Come sono stata liberata dall’arroganza

24 Marzo 2022

di Qichen, Birmania

Nel giugno del 2019, ho accolto l’opera di Dio Onnipotente degli ultimi giorni. Un anno dopo, ho iniziato il mio dovere di leader della Chiesa. Ero grata a Dio per quell’opportunità di pratica, quindi mi ci sono dedicata con gioia, seguivo e comprendevo il lavoro, e risolvevo i problemi dei miei fratelli e sorelle. Dopo un po’ di tempo, la maggior parte dei neofiti partecipava normalmente alle riunioni, diffondeva il Vangelo e svolgeva i propri doveri. Anche gli altri miei lavori erano produttivi, e non ho potuto evitare di provare un po’ di orgoglio. Mi sono detta: “Non c’è voluto molto perché nel mio dovere di leader risolvessi alcuni problemi pratici, e i miei fratelli e sorelle mi stimano. Devo essere molto meglio del leader precedente”.

Dopo una riunione, una sorella ha detto che ancora non capiva i principi secondo cui accogliere persone nella Chiesa e chiedeva la mia condivisione. Anche sorella Zhang, la mia collaboratrice, voleva ascoltare, così ho condiviso in dettaglio sui principi pertinenti e sottolineato alcuni punti chiave. Alla fine, ho sentito la maggior parte dei fratelli e delle sorelle dire che avevano capito, cosa che mi ha resa molto felice e persuasa di saper risolvere quei problemi con facilità. Gradualmente, ho iniziato a diventare arrogante. Quando ho ispezionato il lavoro degli altri, ho notato che alcuni capigruppo non capivano la situazione delle loro squadre e rallentavano i loro doveri; mi sono molto spazientita, così li ho rimproverati e non ho voluto condividere con loro. Quando ho visto che alcuni di loro si sentivano limitati da me, all’inizio mi sono sentita in colpa perché mostravo la mia rabbia, ma poi ho pensato: “Sto lavorando per la Chiesa e non posso ottenere risultati se non sono severa”. Quindi non ho riflettuto su me stessa ed è finita lì.

Prima di una riunione sul Vangelo, ho discusso i temi con i leader del gruppo di irrigazione. Per prima cosa ho chiesto loro di condividere le loro opinioni ma, dopo diverso tempo, nessuno parlava, e solo una sorella ha tenuto una piccola condivisione. In quel momento ero infuriata. Mi parevano così inetti da non riuscire nemmeno a capire il contenuto della riunione, e stavo per perdere la pazienza con loro, ma temevo di influenzare la riunione di quella sera, così ho pregato Dio per placare la mia rabbia. Ho pensato: “Nessuno ha un’opinione, quindi condividerò per prima. Se nella riunione tutti condividono in base alle mie idee, dovremmo essere in grado di ottenere qualche risultato”. Con questo in mente, ho tranquillamente condiviso i miei pensieri in dettaglio. Ho spiegato che la riunione concerneva diversi aspetti della verità, quindi avrebbero dovuto condividere punto per punto. Detto questo, ho aggiunto: “Se ritenete idoneo quello che sto dicendo, sentitevi liberi di usarlo, se invece avete idee migliori potete condividere come meglio credete”. Ma, durante la riunione, alcune sorelle non parlavano come avevo indicato, e altre non tenevano alcuna condivisione attiva. Ero furiosa, in procinto di perdere la calma, ma temevo che i neofiti presenti si sarebbero sentiti limitati, quindi mi sono trattenuta. Dopo la riunione, non avevamo raggiunto i risultati attesi, e mi sentivo molto triste. Alla fine dell’incontro, ho detto: “Che ne pensate dei risultati della riunione di stasera? Ditemi quali problemi o carenze avete notato”. Una sorella ha detto che non si sentiva abbastanza tranquilla per condividere, alcune ritenevano la riunione troppo breve, e le altre si sono accodate, sostenendo che non ci fosse stato abbastanza tempo … A quelle affermazioni, la mia rabbia è riaffiorata. Mi sono detta: “Volevo esaminare con calma gli errori con voi, ma non solo non avete riflettuto sui vostri problemi, avete anche accampato delle scuse. Dovrei davvero darvi una lezione”. Dopo, ho inviato loro un passo della parola di Dio e l’ho usato per trattarli. Ho detto loro che erano molto passivi nel discutere il contenuto dell’incontro e che inventavano scuse e non riflettevano su se stessi quando la riunione non andava bene. Nessuno di loro ha osato dire una parola. In seguito, mi sono chiesta se non fossi stata troppo dura. Non era giusto trattare i miei fratelli in quel modo. Ma mi sono detta: “L’ho fatto per aiutarli a conoscere se stessi”. Sentivo di aver agito correttamente, così non ho riflettuto sui miei problemi. Poi ho riferito al mio leader che gli addetti all’irrigazione avevano scarsa levatura ed erano irresponsabili. Ho chiesto che me ne assegnasse di validi e volevo persino rimuovere una sorella. Ma il mio leader ha condiviso con me, dicendo: “Credono in Dio da poco tempo e hanno scarsa levatura. Non possiamo chiedere troppo, e dobbiamo tenere condivisioni e aiutarli”. Ha aggiunto che di recente molti neofiti avevano accolto la nuova opera di Dio, quindi non poteva inviarmi nessun altro. Allora ho accettato a malincuore.

In seguito ho scoperto che sorella Zhang, la mia collaboratrice, non mi parlava molto di lavoro. Non le piaceva affatto raccontarmi dei problemi sul lavoro, e più volte, nelle riunioni con i collaboratori, diversi diaconi non hanno tenuto condivisione, cosa che mi demoralizzava. Pochi giorni dopo, il mio leader ha evdenziato i miei problemi: “Sorella Zhang ha riferito che nelle riunioni spesso rimproveri e tratti i tuoi fratelli. Parlare con questo tono fa sentire le persone limitate, quindi devi riflettere adeguatamente al riguardo…”. Ho pensato: “Stavo evidenziando i loro problemi. Non conoscono se stessi e ora dicono di sentirsi limitati, ma non ho mai chiesto loro di farlo. È un problema loro se si sentono così”. Ma poi mi sono sentita in colpa, e mi sono resa conto di aver mostrato corruzione nel collaborare con i miei fratelli, facendoli sentire limitati. Sono andata da sorella Zhang per aprirmi e condividere, e le ho detto: “Sono una persona che parla apertamente e si arrabbia spesso. A volte non tratto appropriatamente la corruzione e le carenze dei miei fratelli, e mi rivolgo molto duramente alle persone, facendole sentire limitate”. Con mia sorpresa, sorella Zhang ha risposto: “Penso che tu sia arrogante, presuntuosa e abbia un pessimo carattere, e che ami sminuire e rimproverare gli altri”. Le sue parole mi hanno sconvolta. Mi sono detta: “Ammetto di essere arrogante, ma di certo non ho trattato con sufficienza nessuno di voi! Mi sono appena aperta e ho condiviso con te, ma tu, che non conosci te stessa, ora porti alla luce i miei problemi”. Non riuscivo a digerirlo, così anche io le ho fatto notare alcuni problemi nei suoi doveri. Ma, inaspettatamente, sorella Zhang ha subito accettato le mie parole. Ho provato vergogna e anche un po’ di disagio, così ho pregato Dio dicendo: “Dio, so che questo fa parte delle Tue orchestrazioni e disposizioni. Questa sorella mi ha fatto notare i miei problemi, ma non ho saputo ammetterli né accettarli. Dio, Ti prego, illuminami e aiutami a riflettere su me stessa”.

Allora, poiché sorella Zhang mi aveva definita arrogante e presuntuosa, dicendo che trattavo gli altri con superiorità, ho riflettuto, ma dopo tre giorni ancora non riuscivo a capire. Sono tornata da lei e le ho chiesto di chiarirmi le idee. Lei ha risposto: “L’ultima volta, nel riepilogo della riunione, non ci hai chiesto quali problemi specifici avessimo, ci hai di colpo trattati e basta”. Ho pensato: “E per un solo episodio tu dici che sono arrogante e che mi piace sminuire gli altri?” Le ho spiegato: “Avevo un motivo per trattarvi. All’inizio volevo esaminare i vostri errori. Ma nessuno di voi conosceva se stesso, e ho perso le staffe”. Pensavo che sorella Zhang avrebbe capito, ma lei ha subito risposto: “Penso che tu sia davvero arrogante. Consideri le tue idee come fossero la verità e pretendi che tutti ti ascoltino”. Queste sue parole mi hanno gettata in confusione. Pensavo di aver capito male, così ho chiesto di nuovo conferma, e lei ha ribadito chiaramente: “È proprio così”. Ho iniziato ad avere paura e mi sono detta: “Zhang dice delle sciocchezze! Come potrei considerare verità le mie idee? Non l’ho mai pensato”. Ma sapevo che venivo trattata in quel modo per via delle buone intenzioni di Dio, così L’ho subito pregato e Gli ho chiesto di illuminarmi affinché riflettessi e conoscessi me stessa.

In seguito, nei miei devozionali, ho letto due passi della parola di Dio. “Alcuni dicono di non avere un’indole corrotta, di non essere arroganti. Chi sono costoro? Sono persone prive di senno, nonché le più stupide e arroganti di tutte. In effetti, sono più arroganti e ribelli di chiunque; più uno dice di non essere corrotto, più è arrogante e ipocrita. Perché altri sono in grado di conoscere sé stessi e di accettare il giudizio di Dio, e tu no? Sei l’eccezione? Sei un santo? Vivi nel nulla? Tu non riconosci che l’umanità è stata corrotta da Satana, che gli esseri umani hanno un’indole corrotta, e così sei il più ribelle e arrogante di tutti” (“Una natura arrogante è la radice dell’opposizione dell’uomo a Dio” in “I discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). “Ho constatato che molti leader sono solo capaci di fare agli altri la paternale, di predicare guardando le persone dall’alto in basso, e non sono in grado di comunicare con loro da pari livello; non sono capaci di interagire con gli altri normalmente. Alcune persone, quando parlano, sembrano sempre tenere un’orazione o fare una relazione; le loro parole si riferiscono sempre e solo agli stati degli altri, e non si aprono mai su se stessi, non analizzano mai la propria indole corrotta ma solo i problemi altrui, in modo da esporli pubblicamente. E perché lo fanno? Perché sono inclini a predicare tali sermoni, a dire tali cose? È la prova che non conoscono se stessi, che sono troppo privi di ragionevolezza, troppo arroganti e presuntuosi. Pensano che la loro capacità di riconoscere l’altrui indole corrotta dimostri che sono superiori agli altri, che sono migliori degli altri nel discernere le persone e le cose, che sono meno corrotti degli altri. Essere in grado di anallizare gli altri e predicare loro, ma essere incapaci di mettersi a nudo, non esporre né analizzare la propria indole corrotta, non mostrarsi per ciò che si è veramente, non rivelare affatto le proprie motivazioni e limitarsi a riprendere gli altri per i loro errori, questo tipo di comportamento è esaltazione e glorificazione di se stessi” (“Conversazione sui decreti amministrativi di Dio nell’Età del Regno” in “I discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). La parola di Dio ha rivelato il mio vero stato. L’intero genere umano è stato corrotto da Satana ed è preda di un’indole satanica. Io di certo non vivo nel vuoto. Anch’io sono stata corrotta da Satana. Come potrei non avere un’indole arrogante? Il trattamento da parte di Zhang per la mia arroganza e alterigia derivava da Dio. E invece ho ritenuto troppo dure le parole con cui mi ha trattata. Ero così insensibile da non conoscermi affatto. Secondo la parola di Dio, se i leader non sanno condividere sulla verità né sostenere gli altri, né analizzare né conoscere se stessi, anzi rimproverano, sminuiscono i fratelli nei loro sermoni e pensano sempre di essere migliori degli altri, allora sono le più arroganti e ribelli tra le persone. Mi sono resa conto che era così che mi comportavo nel mio dovere. Quando il lavoro di cui ero responsabile ha dato frutto e i miei fratelli e sorelle mi approvavano, ho iniziato ad avere stima di me stessa e mi sentivo migliore di loro. Quando li vedevo agire a rilento, pensavo che non si facessero carico del loro fardello, allora perdevo le staffe, li sgridavo, li accusavo, li ritenevo pessimi, e volevo allontanare una sorella che ritenevo di scarsa levatura senza nemmeno verificare se fosse produttiva nei suoi doveri. Nel discutere il contenuto della riunione, i miei fratelli sono rimasti in silenzio, ma io, invece di chiedere delle loro difficoltà, li ho obbligati a condividere in un certo modo, facendoli sentire limitati. Durante la riunione, quando non hanno tenuto condivisione secondo le mie idee, stavo per perdere la calma e trattarli. Quando facevo notare i loro problemi ma loro non li ammettevano, li disprezzavo e li sminuivo nel mio cuore, e addirittura li trattavo duramente. Non consideravo affatto se fossero in grado di recepirlo. Poi, il mio leader mi ha detto che sorella Zhang si sentiva limitata da me e mi ha chiesto di riflettere, ma io non l’ho preso sul serio, e ho pensato di aver trattato sorella Zhang per aiutarla a conoscere meglio se stessa. Ho rammentato che lei una volta mi aveva detto che una nuova credente aveva paura di condividere quando io ero presente alle riunioni. All’epoca non ci avevo dato peso. Solo ora vedevo che tutti i miei fratelli e sorelle si sentivano limitati da me, ma io non conoscevo le mie carenze, e li disprezzavo perché non si assumevano il loro fardello. Ero davvero arrogante! Non trattavo i miei fratelli e sorelle da pari a pari, né cercavo di capire o di tener conto delle loro difficoltà e mancanze. Anzi, li rimproveravo con sufficienza. Quando Dio usava i miei fratelli e sorelle per potarmi, trattarmi e istruirmi, io non lo ammettevo e cercavo di difendermi e discolparmi. Pensavo di aver solo parlato in modo diretto e di avere un brutto carattere. Non sapevo ammettere di essere boriosa e di rimproverare gli altri. Chiedevo sempre loro di conoscere se stessi, ma non riflettevo sulla mia corruzione. Pensavo di avere sempre ragione e che fosse colpa loro. Ero così arrogante e irragionevole. Solo allora ho visto la misericordia e la tolleranza di Dio verso di me. Dio Si è servito più e più volte di sorella Zhang per evidenzare i miei problemi, affinché mi conoscessi, confessassi i miei peccati e mi pentissi.

In seguito, ho letto un altro passo della parola di Dio. “Se, nel tuo cuore, comprendi veramente la verità, allora saprai come metterla in pratica e obbedire a Dio, e intraprenderai naturalmente il cammino della ricerca della verità. Se il cammino che percorri è quello giusto e in linea con la volontà di Dio, allora l’opera dello Spirito Santo non ti abbandonerà, e così ci saranno sempre meno possibilità che tu tradisca Dio. Senza la verità, è facile commettere il male, e lo commetterai tuo malgrado. Per esempio, se possiedi un’indole arrogante e presuntuosa, allora sentirti dire di non opporti a Dio non fa alcuna differenza, non puoi evitarlo, è al di là del tuo controllo. Non lo faresti intenzionalmente, ma saresti guidato dalla tua indole arrogante e presuntuosa. La tua superbia e il tuo orgoglio ti porterebbero a disprezzare Dio e a considerarLo privo di qualsiasi importanza; ti indurrebbero a esaltare te stesso, a metterti costantemente in mostra; ti porterebbero a disprezzare gli altri, non lascerebbero spazio per nessuno nel tuo cuore se non per te stesso; ti farebbero credere superiore sia agli altri che a Dio, e alla fine ti farebbero sedere al posto di Dio e pretendere che la gente si sottomettesse a te, che venerasse come verità i tuoi pensieri, le tue idee e le tue nozioni. Guarda quanto male commettono le persone sotto il dominio della loro natura arrogante e presuntuosa!” (“Solo perseguendo la verità si può conseguire un cambiamento di indole” in “I discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Dalla parola di Dio, ho capito che le persone con una natura arrogante e presuntuosa si esaltano, sminuiscono gli altri e pensano di avere sempre ragione. Considerano persino le proprie idee come verità e possono compiere il male o opporsi a Dio in qualsiasi momento. Quanto al mio precedente rapporto con gli altri, non ho mai parlato della mia esperienza né esaminato la mia corruzione per aiutarli a conoscere se stessi. Anzi, li analizzavo e smascheravo con altezzosità. Quando non capivano, mi arrabbiavo, li sminuivo e li trattavo, facendoli sentire limitati. Non osavano parlarmi dei loro problemi, cosa che ostacolava i loro doveri e influenzava la produttività della vita della Chiesa. Tutto questo era causato dalla mia natura arrogante. Ho pensato che Dio esprime la verità per sostenerci e smascherare la nostra corruzione. Egli non ci costringe mai ad accettare o praticare. Anzi, guida pazientemente le persone e predispone affinché possano sperimentare le Sue parole e la Sua opera. Attraverso l’esperienza, esse arrivano gradualmente a conoscere se stesse, a praticare la verità e a crescere nella vita. Dio ha anche dei principi per trattare le persone. Le tratta in modo equo in base alla loro levatura e al loro calibro. Non pretende da noi più di quanto possiamo. Non ci adora né ci sminuisce. Io non sono altro che una piccola creatura, ma solo per la mia capacità di condividere un po’ di comprensione pretendevo che gli altri mi ascoltassero. Non tenevo conto delle diverse situazioni delle persone e avevo requisiti elevati verso tutti. Quando non riuscivano a soddisfarli, disprezzavo, sminuivo e addirittura speravo di eliminare le persone. Ho riflettuto sull’essenza del mio comportamento. Avevo trattato le mie idee come se fossero la verità, insistevo sulla correttezza del mio punto di vista a prescindere, e dicevo ai miei fratelli e sorelle di ascoltarmi. Non compivo affatto i miei doveri. Non mi stavo forse opponendo a Dio? Non sapevo di essere dominata dalla mia natura arrogante ed egoista e commettevo azioni malvagie in opposizione a Dio e danneggiavo i miei fratelli e sorelle. Ero spregevole e meritavo di essere punita da Dio! Una volta capito questo, sono stata molto grata a Dio per avermi protetta, permettendomi, attraverso i consigli di Zhang, di riflettere su me stessa in tempo e non smarrirmi. Solo ora vedevo che ero priva della realtà della verità. Ero ancora incline a considerare come verità le mie opinioni e la mia comprensione, a indurre i miei fratelli a prestarmi ascolto. Ero estremamente arrogante e non sapevo nulla di me stessa.

In seguito, una sorella mi ha inviato un passo della parola di Dio. È nel primo brano di “Solo coloro che possiedono la verità realtà possono condurre”. “Se, come leader o lavoratore della Chiesa, devi guidare i prescelti di Dio a entrare nella realtà della verità e a rendere un’adeguata testimonianza a Dio, è di primaria importanza indirizzare le persone a dedicare più tempo alla lettura delle parole di Dio e a tenere condivisioni sulla verità, in modo che i prescelti di Dio possano acquisire una conoscenza più profonda delle finalità di Dio nel salvare l’uomo e dello scopo dell’opera di Dio, e possano comprendere la volontà di Dio e i vari requisiti che Egli ha verso l’uomo, permettendo così loro di comprendere la verità. […] Se ti limiti a trattare le persone e a riprenderle, sarai in grado di far loro comprendere la verità e garantire loro l’accesso alla sua realtà? Se la verità che condividi non è reale, se non è altro che parole di dottrina, allora non importa quanto tratti gli altri e quanto predichi loro, non servirà a nulla. Credi forse che, se le persone ti temono, fanno tutto quello che dici loro di fare e non osano obiettare, questo significhi che comprendono la verità e sono obbedienti? È un grave errore; entrare nella vita non è così semplice. Alcuni leader sono come un nuovo manager che cerca di fare buona impressione: convinti che questo renderà il loro lavoro più facile, tentano di imporre ai prescelti di Dio l’autorità appena acquisita in modo che tutti si sottomettano a loro. Se non possiedi la realtà della verità, allora in breve tempo verrai smascherato per ciò che sei veramente, la tua reale levatura verrà messa a nudo e potresti anche essere eliminato. In alcuni lavori amministrativi, una modesta dose di trattamento, potatura e disciplina è accettabile. Ma se non sei in grado di fornire la verità, se sei solo capace di rivolgere agli altri la paternale e non fai che montare in collera, allora è la tua indole corrotta che si sta manifestando, e hai mostrato il volto abietto della tua corruzione. Col passare del tempo, i prescelti di Dio non saranno in grado di ricevere da te la fornitura di vita, non otterranno nulla di reale; di conseguenza proveranno per te repulsione e disgusto, e ti eviteranno” (I discorsi di Cristo degli ultimi giorni). Dio ci istruisce, in quanto leader, a imparare a condividere sulla verità per risolvere i problemi e guidare le persone nella comprensione della verità, non a rimproverarle e trattarle alla prima occasione o a mostrare la nostra forza e indurre gli altri a temerci. Questo è il comportamento dei falsi leader. Dio mi ha esaltata con il dovere di leader, ma io non ho svolto alcun lavoro pratico, non ho giovato alla vita dei miei fratelli e sorelle in alcun modo rilevante, e senza riflettere li ho sempre rimproverati e trattati, inducendoli a sentirsi limitati da me, a temermi e a evitarmi. Ho ripensato a un falso leader che era stato sostituito il mese precedente perché non svolgeva lavoro pratico, non sapeva risolvere le difficoltà che i suoi fratelli affrontavano nei loro doveri, e d’impulso non faceva che trattarli e accusarli di fare un cattivo lavoro, portandoli a piangere e a sentirsi limitati. Vivevano nella debolezza e nella negatività, convinti di non saper svolgere i loro doveri. Le azioni di quel falso leader hanno causato un grave danno al lavoro della casa di Dio e all’ingresso nella vita dei fratelli. Non ero forse identica a quel falso leader? Non possedevo le realtà della verità e non mi concentravo sul perseguire la verità né nel cambiamento d’indole. Sapevo solo rimproverare e trattare d’istinto le persone secondo la mia indole arrogante. Percorrevo il cammino dei falsi leader e degli anticristi. Continuare così era pericoloso.

In seguito, ho letto un passo della parola di Dio. “I leader e i lavoratori devono saper tenere condivisioni sulle parole di Dio, devono essere in grado di trovare una via per la pratica dalle parole di Dio, e devono guidare le persone nella comprensione delle parole di Dio e nello sperimentare e accedere alle parole di Dio nella loro vita quotidiana. Devono essere in grado di incorporare le parole di Dio nella loro vita quotidiana e, quando si trovano di fronte a un problema, devono essere in grado di risolverlo utilizzando le parole di Dio; allo stesso modo, devono anche essere in grado di usare le parole di Dio per affrontare le varie difficoltà che incontrano nello svolgimento del loro dovere” (“Come riconoscere i falsi capi (1)” in “I discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). I leader e i lavoratori devono condividere spesso sulla verità e sui principi, per guidare gli altri a comprendere la verità e ad accedere alla sua realtà. Devono capire e risolvere i problemi e le difficoltà che gli altri incontrano nei loro doveri, così da insegnare loro, nel dovere come nella vita reale, a praticare la verità e progredire nella vita. Questo è il compito dei leader e dei lavoratori. Non è, come ho fatto io, non capire le difficoltà delle persone, non condividere la verità per risolvere i loro problemi, e accusarli e pretendere continuamente da loro con superiorità. Anche la potatura e il trattamento hanno i loro principi. Non possiamo trattare gli altri attraverso parole di dottrina, né rimproverarli con altezzosità sulla base delle nostre idee o della nostra rabbia. La potatura e il trattamento richiedono il discernimento di situazioni e contesti diversi. Se qualcuno fa qualcosa che intralcia o perturba il lavoro della casa di Dio, danneggia l’ingresso nella vita dei propri fratelli e sorelle, e dopo ripetute condivisioni non cambia, andrebbe potato e trattato. Alcuni spesso fanno il minimo indispensabile nei loro doveri e non si pentono nonostante le condivisioni: anche loro andrebbero potati e trattati. Così come va trattato e potato chi pecca consapevolmente o chi conosce la verità ma non la mette in pratica. Quando trattiamo gli altri, dobbiamo distinguere correttamente l’essenza del problema e condividere sulla verità, in modo che conoscano il loro errore, l’indole corrotta che li domina e l’essenza delle loro azioni. Inoltre, quando potiamo, trattiamo e smascheriamo la loro corruzione, dobbiamo approcciare i nostri fratelli e sorelle da pari a pari. Non possiamo tirarci fuori, come se noi non fossimo corrotti. Invece io non comprendevo i principi della potatura e del trattamento delle persone. Quando vedevo i miei fratelli e sorelle battere la fiacca e rallentare i loro doveri, invece di offrire condivisioni sulla verità per aiutarli, li rimproveravo e li trattavo. Di conseguenza, invece di acquisire conoscenza di se stessi, si sentivano limitati da me. Di fatto, i miei leader mi avevano detto che alcuni erano nuovi nei loro doveri, che non capivano alcuni principi, perciò era inevitabile che emergessero degli errori e delle carenze, e che in quei casi non avrei dovuto trattarli. Dovevo anzi capire le loro mancanze e i loro problemi, sostenerli e aiutarli amorevolmente, e guidarli a comprendere i principi della verità. Se li avessi aiutati e guidati di più, e se, sapendo come praticare, non si fossero pentiti né fossero cambiati, avrei dovuto trattarli da pari a pari, evidenziare l’essenza dei loro problemi, aiutarli a conoscere se stessi secondo la parola e i principi di Dio. Solo potare e trattare in questo modo è conforme alla volontà di Dio, ed è di beneficio al lavoro della casa di Dio e all’ingresso nella vita dei nostri fratelli e sorelle. In qualunque caso, solo praticare secondo la verità giova alle persone.

Un giorno, il mio leader ha inviato un messaggio al gruppo per indagare sullo stato di un lavoro, ma la mia collaboratrice e i capigruppo hanno tardato a rispondere. Ho pensato: “Perché i miei fratelli non hanno risposto tempestivamente? Sono troppo passivi nei loro doveri”. Durante la nostra riunione, ho sollevato la questione e, quando nessuno rispondeva, li ho involontariamente accusati di essere troppo lenti e passivi nei loro doveri. Quando ho finito, continuavano a tacere, e mi sono detta: “Ho forse di nuovo manifestato la mia indole arrogante e fatto sentire limitati i miei fratelli e sorelle?” In quel momento, ho guardato il mio computer e mi sono resa conto che il mio microfono era stato silenziato mentre condividevo. Allora ho capito che Dio mi stava proteggendo e impedendo di nuocere ai miei fratelli e sorelle. L’ho ringraziato in silenzio, ma allo stesso tempo provavo un profondo rimorso e mi odiavo per aver mostrato di nuovo arroganza. Ho acceso il mio microfono e con calma ho chiesto loro perché non avessero risposto subito al messaggio. Allora ho saputo che la mia collaboratrice non aveva Internet, mentre gli altri non avevano afferrato i principi né capito la situazione, e non sapevano come rispondere. Ho pazientemente condiviso con loro su come agire attenendosi ai principi, e poi ho riferito lo stato del lavoro al mio leader. Praticando in questo modo, mi sono sentita un po’ più a mio agio.

In seguito, ho letto un altro passo della parola di Dio. “Dopo che gli uomini sono stati conquistati da Dio, l’attributo fondamentale del senso di ragionevolezza di cui dovrebbero essere dotati è essere sicuri di non parlare con arroganza. Dovrebbero assumere una condizione umile, ‘come sterco sulla terra’, e dire alcune cose che siano vere; questo sarebbe ottimale. Specialmente quando rendi testimonianza a Dio, se sei in grado di dire qualcosa di concreto con il cuore, senza discorsi vuoti o altisonanti e senza menzogne fittizie, allora la tua indole sarà cambiata, e questo è il cambiamento che dovrebbe avvenire una volta che sei stato conquistato da Dio. Se non sei capace di possedere nemmeno questa quantità di ragionevolezza, allora sei veramente privo della minima parvenza umana. In futuro, quando tutte le nazioni e le regioni saranno state conquistate da Dio, se in un grande raduno in lode di Dio comincerai di nuovo a comportarti in modo arrogante, allora verrai scartato ed eliminato. D’ora in poi, gli uomini devono sempre comportarsi correttamente, riconoscere la loro condizione e la loro posizione, e non ricadere nei loro vecchi modi” (“Solo perseguendo la verità si può conseguire un cambiamento di indole” in “I discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Dalla parola di Dio, ho capito che sono una piccola creatura, una persona profondamente corrotta, e che dovrei trattare i miei fratelli e sorelle da pari a pari e compiere bene il mio dovere. Questo significa essere ragionevoli. Ora, quando seguo il lavoro della Chiesa, non mi arrabbio più senza riflettere e non rimprovero i miei fratelli. Compio uno sforzo consapevole di capire le loro difficoltà, e ricerchiamo la verità tutti insieme. Pian piano, io e i miei fratelli impariamo a collaborare in armonia. Questi miei cambiamenti sono il prodotto del giudizio e del castigo di Dio, e sono grata a Dio per avermi salvata.

Sei disposto ad essere una pecora che ascolta la voce di Dio per accogliere il Suo ritorno?

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