Assaporare la dolcezza di mettere in pratica la verità

05 Dicembre 2022

Nel marzo del 2021, la mia leader mi ha incaricata di supervisionare l’evangelizzazione in una chiesa. Saputa la notizia, ho pensato tra me e me: “In questa chiesa, l’evangelizzazione è sempre stata carente. Sono stati provati diversi supervisori, ma il lavoro non è mai stato svolto bene. La leader vuole come responsabile me, una principiante che non ha mai supervisionato il lavoro del Vangelo. Questo non peggiorerà le cose? Se accetto il lavoro e lo svolgo male, non solo dimostrerò di non avere capacità lavorative, ma gli altri potrebbero anche dire che manco di consapevolezza e conoscenza di me stessa. Probabilmente è meglio non accettare”. Alla luce di questo, ho rifiutato le disposizioni della leader.

In seguito, la leader ha condiviso con me, dicendo che non c’era nessun candidato adatto e che sperava che potessi tener conto della volontà di Dio e assumermi quel fardello. A queste sue parole, ho capito che rifiutare quel dovere si opponeva alla volontà di Dio. Ho pensato alle parole di Dio: “Tutti voi sostenete che siete rispettosi del fardello di Dio e che difenderete la testimonianza della Chiesa, ma chi tra voi è stato davvero rispettoso del fardello di Dio? Domandati: sei uno che ha mostrato rispetto per il fardello di Dio? […] Sai consentire che la Mia volontà sia attuata in te? Hai offerto il tuo cuore nel più cruciale dei momenti? Sei uno che fa la Mia volontà? Domandatelo e pensaci spesso” (La Parola, Vol. 1: La manifestazione e l’opera di Dio, “Discorsi di Cristo al principio, Cap. 13”). Di fronte alle domande di Dio, mi vergognavo molto. Avevamo difficoltà con il lavoro del Vangelo, e in quel momento cruciale dovevo tener conto della volontà di Dio. Ma temevo di essere smascherata e guardata dall’alto in basso, così ho rifiutato il dovere e mi sono sottratta alle responsabilità. Ero così egoista e inutile! Ho ricordato che Dio ha detto anche: “In cammino verso Gerusalemme, Gesù era in agonia, come se il Suo cuore fosse stato trafitto da un coltello, e ciononostante non ebbe la minima intenzione di rimangiarSi la parola data; c’era sempre una forza potente che Lo obbligava ad andare avanti verso il luogo della Sua crocifissione. Infine, Egli venne inchiodato alla croce e assunse le sembianze della carne peccatrice, completando l’opera di redenzione del genere umano. Si liberò dalle catene della morte e degli inferi. Davanti a Lui la morte, l’inferno e l’Ade persero il loro potere e furono vinti. Egli visse per trentatré anni, durante i quali fece sempre il massimo per soddisfare la volontà di Dio, secondo l’opera divina dell’epoca, non tenendo mai conto del Proprio guadagno personale o della Propria perdita, e pensando sempre alla volontà di Dio Padre. Così, dopo che Gesù venne battezzato, Dio disse: ‘Questo è il Mio diletto Figlio, nel quale Mi sono compiaciuto’. Poiché il Suo servizio davanti a Dio era in sintonia con la volontà divina, Dio pose sulle Sue spalle il pesante fardello di riscattare tutta l’umanità e Glielo fece realizzare, ed Egli era qualificato e autorizzato a portare a termine questo importante compito. Durante tutta la Sua vita, Egli sopportò una sofferenza incommensurabile per amore di Dio e venne tentato da Satana innumerevoli volte, ma non Si scoraggiò mai. Dio Gli affidò un compito così imponente perché Si fidava di Lui e Lo amava, e quindi disse personalmente: ‘Questo è il Mio diletto Figlio, nel quale Mi sono compiaciuto’” (La Parola, Vol. 1: La manifestazione e l’opera di Dio, “Come servire Dio conformemente alla Sua volontà”). “Se, come Gesù, siete in grado di prendervi cura del fardello di Dio e di voltare le spalle alla carne, Dio vi affiderà i Suoi compiti importanti, affinché possiate soddisfare le condizioni necessarie per servirLo. Solo in tali circostanze oserete dire che state facendo la volontà di Dio e portando a termine il Suo incarico, e soltanto allora avrete il coraggio di affermare che Lo state davvero servendo” (La Parola, Vol. 1: La manifestazione e l’opera di Dio, “Come servire Dio conformemente alla Sua volontà”). Riflettere sulle parole di Dio mi ha molto commossa. Il Signore Gesù Si è incarnato per operare sulla terra, dando tutto Se Stesso per la volontà del Padre. Di fronte al dolore della crocifissione, pur sentendoSi debole, non ha mostrato alcuna intenzione di ritirarsi o abbandonare, non ha mai considerato i Suoi guadagni e le Sue perdite personali, e alla fine ha portato a termine l’opera di redenzione di tutta l’umanità. Come persona corrotta da Satana, poter prendere parte al lavoro di evangelizzazione era un onore per me. Se avessi rifiutato quel dovere per paura di essere smascherata, avrei spezzato il cuore a Dio! Questo pensiero mi ha particolarmente ispirata. Il mio ruolo era accettare senza esitazione quel dovere e agire al meglio delle mie capacità: confidavo che Dio mi avrebbe guidata. Così, ho accettato le disposizioni della leader e ho iniziato a supervisionare il lavoro del Vangelo. All’epoca, non sapevo come svolgere bene il lavoro, per cui spesso pregavo davanti a Dio e Lo invocavo. Per eseguire bene un lavoro, occorre che diverse persone valide lavorino insieme, così ho coinvolto dei fratelli capaci di assumersi un fardello e dotati di buona levatura, e la nostra leader ci guidava spesso nel lavoro. Inoltre, i fratelli di altre chiese hanno condiviso con noi il modo in cui svolgevano il lavoro del Vangelo. A settembre, l’evangelizzazione della chiesa da me supervisionata era quasi dieci volte più efficace! La mia leader mi ha anche elogiata: “Il lavoro del Vangelo nella chiesa che supervisioni è stato piuttosto efficace negli ultimi tempi”. Un altro supervisore mi ha detto: “Non devi più ritenerti una principiante”. Sentirli dire queste cose è stato molto soddisfacente. Finalmente avevo l’approvazione dei miei fratelli e sorelle come supervisore qualificato. In futuro, purché rimanessi costante nel mio dovere e facessi in modo che il lavoro del Vangelo fosse produttivo, non dovevo preoccuparmi di essere trasferita o rimossa.

Di lì a poco, la leader ha assegnato alla nostra chiesa degli addetti all’evangelizzazione. Quando l’ho saputo, sono stata colta di sorpresa e ho provato una certa resistenza: “La leader trasferisce così tante persone. Questo non significa che il nostro lavoro evangelico deve migliorare molto di più? È molto difficile per me. Questi fratelli e sorelle hanno predicato il Vangelo con successo nelle loro chiese precedenti. Se non otterranno buoni risultati con il loro lavoro evangelico nella chiesa di cui sono responsabile, non apparirò di scarse capacità lavorative e inferiore agli altri? Se l’efficacia del nostro lavoro non migliora, potrei essere rimossa, i miei fratelli e sorelle conosceranno il mio reale valore, la leader sarà sicuramente delusa da me, e non sarò mai più promossa né coltivata! In questo momento, conosco bene la situazione della chiesa. So di poter fare un buon lavoro, ogni mese facciamo qualche progresso, e il mio prestigio come supervisore è solido. E se, con tante persone in più, le cose in futuro andassero male? Sarebbe meglio mantenere lo status quo. Se non accetto queste disposizioni, ostacolerò il lavoro del Vangelo e la leader sicuramente mi destituirà. Ma non mi piace l’idea di doverle accettare”. Mi sono seduta al computer, ho letto l’elenco delle persone che stavano per essere inviate, e mi sono sentita molto demoralizzata. Ho ricordato ciò che avevo detto alla leader in passato: “Il lavoro del Vangelo sarebbe più efficace se avessimo più personale nella chiesa”, e me ne sono pentita. La leader doveva aver ascoltato le mie parole e poi deciso di inviare altro personale. Se non avessimo prodotto risultati, avrebbe ritenuto me responsabile? Per via di questi pensieri, sono stata lenta a organizzare il lavoro per il nuovo personale. La leader ha visto il mio stato e mi ha fatto notare che mi stavo proteggendo. Mi ha anche inviato un passo della parola di Dio. “Se senti di poter compiere un certo dovere, ma allo stesso tempo temi anche di commettere un errore e di essere cacciato, e dunque sei timoroso e inerte e non riesci a fare progressi, il tuo non è forse un atteggiamento di sottomissione? Per esempio, se i tuoi fratelli e sorelle ti scegliessero come leader, potresti sentirti obbligato a compiere questo dovere perché sei stato scelto, ma non lo consideri con un atteggiamento molto fattivo. Perché non sei fattivo? Perché al riguardo hai pensieri e impressioni come: ‘Essere un leader non è affatto una buona cosa. È come camminare sulle uova o sul ghiaccio sottile. Se faccio un buon lavoro, non ci sarà una ricompensa particolare ma, se faccio un cattivo lavoro, verrò trattato e potato. Questa poi non è nemmeno l’eventualità peggiore di tutte. E se mi sostituissero o scacciassero? Se dovesse accadere, non sarebbe allora finita per me?’. A quel punto inizi a sentirti combattuto. Cos’è questo atteggiamento? Equivale a essere diffidenti e a fraintendere. Questo non è un atteggiamento che le persone dovrebbero avere verso il proprio dovere. È un atteggiamento demoralizzato e negativo. […] Dunque, come puoi risolvere davvero questo problema? Dovresti cercare attivamente la verità e adottare un atteggiamento sottomesso e collaborativo. Questo può risolvere completamente il problema. Timore, paura e preoccupazione sono inutili. Vi è una qualche relazione tra l’eventualità di essere smascherato e cacciato e l’essere un leader? Forse la tua indole corrotta scomparirà se non sei un leader? Prima o poi, dovrai risolvere il problema della tua indole corrotta. Inoltre, se non sei un leader, non avrai ulteriori opportunità di pratica e farai lenti progressi nella vita, con poche possibilità di essere perfezionato. Sebbene vi sia un po’ più di sofferenza nell’essere un leader o un lavoratore, ci sono anche molte ricompense e, se sai percorrere il cammino della ricerca della verità, puoi essere perfezionato. E questa è davvero una grande benedizione! Dunque, dovresti sottometterti e cooperare attivamente. Sono questi il tuo dovere e la tua responsabilità. A prescindere dalla strada davanti a te, dovresti avere un cuore obbediente. Questo dovrebbe essere l’atteggiamento con cui affronti il tuo dovere” (La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Qual è l’adeguato adempimento del proprio dovere?”). La parola di Dio rivelava il mio stato. Dopo l’incremento di personale del Vangelo, ho pensato per prima cosa al mio futuro e al mio destino. Temevo che, poiché la leader aveva aggiunto così tante persone in una volta sola, se il lavoro del Vangelo non fosse diventato più efficace, sarei stata smascherata e sostituita, i miei fratelli e sorelle avrebbero conosciuto il mio reale valore, e la leader mi avrebbe vista per ciò che ero e non mi avrebbe più promossa né coltivata. Spaventata, mi sono messa sulla difensiva, ho sviluppato incomprensioni e volevo fuggire da quell’ambiente. Nelle parole di Dio, ho trovato un percorso di pratica. Dovevo sempre obbedire alle disposizioni di Dio nel mio dovere. Questa era la mia responsabilità e l’atteggiamento che dovevo avere nei confronti del mio dovere. Dopo aver riflettuto sulle parole di Dio, mi sono gradualmente calmata. Ho rivolto a Dio una preghiera di obbedienza e Gli ho chiesto di guidarmi in quell’ambiente. Dopo aver pregato, ho pensato a una frase delle parole di Dio: “L’autorità di Dio e il fatto della Sua sovranità sul destino umano sono indipendenti dalla volontà umana, e non cambiano a seconda delle preferenze e delle scelte dell’uomo” (La Parola, Vol. 2: Riguardo al conoscere Dio, “Dio Stesso, l’Unico III”). Le parole di Dio erano un tempestivo richiamo. Quando il Vangelo si diffonderà in un determinato luogo dipende interamente dalla sovranità di Dio. Il fatto che nell’ultimo semestre sempre più persone nella mia area accogliessero l’opera di Dio degli ultimi giorni era una prova che lo Spirito Santo operava intensamente tra di loro. Dio voleva ottenere più persone tra di loro, e lì era all’opera la Sua volontà. Per questo, coinvolgere più fratelli e sorelle a lavorare insieme per diffondere il vangelo di Dio in misura ancora maggiore era una conseguenza inevitabile e un provvedimento ragionevole. Il Vangelo del Regno si è decisamente diffuso in quest’area. Alla luce di questo, nel mio cuore è aumentata la fiducia. Non potevo permettere che le mie difese e le mie incomprensioni ostacolassero il lavoro del Vangelo. Dovevo sottomettermi alle disposizioni di Dio, gestire bene il lavoro e compiere il mio dovere. Così, il mattino seguente, sul presto, ho distribuito i doveri a tutti i nuovi fratelli e sorelle.

In seguito, ho riflettuto sul perché temessi sempre di assumermi le responsabilità e avessi tanto a cuore la reputazione e il prestigio. Dopo aver letto le parole di Dio, ho capito meglio me stessa. La parola di Dio dice: “Gli anticristi sono tipi astuti, non è vero? In ogni cosa che fanno, tramano e calcolano otto o dieci volte, o anche di più. Hanno la testa piena di pensieri su come ottenere posizioni più stabili nella massa, su come avere una migliore reputazione e maggiore credito, su come accattivarsi il favore del Supremo, su come indurre fratelli e sorelle a sostenerli, amarli e rispettarli, e fanno di tutto per ottenere tali risultati. Quale strada stanno percorrendo? Per loro, gli interessi della casa di Dio, gli interessi della chiesa e il lavoro della casa di Dio non sono la priorità, né tanto meno sono cose di cui si preoccupano. Cosa pensano? ‘Queste cose non hanno nulla a che fare con me. Ognuno pensi a sé stesso, e che gli altri si arrangino; le persone devono vivere per sé stesse, per la loro reputazione e il loro prestigio. Questo è l’obiettivo più alto che ci sia. Se qualcuno non sa che deve vivere per sé stesso e proteggersi, allora è un idiota. Se mi venisse chiesto di praticare secondo i principi della verità e di sottomettermi a Dio e alle disposizioni della Sua casa, lo farei solo se fosse o meno un beneficio o un vantaggio per me. Se non sottomettermi alle disposizioni della casa di Dio comporta la possibilità di essere espulso e di perdere l’opportunità di ottenere benedizioni, allora mi sottometterò’. Quindi, per proteggere la loro reputazione e il loro prestigio, gli anticristi scelgono spesso di scendere a compromessi. Si potrebbe dire che, per il prestigio, gli anticristi sono capaci di sopportare qualsiasi tipo di sofferenza e, per avere una buona reputazione, sono in grado di pagare qualsiasi prezzo. Per loro vale il detto: ‘Un grande uomo sa quando cedere e quando no’. Questa è la logica di Satana, non è vero? È la filosofia di Satana per vivere nel mondo ed è anche il suo principio di sopravvivenza. È assolutamente disgustoso!” (La Parola, Vol. 4: Smascherare gli anticristi, “Tema 9 – Fanno il loro dovere solo per distinguersi e alimentare i loro interessi e ambizioni; non considerano mai gli interessi della casa di Dio e addirittura li vendono in cambio della gloria personale (Parte seconda)”). Dio rivela che gli anticristi sono estremamente astuti. Qualunque cosa facciano, hanno in cuor loro un piano. Considerano sempre se quello che stanno facendo giovi alla loro fama e al loro prestigio e come ottenere reputazione e prestigio più elevati tra gli altri, mentre il lavoro della casa di Dio non conta nulla nel loro cuore. Non lo considerano affatto. Non mi comportavo forse come un anticristo? Quando la leader mi ha nominata supervisore, la mia prima considerazione è stata che non ero brava in quel dovere, che era troppo difficile, e che, se non lo avessi svolto bene, potevo essere smascherata per levatura e capacità lavorative scarse, e quanto sarebbe stato imbarazzante essere rimossa per questo, quindi sentivo di non poter accettare un dovere così scomodo. Quando la leader ha assegnato alla nostra chiesa più personale, sentivo che più persone significavano più pressione, che avrei avuto maggiori responsabilità, e che, se dopo il trasferimento di personale il lavoro del Vangelo fosse stato meno efficace del previsto, sarebbe stato rivelato il mio reale valore e avrei potuto perdere la mia posizione, e questo sarebbe stato molto imbarazzante. Per preservare fama e prestigio, preferivo un ritardo nel lavoro della chiesa piuttosto che un incremento di personale. Ero davvero egoista e spregevole! Non stavo forse agendo come un anticristo? Riflettendoci su, ho cominciato a temere ciò che manifestavo con il mio comportamento, soprattutto quando ho letto come Dio rivela che gli anticristi possono sembrare esteriormente obbedienti, ma in realtà lo fanno per proteggere la loro fama e il loro prestigio; obbediscono come compromesso per ingannare gli altri. Ho pensato a come, quando la leader ha assegnato alla nostra chiesa più personale per il Vangelo, anche io facessi in parte quel compromesso. Sapevo che era una conclusione ovvia, quindi, rifiutando la disposizione, avrei ostacolato il lavoro del Vangelo. Nel migliore dei casi, avrebbe danneggiato la mia immagine agli occhi degli altri; nel peggiore, avrei potuto essere trasferita o rimossa. Per questi motivi, dovevo obbedire. Quello che manifestavo e facevo non era forse uguale agli anticristi rivelati da Dio? Potevo sopportare qualsiasi cosa in nome della fama e del prestigio, e pensavo che “Un grande uomo sa quando cedere e quando no”. Dio trovava disgustoso e ripugnante il mio tipo di obbedienza.

In seguito, ho letto un altro passo della parola di Dio. “Se qualcuno afferma di amare la verità e di perseguire la verità, ma essenzialmente il suo obiettivo è quello di distinguersi, di mettersi in mostra, di indurre gli altri a stimarlo, di raggiungere i propri interessi, e il compimento del suo dovere non è quello di obbedire a Dio o soddisfarLo, ma invece è quello di ottenere reputazione e prestigio, allora la sua è una ricerca illegittima. Stando così le cose, quando si tratta dell’opera della Chiesa, le azioni di simili persone costituiscono un ostacolo o aiutano a portarla avanti? Sono chiaramente un ostacolo; non vi apportano alcun avanzamento. Alcuni sventolano la bandiera del compiere l’opera della Chiesa eppure perseguono la propria fama e il proprio prestigio, conducono un’operazione personale, si creano il proprio piccolo gruppo, il proprio piccolo regno: sono forse un tipo di persona che sta compiendo il proprio dovere? Tutto il lavoro che svolgono sostanzialmente intralcia, disturba e danneggia l’opera della Chiesa. Quali sono dunque le conseguenze della loro ricerca di fama e prestigio? In primo luogo, essa influisce sul modo in cui i prescelti di Dio si nutrono delle parole di Dio e su come comprendono la verità, ostacola il loro ingresso nella vita, impedisce loro di accedere alla giusta via della fede in Dio, e li conduce sul sentiero sbagliato, cosa che danneggia i prescelti e li porta alla rovina. E che effetto ha in definitiva sul lavoro della Chiesa? Lo danneggia, lo ostacola e lo compromette. Queste sono le conseguenze provocate dalla ricerca di fama e prestigio. Compiere il proprio dovere in questo modo non equivale forse a percorrere il cammino di un anticristo? Quando Dio chiede che le persone rinuncino alla fama e al prestigio, non le sta privando del diritto di scegliere; piuttosto, ciò dipende dal fatto che, perseguendo fama e prestigio, le persone intralciano e disturbano il lavoro della chiesa e l’ingresso nella vita dei prescelti di Dio, e possono addirittura influenzare gli altri nel loro nutrirsi delle parole di Dio, nel comprendere la verità e nell’ottenere in tal modo la salvezza da parte di Dio. Questo è un fatto indiscutibile. Quando le persone perseguono la fama e il prestigio personali, è certo che non perseguiranno la verità e non assolveranno lealmente il loro dovere. Parleranno e agiranno solo per la fama e il prestigio, e tutto il lavoro che svolgeranno, senza la minima eccezione, sarà a tal fine. Comportarsi e agire in questo modo è, senza dubbio, percorrere il cammino degli anticristi; è un intralcio e un disturbo dell’opera di Dio, e tutte le svariate conseguenze che ne derivano ostacolano la diffusione del Vangelo del Regno e il libero fluire della volontà di Dio all’interno della chiesa. Si può quindi affermare con certezza che il cammino percorso da coloro che perseguono la fama e il prestigio è il cammino della resistenza a Dio. È una resistenza intenzionale contro di Lui, un dirGli di no: è collaborare con Satana nel resistere a Dio e nell’opporsi a Lui. Tale è la natura della ricerca di fama e prestigio. Il problema delle persone che ricercano i propri interessi personali è che gli obiettivi che perseguono sono quelli di Satana, obiettivi malvagi e ingiusti. Quando le persone perseguono interessi come la reputazione e il prestigio, diventano inconsapevolmente uno strumento di Satana, un suo mezzo e, per di più, una sua incarnazione. Costoro ricoprono un ruolo negativo nella chiesa; l’effetto che hanno sull’opera della chiesa, sulla normale vita della chiesa e sulla normale ricerca dei prescelti di Dio è quello di intralciare e compromettere; hanno un effetto avverso e negativo” (La Parola, Vol. 4: Smascherare gli anticristi, “Tema 9 – Fanno il loro dovere solo per distinguersi e alimentare i loro interessi e ambizioni; non considerano mai gli interessi della casa di Dio e addirittura li vendono in cambio della gloria personale (Parte prima)”). Quando la leader ha aumentato il personale del Vangelo, sapevo chiaramente che al momento eravamo troppo pochi, e che di certo non stavamo diffondendo il Vangelo alla stessa velocità possibile con più persone. Ma, per quanto riguarda il mio lavoro di allora, lo conoscevo bene. Col tempo ho fatto progressi, ero efficiente nel mio dovere, e i miei fratelli e sorelle mi tenevano in grande considerazione. Per non perdere il prestigio di cui godevo, preferivo un’evangelizzazione più lenta all’aumento del personale addetto. Non stavo forse ostacolando il lavoro della chiesa? Era davvero egoista e spregevole! Questo pensiero mi ha molto spaventata, e ho provato rimorso per le mie azioni. Volevo pentirmi e cambiare, e smettere di perseguire in quel modo. In seguito, ho letto nella parola di Dio di come Noè trattò l’incarico di Dio, e mi ha dato molto coraggio. La parola di Dio dice: “Dopo avere accettato l’incarico, leggendo fra le righe delle parole di Dio, giudicando da tutto ciò che Dio aveva detto, Noè sapeva che non era una questione semplice, non era un compito facile. […] Pur cogliendo e capendo la grande difficoltà di ciò che Dio gli aveva affidato e l’entità delle traversie che avrebbe affrontato, Noè non aveva alcuna intenzione di rifiutare, anzi nel cuore era profondamente grato a Jahvè Dio. Perché era grato? Perché Dio inaspettatamente gli aveva affidato un compito tanto significativo e gli aveva detto e spiegato personalmente ogni dettaglio. Ancora più importante è che Dio aveva inoltre raccontato a Noè tutta la storia, dal principio alla fine, del perché si dovesse costruire l’arca. Questo faceva parte del piano di gestione di Dio, era una Sua personale impresa e, poiché Dio gli aveva parlato di tale questione, Noè ne percepiva l’importanza. Insomma, a giudicare da questi vari segni, dal tono del discorso di Dio e dai vari aspetti di ciò che Dio gli aveva spiegato, Noè poteva percepire l’importanza dell’incarico di costruire l’arca affidatogli da Dio, poteva apprezzarlo col cuore, e non osò prenderlo alla leggera, né trascurare alcun dettaglio” (La Parola, Vol. 4: Smascherare gli anticristi, “Terzo excursus – Come Noè e Abramo ascoltarono le parole di Dio e Gli obbedirono (Parte seconda)”). “Di fronte a difficoltà, sofferenze e situazioni impegnative di ogni genere, Noè non si tirò indietro. Quando di frequente alcuni dei suoi compiti ingegneristici più difficili fallivano e subivano danni, anche se nel cuore Noè si sentiva turbato e ansioso, quando pensava alle parole di Dio, quando rammentava ogni parola dell’ordine impartitogli da Dio e rifletteva su come Dio l’avesse elevato, spesso si sentiva estremamente motivato: ‘Non posso arrendermi, non posso sconfessare ciò che Dio mi ha ordinato e affidato; questo è l’incarico da parte di Dio e, poiché l’ho accettato, poiché ho ascoltato le parole pronunciate da Dio e la Sua voce, e poiché ho accettato tutto questo da Lui, devo assolutamente obbedire, come dovrebbe riuscire a fare ogni essere umano’. Così, malgrado le difficoltà da affrontare, malgrado la derisione e la denigrazione a cui andava incontro, malgrado lo sfinimento del suo corpo, la debolezza, Noè non rinunciò a ciò che Dio gli aveva affidato e tenne continuamente presente ogni parola che Dio aveva detto e ordinato. Per quanto il suo ambiente si modificasse, per quanto grandi fossero le difficoltà da affrontare, Noè confidava nel fatto che niente di tutto questo sarebbe andato avanti per sempre, che solo le parole di Dio non sarebbero mai mutate e solo quanto Dio aveva ordinato di fare doveva essere realizzato. Noè possedeva in sé una vera fede in Dio e l’obbedienza che doveva avere, perciò continuò a costruire l’arca che Dio gli aveva chiesto di costruire. Giorno dopo giorno, anno dopo anno, Noè invecchiava, ma la sua fede non diminuiva, non vi era alcuna variazione nel suo atteggiamento e nella sua determinazione di portare a termine l’incarico da parte di Dio. Anche se vi furono momenti in cui nel corpo si sentiva fiacco e debole e si ammalava, e nel cuore provava debolezza, la sua determinazione e la sua perseveranza nel portare a termine l’incarico da parte di Dio e nell’obbedire alle parole di Dio non diminuirono. Durante gli anni in cui costruì l’arca, Noè mise in pratica l’ascolto e l’obbedienza alle parole di Dio e una delle importanti verità in base a cui una creatura di Dio, una persona comune, porta a termine un incarico ricevuto da Dio” (La Parola, Vol. 4: Smascherare gli anticristi, “Terzo excursus – Come Noè e Abramo ascoltarono le parole di Dio e Gli obbedirono (Parte seconda)”). Ho riflettuto sulle parole di Dio e ho visto che Noè era colmo di gratitudine per l’incarico di Dio. Ringraziava Dio per la Sua esaltazione e la Sua fiducia. Noè sapeva che la costruzione dell’arca era un progetto enorme, che avrebbe richiesto molto tempo, e che avrebbe dovuto affrontare difficoltà incalcolabili in futuro. Nonostante ciò, Noè non esitò ad accettare l’incarico di Dio e non si tirò mai indietro. Iniziò semplicemente a preparare i vari materiali e tutto il necessario per costruire l’arca. In quel periodo, dovette affrontare ogni tipo di difficoltà, l’incomprensione della sua famiglia e le calunnie da parte di parenti e amici. La pressione emotiva che affrontò fu enorme, e il processo deve essere stato incredibilmente ostico, ma, a prescindere dalle difficoltà, Noè non si arrese mai, e con autentica fede e obbedienza a Dio continuò a costruire l’arca. Dio dice: “Noè mise in pratica l’ascolto e l’obbedienza alle parole di Dio e una delle importanti verità in base a cui una creatura di Dio, una persona comune, porta a termine un incarico ricevuto da Dio”. L’atteggiamento di Noè nei confronti dell’incarico di Dio mi ha fatta vergognare e mi ha ispirata. Mi ero nutrita di molte più parole di Dio rispetto a Noè, eppure, quando l’espansione dell’opera di evangelizzazione di Dio richiedeva la mia collaborazione, volevo solo proteggere la mia fama e il mio prestigio e non tenevo affatto conto della volontà di Dio. Ero davvero egoista e spregevole, e dovevo troppo a Dio! Diffondere il Vangelo del Regno è il desiderio pressante di Dio e, qualsiasi difficoltà affrontiamo, Dio ci guiderà e ci condurrà. Inoltre, ci sono così tanti fratelli e sorelle con cui possiamo comunicare. E i nostri leader ci offrono spesso comunione e guida. Ho riflettuto attentamente e ho capito che le mie difficoltà non erano nulla in confronto a quelle di Noè. Sapevo che avrei dovuto imitare Noè, compiendo bene il mio dovere, con fede e obbedienza verso Dio, e affidandomi a Dio per espandere l’opera del Vangelo a livello locale. In seguito, ho discusso con i fratelli e le sorelle che supervisionavano il lavoro del Vangelo in altre chiese di come rendere più produttiva l’evangelizzazione. Mi hanno dato alcuni consigli e idee e, passo dopo passo, ho messo in pratica i loro suggerimenti.

Non molto tempo dopo, abbiamo ricevuto un gran numero di persone che stavano indagando sulla vera via. Ogni giorno, in molti accettavano l’opera di Dio degli ultimi giorni. Tuttavia, eravamo ancora a corto di personale per l’irrigazione. Se i nuovi arrivati non riuscivano a radicarsi sulla vera via per mancanza di irrigazione, potevano essere disturbati dalle forze malvagie degli anticristi. Questo mi faceva sentire molto in colpa e ho pensato che dovevo molto a quei nuovi arrivati. In quel momento, non sapevo cosa fare. Ero tanto in ansia da scoppiare a piangere; ma, proprio quando ero disperata, ho ricordato un passo delle parole di Dio. Le parole di Dio dicono: “Quando accade qualcosa, tutti dovrebbero pregare di più insieme e avere un cuore timorato di Dio. Le persone non dovrebbero assolutamente basarsi sulle loro idee per agire arbitrariamente. Fintanto che le persone sono di una sola mente e di un solo cuore nel pregare Dio e nel cercare la verità, allora saranno in grado di ottenere l’illuminazione dell’opera dello Spirito Santo e potranno ricevere le benedizioni di Dio. Che cosa disse il Signore Gesù? (‘Se due di voi sulla terra si accordano a domandare una cosa qualsiasi, quella sarà loro concessa dal Padre Mio che è nei cieli. Poiché dove due o tre sono riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro’ [Matteo 18:19-20].) Quale questione illustrano queste parole? Che l’uomo non può allontanarsi da Dio, che l’uomo deve affidarsi a Dio, che non può fare da solo e che non è accettabile andare per la propria strada. Che cosa si intende quando si dice che l’uomo non può fare da solo? Che bisogna cooperare in modo armonioso, agire con un solo cuore e una sola mente e avere un obiettivo comune. Colloquialmente, si può dire che ‘i ramoscelli della stessa fascina non possono essere spezzati’. Quindi, come si può diventare una fascina? Dovete essere in accordo, e allora lo Spirito Santo opererà” (La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Parte terza”). La parola di Dio mi ha indicato la strada e la direzione. Così, ho discusso di quelle difficoltà con i supervisori di ogni gruppo e abbiamo cercato insieme delle soluzioni. Era un fardello che condividevamo tutti, e ci siamo offerti di inviare alcuni fratelli e sorelle dei nostri gruppi per irrigare i nuovi arrivati, cosa che ha alleviato il problema per le chiese. Alla fine di dicembre, i risultati dell’evangelizzazione della nostra chiesa erano dieci volte migliori rispetto a sei mesi prima. In quel momento, i miei fratelli erano tanto entusiasti da mettersi a piangere, e lo ero anch’io. Ho ringraziato Dio dal profondo del cuore per la Sua guida! Dio Stesso compie la Sua opera, le persone si limitano a collaborare. Mi sentivo anche molto in colpa e mi vergognavo perché per mantenere fama e prestigio ha quasi ostacolato il lavoro del Vangelo.

Poco tempo dopo, ho visto che la mia collaboratrice, che supervisionava il lavoro della chiesa, era troppo occupata. Volevo aiutarla per alleviare leggermente il suo fardello, e lei ha accettato volentieri. Ma, dopo aver intrapreso il lavoro, ho scoperto che era molto più complicato di quanto immaginassi. Mi mancava l’esperienza lavorativa e non sapevo utilizzare la verità per risolvere i problemi. Mi preoccupavo di ciò che gli altri avrebbero pensato di me se non avessi svolto bene il lavoro. Mi avrebbero ritenuta sprovvista delle realtà della verità e una buona a nulla? In quel modo, come supervisore, non avrei avuto modo di affermarmi tra loro. Più ci pensavo, più sentivo che quel lavoro era rischioso e che non avrei dovuto accettarlo. Mi sono pentita di averlo preso così alla leggera, e volevo trovare una scusa per cedere il lavoro di supervisione alla mia collaboratrice. A quel punto, ho ricordato la mia recente esperienza di fallimento. Ho visto che stavo di nuovo difendendo la mia reputazione, e ho ricordato un passo della parola di Dio. “Per tutti quelli che compiono il proprio dovere, indipendentemente da quanto profonda o superficiale sia la loro comprensione della verità, il modo più semplice di praticare per accedere alla realtà della verità è pensare agli interessi della casa di Dio in ogni cosa e abbandonare i propri desideri egoistici, gli intenti personali, le proprie motivazioni, l’orgoglio e il prestigio. Privilegiare gli interessi della casa di Dio è il minimo che si dovrebbe fare. Se chi compie il proprio dovere non sa fare neppure questo, allora come si può affermare che lo sta compiendo? Questo non è compiere il proprio dovere” (La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Libertà e liberazione si possono guadagnare solo eliminando la propria indole corrotta”). La parola di Dio mi ha tempestivamente richiamata a rinunciare al prestigio e a mettere al primo posto il lavoro della chiesa. La chiesa aveva tanto lavoro e la mia collaboratrice era troppo impegnata, ma io avevo ancora tempo ed energia, quindi dovevo condividere il fardello. Tentare di cedere a lei quel lavoro per preservare la mia reputazione sarebbe stato egoista e spregevole. Così ho rinunciato all’idea. Volevo fare del mio meglio per svolgere bene quel lavoro.

Se sono libera dalla morsa della fama e del prestigio, so tener conto del fardello di Dio con cuore sincero e compio il mio dovere al meglio delle mie capacità, è solamente grazie alle parole di Dio. Lode a Dio!

Sei disposto ad essere una pecora che ascolta la voce di Dio per accogliere il Suo ritorno?

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