Aprire gli occhi sulla mia arroganza

24 Marzo 2022

di Xiangxin, Italia

Ho iniziato il lavoro di evangelizzazione nel 2015. Ben presto, con la guida di Dio ho ottenuto alcuni risultati. A volte ho incontrato persone davvero schiave delle nozioni religiose che non volevano approfondire l’opera di Dio degli ultimi giorni. Così mi sono affidato a Dio e ho condiviso con pazienza la verità, e loro subito la accoglievano. Dopo i primi risultati, ho cominciato a sentirmi capace, come un talento indispensabile.

Poi io e fratello Liu abbiamo iniziato a irrigare una Chiesa ciascuno. La mia era una Chiesa piuttosto grande, con molti membri, così agli inizi pregavo sempre Dio e discutevo con i fratelli e le sorelle. Subito le cose sono andate bene. I più partecipavano normalmente alle riunioni ed erano molto attivi nei loro doveri. Mi sentivo soddisfatto di me stesso. Notavo che anche in una Chiesa con così tanti membri stavo ottenendo dei risultati molto rapidamente, quindi era chiaro che avessi levatura. Ho anche visto che il lavoro di irrigazione di fratello Liu non andava molto bene, alcuni lavoratori della sua Chiesa dovevano essere sostituiti, e altri avevano bisogno di condivisioni perché erano in uno stato negativo. Guardavo Liu un po’ dall’alto in basso. Mi ritenevo più valido di lui. Allora ho iniziato a occuparmi del suo lavoro: elencavo gli errori nelle riunioni, condividevo sulle parole di Dio per aiutare gli altri con la loro negatività, cambiavo i doveri degli addetti al’irrigazione quando necessario. Il lavoro si è ripreso abbastanza in fretta. Pensavo di aver risolto i nostri problemi tempestivamente, quindi sentivo ancor più di avere grande talento. La mia arroganza cresceva. Riepilogando il nostro lavoro, ho notato molti difetti e mancanze negli altri, e non ho potuto evitare di rimproverarli. Ho detto: “C’è stato un grave ritardo nel lavoro di irrigazione. C’è almeno uno tra voi che cerchi di svolgerlo e compiere la volontà di Dio? Siete stati tutti così irresponsabili. Per fortuna è andata un po’ meglio nelle ultime due settimane, altrimenti chi si assumerebbe la responsabilità di questo ritardo?” Nessuno ha detto una parola in quel momento. In realtà, mi chiedevo se la mia reazione non fosse un po’ esagerata. Ma poi mi sono detto che se non fossi stato duro non avrebbero recepito.

Ero molto altezzoso con loro e li ho trattati per i loro errori, dicendo loro di fare a modo mio. Così, col tempo, ho notato che prendevano le distanze da me e difficilmente mi parlavano di qualcosa al di fuori del lavoro. A volte conversavano e ridevano insieme, ma appena arrivavo io si disperdevano, come se mi temessero. E, poiché avevano paura di sbagliare e di essere criticati, per ogni cosa chiedevano a me e aspettavano la mia decisione. Quella situazione mi metteva a disagio. Mi sono chiesto se fossi stato dispotico, autoritario. Ma poi ho pensato che dovevo essere rigido nel lavoro. Nessuno mi avrebbe ascoltato se non fossi stato un po’ duro con loro. E a quel punto che risultati avremmo ottenuto? Mi sembrava che evidenziare apertamente i problemi indicasse il mio senso di giustizia. In seguito, la mia arroganza è cresciuta ancora di più: dovevo avere l’ultima parola su ogni cosa, anche la più piccola. Organizzavo da solo ogni singolo aspetto del nostro lavoro perché non reputavo nessuno altrettanto capace nel gruppo. Anche quando discutevo con loro, finivamo sempre per fare a modo mio, quindi, decidendo subito da me, risparmiavo tempo. Anche se a una riunione era presente un leader, non mi interessava. Pensavo: “Sei un leader: e allora? Sai condividere il Vangelo e testimoniare? Sai svolgere questo lavoro? Limitarsi a condividere la verità nelle riunioni non è svolgere un lavoro pratico. Non sei alla mia altezza”. Così, ogni volta che la leader mi chiedeva come andasse il nostro lavoro, condividevo di più quando mi andava di parlare, altrimenti sorvolavo. Non ritenevo utile parlarne, perché in ultima analisi ero io a lavorare nel concreto. La leader mi ha rimproverato di essere arrogante, di volere sempre l’ultima parola e di non lavorare bene con i miei fratelli e sorelle. Di fronte a quelle critiche, con lei ho ammesso la mia arroganza, ma in realtà non ci ho dato peso. Mi ritenevo capace e di buona levatura, quindi, purché svolgessi bene il mio lavoro, che importava se ero un po’ arrogante? Inoltre, ero io a dirigere la maggior parte del lavoro della Chiesa, quindi cosa volevano fare? Rimuovermi? Ho ignorato completamente le critiche della leader, continuando a svolgere i doveri a modo mio, con piena autorità. Poi, una volta, una nuova Chiesa necessitava di altri addetti all’irrigazione; senza discuterne con nessuno, ho semplicemente inviato una sorella ad aiutare. Ho pensato che generalmente erano d’accordo con i miei suggerimenti, quindi andava bene che decidessi da solo. Ma in seguito mi ha sorpeso venire a sapere che quella sorella non comprendeva abbastanza bene la verità e non sapeva svolgere lavoro pratico: era un grave ostacolo. Ma ho continuato a non riflettere su me stesso. E a causa della mia implacabile arroganza e della mia incapacità di cercare i principi della verità o di guidare gli altri ad attenersi ai principi nel loro dovere, tutti erano sempre indaffarati ma senza ottenere risultati concreti. Questo ci ha davvero rallentati. Ma anche così continuavo a non vedere i miei problemi, anzi incolpavo gli altri per non essersi fatti carico di alcun fardello. Per un po’ di tempo mi è sembrato di star portando a termine gli incarichi, ma avevo uno strano presentimento, come se qualcosa di terribile stesse per accadere. Non sapevo cosa dire negli incontri o nelle preghiere, e nelle riunioni di lavoro mi veniva sonno e non riuscivo a capire nulla. Mi sentivo mentalmente confuso e non avevo energie, volevo solo riposare. Mi rendevo conto di aver perso l’opera dello Spirito Santo, ma non sapevo perché. Ho pregato Dio, chiedendoGli di aiutarmi a capire me stesso.

Durante una riunione, una leader mi ha criticato per il mio comportamento. Mi ha detto: “Sei stato arrogante nel tuo dovere. Non fai che rimproverare altezzosamente le persone e limitarle, e ostenti la tua superiorità di grado. È difficile lavorare con te e non discuti mai con gli altri. Fai tutto a modo tuo, sei dispotico e autoritario. Questa è l’indole di un anticristo. In base al tuo comportamento, abbiamo deciso di rimuoverti”. Ogni sua parola mi ha trafitto il cuore. Ho ripensato a come mi ero comportato. Non discutevo mai con nessuno, facevo tutto a modo mio ed ero un tiranno. Non ero proprio come un anticristo? Questo pensiero mi ha davvero spaventato. Dio stava usando quella situazione per smascherarmi ed eliminarmi? I miei anni di fede sarebbero finiti così? Per alcuni giorni sono stato un automa. Già appena sveglio ero sopraffatto dalla paura e non sapevo come affrontare la giornata. Ho continuato a pregare Dio, dicendo: “Dio, so che in questo si cela la Tua volontà amorevole, ma non so come affrontarlo. O Dio, sono così depresso e addolorato. Ti prego, illuminami affinché conosca la Tua volontà”. Poi ho letto queste parole di Dio: “A Dio non interessa quello che ti succede ogni giorno, quanto lavoro svolgi, o quanto ti impegni: quello che Lui guarda è il tuo atteggiamento verso queste cose. E a cosa si collega il tuo atteggiamento verso queste cose e il modo in cui le fai? Al fatto che tu persegua o meno la verità, nonché al tuo ingresso nella vita. Dio guarda il tuo ingresso nella vita, il cammino che percorri. Se percorri la via dell’ingresso nella vita, allora intraprenderai un cammino che ti porterà a compiere il tuo dovere a un livello accettabile. Se invece, nello svolgimento del tuo dovere, ribadisci costantemente che possiedi un capitale, che padroneggi il tuo ambito lavorativo, che hai esperienza, che tieni conto della volontà di Dio e persegui la verità più di chiunque altro, e se poi pensi che per queste ragioni l’ultima parola spetti a te e non discuti nulla con gli altri, detti sempre legge, tenti di condurre una tua impresa personale e vuoi sempre essere ‘il più bello tra i fiori’, allora ti trovi forse sul cammino dell’ingresso nella vita? (No.) No, questa è ricerca di prestigio, è percorrere il sentiero di Paolo, non quello dell’ingresso nella vita” (“Qual è l’adeguato adempimento del proprio dovere?” in “I discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). “Una certa persona era particolarmente talentuosa nel diffondere il Vangelo. Mentre diffondeva il Vangelo, costui ha patito molte difficoltà, ed è stato persino arrestato e condannato a molti anni di detenzione. Dopo essere uscito di prigione, ha ripreso a diffondere il Vangelo e ha convertito diverse centinaia di persone, alcune delle quali si sono poi rivelate dotate di talento; alcune sono state addirittura nominate leader o lavoratori. Di conseguenza, questo individuo si riteneva degno di grandi riconoscimenti, e considerava ciò come un capitale, di cui si vantava ovunque andasse, mettendosi in mostra e testimoniando se stesso: ‘Sono stato in carcere otto anni, ma la mia testimonianza non ha vacillato. Ho convertito molte persone, alcune delle quali ora sono leader o lavoratori. Merito un riconoscimento nella casa di Dio, ho apportato un contributo’. Ovunque diffondesse il Vangelo, si vantava di se stesso con i leader o con i lavoratori locali. Diceva anche: ‘Dovete ascoltarmi; persino i vostri leader più anziani sono ossequiosi nel rivolgersi a me. A chi non lo è, do una lezione!’ Si tratta di una persona prepotente, non è così? Se non avesse diffuso il Vangelo e convertito quelle persone, un simile individuo oserebbe mai essere così pieno di sé? Tale è la sua natura ed essenza: è così arrogante da non possedere un briciolo di ragionevolezza. Dopo aver diffuso il Vangelo e convertito alcune persone, la sua natura arrogante si accresce ed egli diventa ancora più borioso. Le persone di questo tipo si vantano del proprio capitale e cercano di rivendicare il proprio merito ovunque vadano, ed esercitano addirittura pressioni sui leader di vari livelli, nel tentativo di equipararsi a loro, convinti persino di meritare loro stessi il ruolo di leader decani nella casa di Dio. Sulla base del comportamento manifestato da un simile individuo, dovrebbe essere chiaro a tutti noi che tipo di natura egli possieda, e quale sarà verosimilmente la sua fine. Quando un demone si insinua nella casa di Dio, prima rende un modesto servizio e poi si rivela per ciò che è veramente; non presta ascolto, a prescindere da chi lo tratti o lo poti, e persiste nell’opporsi alla casa di Dio. Qual è la natura delle sue azioni? Agli occhi di Dio, sta condannando se stesso a morte, e non si fermerà finché non si sarà ucciso. Questo è l’unico modo appropriato per definirlo” (“Diffondere il Vangelo è il dovere a cui sono moralmente obbligati tutti i fedeli” in “I discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Leggere queste parole mi ha davvero spaventato. Era come se Dio mi stesse smascherando personalmente, rivelando il mio stato e i segreti che non avevo mai confessato a nessuno. Per i risultati ottenuti nei miei anni di condivisione del Vangelo, credevo di aver dato un enorme contributo, di essere indispensabile, e tenevo il conto di tutto quello che avevo fatto. Sentivo di avere un posto d’onore nella Chiesa, di esserne un pilastro. Lo consideravo un capitale personale, e trattavo tutti con arroganza. Mi piaceva anche rimproverare sdegnosamente i miei fratelli e sorelle, cosa che li limitava. Non ero collaborativo nel mio dovere, ero autoritario e facevo tutto a modo mio, intralciando gravemente il lavoro della Chiesa. Anche quando la leader mi ha trattato, non ci ho dato peso. Ho persino ostentato le mie qualità. Non la reputavo affatto migliore di me e non volevo accettare alcun aiuto. Volevo prendere da me ogni decisione. Trattavo male i miei fratelli e sorelle quando non mi ascoltavano, minacciandoli di sostituirli se non avessero svolto bene il loro dovere. Questo generava in loro l’ossessione di portare a termine i compiti, nella paura di perdere il loro dovere se sbagliavano, e vivevano nel dolore. Questo era forse svolgere il mio dovere? Non era compiere il male, opporsi a Dio? Questo pensiero mi spaventava molto. Non avrei mai immaginato di fare tanto male, di ferire e limitare così tanto i miei fratelli e sorelle, di ostacolare a tal punto il nostro lavoro. Lottavo contro Dio, ma ero convinto di star svolgendo il mio dovere per soddisfarLo. Ero irragionevole! Ho visto nelle parole di Dio che agire in quel modo equivale a suicidarsi. Dal tono delle parole di Dio, specialmente la frase “suicidarsi”, ho compreso quanto Dio sia disgustato da chi si comporta così. Era straziante, come se Dio mi avesse condannato a morte. Mi ritenevo in grado di sacrificare tutto per il mio dovere, di esserci sempre riuscito, e che dunque Dio di certo mi avrebbe approvato e un po’ di arroganza non aveva alcuna importanza. Ma poi ho capito che, se non avessi perseguito la verità, per quanto avessi ottenuto nel mio dovere o quanta esperienza avessi accumulato, Dio mi avrebbe trovato disgustoso. Non l’avrebbe riconosciuto. Il giudizio e il castigo delle parole di Dio mi hanno mostrato la Sua indole giusta che non tollera offesa. Dio Si attiene a principi perfetti nelle Sue azioni. Se ottengo dei risultati nel mondo esterno, posso forse avere capitale e influenza. Ma nella casa di Dio regnano sovrane la verità e la giustizia. Usare il capitale e l’influenza equivale a suicidarsi e offende l’indole di Dio.

In seguito, mi sono chiesto perché sentissi di avere così tanto potere dopo qualche risultato ottenuto nel mio dovere e fossi diventato così dispotico. Da che tipo di natura ero dominato? Ho letto delle parole di Dio. “Se, nel tuo cuore, comprendi veramente la verità, allora saprai come metterla in pratica e obbedire a Dio, e intraprenderai naturalmente il cammino della ricerca della verità. Se il cammino che percorri è quello giusto e in linea con la volontà di Dio, allora l’opera dello Spirito Santo non ti abbandonerà, e così ci saranno sempre meno possibilità che tu tradisca Dio. Senza la verità, è facile commettere il male, e lo commetterai tuo malgrado. Per esempio, se possiedi un’indole arrogante e presuntuosa, allora sentirti dire di non opporti a Dio non fa alcuna differenza, non puoi evitarlo, è al di là del tuo controllo. Non lo faresti intenzionalmente, ma saresti guidato dalla tua indole arrogante e presuntuosa. La tua superbia e il tuo orgoglio ti porterebbero a disprezzare Dio e a considerarLo privo di qualsiasi importanza; ti indurrebbero a esaltare te stesso, a metterti costantemente in mostra; ti porterebbero a disprezzare gli altri, non lascerebbero spazio per nessuno nel tuo cuore se non per te stesso; ti farebbero credere superiore sia agli altri che a Dio, e alla fine ti farebbero sedere al posto di Dio e pretendere che la gente si sottomettesse a te, che venerasse come verità i tuoi pensieri, le tue idee e le tue nozioni. Guarda quanto male commettono le persone sotto il dominio della loro natura arrogante e presuntuosa!” (“Solo perseguendo la verità si può conseguire un cambiamento di indole” in “I discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). “L’arroganza è la radice dell’indole corrotta dell’uomo. Più le persone sono arroganti, più tendono a resistere a Dio. Quanto è serio questo problema? Non solo le persone dall’indole arrogante considerano tutti gli altri in una posizione inferiore, ma, quel che è peggio, hanno persino un atteggiamento di sufficienza nei confronti di Dio. Anche se dall’esterno potrebbe sembrare che alcuni credano in Dio e Lo seguano, non Lo trattano affatto come Dio. Sentono sempre di possedere la verità e hanno un’opinione smodata di se stessi. Questa è l’essenza e la radice dell’indole arrogante, e viene da Satana. Il problema dell’arroganza, pertanto, deve essere risolto. Sentirsi migliore di un altro è cosa da poco; il problema cruciale è che un’indole arrogante impedisce di sottomettersi a Dio, al Suo governo e alle Sue disposizioni. Chi ha tale indole si sente sempre portato a competere con Dio per avere potere sugli altri. Questo tipo di persona non riverisce minimamente Dio, e tanto meno Lo ama o si sottomette a Lui. Coloro che sono arroganti e presuntuosi, specialmente coloro che sono tanto arroganti da aver perduto il buonsenso, non sanno sottomettersi a Dio nella loro fede in Lui e addirittura si esaltano e rendono testimonianza a sé stessi. Simili persone sono quelle che più avversano Dio” (La condivisione di Dio). Le parole di Dio mi hanno insegnato che la radice della ribellione a Dio è l’arroganza. Quando qualcuno ha una natura arrogante, non può evitare di opporsi a Dio. Il mio comportamento dipendeva dal controllo da parte della mia natura arrogante. Ero al settimo cielo dopo aver ottenuto qualche risultato, pensando di possedere levatura, di essere capace e indispensabile, che la Chiesa non potesse fare a meno di me. Mi ritenevo superiore agli altri, usavo la mia posizione per rimproverarli e limitarli, non nutrivo stima per nessuno. Ero autoritario e dispotico nel mio dovere, non discutevo le cose con nessun altro. Sentivo di fare bene da solo e di poter prendere decisioni autonomamente. Ignoravo il mio collaboratore. Ero incredibilmente arrogante e non nutrivo alcun rispetto per Dio. Quando la leader mi ha trattato, ho ammesso la mia arroganza, ma in realtà non mi interessava. Non mi sembrava neppure un gran male: essere definito così significava che avevo delle capacità, altrimenti cosa mi avrebbe reso arrogante? Ero incredibilmente irragionevole e totalmente sfrontato. Vivevo secondo il veleno di Satana: “In tutto l’universo, solo io regno sovrano”, e mi comportavo da signore assoluto nella Chiesa, disprezzando tutti gli altri. Ero forse diverso dal Partito Comunista? Il Partito Comunista è arrogante e senza legge, ricorre a mezzi inauditi di repressione violenta contro chiunque non lo segua. Io ero dispotico e ingestibile nella Chiesa, non accettavo la supervisione di nessuno. Non ero forse identico al gran dragone rosso? Poi ho capito quanto fossi arrogante, che non mi importava di nessuno e nemmeno di Dio, che percorrevo un cammino avverso a Dio. Se non mi fossi pentito, avrei sicuramente finito per essere maledetto e punito da Dio. Poi ho visto davvero quanto fossero gravi le conseguenze della mia natura arrogante, che il mio problema non era una semplice corruzione. Questo mi ha ricordato come avevo sminuito gli altri ed elevato me stesso, che parlavo e mi comportavo come se non avessi eguali al mondo. Ero piuttosto nauseato, disgustato da me stesso. Ho deciso che dovevo iniziare a perseguire la verità, a cercare i principi in ogni cosa, e smettere di vivere con arroganza e di oppormi a Dio.

In seguito, quando stavo ricercando come gestire in modo appropriato i risultati che avrei potuto ottenere, ho letto un passo delle parole di Dio. “Mentre svolgete il vostro dovere, siete in grado di percepire la guida di Dio e l’illuminazione dello Spirito Santo? (Sì.) Se riuscite a percepire l’opera dello Spirito Santo e avete ancora alta stima di voi stessi e ritenete di possedere la realtà, allora cosa sta succedendo? (Quando l’adempimento del nostro dovere ha dato qualche frutto, gradualmente cominciamo a pensare che sia merito nostro tanto quanto lo è di Dio. Ingigantiamo all’inverosimile la rilevanza del nostro contributo, convinti che nulla sia più importante del nostro apporto, e che senza di esso l’illuminazione di Dio non sarebbe stata possibile.) Allora perché Dio ha illuminato te? Dio può illuminare anche altre persone? (Sì.) Quando Dio illumina qualcuno, questa è la Sua grazia. E cos’è mai quel poco di collaborazione da parte tua? È qualcosa di cui hai il merito, o è invece tuo dovere e tua responsabilità? (Dovere e responsabilità.) Quando riconosci che si tratta di dovere e responsabilità, la tua mentalità è quella corretta, e non penserai più a cercare di attribuirti dei meriti. Se pensi sempre ‘Questo è il mio capitale. L’illuminazione di Dio sarebbe stata possibile senza la mia collaborazione? Essa ha bisogno della collaborazione delle persone, la quale influisce per la maggior parte’, questo è sbagliato. Come avresti potuto contribuire se lo Spirito Santo non ti avesse illuminato, se Dio non avesse fatto nulla e se nessuno avesse condiviso con te i principi della verità? Non sapresti nemmeno cosa Dio richiede, né conosceresti la via della pratica. Se anche volessi obbedire a Dio e contribuire alla Sua opera, non sapresti come fare. Questa tua ‘collaborazione’ non è forse una parola vuota? Senza autentica collaborazione, non stai facendo altro che agire secondo le tue idee personali; e, in questo caso, il dovere che svolgi potrebbe mai essere all’altezza dei requisiti? (No.) No, e questo denuncia un problema. Quale problema? Qualunque dovere si svolga, conseguire risultati per compiacere Dio e per guadagnare la Sua approvazione e compiere il proprio dovere in maniera soddisfacente si fondano sulle azioni di Dio. Se fai fronte alle tue responsabilità, se compi il tuo dovere, ma Dio non agisce e non ti dice che cosa fare, tu non conoscerai il tuo cammino, la tua direzione e i tuoi obiettivi. Alla fine che cosa ne deriva? Che sarebbero sforzi sprecati, non ne ricaveresti nulla. Pertanto, compiere il tuo dovere in maniera soddisfacente ed essere in grado di rimanere saldo nell’ambito della casa di Dio, offrendo edificazione a fratelli e sorelle e guadagnando l’approvazione di Dio, dipendono interamente da Dio! Gli esseri umani possono fare soltanto quelle cose di cui sono personalmente capaci, che dovrebbero fare e che rientrano nelle loro capacità intrinseche, nient’altro. Perciò i risultati in definitiva raggiunti nel compimento del tuo dovere sono determinati dalla guida impartita dalle parole di Dio e dall’illuminazione da parte dello Spirito Santo, che ti portano a comprendere il cammino, gli obiettivi, la direzione e i principi stabiliti da Dio” (“I principi che devono guidare il proprio comportamento” in “I discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Dalle parole di Dio, ho visto che i risultati ottenuti nel mio dovere dipendevano solo dalla grazia di Dio, dall’illuminazione dello Spirito Santo e dalle condivisioni tenute per noi da Dio sulla verità e sui principi, non dalla mia buona levatura o capacità di svolgere del lavoro. Senza la guida delle parole di Dio o l’illuminazione dello Spirito Santo, a prescindere dalla mia levatura o dalla mia eloquenza, non avrei mai ottenuto nulla. E il poco lavoro che ho svolto era il mio dovere di essere creato. È la mia responsabilità. Di qualunque dovere si tratti, è ciò che dovrebbe fare un essere creato. I risultati ottenuti non sono un nostro contributo o capitale personale. Tuttavia, non avevo consapevolezza di me. Pensavo che qualche risultato significasse che ero bravo e l’ho considerato come un mio ascendente. Ero così soddisfatto di me stesso nel cercare di usurpare la gloria di Dio. Ero così arrogante e irragionevole! Ogni risultato nel nostro dovere deriva davvero dall’illuminazione dello Spirito Santo e dalle parole di Dio. Da soli non possiamo fare nulla. Se ci ripenso, non solo non sono riuscito a realizzare nulla quando agivo con arroganza, ma ho anche intralciato il nostro lavoro. Come quando ho assegnato all’irrigazione la persona sbagliata, impedendo a molti fratelli di ottenere il sostegno di cui avevano bisogno. Questo ha gravemente compromesso il lavoro della casa di Dio. E non ricercavo i principi della verità né guidavo gli altri ad attenersi ai principi nel loro dovere. Questo significava non ottenere risultati e rallentare il progresso del nostro lavoro. Ma non ci ho mai riflettuto su. Anzi, ero compiaciuto di me stesso e sono diventato più arrogante, come se la Chiesa non potesse fare a meno di me. Ma se Dio sapeva illuminare me, naturalmente poteva anche con gli altri, e il lavoro della Chiesa sarebbe proseguito anche senza di me. Pensavo che la Chiesa non potesse fare a meno di me perché ero così pieno di me stesso. Ho ripensato a Paolo nell’Età della Grazia. Credeva di possedere un certo capitale dopo aver svolto del lavoro, quindi non stimava gli altri. Si dichiarava apertamente all’altezza degli altri discepoli, e guardava Pietro dall’alto in basso e spesso lo sminuiva. Alla fine, cercò di usare il suo lavoro per chiedere a Dio una corona. Era arrogante al punto di perdere la ragione. Ho visto che ero proprio come Paolo, che percorrevo la sua stessa strada. Senza il severo giudizio e castigo di Dio, sarei ancora ignaro dei miei problemi e pieno di autostima. Alla luce di tutto questo, mi odiavo davvero. Volevo confessarmi e pentirmi davanti a Dio.

Poi ho letto queste Sue parole: “Qualcuno sa da quanti anni Dio opera in mezzo a tutta l’umanità e a tutte le cose? Nessuno sa esattamente da quanti anni Dio opera e gestisce tutto il genere umano; Egli non riferisce tali cose agli uomini. Tuttavia, se Satana lo facesse per un po’, lo dichiarerebbe? Lo dichiarerebbe certamente. Satana vuole mettersi in mostra, così da poter ingannare più persone e avere più persone che gli danno credito. Perché Dio non riferisce di questa attività? Vi è un aspetto dell’essenza di Dio che è umile e nascosto. Cos’è all’opposto dell’essere umile e nascosto? L’arroganza, l’impudenza e l’ambizione. […] Guidando l’umanità, Dio compie un’opera eccelsa, ed Egli governa l’intero universo. La Sua autorità e il Suo potere sono così vasti, eppure Egli non ha mai detto: ‘Le Mie capacità sono straordinarie’. Egli rimane nascosto tra tutte le cose, governando tutto, nutrendo e sostentando il genere umano, permettendo a tutta l’umanità di perpetuarsi, generazione dopo generazione. Prendi l’aria e la luce del sole, per esempio, o tutte le cose materiali e visibili necessarie per l’esistenza umana: tutte fluiscono senza sosta. Che Dio offra sostentamento all’uomo è fuori discussione. Quindi, se Satana facesse qualcosa di buono, lo passerebbe mai sotto silenzio e rimarrebbe un eroe non celebrato? Mai. Lo stesso vale per la presenza, nella Chiesa, di anticristi che in precedenza si sono assunti un compito pericoloso, o che una volta hanno svolto un lavoro dannoso per i loro interessi, e che magari sono anche andati in prigione; e ci sono anche quelli che in passato hanno contribuito a un qualche aspetto del lavoro della casa di Dio. Costoro non dimenticano mai queste cose, pensano di meritarne credito per tutta la vita, le ritengono il loro capitale vita natural durante, il che dimostra quanto infime siano le persone! Le persone sono infime, e Satana è uno spudorato” (“Sono malvagi, insidiosi e ingannevoli (Parte seconda)” in “Smascherare gli anticristi”). “Dio ama l’umanità, le vuole bene, mostra sollecitudine nei suoi confronti e provvede a essa costantemente e incessantemente. In cuor Suo non ha mai la sensazione che questo sia un aggravio dell’opera o qualcosa che meriti un gran credito. Non ritiene nemmeno che salvare gli uomini, sostentarli e concedere loro ogni cosa equivalga a dare loro un enorme contributo. Si limita a provvedere all’umanità tranquillamente e silenziosamente, a Suo modo e attraverso la Sua essenza e attraverso ciò che Egli ha ed è. A prescindere da quanto provveda agli uomini e li aiuti, Dio non pensa e non prova mai a prenderSi il merito. Ciò dipende dalla Sua essenza, ed è precisamente anche una vera espressione della Sua indole” (“L’opera di Dio, l’indole di Dio e Dio Stesso I” in “La Parola appare nella carne”). Ho riflettuto sulle parole di Dio e ho visto quanto sono amorevoli la Sua indole e la Sua essenza. Dio è il Creatore che governa e sostenta assolutamente tutto. Si è incarnato di nuovo, esprimendo verità per salvare l’umanità, pagando per noi un caro prezzo. Ma non l’ha mai considerato un grande contributo per l’umanità. E non l’ha mai sbandierato né Si è mai vantato di nulla. Si limita a svolgere la Sua opera in silenzio, senza alcun tipo di arrogante ostentazione. È più che degno del nostro amore e della nostra lode eterna. Io sono un essere umano così inutile, meno che niente, eppure ero così arrogante. Mi montavo la testa per il minimo successo, come se fosse un capolavoro, un enorme contributo. Guardavo tutti dall’alto in basso e facevo tutto a modo mio. Ero così irragionevole, malvagio e superficiale. Dio è così umile e nascosto, e ha un’essenza così amorevole. Ho percepito ancor di più il disgusto per la mia indole arrogante e desideravo veramente apprendere la verità per liberarmene presto, per vivere un’umana sembianza.

Poi, una volta, in una riunione, ho letto questo passo delle parole di Dio. Dio Onnipotente dice: “Oggi Dio vi giudica, vi castiga e vi condanna, ma sappi che la ragione della tua condanna è che tu possa conoscere te stesso. Dio ti condanna, ti maledice, ti giudica e ti castiga affinché tu possa conoscere te stesso, affinché la tua indole possa cambiare e anche affinché tu possa conoscere quanto vali. Lo fa perché tu possa vedere che tutte le azioni di Dio sono giuste, che sono in accordo con la Sua indole e con le necessità della Sua opera, che Egli opera in conformità con il Suo piano di salvezza dell’uomo, e che Egli è il Dio giusto che ama, salva, giudica e castiga l’uomo” (“Dovreste mettere da parte i benefici della posizione e comprendere la volontà di Dio di dare la salvezza all’uomo” in “La Parola appare nella carne”). Le parole di Dio mi hanno molto commosso e ho capito un po’ meglio la Sua volontà. Svolgevo il mio dovere con arroganza, causando problemi al lavoro della casa di Dio, quindi sono stato sostituito in base ai principi. Convinto che Dio usasse la situazione per smascherarmi ed eliminarmi, ho pensato che mi stesse condannando e che non avrei potuto essere salvato. Alla fine ho capito che Dio aveva sollevato me dal mio dovere e usato il giudizio delle Sue parole per mostrarmi la mia corruzione e la via sbagliata che percorrevo. Dio mi stava salvando! Ho sofferto un po’ subendo quel giudizio e quel castigo, ma è stato così prezioso e significativo, e mi ha protetto. Era il più autentico amore di Dio per me. In qualunque modo Dio ci disciplini, è la Sua salvezza e il Suo amore.

In seguito, in una riunione, mi sono aperto sulla mia arroganza nel mio dovere, su come avevo ferito fratelli e sorelle, e su cosa avessi ponderato dopo la mia rimozione. Ero convinto che avrei disgustato gli altri per essere stato così disumano e che non avrebbero voluto avere niente a che fare con me, ma, sorprendentemente, mi hanno appoggiato. Allora mi sono sentito ancora più in debito con loro. Avevo ferito tutti loro con la mia arroganza, ero stato così crudele. Quando ho ripreso a lavorare con i miei fratelli e sorelle, ero molto più moderato. Ho smesso di guardare gli altri dall’alto in basso per i loro difetti e ho assunto un approccio migliore alle cose. Facevo lo sforzo consapevole di ascoltare i suggerimenti degli altri sulle questioni, e ho smesso di essere troppo sicuro di me stesso. Quando i leader venivano a controllare il mio lavoro, collaboravo e lo accettavo con umiltà. Dopo un po’, il mio stato è cambiato in meglio e sono diventato di nuovo un supervisore. Sapevo che era un’elevazione e una grazia da parte di Dio. In passato, nel mio dovere, sono stato molto arrogante e d’ostacolo, ma Dio non mi ha eliminato. Mi ha concesso un’altra possibilità di svolgere un dovere così importante. Ho davvero sperimentato la misericordia e l’indulgenza che Dio ci riserva. Da allora, nel mio dovere, ho smesso di essere dispotico e arrogante, ho sviluppato timore verso Dio e Lo pregavo costantemente. Quando mi trovavo in confusione, ne discutevo con gli altri per cercare insieme la verità. Dopo aver agito così per un po’, mi sono reso conto che il rendimento di tutto il gruppo è molto migliorato. Quando invece facevo tutto da me, mi risultava davvero estenuante. Non riuscivo a gestire tutto e i miei risultati erano scarsi. Mentre ora che discuto delle questioni che si presentano con i fratelli e le sorelle e ci aiutiamo a vicenda, è molto più facile risolvere i problemi. Inoltre, collaborando con gli altri, ho potuto constatare che hanno davvero dei punti di forza. Alcuni di loro lavorano duramente e con impegno. Altri forse non hanno grande levatura, ma sono volenterosi e sostengono il lavoro della casa di Dio. Questi sono punti di forza che io non ho. Ho anche potuto imparare dai miei fratelli e sorelle per compensare le mie carenze. Ho vissuto con molta più libertà e serenità.

Circa un anno dopo, un leader della Chiesa ha organizzato una riunione generale per condividere tutti insieme quanto imparato e sperimentato in quell’anno. Ho riflettuto con calma per un po’ su tutto ciò che avevo imparato. E mi sono reso conto che Dio mi aveva salvato la vita con la mia rimozione, il mio più grande guadagno. Se non fosse stato per quello, non avrei ancora capito quanto fosse grave la mia arroganza, il mio essere borioso e autotario solo perché possedevo qualche talento. Sono stati la disciplina, il giudizio e il castigo di Dio a mostrarmi la mia natura satanica. Questo mi ha anche insegnato un po’ della giustizia di Dio e ha suscitato in me del timore per Lui. Sono così grato per la salvezza di Dio!

Sei disposto ad essere una pecora che ascolta la voce di Dio per accogliere il Suo ritorno?

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