Cosa cela l’essere negativi e svogliati nei propri doveri?

16 Aprile 2023

La leader mi ha affidato la responsabilità di alcuni incontri di gruppo. Dopo un po’ di pratica, sono arrivata a comprendere alcuni princìpi e ho appreso a discernere alcuni stati che le persone attraversano. Sentivo che quel dovere mi stava aiutando a imparare molte verità e a progredire rapidamente. Ma poi la polizia ha iniziato a pedinare il diacono degli affari generali e lei non poteva avere alcun contatto con gli altri, così la leader mi ha assegnata agli affari generali. In quel periodo, fratelli e sorelle venivano arrestati uno dopo l’altro. C’erano molte cose di cui occuparsi, come il trasporto dei libri, la ricerca di nuove case di accoglienza per i fratelli e le sorelle, e così via. Ero praticamente ogni giorno fuori a organizzare tutte queste cose. Dopo un po’, non ho potuto fare a meno di sentirmi contrariata e scontenta. Mi sembrava che fosse solo una fatica e che, passando tutto il tempo in giro, non potessi aquisire la verità. Avanti di quel passo, sarei stata salvata? Ho iniziato a provare ostilità per il lavoro degli affari generali e non volevo più svolgerlo.

Diverse volte ho visto fratelli e sorelle fare comunione in una riunione quando lasciavo delle cose a casa di chi la ospitava. Mi sentivo davvero offesa e persino risentita con la leader. Perché mi aveva messa a capo degli affari generali? Loro erano insieme a fare comunione sulla verità, imparando così tanto e crescendo rapidamente, mentre io sbrigavo solo delle commissioni: come potevo acquisire la verità? Senza la verità, non avrei avuto la vita e non avrei potuto essere salvata. Non era per me una perdita? Più ci pensavo, più mi arrabbiavo e perdevo motivazione nel mio dovere. Una volta, ho scoperto un rischio per la sicurezza a casa di una sorella, e i libri dovevano essere spostati in un luogo sicuro il prima possibile. Mi sono chiesta: “Perché ci sono così tanti compiti generali? Occorrono tempo ed energia, e non riesco ad acquisire la verità. Non sto facendo tutto questo per niente?” A vederla in quel modo, non volevo occuparmene. Ma la situazione era urgente, così sono dovuta andare ad aiutare a spostare i libri. Inaspettatamente, appena abbiamo finito è successo qualcosa in un’altra casa dove erano conservati dei libri. Per spostare quei libri si è ripetuto lo stesso processo di organizzazione e impacchettamento, e dopo un’intera giornata di lavoro ero colma di lamentele. Quando mi sono trascinata a casa stanca, la leader e il diacono dell’irrigazione erano occupate in una discussione di lavoro. La leader mi ha chiesto: “Non stavi portando una sorella in una nuova casa di accoglienza? Perché ci è voluto tutto il giorno?” Mi sono sentita molto offesa da queste sue parole. Erano tutti insieme a condividere sulla verità e i princìpi, mentre io ero fuori a correre dappertutto. Cosa avrei potuto guadagnare occupandomi solo degli affari generali? Per quanto potessi fare, non avrei finito per essere al massimo una servitrice? Non sarebbe stato meraviglioso poter stare in casa a leggere le parole di Dio, riunirmi e fare comunione con tutti, e discutere di lavoro? Sarebbe stato più facile e avrei potuto acquisire la verità, così in futuro sarei stata salvata. Pensarci mi rendeva sempre più infastidita, e mi sentivo depressa e completamente sfinita. Continuavo a rimuginarci sopra: perché ero responsabile degli affari generali? Dio voleva che fossi una servitrice? Avanti di quel passo, sarei stata utile solo per le commissioni? Cosa avrei potuto guadagnare?

Il giorno dopo, c’erano molti compiti generali di cui occuparsi, e non sono riuscita a trattenere le mie lamentele. La leader ha notato che ero in cattivo stato e mi ha richiamata a riflettere su me stessa e a trarne un insegnamento. È stato un po’ un campanello d’allarme per me. In quel periodo in cui gestivo gli affari generali, eseguivo il lavoro, ma dentro di me provavo ostilità. Ero scontenta, volevo scegliere io quali doveri compiere. Pensavo addirittura che Dio fosse ingiusto con me. Mi sono resa conto di trovarmi in uno stato pericoloso. Non potevo continuare a opporre resistenza. Dovevo ricercare la verità e pentirmi davanti a Dio.

Ho letto qualcosa nelle parole di Dio. “I principi che devi capire e le verità che devi mettere in pratica sono gli stessi, indipendentemente dal dovere che compi. Che ti venga chiesto di essere un capo o un collaboratore, o che tu stia cucinando delle pietanze per gli ospiti, o che ti venga chiesto di occuparti di alcuni affari esterni o di svolgere qualche lavoro manuale, i principi della verità che vanno osservati nell’adempimento di questi diversi doveri sono gli stessi, in quanto devono basarsi sulla verità e sulle parole di Dio(La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Soltanto ricercando i principi della verità si può svolgere bene il proprio dovere”). “Molti non sanno bene cosa significhi essere salvati. C’è chi è convinto che le possibilità di salvezza aumentino di pari passo con gli anni di fede in Dio. Altri credono che più dottrine spirituali capiscono, più è probabile che siano salvati, mentre altri ancora pensano che i leader e i lavoratori saranno certamente salvati. Queste sono solo nozioni e fantasie umane. La chiave di tutto è che la gente capisca cosa vuol dire salvezza. Essere salvati significa principalmente essere liberati dal peccato, liberati dall’influenza di Satana, e volgersi sinceramente a Dio e obbedirGli. Cosa dovete possedere per essere liberi dal peccato e dall’influenza di Satana? La verità. Per sperare di acquisirla, le persone devono munirsi di molte parole di Dio e saperle sperimentare e praticare, in modo da poter comprendere la verità ed entrare nella realtà della verità. Solo allora potranno essere salvate. La possibilità di essere salvati non dipende affatto da quanto a lungo si creda in Dio, quanta conoscenza si detenga, se si possiedano talenti o punti di forza, o da quanto si soffra. L’unica cosa che è in diretta relazione con la salvezza è la capacità di acquisire o meno la verità. Quindi, quante verità hai veramente compreso oggi? Quante delle parole di Dio sono diventate la tua vita? Tra tutti i requisiti di Dio, in quale hai ottenuto l’ingresso? Durante i tuoi anni di fede in Lui, quanto accesso hai avuto alla realtà della Sua parola? Se non lo sai, o se non sei entrato in nessuna realtà della parola di Dio, allora, francamente, per te non c’è speranza di salvezza. Non hai alcuna possibilità di essere salvato(La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Fare tesoro delle parole di Dio è il fondamento della fede in Dio”). Dalla lettura delle parole di Dio ho capito che, si tratti di irrigazione o di affari generali della chiesa, sono comunque doveri che le persone devono svolgere. Dio spera che nel compiere il nostro dovere perseguiamo la verità e otteniamo ingresso nella vita. Anche se i nostri doveri possono essere diversi, i princìpi della verità che pratichiamo nel compierli sono gli stessi. Tutti noi manifestiamo corruzione, indipendentemente dal dovere che svolgiamo. Purché quando manifestiamo corruzione ricerchiamo la verità e poi ci pentiamo e cambiamo, possiamo progredire nella vita. Allora possiamo acquisire la verità ed essere salvati. Ma se quando accade qualcosa non impariamo nessuna lezione, o se quello che facciamo non è legato alla pratica della verità o al cambiamento della nostra indole, allora Dio lo vede come un semplice lavoro e non acquisiremo la verità, né tanto meno la salvezza di Dio. Io, invece, credevo erroneamente di non poter acquisire la verità gestendo gli affari generali, e che, per quanto facessi, sarei stata al massimo una servitrice. Credevo che, essendo leader o capogruppo, facendo comunione sulla verità e sostenendo gli altri, e leggendo le parole di Dio e condividendo al riguardo ogni giorno, si sarebbe progrediti rapidamente nella vita e si potesse acquisire la verità ed essere salvati. Non era ridicolo da parte mia? Di fatto, chi persegue realmente la verità può imparare dalle cose che affronta, indipendentemente dal dovere che svolge, e poi ottenere guadagni reali e concreti. Proprio come nei video di testimonianza che ho visto. Alcuni fratelli e sorelle si occupano di affari generali, ma sono in grado di adoperarsi per mettere in pratica le parole di Dio, ricercare la verità ed eliminare la loro corruzione dopo che è stata smascherata. Sanno cambiare dopo un’esperienza e sono in grado di condividere la loro testimonianza reale. E ci sono alcuni leader che spesso leggono le parole di Dio agli altri e li aiutano a risolvere i loro problemi, ma non mettono in pratica ciò che predicano, parlano solo di dottrina, e alla fine vengono smascherati e scacciati. Queste cose accadono davvero, non è così? Dio non fa favoritismi perché le persone compiono doveri diversi. Coloro che non perseguono la verità sono quelli che rendono solo un servizio. Chi persegue la verità raccoglie frutti da qualsiasi dovere. Dio è giusto e non favorisce nessuno. Ma io ero ancorata alle mie idee sbagliate e volevo scegliere quali doveri compiere. Mi opponevo a gestire gli affari generali, non volevo farlo. Ho persino iniziato a provare risentimento nei confronti della leader, infastidita perché mi aveva assegnato quel tipo di lavoro. Non ricercavo la verità. Manifestavo corruzione, ma non riflettevo su me stessa e non la eliminavo. Eppure ero negativa, mi lamentavo e davo la colpa agli altri. Credevo che Dio mi stesse solo facendo rendere un servizio. Lo stavo fraintendendo. Ero in un ambiente molto concreto, ma non ne traevo degli insegnamenti. Ero piena di lamentele. Che cosa irragionevole. Se avessi continuato così, senza acquisire alcuna verità, sarei diventata una vera e propria servitrice. Ero stata assegnata agli affari generali, ma non ero in grado di accettarlo da Dio e di sottomettermi. Non riuscivo a risolvere i miei problemi, figuriamoci quelli dei miei fratelli e sorelle. E volevo svolgere il lavoro di irrigazione in quelle condizioni! Non era irragionevole? Ho pensato a qualcosa che Dio ha detto: “In definitiva, che le persone possano o meno ottenere la salvezza non dipende dal dovere che compiono, ma dal fatto che siano o no in grado di comprendere e ottenere la verità, e dal fatto che sappiano o meno, alla fine, sottomettersi completamente a Dio, porsi alla mercé delle Sue disposizioni, non preoccuparsi del proprio futuro e destino, e diventare creature all’altezza dei requisiti. Dio è giusto e santo, e questo è il criterio di cui Egli Si serve per valutare l’intera umanità. È un criterio immutabile, e devi ricordartelo. Scolpisci questo criterio nella tua mente, e non pensare di cercare qualche altra strada per perseguire qualcosa di irreale. I requisiti e i criteri che Dio ha per tutti coloro che vogliono ottenere la salvezza sono immutabili per l’eternità. Rimangono gli stessi, chiunque tu sia(La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Parte terza”). Leggendo le parole di Dio ho capito che, sia che si gestiscano gli affari generali che si presti servizio come leader, la chiave è perseguire la verità mentre si compie il proprio dovere. Le persone che possono essere salvate sono quelle che sanno ricercare la verità negli ambienti predisposti da Dio e comprendere sé stesse, pentirsi e cambiare. Capire questo mi ha illuminato il cuore.

In seguito, ho ricominciato a riflettere. Perché ero così arrabbiata e restia a lavorare quando sono stata assegnata agli affari generali? Ho letto queste parole di Dio: “L’aspetto più triste della fede in Dio del genere umano è che l’uomo svolge la propria gestione nel mezzo dell’opera di Dio e non si cura affatto della gestione divina. Il più grande fallimento dell’uomo sta nel fatto che, mentre cerca di obbedire a Dio e di adorarLo, egli si fabbrica la propria destinazione ideale ed escogita come ricevere la più grande delle benedizioni e la migliore destinazione possibile. Anche se le persone comprendono quanto sono meschine, odiose e patetiche, quante sono pronte ad abbandonare i loro ideali e le loro speranze? E chi è in grado di fermare i propri passi e di smettere di pensare solamente a sé stesso? Dio ha bisogno di persone che collaborino strettamente con Lui per portare a termine la Sua gestione. Egli necessita di uomini che si sottomettano a Lui dedicandosi anima e corpo all’opera della Sua gestione. Non ha bisogno di persone che tendono le mani per elemosinare da Lui ogni giorno, tanto meno di gente che dà una piccola cosa e poi aspetta di essere ricompensata. Dio disprezza coloro che danno un misero contributo e poi dormono sugli allori. Egli detesta le persone insensibili che sono infastidite dalla Sua opera di gestione e vogliono solamente parlare di andare in cielo e di ottenere benedizioni. Egli prova un disgusto ancora maggiore nei confronti di coloro che approfittano dell’opportunità offerta dall’opera che Egli compie nel salvare il genere umano. Ciò accade perché queste persone non si sono mai interessate di ciò che Dio desidera realizzare e ottenere tramite la Sua opera di gestione. Si preoccupano solamente di come possono usare l’opportunità offerta dall’opera di Dio per ottenere benedizioni. Sono incuranti del cuore di Dio, essendo totalmente prese dalle loro prospettive e dal loro destino. Coloro che provano fastidio per l’opera di gestione di Dio e non si interessano minimamente a come Dio salva il genere umano e alla Sua volontà, fanno solo ciò che li soddisfa in un modo che è staccato dall’opera di gestione di Dio. Il loro comportamento non viene né ricordato né approvato da Dio, e tantomeno visto da Lui di buon occhio(La Parola, Vol. 1: La manifestazione e l’opera di Dio, “Appendice 3: L’uomo può essere salvato solamente nell’ambito della gestione di Dio”). Le parole di Dio hanno rivelato il mio stato. Ero riluttante a gestire gli affari generali perché non avevo la giusta motivazione nel mio dovere. Lo svolgevo per essere benedetta, calcolando sempre nel mio cuore i guadagni e le perdite. Pagavo volentieri qualsiasi prezzo quando potevo trarne un vantaggio, ma non appena ho visto che ero stata assegnata agli affari generali e che avrei potuto essere una mera servitrice, l’ho percepita come una grande perdita. Ho messo il broncio e mi lamentavo, e anche il lavoro che eseguivo lo svolgevo controvoglia. Vivevo secondo filosofie sataniche, come “Ognuno per sé e che gli altri si arrangino”, “Uscitene sempre arricchiti” e “Non fate nulla senza un tornaconto”. Il “tornaconto” veniva sempre al primo posto, e persino mentre mi spendevo per Dio stavo conducendo con Lui una transazione. Per tutto il tempo, non ho mai pensato a come compiere bene il mio dovere. Anche in quelle dure condizioni, il mio primo pensiero non era proteggere i fratelli, le sorelle e le proprietà della chiesa, portandoli tutti al sicuro il prima possibile, quanto piuttosto se valesse la pena eseguire quel lavoro, se sarebbe stato vantaggioso per la mia destinazione. Ho visto che Satana mi aveva corrotta fino a rendermi così egoista e vile, priva di coscienza o ragione. Avevo il cuore di pietra, ero davvero egoista. Ero un membro della chiesa, quindi, qualsiasi progetto andasse attuato, avrei dovuto collaborare per proteggere gli interessi della chiesa. Ma io volevo un tornaconto in tutto ciò che facevo. Non essere benedetta dopo aver lavorato così duramente mi sarebbe parsa una gran perdita. La mia testa era piena di pensieri su come poter essere benedetta e uscirne arricchita. I fatti mi hanno mostrato che la motivazione dei miei anni di impegno nella fede era solo il desiderio di benedizioni. Questo mi ha ricordato ciò che Dio ha detto: “Persino gli uomini che mostrano gentilezza verso gli altri vengono ripagati, eppure Cristo, che ha compiuto così tanta opera tra voi, non ha ricevuto l’amore dell’uomo né la sua ricompensa e sottomissione. Non è una cosa che strazia il cuore?(La Parola, Vol. 1: La manifestazione e l’opera di Dio, “Coloro che sono incompatibili con Cristo sono sicuramente avversari di Dio”). Di fronte alle parole di Dio, mi sentivo ancora peggio e ancor più colma di rimorso. Mi ero nutrita di così tante parole di Dio, avevo goduto così tanto della Sua grazia e benedizione, ma non avevo mai pensato di ripagare il Suo amore svolgendo bene il mio dovere. Ero concentrata solo sul prendere. Cercavo insaziabilmente le benedizioni di Dio, desiderosa che mi concedesse una buona destinazione. Ero petulante quando non la ottenevo e piena di lamentele quando svolgevo anche un minimo dovere. La mia coscienza e la mia ragione erano diventate davvero insensibili e Dio ne era molto ferito. Al pensiero, mi sentivo sempre più in debito e in colpa. Mi odiavo per la mia mancanza di coscienza e umanità.

In seguito, ho letto altre parole di Dio. “Nella casa di Dio, ogni volta che viene disposto per te qualcosa da fare, che sia una privazione o un lavoro faticoso, che ti piaccia o no, è un tuo dovere. Se riesci a considerarlo come un incarico e una responsabilità che Dio ti ha affidato, allora sei rilevante per la Sua opera di salvezza dell’uomo. E se ciò che fai e il dovere che svolgi sono rilevanti per l’opera di Dio di salvezza dell’uomo, e se accetti con serietà e sincerità l’incarico che Dio ti ha affidato, in che modo Egli ti considererà? Ti considererà come un membro della Sua famiglia. Questa è una benedizione o una maledizione? (Una benedizione.) È una grande benedizione(La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Qual è l’adeguato adempimento del proprio dovere?”). Questo passo mi ha davvero commossa. Fintanto che qualcuno è disposto a compiere un dovere, Dio gli concede una possibilità. Tutti i lavori nella chiesa sono significativi, anche quelli in apparenza irrilevanti. Tutti devono essere accettati e assunti come propri doveri e responsabilità. Se si cerca di perseguire la verità nel proprio dovere e lo si fa adeguatamente, in linea con ciò che Dio richiede, si avrà una possibilità di salvezza. Trattando il proprio dovere come una transazione, un capitale da scambiare con le benedizioni o l’ingresso nel Regno di Dio, per quanto ci si impegni, non si entrerà mai nella verità, poiché tale visione del perseguimento e il cammino che si percorre sono sbagliati. Avere l’opportunità di compiere un dovere e di rendere servizio all’opera di Dio è un’elevazione da parte di Dio e un’enorme benedizione. Quindi, come potevo essere esigente riguardo al mio dovere? Avrei dovuto accettarlo e sottomettermi. Questo è ciò che avrei dovuto fare in quanto essere creato. E invece non vedevo le benedizioni da cui ero circondata e non stavo facendo tesoro della possibilità di perseguire la verità attraverso quel dovere. Lo trattavo come una fatica, come una merce di scambio in una transazione con Dio. E inoltre fraintendevo e incolpavo Dio. Ero così cieca. Resamene conto, ho smesso di oppormi alla gestione degli affari generali. Ero autenticamente contenta di accettare quel dovere e di svolgerlo bene.

Ho letto anche un altro passo. “Nel compiere il proprio dovere, le persone usano la ricerca della verità per sperimentare l’opera di Dio, comprendere e accettare gradualmente la verità e poi praticarla. In questo modo, raggiungono uno stato in cui eliminano la loro indole corrotta, si liberano dei vincoli e del dominio da parte dell’indole corrotta di Satana e così giungono a possedere la realtà della verità e acquisiscono un’umanità normale. Solo quando possiederai un’umanità normale il tuo dovere e le tue azioni saranno istruttivi per gli uomini e soddisfacenti per Dio. E solo quando le persone vengono lodate da Dio per l’adempimento del loro dovere possono essere creature di Dio all’altezza dei requisiti. Quindi, per quanto riguarda l’adempimento del vostro dovere, anche se ciò che ora spendete e mettete in risalto nella devozione sono le varie abilità, l’apprendimento e la conoscenza che avete acquisito, sono proprio queste cose a fornire il canale attraverso il quale potete comprendere la verità mentre adempite al vostro dovere e sapere cosa significa adempiere al proprio dovere, cosa significa presentarsi davanti a Dio, cosa significa spendersi completamente per Lui. Attraverso questo canale, saprete come liberarvi della vostra indole corrotta e rinunciare a voi stessi, come non essere arroganti e presuntuosi e obbedire alla verità e a Dio. Solo così potrete ottenere la salvezza(La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Per guadagnare la verità, si deve imparare dalle persone, dalle situazioni e dalle cose vicine”). Dalle parole di Dio, ho appreso che compiere un dovere è la via per cambiare la propria indole e acquisire la verità. Non ha nulla a che fare con l’essere benedetti o l’ottenere benefici. Qualunque dovere si compia, perseguire la verità e concentrarsi sul cambiamento d’indole è l’unica strada giusta. Il motivo per cui non stavo imparando nulla dal lavoro degli affari generali era che non stavo perseguendo la verità né adoperandomi per entrare nella vita. Non aveva nulla a che fare con il dovere che svolgevo. Pensavo che il lavoro degli affari generali fosse solo fatica. Quando manifestavo corruzione, non mi concentravo sulla ricerca della verità e sulla risoluzione del problema. Ero apatica e battevo la fiacca nel mio dovere, e sebbene eseguissi il lavoro non ne guadagnavo nulla, e la mia indole non è mai minimamente cambiata. Avanti di quel passo, non sarei mai stata salvata. Rendermene conto mi ha fornito un cammino di pratica. Sia che si trattasse di gestire gli affari generali o di irrigare e sostenere i fratelli e le sorelle, non potevo continuare a trattarlo come un incarico. Dovevo concentrarmi sulla preghiera e sulla ricerca dei princìpi della verità e, quando manifestavo corruzione, dovevo riflettere su me stessa e ricercare la verità per eliminarla. Dopo aver praticato in questo modo per un po’, senza rendermene conto, ho capito meglio me stessa e acquisito una comprensione più concreta della verità.

Ricordo che una sorella mi proponeva sempre di partecipare a tutto ciò che stava organizzando. Mi chiedeva persino di aiutarla in cose semplici che avrebbe potuto fare da sola. Quando me l’ha chiesto di nuovo, ho corretto il mio approccio mentale e non ho opposto resistenza per il troppo lavoro da svolgere. Mentre lavoravamo insieme, ho notato che non si assumeva un vero fardello nel suo dovere e bramava le comodità. Volevo farglielo notare, ma temevo che potesse pensare che fosse difficile relazionarsi con me, così ho avuto riguardo per la sua carne. Ho pensato di indulgere: non gliene ho parlato e non ho condiviso con lei. In seguito, dopo aver letto le parole di Dio e aver riflettuto su me stessa, mi sono resa conto del mio atteggiamento compiacente. Apparentemente ero premurosa e comprensiva, ma in realtà avevo una motivazione personale: darle una buona impressione di me. Questo non avrebbe giovato alla sua vita e l’avrebbe portata a fare sempre affidamento su di me. A quel punto, mi sono aperta con lei, e le ho parlato della mia corruzione e anche dei suoi problemi. In seguito, lei ha operato dei cambiamenti, diventando più attiva nel suo dovere e meno dipendente da me. Queste esperienze mi hanno insegnato che si può imparare la verità e accedervi indipendentemente dal tipo di dovere che si svolge. Dio non concede favoritismi a nessuno. Ho anche capito che, qualsiasi lavoro io svolga o qualunque situazione affronti, l’importante è essere in grado di ricercare la verità e metterla in pratica.

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