IX. Parole sulla rivelazione della differenza tra l’opera di Dio e quella dell’uomo

310. L’opera di Dio Stesso comprende il lavoro di tutto il genere umano, e rappresenta anche l’opera dell’intera era. Vale a dire, l’opera propria di Dio rappresenta ogni dinamica e tendenza dell’opera dello Spirito Santo, mentre il lavoro degli apostoli viene dopo l’opera propria di Dio e la segue; essa non conduce l’era, né rappresenta le tendenze dell’opera dello Spirito Santo in un’intera era. Essi compiono solo l’opera che spetta all’uomo, la quale non ha proprio nulla a che fare con l’opera di gestione. L’opera che Dio Stesso compie consiste in un progetto all’interno dell’opera di gestione. Il lavoro dell’uomo consiste solo nel compito che svolgono gli uomini che vengono usati, e non ha alcuna relazione con l’opera di gestione. A causa delle loro differenti identità e rappresentazioni, nonostante il fatto che siano entrambi opera dello Spirito Santo, ci sono chiare e sostanziali differenze tra l’opera propria di Dio e il lavoro dell’uomo. Inoltre, l’entità dell’opera compiuta dallo Spirito Santo varia sugli oggetti di tale opera con differenti identità. Questi sono i principi e l’ambito dell’opera dello Spirito Santo.

Tratto da “L’opera di Dio e il lavoro dell’uomo” in “La Parola appare nella carne”

311. L’opera di Dio incarnato inaugura una nuova epoca, e coloro che continuano la Sua opera sono quelli che sono utilizzati da Lui. L’opera svolta dall’uomo è tutta all’interno del ministero di Dio nella carne ed è incapace di andare oltre questo ambito. Se il Dio incarnato non fosse venuto a compiere la Sua opera, l’uomo non sarebbe in grado di portare la vecchia età alla fine e di inaugurare una nuova era. L’opera svolta da parte dell’uomo è limitata al solo ambito del proprio dovere che è umanamente possibile svolgere, e non rappresenta l’opera di Dio. Solo il Dio incarnato può venire a completare l’opera che Egli deve compiere e, oltre a Lui, nessuno può compiere quest’opera in Sua vece. Naturalmente, ciò di cui parlo è in relazione all’opera di incarnazione.

Tratto da “L’umanità corrotta ha più bisogno della salvezza del Dio incarnato” in “La Parola appare nella carne”

312. Non si può far passare la parola di Dio per parola dell’uomo, tantomeno si può spacciare la parola dell’uomo per parola di Dio. Un uomo di cui Dio Si avvale non è il Dio incarnato, e il Dio incarnato non è un uomo usato da Dio; in questo, c’è una differenza sostanziale. Forse, dopo aver letto queste parole, non accetti che siano le parole di Dio ma solo l’illuminazione ottenuta dall’uomo. In quel caso, sei accecato dall’ignoranza. Come possono le parole di Dio essere l’illuminazione ottenuta da un uomo? Le parole di Dio incarnato inaugurano una nuova età, guidano l’umanità intera, rivelano misteri e mostrano all’uomo la direzione da prendere nella nuova età. L’illuminazione ottenuta dall’uomo non è altro che semplici istruzioni per la pratica o la conoscenza. Non può guidare tutta l’umanità verso una nuova età o rivelare i misteri di Dio Stesso. Del resto, Dio è Dio e l’uomo è l’uomo. Dio ha l’essenza di Dio e l’uomo ha l’essenza dell’uomo. Se l’uomo considera le parole pronunciate da Dio come semplice illuminazione dello Spirito Santo, e intende le parole degli apostoli e dei profeti come parole pronunciate personalmente da Dio, si sbaglia. In ogni caso, non dovresti mai mischiare il giusto e lo sbagliato, o far passare per infimo ciò che è elevato, o scambiare il profondo per il superficiale; in ogni caso, non dovresti confutare deliberatamente ciò che sai essere la verità. Tutti coloro che credono che ci sia un Dio dovrebbero indagare sui problemi da un punto di vista corretto e accettare la Sua nuova opera e le Sue nuove parole dalla prospettiva di un Suo essere creato; diversamente, saranno eliminati da Dio.

Tratto dall’Introduzione a “La Parola appare nella carne”

313. L’opera svolta dalla persona di cui Dio Si serve è intesa come collaborazione con l’opera di Cristo o dello Spirito Santo. Tale persona viene elevata da Dio tra gli esseri umani, ha il compito di guidare tutti gli eletti da Dio ed è inoltre innalzata per svolgere l’opera di cooperazione umana. Tramite una siffatta persona, che è capace di svolgere l’opera di cooperazione umana, si possono ottenere ulteriori requisiti richiesti da Dio all’uomo, nonché l’opera che lo Spirito Santo deve compiere nell’umanità. In altri termini: l’obiettivo di Dio nel servirSi di tale persona consiste nel fatto che tutti i Suoi seguaci possano comprendere meglio la Sua volontà e ottenere un maggior numero dei Suoi requisiti. Poiché gli esseri umani sono incapaci di comprendere direttamente le parole o la volontà di Dio, Egli ha elevato qualcuno che viene usato per svolgere tale opera. La persona di cui Egli Si serve può essere definita altresì un mezzo tramite il quale Dio guida la gente, il “traduttore” che mette in comunicazione Dio e l’uomo. Pertanto, tale persona è diversa da chiunque operi nella casa di Dio o da qualunque apostolo. Al pari di questi, può definirsi una persona che serve Dio, ma nella sostanza del suo lavoro e per il fatto che Dio Si serve di lui, egli è notevolmente diverso dagli altri operatori e apostoli. Quanto alla sostanza del suo lavoro e al fatto che Dio Si serve di lui, quest’uomo è elevato da Dio, è preparato da Dio per la Sua opera e collabora nell’opera di Dio Stesso. Nessuno potrebbe mai sostituirlo nel suo lavoro: si tratta di cooperazione umana indispensabile insieme all’opera divina. Nel contempo, il lavoro svolto da altri operatori o apostoli non è che la trasmissione e attuazione dei molti aspetti delle disposizioni destinate in ogni epoca alle Chiese, o altrimenti la messa in opera di qualche semplice provvista di vita intesa a dare sostegno alla vita della Chiesa. Tali operatori e apostoli non sono designati da Dio, tanto meno possono definirsi persone di cui Si serve lo Spirito Santo. Essi sono selezionati fra le Chiese e, dopo un periodo di formazione e di tirocinio, quanti tra loro sono ritenuti idonei rimangono, mentre i non idonei vengono rimandati indietro. Poiché tali persone sono selezionate nelle Chiese, alcune mostrano la loro vera natura una volta diventate leader, altre compiono addirittura molti atti malvagi e finiscono con l’essere eliminate. D’altro canto, colui di cui Dio Si serve è stato preparato da Dio, è dotato di una certa levatura e di umanità. È stato preventivamente preparato e reso perfetto dallo Spirito Santo che lo guida in tutto e per tutto e, in particolare per quanto attiene al suo operato, egli viene diretto e comandato dallo Spirito Santo: di conseguenza non vi sono deviazioni dal percorso nel guidare gli eletti di Dio, perché Dio Si assume di certo la responsabilità della Propria opera, che compie costantemente.

Tratto da “Come Dio Si serve dell’uomo” in “La Parola appare nella carne”

314. Se, venendo nella carne, Dio Si limitasse a svolgere l’opera della divinità senza avere in aggiunta persone in sintonia con il Suo cuore che lavorino di concerto con Lui, per l’uomo non ci sarebbe modo di comprendere la volontà di Dio o di entrare in contatto con Lui. Dio deve usare persone normali in sintonia con il Suo cuore per completare questa opera, per vegliare e pascere le Chiese, per raggiungere il livello che i processi cognitivi dell’uomo e il suo cervello sono in grado di concepire. In altre parole, Dio usa un piccolo numero di persone in sintonia con il Suo cuore per “tradurre” l’opera che Egli compie nella divinità in modo che risulti accessibile, cioè per trasformare il linguaggio divino in linguaggio umano, facendo sì che tutte le persone lo possano comprendere e capire. Se Dio non facesse così, nessuno capirebbe il linguaggio divino di Dio, poiché le persone in sintonia con il cuore di Dio sono, dopo tutto, una piccola minoranza, e la capacità di comprensione dell’uomo è limitata. Questo è il motivo per cui Dio sceglie questo metodo solo quando opera nella carne incarnata. Se ci fosse solo l’opera divina, per l’uomo non ci sarebbe modo di conoscere o di entrare in contatto con Dio, poiché egli non comprende il linguaggio di Dio. L’uomo è in grado di comprendere questo linguaggio solo attraverso la mediazione delle persone in sintonia con il cuore di Dio che chiariscono le Sue parole. Tuttavia, se ci fossero solo simili persone che lavorano nell’umanità, ciò potrebbe solo mantenere la vita normale dell’uomo, non trasformarne l’indole. In tal caso, l’opera di Dio non potrebbe avere un nuovo punto di partenza; ci sarebbero solo le solite vecchie storie, i soliti vecchi luoghi comuni. Soltanto tramite l’intervento del Dio incarnato, che dice tutto ciò che deve esser detto e fa tutto ciò che deve essere fatto durante il periodo della Sua incarnazione, dopo il quale le persone lavorano e sperimentano secondo le Sue parole, soltanto così la loro indole di vita sarà in grado di cambiare ed esse riusciranno a stare al passo con i tempi. Colui che opera nella divinità rappresenta Dio, mentre coloro che lavorano nell’umanità sono persone utilizzate da Dio. Vale a dire, il Dio incarnato è sostanzialmente differente dalle persone utilizzate da Dio. Il Dio incarnato è in grado di svolgere l’opera della divinità, mentre le persone utilizzate da Dio non lo sono. Al principio di ciascuna età, lo Spirito di Dio parla di persona per inaugurare la nuova era e condurre l’uomo a un nuovo inizio. Quando Egli ha finito di parlare, significa che l’opera di Dio nella Sua divinità è conclusa. Da quel momento in poi, tutte le persone si affidano alla guida di coloro che vengono utilizzati da Dio per entrare nella loro esperienza di vita. Allo stesso modo, questa è anche la fase in cui Dio porta l’uomo dentro una nuova età e dà a ciascuno un nuovo punto di partenza. Con questo si conclude l’opera di Dio nella carne.

Tratto da “La sostanziale differenza tra il Dio incarnato e le persone utilizzate da Dio” in “La Parola appare nella carne”

315. Neppure un uomo di cui lo Spirito Santo Si avvale può rappresentare Dio Stesso. Significa non solo che quest’uomo non può rappresentare Dio, ma che nemmeno la sua opera può rappresentarLo direttamente. Vale a dire che l’esperienza umana non può essere collocata direttamente entro la gestione di Dio e non può rappresentarla. Tutta l’opera che Dio Stesso compie è quella che Egli intende svolgere nel Suo piano di gestione ed è legata alla grande gestione. L’opera dell’uomo consiste nel fornire la propria esperienza individuale. Consiste nel trovare un nuovo cammino di esperienza, diverso da quello percorso da coloro che li hanno preceduti, e guidare i fratelli e le sorelle sotto la direzione dello Spirito Santo. Ciò che questi uomini offrono è la loro esperienza individuale oppure gli scritti spirituali di uomini spirituali. Anche se lo Spirito Santo Si avvale di loro, la loro opera non è legata alla grande opera di gestione nel piano di seimila anni. Sono solo persone che in varie epoche sono state elevate dallo Spirito Santo per guidare gli uomini nella corrente dello Spirito Santo, finché al compimento delle funzioni che sono in grado di adempiere o al termine la loro vita. L’opera che compiono serve solo a preparare una strada adeguata per Dio Stesso o a continuare un certo aspetto nella gestione di Dio Stesso sulla terra. Di per sé questi uomini non sono in grado di compiere la parte più consistente della Sua gestione e non possono neppure aprire nuove vie d’uscita, e tanto meno portare a conclusione tutta l’opera di Dio dell’età precedente. Dunque l’opera che svolgono rappresenta soltanto un essere creato che svolge la sua funzione e non può rappresentare Dio Stesso nel compimento del Suo ministero. Questo perché l’opera che compiono è diversa da quella di Dio Stesso. L’opera di inaugurare una nuova età non è una cosa che possa essere fatta dall’uomo al posto di Dio. Non può essere compiuta da nessun altro se non da Dio Stesso. Tutta l’opera svolta dall’uomo consiste nel fare il suo dovere di creatura e si compie solo quando egli è mosso o illuminato dallo Spirito Santo. La guida che tali uomini offrono consiste interamente nel mostrare all’uomo la via della pratica nella vita quotidiana e come l’uomo debba agire in armonia con la volontà di Dio. L’operato dell’uomo non coinvolge la gestione di Dio né rappresenta l’opera dello Spirito. A titolo di esempio, l’opera di Witness Lee e di Watchman Nee è consistita nel guidare il cammino. Che fosse nuova o vecchia, l’opera si fondava sul principio di rimanere nella Bibbia. Che venisse fatta per restaurare o per costruire la Chiesa locale, l’opera di questi due uomini ha avuto a che vedere con la fondazione delle chiese. L’opera che hanno svolto ha portato avanti ciò che Gesù e i Suoi apostoli non avevano ultimato o sviluppato ulteriormente nell’Età della Grazia. Ciò che hanno fatto con la loro opera è stato ripristinare quello che Gesù durante la Sua opera di quel tempo aveva chiesto alle generazioni successive di fare, come coprirsi il capo, ricevere il battesimo, spezzare il pane o bere il vino. Si potrebbe dire che la loro opera sia consistita nell’attenersi alla Bibbia e nel cercare percorsi solo dal suo interno. Non hanno fatto alcun nuovo progresso. […] poiché il lavoro degli uomini usati dallo Spirito Santo è diverso dall’opera compiuta da Dio Stesso, sono differenti anche le loro identità e gli esseri per conto di cui essi agiscono. Questo perché l’opera che lo Spirito Santo intende svolgere è diversa, e per tale ragione a coloro che operano in modo analogo vengono conferite identità e status diversi. Gli uomini di cui Egli Si avvale potrebbero anche svolgere una parte nuova dell’opera e altresì eliminare una parte di quella compiuta nell’età precedente, ma il loro lavoro non può esprimere l’indole e la volontà di Dio nella nuova età. Operano solo per cancellare l’opera dell’età precedente, non per compiere la nuova opera volta a rappresentare direttamente l’indole di Dio Stesso. Così, per quante pratiche obsolete aboliscano o per quante nuove ne introducano, essi rappresentano ancora l’uomo e gli esseri creati. Quando Dio Stesso compie l’opera, invece, non dichiara apertamente l’abolizione delle pratiche della vecchia età né l’inizio di una nuova. È diretto e immediato nella Sua opera. È schietto nell’esecuzione dell’opera che intende compiere, cioè esprime direttamente l’opera che ha provocato, la svolge direttamente come stabilito in origine, esprimendo il Suo essere e la Sua indole. Per come la vede l’uomo, la Sua indole e anche la Sua opera sono diverse da quelle delle epoche passate. Tuttavia, dalla prospettiva di Dio Stesso, si tratta semplicemente di una prosecuzione e di un ulteriore sviluppo della Sua opera. Quando a operare è Dio Stesso, Egli esprime la Sua parola e porta direttamente la nuova opera. Invece, quando a operare è l’uomo, ciò avviene attraverso la riflessione e lo studio, oppure si tratta di un ampliamento della conoscenza e della sistematizzazione della pratica, costruiti sulla base dell’opera altrui. Vale a dire che l’essenza dell’opera compiuta dall’uomo è rispettare un ordine stabilito e “percorrere vecchie strade con scarpe nuove”. Ciò significa che persino la strada percorsa dagli uomini di cui lo Spirito Santo Si avvale è costruita su quella aperta da Dio Stesso. Così, a conti fatti, l’uomo rimane uomo e Dio rimane Dio.

Tratto da “Il mistero dell’incarnazione (1)” in “La Parola appare nella carne”

316. Durante l’Età della Grazia, Gesù pronunciò alcune parole ed eseguì una fase dell’opera. Vi era un contesto per quelle parole e per quella fase, e tutte erano adatte alla condizione umana di quel tempo; Gesù parlava e operava nel modo che si addiceva al contesto dell’epoca. Espresse anche alcune profezie. Profetizzò che lo Spirito della verità sarebbe venuto negli ultimi giorni e avrebbe compiuto una fase dell’opera. Vale a dire che, al di fuori dell’opera che Egli Stesso doveva eseguire durante quell’età, Gesù non era consapevole di altro; l’opera resa dal Dio incarnato è, in altre parole, limitata. Perciò Egli svolge soltanto l’opera dell’età in cui Si trova e non compie altra opera che non sia a Lui collegata. In quel tempo Gesù non operava secondo sensazioni o visioni, ma nel modo che si addiceva all’epoca e al contesto. Nessuno Lo dirigeva o Lo guidava. La totalità della Sua opera era il Suo essere, ossia era l’opera che doveva essere compiuta dallo Spirito di Dio incarnato, cioè tutta l’opera avviata dall’incarnazione. Gesù operava solo secondo ciò che Egli Stesso vedeva e udiva. In altri termini, lo Spirito operava direttamente; non c’era bisogno che Gli apparissero messaggeri a suscitarGli dei sogni, né che su di Lui risplendesse una grande luce per consentirGli di vedere. Operava in maniera libera e spontanea, poiché la Sua opera non si fondava sulle sensazioni. In altri termini, quando Egli operava non procedeva a tentoni e non tirava a indovinare, ma faceva le cose con naturalezza, operando e parlando secondo le Sue idee e in base a ciò che vedeva con i Suoi occhi, fornendo immediato nutrimento a ciascuno dei discepoli che Lo seguiva. Questa è la differenza tra l’opera di Dio e l’attività degli esseri umani: quando gli esseri umani agiscono, cercano e procedono a tentoni, sempre imitando e riflettendo sulla base delle fondamenta poste da altri al fine di ottenere un accesso più profondo. L’opera di Dio consiste nel fornire ciò che Egli è, ed Egli compie l’opera che Egli Stesso deve compiere. Non fornisce nutrimento alla Chiesa usando la conoscenza derivante dall’attività di qualsiasi uomo; invece, compie l’opera attuale in base alla condizione delle persone.

Tratto da “Pratica (5)” in “La Parola appare nella carne”

317. Il lavoro dell’uomo indica la sua esperienza e la sua umanità. Ciò che l’uomo fornisce e il lavoro che svolge lo rappresentano. Il discernimento, il modo di ragionare, la logica, la ricca immaginazione dell’uomo sono tutti aspetti inclusi nel suo lavoro. L’esperienza dell’uomo è particolarmente in grado di indicare il suo lavoro, e le esperienze di una persona diventano i componenti del suo lavoro. Il lavoro dell’uomo può esprimere la sua esperienza. Quando alcune persone sperimentano in maniera negativa, gran parte del linguaggio delle loro condivisioni sarà costituito da elementi negativi. Se per un periodo di tempo la loro esperienza è positiva e sono particolarmente in possesso di un cammino nell’aspetto positivo, le loro condivisioni sono molto incoraggianti e le persone possono ottenere da loro un nutrimento positivo. Se un collaboratore diventa negativo per un periodo di tempo, le sue condivisioni saranno sempre contrassegnata da elementi negativi. Questo tipo di condivisione è deprimente e gli altri ne saranno inconsapevolmente depressi in seguito ad essa. Lo stato dei seguaci cambia in base a quello del leader. Ciò che un collaboratore sente internamente è ciò che egli esprime, e l’opera dello Spirito Santo spesso cambia con lo stato dell’uomo. Egli opera in base all’esperienza dell’uomo e non lo costringe, bensì gli fa delle richieste conformi al normale corso della sua esperienza. Vale a dire che la condivisione dell’uomo differisce dalla parola di Dio. Ciò che gli uomini condividono trasmette il loro discernimento e la loro esperienza personali, esprimendoli sul fondamento dell’opera di Dio. La loro responsabilità consiste nello scoprire, dopo che Dio opera o parla, ciò che devono mettere in pratica o in cui devono entrare, e poi trasmetterlo ai propri seguaci. Pertanto, il lavoro dell’uomo rappresenta il suo ingresso e la sua pratica. Ovviamente, tale lavoro è mescolato a lezioni ed esperienze umane o ad alcuni pensieri umani. Indipendentemente da come lo Spirito Santo operi sull’uomo o in Dio incarnato, i collaboratori esprimono sempre ciò che sono. Sebbene sia lo Spirito Santo che opera, il lavoro è fondato su ciò che l’uomo intrinsecamente è, poiché lo Spirito Santo non opera senza fondamento. In altre parole, il lavoro non viene svolto dal nulla, ma è sempre conforme alle circostanze effettive e alle reali condizioni. È solo in tal modo che l’indole dell’uomo può essere trasformata, che le sue vecchie nozioni e i suoi vecchi pensieri possono essere modificati. Ciò che l’uomo esprime è ciò che osserva, sperimenta e può immaginare, ed è sempre raggiungibile attraverso il pensiero umano, anche se si tratta di dottrine o di nozioni, Indipendentemente dalle dimensioni del lavoro umano, esso non può uscire dall’ambito dell’esperienza umana, da ciò che l’uomo osserva o da ciò che l’uomo può immaginare o concepire. Tutto ciò che Dio esprime è ciò che Dio Stesso è, e va oltre la portata dell’uomo, cioè al di là del pensare umano. Egli esprime la Sua opera di conduzione dell’intera umanità e ciò è indipendente dai dettagli dell’esperienza umana, bensì riguarda la Sua stessa gestione. L’uomo esprime la propria esperienza, mentre Dio esprime il Suo essere, che è la Sua indole intrinseca ed è al di là della portata dell’uomo. L’esperienza dell’uomo consiste nel suo discernimento e nella sua conoscenza acquisiti in base all’espressione del Suo essere da parte di Dio. Tale discernimento e tale conoscenza prendono il nome di essere dell’uomo. Sono espressi sul fondamento dell’indole intrinseca dell’uomo e della sua levatura; ecco perché vengono anche chiamati essere dell’uomo. L’uomo è in grado di tenere condivisioni su ciò che sperimenta e osserva. Nessuno è in grado di tenere condivisioni su ciò che non ha sperimentato o osservato o che non è alla portata del suo pensiero, cioè quanto non ha dentro di sé. Se ciò che l’uomo esprime non proviene dalla sua esperienza, si tratta della sua immaginazione o dottrina. In poche parole, non c’è alcuna realtà nelle sue parole. Se tu non fossi mai entrato in contatto con le cose della società, non saresti in grado di tenere chiare condivisioni sulle complesse relazioni all’interno della società. Se non avessi famiglia, ma altre persone ti parlassero di problemi familiari, non riusciresti a comprendere la maggior parte di ciò che stanno dicendo. Così, ciò che l’uomo condivide e l’opera che compie rappresentano il suo essere interiore.

Tratto da “L’opera di Dio e il lavoro dell’uomo” in “La Parola appare nella carne”

318. I Miei discorsi rappresentano il Mio essere, ma ciò che dico è al di là della portata dell’uomo. Ciò che dico non è ciò che l’uomo sperimenta e non è qualcosa che l’uomo possa vedere, né qualcosa che l’uomo possa toccare, ma è ciò che Io sono. Alcune persone riconoscono solo che ciò che Io condivido è ciò che ho sperimentato, ma non riconoscono che è diretta espressione dello Spirito. Ovviamente, ciò che dico è ciò che ho sperimentato. Sono Io che ho svolto l’opera di gestione per seimila anni. Io ho sperimentato tutto dall’inizio della creazione dell’umanità fino a ora; come potrei non essere in grado di parlarne? Quando si tratta della natura dell’uomo, Io l’ho vista chiaramente, e l’ho osservata da tempo. Come potrei non essere in grado di parlarne con chiarezza? Dal momento che ho visto l’essenza dell’uomo con chiarezza, sono qualificato a castigare l’uomo e a giudicarlo, poiché tutto dell’uomo ha avuto origine da Me, ma è stato corrotto da Satana. Ovviamente, sono anche qualificato a valutare l’opera da Me svolta. Sebbene quest’opera non sia stata compiuta dalla Mia carne, è la diretta espressione dello Spirito, e questo è ciò che ho e sono. Pertanto, Io sono qualificato a esprimerlo e a compiere l’opera che devo svolgere. Ciò che gli uomini dicono è ciò che hanno sperimentato. È ciò che hanno visto, ciò che le loro menti riescono a raggiungere, e ciò che sentono e rilevano. Questo è ciò che possono condividere. Le parole pronunciate dalla carne incarnata di Dio sono la diretta espressione dello Spirito ed esprimono l’opera compiuta dallo Spirito. La carne non ha sperimentato né visto ciò, ma Egli esprime comunque il Suo essere, poiché l’essenza della carne è lo Spirito, ed Egli esprime l’opera dello Spirito. Anche se è al di là della portata della carne, si tratta dell’opera già compiuta dallo Spirito. Dopo l’incarnazione, attraverso l’espressione della carne, Egli permette alla gente di conoscere l’essere di Dio e permette alla gente di vedere l’indole di Dio e l’opera da Lui svolta. L’opera dell’uomo offre alle persone più chiarezza su ciò a cui dovrebbero accedere e ciò che dovrebbero comprendere; ciò include il condurre le persone a comprendere e sperimentare la verità. Il lavoro dell’uomo ha lo scopo di dare sostentamento alla gente; l’opera di Dio ha lo scopo di aprire nuovi cammini e nuove ere per l’umanità e rivelare alla gente ciò che non è noto ai mortali, permettendo loro di conoscere la Sua indole. L’opera di Dio è di guidare tutta l’umanità.

Tratto da “L’opera di Dio e il lavoro dell’uomo” in “La Parola appare nella carne”

319. L’opera dello Spirito Santo viene eseguita per giovare alle persone. Consiste tutta nell’edificare la gente; non c’è opera che non giovi alle persone. Indipendentemente dal fatto che la verità sia profonda o superficiale e indipendentemente dalla levatura di coloro che accettano la verità, qualsiasi cosa lo Spirito Santo faccia, è tutto a beneficio della gente. Tuttavia, l’opera dello Spirito Santo non può essere svolta direttamente; deve essere espressa attraverso gli uomini che collaborano con Lui. È solo in questo modo che possono essere ottenuti i risultati dell’opera dello Spirito Santo. Ovviamente, quando lo Spirito Santo opera direttamente, l’opera non viene affatto contaminata; ma, quando lo Spirito Santo opera attraverso l’uomo, tutto risulta molto contaminato e non si tratta dell’opera originaria dello Spirito Santo. In tal modo, la verità si modifica in gradi diversi. I seguaci non ricevono l’originaria intenzione dello Spirito Santo, bensì una combinazione dell’opera dello Spirito Santo e dell’esperienza e della conoscenza dell’uomo. La parte ricevuta dai seguaci che è l’opera dello Spirito Santo è corretta, mentre l’esperienza e la conoscenza dell’uomo che vengono ricevute variano, poiché i collaboratori sono diversi. I collaboratori con l’illuminazione e la guida dello Spirito Santo procederanno avendo esperienze basate su tale illuminazione e guida. All’interno di queste esperienze si trova una combinazione della mente e dell’esperienza dell’uomo, così come l’essere dell’umanità, e, dopo di ciò, guadagnano la conoscenza o il discernimento dovuti. Questa è la via della pratica dopo aver sperimentato la verità. Questa via della pratica non è sempre la stessa, poiché le persone hanno esperienze diverse e le cose che sperimentano sono differenti. In tal modo, la stessa illuminazione dello Spirito Santo porta a conoscenza e pratica differenti, poiché coloro che ricevono l’illuminazione sono differenti. Alcune persone compiono piccoli errori durante la pratica, mentre altre compiono errori gravi, e altre ancora non fanno altro che sbagliare. Ciò accade perché la capacità delle persone di comprendere varia, e anche perché sono dotate di levatura diversa. Alcune persone hanno un certo grado di comprensione dopo aver sentito un messaggio, altre persone ne hanno un altro dopo avere sentito una verità. Alcune persone deviano leggermente; altre non comprendono affatto l’autentico significato della verità. E, così, uno guida gli altri a seconda di ciò che ha compreso; e ciò è perfettamente vero, perché il suo lavoro consiste semplicemente nell’esprimere il suo essere. Le persone guidate da coloro che hanno una comprensione corretta della verità avranno a loro volta una comprensione corretta della verità. Anche se ci fossero persone con errori di comprensione, sarebbero poche, e non tutte sarebbero in errore. Se una ha un’erronea comprensione della verità, coloro che la seguono saranno senza dubbio anch’essi in errore. Queste persone saranno in errore in ogni senso del termine. Il grado di comprensione della verità tra i seguaci dipende in larga misura dai collaboratori. Ovviamente, la verità proveniente da Dio è corretta e priva di errori, ed è del tutto certa. I collaboratori, tuttavia, non sono sempre nel giusto e non si può dire che siano completamente affidabili. Se i collaboratori hanno una via molto concreta per mettere in pratica la verità, allora anche i seguaci avranno una via di pratica. Se i collaboratori non hanno una via per praticare la verità, ma hanno solo dottrina, i seguaci non avranno alcuna realtà. La levatura e la natura dei seguaci sono determinati dalla nascita e non sono associati ai collaboratori, ma la misura in cui i seguaci comprendono la verità e conoscono Dio dipende dai collaboratori (è così solo per alcune persone). A seconda di come è il collaboratore, così saranno anche i seguaci che egli guida. Ciò che un collaboratore esprime è il suo stesso essere, senza riserve. Le richieste che egli fa ai suoi seguaci sono ciò che egli stesso è disposto o è in grado di ottenere. La maggior parte dei collaboratori fa richieste ai propri seguaci basate su ciò che essi stessi fanno, nonostante ce ne siano molte che i seguaci non sono affatto in grado di soddisfare; e ciò che le persone non sono in grado di fare diviene un ostacolo al loro ingresso.

Le deviazioni sono assai meno frequenti nel lavoro di coloro che sono stati sottoposti a potatura, trattamento, giudizio e castigo, e l’espressione del loro lavoro è molto più accurata. Coloro che fanno affidamento sulla propria predisposizione naturale per lavorare commettono errori piuttosto gravi. Il lavoro delle persone non perfezionate esprime la loro naturalità in modo eccessivo, e ciò rappresenta un serio ostacolo all’opera dello Spirito Santo. Per quanto buona possa essere la statura di un individuo, egli deve ugualmente sottoporsi alla potatura, al trattamento e al giudizio prima di poter eseguire il lavoro relativo al mandato divino. Se non è stato sottoposto a tale giudizio, il suo lavoro, per quanto ben eseguito, non può essere conforme ai principi della verità, ed è sempre e comunque frutto della sua naturalità e bontà umana. Il lavoro di coloro che sono stati sottoposti a potatura, trattamento e giudizio è molto più accurato del lavoro di coloro che invece non sono stati potati, giudicati e sottoposti a trattamento. Coloro che non sono stati sottoposti a giudizio non esprimono che carne e pensieri umani, miscelati in misura considerevole con intelligenza umana e talenti innati. Questa non è l’espressione accurata dell’opera di Dio da parte dell’uomo. Coloro che seguono tali persone vengono attirati al loro cospetto dalla levatura innata di questi ultimi. Poiché esprimono una quantità eccessiva di conoscenze e di esperienze umane, le quali sono quasi del tutto avulse dall’originale intenzione di Dio e se ne discostano fin troppo, il lavoro di questo genere di persona non può condurre le persone dinanzi a Dio, ma le conduce piuttosto dinanzi all’uomo. Perciò, coloro che non sono stati sottoposti a giudizio e castigo non possiedono i requisiti per eseguire il lavoro commissionato da Dio. […] Se un uomo non è stato reso perfetto e la sua corrotta indole non è stata sottoposta a potatura e trattamento, ci sarà un ampio divario tra ciò che egli esprime e la verità; la sua espressione sarà miscelata con cose vaghe, quali la sua immaginazione e la sua esperienza unilaterale. Inoltre, indipendentemente da come opera, le persone avvertono l’assenza di un obbiettivo generale e di verità che siano adatte all’ingresso di tutte le persone. La maggior parte di quanto viene richiesto alle persone è ben al di sopra delle loro capacità, come papere costrette ad appollaiarsi sopra una pertica. Questa è opera della volontà umana. L’indole corrotta dell’uomo, i suoi pensieri e le sue opinioni pervadono ogni parte del suo corpo. L’uomo non è nato con l’istinto di praticare la verità, né ha l’istinto di comprendere direttamente la verità. A ciò si aggiunge l’indole corrotta dell’uomo, perciò, quando questo genere di persona naturalmente dotata svolge un lavoro, non provoca forse interruzioni? Un uomo che è stato reso perfetto, invece, ha esperienza della verità che le persone dovrebbero comprendere ed è a conoscenza della loro indole corrotta, di modo che gli aspetti vaghi e irrealistici del suo lavoro gradualmente diminuiscono, le adulterazioni umane si riducono, e il lavoro e il servizio da lui svolti si avvicinano sempre di più ai criteri richiesti da Dio. Pertanto, il suo lavoro è entrato nella verità realtà ed è inoltre divenuto realistico. I pensieri nella mente dell’uomo, in particolare, bloccano l’opera dello Spirito Santo. L’uomo ha una fervida immaginazione e una logica razionale, nonché una lunga esperienza nel gestire questioni. Se questi aspetti dell’uomo non vengono sottoposti a potatura e a correzione, sono tutti di ostacolo all’opera. Pertanto, il lavoro dell’uomo non può raggiungere la massima accuratezza, specialmente quello delle persone non perfezionate.

Tratto da “L’opera di Dio e il lavoro dell’uomo” in “La Parola appare nella carne”

320. Il lavoro dell’uomo ha un proprio ambito ed è limitato. Una persona è in grado di svolgere solo il lavoro di una determinata fase e non può svolgere l’opera di un’intera età, altrimenti porterebbe le persone ad avere a che fare con le regole. Il lavoro dell’uomo può essere applicabile solo a un particolare periodo o a una determinata fase. Questo perché l’esperienza umana ha un proprio ambito. Non si può confrontare il lavoro dell’uomo con l’opera di Dio. Le vie della pratica dell’uomo e la sua conoscenza della verità sono tutte applicabili a un ambito particolare. Non si può dire che il percorso che l’uomo compie sia completamente volontà dello Spirito Santo, poiché l’uomo può essere illuminato solo dallo Spirito Santo e non può essere completamente riempito dallo Spirito Santo. Le cose che l’uomo può sperimentare sono tutte nell’ambito dell’umanità normale e non possono uscire dall’ambito dei pensieri della normale mente umana. Tutti coloro che sanno vivere la verità realtà fanno esperienza all’interno di tale ambito. Quando sperimentano la verità, si tratta sempre di un’esperienza di normale vita umana illuminata dallo Spirito Santo; non è una maniera di sperimentare che devia dalla normale vita umana. Sperimentano la verità illuminati dallo Spirito Santo sul fondamento del vivere la propria vita umana. Questa verità, inoltre, varia da persona a persona e la sua profondità è in relazione allo stato della persona. Si può solo dire che il percorso da loro compiuto è quello della normale vita umana di una persona che persegue la verità, e può essere definito il sentiero percorso da una persona normale illuminata dallo Spirito Santo. Non si può dire che il sentiero che percorrono sia il sentiero preso dallo Spirito Santo. Nella normale esperienza umana, poiché le persone che cercano non sono le stesse, anche l’opera dello Spirito Santo non è la stessa. Inoltre, poiché gli ambienti e gli ambiti che esse sperimentano non sono gli stessi, e a motivo della mescolanza del loro modo di ragionare e dei loro pensieri, la loro esperienza è mescolata a livelli diversi. Ogni persona comprende una verità in base alle proprie diverse condizioni individuali. La sua comprensione del significato reale della verità non è completa e riguarda solo uno o più aspetti di essa. L’ambito della verità sperimentata dall’uomo è diverso da persona a persona in base alle condizioni di ciascuna persona. In tal modo, la conoscenza della stessa verità, così come viene espressa da diverse persone, non è la stessa. Vale a dire, l’esperienza dell’uomo ha sempre dei limiti e non può rappresentare completamente la volontà dello Spirito Santo, e il lavoro dell’uomo non può essere percepito come l’opera di Dio, anche se quanto viene espresso dall’uomo corrisponde molto da vicino alla volontà di Dio, e anche se l’esperienza dell’uomo è molto vicina all’opera di perfezionamento svolta dallo Spirito Santo. L’uomo può essere solo un servitore di Dio, svolgendo il lavoro che Dio gli affida. L’uomo può esprimere la conoscenza solo sotto l’illuminazione dello Spirito Santo e le verità ottenute mediante le proprie personali esperienze. L’uomo non è qualificato e non soddisfa le condizioni per essere l’emissario dello Spirito Santo. Non ha il diritto di dire che il suo lavoro è l’opera di Dio. L’uomo ha principi di lavoro umani e tutti gli uomini hanno esperienze diverse e si trovano in condizioni soggette a cambiamento. Il lavoro dell’uomo include tutte le esperienze da lui compiute sotto l’illuminazione dello Spirito Santo. Queste esperienze possono essere rappresentative solo dell’essere dell’uomo e non rappresentano l’essere di Dio né la volontà dello Spirito Santo. Il sentiero che percorre l’uomo, pertanto, non può essere definito come il sentiero percorso dallo Spirito Santo, poiché il lavoro dell’uomo non può rappresentare l’opera di Dio, e il lavoro e l’esperienza dell’uomo non sono l’intera volontà dello Spirito Santo. Il lavoro dell’uomo tende a ricadere nelle regole, e il metodo del suo lavoro viene facilmente confinato a un ambito limitato, e non è in grado di condurre la gente verso una via di libertà. La maggior parte dei seguaci vive in un ambito limitato e anche il loro modo di sperimentare possiede un ambito limitato. L’esperienza dell’uomo è sempre limitata; anche il metodo del suo lavoro è limitato a poche tipologie e non può essere paragonato all’opera dello Spirito Santo o di Dio Stesso. Questo perché l’esperienza dell’uomo, alla fine, è limitata. Comunque Dio compia la Sua opera, essa è slegata dalle regole; comunque venga svolta, non è limitata a un solo metodo. Non ci sono regole di alcun tipo nell’opera di Dio, tutta la Sua opera è svincolata e libera. Indipendentemente da quanto tempo l’uomo passi a seguirLo, egli non può distillare nessuna legge che governa i modi di operare di Dio. Sebbene la Sua opera abbia dei principi, viene sempre svolta in modi nuovi e possiede sempre nuovi sviluppi, e ciò è al di là dell’umana portata. In un unico periodo di tempo, Dio può utilizzare varie modalità differenti di opera e diversi modi di guidare le persone, così da permettere sempre ad esse di avere nuovi ingressi e nuovi cambiamenti. Non puoi discernere le leggi della Sua opera, poiché Egli opera in modi sempre nuovi, e solo in tal modo i seguaci di Dio non diventano vincolati alle regole. L’opera di Dio Stesso evita sempre le nozioni della gente e le confuta. Solo coloro che seguono e perseguono Dio con cuore sincero possono essere trasformati nella propria indole ed essere in grado di vivere liberamente, non soggetti ad alcuna regola né vincolati ad alcun concetto religioso. Il lavoro dell’uomo fa richieste alle persone basate sulla sua personale esperienza e su ciò che egli stesso può ottenere. Gli standard di tali richieste sono limitati a un determinato ambito e i metodi della pratica sono anch’essi molto limitati. I seguaci, pertanto, vivono senza rendersene conto all’interno di questo ambito limitato; con il passare del tempo, tali cose diventano regole e riti. Se l’opera di un periodo è guidata da qualcuno che non è stato sottoposto al perfezionamento personale di Dio e non ha ricevuto alcun giudizio, i suoi seguaci diventeranno tutti fanatici religiosi ed esperti nel resistere a Dio. Pertanto, se qualcuno è un leader qualificato, tale persona deve essere stata sottoposta al giudizio e avere accettato di essere perfezionata. Coloro che non sono stati sottoposti a giudizio, sebbene possano avere l’opera dello Spirito Santo, ne esprimono solo aspetti vaghi e irreali. Con il tempo, essi condurranno la gente all’osservazione di regole vaghe e soprannaturali. L’opera eseguita da Dio non si accorda con la carne dell’uomo; non si accorda con i pensieri dell’uomo. Essa confuta le nozioni dell’uomo; non è macchiata da vaghe colorazioni religiose. I risultati dell’opera di Dio non possono essere raggiunti da qualcuno che non sia stato perfezionato da Lui; essi sono al di là della portata del pensiero umano.

Tratto da “L’opera di Dio e il lavoro dell’uomo” in “La Parola appare nella carne”

321. Il lavoro nella mente dell’uomo viene conseguito con eccessiva facilità dall’uomo. Pastori e guide nel mondo religioso, per esempio, confidano nei propri doni e nella propria posizione per svolgere il loro lavoro. Le persone che li seguono per un lungo periodo di tempo verranno influenzate dai loro doni e da una parte del loro essere. Essi si concentrano su doni, abilità e conoscenze delle persone, e prestano attenzione ad alcuni aspetti soprannaturali e a molte dottrine profondamente irrealistiche (ovviamente, tali profonde dottrine sono inarrivabili). Non si concentrano sui cambiamenti nell’indole delle persone, quanto piuttosto sul preparare le persone a predicare e lavorare, migliorandone le conoscenze e le copiose dottrine religiose. Non si concentrano su quanto l’indole delle persone sia cambiata né su quanto le persone comprendano la verità. Non si preoccupano dell’essenza delle persone e ancor meno cercano di conoscerne gli stati normali o anomali. Non confutano le nozioni delle persone né rivelano le proprie, e ancora meno potano le persone per le loro mancanze o corruzioni. La maggior parte di coloro che li seguono servono mediante i propri doni, e tutto ciò che esplicitano consiste in nozioni religiose e teorie teologiche prive di qualsiasi contatto con la realtà e del tutto incapaci di conferire vita alle persone. In effetti, l’essenza del loro lavoro consiste nel nutrire il talento, trasformando qualcuno che non ha nulla in un talentuoso diplomato presso un seminario che porterà avanti a sua volta il lavoro e la guida. Sei in grado di discernere una qualsiasi legge nell’opera di seimila anni compiuta da Dio? Ci sono tante regole e restrizioni nel lavoro compiuto dall’uomo, e il cervello umano è troppo dogmatico. Ciò che l’uomo esprime, pertanto, è conoscenza e realizzazioni appartenenti all’ambito delle sue esperienze. L’uomo non è in grado di esprimere alcunché oltre a questo. L’esperienza o la conoscenza dell’uomo non sgorgano dai suoi doni innati o dal suo istinto; sgorgano a motivo della guida e della diretta cura pastorale di Dio. L’uomo ha solo la facoltà di accettare tale cura pastorale, e non quella di esprimere direttamente che cosa sia la divinità. L’uomo non è in grado di essere la sorgente; egli può solo essere il recipiente che accoglie l’acqua dalla sorgente. Questo è l’istinto umano, la facoltà che si dovrebbe possedere in quanto esseri umani. Se una persona perde la facoltà che accetta la parola di Dio e perde l’istinto umano, quella persona perde anche ciò che è più prezioso, e perde il dovere di uomo creato. Se una persona non ha conoscenza né esperienza della parola di Dio o della Sua opera, quella persona perde il suo dovere, il dovere che dovrebbe svolgere in quanto essere creato, e perde la relativa dignità. È l’istinto di Dio a esprimere ciò che è la divinità, che venga espresso nella carne o direttamente dallo Spirito; questo è il ministero di Dio. L’uomo esprime le proprie esperienze o conoscenze (vale a dire, esprime ciò che è) durante l’opera di Dio o in seguito; questo è l’istinto e il dovere dell’uomo, ed è ciò che l’uomo dovrebbe conseguire. Sebbene l’espressione dell’uomo sia di gran lunga inferiore a quanto espresso da Dio, e sebbene l’espressione dell’uomo sia vincolata da tante regole, l’uomo deve svolgere il dovere che deve svolgere e fare quel che deve fare. L’uomo dovrebbe fare tutto ciò che è umanamente possibile per compiere il proprio dovere e non dovrebbero esserci le benché minime riserve.

Tratto da “L’opera di Dio e il lavoro dell’uomo” in “La Parola appare nella carne”

322. Alcuni domanderanno: “Qual è la differenza tra l’opera realizzata dal Dio incarnato e quella dei profeti e degli apostoli del passato? Anche Davide venne chiamato Signore, e così fu per Gesù; sebbene l’opera compiuta da entrambi fosse diversa, furono chiamati nello stesso modo. Dimmi, perché le loro identità non erano le stesse? Quanto testimoniato da Giovanni riguardava una visione che proveniva dallo Spirito Santo, ed egli fu capace di dire le parole che intendeva dire lo Spirito Santo; perché l’identità di Giovanni era diversa da quella di Gesù?” Le parole pronunciate da Gesù furono in grado di rappresentare in pieno Dio e rappresentarono in pieno la Sua opera. Quello che vide Giovanni fu una visione, ed egli era incapace di rappresentare completamente l’opera di Dio. Per quale motivo Giovanni, Pietro e Paolo pronunciarono molte parole, come aveva fatto Gesù, eppure non avevano la stessa identità di Gesù? Principalmente perché l’opera che svolsero fu diversa. Gesù personificava lo Spirito di Dio, ed era lo Spirito di Dio che agiva direttamente. Compì l’opera della nuova età, l’opera che in precedenza nessuno aveva fatto. Aprì una nuova via, rappresentò Jahvè e Dio Stesso, mentre Pietro, Paolo e Davide, indipendentemente da come fossero stati chiamati, rappresentavano unicamente l’identità di una creatura di Dio, e furono inviati da Gesù o da Jahvè. Dunque, a prescindere da quante opere avessero compiuto o dalla grandezza dei loro miracoli, erano comunque solo delle creature di Dio, incapaci di rappresentare lo Spirito divino. Operarono in nome di Dio o dopo essere stati mandati da Dio; inoltre, operarono nelle età iniziate da Gesù o da Jahvè, e non svolsero altre opere. In fin dei conti, erano soltanto creature di Dio.

Tratto da “Riguardo all’appellativo e all’identità” in “La Parola appare nella carne”

323. Nell’Età della Grazia, anche Gesù parlò molto e compì molte opere. In che modo era diverso da Isaia? In che modo era diverso da Daniele? Era un profeta? Perché si dice che Egli è Cristo? Quali sono le differenze tra loro? Erano tutti uomini che pronunciavano parole, e le loro parole apparivano più o meno le stesse all’uomo. Tutti parlavano e compivano opere. I profeti dell’Antico Testamento esprimevano profezie, e analogamente poteva farlo Gesù. Come mai? La distinzione qui si fonda sulla natura dell’opera. Per discernere tale questione, non devi considerare la natura della carne, né dovresti considerare la profondità o superficialità delle loro parole. Devi sempre considerare prima di tutto la loro opera e gli effetti che essa produce nell’uomo. Le profezie pronunciate dai profeti all’epoca non provvedevano alla vita dell’uomo, e le ispirazioni ricevute da persone come Isaia e Daniele erano soltanto profezie e non la via della vita. Se non fosse stato per la rivelazione diretta da parte di Jahvè, nessuno avrebbe potuto compiere quell’opera, che non è possibile per i mortali. Anche Gesù parlò molto, ma le Sue parole erano la via della vita da cui l’uomo poteva trovare un cammino per la pratica. Vale a dire, primo, che Egli poteva provvedere alla vita dell’uomo, poiché Gesù è vita; secondo, Egli poteva correggere le deviazioni dell’uomo; terzo, la Sua opera poteva subentrare a quella di Jahvè nel proseguimento dell’età; quarto, Egli poteva cogliere le necessità interiori dell’uomo e capire ciò che gli manca; quinto, Egli poteva inaugurare una nuova era e concludere quella precedente. Ecco perché viene chiamato Dio e Cristo; è diverso non solo da Isaia, ma anche da tutti gli altri profeti. Si prenda Isaia come confronto con l’opera dei profeti. Primo, egli non avrebbe potuto provvedere alla vita dell’uomo; secondo, non avrebbe potuto inaugurare una nuova età. Operava sotto la guida di Jahvè e non allo scopo di inaugurare una nuova età. Terzo, ciò di cui parlava andava al di là della sua stessa comprensione. Riceveva rivelazioni direttamente dallo Spirito di Dio, e altri non avrebbero capito, nemmeno dopo averle ascoltate. Queste poche cose da sole sono sufficienti a dimostrare come le sue parole non fossero altro che profezie, nient’altro che un aspetto dell’opera compiuta al posto di Jahvè. Isaia non poteva però rappresentare completamente Jahvè. Era servo di Jahvè, strumento della Sua opera. Compì l’opera soltanto entro l’Età della Legge e nell’ambito dell’opera di Jahvè; non operò al di là dell’Età della Legge. Al contrario, l’opera di Gesù era diversa. Gesù superava l’ambito dell’opera di Jahvè; operava quale Dio incarnato e subì la crocifissione per redimere l’intera umanità. Vale a dire, compì una nuova opera al di fuori dell’opera compiuta da Jahvè. Questa fu l’inaugurazione di una nuova età. Inoltre, Gesù era in grado di parlare di cose che l’uomo non avrebbe saputo realizzare. La Sua opera rientrava nella gestione di Dio e coinvolgeva l’intera umanità. Non operò solo tra pochi uomini, né la Sua opera consisteva nel guidare un numero limitato di uomini. Quanto al modo in cui Dio Si sia incarnato in un essere umano, a come lo Spirito abbia fornito rivelazioni a quell’epoca e a come lo Spirito sia disceso su un uomo per compiere l’opera, sono questioni che l’uomo non può né vedere né toccare. È del tutto impossibile che queste verità servano a dimostrare che Egli sia il Dio incarnato. Stando così le cose, si può compiere una distinzione solo tra le parole e l’opera di Dio, che sono tangibili all’uomo. Soltanto questo è reale, perché le questioni dello Spirito non ti sono visibili e sono note chiaramente solo a Dio Stesso, e nemmeno l’incarnazione di Dio sa tutto; tu puoi solo verificare se Egli sia Dio dall’opera che ha compiuto. Dalla Sua opera si può vedere che, primo, Egli è in grado di inaugurare una nuova età; secondo, è in grado di provvedere alla vita dell’uomo e di mostrargli la via da seguire. Ciò è sufficiente per stabilire che Egli è Dio Stesso. Come minimo, l’opera che Egli compie può rappresentare pienamente lo Spirito di Dio, e da tale opera si può vedere che lo Spirito di Dio è in Lui. Poiché l’opera compiuta dal Dio incarnato serviva principalmente a inaugurare una nuova età, guidare una nuova opera e introdurre un nuovo regno, questi aspetti da soli sono sufficienti a stabilire che Egli è Dio Stesso. Questo, pertanto, Lo differenzia da Isaia, da Daniele e dagli altri grandi profeti.

Tratto da “La differenza tra il ministero di Dio incarnato e il dovere dell’uomo” in “La Parola appare nella carne”

324. Nell’Età della Grazia, Giovanni spianò la strada a Gesù. Non potendo compiere l’opera di Dio Stesso, compì solo il dovere dell’uomo. Benché fosse il precursore del Signore, non poteva rappresentare Dio; era solo un uomo di cui lo Spirito Santo Si avvaleva. Dopo che Gesù fu battezzato, lo Spirito Santo discese su di Lui come una colomba e a quel punto diede avvio alla Sua opera, ossia cominciò a svolgere il ministero di Cristo. È per questo motivo che assunse l’identità di Dio, perché era da Dio che proveniva. A prescindere da come fosse stata la Sua fede prima di allora (può darsi che fosse stata ora debole ora forte) tutto ciò apparteneva alla normale vita umana che aveva condotto prima di svolgere il Suo ministero. Dopo essere stato battezzato (ossia dopo l’unzione) Egli ebbe immediatamente con Sé il potere e la gloria di Dio e così cominciò a svolgere il Suo ministero. Poteva operare segni e prodigi, fare miracoli, e aveva potere e autorità, perché operava direttamente per conto di Dio Stesso; svolgeva l’opera dello Spirito al Suo posto ed esprimeva la Sua voce. Dunque era Dio Stesso: questo è indiscutibile. Giovanni venne utilizzato dallo Spirito Santo. Non poteva rappresentare Dio ed era nell’impossibilità di farlo. Se l’avesse desiderato, lo Spirito Santo non lo avrebbe permesso, perché Giovanni non era in grado di compiere l’opera che Dio Stesso intendeva realizzare. Forse in lui c’era una forte componente di volontà umana, o qualcosa di deviante; in nessun caso avrebbe potuto rappresentare direttamente Dio. I suoi sbagli e la sua assurdità rappresentavano soltanto lui, ma la sua opera era rappresentativa dello Spirito Santo. Però non si può dire che tutto, in lui, rappresentasse Dio. La sua deviazione e la sua fallacia avrebbero forse potuto rappresentare anche Dio? Essere fallaci nel rappresentare l’uomo è normale, ma una persona deviante nel rappresentare Dio non sarebbe per Lui un disonore? Non sarebbe una blasfemia contro lo Spirito Santo? Lo Spirito Santo non permette con leggerezza all’uomo di prendere il posto di Dio, anche se viene esaltato da altri. Se non è Dio, in ultimo non riuscirebbe a mantenersi saldo. Lo Spirito Santo non permette all’uomo di rappresentare Dio come più gli aggrada! Per esempio, è stato lo Spirito Santo a rendere testimonianza a Giovanni e anche a rivelare che sarebbe stato lui a spianare la strada a Gesù, ma l’opera svolta su di lui dallo Spirito Santo era ben misurata. L’unica cosa che fu chiesta a Giovanni era di spianare la strada a Gesù, preparare la via per Lui. In altre parole, lo Spirito Santo appoggiò solo la sua opera di spianamento della strada e gli permise di svolgere solo tale opera: a Giovanni non fu consentito di fare altro. Giovanni rappresentava Elia, e rappresentava un profeta che aveva spianato la strada. In ciò era sostenuto dallo Spirito Santo; finché la sua opera consistette nello spianare la strada, lo Spirito Santo la sostenne. Tuttavia, se Giovanni avesse rivendicato di essere Dio Stesso e affermato di essere venuto a completare l’opera di redenzione, lo Spirito Santo avrebbe dovuto disciplinarlo. Per quanto grande sia stata l’opera di Giovanni, e per quanto sia stata sostenuta dallo Spirito Santo, la sua opera non era priva di limiti. È vero, infatti, che la sua opera era sostenuta dallo Spirito Santo, ma il potere a lui concesso a quel tempo era limitato allo spianamento della strada. Egli non poteva affatto compiere altra opera, perché era soltanto Giovanni, incaricato di spianare la strada, e non Gesù. Pertanto la testimonianza dello Spirito Santo è fondamentale, ma l’opera che Egli permette all’uomo di svolgere è ancora più cruciale. Giovanni non ha forse ricevuto una potente testimonianza all’epoca? La sua opera non è stata anch’essa grande? Eppure l’opera da lui compiuta non ha potuto superare quella di Gesù, perché egli non era altro che un uomo usato dallo Spirito Santo e non poteva rappresentare direttamente Dio, e per questo motivo la sua opera era limitata. Una volta completata l’opera di spianare la strada, lo Spirito Santo non sostenne più la sua testimonianza, nessuna nuova opera lo seguì, e Giovanni se ne andò quando ebbe inizio l’opera di Dio Stesso.

Tratto da “Il mistero dell’incarnazione (1)” in “La Parola appare nella carne”

325. Benché anche Giovanni abbia detto: “Ravvedetevi, perché il Regno dei Cieli è vicino”, e anche Giovanni abbia predicato il Vangelo del Regno dei Cieli, la sua opera non è stata approfondita e ha costituito solo un inizio. Invece, Gesù ha inaugurato una nuova età e portato a termine la vecchia, ma ha adempiuto anche la legge dell’Antico Testamento. L’opera che ha compiuto è stata più grande di quella di Giovanni, e soprattutto è venuto per redimere tutta l’umanità. È stato Lui a svolgere quella fase dell’opera. Quanto a Giovanni, ha preparato solo la strada. Anche se la sua opera fu grande, le sue parole molteplici e i discepoli che lo seguirono numerosi, la sua opera non fece altro che portare all’uomo un nuovo inizio. Da lui l’uomo non ricevette mai la vita, la via o verità più profonde, e per suo tramite non ottenne neppure la comprensione della volontà di Dio. Giovanni fu un grande profeta (Elia) che esplorò un nuovo terreno per l’opera di Gesù e che preparò gli eletti; fu il precursore dell’Età della Grazia. Simili questioni non si possono discernere semplicemente osservando il loro normale aspetto umano, tanto più che Giovanni svolse un’opera molto grande, oltre al fatto che nacque dalla promessa dello Spirito Santo e la sua opera fu da Lui sostenuta. Dunque l’unico modo per distinguere tra le loro rispettive identità è la loro opera, perché l’aspetto esteriore dell’uomo non è indicativo della sua essenza e l’uomo non è in grado di accertare la vera testimonianza dello Spirito Santo. L’opera svolta da Giovanni e quella svolta da Gesù sono state dissimili e di diversa natura. È in base a questo che si può determinare se Giovanni fosse o meno Dio. L’opera di Gesù è consistita nell’iniziare, nel continuare, nel concludere e nel realizzare. Ciascuna di queste fasi è stata compiuta da Gesù, mentre l’opera di Giovanni è consistita solo in un inizio. In principio, Gesù diffuse il Vangelo e predicò la via del pentimento, poi passò a battezzare l’uomo, a guarire i malati e a scacciare i demoni. Alla fine redense l’umanità dal peccato e portò a termine la Sua opera per l’intera età. Inoltre predicò all’uomo e diffuse il Vangelo del Regno dei Cieli in tutti i luoghi. Da questo punto di vista Lui e Giovanni erano sullo stesso piano, con la differenza che Gesù inaugurò una nuova epoca e portò all’uomo l’Età della Grazia. Dalla Sua bocca uscì la parola relativa alle cose che l’uomo avrebbe dovuto praticare e alla via da seguire nell’Età della Grazia, e alla fine Egli completò l’opera di redenzione. Quest’ultima non avrebbe mai potuto essere svolta da Giovanni. Così fu Gesù a compiere l’opera di Dio Stesso, ed è Lui a essere Dio Stesso e a rappresentarLo direttamente.

Tratto da “Il mistero dell’incarnazione (1)” in “La Parola appare nella carne”

326. Quando i profeti e le persone utilizzate dallo Spirito Santo parlavano e operavano, non facevano che compiere il dovere dell’uomo, adempiere alla funzione di un essere creato, qualcosa che l’uomo dovrebbe fare. Tuttavia le parole e l’opera del Dio incarnato erano per svolgere il Suo ministero. Sebbene la Sua forma esteriore fosse quella di un essere creato, la Sua opera non era svolgere la Sua funzione, ma il Suo ministero. Il termine “dovere” viene usato in relazione agli esseri creati, mentre “ministero” viene usato in relazione alla carne del Dio incarnato. Vi è una differenza essenziale fra i due termini, che non sono intercambiabili. L’attività dell’uomo è soltanto compiere il suo dovere, mentre l’opera di Dio è gestire e svolgere il Suo ministero. Pertanto, anche se molti apostoli furono utilizzati dallo Spirito Santo e molti profeti erano pieni di Lui, la loro opera e le loro parole servivano soltanto a compiere il loro dovere di esseri creati. Le loro profezie potrebbero aver superato la via della vita di cui ha parlato il Dio incarnato, e la loro umanità potrebbe anche aver trasceso quella del Dio incarnato, ma loro stavano comunque compiendo il loro dovere e non svolgendo un ministero. Il dovere dell’uomo si riferisce alla sua funzione; è qualcosa che egli può conseguire. Invece, il ministero svolto dal Dio incarnato è legato alla Sua gestione, e non è conseguibile da parte dell’uomo. Che il Dio incarnato parli, operi o manifesti prodigi, Egli sta compiendo un’opera grandiosa nell’ambito della Sua gestione, e tale opera non può essere svolta dall’uomo in Sua vece. L’attività dell’uomo è solo di compiere il suo dovere di essere creato in una data fase dell’opera di gestione di Dio. Senza la gestione di Dio, cioè, se il ministero del Dio incarnato dovesse andare perduto, andrebbe perduto anche il dovere dell’essere creato. L’opera di Dio nello svolgere il Suo ministero è gestire l’uomo, mentre il compimento del suo dovere da parte dell’uomo rappresenta l’adempimento del suo obbligo di soddisfare le richieste del Creatore, e in nessun modo ciò può essere considerato lo svolgimento di un proprio ministero. Per l’essenza intrinseca di Dio, per il Suo Spirito, l’opera di Dio è la Sua gestione, ma per il Dio incarnato, che assume la forma esteriore di un essere creato, l’opera è lo svolgimento del Suo ministero. Qualunque opera compia, ha il fine di svolgere il Suo ministero, e tutto ciò che l’uomo può fare è dare il proprio meglio nell’ambito della Sua gestione e sotto la Sua guida.

Tratto da “La differenza tra il ministero di Dio incarnato e il dovere dell’uomo” in “La Parola appare nella carne”

327. Dopo tutto, l’opera di Dio è diversa dal lavoro dell’uomo e, inoltre, come potrebbero le Sue espressioni essere le stesse di quelle dell’uomo? Dio ha una Sua indole particolare, mentre l’uomo ha doveri da compiere. L’indole di Dio Si esprime nella Sua opera, mentre il dovere dell’uomo si incarna nelle esperienze dell’uomo e si esprime in ciò che persegue. Perciò, diviene evidente tramite l’opera che viene compiuta se qualcosa sia espressione di Dio o dell’uomo. Non c’è bisogno che sia Dio Stesso a spiegarlo, né serve che l’uomo si sforzi di rendere testimonianza; inoltre, non occorre Dio Stesso per opprimere una persona. Tutto questo avviene come una rivelazione naturale; non è né forzato, né qualcosa in cui l’uomo possa interferire. Si può conoscere il dovere dell’uomo tramite le sue esperienze, e non serve che le persone compiano alcun altro lavoro empirico. Tutta l’essenza dell’uomo può essere rivelata nel compimento del dovere dell’uomo, mentre Dio può esprimere la Sua indole intrinseca compiendo la Sua opera. Non si può nascondere se si tratta del lavoro dell’uomo. Se è opera di Dio, è ancora più impossibile, per chiunque, occultare l’indole di Dio, e tanto meno l’uomo può controllarla. Nessun uomo può essere definito Dio, né si può guardare al suo lavoro e alle sue parole come santi o considerarli immutabili. Si può dire che Dio sia umano perché Si è rivestito di carne, ma non si può considerare la Sua opera lavoro o dovere dell’uomo. Inoltre, i discorsi di Dio e le lettere di Paolo non possono essere messi sullo stesso piano, né si può parlare allo stesso modo del giudizio e castigo di Dio e delle parole di istruzioni dell’uomo. Vi sono, pertanto, principi che distinguono l’opera di Dio dal lavoro dell’uomo. Queste si differenziano in base alle loro essenze, non grazie alla portata dell’opera o alla sua temporanea efficienza. La maggior parte delle persone commette errori di principio su questo argomento. Ciò accade perché l’uomo guarda all’aspetto esteriore, che può ottenere, mentre Dio guarda all’essenza, che non può essere osservata con gli occhi fisici del genere umano. Se guardi alle parole e all’opera di Dio come ai doveri di un uomo medio e consideri il lavoro su larga scala dell’uomo come l’opera di Dio rivestito di carne, anziché il dovere che l’uomo compie, non ti stai forse sbagliando in linea di principio? Le lettere e le biografie dell’uomo si possono scrivere facilmente, ma solo sul fondamento dell’opera dello Spirito Santo. Tuttavia, i discorsi e l’opera di Dio non possono essere facilmente realizzati dall’uomo, né possono essere compresi dalla saggezza e dal pensiero umani, né le persone possono spiegarli a fondo dopo averli esplorati. Se tali questioni di principio non suscitano in voi alcuna reazione, allora la vostra fede, evidentemente, non è molto vera o affinata. Si può solo dire che la vostra fede sia colma di vaghezza, confusa e priva di principi. Senza neppure la comprensione delle più elementari questioni essenziali di Dio e dell’uomo, questo tipo di fede non è forse una fede che manca completamente di percettività?

Tratto da “Qual è il tuo atteggiamento nei confronti delle tredici lettere?” in “La Parola appare nella carne”

328. Dovete sapere come distinguere l’opera di Dio dal lavoro dell’uomo. Che cosa sei in grado di vedere nel lavoro dell’uomo? Ci sono un sacco di elementi dell’esperienza umana nel lavoro dell’uomo; quel che l’uomo esprime è ciò che egli è. Anche l’opera propria di Dio esprime ciò che Egli è, ma ciò che Egli è differisce da ciò che è l’uomo. Ciò che è l’uomo rappresenta l’esperienza e la vita dell’uomo (ciò che l’uomo sperimenta o in cui si imbatte nella propria vita, o le sue filosofie di vita), e le persone che vivono in ambienti differenti esprimono esseri differenti. Se hai o meno delle esperienze sociali e che cosa tu di fatto vivi e sperimenti nella tua famiglia può essere osservato in ciò che esprimi, mentre non puoi vedere nell’opera del Dio incarnato se Egli abbia o meno delle esperienze sociali. Egli è perfettamente consapevole dell’essenza dell’uomo e può rivelare ogni tipo di pratica relativa a qualsiasi genere di persona. È ancor più bravo nel rivelare l’indole corrotta e il comportamento ribelle degli umani. Egli non vive tra la gente del mondo, ma è consapevole della natura dei mortali e di tutte le corruzioni della gente del mondo. Questo è ciò che Egli è. Sebbene non abbia a che fare con il mondo, Egli conosce le regole del trattare con il mondo, poiché comprende appieno la natura umana. Conosce l’opera dello Spirito che gli occhi dell’uomo non possono vedere e che le orecchie dell’uomo non possono sentire, sia quella di oggi che del passato. Ciò include una saggezza che non è una filosofia di vita e prodigi che la gente fatica a immaginare. Questo è ciò che Egli è, palesato e, al tempo stesso, nascosto alla gente. Ciò che Egli esprime non è quale straordinaria persona Egli sia, bensì gli attributi intrinseci e l’essere dello Spirito. Egli non viaggia per il mondo, ma ne conosce ogni aspetto. Contatta gli “antropoidi” che non hanno alcuna conoscenza né discernimento, ma esprime parole che sono più elevate della conoscenza e superiori a quelle di grandi uomini. Vive in mezzo a un gruppo di persone ottuse e intontite che non hanno umanità, e che non comprendono la vita e le convenzioni umane, ma può chiedere al genere umano di vivere un’umanità normale, rivelando, al tempo stesso, la bassezza e la meschinità dell’umanità del genere umano. Tutto questo è ciò che Egli è, più elevato di quanto sia ogni persona in carne e ossa. Per Lui, non è necessario fare esperienza di una complicata, scomoda e sordida vita sociale per compiere l’opera che Egli deve realizzare e svelare a fondo l’essenza dell’umanità corrotta. La sordida vita sociale non edifica la Sua carne. La Sua opera e le Sue parole si limitano a rivelare la disobbedienza dell’uomo e non forniscono all’uomo esperienza e lezioni per affrontare il mondo. Non ha bisogno di indagare la società o la famiglia dell’uomo mentre dona all’uomo la vita. Mettere a nudo e giudicare l’uomo non è un’espressione delle esperienze della Sua carne, serve per rivelare l’iniquità dell’uomo, dopo aver conosciuto a lungo la disobbedienza dell’uomo e detestato la corruzione dell’umanità. L’opera che Egli compie ha interamente il fine di rivelare la Sua indole all’uomo ed esprimere il Suo essere. Egli soltanto può svolgere quest’opera, non si tratta di qualcosa che una persona in carne e ossa potrebbe riuscire a fare.

Tratto da “L’opera di Dio e il lavoro dell’uomo” in “La Parola appare nella carne”

329. Dio Si fa carne solo per guidare l’età e mettere in moto una nuova opera. Dovete capire questo punto. Ciò è molto diverso dalla funzione dell’uomo, e le due cose non possono essere menzionate insieme. L’uomo necessita di un lungo periodo di coltivazione e perfezionamento prima di poter essere usato per svolgere il lavoro, ed è necessaria un’umanità particolarmente grande. Non solo l’uomo deve essere capace di sostenere il suo normale senno umano, ma deve anche conoscere molti dei principi e delle regole di condotta dinanzi agli altri, e inoltre deve impegnarsi ad apprendere meglio la saggezza e l’etica dell’uomo. Questo è ciò di cui l’uomo dovrebbe essere munito. Non è così, tuttavia, per il Dio fattoSi carne, perché la Sua opera non rappresenta l’uomo né è quella dell’uomo; è, piuttosto, un’espressione diretta del Suo essere e una realizzazione diretta dell’opera che Egli deve compiere. (Naturalmente, la Sua opera viene svolta a tempo debito, e non a casaccio, o a piacimento. Piuttosto, la Sua opera inizia quando è il momento di compiere il Suo ministero.) Egli non prende parte alla vita o al lavoro dell’uomo, cioè la Sua umanità non è dotata di alcuna di queste cose (sebbene ciò non influisca sulla Sua opera). Egli compie il Suo ministero solo quando è il momento di farlo; qualunque sia il Suo status, Egli procede semplicemente con l’opera che deve svolgere. Qualunque cosa l’uomo sappia di Lui o qualunque sia la sua opinione di Lui, la Sua opera non viene influenzata.

Tratto da “Il mistero dell’incarnazione (3)” in “La Parola appare nella carne”

330. L’opera svolta da Dio non rappresenta l’esperienza della Sua carne; il lavoro svolto dall’uomo rappresenta l’esperienza dell’uomo. Ognuno parla della propria personale esperienza. Dio può esprimere direttamente la verità, mentre l’uomo può solo esprimere l’esperienza corrispondente dopo aver sperimentato la verità. L’opera di Dio non ha regole e non è soggetta a limiti di tempo o a confini geografici. Egli può esprimere ciò che è in qualsiasi luogo e momento. Opera come preferisce. Il lavoro dell’uomo ha condizioni e contesto; altrimenti, egli non sarebbe in grado di lavorare né di esprimere la propria conoscenza di Dio o la sua esperienza della verità. Non devi far altro che confrontare le differenze tra loro per dire se si tratti dell’opera propria di Dio o del lavoro dell’uomo. Se non ci fosse alcun’opera svolta da Dio Stesso e ci fosse solo il lavoro dell’uomo, sapresti semplicemente che gli insegnamenti dell’uomo sono elevati, al di là delle capacità di chiunque altro; il suo modo di parlare, i suoi principi nel gestire le situazioni e il suo modo di lavorare, ricco di esperienza e di stabilità, sono al di là della portata degli altri. Voi tutti ammirate queste persone di buona levatura ed elevata conoscenza, ma tu non sei in grado di vedere dall’opera e dalle parole di Dio quanto elevata sia la Sua umanità. Invece, Egli è ordinario e, mentre opera, è normale e reale, ma anche incommensurabile per i mortali, e questo fa sì che la gente provi un certo tipo di riverenza per Lui. Forse l’esperienza di una persona nel proprio lavoro è particolarmente avanzata o la sua immaginazione e il suo modo di ragionare sono particolarmente avanzati, e la sua umanità è particolarmente buona; questi aspetti possono guadagnare solo l’ammirazione delle persone, ma non possono far nascere in loro alcuna soggezione e timore. Tutta la gente ammira coloro che hanno la capacità di lavorare e che hanno un’esperienza particolarmente profonda e possono praticare la verità, ma ciò non può mai suscitare soggezione, solo ammirazione e invidia. Tuttavia, le persone che hanno sperimentato l’opera di Dio non ammirano Dio, bensì sentono che la Sua opera è al di là della portata dell’uomo e che è imperscrutabile per l’uomo, e che è fresca e meravigliosa. Quando le persone sperimentano l’opera di Dio, la prima cosa che conoscono di Lui è che Egli è imperscrutabile, sapiente e meraviglioso, e inconsciamente Lo riveriscono e avvertono il mistero dell’opera da Lui compiuta, che è al di là della portata della mente umana. Le persone vogliono semplicemente essere all’altezza delle Sue prescrizioni, per soddisfare i Suoi desideri; non desiderano superarLo, poiché l’opera che Egli compie va al di là del pensiero e dell’immaginazione dell’uomo e non può essere svolta dall’uomo in Sua vece. Persino l’uomo stesso non conosce le proprie inadeguatezze, mentre Dio ha aperto un nuovo cammino ed è venuto a condurre l’uomo in un mondo più nuovo e più bello, così che l’umanità abbia compiuto nuovi progressi e avuto un nuovo inizio. Ciò che gli uomini provano per Dio non è ammirazione, o meglio, non è solo ammirazione. La loro esperienza più profonda è di soggezione e amore, la loro sensazione è che Dio sia effettivamente meraviglioso. Egli compie un’opera che l’uomo non è in grado di svolgere, e dice cose che l’uomo non è in grado di dire. Gli uomini che hanno sperimentato l’opera di Dio provano sempre una sensazione indescrivibile. Gli uomini che hanno un’esperienza sufficientemente approfondita sono in grado di comprendere l’amore di Dio; sono in grado di sentire la Sua bellezza, che la Sua opera è così sapiente, così meravigliosa e, in tal modo, tra loro si genera un infinito potere. Non si tratta di timore o di amore e rispetto occasionali, ma di una sensazione profonda della compassione e della tolleranza di Dio nei confronti dell’uomo. Tuttavia, le persone che hanno sperimentato il Suo castigo e giudizio sentono la Sua maestosità e che non tollera offese. Persino le persone che hanno sperimentato molto della Sua opera non sono in grado di scandagliarLo; tutte le persone che veramente Lo riveriscono sanno che la Sua opera non è in linea con le nozioni della gente, bensì va sempre contro di esse. A Lui non serve che le persone provino completa ammirazione o facciano finta di sottomettersi a Lui; essi, piuttosto, dovrebbero conseguire un’autentica riverenza e una vera sottomissione. In tale quantità della Sua opera, chiunque ne abbia fatta autentica esperienza prova per Lui riverenza, che è più elevata dell’ammirazione. Le persone hanno visto la Sua indole a motivo della Sua opera di castigo e di giudizio e, pertanto, Lo riveriscono nei loro cuori. A Dio sono dovute riverenza e obbedienza, poiché il Suo essere e la Sua indole non sono gli stessi di un essere creato e sono al di sopra di quelli di un essere creato. Dio esiste da sé ed è eterno, Egli è un essere non creato, e soltanto Dio è degno di riverenza e di obbedienza: l’uomo non è idoneo per questo.

Tratto da “L’opera di Dio e il lavoro dell’uomo” in “La Parola appare nella carne”

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Sei disposto ad essere una pecora che ascolta la voce di Dio per accogliere il Suo ritorno?

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