61. La verità mi ha indicato la via

di Shizai, Giappone

Dio Onnipotente dice: “Servire Dio non è un compito semplice. Coloro che non hanno cambiato la propria indole corrotta non potranno mai servire Dio. Se la tua indole non è stata giudicata e castigata dalla parola di Dio, essa rappresenta ancora Satana; ciò dimostra che il tuo servizio a Dio è frutto delle tue buone intenzioni e che è basato sulla tua natura satanica. Servi Dio con la tua inclinazione naturale e secondo le tue preferenze personali. Inoltre, sei convinto che le cose che sei disposto a fare siano ciò che compiace Dio mentre le cose che non desideri fare siano invise a Dio, dunque svolgi il tuo lavoro unicamente in base alle tue preferenze. Questo si può forse definire servizio a Dio? Alla fine, la tua indole vitale non cambierà di una virgola, anzi, il tuo modo di servire ti renderà ancora più testardo, e così la tua indole corrotta sarà ancora più radicata. In questo modo, svilupperai interiormente regole sul servizio a Dio fondate principalmente sul tuo carattere e sull’esperienza derivata dal servizio svolto secondo la tua indole. Queste sono le esperienze e gli insegnamenti dell’uomo; questa è la filosofia umana del vivere nel mondo. Persone di questo genere si possono classificare come farisei e funzionari religiosi. Se non apriranno gli occhi e non si pentiranno, allora si trasformeranno sicuramente in falsi cristi e anticristi che inganneranno le persone negli ultimi giorni. I falsi cristi e gli anticristi che furono preannunciati emergeranno tra tali persone” (“Il servizio religioso deve essere ripulito” in “La Parola appare nella carne”). Leggere queste parole di Dio mi ricorda un’esperienza di cinque anni fa. Ero appena stata eletta capo della Chiesa. Ne ero davvero entusiasta e prendevo seriamente il mio incarico. Volevo gestire bene il lavoro della Chiesa. Iniziando a fare il punto sul lavoro dei gruppi, ho scoperto che alcuni membri non vi erano adatti e che i capi-gruppo non prendevano provvedimenti. Alcuni non avevano padronanza dei principi e i capi non fornivano condivisione né aiuto tempestivi, cosa che inficiava il lavoro della Chiesa. La cosa mi ha preoccupato molto, e ho pensato: “Ci sono problemi lampanti ancora irrisolti. Che irresponsabili. Durante la prossima riunione devo davvero far loro un bel discorso e assicurarmi che sappiano dove sbagliano”. Nella riunione successiva, ho chiesto più volte a quei capi-gruppo del loro lavoro e messo in evidenza i difetti e i problemi rilevati. Sapevano che il loro lavoro non era concreto e volevano cambiare, ma non ero ancora soddisfatta. Se non fossi stata severa, sviscerando la questione e trattandoli, non avrei risolto nulla. In tono di rimprovero ho detto che erano superficiali nei loro doveri e non stavano risolvendo problemi pratici, cosa che ostacolava il lavoro della Chiesa, e così via. Finito di parlare, non ho chiesto loro come si sentissero; mi sono congratulata con me stessa, pensando di aver risolto quei problemi. Ma, qualche giorno dopo, un collaboratore mi ha detto: “Un capo-gruppo dice che ha paura di incontrarti, pensa che lo tratterai se rilevi problemi nel suo lavoro”. Ero un po’ turbata, ma poi ho pensato che avevo solo fatto ciò che serviva, per scovare e poi risolvere i problemi, e trattare i capi-gruppo serviva a dar loro una lezione. Così non ci ho dato peso. Nella riunione successiva, ho indagato ancora sul loro lavoro; poi li ho trattati e ho sviscerato la questione quando riscontravo un problema. Ho anche detto, con tutta sicurezza: “Alcuni fratelli hanno paura che il loro lavoro venga messo in discussione. Se svolgete un lavoro pratico, non c’è da aver paura. Solo approfondendo al riguardo i problemi possono essere corretti per tempo”. Dopo la riunione, ho sentito un capo-gruppo dire: “Nel mio dovere, sto ancora imparando e ho molte difficoltà. Volevo risolverle condividendo, invece sono ancora più tesa”. Ero un po’ turbata: era in parte colpa mia se la riunione non era stata fruttuosa. Ma forse dipendeva solo dalla mia bassa levatura se la mia condivisione non era stata chiara. Era normale per un nuovo capo-gruppo sentirsi sotto pressione. Ho risposto: “La tensione è stimolante. Sarebbe strano se non ti sentissi così”. Poi, un mio collaboratore mi ha messa in guardia: i capi-gruppo temevano di essere trattati. “Trattare gli altri in base all’umore non è costruttivo verso i fratelli. Dovremmo condividere di più la verità per risolvere i loro problemi e difficoltà”. Non ci ho dato comunque peso, ritenendo che le mie motivazioni fossero giuste magari ero stata un po’ dura, ma era per senso di responsabilità. Così, a dispetto dei ripetuti avvertimenti dei miei collaboratori, non mi sono mai presentata dinanzi a Dio per meditare su me stessa. Sentivo l’anima diventare sempre più oscura e non riuscivo a percepire l’opera dello Spirito Santo. Soffrivo molto. Solo allora ho riflettuto su me stessa dinanzi a Dio: “Perché nel mio dovere finisco sempre in vicoli ciechi? Perché i miei fratelli si sentono limitati da me? Sto davvero trattando le persone in base all’umore? Ma le mie parole severe sono mirate a far svolgere bene il lavoro della Chiesa. Altrimenti, i miei fratelli e sorelle capirebbero la serietà di tali questioni?” Persino in quel tormento cercavo di giustificarmi. Soffrivo davvero molto.

Dopo aver pregato, ho letto queste parole di Dio: “Come capi e collaboratori nella Chiesa, se desiderate guidare gli eletti di Dio nella realtà della verità e servire come Suoi testimoni, dovete, innanzitutto, avere una comprensione più profonda dell’obiettivo di Dio nel salvare le persone e dello scopo della Sua opera. Occorre che tu comprenda la volontà di Dio e i vari requisiti che Egli richiede alle persone. I tuoi sforzi devono essere pratici: pratica unicamente ciò che comprendi e comunica solo su ciò che sai. Non vantarti, non esagerare e non fare osservazioni irresponsabili. Se esageri, la gente ti detesterà e finirai per sentirti biasimato; questo è del tutto fuori luogo. Quando offri la verità agli altri, non è necessario che li tratti e li rimproveri perché la ottengano. Se tu non hai la verità e non fai altro che trattare e rimproverare gli altri, essi ti temeranno; questo, però, non significa che comprendano la verità. In determinate attività di carattere amministrativo, ed entro certi limiti, ti è lecito trattare gli altri, potarli e disciplinarli. Se, però, non sei in grado di offrire la verità e sai solo essere prepotente e redarguire gli altri, la tua corruzione e la tua abiezione saranno rivelate. Con il passare del tempo, via via che le persone non riescono a ottenere l’offerta di vita o delle cose pratiche da te, arriveranno al punto di detestarti e provare disgusto nei tuoi confronti. Coloro che sono privi di discernimento impareranno delle cose negative da te; impareranno a trattare e a potare gli altri, ad andare in collera e a perdere le staffe. Ciò non equivale forse a guidare gli altri sulla via di Paolo, su una via che conduce alla perdizione? Non equivale forse a compiere un’azione malvagia? Il tuo lavoro dovrebbe concentrarsi sul comunicare la verità e offrire la vita agli altri. Se tutto ciò che fai consiste nel trattare ciecamente gli altri e nel far loro la predica, come potranno mai comprendere la verità? Con il passare del tempo, la gente capirà chi sei veramente e ti abbandonerà. Come puoi pensare di portare gli altri dinanzi a Dio in questo modo? Come può essere questo svolgere il proprio lavoro? Perderai tutti se continui a lavorare in questo modo. Quale lavoro speri dunque di compiere? Alcuni capi sono incapaci di comunicare la verità per risolvere i problemi. Tutto quello che fanno, invece, è trattare ciecamente gli altri e sfoggiare il loro potere, in modo che gli altri li temano e obbediscano loro; tali persone sono falsi capi e anticristi. Coloro la cui indole non è cambiata sono incapaci di eseguire il lavoro della Chiesa e non sono in grado di servire Dio” (“Solo coloro che possiedono la verità realtà possono condurre” in “Registrazioni dei discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Le parole di Dio hanno rivelavano in pieno la mia condizione. Era proprio così che svolgevo il mio dovere. Invece di condividere sulla verità per gestire i problemi, trattavo e rimproveravo gli altri perdendo la calma, così loro si sentivano limitati e, per paura, mi evitavano. E facevo anche ripugnanza a Dio, poiché vivevo nella mia indole corrotta. Avevo perso l’opera dello Spirito Santo ed ero sprofondata nell’oscurità. Ripensando a quel periodo, quando riscontravo problemi nei doveri dei miei fratelli, raramente cercavo la verità o trovavo parole di Dio specifiche da condividere, e non indirizzavo nessuno di loro verso un cammino di pratica. Semplicemente li riprendevo e rimproveravo con la mia indole arrogante. Neppure quando ho capito che si sentivano soffocati da me ho meditato su me stessa. Per me, significava che mi assumevo la responsabilità del mio dovere, avevo riguardo per la volontà di Dio e risolvevo problemi pratici. Attraverso i miei collaboratori, Dio mi ha ammonito a non trattare le persone secondo l’umore, ma io ho fatto finta di nulla, con il risultato che alcuni erano diventati negativi. Mi temevano ed evitavano. Neppure il lavoro della Chiesa stava andando bene. Dio richiede che capi e lavoratori operino innanzitutto condividendo sulla verità. I fratelli e le sorelle devono prima comprendere la verità per poter poi riconoscere la loro indole corrotta e la verità della loro corruzione, e solo allora sono spinti a mettere in pratica le parole di Dio e a compiere bene il proprio dovere. Eppure ero ancora convinta di dover essere dura nel mio lavoro, implacabile nel rimproverare se riscontravo problemi: solo così gli altri avrebbero identificato e corretto i loro problemi. Credevo fosse l’unico modo per ottenere risultati. Poi ho realizzato l’assurdità di tale prospettiva! Operando in quel modo, stavo approfittando della mia posizione e rimproveravo e limitavo le persone arrogantemente. Non stavo risolvendo i problemi degli altri condividendo sulla verità. Dio richiede che i capi condividano sulla verità per risolvere i problemi dei fratelli, che si mettano al loro stesso livello, che condividano sulle parole di Dio basandosi sulle difficoltà delle persone, e che espongano la propria esperienza e comprensione per guidare e aiutare gli altri. Devono trattare o mettere a nudo qualcuno solo in base alla condivisione sulla verità, e devono evidenziare l’essenza di un problema affinché le persone capiscano cosa Dio richiede, identifichino i propri problemi e ne comprendano la natura, le pericolose conseguenze che ne derivano, e sappiano come agire in linea con la verità e compiere il proprio dovere secondo le richieste di Dio. Ma non avevo svolto il mio dovere come Dio richiedeva. Non ho ascoltato gli avvertimenti dei miei collaboratori, e ancor meno ho riflettuto sulla natura e le conseguenze dei miei rimproveri mossi dalla mia indole satanica. Per giustificarmi, dicevo che era per il loro bene e per il lavoro della Chiesa. Non svolgevo rettamente il mio incarico, e non solo non facevo del bene agli altri, ma di fatto li limitavo. Si sentivano tutti infelici e soffocati. Non li stavo forse danneggiando? Stavo compiendo il male! Non avrei creduto che lavorare secondo la mia indole satanica avrebbe avuto conseguenze così gravi. Rimpiangevo davvero di averli trattati e rimproverati in quel modo. Mi sono subito presentata dinanzi a Dio per pregare e cercare, e ho pensato: cosa mi aveva portata a compiere il male senza neppure accorgermene?

Poi, ho letto queste parole di Dio: “Se davvero possiedi la verità dentro di te, il cammino che percorri sarà naturalmente la retta via. Senza la verità, è facile commettere il male, e lo commetterai tuo malgrado. Per esempio, se in te ci fossero arroganza e presunzione, ti sarebbe impossibile astenerti dallo sfidare Dio; ti sentiresti costretto a farlo. Non lo faresti intenzionalmente, ma saresti guidato dalla tua indole arrogante e presuntuosa. La tua superbia e il tuo orgoglio ti porterebbero a disprezzare Dio e a considerarLo privo di qualsiasi importanza; ti indurrebbero a esaltare te stesso, a metterti costantemente in mostra e, alla fine, a sederti al Suo posto e a rendere testimonianza per te stesso. A lungo andare, trasformeresti le tue idee, la tua mentalità e le tue nozioni in verità da adorare. Guarda quanto male commettono le persone sotto il dominio della loro natura arrogante e presuntuosa!” (“Solo perseguendo la verità si può conseguire un cambiamento di indole” in “Registrazioni dei discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Le parole di Dio hanno rivelato le radici della mia malvagità: ero preda della mia natura arrogante e boriosa. A causa di quella natura, ho sempre pensato di essere più responsabile degli altri, perciò li tiranneggiavo. Quando nel lavoro dei miei fratelli notavo un errore o una svista, li guardavo dall’alto in basso, approfittando della mia posizione per rimproverarli e trattarli. Non ero comprensiva né solidale. Controllata dalla mia natura arrogante, ero sicurissima di me stessa, convinta che l’unico modo di risolvere i problemi fosse trattare le persone con severità. Proponevo come verità le mie nozioni e fantasie. Anche quando vedevo che il mio modo di lavorare era soffocante per gli altri, restavo sulle mie posizioni, restia ad ascoltare i mie fratelli e sorelle. Anche quando i miei collaboratori mi mettevano in guardia, non meditavo su me stessa. Il mio tono era solo lievemente brusco, a mio avviso, e loro non riuscivano a essere trattati. Svolgevo il mio dovere sulla base della mia indole arrogante e satanica, danneggiando i fratelli e intralciando il lavoro della Chiesa. Non avevo fatto altro che oppormi malvagiamente a Dio!

In seguito, ho letto queste parole di Dio: “Servi Dio con la tua inclinazione naturale e secondo le tue preferenze personali. Inoltre, sei convinto che le cose che sei disposto a fare siano ciò che compiace Dio mentre le cose che non desideri fare siano invise a Dio, dunque svolgi il tuo lavoro unicamente in base alle tue preferenze. Questo si può forse definire servizio a Dio? Alla fine, la tua indole vitale non cambierà di una virgola, anzi, il tuo modo di servire ti renderà ancora più testardo, e così la tua indole corrotta sarà ancora più radicata. In questo modo, svilupperai interiormente regole sul servizio a Dio fondate principalmente sul tuo carattere e sull’esperienza derivata dal servizio svolto secondo la tua indole. Queste sono le esperienze e gli insegnamenti dell’uomo; questa è la filosofia umana del vivere nel mondo. Persone di questo genere si possono classificare come farisei e funzionari religiosi. Se non apriranno gli occhi e non si pentiranno, allora si trasformeranno sicuramente in falsi cristi e anticristi che inganneranno le persone negli ultimi giorni. I falsi cristi e gli anticristi che furono preannunciati emergeranno tra tali persone. Se coloro che servono Dio seguono il proprio carattere e agiscono secondo la propria volontà, corrono il rischio costante di essere eliminati. Coloro che sfruttano l’esperienza acquisita nei loro molti anni al servizio di Dio per irretire i cuori delle persone, per ammonirle e controllarle, per elevare sé stessi, senza mai pentirsi, confessare i propri peccati né rinunciare ai vantaggi della propria posizione, cadranno dinanzi a Dio. Sono individui simili a Paolo, che approfittano della loro superiorità di grado e fanno sfoggio delle proprie qualifiche; Dio non porterà alla perfezione gente come questa poiché questo genere di servizio interferisce con l’opera di Dio” (“Il servizio religioso deve essere ripulito” in “La Parola appare nella carne”). Queste parole hanno colto nel segno, ho percepito che l’indole di Dio non tollera offesa. L’ho visto nei miei anni di fede, non avevo ricercato i principi della verità, ma solo compiuto il mio dovere a modo mio. Ero sfrenata nella mia indole arrogante, rimproverando e limitando le persone dalla mia posizione di potere, e ho finito per limitare gli altri. Soffrivano. Soffocavano. Ero così priva di umanità. Non solo non ero riuscita a risolvere i loro problemi pratici, ma avevo intralciato il loro ingresso nella vita e il lavoro della Chiesa. Quello era forse compiere il mio dovere? Non ero un lacchè di Satana? Avevo sempre creduto giuste le mie ragioni, di avere a cuore il lavoro della Chiesa, ma poi ho capito che un po’ di entusiasmo e di dottrina non bastavano a soddisfare Dio. Senza accettare il giudizio e il castigo delle parole di Dio, la mia indole satanica non poteva cambiare, e non avrei lavorato secondo il volere di Dio. Lo avrei solo avversato e compiuto il male mio malgrado. Ho pensato ai falsi capi e agli anticristi che erano stati eliminati. Non accettavano il giudizio e il castigo delle parole di Dio né la pratica della verità, svolgevano il loro dovere con indole satanica, così arroganti, presuntuosi e boriosi, trattando e rimproverando le persone arbitrariamente, altezzosi e dispotici. Non facevano che danneggiare gli altri, ostacolando e demolendo il lavoro della Chiesa. Hanno solo compiuto il male, opponendosi a Dio! È proprio come ha detto il Signore Gesù: “Molti Mi diranno in quel giorno: ‘Signore, Signore, non abbiamo noi profetizzato in nome Tuo e in nome Tuo cacciato demòni e fatto in nome Tuo molte opere potenti?’ Allora dichiarerò loro: ‘Io non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da Me, malfattori!’” (Matteo 7:22-23). Ero un po’ spaventata. Continuando a operare secondo la mia indole satanica, avrei solo turbato il lavoro della Chiesa e sarei stata condannata ed eliminata da Dio, proprio come i malvagi che Gli si opponevano. Poi ho capito che l’assenza di risultati nella mia vita di Chiesa e nel mio dovere indicava che Dio mi metteva a nudo, e che dovevo presentarmi dinanzi a Lui per meditare su me stessa e pentirmi. Ero così arrogante, e senza il giudizio delle parole di Dio, che mi hanno messa a nudo, e senza ciò che i fatti dimostravano, non avrei mai potuto sottomettermi. Né avrei capito quanto fosse rischioso svolgere il mio dovere secondo la mia indole satanica. In quel momento ero davvero commossa: non potevo andare avanti così. Dovevo ricercare la verità per eliminare la mia corruzione.

In seguito ho letto questo tra le parole di Dio: “Quando ti capita un problema, devi mantenere la calma, adottare un approccio corretto e operare una scelta. Dovresti imparare a usare la verità per risolvere la questione. In tempi normali, a cosa serve comprendere alcune verità? Non serve per riempirti lo stomaco o per fornirti semplicemente qualcosa da dire, né per risolvere i problemi altrui. Serve soprattutto a risolvere i tuoi problemi, le tue difficoltà; solo dopo aver risolto le tue difficoltà potrai risolvere quelle degli altri” (“Le persone confuse non possono essere salvate” in “Registrazioni dei discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). “Dovete avere una comprensione delle persone con le quali comunicate e dovete condividere riguardo alle questioni spirituali della vita; soltanto allora potrete fornire agli altri la vita e compensare le loro inadeguatezze. Non dovete parlare loro con un tono di rimprovero: fondamentalmente, è la posizione sbagliata da assumere. Nella condivisione dovete avere una comprensione delle questioni spirituali, dovete avere saggezza e saper capire cosa c’è nel cuore degli altri. Se volete servire gli altri, dovete essere il giusto tipo di persona e condividere con tutto ciò che avete” (Capitolo 13 di “Discorsi di Cristo al principio” in “La Parola appare nella carne”). Attraverso le parole di Dio ho compreso che, per risolvere i problemi altrui, dobbiamo prima praticare ed entrare nelle parole di Dio. Dobbiamo ricercare la verità ed eliminare la nostra corruzione: è fondamentale. È importante discernere la nostra indole corrotta così, se qualcuno rivela la stessa corruzione, sapremo come aiutarlo, come condividere sulla nostra esperienza e comprensione per mostrargli un cammino di pratica. Sapremo come approcciarci correttamente agli altri e capiremo che la corruzione che vediamo negli altri non è altro che la stessa che abbiamo in noi. Allora non ci riterremo migliori degli altri, ma sapremo condividere alla pari. È questo l’unico modo di condividere apportando loro beneficio. E invece io cosa facevo? Non mi concentravo sul mio ingresso né riflettevo sui miei problemi. Tutt’altro: lavoravo per lavorare, come fossi priva di corruzione. Mi preoccupavo di risolvere i problemi degli altri e, quando la mia condivisione non era d’aiuto, li rimproveravo con sufficienza. Non vivevo una parvenza umana. Ero simile a un demone. Ero disgustosa e spregevole agli occhi di Dio e ripugnante a quelli degli altri. La realtà era che quei fratelli volevano compiere bene il loro dovere ma non sapevano come, poiché non comprendevano a pieno i principi. Quando ci sono errori o mancanze nel lavoro, dovremmo essere comprensivi e indulgenti, guidando e aiutando gli altri con più positività, così da ricercare la verità e risolvere i problemi insieme. Dovremmo rimproverare solo chi è consapevolmente trascurato nel suo dovere. Non dobbiamo adottare lo stesso approccio per tutte le situazioni. Compreso ciò, il mio cuore si è illuminato e ho capito come avrei dovuto compiere il mio dovere da lì in poi.

Non molto dopo, ho saputo che c’era una capo-gruppo di buona levatura e con una genuina comprensione della verità, che sapeva risolvere alcuni problemi pratici condividendo sulla verità ma si sentiva un po’ debole e fuggiva di fronte ai problemi e alle difficoltà. Appena sentito ciò, avevo di nuovo i nervi a fior di pelle, pensavo non stesse prendendo il suo dovere seriamente e che dovevo trattarla con durezza. Poi di colpo ho capito che ero di nuovo accecata dalla mia indole arrogante. Ho subito pregato Dio e mi sono decisa a praticare secondo le Sue parole, stavolta. Ho cercato quella capo-gruppo e le ho parlato con il cuore in mano per capire la sua situazione e le sue difficoltà. Ho trovato le parole di Dio pertinenti e ho condiviso sulle mie esperienze personali. Ha capito di non impegnarsi a sufficienza nell’incarico datole da Dio, e voleva cambiare. Mi ha davvero commosso vederla capace di meditare su se stessa e desiderosa di cambiare. Sono giunta a capire che un capo della Chiesa debba condividere sulla verità per istruire veramente gli altri. È l’unico modo per giovare alla vita degli altri.

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