Gli affetti devono essere improntati ai princìpi

26 Dicembre 2022

Da bambina, i miei genitori e gli insegnanti mi hanno insegnato a essere una brava persona e a praticare la gratitudine, come dice il proverbio: “Ripaga una goccia di gentilezza con una fontana di riconoscenza”. Quindi, fin dall’infanzia, questo è stato il mio principio per relazionarmi con gli altri. Soprattutto quando gli altri erano gentili con me, facevo di tutto per ripagarli doppiamente. Col tempo, ho ricevuto approvazione e lodi dalla maggior parte delle persone che mi circondavano, e la mia famiglia e i miei amici percepivano il mio affetto e volevano relazionarsi con me. Dopo aver iniziato a credere in Dio, interagivo con i miei fratelli allo stesso modo. Pensavo che comportarmi così mi rendesse una brava persona dotata di coscienza. Solo grazie alle circostanze che Dio ha predisposto per smascherarmi e a ciò che la parola di Dio rivela ho capito che queste idee della cultura tradizionale non sono la verità, e non sono i criteri secondo cui dobbiamo agire e comportarci.

A settembre 2018, sono stata rimossa dal ruolo di leader per non aver svolto lavoro pratico. In quel momento, ero molto negativa e debole, ma sorella Li, un supervisore amministrativo, mi ha inviato molti passi della parola di Dio per sostenermi e aiutarmi, e la cosa mia ha commossa. Sentivo che sorella Li non solo non mi disprezzava, ma mi incoraggiava e aiutava. In seguito, mi ha assegnata al lavoro amministrativo. Era molto premurosa con me, e prendeva anche l’iniziativa di chiedermi idee e opinioni in merito al nostro dovere. Vedere che mi stimava così tanto ha ulteriormente aumentato la mia gratitudine per lei. In seguito, un leader della chiesa ha chiesto delle valutazioni su di me, e alcuni fratelli hanno detto cose che non mi rendevano giustizia: sorella Li era a conoscenza dell’episodio e ha fatto chiarezza seduta stante. Per questo le sono stata ancora più grata, poiché aveva parlato in mia difesa in un momento critico e salvato la mia immagine. Anche se a parole non le ho detto nulla per ringraziarla, desideravo sempre trovare un’occasione per farlo.

Ma, non molto tempo dopo, è stata rimossa perché non svolgeva lavoro pratico, e come capogruppo sono stata scelta io. Seguendo il lavoro di sorella Li, ho notato che spesso era distratta e disattenta nel compierlo. Le ho chiesto con tono gentile: “Sorella Li, perché sei così negligente nel tuo dovere?” A quel punto, invece di riflettere su se stessa, ha risposto: “Sono vecchia e ho una pessima memoria”. In seguito, la mia collaboratrice ha notato che sorella Li continuava a distrarsi spesso nel suo dovere e l’ha richiamata più volte, ma lei non è affatto cambiata. Me ne sono resa conto anch’io, e volevo trovare il momento giusto per farglielo notare. Ma poi ho ricordato che, quando ero stata rimossa per la prima volta, ero in cattivo stato, e lei mi aveva aiutata e sostenuta con molta gentilezza. Ora, lei era appena stata sostituita; quindi, se le avessi fatto notare i suoi problemi in quel momento, non mi avrebbe forse ritenuta spietata? Inoltre, era stata appena sostituita ed era in cattivo stato, quindi i suoi errori erano perdonabili. Dovevo aiutarla e sostenerla con amore e darle il tempo di cambiare. Da allora, quando sorella Li non svolgeva bene il lavoro, io e la mia collaboratrice ce ne occupavamo al posto suo. Temendo che dimenticasse qualcosa, spesso le facevo da promemoria, condividevo con lei e mi informavo sul suo stato. Non è riuscita a cambiare il suo stato, anzi, è peggiorata. In diverse discussioni riguardo il lavoro, i suoi suggerimenti non erano in linea con i princìpi e la maggior parte dei fratelli e delle sorelle non li approvava, ma lei insisteva che il suo punto di vista era giusto e obbligava gli altri ad accettarlo, e questo rendeva quasi impossibile discuterne. Volevo davvero richiamarla, ma ho considerato anche che era stata sostituita da poco e che doveva essere infelice. Esporre i suoi problemi in quel momento non sarebbe stato come mettere sale sulla ferita? Così ho lasciato correre, sperando che col tempo se ne rendesse conto da sola. Alla luce di questo, non le ho fatto alcun richiamo, e ho cercato di coinvolgerla meno nelle discussioni di lavoro. Ma lei, invece di riflettere su se stessa, mi ha attaccata indirettamente, dichiarando che ignoravo le sue opinioni. Quando finalmente ho visto che non aveva alcuna conoscenza di se stessa, ho colto la palla al balzo e l’ho accusata di rimando, dicendole: “Sorella Li, sei troppo arrogante e presuntuosa. Dovresti davvero riflettere su te stessa”. Ha indurito un po’ la sua espressione e abbassato la voce. Di colpo, mi sono sentita triste. Forse avevo leggermente esagerato a trattarla così? Dopo tutto l’aiuto che mi aveva dato in passato, ero stata un po’ troppo crudele? Ho iniziato a sentirmi in colpa. Qualche giorno dopo, notando che spesso facevamo io e la mia collaboratrice il lavoro di sorella Li, il supervisore ci ha chiesto come lei svolgesse il suo dovere. La domanda mi ha messa in ansia. Se avessi risposto sinceramente sullo stato di sorella Li, avrebbe potuto essere trasferita. Era solamente grazie a lei che mi era stato assegnato il lavoro amministrativo, di solito mi trattava bene, e mi aiutava e sosteneva nei momenti cruciali. Se fosse stata rimossa mentre io ero la capogruppo, non mi avrebbe ritenuta troppo crudele e spietata? Per farle tenere il suo lavoro, ho scritto del suo comportamento con obiettività, ma poi ho aggiunto: “Questi comportamenti sono dovuti al suo cattivo stato dopo la recente sostituzione. Sta consapevolmente cercando di cambiare”. In seguito, per evitare che venisse destituita, in diverse riunioni ho appositamente fatto comunione per aiutarla con il suo stato, ma lei continuava a essere negligente come sempre, ed emergevano costantemente problemi nel suo dovere. Una volta, ha addirittura fatto degli acquisti non necessari senza consultare nessuno, e il prezzo era molto più alto del solito. Ero infuriata e volevo trattarla ma, a causa del nostro rapporto passato, ho mantenuto la calma. L’ho semplicemente convinta a non farlo di nuovo e a prestare più attenzione nel suo dovere. Ha detto che non lo avrebbe rifatto, e non ho aggiunto altro. In quel periodo, i fratelli e le sorelle continuavano a parlarmi di problemi nel suo lavoro. Volevo rimproverarla e trattarla ma, quando le ero davanti, non riuscivo ad aprire bocca. Un paio di volte sono stata sul punto di parlare, ma poi mi sono morsa la lingua. In seguito, il supervisore ha saputo di come sorella Li stava svolgendo il suo dovere. L’ha valutata insieme agli altri in base ai princìpi e ha stabilito che non era adatta a continuare a svolgere il lavoro amministrativo, e mi ha esortata a sostituirla al più presto. Ma sorella Li era appena stata destituita dal ruolo di capogruppo. Se ora fosse stata rimossa dal suo attuale dovere, come l’avrebbe presa? Sarebbe stata in grado di sopportarlo? In quel momento, ho ripercorso nella mente tutte le occasioni in cui mi aveva aiutata in passato. In quei giorni, quando pensavo di affrontarla, mi sentivo depressa e infelice. Per diverse notti mi sono rigirata nel letto, senza dormire. Mi sentivo male come quando ero stata rimossa io. Non facevo che pensare: “In passato è stata gentile con me, ma ora devo personalmente sostituirla e smascherare il suo comportamento. Penserà che sono un’ingrata e nutrirà risentimento per questo?” Per evitare quella condanna interiore, volevo chiedere al supervisore di condividere con sorella Li, mentre io, in disparte, dicevo qualcosa, o magari con una scusa non andare affatto. Ma sapevo che simili motivazioni erano spregevoli e vergognose, quindi ero davvero combattuta. In preda alla tristezza, ho pregato Dio, dicendo: “Dio, so che è giusto sostituire sorella Li, ma perché mi risulta così difficile? Dio, qual è il mio problema? Ti prego, guidami a conoscere me stessa”.

Dopo aver pregato, mi sono chiesta perché non mi risultasse così difficile sostituire altre persone e fossi invece così riluttante a rimuovere sorella Li. Nella mia ricerca, ho letto queste parole di Dio: “Alcune persone sono estremamente sentimentali; ogni giorno, in tutto quello che dicono e in ogni comportamento con gli altri, vivono secondo le loro emozioni. Provano affetto per questa o quella persona e ogni giorno si sentono obbligati a ripagare qualche favore e ricambiare dei sentimenti positivi; tutto quello che fanno viene vissuto nella sfera emozionale. […] Si potrebbe dire che le emozioni sono il fatidico difetto di queste persone. Tutto ciò che fanno è governato dalle loro emozioni, sono incapaci di praticare la verità, o di agire secondo principio, e sono spesso inclini a ribellarsi a Dio. Le emozioni sono la loro più grande debolezza, il loro difetto fatidico, e sono interamente in grado di portarle alla rovina. Le persone eccessivamente emotive sono incapaci di mettere in pratica la verità o di obbedire a Dio. Sono preoccupate della carne, sciocche e confuse. Tali persone sono particolarmente sentimentali di natura e vivono secondo le loro emozioni” (“Come conoscere la natura umana” in “I discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). “Cosa caratterizza le emozioni? Certamente nulla di positivo. Si tratta di un’attenzione per le relazioni fisiche e il soddisfacimento delle predilezioni della carne. Fare favoritismi, giustificare gli altri, le attenzioni, le coccole e gli assecondamenti sono annoverati tra le emozioni. Alcuni danno grande importanza alle emozioni, reagiscono a qualsiasi cosa accada loro in base alle proprie emozioni; in cuor loro sanno benissimo che è sbagliato, eppure sono incapaci di essere obiettivi, tanto meno di agire secondo i principi. Quando le persone sono sempre governate dalle emozioni, sono in grado di mettere in pratica la verità? È estremamente difficile. L’incapacità che molti hanno di mettere in pratica la verità deriva dalle emozioni; essi considerano le emozioni estremamente importanti, le mettono al primo posto. Queste sono forse persone che amano la verità? Certamente no. Che cosa sono le emozioni, in sostanza? Sono un tipo di indole corrotta. Le manifestazioni delle emozioni possono essere descritte con diverse parole: favoritismo, iperprotettività, mantenimento di relazioni fisiche, parzialità; ecco cosa sono le emozioni” (“Cos’è la verità realtà?” in “I discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Solo dopo aver letto le parole di Dio, mi sono resa conto che rimuovere sorella Li mi causava tanto dolore, imbarazzo e preoccupazione perché il mio affetto per lei era troppo forte e mi sentivo sempre limitata dalle mie emozioni. Pensavo che, poiché sorella Li mi aveva aiutata ed era stata gentile con me, dovessi esserle grata. Ma, vedendo che era negligente nel suo dovere, lenta sul lavoro, e che si rifiutava di cambiare, sapevo chiaramente che avrei dovuto potarla e trattarla, ma temevo di danneggiare la sua autostima e di suscitare in lei risentimento nei miei confronti, così mi sono limitata a parlarle con delicatezza e ho lascato correre la questione. Aveva opinioni errate, ma insisteva che le persone la ascoltassero e le obbedissero, e questo ha spesso ostacolato le discussioni di lavoro, causando un grave disturbo. E per tutto il tempo io non sono riuscita a smascherarla o a trattarla. Quando il supervisore ha chiesto di come sorella Li svolgesse il suo dovere, temevo che sarebbe stata rimossa, così ho mentito dicendo che stava cercando di cambiare, sperando di confondere il supervisore e renderle impossibile un giudizio corretto. Quando ho visto che sorella Li svolgeva il suo dovere senza princìpi e sprecava le offerte, non l’ho rimproverata, ma protetta e assecondata. Ora dovevo sostituirla e smascherare il suo comportamento, e volevo chiedere al supervisore di farlo. Le mie emozioni erano troppo forti e mancavo di testimonianza di pratica della verità. Per proteggere sorella Li ed evitare che si risentisse e mi considerasse un’ingrata, ho continuato ad assecondarla, senza alcun riguardo per il lavoro della casa di Dio. Vivevo secondo le emozioni, pensavo alla sua carne e proteggevo il nostro rapporto. Credevo addirittura che questo significasse aiutarla con amore, ma in realtà mi attenevo alle filosofie mondane. Purché sorella Li mi approvasse, avrei danneggiato gli interessi della casa di Dio. Facevo tutto in modo egoistico. Ero davvero malvagia e spregevole! Provavo profondo rimorso. Agivo in base alle emozioni, danneggiando il lavoro della casa di Dio e portando Dio a odiarmi. Se avessi continuato ad agire in base alle emozioni e a non praticare la verità, un giorno sarei stata scacciata.

Dopo, mi sono chiesta: “Perché ho agito tanto in base alle emozioni e in contrasto con i princìpi della verità?” Nella mia ricerca, ho letto un passo della parola di Dio: “Le motivazioni sono una parte evidente dello stato delle persone, una delle più comuni; nella maggior parte delle questioni, le persone hanno i loro pensieri e le loro motivazioni personali. Quando tali pensieri e motivazioni si manifestano, le persone li ritengono legittimi, ma il più delle volte sono per i propri fini, il proprio orgoglio e i propri interessi, oppure per coprire qualcosa o per ottenere una qualche soddisfazione personale. In questi momenti, bisogna esaminare come è nata la motivazione, cosa l’ha prodotta. Per esempio, la casa di Dio ti chiede di svolgere il lavoro di epurazione della chiesa, e c’è una persona che è sempre stata negligente e superficiale nel suo dovere, cercando costantemente un modo per battere la fiacca. Secondo i principi questa persona dovrebbe essere allontanata, ma tu hai un buon rapporto con lei. Che tipo di pensieri e motivazioni sorgeranno in te? (Agire secondo le mie preferenze). E cosa produce queste preferenze? Poiché questa persona è stata buona con te o ha fatto qualcosa per te, nutri una buona impressione di lei e quindi in questo momento vuoi proteggerla e difenderla. Non è forse effetto delle emozioni? Sei sentimentale nei suoi confronti e quindi adotti l’approccio per cui ‘Mentre le autorità centrali hanno delle politiche, quelle locali hanno le loro contromisure’. Stai facendo il doppio gioco. Da un lato, dici a questa persona: ‘Devi impegnarti un po’ di più nel fare le cose. Smettila di essere negligente e superficiale, devi sopportare qualche difficoltà; questo è il nostro dovere’. Dall’altro lato, rispondi al Supremo, dicendo: ‘È cambiato in meglio, ora è più efficiente nel compiere il suo dovere’. Ma quello che in realtà stai pensando dentro di te è: ‘Questo perché ho lavorato su di lui. Se non l’avessi fatto, sarebbe ancora come prima’. Nella tua mente, non fai che pensare: ‘È stato gentile con me, non può essere epurato!’ Di che stato si parla quando hai queste cose nel cuore? Questo è danneggiare il lavoro della casa di Dio, trascurando i principi della verità e proteggendo le relazioni sentimentali personali. E manifesti forse obbedienza quando agisci così? (No.) Non sei obbediente; c’è resistenza nel tuo cuore. Quando hai le tue idee personali ed esprimi giudizi soggettivi sulle cose che ti accadono e sul lavoro che dovresti svolgere, sono coinvolti fattori emotivi. Agisci in base alle emozioni, eppure credi di essere imparziale, di dare alle persone la possibilità di pentirsi e di aiutarle con amore; dunque stai facendo di testa tua, non come Dio richiede. Lavorare in questo modo significa non attenersi appieno ai principi del lavoro, ridurre il rendimento e danneggiare il lavoro della chiesa, e questo è il risultato dell’agire secondo le emozioni. Se non rifletti su queste cose, sarai forse in grado di individuare il problema? No, mai. Potrai anche sapere che è sbagliato agire in questo modo, che è una mancanza di obbedienza, ma ci pensi su e dici a te stesso: ‘Devo aiutarlo con amore e, dopo che avrà ricevuto aiuto e starà meglio, non ci sarà bisogno di epurarlo. Dio non dà forse alle persone la possibilità di pentirsi? Dio ama le persone, quindi devo aiutarlo con amore e fare ciò che Dio mi chiede’. Alla luce di questi pensieri, agisci di testa tua. In seguito, ti senti a tuo agio in cuor tuo; sei convinto di star mettendo in pratica la verità. Durante questo processo, hai praticato secondo la verità oppure hai agito secondo le tue preferenze e motivazioni personali? Le tue azioni sono state interamente dettate dalle tue preferenze e motivazioni personali. Durante l’intero processo, hai usato la cosiddetta gentilezza e il cosiddetto amore, nonché le emozioni e le filosofie relazionali, per renderti le cose facili, e hai cercato di tenere il piede in due staffe. In apparenza stavi aiutando quella persona con amore ma, in realtà, in cuor tuo eri controllato dalle emozioni e, temendo che il Supremo lo venisse a sapere, hai cercato di conquistarla con un compromesso, in modo che nessuno si offendesse e che il lavoro venisse portato a termine: è lo stesso modo in cui i miscredenti tentano di tenere il piede in due staffe” (“L’atteggiamento che l’uomo dovrebbe avere verso Dio” in “I discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). L’ho capito solo dopo aver letto la parola di Dio. Perché, sapendo che sorella Li manifestava dei problemi, l’ho protetta invece di smascherarla? Perché volevo che lei mi approvasse. In realtà, ero dominata dall’idea per cui dovremmo “ripagare una goccia di gentilezza con una fontana di riconoscenza”. La applicavo come principio per interagire con gli altri. Credevo che bisognasse essere affettuosi e leali con gli altri; che, se qualcuno era gentile con me, dovessi ripagarlo doppiamente; e che, se non l’avessi fatto, sarei stata ingrata, e quindi gli altri mi avrebbero condannata ed emarginata. Così, quando ho visto sorella Li aiutarmi, prendersi cura di me e parlare in mia difesa, sentivo di dover ripagare. Quando ho visto che sorella Li era costantemente negligente nel suo dovere, ho violato i princìpi e danneggiato gli interessi della casa di Dio pur di non smascherarla e trattarla. Peggio ancora, ho continuato a offrire ciecamente amore e comunione per aiutarla, e ho mentito e ingannato per nascondere il fatto che fosse negligente e disturbasse il lavoro della chiesa. L’ho fatto solo per dimostrare di essere una brava persona, riconoscente e gentile con gli altri. Attraverso quanto rivelato dalla parola di Dio, ho finalmente visto che tali idee e opinioni non fanno che confondere e corrompere le persone. Vivevo in base a queste cose, incapace di distinguere il bene dal male, e agivo senza princìpi. Esteriormente, stavo compiendo il mio dovere, ma in realtà facevo di testa mia, senza alcuna obbedienza a Dio. Ho persino ostacolato il lavoro della chiesa e mi sono opposta a Dio senza rendermene conto! Se crediamo in Dio ma non pratichiamo la verità e viviamo ancora secondo simili idee, per quanto bene ci comportiamo esteriormente e andiamo d’accordo con gli altri, agli occhi di Dio restiamo persone che Gli si oppongono. Solo allora ho acquisito discernimento su queste assurde e spregevoli idee sataniche. Ho visto che provengono tutte da Satana e sono in contrasto con la verità. Sono tutte contaminate da interessi e desideri umani, e sono malvagie e spregevoli. Non dovrebbero essere i criteri secondo cui agire e comportarsi.

Qualche giorno dopo, ho letto un altro passo della parola di Dio e ho compreso meglio l’essenza della questione. La parola di Dio dice: “Sei leale non verso la parola di Dio, né verso l’incarico che Dio ti ha assegnato, e nemmeno verso Dio, bensì verso la filosofia di vita satanica e verso la logica satanica. Tu credi in Dio mentre tradisci in maniera evidente Lui e la Sua parola. È un problema grave, vero? […] Non è solamente un mancato attenersi alla parola di Dio e al proprio dovere, ma è un considerare le macchinazioni e la filosofia di vita di Satana come se fossero la verità, e poi seguirle e metterle in pratica. Stai obbedendo a Satana e stai vivendo secondo una filosofia satanica, vero? Fare così significa che non sei una persona che obbedisce a Dio, tanto meno una persona che si attiene alle parole di Dio. Sei un farabutto. Accantonare le parole di Dio e prendere invece un detto satanico e metterlo in pratica come verità significa tradire la verità e Dio! Lavori nella casa di Dio, però agisci secondo la logica e la filosofia di vita di Satana: che genere di persona sei? Una persona che si ribella a Dio e Lo disonora gravemente. Qual è l’essenza di questo agire? Condannare apertamente Dio e rinnegare apertamente la verità. Non ne è forse questa l’essenza? Oltre a non seguire la volontà di Dio, stai consentendo alle falsità di Satana e alle filosofie di vita sataniche di diffondersi in maniera incontrollata nella Chiesa. Così facendo, diventi complice di Satana e favorisci le azioni di Satana nella Chiesa. L’essenza di questo problema è grave, vero?” (Smascherare gli anticristi). Le parole di Dio sembravano trafiggermi il cuore, soprattutto le espressioni “un farabutto”, “tradire la verità”, “Una persona che disonora Dio gravemente.” e “complice di Satana. Queste parole penetravano il mio cuore come spade affilate. Vivevo secondo le idee della cultura tradizionale. Agli occhi di Dio, non erano solo emozioni che causavano un’incapacità momentanea di praticare la verità e di salvaguardare gli interessi della casa di Dio: si trattava di slealtà verso Dio e verso il mio dovere. Era negare la verità, era disonorare e tradire Dio. La natura di tutto ciò era davvero grave! Rendermene conto mi ha estremamente angosciata e spaventata. Non sapevo che compiere un dovere sulla base di idee sataniche fosse un problema grave! Ho impiegato molto tempo a calmarmi. In seguito, ho letto altri due passi delle parole di Dio. Dio Onnipotente dice: “In tutta l’umanità, non c’è una sola razza in cui regni la verità. Per quanto elevate, antiche o misteriose siano le idee o la cultura tradizionale che una razza ha prodotto, l’educazione che le è stata trasmessa o la conoscenza che possiede, una cosa è certa: nessuna di queste cose è la verità o ha una qualche relazione con la verità. C’è chi dice: ‘Alcune delle morali o delle nozioni secondo cui determinare il giusto e lo sbagliato, il bianco e il nero, contenute nelle nozioni tradizionali, sembrano piuttosto vicine alla verità’. Per quanto vicine alla verità, non sono la verità e non possono diventare la verità; questo è indubbio. Sono vicine alla verità solo nella formulazione e nell’espressione umana ma, in realtà, queste nozioni tradizionali sono incompatibili con le verità delle parole di Dio. Sebbene il senso letterale di queste parole possa avvicinarsi in parte alla verità, non ne condivide la fonte. Le parole di Dio provengono dal Creatore, mentre le parole, le idee e i punti di vista della cultura tradizionale provengono da Satana e dai diavoli. Alcuni dicono: ‘Le idee, i punti di vista e i detti celebri della cultura tradizionale sono universalmente riconosciuti come positivi; anche se sono menzogne e falsità, non possono diventare verità se la gente li sostiene per diverse centinaia o migliaia di anni?’ Assolutamente no. Un simile punto di vista è ridicolo quanto affermare che le scimmie si siano evolute in uomini. La cultura tradizionale non diventerà mai la verità. La cultura è cultura e, per quanto nobile, è sempre e solo qualcosa di relativamente positivo prodotto dall’umanità corrotta. Ma essere positiva non equivale a essere la verità, essere positiva non la rende un criterio; è solo relativamente positiva, niente di più. Ora, ci risulta dunque chiaro se, nel contesto di questa ‘positività’, il suo impatto sull’umanità sia buono o cattivo? Senza dubbio, ha un cattivo impatto sull’umanità” (Smascherare gli anticristi). “Qual è l’effetto finale quando l’umanità viene infettata, indottrinata, paralizzata e influenzata da questa cultura tradizionale? L’umanità ne viene corrotta, ingannata e incatenata. Le persone producono una certa dottrina o spiritualità poi la propagano e la espandono, la diffondono in lungo e in largo per farla accettare agli altri, e alla fine irretiscono i cuori delle persone, tutti approvano questa spiritualità o idea e sono tutti corrotti da questo tipo di mentalità. Una volta corrotti oltre un certo grado gli uomini non sanno più discernere tra giusto e sbagliato, non vogliono più cercare di distinguere tra ciò che è giusto e ciò che è malvagio, non sono più disposti a cercare di distinguere tra ciò che è positivo e ciò che è negativo, ed è arrivato il giorno in cui non sanno neppure se siano umani o no; molti pervertiti non sanno nemmeno se siano maschi o femmine. Quanto è lontana dalla distruzione una simile umanità? […] L’intera umanità è stata ingannata e corrotta dalle idee e dalla presunta spiritualità di Satana. E qual è la portata di questo inganno e di questa corruzione? Le persone accettano le parole di Satana come verità, adorano e seguono Satana e non comprendono le parole di Dio, del Creatore. Non importa cosa dica il Creatore, quanto parli o quanto le Sue parole siano comprensibili e concrete: le persone non capiscono, ciò che sentono risulta loro incomprensibile, sono insensibili e ottuse, i loro pensieri e i loro cervelli sono stati indotti in confusione. E in che modo è avvenuto questo? Sono state gettate nel caos da Satana. Satana ha completamente corrotto le persone” (Smascherare gli anticristi). In passato, sapevo solamente che i detti “Ognuno per sé e che gli altri si arrangino”, “Nell’intero universo, solo io regno sovrano” e altre sataniche filosofie mondane sono in contrasto con la verità e che la normale umanità non dovrebbe possederle. Ma, quanto alle idee della cultura tradizionale apparentemente in linea con la coscienza e la moralità, come “Ripagare una goccia di gentilezza con una fontana di riconoscenza”, “Ripagare i debiti di gratitudine”, “L’uomo non è inanimato; come può essere privo di emozioni?” e altre morali tradizionali che suonano così civili e nobili, non ne avevo discernimento. Pensavo che fossero idee tramandate di generazione in generazione, e che le brave persone dovessero applicare questi concetti. Non esercitavo discernimento su queste filosofie tradizionali, e le consideravo tutte idee positive da perseguire e mettere in pratica. Quando non le applicavo, mi sentivo in colpa, e temevo di essere condannata e ripudiata dagli altri. Ora, grazie a quanto rivelato dalla parola di Dio, ho finalmente visto che, dominate da queste idee e filosofie, le persone pensano solo alle emozioni, non ai princìpi, e non sanno discernere il bene dal male. Fintanto che gli altri erano gentili con me, anche se cattivi o malvagi, e anche se aiutarli significava aiutarli a compiere del male, sentivo di dover farlo per ripagare il mio debito. Esteriormente sembravo coscienziosa, ma in realtà ero confusa e stupida, e avevo scopi e intenti personali. Lo facevo per proteggere la mia immagine e la mia reputazione, per i miei interessi personali. Ero davvero egoista, spregevole e ipocrita. In realtà, non ero affatto una brava persona. Se fossi rimasta aggrappata a queste filosofie sataniche, non avrei fatto altro che diventare sempre più subdola, falsa, egoista e malvagia. Ho visto che queste idee e filosofie tradizionali, apparentemente nobili e valide, non sono che palle di cannone ricoperte di zucchero. Sembrano nobili e in linea con la morale e l’etica umana, ma in realtà sono in contrasto con la verità, e sono uno dei mezzi con cui Satana corrompe le persone. Mi sono resa conto che, pur credendo in Dio da molti anni, poiché non praticavo la verità e vivevo secondo queste idee tradizionali, pensavo sempre alla coscienza e volevo sempre ripagare la gentilezza delle persone, non sapevo discernere il bene dal male. Ero un’idiota così confusa! Dio ha espresso così tanta verità negli ultimi giorni e ha rivelato tutti gli aspetti della verità che dovremmo praticare, con dettagli concreti e pratici, nella speranza che ci comportiamo secondo la verità e la parola di Dio, e che glorifichiamo e testimoniamo Dio. Io, invece, ho svolto il mio dovere solo per mantenere i miei rapporti personali, non ho cercato la verità, non ho protetto gli interessi della casa di Dio, e sono diventata qualcuno che disonorava Dio e Gli si opponeva. Rendermene conto mi ha colmata di senso di colpa e rimorso per ciò che avevo fatto. Ho pregato davanti a Dio, dicendo: “Dio, vivo secondo veleni satanici. Ho compiuto troppe azioni in contrasto con la verità e in opposizione a Te. Dio, desidero pentirmi e agire secondo i princìpi della verità”.

Dopo di che, mi sono chiesta: se vivere secondo queste filosofie e idee della cultura tradizionale non equivale ad avere una buona umanità, che cosa significa allora avere una buona umanità? In seguito, un passo della parola di Dio mi ha fornito un preciso criterio di valutazione. La parola di Dio dice: “Deve esserci un criterio per avere una buona umanità. Non comporta che una persona intraprenda la via della moderazione, non aderisca ai principi, si sforzi di non offendere nessuno, cerchi di ingraziarsi tutti, sia melliflua e untuosa con chiunque incontri e faccia sì che ognuno parli bene di lei. Non è questo il criterio. Allora qual è il criterio? Comporta il fatto di affrontare Dio, le persone e gli eventi con cuore sincero, ed essere in grado di assumersi responsabilità. Questo è ben visibile a tutti; ognuno lo ha chiaro nel proprio cuore. Inoltre Dio esamina il cuore degli esseri umani e ne conosce la situazione, uno per uno; chiunque una persona sia, non può imbrogliare Dio. Alcuni si vantano sempre di possedere una buona umanità, non parlano mai male degli altri, non danneggiano mai gli interessi degli altri e affermano di non aver mai bramato la proprietà altrui. Quando c’è una disputa di interessi, addirittura preferiscono subire una perdita piuttosto che approfittare degli altri, e tutti li reputano delle brave persone. Però, nel compiere il loro dovere nella casa di Dio, sono scaltri e viscidi e tramano sempre per il proprio tornaconto. Non pensano mai agli interessi della casa di Dio, non considerano mai urgenti le cose che Dio considera urgenti né pensano come pensa Dio, e non riescono mai ad accantonare i propri interessi per compiere il proprio dovere. Non rinunciano mai ai propri interessi. Anche quando vedono persone malvagie commettere il male, non le smascherano; non hanno principi di alcun genere. Che tipo di umanità è questa? Non una buona umanità. Non prestare attenzione a ciò che dice una tale persona; devi vedere che cosa vive, che cosa rivela e qual è il suo atteggiamento quando compie il suo dovere, nonché qual è la sua condizione interna e che cosa ama. Se il suo amore per la fama e la fortuna supera la lealtà verso Dio, supera gli interessi della casa di Dio o supera la considerazione che tale persona dimostra nei confronti di Dio, allora una persona simile è forse dotata di umanità? Non è una persona dotata di umanità” (“Consegna il tuo vero cuore a Dio e potrai ottenere la verità” in “I discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Dopo aver letto la parola di Dio, ho capito che una persona di buona umanità non segue la via della moderazione affinché nessuno si offenda e tutti la sostengano e la approvino. Al contrario, ama la verità, ama le cose positive, è responsabile, si attiene ai princìpi della verità e protegge il lavoro della casa di Dio. Queste sono le persone veramente buone. Se si proteggono solo i rapporti con gli altri e la propria fama e il proprio prestigio, si cerca soltanto di andare d’accordo con gli altri, senza essere leali a Dio nel proprio dovere, e si mantengono i rapporti con le persone a costo di danneggiare il lavoro della casa di Dio, allora si è estremamente egoisti e spregevoli. Per quanto il proprio comportamento esteriore sia moralmente accettabile, inganna le persone ed è in contrasto con la verità. Ho pensato a come vivevo in base a queste idee tradizionali e mi mascheravo da brava persona. In realtà, dentro di me, diventavo via via più egoista, falsa e malvagia. Agivo solo per proteggere la mia reputazione e il mio prestigio e per soddisfare i miei desideri e ambizioni personali. Non c’era nulla di umano in me. Tutto ciò che vivevo era demoniaco. In passato, giudicavo se qualcuno fosse dotato o meno di umanità in base alle mie nozioni. Questo non era affatto in conformità alla verità, né in linea con i criteri di Dio per valutare le persone.

Nei giorni seguenti, ho riflettuto su come praticare in conformità ai princìpi della verità e alla volontà di Dio. Nella parola di Dio, ho letto: “In tal modo, simili rapporti non sono fondati sulla carne, ma sull’amore di Dio. Non vi è pressoché alcuna interazione basata sulla carne, ma nello spirito vi sono sia comunione che amore e conforto reciproci, nonché nutrimento l’uno per l’altro. Tutto ciò si compie a partire da un cuore che soddisfa Dio. Simili rapporti non si mantengono confidando in una filosofia di vita umana, ma si formano molto naturalmente portando un fardello per Dio. Ciò non richiede sforzi da parte dell’uomo. Devi solo praticare secondo i principi della parola di Dio. […] Un rapporto normale tra persone si crea se esse donano a Dio i loro cuori, e non mediante sforzi umani. Senza Dio nei loro cuori, i rapporti interpersonali tra gli esseri umani non sono altro che rapporti carnali. Non sono normali, ma piuttosto un abbandono al desiderio carnale. Sono rapporti che Dio detesta e aborrisce” (“È molto importante stabilire un rapporto normale con Dio” in “La Parola appare nella carne”). Dio ci chiede di trattare le persone secondo i princìpi della verità, di interagire con i nostri fratelli e sorelle sulla base dell’amore di Dio, e di sostenerci e aiutarci a vicenda nella verità e nella vita, non di attenerci alle filosofie mondane della carne. Sorella Li mi ha aiutata in passato, e questa era una disposizione di Dio, e ancor più il Suo amore. Avrei dovuto accettarlo da Dio. Invece ho attribuito tutto ciò a una persona e le ho mostrato la mia gratitudine in ogni cosa. Ho visto che il mio rapporto con sorella Li era basato sulla carne, che quello che facevo non era affatto in linea con la volontà di Dio ed ero priva di princìpi. In realtà, quando gli altri affrontano fallimenti o battute d’arresto e diventano passivi e deboli, condividere le parole di Dio per aiutarli e sostenerli è in linea con i princìpi ed è ciò che dovremmo fare, mentre coloro che sono costantemente negligenti nei loro doveri e irresponsabili, o addirittura intralciano e disturbano il lavoro della chiesa, dovrebbero essere limitati, smascherati, trattati o destituiti. Non andrebbero mai coperti o protetti sulla scia delle emozioni. Anche nell’affetto, dobbiamo agire secondo i princìpi. Dopo essere stata sostituita, sorella Li è stata irresponsabile e negligente nei suoi doveri e non aveva alcuna reale comprensione dei suoi problemi. Se avessi analizzato il suo comportamento e la natura del problema condividendo la parola di Dio, in modo che potesse riflettere su se stessa, pentirsi e cambiare, questo sarebbe stato offrirle amore. Avrebbe aiutato sia lei che il lavoro della casa di Dio. Quando me ne sono resa conto, ho provato un sollievo immediato, e non volevo più mantenere la mia relazione personale con lei.

Dopo di che, ho usato la parola di Dio per smascherare i comportamenti e gli atteggiamenti di sorella Li e l’ho sollevata dal suo dovere. Dopo quella comunione, mi sono sentita molto sicura. Sorella Li non aveva risentimento nei miei confronti e ha saputo accettarlo da Dio. Ha affermato che, senza essere destituita e smascherata, non si sarebbe mai resa conto di poter causare tale intralcio e disturbo con le sue azioni, e non si è lamentata di come è stata trattata. A queste sue parole, ho davvero percepito che solo vivendo secondo la parola di Dio possiamo veramente aiutare le persone, e mi sono sentita anche molto sicura.

A pensarci adesso, vedo che le idee apparentemente civili e nobili della cultura tradizionale, per quante persone le possano approvare e ammirare, non sono la verità. Sono tutte assurde e malvagie, e possono solo danneggiare gli altri e noi stessi. Solo la verità è il criterio per agire e comportarsi. Ringrazio Dio per aver creato quegli ambienti così da cambiare le mie idee e opinioni sbagliate, e Gli sono inoltre grata per la Sua salvezza!

Sei disposto ad essere una pecora che ascolta la voce di Dio per accogliere il Suo ritorno?

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