Dopo che tutti ottengono una promozione tranne me

30 Luglio 2022

di Li Fei, Italia

Nel gennaio 2021, il progetto di cui ero responsabile stava per concludersi. I miei fratelli e sorelle sono stati gradualmente trasferiti ad altri compiti, finché siamo rimasti solo io e alcuni collaboratori a occuparci degli ultimi dettagli. In quel momento, pensavo a ultimare il mio lavoro e a svolgere il mio dovere fino alla fine. Con mia sorpresa, un giorno ho saputo che una delle mie collaboratrici era stata promossa a leader. Sarebbe stata responsabile del lavoro del Vangelo. Questo mi ha turbata e lasciata un po’ amareggiata. Perché io non ero stata promossa a leader? Non potevo prestare anch’io servizio come leader o supervisore? Ma poi ho pensato: “Forse è perché lei è una lavoratrice più capace, quindi è stata promossa per prima. Comunque, il mio lavoro qui non è ancora finito, e anche i miei collaboratori hanno ancora dei compiti qui; quindi, quando il lavoro sarà finito, probabilmente ce ne verranno assegnati di nuovi”. Ma, poco tempo dopo, i miei altri tre collaboratori sono stati promossi a leader della chiesa o messi a capo di Chiese di nuovi arrivati. Apprendere questa notizia ha accresciuto il mio disagio. Tutti erano diventati leader e lavoratori, mentre io ero ferma nello stesso posto. Dovevo subentrare anche in tutto il loro lavoro. Sembrava che dovessi essere io responsabile di tutto fino alla fine. Anche io ero parte del gruppo, quindi perché erano stati promossi tutti e io no? Ero davvero così scarsa? Sembrava che i miei fratelli e sorelle reputassero gli altri migliori di me. Ora, io ero la peggiore di tutti i miei collaboratori. I miei leader pensavano che non valesse la pena di coltivarmi? Avevano qualche pregiudizio contro di me? Non volevo proprio subentrare nel lavoro degli altri. Sentivo che più me ne assumevo, meno potevo dedicarmi ad altri tipi di lavoro. Quando avessi finito il mio lavoro, i miei collaboratori avrebbero già praticato per un po’ nei nuovi compiti, familiarizzato con il lavoro e padroneggiato alcuni princìpi, mentre io sarei stata una totale principiante. Se in seguito mi avessero assegnata a predicare il Vangelo o a irrigare i neofiti, e un mio ex-collaboratore fosse diventato il mio supervisore, un tale divario sarebbe stato molto imbarazzante. Più ci pensavo, più stavo male. Quando i miei fratelli e sorelle mi hanno chiesto di assumermi i loro compiti, ero davvero ostile e arrabbiata, e non volevo farlo. Per più di due giorni, non ho cercato di imparare i compiti che mi avevano affidato. Non sono stata affatto scrupolosa, ho rimandato e non ho seguito il lavoro, incurante di quali problemi dovessero essere risolti o di come fare bene le cose. Anche se mi ripetevo di obbedire all’ambiente predisposto da Dio, mi sentivo comunque passiva, demotivata e disinteressata. Non sapevo cosa dire in preghiera e non leggevo le parole di Dio con il cuore. Ne avevo una qualche consapevolezza. Ho pregato davanti a Dio: “Dio, in questi giorni sono stata riluttante ad assumermi il lavoro dei miei collaboratori. So che il mio stato è sbagliato, quindi Ti prego di guidarmi a conoscere me stessa”.

Dopo aver pregato, ho letto un passo delle parole di Dio che mi ha fornito una certa consapevolezza del mio stato. La parola di Dio dice: “Ora, tutti voi svolgete i vostri doveri a tempo pieno. Non siete limitati né vincolati dalla famiglia, dal matrimonio o dalla ricchezza. Ne siete già usciti. Tuttavia, le nozioni, le fantasie, le conoscenze, e gli intenti e i desideri personali che affollano le vostre menti restano immutati nella loro forma originaria. Quindi, non appena sono coinvolte la posizione, l’immagine o la reputazione, ossia quando per esempio venite a sapere che la casa di Dio ha intenzione di coltivare vari tipi di talenti, il cuore di ognuno freme nell’aspettativa, e ciascuno di voi vuole sempre affermarsi ed essere riconosciuto. Tutti voi lotterete per il prestigio e la reputazione. Le persone con un po’ di buon senso si vergognano di competere, ma si sentono a disagio a non farlo. Alcuni provano invidia e odio quando vedono qualcuno distinguersi, e ritengono che sia ingiusto e nutrono risentimento. ‘Perché non posso essere io a spiccare? Perché sono sempre gli altri a ottenere la gloria? Perché non tocca mai a me?’ A quel punto, provano del rancore. Cercano di reprimerlo, ma non ci riescono. Pregano Dio e si sentono meglio per un po’, ma poi, quando si imbattono nuovamente in questo tipo di situazione, non riescono comunque a superarla. Questa non è una dimostrazione di immaturità di levatura? Quando le persone precipitano in simili stati, non sono forse cadute nella trappola di Satana? Queste sono le catene della natura corrotta di Satana che vincolano gli esseri umani. […] Più lotti, più le tenebre ti circonderanno, e maggiore sarà l’invidia e l’odio che proverai, e il tuo desiderio di ottenere non potrà che crescere. Più forte è questo tuo desiderio, meno ci riuscirai, e ottenendo di meno il tuo odio aumenterà. All’aumentare del tuo odio, crescerà l’oscurità nel tuo animo. Più sarai tenebroso interiormente, peggio svolgerai il tuo dovere; peggio svolgerai il tuo dovere, meno utile diventerai. Questo è un circolo vizioso concatenato. Se non riesci mai ad assolvere bene al tuo dovere, allora verrai gradualmente eliminato” (“Consegna il tuo vero cuore a Dio e potrai ottenere la verità” in “I discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). La parola di Dio rivelava il mio stato. Mi sentivo così ostile e scontenta in quei giorni perché il mio desiderio di reputazione e prestigio non veniva esaudito. Veder promuovere i miei collaboratori turbava il mio cuore. Speravo di essere promossa anch’io, in modo da ottenere il prestigio e la stima altrui; ma, quando ho saputo che i miei leader non intendevano promuovermi e mi hanno fatto ricoprire i posti vacanti, ero invidiosa dei miei collaboratori, e credevo che i leader avessero dei pregiudizi nei miei confronti, o addirittura che non mi stimassero. Considerare di essere la peggiore agli occhi dei miei leader, e che tutti i miei collaboratori erano stati promossi a leader e supervisori mentre io non avevo alcuna posizione, mi rendeva infelice e scontenta. Ho perfino sfogato la rabbia nel mio dovere. Ho trascurato i compiti che mi venivano assegnati e non ho messo il cuore nel mio lavoro. Dio odiava vedermi vivere in questo stato di ribellione, per questo non sapevo cosa dire in preghiera, la Sua parola non mi illuminava, e peggioravo nel mio dovere. La parola di Dio dice che competere per il prestigio è un circolo vizioso che porta all’oscurità, e io ne ero preda. Se ripenso a quel periodo, ricordavo il mio voto a svolgere il mio dovere fino alla fine; ma, quando ho visto gli altri essere promossi e il mio desiderio di prestigio restare inesaudito, ho perso interesse nel mio dovere. Il mio desiderio di prestigio era troppo forte, e dovevo cercare subito la verità per risolvere il mio stato.

Poi, ho letto un passo della parola di Dio su come considerare la promozione e la coltivazione che ha risolto il mio stato. La parola di Dio dice: “Se ti ritieni adatto a essere un leader, in possesso del talento, della levatura e dell’umanità necessari al ruolo, eppure la casa di Dio non ti ha promosso e i fratelli e le sorelle non ti hanno eletto, come dovresti trattare la questione? Qui c’è un percorso su cui puoi praticare. Devi conoscere a fondo te stesso. Cerca di capire se hai effettivamente un problema con la tua umanità, se le persone sono ripugnate da qualche aspetto della tua indole corrotta, se sei privo della realtà della verità e gli altri non ti trovano convincente, o se svolgi il tuo dovere in modo insoddisfacente. Devi riflettere su tutto questo e vedere in cosa esattamente sei carente. Dopo aver riflettuto per un certo periodo di tempo e aver individuato il tuo problema, devi tempestivamente ricercare la verità per risolverlo, entrare nella realtà della verità e sforzarti di ottenere un cambiamento e di crescere, in modo che, quando chi ti sta intorno lo vedrà, dirà: ‘In questi giorni è migliorato molto rispetto a prima. Lavora con scrupolo, prende sul serio la sua professione e presta particolare attenzione ai princìpi della verità. Non agisce impulsivamente, né in modo superficiale e negligente, ed è più coscienzioso e responsabile nel suo lavoro. In passato era solito mettersi in mostra, mentre ora è molto più discreto e non più prepotente. Non si vanta delle sue capacità e, quando ha finito di fare qualcosa, ci riflette su più volte, per paura di sbagliare. È molto più cauto nell’agire, ora teme Dio nel suo cuore e, soprattutto, è in grado di condividere la verità per risolvere alcuni problemi. In effetti, è cresciuto’. Quando coloro che ti circondano avranno interagito con te per un po’ di tempo, si renderanno conto di quanto sono evidenti il tuo cambiamento e la tua crescita; nella tua vita quotidiana e nel comportamento che assumi con gli altri, nel tuo atteggiamento verso il lavoro e nel modo in cui tratti i princìpi della verità, ti impegni molto più di prima e sei più rigoroso nel parlare e nell’agire. Se i fratelli e le sorelle vedono tutto questo e lo assimilano, allora forse potrai candidarti alle prossime elezioni. Come candidato, avrai una speranza; se riuscirai davvero a compiere un dovere importante, otterrai la benedizione di Dio. Se ti sei veramente assunto un fardello, possiedi tale senso di responsabilità e desideri fartene carico, allora affrettati a formarti. Concentrati sulla pratica della verità e impara ad agire secondo principio; quando avrai esperienza di vita e sarai capace di scrivere saggi di testimonianza, sarai davvero cresciuto. E, se sarai in grado di testimoniare Dio, allora potrai certamente ricevere l’opera dello Spirito Santo. Se lo Spirito Santo opera, allora Dio ti guarda con favore e, con lo Spirito Santo a guidarti, presto si presenterà la tua opportunità. Forse ora porti un fardello, ma la tua levatura è insufficiente e la tua esperienza di vita troppo superficiale, e quindi, anche se dovessi diventare un leader, saresti incline a inciampare. Devi perseguire l’ingresso nella vita, eliminare i tuoi desideri smodati, essere un seguace motivato e imparare a obbedire a Dio con sincerità, senza parole di risentimento per qualsiasi cosa Egli orchestri o pianifichi. Quando sarai in possesso di una simile levatura, la tua opportunità giungerà. Il fatto che tu voglia assumerti un pesante fardello, che te ne faccia carico, è una cosa buona. Dimostra che possiedi un cuore positivo e propositivo e che desideri seguire la volontà di Dio e tener conto delle Sue intenzioni. Non si tratta di ambizione, ma di un autentico fardello; è la responsabilità di coloro perseguono la verità e l’oggetto della loro ricerca. Se sei disinteressato e non lo fai per te stesso, ma per testimoniare Dio e soddisfarLo, allora ciò che stai facendo è quanto di più benedetto da Dio, ed Egli prenderà per te le disposizioni adeguate. […] La volontà di Dio è quella di ottenere un maggior numero di persone capaci di renderGli testimonianza; è quella di perfezionare tutti coloro che Lo amano e di creare il prima possibile un gruppo di persone che abbiano menti e cuori in armonia con Lui. Pertanto, nella casa di Dio, tutti coloro che perseguono la verità hanno grandi prospettive, e le prospettive di coloro che amano Dio sinceramente sono illimitate. Tutti dovrebbero comprendere la Sua volontà. È in effetti positivo portare questo peso, ed è qualcosa che chi è dotato di coscienza e ragione dovrebbe possedere, ma non tutti saranno necessariamente in grado di assumersi un fardello pesante. Da dove deriva questa discrepanza? Per quali che siano i tuoi punti di forza o le tue capacità, e per quanto alto possa essere il tuo quoziente intellettivo, ciò che è fondamentale sono la tua ricerca e il cammino che percorri” (Come riconoscere i falsi capi). Dalla parola di Dio, ho visto che essere o meno promosso e coltivato dipende dalla tua ricerca e dal tuo percorso. Se persegui la verità e ti assumi sinceramente un fardello, e se hai della levatura e del talento, la casa di Dio ti darà delle opportunità, ti promuoverà e coltiverà, e ti affiderà dei compiti importanti. Se invece si persegue la verità e si intraprende la strada sbagliata, anche se si diventa leader, non si durerà a lungo. Persone come queste non sono adatte alla promozione. Ho applicato la parola di Dio a me stessa e ho provato vergogna. Ho visto che ero irragionevole e non conoscevo realmente me stessa e la mia vera levatura. Credevo di essere particolarmente capace e valida e che, se i miei collaboratori venivano promossi, anch’io meritavo lo stesso. Non guardavo se fossi o no una persona che perseguiva la verità, se la mia umanità fosse all’altezza, e se sapessi assumermi il fardello del lavoro. Anzi, facevo confronti arbitrari e cercavo di essere promossa. In realtà, non avevo affatto a cuore la volontà di Dio. Non volevo contribuire al lavoro della chiesa e adempiere alle mie responsabilità. Volevo dimostrare di non essere peggiore dei miei collaboratori e acquisire un prestigio elevato per mettermi in mostra davanti a più persone e indurre gli altri ad ammirarmi. Compivo il mio dovere secondo i miei desideri e ambizioni: anche da leader avrei continuato a perseguire il prestigio. Lavorare per la reputazione e il prestigio rende impossibile compiere bene il proprio dovere. Il fatto di non essere una leader in realtà mi proteggeva. Ho anche capito che, di fronte a una mancata promozione, una persona con autentica ragionevolezza si accontenterebbe di svolgere bene il proprio dovere. Rifletterebbe inoltre sui propri difetti, cercherebbe la verità per risolvere i propri problemi, e si sforzerebbe di progredire e cambiare. Riflettendo su me stessa attraverso le parole di Dio, ho visto che in realtà avevo una levatura nella media e non ero una persona che perseguiva la verità. Mi bastava portare a termine i miei compiti quotidiani e non mi concentravo nell’eliminare la mia indole corrotta; così, dopo anni di fede in Dio, ero ancora molto competitiva, spesso preoccupata della mia reputazione e del mio prestigio, e, quando non acquisivo prestigio, sfogavo la mia rabbia nel mio dovere e trascuravo il lavoro. Non possedevo affatto la realtà della verità, eppure volevo comunque essere promossa. Non avevo la minima conoscenza di me stessa. Sapevo che non dovevo più perseguire la promozione. Invece, avrei dovuto essere obbediente e compiere il mio dovere con i piedi per terra. Questa è la ragione che avrei dovuto possedere. Quando l’ho capito, mi sono rilassata, e ho cominciato a svolgere regolarmente il lavoro che mi spettava e a pensare a come concluderlo in modo più preciso e scrupoloso, così da poterlo ultimare senza rimpianti. Ho anche esaminato le deviazioni, gli errori e i vantaggi del dovere con i miei fratelli e sorelle. Praticare in questo modo mi ha fatta sentire a mio agio e sicura.

Tempo dopo, la chiesa mi ha affidato la supervisione temporanea di alcune Chiese di neofiti. Questa disposizione mi ha suscitato sentimenti contrastanti. Credevo di avere troppe carenze e che avrei iniziato la mia pratica con l’irrigazione dei nuovi arrivati, invece la chiesa mi offriva una possibilità di coltivazione nominandomi supervisore. Ho frainteso e dato per scontato che i miei leader avessero un pregiudizio nei miei confronti e non mi promuovessero deliberatamente, quando in realtà avevano valutato le cose in base ai princìpi di selezione e utilizzo delle persone e alle esigenze del lavoro della chiesa. Avevo fatto quelle supposizioni solo perché vivevo in competizione per il prestigio e quindi ero irragionevole. Era molto imbarazzante pensarci. Praticando come supervisore, sentivo una grande pressione, e volevo essere ben munita della verità per svolgere bene il mio compito. Nei giorni seguenti, quando incontravo cose che non capivo, cercavo risposte con i miei collaboratori, e dedicavo quasi tutto il mio tempo al lavoro della chiesa. Ma, dopo un po’, il lavoro delle Chiese che supervisionavo non era molto produttivo, e solo allora mi sono resa conto di avere molte carenze, e che anche godendo di prestigio è impossibile lavorare bene se non si possiede la verità, quindi mi vergognavo ancora di più del fatto che prima avevo sempre voluto essere una leader. In quel periodo, non pensavo più a come suscitare l’ammirazione dagli altri, e volevo solo compiere bene il mio dovere. Avevo un atteggiamento più concreto verso il mio compito, quindi credevo che la mia ricerca di fama e prestigio fosse cambiata un po’, e che avrei saputo concentrarmi nel compiere bene il mio dovere. Ma, quando un altro ambiente si è presentato, sono stata nuovamente smascherata.

Nel giugno del 2021, la chiesa mi ha incaricata di occuparmi di un altro progetto con un carico di lavoro maggiore e una scadenza ravvicinata. Anche se abbiamo affrontato molte difficoltà, con l’impegno di tutti, dopo alcuni mesi, il nostro lavoro ha iniziato a diventare più prouttivo, e ne abbiamo portato a termine il doppio dell’anno precedente. Ero molto orgogliosa, sentivo di aver contribuito al raggiungimento di quei risultati e che quindi, se i leader volevano promuovere qualcuno, probabilmente avrebbero pensato a me. Inaspettatamente, nei giorni successivi, ho saputo che i leader stavano discutendo di promuovere e formare persone, e di tanto in tanto sentivo i nomi di fratelli e sorelle che conoscevo. Queste notizie mi hanno turbato il cuore e ho ricominciato a rimuginare: “Sembra che stiano cercando ovunque persone da promuovere e coltivare, e prenderanno in considerazione tutti quelli che sono adatti. Sono stata efficiente nel mio dovere, quindi, con questa carenza di personale, perché i leader non hanno considerato la mia promozione? Forse mi hanno vista per ciò che sono e hanno stabilito che non perseguo la verità? Ritengono che io sia qualcuno in grado di gestire solo cose superficiali? Se questo è ciò che pensano, avrò mai la possibilità di essere promossa e coltivata?”. Questi pensieri mi mettevano molto a disagio, e il futuro non sembrava promettente. Sentivo che, per quanto scrupolosamente perseguissi, non avrei mai avuto la possibilità di una promozione nel mio dovere. Sono anche diventata prevenuta nei confronti dei leader. A volte, quando mi parlavano, semplicemente li ignoravo. Dicevo il meno possibile, e non mi piaceva nemmeno avere le mie sorelle intorno. Ero sempre di malumore, non volevo parlare molto e desideravo passare tutto il tempo da sola. Inconsapevolmente, ho smesso di portare un fardello nel mio dovere. Sentivo che, per quanto bene facessi, i leader non notassero i miei sforzi e la mia dedizione, quindi perché lavorare così duramente? Mi sarei limitata al minimo indispensabile.

Un giorno, ho letto un passo della parola di Dio. “In cuor loro, gli anticristi credono che la fede in Dio e il perseguimento della verità coincidano con il perseguimento della fama e del prestigio; che il perseguimento della fama e del prestigio sia anche il perseguimento della verità, e che ottenere la fama e il prestigio equivalga a ottenere la verità e la vita. Se sentono di non possedere prestigio o fama, che nessuno li ammira, o li venera, o li segue, allora ne sono molto frustrati, ritengono che credere in Dio non abbia senso, nessun valore, e si dicono: ‘Una simile fede in Dio non è un fallimento? Non è forse vana?’ Spesso ponderano queste cose nei loro cuori, riflettono su come poter ritagliarsi un posto nella casa di Dio, su come poter acquisire un’elevata reputazione all’interno della Chiesa, in modo che gli altri li ascoltino quando parlano, li sostengano quando agiscono e li seguano ovunque essi vadano; in modo da avere nella Chiesa un’influenza, una reputazione, in modo da godere di benefici, e possedere prestigio: riflettono spesso su queste cose. È questo che simili persone perseguono. Perché pensano sempre a cose di questo tipo? Dopo aver letto le parole di Dio, dopo aver ascoltato i sermoni, davvero non capiscono tutto ciò, davvero non sono in grado di discernerlo? Le parole di Dio e la verità non sono realmente in grado di cambiare le loro nozioni, idee e opinioni? No, nella maniera più assoluta. Il problema origina da loro, tutto dipende dal fatto che non amano la verità, dal fatto che, nei loro cuori, sono ostili nei confronti della verità, e di conseguenza sono assolutamente refrattari alla verità, cosa che è determinata dalla loro natura ed essenza” (“Fanno il loro dovere solo per distinguersi e alimentare i loro interessi e ambizioni; non considerano mai gli interessi della casa di Dio e addirittura li vendono in cambio della gloria personale (Parte terza)” in “Smascherare gli anticristi”). Dalla parola di Dio, ho visto che gli anticristi hanno a cuore la fama e il prestigio e li considerano più importanti di qualsiasi altra cosa. Quando non acquisiscono prestigio, la fede in Dio li annoia. Non sono sinceri nella fede in Dio né nei doveri, e non fanno queste cose per comprendere la verità. Invece, le fanno per guadagnare fama e prestigio, e per indurre gli altri ad ammirarli e stimarli. Questo dimostra che gli anticristi hanno un’indole estremamente malvagia. Ho ripensato a come cercassi sempre di essere promossa e coltivata, e quando non è accaduto sono diventata passiva e demotivata. La mia ricerca di fama e prestigio mi era ormai sfuggita di mano. Le mie esternazioni erano le stesse degli anticristi. Ho ripensato che a scuola consideravo “Mentre l’uomo si affanna verso l’alto, l’acqua scorre verso il basso”, “Un soldato che non sogna di diventare generale è un cattivo soldato” e veleni satanici simili come leggi di sopravvivenza, per cui cercavo di ottenere i migliori voti. Se anche non ero la prima della classe, dovevo almeno essere una studentessa modello e ottenere la lode dei compagni e degli insegnanti. Dopo aver iniziato a credere in Dio, il mio obiettivo era diventare leader, e pensavo che acquisendo prestigio avrei potuto avere un posto nella casa di Dio, far notare la mia presenza, indurre più persone a stimarmi e ammirarmi, e possedere potere decisionale. Così, quando il lavoro della chiesa richiedeva urgentemente personale e i leader non sembravano considerarmi, mi sono sentita passiva e infelice, demotivata a compiere il mio dovere, e mi pareva persino che non ci fosse una direzione né un obiettivo da perseguire nella fede in Dio. Ho visto che la ricerca della fama e del prestigio era diventata la mia vita. Controllava ogni giorno la mia vita e le mie azioni, e così, in qualsiasi gruppo di persone mi trovassi, volevo sempre essere ammirata e lodata dagli altri, e odiavo essere messa da parte. Quando i leader mi apprezzavano, pensavano bene di me e mi promuovevano a un lavoro importante, ero molto soddisfatta, mentre in mancanza di apprezzamento e promozioni diventavo negativa e abietta, negligente nei miei compiti, disinteressata, e volevo persino abbandonare. Ora vedevo chiaramente che la mia fede in Dio non era sincera, ma solo per acquisire prestigio. Quando il mio prestigio era alto, perseguivo attivamente, mentre quando non ne ottenevo perdevo la direzione e gli obiettivi della mia ricerca. Ho visto che la mia ricerca di fama e prestigio era diventata parte integrante di me. Ogni volta che affrontavo una simile situazione, ero negativa e debole, vivevo in uno stato di ribellione e non avevo alcuna intenzione di compiere il mio dovere. Improvvisamente, mi sono resa conto del serio pericolo che avrei corso continuando così.

Dopo, ho letto queste parole di Dio: “Se hai davvero a cuore la fama e il prestigio; se provi per essi un profondo attaccamento e non sopporti di rinunciarvi; se ritieni sempre che senza fama e prestigio non vi siano gioia e speranza nella vita, che vi sia speranza in questa vita solo quando vivi per la fama e il prestigio, che, se non riesci a raggiungere i tuoi obiettivi, continuerai a lottare per la fama e il prestigio e non ti arrenderai mai, e che anche un minimo di fama e di prestigio possano farti guadagnare l’ammirazione degli altri; se la tua mentalità è questa, se il tuo cuore è colmo di tali cose, allora sei incapace di amare e di perseguire la verità, non hai la giusta direzione e i giusti obiettivi nella tua fede in Dio, e non sei in grado di perseguire la conoscenza di te stesso, di eliminare la corruzione e di vivere un’immagine umana; compi il tuo dovere con leggerezza, sei privo di senso di responsabilità e ti accontenti solo di non commettere il male, di non causare problemi, di non essere espulso. Potrebbero mai simili persone compiere il loro dovere in modo accettabile? E potrebbero mai essere salvate da Dio? Impossibile. Quando agisci per la famae il prestigio, continui a pensare: ‘Mettersi in mostra non è un male. Sto compiendo il mio dovere; fintanto che quello che faccio non è un’azione malvagia e non provoca disturbo, allora, anche se le mie motivazioni sono sbagliate, nessuno può rendersene conto né condannarmi’. Non sai che Dio scruta tutti. Se non accetti la verità o non la metti in pratica, e vieni disprezzato e ripudiato da Dio, per te è finita. Tutti coloro che non temono Dio si credono intelligenti; in realtà, non si rendono nemmeno conto di quando Lo hanno offeso. Alcune persone non vedono chiaramente queste cose; pensano: ‘Perseguo la famae il prestigio solamente per fare di più, per assumermi maggiori responsabilità. Non provoco intralcio o disturbo al lavoro della casa di Dio, e certamente non danneggio gli interessi della Sua casa. Non è un problema grave. Ciò che Dio richiede non è molto, ed Egli non obbliga le persone a fare cose che non possono o non vogliono fare. Posso anche amare il prestigio e difenderlo, ma non è un atto malvagio’. In apparenza, una simile ricerca può non sembrare un atto malvagio, ma alla fine a cosa porta? Simili persone acquisiranno forse la verità? Otterranno la salvezza? Assolutamente no. Pertanto, perseguire la reputazione e il prestigio non è la strada giusta: va esattamente nella direzione opposta alla ricerca della verità. In sintesi, indipendentemente dalla direzione o dall’obiettivo della tua ricerca, se non rifletti sulla ricerca della fama e del prestigio, e se trovi molto difficile rinunciare a queste cose, allora esse influenzeranno il tuo ingresso nella vita; fintanto che il prestigio avrà un posto nel tuo cuore, esso controllerà e influenzerà completamente la direzione della tua vita e gli obiettivi che perseguirai, e in tal caso ti risulterà molto difficile entrare nella realtà della verità, per non parlare di ottenere un cambiamento d’indole; se alla fine sarai o no in grado di essere approvato da Dio è ovviamente una questione diversa. Per di più, se non sei mai in grado di mettere da parte la ricerca del prestigio, questo influenzerà la tua capacità di compiere adeguatamente il tuo dovere, cosa che ti renderà molto difficile diventare una creatura di Dio a un livello accettabile. Perché dico così? A Dio nulla risulta più detestabile della ricerca di prestigio, perché è un’indole satanica, è un cammino errato, nasce dalla corruzione da parte di Satana, è qualcosa che Dio condanna, ed è esattamente ciò che Dio giudica e purifica. A Dio nulla risulta più disgustoso della ricerca di prestigio, eppure tu continui a competere ostinatamente per il prestigio, lo prediligi e lo difendi costantemente, e vuoi sempre conquistarlo. Per natura, tutto ciò non è forse avversione nei confronti di Dio? Il prestigio non è decretato da Dio per gli esseri umani; Dio agli esseri umani offre la verità, la via e la vita e in definitiva li rende creature di Dio accettabili, creature di Dio piccole e insignificanti, non esseri dotati di fama e prestigio e adorati da migliaia di persone. E così, da qualunque punto di vista la si osservi, la ricerca di prestigio è un vicolo cieco. Per quanto sia ragionevole il tuo pretesto per ricercare prestigio, questo cammino è comunque sbagliato e non è lodato da Dio. Per quanto tu ti sforzi o per quanto grande sia il prezzo che paghi, se desideri prestigio Dio non te lo concederà; se non è concesso da Dio, non riuscirai a ottenerlo lottando, e se continui a lottare vi sarà un unico esito: sarai smascherato e scacciato, e questo è un vicolo cieco” (“Fanno il loro dovere solo per distinguersi e alimentare i loro interessi e ambizioni; non considerano mai gli interessi della casa di Dio e addirittura li vendono in cambio della gloria personale (Parte terza)” in “Smascherare gli anticristi”). Dopo aver letto le parole di Dio, ero terrorizzata, e le percepivo come un Suo avvertimento. Continuando a pensare al prestigio, a ritenere senza speranza una vita priva di prestigio e ruoli importanti, perseguendo in quel modo, contendevo il prestigio a Dio e Lo avversavo, non mi comportavo come un essere creato e non compivo il dovere che mi spettava, quindi proseguire su quella strada portava un vicolo cieco, e alla fine sarei stata mandata all’inferno e punita! Spaventata e tremante, ho letto quel passo della parola di Dio diverse volte consecutive, e in cuor mio ho percepito che l’indole giusta di Dio non tollera offesa. Ho sempre pensato che, poiché gli esseri umani hanno un’indole corrotta, sia normale perseguire fama e prestigio, che tutti cerchino di incrementare il proprio prestigio, e che quelli che non lo fanno siano poco ambiziosi e non abbiano obiettivi né determinazione. Così, non ho preso sul serio la mia corruzione in questo ambito. Mi sentivo semplicemente negativa, a volte, e pensavo che mi sarebbe passata dopo qualche giorno. Non ritardava troppo il mio lavoro e non facevo nulla di veramente inopportuno, quindi non lo reputavo un problema grave. Ma Dio ha detto chiaramente che la ricerca di prestigio è un vicolo cieco! Attraverso la riflessione, ho capito un po’ meglio. La ricerca di fama e prestigio è un’indole satanica, e un cammino di ribellione a Dio. Perseguire in questo modo equivale a opporsi a Dio e competere con Lui per il prestigio, e coloro che lo fanno saranno puniti da Dio per averLo avversato. Ho pensato all’arcangelo, che godeva già di un prestigio abbastanza alto, eppure non era soddisfatto. Bramava il prestigio di Dio e voleva essere alla pari con Lui, e alla fine Dio l’ha scaraventato giù sulla terra. Ero già responsabile di alcuni lavori nella chiesa. Date la mia levatura e la mia statura, non ero degna di assumere un incarico così importante. Eppure non mi bastava. Non mi sforzavo di raggiungere i migliori risultati nel mio compito. Invece, volevo svolgere un lavoro più importante per mettermi in mostra ed essere ammirata. Non ero proprio come l’arcangelo? E, quando vivevo nel mio stato di lotta per la fama e il prestigio, non era solo qualche giorno di negatività come immaginavo: finiva per ostacolare il lavoro, e sono arrivata al punto di voler abbandonare perché non ottenevo prestigio, di non prendere sul serio il lavoro della casa di Dio, di essere indifferente al mio dovere, limitandomi al minimo, dove possibile, e procrastinando, e di essere del tutto indifferente al fatto che il lavoro della casa di Dio fosse danneggiato. Non ero disposta a sottomettermi alle disposizioni di Dio, lottavo sempre per il prestigio, e diventavo passiva e ostile se non lo ottenevo. Stavo percorrendo il cammino della ribellione a Dio, quindi come poteva Dio non detestarmi? Questo pensiero ha destato in me paura e rimorso. Ho subito pregato Dio per dirGli che volevo pentirmi e non perseguire più la fama e il prestigio.

In seguito, ho trovato nelle parole di Dio la via per liberarmi dalle catene della fama e del prestigio e ho capito cosa dovrebbe perseguire un essere creato. La parola di Dio dice: “Essendo una delle creature, l’uomo deve restare al suo posto e comportarsi con coscienza. Custodisci diligentemente ciò che ti viene affidato dal Creatore. Non agire fuori dagli schemi e non fare cose al di là della tua capacità o che siano sgradite a Dio. Non cercare di essere grande o di diventare un superman o qualcuno al di sopra degli altri, e non cercare di diventare Dio. Le persone non dovrebbero desiderare di essere così. Cercare di diventare grandi o un superman è assurdo. Cercare di diventare Dio è ancora più vergognoso; è disgustoso e spregevole. Ciò che è lodevole, e ciò a cui le creature dovrebbero attenersi più che a ogni altra cosa, è diventare una creatura vera; questo è l’unico obiettivo che tutte le persone dovrebbero perseguire” (“Dio Stesso, l’Unico I” in “La Parola appare nella carne”). La parola di Dio dice chiaramente che Dio odia il desiderio di prestigio e di voler diventare dei superuomini. La vera ricerca che le persone dovrebbero compiere è quella di diventare autentici esseri creati. Dopo aver letto la parola di Dio, sapevo cosa dovevo perseguire. Io sono un essere creato, e Dio sa meglio di tutti quale lavoro posso svolgere. Qualsiasi posizione io ricopra, ciò che Dio vuole è che io svolga il ruolo di un essere creato in modo concreto, e che compia il mio dovere correttamente. Devo pregare Dio per abbandonare i miei desideri e ambizioni e, qualunque sia il mio dovere, devo obbedire alle disposizioni di Dio, adempiere sinceramente alle mie responsabilità, e impegnarmi a essere efficiente nel mio dovere. Questo è ciò che dovrebbe fare un essere creato. Da allora, non mi è interessato più essere promossa o meno. Invece, ho riflettuto consapevolmente su come essere più efficiente per ottenere i migliori risultati, e mi sono concentrata su come risolvere i problemi quando si presentavano. Dopo un po’, ho iniziato a collaborare con i miei fratelli e sorelle per superare alcune difficoltà, e anche l’efficienza del nostro lavoro è aumentata.

Nei giorni seguenti, sentivo ancora, di tanto in tanto, di miei vecchi collaboratori che venivano promossi a leader o supervisori. Ero ancora un po’ contrariata, perché sentivo che gli altri potevano farsi notare grazie alle loro promozioni, mentre io restavo bloccata nello stesso posto; ma mi sono subito resa conto che era il mio desiderio di prestigio nel lavoro che riaffiorava. Così, ho immediatamente pregato, ho rinunciato a me stessa e ho pensato alla parola di Dio: “Il prestigio non è decretato da Dio per gli esseri umani; Dio agli esseri umani offre la verità, la via e la vita e in definitiva li rende creature di Dio accettabili, creature di Dio piccole e insignificanti, non esseri dotati di fama e prestigio e adorati da migliaia di persone” (“Fanno il loro dovere solo per distinguersi e alimentare i loro interessi e ambizioni; non considerano mai gli interessi della casa di Dio e addirittura li vendono in cambio della gloria personale (Parte terza)” in “Smascherare gli anticristi”). Allora i miei obiettivi si sono fatti chiari nel mio cuore. Ho visto che Dio non prestabilisce per le persone il prestigio. Qualunque dovere si svolga, si sta adempiendo alle proprie responsabilità, e si impiegano le proprie forze e abilità nella giusta posizione. Essere un leader non significa avere prestigio, e non esistono posizioni superiori ad altre. I requisiti che Dio ha per noi sono che diventiamo esseri creati adeguati e obbediamo alle Sue disposizioni. Solo tali ricerche sono appropriate. Se le persone non sanno obbedire a Dio e adempiere i loro doveri, e perseguono solo la carriera e l’acquisizione di prestigio, è una cosa disonorevole. Ho inoltre compreso che vedere e venire a sapere che i fratelli e le sorelle intorno a me venivano promossi era un test a cui Dio mi sottoponeva. Dio osservava il mio atteggiamento. Pregando e leggendo le parole di Dio, potevo accogliere queste cose correttamente, non ero più negativa, ed ero in grado di compiere il mio dovere adeguatamente. Dopo queste esperienze, ho capito le buone intenzioni di Dio. Se, con il mio amore per il prestigio, fossi davvero diventata una leader, avrei involontariamente percorso il cammino di un anticristo, e avrei potuto solo rovinarmi. Ora, so essere obbediente e concreta nel mio dovere. Questi sono gli effetti del giudizio delle parole di Dio. Lode a Dio!

Sei disposto ad essere una pecora che ascolta la voce di Dio per accogliere il Suo ritorno?

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