizioni che aveva giustamente meritato. Come viene detto in Giobbe 42:10, 12, egli venne benedetto ancora, e più di quanto lo fosse stato la prima volta. In quel momento Satana se n’era già andato, e non disse e non fece niente, e da quel momento in poi Giobbe non fu mai più intralciato o attaccato da Satana, ed egli non lanciò più accuse contro le benedizioni che Dio aveva concesso a Giobbe.

Giobbe trascorre la seconda metà della sua vita circondato dalle benedizioni di Dio

Sebbene le benedizioni di quel tempo fossero solo limitate a pecore, bovini, cammelli, beni materiali e così via, le benedizioni interiori che Dio desiderava concedere a Giobbe erano molto più grandi. In quel tempo, venne specificato che tipo di promesse eterne Dio desiderava concedere a Giobbe? Nelle Sue benedizioni per Giobbe, Dio non menzionò e non affrontò questo tema e, a prescindere da quale importanza o posizione Giobbe occupasse nel cuore di Dio, nel complesso Egli era molto misurato nelle Sue benedizioni. Dio non rivelò la fine di Giobbe. Che significa? In quei tempi, quando il piano di Dio non aveva ancora raggiunto il momento della proclamazione della fine dell’uomo e non era ancora entrato nella fase finale della Sua opera, Dio non fece cenno alla fine, concedendo all’uomo solo benedizioni materiali. Ciò significa che Giobbe trascorse la seconda parte della sua vita circondato dalle benedizioni di Dio, il che lo rese diverso dagli altri, ma come gli altri egli invecchiò, e come ogni altra persona normale venne il giorno in cui dovette salutare questo mondo. Viene detto che “Poi Giobbe morì vecchio e sazio di giorni” (Giobbe 42:17). In questo testo, cosa significa “morì sazio di giorni”? Nell’età precedente alla proclamazione della fine delle persone, Dio aveva fissato per Giobbe un determinato periodo di vita, e quando l’età stabilita fu raggiunta, Egli permise a Giobbe di lasciare questo mondo in modo naturale. Dalla seconda benedizione di Giobbe fino alla sua morte, Dio non aggiunse altri patimenti. Per Lui, la morte di Giobbe fu naturale, e anche necessaria. Qualcosa di assolutamente normale, senza giudizio né condanna. In vita, Giobbe aveva adorato e temuto Dio; su cosa gli sarebbe successo dopo la morte, Dio non disse nulla, e non fece alcun commento al riguardo. Egli ha un forte senso del decoro in ciò che dice e fa, e il contenuto e i principi della Sue parole e azioni vanno di pari passo con le fasi della Sua opera e con l’età in cui sta operando. Nel cuore di Dio, che tipo di fine tocca a persone come Giobbe? Dio aveva raggiunto intimamente una decisione a proposito? Certo! Solo che all’uomo non era stato rivelato; Dio non voleva dirlo all’uomo, e non aveva nessuna intenzione di rivelarglielo. Quindi, parlando superficialmente, Giobbe morì sazio di giorni e così si concluse la sua vita.

Il prezzo concretizzato da Giobbe nel corso della sua vita

La vita di Giobbe fu una vita di valore? In che cosa consistette questo valore? Perché viene detto che visse una vita di valore? Per l’uomo, cosa fu questo valore? Dal punto di vista umano, egli rappresentava l’umanità che Dio desidera salvare, rendendo un’illustre testimonianza a Dio di fronte a Satana e agli abitanti del mondo. Egli adempì il dovere che dovrebbe essere adempiuto da ogni creatura di Dio, stabilì un esempio, e agì come modello di tutti coloro che Dio desidera salvare, consentendo alle persone di constatare che è completamente possibile trionfare su Satana, affidandosi a Dio. Quale fu il suo valore per Dio? Per Lui, il valore della vita di Giobbe stava nella sua capacità di temerLo, di adorarLo, di rendere testimonianza dei Suoi atti, e di lodare le Sue azioni, portandoGli conforto e qualcosa di cui gioire; per Dio, il valore della vita di Giobbe stava anche nel modo in cui, prima della morte, egli aveva affrontato le prove e trionfato su Satana, e reso una risonante testimonianza a Dio di fronte a Satana e agli abitanti del mondo, così che Dio conquistasse la gloria in mezzo all’umanità, confortando il Suo cuore, e consentendo al Suo cuore bramoso di scorgere un esito e di trovare la speranza. La sua testimonianza creò un esempio di capacità di rimanere saldi nella testimonianza personale per Dio, e di essere capaci di svergognare Satana a nome di Dio, nell’opera di gestione dell’umanità da parte Sua. Non è forse questo il valore della vita di Giobbe? Egli portò conforto al cuore di Dio, diede a Dio un assaggio della delizia della conquista della gloria, e fornì un meraviglioso inizio al Suo piano di gestione. Da questo momento in poi, il nome di Giobbe divenne il simbolo della conquista della gloria da parte di Dio, e il segno del trionfo dell’umanità nei confronti di Satana. Ciò che Giobbe realizzò durante la sua vita e il suo notevole trionfo su Satana saranno sempre serbati in cuore da Dio e la sua perfezione, la sua rettitudine, e il suo timore di Dio saranno venerati ed emulati nelle generazioni a venire. Egli sarà sempre serbato in cuore da Dio come una perla impeccabile, luminosa, ed è degno di essere fatto tesoro anche da parte dell’uomo!

Tratto da “L’opera di Dio, l’indole di Dio e Dio Stesso II” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 61

Norme dell’Età della Legge

I Dieci Comandamenti

Disposizioni per l’edificazione degli altari

Norme per il trattamento dei servi

Norme per il furto e la compensazione

Osservanza dell’anno sabatico e delle tre feste (di pellegrinaggio)

Norme per il giorno del sabato

Norme per offerte e sacrifici

Olocausti

Offerte di grano

Sacrifici di azioni di grazie

Sacrifici per il peccato

Sacrifici di riparazione

Norme per offerte e sacrifici presentati dai sacerdoti (sono tenuti ad osservarle Aaronne e i suoi discendenti)

Olocausti presentati dai sacerdoti

Offerte di grano presentate dai sacerdoti

Sacrifici per il peccato presentati dai sacerdoti

Sacrifici di riparazione presentati dai sacerdoti

Sacrifici di azioni di grazie presentati dai sacerdoti

Norme per la consumazione delle offerte da parte dei sacerdoti

Animali puri e impuri (consentiti o vietati per l’alimentazione)

Norme per la purificazione delle donne dopo il parto

Direttive per l’esame della lebbra

Norme per coloro che sono stati guariti dalla lebbra

Norme per la purificazione delle case infette

Norme per coloro che soffrono di gonorrea

Giorno delle Espiazioni, da festeggiare una volta l’anno

Norme per la macellazione di bovini e pecore

Proibizione delle pratiche odiose dei Gentili (astenersi da incesto, ecc.)

Norme che il popolo deve seguire (“Siate santi, perché Io, Jahvè, l’Iddio vostro, son santo”.)

Esecuzione di coloro che sacrificano i propri figli a Moloc

Norme per la punizione del crimine di adulterio

Norme che devono essere osservate dai sacerdoti (norme per il comportamento quotidiano, norme per la consumazione dei sacrifici santi, norme per la presentazione dei sacrifici, ecc.)

Feste da osservare (sabato, Pasqua, Pentecoste, Giorno delle Espiazioni, ecc.)

Altre norme (accensione delle lampade, anno del Giubileo, riscatto della terra, voti, offerta delle decime, ecc.)

Le norme dell’Età della Legge sono la prova autentica che Dio dirige tutta l’umanità

Ora, avete letto le norme e i principi dell’Età della Legge, vero? Le norme abbracciano i soggetti più disparati? Prima di tutto, troviamo i Dieci Comandamenti, seguiti dalle disposizioni per l’edificazione degli altari, ecc. In seguito, troviamo le norme per l’osservanza del sabato e delle tre feste (di pellegrinaggio), dopo di che vengono le norme relative ai sacrifici. Avete visto quanti tipi di offerte e sacrifici ci sono? Olocausti, offerte di grano, sacrifici di azioni di grazie, sacrifici per il peccato, ecc. Sono seguiti dalle norme per le offerte e i sacrifici presentati dai sacerdoti, inclusi gli olocausti, le offerte di grano ed altri tipi di sacrifici presentati dai sacerdoti. L’ottava serie di norme riguarda la consumazione di offerte e sacrifici da parte dei sacerdoti. E quindi sono presentate norme relative alla vita quotidiana vengono riportate disposizioni riguardanti molti aspetti della vita delle persone, come ciò che si poteva o non si poteva mangiare, la purificazione delle donne dopo il parto e di coloro che erano stati guariti dalla lebbra. Nell’ambito di queste disposizioni, Dio Si spinge fino a parlare della malattia. Troviamo anche norme per la macellazione di pecore e bovini, e così via. Pecore e bovini furono creati da Dio e dovevano essere macellati comunque Dio richiedesse; senza dubbio, le parole di Dio avevano una ragione, è indubbiamente giusto agire come decretato da Lui, e sicuramente va a beneficio del popolo! C’erano anche feste e norme da osservare, come il sabato, la Pasqua e altre. Dio parlò di tutte. Diamo uno sguardo alle ultime norme: accensione delle lampade, anno del Giubileo, riscatto della terra, voti, offerta delle decime, e così via. Tutte queste norme abbracciano i soggetti più disparati? La prima cosa di cui parlare è la questione di offerte e sacrifici, poi vengono le norme per il furto e la compensazione e l’osservanza del giorno del sabato…; vi sono implicati tutti gli aspetti della vita individuale. In altri termini, quando Dio diede inizio all’opera ufficiale del Suo piano di gestione, mise per iscritto molte norme che dovevano essere seguite dall’uomo. Esse servivano a consentire all’uomo di condurre una vita normale su questa terra, una vita umana normale inseparabile da Dio e dalla Sua guida. Prima di tutto, Dio ordinò all’uomo di costruire degli altari, e specificò come costruirli. In seguito, gli disse come eseguire sacrifici, e stabilì in che modo l’uomo doveva vivere, a cosa doveva fare attenzione nella vita, a cosa si doveva attenere, cosa avrebbe dovuto e non avrebbe dovuto fare. Le norme disposte da Dio per l’uomo comprendevano ogni aspetto e, con queste usanze, norme e principi, Egli standardizzò il comportamento delle persone, guidò le loro vite e la loro iniziazione alle Sue leggi, li guidò a presentarsi di fronte al Suo altare, a vivere tra tutte le cose che Egli aveva creato per l’uomo, caratterizzate da ordine, regolarità e moderazione. Dapprima Dio utilizzò queste semplici norme e questi semplici principi per porre dei limiti all’uomo, in modo che potesse condurre sulla terra una vita normale di adorazione a Dio, una vita umana normale; questo è il contenuto specifico della fase iniziale del Suo piano di gestione di seimila anni. Le norme e le regole abbracciano un’area molto ampia, e costituiscono l’aspetto specifico della guida dell’umanità da parte di Dio durante l’Età della Legge. Dovevano essere accettate e vi dovevano obbedire le persone che vivevano prima dell’Età della Legge, sono il resoconto dell’opera compiuta da Dio durante l’Età della Legge, e costituiscono l’autentica prova della direzione e della guida di Dio nei confronti dell’umanità.

L’umanità non si potrà mai distaccare dagli insegnamenti e dalle forniture di Dio

In queste norme notiamo che l’atteggiamento di Dio nei confronti della Sua opera, della Sua gestione, e nei confronti dell’umanità è serio, coscienzioso, rigoroso e responsabile. Egli compie l’opera dovuta nell’ambito dell’umanità in base alle Sue fasi, senza la minima discrepanza, pronunciando all’umanità le parole dovute senza il minimo errore od omissione, consentendo all’uomo di constatare che egli è inseparabile dalla direzione di Dio, e mostrandogli quanto sia importante per l’umanità tutto ciò che Egli fa e dice. In breve, a prescindere da quello che sarebbe stato l’uomo nell’età successiva, all’inizio, durante l’Età della Legge, Dio compì questi semplici atti. Per Lui, in quell’Età, le idee che gli uomini avevano di Lui, del mondo e dell’umanità erano astratte e poco chiare, e anche se essi possedevano alcune idee e intenzioni coscienti, erano tutte oscure e sbagliate, e quindi l’umanità era inseparabile dagli insegnamenti e dalle forniture di Dio per essa. I primi uomini non sapevano niente, per cui Dio dovette iniziare il Suo insegnamento dai principi più superficiali e basilari di sopravvivenza, dalle norme necessarie per vivere, instillando, goccia a goccia, queste cose nel cuore dell’uomo e, tramite norme e regole espresse a parole, concedergli una graduale comprensione di Lui, un graduale apprezzamento e una graduale comprensione della Sua direzione, e un’idea di base della relazione tra uomo e Dio. Solo dopo aver raggiunto questo obiettivo, Dio poté, poco a poco, compiere l’opera che aveva programmato per il seguito, e quindi queste norme e l’opera compiuta da Dio durante l’Età della Legge sono il fondamento della Sua opera di salvezza dell’umanità, e la prima fase dell’opera del Suo piano di gestione. Sebbene, prima dell’opera dell’Età della Legge, Dio avesse parlato a Adamo, a Eva, e ai loro discendenti, i Suoi comandi e i Suoi insegnamenti non erano stati così sistematici o specifici da essere promulgati all’uomo uno per uno, non erano stati messi per iscritto, e non erano diventati norme. Questo perché, in quel tempo, il piano di Dio non era ancora arrivato a quel punto; solo quando Dio ebbe condotto l’uomo a questa fase, poté iniziare a presentare le norme dell’Età della Legge, e iniziare a fare in modo che l’uomo le seguisse. Fu un processo necessario, e l’esito fu inevitabile. Queste semplici abitudini e norme mostrano all’uomo le fasi dell’opera di gestione di Dio e la Sua sapienza, rivelata nel Suo piano di gestione. Dio sapeva quale materiale e quali mezzi usare per iniziare, quali mezzi usare per continuare, e quali per terminare, al fine di guadagnare un gruppo di persone che Gli rendesse testimonianza, un gruppo di persone che potesse essere assolutamente concorde con Lui. Egli conosce ciò che giace nell’intimità dell’uomo, e sa che cosa gli manca, sa che cosa deve fornire, e come deve condurre l’uomo, e per questo sa anche ciò che l’uomo deve e non deve fare. L’uomo è come un burattino: anche se non aveva nessuna comprensione della volontà di Dio, non poteva fare altro che essere condotto dalla Sua opera di gestione, passo dopo passo, fino a oggi. Nel Suo cuore, Dio non nutriva alcuna incertezza su ciò che stava per fare; nel Suo cuore era presente un piano molto chiaro e vivido, ed Egli attuò l’opera che voleva compiere in base alle varie fasi e al Suo piano, progredendo dal superficiale al profondo. Anche se non aveva ancora indicato l’opera che avrebbe compiuto in seguito, la Sua opera successiva continuò a essere compiuta e a progredire in stretto accordo con il Suo piano, manifestazione di ciò che Dio ha ed è, e anche dell’autorità di Dio. A prescindere da quale sia la fase del Suo piano di gestione in cui Egli sta operando, la Sua indole e la Sua essenza Lo rappresentano, e questo è sicuramente vero. A prescindere dall’età o dalla fase dell’opera, vi sono cose che non cambieranno mai: quale tipo di persone Dio ami e quali Egli detesti, la Sua indole e tutto ciò che Egli ha ed è. Anche se alle persone di oggi le norme e i principi che Dio stabilì durante l’opera dell’Età della Legge sembrano molto semplici e superficiali, e anche se sono facili da capire e da mettere in pratica, in essi è sempre presente la sapienza di Dio, e anche la Sua indole e ciò che Egli ha ed è. Perché, nell’ambito di queste norme apparentemente semplici sono espresse la responsabilità di Dio, la Sua preoccupazione per l’umanità, e la mirabile essenza dei Suoi pensieri, che consentono quindi all’uomo di comprendere veramente il fatto che Egli regna sopra ogni cosa e che tutte le cose sono controllate dalla Sua mano. Indipendentemente dal livello di conoscenza che l’umanità può raggiungere, o da quante teorie o misteri essa riesca a comprendere, per Dio nessuna di queste cose è in grado di sostituire la Sua fornitura e la Sua direzione per l’umanità; l’umanità sarà sempre inseparabile dalla guida di Dio e dalla Sua opera personale. Questa è la relazione inscindibile tra Dio e l’uomo. A prescindere dal fatto che Dio ti indichi un comandamento, o una norma, o ti fornisca delle verità per farti conoscere il Suo volere, indipendentemente da ciò che fa, l’obiettivo di Dio è guidare l’uomo verso un futuro meraviglioso. Le parole pronunciate da Dio e l’opera che Egli compie sono entrambe la rivelazione di un aspetto della Sua essenza, della Sua indole e della Sua sapienza, sono un passo indispensabile del Suo piano di gestione. Questo non deve essere ignorato! La volontà di Dio è presente in tutto ciò che fa; Egli non teme osservazioni fuori luogo, né le nozioni o le idee che l’uomo ha su di Lui. Egli compie semplicemente la Sua opera, e continua la Sua gestione, in accordo con il Suo piano di gestione, senza costrizioni da parte di alcuna persona, cosa o oggetto.

Tratto da “L’opera di Dio, l’indole di Dio e Dio Stesso II” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 62

Oggi riassumeremo anzitutto i pensieri, le idee di Dio e ciascuna Sua mossa da quando ha creato l’umanità. Daremo un’occhiata all’opera che ha svolto dalla creazione del mondo all’inizio ufficiale dell’Età della Grazia. Potremo allora scoprire quali pensieri e idee di Dio siano ignoti all’uomo, e da qui chiarire l’ordine del Suo piano di gestione e capire bene il contesto in cui Egli ha creato la Propria opera, la relativa fonte e il relativo processo di sviluppo, nonché i risultati che vuole ricavarne, ossia il nocciolo e lo scopo della Sua opera di gestione. Per comprendere queste cose dobbiamo tornare indietro a un periodo lontano, tranquillo e silenzioso, quando ancora gli esseri umani non esistevano…

Quando Dio Si alzò dal Suo letto, il primo pensiero che ebbe fu questo: creare una persona viva, un uomo reale, qualcuno con cui vivere e che fosse il Suo compagno costante; costui avrebbe potuto ascoltarLo, ed Egli avrebbe potuto confidarSi con lui e parlargli. Poi, per la prima volta, Dio raccolse una manciata di polvere e la usò per creare la prima persona vivente secondo l’immagine che aveva concepito nella Sua mente, e poi Egli diede un nome a questa creatura: Adamo. Una volta ottenuta questa persona capace di vivere e di respirare, come Si sentì Dio? Per la prima volta provò la gioia di avere una persona cara, un compagno, e sentì anche la responsabilità di essere padre e la relativa preoccupazione. Questa persona capace di vivere e di respirare Gli portò felicità e gioia; Dio si sentì confortato per la prima volta. Questa fu la prima cosa che realizzò, non con i pensieri o addirittura con le parole, ma con le Sue stesse mani. Quando questo tipo di essere – una persona capace di vivere e di respirare – si trovò dinanzi a Dio, fatta di carne e di sangue, con un corpo e una forma, e in grado di parlare con Lui, Egli fu sopraffatto da una gioia che non aveva mai provato prima. Dio sentì davvero la Propria responsabilità, e questo essere vivente non solo Gli fece tenerezza, ma scaldò e mosse il Suo cuore con ogni piccolo gesto che compiva. Quando questo essere vivente si trovò davanti a Dio, quella fu la prima volta che Egli ebbe l’idea di ottenere altre persone simili. Questa fu la serie di eventi innescata dal primo pensiero avuto da Dio. Per Lui, tutti questi eventi si stavano verificando per la prima volta, ma in quegli istanti, qualunque cosa abbia provato all’epoca – gioia, responsabilità, preoccupazione –, non aveva nessuno con cui condividerla. Da quel momento, Dio provò davvero una solitudine e una tristezza che non aveva mai sperimentato prima. Sentì che l’uomo non era in grado di accettare o comprendere il Suo amore e la Sua sollecitudine, o le Sue intenzioni per l’uomo, perciò in cuor Suo continuò a provare sofferenza e dolore. Sebbene avesse fatto queste cose per l’uomo, costui non ne era consapevole e non capiva. Oltre alla felicità, ben presto la gioia e il conforto che l’uomo Gli aveva donato portarono con sé i Suoi primi sentimenti di dolore e di solitudine. Questi erano i pensieri e i sentimenti di Dio all’epoca. Mentre faceva tutte queste cose, in cuor Suo passò dalla gioia alla sofferenza e dalla sofferenza al dolore, e questi sentimenti si mescolarono con l’ansia. Voleva soltanto far presto a comunicare a questa persona, a questo genere umano, cosa albergava nel Suo cuore perché capisse prima quali erano le Sue intenzioni. Allora gli uomini sarebbero potuti diventare Suoi seguaci, avrebbero condiviso i Suoi pensieri e si sarebbero adeguati alla Sua volontà. Non si sarebbero più limitati ad ascoltarLo parlare senza dire una parola; non sarebbero più stati all’oscuro di come unirsi a Dio nella Sua opera; soprattutto non sarebbero più rimasti indifferenti alle Sue prescrizioni. Queste prime cose che Dio fece sono molto significative e hanno un grande valore per il Suo piano di gestione e per gli esseri umani oggi.

Dopo aver creato tutte le cose e il genere umano, Dio non Si riposò. Era impaziente e desideroso di svolgere la Sua gestione e di guadagnare le persone che amava così tanto tra l’umanità.

Dalla Bibbia apprendiamo che in seguito, non molto tempo dopo la creazione degli esseri umani da parte di Dio, un grande diluvio si abbatté sul mondo intero. Noè viene menzionato nel racconto del diluvio, e si può dire che fu la prima persona a ricevere la chiamata di Dio affinché lavorasse con Lui per portare a termine un compito divino. Naturalmente, quella fu anche la prima volta che Dio chiese a una persona sulla terra di fare qualcosa secondo il Suo ordine. Non appena Noè ebbe finito di costruire l’arca, Dio allagò la terra per la prima volta. Quando la distrusse con il diluvio fu la prima volta, da quando aveva creato gli esseri umani, che fu sopraffatto dal disgusto nei loro confronti; fu questo a costringerLo a prendere la dolorosa decisione di sterminare la razza umana con un diluvio. Dopo che quest’ultimo ebbe distrutto la terra, Dio fece il Suo primo patto con gli uomini, un patto per confermare che non avrebbe mai più distrutto il mondo con un diluvio. Il segno di questo patto fu l’arcobaleno. Questo fu il primo patto di Dio con l’umanità, perciò l’arcobaleno fu il primo segno di un patto concesso da Dio; l’arcobaleno è una cosa reale, fisica, che esiste davvero. È proprio l’esistenza dell’arcobaleno a far sì che spesso Dio provi tristezza per la precedente razza umana perduta, e Gli serva anche da costante promemoria di ciò che le accadde… Dio non avrebbe rallentato il Proprio ritmo; era impaziente e desideroso di intraprendere la fase successiva della Sua gestione. In seguito, la Sua prima scelta per la Sua opera in Israele ricadde su Abramo. Quella fu anche la prima volta che scelse un simile candidato. Dio decise di iniziare la Sua opera di salvezza dell’umanità attraverso questa persona e di proseguirla tra i suoi discendenti. Nella Bibbia possiamo vedere che questo è ciò che Dio fece con Abramo. Poi Dio fece di Israele la prima terra eletta e cominciò l’opera dell’Età della Legge attraverso il Suo popolo eletto, gli israeliti. Sempre per la prima volta, diede loro regole e leggi precise che l’umanità avrebbe dovuto seguire e le spiegò nel dettaglio. Fu la prima volta che Dio diede agli esseri umani queste regole di base accurate e standardizzate su come offrire sacrifici, su come vivere, su cosa fare e non fare, su quali feste e giorni osservare, e su quali principi rispettare in tutto ciò che facevano. Fu la prima volta che Egli diede agli uomini regole e principi di base così dettagliati e standardizzati su come vivere la loro vita.

Ogni volta che dico “la prima volta”, si riferisce a un tipo di opera che Dio non aveva mai intrapreso in precedenza. Si riferisce a un’opera che prima non esisteva e, anche se Dio aveva creato l’umanità e ogni sorta di creature e di cose viventi, questo è un tipo di opera che Egli non aveva mai compiuto prima. Ogni aspetto di quest’opera implicava la gestione del genere umano da parte di Dio; tutto aveva a che fare con le persone e con la loro salvezza e gestione da parte Sua. Dopo Abramo, Dio fece di nuovo una prima volta: scelse Giobbe perché fosse colui che viveva sotto la legge e fosse in grado di resistere alle tentazioni di Satana mentre continuava a temere Dio, a fuggire il male e a rendere testimonianza a Dio. Fu anche la prima volta che Dio consentì a Satana di tentare una persona e che fece una scommessa con lui. Alla fine, per la prima volta, Egli guadagnò qualcuno che fosse capace di rimanere saldo nella propria testimonianza e di renderla a Lui mentre affrontava Satana, qualcuno che sapesse svergognare completamente il demonio. Da quando Dio aveva creato l’umanità, Giobbe fu la prima persona in grado di renderGli testimonianza che Egli guadagnò. Una volta guadagnato quest’uomo, Dio fu ancora più impaziente di continuare la Sua gestione e di svolgere la fase successiva della Sua opera, preparando il luogo e le persone che Egli avrebbe scelto per il passo successivo della Sua opera.

Dopo aver condiviso tutte queste cose, avete una vera comprensione della volontà di Dio? Egli considera questo esempio della Sua gestione dell’umanità, della Sua salvezza del genere umano, più importante di qualunque altra cosa. Fa queste cose non solo con la Sua mente, non solo con le Sue parole, e di certo non con un atteggiamento noncurante, bensì secondo un piano, con un obiettivo, con criteri ben precisi e secondo la Sua volontà. È chiaro che quest’opera volta a salvare l’umanità ha un enorme significato per Dio e per l’uomo. Per quanto sia ardua, per quanto grandi siano gli ostacoli, per quanto deboli siano gli esseri umani o per quando profonda sia la loro ribellione, niente di tutto ciò è difficile per Dio. Egli Si mantiene impegnato, prodigando i Suoi sforzi scrupolosi e gestendo l’opera che Lui Stesso vuole svolgere. Sta anche predisponendo ogni cosa ed esercitando la Sua sovranità su tutte quelle persone sulle quali opererà e su tutta l’opera che vuole completare. In precedenza non è mai stato fatto nulla di tutto ciò. Questa è la prima volta che Dio usa questi metodi e che paga un prezzo così alto per questo importante piano di gestione e di salvezza dell’umanità. Nel frattempo, a poco a poco Egli esprime e dispensa all’umanità, senza riserve, il Suo sforzo minuzioso, ciò che ha ed è, la Sua saggezza e onnipotenza, e ogni aspetto della Sua indole. Egli dispensa ed esprime tutto ciò all’umanità come non ha mai fatto prima. Dunque, nell’intero universo, a eccezione delle persone che Dio intende gestire e salvare, non ci sono mai state creature così vicine a Lui, che abbiano avuto una relazione tanto intima con Lui. Nel Suo cuore, l’umanità che Egli vuole gestire e salvare è la cosa più importante; Dio la antepone a tutto il resto; anche se per lei ha pagato un prezzo alto, e anche se viene continuamente offeso e disubbidito da lei, non la abbandona mai e continua instancabilmente la Sua opera, senza lamentele né rimpianti. Questo, perché sa che prima o poi le persone apriranno gli occhi alla Sua chiamata e saranno mosse dalle Sue parole, riconosceranno che Egli è il Signore del creato e torneranno al Suo fianco…

Oggi, dopo aver sentito queste cose, forse crederete che tutto ciò che Dio fa sia molto normale. Sembra che gli uomini abbiano sempre intuito dalle parole e dall’opera di Dio alcune delle Sue intenzioni per loro, ma c’è sempre una certa distanza tra i loro sentimenti o la loro conoscenza e i Suoi pensieri. Ecco perché ritengo necessario condividere con tutte le persone riguardo al motivo per cui Dio ha creato l’umanità e al contesto dietro il Suo desiderio di guadagnare l’umanità che sperava di guadagnare. È essenziale condividere questo argomento con tutti, cosicché ognuno possa fare chiarezza nel proprio cuore. Poiché ogni pensiero e ogni idea di Dio, e ogni fase e ogni periodo della Sua opera, si intrecciano con la Sua intera opera di gestione e sono strettamente collegati a essa, quando comprendi i pensieri, le idee e la volontà di Dio in ogni fase dell’opera, è come se capissi come è avvenuta l’opera del Suo piano di gestione. È su queste basi che la tua comprensione di Dio diventa più profonda. Anche se tutte le cose che Dio fece quando creò il mondo per la prima volta, a cui ho accennato in precedenza, per ora sembrino semplici “informazioni”, irrilevanti per la ricerca della verità, nel corso della tua esperienza verrà comunque un giorno in cui non le considererai banali quanto un paio di informazioni, né come fossero semplicemente una sorta di mistero. Man mano che la tua vita procederà, una volta che Dio avrà un posto nel tuo cuore, una volta che avrai compreso la Sua volontà in modo più accurato e profondo, allora capirai davvero l’importanza e la necessità di ciò di cui sto parlando oggi. A prescindere dalla misura in cui le accettiate adesso, è comunque necessario che comprendiate e conosciate queste cose. Quando Dio fa qualcosa, quando svolge la Sua opera, a prescindere che lo faccia con le Sue idee o con le Sue mani e che sia la prima volta o l’ultima, in definitiva Egli ha un piano, e i Suoi scopi e pensieri sono in tutto ciò che fa. Essi rappresentano la Sua indole ed esprimono ciò che Egli ha ed è. Queste due cose – l’indole di Dio, e ciò che Egli ha ed è – devono essere comprese da ogni singola persona. Una volta che le ha capite, essa può comprendere gradualmente perché Dio fa ciò che fa e dice ciò che dice. Allora sarà in grado di avere più fede per seguire Dio, per cercare la verità e un cambiamento nella sua indole. Vale a dire che la comprensione di Dio da parte dell’uomo e la sua fede in Lui sono inseparabili.

Tratto da “L’opera di Dio, l’indole di Dio e Dio Stesso III” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 63

Se ciò di cui le persone acquisiscono conoscenza e che arrivano a capire è l’indole di Dio e ciò che Egli ha ed è, allora quel che ottengono sarà la vita che proviene da Dio. Una volta che questa vita sarà stata instillata dentro di te, il tuo timore di Dio diventerà sempre più grande. Questa è un’acquisizione che avviene in modo molto naturale. Se non vuoi capire o conoscere l’indole di Dio o la Sua essenza, se non vuoi nemmeno riflettere o concentrarti su queste cose, ti posso dire con certezza che il modo in cui attualmente cerchi la fede in Dio non potrà mai permetterti di conformarti alla Sua volontà o di ottenere la Sua lode. Soprattutto, non potrai mai ottenere davvero la salvezza. Queste sono le conseguenze finali. Quando le persone non comprendono Dio e non Ne conoscono l’indole, il loro cuore non è mai in grado di aprirsi veramente a Lui. Una volta compreso Dio, inizieranno ad apprezzare e ad assaporare con interesse e con fede ciò che alberga nel Suo cuore. Quando lo apprezzerai e assaporerai ciò che alberga nel cuore di Dio, il tuo cuore si aprirà a Lui gradualmente, a poco a poco. Quando accadrà, ti renderai conto di quanto fossero vergognosi e disprezzabili i tuoi scontri con Dio, le tue pretese verso di Lui e i tuoi desideri eccessivi. Quando il tuo cuore si aprirà veramente a Dio, vedrai che il Suo cuore è un mondo infinito ed entrerai in una dimensione che non hai mai sperimentato prima. Lì non esistono tradimento, inganno, oscurità e malvagità. Ci sono soltanto sincerità e fedeltà, luce e rettitudine, giustizia e gentilezza. È una dimensione piena d’amore e di sollecitudine, di compassione e di tolleranza e, per suo tramite, sentirai la felicità e la gioia di essere vivo. Queste sono le cose che Dio ti rivelerà quando Gli aprirai il tuo cuore. Questo mondo infinito è pieno della Sua saggezza e onnipotenza, e anche del Suo amore e della Sua autorità. Qui puoi vedere ogni aspetto di ciò che Egli ha ed è, ciò che Gli dà gioia, i motivi per cui Si preoccupa, Si intristisce, Si adira… Questo è ciò che può vedere chiunque apra il proprio cuore e permetta a Dio di entrarvi. Egli può entrare nel tuo cuore soltanto se lo apri a Lui. Puoi vedere ciò che Egli ha ed è, e le Sue intenzioni per te, soltanto se è entrato nel tuo cuore. In quel momento scoprirai che tutto ciò che riguarda Dio è davvero prezioso, che ciò che Egli ha ed è merita veramente che se ne faccia tesoro. In confronto, le persone che ti circondano, gli oggetti e gli eventi della tua vita, e persino i tuoi cari, il partner e le cose che ami sono a malapena degni di essere menzionati. Sono molto piccoli e di scarsissima importanza; avrai la sensazione che gli oggetti materiali non riescano più ad attrarti, o che nessun oggetto materiale ti indurrà mai più a pagare qualsiasi prezzo per averlo. Nell’umiltà di Dio vedrai la Sua grandezza e la Sua supremazia. Inoltre, in qualche atto di Dio che prima ritenevi molto piccolo, vedrai la Sua saggezza infinita e la Sua tolleranza, la Sua pazienza, sopportazione e comprensione verso di te. Ciò susciterà in te un’adorazione per Lui. Quel giorno capirai che l’umanità vive in un mondo davvero disgustoso e che le persone al tuo fianco, gli eventi della tua vita e persino coloro che ami, il loro amore per te e la loro cosiddetta protezione o sollecitudine nei tuoi confronti non sono nemmeno degni di essere menzionati: ami soltanto Dio, ed Egli è Colui cui tieni maggiormente. Credo che, quando arriverà quel giorno, alcuni diranno: “L’amore di Dio è davvero grande, e la Sua essenza è veramente santa”. In Lui non esistono inganno, malvagità, invidia e discordia, ma soltanto giustizia e autenticità, e tutto ciò che Egli ha ed è dovrebbe essere bramato dagli uomini. Costoro dovrebbero adoperarsi per ottenerlo e aspirarvi. Su quale base è costruita la loro capacità di raggiungerlo? Su quella della loro comprensione dell’indole e dell’essenza di Dio. Perciò capire la Sua indole, ciò che Egli ha ed è, è un insegnamento permanente per ogni persona; questo è un obiettivo perseguito per tutta la vita da chiunque lotti per cambiare la propria indole e per conoscere Dio.

Tratto da “L’opera di Dio, l’indole di Dio e Dio Stesso III” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 64

Se vogliamo comprendere maggiormente ciò che Egli ha ed è, non possiamo fermarci all’Antico Testamento o all’Età della Legge – dobbiamo proseguire, seguendo le fasi che Egli ha intrapreso nella Sua opera. Così, quando Dio mise fine all’Età della Legge e diede inizio a quella della Grazia, lasciammo che i nostri passi seguissero dappresso, entrando nell’Età della Grazia, un’era piena di grazia e di redenzione, in cui Dio fece di nuovo qualcosa di molto importante che non era mai stato compiuto in precedenza. L’opera di questa nuova età fu un nuovo punto di partenza sia per Dio sia per l’umanità – un punto di partenza costituito da un’altra nuova opera svolta da Dio e che non era mai stata eseguita prima. Questa nuova opera fu senza precedenti, qualcosa che andava oltre la capacità di immaginazione degli esseri umani e di tutte le creature. È una cosa che ora è nota a tutti – per la prima volta, Dio diventò un essere umano, e per la prima volta iniziò una nuova opera con le sembianze e l’identità di un uomo. Questa nuova opera indicava che Dio aveva completato quella dell’Età della Legge, e che non avrebbe più fatto o detto qualcosa sotto la legge. Né avrebbe detto o fatto qualcosa sotto forma di legge, oppure secondo i suoi principi o le sue regole. Vale a dire che tutta la Sua opera basata sulla legge si interruppe per sempre e non sarebbe proseguita, perché Dio voleva cominciare una nuova opera e fare nuove cose. Ancora una volta il Suo piano ebbe un nuovo punto di partenza, e così Dio dovette guidare l’umanità verso una nuova età.

Il fatto che per gli uomini questa fosse una notizia gioiosa o funesta dipendeva dall’essenza di ogni singola persona. Si potrebbe dire che per alcuni non fu gioiosa ma funesta, perché, quando Dio iniziò la nuova opera, coloro che si limitavano a seguire le leggi e le regole, che semplicemente osservavano le dottrine ma non temevano Dio, furono inclini a usare la Sua vecchia opera per condannare quella nuova. Per costoro fu una notizia funesta; per chiunque fosse innocente e aperto, sincero verso Dio e disposto a ricevere la Sua redenzione, la Sua prima incarnazione fu invece una notizia molto gioiosa. Infatti, dalla prima volta che gli umani vennero in esistenza, questa fu anche la prima volta in cui Dio Si manifestava e viveva tra loro in una forma che non fosse quella dello Spirito; questa volta nacque da un essere umano, visse tra le persone come il Figlio dell’uomo e operò tra loro. Questa “prima volta” demolì le nozioni delle persone; fu al di là di ogni immaginazione. Inoltre, tutti i seguaci di Dio ottennero un vantaggio tangibile. Egli non solo mise fine alla vecchia età, ma anche ai Suoi vecchi metodi e modi operativi e al Suo vecchio approccio operativo. Non chiese più ai Suoi messaggeri di trasmettere la Sua volontà, non rimase più nascosto tra le nuvole e non Si manifestò più agli uomini né parlò imperiosamente con loro attraverso il tuono. Al contrario di ciò che era accaduto prima, attraverso un metodo inimmaginabile per gli uomini e difficile da comprendere o da accettare – l’incarnazione – Egli diventò il Figlio dell’uomo al fine di cominciare l’opera di quell’età. Questo atto di Dio colse gli esseri umani del tutto impreparati; li mise in imbarazzo, perché Dio aveva iniziato ancora una volta una nuova opera che non aveva mai svolto prima.

Tratto da “L’opera di Dio, l’indole di Dio e Dio Stesso III” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 65

Matteo 12:1 In quel tempo Gesù attraversò di sabato dei campi di grano; e i Suoi discepoli ebbero fame e si misero a strappare delle spighe e a mangiare.

Matteo 12:6-8 Ora Io vi dico che c’è qui qualcosa di più grande del tempio. Se sapeste che cosa significa: “Voglio misericordia e non sacrificio”, non avreste condannato gli innocenti; perché il Figlio dell’uomo è Signore del sabato.

Anzitutto diamo un’occhiata a questo passo: “In quel tempo Gesù attraversò di sabato dei campi di grano; e i Suoi discepoli ebbero fame e si misero a strappare delle spighe e a mangiare”.

Perché ho scelto questo brano? Che cosa c’entra con l’indole di Dio? In questo testo, la prima cosa che scopriamo è che era sabato, ma il Signore Gesù uscì e portò i Suoi discepoli tra le messi. La cosa ancora più “sleale” è che addirittura “si misero a strappare delle spighe e a mangiare”. Nell’Età della Legge, la legge di Jahvè Dio stabiliva che le persone non potessero uscire liberamente o partecipare a qualunque attività di sabato. C’erano molte cose che non si potevano fare in quel giorno. Questa azione da parte del Signore Gesù fu sconcertante per coloro che avevano vissuto a lungo sotto la legge, e scatenò addirittura delle critiche. Per ora metteremo da parte la confusione di questi uomini e il modo in cui parlarono di ciò che Egli aveva fatto, e discuteremo anzitutto della ragione per cui il Signore Gesù scelse di compiere questa azione proprio di sabato, e di cosa volesse comunicare per suo tramite alle persone che vivevano sotto la legge. È questo il nesso di cui voglio parlare tra questo passo e l’indole di Dio.

Quando il Signore Gesù venne, usò le Sue azioni pratiche per dire alle persone che Dio aveva abbandonato l’Età della Legge e iniziato una nuova opera, e che tale nuova opera non imponeva l’osservanza del sabato. L’abbandono da parte di Dio delle limitazioni del sabato fu soltanto un’anticipazione della Sua nuova opera; la vera, grande opera era ancora da venire. Quando il Signore Gesù la intraprese, Si era già lasciato alle spalle gli “impedimenti” dell’Età della Legge e Si era aperto un varco tra le sue regole e i suoi principi. In Lui non c’era traccia di nulla che fosse legato alla legge; Se n’era sbarazzato completamente e non la osservava più, né pretendeva che lo facesse l’umanità. Così qui puoi vedere che il Signore Gesù andò tra le messi il sabato e che non Si riposò; Egli era fuori a operare, non stava riposando. Questa Sua azione fece vacillare le nozioni delle persone e comunicò loro che Egli non viveva più sotto la legge e che aveva abbandonato le restrizioni del sabato e Si era manifestato davanti e in mezzo a loro con una nuova immagine, con un nuovo modo di operare. Questa Sua azione disse alle persone che Egli aveva portato con Sé una nuova opera, un’opera che iniziava emergendo da sotto la legge e discostandosi dalle restrizioni del sabato. Quando Dio svolse la Sua nuova opera, non si aggrappò più al passato né si preoccupò delle regole in vigore nell’Età della Legge. Non fu influenzato neppure dalla Sua opera dell’età precedente, ma al contrario operò di sabato proprio come faceva in ogni altro giorno, e quando i Suoi discepoli ebbero fame di sabato, poterono cogliere le spighe e mangiarle. Tutto ciò era assolutamente normale agli occhi di Dio. Per Dio è ammissibile avere un nuovo inizio per gran parte della nuova opera che vuole compiere e delle nuove parole che vuole dire. Quando Egli inizia qualcosa di nuovo, non menziona più la Sua opera precedente né continua a svolgerla. Poiché Dio ha i Suoi principi per la Sua opera, il momento in cui vuole cominciare una nuova opera coincide con quello in cui vuole portare l’umanità in una nuova fase dell’opera e in cui quest’ultima entrerà in una fase superiore. Se le persone continuano ad agire secondo i vecchi detti o le vecchie regole, oppure continuano ad aggrapparvisi, Egli non ricorderà né approverà tale comportamento. Questo, perché ha già portato una nuova opera ed è entrato in una nuova fase. Quando Dio inizia una nuova opera, Si manifesta all’umanità con un’immagine, da una prospettiva e in un modo totalmente inediti, cosicché le persone possano vedere diversi aspetti della Sua indole e di ciò che Egli ha ed è. Questo è uno degli obiettivi della Sua nuova opera. Dio non resta aggrappato alle vecchie cose né percorre il sentiero già noto; quando Egli opera e parla, non è così proibitivo come le persone immaginano. In Lui, tutto è libero ed emancipato, e non esistono proibizioni né restrizioni – ciò che Egli porta all’umanità è libertà ed emancipazione. È un Dio vivo, un Dio che esiste autenticamente e realmente. Non è un fantoccio o una statua d’argilla, ed è completamente diverso dagli idoli che le persone mettono nei reliquiari e adorano. È vivo e vibrante, e ciò che le Sue parole e la Sua opera portano all’umanità è vita e luce, libertà ed emancipazione, perché Egli detiene la verità, la vita e la via. Non è limitato da nulla in nessuna delle Sue opere. Qualunque cosa dicano le persone e comunque vedano o valutino la Sua nuova opera, Egli la compirà senza farsi scrupoli. Non si preoccuperà delle nozioni di nessuno o delle accuse riguardo alla Sua opera e alle Sue parole, e nemmeno di una forte opposizione e resistenza alla Sua nuova opera. Nessuno, nel creato, può usare la ragione umana o l’immaginazione, la conoscenza o la moralità umane per misurare o definire ciò che Dio fa, per screditare, intralciare o sabotare la Sua opera. Non c’è nulla di proibitivo nella Sua opera e in ciò che Egli fa; non sarà limitata da alcun uomo, evento o cosa, né sarà intralciata da alcuna forza ostile. Per quanto riguarda la Sua nuova opera, Dio è un Re sempre vittorioso, e le eventuali forze ostili e tutte le eresie e le false credenze dell’umanità vengono schiacciate sotto il Suo sgabello. Qualunque nuova fase dell’opera Egli stia svolgendo, verrà sicuramente sviluppata ed estesa tra gli uomini, e verrà sicuramente eseguita senza intralci in tutto l’universo finché la Sua grande opera non sia stata completata. Questa è l’onnipotenza e la saggezza di Dio, la Sua autorità e il Suo potere. Così il Signore Gesù poté uscire tranquillamente e operare di sabato, perché nel Suo cuore non c’erano regole, né conoscenze o dottrine che provenissero dall’umanità. Ciò che Egli aveva era la nuova opera di Dio e la via di Dio, e la Sua opera era la via per liberare l’umanità, per emancipare le persone e per permettere loro di esistere nella luce e di vivere. Nel frattempo, coloro che adorano idoli o falsi dei sono ogni giorno schiavi di Satana, limitati da ogni tipo di regole e di tabù – oggi è proibita una cosa, domani un’altra –, e non c’è libertà nella loro vita. Sono come prigionieri in catene, vivendo la vita senza alcuna gioia degna di menzione. Che cosa rappresenta la “proibizione”? Le restrizioni, i vincoli e il male. Non appena una persona adora un idolo, adora un falso dio, uno spirito maligno. La proibizione arriva quando vengono intraprese attività del genere. Non puoi mangiare questo o quello, oggi non puoi uscire, domani non puoi cucinare, il giorno successivo non puoi trasferirti in una nuova casa; ci sono giorni ben precisi per celebrare matrimoni e funerali, e persino per dare alla luce un bambino. Come si chiama tutto questo? Proibizione. Essa è la schiavitù degli uomini, le catene di Satana e degli spiriti maligni che controllano le persone e impongono restrizioni al loro cuore e al loro corpo. Queste proibizioni esistono con Dio? Quando parli della Sua santità, dovresti anzitutto pensare a questo: con Lui non ci sono proibizioni. Egli ha dei principi nelle Sue parole e nella Sua opera, ma non ci sono proibizioni, perché Dio Stesso è la verità, la via e la vita.

Tratto da “L’opera di Dio, l’indole di Dio e Dio Stesso III” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 66

“Ora Io vi dico che c’è qui qualcosa di più grande del tempio. Se sapeste che cosa significa: ‘Voglio misericordia e non sacrificio’, non avreste condannato gli innocenti; perché il Figlio dell’uomo è Signore del sabato” (Matteo 12:6-8). A cosa si riferisce qui la parola “tempio”? Per dirla in modo semplice, indica un edificio alto e imponente, e nell’Età della Legge il tempio era il luogo in cui i sacerdoti adoravano Dio. Quando il Signore Gesù disse: “C’è qui qualcosa di più grande del tempio”, a chi si riferiva “qualcosa”? Chiaramente, “qualcosa” è il Signore Gesù incarnato, perché solo Lui era più grande del tempio. Che cosa dissero queste parole alle persone? Di uscire dal tempio. Dio aveva già lasciato il tempio e non operava più al suo interno, pertanto gli uomini avrebbero dovuto cercarNe le orme fuori dal tempio e seguirNe i passi nella nuova opera. Quando il Signore Gesù disse questo, c’era una premessa dietro alle Sue parole e cioè che, sotto la legge, le persone erano arrivate a considerare il tempio qualcosa di più grande di Dio Stesso. Vale a dire che adoravano il tempio invece di Dio, perciò il Signore Gesù le ammonì di non adorare gli idoli ma, invece, di adorare Dio perché Egli è supremo. Così disse: “Voglio misericordia e non sacrificio”. È evidente che ai Suoi occhi la maggior parte delle persone che viveva sotto la legge non adorava più Jahvè, bensì si limitava a compiere sacrifici per abitudine, e il Signore Gesù stabilì che questo costituiva un adorare idoli. Questi adoratori di idoli consideravano il tempio qualcosa di più grande e di più nobile di Dio. Nel loro cuore c’era solo il tempio, non Dio, e se avessero perso il tempio, avrebbero perso la loro dimora. Senza il tempio non avevano alcun luogo in cui adorare e offrire sacrifici. La loro cosiddetta “dimora” è dove usavano il falso pretesto di adorare Jahvè Dio al fine di restare nel tempio a concludere i loro affari. I loro cosiddetti “sacrifici” erano soltanto un modo per portare a termine le loro personali e vergognose trattative d’affari sotto la maschera dello svolgimento del servizio nel tempio. Questo era il motivo per cui, a quel tempo, le persone consideravano il tempio più grande di Dio. Il Signore Gesù pronunciò queste parole come monito per le persone, perché usavano il tempio come facciata, e i sacrifici come copertura per imbrogliare le persone e Dio. Se le applicate al presente, sono ancora ugualmente valide e pertinenti. Sebbene oggi gli esseri umani abbiano sperimentato un’opera di Dio diversa da quella sperimentata dagli uomini nell’Età della Legge, la loro essenza di natura è la stessa. Nel contesto dell’opera odierna, le persone faranno ancora lo stesso tipo di cose come sono rappresentate dalle parole “il tempio è più grande di Dio”. Per esempio, fanno coincidere il proprio lavoro con lo svolgimento del loro dovere; considerano il fatto di rendere testimonianza a Dio e di combattere contro il gran dragone rosso alla stregua di un movimento politico in difesa dei diritti umani, della democrazia e della libertà; stravolgono il loro dovere per sfruttare le proprie competenze ai fini della carriera, ma ritengono che temere Dio e fuggire il male sia solo una dottrina religiosa da osservare; e così via. Questi comportamenti non equivalgono sostanzialmente a “il tempio è più grande di Dio”? La differenza è che duemila anni fa le persone conducevano i loro affari personali nel tempio fisico, mentre oggi lo fanno in templi intangibili. Coloro che tengono in gran conto le regole le considerano più grandi di Dio, coloro che amano lo status lo considerano più grande di Dio, coloro che amano la carriera la considerano più grande di Dio, e così via. Tutte le loro espressioni mi spingono a dire: “Con le parole, gli uomini lodano Dio come il più grande, ma ai loro occhi ogni cosa è più grande di Lui”. Questo perché appena incontrano, lungo la strada del seguire Dio, un’opportunità per mettere in mostra i loro talenti o per portare avanti i loro affari o la loro carriera, prendono le distanze da Lui e si buttano a capofitto nella loro adorata carriera. Quanto a ciò che Dio ha affidato loro e alla Sua volontà, queste cose sono state accantonate da tempo. Qual è la differenza tra la condizione di queste persone e coloro che conducevano i loro affari nel tempio duemila anni fa?

Tratto da “L’opera di Dio, l’indole di Dio e Dio Stesso III” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 67

La frase “il Figlio dell’uomo è Signore del sabato” dice alle persone che ogni cosa riguardo a Dio non è di natura materiale, e sebbene Egli possa provvedere a tutti i tuoi bisogni materiali, una volta che essi siano stati soddisfatti può l’appagamento derivante da queste cose sostituire la ricerca della verità? Chiaramente no! L’indole di Dio e ciò che Egli ha ed è – argomenti che abbiamo condiviso – sono entrambi la verità. Il loro valore non si può misurare confrontandolo con oggetti materiali, per quanto preziosi, né si può quantificare in termini di denaro, perché non sono oggetti materiali e provvedono ai bisogni del cuore di ogni singola persona. Per ogni persona, il valore di queste verità intangibili dovrebbe essere superiore a quello di qualunque oggetto materiale che tu possa apprezzare, non è così? Dovete soffermarvi su questa affermazione. Il punto fondamentale di ciò che ho detto è questo: ciò che Dio ha ed è e tutto quel che riguarda Dio sono le cose più importanti per ogni singolo individuo e non possono essere sostituiti da alcun oggetto materiale. Ti faccio un esempio: quando hai fame, hai bisogno di cibo. Questo cibo può essere più o meno buono o più o meno deludente, ma se ne hai a sufficienza, la sgradevole sensazione della fame svanirà, se ne andrà. Potrai sederti tranquillamente, e il tuo corpo si riposerà. La fame degli uomini si può placare con il cibo, ma quando segui Dio e hai la sensazione di non comprenderLo, come puoi colmare il vuoto nel tuo cuore? Con il cibo, forse? Oppure quando segui Dio e non capisci la Sua volontà, che cosa puoi usare per porre rimedio alla fame nel tuo cuore? Durante la tua esperienza di salvezza attraverso Dio, mentre persegui un cambiamento nella tua indole, se non comprendi la Sua volontà o non sai cosa sia la verità, se non capisci l’indole di Dio, non ti sentirai molto a disagio? Non proverai una forte fame e sete nel tuo cuore? Queste sensazioni non ti impediranno di sentirti in pace nel tuo cuore? Dunque come puoi rimediare a questa fame? C’è un modo per placarla? Alcuni vanno a fare shopping, alcuni si confidano con gli amici, alcuni si concedono una lunga dormita, altri continuano a leggere le parole di Dio oppure lavorano più duramente e investono più energie nello svolgimento del loro dovere. Queste cose possono risolvere le tue attuali difficoltà? Tutti voi conoscete benissimo questi tipi di pratiche. Quando ti senti impotente, quando provi un forte desiderio di ricevere la rivelazione da Dio per conoscere la realtà della verità e della Sua volontà, di cosa hai più bisogno? Non necessiti di un pasto completo o di qualche parola gentile, e tantomeno del conforto e dell’appagamento transitori della carne, bensì che Dio ti dica direttamente e chiaramente cosa fare e come farlo, che ti spieghi esattamente cos’è la verità. Dopo averlo capito, anche se avrai raggiunto solo un briciolo di comprensione, in cuor tuo non ti senterai più soddisfatto di quanto lo saresti se avessi consumato un buon pasto? Quando il tuo cuore è soddisfatto, non ottiene la vera pace insieme al tuo intero essere? Attraverso questa analogia e analisi, ora comprendete perché ho voluto condividere con voi la frase “il Figlio dell’uomo è Signore del sabato”? Essa significa che ciò che viene da Dio, ciò che Egli ha ed è e tutto ciò che Lo riguarda sono più grandi di qualunque altra cosa, compresa la cosa o la persona cui una volta credevate di tenere maggiormente. Vale a dire che se una persona non è in grado di ottenere parole dalla bocca di Dio o non comprende la Sua volontà, non può ottenere la pace. Durante le vostre esperienze future capirete perché oggi ho voluto che vedeste questo passo. È molto importante. Tutto ciò che Dio fa è verità e vita. La verità è qualcosa di cui le persone non possono essere prive nella loro vita, e di cui non possono mai fare a meno; si potrebbe anche dire che è la cosa più grande. Sebbene tu non possa vederla né toccarla, la sua importanza per te non può essere ignorata; la verità è l’unica cosa che possa portare la pace nel tuo cuore.

Tratto da “L’opera di Dio, l’indole di Dio e Dio Stesso III” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 68

La vostra comprensione della verità è integrata nelle vostre condizioni personali? Nella vita reale, devi chiederti anzitutto quali verità riguardino le persone, gli eventi e le cose in cui ti sei imbattuto; è tra queste verità che puoi trovare la volontà di Dio e legarla a ciò in cui sei incappato. Se non sai quali aspetti della verità riguardino le cose in cui ti sei imbattuto, e invece vai a cercare direttamente la volontà di Dio, questo è un approccio cieco che non può dare risultati. Se vuoi cercare la verità e comprendere la volontà di Dio, devi prima guardare al genere di cose che ti sono successe, agli aspetti della verità cui esse sono legate, e cercare la specifica verità nella parola di Dio che attiene alle tue esperienze. Poi, in quella verità, cerchi il cammino della pratica che è adatto a te; in questo modo puoi acquisire una comprensione indiretta della volontà di Dio. Cercare la verità e metterla in pratica non significa applicare meccanicamente una dottrina o seguire una formula. La verità non obbedisce a una formula e non è una legge. Non è morta; è essa stessa vita, è una cosa viva, ed è la regola che un essere creato deve seguire nella vita e la regola che un essere umano deve avere nella vita. Questo è un elemento che devi comprendere il più possibile attraverso l’esperienza. A qualunque fase tu sia arrivato nella tua esperienza, sei inseparabile dalla parola di Dio o dalla verità, e quello che comprendi dell’indole di Dio, e quello che sai di ciò che Egli ha ed è, sono tutti espressi nelle Sue parole; sono inestricabilmente legati alla verità. L’indole di Dio e ciò che Egli ha ed è sono di per sé la verità; essa è un’autentica manifestazione di queste cose. Rende concreto ciò che Egli ha ed è, e fa una chiara dichiarazione di ciò che egli ha ed è; ti dice in modo più immediato cosa Gli piace e cosa no, cosa vuole che tu faccia e cosa non ti permette di fare, quali persone disprezza e in quali Egli Si diletta. Dietro le verità che Dio esprime, le persone possono vedere il Suo piacere, la Sua ira, la Sua sofferenza, felicità ed essenza. Questo è il rivelarsi della Sua indole. Oltre a sapere cosa Dio ha ed è, e a comprendere la Sua indole tramite la Sua parola, la cosa più importante è la necessità di raggiungere questa comprensione attraverso l’esperienza pratica. Se una persona si allontana dalla vita reale per conoscere Dio, non sarà in grado di conseguire questo obiettivo. Benché esistano uomini capaci di acquisire una certa comprensione dalla parola di Dio, la loro comprensione si limita a teorie e parole, e ne deriva una disparità rispetto a come Dio Stesso è realmente.

Ciò su cui stiamo comunicando adesso rientra tutto nell’ambito delle storie riferite nella Bibbia. Attraverso queste storie, e attraverso l’analisi delle cose che sono accadute, le persone possono comprendere quel che Egli ha espresso riguardo alla Propria indole e riguardo a ciò che Egli ha ed è, permettendo loro di conoscere ogni Suo aspetto in modo più ampio, più profondo, più esauriente e più accurato. Queste storie sono dunque l’unico strumento attraverso cui si può conoscere ogni aspetto di Dio? No, non sono l’unico modo! Le parole che Dio pronuncia e l’opera che svolge nell’Età del Regno, infatti, possono aiutare meglio le persone a comprendere la Sua indole e a conoscerla in modo più completo. Tuttavia ritengo che sia un po’ più facile conoscere l’indole di Dio e capire ciò che Egli ha ed è attraverso alcuni esempi o storie, riportati nella Bibbia, con cui le persone hanno dimestichezza. Se prendessi le parole di giudizio e di castigo e le verità espresse oggi da Dio, parola per parola, per consentirti di conoscerLo in questo modo, penseresti che il mio approccio è troppo noioso e tedioso, e alcuni concluderebbero persino che le parole di Dio obbediscono a formule. Se invece prendo queste storie bibliche come esempi per aiutare le persone a conoscere l’indole di Dio, non lo giudicheranno un approccio noioso. Si potrebbe dire che, durante la spiegazione di questi esempi, i dettagli di ciò che albergava nel cuore di Dio in quel momento – il Suo stato d’animo o atteggiamento, oppure i Suoi pensieri e le Sue idee – siano stati descritti alle persone con il linguaggio umano, e l’obiettivo di tutto questo è permettere loro di capire, di percepire che ciò che Dio ha ed è non è stereotipato. Non è una leggenda né qualcosa che gli uomini non possano vedere o toccare. È qualcosa che esiste davvero, che gli uomini possono sentire e capire. È questo il fine ultimo. Si potrebbe dire che coloro che vivono in quest’età siano benedetti. Possono attingere dalle storie della Bibbia per acquisire una comprensione più ampia della precedente opera di Dio; possono vedere la Sua indole attraverso l’opera che Egli ha portato a termine; possono capire la Sua volontà per il genere umano attraverso queste indoli che Egli ha espresso, e comprendere le manifestazioni concrete della Sua santità e della Sua sollecitudine verso gli esseri umani, e in questo modo raggiungere una conoscenza più dettagliata e più profonda della Sua indole. Credo che ora tutti voi possiate sentirlo!

Tratto da “L’opera di Dio, l’indole di Dio e Dio Stesso III” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 69

Nell’ambito dell’opera che il Signore Gesù completò nell’Età della Grazia, puoi vedere un altro aspetto di ciò che Dio ha ed è. Questo aspetto fu espresso attraverso la Sua carne, e le persone furono in grado di vederlo e apprezzarlo per via della Sua umanità. Nel Figlio dell’uomo, esse videro come Dio incarnato vivesse la Propria umanità, e videro la Sua divinità espressa attraverso la carne. Questi due tipi di espressione permisero loro di vedere un Dio molto reale e di farsi un’idea diversa di Lui. Tuttavia, durante il periodo di tempo tra la creazione del mondo e la fine dell’Età della Legge, cioè prima dell’Età della Grazia, gli unici aspetti di Dio che furono visti, uditi e sperimentati dalle persone furono la divinità di Dio, le cose che Dio diceva e faceva in una dimensione non materiale, e le cose espresse dalla Sua persona reale che non potevano essere viste o toccate. Spesso queste cose inducevano gli uomini a pensare che Dio fosse talmente elevato nella Sua grandezza da non potersi avvicinare a Lui. Di solito Egli dava loro l’impressione di presentarSi e di sfuggire alla loro capacità di percepirLo, e addirittura essi credevano che ogni Suo singolo pensiero e ogni Sua singola idea fossero così misteriosi e sfuggenti da non poter essere raggiunti in alcun modo, né tantomeno capiti e compresi. Per gli uomini, tutto ciò che riguardava Dio era molto lontano, al punto di non poter essere visto né toccato. Sembrava che Egli fosse in alto nel cielo e che non esistesse affatto. Per loro, dunque, comprendere il Suo cuore e la Sua mente o i Suoi pensieri era un’impresa ardua, e anche fuori dalla loro portata. Benché, nell’Età della Legge, Dio abbia svolto un’opera concreta, benché abbia anche pronunciato alcune parole specifiche ed espresso alcune indoli specifiche per consentire alle persone di apprezzare e percepire una certa conoscenza reale di Lui, alla fine queste espressioni di ciò che Dio ha ed è provenivano da una dimensione non materiale, e quello che gli uomini compresero e conobbero riguardava ancora l’aspetto divino di ciò che Egli ha ed è. L’umanità non riuscì a derivare un concetto concreto da questa espressione di ciò che Egli ha ed è, e la sua impressione di Dio era ancora confinata nell’ambito di “un corpo spirituale a cui è difficile avvicinarsi, uno Spirito che si percepisce a fasi alterne”. Poiché Dio non usò un oggetto specifico o un’immagine appartenente alla dimensione materiale per manifestarSi davanti alle persone, esse rimasero incapaci di definirLo utilizzando il linguaggio umano. Nei loro cuori e nelle loro menti volevano sempre adoperare il loro linguaggio per fissare un modello per Dio, allo scopo di renderLo tangibile e di umanizzarLo, per esempio stabilendoNe la statura, le dimensioni, l’aspetto, cosa esattamente Gli piaceva e quale era la Sua personalità. In realtà, in cuor Suo Dio sapeva che le persone stavano ragionando in questo modo. Aveva le idee molto chiare sulle esigenze degli uomini, e naturalmente sapeva anche cosa doveva fare, perciò nell’Età della Grazia svolse la Sua opera in un modo diverso. Questo nuovo modo fu insieme divino e umanizzato. Nel periodo in cui il Signore Gesù operò, le persone poterono vedere che Dio aveva molte espressioni umane. Per esempio, poteva ballare, partecipare a matrimoni, metterSi in comunione con gli uomini, parlare e discutere con loro. Inoltre, il Signore Gesù completò anche una notevole parte dell’opera che rappresentava la Sua divinità, e ovviamente tutto ciò fu un’espressione e una rivelazione dell’indole di Dio. Durante questo periodo, in cui la divinità di Dio si concretizzò in una carne normale in modo che le persone potessero vedere e toccare, gli uomini non ebbero più la sensazione che Egli Si presentasse e sfuggisse alla loro percezione o che fosse impossibile avvicinarsi a Lui. Al contrario, potevano provare a capire la Sua volontà o a comprendere la Sua divinità attraverso ogni movimento, attraverso le parole e l’opera del Figlio dell’uomo. Costui, fattoSi carne, espresse la divinità di Dio tramite la Sua umanità, e Ne comunicò la volontà agli uomini. E mediante la Sua espressione della volontà e dell’indole di Dio, Egli rivelò alle persone anche il Dio che non poteva essere visto né toccato che dimora nella dimensione spirituale. Ciò che esse videro era Dio Stesso, in forma tangibile, fatto di carne e ossa. Così il Figlio dell’uomo, fattoSi carne, rese concrete e umanizzate cose come l’identità di Dio Stesso, la condizione, l’immagine, l’indole di Dio e ciò che Egli ha ed è. Sebbene l’aspetto esteriore del Figlio dell’uomo avesse alcune limitazioni riguardanti l’immagine di Dio, la Sua essenza e ciò che Egli ha ed è erano assolutamente in grado di rappresentare l’identità e la condizione di Dio Stesso. C’erano semplicemente alcune differenze nella forma d’espressione. Non possiamo negare che il Figlio dell’uomo rappresentasse l’identità e la condizione di Dio Stesso, entrambe nella forma della Sua umanità e della Sua divinità. Durante questo periodo, tuttavia, Dio operò attraverso la carne, parlò dalla prospettiva della carne e si presentò davanti al genere umano con l’identità e la condizione del Figlio dell’uomo, e ciò diede alle persone l’opportunità di incontrare e di sperimentare le vere parole e la vera opera di Dio tra gli uomini. Permise loro anche di penetrare la Sua divinità e la Sua grandezza tra l’umiltà, e di acquisire una conoscenza e una definizione preliminari dell’autenticità e della realtà di Dio. Benché l’opera compiuta dal Signore Gesù, i Suoi modi di operare e la prospettiva da cui parlava differissero dalla persona reale di Dio nella dimensione spirituale, tutto ciò che Lo riguardava rappresentava davvero il Dio Stesso che l’umanità non aveva mai visto prima. Questo non si può negare! In altre parole, in qualunque forma Dio Si manifesti, da qualunque prospettiva parli o con qualunque immagine Si presenti all’umanità, Egli rappresenta soltanto Sé Stesso. Non può rappresentare alcun essere umano, né alcuna umanità corrotta. Dio è Dio Stesso, e questo non si può negare.

Tratto da “L’opera di Dio, l’indole di Dio e Dio Stesso III” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 70

La parabola della pecorella smarrita

Matteo 18:12-14 Che ve ne pare? Se un uomo ha cento pecore e una di queste si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti per andare in cerca di quella smarrita? E se gli riesce di ritrovarla, in verità vi dico che Egli si rallegra più per questa che per le novantanove che non si erano smarrite. Allo stesso modo, il Padre vostro che è nei cieli non vuole che uno solo di questi piccoli perisca.

Questo passo è una parabola. Che tipo di sensazioni suscita negli uomini? La modalità di espressione qui utilizzata (la parabola) è una metafora nel linguaggio umano, e in quanto tale rientra nell’ambito delle conoscenze umane. Se Dio avesse detto qualcosa di analogo nell’Età della Legge, le persone avrebbero sentito che tali parole non erano realmente coerenti con chi Egli era, ma quando il Figlio dell’uomo pronunciò queste parole nell’Età della Grazia, esse suonarono confortanti, cordiali e intime. Quando Dio Si fece carne, quando Si manifestò in forma di uomo, usò una parabola molto appropriata, che proveniva dalla Sua umanità, per esprimere la voce del Suo cuore. Questa voce rappresentava la voce di Dio e l’opera che Egli voleva svolgere in quell’età, oltre a un atteggiamento che Dio aveva verso gli uomini nell’Età della Grazia. Dalla prospettiva di questo atteggiamento, Egli paragonava ogni persona a una pecora. Se una di loro si smarrisse, Dio farebbe qualunque cosa per ritrovarla. Ciò illustrò un principio dell’opera che Dio compì in quell’epoca tra gli uomini, mentre era nella carne. Egli usò questa parabola per descrivere la Sua determinazione e il Suo atteggiamento durante quell’opera. Questo era il vantaggio dell’incarnazione di Dio: Egli poté sfruttare le conoscenze degli uomini e usare il loro linguaggio per parlare con loro, e per esprimere la Sua volontà. Spiegava o “traduceva” il Suo profondo linguaggio divino per le persone, che si sforzavano di comprendere con il linguaggio umano, in modo umano. Ciò le aiutò a comprendere la Sua volontà e a capire cosa volesse fare. Egli poteva anche conversare con loro dalla prospettiva umana, adoperando il linguaggio umano e comunicando con le persone in maniera comprensibile. Poteva persino parlare e operare usando il linguaggio e le conoscenze umani, cosicché gli uomini potessero percepire la Sua gentilezza e vicinanza, e vedere il Suo cuore. Che cosa deducete da tutto questo? C’è qualche proibizione nelle parole e nelle azioni di Dio? Per come la vedono le persone, Dio non poteva affatto usare le conoscenze, il linguaggio o i modi di parlare umani per discutere di ciò che Egli Stesso voleva dire, dell’opera che voleva svolgere, o per esprimere la Sua volontà. Ma questo è un ragionamento errato. Dio usò questo tipo di parabola perché le persone potessero percepire la Sua realtà e sincerità, e vedere il Suo atteggiamento verso gli uomini in quel periodo. Questa parabola risvegliò da un sogno le persone che avevano vissuto a lungo sotto la legge e, generazione dopo generazione, ispirò anche coloro che vissero nell’Età della Grazia. Leggendo il passo di questa parabola, le persone intuiscono la sincerità di Dio nella salvezza dell’uomo e capiscono il peso e l’importanza concessi all’umanità nel cuore di Dio.

Diamo un’occhiata all’ultima frase di questo passo: “Allo stesso modo, il Padre vostro che è nei cieli non vuole che uno solo di questi piccoli perisca”. Queste furono le parole del Signore Gesù o quelle del Padre nei cieli? Apparentemente, sembra che a parlare sia il Signore Gesù, ma la Sua volontà rappresenta quella di Dio Stesso, ragione per cui Egli disse: “Allo stesso modo, il Padre vostro che è nei cieli non vuole che uno solo di questi piccoli perisca”. A quel tempo, gli uomini riconoscevano come Dio soltanto il Padre nei cieli, e credevano che questa persona davanti ai loro occhi fosse semplicemente stata mandata da Lui e che non potesse rappresentarLo. È per questo motivo che il Signore Gesù dovette aggiungere questa frase alla fine della parabola, in modo che le persone potessero percepire davvero la volontà di Dio per l’umanità, e sentire l’autenticità e l’accuratezza di ciò che Egli diceva. Pur essendo una cosa semplice da dire, questa frase fu pronunciata con cura e amore e rivelò l’umiltà e il nascondimento del Signore Gesù. Che Dio Si facesse carne o che operasse nella dimensione spirituale, Egli conosceva meglio di chiunque altro il cuore umano e comprendeva di cosa le persone avessero bisogno, per cosa si preoccupassero e cosa le confondesse, ed ecco perché aggiunse questa frase. Essa evidenziò un problema nascosto nell’umanità: le persone erano scettiche su ciò che diceva il Figlio dell’uomo, cioè, quando il Signore Gesù parlò, dovette aggiungere: “Allo stesso modo, il Padre vostro che è nei cieli non vuole che uno solo di questi piccoli perisca”, e solo con questo presupposto le Sue parole avrebbero potuto dare dei frutti, per indurre l’uomo a credere nella loro accuratezza e per aumentare la loro credibilità. Ciò dimostra che quando Dio divenne un normale Figlio dell’uomo, Lui e l’umanità ebbero un rapporto molto disagevole e che la situazione del Figlio dell’uomo era molto imbarazzante. Dimostra anche quanto fosse insignificante la condizione del Signore Gesù tra gli uomini di quel tempo. Quando Egli pronunciò queste parole, in realtà lo fece per dire alle persone: “Potete starne certe. Queste parole non rappresentano quello che alberga nel Mio cuore, ma sono la volontà del Dio che Si trova nel vostro”. Per gli uomini non era una cosa ironica? Anche se il Dio che operava nella carne aveva molti vantaggi di cui non godeva nella Sua persona, dovette resistere ai loro dubbi e al loro rifiuto, nonché al loro torpore e alla loro insensibilità. Si potrebbe dire che il processo dell’opera del Figlio dell’uomo consistette nello sperimentare il rifiuto dell’umanità e la sua rivalità nei Suoi confronti. Soprattutto, consistette nel processo di operare per guadagnarSi continuamente la fiducia dell’umanità e per conquistare gli uomini attraverso ciò che Egli ha ed è, attraverso la Sua essenza. Non fu tanto il Dio incarnato a ingaggiare una guerra sul campo contro Satana; piuttosto, Dio diventò un uomo comune e iniziò una battaglia contro coloro che Lo seguivano, e durante questa battaglia il Figlio dell’uomo portò a termine la Sua opera con la Sua umiltà, con ciò che Egli ha ed è, e con il Suo amore e con la Sua saggezza. Guadagnò le persone che voleva, acquisì l’identità e la condizione che meritava e tornò sul Suo trono.

Tratto da “L’opera di Dio, l’indole di Dio e Dio Stesso III” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 71

Perdona fino a settanta volte sette

Matteo 18:21-22 Allora Pietro si avvicinò e Gli disse: “Signore, quante volte perdonerò mio fratello se pecca contro di me? Fino a sette volte?” E Gesù a lui: “Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette”.

L’amore del Signore

Matteo 22:37-39 Gesù gli disse: “Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e il primo comandamento. Il secondo, simile a questo, è: “Ama il tuo prossimo come te stesso”.

Di questi due passi, uno parla del perdono e l’altro dell’amore. Questi due argomenti sottolineano perfettamente l’opera che il Signore Gesù voleva svolgere nell’Età della Grazia.

Quando Dio Si fece carne, portò con Sé una fase della Sua opera, e cioè i compiti specifici dell’opera e l’indole che voleva esprimere in quest’età. In quel periodo, tutto ciò che il Figlio dell’uomo fece ruotò intorno all’opera che Dio voleva compiere in quest’epoca. Non avrebbe fatto niente di più e niente di meno. Ogni singola cosa che disse e ogni tipo di opera che svolse erano tutte legate a quest’età. A prescindere che lo esprimesse in modo umano attraverso il linguaggio umano o attraverso il linguaggio divino – e a prescindere in quale modo o da quale prospettiva lo facesse, il Suo obiettivo era aiutare le persone a capire cosa volesse fare, quale fosse la Sua volontà e quali fossero le Sue prescrizioni per l’uomo. Poteva usare vari mezzi e diverse prospettive per aiutare le persone a capire e a conoscere la Sua volontà, e a comprendere la Sua opera di salvezza dell’umanità. Così, nell’Età della Grazia vediamo il Signore Gesù usare quasi sempre il linguaggio umano per esprimere ciò che voleva comunicare agli uomini. Ancora di più, Lo vediamo dalla prospettiva di una comune guida che parla con le persone, provvedendo alle loro necessità e aiutandole con ciò che avevano richiesto. Questo modo di operare non si era visto nell’Età della Legge, che aveva preceduto quella della Grazia. Egli divenne più intimo e più compassionevole con l’umanità, e più capace di conseguire risultati pratici sia nella forma sia nel modo. La metafora sul perdono degli altri “fino a settanta volte sette” chiarisce perfettamente questo punto. Lo scopo ottenuto dal numero contenuto in questa metafora è permettere agli uomini di comprendere l’intenzione del Signore Gesù nel momento in cui disse queste parole. Essa era che le persone perdonassero gli altri, non una volta o due, e nemmeno sette, bensì settanta volte sette. Che tipo di idea è racchiusa nel concetto di “settanta volte sette”? È per far sì che le persone considerino il perdono una responsabilità, qualcosa che devono imparare e una via che devono seguire. Anche se era solo una metafora, servì a sottolineare il punto cruciale. Aiutò gli uomini a capire a fondo le Sue intenzioni e a scoprire i modi adeguati della pratica, i suoi principi e modelli. Li aiutò a comprendere chiaramente e insegnò loro un concetto corretto: che dovevano imparare a perdonare e farlo anche mille volte senza condizioni ma con un atteggiamento di tolleranza e comprensione verso gli altri. Quando il Signore Gesù pronunciò queste parole, che cosa albergava nel Suo cuore? Stava davvero pensando al numero “settanta volte sette”? No. Esiste un numero preciso di volte in cui Dio perdonerà l’uomo? Ci sono molte persone che sono interessatissime al “numero di volte” qui menzionato, che vogliono davvero capirne l’origine e il significato. Vogliono comprendere il motivo per cui questo numero uscì dalla bocca del Signore Gesù; credono che abbia un’implicazione più profonda. Ma, in realtà, fu soltanto una figura retorica umana che Dio usò. L’eventuale implicazione o significato deve essere considerato insieme alle prescrizioni del Signore Gesù per l’umanità. Quando Dio non Si era ancora fatto carne, le persone non capivano molto di ciò che diceva perché le Sue parole provenivano dalla totale divinità. La prospettiva e il contesto di ciò che diceva erano invisibili e irraggiungibili per l’umanità; erano espressi da una dimensione spirituale che le persone non potevano vedere. Per gli uomini che vivevano nella carne, essi non potevano passare attraverso tale dimensione. Dopo esserSi fatto carne, tuttavia, Dio parlò all’umanità dalla prospettiva umana, uscendo dall’ambito della dimensione spirituale e oltrepassandolo. Poté esprimere la Sua indole, la Sua volontà e il Suo atteggiamento divini attraverso cose che gli uomini riuscivano a immaginare, che vedevano e incontravano nella vita, e usando metodi che essi potevano accettare, in un linguaggio che erano in grado di intendere, e con conoscenze che potevano comprendere, per permettere loro di capire e di conoscere Dio, di intuire la Sua intenzione, e i criteri da Lui imposti, nell’ambito della loro capacità e nei limiti delle loro possibilità. Questi furono il metodo e il principio della Sua opera nell’umanità. Sebbene i modi e i Suoi principi per operare nella carne siano stati perlopiù raggiunti per mezzo o grazie all’umanità, ottennero risultati che non si sarebbero potuti conseguire operando direttamente nella divinità. La Sua opera nell’umanità era più concreta, più autentica e più mirata, e i metodi erano molto più flessibili, e in una forma che superò l’opera portata a termine durante l’Età della Legge.

Ora parliamo di come amare il Signore e di come amare il tuo prossimo come te stesso. Si tratta di qualcosa che viene espresso direttamente nella divinità? No, chiaramente no! Queste furono tutte cose di cui il Figlio dell’uomo parlò nell’umanità; soltanto gli esseri umani direbbero una frase come: “Ama il prossimo tuo come te stesso. Ama gli altri come ami la tua vita”. Questo modo di parlare è esclusivamente umano. Dio non ha mai parlato in questo modo. Quantomeno, Dio non ha questo tipo di linguaggio nella Sua divinità perché non ha alcun bisogno di questo genere di principi – “Ama il prossimo tuo come te stesso” – al fine di regolamentare il Suo amore per l’umanità, perché quest’ultimo è una rivelazione naturale di ciò che Egli ha ed è. Quando mai avete sentito Dio dire una frase come: “Io amo l’umanità come Me Stesso”? Non avete mai sentito nulla del genere, perché l’amore è nella Sua essenza e in ciò che Egli ha ed è. L’amore di Dio per l’umanità, il Suo atteggiamento e il modo in cui Egli tratta le persone sono un’espressione e una rivelazione naturali della Sua indole. Egli non ha bisogno di farlo deliberatamente in un certo modo, né di seguire volutamente un certo metodo o codice morale per riuscire ad amare il Suo prossimo come Sé Stesso. Possiede già questo tipo di essenza. Che cosa vedi in tutto questo? Quando Egli operò nell’umanità, molti dei Suoi metodi, delle Sue parole e delle Sue verità furono espressi in modo umano. Allo stesso tempo, tuttavia, la Sua indole, ciò che Egli ha ed è e la Sua volontà furono espressi affinché le persone conoscessero e comprendessero. Ciò che gli uomini arrivarono a conoscere e comprendere fu esattamente la Sua essenza e ciò che Egli ha ed è, cose che rappresentano l’identità intrinseca e la condizione di Dio Stesso. Vale a dire che il Figlio dell’uomo fattoSi carne espresse l’indole intrinseca e l’essenza di Dio Stesso nel modo più ampio e più accurato possibile. Non solo, l’umanità del Figlio dell’uomo non fu un ostacolo o una barriera alla comunicazione e all’interazione dell’essere umano con il Dio nei cieli, ma in realtà fu l’unico canale e ponte che collegò gli esseri umani e il Signore del creato. Ora, a questo punto, non credete che ci siano molte somiglianze tra la natura e i metodi dell’opera svolta dal Signore Gesù nell’Età della Grazia e l’attuale fase dell’opera? Anche quest’ultima usa molti elementi del linguaggio umano per esprimere l’indole di Dio, e molto del linguaggio e dei metodi della vita quotidiana e della conoscenza degli uomini per esprimere la volontà di Dio Stesso. Una volta che Dio Si fa carne, a prescindere che parli da una prospettiva umana o divina, buona parte del Suo linguaggio e dei Suoi metodi d’espressione vengono per mezzo del linguaggio e dei metodi umani. In altre parole, quando Dio Si fa carne, questa è la tua migliore opportunità per vedere la Sua onnipotenza e saggezza e per conoscere ogni Suo aspetto reale. Quando Egli Si fece carne, mentre cresceva, arrivò a comprendere, a imparare e a capire una parte della conoscenza, del buonsenso, del linguaggio e dei metodi d’espressione nell’umanità. Dio incarnato possedeva queste cose, provenienti dagli esseri umani che Egli aveva creato. Esse divennero strumenti di Dio incarnato per esprimere la Propria indole e divinità, e Gli consentirono di rendere la Sua opera più pertinente, più autentica e più accurata quando operava tra gli uomini, da una prospettiva e con un linguaggio umani. Questo rese la Sua opera più accessibile e più facilmente comprensibile per le persone, ottenendo così i risultati che Dio voleva. Non è più pratico per Lui operare nella carne in questo modo? Non è questa la Sua saggezza? Il momento in cui Dio Si incarnò, in cui la Sua carne riuscì a intraprendere l’opera che Egli voleva compiere, coincide con quello in cui espresse praticamente la Sua indole e la Sua opera, e anche con quello in cui poté iniziare ufficialmente il Suo ministero come Figlio dell’uomo. Ciò significava che non c’era più un “vuoto generazionale” tra Dio e l’uomo, che Egli avrebbe ben presto interrotto la Sua opera di comunicazione attraverso messaggeri, e che Dio Stesso poteva esprimere personalmente tutte le parole e tutta l’opera che voleva nella carne. Significava anche che le persone salvate da Dio erano più vicine a Lui, che la Sua opera di gestione era entrata in un nuovo territorio e che tutta l’umanità stava per affrontare una nuova era.

Tratto da “L’opera di Dio, l’indole di Dio e Dio Stesso III” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 72

Chiunque abbia letto la Bibbia sa che quando nacque il Signore Gesù accaddero molti eventi. Il più grande fra questi fu che il re dei diavoli Gli diede la caccia, e fu un evento talmente estremo che tutti i bambini della città dai due anni in giù vennero trucidati. È evidente che, facendoSi carne tra gli uomini, Dio corse un grosso rischio; è evidente anche l’alto prezzo che pagò per completare la Sua gestione della salvezza dell’umanità. Altrettanto evidenti sono le grandi speranze che ripose nella Sua opera tra gli uomini quando Si incarnò. Quando la Sua carne fu in grado di intraprenderla, come Si sentì Dio? Le persone dovrebbero essere in grado di capirlo fino a un certo punto, non è così? Come minimo, Dio era felice perché poté iniziare a svolgere la Sua nuova opera tra l’umanità. Quando il Signore Gesù fu battezzato e cominciò ufficialmente l’opera per adempiere al Suo ministero, il cuore di Dio fu pervaso dalla gioia perché, dopo così tanti anni di attesa e di preparazione, poté finalmente vestirsi della carne di un uomo normale e iniziare la Sua nuova opera sotto forma di un essere umano in carne e ossa che le persone potevano vedere e toccare. Finalmente poté parlare faccia a faccia e cuore a cuore con le persone attraverso l’identità di un uomo. Poteva finalmente relazionarsi direttamente con l’umanità per mezzo dei modi e del linguaggio umani; poteva provvedere agli uomini, illuminarli e aiutarli usando il linguaggio umano; poteva mangiare alla loro stessa tavola e vivere nel loro stesso spazio. Poteva anche vedere gli esseri umani e ogni cosa nel modo in cui li vedevano gli uomini, persino attraverso i loro occhi. Per il Dio incarnato, questa fu già la prima vittoria della Sua opera. Si potrebbe anche dire che fu l’esito di una grande opera. Naturalmente, questa fu la cosa che Lo rese più felice. A cominciare da allora, Dio provò per la prima volta una sorta di conforto nella Sua opera tra l’umanità. Tutti gli eventi che accadevano erano molto pratici e naturali, e il conforto provato da Dio era davvero reale. Per gli uomini, ogni volta che si compie una nuova fase dell’opera di Dio, e ogni volta che Egli Si sente gratificato, è il momento in cui l’umanità può avvicinarsi a Lui e alla salvezza. Per Dio, questo è anche l’avvio della Sua nuova opera, andando avanti nel Suo piano di gestione e, inoltre, questi sono i momenti in cui le Sue intenzioni si avvicinano alla realizzazione completa. Per gli uomini, l’arrivo di una simile opportunità è propizio e molto positivo; per tutti coloro che aspettano la salvezza di Dio, è una notizia lieta e importante. Quando Dio svolge una nuova fase dell’opera, ha a disposizione un nuovo inizio, e il momento in cui questa nuova opera e questo nuovo inizio vengono avviati e introdotti tra gli uomini coincide con quello in cui l’esito è stato già determinato e conseguito, e gli effetti e i frutti finali sono stati già visti da Dio. Coincide anche con il momento in cui questi effetti Lo fanno sentire soddisfatto e, naturalmente, in cui il Suo cuore è felice. Dio Si sente rassicurato perché, ai Suoi occhi, Egli ha già visto e selezionato gli individui che sta cercando, e ha già guadagnato questo gruppo di persone – un gruppo capace di rendere efficace la Sua opera e di darGli soddisfazione. Perciò, mette da parte le preoccupazioni ed è felice. In altre parole, quando Dio incarnato è in grado di intraprendere una nuova opera tra gli uomini e comincia, senza impedimenti, a svolgere l’opera che deve compiere, e quando ritiene che ogni cosa sia stata portata a termine, per Lui la fine è già in vista. Per questo è soddisfatto e il Suo cuore è felice. Come si esprime la felicità di Dio? Riuscite a immaginare quale potrebbe essere la risposta? Dio potrebbe mai piangere? Può piangere? Può battere le mani? Oppure ballare o cantare? In tal caso, cosa intonerebbe? Naturalmente potrebbe cantare una canzone bellissima e toccante, capace di esprimere la gioia e la felicità nel Suo cuore. Potrebbe cantarla per gli uomini, per Sé Stesso e per tutte le cose. La Sua felicità si può esprimere in qualunque modo; tutto ciò è normale perché Dio prova gioie e dolori, e i Suoi sentimenti si possono esprimere in diversi modi. Questo è un Suo diritto e niente potrebbe essere più normale e appropriato. Gli uomini non dovrebbero pensare nient’altro al riguardo. Non dovreste cercare di sortire in Dio l’“incantesimo del cerchio che si stringe”[a], dicendoGli che non deve fare questa o quella cosa, che non deve agire in questo o in quel modo, e così limitando la Sua felicità o qualunque sentimento che Egli possa provare. Nel cuore delle persone, Dio non può essere felice, non può versare lacrime, non può piangere; non può esprimere alcuna emozione. Attraverso ciò che abbiamo condiviso durante questi due incontri, credo che non vedrete più Dio in questo modo, bensì Gli consentirete di avere un po’ di libertà e di sollievo. Questa è una cosa molto buona. In futuro, se sarete in grado di percepire davvero la tristezza di Dio quando sentirete dire che Lui è triste, e la Sua felicità quando sentirete dire che è felice – allora, come minimo, riuscirete a sapere e a capire chiaramente cosa Lo renda felice e cosa triste. Quando ti sentirai triste perché Dio è triste, e felice perché Lui è felice, Egli avrà pienamente guadagnato il tuo cuore e non ci saranno più barriere tra te e Lui. Non proverai più a confinare Dio entro i limiti delle fantasie, delle nozioni e delle conoscenze umane. In quel momento, Egli sarà vivo e vivido nel tuo cuore. Sarà il Dio della tua vita e il Padrone di tutto ciò che ti riguarda. Avete questo tipo di aspirazione? Siete fiduciosi di poter realizzare tutto questo?

Tratto da “L’opera di Dio, l’indole di Dio e Dio Stesso III” in “La Parola appare nella carne”

Note a piè di pagina:

a. “L’incantesimo del cerchio che si stringe” è un incantesimo usato dal monaco Tang Sanzang nel romanzo cinese “Ricordo di un viaggio in Occidente”. Egli usa questo incantesimo per controllare Sun Wukong stringendo una fascia metallica attorno alla testa di quest’ultimo e procurandogli acute emicranie tramite le quali lo porrà sotto controllo. È diventato una metafora che si usa per descrivere qualcosa che lega una persona.

La Parola quotidiana di Dio Estratto 73

Le parabole del Signore Gesù

La parabola del seminatore (Matteo 13:1-9)

La parabola della zizzania (Matteo 13:24-30)

La parabola del granello di senape (Matteo 13:31-32)

La parabola del lievito (Matteo 13:33)

Spiegazione della parabola della zizzania (Matteo 13:36-43)

La parabola del tesoro (Matteo 13:44)

La parabola della perla (Matteo 13:45-46)

La parabola della rete (Matteo 13:47-50)

La prima è quella del seminatore. È una parabola molto interessante; la semina è un evento frequente nella vita delle persone. La seconda è quella della zizzania. Chiunque abbia seminato delle colture, e di certo tutti gli adulti, sa bene cosa sia la “zizzania”. La terza parabola è quella del granello di senape. Tutti voi sapete cos’è la senape, vero? In caso contrario potete dare un’occhiata alla Bibbia. La quarta parabola è quella del lievito. Ora, la maggior parte delle persone sa che si usa per la fermentazione, e che è qualcosa che si adopera nella vita quotidiana. Le altre parabole, comprese la sesta, quella del tesoro; la settima, quella della perla, e l’ottava, quella della rete, furono tutte tratte e ispirate dalla vita reale delle persone. Che tipo di immagine dipingono queste parabole? È un’immagine di Dio che diventa una persona normale e vive tra gli uomini, usando il linguaggio della vita, il linguaggio umano, per comunicare con gli uomini e fornire loro ciò di cui hanno bisogno. Quando Dio Si fece carne e visse a lungo tra le persone, dopo aver sperimentato e osservato i loro diversi stili di vita, queste esperienze diventarono il Suo materiale didattico tramite il quale trasformò il Suo linguaggio divino in umano. Naturalmente, le cose che vide e udì nella vita arricchirono anche l’esperienza umana del Figlio dell’uomo. Quando Egli voleva che le persone capissero alcune verità e una parte della volontà di Dio, poté usare parabole simili a quelle citate sopra per parlare con gli uomini della volontà di Dio e delle Sue prescrizioni per l’umanità. Queste parabole erano tutte legate alla vita degli esseri umani; non ce n’era nemmeno una che se ne discostasse. Quando il Signore Gesù visse con l’umanità, vide i contadini lavorare i campi e scoprì cosa fossero la zizzania e il lievito; capì che gli uomini amano gli oggetti preziosi, perciò usò le metafore del tesoro e della perla. Nella vita, vide spesso i pescatori lanciare le reti; il Signore Gesù osservò queste e altre attività connesse alla vita degli uomini, e sperimentò anche quel tipo di esistenza. Proprio come ogni altro normale essere umano, Egli sperimentò le abitudini quotidiane umane e mangiò tre volte al giorno. Sperimentò personalmente la vita di una persona media e osservò l’esistenza degli altri. Quando Egli osservò e sperimentò personalmente tutto questo, non pensò a come avere una bella vita o a come vivere in modo più libero e confortevole. Invece, dalle Sue esperienze di un’autentica esistenza umana, notò la sofferenza nella vita degli uomini, la fatica, la miseria e la tristezza delle persone che vivevano sotto il dominio di Satana e conducevano una vita di peccato sotto la corruzione del diavolo. Mentre sperimentava personalmente la vita umana, notò anche quanto fossero inermi gli individui che vivevano nella corruzione, e vide e sperimentò le condizioni di infelicità degli esseri umani che vivevano nel peccato, che si smarrivano completamente nella tortura che Satana e il male infliggevano loro. Quando il Signore Gesù vide queste cose, le guardò con la Sua divinità o con la Sua umanità? Quest’ultima esisteva davvero ed era molto viva; Egli poté sperimentare e vedere ogni cosa. Ma, naturalmente, vide anche queste cose nella Sua essenza, che è la Sua divinità. Vale a dire che Cristo Stesso, il Signore Gesù che era un uomo, vide questo, e tutto ciò che osservò Gli fece percepire l’importanza e la necessità dell’opera che aveva intrapreso durante quel periodo che Egli visse nella carne. Pur sapendo Egli Stesso che la responsabilità di cui avrebbe dovuto farSi carico nella carne sarebbe stata davvero immensa, e pur essendo consapevole dell’atrocità del dolore che avrebbe affrontato, quando vide gli uomini inermi nel peccato, la miseria della loro vita e le loro fiacche lotte sotto la legge, Si sentì sempre più afflitto e diventò sempre più impaziente di salvarli dal peccato. A prescindere dal tipo di difficoltà che avrebbe affrontato o dal genere di dolore che avrebbe patito, diventò sempre più determinato nel redimere l’umanità che stava vivendo nel peccato. Durante questo processo si potrebbe dire che il Signore Gesù iniziò a capire sempre più chiaramente l’opera che doveva svolgere e il compito che Gli era stato affidato. Diventò anche sempre più ansioso di completare l’opera che doveva intraprendere, di addossarSi tutti i peccati dell’umanità, di espiarli al suo posto cosicché essa non vivesse più nella corruzione e, allo stesso tempo, Dio sarebbe riuscito a perdonare le colpe dell’uomo grazie a questo sacrificio per il peccato, consentendoGli di proseguire la Sua opera di salvezza dell’umanità. Si potrebbe dire che, in cuor Suo, il Signore Gesù fosse disposto a offrire Sé Stesso per l’umanità, a sacrificare Sé Stesso. Era disposto anche a fungere da sacrificio per il peccato, a farSi crocifiggere, ed era davvero ansioso di portare a termine la Sua opera. Quando vide le condizioni sventurate della vita umana, volle ancora di più compiere la Sua missione il prima possibile, senza tardare di un solo minuto o addirittura di un secondo. Avvertendo questa urgenza, non pensò minimamente a quanto sarebbe stato grande il Suo dolore né nutrì ulteriore apprensione per tutte le umiliazioni che avrebbe dovuto sopportare. Nel Suo cuore aveva soltanto una convinzione: purché Si fosse sacrificato, purché fosse stato crocifisso come sacrificio per il peccato, la volontà di Dio si sarebbe realizzata e Dio sarebbe stato in grado di cominciare la Sua nuova opera. La vita degli uomini e la loro condizione di esistenza nel peccato sarebbero state completamente trasformate. La convinzione del Signore Gesù e ciò che Egli intendeva fare erano legati alla salvezza dell’umanità, e il Signore Gesù aveva un solo obiettivo che era fare la volontà di Dio, in modo che Dio potesse iniziare efficacemente la fase successiva della Sua opera. Questo era ciò che il Signore Gesù aveva in mente a quel tempo.

Vivendo nella carne, Dio incarnato possedeva un’umanità normale; aveva le emozioni e la razionalità di una persona normale. Sapeva cos’erano la felicità e il dolore e, quando vide l’umanità vivere questo genere di vita, capì profondamente che darle degli ammaestramenti, fornirle o insegnarle qualcosa non sarebbe bastato per guidarla fuori dal peccato. Nemmeno costringerla a osservare i comandamenti sarebbe bastato per redimerla dal peccato. Solo quando il Signore Gesù Si addossò i peccati dell’umanità e prese le sembianze della carne peccaminosa poté ottenere in cambio la libertà e il perdono di Dio per gli esseri umani. Così, dopo che ebbe sperimentato e osservato la vita delle persone nel peccato, nel Suo cuore Si manifestò un intenso desiderio: permettere loro di affrancarsi da una vita passata a lottare nel peccato. Questo desiderio Gli fece avvertire sempre di più la necessità di andare alla croce e di addossarSi i peccati dell’umanità il più presto e il più velocemente possibile. Questi furono i pensieri del Signore Gesù a quel tempo, dopo che aveva vissuto con le persone e visto, udito e sentito l’infelicità della loro vita nel peccato. Il fatto che il Dio incarnato potesse avere questo tipo di volontà per l’umanità, che potesse esprimere e rivelare questo tipo di indole, è qualcosa che l’individuo medio potrebbe capire? Che cosa vedrebbe se vivesse in questo tipo di ambiente? A cosa penserebbe? Se affrontasse tutto ciò, analizzerebbe i problemi da una prospettiva elevata? Assolutamente no! Sebbene l’aspetto esteriore di Dio incarnato sia identico a quello di un uomo, e sebbene Egli apprenda la conoscenza umana e parli il linguaggio umano, e talvolta esprima persino le Sue idee con i metodi o i modi di parlare dell’umanità, nondimeno il modo in cui vede gli uomini e la sostanza delle cose non è assolutamente uguale a quello in cui li vedono le persone corrotte. La Sua prospettiva e l’elevatezza a cui Si trova sono irraggiungibili per loro. Questo perché Dio è verità, perché la carne di cui Si veste possiede anche l’essenza di Dio, e perché i Suoi pensieri e ciò che è espresso dalla Sua umanità sono anch’essi la verità. Per le persone corrotte, ciò che Egli esprime nella carne è una serie di disposizioni di verità e di vita, non destinate a una persona sola, ma a tutta l’umanità. Nel cuore di ogni persona corrotta ci sono soltanto quelle poche persone che frequenta. Si cura e si preoccupa solo di questa manciata di persone. Quando si profila un disastro all’orizzonte, tale persona pensa anzitutto ai figli, al coniuge o ai genitori. Tutt’al più, una persona più compassionevole penserebbe a qualche parente o a un buon amico ma, pur essendo così compassionevole, si preoccuperebbe mai di altro? No, mai! Perché, alla fin fine, gli esseri umani sono esseri umani e possono guardare ogni cosa soltanto dall’elevatezza e dalla prospettiva di un essere umano. Tuttavia, Dio incarnato è completamente diverso da un uomo corrotto. Per quanto comune, normale e umile possa essere, o per quanto sia il disprezzo con cui le persone Lo guardano, i Suoi pensieri e il Suo atteggiamento verso l’umanità sono cose che nessun uomo potrebbe possedere, che nessum uomo potrebbe imitare. Egli osserverà sempre l’umanità dalla prospettiva della divinità, dall’elevatezza della Sua posizione di Creatore. La vedrà sempre attraverso l’essenza e la mentalità di Dio. Non può assolutamente osservarla dall’infima elevatezza di un individuo medio o dalla prospettiva di una persona corrotta. Quando gli uomini osservano l’umanità, lo fanno con la vista umana e usano cose come la conoscenza, le regole e le teorie umane come metro di misura. Ciò è nell’ambito di quello che possono vedere con gli occhi e di quello raggiungibile dagli individui corrotti. Quando Dio guarda l’umanità, lo fa con la vista divina e usa a mo’ di parametro la Sua essenza e ciò che Egli ha ed è. Questo ambito include cose che le persone non possono vedere, ed è qui che Dio incarnato e gli esseri umani corrotti sono totalmente diversi. Questa differenza è determinata dalle diverse essenze degli uomini e di Dio – sono proprio queste a determinare le loro identità e posizioni, nonché la prospettiva e l’elevatezza da cui vedono le cose. Vedete l’espressione e la rivelazione di Dio Stesso nel Signore Gesù? Potreste dire che le azioni e le parole del Signore Gesù erano legate al Suo ministero e all’opera di gestione di Dio, che erano l’espressione e la rivelazione dell’essenza di Dio. Sebbene Egli avesse una manifestazione umana, la Sua essenza divina e la rivelazione della Sua divinità non si possono negare. Questa manifestazione umana era davvero una manifestazione dell’umanità? La Sua manifestazione umana era, per sua stessa natura, totalmente diversa da quella delle persone corrotte. Il Signore Gesù era Dio incarnato. Se fosse stato davvero una delle normali persone corrotte, avrebbe forse potuto vedere la vita dell’umanità nel peccato da una prospettiva divina? Assolutamente no! È questa la differenza tra il Figlio dell’uomo e le persone normali. Gli uomini corrotti vivono tutti nel peccato e, quando qualcuno vede il peccato, non prova alcuna sensazione particolare; essi sono tutti uguali, proprio come un maiale che vive nel fango e non si sente affatto sporco o a disagio: anzi, mangia bene e dorme profondamente. Se qualcuno pulisce il porcile, in realtà il maiale si sentirà a disagio e non rimarrà pulito. Di lì a poco si rotolerà ancora una volta nel fango, completamente a suo agio, perché è una creatura sudicia. Gli uomini considerano i maiali sudici, ma se pulisci lo stabbio, il maiale non si sente meglio. È per questo motivo che nessuno ne tiene uno in casa. Il modo in cui gli uomini vedono i maiali sarà sempre diverso da quello in cui i maiali percepiscono sé stessi, perché gli esseri umani e i maiali non appartengono alla stessa specie. Poiché il Figlio dell’uomo fattoSi carne non appartiene alla stessa specie degli uomini corrotti, soltanto Dio incarnato può ergerSi da una prospettiva divina e dall’elevatezza di Dio da dove guarda l’umanità e ogni cosa.

Tratto da “L’opera di Dio, l’indole di Dio e Dio Stesso III” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 74

Qual è la sofferenza che Dio sperimenta quando Si fa carne e vive tra gli uomini? Qual è questa sofferenza? Qualcuno lo capisce davvero? Alcuni dicono che soffra enormemente, che sebbene sia Dio Stesso, le persone non capiscono la Sua essenza ma tendono sempre a trattarLo come una persona, facendoLo sentire addolorato e offeso. Sostengono che, per queste ragioni, la Sua sofferenza sia veramente grande. Altri dicono che Dio sia innocente e senza peccato, ma che soffra allo stesso modo degli uomini, che subisca la persecuzione, la calunnia e le umiliazioni insieme a loro; affermano che Egli sopporta anche i malintesi e la disobbedienza dei Suoi seguaci. Pertanto, dicono che la Sua sofferenza non si può misurare davvero. Sembra quasi che voi non comprendiate veramente Dio. In effetti, la sofferenza di cui parlate non conta come vera sofferenza per Lui, perché ce ne sono di ben peggiori. Allora che cos’è la vera sofferenza per Dio Stesso? Che cos’è la vera sofferenza per Dio incarnato? Per Lui, il fatto che l’umanità non Lo comprenda non conta come sofferenza, e nemmeno il fatto che le persone abbiano delle idee errate su di Lui e non Lo vedano come Dio. Spesso, tuttavia, gli uomini ritengono che Egli debba aver subito una grande ingiustizia, che durante il periodo che Egli trascorre nella carne non possa mostrare la Sua persona all’umanità e consentire alle persone di vedere la Sua grandezza, e che Dio Si nasconda umilmente in una carne insignificante, e che questo deve essere per Lui un grande tormento. Le persone si prendono a cuore ciò che possono capire e vedere della sofferenza di Dio, proiettano su di Lui ogni sorta di compassione e spesso Gli rivolgono persino una piccola lode per la Sua sofferenza. In realtà c’è una differenza, un divario, tra quello che esse capiscono della sofferenza di Dio e quello che Egli sente davvero. Vi sto dicendo la verità: per Dio, a prescindere che si tratti dello Spirito di Dio o del Dio incarnato, la sofferenza descritta sopra non è vera sofferenza. Che cosa patisce veramente, allora? Parliamo della Sua sofferenza soltanto dalla prospettiva di Dio incarnato.

Quando Dio Si fa carne, trasformandosi in un individuo medio e normale, vivendo tra la gente, fianco a fianco con gli uomini, non riesce a vedere e a percepire i loro metodi, le loro leggi e le loro filosofie di vita? Questi metodi e queste leggi di vita come Lo fanno sentire? Prova disgusto in cuor Suo? Perché dovrebbe provarlo? Quali sono i metodi e le leggi di vita dell’umanità? In quali principi sono radicati? Su cosa si basano? I metodi, le leggi del genere umano e così via, per quel che attengono al modo di vivere, sono tutti creati sulla base della logica, della conoscenza e della filosofia di Satana. Gli esseri umani che vivono osservando leggi di questo tipo non hanno alcuna umanità e alcuna verità; sfidano tutti la verità e sono ostili a Dio. Se diamo un’occhiata alla essenza di Dio, vediamo che è l’esatto contrario della logica, della conoscenza e della filosofia di Satana. È piena di giustizia, di verità e di santità, e di altre realtà di tutte le cose positive. Cosa prova Dio, che possiede questa essenza e vive tra uomini simili? Cosa prova nel Suo cuore? Quest’ultimo non è colmo di dolore? Il Suo cuore soffre, una sofferenza che nessuno può comprendere o sperimentare. Questo perché tutto ciò che Egli affronta, incontra, sente, vede e sperimenta è la corruzione e la malvagità degli uomini, la loro ribellione e resistenza alla verità. Tutto ciò che viene dagli esseri umani è la fonte della Sua sofferenza. In altre parole, poiché la Sua essenza non è uguale a quella degli uomini corrotti, la loro corruzione diventa la fonte della Sua sofferenza più grande. Quando Dio Si fa carne, è in grado di trovare qualcuno che condivida con Lui un linguaggio comune? Una persona così non si può trovare tra gli uomini. Non si riesce a trovare nessuno che sia capace di comunicare o di avere questo scambio di opinioni con Lui. Secondo te, che tipo di sentimento prova Dio al riguardo? Le cose che le persone discutono, amano, cercano e desiderano hanno tutte a che fare con il peccato e con le inclinazioni maligne. Quando Dio assiste a tutto questo, non è come se ricevesse una coltellata al cuore? Di fronte a queste cose, potrebbe provare gioia nel Proprio cuore? Potrebbe trovare consolazione? Coloro che vivono con Lui sono esseri umani pieni di ribellione e di malvagità. Come potrebbe il Suo cuore non soffrire? Quanto è davvero grande questa sofferenza, e chi se ne preoccupa? Chi ci fa caso? Chi è in grado di comprenderla? Le persone non hanno modo di comprendere il cuore di Dio. La Sua sofferenza è qualcosa che esse sono particolarmente incapaci di comprendere, e la loro freddezza e insensibilità la rendono ancora più profonda.

Ci sono persone che spesso provano compassione per la difficile situazione di Cristo, perché c’è un versetto della Bibbia che recita: “Le volpi hanno delle tane e gli uccelli hanno dei nidi, ma il Figliuol dell’uomo non ha dove posare il capo”. Quando gli uomini sentono queste parole, le prendono a cuore e credono che questa sia la più grande sofferenza sopportata da Dio e da Cristo. Orbene, esaminando la questione dalla prospettiva dei fatti, è veramente così? No: Dio non crede che queste privazioni siano sofferenza. Non ha mai protestato contro l’ingiustizia per via delle Sue difficoltà della carne, e non ha mai costretto gli esseri umani a ripagarLo o a ricompensarLo con qualcosa. Tuttavia, quando osserva ogni cosa riguardo all’umanità, la vita corrotta e la malvagità degli uomini corrotti, quando vede che l’umanità è nelle grinfie di Satana, che è sua prigioniera e non riesce a fuggire, che le persone che vivono nel peccato non sanno cosa sia la verità, Egli non può tollerare tutti questi peccati. Il Suo disgusto verso gli uomini aumenta ogni giorno, ma Egli deve sopportare tutto questo. È questa la Sua grande sofferenza. Egli non può nemmeno esprimere completamente la voce del Suo cuore o le Sue emozioni tra i seguaci, e nessuno di loro riesce davvero a capire la Sua sofferenza. Nessuno prova neppure a comprendere o a confortare il Suo cuore, che patisce questa sofferenza giorno dopo giorno, anno dopo anno, e più e più volte. Che cosa deducete da tutto questo? Dio non richiede nulla agli uomini in cambio di ciò che ha dato, ma a causa della Propria essenza non può assolutamente tollerare la loro malvagità, la loro corruzione e il loro peccato, e invece prova un profondo odio e disgusto, e questo fa sì che il Suo cuore e la Sua carne patiscano una sofferenza infinita. L’avete capito? Molto probabilmente no, perché nessuno di voi è in grado di comprendere veramente Dio. Pian piano, nel tempo, dovete farne esperienza da soli.

Tratto da “L’opera di Dio, l’indole di Dio e Dio Stesso III” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 75

Gesù sfama i Cinquemila

Giovanni 6:8-13 Uno dei Suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro, Gli disse: “C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cosa sono per così tanta gente?” Gesù disse: “Fateli sedere”. C’era molta erba in quel luogo. La gente dunque si sedette, ed erano circa cinquemila uomini. Gesù quindi prese i pani e, dopo aver reso grazie, li distribuì alla gente seduta; lo stesso fece dei pesci, quanti ne vollero. Quando furono saziati, disse ai Suoi discepoli: “Raccogliete i pezzi avanzati, perché niente si perda”. Essi quindi li raccolsero, e riempirono dodici ceste con i pezzi dei cinque pani d’orzo che erano avanzati a quelli che avevano mangiato.

Qual è l’idea dei “cinque pani e due pesci”? Normalmente, quante persone potrebbero mangiare a sufficienza con cinque pani e due pesci? Se basate i vostri calcoli sull’appetito di un individuo medio, basterebbero soltanto per due persone. Questa è l’idea più elementare di questa espressione. Secondo questo passo, tuttavia, quante persone si sfamarono con cinque pani e due pesci? Le Scritture riportano quanto segue: “C’era molta erba in quel luogo. La gente dunque si sedette, ed erano circa cinquemila uomini”. In confronto, cinquemila non è un grosso numero? Cosa dimostra il fatto che questo numero sia così grande? Da una prospettiva umana, dividere cinque pani e due pesci tra cinquemila persone sarebbe impossibile, perché la differenza tra il numero di persone e la quantità di cibo è eccessiva. Anche se ciascuno mangiasse solo un minuscolo boccone, sarebbe comunque insufficiente per cinquemila persone. In questo caso, tuttavia, il Signore Gesù compì un miracolo: non solo garantì che cinquemila persone potessero mangiare a sazietà, ma avanzò persino del cibo. Le Scritture raccontano: “Quando furono saziati, disse ai Suoi discepoli: ‘Raccogliete i pezzi avanzati, perché niente si perda’. Essi quindi li raccolsero, e riempirono dodici ceste con i pezzi dei cinque pani d’orzo che erano avanzati a quelli che avevano mangiato”. Questo miracolo consentì alle persone di vedere l’identità e la condizione del Signore Gesù, e di capire che per Dio niente è impossibile. In questo modo, videro la verità della Sua onnipotenza. Cinque pani e due pesci furono sufficienti per sfamare cinquemila persone ma, se non ci fosse stato alcun cibo, Dio sarebbe stato in grado di fare la stessa cosa? Certo che sì! Fu un miracolo, quindi inevitabilmente le persone lo ritennero incomprensibile, incredibile e misterioso, ma per Dio fare una cosa simile fu un gioco da ragazzi. Siccome per Lui era una cosa banale, perché ora si dovrebbe scegliere di interpretare questo episodio? Perché ciò che sta dietro questo miracolo è la volontà del Signore Gesù, che prima non era mai stata percepita dall’umanità.

Anzitutto cerchiamo di capire che tipo di persone fossero questi cinquemila. Erano seguaci del Signore Gesù? Dalle Scritture apprendiamo di no. Sapevano chi fosse il Signore Gesù? Certamente no! Quantomeno ignoravano che la persona davanti a loro fosse Cristo, o forse alcuni conoscevano soltanto il Suo nome e sapevano o avevano sentito qualcosa delle cose che aveva fatto. La loro curiosità riguardo al Signore Gesù era stata semplicemente suscitata dalle storie che avevano sentito su di Lui, ma sicuramente non potreste dire che Lo seguissero, né tantomeno che Lo comprendessero. Quando Egli vide queste cinquemila persone, esse avevano fame e pensavano solo a come riempirsi lo stomaco, dunque fu in questo contesto che il Signore Gesù soddisfece il loro desiderio. Che cosa c’era nel Suo cuore in quel momento? Qual era il Suo atteggiamento verso queste persone, che volevano soltanto saziarsi? A quel tempo, i Suoi pensieri e il Suo atteggiamento erano in relazione con l’indole e con l’essenza di Dio. Davanti a questi cinquemila affamati che volevano solo consumare un pasto completo, davanti a queste persone piene di curiosità e di speranza nei Suoi confronti, il Signore Gesù pensò soltanto a utilizzare questo miracolo per concedere loro la Sua grazia. Tuttavia non alimentò la Propria speranza che sarebbero diventate Suoi seguaci, perché sapeva che volevano solo partecipare alla baldoria e mangiare a sazietà, perciò sfruttò al meglio ciò che aveva a disposizione e usò cinque pani e due pesci per sfamare cinquemila persone. Aprì gli occhi di questi uomini che amavano vedere cose eccitanti, che volevano assistere a dei miracoli, ed essi videro con i loro occhi le cose che Dio incarnato riusciva a compiere. Sebbene il Signore Gesù abbia usato qualcosa di tangibile per soddisfare la loro curiosità, in cuor Suo sapeva già che queste cinquemila persone volevano solo gustare un buon pasto, così non predicò loro né disse altro, bensì lasciò semplicemente che assistessero al miracolo mentre si svolgeva. Non poteva assolutamente trattarle nello stesso modo in cui trattava i discepoli che Lo seguivano sinceramente, ma nel cuore di Dio tutte le creature sono sotto il Suo governo, ed Egli avrebbe permesso a tutte le creature sotto i Suoi occhi di ricevere la grazia di Dio quando necessario. Anche se questi uomini non sapevano chi Egli fosse e non Lo comprendevano o non avevano alcuna particolare impressione di Lui, né provarono alcuna gratitudine nei Suoi confronti nemmeno dopo aver mangiato i pani e i pesci, Dio non fu contrariato: offrì loro la meravigliosa opportunità di ricevere la Sua grazia. Secondo alcuni, Egli segue dei principi in ciò che fa, non sorveglia né protegge i miscredenti e, in particolar modo, non permette loro di ricevere la Sua grazia. È davvero così? Agli occhi di Dio, purché siano creature viventi che Egli Stesso ha creato, le gestirà e Si prenderà cura di loro, e le tratterà, le governerà e pianificherà per loro nei modi più svariati. Questi sono i pensieri e l’atteggiamento di Dio verso tutte le cose.

Sebbene i cinquemila uomini che mangiarono i pani e i pesci non intendessero seguire il Signore Gesù, Egli non fece loro richieste esigenti; una volta che furono sazi, sapete cosa fece? Predicò loro? Dove andò dopo aver compiuto il miracolo? Le scritture non riportano che il Signore Gesù disse loro qualcosa, solo che andò via in silenzio dopo aver compiuto il Suo miracolo. Dunque diede loro qualche prescrizione? C’era odio da parte Sua? No, qui non vi è nulla di tutto ciò. Semplicemente Egli non volle più prestare attenzione a questi uomini che non erano in grado di seguirLo, e in quel momento il Suo cuore soffrì. Poiché aveva visto la depravazione degli uomini e sentito il loro rifiuto, quando vide queste persone e Si fermò con loro fu rattristato dall’ottusità e dall’ignoranza umane e il Suo cuore soffriva, volle solo lasciarle il più velocemente possibile. Il Signore non pretendeva nulla da loro nel Suo cuore, non voleva prestare loro alcuna attenzione e, ancor di più, non intendeva sprecare le Sue energie per loro. Sapeva che non erano in grado di seguirLo, ma nonostante ciò, il Suo atteggiamento verso di loro fu molto chiaro. Voleva solo trattarle gentilmente, concedere loro la Sua grazia, e di fatto questo era l’atteggiamento di Dio verso ogni creatura sotto il Suo governo: trattarla gentilmente, provvedere alle sue necessità, nutrirla. Proprio perché il Signore Gesù era Dio incarnato, Egli rivelò in modo molto naturale l’essenza di Dio e trattò gentilmente queste persone. Le trattò con un cuore pieno di benevolenza e di tolleranza, e con un cuore siffatto mostrò loro gentilezza. A prescindere da come esse vedessero il Signore Gesù e dal tipo di esito che ne sarebbe derivato, Egli trattò ogni creatura in base alla Propria posizione di Signore di tutto il creato. Tutto ciò che rivelò fu, senza eccezioni, l’indole di Dio e ciò che Egli ha ed è. Il Signore Gesù fece questo in silenzio, e poi se ne andò altrettanto silenziosamente. Quale aspetto dell’indole di Dio è questo? Potreste dire che si tratta della Sua benevolenza? Potreste dire che si tratta del Suo altruismo? È qualcosa che una persona normale sarebbe in grado di fare? Assolutamente no! In sostanza, chi erano queste cinquemila persone che il Signore Gesù sfamò con cinque pani e due pesci? Potreste dire che erano uomini compatibili con Lui? O che erano tutti ostili a Dio? Si può affermare con certezza che non erano affatto compatibili con il Signore e che la loro essenza era assolutamente ostile a Dio. Ma Dio come li trattò? Usò un metodo per attenuare la loro ostilità nei Suoi confronti, un metodo che si chiama “gentilezza”. Vale a dire che, sebbene il Signore Gesù li vedesse come peccatori, agli occhi di Dio erano nondimeno Sue creature, perciò li trattò gentilmente. Questa è la tolleranza di Dio, ed essa è determinata dalla Sua identità ed essenza. Perciò è qualcosa che nessun essere umano creato da Dio è capace di fare. Soltanto Dio può riuscirci.

Tratto da “L’opera di Dio, l’indole di Dio e Dio Stesso III” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 76

Quando sarai in grado di capire davvero i pensieri e l’atteggiamento di Dio verso l’umanità, e di comprendere veramente le Sue emozioni e la Sua sollecitudine per ogni essere del creato, riuscirai a capire la devozione e l’amore profusi per ciascuna delle persone create dal Creatore. Quando accadrà, userai due parole per descrivere l’amore di Dio. Quali sono queste due parole? Alcuni dicono “altruista”, altri “caritatevole”. Di queste due, “caritatevole” è la parola meno adatta per definirlo. È un termine che le persone usano per descrivere qualcuno che è magnanimo o di larghe vedute. Io detesto questa parola, perché si riferisce all’atto di fare beneficenza a casaccio, indiscriminatamente, senza alcuna considerazione per i principi. È un’inclinazione oltremodo sentimentale, condivisa da persone sciocche e confuse. Quando questa parola viene impiegata per descrivere l’amore di Dio, c’è inevitabilmente una connotazione blasfema. Ne ho qui due più adatte. Quali sono? La prima è “immenso”. Non è molto evocativa? La seconda è “sconfinato”. C’è un significato reale dietro queste parole che uso per descrivere l’amore di Dio. Letteralmente, “immenso” allude alla capacità o al volume di una cosa, ma indipendentemente da quanto essa sia grande. È qualcosa che le persone possono toccare e vedere. Questo perché essa esiste, non è un oggetto astratto, ma qualcosa che può fornire idee alle persone in modo relativamente accurato e pratico. Che tu la osservi da una prospettiva bi- o tridimensionale, non hai bisogno di immaginarne l’esistenza, perché è una cosa che esiste effettivamente. Benché usare il termine “immenso” per descrivere l’amore di Dio possa sembrare un tentativo di quantificare questo sentimento, trasmette anche la sensazione che il Suo amore non sia quantificabile. Dico che l’amore di Dio può essere quantificato perché non è vuoto, né è qualcosa di leggendario. Piuttosto, è qualcosa di condiviso da tutte le cose sotto il governo di Dio, qualcosa di cui godono tutte le creature in vario grado e da prospettive differenti. Benché le persone non possano vederlo né toccarlo, esso porta sostentamento e vita a tutte le cose man mano che si rivela a poco a poco nella loro esistenza, ed esse contano sull’amore di Dio di cui godono e lo testimoniano a ogni momento che passa. Dico che il Suo amore non è quantificabile perché il mistero di Dio che provvede a tutte le cose e le nutre è difficile da sondare per gli esseri umani, così come i Suoi pensieri per tutte le cose e in particolare per l’umanità. In altre parole, nessuno sa del sangue e delle lacrime che il Creatore ha versato per gli uomini. Nessuno può comprendere e capire la profondità o il peso dell’amore che il Creatore ha per il genere umano che Egli ha creato con le Sue Stesse mani. Definire immenso l’amore di Dio serve ad aiutare le persone a comprendere e a capire la sua portata e la verità della sua esistenza. Le aiuta anche a comprendere più a fondo l’effettivo significato della parola “Creatore” e ad acquisire una conoscenza più profonda del vero significato dell’appellativo “creato”. Di solito che cosa descrive la parola “sconfinato”? Generalmente si usa per descrivere l’oceano o l’universo, per esempio: “l’universo sconfinato” o “l’oceano sconfinato”. L’estensione e la profondità silenziosa dell’universo vanno oltre la comprensione umana; sono qualcosa che cattura l’immaginazione degli uomini, qualcosa per cui essi provano grande ammirazione. Il mistero e la profondità dell’universo sono visibili ma irraggiungibili. Quando pensi all’oceano, pensi alla sua estensione: sembra sconfinato, e ne avverti la misteriosità e la grande capacità di contenere cose. È per questa ragione che ho usato la parola “sconfinato” per descrivere l’amore di Dio, per aiutare le persone a capire quanto sia prezioso, a sentirne la profonda bellezza e a rendersi conto che il suo potere è infinito e di vasto respiro. Ho usato questo termine per aiutare le persone a percepirne la santità, nonché la dignità e l’inviolabilità di Dio, rivelate attraverso il Suo amore. Orbene, pensate che “sconfinato” sia una parola adeguata a descrivere l’amore di Dio? Può essere misurato con queste due parole, “immenso” e “sconfinato”? Assolutamente sì! Nel linguaggio umano, soltanto questi due termini sono relativamente idonei e vicini alla descrizione dell’amore di Dio. Non trovate? Se vi chiedessi di definire l’amore di Dio, le usereste? Molto probabilmente non lo fareste, perché la vostra comprensione e percezione del Suo amore si limitano all’ambito di una prospettiva bidimensionale e non hanno raggiunto l’altezza dello spazio tridimensionale. Così, se vi invitassi a descrivere l’amore di Dio, sentireste che vi mancano le parole o forse restereste addirittura muti. Forse i due aggettivi di cui ho parlato oggi sono difficili da capire per voi, o forse semplicemente non li approvate. Ciò dimostra soltanto che la vostra percezione e comprensione dell’amore di Dio è superficiale e limitata a un ambito ristretto. Prima ho detto che Dio è altruista; ricordate questa parola, “altruista”. Si potrebbe dire che l’amore di Dio possa descriversi solo come altruista? Non è un ambito troppo limitato? Dovreste riflettere di più su questa questione in modo da trarne qualche insegnamento.

Tratto da “L’opera di Dio, l’indole di Dio e Dio Stesso III” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 77

La Resurrezione di Lazzaro glorifica Dio

Giovanni 11:43-44 Detto questo, gridò ad alta voce: “Lazzaro, vieni fuori!” Il morto uscì, con i piedi e le mani avvolti da fasce, e il viso coperto da un sudario. Gesù disse loro: “Scioglietelo e lasciatelo andare”.

Quali impressioni avete dopo averlo letto? L’importanza di questo miracolo compiuto dal Signore Gesù fu molto più grande di quella del precedente, perché nessun miracolo è più sorprendente della resurrezione di un uomo morto. A quell’epoca, fu estremamente significativo che il Signore Gesù facesse una cosa del genere. Poiché Dio Si era fatto carne, le persone potevano vedere soltanto il Suo aspetto fisico, il Suo lato pratico e il Suo aspetto insignificante. Anche se alcune videro e compresero qualcosa del Suo carattere o alcune abilità speciali che Egli sembrava possedere, nessuno sapeva da dove venisse, chi Egli fosse davvero nella Sua vera essenza e quali altre cose Egli fosse effettivamente capace di fare. Tutto ciò era ignoto all’umanità. Tante persone volevano trovare una prova per rispondere a queste domande riguardo al Signore Gesù e per conoscere la verità. Dio poteva fare qualcosa per dimostrare la Sua identità? Per Lui, era una passeggiata, un gioco da ragazzi. Avrebbe potuto fare qualcosa ovunque, in qualunque momento, per dimostrare la Sua identità ed essenza, ma Dio aveva il Suo modo di fare le cose – secondo un piano, per gradi. Non le fece in maniera indiscriminata, ma piuttosto cercò il momento e l’opportunità giusti per fare qualcosa che Gli avrebbe permesso di mostrare all’uomo qualcosa che fosse realmente pervaso di significato. In questo modo, Egli dimostrò la Sua autorità e identità. La resurrezione di Lazzaro riuscì dunque a comprovare l’identità del Signore Gesù? Diamo un’occhiata al seguente passo delle Scritture: “Detto questo, gridò ad alta voce: ‘Lazzaro, vieni fuori!’ Il morto uscì, […]”. Quando il Signore Gesù fece questo, disse solo una cosa: “Lazzaro, vieni fuori!”. Quindi Lazzaro uscì dalla tomba. Ciò accadde grazie solo a poche parole pronunciate dal Signore. In quel momento, il Signore Gesù non allestì alcun altare e non compì altre azioni. Disse soltanto questa cosa. Si dovrebbe definire un miracolo o un ordine? Oppure fu una sorta di stregoneria? Apparentemente sembra che lo si possa definire un miracolo e, se lo osservate da una prospettiva moderna, naturalmente potete ancora considerarlo tale. Tuttavia, non lo si potrebbe certo considerare una magia intesa per richiamare un’anima dall’oltretomba e senz’altro non era una stregoneria, di nessun tipo. È corretto dire che questo miracolo fu la più piccola e più normale dimostrazione dell’autorità del Creatore. Questa è l’autorità e la potenza di Dio. Egli ha l’autorità di far morire una persona, di far sì che il suo spirito lasci il corpo e torni nell’Ade, o dovunque altro debba andare. Il momento della morte di una persona e il luogo in cui andrà dopo la dipartita sono determinati da Dio. Egli può prendere tali decisioni in qualunque momento e ovunque, senza alcuna costrizione da parte di esseri umani, eventi, oggetti, spazi o geografia. Se vuole farlo, può farlo, perché tutte le cose e gli esseri viventi sono sotto il Suo governo, e tutte le cose nascono, vivono e periscono secondo la Sua parola e la Sua autorità. Dio può resuscitare un uomo morto, e anche questa è una cosa che può fare in qualunque momento e ovunque. Questa è l’autorità che soltanto il Creatore possiede.

Quando il Signore Gesù fece cose come resuscitare Lazzaro, il Suo obiettivo era fornire una prova che gli esseri umani e Satana potessero vedere, e comunicare loro che tutto riguardo al genere umano, la sua vita e la sua morte, sono determinati da Dio e che, pur essendoSi fatto carne, Egli rimaneva al comando del mondo fisico, che è visibile, così come di quello spirituale, che gli esseri umani non possono vedere. Questo affinché il genere umano e Satana sapessero che ogni cosa riguardo all’umanità non è sotto il dominio del demonio. Questa fu una rivelazione e dimostrazione dell’autorità di Dio e, per Lui, fu anche un modo per comunicare a tutte le cose che la vita e la morte degli uomini sono nelle Sue mani. La resurrezione di Lazzaro da parte del Signore Gesù è stato uno dei modi in cui il Creatore istruisce e educa l’umanità. Fu un’azione concreta in cui Egli usò la Sua potenza e autorità per istruire il genere umano e provvedere ad esso Per il Creatore fu un modo tacito per consentire all’umanità di vedere la realtà, ovvero che Egli è al commando di tutte le cose. Per Dio, fu un modo per dire all’umanità, attraverso delle azioni pratiche, che Lui era l’unica strada per raggiungere la salvezza. Questo tacito strumento che Egli usò per istruire l’umanità è eterno, indelebile, e reca ai cuori umani una scossa un’illuminazione che non potranno mai affievolirsi. La resurrezione di Lazzaro glorificò Dio; ha un effetto profondo su ciascuno dei Suoi seguaci. In ogni persona che comprende profondamente questo evento, essa instilla saldamente la comprensione e la visione del fatto che soltanto Dio può controllare la vita e la morte degli uomini. Benché Dio abbia questo tipo di autorità e abbia inviato un messaggio riguardante la Propria sovranità sulla vita e sulla morte degli uomini attraverso la resurrezione di Lazzaro, questa non fu la Sua opera principale. Egli non fa mai niente che non abbia un significato. Ogni singola cosa che fa ha un grande valore ed è un gioiello ancora più prezioso in un magazzino di tesori. Egli non farebbe mai del far risorgere un uomo l’obiettivo o l’elemento principale o unico della Sua opera. Non fa mai nulla che non abbia un significato. La resurrezione di Lazzaro in quanto evento singolare è sufficiente a dimostrare l’autorità di Dio e a provare l’identità del Signore Gesù. È per questo motivo che il Signore Gesù non ripeté questo tipo di miracolo. Dio fa le cose secondo i Suoi principi. Nel linguaggio umano si potrebbe dire che Dio impegna la Sua mente solo in questioni serie. In altre parole, quando Dio fa le cose, non si allontana dallo scopo della Sua opera. Sa quale opera vuole compiere in questa fase, cosa vuole ottenere, e opererà rigorosamente secondo il Suo piano. Se un uomo corrotto avesse quel tipo di capacità, penserebbe soltanto a come ostentarla, cosicché gli altri sappiano quanto è stato formidabile, cosicché si inchinino davanti a lui ed egli possa controllarli e distruggerli. Questo è il male che viene da Satana, questa si chiama corruzione morale. Dio non ha un’indole di questo genere né una simile essenza. Il Suo scopo nel fare le cose non è metterSi in mostra, bensì fornire all’umanità altra rivelazione e altra guida; ecco perché nella Bibbia le persone trovano pochissimi esempi di questo tipo di avvenimenti. Questo non vuol dire che i poteri del Signore Gesù fossero limitati o che Egli fosse incapace di fare simili cose. Semplicemente Dio non volle farle, perché la resurrezione di Lazzaro da parte del Signore Gesù ebbe un’importanza molto pratica, e anche perché l’opera principale di Dio incarnato non era compiere miracoli né resuscitare le persone, bensì redimere l’umanità. Dunque gran parte dell’opera che il Signore Gesù completò consistette nell’impartire insegnamenti alle persone, nel provvedere alle loro necessità e nell’aiutarle, ed eventi come la resurrezione di Lazzaro furono soltanto una piccola parte del ministero che Egli svolse. Inoltre potreste dire che “mettersi in mostra” non fa parte della essenza di Dio, perciò il Signore Gesù non stava praticando un esercizio intenzionale di moderazione nel non manifestare altri miracoli, né questo dipese da limitazioni ambientali, e di certo non fu dovuto a una mancanza di potere.

Quando il Signore Gesù resuscitò Lazzaro, usò solo queste poche parole: “Lazzaro, vieni fuori!”. Non disse nient’altro. Dunque, cosa dimostrano queste parole? Dimostrano che Dio può fare qualunque cosa parlando, anche resuscitare un uomo morto. Quando creò tutte le cose e il mondo, lo fece con le parole – ordini orali, parole dotate di autorità, e in questo modo tutte le cose vennero create e di conseguenza tutto si realizzò. Queste poche parole pronunciate dal Signore Gesù furono proprio come le parole dette da Dio quando creò i cieli, la terra e tutte le cose; allo stesso modo, racchiudevano l’autorità di Dio e la potenza del Creatore. Tutte le cose si formarono e rimasero salde grazie alle parole uscite dalla bocca di Dio e, allo stesso modo, Lazzaro risorse dalla tomba grazie alle parole uscite dalla bocca del Signore Gesù. Questa era l’autorità di Dio, dimostrata e realizzata nella Sua carne incarnata. Questo tipo di autorità e di capacità apparteneva al Creatore, e al Figlio dell’uomo in cui il Creatore Si era incarnato. Questa è la comprensione instillata all’umanità dalla resurrezione di Lazzaro da parte di Dio.

Tratto da “L’opera di Dio, l’indole di Dio e Dio Stesso III” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 78

Il giudizio dei farisei su Gesù

Marco 3:21-22 I Suoi parenti, udito ciò, vennero per prenderLo, perché dicevano: “È fuori di Sé”. Gli scribi che erano scesi da Gerusalemme dicevano: “Egli ha Belzebù, e scaccia i demòni con l’aiuto del principe dei demòni”.

Gesù rimprovera i farisei

Matteo 12:31-32 Perciò Io vi dico: ogni peccato e bestemmia sarà perdonata agli uomini; ma la bestemmia contro lo Spirito non sarà perdonata. A chiunque parli contro il Figlio dell’uomo, sarà perdonato; ma a chiunque parli contro lo Spirito Santo, non sarà perdonato né in questo mondo né in quello futuro.

Matteo 23:13-15 Ma guai a voi, scribi e farisei ipocriti, perché serrate il Regno dei Cieli davanti alla gente; poiché non vi entrate voi, né lasciate entrare quelli che cercano di entrare. [Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, perché divorate le case delle vedove e fate lunghe preghiere per mettervi in mostra; perciò riceverete una maggiore condanna.] Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, perché viaggiate per mare e per terra per fare un proselito; e quando lo avete fatto, lo rendete figlio della geenna il doppio di voi.

Il contenuto dei due passi sopra riportati è differente. Anzitutto diamo un’occhiata al primo: il giudizio dei farisei su Gesù.

Nella Bibbia, la valutazione di Gesù Stesso e delle cose che fece da parte dei farisei è la seguente: “[…] dicevano: ‘È fuori di Sé’. […] ‘Egli ha Belzebù, e scaccia i demòni con l’aiuto del principe dei demòni’” (Marco 3:21-22). L’opinione che gli scribi e i farisei avevano del Signore Gesù non era una semplice ripetizione di parole altrui, né una congettura infondata, bensì la conclusione che essi avevano tratto sul Signore Gesù in base a ciò che avevano visto e sentito delle Sue azioni. Sebbene questa frase fosse stata apparentemente pronunciata in nome della giustizia e sembrasse fondata, l’arroganza con cui giudicarono il Signore Gesù fu difficile da contenere persino per loro. L’energia forsennata del loro odio verso di Lui mise a nudo le loro ambizioni sfrenate, il loro malvagio atteggiamento satanico, così come la loro natura malevola con cui opponevano resistenza a Dio. Le cose che dissero giudicando il Signore Gesù furono ispirate dalle loro ambizioni sfrenate, dall’invidia e dalla natura turpe e malvagia della loro ostilità verso Dio e la verità. Non indagarono la fonte delle azioni del Signore Gesù né la sostanza di ciò che Egli diceva o faceva. Piuttosto, attaccarono e screditarono le Sue azioni alla cieca, in uno stato di dissennata agitazione e con deliberata malvagità. Arrivarono persino a screditare ostinatamente il Suo Spirito, cioè lo Spirito Santo, che è lo Spirito di Dio. È questo che intendevano quando dissero “È fuori di Sé”, “Beelzebub”, e “il principe dei demòni”. In altre parole, affermarono che lo Spirito di Dio era Beelzebub e il principe dei demoni. Definirono pazzia l’opera dello Spirito di Dio incarnato, che Si era vestito di carne. Non solo bestemmiarono lo Spirito di Dio chiamandoLo Beelzebub e principe dei demoni, ma condannarono anche l’opera di Dio e condannarono e bestemmiarono il Signore Gesù Cristo. La sostanza della loro resistenza ed empietà contro Dio era assolutamente identica alla sostanza della resistenza ed empietà contro Dio espressa da Satana e dai demoni. Essi non rappresentarono soltanto degli uomini corrotti, ma più che altro la personificazione di Satana. Erano un canale di Satana tra gli uomini, i suoi complici e lacchè. La sostanza della loro empietà e denigrazione verso il Signore Gesù Cristo era la loro lotta contro Dio per la conquista dello status, la loro competizione con Lui, e il loro inesauribile desiderio di metterLo alla prova. La sostanza della loro resistenza a Dio e del loro atteggiamento di ostilità verso di Lui, le loro parole e i loro pensieri bestemmiarono direttamente lo Spirito di Dio e Ne suscitarono le ire. Così Dio emanò un giudizio ragionevole basato su ciò che dicevano e facevano, e stabilì che le loro azioni erano un peccato di empietà contro lo Spirito Santo. Questo peccato è imperdonabile sia in questo mondo sia nel mondo che verrà, come è confermato nel seguente passo delle Scritture: “La bestemmia contro lo Spirito non sarà perdonata” e “a chiunque parli contro lo Spirito Santo, non sarà perdonato né in questo mondo né in quello futuro”. Oggi parleremo del vero significato di queste parole pronunciate da Dio: “Non sarà perdonato né in questo mondo né in quello futuro”. Spieghiamo quindi come Dio mette in pratica le parole “non sarà perdonato né in questo mondo né in quello futuro”.

Tutto ciò di cui abbiamo parlato è inerente all’indole di Dio e al Suo atteggiamento verso le persone, gli eventi e le cose. Naturalmente, i due brani menzionati sopra non fanno eccezione. Avete notato qualcosa in questi due passi delle Scritture? Alcuni sostengono di vederci l’ira di Dio. Altri, il lato dell’indole di Dio che non tollera le offese degli uomini e, di conseguenza, l’insegnamento secondo cui, se le persone fanno qualcosa di empio contro Dio, non riceveranno il Suo perdono. Pur vedendo e percependo in questi due passi l’ira di Dio e la Sua intolleranza verso le offese umane, le persone continuano a non comprendere davvero il Suo atteggiamento. Impliciti in questi due brani, si nascondono riferimenti al Suo vero atteggiamento e al Suo approccio verso coloro che Lo bestemmiano e Lo fanno adirare. Il Suo atteggiamento e approccio dimostrano il vero significato del passo seguente: “A chiunque parli contro lo Spirito Santo, non sarà perdonato né in questo mondo né in quello futuro”. Quando le persone bestemmiano Dio e quando Lo fanno adirare, Egli emette un verdetto, e quest’ultimo è un destino stabilito da Lui. La Bibbia lo descrive in questo modo: “Perciò Io vi dico: ogni peccato e bestemmia sarà perdonata agli uomini; ma la bestemmia contro lo Spirito non sarà perdonata” (Matteo 12:31), e “Ma guai a voi, scribi e farisei ipocriti” (Matteo 23:13). Ma la Bibbia riferisce quale fu l’esito per gli scribi e i farisei, così come per le persone che definirono pazzo il Signore Gesù dopo che Egli ebbe detto queste cose? Riferisce se abbiano subito qualche punizione? No, non si può dare per certo. Dire “no” qui, non è come dire che non sia stato documentato, ma solo che in realtà non ci fu alcuna conseguenza visibile agli occhi umani. Affermare che “non fu documentato” chiarisce la questione dell’atteggiamento di Dio e dei Suoi principi nell’occuparsi di certe cose. Dio non finge di non vedere o non sentire le persone che Lo bestemmiano o che Gli resistono, o addirittura quelle che Lo calunniano – che Lo attaccano, Lo diffamano e Lo maledicono intenzionalmente – ma piuttosto ha un atteggiamento chiaro verso di loro. Le disprezza e le condanna nel Suo cuore. Addirittura dichiara apertamente quale sarà il loro esito, cosicché gli uomini sappiano che Egli ha un atteggiamento chiaro verso chi Lo bestemmia e capiscano come determinerà il loro destino. Tuttavia, dopo che Dio ebbe detto queste cose, le persone riuscirono raramente a comprendere la verità di come Dio avrebbe trattato quegli uomini, e non riuscirono a capire i principi alla base dell’esito e del verdetto che Dio emise per loro. Vale a dire che le persone non sono in grado di vedere l’approccio e i metodi particolari che Dio ha per occuparsi di loro. Ciò ha a che vedere con i principi da Lui adottati per fare le cose. Egli usa il verificarsi dei fatti per occuparsi del comportamento malvagio di alcune persone. In altre parole, non annuncia il loro peccato e non determina il loro destino, ma usa direttamente il verificarsi dei fatti per dispensare la loro punizione e giusta retribuzione. Quando si verificano questi fatti, è la carne degli uomini a subire la punizione, cioè la punizione può essere vista con gli occhi umani. Quando Dio Si occupa del comportamento malvagio di alcune persone, Si limita a maledirle con le parole e la Sua ira si abbatte su di loro, ma la punizione che ricevono non è visibile agli esseri umani. Nondimeno, questo tipo di conseguenza può essere ancora più grave degli esiti visibili da occhi umani, come l’essere puniti o uccisi. Questo perché, nei casi in cui Dio ha deciso di non salvare gli uomini di questo tipo, di non mostrare più misericordia o tolleranza nei loro confronti e di non dare loro altre opportunità, l’atteggiamento che assume verso di loro è quello di accantonarli. Che cosa vuol dire qui “accantonare”? Il significato basilare di questo termine è “mettere qualcosa da parte, non prestarle più attenzione”. Ma qui, quando Dio “accantona qualcuno”, ci sono due spiegazioni diverse del significato di questo verbo. La prima è che Egli ha ceduto la vita e il tutto di quella persona a Satana affinché sia lui a occuparsene, e Dio non ne sarà più responsabile e non la gestirà più. Che quella persona sia pazza, stupida, viva o morta, o che sia scesa all’inferno per la punizione, nulla di tutto ciò avrà a che fare con Dio. Ciò significherebbe che una creatura del genere non ha alcun rapporto con il Creatore. La seconda spiegazione è che Dio ha deciso di fare personalmente qualcosa per questa persona, con le Sue Stesse mani. È possibile che Egli utilizzerà il servizio di questa persona o che la userà come mezzo di contrasto. È possibile che abbia un modo speciale di trattare le persone di questo tipo e di occuparsi di loro, come nel caso di Paolo, per esempio. Nel cuore di Dio, questi sono il principio e l’atteggiamento con i quali Egli ha deciso di trattare gli uomini di questo tipo. Così, quando le persone resistono a Dio, Lo calunniano e Lo bestemmiano, se irritano la Sua indole o superano il limite della Sua tolleranza, le conseguenze sono inimmaginabili. La più grave è che Dio consegni definitivamente la loro vita e il loro tutto a Satana. Non saranno perdonate per tutta l’eternità. Ciò significa che questa persona è diventata cibo nella bocca di Satana, un giocattolo nelle sue mani, e da quel momento in poi Dio non avrà più nulla a che fare con lei. Riuscite a immaginare il tormento che si creò quando Satana tentò Giobbe? Anche se Satana non aveva il permesso di nuocere alla vita di Giobbe, costui soffrì moltissimo. Non è forse ancora più difficile immaginare le devastazioni che sarebbero inflitte da Satana a una persona totalmente ceduta a lui, che è interamente tra le sue grinfie, che ha perso completamente la sollecitudine e la misericordia di Dio, che non è più sotto il controllo del Creatore, che è stata privata del diritto di adorarLo e di essere una creatura sotto il Suo governo, e il cui rapporto con il Signore del creato è stato troncato del tutto? La persecuzione di Satana ai danni di Giobbe si poteva vedere con gli occhi umani, ma se Dio cede la vita di una persona a Satana, le conseguenze vanno oltre l’umana immaginazione. Per esempio, alcune persone possono rinascere sotto forma di mucca o di asino, mentre altre possono essere prese e possedute da spiriti impuri, malvagi eccetera. Tali sono gli esiti di alcune delle persone che vengono cedute da Dio a Satana. Dall’esterno sembra che coloro che hanno ridicolizzato, calunniato, condannato e bestemmiato il Signore Gesù non abbiano subito alcuna conseguenza. Invece la verità è che Dio ha un approccio per occuparSi di ogni cosa. Forse non usa un linguaggio chiaro per comunicare agli uomini il decreto in base al quale tratta ogni tipo di individuo. Talvolta non parla esplicitamente, ma piuttosto agisce in maniera diretta. Il fatto che non ne parli non significa che non ci sia alcuna conseguenza; in realtà, in tal caso è possibile che essa sia ancora più grave. Dall’esterno può sembrare che ci sia qualcuno a cui Dio non parla esplicitamente del Suo atteggiamento ma, in realtà, non ha voluto prestare loro alcuna attenzione da molto tempo. Non vuole più vederle. A causa delle azioni che hanno compiuto e del loro comportamento, della loro natura ed essenza, vuole soltanto che spariscano dalla Sua vista, vuole cederle direttamente a Satana e dargli il loro spirito, la loro anima e il loro corpo, per permettere al demonio di fare di loro qualunque cosa desideri. È chiaro fino a che punto Dio le odi e ne sia disgustato. Se un uomo fa adirare Dio al punto che Egli non vuole più rivederlo ed è pronto a rinunciarvi del tutto, al punto che non vuole più occuparSi di lui – se Dio arriva al punto di consegnarlo a Satana perché ne faccia ciò che desidera, per permettergli di controllarlo, di consumarlo e di trattarlo in qualunque modo gli piaccia – quest’uomo è completamente finito. Il suo diritto di essere uomo è stato revocato per sempre, e il suo diritto di essere una creatura del creato di Dio è giunto al termine. Non è forse questa la forma più grave di punizione?

Tratto da “L’opera di Dio, l’indole di Dio e Dio Stesso III” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 79

Gesù parla ai discepoli dopo la resurrezione

Giovanni 20:26-29 Otto giorni dopo i Suoi discepoli erano di nuovo in casa, e Tommaso era con loro. Gesù venne a porte chiuse, e Si presentò in mezzo a loro e disse: “Pace a voi!” Poi disse a Tommaso: “Porgi qua il dito e guarda le Mie mani; porgi la mano e mettila nel Mio costato; e non essere incredulo, ma credente”. Tommaso Gli rispose: “Signore mio e Dio mio!” Gesù gli disse: “Perché Mi hai visto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!”

Giovanni 21:16-17 Gli disse di nuovo, una seconda volta: “Simone di Giovanni, Mi ami?” Egli rispose: “Sì, Signore; Tu sai che Ti voglio bene”. Gesù gli disse: “Pastura le Mie pecore”. Gli disse la terza volta: “Simone di Giovanni, Mi vuoi bene?” Pietro fu rattristato che Egli avesse detto la terza volta: “Mi vuoi bene?” E Gli rispose: “Signore, Tu sai ogni cosa; Tu conosci che Ti voglio bene”. Gesù gli disse: “Pasci le Mie pecore”.

Questi passi riferiscono determinate cose che il Signore Gesù fece e disse ai Suoi discepoli dopo la resurrezione. Anzitutto, diamo un’occhiata alle differenze che potrebbero esserci nel Signore Gesù prima e dopo la resurrezione. Dopo essere risorto era ancora lo stesso dei giorni precedenti? Le Scritture contengono il seguente versetto, che Lo descrive dopo la resurrezione: “Gesù venne a porte chiuse, e Si presentò in mezzo a loro e disse: ‘Pace a voi!’”. È evidente che a quel tempo Egli non abitava più un corpo carnale, ma era in un corpo spirituale. Questo, perché aveva trasceso i limiti della carne; anche se la porta era chiusa, Egli poté ugualmente venire in mezzo agli uomini e permettere loro di vederLo. Questa è la differenza più grande tra il Signore Gesù dopo la resurrezione e il Signore Gesù che aveva vissuto nella carne prima della resurrezione. Sebbene non ci fosse alcuna differenza tra l’aspetto esteriore del corpo spirituale di quel momento e il precedente aspetto del Signore Gesù, in quell’istante Egli era divenuto un individuo che alle persone sembrava un estraneo, perché era diventato un corpo spirituale dopo essere resuscitato e, in confronto alla Sua carne precedente, questo corpo spirituale era più sconcertante e disorientante per gli uomini. Esso creò anche una maggiore distanza tra il Signore Gesù e le persone, che in cuor loro percepirono come, in quel momento, Egli fosse diventato più misterioso. Queste cognizioni e sensazioni riportarono improvvisamente gli uomini a un’epoca in cui avevano creduto in un Dio che non si poteva vedere né toccare. Così la prima cosa che il Signore Gesù fece dopo la resurrezione fu permettere a tutti di vederLo, di confermare la Sua esistenza e la realtà della Sua resurrezione. Inoltre, questa azione riportò il Suo rapporto con le persone al modo in cui era quando Egli stava operando nella carne, quando Egli era il Cristo che Si poteva vedere e toccare. Una conseguenza di questo è che le persone non ebbero alcun dubbio che il Signore Gesù fosse risorto da morte dopo la crocifissione, né dubitarono della Sua opera di redenzione dell’umanità. Un’altra conseguenza è che la Sua manifestazione agli uomini dopo la resurrezione e la possibilità di vederLo e di toccarLo ancorarono saldamente l’umanità all’Età della Grazia, garantendo che, da quel momento in poi, le persone non sarebbero tornate alla precedente Età della Legge sul presupposto che il Signore Gesù fosse “scomparso” o che fosse “andato via senza dire una parola”. Pertanto, Egli garantì che sarebbero andate avanti, seguendo i Suoi insegnamenti e l’opera che Egli aveva svolto. Così si aprì ufficialmente una nuova fase dell’opera nell’Età della Grazia e, da quel momento in poi, gli uomini che avevano vissuto sotto la legge ne uscirono formalmente ed entrarono in una nuova era, in un nuovo inizio. Questi sono i poliedrici significati della manifestazione del Signore Gesù agli uomini dopo la resurrezione.

Poiché il Signore Gesù abitava ora un corpo spirituale, come potevano le persone toccarLo e vederLo? Questa domanda accenna all’importanza della Sua manifestazione all’umanità. Avete notato qualcosa nei passi delle Scritture che abbiamo appena letto? Generalmente, i corpi spirituali non si possono vedere né toccare e, dopo la resurrezione, l’opera intrapresa dal Signore Gesù era già stata completata. Perciò, in teoria, Egli non aveva assolutamente alcuna necessità di tornare in mezzo alle persone con la Sua immagine originaria per incontrarle, ma la manifestazione del Suo corpo spirituale davanti a uomini come Tommaso rese l’importanza della Sua manifestazione più concreta, affinché penetrasse più a fondo nel cuore delle persone. Quando Egli andò dallo scettico Tommaso, gli permise di toccarGli la mano e disse: “Porgi la mano e mettila nel Mio costato; e non essere incredulo, ma credente”. Queste parole e azioni non erano cose che il Signore Gesù voleva dire e fare soltanto dopo essere risorto; in realtà, erano cose che voleva fare prima di essere crocifisso. È evidente che, prima di essere inchiodato alla croce, il Signore Gesù conosceva già le persone come Tommaso. Dunque cosa possiamo dedurne? Dopo la resurrezione era ancora lo stesso Signore Gesù. La Sua essenza non era cambiata. I dubbi di Tommaso non erano sorti solo allora, bensì l’avevano accompagnato per tutto il periodo in cui aveva seguito il Signore Gesù. Tuttavia, ecco il Signore Gesù che era risorto dai morti e tornato dal mondo spirituale con la Sua immagine originaria, con la Sua indole originaria e con la conoscenza degli uomini acquisita durante il Suo periodo nella carne, ecco che andò anzitutto da Tommaso e gli fece toccare il Suo costato, non solo per permettere a Tommaso di vedere il Suo corpo spirituale dopo la resurrezione, ma anche di toccare e sentire l’esistenza del Suo corpo spirituale e liberarsi completamente dai dubbi. Prima della crocifissione, Tommaso aveva sempre dubitato che il Signore Gesù fosse Cristo, ed era incapace di convincersene. La sua fede in Dio si basava soltanto su ciò che poteva vedere con i propri occhi e toccare con le proprie mani. Il Signore Gesù conosceva bene la fede delle persone di questo tipo. Esse credevano solo nel Dio dei cieli, non in Colui che era stato mandato da Dio, nel Cristo fattoSi carne, né Lo avrebbero accettato. Affinché Tommaso prendesse atto e credesse nell’esistenza del Signore Gesù e ammettesse che Egli era davvero il Dio incarnato, Gesù gli consentì di allungare la mano e di toccarGli il costato. C’è qualche differenza tra i dubbi di Tommaso prima e dopo la resurrezione del Signore Gesù? Tommaso era sempre stato scettico, e se non fosse stato per il Signore Gesù, che gli apparve personalmente con il Suo corpo spirituale e gli permise di toccare i segni dei chiodi, non c’era modo che qualcuno potesse fugare i suoi dubbi e indurlo a liberarsene. Così, dal momento in cui il Signore Gesù permise a Tommaso di toccarGli il costato e di sentire davvero l’esistenza dei segni lasciati dai chiodi, i dubbi di Tommaso svanirono, ed egli capì veramente che il Signore Gesù era risorto, e riconobbe e credette che era il vero Cristo e Dio incarnato. Anche se ormai Tommaso non dubitava più, aveva perso per sempre l’opportunità di incontrare Cristo, di stare con Lui, di seguirLo, di conoscerLo e di essere reso perfetto da Lui. La manifestazione del Signore Gesù e le Sue parole offrirono una conclusione, e un verdetto sulla fede di coloro che erano pieni di dubbi. Egli usò le Sue parole e azioni effettive per dire agli scettici, a coloro che credevano soltanto nel Dio dei cieli ma non in Cristo: “Dio non ha lodato la loro fede né li ha lodati per averLo seguito mentre dubitavano di Lui”. Il giorno in cui avessero creduto totalmente in Dio e in Cristo sarebbe stato quello in cui Dio avrebbe completato la Sua grande opera. Naturalmente, sarebbe stato anche il giorno in cui un verdetto sarebbe stato pronunciato sul loro scetticismo. Il loro atteggiamento verso Cristo determinò il loro destino; il loro scetticismo ostinato denotava che la loro fede non aveva portato loro alcun frutto, e la loro inflessibilità indicava che le loro speranze erano vane. Poiché la loro fede nel Dio dei cieli si alimentava di illusioni, e il loro scetticismo verso Cristo era il loro reale atteggiamento verso Dio, anche se avevano toccato i segni dei chiodi sul corpo del Signore Gesù, la loro fede era ancora inutile e il loro destino si poteva descrivere soltanto come il tentativo di riempire un secchio bucato: un’impresa vana. Ciò che il Signore Gesù disse a Tommaso fu chiaramente il Suo modo di comunicarlo a ogni persona: il Signore Gesù risorto è il Signore Gesù che ha trascorso trentatré anni e mezzo operando tra gli uomini. Anche se era stato crocifisso, se aveva camminato nella valle dell’ombra della morte, e anche se era risorto, Egli era rimasto immutato sotto ogni aspetto. Sebbene ora Egli avesse i segni dei chiodi sul corpo, e fosse risorto e uscito dal sepolcro, la Sua indole, la Sua comprensione degli uomini e le Sue intenzioni verso di loro non erano cambiate minimamente. Inoltre, stava dicendo alle persone che era sceso dalla croce e aveva trionfato sul peccato, aveva superato le sofferenze e vinto la morte. I segni dei chiodi erano soltanto la prova della Sua vittoria su Satana, la prova che Egli era un sacrificio per il peccato, finalizzato a redimere efficacemente l’umanità intera. Comunicò alle persone che Si era già fatto carico dei peccati dell’umanità e che aveva completato la Sua opera di redenzione. Quando tornò a vedere i discepoli, comunicò loro questo messaggio mediante la Sua manifestazione: “Sono ancora vivo, esisto ancora; oggi sono davvero dinanzi a voi cosicché possiate vederMi e toccarMi. Sarò sempre con voi”. Il Signore Gesù voleva anche usare l’esempio di Tommaso come avvertimento per le generazioni future: sebbene tu non possa vedere né toccare il Signore Gesù nella tua fede in Lui, sei benedetto a causa della tua fede sincera e puoi vederLo attraverso di essa; le persone di questo tipo sono benedette.

Queste parole riportate nella Bibbia che il Signore Gesù pronunciò quando Si manifestò a Tommaso, sono di grande aiuto per tutti gli uomini nell’Età della Grazia. La Sua manifestazione a Tommaso e le parole che gli rivolse hanno avuto un profondo effetto sulle generazioni successive, e hanno un’importanza eterna. Tommaso rappresenta un tipo di persona che crede in Dio ma Ne dubita. Questi individui hanno una natura sospettosa e un cuore sinistro, sono infidi e non credono nelle cose che Dio può realizzare. Non credono nella Sua onnipotenza e nella Sua sovranità, né credono nel Dio incarnato. Tuttavia, la resurrezione del Signore Gesù contraddisse questi tratti che loro avevano, e diede loro anche l’opportunità di scoprire e di riconoscere il proprio scetticismo e di ammettere la propria slealtà, arrivando così a credere davvero nell’esistenza e nella resurrezione del Signore Gesù. Ciò che successe a Tommaso fu un avvertimento e un monito per le generazioni future, in modo che altre persone potessero evitare di essere scettiche come lui e, qualora si fossero riempite di dubbi, sarebbero sprofondate nell’oscurità. Se segui Dio ma, come Tommaso, vuoi sempre toccare il costato del Signore e sentire i segni dei chiodi per confermare e verificare l’esistenza di Dio e per fare supposizioni al riguardo, allora Dio ti abbandonerà. Dunque il Signore Gesù chiede alle persone di non essere come Tommaso, capaci di credere soltanto a ciò che riescono a vedere con i propri occhi, bensì di essere pure e oneste, di non nutrire dubbi su Dio, ma di credere semplicemente in Lui e seguirLo. Le persone così sono benedette. Questa è una prescrizione molto piccola che il Signore Gesù fa alle persone, ed è un avvertimento per i Suoi seguaci.

Tratto da “L’opera di Dio, l’indole di Dio e Dio Stesso III” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 80

Giovanni 21:16-17 Gli disse di nuovo, una seconda volta: “Simone di Giovanni, Mi ami?” Egli rispose: “Sì, Signore; Tu sai che Ti voglio bene”. Gesù gli disse: “Pastura le Mie pecore”. Gli disse la terza volta: “Simone di Giovanni, Mi vuoi bene?” Pietro fu rattristato che Egli avesse detto la terza volta: “Mi vuoi bene?” E Gli rispose: “Signore, Tu sai ogni cosa; Tu conosci che Ti voglio bene”. Gesù gli disse: “Pasci le Mie pecore”.

Durante questa conversazione, Egli chiese ripetutamente a Pietro: “Simone di Giovanni, Mi ami?”. Questo è uno standard più elevato che, dopo la resurrezione, il Signore Gesù richiese a persone come Pietro, persone che credono davvero in Cristo e si sforzano di amare il Signore. Questa domanda fu una sorta di indagine e di interrogazione, ma ancora di più fu una prescrizione e un’aspettativa riguardante le persone come Pietro. Il Signore Gesù usò questo metodo di indagine affinché le persone riflettessero su di sé e si guardassero dentro, domandandosi: quali sono le prescrizioni del Signore Gesù per gli esseri umani? Amo il Signore? Sono una persona che ama Dio? Come devo amarLo? Anche se il Signore Gesù fece questa domanda soltanto a Pietro, la verità è che, in cuor Suo, ponendo tali domande a Pietro, voleva sfruttare questa opportunità per porre lo stesso tipo di domanda ad altre persone che cercano di amare Dio. Fu soltanto che Pietro ricevette la benedizione di fungere da rappresentante di questo tipo di persone, di ricevere questa domanda dalla bocca del Signore Gesù.

In confronto alle seguenti parole, che il Signore Gesù disse a Tommaso dopo essere risorto: “Porgi la mano e mettila nel Mio costato; e non essere incredulo, ma credente”, la triplice ripetizione della domanda a Pietro: “Simone di Giovanni, Mi ami?” consente alle persone di percepire meglio la severità del Suo atteggiamento e il senso di urgenza che Egli provò in quel momento. Quanto allo scettico Tommaso con la sua natura ingannevole, il Signore Gesù gli permise di allungare la mano e di toccare i segni dei chiodi sul Suo corpo, il che indusse Tommaso a credere che il Signore Gesù fosse il Figlio dell’uomo risorto e a riconoscerNe l’identità come Cristo. Pur non rimproverando severamente Tommaso e non esprimendo verbalmente alcun preciso giudizio su di lui, Egli nondimeno Si avvalse di azioni pratiche per far sì che Tommaso comprendesse che Egli lo capiva, mostrando anche il Suo atteggiamento e la Sua risolutezza verso gli uomini di quel tipo. Le Sue prescrizioni e aspettative per loro non si possono dedurre da ciò che disse, perché le persone come Tommaso semplicemente non hanno un briciolo di vera fede. Le prescrizioni del Signore Gesù per loro si fermano qui, ma l’atteggiamento che Egli mostrò verso le persone come Pietro è totalmente diverso. Non chiese a Pietro di allungare la mano e di toccare i segni dei chiodi, né disse: “Non essere incredulo, ma credente”. Invece gli fece ripetutamente la stessa domanda. Il quesito fu ricco di spunti di riflessione e di significato, un quesito che non può evitare di suscitare rimorso e paura in ogni seguace di Cristo, ma anche di fargli percepire lo stato d’animo angosciato e afflitto del Signore Gesù. Quando i seguaci attraversano un momento di grande dolore e sofferenza, sono più capaci di comprendere la preoccupazione e la sollecitudine del Signore Gesù Cristo; si rendono conto del Suo scrupoloso insegnamento e delle Sue rigide prescrizioni per le persone pure e oneste. La Sua domanda permette agli uomini di percepire che le Sue aspettative su di loro, rivelate da queste semplici parole, non impongono solo di credere in Lui e di seguirLo, ma anche di raggiungere l’amore, di amare il tuo Signore e tuo Dio. Questo tipo di amore è premuroso e obbediente. Spinge gli esseri umani a vivere per Dio, a morire per Lui, a dedicarGli ogni cosa, a spendersi e a dare tutto per Lui. Questo tipo di amore dà anche conforto a Dio, permettendoGli di ricevere testimonianze e di riposare. È lo strumento che gli uomini hanno per ripagarLo, è responsabilità, obbligo e dovere dell’uomo, ed è una via che le persone devono seguire per tutta la vita. Queste tre domande furono una prescrizione e un’esortazione che il Signore Gesù fece a Pietro e a tutte le persone che sarebbero state rese perfette. Furono questi tre interrogativi a spingere e a motivare Pietro a seguire il suo cammino nella vita fino alla fine, e furono queste domande poste dal Signore Gesù al momento del Suo commiato a indurlo a intraprendere il cammino verso la perfezione, a spingerlo, grazie all’amore per il Signore, a prendersi cura del Suo cuore, a obbedirGli, a offrirGli conforto e a consacrarGli tutta la propria vita e tutto il proprio essere.

Durante l’Età della Grazia, l’opera di Dio si rivolse principalmente a due tipi di persone. Al primo appartenevano coloro che credevano in Lui e Lo seguivano, che osservavano i Suoi comandamenti, che erano in grado di portare la croce e di restare fedeli alla via dell’Età della Grazia. Costoro avrebbero ottenuto la benedizione di Dio e ricevuto la Sua grazia. Al secondo appartenevano gli uomini come Pietro, coloro che potevano essere resi perfetti. Così, dopo la resurrezione, il Signore Gesù fece anzitutto queste due cose importantissime. Una fu svolta con Tommaso, l’altra con Pietro. Che cosa rappresentano queste due cose? La vera intenzione di salvare l’umanità da parte di Dio? La Sua sincerità verso gli uomini? L’opera che Egli svolse con Tommaso fu avvertire le persone di non essere scettiche ma semplicemente di credere. Quella che svolse con Pietro fu rafforzare la fede degli uomini come lui e chiarire le Sue prescrizioni per questo tipo di persone, mostrare quali obiettivi avrebbero dovuto perseguire.

Dopo la resurrezione, il Signore Gesù Si manifestò alle persone che riteneva necessarie, parlò con loro e diede loro delle prescrizioni, accantonando le Sue intenzioni e le Sue aspettative riguardo agli esseri umani. In altre parole, poiché era il Dio incarnato, la Sua preoccupazione per gli uomini e le Sue prescrizioni per loro non cambiarono mai: rimasero le stesse quando Egli fu nella carne e quando fu nel Suo corpo spirituale dopo essere stato crocifisso ed essere risorto. Si preoccupò per questi discepoli prima di essere crocifisso e, in cuor Suo, aveva le idee chiare sulla condizione di ogni singola persona e ne capiva le mancanze e, naturalmente, la Sua comprensione di ciascuna persona dopo che Egli morì, risorse e divenne un corpo spirituale, rimase la stessa di quando Egli era nella carne. Sapeva che le persone non erano totalmente certe della Sua identità come Cristo, ma durante il Suo tempo nella carne non ebbe aspettative severe su di loro. Dopo la resurrezione, tuttavia, Si manifestò agli uomini e diede loro la certezza assoluta che il Signore Gesù era venuto da Dio ed era Dio incarnato, e usò la realtà della Propria manifestazione e resurrezione come la più grande visione e motivazione per l’eterna ricerca dell’umanità. La Sua resurrezione dalla morte non solo rafforzò tutti coloro che Lo seguivano, ma attuò completamente la Sua opera dell’Età della Grazia tra gli uomini, e così il Vangelo della salvezza del Signore Gesù nell’Età della Grazia si diffuse gradualmente in ogni angolo del mondo. Diresti che la manifestazione del Signore Gesù dopo la resurrezione ebbe una certa importanza? Se fossi stato Tommaso o Pietro a quel tempo, e nella tua vita ti fossi imbattuto in quest’unica cosa così significativa, che tipo di effetto avrebbe avuto su di te? L’avresti considerata la visione migliore e più grande della tua vita di fede in Dio? L’avresti vista come una forza che ti guidava mentre seguivi Dio, mentre ti sforzavi di soddisfarLo e cercavi di amarLo nella tua intera esistenza? Avresti passato la vita a sforzarti di diffondere questa grandissima visione? Avresti accettato di diffondere la salvezza del Signore Gesù come incarico assegnato da Dio? Anche se non avete sperimentato tutto questo, i due esempi di Tommaso e di Pietro sono già sufficienti affinché le persone dell’epoca moderna acquisiscano una chiara comprensione di Dio e della Sua volontà. Si potrebbe dire che, dopo esserSi fatto carne, dopo aver sperimentato personalmente la vita tra le persone e la vita umana, e dopo aver visto la depravazione dell’umanità e la situazione della vita umana a quell’epoca, il Dio incarnato abbia percepito più profondamente come l’umanità sia impotente, deplorevole e meschina. Egli acquisì una maggiore empatia per la condizione umana grazie all’umanità che Egli possedeva vivendo nella carne e ai Suoi istinti carnali. Ciò Lo indusse a provare maggiore sollecitudine per i Suoi seguaci. Probabilmente queste sono cose che non potete capire, ma Io posso descrivere questa sollecitudine e premura di Dio incarnato per ciascuno dei Suoi seguaci usando solo due parole: “intensa preoccupazione”. Anche se questa espressione deriva dal linguaggio umano ed è molto umana, nondimeno esprime e descrive fedelmente i sentimenti di Dio verso i Suoi seguaci. Quanto all’intensa preoccupazione di Dio per gli esseri umani, la percepirete gradualmente e ne avrete un assaggio nel corso delle vostre esperienze. Questo obiettivo, tuttavia, si può raggiungere soltanto comprendendo a poco a poco l’indole di Dio tramite la ricerca di un cambiamento nella vostra indole. Quando il Signore Gesù realizzò questa manifestazione, ciò fece sì che la Sua intensa preoccupazione per i Suoi seguaci nella umanità si concretizzasse e passasse al Suo corpo spirituale, oppure si potrebbe dire alla Sua divinità. La Sua manifestazione consentì alle persone di sperimentare e di sentire ancora una volta l’interessamento e la sollecitudine di Dio, allo stesso tempo dimostrando vigorosamente che Egli è Colui che avvia un’età, che la dispiega e anche la conclude. Attraverso la Sua manifestazione, Dio rafforzò la fede di tutti gli uomini e dimostrò al mondo che Egli è Dio Stesso. Ciò diede ai Suoi seguaci una conferma eterna e, attraverso la Sua manifestazione, Egli avviò anche una fase della Sua opera nella nuova età.

Tratto da “L’opera di Dio, l’indole di Dio e Dio Stesso III” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 81

Gesù mangia il pane e spiega le Scritture dopo la resurrezione

Luca 24:30-32 Quando fu a tavola con loro prese il pane, lo benedisse, lo spezzò e lo diede loro. Allora i loro occhi furono aperti e Lo riconobbero, ma Egli scomparve alla loro vista. Ed essi dissero l’uno all’altro: “Non sentivamo forse ardere il cuore dentro di noi mentre Egli ci parlava per la via e ci spiegava le Scritture?”

I discepoli offrono a Gesù del pesce arrostito

Luca 24:36-43 Ora, mentre essi parlavano di queste cose, Gesù Stesso comparve in mezzo a loro e disse: “Pace a voi!” Ma essi, sconvolti e atterriti, pensavano di vedere uno spirito. Ed Egli disse loro: “Perché siete turbati? E perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le Mie mani e i Miei piedi, perché sono proprio Io! ToccateMi e guardate, perché uno spirito non ha carne e ossa, come vedete che ho Io”. E, detto questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma siccome per la gioia non credevano ancora e si stupivano, disse loro: “Avete qui qualcosa da mangiare?” Essi Gli porsero un pezzo di pesce arrostito; Egli lo prese, e mangiò in loro presenza.

Ora daremo un’occhiata ai passi delle Scritture sopra menzionati. Il primo racconta che dopo la resurrezione il Signore Gesù mangiò del pane e spiegò le Scritture, e il secondo riferisce che consumò un pesce arrostito. In che modo questi due brani vi aiutano a conoscere l’indole di Dio? Che idea vi fate da queste descrizioni del Signore Gesù che mangia il pane e poi un pesce arrostito? Riuscite a immaginare come vi sentireste se Egli mangiasse il pane davanti a voi? O se mangiasse allo stesso tavolo con voi, consumando pesce e pane con gli uomini, che tipo di sensazione provereste in quel momento? Se ti sentissi molto vicino al Signore, se sentissi che Egli è molto intimo con te, la tua supposizione è giusta. È esattamente questo l’esito che il Signore Gesù voleva sortire cibandosi di pani e pesci di fronte alla folla raccoltasi dopo la resurrezione. Se, dopo essere risorto, si fosse limitato a parlare con gli uomini, se essi non avessero potuto sentire la Sua carne e le Sue ossa, ma invece Lo avessero percepito come uno Spirito irraggiungibile, cosa avrebbero provato? Non sarebbero rimasti delusi? E, in tal caso, non si sarebbero sentiti abbandonati? Non avrebbero avvertito una distanza tra loro e il Signore Gesù Cristo? Che tipo di effetto negativo avrebbe creato questa distanza sul loro rapporto con Dio? Sicuramente le persone avrebbero avuto tanta paura da non osare avvicinarsi a Lui, e così Lo avrebbero tenuto a rispettosa distanza. Da quel momento in poi avrebbero troncato la loro relazione intima con il Signore Gesù Cristo e sarebbero tornate a un rapporto tra l’umanità e il Dio dei cieli, come quello precedente l’Età della Grazia. Il corpo spirituale che gli uomini non potevano toccare né sentire avrebbe provocato lo sradicamento della loro intimità con Dio e causato anche la fine dell’esistenza di quella relazione intima, instaurata durante il periodo del Signore Gesù Cristo nella carne, senza alcuna distanza tra Lui e gli esseri umani. Le uniche reazioni che il corpo spirituale avrebbe suscitato nelle persone sarebbero state sentimenti di paura, rifiuto, e uno sguardo muto. Non avrebbero osato avvicinarsi al Signore Gesù o avviare un dialogo con Lui, né tantomeno seguirLo, fidarsi di Lui o guardarLo con ammirazione. Dio non desiderava vedere questo tipo di sentimenti che gli esseri umani provavano nei Suoi confronti. Non voleva vedere le persone che Lo evitavano o che si allontanavano; voleva solo che Lo capissero, che si avvicinassero e fossero la Sua famiglia. Se la tua famiglia, i tuoi figli, ti vedessero ma non ti riconoscessero, e non osassero avvicinarsi a te ma ti evitassero sempre, se non riuscissi a far capire loro tutto ciò che hai fatto nel loro interesse, come ti sentiresti? Non sarebbe doloroso? Non ti si spezzerebbe il cuore? È così che Dio Si sente quando gli esseri umani Lo evitano. Così, dopo la resurrezione, il Signore Gesù Si manifestò ancora alle persone in carne e ossa, e mangiò e bevve ancora con loro. Dio considera gli uomini una famiglia e vuole che anche loro Lo vedano come Colui che è a loro più caro; soltanto così può guadagnarli davvero, e soltanto così essi possono amarLo e adorarLo sinceramente. Ora riuscite a capire la Mia intenzione nel selezionare questi due passi delle Scritture in cui il Signore Gesù mangia il pane e spiega le Scritture dopo la Sua resurrezione, e dove i discepoli Gli offrono un pesce arrostito?

Si può affermare che la serie di cose fatte e dette dal Signore Gesù dopo la resurrezione fossero il frutto di un’attenta riflessione. Erano cose piene della gentilezza e dell’affetto che Dio provava per l’umanità, e anche della considerazione e sollecitudine meticolosa che nutriva per la relazione intima instaurata con gli uomini durante il Suo tempo nella carne. Ancora di più, erano piene della nostalgia e del desiderio che Egli aveva per la vita trascorsa a mangiare e a vivere insieme ai Suoi seguaci durante il Suo tempo nella carne. Perciò Dio non voleva che le persone percepissero una distanza tra Lui e loro, né che si allontanassero da Lui. Ancor di più, non voleva pensassero che, dopo la resurrezione, il Signore Gesù non fosse più il Signore che era stato così intimo con gli uomini, che Egli non stesse più con loro perché era tornato nel mondo spirituale, dal Padre che esse non avrebbero mai potuto vedere né raggiungere. Non voleva avessero la sensazione che fosse sorta qualche differenza di posizione tra Lui e l’umanità. Quando Dio vede delle persone che vogliono seguirLo ma che Lo tengono a rispettosa distanza, il Suo cuore soffre perché ciò significa che i loro cuori sono molto lontani da Lui e che per Lui sarà molto difficile guadagnarli. Dunque, se Si fosse manifestato agli uomini in un corpo spirituale che essi non avrebbero potuto vedere né toccare, ciò li avrebbe allontanati ancora una volta da Dio e condotti a pensare erroneamente che, dopo la resurrezione, Cristo fosse diventato altezzoso, diverso dagli esseri umani e impossibilitato a sedersi ancora a tavola e a mangiare con loro, perché essi sono peccaminosi, sudici e non possono mai avvicinarsi a Dio. Per dissipare questi malintesi dell’umanità, il Signore Gesù fece diverse cose che era solito fare nella carne e che sono riferite nella Bibbia: “Prese il pane, lo benedisse, lo spezzò e lo diede loro”. Inoltre spiegò loro le Scritture, come era stata Sua abitudine in passato. Tutte queste cose compiute dal Signore Gesù fecero sì che chiunque Lo vedesse capisse che il Signore non era cambiato, che era ancora lo stesso. Anche se era stato crocifisso e aveva sperimentato la morte, era risorto e non aveva abbandonato l’umanità. Era tornato tra gli uomini e nulla in Lui era cambiato. Il Figlio dell’uomo che Si trovava davanti alle persone era ancora lo stesso Signore Gesù. Il Suo comportamento e il Suo modo di conversare con gli uomini risultavano così familiari. Era ancora veramente pieno di benevolenza, di grazia e di tolleranza; era ancora lo stesso Signore Gesù che amava gli altri come Sé Stesso, che era in grado di perdonare l’umanità fino a settanta volte sette. Come aveva sempre fatto prima, Egli mangiava con gli uomini, discuteva delle Scritture con loro e, cosa ancora più importante, proprio come prima era fatto di carne e ossa, e poteva essere toccato e visto. Il Figlio dell’uomo quale Egli era, permise alle persone di percepire intimità, di sentirsi a loro agio e di provare la gioia di ritrovare qualcosa che era andato perduto. Con grande facilità, le persone cominciarono con coraggio e fiducia ad ammirare questo Figlio dell’uomo e a contare su di Lui, che era in grado di perdonare i peccati dell’umanità. Cominciarono anche a pregare nel nome del Signore Gesù senza esitazione, a pregare per ottenere la Sua grazia, la Sua benedizione, la Sua pace e gioia, la Sua sollecitudine e protezione, e iniziarono a guarire i malati e a scacciare i demoni nel nome del Signore Gesù.

Tratto da “L’opera di Dio, l’indole di Dio e Dio Stesso III” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 82

Nel periodo in cui Egli operò nella carne, la maggior parte dei Suoi seguaci non poté verificare completamente la Sua identità e le cose che disse. Quando Si stava avvicinando alla croce, i Suoi seguaci si limitarono a osservare. Poi, dal momento in cui fu crocifisso fino a quando fu messo nel sepolcro, il loro atteggiamento fu di delusione. In quel periodo, in cuor loro gli uomini avevano già cominciato a passare dallo scetticismo circa le cose che il Signore Gesù aveva detto durante il Suo tempo nella carne al rifiuto più completo. Poi, quando Egli uscì dal sepolcro e Si manifestò alle persone a una a una, la maggior parte di coloro che Lo videro con i loro occhi o che appresero la notizia della Sua resurrezione passò gradualmente da un atteggiamento di negazione allo scetticismo. Solo quando il Signore Gesù consentì a Tommaso di toccarGli il costato, e quando spezzò il pane e lo mangiò davanti alla folla dopo la Sua resurrezione, e poi passò a consumare un pesce arrostito dinanzi a loro, costoro accettarono davvero il fatto che il Signore Gesù fosse Cristo incarnato. Si potrebbe dire che fu come se questo corpo spirituale fatto di carne e sangue stesse destando ciascuno di quegli individui da un sogno: il Figlio dell’uomo che Si trovava dinanzi a loro era Colui che esisteva da tempo immemorabile. Aveva una forma, una carne e delle ossa, e aveva già vissuto e mangiato insieme all’umanità per molto tempo… In quel momento, le persone sentirono che la Sua esistenza era davvero reale e meravigliosa. Allo stesso tempo, erano anche gioiose e felici, e piene di emozione. La Sua riapparizione consentì agli uomini di vedere davvero la Sua umiltà e di percepire la Sua vicinanza e il Suo attaccamento all’umanità, e di avvertire quanto Egli pensasse a loro. Questo breve ricongiungimento diede alle persone che videro il Signore Gesù la sensazione che fosse passata una vita intera. I loro cuori disorientati, confusi, spaventati, ansiosi, anelanti e intorpiditi trovarono conforto. Quegli individui non erano più scettici o delusi, perché sentivano che ora c’erano una speranza e qualcosa su cui fare affidamento. Il Figlio dell’uomo che Si trovava davanti a loro sarebbe stato per tutto il tempo la loro retroguardia, la loro torre salda, il loro rifugio per l’eternità.

Anche se il Signore Gesù era resuscitato, il Suo cuore e la Sua opera non avevano abbandonato l’umanità. ManifestandoSi alle persone, disse loro che, a prescindere dalla forma in cui Egli esisteva, le avrebbe accompagnate, avrebbe camminato con loro e sarebbe stato al loro fianco in ogni momento e in ogni luogo. Disse loro che in ogni momento e in ogni luogo avrebbe provveduto alle necessità degli uomini e li avrebbe pasciuti, consentendo loro di vederLo e di toccarLo, e Si sarebbe assicurato che non si sentissero mai più impotenti. Il Signore Gesù voleva anche che le persone sapessero che non sono sole a questo mondo. Godono della sollecitudine di Dio, ed Egli è con loro. Possono sempre appoggiarsi a Lui, ed Egli è famiglia per ciascuno dei Suoi seguaci. Così gli uomini non saranno più soli né indifesi, e coloro che accettano Dio come sacrificio per il peccato non saranno più schiavi del peccato. Agli occhi degli uomini, le parti dell’opera che il Signore Gesù svolse dopo la resurrezione erano cose molto piccole ma, per come la vedo Io, ogni singola cosa che fece fu davvero utile e preziosa, importante e fortemente carica di significato.

Anche se il tempo in cui il Signore Gesù operò nella carne fu pieno di difficoltà e di sofferenza, Egli completò totalmente e perfettamente l’opera di redenzione dell’umanità, stabilita per quel periodo, attraverso la Sua manifestazione nel corpo spirituale di carne e ossa. Iniziò il Suo ministero facendoSi carne e lo concluse manifestandoSi all’umanità nella Sua forma carnale. Annunciò l’Età della Grazia, inaugurando la nuova età tramite la Sua identità come Cristo, e con tale identità portò a compimento l’opera nell’Età della Grazia, e rafforzò e guidò tutti i Suoi seguaci in quest’epoca. Riguardo all’opera di Dio, si può dire che Egli finisce davvero ciò che comincia. Ci sono delle fasi e un piano, e l’opera è colma della Sua saggezza, della Sua onnipotenza e delle Sue meravigliose azioni, del Suo amore e della Sua misericordia. Naturalmente, il principale filo conduttore che la attraversa nella sua interezza è l’interessamento per l’umanità; la Sua opera è permeata da sentimenti di preoccupazione che Egli non riesce mai ad accantonare. In questi versetti della Bibbia, in ogni singola cosa che il Signore Gesù fece dopo la resurrezione furono rivelate le speranze e le preoccupazioni immutabili di Dio per l’umanità, oltre alla Sua attenzione e premura meticolose per gli uomini. Fino ai giorni nostri, nulla di tutto ciò è mai cambiato. Riuscite a vederlo? Quando ve ne rendete conto, il vostro cuore non si avvicina inconsapevolmente a Dio? Se viveste in quell’epoca e, dopo la resurrezione, il Signore Gesù Si manifestasse a voi in una forma tangibile e visibile, e se Si sedesse di fronte a voi, mangiasse con voi pane e pesce, vi spiegasse le Scritture e parlasse con voi, come vi sentireste? Felici? O pieni di rimorso? I malintesi precedenti, il desiderio di evitare Dio, i conflitti con Lui e i dubbi sul Suo conto non sparirebbero tutti? Il rapporto tra Dio e l’uomo non diventerebbe più normale e appropriato?

Interpretando questi pochi capitoli della Bibbia, trovate qualche difetto nell’indole di Dio? Qualche adulterazione del Suo amore? Notate qualche inganno o malvagità nella Sua onnipotenza o saggezza? Sicuramente no! Ora potete dire con certezza che Dio è santo? Che ognuna delle Sue emozioni sia una rivelazione della Sua essenza e indole? Spero che, dopo aver letto queste parole, la comprensione che traete da esse vi aiuti e vi favorisca nella ricerca di un cambiamento di indole e del timore di Dio, e che vi dia frutti, frutti che crescano giorno dopo giorno, in modo che nel corso di questa ricerca vi avvicinerete sempre più a Dio e allo standard che Egli prescrive. Non vi annoierete più nel perseguire la verità e non considererete più la ricerca della verità e di un cambiamento di indole una cosa seccante o superflua. Piuttosto, motivati dall’espressione della vera indole di Dio e dalla Sua santa essenza, desidererete la luce e la giustizia, aspirerete alla ricerca della verità e della soddisfazione della volontà di Dio, e diventerete una persona guadagnata da Lui, una persona reale.

Tratto da “L’opera di Dio, l’indole di Dio e Dio Stesso III” in “La Parola appare nella carne”

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