Libera dall’invidia

12 Ottobre 2021

di Anjing, Cina

Nel gennaio del 2017, mi è stato affidato il compito di irrigare i nuovi convertiti. Ero grata a Dio perché mi aveva dato l’opportunità di fare pratica in quel dovere ed ero determinata a svolgerlo bene e scrupolosamente. Dopo un po’ di tempo, ho visto dei risultati, sia nell’aiutare i fratelli in uno stato di negatività, sia nella condivisione con loro durante le riunioni. Tutti i miei fratelli e i capi avevano grande stima di me e iniziavo a sentirmi molto compiaciuta di me stessa. Stavo andando benissimo.

Nel mese di giugno, i capi della mia Chiesa hanno deciso che sorella Wenjing avrebbe fatto coppia con me e mi hanno chiesto di aiutarla dove necessario, cosa che ero felice di fare. Collaborando con lei, ho scoperto che perseguiva la verità, aveva buona levatura ed era piuttosto brava con le parole. Questa cosa mi ha reso un po’ diffidente nei suoi confronti. Ho pensato che, di lì a poco, mi avrebbe superata. I nostri fratelli avrebbero sicuramente cominciato ad ammirarla, i capi avrebbero dedicato più tempo a coltivare il suo talento e, allora, nessuno avrebbe più ammirato me. Ma quello che temevo, alla fine, si è verificato. Un giorno, dopo una riunione, sono andata da un capo per consegnare i resoconti della mia esperienza e della sua. Il capo li ha letti, poi ha detto con un sorriso: “L’articolo di sorella Wenjing non è male. Qui ci sono esperienze pratiche, e poi scrive molto bene”. Questo suo elogio di sorella Wenjing mi ha dato grande dispiacere. Ho pensato che, era vero, lei aveva una buona levatura. Ma, nel nostro lavoro, io avevo risolto più problemi di lei ed ero migliore da quel punto di vista. Mi dovevo impegnare di più… Non potevo lasciarmi sorpassare, altrimenti avrei perso la mia posizione.

Qualche giorno dopo, sorella Wenjing ha scritto un altro articolo. Il nostro capo lo ha letto e di nuovo ha elogiato la sua levatura e la positività che aveva instillato in quella testimonianza, e mi ha chiesto di dedicare più tempo alla mia. Queste sue parole mi hanno irritata e ho iniziato a pensare che stava sempre a ripetere quanto fosse alta la levatura di sorella Wenjing. Era migliore di me in tutto? Lei aveva un sacco di tempo da dedicare a quegli articoli, mentre a me veniva richiesto di frequentare più luoghi di incontro. Se non fossi stata così occupata dal lavoro della Chiesa, anch’io avrei avuto un sacco di tempo libero per scrivere. Ero stufa di sentire tessere le sue lodi, quindi ho detto al mio capo, senza giri di parole: “Anch’io so scrivere”. Una settimana dopo, l’altro capo ha elogiato gli scritti di sorella Wenjing in quanto altamente pratici e l’ha incoraggiata a produrne altri, chiedendo a me nel frattempo di essere laboriosa come lei. Ero veramente sconvolta… era arrivata da poco e ne aveva già consegnati due, ricevendo i complimenti dei capi. Io svolgevo quel compito da un po’ di tempo e avevo scritto un solo articolo… cosa avrebbero pensato di me i miei superiori? Avrebbero detto che non sapevo gestire il tempo e non ero pronta a soffrire o pagare un prezzo per testimoniare delle mie esperienze? La levatura superiore di sorella Wenjing mi aveva già fatta sfigurare, e adesso era anche brava a scrivere questi articoli: sicuramente i capi la ritenevano migliore di me. Se avesse continuato a produrne, non sarei sembrata addirittura peggiore? Ho deciso che dovevo trovare un modo per tenerla occupata, così non avrebbe avuto tempo per le sue testimonianze e la differenza tra me e lei non sarebbe sembrata così grande agli occhi dei capi. Per mantenere il mio prestigio nella Chiesa, ho cominciato ad aumentare la pressione su di lei. Le ho delegato diversi gruppi di incontro per la condivisione. Visto che ogni giorno era sempre più impegnata, mi sarei potuta offrire di riprendermi alcune delle sue responsabilità, ma poi ho pensato che, se fosse stata più libera, avrebbe avuto tempo per scrivere. Perciò era meglio tenerla occupata. Una sera, l’ho trovata a buttare giù qualche riga e, con fare severo e pressante, le ho chiesto notizie su tutti i gruppi di cui era responsabile: c’erano alcuni nuovi credenti e ho scoperto che i loro problemi non erano ancora stati risolti. L’ho rimproverata di non essere meticolosa nel suo dovere. Finita la ramanzina, ha chinato la testa, senza dire nulla.

Un mese dopo, un capo ha notato che sorella Wenjing non aveva riscontrato grande successo con i gruppi di cui era incaricata e che persistevano alcuni problemi ancora irrisolti. Il capo mi ha chiesto spiegazioni. Ho pensato: “La stimavi tanto, ma adesso sai che non sta concludendo molto nel suo dovere, quindi la tua opinione su di lei cambierà!” Invece, con mia sorpresa, mi ha chiesto di aiutarla di più! Rifiutavo strenuamente l’idea. “Hai occhi solo per lei”, ho pensato. “La sua levatura è migliore della mia. Se continuo a darle una mano, alla fine mi rimpiazzerà”. Ho iniziato ad avanzare scuse, ma il capo ha compreso perfettamente il mio stato. Ha smascherato il mio egoismo e la mia meschinità, ha detto che non stavo sostenendo il lavoro della casa di Dio. Ha aggiunto che sorella Wenjing aveva una buona levatura ed era degna di essere formata, che dovevo condividere con lei e aiutarla di più, e non potevo preoccuparmi solo del prestigio e della reputazione. In seguito, mi sono sforzata di chiedere a sorella Wenjing se avesse difficoltà nel suo dovere. Ho capito che si sentiva limitata da me e non voleva confidarsi. Questo mi avrebbe dovuto far riflettere su me stessa, però lei non mi piaceva e quindi mi sono detta che avevo cercato di aiutarla, ma lei non aveva voluto dire nulla. Pian piano, il mio spirito si è fatto più oscuro. Durante le discussioni sul lavoro della Chiesa, non mi curavo della quantità di problemi che evidentemente stavano spuntando. Più la vedevo, più la sua presenza mi infastidiva. Un giorno l’ho vista commettere un errore e mi sono arrabbiata, l’ho rimproverata duramente. Ho detto: “Abbiamo già discusso di questo problema e ancora non l’hai risolto. Quando scrivi quegli articoli, sei così meticolosa. Peccato che non riesci a mettere la stessa premura nel tuo dovere!” Dopo questo episodio, la sorella si sentiva molto limitata da me e non aveva più il coraggio di buttare giù nemmeno una riga. Sapevo di averla ferita, ma non potevo evitarlo… Puntualmente mi arrabbiavo con lei, senza volerlo. Anch’io soffrivo nel profondo del mio cuore, quindi ho pregato Dio di aiutarmi a uscire da quello stato.

Il giorno dopo, durante una riunione, sorella Wenjing ha detto che riteneva le proprie carenze troppo grandi, non era all’altezza di eseguire quel compito e quindi voleva tornare al dovere che svolgeva prima. Queste parole mi hanno portata a chiedermi se non fosse tutto dovuto al dolore che le avevo causato. In tal caso, avevo davvero fatto qualcosa di malvagio. Sono andata un po’ nel panico, avevo paura. Le ho chiesto quale fosse la causa e ho condiviso sulla volontà di Dio per aiutarla. Dopo la condivisione, stava molto meglio e, con mio grande sollievo, ha detto che voleva continuare con il suo dovere. Proprio allora, è arrivato un capo della Chiesa. Quando ha scoperto che avevo represso sorella Wenjing e che lei non voleva più lavorare con me, mi ha trattata duramente. Ha detto: “Perché non riesci a condividere con lei con calma? Non solo non la aiuti quando vedi che sbaglia, ma ti arrabbi e la tratti male. Ultimamente abbiamo riscontrato un notevole peggioramento nei tuoi doveri: devi metterti a riflettere onestamente su te stessa”. Le sue parole mi hanno colpita nel profondo. Avevo le lacrime agli occhi e sentivo di aver subìto un torto. Ho iniziato a protestare: “Se le cose non sono andate bene di recente, non è solo colpa mia… perché sono l’unica a venire trattata?” Ma poi, ho pensato alle parole di Dio: “Se credi nella sovranità di Dio, allora devi credere che le cose che avvengono ogni giorno, buone o cattive che siano, non siano casuali. Non è che qualcuno sia intenzionalmente duro con te o ti prenda di mira; in realtà, è tutto predisposto da Dio. Perché Dio orchestra queste cose? Non è per rivelarti per come sei o per smascherarti; l’obiettivo finale non è smascherarti. L’obiettivo è perfezionarti e salvarti” (“Per guadagnare la verità, devi imparare dalle persone, dalle situazioni e dalle cose intorno a te” in “Registrazioni dei discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Era vero: era stato Dio a mettermi di fronte tutte queste persone, cose, eventi. Non era colpa del capo se mi trovavo in una situazione difficile. Era per via della mia indole corrotta, su cui dovevo riflettere e che bisognava eliminare. Dovevo smettere di trovare scuse e lamentarmi… Dovevo avere un cuore obbediente e accettare la realtà. Questo pensiero alleviava il peso di tutto ciò che era accaduto.

Quella notte non riuscivo a dormire. Mi giravo e rigiravo nel letto. Nella testa rivedevo tutti gli avvenimenti della giornata, come in un film. Continuavo a chiedermi: “Se Dio ha disposto che il capo mi trattasse e mi potasse, quale insegnamento ne devo trarre? Come ho trattato sorella Wenjing?” Conoscevo bene la sua levatura, eppure non avevo cercato di imparare nulla da lei. Anzi, avevo tentato di competere con lei. Desiderava scrivere articoli che portassero testimonianza a Dio, mentre io avevo tentato di distruggere il suo entusiasmo per la scrittura. Quanta malvagità! Da dove proveniva? Cosa mi aveva spinto a comportarmi così?

Il giorno dopo, durante i devozionali, ho letto alcune parole di Dio: “Alcune persone temono sempre che gli altri rubino loro la scena e le superino, ottenendo riconoscimento mentre loro vengono trascurate. Ciò le induce ad attaccare e a escludere gli altri. Questo non è un esempio di invidia verso le persone più capaci di loro? Un simile comportamento non è egoista e spregevole? Che razza di indole è questa? Un’indole malevola! Spinge a pensare solo a sé stessi, a soddisfare soltanto i propri desideri, a non mostrare alcuna considerazione per i doveri degli altri e a pensare solo ai propri interessi anziché a quelli della casa di Dio. Le persone di questo tipo hanno una cattiva indole e Dio non prova alcun amore per loro. Se sei davvero capace di rispetto per la volontà di Dio, sarai in grado di trattare equamente gli altri. Se raccomandi qualcuno e quella persona viene educata a un individuo di talento, portando così un altro elemento valido nella casa di Dio, non avrai svolto bene il tuo lavoro? Non sarai stato leale nel compimento del tuo dovere? Questa è una buona azione dinanzi a Dio ed è il tipo di coscienza e di ragionevolezza che le persone dovrebbero possedere” (“Consegna il tuo vero cuore a Dio e potrai ottenere la verità” in “Registrazioni dei discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). “Umanità crudele! La cospirazione e l’intrigo, la contesa con l’altro, la corsa alla reputazione e alla ricchezza, l’eccidio reciproco, quando avranno mai fine? Dio ha detto centinaia di migliaia di parole, ma nessuno è diventato ragionevole. Gli uomini agiscono per il bene delle loro famiglie, dei figli e delle figlie, per la carriera, per le prospettive, per la posizione, per la vanità e per il denaro, per amore dei vestiti, per il cibo e per le cose della carne… Quali azioni sono davvero per amore di Dio? Anche tra coloro che agiscono per amore di Dio, ci sono solo pochi che Lo conoscono. Quanti non agiscono per il bene dei loro interessi? Quanti non opprimono e discriminano gli altri per mantenere la propria posizione?” (“Il malvagio deve essere punito” in “La Parola appare nella carne”). Le Sue parole parlavano proprio del mio stato. Mi ero messa in competizione con mia sorella per la notorietà e la reputazione. Ero prigioniera del desidero di fama e prestigio e non riuscivo a districarmene. Sin dal principio della nostra collaborazione in questo dovere, avevo percepito la sua buona levatura e la passione per quel genere di scrittura. Vedendo che i capi la elogiavano, ero diventata invidiosa e mi rifiutavo di accettarlo. Dentro la mia testa, io e lei ingaggiavamo una segreta competizione. L’avevo resa responsabile di tanti gruppi di incontri, così non avrebbe avuto tempo per scrivere e, quando era in difficoltà nel suo dovere, non solo non la aiutavo, ma la rimproveravo, fino a farla diventare passiva e limitata. Sapevo che aveva una buona levatura e valeva la pena formarla. Avrei dovuto aiutarla di più. Ma ero invidiosa delle sue capacità. Nessun altro doveva essere migliore di me. Quando ho capito che, invece, lei lo era, all’invidia si è aggiunta la malignità. Per non perdere prestigio e reputazione, non le ho dato una mano. In più, l’ho vessata, cercando di distruggerne l’entusiasmo per la scrittura. Che persona empia e spregevole! Dio mi aveva concesso l’onore di venire formata nel dovere di irrigazione. Io non avevo eseguito il mio dovere come si deve per ripagarLo del Suo amore. Anzi, ero invidiosa delle capacità di sorella Wenjing e competevo con lei per fama e profitto. Non avevo un briciolo di coscienza o di ragionevolezza. Il rimorso e il senso di colpa erano straripanti, quindi ho pregato Dio, affinché mi guidasse e mi aiutasse a trovare la radice di questo problema.

In seguito, ho letto le Sue parole: “Satana usa fama e profitto per controllare i pensieri dell’uomo, finché le persone non riescono a pensare ad altro che non sia fama e profitto. Si affannano per fama e profitto, patiscono disagi per fama e profitto, sopportano umiliazioni per fama e profitto, sacrificano tutto ciò che hanno per fama e profitto, ed esprimeranno giudizi o prenderanno decisioni per fama e profitto. In tal modo, Satana lega le persone con catene invisibili ed esse non hanno la forza né il coraggio di liberarsene. Portano inconsapevolmente il peso di queste catene e continuano ad arrancare con grande difficoltà. Per il bene di tale fama e profitto, l’umanità evita Dio e Lo tradisce e diventa sempre più malvagia. In questo modo, quindi, una generazione dopo l’altra viene distrutta nella fama e nel profitto di Satana” (“Dio Stesso, l’Unico VI” in “La Parola appare nella carne”). Riflettendo sulle Sue parole, ho capito che la fama e il profitto erano catene con cui Satana ci teneva legati a lui, strumenti usati da Satana per corromperci. Non ero stata capace di liberarmi dai ceppi e dai vincoli di fama e profitto perché i miei obiettivi di vita, le mie idee e prospettive erano sempre stati sbagliati. Non agivo basandomi sulle parole di Dio e in conformità con le Sue richieste… Mi comportavo, invece, secondo le regole di vita che Satana instilla in noi, come “Sii al di sopra degli altri e rendi gloria ai tuoi antenati”, “Mentre l’uomo si affanna verso l’alto, l’acqua scorre verso il basso” e “Gli uomini dovrebbero sempre sforzarsi di essere migliori dei loro contemporanei”. Sia a scuola che nel lavoro in società, giorno e notte avevo sempre lottato per la fama e il profitto, per arrivare prima e soddisfare la mia ambizione di distinguermi dalla folla. Pur avendo iniziato a credere in Dio, ero ancora schiava della reputazione e del prestigio. Quando nel mio dovere venivo elogiata e stimata dai fratelli, e il mio desiderio di fama, profitto e prestigio era appagato, mi crogiolavo nella gioia di distinguermi dagli altri e mi sentivo felice. Però, vedere che sorella Wenjing era migliore di me mi aveva resa invidiosa delle sue abilità. Temevo che mi avrebbe messa in ombra, minacciando la mia posizione, quindi avevo fatto di tutto per vessarla e opprimerla senza mai pensare ai suoi sentimenti o agli interessi della casa di Dio. In quel momento, mi era chiaro che ero diventata schiava devota di fama e profitto; per rincorrere quelle cose, avevo perso coscienza e ragionevolezza, diventando infida, malvagia e sempre più egoista e meschina. Vivevo a tutti gli effetti a immagine del diavolo Satana. Fama, profitto e prestigio erano davvero diventati strumenti con cui Satana mi aveva corrotta e intrappolata, portandomi a resistere a Dio, a tradirLo. Pensavo a quegli anticristi espulsi in precedenza dalla casa di Dio. Per loro, il prestigio veniva prima di tutto e, in suo nome, avevano escluso e oppresso i loro fratelli, punito ed espulso le persone a proprio piacimento. Alla fine, hanno compiuto ogni genere di empietà e sono stati eliminati. Nel modo in cui ho trattato sorella Wenjing, avevo mostrato la mia indole di anticristo. Sapevo che, se non avessi accettato il giudizio e la purificazione di Dio, e non mi fossi pentita sinceramente, prima o poi anch’io sarei stata eliminata, proprio come quegli anticristi. Ho capito che lo stato in cui trovavo era pericoloso; il buio nel mio spirito e i fallimenti nel mio dovere erano segno che Dio mi stava giudicando severamente e disciplinando. Egli voleva che riflettessi su me stessa e facessi marcia indietro, abbandonando la strada sbagliata che stavo percorrendo, prima che fosse troppo tardi.

Quindi, ho pregato Dio e Gli ho chiesto di guidarmi verso il cammino di pratica. Poi ho letto queste Sue parole: “Considera questo: quali tipi di cambiamenti deve fare una persona se vuole evitare di rimanere intrappolata in queste condizioni, essere in grado di districarsi da esse e affrancarsi dalle afflizioni e dalla schiavitù di tali cose? Cosa deve ottenere una persona prima di riuscire davvero a essere libera e affrancata? Da una parte, non deve lasciarsi ingannare dalle cose: fama, fortuna e posizioni non sono che strumenti e metodi che Satana usa per corrompere le persone, per intrappolarle, danneggiarle e provocarne la depravazione. In teoria, devi prima raggiungere una chiara comprensione di questo. Inoltre, devi imparare a lasciar andare tali cose e a metterle da parte. […] Devi imparare a lasciar andare e accantonare queste cose, a raccomandare altri, e a consentire loro di spiccare. Non lottare o affrettarti a trarre vantaggio non appena ti si presenta un’occasione per metterti in mostra o per ottenere la gloria. Devi imparare a tirarti indietro, ma non devi ritardare il compimento del tuo dovere. Sii una persona che lavora in un tranquillo anonimato e non si mette in mostra davanti agli altri mentre assolvi lealmente al tuo dovere. Più rinunci al tuo prestigio e alla tua posizione, e più lasci andare i tuoi personali interessi, più diventerai sereno e più spazio si aprirà nel tuo cuore, e più migliorerà il tuo stato. Più lotti e competi, più tenebroso sarà il tuo stato. Se non ci credi, prova e vedrai! Se vuoi cambiare questo tipo di stato e non essere dominato da queste cose, devi prima accantonarle e rinunciarvi” (“Consegna il tuo vero cuore a Dio e potrai ottenere la verità” in “Registrazioni dei discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). “Le funzioni non sono le stesse. Esiste un unico corpo. Ognuno compie il proprio dovere, ognuno al proprio posto e intento a fare del proprio meglio – per ogni scintilla c’è un lampo di luce – e a ricercare la maturità nella vita. Così Io sarò soddisfatto” (Capitolo 21 di “Discorsi di Cristo al principio” in “La Parola appare nella carne”). Le Sue parole mi hanno offerto un percorso di pratica. Mi hanno mostrato che, quando nutro invidia, devo pregare Dio e abbandonare le mie motivazioni errate, mettere i miei interessi personali da una parte e il lavoro della casa di Dio prima di tutto, tenendo in considerazione la Sua volontà. Tutti abbiamo punti di forza e di debolezza, ma la volontà di Dio è che impariamo gli uni dagli altri e ci compensiamo a vicenda, così ognuno può stare nella propria posizione e svolgere la rispettiva funzione nel miglior modo possibile. Sorella Wenjing aveva buona levatura e perseguiva la verità. La casa di Dio l’aveva assegnata a lavorare con me non per farmi diventare invidiosa delle sue capacità e competere con lei, mettendomi in mostra, ma perché imparassi da lei e compensassi le mie carenze. Era segno della gentilezza di Dio nei miei confronti. Dovevo rettificare il mio atteggiamento; sorella Wenjing era migliore di me e mostrava dei punti di forza, dovevo accettare i fatti e riconoscere i miei difetti e i miei limiti. Dovevo imparare da mia sorella. Svolgevo quel compito da un po’ e comprendevo meglio i princìpi. Perciò, dovevo fare quanto in mio potere per aiutarla e collaborare con lei in armonia.

In seguito, sono andata da sorella Wenjing e le ho parlato della corruzione che avevo rivelato. Le ho chiesto perdono e lei mi ha aperto il suo cuore, condividendo su quanto aveva appreso in quella situazione. Mi ha dato conforto e coraggio e io mi sono sentita in colpa… che vergogna! Dopo di ciò, quando la vedevo in difficoltà (nel suo dovere), a volte mi dicevo: “Se la aiuto a risolvere questo problema, i capi vedranno solo il risultato del suo ottimo lavoro. Nessuno saprà cosa ho fatto per aiutarla. Non avrò occasione di mettermi in mostra”. Di conseguenza, ero un po’ riluttante ad aiutarla… ma subito mi rendevo conto che stavo di nuovo cercando di competere con lei per la fama e il profitto, quindi pregavo Dio di aiutarmi a rettificare i miei scopi e prendevo l’iniziativa di andare ad aiutarla. Col tempo, il mio stato è migliorato. Non provavo più il dolore e lo scoramento che prima albergava in fondo al mio cuore, e nel mio rapporto con sorella Wenjing regnava sempre di più l’armonia. Lei condivideva apertamente con me sul proprio stato o su cosa aveva ricavato, e il mio cuore era colmo di dolcezza e gioia.

Questa esperienza mi ha permesso di riconoscere la vera corruzione della mia invidia e della mia empia umanità. Mi ha portato a disprezzare me stessa. Allo stesso tempo, mi aiutata a ottenere una comprensione pratica dell’indole giusta di Dio e a imparare a fuggire dalle catene e dai limiti della mia invidia. Ho assaporato la pace e la stabilità che provengono da un comportamento conforme alla parola di Dio la verità. Mi ha donato la volontà di perseguire la verità, mettere da parte la mia indole corrotta e svolgere bene il mio dovere. Lode alla salvezza di Dio!

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