Come accettare la supervisione mi è stato di aiuto

05 Dicembre 2022

Ero responsabile del lavoro evangelico di due gruppi. Non molto tempo fa, alcuni fratelli e sorelle sono stati rimossi perché non svolgevano lavoro pratico ed erano sempre approssimativi nel loro dovere. Ero leggermente nervosa. Ho pensato che dovevo fare in modo di svolgere del vero lavoro e di risolvere i problemi pratici, o sarei stata destituita anch’io. Una volta, in una riunione, la leader mi ha chiesto: “Hai condiviso i principi con i fratelli e le sorelle che sono stati di recente trasferiti da altre chiese?” Sono stata colta di sorpresa. Era un problema: avevo solo parlato del flusso di lavoro, non dei principi. Cosa dovevo dire alla leader? Se avessi detto che non avevo condiviso con loro, avrebbe pensato che non svolgevo un vero lavoro? Ma, se avessi detto di aver condiviso con loro, avrei mentito. Sentendomi in colpa, ho risposto balbettando: “Ho solo fatto un po’ di comunione in base alle loro mancanze”. La leader mi ha subito risposto: “Se non condividi con loro i principi, non avranno una direzione nel loro dovere. Possono ottenere buoni risultati in questo modo? Dobbiamo concentrarci sulla coltivazione di questi fratelli e sorelle”. Quando la leader mi ha fatto notare il mio problema, mi sono sentita avvampare. Mi chiedevo cosa avrebbe pensato di me in seguito, forse che non avevo portato a termine un compito così elementare e che quindi non svolgevo lavoro pratico.

Poco tempo dopo, la produttività di uno dei due gruppi di cui ero responsabile ha iniziato a diminuire e in quel periodo stavano emergendo diversi problemi nel mio lavoro. La leader pensava che, avanti di quel passo, avrebbe potuto influire sull’efficacia del lavoro, così mi ha tolto la responsabilità di uno dei due gruppi. Saperlo mi ha molto turbata. Mi sono chiesta se la leader mi ritenesse una persona che non svolgeva lavoro pratico. Altrimenti, non avrebbe ridotto la mia quantità di responsabilità. Ultimamente, aveva monitorato spesso il mio lavoro. Pensava forse che non mi impegnassi a fondo nel mio dovere, che fossi inaffidabile? Mi avrebbe rimossa se avesse trovato altri miei errori? In quel periodo, ogni volta che sentivo che la leader avrebbe partecipato a una nostra riunione, iniziavo a rimuginare su che tipo di domande avrebbe fatto, quale lavoro avrebbe monitorato. Immaginavo che avrebbe chiesto praticamente ogni volta come i fratelli stessero svolgendo i loro doveri, quindi mi affrettavo a scoprirlo prima della riunione. A volte, c’erano altre questioni più urgenti da risolvere ma, al pensiero di non essere in grado di rispondere alle domande della leader il giorno seguente, temevo di essere smascherata per non aver svolto lavoro pratico. Così accantonavo le questioni che dovevano essere affrontate con urgenza e andavo a parlare con gli altri, uno per uno. Dopo qualche tempo, lavoravo senza sosta agli incarichi su cui la leader si concentrava maggiormente e, sebbene mi impegnassi ogni giorno, i miei risultati non miglioravano; anzi, stavano peggiorando. Una volta, in una riunione, la leader mi ha chiesto: “Sorella Liu era molto produttiva nell’evangelizzazione: perché di recente è peggiorata? Sai qual è il motivo?” Ero sbalordita. Oh no! Mi ero concentrata solo nel gestire altre questioni. Non sapevo perché sorella Liu non stesse svolgendo bene il suo lavoro del Vangelo. Poi, la leader mi ha domandato: “Hai verificato su quali verità faccia comunione sorella Liu quando condivide il Vangelo, e se stia eliminando le nozioni delle persone?” A quella domanda, sono stata presa ancora di più dal panico. Non mi ero informata al riguardo: cosa dovevo dire? Se non avessi saputo rispondere, la leader avrebbe potuto pensare che non seguivo il lavoro di sorella Liu, che non rilevavo e non risolvevo i suoi problemi in modo tempestivo, e che per questo la sua produttività stava diminuendo. Ho inviato subito un messaggio a sorella Liu, ma lei non l’ha letto. Ero così in ansia che mi sudavano i palmi delle mani. Poi, di colpo, mi è venuto in mente che sorella Liu mi aveva accennato su cosa stava tenendo condivisione, così l’ho subito riferito alla leader. Lei non ha chiesto altro e la mia ansia si è finalmente placata. Per un po’ di tempo, ho avuto paura di ricevere messaggi dalla leader, e a volte non riuscivo nemmeno a dormire bene la notte prima di un incontro. Non facevo che pensare: “Cosa mi chiederà la leader? Come devo rispondere?” Quando arrivava il momento della riunione, ero ancora più nervosa, temendo che, se fossero emersi altri problemi nel mio lavoro, sarei stata destituita. Riuscivo a cavarmela in ogni riunione, ma dentro di me ero infelice e lo trovavo estenuante. Non avevo energia nel mio dovere e, quando si presentavano problemi nel lavoro degli altri e la loro produttività diminuiva, non avevo voglia di occuparmene. A quel punto, ho capito che il mio stato era sbagliato. Mi sono subito presentata a Dio in preghiera e in ricerca: “Dio, ultimamente temo molto la supervisione del mio lavoro da parte della leader. Ho paura di essere rimossa se emergono dei problemi. So che non è la prospettiva giusta. Voglio riflettere e conoscere me stessa: Ti prego di guidarmi”.

Poi, nei miei devozionali, ho letto un passo. “Alcuni non credono che la casa di Dio tratti le persone in modo equo. Non credono che Dio regni nella Sua casa, che vi regni la verità. Ritengono che, se dovesse sorgere un problema in un qualsiasi dovere una persona compia, la casa di Dio tratterà immediatamente quella persona, privandola della sua posizione nell’adempiere quel dovere, mandandola via o addirittura espellendola dalla chiesa. È davvero così che funzionano le cose? Certamente no. La casa di Dio tratta ogni persona secondo i principi della verità. Dio è giusto nel Suo modo di trattare ogni persona. Non guarda solo come una persona si comporta in un’unica circostanza; Egli osserva la natura e l’essenza di una persona, il suo intento, il suo atteggiamento, e guarda in particolare se una persona sa riflettere su di sé quando commette un errore, se prova rimorso, e se riesce a comprendere l’essenza del problema alla luce delle Sue parole, tanto da arrivare a capire la verità, detestare sé stessa e pentirsi veramente. […] DiteMi, se qualcuno che avesse commesso un errore fosse capace di comprendere pienamente e disposto a pentirsi, la casa di Dio non gli darebbe una possibilità? Mentre il piano di gestione di seimila anni di Dio volge al termine, ci sono tanti doveri da assolvere. Quel che è spaventoso è quando le persone non hanno coscienza o ragione e sono negligenti nel loro lavoro, quando hanno ricevuto l’opportunità di adempiere un dovere ma non sanno farne tesoro e non perseguono minimamente la verità, lasciando che il momento giusto passi. È un atteggiamento rivelatore delle persone. Se sei costantemente incurante e superficiale nell’adempiere il tuo dovere, e non ti sottometti affatto di fronte alla potatura e al trattamento, la casa di Dio si servirà ancora di te per svolgere un dovere? Nella casa di Dio è la verità che regna, non Satana. Dio ha l’ultima parola su tutto. È Lui che sta compiendo l’opera di salvezza dell’uomo, è Lui che sta risolvendo i problemi. Non c’è alcun bisogno che sia tu ad analizzare cosa sia giusto e cosa sbagliato; a te spetta solo ascoltare e obbedire, e di fronte alla potatura e al trattamento devi accettare la verità ed essere in grado di correggere i tuoi errori. Se lo fai, la casa di Dio non ti priverà della tua posizione nell’adempiere un dovere. Se vivi nel timore costante di essere cacciato, avanzando sempre scuse, giustificandoti di continuo, questo è un problema. Se lasci che gli altri vedano che non accetti minimamente la verità e tutti notino che sei indifferente a ogni ragionevolezza, allora sei nei guai. La chiesa sarà obbligata a fartelo notare. Se non accetti affatto la verità nell’adempiere il tuo dovere e hai sempre paura di essere smascherato e cacciato, allora questo tuo timore è contaminato da intenzione umane e da un’indole satanica corrotta, nonché da sospetto, circospezione e fraintendimento. Una persona non dovrebbe avere nessuno di questi atteggiamenti. Devi cominciare col dissipare i tuoi timori e ogni incomprensione riguardo a Dio” (La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Parte terza”). Dalle parole di Dio, ho capito che avevo paura di essere destituita perché non comprendevo l’indole di Dio né i principi secondo cui vengono rimosse le persone nella casa di Dio. Quando ho visto alcuni essere rimossi perché non svolgevano lavoro pratico ed era evidente che ci fossero parecchi problemi nel mio lavoro, ero preoccupata che, se fossero emersi sempre più problemi, la leader avrebbe pensato che non svolgevo lavoro pratico e avrebbe destituito anche me. Quindi vivevo in uno stato di incomprensione e sulla difensiva, temendo le verifiche della leader. Ma, in realtà, il fatto che vengano alla luce mancanze e carenze nel mio lavoro non è una cosa negativa. Può aiutarmi a rilevare e risolvere in fretta i problemi e a migliorare la mia efficacia nel dovere. Io, invece, ero meschina e di mentalità ristretta. Quando la leader supervisionava il mio lavoro, ero sulla difensiva e cercavo di capire cosa pensasse. Mi chiedevo se ritenesse che non svolgevo lavoro pratico, che ero inaffidabile. Pensavo che mi tenesse d’occhio e che un giorno avrebbe potuto destituirmi. Ricorrevo a mille espedienti e trucchi. Esistono dei principi nella chiesa per rimuovere le persone. Nessuno viene destituito a causa di una piccola svista, di un errore nel suo dovere. Le persone hanno tutte le opportunità possibili di pentirsi e, se si rifiutano di cambiare e hanno un impatto negativo sul lavoro, devono essere rimosse. Ho visto che altri fratelli e sorelle avevano manifestato sviste e problemi nel loro lavoro, ma la leader non li ha destituiti. Ha fatto del suo meglio per sostenerli e aiutarli, e ha condiviso con loro i principi. E loro, grazie a un’analisi e a un cambiamento costanti, hanno svolto i loro doveri sempre meglio. La levatura di alcuni fratelli e sorelle non è all’altezza dei compiti, e allora la chiesa affida loro un dovere commisurato ai loro punti di forza. Non si tratta di una rimozione arbitraria. Anche se alcuni vengono destituiti perché non svolgono lavoro pratico, dopo che hanno riflettuto e imparato a conoscere se stessi per un certo periodo di tempo e ottenuto un vero pentimento, la chiesa li promuove e li impiega di nuovo. Non deve spaventare che emergano problemi nel proprio dovere. La cosa più importante è saper accettare la verità e riflettere sui propri problemi, per poi pentirsi sinceramente e cambiare. Ho visto che la leader non mi ha sostituita a causa delle mie deviazioni e dei miei errori, quindi non avrei dovuto stare sulla difensiva né fraintenderla. Avrei dovuto riepilogare i miei problemi, rifletterci su e operare dei cambiamenti. Dopo, ho pregato davanti a Dio, ed ero pronta a sottomettermi alle Sue disposizioni, che venissi destituita o meno, e a svolgere sinceramente il mio dovere. Pregare mi ha fatta sentire molto più in pace.

In seguito, mi sono aperta sul mio stato in comunione con una sorella. Lei mi ha suggerito di leggere alcune parole di Dio sull’accettazione della supervisione. Ho letto queste parole di Dio: “È meraviglioso se riesci a consentire alla casa di Dio di supervisionarti, osservarti e controllarti. Ti è di aiuto nell’adempiere il tuo dovere, nell’arrivare ad assolverlo in maniera soddisfacente e ottemperando alla volontà di Dio. Arreca beneficio e aiuta le persone, senza alcun lato negativo. Una volta che qualcuno abbia compreso i principi al riguardo, dovrebbe o non dovrebbe più avere sentimenti di resistenza o diffidenza verso la supervisione di leader, lavoratori e prescelti di Dio? A volte potrai essere controllato e osservato, e il tuo lavoro potrà essere monitorato, ma non devi prenderla sul personale. Perché? Perché i compiti che ora sono tuoi, il dovere che adempi e qualsiasi lavoro che svolgi, non sono questioni private o il lavoro individuale di una persona; interessano il lavoro della casa di Dio e riguardano una parte di quel lavoro. Pertanto, quando qualcuno ti monitora o ti osserva per un po’ di tempo, oppure ti fa domande approfondite, cercando di avere un faccia a faccia con te e di scoprire quale sia stata la tua condizione durante questo periodo, e persino quando, certe volte, il suo atteggiamento è un tantino più duro e questa persona tratta con te e ti pota un pochino, quando ti impone la disciplina e ti rimprovera, questo è perché ha un atteggiamento coscienzioso e responsabile verso l’opera della casa di Dio. Non dovresti avere pensieri o sentimenti negativi verso questo fatto” (La Parola, Vol. 5: Le responsabilità di leader e lavoratori). Leggere le parole di Dio è stato illuminante. I nostri incarichi di lavoro non sono questioni personali. Sono questioni importanti, che riguardano il lavoro della chiesa e la vita dei nostri fratelli e sorelle. Quando i leader e i lavoratori supervisionano e monitorano i nostri doveri, stanno facendo ciò che spetta loro. Giova sia ai nostri doveri che al lavoro della chiesa. Tutti hanno un’indole corrotta. Prima di acquisire la verità, prima di cambiare la nostra indole di vita, non siamo affidabili né degni di fiducia. Senza supervisione, siamo inclini a fare di testa nostra in qualsiasi momento. Possiamo essere arbitrari e ingannevoli nel nostro dovere, e rischiamo di ostacolare il lavoro della chiesa. Quindi, i leader supervisionano il nostro lavoro per aiutarci nei doveri e perché il lavoro della chiesa progredisca. Ricordo che, in passato, quando la leader ha detto che non avevo condiviso i principi per la diffusione del Vangelo con i nuovi membri del gruppo, era davvero una deviazione nel mio dovere. Non pensavo a come progredire nel mio dovere, ero anzi soddisfatta dello status quo, così ho creduto che i fratelli che non avevano familiarità con il lavoro potessero essere istruiti con il tempo e che questo non avrebbe influito sulla produttività. In realtà, Dio era disgustato da questo mio atteggiamento nei confronti del dovere e, se non l’avessi cambiato, nel tempo non solo avrebbe ostacolato il lavoro della chiesa, ma avrebbe danneggiato il mio ingresso nella vita. Quando la leader ha rilevato questo problema e me lo ha fatto notare, ho avuto la possibilità di riflettere subito su me stessa e di correggere i miei errori. Mi è stato estremamente utile. E, ogni volta che la leader verificava il mio lavoro, evidenziava alcuni problemi che normalmente non avrei visto. In questo modo, molti problemi del mio lavoro potevano essere risolti tempestivamente, e avevo un percorso di pratica e una direzione nel dovere. Dopo aver capito tutto questo, sentivo di essere stata una sciocca ed ero colma di rimorso. Se avessi saputo condividere volontariamente con la leader i miei errori nel lavoro, quei problemi avrebbero potuto essere risolti molto prima, e l’evangelizzazione non ne avrebbe risentito.

In seguito, ho riflettuto su me stessa. Perché temevo sempre la supervisione della leader e una mia eventuale rimozione? Qual era la radice del problema? Nei miei devozionali, ho letto questo passo delle parole di Dio. “Se siete leader o lavoratori, temete che la casa di Dio esamini e supervisioni il vostro lavoro? Avete paura che la casa di Dio scopra mancanze ed errori nel vostro lavoro e vi tratti? Avete paura che, dopo aver conosciuto la vostra reale levatura e statura, il Supremo vi veda sotto una luce diversa e non vi consideri per una promozione? […] Sapendo che hai l’indole di un anticristo, perché non osi affrontare la questione? Perché non la approcci con franchezza e dici: ‘Se il Supremo si informa sul mio lavoro, dirò tutto quello che so, e anche se le cose cattive che ho fatto vengono alla luce, e il Supremo non si serve più di me una volta che ne sia a conoscenza e io perdo il mio prestigio, dirò comunque chiaramente quello che ho da dire’? Il tuo timore della supervisione e delle verifiche sul tuo lavoro da parte della casa di Dio dimostra che ami il tuo prestigio più della verità. Questa non è forse l’indole di un anticristo? Tenere al prestigio più di ogni altra cosa è l’indole di un anticristo” (La Parola, Vol. 4: Smascherare gli anticristi, “Tema 8 – Vogliono che gli altri obbediscano solo a loro, non alla verità o a Dio (Parte seconda)”). Le parole di Dio rivelavano la radice del mio timore per la supervisione della leader. Avevo troppo a cuore il mio prestigio. Avevo paura che la leader scoprisse i problemi del mio lavoro, che pensasse che non svolgevo lavoro pratico e mi destituisse. Così, per mantenere il mio prestigio, svolgevo solo compiti di facciata nel mio dovere, solo lavoro superficiale, senza svolgere quello cruciale ed essenziale che avrei dovuto, e di conseguenza la produttività dell’evangelizzazione è diminuita. Ero davvero egoista e spregevole! Infatti, coloro che hanno un vero cuore di riverenza per Dio mettono il lavoro della chiesa al primo posto nei loro doveri. Preferiscono perdere la proria reputazione e il proprio prestigio se questo significa sostenere il lavoro della chiesa. Nel loro dovere, sanno accettare l’esame da parte di Dio e la supervisione di fratelli e sorelle. Sono semplici e sinceri di cuore. Io, invece, pensavo solo a proteggere reputazione e prestigio, ed ero persino disposta a compromettere il lavoro per salvaguardare la mia posizione. Ho pensato che gli anticristi mettono il prestigio prima di tutto, e non si fermano davanti a nulla per ottenerlo. Il mio comportamento rivelava esattamente l’indole di un anticristo. Più ci pensavo, più sentivo che mi stavo dimostrando davvero una persona spregevole, priva di alcuna integrità o dignità. Ero davvero disgustata da me stessa. Desideravo dal profondo del cuore essere una persona onesta e onorevole. Ho pensato a queste parole di Dio: “Coloro che amano la verità scelgono di mettere in pratica la verità, di essere persone sincere. Questa è la via corretta e benedetta da Dio. Cosa scelgono di fare, invece, coloro che non amano la verità? Usano le menzogne per difendere la loro reputazione, il loro prestigio, la loro dignità e il loro carattere. Costoro preferiscono essere falsi ed essere odiati e ripudiati da Dio. Non vogliono la verità né Dio. Scelgono la loro reputazione e il loro prestigio. Desiderano essere persone false, e non si preoccupano che questo piaccia o no a Dio o che Egli li salvi; quindi, tali persone possono ancora essere salvate da Dio? Certamente no, perché intraprendono la strada sbagliata. Sanno vivere solo mentendo e imbrogliando, e sono in grado di vivere solamente una vita dolorosa in cui ogni giorno dicono bugie, poi le coprono, e si arrovellano il cervello per discolparsi. Potresti pensare che la menzogna sia in grado di difendere la reputazione, il prestigio e la vanità che ti sono tanto cari, ma questo è un grosso errore. Le bugie non solo non riescono a proteggere la tua vanità e la tua dignità personale ma, cosa ancor più grave, ti fanno anche perdere l’opportunità di praticare la verità e di essere una persona sincera. Anche se sul momento difendi la tua reputazione e la tua vanità, ciò che perdi è la verità, e tradisci Dio, il che significa che perdi completamente l’opportunità di ottenere da Lui la salvezza e di essere perfezionato. Questa è la più grande delle perdite e un rimpianto eterno” (La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Si può vivere come veri esseri umani soltanto essendo onesti”). Riflettere sulle parole di Dio mi ha fatta vergognare. Affidandomi alle bugie per proteggere reputazione e prestigio, mi ritenevo molto intelligente, ma stavo perdendo l’opportunità di essere una persona sincera e, ancora di più, la possibilità di ottenere la salvezza e la verità. È una perdita che non si può compensare. Ricorrevo a continui trucchi e bugie per proteggere reputazione e prestigio, ma Dio vede tutto. Potevo ingannare gli altri per un certo periodo, ma non sfuggire all’esame di Dio. Il fatto che non stessi svolgendo un vero lavoro e che fossi d’ostacolo sarebbe venuto alla luce, prima o poi. L’indole di Dio non tollera offesa. Se non mi fossi pentita e avessi continuato a scegliere di mentire e a proteggere il mio prestigio, essere destituita era solo questione di tempo. Ho pensato ai falsi leader e agli anticristi. Si adoperano solo per la reputazione e il prestigio, e non svolgono lavoro pratico. Alcuni di loro non esitano nemmeno a compromettare il lavoro della chiesa per la reputazione e il prestigio, e alla fine compiono molto male, e vengono smascherati e scacciati. Ho anche considerato che ora il lavoro più importante della casa di Dio è espandere il Vangelo del Regno di Dio. Ma io, una responsabile dell’evangelizzazione, non solo non ero una forza trainante nel suo adempimento, ma cercavo di proteggere reputazione e prestigio, ritardando il lavoro. In base al mio comportamento, avrei dovuto essere sostituita. Potevo continuare a svolgere il mio dovere grazie all’estrema tolleranza di Dio nei miei confronti. Capito tutto questo, mi sono presentata davanti a Dio per pregare e pentirmi, pronta a cambiare la mia ricerca errata, ad accettare la supervisione della leader e a fare del mio meglio nel mio dovere.

In seguito, nei miei devozionali, ho letto un passo delle parole di Dio che mi ha fornito un percorso di pratica. La parola di Dio dice: “Coloro che sono in grado di accettare la supervisione, l’esame e l’ispezione da parte degli altri sono i più ragionevoli di tutti, hanno tolleranza e una normale umanità. Quando scopri di star facendo qualcosa di sbagliato o manifestando un’indole corrotta, se sei in grado di aprirti e di comunicare con le persone, questo aiuterà chi ti circonda a tenerti d’occhio. È certamente necessario accettare la supervisione, ma la cosa principale è pregare Dio e affidarsi a Lui, sottoponendosi a una riflessione costante. Soprattutto quando hai intrapreso la strada sbagliata o hai fatto qualcosa di sbagliato, o quando stai per compiere un’azione autoritaria e dispotica, e qualcuno intorno te lo fa notare e ti avverte, devi accettarlo e affrettarti a riflettere su te stesso, ad ammettere il tuo errore e a correggerlo. Questo può impedirti di intraprendere il cammino di un anticristo. Se c’è qualcuno che ti aiuta e ti mette in guardia in questo modo, non ti sta forse proteggendo senza che tu te ne renda conto? È così: questa è la tua protezione” (La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Il corretto adempimento del proprio dovere richiede un’armoniosa cooperazione”). Dio sia lodato! Ottenuto un percorso di pratica, ero molto sollevata, e non ero più sulla difensiva nei confronti della supervisione e delle domande della leader. Inoltre, ho smesso di nascondere i miei problemi, e ho iniziato a concentrarmi sul lavoro pratico e sulla risoluzione di problemi pratici. Non mi sentivo più così limitata quando la leader si informava sul mio lavoro, e ho imparato ad accettare l’esame di Dio e a mettere in pratica la sincerità. Sapevo ammettere di non aver svolto bene un lavoro, e ho smesso di proteggere la mia reputazione e il mio prestigio. Quando leader rilevava dei problemi nel mio lavoro, non consideravo più cosa avrebbe pensato di me o se mi avrebbe destituita, ma solo come cambiare il prima possibile ed eseguire bene il mio lavoro. Praticare in questo modo mi ha fatta sentire molto a mio agio ed è meraviglioso svolgere il mio dovere con cuore sincero.

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