Da cosa deriva uno stato negativo

26 Settembre 2022

di Xinche, Corea del Sud

Sono due anni che mi occupo di irrigare i nuovi arrivati. Una volta, la leader è venuta a parlare con noi del nostro lavoro, dicendo che, osservando il nostro lavoro nel recente periodo, aveva notato che alcuni irrigatori non vedevano la vera essenza dei problemi dei neofiti e non risolvevano le loro questioni; si limitavano a offrire incoraggiamento e consigli, portando alcuni a non partecipare alle riunioni e rendendo inefficace il lavoro di irrigazione. Significava che gli irrigatori non svolgevano la loro funzione. Sentire la leader parlare così mi ha fatto sprofondare il cuore. “Inefficace”, “non svolgevano la loro funzione”, queste parole erano davvero difficili da sentire, e mi hanno resa depressa e triste. In tutto quel periodo avevo irrigato i nuovi arrivati. Le parole della leader dovevano riferirsi anche a me. Ho pensato a come mi ero impegnata più nell’irrigazione che in qualsiasi altro lavoro, e a quanto fossi scrupolosa nel gestire ogni nuovo arrivato. Mi sforzavo davvero di riflettere sul loro stato e sulle loro difficoltà e di offrire comunione. A volte i nuovi arrivati avevano vari motivi per non partecipare alle riunioni, oppure alcuni di loro erano inaffidabili e non rispondevano ai messaggi. Anche se era difficile da accettare, attraverso la preghiera e la lettura delle parole di Dio, ero disposta a rinunciare a me stessa. Inoltre, non sono brava con le parole, ma mi sforzavo di superare i miei ostacoli; indipendentemente da come i nuovi arrivati mi trattassero, li aiutavo con amore e pazienza. Sentivo di aver già fatto del mio meglio. Anche se non si poteva dire che fossi estremamente efficiente, almeno avevo fatto dei miglioramenti nel lavoro, e i nuovi arrivati dicevano che ero loro d’aiuto. Non avrei mai pensato che la leader mi avrebbe ritenuta inefficiente o non rispondente alla mia funzione. Finita la riunione, avevo voglia di piangere. Mi sono sentita improvvisamente senza vita e sopraffatta da emozioni negative, pensando: “Ammetto di avere ancora molte carenze e margini di miglioramento nel mio dovere, ma non sono del tutto inefficiente. Ho fatto del mio meglio: perché i miei sforzi non sono stati riconosciuti? Se nessuno dei miei sforzi sta avendo effetto, allora non so proprio come affrontare il mio dovere. Forse non sono adatta a irrigare i nuovi arrivati”. Così, vivevo in uno stato di negatività e non ero motivata nel mio dovere. In passato, quando vedevo che alcuni nuovi arrivati non erano venuti a una riunione, cadevo preda della preoccupazione e dell’ansia, e chiedevo immediatamente loro i motivi della loro assenza. Ascoltati i loro problemi e difficoltà, facevo del mio meglio per offrire comunione e aiuto. Ora invece, quando vedevo i neofiti mancare alle riunioni, non mi preoccupavo più tanto, mi limitavo al minimo indispensabile quando li incontravo, e non pensavo a come rendere più efficaci le mie condivisioni. Volevo delegare ad altre persone il compito di irrigare i nuovi arrivati più problematici. Dato che la mia comunione non era comunque efficace e non risolveva i loro problemi, perché preoccuparmi di essere così scrupolosa e attiva? Nessuno notava tutto il mio impegno e i miei sacrifici. Quindi, a che pro? In apparenza, stavo svolgendo il mio dovere come sempre, ma ero in uno stato di indifferenza e il mio cuore era lontano da Dio. Non avevo molto da dire durante la preghiera, non ero in grado di impegnarmici.

Solo in seguito, quando ho letto un passo della parola di Dio, ho cominciato a capire il mio stato negativo. Dio dice: “Molte persone, nell’adempimento del loro dovere, nutrono sempre intenzioni e impurità, cercano sempre di distinguersi, amano essere lodate e incoraggiate e, se fanno qualcosa di buono, vogliono sempre qualcosa in cambio o una ricompensa; in assenza di una ricompensa, sono indifferenti verso l’adempimento del loro dovere e, se non c’è nessuno che le sorvegli o le incoraggi, diventano passive. Sono instabili come bambini. Qual è il problema, qui? Perché queste persone non riescono mai a mettere da parte intenzioni e impurità? Questo è dovuto principalmente al fatto che non accettano la verità; di conseguenza, per quanto si possa condividere con loro la verità, non sono in grado di mettere da parte queste cose. Se questi problemi non vengono mai risolti, col passare del tempo, le persone diventano facilmente passive e sempre più indifferenti verso l’adempimento del loro dovere. Leggendo delle parole di Dio che riguardano l’essere lodati o benedetti, costoro manifestano un qualche entusiasmo e sono leggermente motivati; ma, se nessuno condivide con loro la verità, se nessuno li motiva o li loda, diventano indifferenti. Se le persone li lodano, si complimentano con loro e li elogiano spesso, sentono che tutto va benissimo, e nel loro cuore sono sicuri che Dio li osservi e li benedica costantemente, e sentono inoltre che Dio è al loro fianco, e così i loro desideri smodati vengono soddisfatti. Quando le loro capacità e i loro talenti vengono sfruttati appieno, questo procura loro fama, e sono così felici che saltellano per strada, con il volto raggiante. Questo è forse l’effetto della ricerca della verità? (No.) È semplicemente la realizzazione dei loro desideri. Di che indole si tratta? Di un’indole arrogante. Non hanno la minima consapevolezza di sé, hanno anzi dei desideri smodati. Di fronte a qualche avversità o difficoltà, se il loro orgoglio e la loro vanità non vengono soddisfatti o se i loro interessi vengono anche solo minimamente compromessi, sono paralizzati dalla passività. Prima si ergevano alti come giganti, ma in pochi giorni si sono trasformati in un mucchio di fango: una differenza enorme. Se fossero persone che perseguono la verità, come potrebbero paralizzarsi così rapidamente? È chiaro che le persone mosse dallo zelo, dai desideri e dall’ambizione sono molto deboli; quando incontrano una battuta d’arresto o un fallimento, si paralizzano. Vedendo che le loro fantasie non si realizzano e che i loro desideri non vengono soddisfatti, perdono la speranza e cadono immediatamente. Ciò dimostra che, a prescindere da quanto sul momento fossero entusiaste del loro dovere, non era perché avessero compreso la verità. Stavano compiendo il loro dovere con la speranza di essere benedette e a causa del loro zelo. Non importa quanto zelo le persone abbiano, o quante parole di dottrina siano in grado di predicare: se non sono in grado di mettere in pratica la verità, se non sono capaci di compiere il loro dovere secondo i principi, se fanno affidamento solamente sullo zelo, non saranno in grado di resistere a lungo e, di fronte alle tribolazioni o alle catastrofi, non saranno in grado di restare salde e cadranno” (“Solo ricercando la verità si possono superare le proprie concezioni e i fraintendimenti nei confronti di Dio” in “I discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). La parola di Dio descriveva il mio stato al momento. In passato, mi ritenevo molto scrupolosa nel compiere i miei doveri; per quante difficoltà o carenze avessi, ero intenzionata a superarle, e non avevo paura del lavoro duro. In caso di ostacoli, mi asciugavo le lacrime e andavo avanti. Perché ora non riuscivo a trovare la stessa forza? Ho scoperto che era perché il “fardello” e la “scrupolosità” che avevo in passato si basavano sul presupposto che i miei desideri fossero esauditi piuttosto che sull’adempiere il mio dovere per soddisfare Dio. Ero motivata a svolgere il mio dovere quando gli altri mi lodavano ma, quando venivo potata e trattata, precipitavo nella negatività. Pensavo che il mio sforzo non stesse portando a nulla, e così diventavo passiva e indolente, sfogando le mie frustrazioni sul mio dovere, e mi sono persino pentita di averlo assunto. Ero davvero priva di coscienza! In realtà, avevo guadagnato molto irrigando i nuovi arrivati. Avevo le idee più chiare su come risolvere i problemi condividendo la verità. Grazie all’irrigazione dei nuovi arrivati, ho imparato a riflettere attentamente, a essere responsabile, e sono diventata più matura. Erano tutti benefici reali. Avevo guadagnato così tanto, eppure, alla prima parola dura della leader, pensavo di non aver ottenuto nulla. Non sapevo cosa fosse bene per me. Rendermene conto mi ha fatta sentire malissimo. Non potevo continuare a essere così cupa; dovevo subito cercare la verità e correggere il mio stato negativo.

In seguito, ho iniziato a riflettere su me stessa. Perché ho avuto una tale reazione quando la leader ha detto una cosa che non mi è piaciuta? Ho letto alcune parole di Dio. “In circostanze normali, nel profondo del cuore delle persone esiste una sorta di stato di ostinazione e ribellione; questo avviene soprattutto perché, nel loro cuore, hanno un certo tipo di logica umana e di nozioni umane, che sono queste: ‘Fintanto che le mie intenzioni sono giuste, non importa quale sia il risultato: tu non dovresti trattarmi, e se lo fai non sono tenuto a obbedire’. Non riflettono sul fatto che le loro azioni siano o meno in linea con i principi della verità o su quali saranno le conseguenze. Si attengono sempre alla frase: ‘Fintanto che le mie intenzioni sono buone e giuste, Dio dovrebbe accettarmi. Anche se l’esito è negativo, Egli non deve potarmi né trattarmi, e tanto meno dovrebbe condannarmi’. Questo è un ragionamento umano, non è vero? Queste sono le nozioni dell’uomo, non è vero? L’uomo si fissa sempre su questo tipo di ragionamento, ma denota forse obbedienza? Hai fatto del tuo ragionamento la verità e hai accantonato la verità. Credi che ciò che è in linea con i tuoi ragionamenti sia la verità, e che ciò che non lo è non lo sia. Si può essere più ridicoli? Esiste persona più arrogante e presuntuosa? Quale stato delle persone viene principalmente eliminato imparando la lezione dell’obbedienza? La loro indole arrogante e presuntuosa e l’indole più ribelle di tutte: la tendenza a discutere. Quando le persone saranno in grado di accettare la verità e smetteranno di discutere, il problema della ribellione sarà risolto e saranno capaci di obbedire. E, per essere in grado di ottenere l’obbedienza, è necessario che una persona sia in possesso di un certo grado di ragionevolezza? Deve possedere il senno di una persona normale. In alcune questioni, per esempio: che abbiamo fatto o meno la cosa giusta, se Dio non è soddisfatto, dovremmo fare come dice Dio: le parole di Dio sono il criterio per ogni cosa. Questo è ragionevole? Questo è il senno che si dovrebbe trovare nelle persone prima di ogni altra cosa. Non importa quanto soffriamo e quali siano le nostre intenzioni, i nostri scopi e le nostre ragioni: se Dio non è soddisfatto, se i Suoi requisiti non sono stati soddisfatti, allora le nostre azioni non sono state indiscutibilmente in linea con la verità, quindi dobbiamo ascoltare Dio e obbedirGli, e non dovremmo cercare di discutere o ragionare con Lui. Quando possiedi questa ragionevolezza, quando possiedi il senno di una persona normale, ti risulterà facile risolvere i tuoi problemi, sarai veramente obbediente e, indipendentemente dalla situazione in cui ti troverai, non disobbedirai, non contrasterai i requisiti di Dio, non analizzerai se ciò che Egli richiede sia giusto o sbagliato, buono o cattivo, sarai in grado di obbedire, risolvendo così il tuo stato di messa in discussione, di ostinazione e di ribellione. Tutti hanno dentro di sé questi stati di ribellione? Questi stati si manifestano spesso nelle persone, che pensano tra sé e sé: ‘Fintanto che il mio approccio, le mie proposte e i miei suggerimenti sono ragionevoli, allora, anche se faccio cose sbagliate, non dovrei essere potato o trattato, e posso rifiutare la potatura e il trattamento’. Questo è uno stato comune nelle persone ed è la principale difficoltà che le rende incapaci di obbedire a Dio. Se le persone comprendono realmente la verità, saranno in grado di risolvere efficacemente tale stato di ribellione. Per quanto le persone tentino di discutere, questa non è la verità. Coloro che sono sprovvisti della verità cercano sempre di discutere con Dio e hanno grandi difficoltà a obbedire” (“Le cinque condizioni necessarie per intraprendere la retta via nella propria fede” in “I discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Dopo aver letto le parole di Dio, il motivo della mia negatività mi è risultato più chiaro: quando la leader ha detto che alcuni irrigatori non erano efficienti, sono diventata negativa perché la mia indole era ostinata e arrogante e avevo grande stima di me stessa. Quando non gradivo l’opinione che qualcuno aveva di me, mi risultava molto difficile accettarlo e sottomettermi. Esteriormente non osavo discutere, ma il mio cuore lo rifiutava. Pensavo di essermi impegnata nel mio lavoro di irrigatrice e di aver fatto del mio meglio. A prescindere da tutto, in cuor mio volevo compiere bene il mio dovere. Fintanto che avevo buone intenzioni, lavoravo sodo e facevo sacrifici, nessuno poteva dire che non fossi efficiente. Sarebbe stato ingiusto nei miei confronti. Ma non ho mai considerato se questo ragionamento fosse o meno la verità, e se il mio dovere fosse effettivamente efficace. Mi impegnavo ma, poiché non capivo la verità ed ero inesperta, quando i neofiti avevano dei problemi reali nella vita o nel lavoro, molte volte sapevo solo dire qualche parola di dottrina per incoraggiarli. Non ero in grado di risolvere i loro problemi con la comunione della verità, facendo capire loro la volontà di Dio o fornendo un percorso di pratica. Inoltre, in certi momenti, il mio lavoro era privo di principi perché non comprendevo la verità, e questo ha causato danni al lavoro della chiesa. Non vedevo le persone e le cose secondo la parola di Dio, né discernevo la vera essenza delle persone, ed ero ciecamente buona con alcuni non credenti, sostenendoli e aiutandoli sempre. Si trattava di molto lavoro per niente. Quei non credenti sono rimasti nella chiesa e hanno diffuso le loro nozioni, disturbando altri nuovi arrivati. A ripensarci, il mio lavoro non aveva portato alcun risultato reale e non aveva alcuna funzione sostanziale rilevante. Quando la leader ha messo a nudo i miei problemi, non solo l’ho rifiutato, ma sono stata negativa, resistente e ribelle. Ero davvero irragionevole! Per come avevo gestito il mio lavoro, avrei dovuto essere grata che la chiesa mi avesse permesso di continuare a irrigare i neofiti. Avrei dovuto rendermi conto di quanto fossi lontana dal compiere il mio dovere all’altezza dei requisiti, dedicarmi di più alla verità, e considerare e riflettere se il mio dovere avesse o meno un qualche effetto concreto, e quali problemi, deviazioni o errori fossero ancora presenti. Questo era l’unico modo per crescere e compiere il mio dovere in modo adeguato.

Ho letto queste parole di Dio. “Esistono dei principi secondo cui Dio Si comporta nei confronti delle persone che sono spesso negative. Dio scruta nell’intimo dell’uomo; quando le persone sono costantemente negative, c’è un problema. Dio ha detto così tanto, ha espresso così tante verità, quindi perché non cercano la verità nelle parole di Dio? Perché non accettano la verità? Sono perennemente scontente di ciò che Dio fa, non mettono minimamente in pratica la verità; quindi, Dio presterà forse loro ancora attenzione? Queste persone non sono forse refrattarie alla ragione? Qual è l’atteggiamento di Dio verso coloro che sono refrattari alla ragione? Li getta da parte e li ignora. Credi in qualunque modo desideri; che tu creda o no, dipende da te; se credi davvero, e persegui, allora otterrai le ricompense; se no credi, non persegui, allora non le avrai. Dio tratta equamente tutti. Se il tuo non è un atteggiamento di accettazione della verità e di sottomissione, e se tu non ti adegui alle prescrizioni di Dio, puoi credere ciò che vuoi; inoltre, se preferisci andartene, puoi farlo subito. Se non vuoi svolgere il tuo dovere, allora, qualunque cosa tu faccia, vattene subito e non fare una scenata penosa. Dio non sollecita simili persone a rimanere. Questo è il Suo atteggiamento” (“Solo quando risolvi le tue nozioni puoi intraprendere il giusto cammino della fede in Dio (3)” in “I discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Leggere le parole di smascheramento di Dio mi ha spaventata e ho percepito che l’indole di Dio non tollera offesa. Non ero in grado di accettare le parole concrete della leader; avevo anzi pensieri irragionevoli e di sfida, ed ero passiva e svogliata nel lavoro. Non accettavo la verità, la disprezzavo! Dio ne era disgustato e odiava il mio atteggiamento verso la verità. L’atteggiamento di Dio verso le persone come me è chiaro: Egli le ripudierà. In realtà non ero nulla, eppure avevo un’opinione così alta di me stessa. Non avevo chiare la levatura, la statura e le capacità lavorative che possedevo, e volevo sempre l’approvazione e l’elogio da parte delle persone. Volevo godere di prestigio agli occhi degli altri ed essere stimata da loro. Ero davvero arrogante e irragionevole! Dopo aver visto chiaramente il mio problema, ho subito pregato Dio: “Dio, non riesco ad ammettere ciò che sono davvero, sono così insensibile. Non voglio continuare a essere così negativa. Ti prego, guidami a compiere bene il mio dovere”.

Poi, ho cercato un percorso di pratica nelle parole di Dio, e ho letto questo passo. “In qualunque caso, la passività non deve essere curata con mezzi passivi e negativi. Alcuni pensano che, se aspettano di essere felici, la loro passività si trasformerà naturalmente in gioia. Questa è una fantasia. Se le persone non accettano la verità, la loro passività non può essere eliminata. Anche se te ne dimentichi e non la percepisci nel tuo cuore, ciò non significa che la passività sia stata estirpata alla radice; non appena ti troverai di fronte all’ambiente giusto, essa ti attaccherà di nuovo: è un caso estremamente comune. Se le persone sono intelligenti e dotate di senno, quando la passività si manifesta, dovrebbero cercare immediatamente la verità, usando l’accettazione della verità come mezzo per curarla. Agendo in questo modo, risolveranno il problema della passività alla radice. Per tutti coloro che sono spesso passivi, ciò è causato dall’incapacità di accettare la verità. […] Se sei precipitato nella passività per via di un’unica cosa, un’unica frase o un’unica idea od opinione e nutri delle rimostranze nel tuo cuore, ciò dimostra che la tua conoscenza della questione è anomala, che hai concezioni e fantasie e che il tuo modo di vedere la questione sicuramente non è in armonia con la verità. Simili momenti ti richiedono di affrontare la questione correttamente, di sforzarti di rovesciare quanto più rapidamente possibile queste nozioni e fantasie errate, di non consentirti di essere ostacolato e fuorviato da tali concezioni precipitando in una condizione di disobbedienza, insoddisfazione e lamentele nei confronti di Dio. È cruciale risolvere la passività in modo rapido e completo. Naturalmente, qualunque sia il mezzo o il metodo, l’atteggiamento migliore è semplicemente ricercare la verità, leggere di più le parole di Dio e presentarsi dinanzi a Lui per ricercare la Sua illuminazione” (La Parola, Vol. 4: Responsabilità di leader e lavoratori). “Non è facile compiere bene il proprio dovere, compiacere Dio, temere Dio ed evitare il male. Ma vi espongo un principio per la pratica: se quando ti succede qualcosa hai un atteggiamento di ricerca e obbedienza, questo ti proteggerà. Il fine ultimo non è proteggerti. È farti capire la verità, consentirti di penetrare nella realtà della verità e farti ottenere la salvezza da parte di Dio; questo è il fine ultimo. Se in ogni tua esperienza hai questo atteggiamento, non riterrai più che compiere il tuo dovere e attuare la volontà di Dio siano parole vacue e frasi fatte; e non ti sembreranno più così gravosi. Invece, prima di rendertene conto, giungerai a capire diverse verità. Se cerchi di fare esperienza in questo modo, di sicuro ne raccoglierai i frutti. Non ha importanza chi sei, quanti anni hai, qual è il tuo grado di istruzione, da quanti anni credi in Dio, quale dovere compi. Se hai questo atteggiamento di ricerca e sottomissione, se fai esperienza in questo modo, in definitiva avrai la certezza di capire la verità e di entrare nella realtà della verità” (La Parola, Vol. 2: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Parte terza”). Le parole di Dio mi hanno fornito un percorso di pratica. Di fronte a cose in conflitto con le proprie opinioni o che provocano emozioni negative, ci si dovrebbe subito presentare davanti a Dio, pregare, cercare la verità e obbedire. Anche se ci si sente offesi o confusi, si deve iniziare col non opporre resistenza né discutere, e col riflettere su quali problemi si abbiano, in quali ambiti non si sia stati efficienti e in cui si potrebbe migliorare o fare di più. Anche se non li si identifica subito, si dovrebbero cercare parole pertinenti di Dio da leggere, o chiedere condivisioni a qualcuno che comprenda la verità. Con questo atteggiamento di accettazione della verità, è facile ottenere l’illuminazione di Dio, riconoscere i propri problemi e sapere a quali principi della verità accedere. In futuro, non posso adottare un atteggiamento negativo e resistente per affrontare le situazioni: non farebbe che danneggiarmi. Anche con molte esperienze, non imparerei mai la lezione e non acquisirei la verità. Non crescerei e non ne trarrei beneficio.

In seguito, quando la leader ha esaminato il mio lavoro, ho visto che il mio atteggiamento negligente, passivo e indolente aveva già influenzato il lavoro della chiesa. Alcuni nuovi arrivati erano stati fuorviati da pastori religiosi, avevano sviluppato nozioni su Dio e abbandonato il gruppo di riunione. Alcuni sono stati fuorviati dalle voci diffuse dal PCC e hanno smesso di frequentare gli incontri. Di fronte a quei problemi, ho avuto molta paura e ho odiato me stessa. Cosa avevo fatto in tutto quel tempo? Nessun lavoro concreto; mi ero solo crogiolata nella mia negatività. Pensavo che il mio stato negativo influenzasse solamente il mio ingresso nella vita. Facevo tutto ciò che il mio dovere richiedeva e non sfogavo la mia negatività, né disturbavo intenzionalmente il lavoro della chiesa. Al massimo facevo del male a me stessa. Ma in realtà vivere nella negatività lasciava irrisolti dei problemi evidenti, disattendevo la responsabilità, mancavo di lealtà verso il mio dovere, e ostacolavo il lavoro della chiesa. Alla luce di questo, mi sono davvero pentita del mio passato. Perché non mi sono precipitata davanti a Dio per cercare la verità appena sono caduta nella negatività? Se avessi cercato la verità e cambiato il mio stato in modo tempestivo, anche se la mia levatura e i problemi di cui mi rendevo conto erano limitati, almeno non sarebbe andata così male. A questo pensiero, il mio cuore si è colmato di rimorso e senso di colpa. Ho pregato Dio, dicendoGli che dovevo rimediare con azioni concrete, e dedicarmi di più alla ricerca dei principi della verità nel mio dovere. Quando ho smesso di vivere nella negatività e ho fatto del mio meglio per svolgere un lavoro pratico, mi sono sentita sollevata e in pace, e il mio stato è tornato normale. Ho saputo imparare dalle situazioni e trarne beneficio. In seguito, nel mio dovere, a volte emergevano problemi e deviazioni nel lavoro, e venivo richiamata e trattata dalla mia leader. Mi sentivo ancora un po’ negativa, ma sapevo che c’era un insegnamento da trarre, e il problema ero decisamente io: non lavoravo secondo i principi. Non potevo continuare a essere ostinata; dovevo cercare la verità e riflettere su me stessa. Con questo atteggiamento, eliminavo subito il mio stato negativo e, ogni volta che la leader mi richiamava e trattava, ero in grado di riconoscere meglio le deviazioni e le mancanze nel mio dovere e di comprendere alcuni principi della verità. Questa esperienza mi ha fatto capire quanto sia fondamentale accettare la verità. Accettando la verità si ha un cammino da seguire e si diventa sempre più efficienti nel dovere.

Sei disposto ad essere una pecora che ascolta la voce di Dio per accogliere il Suo ritorno?

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