L’invidia è la carie delle ossa

24 Marzo 2022

di Su Wan, Cina

Nel novembre 2020, sono stata eletta leder del gruppo di irrigazione: ero così felice. Poiché ero stata eletta capogruppo, credevo di aver capito la verità e che il mio accesso alla vita fosse migliore degli altri. Volevo svolgere bene il mio dovere, affinché tutti mi stimassero. Dopo un po’ di tempo, ho iniziato a fare dei progressi, e i miei fratelli e sorelle dicevano che le mie condivisioni erano chiare, che sapevo risolvere alcuni problemi. Questa lode mi ha fatta sentire molto soddisfatta di me stessa. Ma, un mese dopo, l’arrivo di sorella Yu ha cambiato tutto. Era stata una leader in passato, teneva condivisioni illuminanti, e aveva buona levatura e abilità nel lavoro. Appena arrivata, ha constatato alcuni problemi nel nostro lavoro ed ha subito reperito le parole di Dio per fare comunione al riguardo. Dopo un po’, ho notato che i fratelli e le sorelle cercavano lei per le condivisioni, e ho iniziato a sentirmi infastidita. Ero il capogruppo, quindi, se la mia capacità di risolvere i problemi non era all’altezza della sua, cosa avrebbero pensato di me? Avrebbero pensato che non ero un buon caporuppo, che non sapevo risolvere i problemi? Era un pensiero davvero imbarazzante e mi rendeva prevenuta nei confronti di sorella Yu. Mi sembrava che si stesse mettendo in mostra e non mi rispettasse come capogruppo, che mi stesse intenzionalmente mettendo in imbarazzo. Mi sono detta che, anche se lei era stata una leader in passato e aveva una certa esperienza, la mia levatura non era da meno, quindi non pensavo lei potesse superarmi. Per salvare la mia immagine, nelle riunioni cercavo di riflettere sulle parole di Dio, per condividere meglio di lei. Quando i fratelli avevano dei problemi, cercavo di trovare le parole di Dio per risolverli, e di pensare a qualsiasi esperienza potessi condividere in modo che gli altri notassero chi davvero possedeva la realtà della verità. Ho vissuto nell’invidia, sempre in competizione con gli altri.

Una volta, in una riunione, una sorella ha menzionato alcune difficoltà incontrate nel suo dovere. Mi sono detta che dovevo darle una risposta, e trovare un brano delle parole di Dio per aiutarla col suo problema. Così gli altri non mi avrebbero ritenuta inferiore a sorella Yu. Ma più desideravo farlo, più ero confusa. Sfogliavo avanti e indietro le pagine senza trovare un passo adatto. Alla fine, sorella Yu ha trovato un brano da discutere con lei. Mi sentivo un fallimento, e la faccia mi bruciava di vergogna. Volevo davvero seppellirmi sotto terra. Più desideravo dimostrare il mio valore, più mi rendevo ridicola. Sentivo che non sarei mai stata all’altezza di sorella Yu, per quanto duramente lavorassi. Provavo un estremo sconforto. Pensavo di aver perso la faccia svolgendo quel dovere, che gli altri mi avessero vista per ciò che ero davvero, e che i miei fratelli e sorelle considerassero sorella Yu un capogruppo più valido. Nel qual caso, forse avrei dovuto dimettermi al più presto per salvare la faccia. In realtà sapevo che questo tipo di pensiero non era in linea con la volontà di Dio, ma non potevo fare a meno di essere gelosa di lei. Soffrivo ed ero depressa, e non sapevo come sfuggire ai vincoli della reputazione e del prestigio. Mi stavo anche delimitando, pensando che avevo sempre perseguito reputazione e prestigio, e quindi probabilmente era la mia natura e non potevo cambiarla. Volevo aprirmi con i miei fratelli e sorelle sul mio stato, ma temevo che mi avrebbero giudicata. Inoltre non volevo ammettere di non essere all’altezza. Così ho continuato a deprimermi e ad alimentare i pregiudizi verso sorella Yu. Vedevo quanto era attiva nelle riunioni, così ho pensato si stesse mettendo in mostra, competendo con me per il prestigio. Non volevo interagire con lei. Ho anche considerato di aprirmi con un’altra sorella sul mio stato, per convincerla che se ero depressa era solo a causa di sorella Yu. Volevo che prendesse le mie difese e perdesse stima per sorella Yu, così mi avrebbe affiancata nel giudicarla. Sapevo nel profondo del cuore di star cercando alleati contro di lei, ma non ci ho dato troppo peso. Una sera, ho iniziato a raccontare a una sorella di quanto mi sentissi giù. Generalmente era sorella Yu che suggeriva su quali parole di Dio avremmo dovuto fare comunione e a guidare le preghiere. Mi sentivo trascurata da lei. Mi sentivo limitata e non volevo nemmeno più essere un capogruppo. Pensavo che quella sorella mi avrebbe appoggiata, invece mi ha consigliato di trattare sorella Yu correttamente. Qualche giorno dopo, ho notato che andava d’accordo con sorella Yu: mi sono sentita molto a disagio. Mi sono detta che le avevo confidato così tanto: come poteva non avere qualche opinione riguardo a sorella Yu? Ritrovarmi a pensare questo mi ha un po’ sorpresa. Come potevo nutrire un’idea simile? Non stavo forse tentando di formare una cerchia, di isolare sorella Yu? Mi sentivo sempre più spaventata e ho iniziato a riflettere su me stessa.

Ho rammentato queste parole di Dio: “Alcuni, se vedono qualcuno che è migliore di loro, gli tarpano le ali, mettono in giro voci sul suo conto oppure ricorrono a mezzi privi di scrupoli affinché gli altri non lo ammirino e nessuno sia migliore di chiunque altro; questa è, dunque, l’indole corrotta dell’arroganza e della presunzione, oltre che della disonestà, della falsità e dell’insidiosità, e queste persone non si fermano davanti a nulla pur di raggiungere i loro scopi. […] Anzitutto, per parlare dal punto di vista della natura di tali questioni, coloro che si comportano così non fanno semplicemente ciò che vogliono? Considerano gli interessi della famiglia di Dio? Pensano soltanto ai propri sentimenti e vogliono unicamente raggiungere i propri scopi, qualunque sia la perdita subita dal lavoro della famiglia di Dio. Le persone di questo tipo non sono solo arroganti e presuntuose, ma anche egoiste e spregevoli; sono totalmente irriguardose della intenzione di Dio e, senza ombra di dubbio, non possiedono cuori timorosi di Dio. È per questo che fanno qualunque cosa vogliano e che agiscono immotivatamente, senza alcun senso di colpa, senza alcuna trepidazione, apprensione o preoccupazione, e senza considerare le conseguenze” (“Le cinque condizioni necessarie per intraprendere la retta via nella propria fede” in “I discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Non avevo mai pensato a me stessa alla luce di queste parole. Poi ho finalmente visto che Dio stava rivelando il mio stato. Non mi sarei mai immaginata così malvagia. Ero stata in competizione con sorella Yu per tutto quel tempo, perché ero gelosa di lei. Teneva condivisioni migliori e sapeva risolvere i problemi pratici dei fratelli. Non ne ero felice, ma mi sentivo umiliata. Volendo migliorare la mia immagine agli occhi degli altri, cercavo di escogitare di tutto per superare Yu. Quando non ci riuscivo, ce l’avevo con lei, e la giudicavo come se si mettesse in mostra e cercasse di rubarmi la scena. Stavo formando una fazione, diffondendo pregiudizi contro di lei in modo che tutti la isolassero e la giudicassero. Ho visto che ero davvero arrogante e non sopportavo che qualcuno fosse migliore di me. Non mi sarei fermata davanti a nulla pur di mantenere il mio ruolo di capogruppo: ero subdola e abietta. Ero forse diversa dagli anticristi che combattevano ed escludevano gli altri solo per il prestigio? Ero chiaramente priva di ingresso nella vita e non sapevo risolvere i problemi degli altri. Non permettevo a sorella Yu di offrire aiuto e condivisioni. Non stavo forse ostacolando l’ingresso nella vita dei miei fratelli, facendo loro del male? Ero del tutto priva di umanità! A questo pensiero, il mio senso di colpa è aumentato, e sentivo di aver davvero deluso i miei fratelli. Poi ho trovato il coraggio di aprirmi sul mio recente desiderio di competere con sorella Yu e scusarmi con lei. Lei ha rivelato di aver compreso che sentirla condividere non mi rendeva molto felice, che si sentiva limitata e non voleva condividere troppo, temendo di urtarmi. Allora ho capito che la mia lotta l’aveva influenzata negativamente, e mi sono sentita malissimo. Sapevo che le riunioni sono un’occasione per adorare Dio, non per competere per reputazione e guadagno. Ma non ero lucida: volevo rivaleggiare con lei, cosa che ha intralciato il lavoro della casa di Dio e ostacolato l’ingresso nella vita dei miei fratelli. Ero davvero colma di rimorso. Agire secondo questo tipo di indole satanica nuoce agli altri, e noi finiamo per vivere nell’amarezza e nel dolore. Invidiare gli altri danneggia molto anche noi stessi.

Ho continuato a cercare un cammino di pratica e letto queste parole di Dio: “Essere un leader della Chiesa non significa solamente imparare a usare la verità per risolvere i problemi, ma anche scoprire e coltivare persone di talento, che non devi assolutamente invidiare né reprimere. In questo modo, ti risulterà più facile svolgere bene il tuo lavoro. Se riuscirai a coltivare alcuni di coloro che ricercano la verità così che collaborino con te in tutto il lavoro che fai e alla fine tutti acquisirete delle testimonianze esperienziali, allora sarai un leader qualificato. Se diventerai capace di agire in tutte le cose secondo i principi, allora sarai all’altezza della tua lealtà. Ci sono alcuni che hanno sempre paura che gli altri siano migliori di loro e più elevati di loro, che gli altri siano stimati mentre loro vengono trascurati. Ciò li induce ad attaccare e a escludere gli altri. Questo non è un esempio di invidia verso le persone più capaci di loro? Un simile comportamento non è egoista e spregevole? Che razza di indole è questa? Un’indole malevola! Pensare solo ai propri interessi, soddisfare soltanto i propri desideri, non mostrare alcuna considerazione per i doveri degli altri né per gli interessi della casa di Dio: le persone che si comportano così hanno una cattiva indole e Dio non prova alcun amore per loro. Se sei davvero in grado di tenere in considerazione la volontà di Dio, saprai trattare gli altri correttamente. Se raccomandi vivamente una persona valida e la coltivi fino a fornirle la competenza, aggiungendo una persona di talento nella casa di Dio, il tuo lavoro non sarà allora più facile da svolgere? Non sarai stato allora all’altezza della tua lealtà in questo compito? Questa è una buona azione davanti a Dio; è il minimo di coscienza e di senno che un leader dovrebbe possedere. […] Non fare sempre cose per il tuo tornaconto e non considerare costantemente i tuoi interessi; non pensare affatto al tuo prestigio, al tuo orgoglio o alla tua reputazione. Inoltre, non considerare gli interessi dell’uomo. Devi prima pensare agli interessi della casa di Dio e farne la tua prima priorità. Dovresti essere rispettoso della volontà di Dio e cominciare col riflettere se tu sia stato o meno impuro nell’adempimento del tuo dovere, se tu sia stato leale, se tu abbia adempiuto alle tue responsabilità e abbia dato tutto te stesso, e, allo stesso modo, se tu abbia o meno riflettuto sinceramente sul tuo dovere e sul lavoro della casa di Dio. Devi prendere in considerazione queste cose. Riflettici spesso e comprendile bene, e ti sarà più facile svolgere bene il tuo dovere” (“Consegna il tuo vero cuore a Dio e potrai ottenere la verità” in “I discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Le parole di Dio mi hanno insegnato che i leader e i lavoratori devono imparare a identificare e coltivare le persone di talento, e Dio detesta l’invidia verso chi ha talento. Sorella Yu teneva condivisioni illuminanti e sapeva risolvere i problemi reali. È una cosa che giova al lavoro della Chiesa e all’ingresso nella vita dei fratelli. Dovevo considerare la volontà di Dio e rinunciare a immagine e prestigio, per lavorare bene con lei e svolgere il mio dovere. E l’essere stata nominata capogruppo era un’occasione di pratica offertami da Dio. Non significava che sapessi tutto. Avere una comprensione superficiale della verità e di alcune altre questioni era normale, quindi avrei dovuto imparare da sorella Yu. Ma vedevo me stessa in quanto capogruppo, pensavo di dover essere in grado di notare e risolvere ogni problema, di non poter essere inferiore a nessuno, così ero sempre in competizione con sorella Yu e mi deprimevo quando non riuscivo a fare meglio di lei. Sono stata incredibilmente sciocca. Dio non ha mai preteso che i leader siano in grado di risolvere ogni problema. Vuole che siamo persone oneste, che facciamo comunione solo su ciò che capiamo, e che discutiamo con i nostri fratelli di ciò che non comprendiamo. Questa è la volontà di Dio. Ho smesso di provare tanta invidia per sorella Yu dopo aver capito la volontà di Dio, e ho imparato ad accettare e mettere in pratica tutte le buone idee che aveva. Collaboravamo nel condividere e aiutare chi sollevava delle questioni negli incontri, e in questo modo molti problemi sono stati risolti.

Dopo tutto ciò, pensavo di essere cambiata, di non pensare più tanto a reputazione e prestigio. Ma ero così profondamente corrotta da Satana. Quando si è presentata la giusta situazione, non ho saputo evitare di mostrare di nuovo quel lato. Nel luglio 2021, sono stata rimossa per non aver saputo gestire il dovere di capogruppo. Sorella Yu è stata eletta al mio posto. Nel mio cuore sapevo che era un cambiamento positivo e sentivo che lei avrebbe davvero svolto un lavoro migliore. La sua nomina avrebbe giovato alla vita dei fratelli e delle sorelle. Ma poi ho visto il fardello di cui si faceva carico nel suo dovere, e che era in grado di gestire rapidamente qualsiasi difficoltà incontrassero i membri del gruppo. Ha anche fatto un elenco dei difetti della nostra vita di Chiesa. Questo ha scatenato in me delle reazioni. Se sorella Yu avesse ottenuto di più durante il suo incarico di capogruppo, non mi avrebbe messa in cattiva luce? Cosa avrebbero pensato tutti di me? Di sicuro che fossi inutile e avessi scarsa levatura. A quel pensiero, ho smesso di sperare in una rinascita della vita della Chiesa. In passato, che condividessimo sulle parole di Dio o che parlassimo dei problemi del nostro lavoro, ero propositiva e aiutavo tutti affinché rimanessero coinvolti. Invece ora ero l’ultima a intervenire nelle riunioni, e a volte, quando ottenevo qualche illuminazione, non mi andava di parlarne. Dicevo giusto qualche parola controvoglia alla fine della condivisione. Quando sorella Yu chiedeva a me di proseguire, non volevo aggiungere altro. Per un po’ di tempo, alcuni fratelli si sono ritrovati in un cattivo stato per via di difficoltà nei loro doveri, e sorella Yu era troppo indaffarata per occuparsene subito. Io non ho offerto aiuto, anzi, mi sono persino compiaciuta di quella situazione difficile, pensando: “Neanche tu sei una leader così straordinaria, non sei migliore di me!” Vedevo gli altri in cattivo stato e la vita della Chiesa compromessa, e speravo persino che le cose continuassero così. Poi ho visto sorella Yu risolvere quei problemi con estrema tempestività. Ero davvero contrariata. Lei mi piaceva sempre meno. Sono arrivata al punto che qualsiasi cosa dicesse, qualsiasi opinione esprimesse, non volevo nemmeno ascoltarla. Mi giravo e guardavo dall’altra parte quando teneva condivisione nelle riunioni. Sapevo che la mia invidia si stava inasprendo, era via via più velenosa, e poteva danneggiare sia lei che la nostra vita di Chiesa. Non volevo continuare così, ma non riuscivo a farne a meno. Nel mio dolore, ho pregato Dio: “Dio, non voglio invidiare sorella Yu, ma non riesco a evitarlo. Ti prego, salvami, così che veda i pericoli della reputazione e del prestigio e venga liberata dalle catene della mia corruzione”. Dopo aver pregato, ho condiviso con tutti gli altri quello che stavo passando. Sorella Yu ha detto che non avrebbe mai immaginato io potessi provare questo per lei, e ci è rimasta molto male. Mi sono sentita così in colpa alle sue parole. Ci conoscevamo da tanto tempo, ero stata così gelosa di lei e l’avevo giudicata alle sue spalle, ma lei non aveva reagito in alcun modo. Era stata amorevole, aveva condiviso la verità per aiutarmi. Comportarmi così con lei era davvero malvagio e disumano da parte mia.

Poi, in un incontro, ho letto queste parole di Dio: “Gli anticristi considerano il loro prestigio e la loro reputazione più importanti di qualsiasi altra cosa. Non sono solamente subdoli, infidi e malvagi, ma anche di natura violenta. Cosa fanno quando sentono messo a rischio il loro prestigio, o quando perdono il loro posto nel cuore delle persone, quando non sono più approvati e adorati, quando non vengono più venerati e ammirati e precipitano nel disonore? Cambiano improvvisamente. Non appena perdono il loro prestigio, non vogliono fare più nulla, e se lo fanno non vi mettono alcuna cura. Non hanno interesse a compiere il loro dovere. Ma non è questa la manifestazione peggiore. Qual è la manifestazione peggiore? Non appena gli anticristi perdono il loro prestigio, e nessuno li ammira né si fa influenzare da loro, vengono fuori la gelosia, la vendetta e l’odio. Non solo non hanno timore di Dio, ma mancano anche della benché minima obbedienza. Nei loro cuori, inoltre, sono inclini a odiare la Chiesa, la casa di Dio, e i leader e i lavoratori; desiderano che il lavoro della Chiesa subisca intralci o arresti; vogliono deridere la casa di Dio e i fratelli e le sorelle. Inoltre odiano tutti coloro che perseguono la verità e temono Dio. Attaccano e scherniscono chiunque compia il proprio dovere con lealtà e sia disposto a pagare un prezzo. Tale è l’indole degli anticristi; e non è forse un’indole violenta?” (“Fanno il loro dovere solo per distinguersi e alimentare i loro interessi e ambizioni; non considerano mai gli interessi della casa di Dio e addirittura li vendono in cambio della gloria personale (Parte seconda)” in “Smascherare gli anticristi”). Dio ci mostra che gli anticristi sono subdoli, malvagi e hanno una natura crudele. Se perdono il loro prestigio o l’approvazione degli altri, diventano invidiosi e vogliono vendicarsi. Non solo sono negligenti nel loro dovere, ma desiderano che il lavoro della Chiesa vada male. Vogliono prendersi gioco della casa di Dio e dei loro fratelli e sorelle. Mi sono resa conto che il mio stato era lo stesso delle parole con cui Dio descrive gli anticristi. Dopo essere stata rimossa, avevo visto che sorella Yu si assumeva un fardello nel suo dovere, e sapeva gestire problemi reali. Avevo paura che, se avesse svolto un ottimo lavoro e la vita della Chiesa fosse migliorata, questo avrebbe dimostrato quanto fosse più valida di me. Per proteggere il mio prestigio e la mia immagine, ho desiderato che la vita della Chiesa andasse male. Non volevo condividere le intuizioni illuminanti che avevo. Godevo nel vedere sorella Yu non risolvere i problemi in tempo, ridevo di lei. Non mi piaceva nulla di lei e la rifiutavo completamente. Manifestavo l’indole malvagia di un anticristo. Sapevo che la vita della Chiesa ha un impatto diretto sull’ingresso nella vita dei fratelli, i quali possono svolgere bene il loro dovere solo quando sono in buono stato e hanno accesso alla vita. Invece io volevo mantenere il mio prestigio agli occhi degli altri, così non solo non ho saputo difendere la vita della Chiesa, ma mi rallegrava vedere gli altri non risolvere i loro problemi e non produrre risultati nel loro dovere. Era davvero subdolo e malvagio da parte mia. Quando la casa di Dio promuove o sostituisce qualcuno, è per il bene del lavoro. Non sapevo gestire il mio incarico, quindi sono stata rimossa e sostituita da una candidata più valida. Non ne ero felice e non volevo lavorare in armonia con lei, e l’ho persino sminuita, danneggiata e ferita. Potevo definirmi umana? Quel pensiero mi ha colmata di rimorso e ho iniziato a piangere. Odiavo la mia malvagità e sapevo di non meritare di vivere davanti a Dio. Ricordo questo versetto della Bibbia: “L’invidia è la carie delle ossa” (Proverbi 14:30). È proprio vero. L’invidia dà vita all’odio e può portare le persone a compiere gesti folli.

Quella sera, ho letto un altro passo delle parole di Dio: “Cosa implica il fatto che non fai altro che ostacolare, compromettere e demolire le cose che Dio vuole salvaguardare, e che le disprezzi costantemente e hai le tue nozioni e i tuoi pensieri personali? Implica che vuoi contestare le decisioni di Dio, schierarti contro di Lui, e che non hai dato importanza al lavoro e agli interessi della Sua casa. Tenti continuamente di danneggiarlo, vuoi sempre essere d’ostacolo, trarne profitto, causare difficoltà e compiere cattive azioni. Di conseguenza, Dio Si adirerà con te, non è così? (Sì.) E in che modo si manifesterà questa Sua ira? (Ci punirà.) Vi punirà senza alcun dubbio. Dio non vi perdonerà; questo è fuori discussione. La ragione è che le tue cattive azioni hanno danneggiato, vilipeso e compromesso il lavoro della Chiesa, erano in conflitto di interessi con il lavoro della casa di Dio, costituivano un grande male, una ribellione a Dio e un’offesa diretta alla Sua indole; pertanto, come potrebbe Dio non essere furioso con te? Se alcune persone non sono all’altezza di un certo lavoro a causa della loro scarsa levatura e commettono accidentalmente qualche modesto errore, Dio può anche trattarle commisuratamente alla gravità delle loro mancanze. Ma se tu, in difesa dei tuoi interessi personali, generi deliberatamente invidie e dispute, trasgredisci consapevolmente, e agisci in modo da compromettere, intralciare e distruggere l’opera di Dio, allora avrai offeso la Sua indole. Potrebbe allora Egli essere misericordioso con te? Dio ha versato tutto il Suo sangue, il Suo sudore e le Sue lacrime nell’opera del Suo piano di gestione di seimila anni. Se tu Gli remassi contro, danneggiando intenzionalmente gli interessi della Sua casa e anteponendo i tuoi interessi personali a quelli della Sua casa, perseguendo la fama e il prestigio, incurante di compromettere il lavoro della casa di Dio o di intralciarlo e danneggiarlo, e persino causando ingenti perdite materiali e finanziarie alla casa di Dio, affermereste forse che una persona come te dovrebbe essere perdonata? (No.)” (“Fanno il loro dovere solo per distinguersi e alimentare i loro interessi e ambizioni; non considerano mai gli interessi della casa di Dio e addirittura li vendono in cambio della gloria personale (Parte prima)” in “Smascherare gli anticristi”). Dalle Sue parole, ho compreso l’indole inoffendibile di Dio. Volevo mantenere il mio prestigio davanti a tutti, quindi lottavo con sorella Yu, fino a sperare di metterla in cattiva luce. Ho perturbato il lavoro della Chiesa. Non mi stavo solo opponendo a un’altra persona, ma anche a Dio. Ero disposta a sacrificare gli interessi della casa di Dio pur di raggiungere i miei scopi. Dio ha pagato un prezzo così grande per salvare l’umanità, nella speranza che acquisiamo la verità, cambiamo d’indole e veniamo salvati da Lui. Solo quando i fratelli hanno una buona vita di Chiesa e un buon leader possono entrare nella realtà della verità e ottenere la salvezza di Dio. Sono un essere creato, una seguace di Dio, ma non stavo affatto considerando la volontà di Dio. Quando vedevo la vita della Chiesa compromessa, ne ero felice. Speravo persino che le cose continuassero così. Come potevo essere così spregevole e malvagia? Satana spera che il piano di gestione di Dio non venga completato, che il lavoro della casa di Dio si arresti, che tutti tradiscano Dio e perdano la Sua salvezza, e che alla fine vadano all’inferno con Satana. Pensando e comportandomi in quel modo, non ero proprio come Satana? Non danneggiavo il lavoro della casa di Dio? L’indole di Dio non tollera offesa. Sapevo che, continuando a rifiutare di pentirmi, prima o poi avrei compiuto un male ancora peggiore, avrei offeso l’indole di Dio, e sarei stata eliminata da Lui. Allora ho davvero compreso che perseguire reputazione e prestigio non è una buona strada. Ho rammentato le parole di Dio: “Satana usa fama e profitto per controllare i pensieri dell’uomo, finché le persone non riescono a pensare ad altro che non sia fama e profitto. Si affannano per fama e profitto, patiscono disagi per fama e profitto, sopportano umiliazioni per fama e profitto, sacrificano tutto ciò che hanno per fama e profitto, ed esprimeranno giudizi o prenderanno decisioni per fama e profitto. In tal modo, Satana lega le persone con catene invisibili ed esse non hanno la forza né il coraggio di liberarsene. Portano inconsapevolmente il peso di queste catene e continuano ad arrancare con grande difficoltà. Per il bene di tale fama e profitto, l’umanità evita Dio e Lo tradisce e diventa sempre più malvagia. In questo modo, quindi, una generazione dopo l’altra viene distrutta nella fama e nel profitto di Satana” (“Dio Stesso, l’Unico VI” in “La Parola appare nella carne”). Non ho preso sul serio il problema di perseguire reputazione e prestigio, credevo di desiderare semplicemente il rispetto degli altri. Pensavo che non avrei mai daneggiato i miei fratelli né gli interessi della casa di Dio. Ma le parole di Dio e i fatti mi hanno mostrato che la fama e il prestigio sono strumenti usati da Satana per ferire le persone, per mutilarle. Erano catene che mi aveva messo Satana. Nel momento propizio, ne sono stata succube e non ho saputo evitare di oppormi a Dio. Se non perseguissi la verità, e invece rifiutassi il giudizio e il castigo di Dio e continuassi a ricercare quelle cose, per me sarebbe finita. Fin dai tempi antichi, nella ricerca di prestigio e potere, i migliori amici si sono trasformati in acerrimi nemici, e coloro che si amavano di più sono diventati calcolatori e crudeli gli uni verso gli altri. Io avevo fatto lo stesso con sorella Yu. Preoccupata solo del mio prestigio, non riuscivo più a sopportarla. Pensavo mi stesse rubando la posizione, quindi volevo competere con lei e, non riuscendo a superarla, volevo formare una cerchia per giudicarla. Non ho cercato di proteggere la vita della Chiesa quando l’ho vista a rischio, sono rimasta in disparte, morendo dalla voglia di vedere Yu fallire per poter ridere di lei. Avrei persino accettato che il lavoro della casa di Dio ne risentisse. Ho visto che, perseguendo fama e prestigio, ero su un cammino avverso a Dio. A quel punto ho sentito una sorta di paura attanagliare il mio cuore e sapevo che, se non mi fossi pentita, ma avessi continuato a perseguire fama e prestigio, ostacolando il lavoro della casa di Dio, nel migliore dei casi avrei probabilmente perso il mio dovere, ma nel peggiore avrei potuto diventare un anticristo ed essere espulsa dalla Chiesa. Avrei perso la mia possibilità di salvezza. Sono stata così grata a Dio dopo averlo compreso. Non avevo mai visto l’essenza della fama e del prestigio o il danno che arreca perseguirli, una ricerca che non ero mai stata davvero intenzionata ad abbandonare. Questa volta Dio stava predisponendo una situazione reale affinché sperimentassi di persona il dolore di vivere sotto il dominio di Satana e vedessi l’amara verità della via che perseguivo. Ho inoltre sperimentato l’indole inoffendibile di Dio attraverso il giudizio delle Sue parole. Prima mi ero sentita negativa e debole, come se fossi troppo corrotta per cambiare, e non ero abbastanza sicura di me da perseguire la verità. Ma poi ho capito che, anche se davo troppa importanza alla fama e al prestigio, purché desiderassi perseguire la verità e il cambiamento personale, Dio mi avrebbe guidata a capire la verità, a liberarmi da quelle catene e a intraprendere la via della salvezza.

Poi ho letto queste Sue parole: “Che tipo di indole manifestano le persone quando cercano costantemente di essere migliori degli altri, di superarli, di distinguersi dalla massa? (Un’indole arrogante.) Questo non è avere considerazione del fardello di Dio, non è questo il tipo di considerazione che Dio ti richiede. Alcuni affermano di comportarsi così per via della loro competitività. Di per sé, essere competitivi è qualcosa di negativo. È una rivelazione, una manifestazione dell’indole arrogante di Satana. Quando possiedi una tale indole, tenti costantemente di sorpassare gli altri, di surclassarli, di competere, di togliere loro qualcosa. Sei estremamente invidioso, non obbedisci a nessuno e cerchi sempre di distinguerti. Questo è un problema; è il modo in cui agisce Satana. Se vuoi veramente essere una creatura di Dio, allora non lottare per queste cose. Essere competitivi e ostentare le proprie capacità non è un bene; solo imparare a essere obbedienti dimostra ragionevolezza”. “Quali sono i vostri principi di comportamento? Dovete comportarvi secondo la vostra collocazione, trovare la collocazione giusta per voi e rimanere saldi in tale collocazione. Per fare un esempio, alcuni sono bravi in una professione e sanno coglierne i principi, e allora dovranno compiere le verifiche finali in tale ambito; altri sanno offrire idee e intuizioni, consentendo a tutti gli altri di sviluppare tali idee e svolgere meglio quel dovere: allora dovranno suggerire idee. Se sai trovare la collocazione giusta per te e collabori in armonia con fratelli e sorelle, starai compiendo il tuo dovere e ti comporterai secondo la tua collocazione” (“I principi che devono guidare il proprio comportamento” in “I discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Questo mi ha fornito un percorso di pratica. Dio dona a ognuno differenti talenti e levatura. Egli spera che ci sottomettiamo alle Sue disposizioni e mettiamo a frutto le nostre capacità nella nostra posizione. Sorella Yu era più qualificata di me e sapeva gestire i problemi reali. Era un valido capogruppo, e questo era positivo. Dovevo imparare dai suoi punti di forza e svolgere bene il mio dovere. Questo era l’unico approccio ragionevole. Ma avevo paura di essere presa per incompetente. Ero arrogante e non comprendevo me stessa. Non sapevo quale fosse il mio posto. Sorella Yu era concentrata sull’accesso alla vita e amava gli altri. Era anche molto disponibile quando notava dei problemi in me, quindi dovevo fare tesoro della possibilità di lavorare con lei e concentrarmi sulla conoscenza di me stessa in quell’ambiente predisposto da Dio. Questo avrebbe agevolato il mio ingresso nella vita. Questo modo di pensare mi ha donato un senso di libertà. Da allora, ho abbandonato la mia invidia nei suoi confronti, e nelle riunioni partecipavo attivamente e collaboravo con lei, facendo del mio meglio nel condividere e nell’aiutare gli altri. Praticare in questo modo mi ha dato una sensazione di pace mai provata prima. Dio mette al mio fianco fratelli e sorelle capaci affinché imparo dai loro punti di forza e rimedio alle mie mancanze. Così cresceròpiù velocemente nella vita. È una benedizione di valore inestimabile.

Questa esperienza mi fornito maggiore comprensione della mia natura corrotta. Ho visto quanto profondamente Satana mi abbia corrotta, che non mi sarei fermata davanti a nulla per la fama e il prestigio, che ero davvero subdola. Ho inoltre sperimentato la salvezza di Dio. Rimanere invischiati in quella lotta per il prestigio, in quell’invidia, è davvero doloroso, ed è stato il giudizio delle parole di Dio a mostrarmi l’essenza del mio comportamento, liberandomi dai vincoli della mia corruzione perché vivessi più liberamente. Sono grata per la salvezza di Dio dal profondo del cuore!

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