Conoscere Dio 3

La Parola quotidiana di Dio Estratto 83

Dio usa la parola per creare tutte le cose

Genesi 1:3-5 Dio disse: “Sia luce!” E luce fu. Dio vide che la luce era buona; e Dio separò la luce dalle tenebre. Dio chiamò la luce “giorno” e le tenebre “notte”. Fu sera, poi fu mattina: primo giorno.

Genesi 1:6-7 Poi Dio disse: “Vi sia una distesa tra le acque, che separi le acque dalle acque”. Dio fece la distesa e separò le acque che erano sotto la distesa dalle acque che erano sopra la distesa. E così fu.

Genesi 1:9-11 Poi Dio disse: “Le acque che sono sotto il cielo siano raccolte in un unico luogo e appaia l’asciutto”. E così fu. Dio chiamò l’asciutto “terra”, e chiamò la raccolta delle acque “mari”. Dio vide che questo era buono. Poi Dio disse: “Produca la terra della vegetazione, delle erbe che facciano seme e degli alberi fruttiferi che, secondo la loro specie, portino del frutto avente in sé la propria semenza, sulla terra”. E così fu.

Genesi 1:14-15 Poi Dio disse: “Vi siano delle luci nella distesa dei cieli per separare il giorno dalla notte; siano dei segni per le stagioni, per i giorni e per gli anni; facciano luce nella distesa dei cieli per illuminare la terra”. E così fu.

Genesi 1:20-21 Poi Dio disse: “Producano le acque in abbondanza esseri viventi, e volino degli uccelli sopra la terra per l’ampia distesa del cielo”. Dio creò i grandi animali acquatici e tutti gli esseri viventi che si muovono, e che le acque produssero in abbondanza secondo la loro specie, e ogni volatile secondo la sua specie. Dio vide che questo era buono.

Genesi 1:24-25 Poi Dio disse: “Produca la terra animali viventi secondo la loro specie: bestiame, rettili e animali selvatici della terra, secondo la loro specie”. E così fu. Dio fece gli animali selvatici della terra secondo le loro specie, il bestiame secondo le sue specie e tutti i rettili della terra secondo le loro specie. Dio vide che questo era buono.

Il primo giorno, nascono il giorno e la notte dell’umanità, che durano grazie all’autorità di Dio

Consideriamo il primo brano: “Dio disse: ‘Sia luce!’ E luce fu. Dio vide che la luce era buona; e Dio separò la luce dalle tenebre. Dio chiamò la luce ‘giorno’ e le tenebre ‘notte’. Fu sera, poi fu mattina: primo giorno” (Genesi 1:3-5). Questo brano descrive il primo atto di Dio al principio della creazione, e il primo giorno trascorso da Dio in cui vi fu una sera e una mattina. Ma quello fu un giorno straordinario: Dio cominciò a predisporre la luce per tutte le cose e la separò dalle tenebre. Quel giorno Dio cominciò a parlare, e le Sue parole e la Sua autorità esistevano fianco a fianco. La Sua autorità cominciò a manifestarsi in tutte le cose, e la Sua potenza si diffuse tra tutte le cose in conseguenza delle Sue parole. Da quel giorno in poi tutte le cose si formarono e durarono grazie alle parole di Dio, dell’autorità di Dio e della potenza di Dio, e cominciarono a funzionare grazie alle parole di Dio, all’autorità di Dio e alla potenza di Dio. Quando Dio pronunciò le parole: “Sia luce”, la luce fu. Dio non si imbarcò in alcuna impresa; la luce era comparsa in conseguenza delle Sue parole. Quella era la luce che Dio chiamò giorno e da cui l’uomo ancora oggi dipende per la sua esistenza. Per ordine di Dio la sua sostanza e il suo valore non sono mai mutati, e la luce non è mai scomparsa. La sua esistenza manifesta l’autorità e la potenza di Dio, proclama l’esistenza del Creatore e conferma ripetutamente la Sua identità e il Suo prestigio. Non è intangibile né illusoria, ma è una luce reale che può essere vista dall’uomo. In quel momento, in quel mondo vuoto in cui “La terra era informe e vuota, le tenebre coprivano la faccia dell’abisso”, fu prodotta la prima cosa materiale. Essa provenne dalle parole della bocca di Dio, e comparve nel primo atto della creazione di tutte le cose per via dell’autorità e delle affermazioni di Dio. Poco dopo Dio ordinò a luce e tenebre di separarsi… Tutto mutò e si completò grazie alle parole di Dio… Dio chiamò questa luce “giorno” e chiamò le tenebre “notte”. In quel momento si produssero la prima sera e la prima mattina nel mondo che Dio intendeva creare, e Dio disse che quello era il primo giorno. Fu il primo giorno della creazione di tutte le cose da parte del Creatore, e fu il principio della creazione di tutte le cose, e la prima volta in cui l’autorità e la potenza del Creatore si manifestavano nel mondo da Lui creato.

In queste parole l’uomo può vedere l’autorità di Dio, l’autorità delle Sue parole e la Sua potenza. Poiché soltanto Dio ha tale potenza, soltanto Lui possiede tale autorità; e poiché Dio possiede tale autorità, soltanto Dio possiede tale potenza. Potrebbe un uomo o un oggetto avere una simile autorità e potenza? Avete una risposta nel cuore? A parte Dio, qualche essere creato o increato possiede forse tale autorità? Avete mai visto un esempio del genere in qualche libro o pubblicazione? Esiste forse qualche testimonianza del fatto che qualcuno abbia creato i cieli e la terra e tutte le cose? Non compare in nessun altro libro o testimonianza; queste sono naturalmente le uniche parole autorevoli e potenti riguardo alla magnifica creazione del mondo da parte di Dio, e sono registrate nella Bibbia; e queste parole indicano l’autorità unica di Dio e l’identità unica di Dio. Si può dire che tale autorità e tale potenza simboleggino l’identità unica di Dio? Si può dire che siano possedute da Dio e da Dio soltanto? Senza dubbio, solo Dio Stesso possiede una tale autorità e una tale potenza! Tale autorità e tale potenza non possono essere possedute o sostituite da alcun essere creato o increato! È questa una delle caratteristiche dell’unico Dio Stesso? Voi ne siete stati testimoni? Queste parole consentono di capire rapidamente e chiaramente che Dio possiede un’autorità e una potenza uniche, nonché identità e prestigio supremi. Dalla comunicazione qui esposta potete dire che il Dio in cui credete sia l’unico Dio Stesso?

Tratto da “Dio Stesso, l’Unico I” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 84

Il secondo giorno, l’autorità di Dio dispone le acque e crea il firmamento, e compare uno spazio per la sopravvivenza più elementare dell’uomo

“Poi Dio disse: ‘Vi sia una distesa tra le acque, che separi le acque dalle acque’. Dio fece la distesa e separò le acque che erano sotto la distesa dalle acque che erano sopra la distesa. E così fu” (Genesi 1:6-7). Quali cambiamenti avvennero quando Dio disse: “Vi sia una distesa tra le acque, che separi le acque dalle acque”? Nelle Scritture si dice: “Dio fece la distesa e separò le acque che erano sotto la distesa dalle acque che erano sopra la distesa”. Cosa accadde quando Dio ebbe così parlato e agito? La risposta risiede nell’ultima parte del brano: “E così fu”.

Queste due brevi frasi registrano un evento magnifico e descrivono una scena meravigliosa: l’impresa fantastica con cui Dio governò le acque e creò uno spazio in cui potesse esistere l’uomo…

In questo quadro, le acque e il firmamento compaiono in un istante davanti agli occhi di Dio e vengono divisi dall’autorità delle Sue parole e separati in un sopra e un sotto nella maniera da Lui indicata. Vale a dire, il firmamento creato da Dio non solo ricopriva le acque di sotto, ma sosteneva anche le acque di sopra… Davanti a ciò l’uomo non può fare altro che rimanere a guardare ammutolito e restare senza fiato nell’ammirare lo splendore della scena in cui il Creatore trasferì e governò le acque e creò il firmamento, e nell’ammirare la potenza della Sua autorità. Mediante le Sue parole e la Sua potenza e la Sua autorità, Dio compì un’altra grande prodezza. Non è questa la forza dell’autorità del Creatore? Serviamoci delle Scritture per spiegare gli atti di Dio: Dio pronunciò le Sue parole, e grazie ad esse vi fu un firmamento tra le acque. Allo stesso tempo, in quello spazio avvenne un cambiamento formidabile per via di tali parole di Dio, e non fu un cambiamento nel senso ordinario, ma una sorta di sostituzione in cui il nulla divenne qualcosa. Nacque dal pensiero del Creatore e divenne qualcosa a partire dal nulla grazie alle parole pronunciate dal Creatore, e da quel momento in avanti sarebbe esistito e persistito grazie al Creatore e si sarebbe trasformato, mutato e rinnovato secondo il pensiero del Creatore. Questo brano descrive il secondo atto del Creatore nella Sua creazione del mondo intero. Fu un’altra espressione dell’autorità e della potenza del Creatore e fu un’altra impresa pionieristica del Creatore. Quel giorno fu il secondo giorno trascorso dal Creatore dalla fondazione del mondo, e per Lui fu un altro giorno meraviglioso: camminò nella luce, creò il firmamento, dispose e governò le acque, e i Suoi atti, la Sua autorità e la Sua potenza furono messi all’opera nel nuovo giorno…

Vi era un firmamento tra le acque prima che Dio pronunciasse le Sue parole? Naturalmente no! Ma quando Dio disse: “Vi sia una distesa tra le acque”? Comparve ciò che Dio volle; vi fu un firmamento tra le acque, e le acque si separarono perché Dio disse: “Separi le acque dalle acque”. In questo modo, in seguito alle parole di Dio, comparvero fra tutte le cose due nuovi oggetti, due cose appena nate, grazie all’autorità e alla potenza di Dio. E che effetto vi fa la comparsa di queste due nuove cose? Percepite la grandezza della potenza del Creatore? Percepite la forza unica e straordinaria del Creatore? La grandezza di tale forza e tale potenza è dovuta all’autorità di Dio, e tale autorità è una rappresentazione di Dio Stesso e una caratteristica unica di Dio Stesso.

Questo brano vi ha indicato un altro senso profondo dell’unicità di Dio? Ma questo è lungi dall’essere sufficiente; l’autorità e la potenza del Creatore vanno molto al di là di questo. La Sua unicità non deriva solamente dal fatto che Egli possiede una sostanza diversa da quella di ogni creatura, ma anche dal fatto che la Sua autorità e la Sua potenza sono straordinarie, illimitate, superlative rispetto a tutto, e sono al di sopra di tutto, e dal fatto che la Sua autorità, e ciò che Egli ha ed è, possono creare la vita e produrre miracoli, e possono creare ogni minuto e secondo spettacolare e straordinario, e allo stesso tempo Egli è in grado di governare la vita da Lui creata e detenere la sovranità sui miracoli e su ogni minuto e secondo che Egli crea.

Tratto da “Dio Stesso, l’Unico I” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 85

Il terzo giorno, le parole di Dio fanno nascere la terra e i mari, e l’autorità di Dio colma di vita il mondo

Leggiamo adesso la prima frase di Genesi 1:9-11: “Poi Dio disse: ‘Le acque che sono sotto il cielo siano raccolte in un unico luogo e appaia l’asciutto’”. Quali cambiamenti si verificarono quando Dio disse semplicemente: “Le acque che sono sotto il cielo siano raccolte in un unico luogo e appaia l’asciutto”? E che cosa vi era in quello spazio, a parte la luce e il firmamento? Nelle Scritture si dice: “Dio chiamò l’asciutto ‘terra’, e chiamò la raccolta delle acque ‘mari’. Dio vide che questo era buono”. Vale a dire, adesso in quello spazio vi erano terra e mari, e terra e mari erano separati. La comparsa di queste nuove cose seguì il comando dalla bocca di Dio: “E così fu”. La Scrittura racconta che Dio era indaffarato mentre faceva queste cose? Lo descrive impegnato in un lavoro fisico? Allora, in che modo Dio fece tutto questo? In che modo fece comparire queste cose nuove? Evidentemente Dio usò le parole per realizzare tutto questo, per creare l’insieme di queste cose.

…………

Proseguiamo fino alla frase finale di questo brano: “Poi Dio disse: ‘Produca la terra della vegetazione, delle erbe che facciano seme e degli alberi fruttiferi che, secondo la loro specie, portino del frutto avente in sé la propria semenza, sulla terra’. E così fu”. Mentre Dio parlava, tutte queste cose ebbero origine secondo i Suoi pensieri, e in un attimo fecero capolino dal terreno varie forme di vita piccole e delicate, e prima ancora di essersi scrollate di dosso i residui di terra si salutavano reciprocamente, ondeggiando e sorridendo al mondo. Ringraziavano il Creatore per la vita che aveva conferito loro e annunciavano al mondo che esse facevano parte di tutte le cose, e che ciascuna di esse avrebbe dedicato la propria vita a manifestare l’autorità del Creatore. Quando le parole di Dio furono pronunciate, il terreno divenne rigoglioso e verde, spuntarono e uscirono dal terreno piante di ogni sorta che potevano essere apprezzate dall’uomo, e montagne e pianure si popolarono fitte di alberi e foreste… Questo mondo brullo, in cui non vi era stata traccia di vita, rapidamente si ricoprì di una profusione di erba, piante e alberi, traboccando di vegetazione… Nell’aria si propagarono la fragranza dell’erba e l’aroma del terreno, e una schiera di piante cominciò a respirare in concomitanza con la circolazione dell’aria, ed ebbe inizio il processo di crescita. Allo stesso tempo, grazie alle parole di Dio e seguendo i pensieri di Dio, tutte le piante diedero inizio al ciclo perpetuo di vita in cui crescono, fioriscono, recano frutti e si moltiplicano. Cominciarono a aderire strettamente al proprio rispettivo ciclo di vita e cominciarono a svolgere il rispettivo ruolo fra tutte le cose… Tutte erano nate e vivevano grazie alle parole del Creatore. Avrebbero ricevuto incessantemente la provvista e il nutrimento da parte del Creatore, sarebbero sempre sopravvissute tenacemente in ogni angolo della terra per manifestare l’autorità e la potenza del Creatore, e avrebbero sempre manifestato la forza vitale conferita loro dal Creatore…

La vita del Creatore è straordinaria, i Suoi pensieri sono straordinari, la Sua autorità è straordinaria; e così, quando le Sue parole furono pronunciate, accadde che “E così fu”. Chiaramente, non è necessario che Dio adoperi le mani quando agisce: con i pensieri comanda e con le parole ordina, e in questo modo si realizzano le cose. Quel giorno Dio raccolse le acque in un unico luogo e fece comparire la terraferma; dopodiché fece spuntare l’erba dal terreno, e crebbero le piante che producevano semi e gli alberi che davano frutti, e Dio li classificò ciascuno secondo la sua specie e fece sì che ciascuno contenesse i propri semi. Tutte queste cose furono realizzate secondo i pensieri di Dio e i comandi delle Sue parole, e comparvero una dopo l’altra in questo nuovo mondo.

Prima ancora di dare inizio alla Sua opera, Dio aveva già in mente un quadro di ciò che intendeva fare, e quando si mise a realizzare queste cose, ossia quando aprì bocca per parlare del contenuto di questo quadro, cominciarono ad avvenire mutamenti in tutte le cose grazie alla Sua autorità e potenza. A prescindere da come Dio lo fece o da come esercitò la Sua autorità, tutto fu realizzato passo dopo passo secondo il Suo progetto e grazie alle Sue parole, e gradualmente avvennero mutamenti fra cielo e terra grazie alle Sue parole e alla Sua autorità. Tutti questi mutamenti e avvenimenti mostrarono l’autorità del Creatore e la straordinarietà e la grandezza del potere della Sua vita. I Suoi pensieri non sono semplici idee, un quadro vuoto, ma un’autorità dotata di vitalità e straordinaria energia, e sono la potenza che fa mutare, ristabilire, rinnovare e perire tutte le cose. E pertanto tutte le cose funzionano grazie ai Suoi pensieri, e allo stesso tempo si realizzano grazie alle parole della Sua bocca…

Prima che comparissero tutte le cose, nei pensieri di Dio si era già formato da tempo un progetto completo, e da tempo si era realizzato un mondo nuovo. Anche se il terzo giorno comparvero sulla terra piante di ogni sorta, Dio non aveva motivo di interrompere le fasi di creazione di questo mondo; intendeva continuare a pronunciare le Sue parole, continuare a realizzare la creazione di ogni cosa nuova. Avrebbe parlato, avrebbe dato i Suoi comandi e avrebbe esercitato la Sua autorità e manifestato la Sua potenza; così predispose tutto ciò che aveva progettato di predisporre per tutte le cose e per l’umanità che intendeva creare…

Tratto da “Dio Stesso, l’Unico I” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 86

Il quarto giorno, quando Dio esercita di nuovo la Sua autorità, compaiono le stagioni, i giorni e gli anni dell’umanità

Il Creatore usò le Sue parole per realizzare il Suo progetto e in questo modo trascorse i primi tre giorni del Suo piano. In quei tre giorni, Dio non fu visto indaffarato né esausto; al contrario, trascorse meravigliosamente i primi tre giorni del Suo piano e realizzò la grande impresa della trasformazione radicale del mondo. Davanti ai Suoi occhi comparve un mondo totalmente nuovo e, pezzo dopo pezzo, il quadro bellissimo che era celato nei Suoi pensieri si rivelò finalmente nelle parole di Dio. La comparsa di ogni nuova cosa era come la nascita di un bambino, e il Creatore Si compiacque del quadro che un tempo era stato nei Suoi pensieri ma che a quel punto era stato realizzato. In quel momento il Suo cuore ottenne un briciolo di soddisfazione, ma il Suo piano era appena cominciato. In un batter d’occhio era arrivato un nuovo giorno; e qual era la pagina successiva nel piano del Creatore? Che cosa disse? E come esercitò la Sua autorità? E allo stesso tempo quali nuove cose giunsero in questo mondo nuovo? Seguendo la guida del Creatore, il nostro sguardo si posa sul quarto giorno della creazione di tutte le cose da parte di Dio, un giorno che fu un ulteriore nuovo inizio. Naturalmente, per il Creatore, fu indubbiamente un altro giorno meraviglioso e, per l’umanità di oggi, un altro giorno della massima importanza. Fu naturalmente un giorno di valore inestimabile. In che senso fu meraviglioso, tanto importante e di valore inestimabile? Prima di tutto ascoltiamo le parole pronunciate dal Creatore…

“Poi Dio disse: ‘Vi siano delle luci nella distesa dei cieli per separare il giorno dalla notte; siano dei segni per le stagioni, per i giorni e per gli anni; facciano luce nella distesa dei cieli per illuminare la terra’” (Genesi 1:14-15). Questo fu un altro esercizio dell’autorità di Dio, che fu manifestata dalle creature in seguito alla Sua creazione della terraferma e delle piante al suo interno. Per Dio un tale atto fu altrettanto facile, poiché Dio ha tale potenza; Dio mantiene la parola, e la Sua parola si avvera. Dio ordinò ai luminari di comparire in cielo, e questi luminari non soltanto splendevano nel cielo e sulla terra, ma servivano anche da segni per il giorno e la notte, per le stagioni, i giorni e gli anni. In questo modo, mentre Dio pronunciava le Sue parole, ogni atto che Dio desiderava realizzare fu compiuto secondo il Suo intento e nella maniera da Lui indicata.

I luminari del cielo sono materia celeste in grado di irradiare luce; possono illuminare il cielo e possono illuminare la terra e i mari. Ruotano secondo il ritmo e la frequenza ordinati da Dio e rischiarano per periodi di tempo diversi sulla terra, e in questo modo i cicli di rivoluzione dei luminari fanno sì che si producano giorno e notte nell’est e nell’ovest della terra, e non sono soltanto segni di notte e giorno, ma attraverso questi vari cicli indicano anche le feste e le varie giornate speciali dell’umanità. Sono il complemento e l’accompagnamento perfetti delle quattro stagioni – primavera, estate, autunno e inverno – emanate da Dio, assieme alle quali i luminari servono armoniosamente da indicatori regolari e precisi per le fasi lunari, i giorni e gli anni dell’umanità. Anche se solo dopo l’avvento dell’agricoltura l’umanità cominciò a capire e a constatare la separazione delle fasi lunari, dei giorni e degli anni causata dalle luci create da Dio, in realtà le fasi lunari, i giorni e gli anni che l’uomo intende oggi cominciarono a prodursi tanto tempo fa, nel quarto giorno della creazione di tutte le cose da parte di Dio; e così anche i cicli alternati di primavera, estate, autunno e inverno sperimentati dall’uomo cominciarono tanto tempo fa, nel quarto giorno della creazione di tutte le cose da parte di Dio. I luminari creati da Dio consentirono all’uomo di distinguere giorno e notte in maniera regolare, precisa e chiara, e di contare i giorni e di seguire distintamente le fasi lunari e gli anni. (Il giorno del plenilunio era il compimento di un mese, e da questo l’uomo sapeva che l’illuminazione dei luminari avviava un nuovo ciclo; il giorno della mezza luna era il compimento di metà mese, il che diceva all’uomo che cominciava una nuova fase lunare, da cui si poteva dedurre quanti giorni e quante notti vi fossero in una fase lunare, quante fasi lunari vi fossero in una stagione e quante stagioni vi fossero in un anno, e tutto si manifestava regolarmente.) E così l’uomo poté seguire facilmente le fasi lunari, i giorni e gli anni indicati dalle rivoluzioni dei luminari. Da quel momento in avanti l’umanità e tutte le cose vissero inconsciamente nell’alternanza ordinata di notte e giorno e delle stagioni prodotta dalle rivoluzioni dei luminari. Tale fu l’importanza della creazione dei luminari da parte del Creatore nel quarto giorno. Analogamente, le finalità e l’importanza di questa azione del Creatore erano ancora inseparabili dalla Sua autorità e dalla Sua potenza. E così i luminari creati da Dio e il valore che presto avrebbero avuto per l’uomo furono un altro colpo da maestro nell’esercizio dell’autorità del Creatore.

In questo mondo nuovo, in cui l’umanità ancora doveva fare la sua comparsa, il Creatore aveva predisposto sera e mattina, il firmamento, terre e mari, erba, piante e vari tipi di alberi nonché i luminari, le stagioni, i giorni e gli anni per la nuova forma di vita che presto avrebbe creato. L’autorità e la potenza del Creatore si esprimevano in ogni nuova cosa da Lui creata, e le Sue parole e le Sue creazioni scaturivano simultaneamente, senza la minima discrepanza e senza il minimo intervallo. La comparsa e la nascita di tutte queste cose nuove erano una dimostrazione dell’autorità e della potenza del Creatore: Egli mantiene la parola, e la Sua parola si realizzerà, e ciò che si realizzerà dura per sempre. Questo dato di fatto non è mai cambiato: così era nel passato, così è oggi e così sarà per l’eternità. Se riconsiderate queste parole della Scrittura, vi sembrano nuove? Avete riconosciuto un contenuto nuovo, avete compiuto nuove scoperte? Questo avviene perché gli atti del Creatore vi hanno stimolato il cuore, hanno orientato la vostra conoscenza della Sua autorità e della Sua potenza e hanno aperto la porta alla vostra comprensione del Creatore, e i Suoi atti e la Sua autorità hanno dato vita a queste parole. E così in queste parole l’uomo ha visto un’espressione reale e vivida dell’autorità del Creatore, e ha constatato veramente la supremazia del Creatore, e ha contemplato la straordinarietà della Sua autorità e potenza.

L’autorità e la potenza del Creatore producono miracolo dopo miracolo, ed Egli attira l’attenzione dell’uomo, e l’uomo non può evitare di osservare pietrificato gli atti strabilianti derivati dall’esercizio della Sua autorità. La Sua potenza fenomenale produce una delizia dopo l’altra, e l’uomo rimane abbagliato e felicissimo, e resta senza fiato per l’ammirazione, è sbigottito e acclama; per di più l’uomo è visibilmente commosso e in lui si generano rispetto, venerazione e attaccamento. L’autorità e gli atti del Creatore hanno un grande impatto sullo spirito dell’uomo e lo purificano e lo appagano. Ciascuno dei Suoi pensieri, ciascuna delle Sue affermazioni e ogni rivelazione della Sua autorità sono un capolavoro che spicca fra tutte le cose, e sono una grande impresa, quanto mai degna di essere conosciuta e capita a fondo dall’umanità creata.

Tratto da “Dio Stesso, l’Unico I” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 87

Il quinto giorno, varie e diversificate forme di vita dimostrano l’autorità del Creatore in modi differenti

Dice la Scrittura: “Poi Dio disse: ‘Producano le acque in abbondanza esseri viventi, e volino degli uccelli sopra la terra per l’ampia distesa del cielo’. Dio creò i grandi animali acquatici e tutti gli esseri viventi che si muovono, e che le acque produssero in abbondanza secondo la loro specie, e ogni volatile secondo la sua specie. Dio vide che questo era buono” (Genesi 1:20-21). La Scrittura ci dice chiaramente che in questo giorno Dio fece le creature delle acque e gli uccelli dell’aria, cioè creò i vari pesci e uccelli, e li classificò ciascuno secondo la specie. In tal modo la terra, i cieli e le acque furono arricchiti dalla creazione di Dio…

A mano a mano che furono pronunciate le parole di Dio, nuove forme di vita, ciascuna di aspetto differente, comparvero all’istante fra le parole del Creatore. Vennero al mondo facendo a gara, saltando, giocando allegramente… Nell’acqua nuotavano pesci di ogni forma e dimensione; dalle sabbie spuntavano molluschi di ogni genere; creature a squame, a conchiglia e invertebrate crescevano in fretta in forme diverse, grandi o piccole, lunghe o corte. E così cominciarono a crescere rapidamente anche vari generi di alghe, oscillando al passaggio delle varie forme di vita acquatiche, ondeggiando, incitando l’acqua stagnante come per dire: muoviti! Porta i tuoi amici! Così non sarai mai più sola! Dal momento in cui le varie creature viventi create da Dio comparvero nell’acqua, ogni nuova forma di vita portò vivacità nelle acque rimaste per tanto tempo inattive e inaugurò una nuova era… Dal quel momento in avanti si accoccolarono le une accanto alle altre e si fecero compagnia, senza distinzioni. L’acqua esisteva per le creature al suo interno, nutrendo ogni forma di vita che risiedeva entro il suo abbraccio, e ogni forma di vita esisteva per l’acqua a causa del suo nutrimento. Ciascuna conferiva vita all’altra e allo stesso tempo ciascuna allo stesso modo testimoniava la miracolosità e la grandezza della creazione operata dal Creatore e la potenza insuperabile della Sua autorità…

Come il mare non era più silenzioso, così la vita cominciò a popolare anche i cieli. Uno dopo l’altro, dalla terra si librarono in cielo uccelli grandi e piccoli. Diversamente dalle creature del mare, avevano ali e piume a ricoprire la loro figura snella e aggraziata. Battevano le ali, esibendo orgogliosamente e altezzosamente il piumaggio splendido e le funzioni e capacità speciali conferite loro dal Creatore. Si innalzavano liberamente e facevano la spola con abilità fra cielo e terra, su pianure e foreste… Erano i prediletti dell’aria, i prediletti di tutte le cose. Presto sarebbero divenuti il legame fra cielo e terra e avrebbero trasmesso messaggi a tutte le cose… Cantavano, balzavano gioiosamente qua e là, portavano allegria, risate ed esuberanza a questo mondo un tempo vuoto… Usavano il loro canto netto e melodioso, usavano le parole del loro cuore per lodare il Creatore per la vita loro conferita. Danzavano allegramente per manifestare la perfezione e la miracolosità della creazione operata dal Creatore, e avrebbero dedicato l’intera loro vita a testimoniare la Sua autorità mediante quella vita speciale che Egli aveva loro conferito…

Che fosse in acqua o nel cielo, per ordine del Creatore, questa pletora di esseri viventi esisteva nelle varie forme di vita, e per ordine del Creatore si riuniva secondo le rispettive specie; e questa legge, questa regola non poteva essere modificata da alcuna creatura. Mai le creature osarono oltrepassare i limiti imposti loro dal Creatore, né erano in grado di farlo. Come da Lui disposto, vivevano e si moltiplicavano, e aderivano strettamente al ciclo di vita e alle leggi loro imposte dal Creatore, e si attenevano consciamente ai Suoi taciti ordini e ai decreti e precetti celesti da Lui forniti, per sempre fino a oggi. Conversavano col Creatore nel loro modo particolare, e giunsero ad apprezzare il Suo significato, e obbedivano ai Suoi comandi. Nessuna mai trasgredì la Sua autorità; e la Sua sovranità e il Suo dominio su di loro venivano esercitati nell’ambito dei Suoi pensieri; non venivano pronunciate parole, ma l’autorità straordinaria del Creatore dominava in silenzio su tutti gli esseri che non possedevano la funzione del linguaggio e che erano diversi dall’umanità. L’esercizio della Sua autorità in questo modo speciale indusse l’uomo ad acquisire nuove conoscenze e a elaborare una nuova interpretazione dell’autorità unica del Creatore. Qui devo dirvi che in questo nuovo giorno l’esercizio dell’autorità del Creatore dimostrò ancora una volta l’unicità del Creatore.

Adesso guardiamo l’ultima frase di questo brano della scrittura: “Dio vide che questo era buono”. Secondo voi che cosa significa? In queste parole sono racchiuse le emozioni di Dio. Dio vide nascere, persistere e cominciare gradualmente a cambiare tutte le cose che aveva creato con le Sue parole. In quel momento Dio era soddisfatto delle varie cose che aveva fatto con le Sue parole e dei vari atti che aveva compiuto? La risposta è: “Dio vide che questo era buono”. Che cosa capite qui? Che cosa significa la frase: “Dio vide che questo era buono”? Che cosa simboleggia? Significa che Dio aveva la potenza e la sapienza per realizzare ciò che aveva progettato e prescritto, per realizzare gli obiettivi che Si era proposto di realizzare. Quando Dio ebbe portato a termine ciascun compito, provò forse rammarico? La risposta è sempre questa: “Dio vide che questo era buono”. In altri termini, non solo non provava rammarico, ma era soddisfatto. Che significa che non provava rammarico? Significa che il progetto di Dio è perfetto, che la Sua potenza e la Sua sapienza sono perfette e che solo con la Sua autorità può essere realizzata tale perfezione. Quando l’uomo svolge un compito, può, al pari di Dio, vedere che è buono? Tutto ciò che l’uomo fa può forse realizzare la perfezione? Può l’uomo portare a termine qualcosa una volta per tutta l’eternità? Proprio come dice l’uomo, “la perfezione non è di questo mondo”, niente che l’uomo faccia può conseguire la perfezione. Quando Dio vide che tutto ciò che aveva fatto e realizzato era buono, tutto ciò che era stato fatto da Dio fu confermato dalle Sue parole; vale a dire che, quando “Dio vide che questo era buono”, ogni cosa che Egli aveva fatto assunse una forma permanente, fu classificata secondo la specie e gli furono assegnati una posizione fissa, uno scopo e una funzione, una volta per tutta l’eternità. Inoltre, il ruolo di ciascuna cosa fra tutte e il percorso che ognuna di esse deve compiere durante la gestione di tutte le cose da parte di Dio erano già stati predisposti da Lui ed erano immutabili. Questa era la legge celeste impartita dal Creatore a tutte le cose.

“Dio vide che questo era buono” queste parole semplici e sottovalutate, tanto spesso ignorate, sono le parole della legge e del decreto celesti promulgati da Dio a tutte le creature. Sono un’altra personificazione dell’autorità del Creatore, più concreta e più profonda. Attraverso le Sue parole, il Creatore non solo fu in grado di ottenere tutto ciò che Si era proposto di ottenere, e di realizzare tutto ciò che Si era proposto di realizzare, ma poté anche tenere sotto controllo con le Sue mani tutto ciò che aveva creato e governarlo con la Sua autorità; per di più, tutto era sistematico e regolare. Inoltre, tutti gli esseri vivevano e morivano secondo la Sua parola, e per giunta in base alla Sua autorità esistevano secondo la legge che Egli aveva emanato, e nessuno ne era esente! Questa legge ebbe inizio proprio nell’istante in cui “Dio vide che questo era buono”, ed esisterà, proseguirà e funzionerà per il piano di gestione di Dio fino al giorno in cui sarà abrogata dal Creatore! L’autorità unica del Creatore si manifestava non solo nella Sua capacità di creare tutte le cose e ordinare a tutte le cose di venire alla luce, ma anche nella Sua capacità di governare e detenere la sovranità su tutte le cose e di conferire vita e vitalità a tutti gli esseri, così come anche nella Sua capacità di far sì, una volta per tutta l’eternità, che tutte le cose che Egli avrebbe creato nel Suo progetto comparissero ed esistessero nel mondo da Lui creato in una forma perfetta e con una struttura vitale perfetta e con un ruolo perfetto. E si manifestava anche nel fatto che i pensieri del Creatore non erano soggetti ad alcuna restrizione, non erano limitati da tempo, spazio o geografia. Al pari della Sua autorità, l’identità unica del Creatore rimarrà immutata da eternità a eternità. La Sua autorità sarà sempre una rappresentazione e un simbolo della Sua identità unica, e la Sua autorità esisterà per sempre fianco a fianco con la Sua identità!

Tratto da “Dio Stesso, l’Unico I” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 88

Il sesto giorno, il Creatore parla, e tutte le specie di creature viventi presenti nella Sua mente fanno la loro comparsa, una dopo l’altra

Impercettibilmente, l’opera di creazione di tutte le cose era proseguita per cinque giorni, e subito dopo il Creatore accolse il sesto giorno della Sua creazione. Questo giorno fu un altro nuovo inizio e un altro giorno straordinario. Qual era, dunque, il progetto del Creatore alla vigilia di questo nuovo giorno? Quali nuove creature avrebbe prodotto, avrebbe creato? Ascoltate, ecco la voce del Creatore…

“Poi Dio disse: ‘Produca la terra animali viventi secondo la loro specie: bestiame, rettili e animali selvatici della terra, secondo la loro specie’. E così fu. Dio fece gli animali selvatici della terra secondo le loro specie, il bestiame secondo le sue specie e tutti i rettili della terra secondo le loro specie. Dio vide che questo era buono” (Genesi 1:24-25). Quali creature viventi sono qui comprese? Le Scritture dicono: bestiame, rettili e animali selvatici della terra, secondo la loro specie. Vale a dire che in questo giorno non solo vi furono sulla terra creature viventi di ogni genere, ma esse erano anche classificate secondo la specie, e, anche qui, “Dio vide che questo era buono”.

Come i cinque giorni precedenti, con lo stesso tono, il sesto giorno il Creatore ordinò la nascita delle creature viventi che desiderava, facendo sì che comparissero sulla terra, ciascuna secondo la propria specie. Quando il Creatore esercita la Sua autorità, nessuna delle Sue parole viene pronunciata invano. Così, il sesto giorno, ogni creatura vivente che Egli aveva inteso creare comparve nel momento designato. Quando il Creatore disse: “Produca la terra animali viventi secondo la loro specie”, la terra subito si colmò di vita, e vi comparve all’improvviso il respiro di ogni sorta di creature viventi… Sulle pianure erbose verdeggianti spuntarono una dopo l’altra forti mucche, che agitavano la coda avanti e indietro; pecore belanti si riunirono in greggi; cavalli si misero a galoppare nitrendo… In un attimo, le ampie praterie silenziose ebbero un’esplosione di vita… La comparsa di questo vario bestiame fu uno spettacolo bellissimo nella prateria, e portò una vitalità illimitata… Gli animali sarebbero stati compagni dei pascoli e i loro signori, ognuno dipendente dall’altro; inoltre sarebbero divenuti i guardiani e i custodi di questi territori, che sarebbero stati il loro habitat permanente e che avrebbero fornito loro tutto ciò di cui avevano bisogno, diventando una fonte di nutrimento eterno per la loro esistenza…

Lo stesso giorno in cui ebbe origine questo vario bestiame, con la parola del Creatore comparve anche una pletora di insetti, uno dopo l’altro. Per quanto fossero i più piccoli esseri viventi fra tutte le creature, la loro forza vitale fu comunque una creazione miracolosa da parte del Creatore, ed essi non arrivarono troppo tardi… Alcuni battevano le alette, mentre altri strisciavano lentamente; alcuni saltellavano e ballonzolavano, altri barcollavano; alcuni avanzavano rapidamente, altri rapidamente si ritiravano; alcuni si spostavano di lato, altri facevano salti alti e bassi… Tutti erano indaffarati a trovare per sé una casa: alcuni si fecero strada nell’erba, alcuni si misero a scavare buche nel terreno, alcuni volarono sugli alberi, nascosti nelle foreste… Per quanto piccoli, non erano disposti a sopportare il tormento di uno stomaco vuoto e, dopo avere trovato casa, corsero a cercare cibo per nutrirsi. Alcuni si arrampicarono sull’erba per mangiarne i teneri fili, alcuni presero bocconi di terra e li ingerirono, mangiando con grande gusto e piacere (per loro, perfino la terra è un bocconcino saporito); alcuni erano nascosti nelle foreste, ma non si fermarono a riposare, poiché la linfa dentro le foglie lucenti di color verde scuro offriva un pasto succulento… Quando si furono saziati, gli insetti non cessarono la loro attività; benché piccoli, possedevano energia formidabile ed esuberanza illimitata, e pertanto essi sono le creature più attive e industriose. Non erano mai pigri e non si concedevano mai un riposo. Una volta sazi, si affaticavano comunque nelle occupazioni per il loro futuro, dandosi da fare e correndo qua e là per il loro domani, per la loro sopravvivenza… Canticchiavano a bassa voce ballate con vari ritmi e melodie per incoraggiarsi e farsi animo. Inoltre, apportarono gioia all’erba, agli alberi e a ogni centimetro di terreno, rendendo unico ogni giorno e ogni anno… Con i loro linguaggi e le loro modalità trasmettevano informazioni a tutti gli esseri viventi della terraferma. E seguendo il particolare corso della loro vita segnarono tutte le cose, su cui lasciavano tracce… Erano in intimità col terreno, con l’erba e le foreste, e vi apportavano vigore e vitalità, e trasmettevano a tutti gli esseri viventi le esortazioni e i saluti del Creatore…

Lo sguardo del Creatore si posò su tutte le cose che Egli aveva creato e in quel momento i Suoi occhi e la Sua mente si soffermarono su foreste e montagne. Mentre le Sue parole venivano pronunciate, nelle fitte foreste e sulle montagne comparivano creature di genere diverso rispetto a tutte quelle arrivate in precedenza: erano gli animali selvatici nominati dalla bocca di Dio. A lungo attesi, scrollarono il capo e fecero sibilare la coda, ciascuno col suo muso caratteristico. C’erano quelli che avevano un mantello di pelliccia e quelli con la corazza; quelli che mostravano le zanne e quelli con un ghigno sul muso; quelli con il collo lungo e quelli con la coda corta. Alcuni avevano gli occhi feroci, altri uno sguardo timido; alcuni stavano chini a brucare l’erba, altri invece avevano la bocca sporca di sangue. C’era chi saltellava su due zampe e chi camminava su quattro zoccoli; chi guardava lontano dalla cima degli alberi e chi si appostava nella foresta. Alcuni cercavano delle grotte in cui riposare, altri correvano e sfrecciavano per le pianure, altri ancora si muovevano furtivamente nelle foreste…; alcuni ruggivano, altri ululavano, altri ancora abbaiavano, oppure stridevano…; alcuni avevano voce da soprano, altri da baritono; alcuni urlavano a piena gola, altri avevano voce nitida e melodiosa…; alcuni avevano un aspetto torvo, altri grazioso; alcuni erano disgustosi, altri erano adorabili; c’era chi suscitava timore e chi attraeva per la sua ingenuità… Comparvero uno dopo l’altro. Si muovevano respirando rumorosamente, con il loro spirito libero, oziosamente indifferenti l’uno verso l’altro, senza degnarsi nemmeno di uno sguardo… Recando ciascuno la particolare forma di vita conferitagli dal Creatore, il proprio stato selvatico e la propria bestialità, comparvero nelle foreste e sulle montagne. Sprezzanti di tutto, così totalmente imperiosi: chi li rese i veri padroni delle montagne e delle foreste? Dal momento in cui la loro comparsa fu ordinata dal Creatore, “rivendicarono” le foreste e “rivendicarono” le montagne, poiché il Creatore aveva già stabilito i loro confini e definito l’ambito della loro esistenza. Soltanto loro erano i veri padroni di montagne e foreste, ed è per questo che erano così selvaggi e così sprezzanti. Furono chiamati “animali selvatici” proprio perché, fra tutte le creature, erano quelli veramente selvaggi, brutali e indomabili. Non potendo essere domati, non potevano essere allevati né vivere in armonia con l’umanità o lavorare per essa. Poiché non potevano essere allevati e non potevano lavorare per l’umanità, dovevano vivere a distanza e non potevano essere avvicinati dall’uomo. E poiché vivevano a distanza dall’umanità e non potevano essere avvicinati dall’uomo, poterono adempiere la responsabilità conferita loro dal Creatore: sorvegliare le montagne e le foreste. La loro selvatichezza proteggeva le montagne e sorvegliava le foreste ed era la migliore protezione e garanzia della loro esistenza e propagazione. Allo stesso tempo essa manteneva e garantiva l’equilibrio fra tutte le cose. Il loro arrivo fornì sostegno e stabilità alle montagne e alle foreste; il loro arrivo iniettò vigore e vitalità illimitati alle montagne e alle foreste quiete e vuote. Da quel momento in avanti le montagne e le foreste divennero il loro habitat permanente, ed esse non avrebbero mai perduto la loro dimora, poiché montagne e foreste erano comparse ed esistevano per loro, e gli animali selvatici avrebbero compiuto il loro dovere e fatto tutto il possibile per sorvegliarle. Inoltre, si sarebbero attenuti strettamente alle esortazioni del Creatore affinché rimanessero attaccati al loro territorio, e avrebbero continuato a sfruttare la loro natura bestiale per mantenere l’equilibrio fra tutte le cose stabilite dal Creatore e dimostrare la Sua autorità e potenza!

Tratto da “Dio Stesso, l’Unico I” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 89

Sotto l’autorità del Creatore, tutte le cose sono perfette

Tutti gli esseri creati da Dio, compresi quelli in grado di muoversi e quelli non in grado, come uccelli e pesci, come alberi e fiori, e compresi animali domestici, insetti e fiere creati il sesto giorno, erano tutti buoni per Dio e inoltre, agli occhi di Dio, questi esseri, secondo il Suo progetto, avevano tutti raggiunto l’acme della perfezione e avevano raggiunto il livello che Dio desiderava conseguire. Passo dopo passo, il Creatore compì l’opera che intendeva eseguire secondo il Suo progetto. Uno dopo l’altro comparvero gli esseri che Egli intendeva creare, e la comparsa di ognuno era un riflesso dell’autorità del Creatore e una cristallizzazione della Sua autorità e, per via di queste cristallizzazioni, tutte le creature non potevano che essere grate per avere ricevuto dal Creatore tale grazia e tale provvista. Col manifestarsi degli atti miracolosi di Dio, questo mondo si colmò, un po’ per volta, di tutti gli esseri creati da Dio, e caos e tenebre si trasformarono in ordine e luminosità, la quiete mortale in vivacità e vitalità illimitata. Fra tutti gli esseri del creato, dai grandi ai piccoli, dai piccoli ai microscopici, non ve ne era alcuno che non fosse stato creato dall’autorità e dalla potenza del Creatore, e nell’esistenza di ogni creatura vi erano necessità e valore unici e intrinseci. A prescindere dalle differenze di forma e struttura, era sufficiente per loro essere stati creati dal Creatore per esistere sotto l’autorità del Creatore. Talvolta qualcuno vedrà un insetto davvero orrendo e dirà: “Quell’insetto è davvero orribile e non è possibile che un essere tanto brutto sia stato creato da Dio; non è possibile che Egli crei qualcosa di così brutto”. Che opinione sciocca! Quello che si dovrebbe dire è: “Anche se questo insetto è brutto, è stato creato da Dio e perciò deve avere un suo scopo particolare”. Nei Suoi pensieri, Dio intendeva assegnare ai vari esseri viventi da Lui creati ogni aspetto possibile e ogni genere di funzioni e di usi, e così nessuno degli esseri creati da Dio era prodotto con lo stesso stampo. Dalla composizione esterna a quella interna, dalle abitudini di vita al luogo occupato, ciascuno è diverso. Le mucche hanno l’aspetto di mucche, gli asini hanno l’aspetto di asini, i cervi hanno l’aspetto di cervi, gli elefanti hanno l’aspetto di elefanti. Sai dire quale sia il più bello e quale il più brutto? Sai dire quale sia il più utile e quello la cui esistenza sia meno necessaria? Ad alcuni piace l’aspetto degli elefanti, ma nessuno usa gli elefanti per seminare i campi; ad alcuni piace l’aspetto di leoni e tigri, poiché il loro aspetto è il più impressionante fra tutti gli esseri, ma potresti forse tenerli come animali domestici? In sintesi, riguardo a tutti gli esseri, l’uomo deve rimettersi all’autorità del Creatore, vale a dire rimettersi all’ordine stabilito dal Creatore di tutte le cose; questo è l’atteggiamento più saggio. Solo un atteggiamento di ricerca e obbedienza alle intenzioni originarie del Creatore è la vera accettazione e la vera certezza dell’autorità del Creatore. È buono per Dio, e allora che motivo ha l’uomo di criticare?

Pertanto, tutti gli esseri sotto l’autorità del Creatore suoneranno una nuova sinfonia per la sovranità del Creatore, daranno inizio a un magnifico preludio per la Sua opera del nuovo giorno, e in quel momento il Creatore aprirà anche una nuova pagina nell’opera della Sua gestione! Secondo la legge stabilita dal Creatore, che prevede germogli in primavera, maturazione in estate, raccolto in autunno e conservazione in inverno, tutti gli esseri riecheggeranno il piano di gestione del Creatore e accoglieranno il loro nuovo giorno, nuovo inizio e nuovo corso di vita, e presto si riprodurranno in successione infinita per accogliere ogni giorno sotto la sovranità dell’autorità del Creatore…

Tratto da “Dio Stesso, l’Unico I” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 90

Nessuno degli esseri creati e increati può sostituire l’identità del Creatore

Da quando Egli diede inizio alla creazione di tutte le cose, la potenza di Dio cominciò a essere espressa e a essere rivelata, poiché Dio usò le parole per creare tutte le cose. A prescindere dalla maniera in cui le creò e dal perché le creò, tutte le cose ebbero origine e persistettero ed esistettero per via delle parole di Dio, e questa è l’autorità unica del Creatore. Nell’epoca precedente alla comparsa dell’umanità nel mondo, il Creatore usò la Sua potenza e la Sua autorità per creare tutte le cose per l’umanità e impiegò i Suoi metodi unici per predisporre un ambiente di vita adatto all’umanità. Tutto ciò che fece era in preparazione per l’umanità, che presto avrebbe ricevuto il Suo soffio. Vale a dire, nell’epoca precedente alla creazione dell’umanità, l’autorità di Dio si manifestò in tutte le creature diverse dall’umanità, in cose grandi come i cieli, i luminari, i mari e la terra e in quelle piccole come animali e uccelli, nonché in ogni sorta di insetti e microrganismi, fra cui vari batteri invisibili a occhio nudo. A ciascuno fu data vita con le parole del Creatore e ciascuno proliferò grazie alle parole del Creatore, e ciascuno visse sotto la sovranità del Creatore a causa delle Sue parole. Anche se non ricevettero il soffio del Creatore, comunque manifestavano la vita e la vitalità conferite loro dal Creatore attraverso le loro diverse forme e strutture; anche se non ricevettero la capacità di parlare conferita all’umanità dal Creatore, ciascuno ricevette un modo di esprimere la propria vita conferita dal Creatore, un modo che era diverso dal linguaggio dell’uomo. L’autorità del Creatore non solo conferisce la dinamicità della vita a oggetti materiali apparentemente statici, in modo che non scompaiano mai, ma inoltre conferisce a ogni essere vivente l’istinto di riprodursi e moltiplicarsi, in modo che non scompaia mai e che, generazione dopo generazione, trasmetta le leggi e i principi di sopravvivenza di cui è stato dotato dal Creatore. La maniera in cui il Creatore esercita la Sua autorità non aderisce rigidamente a un punto di vista macroscopico o microscopico e non è limitata a qualche forma. Egli è in grado di comandare il funzionamento dell’universo e di detenere la sovranità sulla vita e sulla morte di tutti gli esseri, ed è in grado di manovrare tutte le cose in modo che Lo servano; sa gestire l’intero funzionamento di montagne, fiumi e laghi e dominare tutti gli esseri al loro interno e per di più è in grado di fornire ciò di cui tutti gli esseri necessitano. Questa è la manifestazione dell’autorità unica del Creatore fra tutte le cose al di fuori dell’umanità. Una tale manifestazione non è soltanto per la durata di una vita, e non cesserà né si interromperà mai e non può essere alterata o danneggiata da alcuna persona o cosa, né può essere incrementata o ridotta da alcuna persona o cosa, poiché nessuno può sostituire l’identità del Creatore; e pertanto l’autorità del Creatore non può essere sostituita da alcun essere creato e non è conseguibile da alcun essere increato. Prendiamo per esempio i messaggeri e gli angeli di Dio. Non hanno la potenza di Dio e tanto meno possiedono l’autorità del Creatore; e il motivo per cui non hanno la potenza e l’autorità di Dio è che non possiedono la sostanza del Creatore. Gli esseri increati, come i messaggeri e gli angeli di Dio, pur potendo fare certe cose per conto di Dio, non possono rappresentarLo. Anche se hanno una potenza che manca all’uomo, non possiedono l’autorità di Dio, quella di creare tutte le cose e dominare e regnare su di esse. E così l’unicità di Dio non può essere sostituita da alcun essere increato, come l’autorità e la potenza di Dio non possono essere sostituite da alcun essere increato. Nella Bibbia hai letto di qualche messaggero di Dio che abbia creato tutte le cose? E perché Dio non inviò nessuno dei Suoi messaggeri o angeli a creare tutte le cose? Perché non possedevano l’autorità di Dio, e perciò non potevano esercitarla. Al pari di tutte le creature, essi sono sotto la sovranità e l’autorità del Creatore, e pertanto, allo stesso modo, il Creatore è anche il loro Dio e Sovrano. Fra tutti loro – che siano più o meno nobili o potenti – non ve n’è uno che possa superare l’autorità del Creatore, e così fra loro non ve ne è uno che possa sostituire l’identità del Creatore. Non saranno mai chiamati Dio e non potranno mai diventare il Creatore. Queste sono verità e dati di fatto immutabili!

Tratto da “Dio Stesso, l’Unico I” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 91

Dio usa le Sue parole per stabilire un’alleanza con l’uomo

Genesi 9:11-13 “Io stabilisco il Mio patto con voi; nessun essere vivente sarà più sterminato dalle acque del diluvio e non ci sarà più diluvio per distruggere la terra”. Dio disse: “Ecco il segno del patto che Io faccio tra Me e voi e ogni essere vivente che è con voi, per tutte le generazioni future. Io pongo il Mio arco nella nuvola e servirà di segno del patto fra Me e la terra”.

Dopo la creazione di tutte le cose, l’autorità del Creatore si conferma e si manifesta di nuovo nell’alleanza dell’arcobaleno

L’autorità del Creatore si manifesta e si esercita sempre fra tutte le creature, ed Egli non solo governa il destino di tutte le cose ma governa anche l’umanità, la creatura speciale che è stata da Lui creata con le Sue Stesse mani e che possiede una struttura di vita differente, ed esiste in una forma di vita differente. Dopo avere creato tutte le cose, il Creatore non smise di esprimere la Sua autorità e la Sua potenza; per Lui l’autorità con cui deteneva la sovranità su tutte le cose e sul destino dell’intera umanità ebbe inizio ufficialmente solo quando l’umanità nacque realmente dalle Sue mani. Egli intendeva gestire l’umanità e governarla, intendeva salvare l’umanità, intendeva guadagnare veramente l’umanità, guadagnare un’umanità in grado di governare tutte le cose, e intendeva far sì che tale umanità vivesse sotto la Sua autorità e la conoscesse e le obbedisse. Pertanto, Dio cominciò a esprimere ufficialmente la Sua autorità fra gli uomini usando le Sue parole, e cominciò a usarla per realizzare le Sue parole. Naturalmente l’autorità di Dio si manifestava ovunque; Io ho scelto solo alcuni esempi specifici e ben noti che permettono di capire e conoscere l’unicità di Dio e l’autorità unica di Dio.

Vi è una somiglianza fra il brano di Genesi 9,11-13 e i brani sopra riportati riguardanti la descrizione della creazione del mondo da parte di Dio; eppure vi è anche una differenza. Qual è la somiglianza? La somiglianza sta nell’uso delle parole da parte di Dio per fare ciò che Egli intendeva, e la differenza è che questo brano contiene il dialogo di Dio con l’uomo, in cui Egli stabilì un’alleanza con l’uomo e gli indicò quale fosse il contenuto dell’alleanza. Questo esercizio dell’autorità di Dio si realizzò durante il Suo dialogo con l’uomo; prima della creazione dell’umanità, cioè, le parole di Dio erano istruzioni e ordini rivolti alle creature che Egli intendeva creare. Ma adesso vi era qualcuno ad ascoltare le parole di Dio, e così le Sue parole erano sia un dialogo con l’uomo, sia un’esortazione e un ammonimento per lui, sia, inoltre, comandamenti rivestiti della Sua autorità ed espressi a tutte le cose.

Quale azione di Dio viene riportata in questo brano? Il brano riporta l’alleanza che Dio stabilì con l’uomo dopo che Egli ebbe distrutto il mondo con un diluvio; esso dice all’uomo che Dio non avrebbe di nuovo inflitto al mondo una tale distruzione e che a questo scopo Dio creò un segno. Qual era questo segno? Nelle Scritture si dice: “Io pongo il Mio arco nella nuvola e servirà di segno del patto fra Me e la terra”. Queste sono le autentiche parole pronunciate dal Creatore all’umanità. Mentre Egli diceva queste parole, comparve un arcobaleno davanti agli occhi dell’uomo, dove esso è rimasto fino a oggi. Tutti hanno visto un simile arcobaleno, e quando lo vedi sai in che modo appare? La scienza è incapace di dimostrarlo o di individuarne l’origine o di identificarne la posizione. Questo perché l’arcobaleno è un segno dell’alleanza stabilita fra il Creatore e l’uomo. Non richiede alcuna base scientifica. Non fu creato dall’uomo, né l’uomo è capace di modificarlo. È una continuazione dell’autorità del Creatore dopo che ebbe pronunciato le Sue parole. Il Creatore usò il Suo metodo particolare per attenersi all’alleanza con l’uomo e alla Sua promessa, e così il Suo uso dell’arcobaleno come segno dell’alleanza da Lui stabilita è un decreto celeste e una legge che rimarrà per sempre immutata, tanto riguardo al Creatore quanto all’umanità creata. Eppure, questa legge immutabile è, va detto, un’altra vera manifestazione dell’autorità del Creatore in seguito alla Sua creazione di tutte le cose, e va detto che l’autorità e la potenza del Creatore sono illimitate. L’uso dell’arcobaleno come segno è una continuazione e un’estensione dell’autorità del Creatore. Quello fu un altro atto eseguito da Dio usando le Sue parole, e fu un segno dell’alleanza stabilita da Dio con l’uomo mediante l’uso delle parole. Dio disse all’uomo ciò che Egli era deciso a realizzare e in quale maniera sarebbe stato attuato e conseguito, e in questo modo la questione fu conclusa secondo le parole uscite dalla bocca di Dio. Solo Dio possiede tale potenza e oggi, migliaia di anni dopo che Egli ebbe pronunciato quelle parole, l’uomo può ancora guardare l’arcobaleno indicato dalla bocca di Dio. Per via di quelle parole pronunciate da Dio, questa cosa è rimasta inalterata e immutata fino a oggi. Nessuno può eliminare questo arcobaleno, nessuno può modificarne le leggi, ed esso esiste unicamente per le parole di Dio. Questa è precisamente l’autorità di Dio. “Dio mantiene la parola, e la Sua parola si realizzerà, e ciò che si realizzerà dura per sempre”. Simili parole sono qui chiaramente manifestate e sono un chiaro segno e una caratteristica dell’autorità e della potenza di Dio. Un tale segno o una tale caratteristica non sono posseduti né si riscontrano in alcun essere creato, né si riscontrano in alcun essere increato. Appartengono solo all’unico Dio, e distinguono l’identità e la sostanza possedute solo dal Creatore da quelle delle creature. Allo stesso tempo sono anche un segno e una caratteristica che, a parte Dio Stesso, non possono essere superate da alcun essere creato o increato.

L’istituzione da parte di Dio dell’alleanza con l’uomo fu un atto di grande importanza, che Egli intese usare per comunicare all’uomo un fatto e per indicargli la Sua volontà, e a questo scopo Egli impiegò un metodo unico, usando un segno speciale per stabilire l’alleanza con l’uomo, un segno che era una promessa dell’alleanza da Lui stabilita con l’uomo. Allora, l’istituzione di questa alleanza fu un grande avvenimento? E quanto grande? L’aspetto tanto speciale di questa alleanza è questo: non si tratta di un’alleanza stabilita fra un uomo e un altro uomo, o fra un gruppo e un altro gruppo, o fra un paese e un altro paese, ma di un’alleanza stabilita fra il Creatore e l’intera umanità, che rimarrà valida fino al giorno in cui il Creatore abolirà tutte le cose. L’esecutore di questa alleanza è il Creatore, e pure il responsabile del suo mantenimento è il Creatore. In sintesi, tutta l’alleanza dell’arcobaleno stabilita con l’umanità fu realizzata e conseguita secondo il dialogo fra il Creatore e l’umanità, ed è rimasta tale fino a oggi. Che altro possono fare le creature, a parte sottomettersi, obbedire, credere, apprezzare, testimoniare e lodare l’autorità del Creatore? Infatti, nessuno, tranne l’unico Dio, possiede la potenza di stabilire una simile alleanza. La comparsa dell’arcobaleno, ogni volta, annuncia e richiama all’umanità l’alleanza con il Creatore. Nella continua comparsa dell’alleanza fra il Creatore e l’umanità, ciò che viene dimostrato all’umanità non è un arcobaleno, o l’alleanza stessa, ma l’autorità immutabile del Creatore. La comparsa dell’arcobaleno, ogni volta, dimostra gli atti formidabili e miracolosi del Creatore in luoghi nascosti, e allo stesso tempo è un importantissimo riflesso dell’autorità del Creatore che non svanirà e non muterà mai. Non è forse questa la manifestazione di un altro aspetto dell’autorità unica del Creatore?

Tratto da “Dio Stesso, l’Unico I” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 92

Le benedizioni di Dio

Genesi 17:4-6 Quanto a Me, ecco il patto che faccio con te: tu diventerai padre di una moltitudine di nazioni; non sarai più chiamato Abramo, ma il tuo nome sarà Abraamo, poiché Io ti costituisco padre di una moltitudine di nazioni. Ti farò moltiplicare grandemente, ti farò divenire nazioni e da te usciranno dei re.

Genesi 18:18-19 Abrahamo deve diventare una nazione grande e potente e in lui saran benedette tutte le nazioni della terra. Poiché Io l’ho prescelto affinché ordini ai suoi figliuoli, e dopo di sé alla sua casa, che s’attengano alla via di Jahvè per praticare la giustizia e l’equità, onde Jahvè ponga ad effetto a pro d’Abrahamo quello che gli ha promesso.

Genesi 22:16-18 Io giuro per Me Stesso, dice Jahvè, che, siccome tu hai fatto questo e non Mi hai rifiutato il tuo figliuolo, l’unico tuo, Io certo ti benedirò e moltiplicherò la tua progenie come le stelle del cielo e come la rena ch’è sul lido del mare; e la tua progenie possederà la porta de’ suoi nemici. E tutte le nazioni della terra saranno benedette nella tua progenie, perché tu hai ubbidito alla Mia voce.

Giobbe 42:12 E Jahvè benedì gli ultimi anni di Giobbe più de’ primi; ed egli ebbe quattordicimila pecore, seimila cammelli, mille paia di bovi e mille asine.

L’unicità del modo e delle caratteristiche nelle affermazioni del Creatore sono un simbolo dell’identità e dell’autorità uniche del Creatore

Molti desiderano ricercare, e conquistare, le benedizioni di Dio, ma non tutti possono ottenerle, poiché Egli ha i Suoi principi e benedice l’uomo a modo Suo. Le promesse che Dio fa all’uomo e la quantità di grazia che gli conferisce sono ripartite in base ai pensieri e alle azioni dell’uomo. E allora, che cosa indicano le benedizioni di Dio? Che cosa ci dicono? A questo punto, mettiamo da parte la discussione su quali generi di persone Dio benedica, o sui principi che soggiacciono alla benedizione dell’uomo da parte di Dio. Osserviamo invece la benedizione di Dio puntando a conoscere la Sua autorità, nella prospettiva della conoscenza dell’autorità di Dio.

I quattro brani delle scritture sopra riportati sono tutti testimonianze di benedizioni dell’uomo da parte di Dio. Descrivono in dettaglio i destinatari delle benedizioni di Dio, come Abramo e Giobbe, le ragioni per cui Dio le impartì e il loro contenuto. Il tono e la maniera delle affermazioni di Dio, e la prospettiva e la posizione da cui Egli parlò, consentono di capire che Colui che impartisce le benedizioni e il loro destinatario hanno un’identità, una condizione e una sostanza nettamente diversi. Il tono e la maniera di queste affermazioni, e la posizione da cui furono pronunciate, sono caratteristici di Dio, che possiede l’identità del Creatore. Egli ha autorità e potenza, egli ha l’onore del Creatore e una maestà che non tollera alcun dubbio da parte di alcun uomo.

Vediamo prima di tutto Genesi 17,4-6: “Quanto a Me, ecco il patto che faccio con te: tu diventerai padre di una moltitudine di nazioni; non sarai più chiamato Abramo, ma il tuo nome sarà Abraamo, poiché Io ti costituisco padre di una moltitudine di nazioni. Ti farò moltiplicare grandemente, ti farò divenire nazioni e da te usciranno dei re”. Queste sono le parole del patto stabilito da Dio con Abramo, nonché la benedizione di Abramo da parte di Dio: Dio avrebbe fatto di Abramo il padre delle nazioni, l’avrebbe reso straordinariamente fecondo e avrebbe creato le genti da lui, e da lui sarebbero sorti dei re. Cogli in queste parole l’autorità di Dio? E come vedi tale autorità? Quale aspetto della sostanza dell’autorità di Dio vedi? Da una lettura attenta di queste parole non è difficile scoprire che l’autorità e l’identità di Dio sono chiaramente rivelate nella formulazione delle affermazioni di Dio. Per esempio, quando Dio dice “Il patto che faccio con te: tu diventerai […] Io ti costituisco […] Ti farò […]”, espressioni come “tu diventerai” e “farò”, la cui formulazione reca l’affermazione dell’identità e dell’autorità di Dio, sono sotto un certo aspetto un’indicazione della fedeltà del Creatore; sotto un altro aspetto, sono parole speciali usate da Dio, che possiede l’identità del Creatore; ma fanno anche parte del vocabolario convenzionale. Se uno dice di sperare che qualcun altro sia straordinariamente fecondo, che da lui nascano le genti e che da lui escano dei re, indubbiamente si tratta di una sorta di augurio e non è una promessa o una benedizione. E così le persone non osano dire “io ti farò così e così, tu sarai così e così”, poiché sanno di non possedere una tale potenza; non rientra nelle loro capacità e, anche se diranno cose simili, le loro parole risulteranno vane e insensate, saranno dovute al loro desiderio e alla loro ambizione. Qualcuno osa forse parlare in tono così grandioso se ritiene di non poter realizzare i propri desideri? Tutti augurano ogni bene ai propri discendenti e sperano che possano eccellere e riscontrare un grande successo. “Che grande fortuna sarebbe se uno di loro diventasse imperatore! Anche se uno diventasse governatore andrebbe bene: purché diventi una persona importante!” Questi sono tutti desideri delle persone, le quali però possono soltanto augurare benedizioni ai propri discendenti, e non possono realizzarle o far avverare le loro promesse. Nel proprio cuore ognuno sa chiaramente di non possedere la potenza per conseguire queste cose, poiché sono tutte al di fuori delle sue possibilità; e allora, come potrebbe qualcuno governare il destino degli altri? Invece, il motivo per cui Dio può dire parole del genere è che Lui possiede tale autorità ed è in grado di conseguire e realizzare tutte le promesse che fa all’uomo, e di far avverare tutte le benedizioni che gli impartisce. L’uomo fu creato da Dio, e per Lui far sì che un uomo sia straordinariamente fecondo è un gioco da ragazzi; fare in modo che i suoi discendenti prosperino richiede solo una parola da parte Sua. Non dovrà mai sudare per una cosa del genere, né affaticare la mente, né andare in confusione; è proprio questa la potenza di Dio, la Sua autorità.

Dopo aver letto: “Abrahamo deve diventare una nazione grande e potente e in lui saran benedette tutte le nazioni della terra” in Genesi 18,18, percepite l’autorità di Dio? Avvertite la straordinarietà del Creatore? Avvertite la supremazia del Creatore? Le parole di Dio sono certe. Dio non dice simili parole per via o in rappresentanza della Sua fiducia nel successo; esse sono invece dimostrazione dell’autorità delle Sue affermazioni, e un comandamento che realizza le Sue parole. Vi sono qui due espressioni a cui dovreste prestare attenzione. Quando Dio dice: “Abrahamo deve diventare una nazione grande e potente e in lui saran benedette tutte le nazioni della terra”, vi è in queste parole qualche elemento di ambiguità? Vi è qualche elemento di preoccupazione? Vi è qualche elemento di timore? Per via delle parole “deve” e “saranno” nelle affermazioni di Dio, questi elementi, che sono caratteristici dell’uomo e spesso si manifestano in lui, non hanno mai avuto alcun rapporto col Creatore. Nessuno oserebbe usare simili parole nell’augurare ogni bene ad altri. Nessuno oserebbe benedire un altro, dotato di un popolo grande e potente, con tale certezza, né promettere che tutte le genti della terra siano benedette in lui. Più le parole di Dio sono certe, più dimostrano qualcosa: e che cos’è questo qualcosa? Dimostrano che Dio ha tale autorità, che la Sua autorità può realizzare queste cose e che la loro realizzazione è inevitabile. Dio era certo nel Suo cuore, senza la minima esitazione, di tutto ciò con cui aveva benedetto Abramo. Inoltre, tutto questo sarebbe stato realizzato secondo le Sue parole, e nessuna forza sarebbe stata in grado di alterare, ostacolare, impedire o turbare tale realizzazione. Qualunque cosa possa succedere, nulla potrebbe abrogare o influenzare l’adempimento e la realizzazione delle parole di Dio. Questa è proprio la potenza delle parole pronunciate dalla bocca del Creatore, e l’autorità del Creatore che non tollera la negazione da parte dell’uomo! Avendo letto queste parole, nutri ancora dei dubbi? Queste parole furono pronunciate dalla bocca di Dio, e nelle parole di Dio vi sono potenza, maestà e autorità. Tale potenza e autorità e l’inevitabilità della realizzazione dei fatti sono irraggiungibili da qualunque essere creato o increato, e insuperabili da qualunque essere creato o increato. Solo il Creatore può conversare con l’umanità con un simile tono e una simile intonazione, e i fatti hanno dimostrato che le Sue promesse non sono parole vane né vanterie oziose, ma sono l’espressione dell’unica autorità insuperabile da qualunque persona, essere o oggetto.

Tratto da “Dio Stesso, l’Unico I” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 93

Genesi 17:4-6 Quanto a Me, ecco il patto che faccio con te: tu diventerai padre di una moltitudine di nazioni; non sarai più chiamato Abramo, ma il tuo nome sarà Abraamo, poiché Io ti costituisco padre di una moltitudine di nazioni. Ti farò moltiplicare grandemente, ti farò divenire nazioni e da te usciranno dei re.

Genesi 18:18-19 Abrahamo deve diventare una nazione grande e potente e in lui saran benedette tutte le nazioni della terra. Poiché Io l’ho prescelto affinché ordini ai suoi figliuoli, e dopo di sé alla sua casa, che s’attengano alla via di Jahvè per praticare la giustizia e l’equità, onde Jahvè ponga ad effetto a pro d’Abrahamo quello che gli ha promesso.

Genesi 22:16-18 Io giuro per Me Stesso, dice Jahvè, che, siccome tu hai fatto questo e non Mi hai rifiutato il tuo figliuolo, l’unico tuo, Io certo ti benedirò e moltiplicherò la tua progenie come le stelle del cielo e come la rena ch’è sul lido del mare; e la tua progenie possederà la porta de’ suoi nemici. E tutte le nazioni della terra saranno benedette nella tua progenie, perché tu hai ubbidito alla Mia voce.

Giobbe 42:12 E Jahvè benedì gli ultimi anni di Giobbe più de’ primi; ed egli ebbe quattordicimila pecore, seimila cammelli, mille paia di bovi e mille asine.

Qual è la differenza fra le parole pronunciate da Dio e quelle pronunciate dall’uomo? Quando leggi quelle pronunciate da Dio, ne avverti la potenza, così come percepisci l’autorità di Dio. Come ti senti quando ascolti persone che dicono parole simili? Pensi che siano estremamente arroganti e vanitose e che si stiano mettendo in mostra? Infatti, loro non hanno questa potenza, non possiedono tutta questa autorità, e pertanto sono del tutto incapaci di conseguire tali cose. Il fatto che siano tanto sicure delle loro promesse indica soltanto quanto siano avventate le loro osservazioni. Se uno dice simili parole, indubbiamente sarà arrogante e troppo sicuro di sé, e si rivelerà un classico esempio dell’indole dell’arcangelo. Queste parole provennero dalla bocca di Dio; avverti qui qualche elemento di arroganza? Ti sembra che le parole di Dio siano solo uno scherzo? Le parole di Dio sono autorità, le parole di Dio sono dati di fatto e, prima che le parole vengano pronunciate dalla Sua bocca, vale a dire quando Egli prende la decisione di fare qualcosa, quel qualcosa è già stato realizzato. Si può dire che quanto Dio disse ad Abramo fosse un patto stabilito con lui, e una promessa fatta da Dio ad Abramo. Tale promessa era un dato di fatto indubitabile e già realizzato, e simili fatti si avverarono a poco a poco nei pensieri di Dio secondo il Suo progetto. E così, il fatto che Dio dica tali parole non significa che Egli abbia un’indole arrogante, poiché Dio è in grado di realizzare queste cose. Possiede tale potenza e autorità ed è pienamente in grado di realizzare questi atti, e la loro realizzazione è interamente entro la portata delle Sue capacità. Quando parole del genere vengono pronunciate dalla bocca di Dio, sono una rivelazione e l’espressione della vera indole di Dio, una perfetta rivelazione e manifestazione della sostanza e dell’autorità di Dio, e non vi è nulla di più appropriato e adatto a dimostrare l’identità del Creatore. La maniera, il tono e la formulazione di tali affermazioni sono proprio il segno dell’identità del Creatore, e corrispondono perfettamente all’espressione dell’identità di Dio, e in esse non vi sono né finzione né impurità; sono, completamente e compiutamente, la perfetta dimostrazione della sostanza e dell’autorità del Creatore. Quanto alle creature, esse non possiedono né questa autorità né questa sostanza, tanto meno possiedono la potenza data da Dio. Se l’uomo rivela tale comportamento, certamente sarà un segno della sua indole corrotta, dovuto agli effetti della sua arroganza e sfrenata ambizione nonché allo smascheramento delle intenzioni malevole nientemeno che del diavolo, Satana, che vuole ingannare le persone e indurle a tradire Dio. E Dio come considera ciò che viene rivelato da tale linguaggio? Dio direbbe che vuoi usurpare il Suo posto e che vuoi impersonarLo e sostituirLo. Quando imiti il tono delle affermazioni di Dio, la tua intenzione è prendere il Suo posto nel cuore delle persone, impadronirti dell’umanità che legittimamente appartiene a Dio. Questo è Satana, puro e semplice; queste sono le azioni dei discendenti dell’arcangelo, intollerabili per il Cielo! Fra di voi vi è forse qualcuno che in qualche modo abbia mai imitato Dio, pronunciando parole con l’intenzione di fuorviare e ingannare gli altri e far loro credere che le sue parole e azioni avessero l’autorità e la potenza di Dio, come se la sua sostanza e identità fossero particolari, e perfino come se il tono delle sue parole fosse simile a quello di Dio? Avete mai fatto qualcosa del genere? Avete mai imitato il tono di Dio nei vostri discorsi, con gesti che presumibilmente rappresentavano l’indole di Dio, con presunta potenza e autorità? La maggioranza di voi agisce o prevede di agire spesso in modo simile? Ora, quando veramente vedete, percepite e conoscete l’autorità del Creatore, e ripensate a ciò che eravate soliti fare e rivelare di voi stessi, vi sentite nauseati? Riconoscete la vostra ignobiltà e spudoratezza? Analizzando l’indole e la sostanza di simili persone, si può forse dire che siano la progenie maledetta dell’inferno? Si può dire che chiunque faccia tali cose si stia umiliando da sé? Riconoscete la gravità di ciò? E quanto è grave? L’intenzione di chi agisce in questo modo è imitare Dio. Vuole essere Dio e indurre gli altri a venerarlo come Lui. Vuole abolire il posto di Dio nel cuore delle persone e sbarazzarsi del Dio che opera fra gli uomini, per conseguire lo scopo di dominare gli altri e divorarli e prenderne possesso. Ognuno ha simili ambizioni e desideri inconsci, e ognuno vive in una tale sostanza satanica corrotta e vive in una tale natura satanica in cui è in inimicizia con Dio e Lo tradisce e desidera diventare Lui. In seguito alla Mia comunicazione sull’argomento dell’autorità di Dio, desiderate o aspirate ancora a impersonare Dio o a imitare Dio? E desiderate ancora essere Dio? Volete ancora diventare Dio? L’autorità di Dio non può essere imitata dall’uomo, e l’identità e il prestigio di Dio non possono essere impersonati dall’uomo. Anche se sei capace di imitare il tono con cui Dio parla, non puoi imitare la sostanza di Dio. Anche se sei capace di metterti al posto di Dio e di impersonarLo, non potrai mai fare ciò che Dio intende fare e non potrai mai governare e comandare tutte le cose. Agli occhi di Dio sarai sempre una piccola creatura e, per quanto possano essere grandi le tue competenze e capacità, per quante doti tu abbia, il tuo intero essere è sotto il dominio del Creatore. Anche se sai dire parole sfrontate, questo non può indicare né che tu abbia la sostanza del Creatore né che tu possieda la Sua autorità. L’autorità e la potenza di Dio sono la sostanza di Dio Stesso. Non sono state apprese o aggiunte dall’esterno, ma sono la sostanza intrinseca di Dio Stesso. E così il rapporto fra il Creatore e le creature non può mai essere modificato. Essendo una delle creature, l’uomo deve restare al suo posto e comportarsi coscienziosamente e salvaguardare debitamente ciò che gli viene affidato dal Creatore. E l’uomo non può uscire dai ranghi né fare cose al di là della sua portata o che risultino sgradite per Dio. L’uomo non deve cercare di essere grande o eccezionale o superiore agli altri, né cercare di diventare Dio. Non bisogna avere questi desideri. Cercare di diventare grandi o eccezionali è assurdo. Cercare di diventare Dio è ancora più ignobile. È disgustoso e spregevole. Ciò che è lodevole, e ciò a cui le creature dovrebbero attenersi più che a ogni altra cosa, è diventare vere creature. Questo è l’unico obiettivo che tutti dovrebbero perseguire.

Tratto da “Dio Stesso, l’Unico I” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 94

L’autorità del Creatore non è limitata da tempo, spazio o geografia, e l’autorità del Creatore è inestimabile

Esaminiamo Genesi 22,17-18. È un altro discorso in cui Jahvè Dio dice ad Abramo: “Io certo ti benedirò e moltiplicherò la tua progenie come le stelle del cielo e come la rena ch’è sul lido del mare; e la tua progenie possederà la porta de’ suoi nemici. E tutte le nazioni della terra saranno benedette nella tua progenie, perché tu hai ubbidito alla Mia voce”. Jahvè Dio benedisse Abramo molte volte dicendo che la sua prole si sarebbe moltiplicata; e moltiplicata in che misura? Nella misura di cui si parla nella Scrittura: “Come le stelle del cielo e come la rena ch’è sul lido del mare”. Vale a dire che Dio desiderava dare ad Abramo una progenie numerosa quanto le stelle del cielo e abbondante quanto la sabbia sulla riva del mare. Dio parlò usando immagini, e da queste immagini non è difficile vedere che Dio non avrebbe conferito ad Abramo uno, due o perfino migliaia di discendenti, ma una quantità innumerevole, sufficiente a far sì che divenisse una moltitudine di nazioni, poiché Dio promise ad Abramo che sarebbe stato il padre delle nazioni. E quel numero fu deciso dall’uomo o fu deciso da Dio? Può l’uomo stabilire quanti discendenti avrà? Rientra nelle sue facoltà? Non rientra nelle facoltà dell’uomo dire se ne avrà alcuni, meno ancora può dire se ne avrà tanti “le stelle del cielo e come la rena ch’è sul lido del mare”. Chi non desidera che la sua prole sia numerosa come le stelle? Purtroppo, le cose non vanno sempre come vuoi tu. Per quanto l’uomo sia abile e capace, questo non rientra nelle sue facoltà; nessuno può porsi al di fuori di ciò che è disposto da Dio. Quanto Egli ti concede, tanto avrai: se Dio ti dà poco, non avrai mai molto, e se Dio ti dà molto, non serve che tu ti risenta di quanto hai. Non è forse così? Tutto questo rientra nelle capacità di Dio, non dell’uomo! L’uomo è governato da Dio, e nessuno ne è esente!

Quando Dio disse “moltiplicherò la tua progenie”, questo era un patto che Dio stabilì con Abramo e, come l’alleanza dell’arcobaleno, si sarebbe realizzato per l’eternità, ed era anche una promessa fatta da Dio ad Abramo. Solo Dio è qualificato e ha le capacità necessarie per far avverare questa promessa. Che l’uomo ci creda o no, che l’accetti o no, e comunque lo veda e lo consideri, tutto questo avverrà, alla lettera, secondo le parole pronunciate da Dio. Le parole di Dio non cambieranno per un mutamento di volontà o di idea dell’uomo e non varieranno a causa dei cambiamenti in qualsivoglia persona, essere o oggetto. Tutte le cose possono scomparire, ma le parole di Dio rimarranno per sempre. Al contrario, il giorno in cui tutte le cose scompariranno sarà esattamente il giorno in cui le parole di Dio si realizzeranno completamente, poiché Egli è il Creatore e possiede l’autorità del Creatore e la potenza del Creatore e governa tutte le cose e tutta la forza vitale; è in grado di far uscire qualcosa dal nulla o di far sì che qualcosa diventi nulla, e comanda la trasformazione di tutti gli esseri da vivi a morti. E così per Dio nulla potrebbe essere più semplice che moltiplicare il seme di qualcuno. All’uomo appare fantasioso, come una favola, ma per Dio ciò che Egli decide e promette di fare non è fantasioso, né una favola. Invece è un fatto che Lui ha già visto e che sicuramente si realizzerà. Lo capite? I fatti dimostrano che i discendenti di Abramo sono stati numerosi? E quanto? Tanto quanto “le stelle del cielo e come la rena ch’è sul lido del mare” di cui parlò Dio? Si sono diffusi in tutti i popoli e in tutte le regioni, in ogni luogo del mondo? E come si è realizzato questo? È stato compiuto dall’autorità delle parole di Dio? Per centinaia o migliaia di anni, dopo che le parole di Dio furono pronunciate, esse continuarono ad avverarsi, e continuamente divenivano realtà; questa è la potenza delle parole di Dio ed è dimostrazione dell’autorità di Dio. Quando in principio Dio creò tutte le cose, Dio disse “sia la luce” e la luce fu. Questo avvenne molto rapidamente, si realizzò in un tempo brevissimo, e non vi fu alcun ritardo nella sua realizzazione e nel suo compimento; gli effetti delle parole di Dio furono immediati. Entrambi erano manifestazioni dell’autorità di Dio, ma quando Dio benedisse Abramo consentì all’uomo di vedere un altro lato della sostanza dell’autorità di Dio e di comprendere l’inestimabilità dell’autorità del Creatore. Inoltre, consentì all’uomo di vedere un lato più reale e più mirabile dell’autorità del Creatore.

Quando le parole di Dio vengono pronunciate, l’autorità di Dio assume il comando di quest’opera, e il fatto promesso dalla bocca di Dio a poco a poco comincia a divenire realtà. Fra tutte le cose, i cambiamenti cominciano quindi ad avvenire in ogni cosa, più o meno come, all’arrivo della primavera, l’erba diventa verde, i fiori sbocciano, sugli alberi spuntano germogli, gli uccelli si mettono a cantare, ritornano le oche e i campi brulicano di persone… Con l’arrivo della primavera tutte le cose si rinnovano, e questo è l’atto miracoloso del Creatore. Quando Dio realizza le Sue promesse, tutte le cose in cielo e in terra si rinnovano e si trasformano secondo i pensieri di Dio, e nulla ne è esente. Quando la bocca di Dio pronuncia un impegno o una promessa, tutte le cose servono alla sua realizzazione e vengono manovrate ai fini della realizzazione, e tutte le creature vengono orchestrate e disposte sotto il dominio del Creatore e svolgono ciascuna il suo ruolo e la sua funzione. Questa è la manifestazione dell’autorità del Creatore. Che cosa vedi in questo? Come distingui l’autorità di Dio? L’autorità di Dio ha un limite? Vi è un limite temporale? Si può forse dire che essa sia di una certa altezza o di una certa lunghezza? Si può forse dire che abbia certe dimensioni o una certa intensità? Si può misurare con le grandezze dell’uomo? L’autorità di Dio non si accende o spegne, non va e viene, e nessuno può misurare quanto sia grande. Per quanto il tempo passi, quando Dio benedice una persona, questa benedizione durerà, e il suo perdurare testimonierà l’autorità inestimabile di Dio e consentirà all’umanità di assistere ogni volta alla ricomparsa dell’inestinguibile forza vitale del Creatore. Ogni manifestazione della Sua autorità è la dimostrazione perfetta delle parole uscite dalla Sua bocca, che viene presentata a tutte le cose e all’umanità. Per giunta, tutto ciò che viene realizzato dalla Sua autorità è quanto mai mirabile e assolutamente perfetto. Si può dire che i Suoi pensieri, le Sue parole, la Sua autorità e tutta l’opera da Lui compiuta, formino un quadro di incomparabile bellezza, e per le creature il linguaggio dell’umanità è incapace di articolarne l’importanza e il valore. Quando Dio fa una promessa a una persona, tutto Gli è noto alla perfezione: il luogo in cui vivrà, l’attività che svolgerà, il contesto presente prima o dopo la promessa, o quanto siano stati grandi gli sconvolgimenti avvenuti nel suo ambiente di vita. Qualunque sia il tempo trascorso dopo che sono state pronunciate le parole di Dio, per Lui è come se fossero state appena dette. Vale a dire che Dio ha una tale potenza e autorità che può seguire, controllare e realizzare ogni promessa fatta all’umanità e, indipendentemente dalla promessa, dal tempo necessario per realizzarla completamente e dalla vastità della portata di tale realizzazione (per esempio, indipendentemente dal tempo, dalla geografia, dalla razza e così via), questa promessa sarà adempiuta e realizzata, e l’adempimento e la realizzazione non Gli richiederanno il minimo sforzo. E questo che cosa dimostra? Che la vastità dell’autorità e della potenza di Dio è sufficiente a governare l’intero universo e l’intera umanità. Dio creò la luce, ma ciò non significa che Dio gestisca soltanto la luce, o che Egli gestisca soltanto l’acqua perché creò l’acqua, e che ogni altra cosa non sia in relazione con Dio. Non è forse un malinteso questo? Anche se la benedizione di Dio ad Abramo, dopo centinaia di anni, era a poco a poco svanita dalla memoria dell’uomo, per Dio quella promessa rimaneva sempre uguale. Era ancora in fase di realizzazione e non si era mai interrotta. L’uomo non ha mai saputo né sentito dire come Dio esercitasse la Sua autorità, come tutto fosse orchestrato e disposto, e quante storie meravigliose avvenissero in tutto il creato durante questo periodo, ma ogni aspetto meraviglioso della manifestazione dell’autorità di Dio e della rivelazione dei Suoi atti fu comunicato ed esaltato in mezzo a tutte le cose; tutto dimostrò e testimoniò gli atti miracolosi del Creatore, e ogni storia già narrata più volte riguardo alla sovranità del Creatore su tutte le cose sarà ancora proclamata per l’eternità da ogni cosa. L’autorità con cui Dio governa tutte le cose e la Sua potenza indicano a tutti gli esseri che Dio è presente dappertutto e in ogni momento. Quando avrai constatato l’onnipresenza dell’autorità e della potenza di Dio, vedrai che Lui è presente dappertutto e in ogni momento. L’autorità e la potenza di Dio non sono limitate da tempo, geografia, spazio, né da qualsivoglia persona o cosa. La vastità dell’autorità e della potenza di Dio supera l’immaginazione dell’uomo; per l’uomo è insondabile e inimmaginabile; non sarà mai completamente conosciuta dall’uomo.

Tratto da “Dio Stesso, l’Unico I” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 95

A qualcuno piace fare inferenze e lavorare di immaginazione; ma fino a dove può arrivare l’immaginazione dell’uomo? Può andare al di là di questo mondo? L’uomo è in grado di inferire e immaginare l’autenticità e la precisione dell’autorità di Dio? L’inferenza e l’immaginazione dell’uomo possono consentirgli di giungere alla conoscenza dell’autorità di Dio? Possono consentirgli di apprezzare veramente l’autorità di Dio e sottomettersi ad essa? I fatti dimostrano che l’inferenza e l’immaginazione dell’uomo sono solo un prodotto dell’intelletto umano e non forniscono il benché minimo aiuto o vantaggio alla conoscenza umana dell’autorità di Dio. Dopo aver letto libri di fantascienza, alcuni sono in grado di immaginare come siano la luna e le stelle. Eppure, questo non significa che l’uomo abbia qualche comprensione dell’autorità di Dio. L’immaginazione umana è solo questo: immaginazione. Della realtà di queste cose, vale a dire della loro connessione con l’autorità di Dio, l’uomo non ha assolutamente alcuna comprensione. Che importa se sei stato sulla luna? Questo indica forse che tu abbia una comprensione multidimensionale dell’autorità di Dio? Indica che tu sia in grado di immaginare la vastità dell’autorità e della potenza di Dio? Dato che l’inferenza e l’immaginazione dell’uomo non possono consentirgli di conoscere l’autorità di Dio, che cosa dovrebbe fare l’uomo? La cosa più saggia sarebbe evitare di fare inferenze o di lavorare di immaginazione; in altre parole, l’uomo non deve mai affidarsi all’immaginazione o alle inferenze quando si tratta di conoscere l’autorità di Dio. Che cosa desidero dirvi qui? La conoscenza dell’autorità di Dio, della Sua potenza, della Sua identità e della Sua sostanza non si può conseguire affidandosi all’immaginazione. Dal momento che non puoi affidarti all’immaginazione per conoscere l’autorità di Dio, in che modo puoi conseguire una vera conoscenza dell’autorità di Dio? Nutrendoti e dissetandoti delle parole di Dio, ascoltando le comunicazioni e facendo esperienza delle parole di Dio, sperimenterai e verificherai a poco a poco la Sua autorità, e così ne acquisirai una graduale comprensione e una sempre maggiore conoscenza. Questo è l’unico modo per conoscere l’autorità di Dio; non vi sono scorciatoie. Chiedervi di non immaginare non equivale a farvi restare passivamente in attesa della distruzione o a impedirvi di fare alcunché. Non usare il cervello per pensare e immaginare significa non usare la logica per fare inferenze, non usare la conoscenza per analizzare, non basarsi sulla scienza, ma invece comprendere, verificare e confermare che il Dio in cui credi possiede autorità, confermare che Egli detiene la sovranità sul tuo destino e che la Sua potenza in ogni momento dimostra che Egli è il vero Dio Stesso, attraverso le parole di Dio, attraverso la verità, attraverso tutto ciò a cui vai incontro nella vita. Questo è l’unico modo in cui si possa arrivare alla comprensione di Dio. Alcuni dicono di voler trovare un modo semplice per conseguire questo scopo, ma a voi viene in mente qualcosa di utile al riguardo? Te lo dico Io, non c’è da pensare: non ci sono altri modi! L’unico è conoscere e verificare coscienziosamente e tenacemente ciò che Dio ha ed è attraverso ogni parola che Egli esprime e ogni cosa che Egli fa. Questo è l’unico modo per conoscere Dio. Infatti, ciò che Dio ha ed è, e tutto ciò che è di Dio, non è vacuo e vano, ma reale.

Tratto da “Dio Stesso, l’Unico I” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 96

La realtà del controllo e del dominio del Creatore su tutte le cose e su tutti gli esseri viventi indica la vera esistenza dell’autorità del Creatore

Nel libro di Giobbe è registrata la benedizione di Giobbe da parte di Jahvè. Che cosa donò Dio a Giobbe? “E Jahvè benedì gli ultimi anni di Giobbe più de’ primi; ed egli ebbe quattordicimila pecore, seimila cammelli, mille paia di bovi e mille asine” (Giobbe 42:12). Dal punto di vista dell’uomo, quali furono le cose donate a Giobbe? Erano beni dell’uomo? Con questi beni Giobbe sarebbe stato molto ricco a quell’epoca? E come li acquisì? Qual era l’origine della sua ricchezza? Inutile dire che fu grazie alla benedizione di Dio che Giobbe giunse a possederli. Come Giobbe vedesse questi beni e come considerasse le benedizioni di Dio non è una cosa che esamineremo qui. Se si tratta delle benedizioni di Dio, tutti bramano, giorno e notte, di riceverle. Eppure, l’uomo non controlla in alcun modo quanti beni possa acquisire durante la sua vita né la possibilità stessa di ricevere benedizioni da Dio, e questo è un dato di fatto indiscutibile! Dio ha l’autorità e la facoltà di conferire all’uomo dei beni, per consentirgli di ricevere qualche benedizione; eppure vi è un principio alla base delle benedizioni di Dio. Che genere di persone benedice Dio? Quelle che Gli piacciono, naturalmente! Abramo e Giobbe furono entrambi benedetti da Dio, eppure le benedizioni che ricevettero non erano uguali. Dio benedisse Abramo dandogli discendenti numerosi quanto la sabbia e le stelle. Quando Dio benedisse Abramo, fece sì che i discendenti di un uomo, un popolo, diventasse potente e prospero. In questo l’autorità di Dio governò l’umanità, che unica fra tutte le cose e gli esseri viventi respirava il soffio di Dio. Sotto la sovranità dell’autorità di Dio, questa umanità proliferò ed esistette alla velocità e nella misura decise da Dio. Specificamente, la vitalità, il tasso di espansione e l’aspettativa di vita del popolo facevano tutti parte delle disposizioni di Dio, e il principio di tutto questo si fondava interamente sulla promessa fatta da Dio ad Abramo. Vale a dire che, a prescindere dalle circostanze, le promesse di Dio sarebbero procedute senza ostacoli e sarebbero state realizzate sotto la provvidenza dell’autorità di Dio. Con la promessa ad Abramo, nonostante gli sconvolgimenti del mondo, nonostante l’epoca, nonostante le catastrofi sopportate dall’umanità, i discendenti di Abramo non avrebbero corso il rischio dell’annientamento e il loro popolo non si sarebbe estinto. La benedizione di Dio a Giobbe, invece, fece di lui un uomo estremamente ricco. Ciò che Dio gli diede fu una serie di animali vivi, che respiravano, i cui dettagli (il numero, la rapidità di riproduzione, il tasso di sopravvivenza, la quantità di grasso e così via) erano pure regolati da Dio. Sebbene questi esseri viventi non possedessero la capacità di parlare, anch’essi facevano parte delle disposizioni del Creatore, e il principio di tali disposizioni era in accordo con la benedizione promessa da Dio a Giobbe. Nelle benedizioni che Dio impartì ad Abramo e a Giobbe, anche se il contenuto delle promesse era diverso, l’autorità con cui il Creatore governava tutte le cose e gli esseri viventi era la stessa. Ogni dettaglio dell’autorità e della potenza di Dio è contenuto nelle Sue differenti promesse e benedizioni ad Abramo e Giobbe e, ancora una volta, indica all’umanità che l’autorità di Dio va molto al di là dell’immaginazione umana. Tali dettagli dicono ancora una volta all’umanità che se desidera conoscere l’autorità di Dio lo si può fare soltanto attraverso le Sue parole e l’esperienza della Sua opera.

L’autorità della sovranità divina su tutte le cose consente all’uomo di vedere un fatto: l’autorità di Dio non è incarnata solo nelle parole “E Dio disse: ‘Sia la luce’, e la luce fu. E, ‘sia il firmamento’, e il firmamento fu e, ‘sia la terra’, e la terra fu”, ma anche in come Egli fece in modo che la luce continuasse a esistere, impedì al firmamento di scomparire e mantenne le terre per sempre separate dalle acque, nonché nei dettagli di come Egli governò e gestì il creato: luce, firmamento e terre. Che altro vedete nella benedizione dell’umanità da parte di Dio? Chiaramente, quando Dio benedisse Abramo e Giobbe, le Sue orme non scomparvero, poiché Egli aveva appena cominciato a esercitare la Sua autorità e intendeva far avverare ogni Sua parola e ciascun dettaglio di ogni Sua parola; e così, negli anni a venire, continuò a fare tutto ciò che Si era proposto. Poiché Dio ha autorità, forse all’uomo sembra che Dio Si limiti a parlare, e che non debba alzare un solo dito affinché tutte le questioni e le cose si realizzino. Pensare questo è piuttosto ridicolo! Se assumi l’opinione parziale secondo cui Dio ha stabilito l’alleanza con l’uomo usando le parole, e realizza ogni cosa usando le parole, e sei incapace di vedere i vari segni e dati di fatto che indicano come l’autorità di Dio detenga il dominio sull’esistenza di tutte le cose, allora la tua comprensione dell’autorità di Dio è vacua e ridicola! Se l’uomo immagina che Dio sia così, allora, diciamolo, la conoscenza di Dio da parte dell’uomo è all’ultima spiaggia e ha raggiunto un punto morto, poiché il Dio immaginato dall’uomo non è altro che una macchina che emette ordini e non il Dio che possiede l’autorità. Che cosa hai visto attraverso gli esempi di Abramo e Giobbe? Hai visto il lato reale dell’autorità e della potenza di Dio? Quando Dio benedisse Abramo e Giobbe, non rimase lì dov’era né mise all’opera i Suoi messaggeri attendendo di vedere quale sarebbe stato l’esito. Al contrario, non appena pronunciò le Sue parole, sotto la guida della Sua autorità tutte le cose cominciarono a conformarsi all’opera che Egli intendeva svolgere e si predisposero le persone, gli esseri e gli oggetti che Lui volle. Vale a dire che, non appena dalla Sua bocca furono pronunciate quelle parole, la Sua autorità cominciò a essere esercitata ovunque, ed Egli predispose un percorso per realizzare e adempiere le promesse da Lui fatte ad Abramo e Giobbe, predisponendo anche tutti i progetti e i preparativi opportuni per tutto ciò che era necessario per ogni passo e ogni fase principale che Egli progettava di compiere. In quel periodo, Dio non manovrò solo i Suoi messaggeri, ma anche tutte le cose da Lui create. L’ambito entro cui venne esercitata l’autorità di Dio, quindi, non comprendeva solo i messaggeri, ma anche tutte le cose, che vennero manovrate per conformarsi all’opera che Egli intendeva compiere. Queste furono le specifiche modalità in cui venne esercitata l’autorità di Dio. Nelle vostre fantasie, alcuni potranno intendere l’autorità di Dio nel modo seguente: Dio ha autorità e potenza, e così per Lui sarà sufficiente rimanere nel terzo cielo o in un luogo fisso senza necessità di svolgere alcuna opera particolare, e l’opera di Dio sarà portata a termine interamente nei Suoi pensieri. Alcuni potranno anche ritenere che Dio, pur avendo benedetto Abramo, non avesse necessità di fare alcunché, e che Gli fosse sufficiente avere pronunciato le Sue parole. Andò davvero così? Chiaramente no! Anche se Dio possiede autorità e potenza, la Sua autorità è vera e reale, non vuota. L’autenticità e la realtà dell’autorità e della potenza di Dio si rivelano a poco a poco e si incarnano nella creazione di tutte le cose e nel dominio su tutte le cose, così come anche nel processo di governo e gestione dell’umanità. Ogni metodo, ogni prospettiva, ogni dettaglio della sovranità di Dio sull’umanità e su tutte le cose, l’intera opera che Egli ha compiuto, la Sua comprensione di tutte le cose – tutto dimostra letteralmente che l’autorità e la potenza di Dio non sono formule vuote. La Sua autorità e la Sua potenza si manifestano e si rivelano continuamente e in ogni cosa. Queste manifestazioni e rivelazioni indicano la reale esistenza dell’autorità di Dio perché Egli sta usando la Sua autorità e la Sua potenza per proseguire la Sua opera e comandare e governare tutte le cose in ogni momento, e la Sua potenza e la Sua autorità non possono essere sostituite dagli angeli o dai messaggeri di Dio. Dio decise quali benedizioni impartire ad Abramo e a Giobbe: rientrava nelle Sue facoltà. Anche se i Suoi messaggeri fecero visita personalmente ad Abramo e a Giobbe, le loro azioni erano in accordo con i Suoi comandamenti e sotto la Sua autorità e sovranità. Anche se nelle testimonianze bibliche l’uomo vede i messaggeri di Dio far visita ad Abramo laddove Jahvè Dio personalmente non fa alcunché, in realtà l’Unico che veramente eserciti potenza e autorità è Dio Stesso, e ciò non può essere messo in alcun modo in dubbio da chicchessia! Anche se hai visto che gli angeli e i messaggeri possiedono grande potenza e hanno eseguito miracoli o hanno fatto certe cose su incarico di Dio, le loro azioni servono puramente a portare a termine l’incarico assegnato da Lui e non sono affatto una manifestazione dell’autorità di Dio; infatti nessun uomo o oggetto ha o possiede l’autorità di creare e governare tutte le cose. E così nessun uomo o oggetto può esercitare o manifestare l’autorità del Creatore.

Tratto da “Dio Stesso, l’Unico I” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 97

L’autorità del Creatore è immutabile e non può essere offesa

1. Dio usa la parola per creare tutte le cose

Genesi 1:3-5 Dio disse: “Sia luce!” E luce fu. Dio vide che la luce era buona; e Dio separò la luce dalle tenebre. Dio chiamò la luce “giorno” e le tenebre “notte”. Fu sera, poi fu mattina: primo giorno.

Genesi 1:6-7 Poi Dio disse: “Vi sia una distesa tra le acque, che separi le acque dalle acque”. Dio fece la distesa e separò le acque che erano sotto la distesa dalle acque che erano sopra la distesa. E così fu.

Genesi 1:9-11 Poi Dio disse: “Le acque che sono sotto il cielo siano raccolte in un unico luogo e appaia l’asciutto”. E così fu. Dio chiamò l’asciutto “terra”, e chiamò la raccolta delle acque “mari”. Dio vide che questo era buono. Poi Dio disse: “Produca la terra della vegetazione, delle erbe che facciano seme e degli alberi fruttiferi che, secondo la loro specie, portino del frutto avente in sé la propria semenza, sulla terra”. E così fu.

Genesi 1:14-15 Poi Dio disse: “Vi siano delle luci nella distesa dei cieli per separare il giorno dalla notte; siano dei segni per le stagioni, per i giorni e per gli anni; facciano luce nella distesa dei cieli per illuminare la terra”. E così fu.

Genesi 1:20-21 Poi Dio disse: “Producano le acque in abbondanza esseri viventi, e volino degli uccelli sopra la terra per l’ampia distesa del cielo”. Dio creò i grandi animali acquatici e tutti gli esseri viventi che si muovono, e che le acque produssero in abbondanza secondo la loro specie, e ogni volatile secondo la sua specie. Dio vide che questo era buono.

Genesi 1:24-25 Poi Dio disse: “Produca la terra animali viventi secondo la loro specie: bestiame, rettili e animali selvatici della terra, secondo la loro specie”. E così fu. Dio fece gli animali selvatici della terra secondo le loro specie, il bestiame secondo le sue specie e tutti i rettili della terra secondo le loro specie. Dio vide che questo era buono.

2. Dio usa le Sue parole per stabilire un’alleanza con l’uomo

Genesi 9:11-13 “Io stabilisco il Mio patto con voi; nessun essere vivente sarà più sterminato dalle acque del diluvio e non ci sarà più diluvio per distruggere la terra”. Dio disse: “Ecco il segno del patto che Io faccio tra Me e voi e ogni essere vivente che è con voi, per tutte le generazioni future. Io pongo il Mio arco nella nuvola e servirà di segno del patto fra Me e la terra”.

3. Le benedizioni di Dio

Genesi 17:4-6 Quanto a Me, ecco il patto che faccio con te: tu diventerai padre di una moltitudine di nazioni; non sarai più chiamato Abramo, ma il tuo nome sarà Abraamo, poiché Io ti costituisco padre di una moltitudine di nazioni. Ti farò moltiplicare grandemente, ti farò divenire nazioni e da te usciranno dei re.

Genesi 18:18-19 Abrahamo deve diventare una nazione grande e potente e in lui saran benedette tutte le nazioni della terra. Poiché Io l’ho prescelto affinché ordini ai suoi figliuoli, e dopo di sé alla sua casa, che s’attengano alla via di Jahvè per praticare la giustizia e l’equità, onde Jahvè ponga ad effetto a pro d’Abrahamo quello che gli ha promesso.

Genesi 22:16-18 Io giuro per Me Stesso, dice Jahvè, che, siccome tu hai fatto questo e non Mi hai rifiutato il tuo figliuolo, l’unico tuo, Io certo ti benedirò e moltiplicherò la tua progenie come le stelle del cielo e come la rena ch’è sul lido del mare; e la tua progenie possederà la porta de’ suoi nemici. E tutte le nazioni della terra saranno benedette nella tua progenie, perché tu hai ubbidito alla Mia voce.

Giobbe 42:12 E Jahvè benedì gli ultimi anni di Giobbe più de’ primi; ed egli ebbe quattordicimila pecore, seimila cammelli, mille paia di bovi e mille asine.

Che cosa avete colto in questi tre brani delle scritture? Avete capito che vi è un principio in base al quale Dio esercita la Sua autorità? Per esempio, Dio usò l’arcobaleno per stabilire un’alleanza con l’uomo quando lo collocò fra le nuvole per dire all’uomo che mai più Egli avrebbe inviato un diluvio a distruggere il mondo. L’arcobaleno che si vede oggi è sempre lo stesso di cui parlò la bocca di Dio? La sua natura e il suo significato sono cambiati? Senza dubbio no. Dio usò la Sua autorità per compiere questa azione, e l’alleanza stabilita con l’uomo è proseguita fino a oggi; e se un giorno questa alleanza cambierà, questo naturalmente lo deciderà Dio. Da quando disse: “Io pongo il Mio arco nella nuvola”, Dio Si è sempre attenuto a questa alleanza, fino a oggi. Cosa ti fa capire questo? Anche se Dio possiede autorità e potenza, è assai rigoroso e segue dei principi nelle Sue azioni, e rimane fedele alla Sua parola. La Sua rigorosità e i principi delle Sue azioni indicano che il Creatore non può essere offeso e che la Sua autorità è insuperabile. Anche se possiede l’autorità suprema e tutte le cose sono sotto il Suo dominio, e sebbene abbia la potenza di governare tutte le cose, non ha mai danneggiato o alterato il Suo progetto; e ogni volta che esercita la Sua autorità ciò avviene in stretto accordo con i Suoi principi, e segue precisamente ciò che è stato pronunciato dalla Sua bocca, e le fasi e gli obiettivi del Suo progetto. Inutile dire che anche tutte le cose da Lui governate obbediscono ai principi con cui si esercita la Sua autorità, e nessun uomo e nessuna cosa sono esenti dalle disposizioni della Sua autorità, né possono modificare i principi con cui viene esercitata la Sua autorità. Agli occhi di Dio, chi ha la benedizione riceve la buona sorte dalla Sua autorità, e chi è maledetto riceve la sua punizione dalla Sua autorità. Sotto la sovranità dell’autorità di Dio, niente e nessuno può sottrarsi all’esercizio della Sua autorità o modificare i principi con cui essa viene esercitata. L’autorità del Creatore non viene modificata dai cambiamenti di qualsivoglia fattore così come i principi con cui viene esercitata la Sua autorità non si modificano per alcuna ragione. Il cielo e la terra possono subire grandi sconvolgimenti, ma l’autorità del Creatore non muterà; tutte le cose possono svanire, ma l’autorità del Creatore non scomparirà mai. Questa è la sostanza dell’autorità del Creatore, che è immutabile e non può essere offesa, e questa è proprio l’unicità del Creatore!

Tratto da “Dio Stesso, l’Unico I” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 98

Il comando di Dio a Satana

Giobbe 2:6 E Jahvè disse a Satana: “Ebbene esso è in tuo potere; soltanto, rispetta la sua vita”.

Satana non ha mai osato trasgredire l’autorità del Creatore e per questo tutti gli esseri vivono in maniera ordinata

Questo è un estratto dal libro di Giobbe e il pronome “esso” in queste parole si riferisce a Giobbe. Per quanto breve, questa frase chiarisce molte questioni. Descrive un particolare dialogo fra Dio e Satana nel mondo spirituale e ci dice che l’oggetto delle parole di Dio era Satana. Inoltre, riferisce ciò che fu detto specificamente da Dio. Le parole di Dio erano un comando e un ordine a Satana. I dettagli specifici di questo ordine si riferiscono al fatto di risparmiare la vita a Giobbe e alla linea tracciata da Dio riguardo al trattamento di Giobbe da parte di Satana: Satana doveva risparmiare la vita a Giobbe. La prima cosa che apprendiamo da questa frase è che furono parole dette da Dio a Satana. Il testo originale del libro di Giobbe ci dice l’antefatto di tali parole: Satana desiderava accusare Giobbe e così doveva ottenere l’assenso di Dio prima di tentarlo. Nell’acconsentire alla richiesta di tentare Giobbe, Dio pose a Satana la seguente condizione: “Giobbe è in tuo potere; soltanto, rispetta la sua vita”. Qual è la natura di queste parole? Sono chiaramente un comando, un ordine. Avendo capito la natura di queste parole, dovresti naturalmente comprendere anche che Colui che emise tale ordine era Dio e colui che ricevette tale ordine e vi obbedì era Satana. Inutile dire che in questo ordine il rapporto fra Dio e Satana è evidente a chiunque legga tali parole. Naturalmente questo è anche il rapporto fra Dio e Satana nel mondo spirituale, e questa è la differenza di identità e prestigio fra Dio e Satana, rilevabile nella testimonianza del dialogo fra Dio e Satana nelle Scritture, e fino a oggi questi sono l’esempio specifico e la testimonianza testuale in cui l’uomo può apprendere la netta differenza di identità e prestigio fra Dio e Satana. A questo punto devo dire che la registrazione di queste parole è un documento importante per la conoscenza dell’identità e del prestigio di Dio da parte dell’umanità e fornisce informazioni importanti per la conoscenza di Dio da parte dell’umanità. Attraverso questo dialogo fra il Creatore e Satana nel mondo spirituale, l’uomo è in grado di capire un ulteriore aspetto specifico dell’autorità del Creatore. Queste parole sono un’altra testimonianza dell’autorità unica del Creatore.

Esteriormente sono un dialogo fra Jahvè Dio e Satana. La loro sostanza è che l’atteggiamento con cui Jahvè Dio parla e la posizione da cui Egli lo fa sono più elevati rispetto a quelli di Satana. In altri termini, Jahvè Dio dà un comando a Satana usando il tono di un ordine, e gli dice che cosa deve e non deve fare: Giobbe è già nelle sue mani e Satana è libero di trattarlo come desidera, ma non può togliergli la vita. Il sottinteso è che, sebbene Giobbe sia stato posto nelle mani di Satana, la sua vita non gli è stata ceduta; nessuno può togliere la vita di Giobbe dalle mani di Dio senza il Suo permesso. L’atteggiamento di Dio è espresso chiaramente nel comando a Satana, il quale manifesta e rivela anche la posizione da cui Jahvè Dio conversa con Satana. In questo, Jahvè Dio non solo ha il prestigio del Dio che creò la luce e l’aria e tutte le cose e gli esseri viventi, del Dio sovrano di tutte le cose e gli esseri viventi, ma anche del Dio che comanda l’umanità e comanda l’Ade, il Dio che domina sulla vita e la morte di tutti gli esseri viventi. Nel mondo spirituale, chi a parte Dio oserebbe impartire a Satana un simile ordine? E perché Dio impartì personalmente il Suo ordine a Satana? Perché la vita dell’uomo, compresa quella di Giobbe, è sotto il dominio di Dio. Dio non permise a Satana di nuocere a Giobbe o di togliergli la vita; vale a dire che subito prima di permettere a Satana di tentare Giobbe, Si rammentò di impartire in particolare tale ordine e di nuovo comandò a Satana di non togliere la vita a Giobbe. Satana non ha mai osato trasgredire l’autorità di Dio e per giunta ha sempre ascoltato attentamente e obbedito agli ordini e ai comandi specifici di Dio, non avendo mai l’ardore di metterli in discussione e, naturalmente, di modificarli liberamente a suo piacimento. Questi sono i limiti che Dio ha imposto a Satana, e quindi Satana non ha mai osato violarli. Non è forse questa la potenza dell’autorità di Dio? Non è forse questa una testimonianza dell’autorità di Dio? Di come comportarsi nei confronti di Dio e di come considerarLo, Satana ha una comprensione molto più chiara rispetto all’umanità, e così, nel mondo spirituale, Satana vede molto chiaramente il prestigio e l’autorità di Dio, e ha una comprensione profonda della Sua potenza e autorità e dei principi alla base dell’esercizio della Sua autorità. Non osa affatto ignorarli, né osa violarli in alcun modo, né fare qualcosa che trasgredisca la Sua autorità, e non osa sfidare in alcun modo la Sua ira. Pur essendo malvagio e arrogante per natura, Satana non ha mai osato oltrepassare i confini e i limiti impostigli da Dio. Da milioni di anni si attiene strettamente a questi limiti, si attiene a ogni comando e ordine impartitogli da Dio e non ha mai osato passare il segno. Pur essendo malefico, Satana è molto più saggio dell’umanità corrotta; conosce l’identità del Creatore e conosce i propri limiti. Dagli atti “arrendevoli” di Satana si capisce che l’autorità e la potenza di Dio sono decreti celesti che lui non può trasgredire e che proprio per via dell’unicità e dell’autorità di Dio tutte le cose si trasformano e si propagano in maniera ordinata, che l’umanità può vivere e moltiplicarsi entro il percorso stabilito da Dio, senza che nessuna persona e nessun oggetto possano turbare questo ordine e nessuna persona e nessun oggetto possano modificare questa legge: infatti tutti provengono dalle mani del Creatore e dall’ordine e dall’autorità del Creatore.

Tratto da “Dio Stesso, l’Unico I” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 99

La speciale identità di Satana ha indotto molte persone a mostrare un forte interesse per le sue varie manifestazioni. Molte persone sciocche credono perfino che, oltre a Dio, anche Satana possieda autorità, poiché Satana è in grado di eseguire miracoli e di fare cose impossibili per l’umanità. E così, oltre a adorare Dio, l’umanità riserva un posto nel cuore anche per lui, e perfino lo adora come Dio. Queste persone sono tanto spregevoli quanto detestabili. Sono spregevoli per via della loro ignoranza e detestabili per via della loro eresia e della loro essenza intrinsecamente malvagia. A questo punto ritengo necessario informarvi riguardo a che cosa sia l’autorità, che cosa simboleggi e che cosa rappresenti. In linea di massima, Dio Stesso è autorità. La Sua autorità simboleggia la supremazia e la sostanza di Dio, e l’autorità di Dio Stesso rappresenta il prestigio e l’identità di Dio. Stando così le cose, Satana osa forse dire di essere Dio? Satana osa forse dire di avere creato tutte le cose e di detenere la sovranità su tutte le cose? Certamente no! Infatti, è incapace di creare tutte le cose; fino a oggi non ha mai fatto nulla di quanto prodotto da Dio e non ha mai creato nulla di vivente. Non avendo l’autorità di Dio, non potrà mai possedere il prestigio e l’identità di Dio, e questo è dovuto alla sua sostanza. Ha forse la stessa potenza di Dio? Certamente no! Come definiamo gli atti di Satana e i suoi miracoli? Forse potenza? Si potrebbe forse dire autorità? Certamente no! Satana determina il corso del male e sconvolge, ostacola e interrompe ogni aspetto dell’opera di Dio. Da migliaia di anni a questa parte, oltre a corrompere e maltrattare l’umanità e ad allettare e ingannare l’uomo fino a portarlo alla depravazione e al rifiuto di Dio, indirizzandolo verso la valle dell’ombra della morte, Satana ha forse fatto qualcosa che meriti anche la minima celebrazione, il minimo elogio o la minima venerazione da parte dell’uomo? Se Satana possedesse autorità e potenza, l’umanità sarebbe stata corrotta da lui? Se Satana possedesse autorità e potenza, l’umanità sarebbe stata danneggiata da lui? Se Satana possedesse autorità e potenza, l’umanità avrebbe forse abbandonato Dio rivolgendosi alla morte? Poiché Satana non ha autorità né potenza, che cosa dobbiamo dedurre riguardo alla sostanza di tutto ciò che fa? Alcuni definiscono tutto ciò che Satana fa dei semplici inganni, eppure ritengo che tale definizione non sia tanto appropriata. Gli atti malvagi con cui corrompe l’umanità sono semplici inganni? La forza malvagia con cui maltrattò Giobbe e il feroce desiderio di maltrattarlo e divorarlo non possono essere considerati semplici inganni. Rammentiamo: in un attimo, le greggi e le mandrie di Giobbe, disperse in lontananza su colline e montagne, scomparvero; in un attimo, la grande fortuna di Giobbe svanì. Questo poteva forse essere conseguito mediante semplici inganni? La natura di tutto ciò che Satana fa corrisponde e si adatta a termini negativi come ostacolare, interrompere, distruggere, danneggiare, malvagità, malevolenza e tenebre, e così il verificarsi di tutto ciò che è ingiusto e malvagio è inestricabilmente legato agli atti di Satana ed è inseparabile dalla sua sostanza malvagia. Per quanto “potente” sia Satana, per quanto sia audace e ambizioso, per quanto grande sia la sua capacità di infliggere danni, per quanto di ampia portata siano le tecniche con cui corrompe e alletta l’uomo, per quanto astuti siano i trucchi e le macchinazioni con cui intimidisce l’uomo, per quanto mutevole sia la forma in cui esiste, non è mai stato in grado di creare un unico essere vivente, non è mai stato in grado di stabilire leggi o regole per l’esistenza di tutte le cose e non è mai stato in grado di governare e dominare qualsivoglia oggetto, animato o inanimato. In tutte le vaste distese dell’universo, non vi è una singola persona o un solo oggetto che sia nato da Satana o che esista per causa sua; non vi è una singola persona o un solo oggetto che sia governato o controllato da Satana. Al contrario, Satana non solo deve vivere sotto il dominio di Dio, ma deve anche obbedire a tutti i Suoi ordini e comandi. Senza il permesso di Dio, è difficile che Satana tocchi anche una goccia d’acqua o un granello di sabbia sulla terra; senza il permesso di Dio, Satana non è nemmeno libero di spostare le formiche qua e là sulla terra, e tanto meno l’umanità, che è stata creata da Dio. Agli occhi di Dio, Satana è inferiore ai gigli della montagna, agli uccelli che volano in aria, ai pesci del mare e ai vermi della terra. Il suo ruolo in mezzo a tutte le cose è servirle, e lavorare per l’umanità e servire l’opera di Dio e il Suo piano di gestione. Per quanto malevola sia la sua natura e per quanto malvagia la sua sostanza, l’unica cosa che Satana possa fare è attenersi debitamente alla sua funzione: essere al servizio di Dio e fungere da completamento di Dio. Tali sono l’essenza e la posizione di Satana. La sua sostanza è slegata dalla vita, è slegata dalla potenza, è slegata dall’autorità; è solo un giocattolo nelle mani di Dio, solo una macchina al servizio di Dio!

Tratto da “Dio Stesso, l’Unico I” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 100

L’autorità di per sé può essere spiegata come la potenza di Dio. In primo luogo, possiamo dire con certezza che tanto l’autorità quanto la potenza sono positive. Non hanno alcun legame con alcunché di negativo e non hanno relazione con alcun essere creato o increato. La potenza di Dio è in grado di creare esseri di ogni forma aventi vita e vitalità, e questo è stabilito dalla vita di Dio. Dio è vita, perciò è la sorgente di tutti gli esseri viventi. Inoltre, l’autorità di Dio può far sì che tutti gli esseri viventi obbediscano a ogni parola di Dio, ossia abbiano origine conformemente alle parole emesse dalla bocca di Dio e vivano e si riproducano secondo il comando di Dio; dopo di che Dio governa e comanda tutti gli esseri viventi e non vi sarà mai una deviazione, per tutti i secoli dei secoli. Nessuna persona e nessun oggetto hanno questo; solo il Creatore possiede e reca questa potenza, che perciò viene chiamata autorità. Questa è l’unicità del Creatore. Per questo, che si tratti della parola “autorità” o della sostanza di tale autorità, ciascuna può essere associata unicamente al Creatore, poiché è un simbolo dell’identità e della sostanza uniche del Creatore e rappresenta la Sua identità e il Suo prestigio; a parte il Creatore, nessuna persona e nessun oggetto possono essere associati alla parola “autorità”. Questa è un’interpretazione dell’autorità unica del Creatore.

Anche se Satana guardava Giobbe con occhi bramosi, senza il permesso di Dio non osò torcergli nemmeno un capello. Pur essendo intrinsecamente malvagio e crudele, quando Dio gli impartì il Suo ordine, non ebbe altra scelta che attenersi al Suo comando. E così, anche se era scatenato come un lupo fra le pecore quando si avventò su Giobbe, non osò dimenticare i limiti impostigli da Dio, non osò violare gli ordini di Dio, e in tutto ciò che fece non osò deviare dai principi e dai limiti delle parole di Dio. Non è forse un dato di fatto? Da questo si capisce che Satana non osa contravvenire ad alcuna delle parole di Jahvè Dio. Per lui, ogni parola proveniente dalla bocca di Dio è un ordine e una legge celeste e un’espressione dell’autorità di Dio; infatti, dietro ogni parola di Dio è implicita la punizione da parte di Dio a coloro che violano i Suoi ordini e disobbediscono e si oppongono alle leggi celesti. Satana chiaramente sa che se viola gli ordini di Dio deve accettare le conseguenze di avere trasgredito l’autorità di Dio ed essersi opposto alle leggi celesti. E quali sono dunque le conseguenze? Inutile dire che si tratta naturalmente della punizione da parte di Dio. Le azioni di Satana nei confronti di Giobbe erano puramente un microcosmo della corruzione dell’uomo da parte sua e, nel momento in cui Satana compiva queste azioni, i limiti che Dio impose e gli ordini da Lui impartiti a Satana erano puramente un microcosmo dei principi alla base di tutto ciò che Satana fa. Inoltre, il ruolo e la posizione di Satana in tale questione erano puramente un microcosmo del suo ruolo e della sua posizione nell’opera di gestione di Dio, e la completa obbedienza di Satana a Dio nella tentazione di Giobbe era puramente un microcosmo di come Satana non osasse presentare la minima opposizione a Dio nella Sua opera di gestione. Quale avvertimento vi danno questi microcosmi? Fra tutte le cose, compreso Satana, non vi è nulla che possa trasgredire le leggi celesti e i decreti emanati dal Creatore, né persone o cose che osino violare queste leggi celesti e questi decreti, poiché nulla, persona o oggetto che sia, può modificare o evitare la punizione che il Creatore infligge a coloro che disobbediscono. Soltanto Lui può stabilire leggi e decreti celesti, soltanto Lui ha la potenza di applicarli, e solo la potenza del Creatore non può essere trasgredita da alcuna persona o cosa. Questa è l’autorità unica del Creatore; tale autorità è suprema fra tutte le cose, perciò non si può dire: “Dio è il più grande e Satana è il numero due”. A parte il Creatore, che possiede l’autorità unica, non vi è altro Dio!

Avete adesso una nuova conoscenza dell’autorità di Dio? In primo luogo, vi è una differenza tra l’autorità di Dio appena menzionata e la potenza dell’uomo? E qual è? Alcuni dicono che non vi sia paragone fra le due. Giusto! Anche se le persone dicono che non vi è paragone fra le due, nei pensieri e nelle concezioni dell’uomo la potenza dell’uomo viene spesso confusa con l’autorità, e le due vengono spesso accostate. Che cosa succede qui? Gli esseri umani non stanno forse commettendo l’errore di sostituire inavvertitamente l’una con l’altra? Le due non sono collegate e non vi è paragone fra loro, eppure gli esseri umani non riescono a evitarlo. Come si può risolvere? Se veramente desideri trovare una soluzione, l’unico modo è capire e conoscere l’autorità unica di Dio. Dopo aver capito e conosciuto l’autorità del Creatore, non accosterai la potenza dell’uomo all’autorità di Dio.

Che cos’è la potenza dell’uomo? In parole povere, è una capacità o un’abilità che consente di espandere o realizzare al massimo grado l’indole corrotta, i desideri e le ambizioni dell’uomo. La si può considerare autorità? Per quanto le ambizioni e i desideri di un uomo possano essere grandi o redditizi, non si può dire che tale persona possieda autorità; al massimo, questo insuperbirsi e questo avere successo potrebbero dimostrare soltanto la buffoneria di Satana presso gli uomini; al massimo sarebbe una farsa in cui Satana agisce da proprio antenato per realizzare l’ambizione di essere Dio.

Tratto da “Dio Stesso, l’Unico I” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 101

Che cosa simboleggia l’autorità di Dio? Simboleggia l’identità di Dio Stesso? Simboleggia la potenza di Dio Stesso? Simboleggia la condizione unica di Dio Stesso? Fra tutte le cose, in quali hai riconosciuto l’autorità di Dio? Come l’hai riconosciuta? Se pensiamo alle quattro stagioni di cui l’uomo ha esperienza, qualcuno può forse modificare la legge dell’avvicendamento fra primavera, estate, autunno e inverno? In primavera gli alberi germogliano e fioriscono; in estate sono ricoperti di foglie; in autunno recano frutti, e in inverno le foglie cadono. Qualcuno è in grado di modificare questa legge? Ciò riflette un aspetto dell’autorità di Dio? Dio disse: “Sia luce”, e la luce fu. Questa luce esiste ancora? Perché esiste? Esiste grazie alle parole di Dio, naturalmente, e grazie all’autorità di Dio. L’aria creata da Dio esiste ancora? L’aria che l’uomo respira proviene da Dio? Qualcuno può forse eliminare le cose che provengono da Dio? Qualcuno può modificarne la sostanza e la funzione? Qualcuno è in grado di perturbare la notte e il giorno disposti da Dio e la legge della notte e del giorno ordinata da Dio? Può Satana fare una cosa simile? Anche se di notte non dormi e scambi la notte per il giorno, è comunque notte; potrai modificare le tue abitudini quotidiane, ma non puoi modificare la legge dell’alternanza fra notte e giorno, e questo dato di fatto non può essere modificato da chicchessia; non è vero? Qualcuno è forse capace di indurre un leone ad arare la terra come un bue? Qualcuno può trasformare un elefante in un asino? Qualcuno è in grado di far volare un pollo in alto nel cielo come un’aquila? Qualcuno è capace di indurre un lupo a mangiare erba come una pecora? (No.) Qualcuno è capace di indurre i pesci dell’acqua a vivere sulla terraferma? Questo non può essere fatto dagli esseri umani. E perché no? Perché Dio ha comandato ai pesci di vivere nell’acqua, e così vivono nell’acqua. Sulla terraferma non potrebbero sopravvivere e morirebbero; sono incapaci di trasgredire i limiti del comando di Dio. Tutti gli esseri hanno una legge e un limite che ne condiziona l’esistenza e ognuno ha il proprio istinto. Queste cose sono ordinate dal Creatore e sono inalterabili e insuperabili da chicchessia. Per esempio, il leone vivrà sempre allo stato selvatico, lontano dalle comunità umane, e non potrà mai essere docile e fedele come il bue, che vive assieme all’uomo e lavora per lui. Anche se elefanti e asini sono entrambi animali, ed entrambi hanno quattro zampe e sono creature che respirano aria, appartengono comunque a specie diverse, poiché sono stati divisi in tipi differenti da Dio. Ciascuno di loro ha il proprio istinto e così non saranno mai intercambiabili. Anche se il pollo ha due zampe e le ali, proprio come un’aquila, non potrà mai volare in cielo; al massimo potrà volare su un albero, e questo è stabilito dall’istinto. Inutile dire che tutto questo è dovuto ai comandi dell’autorità di Dio.

Nello sviluppo odierno dell’umanità, si può dire che la scienza dell’umanità stia prosperando, e i risultati dell’indagine scientifica dell’uomo possono essere definiti impressionanti. La capacità dell’uomo, va detto, si accresce sempre più, ma vi è un progresso scientifico che l’umanità è stata incapace di compiere: l’umanità ha costruito aerei, portaerei e la bomba atomica; l’umanità è andata nello spazio, ha camminato sulla luna, ha inventato Internet e ha vissuto lo stile di vita ad alta tecnologia; eppure l’umanità è incapace di creare un essere vivente e respirante. Gli istinti delle creature viventi, le leggi in base a cui esse vivono, il ciclo di vita e morte sono cose impossibili per la scienza dell’umanità, cose che essa non può dominare. A questo punto va detto che, per quanto la scienza dell’uomo possa toccare grandi vette, non è paragonabile ad alcuno dei pensieri del Creatore ed è incapace di discernere la miracolosità del creato e la potenza dell’autorità del Creatore. Sulla terra vi sono tanti oceani; eppure mai hanno trasgredito i loro limiti sconfinando a piacimento sulla terraferma, e questo perché Dio ha posto dei limiti a ciascuno di essi; sono rimasti dove Egli ha comandato, e senza il permesso di Dio non possono spostarsi liberamente qua e là. Senza il permesso di Dio non possono invadersi reciprocamente, e possono muoversi solo quando lo dice Dio; e dove vadano e rimangano è stabilito dall’autorità di Dio.

In poche parole, “l’autorità di Dio” significa che una cosa spetta a Dio. Dio ha il diritto di decidere come fare una certa cosa, ed essa viene fatta nel modo da Lui desiderato. La legge di tutte le cose rientra nelle competenze di Dio e non in quelle dell’uomo; né può essere modificata dall’uomo. Non può essere alterata dalla volontà dell’uomo, ma viene invece modificata dai pensieri di Dio e dalla sapienza di Dio e dagli ordini di Dio, e questo è un dato di fatto innegabile per qualsiasi uomo. I cieli e la terra e tutte le cose, l’universo, il cielo stellato, le quattro stagioni dell’anno, ciò che per l’uomo è visibile e invisibile: tutto esiste, funziona e si trasforma, senza il minimo errore, sotto l’autorità di Dio, secondo gli ordini di Dio, secondo i comandamenti di Dio e secondo le leggi risalenti al principio della creazione. Non c’è persona o oggetto che possa modificare le loro leggi o il corso del loro funzionamento; tutte queste cose hanno avuto origine grazie all’autorità di Dio, e periscono grazie all’autorità di Dio. L’autorità di Dio è proprio questa. Detto questo, pensi che l’autorità di Dio sia un simbolo della Sua identità e del Suo prestigio? L’autorità di Dio può forse essere posseduta da qualche essere creato o increato? Può essere imitata, personificata o sostituita da qualche persona, essere o oggetto?

Tratto da “Dio Stesso, l’Unico I” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 102

L’identità del Creatore è unica e tu non devi attenerti all’idea del politeismo

Anche se le abilità e le capacità di Satana sono maggiori di quelle dell’uomo; anche se può fare cose per l’uomo impossibili; che tu possa o no invidiare Satana o aspirare a ciò che fa lui; che tu possa o no odiare tutto questo o esserne disgustato; che tu sia capace o no di vedere tutto questo; e per quante cose Satana possa realizzare, o per quante persone possa convincere con l’inganno a adorarlo e venerarlo, e comunque tu possa definirlo, non puoi affatto dire che abbia l’autorità e la potenza di Dio. Dovresti sapere che Dio è Dio, che vi è un solo Dio; e inoltre dovresti sapere che solo Dio ha autorità, e ha la potenza di dominare e governare tutte le cose. Solo perché Satana ha la capacità di ingannare le persone e sa impersonare Dio, sa imitare i segni e i miracoli compiuti da Dio e ha fatto cose simili a Dio, tu erroneamente credi che Dio non sia unico, che vi siano molti dei, che essi semplicemente abbiano maggiori o minori capacità e che vi siano differenze nella vastità della potenza che esercitano. Classifichi la loro grandezza secondo il loro ordine di arrivo e secondo la loro età e credi erroneamente che vi siano altre divinità a parte Dio, e pensi che la potenza e l’autorità di Dio non siano uniche. Se hai simili idee, se non riconosci l’unicità di Dio, non credi che solo Dio possieda autorità, e se ti attieni soltanto al politeismo, allora Io dico che sei la feccia delle creature, sei la vera personificazione di Satana e sei assolutamente una persona votata al male! Capite che cosa sto cercando di insegnarvi dicendo queste parole? A prescindere dall’epoca, dal luogo e da chi sei tu, non devi confondere Dio con alcuna altra persona, essere od oggetto. Per quanto tu possa ritenere inconoscibili e inavvicinabili l’autorità di Dio e la sostanza di Dio Stesso, per quanto gli atti e le parole di Satana concordino con la tua concezione e la tua immaginazione, per quanto siano per te soddisfacenti, non essere sciocco, non confondere questi concetti, non negare l’esistenza di Dio, non negare l’identità e il prestigio di Dio, non spingere Dio fuori dalla porta e non portare dentro Satana a sostituire il Dio del tuo cuore e a essere il tuo Dio. Non ho dubbi sul fatto che voi siate capaci di immaginare le conseguenze di una cosa simile!

Tratto da “Dio Stesso, l’Unico I” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 103

Anche se l’umanità è stata corrotta, vive ancora sotto la sovranità dell’autorità del Creatore

Satana corrompe l’umanità da migliaia di anni. Ha compiuto innumerevoli atti malvagi, ha ingannato una generazione dopo l’altra e ha commesso crimini atroci nel mondo. Ha maltrattato l’uomo, l’ha ingannato, l’ha sedotto, inducendolo a opporsi a Dio, e ha commesso atti malvagi che hanno confuso e ostacolato ripetutamente il piano di gestione di Dio. Eppure, sotto l’autorità di Dio, tutte le cose e le creature viventi continuano ad attenersi alle regole e alle leggi disposte da Dio. In confronto all’autorità di Dio, la malvagità e l’imperversare di Satana sono davvero orrendi, disgustosi e spregevoli, davvero meschini e fragili. Anche se Satana si muove in mezzo a tutte le cose create da Dio, non è in grado di indurre il minimo cambiamento nelle persone, negli esseri e negli oggetti comandati da Dio. Sono trascorse migliaia di anni e l’umanità ancora gode della luce e dell’aria conferite da Dio, ancora respira il soffio esalato da Dio Stesso, ancora gioisce di fiori, uccelli, pesci e insetti creati da Dio e gioisce di tutte le cose fornite da Dio; giorno e notte ancora si avvicendano continuamente; le quattro stagioni si alternano come al solito; le oche che volano in cielo partiranno anche questo inverno e ritorneranno la prossima primavera; i pesci non abbandonano mai fiumi e laghi, loro dimora; le cicale sulla terra cantano con tutto il cuore durante le giornate estive; i grilli nell’erba mormorano dolcemente a ritmo sotto il vento d’autunno; le oche si radunano in stormi, mentre le aquile rimangono solitarie; i branchi di leoni si sostentano cacciando; le alci non si allontanano da erba e fiori… Ogni sorta di creatura vivente fra tutte le cose parte e ritorna e poi riparte, un milione di cambiamenti avviene in un batter d’occhio; ma ciò che non cambia sono l’istinto e le leggi della sopravvivenza. Le creature vivono grazie alla provvista e al nutrimento di Dio, e nessuna può modificare il proprio istinto o alterare le regole della propria sopravvivenza. Anche se l’umanità, che vive fra tutte le cose, è stata corrotta e ingannata da Satana, l’uomo ancora non può rinunciare all’acqua creata da Dio e all’aria creata da Dio e a tutte le cose create da Dio; e l’uomo ancora vive e prolifera in questo spazio creato da Dio. L’istinto dell’umanità non è cambiato. L’uomo ancora si affida ai propri occhi per vedere, alle proprie orecchie per udire, al proprio cervello per pensare, al proprio cuore per capire, alle gambe e ai piedi per camminare, alle mani per lavorare e così via. Ogni istinto che Dio ha conferito all’uomo affinché potesse accettare la provvista di Dio rimane invariato; le facoltà attraverso cui l’uomo collabora con Dio non sono cambiate; la facoltà umana di compiere il dovere di essere creato non è cambiata; le esigenze spirituali dell’umanità non sono cambiate; il desiderio dell’umanità di trovare le proprie origini non è cambiato; la brama dell’umanità di essere salvata dal Creatore non è cambiata. Questa è l’attuale situazione dell’umanità, che vive sotto l’autorità di Dio e ha sopportato la sanguinosa distruzione operata da Satana. Anche se l’umanità è stata assoggettata all’oppressione di Satana e non consiste più in Adamo ed Eva, come al principio della creazione, ed è invece colma di cose che sono in antagonismo con Dio – quali la conoscenza, le fantasie, le idee e così via, ed è colma dell’indole satanica corrotta – ai Suoi occhi essa è ancora la medesima da Lui creata. L’umanità è ancora governata e orchestrata da Dio, e ancora vive entro il percorso da Lui stabilito, e così ai Suoi occhi essa, ormai corrotta da Satana, è semplicemente ricoperta di sudiciume, con la pancia che brontola, con reazioni un po’ lente, una memoria non più così buona com’era, e un’età un po’ più avanzata; ma tutte le funzioni e l’istinto dell’uomo sono completamente intatti. Questa è l’umanità che Dio intende salvare. Questa umanità deve soltanto ascoltare il richiamo del Creatore e la Sua voce; allora si alzerà e correrà a individuare la sorgente di questa voce. Questa umanità deve soltanto vedere la figura del Creatore e diventerà indifferente a tutto il resto e abbandonerà tutto per dedicarsi a Dio, e perfino darà la vita per Lui. Quando il cuore dell’umanità capirà le parole sincere del Creatore, respingerà Satana e si metterà dalla Sua parte; quando l’umanità avrà completamente lavato via la sporcizia dal proprio corpo e di nuovo avrà ricevuto la provvista e il nutrimento da parte del Creatore, recupererà la sua memoria, e in quel momento sarà veramente ritornata al dominio del Creatore.

Tratto da “Dio Stesso, l’Unico I” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 104

Genesi 19:1-11 I due angeli giunsero a Sodoma verso sera. Lot stava seduto alla porta di Sodoma; come li vide, si alzò per andare loro incontro, si prostrò con la faccia a terra, e disse: “Signori miei, vi prego, venite in casa del vostro servo, fermatevi questa notte e lavatevi i piedi; poi domattina vi alzerete per tempo e continuerete il vostro cammino”. Essi risposero: “No, passeremo la notte sulla piazza”. Ma egli fece loro tanta premura che andarono da lui ed entrarono in casa sua. Egli preparò per loro un rinfresco, fece cuocere dei pani senza lievito ed essi mangiarono. Ma prima che si fossero coricati, gli uomini della città, i Sodomiti, circondarono la casa: giovani e vecchi, la popolazione intera venuta da ogni lato. Chiamarono Lot e gli dissero: “Dove sono quegli uomini che sono venuti da te questa notte? Falli uscire, perché vogliamo abusare di loro”. Lot uscì verso di loro sull’ingresso della casa, si chiuse dietro la porta, e disse: “Vi prego, fratelli miei, non fate questo male! Ecco, ho due figlie che non hanno conosciuto uomo: lasciate che io ve le conduca fuori e voi farete di loro quel che vi piacerà; ma non fate nulla a questi uomini, perché sono venuti all’ombra del mio tetto”. Essi però gli dissero: “Togliti di mezzo!” E ancora: “Quest’individuo è venuto qua come straniero e vuol fare il giudice! Ora faremo a te peggio che a quelli!” E, premendo Lot con violenza, s’avvicinarono per sfondare la porta. Ma quegli uomini stesero la mano, tirarono Lot in casa con loro e chiusero la porta. Colpirono di cecità la gente che era alla porta della casa, dal più piccolo al più grande, così che si stancarono di cercare la porta.

Genesi 19:24-25 Allora Jahvè fece piovere dai cieli su Sodoma e Gomorra zolfo e fuoco, da parte di Jahvè; ed Egli distrusse quelle città e tutta la pianura e tutti gli abitanti delle città e quanto cresceva sul suolo.

Da questi brani non è difficile capire che l’iniquità e la corruzione di Sodoma avevano già raggiunto un punto esecrabile tanto per l’uomo quanto per Dio, e che agli occhi di Dio la città meritava pertanto di essere distrutta. Ma che cosa avvenne nella città prima che fosse distrutta? Che cosa si può apprendere da questi avvenimenti? L’atteggiamento di Dio verso tali avvenimenti che cosa rivela a proposito della Sua indole? Per capire l’intera vicenda, leggiamo attentamente che cosa riporta la Scrittura…

La corruzione di Sodoma imbestialisce l’uomo e suscita la collera di Dio

Quella sera Lot accolse due messaggeri di Dio e predispose per loro un banchetto. Dopo la cena, prima che quelli si coricassero, gente proveniente da tutta la città circondò l’abitazione di Lot e prese a chiamarlo. La Scrittura riporta le loro parole: “Dove sono quegli uomini che sono venuti da te questa notte? Falli uscire, perché vogliamo abusare di loro”. Chi disse queste parole? A chi erano rivolte? Erano le parole della gente di Sodoma, gridate fuori dall’abitazione di Lot e rivolte a lui. Che effetto fa udire queste parole? Sei inferocito? Queste parole ti disgustano? Stai ribollendo di rabbia? Queste parole non puzzano forse di Satana? Da tali parole riesci a cogliere il male e l’accecamento di questa città? Attraverso di esse percepisci la crudeltà e la barbarie del comportamento di queste persone? Dal loro comportamento cogli la gravità della loro corruzione? Dal contenuto delle loro parole non è difficile capire che la loro iniquità e la loro indole feroce erano ormai al di là del loro controllo. A parte Lot, tutti gli abitanti di questa città, dal primo all’ultimo, non erano diversi da Satana; la semplice vista di un’altra persona li induceva ad aggredirla e distruggerla… Queste cose non danno solo la misura di quanto la città fosse orribile e terrificante, e dell’aura di morte che la circondava; danno anche un’idea della sua scelleratezza e sanguinarietà.

Trovandosi faccia a faccia con una banda di delinquenti privi di umanità, di persone divorate dall’ambizione, che cosa rispose Lot? Secondo la Scrittura rispose: “Vi prego, non fate questo male! Ecco, ho due figlie che non hanno conosciuto uomo: lasciate che io ve le conduca fuori e voi farete di loro quel che vi piacerà; ma non fate nulla a questi uomini, perché sono venuti all’ombra del mio tetto”. Lot con le sue parole intendeva questo: era disposto a rinunciare alle due figlie pur di proteggere i messaggeri. Avrebbe avuto senso che queste persone accettassero la proposta di Lot e lasciassero in pace i due messaggeri: dopo tutto erano perfetti sconosciuti, persone che con loro non avevano assolutamente nulla a che fare; essi non avevano mai leso i loro interessi. Tuttavia, animati dalla propria natura iniqua, non si lasciarono dissuadere. Anzi, si accanirono ulteriormente. A questo proposito, un altro dialogo può sicuramente aiutare a cogliere meglio la vera malvagità di queste persone, e allo stesso tempo permette anche di conoscere e comprendere il motivo per cui Dio volle distruggere questa città.

Allora, che cosa risposero a quell’offerta? Come dice la Bibbia: “‘Togliti di mezzo!’ E ancora: ‘Quest’individuo è venuto qua come straniero e vuol fare il giudice! Ora faremo a te peggio che a quelli!’ E, premendo Lot con violenza, s’avvicinarono per sfondare la porta”. Per quale ragione volevano sfondare la porta? Il motivo è che erano fin troppo ansiosi di far del male a quei due messaggeri. Che ci facevano a Sodoma quei due messaggeri? Vi si erano recati per salvare Lot e la sua famiglia, per quanto la gente del posto pensasse a torto che fossero giunti là per assumere incarichi. In mancanza di domande volte a indagare direttamente le reali intenzioni degli interessati, la città volle aggredire ferocemente questi due messaggeri sulla base di una semplice congettura; volle aggredire due persone che non avevano nulla a che fare con loro. È chiaro che la gente di questa città aveva completamente smarrito umanità e senno. Già a quel punto la loro follia e barbarie avevano raggiunto un livello non dissimile dalla natura malefica di Satana, quanto al nuocere agli uomini e distruggerli.

Quando chiesero a Lot di consegnare loro i messaggeri, che cosa fece Lot? Dal testo sappiamo che non li consegnò. Lot conosceva i due messaggeri di Dio? Naturalmente no! Ma perché fu in grado di salvarli? Sapeva per quale ragione si fossero recati lì? Anche se non conosceva il motivo della loro visita, sapeva che erano servi di Dio, e perciò li accolse. Il fatto che si rivolse a loro chiamandoli “signori” indica che egli era un seguace abituale di Dio, diversamente dagli altri a Sodoma. Pertanto, quando i messaggeri di Dio si recarono da lui, rischiò la vita pur di accoglierli; e arrivò persino a offrire in cambio le due figlie pur di proteggerli. Tale è l’atto giusto compiuto da Lot; ed è anche un’espressione tangibile della sua natura e sostanza, nonché il motivo per cui Dio inviò i Suoi servi a salvarlo. Di fronte al pericolo, Lot protesse questi due servi senza badare a nient’altro; cercò perfino di offrire le due figlie in cambio dell’incolumità dei servi. A parte Lot, vi era qualcun altro nella città che avrebbe potuto fare qualcosa del genere? Stando ai fatti, no! Pertanto, è chiaro che a Sodoma tutti eccetto Lot furono oggetto di distruzione, e meritatamente.

Tratto da “Dio Stesso, l’Unico II” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 105

Genesi 19:1-11 I due angeli giunsero a Sodoma verso sera. Lot stava seduto alla porta di Sodoma; come li vide, si alzò per andare loro incontro, si prostrò con la faccia a terra, e disse: “Signori miei, vi prego, venite in casa del vostro servo, fermatevi questa notte e lavatevi i piedi; poi domattina vi alzerete per tempo e continuerete il vostro cammino”. Essi risposero: “No, passeremo la notte sulla piazza”. Ma egli fece loro tanta premura che andarono da lui ed entrarono in casa sua. Egli preparò per loro un rinfresco, fece cuocere dei pani senza lievito ed essi mangiarono. Ma prima che si fossero coricati, gli uomini della città, i Sodomiti, circondarono la casa: giovani e vecchi, la popolazione intera venuta da ogni lato. Chiamarono Lot e gli dissero: “Dove sono quegli uomini che sono venuti da te questa notte? Falli uscire, perché vogliamo abusare di loro”. Lot uscì verso di loro sull’ingresso della casa, si chiuse dietro la porta, e disse: “Vi prego, fratelli miei, non fate questo male! Ecco, ho due figlie che non hanno conosciuto uomo: lasciate che io ve le conduca fuori e voi farete di loro quel che vi piacerà; ma non fate nulla a questi uomini, perché sono venuti all’ombra del mio tetto”. Essi però gli dissero: “Togliti di mezzo!” E ancora: “Quest’individuo è venuto qua come straniero e vuol fare il giudice! Ora faremo a te peggio che a quelli!” E, premendo Lot con violenza, s’avvicinarono per sfondare la porta. Ma quegli uomini stesero la mano, tirarono Lot in casa con loro e chiusero la porta. Colpirono di cecità la gente che era alla porta della casa, dal più piccolo al più grande, così che si stancarono di cercare la porta.

Genesi 19:24-25 Allora Jahvè fece piovere dai cieli su Sodoma e Gomorra zolfo e fuoco, da parte di Jahvè; ed Egli distrusse quelle città e tutta la pianura e tutti gli abitanti delle città e quanto cresceva sul suolo.

Sodoma viene devastata per avere offeso l’ira di Dio

Quando la popolazione di Sodoma vide questi due servitori, non chiese il motivo del loro arrivo, e nessuno domandò se fossero giunti a diffondere la volontà di Dio. Al contrario, si formò una folla in tumulto che, senza attendere spiegazione, andò a catturare questi due servitori come cani selvatici o lupi malefici. Dio osservò lo svolgersi di questa vicenda? Che cosa pensò nel Suo cuore riguardo a un comportamento umano di questo tipo, a una cosa del genere? Dio decise di distruggere la città; decise che non avrebbe esitato né atteso, né avrebbe continuato a dimostrare pazienza. Era giunto il Suo giorno e quindi diede avvio all’opera che intendeva compiere. Così, Genesi 19,24-25 recita: “Allora Jahvè fece piovere dai cieli su Sodoma e Gomorra zolfo e fuoco, da parte di Jahvè; ed Egli distrusse quelle città e tutta la pianura e tutti gli abitanti delle città e quanto cresceva sul suolo”. Questi due versetti descrivono il metodo con cui Dio distrusse la città; inoltre, dicono che cosa Dio distrusse. In primo luogo, la Bibbia racconta che Dio arse la città col fuoco, e che la violenza del fuoco fu sufficiente a distruggere tutti gli esseri umani e tutto ciò che cresceva sul terreno. Detto altrimenti, il fuoco piovuto dal cielo non solo distrusse la città, ma distrusse anche tutte le persone e gli esseri viventi al suo interno, e senza lasciarne la minima traccia. Quando la città fu distrutta, il territorio rimase privo di esseri viventi. Non vi era più vita, neanche la minima traccia. La città era diventata una terra desolata, un luogo deserto avvolto da un silenzio mortale. In quel luogo non vi sarebbero più stati atti malvagi contro Dio; non vi sarebbero più stati massacri né spargimenti di sangue.

Perché Dio volle bruciare questa città in modo così completo? Voi che cosa vedete qui? Dio sopporterebbe di vedere che l’umanità e la natura, le Sue creazioni, vengono distrutte in questo modo? Se sai distinguere il fuoco scagliato dal cielo dall’ira di Jahvè Dio, allora non avrai difficoltà a distinguere il livello della Sua collera dal bersaglio della Sua distruzione, nonché dal grado in cui questa città fu distrutta. Quando Dio disprezza una città, le infligge la Sua punizione. Quando Dio è disgustato da una città, rivolge ripetuti avvertimenti per informare la popolazione della Sua ira. Ma quando Dio decide di porre fine a una città e di distruggerla – ossia quando la Sua ira e la Sua maestà sono state offese – non dà tante punizioni o avvertimenti, ma la distrugge direttamente. La fa scomparire del tutto. Questa è l’indole giusta di Dio.

Tratto da “Dio Stesso, l’Unico II” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 106

Genesi 19:1-11 I due angeli giunsero a Sodoma verso sera. Lot stava seduto alla porta di Sodoma; come li vide, si alzò per andare loro incontro, si prostrò con la faccia a terra, e disse: “Signori miei, vi prego, venite in casa del vostro servo, fermatevi questa notte e lavatevi i piedi; poi domattina vi alzerete per tempo e continuerete il vostro cammino”. Essi risposero: “No, passeremo la notte sulla piazza”. Ma egli fece loro tanta premura che andarono da lui ed entrarono in casa sua. Egli preparò per loro un rinfresco, fece cuocere dei pani senza lievito ed essi mangiarono. Ma prima che si fossero coricati, gli uomini della città, i Sodomiti, circondarono la casa: giovani e vecchi, la popolazione intera venuta da ogni lato. Chiamarono Lot e gli dissero: “Dove sono quegli uomini che sono venuti da te questa notte? Falli uscire, perché vogliamo abusare di loro”. Lot uscì verso di loro sull’ingresso della casa, si chiuse dietro la porta, e disse: “Vi prego, fratelli miei, non fate questo male! Ecco, ho due figlie che non hanno conosciuto uomo: lasciate che io ve le conduca fuori e voi farete di loro quel che vi piacerà; ma non fate nulla a questi uomini, perché sono venuti all’ombra del mio tetto”. Essi però gli dissero: “Togliti di mezzo!” E ancora: “Quest’individuo è venuto qua come straniero e vuol fare il giudice! Ora faremo a te peggio che a quelli!” E, premendo Lot con violenza, s’avvicinarono per sfondare la porta. Ma quegli uomini stesero la mano, tirarono Lot in casa con loro e chiusero la porta. Colpirono di cecità la gente che era alla porta della casa, dal più piccolo al più grande, così che si stancarono di cercare la porta.

Genesi 19:24-25 Allora Jahvè fece piovere dai cieli su Sodoma e Gomorra zolfo e fuoco, da parte di Jahvè; ed Egli distrusse quelle città e tutta la pianura e tutti gli abitanti delle città e quanto cresceva sul suolo.

Dopo la ripetuta opposizione e ostilità di Sodoma verso di Lui, Dio la cancella completamente

Dal punto di vista umano, Sodoma era una città che poteva pienamente soddisfare il desiderio e la malvagità dell’uomo. Allettante e seducente, ospitava musica e danze tutte le sere, e la sua prosperità affascinava gli uomini fino a portarli alla follia. La sua malvagità corrodeva il cuore delle persone e le ammaliava inducendole alla degenerazione. Era una città in cui gli spiriti impuri e depravati si scatenavano; traboccava di peccati e omicidi, ed era permeata di un odore putrido di sangue. Era una città che raggelava il sangue, una città da cui rifuggire. Nessuno là (né uomo né donna, né giovane né vecchio) ricercava la vera via; nessuno bramava la luce o desiderava allontanarsi dal peccato. Tutti vivevano sotto il dominio, la corruzione e l’inganno di Satana. Avevano perduto la loro umanità; avevano perduto il senno e il senso autentico dell’esistenza umana. Commettevano innumerevoli peccati di opposizione a Dio; rifiutavano la Sua guida e si opponevano alla Sua volontà. Passo dopo passo, i loro atti malvagi condussero queste persone, la città e ogni essere vivente al suo interno lungo il cammino della distruzione.

Anche se questi due brani non riportano dettagli che descrivano l’entità della corruzione della gente di Sodoma, registrandone invece la condotta verso i due servi di Dio dopo il loro arrivo in città, una semplice verità può rivelare quanto la popolazione di Sodoma fosse corrotta, malvagia e contraria a Dio. Così vengono smascherati anche il vero volto e la sostanza della popolazione della città. Non solo la gente di Sodoma non accolse gli avvertimenti di Dio, ma non temette nemmeno la Sua punizione. Al contrario, rifiutò con sdegno l’ira di Dio. Si oppose ciecamente a Dio. Qualunque cosa Egli facesse, e indipendentemente da come la facesse, la loro natura malvagia non faceva che intensificarsi, e loro ripetutamente si opponevano a Dio. Gli abitanti di Sodoma erano ostili all’esistenza di Dio, alla Sua venuta, alla Sua punizione e ancor più ai Suoi avvertimenti. Non vedevano nient’altro di degno attorno a loro. Distruggevano e aggredivano chiunque potesse essere distrutto o aggredito, e non risparmiavano nemmeno i servi di Dio. In confronto alla totalità degli atti malvagi commessi dalla gente di Sodoma, far del male ai servi di Dio era solo la punta dell’iceberg, e la loro natura malvagia rivelata da un tale atto, in realtà, equivaleva a poco più di una goccia in un vasto mare. Pertanto, Dio decise di distruggerli con il fuoco. Dio non utilizzò un diluvio o un uragano, un terremoto, uno tsunami o un qualunque altro metodo per distruggere la città. Che cosa comportò la scelta del fuoco per la distruzione di questa città? Comportò la distruzione totale della stessa; comportò che la città sarebbe scomparsa interamente dalla faccia della terra e dall’esistenza. Qui “distruzione” non si riferisce soltanto alla scomparsa della forma e della struttura della città, o del suo aspetto esteriore; significa anche che le anime delle persone all’interno della città cessarono di esistere, essendo state cancellate completamente. In parole povere, tutti gli esseri umani, gli eventi e le cose associate alla città furono distrutti. Per loro non vi sarebbero stati né una prossima vita né una reincarnazione; Dio li aveva cancellati dall’umanità, dal Suo creato, una volta per tutte. “Usare il fuoco” significava mettere un freno al peccato, porvi fine; il peccato avrebbe cessato di esistere e di diffondersi. Significava che il male di Satana avrebbe perduto il terreno che gli dava nutrimento e il cimitero che gli dava un luogo in cui dimorare e vivere. Nella guerra fra Dio e Satana, l’uso del fuoco da parte di Dio è il marchio della Sua vittoria che si imprime su Satana. La distruzione di Sodoma rappresenta un grande scacco per l’ambizione satanica di opporsi a Dio corrompendo e divorando gli uomini, nonché la testimonianza umiliante di un periodo nello sviluppo dell’umanità in cui l’uomo ha respinto la guida di Dio e si è lasciato andare al vizio. Inoltre, è la testimonianza di una vera rivelazione dell’indole giusta di Dio.

Quando il fuoco che Dio inviò dal cielo ebbe ridotto Sodoma a nient’altro che cenere, questo significò che la città chiamata “Sodoma” cessò di esistere, al pari di ogni cosa al suo interno. Essa fu distrutta dall’ira di Dio; scomparve per effetto dell’ira e della maestà di Dio. Per effetto dell’indole giusta di Dio, Sodoma ricevette la sua giusta punizione; per effetto dell’indole giusta di Dio, fu condotta alla sua giusta fine. La fine dell’esistenza di Sodoma fu dovuta alla sua malvagità, nonché al desiderio di Dio di smettere di rivolgere lo sguardo a questa città, alle persone che ci vivevano o le forme di vita cresciute al suo interno. Il divino “desiderio di smettere per sempre di posare lo sguardo sulla città” è l’ira e la maestà di Dio. Dio incendiò la città perché la sua iniquità e il suo peccato Lo avevano portato alla collera, al disgusto e al disprezzo verso di essa, e al desiderio di non vedere mai più né quel luogo né la popolazione e gli esseri viventi che vi abitavano. Quando la città ebbe finito di bruciare, lasciando dietro di sé soltanto cenere, agli occhi di Dio cessò veramente di esistere; perfino i Suoi ricordi della città erano spariti, cancellati. Ciò significa che il fuoco inviato dal cielo non distrusse solo l’intera città di Sodoma e le persone colme di iniquità al suo interno, e non distrusse soltanto tutte le cose macchiate dal peccato presenti nella città; questo fuoco distrusse addirittura i ricordi della malvagità dell’umanità e della sua opposizione a Dio. Questo era lo scopo di Dio nell’incendiare la città.

Una porzione di umanità si era corrotta al massimo grado. Non sapevano chi fosse Dio, né da dove loro stessi provenissero. Se menzionavi Dio, questa gente ti attaccava, ti calunniava e bestemmiava contro di te. Anche quando giunsero i servi di Dio per diffondere il Suo avvertimento, questa gente corrotta non solo non mostrò segni di pentimento, ma non abbandonò nemmeno la propria condotta malvagia. Al contrario, fece sfrontatamente del male ai servi di Dio. Ciò che espresse e rivelò fu la sua natura e sostanza estremamente ostile a Dio. È chiaro che l’opposizione a Dio di queste persone corrotte era più che una rivelazione della loro indole corrotta, così come era più che un esempio di calunnia o di derisione derivante da una mancanza di comprensione della verità. La loro condotta malvagia non era dovuta né a stupidità né a ignoranza, né al fatto che queste persone fossero state ingannate, o tantomeno fuorviate. La loro condotta aveva raggiunto un livello di antagonismo, opposizione e protesta decisamente sfrontato nei confronti di Dio. Senza dubbio questo genere di comportamento umano non poteva che adirare Dio e provocare la Sua indole, un’indole che non deve essere offesa. Pertanto, Dio sfogò direttamente e apertamente la Sua ira e la Sua maestà; questa è una vera rivelazione della Sua indole giusta. Trovandosi davanti a una città traboccante di peccato, Dio volle distruggerla nella maniera più rapida possibile: volle cancellare nella maniera più completa la sua gente e la totalità dei suoi peccati, per far sì che i suoi abitanti cessassero di esistere e per impedire che il peccato di quel luogo si moltiplicasse. Il modo più rapido e completo per farlo era bruciarla con il fuoco. L’atteggiamento di Dio verso la popolazione di Sodoma non fu di disinteresse o abbandono; Egli usò invece la Sua ira, la Sua maestà e la Sua autorità per punire, abbattere e distruggere completamente quelle persone. Il Suo atteggiamento verso di loro non fu solo di distruzione fisica ma anche di distruzione dell’anima: una cancellazione eterna. Questa è la vera implicazione del desiderio divino che essi “cessassero di esistere”.

Tratto da “Dio Stesso, l’Unico II” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 107

Anche se è nascosta e ignota all’uomo, l’ira di Dio non tollera offesa

Il trattamento di Dio nei confronti dell’umanità sciocca e ignorante nel suo insieme si basa principalmente sulla misericordia e la tolleranza. La Sua ira, per contro, è nascosta per la grande maggioranza del tempo e delle cose; essa è ignota all’uomo. Di conseguenza è difficile per l’uomo vedere Dio manifestare la Sua ira, ed è anche difficile capire la Sua ira. Per questo l’uomo prende alla leggera l’ira di Dio. Quando l’uomo è alle prese con l’opera finale di perdono e tolleranza di Dio nei suoi confronti – ossia quando l’uomo viene raggiunto dall’ultimo esempio di misericordia di Dio e dal Suo avvertimento finale – se continua a usare gli stessi metodi di opposizione a Dio e non fa alcun tentativo di pentirsi, correggersi o accettare la Sua misericordia, Dio non gli concederà più la Sua tolleranza e la Sua pazienza. Al contrario, in quel momento Dio smetterà di manifestare la Sua misericordia. Dopodiché manifesterà soltanto la Sua ira. Potrà esprimere la Sua ira in vari modi, così come usa metodi diversi per punire e distruggere le persone.

Il ricorso al fuoco, per la distruzione della città di Sodoma, è il metodo più rapido con cui Dio annienta completamente una porzione di umanità o un oggetto. Bruciando la gente di Sodoma Egli non distrusse soltanto i loro corpi fisici, ma anche la totalità dei loro spiriti, delle loro anime e dei loro corpi, garantendo la cessazione dell’esistenza della popolazione di quella città sia nel mondo materiale sia nel mondo invisibile all’uomo. Questo è uno dei modi con cui Dio rivela ed esprime la Sua ira. Una siffatta modalità di rivelazione ed espressione è un aspetto della sostanza dell’ira di Dio, così come è naturalmente anche una rivelazione della sostanza dell’indole giusta di Dio. Quando Dio manifesta la Sua ira, smette di rivelare misericordia e bontà, e non mostra più tolleranza e pazienza; non c’è persona, cosa o ragione che possa persuaderLo a continuare a essere paziente, a donare ancora la Sua misericordia, a concedere un’altra volta la Sua tolleranza. Al posto di queste cose, senza alcuna titubanza, Dio manifesterà la Sua ira e la Sua maestà, farà ciò che Egli desidera, e lo farà in maniera rapida e netta secondo i Suoi desideri. Questo è il modo in cui Dio manifesta la Sua ira e la Sua maestà, che l’uomo non deve offendere, ed è anche espressione di un aspetto della Sua indole giusta. Quando gli esseri umani sperimentano le manifestazioni di preoccupazione e amore di Dio verso l’uomo, non possono riconoscere la Sua collera, vedere la Sua maestà o percepire la Sua intolleranza all’offesa. Questo fatto ha sempre indotto gli esseri umani a credere che l’indole giusta di Dio sia unicamente fatta di misericordia, tolleranza e amore. Quando però si vede Dio che distrugge una città o detesta una porzione di umanità, la Sua ira nella distruzione dell’uomo e la Sua maestà consentono di intravedere l’altro lato della Sua indole giusta. Si tratta dell’intolleranza di Dio verso l’offesa. L’indole di Dio che non tollera offesa supera l’immaginazione di ogni essere creato e, fra gli esseri increati, nessuno è in grado di interferirvi o di influenzarla; più ancora, non può essere impersonata o imitata. Pertanto, questo aspetto dell’indole di Dio è quello che l’umanità dovrebbe conoscere meglio. Solo Dio ha questo genere di indole e solo Dio possiede questo genere di indole. Dio possiede questo genere di indole giusta perché detesta la malvagità, le tenebre, la ribellione e gli atti malvagi di Satana – che corrompono e divorano l’umanità – perché Egli detesta tutti gli atti peccaminosi in opposizione a Lui e per via della Sua sostanza santa e incontaminata. È per questo che Egli non sopporta che alcun essere creato o increato Gli si opponga apertamente o Lo contesti. Perfino a un individuo a cui un tempo Egli aveva dimostrato misericordia o che Egli aveva scelto, se costui provoca la Sua indole e trasgredisce il Suo principio di pazienza e tolleranza, Egli manifesterà e rivelerà la Sua indole giusta senza la minima misericordia o esitazione: un’indole che non tollera offesa.

Tratto da “Dio Stesso, l’Unico II” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 108

L’ira di Dio è una protezione per tutte le forze giuste e per ogni cosa positiva

L’intolleranza di Dio verso le offese è la Sua sostanza esclusiva; la Sua ira è la Sua indole esclusiva; la Sua maestà è la Sua sostanza esclusiva. Il principio alla base della collera di Dio dimostra quali siano l’identità e la condizione che Egli solo possiede. Non c’è bisogno di dire che esso è anche un simbolo della sostanza dell’unico Dio in Se Stesso. L’indole di Dio è la Sua sostanza intrinseca. Essa non muta né con il passare del tempo né con i cambiamenti di luogo. La Sua indole intrinseca è la Sua sostanza intrinseca. Su chiunque Egli compia la Sua opera, la Sua sostanza non cambia, né cambia la Sua indole giusta. Quando qualcuno provoca la Sua ira, quella che Egli manifesta è la Sua indole intrinseca; in quel momento il principio alla base della Sua collera non cambia, né cambia l’eccezionalità della Sua identità e condizione. Egli non Si adira per un cambiamento della Sua sostanza o perché la Sua indole abbia prodotto elementi diversi, ma perché l’opposizione dell’uomo nei Suoi confronti offende la Sua indole. La provocazione palese dell’uomo è una grave sfida all’identità e alla condizione di Dio. Dal Suo punto di vista, quando l’uomo Lo sfida Lo sta contestando, e sta mettendo alla prova la Sua collera. Naturalmente quando l’uomo si oppone a Dio, quando Lo contesta, quando mette continuamente alla prova la Sua collera – circostanze in cui anche il peccato dilaga incontrollato – l’ira di Dio si rivela e si manifesta. Pertanto, l’espressione dell’ira di Dio è un simbolo del fatto che tutte le forze del male cesseranno di esistere, che tutte le forze ostili saranno distrutte. Questa è l’unicità dell’indole giusta di Dio ed è l’unicità dell’ira di Dio. Quando la dignità e la santità di Dio vengono messe in discussione, non appena le forze sono ostacolate e non viste dall’uomo, allora Dio manifesta la Sua ira. Per via della sostanza di Dio, tutte le forze terrene che Lo contestano, Lo avversano e lottano contro di Lui sono malvagie, corrotte e ingiuste; esse provengono da Satana e gli appartengono. Poiché Dio è giusto, dalla luce e perfettamente santo, tutte le cose malvagie, corrotte e appartenenti a Satana svaniranno con lo scatenarsi della Sua ira.

Anche se tra le manifestazioni dell’indole giusta di Dio c’è il riversarsi della Sua ira, questa non colpisce affatto indiscriminatamente, e non è senza criteri. Al contrario, Dio non è affatto incline alla collera e non manifesta avventatamente la Sua ira e la Sua maestà. La Sua ira è assai controllata e misurata; non può essere certo paragonata allo scatenarsi della furia o allo sfogo della rabbia nell’uomo. La Bibbia riporta molte conversazioni fra Dio e gli uomini. Le parole di alcuni di loro erano superficiali, inconsapevoli e infantili, ma non per questo Dio li abbatté o li condannò. Pensiamo in particolare alla prova di Giobbe: cosa fece Jahvè Dio ai tre amici di Giobbe e agli altri, quando udì le parole che rivolgevano a Giobbe? Li condannò? Si infuriò con loro? No, nulla di tutto questo! Al contrario, disse a Giobbe di intercedere, pregare per loro; Dio non diede troppo peso alle loro mancanze. Tutti questi esempi testimoniano l’atteggiamento fondamentale di Dio nei confronti dell’umanità corrotta e ignorante. Dunque, la manifestazione dell’ira di Dio non è affatto un’espressione o uno sfogo del Suo umore. L’ira di Dio non è un’esplosione conclamata di rabbia come la intende l’uomo. Se Dio manifesta la Sua ira non è perché sia incapace di dominare il Suo stato d’animo, o perché la Sua ira abbia raggiunto un punto tale da richiedere uno sfogo. Al contrario, la Sua ira è una manifestazione della Sua indole giusta, un’espressione autentica della Sua indole giusta; è una rivelazione simbolica della Sua sostanza santa. Dio è ira che non tollera offesa. Questo non vuol dire che la collera di Dio non tenga conto delle cause, o che sia priva di criteri; è l’umanità corrotta l’unica depositaria di accessi d’ira indiscriminati e ciechi rispetto alle cause. Quando un uomo ha raggiunto una condizione di prestigio, spesso fatica a controllare il proprio umore, e non perde occasione per esprimere insoddisfazione e dare libero sfogo alle sue emozioni; va spesso su tutte le furie senza una ragione evidente, in modo da mettere in evidenza la sua capacità e far sapere anche agli altri che il suo prestigio e la sua identità sono diversi da quelli delle persone comuni. Naturalmente anche le persone corrotte e di basso rango perdono frequentemente il controllo. La loro collera dipende sovente da un danno ai loro vantaggi personali. Per proteggere il prestigio e la dignità personali, spesso l’umanità corrotta sfoga le proprie emozioni e mette a nudo la propria arroganza. L’uomo si abbandonerà a esplosioni di collera e darà libero sfogo alle sue emozioni per difendere l’esistenza del peccato: con tali azioni l’uomo esprime la sua insoddisfazione. Azioni del genere traboccano di impurità; sono colme di macchinazioni e intrighi; mostrano tutta la corruzione e la malvagità dell’uomo; più ancora, sono colme delle ambizioni e dei desideri sfrenati dell’uomo. Quando la giustizia è osteggiata dalla malvagità, l’uomo non esplode di rabbia per difenderne l’esistenza; al contrario, quando le forze della giustizia sono oggetto di minacce, persecuzioni e aggressioni, l’uomo tende a passar sopra, sottrarsi o tirarsi indietro. Mentre davanti alle forze del male l’atteggiamento dell’uomo è quello di assecondarle servilmente. Pertanto, lo sfogo umano è una manifestazione delle forze maligne, un’espressione della condotta malvagia dilagante e inarrestabile dell’uomo carnale. Quando Dio manifesta la Sua ira, invece, tutte le forze del male vengono fermate; tutte le azioni peccaminose contro l’uomo si arrestano; tutte le forze ostili che ostacolano l’opera di Dio vengono portate alla luce, isolate e maledette; tutti i complici di Satana che si oppongono a Dio vengono puniti, estirpati. Al loro posto procederà libera da ogni ostacolo l’opera di Dio. Il piano di gestione di Dio continuerà a dispiegarsi, passo dopo passo, secondo il programma prestabilito. Gli eletti di Dio saranno liberi dall’interferenza e dall’inganno di Satana. Coloro che seguono Dio godranno della Sua guida e approvvigionamento nella tranquillità e nella pace. L’ira di Dio è una protezione rispetto al moltiplicarsi e al dilagare delle forze del male; essa favorisce l’esistenza e la diffusione di tutte le cose giuste e positive e le preserva eternamente dalla soppressione e dal sovvertimento.

Tratto da “Dio Stesso, l’Unico II” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 109

Cogliete la sostanza dell’ira di Dio nella distruzione di Sodoma? C’è dell’altro che si mischia alla Sua collera? In altre parole, essa è pura? O, per usare un’espressione umana, l’ira di Dio è adulterata? Alla base di essa vi è forse qualche astuzia? Vi sono complotti? Vi sono segreti indicibili? Posso dirvi seriamente e solennemente: non vi è parte dell’ira di Dio che possa far sorgere dubbi. Essa è pura, non adulterata, e non cela altre intenzioni o altri fini. Il motivo della Sua collera è puro, irreprensibile e inappuntabile. È una rivelazione e una manifestazione naturale della Sua sostanza santa; è qualcosa che nulla nel creato possiede. Fa parte dell’eccezionale indole giusta di Dio, e distingue nettamente la sostanza del Creatore da quella del Suo creato.

Che si arrabbi davanti agli altri o alle loro spalle, ognuno ha un’intenzione e uno scopo differenti. Forse sta costruendo la propria reputazione o difendendo i propri interessi, tutelando la propria immagine o salvando la faccia. Alcuni cercano di limitare la collera mentre altri sono più sconsiderati ed esplodono quando vogliono, senza il minimo ritegno. In sintesi, la collera dell’uomo deriva dalla sua indole corrotta. Qualunque scopo abbia, viene dalla carne e dalla natura; non ha nulla a che vedere con la giustizia e l’ingiustizia perché nulla nella natura e nella sostanza dell’uomo corrisponde alla verità. Pertanto, la rabbia dell’umanità corrotta e l’ira di Dio non possono essere accostate. Senza eccezione, il comportamento di un uomo corrotto da Satana ha origine nel desiderio di salvaguardare la corruzione e si fonda sulla corruzione; perciò la collera dell’uomo non può essere accostata all’ira di Dio, per quanto ciò possa apparire opportuno in teoria. Quando Dio manifesta la Sua collera, le forze del male vengono fermate, le cose malvagie vengono distrutte, mentre le cose giuste e positive godono della cura e della protezione di Dio, e viene loro consentito di proseguire. Dio manifesta la Sua ira perché cose ingiuste, negative e malvagie ostacolano, turbano o distruggono la normale attività e il normale sviluppo delle cose giuste e positive. Lo scopo della collera di Dio non è salvaguardare il Suo prestigio e la Sua identità, ma salvaguardare l’esistenza delle cose giuste, positive, belle e buone, salvaguardare le leggi e l’ordine della normale sopravvivenza dell’umanità. Questa è la causa alla base dell’ira di Dio. La collera di Dio è una rivelazione molto appropriata, naturale e vera della Sua indole. Dietro la Sua collera non vi sono intenzioni, né inganni o macchinazioni; o, a maggior ragione, la Sua collera non contiene nulla del desiderio, della furbizia, della malignità, della violenza, del male o degli altri aspetti comuni a tutta l’umanità corrotta. Prima di manifestare la Sua collera, Dio ha già percepito piuttosto chiaramente e appieno la sostanza di ogni questione, e ha già formulato definizioni e conclusioni precise e chiare. Pertanto, l’obiettivo di Dio, in ogni faccenda, è cristallino, al pari del Suo atteggiamento. Dio non è confuso, non è cieco, non è impulsivo, non è sventato; tanto meno è privo di criteri. Questo è l’aspetto pratico dell’ira di Dio, ed è grazie ad esso che l’umanità ha avuto la sua normale esistenza. Senza l’ira di Dio, l’umanità sprofonderebbe in condizioni di vita abnormi; tutte le cose giuste, belle e buone verrebbero distrutte e cesserebbero di esistere. Senza l’ira di Dio, le leggi e le regole di esistenza per gli esseri creati sarebbero violate o perfino sovvertite del tutto. A cominciare dalla creazione dell’uomo, Dio ha usato continuamente la Sua indole giusta per salvaguardare e sostenere la normale esistenza dell’umanità. Poiché la Sua indole giusta comprende ira e maestà, tutte le persone, gli esseri, gli oggetti e le circostanze che turbano e danneggiano la normale esistenza dell’umanità vengono puniti, controllati e distrutti grazie alla Sua ira. Per diversi millenni, Dio ha usato continuamente la Sua indole giusta per abbattere e distruggere ogni sorta di spiriti impuri e malvagi che si oppongono a Dio e alla Sua opera di gestione dell’umanità, e agiscono da complici e agenti di Satana. Perciò l’opera divina di salvezza dell’uomo è sempre avvenuta secondo il Suo piano; ossia, grazie all’esistenza dell’ira di Dio, la causa più giusta presso gli uomini non è mai venuta meno.

Tratto da “Dio Stesso, l’Unico II” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 110

Anche se Satana sembra umano, giusto e virtuoso, nella sostanza è crudele e malvagio

Satana si guadagna la fama con l’inganno. Spesso si presenta come un modello di giustizia all’avanguardia. Sotto l’insegna della salvaguardia della giustizia, egli nuoce all’uomo, gli divora l’anima e usa ogni sorta di mezzi per inebetire, ingannare e istigare l’uomo. Il suo scopo è indurlo ad approvare e seguire la sua condotta malvagia, a unirsi a lui nell’opposizione all’autorità e alla sovranità di Dio. Tuttavia, nel momento in cui una persona inizia riconoscerne le macchinazioni, le trame e le caratteristiche ignobili, e non vuole più essere calpestata e ingannata da lui, o continuare a sgobbare per lui, o essere punita e distrutta assieme a lui, Satana perde le sue caratteristiche di santità e si strappa via la maschera, rivelando il suo vero volto malvagio, perfido, orrendo e feroce. Egli ambisce unicamente a sterminare tutti coloro che si rifiutano di seguirlo o che si oppongono alle sue forze maligne. A quel punto non può più assumere le sembianze di un gentiluomo degno di fiducia, e sotto le sue spoglie di agnello vengono a galla le sue vere caratteristiche, orrende e diaboliche. Quando emergono le macchinazioni di Satana, quando affiorano le sue vere caratteristiche, egli si abbandona alla collera e manifesta tutta la sua barbarie; allora, il suo desiderio di nuocere agli esseri umani e divorarli si intensifica ulteriormente. Infatti, è adirato dal risveglio dell’uomo; brama vendetta nei suoi confronti poiché l’uomo anela alla libertà e alla luce, alla fine della prigionia. La sua furia mira a difendere la propria malvagità, e rivela in modo autentico la sua natura feroce.

In ogni questione, il comportamento di Satana ne rivela la natura malvagia. Di tutti gli atti malvagi compiuti da Satana nei confronti dell’uomo – dai primi tentativi di illuderlo per farsi seguire, allo sfruttamento, in cui lo trascina nei suoi atti malvagi, all’assunzione di un atteggiamento vendicativo nei suoi confronti, dopo che sono venute alla luce le sue vere caratteristiche e l’uomo lo ha riconosciuto e abbandonato – nessuno manca di smascherarne la sostanza malvagia, nessuno manca di dimostrare che egli non ha alcuna relazione con le cose positive ed è la fonte di tutte le cose malvagie. Tutte le sue azioni, nessuna esclusa, ne salvaguardano il male, consentono il proseguimento dei suoi atti malvagi, vanno contro le cose giuste e positive, rovinano le leggi e l’ordine della normale esistenza dell’umanità. Esse sono ostili a Dio, e costituiscono ciò che l’ira di Dio distruggerà. Anche se Satana ha la sua ira, questa è un mezzo per esprimere la sua natura malvagia. Il motivo per cui Satana è esasperato e furioso è questo: le sue indicibili macchinazioni sono state smascherate; le sue trame non la passano facilmente liscia; la sua ambizione sfrenata e il suo desiderio di sostituire Dio e agire come Dio sono stati colpiti e bloccati; il suo obiettivo di dominare l’intera umanità si è ormai ridotto a un nulla di fatto, e non potrà mai essere raggiunto. Proprio facendo ripetutamente appello alla Sua ira, Dio ha impedito che le trame di Satana venissero portate a compimento e ha frenato il diffondersi e l’imperversare del male di Satana. Pertanto, Satana odia e teme l’ira di Dio. Ogni applicazione dell’ira di Dio non solo smaschera il vero aspetto ignobile di Satana, ma ne porta altresì alla luce i desideri malvagi. Allo stesso tempo vengono smascherate del tutto le ragioni della furia di Satana contro l’umanità. L’esplosione della sua furia è una vera rivelazione della sua natura malvagia, una denuncia delle sue macchinazioni. Naturalmente, ogni volta che Satana si infuria, si preannuncia la distruzione delle cose malvagie; si preannuncia la protezione e la continuazione delle cose positive e si preannuncia la natura dell’ira di Dio − la quale non può essere offesa!

Tratto da “Dio Stesso, l’Unico II” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 111

Non ci si deve affidare all’esperienza e all’immaginazione per conoscere l’indole giusta di Dio

Quando ti troverai ad affrontare il giudizio e il castigo di Dio, dirai che la parola di Dio è adulterata? Dirai che la furia di Dio è basata su una favola ed è adulterata? Calunnierai Dio, dicendo che la Sua indole non è necessariamente del tutto giusta? Nell’affrontare ciascuno degli atti di Dio, devi prima essere certo che la Sua indole giusta sia libera da altri elementi, che sia santa e perfetta. Fra questi atti vi sono l’abbattimento, la punizione e la distruzione dell’umanità. Tutti gli atti di Dio senza eccezioni vengono compiuti in stretta conformità con la Sua indole intrinseca e con il Suo piano − a esclusione delle conoscenze, delle tradizioni e della filosofia dell’umanità. Ogni atto di Dio è espressione della Sua indole e della Sua sostanza, e non ha alcun rapporto con ciò che fa parte dell’umanità corrotta. Agli occhi dell’uomo, solo l’amore, la misericordia e la tolleranza di Dio verso l’umanità sono perfetti, non adulterati e santi. Mentre nessuno sa che anche la furia di Dio e la Sua ira non sono adulterate. Inoltre, nessuno si è mai chiesto perché Dio non tolleri offesa o perché la Sua furia sia tanto grande. Al contrario, alcuni scambiano l’ira di Dio per la rabbia dell’umanità corrotta; intendono la collera di Dio come la furia dell’umanità corrotta; presumono erroneamente perfino che la furia di Dio sia uguale alla rivelazione naturale dell’indole corrotta dell’umanità. Credono erroneamente che la manifestazione dell’ira di Dio sia uguale alla collera dell’umanità corrotta, che deriva dal disappunto; credono perfino che la manifestazione dell’ira di Dio sia espressione del Suo stato d’animo. Dopo questa condivisione, spero che ciascuno di voi non nutrirà più idee sbagliate, fantasie o congetture riguardo all’indole giusta di Dio, e spero che, dopo aver udito le Mie parole, possiate tutti riconoscere in modo autentico nei vostri cuori l’ira dell’indole giusta di Dio, che possiate rinunciare a ogni precedente fraintendimento dell’ira di Dio, che possiate mutare le vostre convinzioni e opinioni errate riguardo alla sostanza dell’ira di Dio. Inoltre, spero che possiate avere nei vostri cuori una definizione precisa dell’indole di Dio, che non abbiate più dubbi riguardo all’indole giusta di Dio, che non costringiate la vera indole di Dio entro fantasie o ragionamenti umani. L’indole giusta di Dio è la Sua vera sostanza. Non è qualcosa di plasmato o scritto dall’uomo. La Sua indole giusta è la Sua indole giusta, e non ha rapporti o connessioni con nulla nel creato. La natura di Dio è Dio Stesso. Non farà mai parte del creato; e quand’anche diventasse uno degli esseri creati, la Sua indole e la Sua sostanza intrinseche non cambierebbero. Pertanto, conoscere Dio non significa conoscere un oggetto; non è come analizzare qualcosa o capire una persona. Se per conoscere Dio applichi il tuo concetto o il tuo metodo di conoscenza di un oggetto o di comprensione della persona, non potrai mai conseguire la conoscenza di Dio. La conoscenza di Dio non si basa sull’esperienza o sull’immaginazione, e pertanto non devi mai costringere Dio nei limiti della tua esperienza o della tua immaginazione. Per quanto possano essere ricche, esse sono comunque limitate; per giunta, la tua immaginazione non corrisponde ai fatti, e tanto meno corrisponde alla verità, ed è incompatibile con la vera indole e la vera sostanza di Dio. Se cerchi di capire la sostanza di Dio facendo assegnamento sulla tua immaginazione, non ci riuscirai mai. L’unica via è accettare tutto ciò che proviene da Dio, sperimentarLo gradatamente e comprenderLo. Verrà un giorno in cui Dio ti illuminerà affinché tu Lo comprenda e Lo conosca veramente grazie alla tua collaborazione e alla tua fame e sete di verità.

Tratto da “Dio Stesso, l’Unico II” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 112

L’avvertimento di Jahvè Dio raggiunge i Niniviti

Passiamo al secondo brano, nel terzo capitolo del libro di Giona: “Giona cominciò a inoltrarsi nella città per una giornata di cammino e proclamava: ‘Ancora quaranta giorni e Ninive sarà distrutta!’”. Queste sono le parole che Dio trasmise direttamente a Giona affinché egli le riportasse ai Niniviti. Sono anche, naturalmente, le parole che Jahvè desiderava dire ai Niniviti. Tali parole dicono che Dio aveva cominciato ad aborrire e odiare la popolazione della città perché la sua malvagità era giunta fino a Lui, e pertanto intendeva distruggere questa città. Ma prima di farlo Dio avrebbe trasmesso un annuncio ai Niniviti, e contemporaneamente avrebbe offerto loro un’occasione per pentirsi della loro malvagità e ricominciare daccapo. Tale occasione sarebbe durata quaranta giorni. In altri termini, se la popolazione della città non si fosse pentita, riconoscendo i propri peccati e prostrandosi davanti a Jahvè Dio entro quaranta giorni, Lui avrebbe distrutto la città come già aveva fatto con Sodoma. Questo era ciò che Jahvè Dio intendeva dire alla popolazione di Ninive. Chiaramente, non era una dichiarazione semplice da fare. Essa non trasmetteva soltanto la collera di Jahvè Dio, ma anche il Suo atteggiamento verso i Niniviti. Allo stesso tempo quella semplice dichiarazione era anche un ammonimento solenne verso la popolazione della città: esso diceva che i suoi atti malvagi avevano suscitato l’odio di Jahvè Dio e l’avrebbero presto condotta sull’orlo dell’annientamento. Perciò la vita di tutti a Ninive era in pericolo imminente.

Il netto contrasto fra la reazione di Ninive e quella di Sodoma all’avvertimento di Dio

Che cosa significa venire distrutti? In termini colloquiali, significa scomparire. Ma in che modo? Chi potrebbe distruggere un’intera città? Naturalmente l’uomo non sarebbe in grado di compiere un atto del genere. Questa gente non era sciocca: non appena udì il proclama, afferrò il concetto. Sapeva che esso proveniva da Dio. Sapeva che Dio avrebbe compiuto la Sua opera. E sapeva che la sua malvagità aveva adirato Jahvè Dio e scatenato l’abbattimento della Sua collera. Cosicché presto avrebbe visto la fine assieme alla città. Come si comportò il popolo della città dopo aver udito l’avvertimento di Jahvè Dio? La Bibbia descrive con dovizia di particolari la reazione dei cittadini, da quella del re a quella dell’uomo comune. Si legge nelle Scritture: “I Niniviti credettero a Dio, proclamarono un digiuno e si vestirono di sacchi, tutti, dal più grande al più piccolo. E poiché la notizia era giunta al re di Ninive, questi si alzò dal trono, si tolse il mantello di dosso, si coprì di sacco e si mise seduto sulla cenere. Poi, per decreto del re e dei suoi grandi, fu reso noto in Ninive un ordine di questo tipo: ‘Uomini e animali, armenti e greggi, non assaggino nulla; non vadano al pascolo e non bevano acqua. Uomini e animali si coprano di sacco e gridino a Dio con forza; ognuno si converta dalla sua malvagità e dalla violenza compiuta dalle sue mani […]’”.

Dopo aver udito il proclama di Jahvè Dio, la gente di Ninive manifestò un atteggiamento del tutto opposto a quello della gente di Sodoma: quest’ultima si oppose apertamente a Dio, passando di male in male, mentre gli abitanti di Ninive, dopo aver udito queste parole, non ignorarono la questione, né si opposero; credettero invece a Dio e annunciarono un digiuno. A che cosa si riferisce qui la parola “credettero”? Essa suggerisce l’idea della fede e della sottomissione. Se per spiegarla guardiamo all’effettivo comportamento dei Niniviti, questa parola significa che gli abitanti di Ninive credettero che Dio potesse effettivamente fare, e che in realtà avrebbe fatto, ciò che aveva preannunciato, e che erano disposti a pentirsi. Provarono paura di fronte alla catastrofe imminente? A suscitare timore nel loro cuore fu il fatto che credevano a Dio. Bene, che cosa ci dice che i Niniviti credettero a Dio ed ebbero paura? Ce lo dice la Bibbia: “Proclamarono un digiuno e si vestirono di sacchi, tutti, dal più grande al più piccolo”. I Niniviti quindi credevano veramente a Dio e da quella fede sorse il timore, che quindi li indusse a digiunare e a vestirsi di sacchi. Fu così che dimostrarono di iniziare a pentirsi. Essi ebbero un comportamento completamente diverso rispetto a quello della popolazione di Sodoma: non solo non si opposero a Dio, ma diedero chiari segni di pentimento, con il comportamento e le azioni. Naturalmente non fu solo la gente comune di Ninive a dare tali segni; lo stesso fece il re.

Il pentimento del re di Ninive guadagna la lode di Jahvè Dio

Quando il re di Ninive udì la notizia, si alzò dal trono, depose il mantello, indossò il sacco e si sedette sulla cenere. Quindi intimò che nessuno in città mangiasse alcunché, e che nessun capo di bestiame, pecora o bue, andasse al pascolo o bevesse acqua. Uomini e bestie si sarebbero dovuti coprire di sacchi; la gente avrebbe dovuto pregare seriamente Dio. Il re intimò inoltre che tutti abbandonassero la via malvagia e la violenza delle proprie mani. A giudicare da questi provvedimenti, il re di Ninive dimostrò di essersi pentito sinceramente. Quello che fece – alzarsi dal trono, togliersi il mantello regale, indossare il sacco e sedersi sulla cenere – comunicava alla popolazione che il re di Ninive in persona metteva da parte il suo regale prestigio e si vestiva di sacchi come la gente comune. In altre parole, il re di Ninive non approfittò della sua nobile posizione per continuare a perseguire la via malvagia e a usare la violenza delle sue mani dopo aver udito l’annuncio di Jahvè Dio. Al contrario, rinunciò alla sua autorità e si pentì davanti a Lui. In quel momento non si pentì da re; si presentò al cospetto di Dio per confessare i suoi peccati e pentirsene come un qualunque suddito di Dio. Inoltre, ingiunse all’intera città di confessarsi e pentirsi davanti a Jahvè Dio allo stesso modo. Aveva anche un progetto specifico a questo riguardo, come si legge nella Scrittura: “Uomini e animali, armenti e greggi, non assaggino nulla; non vadano al pascolo e non bevano acqua. […] e gridino a Dio con forza; ognuno si converta dalla sua malvagità e dalla violenza compiuta dalle sue mani”. In quanto sovrano della città, il re di Ninive era l’uomo più prestigioso e potente, e poteva fare tutto ciò che voleva. Poteva ignorare l’annuncio di Jahvè Dio o limitarsi a pentirsi e a confessare i propri peccati. Poteva disinteressarsi completamente della questione se la popolazione della città decidesse o no di pentirsi. Ma non fece affatto così. Non solo si alzò dal trono, si vestì di sacchi, si sedette sulla cenere, si confessò e si pentì dei suoi peccati davanti a Jahvè Dio, ma ordinò anche alla popolazione e al bestiame della città di fare altrettanto. Ordinò perfino “gridino a Dio con forza”. Con questa serie di azioni il re di Ninive ottenne veramente ciò che compete a un sovrano. Si trattò di azioni difficili per qualsiasi re nella storia umana, e che nessuno ha mai realizzato. Si può dire che tali azioni costituiscono un’impresa senza precedenti in tutta la storia umana. Meritano di essere commemorate e imitate dall’umanità. Fin dagli albori dell’umanità, ogni re ha spinto i propri sudditi a contrastare e opporsi a Dio. Nessuno aveva mai intimato ai propri sudditi di supplicare Dio per cercare la redenzione dalla propria malvagità, ricevere il perdono di Jahvè Dio ed evitare l’imminente punizione. Il re di Ninive, invece, fu capace di indurre i suoi sudditi a rivolgersi a Dio, rinunciare alla via malvagia e abbandonare la violenza delle proprie mani. E fu anche capace di rinunciare al suo trono. In cambio Jahvè Dio mutò proponimento e Si pentì e placò la Sua ira, consentendo alla popolazione della città di sopravvivere e salvandola dalla distruzione. Le azioni del re possono essere definite un raro miracolo nella storia dell’umanità. Le possiamo definire perfino un modello di umanità corrotta che confessa i propri peccati davanti a Dio e se ne pente.

Tratto da “Dio Stesso, l’Unico II” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 113

Giona 3 E la parola di Jahvè fu rivolta a Giona per la seconda volta, in questi termini: “Lèvati, va’ a Ninive, la gran città e proclamale quello che Io ti comando”. E Giona si levò, e andò a Ninive, secondo la parola di Jahvè. Ninive era una città grande davanti a Dio; ci volevano tre giorni di cammino per attraversarla. Giona cominciò a inoltrarsi nella città per una giornata di cammino e proclamava: “Ancora quaranta giorni e Ninive sarà distrutta!” I Niniviti credettero a Dio, proclamarono un digiuno e si vestirono di sacchi, tutti, dal più grande al più piccolo. E poiché la notizia era giunta al re di Ninive, questi si alzò dal trono, si tolse il mantello di dosso, si coprì di sacco e si mise seduto sulla cenere. Poi, per decreto del re e dei suoi grandi, fu reso noto in Ninive un ordine di questo tipo: “Uomini e animali, armenti e greggi, non assaggino nulla; non vadano al pascolo e non bevano acqua. Uomini e animali si coprano di sacco e gridino a Dio con forza; ognuno si converta dalla sua malvagità e dalla violenza compiuta dalle sue mani. Forse Dio Si ricrederà, Si pentirà e spegnerà la Sua ira ardente, così che noi non periamo”. Dio vide ciò che facevano, vide che si convertivano dalla loro malvagità e si pentì del male che aveva minacciato di fare loro; e non lo fece.

Dio vede il sincero pentimento nel profondo del cuore dei Niniviti

Dopo aver ascoltato la dichiarazione di Dio, il re di Ninive e i suoi sudditi fecero una serie di cose. Di che natura furono il loro comportamento e le loro azioni? In altre parole, qual è l’essenza dell’intera loro condotta? Perché fecero quello che fecero? Agli occhi di Dio si erano pentiti sinceramente, non solo perché Lo avevano seriamente supplicato e avevano confessato i propri peccati davanti a Lui, ma anche perché avevano abbandonato la loro condotta malvagia. Agirono in questo modo perché, dopo aver udito le parole di Dio, provarono terrore e credettero che Egli avrebbe fatto ciò che aveva detto. Digiunando, coprendosi di sacchi e sedendo sulla cenere, espressero la volontà di cambiare condotta e cessare ogni malvagità, pregare Jahvè Dio di trattenere la Sua collera, supplicarLo affinché rivedesse la Sua decisione e risparmiasse loro la catastrofe che stava per colpirli. Esaminandone il comportamento vediamo che già sapevano che i loro precedenti atti malvagi erano invisi a Jahvè Dio e conoscevano il motivo per cui Egli li avrebbe presto distrutti. Pertanto, tutti volevano pentirsi fino in fondo, rinunciare alla via malvagia e abbandonare la violenza delle proprie mani. In altri termini, quando appresero la dichiarazione di Jahvè Dio, provarono tutti paura nel loro cuore. Posero termine alla loro condotta malvagia e smisero di commettere gli atti invisi a Jahvè Dio. Inoltre, Lo pregarono di perdonare i loro peccati e di non trattarli come avrebbero meritato tenendo conto delle loro azioni passate. Erano disposti a rinunciare al male e ad agire secondo le istruzioni di Jahvè Dio, per non provocare più la Sua ira. Il loro pentimento era sincero e completo. Proveniva dal profondo del cuore, e non era né simulato né temporaneo.

Quando gli abitanti di Ninive, a partire dal sommo re fino ai suoi sudditi, appresero che Jahvè Dio era adirato con loro, ciascuna delle loro azioni, la totalità del loro comportamento e ciascuna delle loro scelte e decisioni apparvero chiare e nette agli occhi di Dio. Dio mutò proponimento in considerazione del loro comportamento. Quale fu lo stato d’animo di Dio in quel preciso momento? Te lo dice la Bibbia: infatti la Scrittura riporta: “Dio vide ciò che facevano, vide che si convertivano dalla loro malvagità e si pentì del male che aveva minacciato di fare loro; e non lo fece”. Anche se Dio cambiò idea, nel Suo stato d’animo non vi era nulla di complesso. Egli passò semplicemente dall’esprimere la Sua collera al placare la Sua collera, e quindi decise di non infliggere una catastrofe alla città di Ninive. Il motivo per cui la decisione di Dio – quella di risparmiare ai Niniviti la catastrofe – fu tanto rapida è che Egli osservò il cuore della gente di Ninive. Vide ciò che albergava nel profondo del loro cuore: vide la loro confessione sincera e il pentimento per i propri peccati, la fede autentica in Lui, la profonda consapevolezza di come avessero provocato l’ira della Sua indole con i propri atti malvagi, e vide il conseguente timore per l’imminente punizione da parte di Jahvè Dio. Allo stesso tempo, Jahvè Dio udì anche le preghiere nel profondo del loro cuore, che Lo supplicavano di placare la collera e risparmiare loro la catastrofe. Quando osservò tutti questi fatti, a poco a poco la Sua collera svanì. Per quanto intensa fosse stata in precedenza la Sua collera, quando Egli vide il pentimento sincero nel profondo del cuore di queste persone, il Suo cuore ne fu toccato, e così non poté sopportare di infliggere loro la catastrofe, e smise di essere in collera con loro. Al contrario continuò a fare loro dono della Sua misericordia e tolleranza, e continuò a guidarli, e a provvedere a loro.

Tratto da “Dio Stesso, l’Unico II” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 114

Giona 3 E la parola di Jahvè fu rivolta a Giona per la seconda volta, in questi termini: “Lèvati, va’ a Ninive, la gran città e proclamale quello che Io ti comando”. E Giona si levò, e andò a Ninive, secondo la parola di Jahvè. Ninive era una città grande davanti a Dio; ci volevano tre giorni di cammino per attraversarla. Giona cominciò a inoltrarsi nella città per una giornata di cammino e proclamava: “Ancora quaranta giorni e Ninive sarà distrutta!” I Niniviti credettero a Dio, proclamarono un digiuno e si vestirono di sacchi, tutti, dal più grande al più piccolo. E poiché la notizia era giunta al re di Ninive, questi si alzò dal trono, si tolse il mantello di dosso, si coprì di sacco e si mise seduto sulla cenere. Poi, per decreto del re e dei suoi grandi, fu reso noto in Ninive un ordine di questo tipo: “Uomini e animali, armenti e greggi, non assaggino nulla; non vadano al pascolo e non bevano acqua. Uomini e animali si coprano di sacco e gridino a Dio con forza; ognuno si converta dalla sua malvagità e dalla violenza compiuta dalle sue mani. Forse Dio Si ricrederà, Si pentirà e spegnerà la Sua ira ardente, così che noi non periamo”. Dio vide ciò che facevano, vide che si convertivano dalla loro malvagità e si pentì del male che aveva minacciato di fare loro; e non lo fece.

Se la tua fede in Dio è vera, sarai spesso oggetto delle Sue cure

Nel mutamento delle intenzioni di Dio nei confronti della popolazione di Ninive non ci fu né esitazione né ambiguità. Si trattò invece di un passaggio da pura collera a pura tolleranza. Questa è un’autentica rivelazione della sostanza di Dio. Dio non è mai incerto o esitante nelle Sue azioni. I principi e le finalità alla base delle Sue azioni sono tutti chiari e trasparenti, puri e perfetti, assolutamente privi di confusione con stratagemmi o macchinazioni. In altri termini, nella sostanza di Dio non c’è traccia di male. Dio Si adirò con i Niniviti perché i loro atti malvagi erano giunti ai Suoi occhi; in quel momento, la Sua collera derivava dalla Sua sostanza. E tuttavia, quando la collera di Dio svanì ed Egli tornò a concedere alla popolazione di Ninive la Sua tolleranza, ancora Egli non rivelò altro che la Sua sostanza. Tale cambiamento fu dovuto interamente al mutamento dell’atteggiamento umano nei confronti di Dio. Nel frattempo, l’indole di Dio che non può essere offesa restò immutata; la sostanza tollerante di Dio non cambiò, né variò la Sua sostanza amorevole e misericordiosa. Quando gli esseri umani commettono atti malvagi e offendono Dio, Egli riversa su di loro la Sua collera. Quando gli esseri umani si pentono veramente, Dio si orienta in modo diverso e la Sua collera si placa. Quando gli esseri umani continuano ostinatamente a opporsi a Dio, la Sua furia è implacabile; la Sua ira li investe poco alla volta fino a distruggerli. Questa è la sostanza dell’indole di Dio. Che Dio esprima ira oppure misericordia e amorevolezza, sarà sempre la condotta, il comportamento, l’atteggiamento profondo dell’uomo nei Suoi confronti a determinare che cosa si esprimerà attraverso la rivelazione della Sua indole. Se Egli sottopone continuamente una persona alla Sua ira, possiamo essere certi che il cuore di questa persona si oppone a Dio. Poiché non si è mai veramente pentita, non ha mai chinato il capo davanti a Dio, non ha mai avuto una vera fede in Dio, a causa di tutto ciò non ha mai ottenuto la misericordia e la tolleranza di Dio. Se una persona riceve spesso la protezione di Dio, e ottiene spesso la Sua misericordia e la Sua tolleranza, allora di sicuro ha nel cuore una vera fede in Lui, e il suo cuore non si oppone a Dio. Poiché si pente spesso, e veramente, davanti a Lui, anche se su di lei cala spesso la disciplina di Dio, sarà risparmiata dalla Sua ira.

Questa breve spiegazione consente di capire il cuore di Dio, cogliere la realtà della Sua sostanza, comprendere che la Sua collera e il Suo cambiare idea non sono privi di causa. Malgrado il netto contrasto fra l’atteggiamento mostrato da Dio nel momento in cui è in collera e quando cambia idea – il quale fa pensare che vi sia un grande divario o contrasto fra questi due aspetti della sostanza di Dio, ovvero fra la Sua collera e la Sua tolleranza – l’atteggiamento divino verso il pentimento dei Niniviti consente ancora una volta di cogliere un lato diverso della vera indole di Dio. Il cambiamento di idea permette davvero all’umanità di conoscere ancora una volta la verità della misericordia e dell’amorevolezza di Dio, e di assistere alla vera rivelazione della sostanza di Dio. L’umanità deve solo riconoscere che la misericordia e l’amorevolezza di Dio non sono miti o invenzioni. Infatti, il sentimento di Dio, in quel momento, era autentico, come fu reale il Suo cambiamento di idea. E Dio tornò veramente a concedere all’umanità la Sua misericordia e la Sua tolleranza.

Tratto da “Dio Stesso, l’Unico II” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 115

Giona 3 E la parola di Jahvè fu rivolta a Giona per la seconda volta, in questi termini: “Lèvati, va’ a Ninive, la gran città e proclamale quello che Io ti comando”. E Giona si levò, e andò a Ninive, secondo la parola di Jahvè. Ninive era una città grande davanti a Dio; ci volevano tre giorni di cammino per attraversarla. Giona cominciò a inoltrarsi nella città per una giornata di cammino e proclamava: “Ancora quaranta giorni e Ninive sarà distrutta!” I Niniviti credettero a Dio, proclamarono un digiuno e si vestirono di sacchi, tutti, dal più grande al più piccolo. E poiché la notizia era giunta al re di Ninive, questi si alzò dal trono, si tolse il mantello di dosso, si coprì di sacco e si mise seduto sulla cenere. Poi, per decreto del re e dei suoi grandi, fu reso noto in Ninive un ordine di questo tipo: “Uomini e animali, armenti e greggi, non assaggino nulla; non vadano al pascolo e non bevano acqua. Uomini e animali si coprano di sacco e gridino a Dio con forza; ognuno si converta dalla sua malvagità e dalla violenza compiuta dalle sue mani. Forse Dio Si ricrederà, Si pentirà e spegnerà la Sua ira ardente, così che noi non periamo”. Dio vide ciò che facevano, vide che si convertivano dalla loro malvagità e si pentì del male che aveva minacciato di fare loro; e non lo fece.

Il vero pentimento nel cuore dei Niniviti permette loro di ricevere la misericordia di Dio e modifica il loro destino

Vi fu forse contraddizione fra il cambiamento d’idea da parte di Dio e la Sua ira? Niente affatto! Poiché la tolleranza di Dio in quel particolare momento aveva le sue ragioni. Quali ragioni? Quelle indicate nella Bibbia con le parole “ognuno si converta dalla sua via malvagia” e “abbandonare la violenza delle loro mani”.

Questa “via malvagia” non consiste in pochi atti malvagi, ma nella fonte malvagia all’origine del comportamento umano. “Convertirsi dalla cattiva condotta” significa non commettere mai più certe azioni. In altri termini, non seguire mai più la via malvagia; il metodo, la fonte, lo scopo, l’intento e il principio delle azioni cambiano; non si ricorre mai più a quei metodi e principi per portare gioia e felicità al proprio cuore. Il termine “abbandonare” in “abbandonare la violenza delle loro mani” significa rinunciare o accantonare, rompere completamente col passato e non tornare più indietro. Quando la popolazione di Ninive abbandonò la violenza delle proprie mani, ciò provò, e fu in sé, un vero pentimento. Dio osserva l’esteriorità delle persone ma anche il loro cuore. Quando Dio vide chiaramente il vero pentimento nel cuore dei Niniviti, e costatò che essi avevano rinunciato alla loro via malvagia e abbandonato la violenza delle loro mani, cambiò idea. Vale a dire che la condotta e il comportamento di queste persone e certi loro modi di agire, nonché la vera confessione e il vero pentimento dei peccati nel loro cuore, indussero Dio a cambiare idea, a modificare le Sue intenzioni, a ritornare sulla Sua decisione e a non punirli e non distruggerli. Per questo la popolazione di Ninive ebbe un destino diverso, redimendo la propria vita e, allo stesso tempo, guadagnando la misericordia e la tolleranza di Dio, che, a quel punto, placò la Sua ira.

La misericordia e la tolleranza di Dio non sono rare: è raro il vero pentimento dell’uomo

Per quanto Dio fosse stato in collera con i Niniviti, non appena essi annunciarono un digiuno e si coprirono di sacchi e cenere, il Suo cuore gradatamente si intenerì, ed Egli cominciò a cambiare idea. Quando Egli annunciò loro che avrebbe distrutto la città – prima che essi confessassero i loro peccati e se ne pentissero – Dio era ancora adirato con loro. Quando invece i Niniviti compirono una serie di atti di pentimento, la collera di Dio si trasformò poco alla volta in misericordia e tolleranza nei loro confronti. Non vi è nulla di contraddittorio nella rivelazione concomitante di questi due aspetti dell’indole di Dio nello stesso avvenimento. Come intendere e riconoscere questa mancanza di contraddizione? Dio espresse e rivelò queste due sostanze diametralmente opposte in successione quando gli abitanti di Ninive si pentirono, consentendo loro di vedere che la sostanza di Dio è reale e non può essere offesa. Con il Suo atteggiamento Dio disse alla popolazione quanto segue: non è che Dio non tolleri gli esseri umani o che non voglia mostrare misericordia, sono loro che si pentono veramente davanti a Dio solo di rado, e solo di rado rinunciano alla loro via malvagia e abbandonano la violenza delle loro mani. In altri termini, quando Dio è in collera con l’uomo, spera che l’uomo possa pentirsi veramente e spera di vedere il vero pentimento dell’uomo, nel qual caso continuerà generosamente a donargli misericordia e tolleranza. Dunque, la condotta malvagia dell’uomo incorre nell’ira di Dio, mentre la misericordia e la tolleranza di Dio vengono concesse a coloro che Lo ascoltano e si pentono veramente davanti a Lui, a coloro che sanno rinunciare alla via malvagia e abbandonare la violenza delle loro mani. L’atteggiamento di Dio si rivelò molto chiaramente nel modo in cui trattò i Niniviti: la misericordia e la tolleranza di Dio non sono affatto difficili da ottenere. Egli chiede un pentimento vero. Se gli esseri umani si distolgono dalla via malvagia e abbandonano la violenza delle loro mani, Dio cambia idea e muta atteggiamento verso di loro.

Tratto da “Dio Stesso, l’Unico II” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 116

L’indole giusta del Creatore è autentica e vitale

Quando Dio cambiò idea riguardo alla popolazione di Ninive, la Sua misericordia e la Sua tolleranza erano forse solo una facciata? Naturalmente no! Allora, che cosa ti fa capire l’alternarsi di questi due aspetti dell’indole di Dio riguardo alla stessa questione? L’indole di Dio è un tutt’uno; non è affatto scissa. Che Egli stia esprimendo collera oppure misericordia e tolleranza verso gli esseri umani, si tratta comunque di espressioni della Sua indole giusta. L’indole di Dio è autentica e vitale. Egli muta pensieri e atteggiamenti in base all’andamento delle cose. La trasformazione del Suo atteggiamento nei confronti dei Niniviti dice all’umanità che Egli ha i Suoi pensieri e le Sue idee; non è un robot o una figurina di terracotta, ma il Dio vivente. Poteva essere in collera con gli abitanti di Ninive, o perdonare il loro passato alla luce dei loro atteggiamenti; poteva decidere di infliggere sventure ai Niniviti e modificare la Sua decisione in considerazione del loro pentimento. Gli esseri umani preferiscono applicare le regole meccanicamente, e usarle per accertare e definire Dio, così come preferiscono usare formule per conoscere l’indole di Dio. Pertanto, secondo l’ambito del pensiero umano, Dio non pensa, né ha idee sostanziali. In realtà i pensieri di Dio si trasformano continuamente secondo il mutare delle cose e degli ambienti; al variare di queste cose, si riveleranno aspetti diversi della sostanza di Dio. Durante questo processo di trasformazione, nel momento in cui cambia idea Dio rivela all’umanità la verità dell’esistenza della Sua vita, e che la Sua indole giusta è autentica e vitale. Inoltre, Dio usa le Sue vere rivelazioni per dimostrare all’umanità la verità dell’esistenza della Sua ira, della Sua misericordia, della Sua amorevolezza e della Sua tolleranza. La Sua sostanza sarà rivelata in ogni momento e in ogni luogo secondo l’andamento delle cose. Egli possiede l’ira del leone e la misericordia e la tolleranza della madre. A nessuno è consentito mettere in discussione, violare, modificare o distorcere la Sua indole giusta. In ogni questione e in ogni cosa l’indole giusta di Dio, ossia la Sua ira e la Sua misericordia, può essere rivelata in ogni momento e in ogni luogo. Egli esprime vividamente questi aspetti in ogni minimo angolo della natura e vividamente li applica in ogni momento. L’indole giusta di Dio non è limitata da tempo e spazio o, in altri termini, non si esprime e non si rivela meccanicamente entro i limiti dettati dal tempo e dallo spazio. Invece l’indole giusta di Dio si esprime e rivela liberamente in qualsiasi tempo e luogo. Quando vedi Dio cambiare idea e smettere di esprimere la Sua ira e trattenersi dal distruggere la città di Ninive, puoi forse dire che Dio sia soltanto misericordioso e amorevole? Puoi forse dire che l’ira di Dio sia fatta di parole vuote? Quando Dio esprime un’ira furiosa e smette di concedere la Sua misericordia, puoi forse dire che Egli non provi alcun vero amore verso l’umanità? Dio esprime un’ira furiosa in risposta agli atti malvagi degli esseri umani; la Sua ira non è imperfetta. Il cuore di Dio si commuove per il pentimento degli esseri umani, ed è tale pentimento a farGli cambiare idea. Il Suo commuoverSi, il Suo cambiare idea nonché la Sua misericordia e la Sua tolleranza verso l’uomo sono del tutto privi di difetti; sono netti, puri, incontaminati e inalterati. La tolleranza di Dio è puramente tolleranza; la Sua misericordia è puramente misericordia. La Sua indole rivelerà ira, oppure misericordia e tolleranza, a seconda del pentimento dell’uomo e della sua diversa condotta. Tutto ciò che Egli rivela ed esprime è puro; tutto è diretto; la sostanza di ciò è diversa da quella di ogni altra cosa del creato. I principi di azione che Dio esprime, i Suoi pensieri e le Sue idee o qualsiasi particolare decisione nonché ogni singola azione sono privi di qualsivoglia difetto o contaminazione. Come Dio decide e come agisce, così porta a termine le Sue imprese. Risultati di questo genere sono precisi e ineccepibili perché la loro fonte è impeccabile e incontaminata. L’ira di Dio è perfetta. Analogamente, la misericordia e la tolleranza di Dio, che nessun essere creato possiede, sono sante e perfette e possono resistere a un’attenta valutazione e all’esperienza.

Dopo aver capito la storia di Ninive, vedete l’altra faccia della sostanza dell’indole giusta di Dio? Vedete l’altra faccia dell’unica indole giusta di Dio? C’è fra gli esseri umani qualcuno che possieda questo genere di indole? Qualcuno che possieda un’ira simile a quella di Dio? Qualcuno che abbia una misericordia e una tolleranza pari a quelle di Dio? Chi nel creato può scatenare tanta ira e decidere di distruggere l’umanità o di infliggerle catastrofi? E chi può concedere misericordia, tollerare e perdonare l’uomo, e con questo mutare il proponimento di distruggerlo? Il Creatore esprime la Sua indole giusta attraverso i Suoi metodi e principi unici; non è soggetto al controllo o alle restrizioni di persone, avvenimenti o cose. Grazie alla Sua indole unica, nessuno può mutarNe i pensieri e le idee, o persuaderLo a modificare alcuna Sua decisione. Tutti i comportamenti e i pensieri del creato sono soggetti al giudizio della Sua indole giusta. Nessuno può far sì che Egli riversi la Sua ira o conceda la Sua misericordia; solo l’essenza del Creatore (ovvero l’indole giusta del Creatore) può decidere al riguardo. Questa è la natura unica dell’indole giusta del Creatore!

Dopo avere analizzato e compreso la trasformazione nell’atteggiamento di Dio verso la popolazione di Ninive, riuscite ad applicare la parola “unica” alla misericordia che si trova nell’indole giusta di Dio? In precedenza, abbiamo detto che l’ira di Dio è un aspetto della sostanza della Sua indole giusta unica. Adesso definirò indole giusta due aspetti, l’ira di Dio e la misericordia di Dio. L’indole giusta di Dio è santa; non può essere offesa né messa in discussione; è qualcosa che nessuno possiede fra gli esseri creati o increati. È eccezionale e propria solo di Dio. In altre parole, l’ira di Dio è santa e non può essere offesa, così come è santo e non può essere offeso l’altro aspetto dell’indole giusta di Dio, la Sua misericordia. Nessuno degli esseri creati o increati può sostituire o rappresentare Dio nelle Sue azioni, né alcuno può sostituirLo o rappresentarLo nella distruzione di Sodoma o nella salvezza di Ninive. Questa è la vera espressione dell’indole giusta unica di Dio.

Tratto da “Dio Stesso, l’Unico II” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 117

I sentimenti sinceri del Creatore verso l’umanità

Gli esseri umani dicono spesso che non è facile conoscere Dio. Io dico invece che conoscere Dio non è affatto difficile, poiché sovente Dio consente all’uomo di assistere ai Suoi atti. Dio non ha mai interrotto il Suo dialogo con l’umanità; non Si è mai celato all’uomo, né Si è mai nascosto. I Suoi pensieri, le Sue idee, le Sue parole e i Suoi atti sono tutti rivelati all’umanità. Pertanto, se l’uomo desidera conoscere Dio, può farlo con strumenti e metodi di ogni sorta. Il motivo per cui l’uomo pensa ottusamente che Dio lo abbia intenzionalmente evitato, che Egli Si sia intenzionalmente nascosto all’umanità e che non intenda farsi capire e conoscere è che l’uomo non sa chi Dio sia né desidera comprenderLo; ancor meno gli interessano i pensieri, le parole e gli atti del Creatore… In verità, se uno appena usa il proprio tempo libero per concentrarsi sulle parole e sugli atti del Creatore e capirli e prestare un po’ di attenzione ai pensieri del Creatore e alla voce del Suo cuore, non sarà difficile capire che i pensieri, le parole e gli atti del Creatore sono visibili e trasparenti. Allo stesso modo basta poco per capire che il Creatore è fra gli uomini in ogni momento, conversa sempre con loro e con l’intero creato, e compie nuovi atti ogni giorno. La Sua sostanza e la Sua indole si esprimono nel dialogo con l’uomo; i Suoi pensieri e le Sue idee si rivelano totalmente nei Suoi atti; Egli accompagna e osserva l’umanità in ogni momento. Parla silenziosamente all’umanità e a tutto il creato dicendo implicitamente: “Io sono nei cieli e in mezzo al Mio creato. Sorveglio, aspetto, sono al tuo fianco…”. Le Sue mani sono calde e forti; i Suoi passi sono leggeri; la Sua voce è lieve e piena di grazia; la Sua forma passa e si volge, abbracciando l’intera umanità; il Suo volto è bello e delicato. Egli non Si è mai assentato e non è mai svanito. Giorno e notte, è il compagno costante dell’umanità. La Sua protezione devota e il Suo affetto speciale per l’umanità, così come il Suo vero interesse e amore per l’uomo, si manifestarono un poco alla volta quando Egli salvò la città di Ninive. In particolare, il dialogo fra Jahvè Dio e Giona mise più in luce la pietà del Creatore per l’umanità da Lui Stesso creata. Attraverso quelle parole puoi cogliere più a fondo i sinceri sentimenti di Dio verso l’umanità…

Il libro di Giona 4,10-11 riporta: “E Jahvè disse: ‘Tu hai pietà del ricino per il quale non hai faticato, e che non hai fatto crescere, che è nato in una notte e in una notte è perito: e Io non avrei pietà di Ninive, la gran città, nella quale si trovano più di centoventimila persone che non sanno distinguere la loro destra dalla loro sinistra, e tanta quantità di bestiame?’” Queste sono le vere parole di Jahvè Dio, in una conversazione fra Lui e Giona. In questo dialogo, per quanto breve, c’è tutta la preoccupazione del Creatore per l’umanità e la Sua riluttanza ad abbandonarla. Tali parole esprimono il vero atteggiamento e i veri sentimenti che Dio nutre nel Suo cuore per il creato, e con quelle frasi chiare come di rado se ne odono tra gli uomini Dio afferma le Sue vere intenzioni per l’umanità. Il dialogo rappresenta l’atteggiamento di Dio verso la popolazione di Ninive; ma che genere di atteggiamento è? È l’atteggiamento da Lui assunto verso quella popolazione prima e dopo il suo pentimento. Dio tratta l’umanità allo stesso modo. In quelle parole si possono riconoscere i Suoi pensieri e la Sua indole.

Quali pensieri di Dio vengono rivelati in quelle parole? Una lettura attenta svela immediatamente che Egli usa il termine “pietà”; l’uso di questa parola mostra il vero atteggiamento di Dio verso l’umanità.

Da un punto di vista semantico il termine “pietà” può essere interpretato in vari modi: primo, come amore e protezione, premurosa sollecitudine nei confronti di qualcuno o qualcosa; secondo, come tenero amore; infine, come riluttanza a nuocergli e incapacità di sopportare l’idea di farlo. In sintesi, implica tenero affetto e amore, nonché la riluttanza a rinunciare a qualcuno o qualcosa; significa la misericordia e la tolleranza di Dio nei confronti dell’uomo. Anche se Dio Si servì di una parola di uso comune tra gli uomini, tale scelta rivela la voce del cuore di Dio, e il Suo atteggiamento verso l’umanità.

Sebbene la città di Ninive fosse piena di persone corrotte, malvagie e violente come gli abitanti di Sodoma, il loro pentimento indusse Dio a cambiare idea e a decidere di non distruggerle. In considerazione del fatto che la loro reazione alle Sue parole e istruzioni dimostrò un atteggiamento completamente opposto a quello dei cittadini di Sodoma, e in considerazione della loro sincera sottomissione, del loro autentico pentimento per i propri peccati e del loro comportamento genuino e sentito sotto tutti gli aspetti, Dio dimostrò ancora una volta la Sua sincera pietà facendogliene dono. Una ricompensa e una pietà verso l’umanità come quelle elargite da Dio sarebbero impossibili per chiunque; nessuno può avere la misericordia e la tolleranza di Dio, o i Suoi sentimenti sinceri verso l’umanità. Esiste qualcuno fra coloro che tu reputi un grand’uomo o una gran donna, o addirittura un essere umano superiore e che, da un punto elevato, parlando da grand’uomo o gran donna o da un punto supremo, possa fare un’affermazione di quel genere all’umanità o al creato? Chi fra gli esseri umani può dire di conoscere come le proprie tasche le condizioni di vita dell’umanità? Chi può sopportare il fardello e la responsabilità dell’esistenza umana? Chi è in grado di annunciare la distruzione di una città? E chi è in grado di perdonare una città? Chi può dire di avere caro il proprio creato? Solo il Creatore! Solo il Creatore prova pietà per questa umanità. Solo il Creatore le mostra tenerezza e affetto. Solo il Creatore prova un affetto vero e incrollabile per questa umanità. Allo stesso modo, solo il Creatore può donare misericordia a questa umanità e avere caro tutto il Suo creato. Il Suo cuore sussulta e patisce a ogni singola azione umana. Egli Si adira, Si affligge e Si addolora per il male e la corruzione dell’uomo. Egli Si compiace, gioisce, Si muove al perdono ed esulta davanti al pentimento e alla fede dell’uomo. Tutti i Suoi pensieri e le Sue idee, senza eccezioni, esistono per l’umanità e ruotano attorno a essa. Ciò che Egli ha ed è, si esprime interamente a beneficio dell’umanità. La totalità delle Sue emozioni si intreccia con l’esistenza dell’umanità. A beneficio dell’umanità Egli Si muove e accorre qua e là, impegna silenziosamente ogni minimo aspetto della Sua vita, ne dedica ogni minuto e ogni secondo… Pur non avendo mai saputo commiserare la Propria vita, Egli ha sempre provato compassione e amore per l’umanità da Lui Stesso creata… A questa umanità dà tutto ciò che ha… Concede la Sua misericordia e la Sua tolleranza incondizionatamente e senza aspettarSi nulla in cambio. Fa questo solo affinché l’umanità possa continuare a sopravvivere davanti ai Suoi occhi, ricevendo la Sua provvista di vita. Lo fa solo affinché essa possa un giorno inchinarsi a Lui e riconoscere che Egli è Colui che nutre l’esistenza dell’uomo e fornisce la vita di tutto il creato.

Tratto da “Dio Stesso, l’Unico II” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 118

Giona 4 Ma Giona ne provò un gran dispiacere, e ne fu irritato; e pregò Jahvè, dicendo: “O Jahvè, non è egli questo ch’io dicevo, mentr’ero ancora nel mio paese? Perciò m’affrettai a fuggirmene a Tarsis; perché sapevo che sei un Dio misericordioso, pietoso, lento all’ira, di gran benignità, e che Ti penti del male minacciato. Or dunque, o Jahvè, Ti prego, riprenditi la mia vita; perché per me val meglio morire che vivere”. E Jahvè gli disse: “Fai tu bene a irritarti così?” Poi Giona uscì dalla città, e si mise a sedere a oriente della città; si fece quivi una capanna, e vi sedette sotto, all’ombra, stando a vedere quello che succederebbe alla città. E Dio, Jahvè, per guarirlo dalla sua irritazione, fece crescere un ricino, che montò su di sopra a Giona, per fargli ombra al capo; e Giona provò una grandissima gioia a motivo di quel ricino. Ma l’indomani, allo spuntar dell’alba, Iddio fece venire un verme, il quale attaccò il ricino, ed esso si seccò. E come il sole fu levato, Iddio fece soffiare un vento soffocante d’oriente, e il sole picchiò sul capo di Giona, sì ch’egli venne meno, e chiese di morire, dicendo: “Meglio è per me morire che vivere”. E Dio disse a Giona: “Fai tu bene a irritarti così a motivo del ricino?” Egli rispose: “Sì, faccio bene a irritarmi fino alla morte”. E Jahvè disse: “Tu hai pietà del ricino per il quale non hai faticato, e che non hai fatto crescere, che è nato in una notte e in una notte è perito: e Io non avrei pietà di Ninive, la gran città, nella quale si trovano più di centoventimila persone che non sanno distinguere la loro destra dalla loro sinistra, e tanta quantità di bestiame?”

Il Creatore esprime i Suoi veri sentimenti per l’umanità

Questa conversazione fra Jahvè Dio e Giona è senza dubbio un’espressione dei veri sentimenti del Creatore per l’umanità. Da un lato essa dice della divina conoscenza di tutto il creato sotto il comando di Dio. Come disse Jahvè Dio: “E Io non avrei pietà di Ninive, la gran città, nella quale si trovano più di centoventimila persone che non sanno distinguere la loro destra dalla loro sinistra, e tanta quantità di bestiame?” In altri termini, Dio conosceva Ninive in modo tutt’altro che superficiale. Non soltanto conosceva il numero di esseri viventi presenti in città (comprensivo di esseri umani e bestie), ma sapeva anche quanti non fossero in grado di distinguere la propria mano destra dalla sinistra, ossia quanti bambini e ragazzi ci fossero. Questa è una dimostrazione concreta dell’eccellente conoscenza dell’umanità da parte di Dio. Dall’altro lato questa conversazione dice dell’atteggiamento del Creatore verso l’umanità, vale a dire del peso dell’umanità nel Suo cuore. Jahvè Dio disse esattamente così: “Tu hai pietà del ricino per il quale non hai faticato, e che non hai fatto crescere, che è nato in una notte e in una notte è perito: e Io non avrei pietà di Ninive, la gran città […]?” Queste sono le parole di biasimo rivolte a Giona da Jahvè Dio, ma sono del tutto vere.

Pur avendo l’incarico di riferire le parole di Jahvè Dio alla popolazione di Ninive, Giona non capiva le intenzioni di Dio, né le Sue preoccupazioni e aspettative verso gli abitanti della città. Con questo rimprovero, Dio volle ricordargli che l’umanità era il prodotto delle Sue mani, e volle ricordargli quanto impegno scrupoloso Lui Stesso avesse dedicato a ogni singola persona. Ogni persona recava in sé le speranze di Dio. Ogni persona gioiva della provvista di vita di Dio. Per ogni persona Dio aveva pagato un prezzo in termini di attenzione. Questo rimprovero disse inoltre a Giona che Dio aveva cara l’umanità, opera delle Sue mani, tanto quanto lo stesso Giona aveva caro il ricino. In nessun caso l’avrebbe abbandonata, fino all’ultimo momento possibile. Per giunta in città vi erano tanti bambini e animali innocenti. Di fronte a questi prodotti giovani e ignari del creato di Dio, che non sapevano nemmeno distinguere la mano destra dalla sinistra, Lui era ancor più incapace di porre fine alla loro vita e di determinare il loro destino in maniera così affrettata. Dio sperava di vederli crescere; sperava che non percorressero la stessa via dei loro genitori, che non dovessero udire di nuovo l’avvertimento di Jahvè Dio e che rendessero testimonianza del passato di Ninive. A maggior ragione, Dio sperava di vedere Ninive dopo il suo pentimento, di assistere a ciò che ne sarebbe seguito e, cosa ancora più importante, di vedere Ninive tornare a vivere nella misericordia di Dio. Pertanto, agli occhi di Dio, quei prodotti della creazione che non sapevano distinguere la mano destra dalla sinistra erano il futuro di Ninive. Si sarebbero fatti carico del passato spregevole di Ninive, così come si sarebbero assunti l’importante dovere di rendere testimonianza del passato e del futuro di Ninive sotto la guida di Jahvè Dio. In questa dichiarazione dei Suoi veri sentimenti, Jahvè Dio dimostrò tutta la misericordia del Creatore verso l’umanità. Provò all’umanità che “la misericordia del Creatore” non è una frase vuota, né una promessa vana; ha principi, metodi e obiettivi concreti. Egli è sincero e autentico; non ricorre a falsità e non nasconde la verità. Così dona all’infinito la Sua misericordia all’umanità – sempre, in ogni epoca. Eppure, a tutt’oggi, il dialogo fra il Creatore e Giona è l’unica dichiarazione verbale del motivo per cui Egli mostra misericordia all’umanità, di come lo fa, di quanto Egli sia tollerante verso l’umanità, e dei Suoi veri sentimenti verso di essa. Il succinto dialogo con Jahvè Dio esprime in modo completo i Suoi pensieri per l’umanità; è una vera espressione dell’atteggiamento del Suo cuore verso l’umanità ed è anche una dimostrazione concreta della profusione della Sua misericordia all’umanità. La Sua misericordia non viene concessa solo alle generazioni più anziane, ma anche agli elementi più giovani, così come è sempre stato generazione dopo generazione. Anche se l’ira di Dio discende di frequente su certi angoli e certe epoche dell’umanità, la Sua misericordia non è mai venuta meno. Con la Sua misericordia, Egli guida le successive generazioni del Suo creato e le conduce, le rifornisce e le nutre una dopo l’altra, perché i Suoi veri sentimenti verso l’umanità non cambieranno mai. Proprio come disse Jahvè Dio: “E Io non avrei pietà di Ninive, […]?” Egli ha sempre avuto caro il Suo creato. Questa è la misericordia dell’indole giusta del Creatore ed è anche la pura unicità del Creatore!

Tratto da “Dio Stesso, l’Unico II” in “La Parola appare nella carne”

La Parola quotidiana di Dio Estratto 119

Cinque tipi di persone

Passerò ora a classificare i seguaci di Dio in varie categorie, in base alla comprensione di Dio e alla conoscenza ed esperienza della Sua indole giusta. In questo modo saprete in quale stadio vi trovate, e qual è al momento la vostra attuale levatura. In termini di conoscenza di Dio e di comprensione della Sua indole giusta, gli stadi e i tipi di levatura a cui le persone appartengono possono essere approssimativamente suddivisi in cinque categorie. Questo argomento si fonda sulla conoscenza dell’unico Dio e della Sua indole giusta; pertanto, nella prosecuzione della lettura dovreste cercare di stabilire esattamente quanta comprensione e conoscenza abbiate riguardo all’unicità di Dio e alla Sua indole giusta, e poi usare questo dato per giudicare a quale stadio apparteniate realmente, quale sia il reale grado della vostra levatura e quale tipo di persona siate veramente.

Primo tipo: la fase del bambino in fasce

Che cos’è un bambino in fasce? È un bambino appena venuto al mondo, un neonato. È il momento in cui una persona è più giovane e immatura.

In questo stadio le persone sostanzialmente non hanno alcuna consapevolezza o coscienza delle questioni di fede in Dio. Sono confuse e ignorano ogni cosa. Queste persone forse credono in Dio da molto tempo oppure da pochissimo tempo, ma di fatto la loro condizione di confusione e ignoranza, e la loro vera levatura, le collocano nello stadio di bambino in fasce. La definizione precisa della condizione di bambino in fasce è la seguente: a prescindere da quanto tempo abbia creduto in Dio, questo tipo di persona sarà sempre frastornata, confusa e ingenua; non sa perché crede in Dio, né sa chi Dio sia o chi sia Dio. Anche se è seguace di Dio, nel suo cuore non vi è una definizione precisa di Dio, e non sa stabilire se colui di cui è seguace sia Dio, e tanto meno se davvero debba credere in Dio ed esserNe seguace. Questa è la vera condizione di questo tipo di persona. I pensieri di queste persone sono offuscati e, in parole povere, la loro fede è confusa. Si trovano sempre in uno stato di disorientamento e di vuoto; insomma, si può dire che siano in uno stato di disordine interiore, confusione e ingenuità. Poiché non hanno mai compreso né avvertito l’esistenza di Dio, parlare con loro della conoscenza di Dio è un po’ come dare loro da leggere un libro scritto in geroglifici; non lo capiranno e non lo accetteranno. Per loro, conoscere Dio è come ascoltare un racconto di fantasia. Sebbene i loro pensieri siano offuscati, in realtà credono fermamente che conoscere Dio sia una totale perdita di tempo e di fatica. Il primo tipo di persona è questo: un bambino in fasce.

Secondo tipo: la fase del lattante

Rispetto al bambino in fasce, una persona di questo tipo ha fatto qualche progresso. Purtroppo, non ha ancora alcuna conoscenza di Dio. Le manca ancora una conoscenza e una comprensione chiare di Dio, e non ha molta chiarezza riguardo al perché dovrebbe credere in Lui; ma nel suo cuore ha una sua direzione verso cui tendere, e le sue idee sono chiare. Non si chiede tanto se credere in Dio sia giusto. L’obiettivo e lo scopo che persegue tramite la fede in Dio sono godere della Sua grazia, ottenere gioia e pace, vivere una vita comoda, ricevere la cura e la protezione di Dio e vivere sotto le Sue benedizioni. Non si preoccupa di quanto conosca veramente Dio; non avverte una spinta a perseguire la Sua conoscenza, né si preoccupa di ciò che Lui fa o desidera fare. Ambisce ciecamente solo a godere della Sua grazia e a ricevere altre benedizioni da Lui; nel presente cerca di ottenere cento volte più di quello che già ha, e, nell’epoca a venire, la vita eterna. I suoi pensieri, il suo impegno e la sua devozione condividono, insieme alla sua sofferenza, lo stesso obiettivo: ottenere la grazia e le benedizioni di Dio. Questa persona non si preoccupa di altro. Essa è certa solo del fatto che Dio può garantirne la sicurezza e conferirle la Sua grazia. Si può dire che non abbia molta chiarezza riguardo al perché Dio desideri salvare l’uomo, o al risultato che Dio desidera ottenere con le Sue parole e la Sua opera, e che questo non le interessi. Non si è mai impegnata a cercare di conoscere la sostanza e l’indole giusta di Dio, né sa trovare l’interesse per farlo. Non ha voglia di prestare attenzione a queste cose, né desidera conoscerle. Non desidera informarsi sull’opera di Dio, sulle Sue prescrizioni per l’uomo, sulla Sua volontà o su qualunque altra cosa che riguardi Dio; né si prende la briga di farlo. Infatti, ritiene che tutto ciò non abbia una diretta rilevanza per la ricezione della grazia di Dio; si preoccupa soltanto di un Dio che possa conferire la grazia, e che abbia attinenza con i suoi interessi personali. Non provando alcun interesse per altro, non può accedere alla realtà della verità, indipendentemente dalla durata della sua fede in Dio. In mancanza di qualcuno che le dia regolarmente nutrimento, fatica a proseguire lungo la via della fede in Dio. Se non può godere della gioia e della pace precedenti, o gioire della grazia di Dio, tenderà a tirarsi indietro. Ecco il secondo tipo di persona: quella che si trova nello stadio del lattante.

Terzo tipo: la fase del bambino svezzato, o la fase del bambino piccolo

Queste persone hanno una chiara consapevolezza. Sono consapevoli del fatto che godere della grazia di Dio non significa di per sé possedere una vera esperienza; sono consapevoli del fatto che, se anche non si stancano mai di cercare la gioia e la pace, di perseguire la grazia, o se anche sono in grado di rendere testimonianza, condividendo le loro esperienze di godimento della grazia di Dio, o lodando le benedizioni che Dio ha donato loro, ciò non significa possedere la vita, né significa possedere la realtà della verità. Partendo dalla loro coscienza, smettono di nutrire l’irragionevole speranza di essere unicamente accompagnate dalla grazia di Dio; al contrario, nel godere della grazia di Dio, desiderano fare al contempo qualcosa per Lui. Sono disposte a fare il loro dovere, a sopportare un po’ di patimenti e di fatica, ad avere un certo grado di collaborazione con Dio. Tuttavia, poiché la loro ricerca, nella fede loro in Dio, è troppo adultera, poiché eccedono nell’intensità delle singole intenzioni e dei singoli desideri, e poiché la loro indole è troppo arrogante, è molto difficile che soddisfino il desiderio di Dio, o che siano reali con Lui. Spesso così non riescono a realizzare i loro desideri individuali o a mantenere le loro promesse a Dio. Si trovano sovente in una condizione contraddittoria: hanno un forte desiderio di soddisfare Dio nella misura massima possibile, eppure usano tutte le loro forze per opporsi a Lui; spesso fanno promesse a Dio, ma in poco tempo vengono meno ai loro giuramenti. Altre contraddizioni sono ancora più frequenti: credono sinceramente in Dio, eppure negano Lui e tutto ciò che da Lui proviene; sperano ansiosamente che Dio le illumini, le guidi, provveda a loro e le aiuti, eppure si affannano a cercare una propria via d’uscita. Desiderano conoscere e comprendere Dio, eppure non sono disposte ad avvicinarsi a Lui. Al contrario, Lo evitano sempre; il loro cuore è chiuso a Lui. Pur avendo una comprensione e un’esperienza superficiali del significato letterale delle parole di Dio e della verità, e un concetto superficiale di Dio e della verità, inconsciamente non sanno ancora confermare o stabilire se Dio sia la verità; non sanno confermare se Dio sia veramente giusto; né sanno accertare la realtà dell’indole e della sostanza di Dio, e tanto meno la Sua vera esistenza. La loro fede in Dio contiene sempre dubbi ed equivoci, come contiene fantasie e immagini. Nel godere della grazia di Dio, queste persone sperimentano o applicano con riluttanza una parte di quelle che considerano verità fattibili, allo scopo di arricchire la loro fede, aumentare la loro esperienza di fede in Dio, verificarne la propria comprensione, provare la vanitosa soddisfazione di seguire il cammino di vita da esse stesse stabilito, e ottenere la realizzazione di una giusta causa dell’umanità. Allo stesso tempo, fanno queste cose per soddisfare il proprio desiderio di guadagnare benedizioni, per la scommessa di poterne ottenere di più, per realizzare l’ambiziosa aspirazione e l’intramontabile desiderio di non darsi pace fino al raggiungimento di Dio. È raro che costoro sappiano ottenere l’illuminazione di Dio, poiché il loro desiderio e la loro intenzione di guadagnare benedizioni sono troppo importanti per loro. Non avendo altro desiderio, non possono sopportare di rinunciare a questo. Senza il desiderio di guadagnare benedizioni, senza l’ambizione, da sempre a loro cara, di non darsi pace fino al raggiungimento di Dio, temono di perdere la motivazione alla fede. Pertanto, non vogliono affrontare la realtà. Non vogliono affrontare le parole di Dio o l’opera di Dio. Non vogliono affrontare l’indole o la sostanza di Dio, e tanto meno affrontare la questione della conoscenza di Dio. Infatti, quando Dio, la Sua sostanza e la Sua indole giusta prendono il posto delle loro fantasie, i loro sogni vanno in fumo; la loro cosiddetta fede pura, e i “meriti” accumulati in anni di attività scrupolosa, svaniscono e si riducono a nulla; il “territorio” che hanno conquistato con il sudore e con il sangue nel corso degli anni si avvicina al collasso. Perciò, tanti anni di attività e fatica intensa risulteranno alla fine inutili, e bisognerà ricominciare da zero. Questo è il dolore più difficile da sopportare nel cuore, ed è il risultato che meno desiderano vedere. Così queste persone sono sempre bloccate in una sorta di stallo, si rifiutano di tornare indietro. Questo è il terzo tipo di persona: la persona che si trova nello stadio del bambino svezzato.

I tre tipi di persone sopra descritti – cioè coloro che si trovano in queste tre fasi – non possiedono una vera fede nell’identità e nella condizione di Dio, o nella Sua indole giusta, né hanno un riconoscimento o una conferma chiari e definiti di queste cose. Pertanto, per loro è molto difficile accedere alla realtà della verità e ricevere la misericordia, l’illuminazione e la rivelazione di Dio, perché la maniera in cui credono in Dio, e il loro atteggiamento sbagliato verso Dio, Gli rendono impossibile compiere un’opera nel loro cuore. I loro dubbi, le loro idee errate e le loro fantasie sono superiori alla loro fede e conoscenza di Dio. Questi tre tipi di persone, e questi tre stadi, sono molto pericolosi. Se si mantiene un atteggiamento di dubbio verso Dio, la Sua sostanza, la Sua identità e la questione se Egli sia la verità e la realtà della Sua esistenza, e se non si riesce a essere certi di queste cose, come si può accettare tutto ciò che proviene da Lui? Come si può accettare il fatto che Dio sia la verità, la via e la vita? Come si può accettare il castigo e il giudizio di Dio? Come si può accettare la salvezza di Dio? Come può una persona del genere ottenere la vera guida e sostegno di Dio? Chi si trova a uno di questi tre stadi può opporsi a Dio, giudicarLo, maledirLo o tradirLo in ogni momento. Può abbandonare la vera via e allontanarsi da Dio in ogni momento. Si può dire che chi è in uno di questi tre stadi si trova in un periodo critico, poiché non è nella retta via della fede in Dio.

Quarto tipo: la fase del bambino in via di maturazione, o la fanciullezza

Dopo essere stati svezzati, cioè dopo avere ricevuto una notevole dose di grazia, si comincia a esplorare il significato della fede in Dio. Compare in altre parole il desiderio di capire certe questioni, come, per esempio, perché l’uomo viva, come dovrebbe farlo e perché Dio compia la Sua opera su di lui. Quando questi pensieri e questi concetti nebulosi emergono e sono presenti in una persona, essa viene continuamente dissetata ed è anche in grado di svolgere il suo dovere. Durante questo periodo, le persone non hanno più dubbi riguardo alla verità dell’esistenza di Dio, e comprendono esattamente che cosa significhi credere in Dio. Su questa base arrivano a una graduale conoscenza di Dio, e a poco a poco ottengono qualche risposta utile per i loro pensieri e concetti nebulosi riguardo all’indole e alla sostanza di Dio. Quanto al cambiamento di indole e alla conoscenza di Dio, le persone che si trovano in questo stadio cominciano ad accedere alla retta via, ed entrano in un periodo di transizione. È in questo stadio che le persone cominciano ad avere una vita. Chiare indicazioni del possesso di una vita sono: la graduale soluzione dei vari problemi connessi alla conoscenza di Dio che le persone hanno nel cuore (fraintendimenti, fantasie, immagini e definizioni vaghe di Dio); il fatto che non solo credono realmente alla realtà dell’esistenza di Dio, e la conoscono, ma possiedono anche una chiara definizione e un orientamento rispetto a Dio nel loro cuore; e il fatto che la loro vaga fede faccia spazio al vero perseguimento di Dio. In questo stadio le persone giungono poco per volta a riconoscere le proprie idee sbagliate riguardo a Dio, e i loro errori in termini di ricerca e convinzioni. Cominciano ad anelare alla verità, a bramare l’esperienza del giudizio, del castigo e della disciplina di Dio, a desiderare ardentemente un cambiamento di indole. Ora abbandonano gradualmente ogni sorta di immagini e fantasie riguardo a Dio; allo stesso tempo modificano e rettificano le proprie nozioni sbagliate riguardo a Dio, giungendo in parte a una corretta conoscenza basilare di Dio. Anche se una parte della loro conoscenza, in questo stadio, non è proprio specifica o accurata, perlomeno cominciano gradualmente ad abbandonare le loro concezioni, le nozioni errate e i fraintendimenti riguardo a Dio: rinunciano alle loro immagini e fantasie riguardo a Dio. Cominciano a imparare ad abbandonare: abbandonare aspetti delle loro concezioni, derivanti dalla conoscenza e da Satana; cominciano a essere disposte a sottomettersi alle cose corrette e positive, anche a cose che provengono dalle parole di Dio e si conformano alla verità. Inoltre, cominciano a cercare di fare esperienza delle parole di Dio, di conoscere personalmente e attuare le Sue parole, di accettarle come principi delle loro azioni e come base per il cambiamento di indole. Nel corso di questo periodo, le persone accettano inconsciamente il giudizio e il castigo di Dio, accettano inconsciamente le parole di Dio come fossero la loro vita. Via via che accettano il giudizio e il castigo di Dio, e che accettano le Sue parole, diventano sempre più consapevoli e capaci di percepire che il Dio in cui credono nel cuore esiste veramente. Nelle parole di Dio, nelle loro esperienze e nella loro vita percepiscono sempre più che Lui presiede da sempre al destino dell’uomo, lo guida, lo sostiene. Attraverso la loro relazione con Dio, a poco a poco Ne confermano l’esistenza. Pertanto, prima di rendersene conto, hanno già inconsciamente approvato e creduto fermamente nell’opera di Dio, e hanno approvato le Sue parole. Dal momento in cui le persone approvano le parole di Dio e la Sua opera, esse negano continuamente se stesse, le proprie concezioni, la propria conoscenza, le proprie fantasie, e allo stesso tempo cercano incessantemente di capire che cosa sia la verità, e quale sia la volontà di Dio. Durante questo periodo evolutivo, la conoscenza di Dio è piuttosto superficiale in queste persone – al punto che non sanno elaborare chiaramente la propria conoscenza a parole, né articolarla con precisione – ed esse hanno solo una comprensione percettiva; tuttavia, se accostata alle tre fasi precedenti, la vita immatura di questo periodo è già stata dissetata e nutrita dalle parole di Dio, e ha già cominciato a germogliare. È come un seme nella terra: dopo avere ricevuto acqua e sostanze nutritive, si farà strada nel suolo; il suo germogliare rappresenta la nascita di una nuova vita. Questa nascita di una nuova vita consente di intravedere gli indizi della vita. Con la vita, le persone cresceranno. Pertanto, su queste fondamenta – facendosi strada gradualmente verso la retta via della fede in Dio, abbandonando le proprie concezioni e ottenendo la guida di Dio – la vita delle persone inevitabilmente crescerà, passo dopo passo. Con quale criterio si misura questa crescita? Si misura in base all’esperienza con le parole di Dio e la vera comprensione della Sua indole giusta. Anche se durante questo periodo di crescita fanno molta fatica a descrivere accuratamente con parole proprie la loro conoscenza di Dio e della Sua sostanza, le persone di questo gruppo non sono più soggettivamente disposte a perseguire il piacere attraverso il godimento della grazia di Dio, o a perseguire lo scopo alla base della loro fede in Dio, ossia ottenerNe la grazia. Vogliono invece cercare di vivere secondo la parola di Dio, cercare di diventare oggetto della salvezza di Dio. Per giunta hanno la sicurezza e la disponibilità di accettare il giudizio e il castigo di Dio. Questo è il segno che contraddistingue la persona nella fase di crescita.

Anche se le persone in questo stadio hanno una certa conoscenza dell’indole giusta di Dio, essa è molto confusa e indistinta. Sebbene non possano elaborare chiaramente questo aspetto, percepiscono di avere già guadagnato qualcosa interiormente, poiché hanno ottenuto una certa misura di conoscenza e di comprensione dell’indole giusta di Dio attraverso il castigo e il giudizio di Dio; però è tutto piuttosto superficiale ed è ancora a uno stadio elementare. Questo gruppo di persone considera la grazia di Dio da un punto di vista concreto, che trova espressione nel cambiamento degli obiettivi perseguiti e del modo di perseguirli. Costoro hanno già visto – nelle parole e nell’opera di Dio, in ogni sorta di Sua prescrizione per l’uomo e nelle Sue rivelazioni dell’uomo – che, se ancora non perseguono la verità, se ancora non cercano di accedere alla realtà, se ancora non cercano di soddisfare e conoscere Dio mentre hanno esperienza delle Sue parole, perderanno il significato della fede in Dio. Vedono che, per quanto godano della grazia di Dio, non riescono a trasformare la propria indole, a soddisfare Dio e a conoscerLo, e capiscono che se si vive sempre nella grazia di Dio non si conseguirà mai la crescita, non si otterrà mai la vita e non si potrà mai ricevere la salvezza. Insomma, se non si fa una vera esperienza delle parole di Dio e non si è in grado di conoscerLo attraverso le Sue parole, si rimarrà eternamente nello stadio del bambino, e non si farà mai nemmeno un passo avanti nella crescita della propria vita. Se vivi per sempre nello stadio del bambino, se non accedi mai alla realtà della parola di Dio, se essa non è mai la tua vita, se non possiedi mai la vera fede e conoscenza di Dio, vi è forse qualche possibilità che tu sia reso completo da Dio? Pertanto, chiunque acceda alla realtà della parola di Dio, chiunque ne faccia la propria vita, chiunque cominci ad accettare il castigo e il giudizio di Dio, chiunque cominci a trasformare la propria indole corrotta, o abbia un cuore che brama la verità, costui ha il desiderio di conoscere Dio, ha il desiderio di accettare la salvezza di Dio: queste persone sono quelle che veramente possiedono la vita. Questo è di fatto il quarto tipo di persona, quello del bambino in via di maturazione, la persona nello stadio della fanciullezza.

Quinto tipo: la fase della vita matura, o la fase adulta

Dopo aver sperimentato lo stadio dei primi passi della fanciullezza, questo stadio di crescita pieno di ripetuti capovolgimenti, la vita delle persone si è già stabilizzata, i loro passi in avanti non cessano più, e nessuno è in grado di ostacolarle. Anche se il percorso da qui in avanti è ancora aspro e accidentato, esse non sono più deboli o timorose; non procedono più a tentoni né perdono l’orientamento. Le loro fondamenta poggiano in profondità sull’esperienza reale della parola di Dio. Il loro cuore è stato attirato dalla dignità e dalla grandezza di Dio. Esse bramano seguire le orme di Dio, conoscere la sostanza di Dio, conoscere Dio nella Sua interezza.

Le persone in questo stadio sanno già chiaramente in chi credono, e conoscono chiaramente il motivo per cui debbano credere in Dio e il significato della propria vita; sanno anche bene che tutto ciò che Dio esprime è la verità. Nei loro numerosi anni di esperienza capiscono che, senza il giudizio e il castigo di Dio, non Lo si potrà mai soddisfare o conoscere, né ci si potrà mai veramente presentare davanti a Lui. Nel cuore di ciascuno di loro vi è un forte desiderio di essere messi alla prova da Dio, per vedere la Sua indole giusta nel momento in cui si è messi alla prova, per giungere a un amore più puro e, allo stesso tempo, poter capire e conoscere in modo più vero Dio. Coloro che appartengono a questo stadio hanno già detto completamente addio allo stadio del bambino piccolo, quello in cui si gode della grazia di Dio, si mangia il pane e ci si sazia. Non ripongono più troppe speranze nella possibilità di indurre Dio a tollerarli e a mostrare loro misericordia; sono invece fiduciosi e si auspicano di ricevere l’incessante castigo e giudizio di Dio, per allontanarsi dalla propria indole corrotta e soddisfare Dio. La loro conoscenza di Dio, la loro ricerca, o gli scopi finali della loro ricerca, tutto ciò è molto chiaro nel loro cuore. Pertanto, le persone nello stadio adulto hanno già detto completamente addio a quello della fede vaga, quello in cui si affidavano alla grazia per ottenere la salvezza, quello della vita immatura che non può sopportare le prove, quello della nebulosità, quello del procedere a tentoni, quello del ritrovarsi spesso a non sapere che via intraprendere, quello dell’instabile alternanza fra caldo e freddo improvvisi, nonché allo stadio in cui si segue Dio a occhi chiusi. Una persona di questo genere riceve spesso l’illuminazione e la rivelazione di Dio, e spesso è impegnata in una vera relazione e comunicazione con Dio. Si può dire che le persone che vivono in questo stadio abbiano già compreso parte della volontà di Dio; sono in grado di trovare i principi della verità in tutto ciò che fanno; sanno come soddisfare il desiderio di Dio. Inoltre, hanno anche trovato il cammino per conoscere Dio e hanno cominciato a rendere testimonianza della loro conoscenza di Dio. Durante il processo di crescita graduale, giungono a una graduale conoscenza e comprensione della volontà di Dio, della Sua volontà nella creazione dell’umanità e nella sua gestione; per di più, poco alla volta acquisiscono anche una conoscenza e una comprensione dell’indole giusta di Dio in termini di sostanza. Nessuna immagine o fantasia umana può sostituire tale conoscenza. Sebbene non si possa dire che nella quinta fase la vita di una persona sia completamente matura, né si possa definire tale persona giusta o completa, una persona di questo genere ha già fatto un passo verso lo stadio di maturità della vita. Essa è già in grado di presentarsi davanti a Dio, di porsi a faccia a faccia con la Sua parola e con Lui. Poiché una persona del genere ha fatto tanta esperienza della parola di Dio, ha sperimentato innumerevoli prove e innumerevoli momenti di disciplina, giudizio e castigo da parte di Dio, la sua sottomissione a Lui non è relativa bensì assoluta. La sua conoscenza di Dio, da inconscia qual era, si è fatta conoscenza chiara e precisa; da superficiale si è fatta profonda; da sfocata e nebulosa qual era è divenuta precisa e concreta; e tale persona si è trasformata, passando da un arduo procedere a tentoni, e da una ricerca passiva, a una conoscenza agevole e a una testimonianza proattiva. Si può dire che le persone in questo stadio possiedano la realtà della verità della parola di Dio, che abbiano intrapreso un cammino di perfezionamento come quello di Pietro. Questo è il quinto tipo di persona, quella che vive nello stadio della maturità: lo stadio adulto.

Tratto da “Dio Stesso, l’Unico II” in “La Parola appare nella carne”

Pagina precedente: Conoscere Dio 2

Pagina successiva: Conoscere Dio 4

Desideravi che il Salvatore venisse per la seconda volta a salvare completamente l’umanità? Il Signore è arrivato ormai da tempo per esprimere la verità e purificare e salvare l’uomo. Se vuoi saperne di più, mettiti in contatto con noi tramite Whatsapp.
Contattaci su Messenger
Contattaci su WhatsApp

Contenuti correlati

Capitolo 7

Tutti i settori occidentali dovrebbero prestare ascolto alla Mie parole:In passato, Mi siete stati fedeli? Avete seguito le Mie eccellenti...

Capitolo 29

Nel giorno in cui tutte le cose furono risuscitate, Io scesi tra gli uomini e trascorsi splendidi giorni e splendide notti con loro. Solo a...

Dio Stesso, l’Unico I

L’autorità di Dio (I)Le Mie ultime comunicazioni hanno riguardato l’opera di Dio, l’indole di Dio e Dio Stesso. Dopo aver ascoltato queste...

Impostazioni

  • Testo
  • Temi

Colori omogenei

Temi

Carattere

Dimensioni carattere

Interlinea

Interlinea

Larghezza pagina

Indice

Cerca

  • Cerca in questo testo
  • Cerca in questo libro