Svolgere un dovere esige il perseguimento della verità

11 Giugno 2022

di Song Yu, Paesi Bassi

Alcuni anni fa, ho iniziato a praticare il lavoro di diffusione del Vangelo. Sapevo che poter compiere quel dovere era un’esaltazione da parte di Dio. Ho ringraziato Dio dal profondo del cuore per avermi dato una tale opportunità, e ho deciso di affidarmi a Lui per svolgere bene il mio compito. Quindi, passavo molto tempo ogni giorno a leggere le parole di Dio per munirmi della verità e cercare di afferrare i princìpi. Se non capivo qualcosa, chiedevo semplicemente a qualcuno. Ben presto, ero in grado di compiere il mio dovere da sola. Durante quel periodo, ero estremamente motivata nel mio dovere, e i risultati erano sempre migliori. Tempo dopo, sono stata nominata caposquadra. Ero davvero felice, e mi sono detta: “Devo pagare un prezzo più alto, raddoppiare i miei sforzi, e impegnarmi a diffondere l’opera di Dio degli ultimi giorni a più persone. Solo così dimostrerò di essere responsabile ed efficiente nel mio dovere, e di perseguire la verità. In questo modo, i miei fratelli e le mie sorelle sicuramente mi approveranno e ammireranno”.

Nei mesi successivi, ero già impegnata nel mio dovere praticamente appena sveglia. A volte ero così occupata da dimenticare persino di mangiare. E trascuravo regolarmente i miei devozionali e la lettura della parola di Dio. Avevo la sensazione che i devozionali e la lettura della parola di Dio rubassero tempo al mio dovere, e che questo influisse sulla mia produttività nel mio compito. Nelle riunioni, mentre ascoltavo i fratelli e le sorelle leggere la parola di Dio e fare comunione sulle loro esperienze, pensavo solo al mio dovere. Non riuscivo ad acquietare il mio cuore e a concentrarmi sulla contemplazione della parola di Dio, e tanto meno ad ascoltare gli altri quando condividevano le loro esperienze e la loro comprensione. Non riconoscevo l’indole corrotta che stavo manifestando. Sono diventata sempre più arrogante e non ero in grado di lavorare bene con gli altri nel mio dovere. Quando vedevo che la sorella con cui collaboravo non svolgeva bene il suo lavoro, la guardavo dall’alto in basso. Si occupava di diffondere il Vangelo da due anni, eppure non era brava quanto me; mi sembrava una novizia. Se avessi praticato ancora per un po’, sarei stata sicuramente migliore di lei. A volte, quando pensavo di avere ragione, desideravo seguire le mie idee, quindi non volevo informarla né metterla al corrente. Non avevo voglia di risponderle neanche quando mi chiedeva dei progressi del mio lavoro, per paura che, quando i nostri leader fossero venuti a controllare il lavoro, sarebbe stata lei a raccontare i dettagli di come procedeva, rubando così la scena a me. Inoltre, alla presenza dei leader, dicevo sempre che la sorella con cui facevo coppia era irresponsabile nel suo dovere. Quando i leader hanno saputo del mio stato, hanno fatto comunione con me sulla verità della cooperazione armoniosa, dicendomi che, non discutendo le cose con la mia collaboratrice, disprezzandola e concentrandomi sulle sue mancanze, stavo manifestando arroganza. Ma io non mi conoscevo affatto. Sentivo ancora che la ragione per cui non riuscivamo a lavorare bene insieme era che lei era irresponsabile, quindi la guardavo dall’alto in basso. I leader hanno constatato che non imparavo alcuna lezione quando mi succedeva qualcosa, pertanto mi hanno trattata perché ero troppo arrogante e irragionevole, e mi hanno detto che andare avanti così avrebbe influito sul mio dovere. Mi hanno chiesto di riflettere su me stessa. Mi sono sentita addolorata, e ho pensato: “Resto in piedi fino a tardi ogni giorno per compiere il mio dovere, e sono efficiente nel farlo. Che importanza ha se rivelo un po’ di indole corrotta? Perché vengo trattata in questo modo quando sono così produttiva nel mio dovere?” Mi sentivo infelice, così ho pregato davanti a Dio per chiederGli di guidarmi a comprendere la Sua volontà.

Un giorno, durante i miei devozionali, ho letto la parola di Dio: “Come valutare se una persona persegue o no la verità? L’aspetto principale da guardare è ciò che rivela e manifesta nello svolgimento dei suoi doveri e delle sue azioni. Da questo, si può vedere l’indole delle persone. Dalla loro indole, si può vedere se hanno ottenuto qualche cambiamento o qualche ingresso nella vita. Se una persona, nell’agire, non rivela altro che un’indole corrotta e non possiede nessuna realtà della verità, sicuramente non persegue la verità. Coloro che non perseguono la verità ottengono l’ingresso nella vita? No, affatto. Le cose che fanno ogni giorno, il loro correre di qua e di là, i loro sforzi, la loro sofferenza, il prezzo che pagano, qualunque cosa facciano non è altro che un servizio, ed essi sono dei servitori. Indipendentemente dal numero dei suoi anni di fede in Dio, ciò che conta di più è se una persona ami o no la verità. Si vede ciò che una persona ama e persegue da ciò che più le piace fare. Se la maggior parte delle cose che una persona fa sono conformi ai princìpi della verità e ai requisiti di Dio, allora si tratta di una persona che ama e persegue la verità. Se è in grado di mettere in pratica la verità, e se le cose che fa ogni giorno rientrano nell’adempimento del suo dovere, allora ottiene l’ingresso nella vita e possiede le realtà della verità. Potrà comportarsi in maniera inappropriata in certe questioni, non afferrare pecisamente i princìpi della verità, o avere pregiudizi, o a volte potrà essere arrogante e presuntuosa, persistere sulle proprie opinioni e non riuscire ad accettare la verità; ma, se in un secondo momento è in grado di pentirsi e di mettere in pratica la verità, questo prova senza alcun dubbio che questa persona ha l’ingresso nella vita e persegue la verità. Se, nel corso dello svolgimento del proprio dovere, una persona non manifesta altro che un’indole corrotta, menzogne a volontà, un atteggiamento prepotente, sfrenatezza, estrema arroganza, se detta legge per se stessa e fa tutto ciò che vuole, se, per quanti anni abbia creduto in Dio e per quanti sermoni abbia sentito, alla fine non cambia minimamente la sua indole corrotta, allora di sicuro non è una persona che persegue la verità. In molti credono in Dio per parecchi anni, non sono esteriormente dei malfattori, e compiono alcune buone azioni. Credono in Dio con molto fervore, ma la loro indole di vita resta del tutto immutata, e non hanno nemmeno una piccola esperienza o testimonianza da condividere. Non sono forse persone miserevoli? Dopo tanti anni di fede in Dio, sono privi della minima esperienza e testimonianza. Non sono altro che meri servitori. Sono veramente miserevoli!” (“Solo nella ricerca della verità vi è l’ingresso nella vita” in “I discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Dalla parola di Dio, ho capito che coloro che non perseguono la verità non ottengono alcun ingresso nella vita. Ogni giorno non manifestano altro che un’indole corrotta. Anche se sono capaci di impegnarsi nel loro lavoro, di soffrire e di pagare un prezzo, stanno semplicemente prestando servizio. Non importa da quanti anni credono: queste persone non cambieranno. Stanno rendendo un servizio. Quando ho visto che agli occhi di Dio coloro che non perseguono la verità stanno solo rendendo servizio, mi sono sentita molto triste. Non riuscivo a trattenere le lacrime. Sentivo di essere proprio il tipo di persona che Dio rivelava. Sapevo soffrire e pagare un prezzo ogni giorno nel mio dovere, ma non perseguivo la verità e non mi concentravo sul cambiare la mia indole. Avevo la sensazione che leggere la parola di Dio e pregare Dio regolarmente fosse una perdita di tempo. Nelle riunioni con i miei fratelli e sorelle, non riuscivo ad acquietare il mio cuore e a riflettere sulla parola di Dio, né tanto meno a concentrarmi ad ascoltare gli altri mentre condividevano la loro esperienza e comprensione della parola di Dio. Quando ho rivelato un’indole arrogante nel mio dovere, non mi sono presentata davanti a Dio per cercare la verità ed eliminare quell’indole. Invece, mi sono concentrata sulla mia collaboratrice, ho approfittato delle sue mancanze e non ho capito minimamente me stessa. Quando i miei leader mi facevano notare i miei problemi, io ribattevo e mi discolpavo. Ero addirittura convinta che, avendo svolto il mio dovere in modo efficiente, i leader non avrebbero dovuto trattarmi neanche se avessi rivelato un’indole corrotta. Analizzando le mie azioni e la mia condotta, non vedevo alcuna manifestazione di ricerca della verità. Quando mi succedevano delle cose, non le accettavo da Dio e non ne traevo insegnamento, né ricercavo la verità per risolvere la mia indole corrotta. Non vivevo altro che un’indole satanica. Anche se al momento ero produttiva nel mio dovere, agli occhi di Dio stavo solo facendo sforzi e rendendo un servizio. In passato, pensavo che pagare un caro prezzo ed essere efficiente nel mio dovere significasse che stavo perseguendo la verità e che Dio mi avrebbe approvata. Non mi rendevo conto che era solo un’illusione. Dio giudica se qualcuno persegua o meno la verità non in base alle sue sofferenze e ai suoi sforzi esteriori, ma guarda piuttosto se mette in pratica la parola di Dio e se agisce secondo principio. Se non avessi eliminato la mia indole corrotta, se avessi continuato a interagire con gli altri seguendo la mia indole arrogante, e se avessi compiuto il mio dovere solo per perseguire fama e prestigio, Dio certamente non avrebbe approvato le mie azioni e la mia condotta. Quando me ne sono resa conto, mi sono nutrita della parola di Dio, dei passi che parlano di come risolvere un’indole arrogante, come cooperare armoniosamente e come sfuggire ai vincoli della fama e del prestigio. Attraverso la rivelazione della parola di Dio, ho finalmente visto che la mia indole era davvero molto arrogante. Confrontavo continuamente i miei punti di forza con le debolezze della mia collaboratrice. Mi sentivo sempre migliore di lei e la guardavo dall’alto in basso. Indulgere nel menzionare i suoi difetti di fronte ai nostri leader e sminuirla erano modi di competere con lei per la fama e il prestigio. Una volta capito questo, mi sono aperta propositivamente con lei per tenere condivisione sulla mia corruzione. Gradualmente, io e la mia collaboratrice siamo riuscite a lavorare insieme armoniosamente, e anche il lavoro procedeva più agevolmente. Mi sono anche resa conto che ero così produttiva nel lavoro grazie alla guida di Dio. Non dovevo assumermene il merito per soddisfare la mia ambizione a perseguire fama e prestigio. Dovevo dare tutta la gloria a Dio. Dopo questa esperienza, ero molto riconoscente verso Dio. Senza il giudizio e la rivelazione della parola di Dio, e senza subire potatura e trattamento, non avrei affatto riflettuto su me stessa, e non mi sarei resa conto delle gravi conseguenze che comportava lavorare solo per la fama e il prestigio e non concentrarmi sull’ingresso nella vita. Se avessi continuato così, la mia indole sarebbe diventata sempre più arrogante. Quando ho compreso tutto ciò, ho iniziato a concentrarmi coscientemente sull’ingresso nella vita, scrivendo ciò che manifestavo e a cui pensavo nel mio dovere, e cercavo di nutrirmi delle parole di Dio attinenti all’argomento. Dopo aver praticato in questo modo per un po’, ho sentito che il mio rapporto con Dio era diventato più stretto, ero in grado di fare progressi nei miei doveri e mi sentivo molto soddisfatta.

In seguito, sono stata nominata leader. Sapevo di avere molte lacune, una comprensione superficiale della verità e di non possederne alcuna realtà, quindi temevo di non essere in grado di fare comunione sulla verità per risolvere i problemi, cosa che avrebbe potuto rallentare l’ingresso nella vita dei fratelli e delle sorelle. Così, portavo spesso i miei problemi e le mie difficoltà davanti a Dio in preghiera, cercavo la verità, tentavo di conoscere la mia corruzione e di trovare nella parola di Dio i princìpi secondo cui gestire i problemi. Durante quel periodo, sentivo di guadagnare molto nel mio dovere. Tempo dopo, ho saputo che alcuni leader e lavoratori erano stati severamente potati e trattati per essere stati irresponsabili e inefficienti nei loro doveri, e c’erano state ripetute sostituzioni di alcuni tra i miei collaboratori perché non stavano svolgendo lavoro pratico, e, quando venivano rimossi, a tutti veniva detto il motivo. Ero particolarmente preoccupata che un giorno, se non avessi svolto bene il mio lavoro, sarei stata rimossa e messa a nudo dai miei fratelli e sorelle, e tutti avrebbero saputo esattamente che tipo di persona fossi. Sarebbe stato così imbarazzante! Come avrei affrontato i miei fratelli e le mie sorelle in futuro? Non volevo subire l’imbarazzo di essere smascherata e sostituita. Senza che me ne rendessi conto, ho iniziato a cambiare atteggiamento, e mi sembrava che, quando si è leader, si abbiano gli occhi dei fratelli e delle sorelle sempre puntati addosso, e che si sia controllati anche dai propri collaboratori. Solo se si è efficienti nel proprio dovere si può restare a lungo leader e ottenere il sostegno e l’approvazione di tutti. Se si è improduttivi, è solo una questione di tempo: prima o poi si verrà messi a nudo e scacciati. Così, mi sono impegnata più duramente nel mio dovere. Ogni giorno, appena mi svegliavo al mattino, parlavo con i miei fratelli e sorelle del loro lavoro. Controllavo i loro progressi, indagavo su eventuali problemi o carenze in ogni ambito lavorativo, scovavo le aree in cui non si progrediva, cercavo il modo di risolvere i problemi, e così via. Gradualmente, ho relegato in un angolo della mente la lettura della parola di Dio, l’avvicinarmi a Lui, prendere appunti durante i devozionali, la riflessione su me stessa e la conoscenza quotidiana della mia indole corrotta. A volte mi rendevo conto di manifestare un’indole corrotta, e di dovermi presentare davanti a Dio, nutrirmi della Sua parola e riflettere su me stessa, ma poi consideravo che la lettura della parola di Dio, la riflessione e la contemplazione richiedono tempo; così, per consolarmi, mi dicevo: “L’indole corrotta ha radici profonde e non può essere risolta in pochi giorni. È un processo lungo. Lasciare irrisolta la corruzione che sto rivelando non influenzerà i miei doveri, per ora. In questo momento, compiere il mio dovere in modo produttivo ed efficiente è la cosa più importante. Leggerò la parola di Dio per risolvere il problema quando avrò tempo. Non devo affrettarmi a risolvere subito la mia indole corrotta”. In questo modo, mi tenevo ogni giorno occupata con il mio lavoro. Tempo dopo, la casa di Dio ha richiesto ai leader e ai lavoratori di praticare la scrittura di articoli in cui testimoniare esperienze di vita, ma io non l’ho presa sul serio. Non mi sembrava importante. Svolgevo il mio lavoro bene ed efficientemente, bastava già questo come testimonianza. Inoltre, il mio dovere mi teneva occupata, e non avevo l’energia per scrivere articoli. A volte, mi rendevo conto che il mio stato non era corretto, che non dovevo essere costantemente impegnata nel lavoro e trascurare la mia ricerca della verità e il mio ingresso nella vita. Se avessi svolto così tanto lavoro senza acquisire nessuna verità e senza fare alcun progresso nell’ingresso nella vita, non sarebbe forse stata una perdita? Qundo mi sono resa conto di questo problema, ho avuto un’esplosione di energia. Ho mantenuto la normale pratica devozionale per un periodo di tempo, e mi nutrivo della parola di Dio per risolvere la corruzione che avevo rivelato. Ma, dopo aver continuato così per un po’, quando due dei miei collaboratori sono stati sostituiti per non aver svolto lavoro pratico e per aver bramato le comodità carnali, il mio cuore era improvvisamente di nuovo in fibrillazione. Ho iniziato immediatamente a dare il 120% nel lavoro, per verificare se ci fossero carenze o sviste nel mio dovere, e ho cominciato a lavorare incessantemente. In questo modo, quando i leader superiori mi avessero chiesto dei vari compiti, avrei saputo rispondere prontamente e loro avrebbero constatato che svolgevo lavoro pratico.

Dal momento che ero sempre così occupata con il lavoro e non mi concentravo sull’analizzare e risolvere la mia indole corrotta, sono diventata sempre più arrogante, non cercavo la verità quando accadeva qualcosa, e facevo tutto a modo mio. Uno dei supervisori della produzione video di cui ero responsabile procrastinava spesso il suo dovere e nel gruppo faceva sempre di testa sua, così i miei superiori mi hanno chiesto di rimuoverlo. Tuttavia, secondo me aveva doti e levatura, e la sua sostituzione avrebbe influito sul progresso e sui risultati della produzione video, quindi il tempo passava e io continuavo a non rimuoverlo. Di conseguenza, il video che stavano producendo ha dovuto subire ripetute revisioni, e questo ha ritardato il lavoro della casa di Dio. Alla fine, i miei superiori lo hanno rimosso personalmente. Quando ho visto che la mia arroganza e la mia ostinazione avevano colpito direttamente il lavoro della casa di Dio, ho finalmente acquisito un po’ di consapevolezza. Come avevo potuto essere così arrogante e insistere nel fare di testa mia in una questione così importante? Perché non sapevo pregare Dio e cercare i princìpi? Ho anche pensato al mio stato durante quel periodo. Ogni giorno ero così occupata a lavorare che non mi avvicinavo affatto a Dio. Ero poco attenta alla lettura della parola di Dio. Manifestavo corruzione, ma non riuscivo a risolverla tempestivamente né a cercare la verità e, quando arrivava il momento di gestire i problemi, non pregavo affatto Dio, e mi affidavo solo al mio giudizio soggettivo per risolvere le cose.

Ho capito che ancora una volta vivevo dedicandomi solo al lavoro, senza alcuna ricerca della verità, ed ero molto angosciata, ma non sapevo come rimediare. Un giorno, ho letto nella parola di Dio: “La saggezza più grande è guardare a Dio e fare affidamento su di Lui in tutte le cose” (“I credenti devono iniziare dallo scrutare a fondo le tendenze malvagie del mondo” in “I discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). È vero. Potevo pregare Dio, affidarmi a Lui e chiederGli di guidarmi a conoscere me stessa. Perciò portavo spesso le mie difficoltà davanti a Dio in preghiera. Inoltre, riflettevo e ponderavo costantemente sul motivo per cui questo problema non era ancora stato risolto. Una volta, durante i miei devozionali, ho letto nella parola di Dio: “Nel contesto dell’opera odierna, le persone faranno ancora lo stesso tipo di cose come sono rappresentate dalle parole ‘il tempio è più grande di Dio’. Per esempio, fanno coincidere il proprio lavoro con lo svolgimento del loro dovere; considerano il fatto di rendere testimonianza a Dio e di combattere contro il gran dragone rosso alla stregua di un movimento politico in difesa dei diritti umani, della democrazia e della libertà; stravolgono il loro dovere per sfruttare le proprie competenze ai fini della carriera, ma ritengono che temere Dio e fuggire il male sia solo una dottrina religiosa da osservare; e così via. Questi comportamenti non equivalgono sostanzialmente a ‘il tempio è più grande di Dio’? La differenza è che duemila anni fa le persone conducevano i loro affari personali nel tempio fisico, mentre oggi lo fanno in templi intangibili. Coloro che tengono in gran conto le regole le considerano più grandi di Dio, coloro che amano lo status lo considerano più grande di Dio, coloro che amano la carriera la considerano più grande di Dio, e così via. Tutte le loro espressioni mi spingono a dire: ‘Con le parole, gli uomini lodano Dio come il più grande, ma ai loro occhi ogni cosa è più grande di Lui’. Questo perché appena incontrano, lungo la strada del seguire Dio, un’opportunità per mettere in mostra i loro talenti o per portare avanti i loro affari o la loro carriera, prendono le distanze da Lui e si buttano a capofitto nella loro adorata carriera. Quanto a ciò che Dio ha affidato loro e alla Sua volontà, queste cose sono state accantonate da tempo” (“L’opera di Dio, l’indole di Dio e Dio Stesso III” in “La Parola appare nella carne”). Dalla parola di Dio, ho compreso che la causa principale del mio tenermi costantemente occupata con il lavoro era che stavo perseguendo fama e prestigio. Quando ho visto che alcuni leader e lavoratori erano stati rimossi perché incapaci di svolgere lavoro pratico, ho pensato che, se avessi compiuto più lavoro pratico, non sarei stata sostituita, e così avrei potuto mantenere la mia posizione di leader, non sarei stata smascherata e analizzata dagli altri, e non avrei subìto alcun imbarazzo. Consideravo la mia reputazione e il mio prestigio più importanti della ricerca della verità, quindi ero ansiosa di dedicare più tempo al mio dovere e al mio lavoro. Pensavo che, fintanto che i fratelli e le sorelle avessero visto che seguivo il lavoro e risolvevo i problemi, e che ero una brava leader capace di svolgere lavoro pratico, tutti mi avrebbero sicuramente appoggiata e approvata, e avrei potuto avere un posto nella Chiesa. Nella mia forsennata ricerca di fama e prestigio, ho relegato i requisiti di Dio in un angolo della mente. Dio richiede che le persone perseguano la verità e l’ingresso nella vita, ma io non l’ho preso affatto sul serio. Mi sono aggrappata a ciò che reputavo giusto, e pensavo erroneamente cose come: “L’indole corrotta ha radici profonde, non si può risolvere in fretta un’indole corrotta”, e “Questa poca corruzione non avrà alcun impatto sui miei doveri, i risultati contano di più”, e ancora “Sono troppo occupata con il mio dovere ora, non ho tempo, mi nutrirò della parola di Dio e perseguirò la verità quando avrò tempo”. Ho usato queste giustificazioni e scuse per non concentrarmi sul perseguimento dell’ingresso nella vita, e come pretesto per dedicarmi alla ricerca di reputazione e prestigio. Ho perseguito la mia impresa personale con il pretesto di star adempiendo il mio dovere, e passavo tutto il tempo a pensare di lavorare di più e di produrre maggiori risultati. Volevo usare questo metodo per difendere il mio prestigio e i miei interessi, e per soddisfare le mie ambizioni e i miei desideri. Che cosa spregevole e vergognosa!

Poi, ho letto altri passi della parola di Dio che hanno fatto chiarezza sulla mia ricerca sbagliata. Dio dice: “Dopo che ebbe sperimentato l’opera dello Spirito Santo per molti anni, in lui i cambiamenti furono pressoché inesistenti. Rimase quasi nel suo stato naturale ed era ancora il Paolo di prima. È solo che, dopo aver sopportato le privazioni di molti anni di lavoro, aveva imparato a lavorare e aveva acquisito la perseveranza, ma la sua vecchia natura, che era assai competitiva e mercenaria, rimase invariata. Dopo aver lavorato per molti anni, non conosceva la sua indole corrotta, né si era sbarazzato della sua vecchia indole, che era ancora chiaramente visibile nel suo lavoro. In lui c’era semplicemente più esperienza di lavoro, ma questa, da sola, non riuscì a cambiarlo né a modificare le sue idee sull’esistenza o il senso della sua ricerca. […] Che l’uomo possa essere salvato oppure no non dipende da quanto lavoro svolge o da quanto vi si dedica, bensì dal fatto che conosca l’opera dello Spirito Santo oppure no, che sappia mettere la verità in pratica oppure no e che le sue idee sulla ricerca siano conformi alla verità oppure no” (“Il successo o il fallimento dipendono dalla strada che l’uomo percorre” in “La Parola appare nella carne”). “Se hai svolto molto lavoro e altri hanno ricevuto i tuoi insegnamenti, ma tu non sei cambiato e non hai reso alcuna testimonianza o non hai alcuna vera esperienza, al punto che alla fine della tua vita nulla di ciò che hai fatto rende ancora testimonianza, sei forse una persona che è cambiata? Che cerca la verità? In quel momento lo Spirito Santo ti ha usato ma, quando l’ha fatto, ha utilizzato la parte di te che poteva essere utilizzata per lavorare, e non quella che non poteva esserlo. Se cercassi di cambiare, verresti gradualmente reso perfetto mentre vieni usato. Tuttavia lo Spirito Santo non Si assume alcuna responsabilità del fatto che, alla fine, tu sia guadagnato oppure no, e questo dipende dal modo in cui hai condotto la ricerca. Se non ci sono cambiamenti nella tua indole personale, è perché il tuo punto di vista sulla ricerca è sbagliato. Se non ti viene concessa alcuna ricompensa, è un tuo problema, derivato dal fatto che non hai messo in pratica la verità e che sei incapace di realizzare il desiderio di Dio. Così, nulla è più importante delle tue esperienze personali e niente è più fondamentale del tuo ingresso personale! Alcuni finiranno per dire: ‘Ho svolto molto lavoro per Te e, anche se forse non ho ottenuto risultati degni di nota, sono stato comunque diligente nei miei sforzi. Non puoi proprio farmi entrare in Cielo per mangiare il frutto della vita?’. Devi sapere che tipo di persone desidero; coloro che sono impuri non sono autorizzati a entrare nel Regno, a insudiciare il suolo sacro. Anche se forse hai svolto molto lavoro e lavorato per molti anni, alla fine sei ancora deplorevolmente lurido, pertanto sarà intollerabile per la legge del Cielo che tu voglia entrare nel Mio Regno! Dalla creazione del mondo fino a oggi non ho mai offerto facile accesso al Mio Regno a chi cerca di ingraziarsi il Mio favore. È una regola celeste e nessuno può infrangerla! Devi cercare la vita. Oggi coloro che saranno resi perfetti sono della stessa categoria di Pietro: sono coloro che cercano di cambiare la propria indole e sono disposti a rendere testimonianza a Dio e a fare il proprio dovere di creature di Dio. Solo le persone di questo tipo saranno rese perfette. Se miri soltanto alle ricompense e non cerchi di cambiare l’indole della tua vita, tutti i tuoi sforzi saranno vani e questa è una verità inalterabile!” (“Il successo o il fallimento dipendono dalla strada che l’uomo percorre” in “La Parola appare nella carne”). “Dalla differenza tra le essenze di Pietro e di Paolo dovresti dedurre che tutti coloro che non cercano la vita faticano invano! Tu credi in Dio e Lo segui, perciò in cuor tuo devi amarLo. Devi mettere da parte la tua indole corrotta, cercare di soddisfare il Suo desiderio e compiere il dovere di creatura di Dio. Poiché credi in Dio e Lo segui, dovresti offrirGli ogni cosa, evitare di fare scelte o richieste personali, e soddisfare il Suo desiderio. Poiché sei stato creato, dovresti obbedire al Signore che ti ha creato, perché sei intrinsecamente privo di dominio su te stesso e incapace di controllare il tuo destino. Poiché sei una persona che crede in Dio, dovresti cercare la santità e il cambiamento. Poiché sei una creatura di Dio, dovresti attenerti al tuo compito, stare al tuo posto ed evitare di andare oltre i limiti del tuo dovere. Ciò non serve a vincolarti o a reprimerti attraverso la dottrina, bensì è la strada grazie alla quale puoi fare il tuo dovere, una strada che può, e deve, essere percorsa da tutti coloro che attuano la giustizia” (“Il successo o il fallimento dipendono dalla strada che l’uomo percorre” in “La Parola appare nella carne”). Dopo aver letto la parola di Dio, ho finalmente capito che la mia visione di cosa perseguire nella fede era profondamente erronea. Ottenere o meno l’approvazione di Dio non dipende da quanto lavoro si svolga o da quanto prestigio si abbia all’interno della Chiesa. La cosa fondamentale è se si persegue o no la verità e se si ottiene un cambiamento della propria indole di vita. Se si lavora solo per la reputazione e il prestigio, si può anche mantenere questo prestigio per un certo tempo ma, senza la comprensione della verità e senza un’autentica esperienza di vita, è impossibile restare a lungo nella casa di Dio. Prima o poi si verrà scacciati. Basta pensare a Paolo. Sebbene abbia viaggiato e si sia speso per tanti anni, abbia sofferto molto, predicato il Vangelo e guadagnato molte persone, egli fece tutto per la fama, il prestigio, le ricompense e le corone. Non perseguì affatto la verità e la sua indole corrotta non cambiò. Paolo era estremamente arrogante e competitivo e guardava tutti gli altri apostoli dall’alto in basso. Testimoniò sempre di essere al di sopra degli altri apostoli, ed era talmente arrogante che perse ogni ragione. Paolo non cercò mai di cambiare la sua indole di vita, e non aveva alcuna comprensione della sua natura di ribellione a Dio. Considerava inoltre il suo lavoro e la sua sofferenza come un capitale per condurre transazioni con Dio. La sua indole divenne sempre più arrogante, ed egli testimoniò persino di vivere come Cristo. Paolo percorreva il cammino di ribellione a Dio, quello degli anticristi. Alla fine, offese l’indole di Dio e per questo Egli lo punì. Io avevo sempre perseguito la fama e il prestigio, e non mi ero concentrata sul cambiare la mia indole di vita. Non stavo forse percorrendo lo stesso identico cammino di Paolo? Quando ho visto i miei collaboratori venire rimossi uno dopo l’altro, temevo potesse succedere anche a me, così ho lavorato sempre di più. Quando il mio lavoro produceva qualche risultato, sentivo di aver fatto bene e diventavo sempre più arrogante, e svolgevo il mio dovere senza cercare i princìpi della verità. I miei superiori mi hanno chiesto di sostituire il supervisore alla produzione video, secondo principio, ma io ho persistito nell’attenermi alle mie idee e non ho voluto farlo, ritardando di conseguenza l’avanzamento del lavoro e danneggiando il lavoro della casa di Dio. La mia arroganza e l’insistenza sulle mie idee erano direttamente collegate alla mia costante ricerca di fama e prestigio, e non mi concentravo sull’ingresso nella vita. Più perseguivo la fama e il prestigio, meno posto avevo per Dio nel mio cuore. Non cercavo la verità quando le cose accadevano. Mi affidavo interamente a me stessa. In passato, pensavo che, se avessi svolto più lavoro pratico, non sarei stata sostituita. Ma ora mi rendo conto che, se mi concentro solo sul lavoro, perseguo la reputazione e il prestigio, e non risolvo la mia indole corrotta, posso solo diventare sempre più arrogante e ribelle verso Dio. Se avessi continuato così, sarei stata messa a nudo e scacciata da Dio proprio come Paolo. Dio tratta tutti in modo equo e giusto. A poter entrare nel Regno di Dio sono coloro che perseguono e praticano la verità e cambiano la loro indole di vita. Persone che credono in Dio per molti anni senza il minimo cambiamento nella loro indole di vita, senza guadagnare la minima conoscenza di Dio, o senza ottenere la minima testimonianza di esperienza di vita, non possono entrare nel Regno di Dio. Questo è determinato dall’indole giusta di Dio. Tornando a me, mi sono concentrata solo sul lavoro per difendere la mia reputazione e il mio prestigio, mi sono data motivazioni e scuse per non perseguire la verità, del tipo “L’indole corrotta ha radici profonde e non può essere risolta da un giorno all’altro” e “Questa poca corruzione non avrà alcun impatto sui miei doveri, i risultati nel mio lavoro contano di più”. Nessuna di queste parole era in linea con la verità. L’indole corrotta ha radici profonde e non può essere trasformata tutta in una volta, ma deve essere estirpata a poco a poco perseguendo la verità, e analizzata alla luce della parola di Dio, e poi si deve trovare un percorso di pratica nella parola di Dio. Solo attraverso la pratica e l’esperienza della parola di Dio possiamo gradualmente acquisire la verità e risolvere la corruzione. Se la nostra indole corrotta non viene risolta, possiamo fare cose che intralciano il lavoro della casa di Dio in qualsiasi tempo e luogo. Come potrebbe un’indole corrotta non influire sul nostro dovere? Per via della mia arroganza e del mio desiderio di compiere il mio dovere secondo le mie idee, non ho saputo sostituire tempestivamente quel supervisore che non stava svolgendo lavoro pratico, e ciò ha causato ingenti danni al lavoro. Non è questo un chiaro esempio? Inoltre, usavo sempre il mio dovere come scusa per non nutrirmi delle parole di Dio e per non presentarmi davanti a Dio a riflettere su me stessa. Non stavo forse ingannando me stessa e gli altri? Il processo dell’adempimento del proprio dovere è in realtà il modo migliore per sperimentare l’opera di Dio. L’ingresso nella vita inizia con lo svolgimento del proprio dovere. I vari stati rivelati mentre si compie il proprio dovere, così come le idee e i punti di vista prodotti, possono essere portati davanti a Dio al fine di riflettere, cercare la verità e imparare una lezione. Questo non richiede poi molto tempo. Mi sono concentrata solo sul lavoro, e ho perseguito la fama e il prestigio invece dell’ingresso nella vita. Ero così cieca e ignorante! Resami conto di queste cose, ho giurato davanti a Dio che non avrei più lavorato per la fama e il prestigio, e che avrei perseguito di più la verità e l’ingresso nella vita.

Ho letto queste parole di Dio: “Quando si tratta della vostra fede in Dio, oltre a compiere adeguatamente il vostro dovere, ciò che è fondamentale è comprendere la verità, entrare nella realtà della verità e sforzarsi maggiormente di entrare nella vita. Qualunque cosa accada, ci sono delle lezioni da apprendere, quindi non lasciartele sfuggire. Dovresti fare comunione con gli altri, e allora verrai ispirato e illuminato dallo Spirito Santo, e sarai in grado di comprendere la verità. Attraverso la comunione, avrai un percorso di pratica, saprai come sperimentare l’opera di Dio e, senza che tu te ne renda conto, alcuni dei tuoi problemi si risolveranno, ci saranno sempre meno cose che non riesci a capire chiaramente, e comprenderai la verità sempre di più. In questo modo, la tua levatura crescerà senza che tu te ne renda conto. Devi dedicarti con iniziativa e impegno alla verità e mettere in essa il tuo cuore. […] Coloro che pronunciano sempre vuote parole di dottrina, ripetono slogan meccanicamente, declamano frasi altisonanti, seguono regole e non si concentrano mai sulla pratica della verità, indipendentemente da quanti anni credano, non guadagnano nulla. Chi invece guadagna qualcosa? Coloro che compiono il proprio dovere con sincerità e sono disposti a mettere in pratica la verità, che trattano l’incarico ricevuto da Dio come la loro missione, che dedicano volentieri tutta la loro vita a Dio e non tramano per il proprio interesse, che hanno i piedi ben saldi a terra e obbediscono alle orchestrazioni di Dio. Queste persone sono in grado di afferrare i princìpi della verità nell’adempimento del loro dovere e si sforzano di fare tutto correttamente, e in questo modo raggiungono l’effetto di testimoniare Dio, soddisfacendoNe la volontà. Quando incontrano difficoltà nello svolgimento del loro dovere, pregano Dio e cercano di comprendere la Sua volontà, sono in grado di obbedire alle orchestrazioni e alle disposizioni che Egli impartisce e, in tutto ciò che fanno, ricercano e mettono in pratica la verità. Non ripetono slogan né declamano frasi altisonanti, ma si concentrano solo sul fare le cose con i piedi ben saldi a terra e sull’attenersi meticolosamente ai princìpi. Si impegnano duramente in tutto ciò che fanno, si sforzano di capire tutto, e sono in grado di mettere in pratica la verità in molte questioni; di conseguenza, acquisiscono conoscenza e comprensione, e sono in grado di apprendere delle lezioni e guadagnare veramente qualcosa. E, quando hanno pensieri sbagliati, pregano Dio e ricercano la verità per risolverli; a prescindere da quali verità comprendano, le apprezzano con il cuore e sono in grado di parlare delle loro esperienze e testimonianze. Tali persone, alla fine, acquisiscono la verità” (“L’accesso alla vita è di particolare importanza per la fede in Dio” in “I discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Nella parola di Dio, ho trovato un percorso di pratica per perseguire la verità. Quando succede qualcosa, dobbiamo presentarci davanti a Dio per pregare, riflettere, cercare la verità e conoscere noi stessi. Dobbiamo trattare ogni questione con sincerità e trarne una lezione. Ho messo in pratica l’ingresso in queste cose. Allora, la casa di Dio ha condiviso che i leader e i lavoratori dovrebbero praticare la scrittura di articoli in merito alla loro esperienza di vita, e che, se non sono in grado di parlare della loro testimonianza esperienzale, ebbene, anche se hanno prestigio, non possono essere utili, e prima o poi saranno cacciati via. Allora la volontà di Dio mi era più chiara. La casa di Dio richiede che i leader e i lavoratori perseguano la verità e ottengano l’ingresso nella vita. I leader che non perseguono la verità non possono durare, e prima o poi saranno smascherati e scacciati. In passato, mi occupavo solo del lavoro e non mi concentravo sul mio ingresso nella vita. Non avevo nemmeno scritto un solo articolo di testimonianza degno di questo nome. Infatti, nello svolgimento del mio dovere, avevo attraversato alcuni fallimenti e battute d’arresto, e trattamento e potatura. Avevo spesso manifestato un’indole corrotta. Se volevo perseguire la verità e concentrarmi sul mio ingresso nella vita, allora dovevo iniziare dalla scrittura di articoli. Per prima cosa, ho selezionato le potature e i trattamenti che mi avevano toccata più profondamente e ho riflettuto sul perché esattamente fossi stata potata e trattata. Quando mangiavo, facevo il bucato, e prima di dormire, riflettevo sull’indole corrotta che avevo manifestato, sulle parti della parola di Dio di cui mi ero nutrita, su quali pensieri e punti di vista errati ero arrivata a riconoscere attraverso la parola di Dio, e su quali cammini di pratica avevo trovato. Più pensavo, più tutto mi diventava chiaro; questo ha reso più semplici le lezioni che dovevo apprendere, e ho acquisito una comprensione più pratica della mia indole corrotta. Scrivendo articoli, sentivo di potermi acquietare davanti a Dio, nutrirmi della Sua parola, riflettere e conoscere me stessa: tutto questo è stato incredibilmente utile per il mio ingresso nella vita. Una volta ero così ignorante. Ero convinta che perseguire l’ingresso nella vita e scrivere articoli mi avrebbe fatto solo perdere tempo e influenzato negativamente la produttività del mio dovere. Ora vedo che non mi rende affatto inefficiente, anzi, il mio dovere ne trae beneficio. In passato, avevo sempre lavorato per la reputazione e il prestigio, temendo spesso di poterli perdere. Avevo paura che, se avessi commesso degli errori, i miei leader avrebbero avuto una cattiva impressione di me. Quando si manifestavano carenze e sviste nel mio dovere, e i miei leader mi facevano notare i miei problemi oppure mi potavano e trattavano, ammettevo che quella potatura e quel trattamento erano per il mio bene, per aiutarmi a conoscermi, ma subirli mi spezzava sempre il cuore. Sospettavo inoltre che i miei leader mi ritenessero priva di levatura, di competenza professionale e della minima capacità lavorativa, o che, se avessero scoperto troppi dei miei problemi, sarei stata sollevata dal mio dovere. Spesso mi sembrava di portare un pesante fardello sulla schiena. Quando mi concentravo sull’ingresso nella vita e sull’apprendere lezioni dal mio ambiente ogni giorno, non mi deprimevo così tanto se i leader evidenziavano le carenze e gli errori nel mio lavoro, e non ero sempre preoccupata dell’opinione che avevano di me. Al contrario, riflettevo sempre sul perché avessi carenze nel mio dovere e su quale aspetto della mia indole corrotta o quale delle mie opinioni fallaci avesse causato l’errore; e, una volta che lo capivo, ero in grado di provare rimorso, cercare un percorso nella parola di Dio e cambiare rapidamente le cose. Da quando ho iniziato a praticare in questo modo, il mio dovere non è più stato faticoso come un tempo.

Ho assaporato la dolcezza di concentrarmi sull’ingresso nella vita, quindi mi sono presentata davanti a Dio e ho pregato, dicendo che avrei riflettuto su me stessa sulla base della Sua parola e che avrei perseguito maggiormente la verità. A volte, se il mio dovere mi tiene molto occupata e non ho tempo di nutrirmi della parola di Dio al mattino, allora, durante i pasti o prima di andare a letto, rifletto sullo stato in cui ho vissuto recentemente, su quale corruzione rivelo, e su quali parti della parola di Dio dovrei leggere per riflettere su me stessa. Dopo aver ponderato su queste cose, leggo i passi pertinenti della parola di Dio quando ho tempo. Non penso più, come una volta, che non importa lasciare irrisolti i problemi della mia indole corrotta e che posso risolverli gradualmente in un secondo momento, quando avrò tempo. Col passare del tempo, sento di essere diventata più sensibile ai pensieri che espongo, continuo a riscontrare alcune carenze nel mio dovere, e sono capace di trovare percorsi di pratica nella parola di Dio. Sento ogni giorno di più che perseguire la verità è molto importante nella mia fede in Dio. È fondamentale per noi sperimentare l’opera di Dio in modo concreto e cercare di capire tutto. Fintanto che faremo del nostro meglio, ci assumeremo il fardello del nostro ingresso nella vita e aneleremo alla verità, potremo ricevere la guida di Dio. E saremo anche in grado di ricercare la verità e apprendere una lezione da tutto ciò che accade intorno a noi.

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