Cambiare un’indole arrogante

12 Febbraio 2022

di Xiaofan, Cina

Nell’agosto del 2019, ho iniziato a occuparmi della produzione video: ero io a gestire il lavoro. All’epoca, avevo meno esperienza di tutti gli altri membri della squadra. Era segno che Dio mi esaltava, ne ero certa, così mi sono promessa che avrei fatto del mio meglio per adempiere a questo dovere. All’inizio, ho visto che nella squadra c’era molto da imparare e conoscenze professionali da padroneggiare, e sentivo che c’erano troppe cose che mi mancavano. Durante quel periodo, facevo spesso domande alle sorelle che erano in coppia con me, ed ero in grado di accettare umilmente i loro suggerimenti. Però, in breve tempo, ho acquisito familiarità con il lavoro e padroneggiavo le conoscenze professionali. Ero in grado di scoprire i problemi nel montare i video. E poi, quando i miei fratelli avevano problemi tecnici, sapevo risolverli. Se i miei collaboratori non riuscivano a farlo, mi chiedevano consiglio. Non solo avevo intuizioni uniche, ma spesso risolvevo anche le loro difficoltà. Le mie sorelle dicevano che imparavo tanto velocemente che era difficile credere fossi una principiante. Quelle parole mi riempivano di orgoglio. Pensavo: “Sono l’ultima arrivata nella squadra, gli altri sono qui da più tempo di me, e invece adesso sono io, senza esperienza, a guidarli. Evidentemente ho una levatura migliore di loro e ho un talento per questo lavoro”. Quando i miei fratelli e le mie sorelle erano in cattive condizioni, chi più e chi meno, la mia condivisione li aiutava anche a eliminare la negatività. A volte addirittura dicevano: “Senza la tua condivisione, non sapremmo davvero come risolvere questo problema”. Ero entrata nella squadra da poco più di un mese, ma avevo fatto progressi negli aspetti professionali e prodotto tanti risultati. Più ci pensavo, più mi sentivo un talento insostituibile.

Gradualmente, il mio atteggiamento ha cominciato a cambiare. Non ero più sottomessa come prima, e inconsciamente iniziavo a considerarmi il perno della squadra. Ero convinta di avere una levatura superiore e di essere più capace di chiunque altro. Quando i fratelli e le sorelle mi facevano domande tecniche, prima discutevo e comunicavo con i miei collaboratori, ora, invece, offrivo direttamente le risposte senza consultarli affatto. Nelle discussioni di lavoro, le mie sorelle davano opinioni contrastanti. Io le respingevo tutte, senza cercare e pretendevo che facessero le cose a modo mio. Inoltre, organizzavo i compiti di lavoro senza discutere con loro. Pensavo che, siccome avevo servito come capo e avevo esperienza, potevo organizzare direttamente le cose. A volte le mie sorelle venivano a sapere delle mie disposizioni solo a cose fatte. A quel tempo, una sorella mi ha trattata, dicendo che ero troppo arrogante, che agivo come volevo senza discutere le cose con loro, ed era facile commettere errori svolgendo il mio compito in quel modo. Esteriormente ero d’accordo, ma dentro mi dicevo: “Non c’è niente di male se non discuto le cose con voi. Le mie opinioni sono migliori delle vostre, e, anche se discutiamo, alla fine farete comunque le cose a modo mio. A che serve? Così risparmiamo tempo”. E quindi mi rifiutavo di accettare i consigli e l’aiuto di mia sorella e facevo le cose come volevo io. Con il passare del tempo, poiché rifiutavo costantemente i suggerimenti delle mie collaboratrici, la maggior parte delle volte, finivo per organizzare tutto il lavoro da sola, e quando discutevamo di altri lavori, nessuno esprimeva la propria opinione. Hanno anche iniziato a sentire di non saper svolgere quel compito e sono diventate negative, e hanno ripetutamente rivelato che non volevano fare coppia con me. Più volte, tornando dalle riunioni, hanno detto: “Vorrei non dover tornare in quella squadra. Stare lì è estenuante…” In quel momento, non ho riflettuto su me stessa. Ho risposto in tono beffardo: “Voi due siete così deboli. Siete davvero fragili!” Poiché avevo sempre l’ultima parola e non discutevo con le mie sorelle, di lì a poco, sono diventate così negative da volersi dimettere. Nei miei compiti, hanno iniziato a spuntare sempre più problemi. Non mi sono accorta di alcuni difetti nei nostri video e ho dovuto rieditarli quando gli altri lo hanno scoperto. Più volte, ho dato indicazioni professionali errate, e quindi è stato necessario ripetere alcuni lavori. C’erano molte sviste nelle disposizioni che davo, il lavoro della squadra era sempre meno efficace e, per quanto mi sforzassi, non riuscivo a ribaltare la situazione. Era un qualcosa che mi logorava, al punto che volevo dimettermi. Ma, appena in tempo, il giudizio e il castigo di Dio sono scesi su di me.

Il mio capo, dopo aver saputo del mio rendimento, ha scritto una lettera severa per smascherarmi e trattarmi: “La maggior parte dei tuoi fratelli e sorelle ha riferito che sei arrogante e presuntuosa nei tuoi compiti, che non riesci a cooperare con i tuoi collaboratori, non accetti i suggerimenti dei tuoi fratelli e sorelle, decidi ogni cosa da sola e detieni tutto il potere nella squadra. Queste sono manifestazioni del dominio e dell’arbitrio di un anticristo. Se non rifletti subito su te stessa, le conseguenze saranno gravi…” Quando ho letto le parole del mio capo, mi ronzava la testa, come se mi avessero appena dato uno schiaffo. Nella lettera c’era anche un passo della parola di Dio. “La prima manifestazione del modo in cui gli anticristi pretendono che la gente obbedisca solo a loro, piuttosto che alla verità e a Dio, è che sono incapaci di lavorare con chiunque altro; dettano loro le proprie leggi. […] Potrebbe sembrare che alcuni anticristi abbiano assistenti o collaboratori ma, quando poi di fatto accade qualcosa, ascoltano forse ciò che gli altri hanno da dire? Non solo non lo fanno, ma non ne tengono nemmeno conto, e tanto meno ne discutono; non vi prestano alcuna attenzione, è come se gli altri non esistessero. Una volta che gli altri hanno espresso la loro opinione, gli anticristi vogliono comunque avere ogni potere decisionale: le parole altrui sono fiato sprecato. Ad esempio, quando due persone sono responsabili di qualcosa e una di loro possiede l’essenza di un anticristo, che cosa viene manifestato in quest’ultima? A prescindere dalla questione, loro e solo loro sono quelli che prendono l’iniziativa, che fanno le domande, che sistemano le cose, che trovano una soluzione. E, il più delle volte, tengono il loro collaboratore completamente all’oscuro. Cos’è il loro collaboratore ai loro occhi? Non il loro vice, ma semplicemente un orpello. Agli occhi di un anticristo, semplicemente non è il suo collaboratore. Ogni volta che emerge un problema, un anticristo ci pensa su tra sé e sé, ci rimugina sopra e, una volta decisa la linea d’azione, informa tutti gli altri che questo è il modo in cui bisogna procedere e a nessuno è permesso metterlo in discussione. Qual è l’essenza della cooperazione degli anticristi con gli altri? Il fatto è che sono loro a prendere le decisioni. Agiscono in solitaria, parlando, risolvendo i problemi e svolgendo il lavoro da soli, e i loro collaboratori non sono altro che orpelli. E, poiché non sono capaci di lavorare con nessuno, condividono forse il loro lavoro con altri? No. In molti casi, le altre persone lo scoprono solo quando loro hanno già finito o risolto il problema. Gli altri dicono loro: ‘Tutti i problemi devono essere discussi con noi. Quando hai trattato quella persona? In che modo l’hai gestita? Perché non ne abbiamo saputo nulla?’ Gli anticristi non danno spiegazioni né prestano attenzione; per loro un collaboratore non serve a niente. Quando succede qualcosa, ci pensano su e decidono da soli, agendo come meglio credono. Non importa quante persone ci siano intorno a loro, è come se non esistessero; per gli anticristi, potrebbero anche essere fatte d’aria. In questo modo, deriva forse qualcosa di concreto dalla loro cooperazione con gli altri? No, si limitano ad agire meccanicamente, recitano una parte. Gli altri dicono loro: ‘Perché non condividi con tutti gli altri quando incappi in un problema?’ Al che gli anticristi rispondono: ‘Cosa ne sanno loro? Sono io il capogruppo, sta a me decidere’. Allora gli altri chiedono loro: ‘E perché non hai condiviso con il tuo collaboratore?’ E loro rispondono: ‘L’ho fatto, ma non aveva alcuna opinione al riguardo’. Sostengono che il loro collaboratore non abbia un’opinione o non sia in grado di pensare autonomamente, come pretesto per nascondere il fatto che obbediscono solo a sé stessi. E a ciò non segue la minima introspezione, tanto meno l’accettazione della verità: sarebbe impossibile. Questo è un problema relativo alla natura di un anticristo” (“Vogliono che gli altri obbediscano solo a loro, non alla verità o a Dio (Parte prima)” in “Smascherare gli anticristi”). La rivelazione di Dio sugli anticristi è stata particolarmente penetrante e dolorosa. Ho ripensato al mio comportamento durante quel periodo, a come, dopo aver fatto progressi sul lavoro, pensavo di avere levatura e competenza, e di essere migliore delle altre due sorelle. A parole, noi tre collaboravano nei compiti, ma in realtà erano lì solo come segnaposto. Quando organizzavo il lavoro, non discutevo mai con loro. Facevo quello che mi sembrava giusto, convinta che le loro opinioni fossero peggiori delle mie e non valesse la pena di considerarle. In alcune occasioni, magari ci confrontavamo pure, ma era solo una proforma perché avevo deciso cosa fare ancora prima di parlare. Perciò, ogni volta che le mie collaboratrici davano suggerimenti diversi dai miei, li respingevo a priori senza cercare e imponevo loro di fare le cose come volevo io. La Chiesa ha disposto che cooperassimo per svolgere i nostri compiti, invece io mi comportavo come un tiranno, pretendevo di avere l’ultima parola su ogni cosa, paralizzavo completamente le mie sorelle, e mi sono impadronita di tutto il potere. Non era esattamente come la dittatura del gran dragone rosso? Ho pensato a come limitavo le mie sorelle, facendole sentire negative al punto da dimettersi, e a come il lavoro della squadra fosse pieno di sviste. Non stavo compiendo il mio dovere, turbavo il lavoro della casa di Dio. Quando me ne sono resa conto, ero terrorizzata. Avevo interrotto e turbato il lavoro della casa di Dio, e avevo causato ai miei fratelli e sorelle dolore e infelicità. Sarei stata eliminata e punita per quello che avevo fatto? Di conseguenza, vivevo nella negatività e nell’incomprensione.

Un giorno, per caso ho visto un passo delle parole di Dio, “Poiché l’uomo ha un’indole corrotta e tutte le sue azioni, i suoi comportamenti e tutto ciò che rivela sono ostili a Dio, è indegno dell’amore di Dio. Ma Dio ha ancora una tale attenzione e preoccupazione per l’uomo, e predispone per lui un ambiente in cui metterlo alla prova e raffinarlo personalmente, permettendogli di sottoporsi a un cambiamento; Egli consente all’uomo, per mezzo di questo ambiente, di essere dotato della verità e di guadagnarla. Dio ama a tal punto l’uomo, con un amore che è così reale, e Dio non è altro che fedele. Lo percepirai. Se Dio non facesse queste cose, nessuno sarebbe in grado di sapere fino a che punto l’uomo sarebbe caduto! L’uomo cerca di gestire il proprio prestigio, fama e fortuna e, alla fine, dopo aver fatto tutte queste cose, porta gli altri dalla sua parte e li conduce al suo cospetto: ciò non è forse in opposizione a Dio? Le conseguenze del procedere in questo modo sono inimmaginabili! Dio ha fatto benissimo a mettere fine a tutto questo in tempo! Benché ciò che Dio fa metta l’uomo allo scoperto e lo giudichi, gli apporta anche la salvezza. Questo è vero amore” (“La parte più importante del credere in Dio è mettere in pratica la verità” in “Registrazioni dei discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Quando ho visto questo passo, ho sentito un calore nel cuore, come se Dio fosse accanto a me, a confortarmi e incoraggiarmi. Ho capito che la potatura e il trattamento che ho sperimentato, anche se implicava essere smascherata e giudicata, era a maggior ragione segno dell’amore di Dio. Egli mi ha giudicata e messa a nudo per impedirmi di fare altro male. Mi ha anche aperto gli occhi sulla mia indole corrotta e sul sentiero sbagliato che avevo intrapreso. Se avessi proseguito così, le conseguenze sarebbero state impensabili. Ho pensato alle parole di Giona al popolo di Ninive nella Bibbia: “Ancora quaranta giorni e Ninive sarà distrutta!” (Giona 3:4). Dio mandò Giona a proclamare questo non per affermare la Sua intenzione di distruggerli, ma per ricordarglielo e avvertirli, e dar loro la possibilità di pentirsi. L’indole di Dio è giusta e maestosa, ma anche amorevole e misericordiosa. Ecco l’indole giusta di Dio. Ho capito ancora più chiaramente che Dio mi ha giudicata e rivelata, e ha anche orchestrato cose, questioni e persone per avvertirmi. L’intenzione di Dio non era quella di punirmi. In realtà, voleva che mi svegliassi e mi pentissi. Una volta che l’ho capito, il mio cuore si è illuminato e non ero più tanto infelice. Sapevo che dovevo pentirmi, o sarei stata in pericolo. Ho pregato Dio più e più volte per chiedere una guida nella riflessione e nella conoscenza di me stessa.

Un giorno, durante i devozionali, ho visto un passo della parola di Dio. “L’arroganza è la radice dell’indole corrotta dell’uomo. Più le persone sono arroganti, più tendono a resistere a Dio. Quanto è serio questo problema? Non solo le persone dall’indole arrogante considerano tutti gli altri in una posizione inferiore, ma, quel che è peggio, hanno persino un atteggiamento di sufficienza nei confronti di Dio. Anche se dall’esterno potrebbe sembrare che alcuni credano in Dio e Lo seguano, non Lo trattano affatto come Dio. Sentono sempre di possedere la verità e hanno un’opinione smodata di se stessi. Questa è l’essenza e la radice dell’indole arrogante, e viene da Satana. Il problema dell’arroganza, pertanto, deve essere risolto. Sentirsi migliore di un altro è cosa da poco; il problema cruciale è che un’indole arrogante impedisce di sottomettersi a Dio, al Suo governo e alle Sue disposizioni. Chi ha tale indole si sente sempre portato a competere con Dio per avere potere sugli altri. Questo tipo di persona non riverisce minimamente Dio, e tanto meno Lo ama o si sottomette a Lui. Coloro che sono arroganti e presuntuosi, specialmente coloro che sono tanto arroganti da aver perduto il buonsenso, non sanno sottomettersi a Dio nella loro fede in Lui e addirittura si esaltano e rendono testimonianza a sé stessi. Simili persone sono quelle che più avversano Dio. Se desiderano giungere a venerare Dio, devono prima risolvere la loro indole arrogante. Più a fondo risolvi la tua indole arrogante, più avrai venerazione per Dio, e soltanto allora potrai sottometterti a Lui e sarai in grado di conseguire la verità e conoscere Dio” (La condivisione di Dio). Dopo aver letto la parola di Dio, ho capito che avevo agito arbitrariamente e non sapevo cooperare con gli altri perché avevo una natura troppo arrogante. Ho visto che, poiché ero stata scelta per una posizione di comando, padroneggiavo molte conoscenze professionali, producevo alcuni risultati nei miei compiti e sapevo risolvere alcuni problemi, ho perso il controllo e avevo grande considerazione di me stessa. Sentivo di avere talento e di essere la più brava, come se nessuno avesse una levatura o competenze maggiori in quel lavoro, così mi mettevo al di sopra degli altri e li dominavo. Nei miei compiti, facevo tutto quello che volevo e non discutevo né comunicavo affatto con gli altri. Non ascoltavo nemmeno i suggerimenti dei miei collaboratori. Potevano dire quello che volevano, le mie opinioni erano le migliori. Nel mio cuore, li disprezzavo e li trattavo come semplici segnaposto. Loro mi ricordavano ripetutamente di discutere insieme le cose. Erano le orchestrazioni e le disposizioni di Dio. Facevo sempre errori e trovavo molti ostacoli nei miei compiti: era Dio che mi trattava e disciplinava. Ma quando mi succedevano queste cose, non cercavo e non riflettevo. Come potevo dire di avere obbedienza o timore di Dio? Ho pensato all’arroganza dell’arcangelo. Non aveva timore di Dio nel suo cuore. Dio ha creato gli uomini, ma lui voleva gestirli, e voleva essere alla pari con Dio. L’arroganza e l’egocentrismo sono classici segni di un’indole satanica. Avevo questo tipo di natura satanica, quindi come potevo temere Dio o obbedirGli? Come potevo praticare la verità o vivere una normale umanità? È stato allora che ho capito che risolvere la mia indole arrogante è la chiave per raggiungere un cambiamento di indole! Questa era anche la causa principale del motivo per cui non sapevo cooperare con i miei collaboratori.

Più tardi, mi è tornato in mente un altro passo della parola di Dio. “Ciò che Dio richiede alle persone non è la capacità di portare a termine un certo numero di compiti o di realizzare grandi imprese, e nemmeno ha bisogno che avviino grandi imprese. Ciò che Dio vuole è che le persone sappiano fare tutto ciò che possono in maniera realistica e vivano secondo le Sue parole. A Dio non serve che tu sia grande od onorevole, né che tu compia miracoli, e nemmeno vuole vedere in te piacevoli sorprese. Non Gli serve nulla di tutto questo. Dio ha solamente bisogno che tu pratichi seriamente secondo le Sue parole. Quando ascolti le parole di Dio, fa’ ciò che hai capito, esegui ciò che hai compreso, ricorda ciò che hai visto e poi, al momento giusto, metti in pratica ciò che Dio dice, in modo che le parole di Dio possano diventare ciò che tu vivi, la tua vita. In tal modo Dio sarà soddisfatto. Tu cerchi sempre la grandezza, la nobiltà e la dignità; cerchi sempre l’esaltazione. Che cosa pensa Dio quando vede queste cose? Le aborrisce e non vuole nemmeno guardarle. Più tu persegui cose come la grandezza, la nobiltà e il fatto di essere superiore agli altri, di distinguerti, di essere eminente e degno di nota, più Dio ti trova disgustoso. Se non rifletti su te stesso e non ti penti, allora Dio ti disprezzerà e ti abbandonerà. Assicurati di non essere qualcuno che Dio trova disgustoso; sii una persona che Dio ama. Quindi, come si può ottenere l’amore di Dio? Accogliendo la verità con concretezza, rimanendo nella posizione di un essere creato, affidandosi fermamente alla parola di Dio per essere una persona onesta e compiere i propri doveri, e vivendo una vera sembianza umana” (“Il corretto adempimento del proprio dovere richiede un’armoniosa cooperazione” in “Registrazioni dei discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Le parole di Dio mi hanno fatto capire che Egli non bada ai nostri successi o a quanto lavoro facciamo, né guarda i nostri doni e la nostra levatura. Dio osserva se sappiamo ascoltare le Sue parole, obbedirGli, vivere una normale umanità basata sui suoi requisiti, cooperare con gli altri, e adempiere ai nostri doveri. Ecco ciò che Dio guarda. Ecco cosa vince la Sua approvazione. Ma io non capivo i requisiti di Dio. Sapevo svolgere qualche lavoro e avevo una certa levatura e alcuni doni, così sono diventata arrogante, pensavo di avere talento, sentivo di essere migliore di chiunque altro, mi mettevo al di sopra di tutti e mi facevo ascoltare. Mi mancava davvero la ragionevolezza. Ho pensato a Paolo nell’Età della Grazia. Aveva levatura e doni, soffriva tanto per predicare il Vangelo, svolgeva molto lavoro, guadagnandosi l’ammirazione generale. Però, in tutti gli anni di lavoro, non ottenne alcun cambiamento nella sua indole di vita, si esaltò e si mise in mostra, e alla fine pronunciò le parole più arroganti che mai uscirono dalla sua bocca: “Infatti per me il vivere è Cristo e il morire guadagno” (Filippesi 1:21). Per tutti questi motivi, Paolo alla fine non riuscì a ottenere l’approvazione di Dio e fu punito eternamente da Lui. Non importa quali siano i doni o la levatura di una persona o quale prestigio o potere possieda tra gli umani, se non persegue la verità o non ottiene un cambiamento di indole, è inutile. Certe cose non sono la verità o il capitale per la salvezza delle persone. Dio non salva o perfeziona le persone in base a questo. Sentivo di avere levatura, doni e talento, eppure non riuscivo a vivere nemmeno l’umanità normale più elementare, non avevo il rispetto basilare per i miei fratelli e sorelle, e non sapevo accettare consigli corretti. Non mostravo il minimo cambiamento nella mia indole. I miei fratelli e le mie sorelle mi hanno ammonita e aiutata molte volte, e Dio mi ha colpita e disciplinata, ma io non riflettevo su me stessa. C’è voluta una severa potatura e un trattamento per farmi riflettere su me stessa. Ero troppo insensibile! Avevo una pessima levatura! Una persona di buona levatura cercherebbe la verità quando si verificano certe situazioni e riuscirebbe a capire la volontà di Dio e imparare lezioni dagli ambienti che Egli predispone. Mi sono osservata e ho visto che ero ciecamente arrogante. Non avevo alcuna ragionevolezza e nessuna parvenza di umanità, quindi come potevo guadagnare l’approvazione di Dio? Pensavo poi che le mie due collaboratrici svolgevano quel dovere da più tempo di me, eppure non le ho mai viste vantarsi delle loro qualifiche. Hanno comunque cercato e discusso con me quando avevano problemi, e quando le guardavo dall’alto in basso e le sminuivo, erano sempre tolleranti e pazienti, e mi aiutavano amorevolmente. Mi sentivo in colpa e mi vergognavo vedendo l’umanità che vivevano. Ho capito che la mia ragionevolezza e la mia umanità erano orribili. Non avevo alcuna consapevolezza di me stessa! Ho causato tanti danni e intralci al lavoro della squadra video, e tanto male ai miei collaboratori. Date le mie azioni, ero indegna di un compito così importante. Quando me ne sono resa conto, ho provato un forte senso di colpa. Ho giurato a me stessa, che non importava se venivo dimessa o quali conseguenze avrei dovuto affrontare in futuro, avrei perseguito la verità ed eliminato la mia indole corrotta, e non sarei più stata arrogante e arbitraria.

Più tardi, ho visto un altro passo delle parole di Dio che affrontava il mio problema. “Una cooperazione armoniosa richiede di consentire che gli altri dicano la loro e permettere loro di proporre suggerimenti alternativi, e significa imparare ad accettare l’aiuto e i consigli degli altri. A volte le persone non dicono nulla, e allora si dovrebbe sollecitarle a esprimere la loro opinione. Qualsiasi problema si incontri, si dovrebbero cercare i princìpi della verità e tentare di raggiungere il consenso. Agendo in questo modo si otterrà una cooperazione armoniosa. Come leader o lavoratore, se ti ritieni sempre al di sopra degli altri, e nel tuo dovere te la spassi come un qualche funzionario del governo, bramando sempre i fronzoli della tua posizione, facendo sempre i tuoi piani, gestendo sempre operazioni personali, aspirando sempre al successo e alle promozioni, allora questo è un problema: agire come un funzionario del governo in questo modo è estremamente rischioso. Se è così che agisci sempre e non vuoi collaborare con nessuno, delegare la tua autorità ad altri, farti battere sul tempo, farti sottrarre l’aureola dalla testa; se vuoi solo avere tutto per te, allora sei un anticristo. Se, però, ricerchi spesso la verità, se rinunci alla carne e ai tuoi progetti e alle motivazioni personali, e se sai prendere l’iniziativa nel collaborare con gli altri, aprendo spesso il tuo cuore per consultarti con gli altri e ricercarne i consigli, e se sai accogliere i suggerimenti degli altri e ascoltarne attentamente pensieri e parole, sarai, allora, sulla retta via, nella giusta direzione. Scendi da cavallo e tralascia il tuo titolo. Non badare a queste cose, trattale come qualcosa di poco importante e non considerarle un segno di prestigio, una corona di alloro. Convinciti nel tuo cuore che tu e gli altri siete uguali; impara a metterti sullo stesso piano degli altri e a essere in grado perfino di abbassarti a chiedere le loro opinioni. Sii capace di ascoltare con serietà, cura e attenzione ciò che gli altri hanno da dire. In tal modo, creerai fra te e gli altri una collaborazione pacifica. Che scopo ha, allora, la collaborazione pacifica? Sicuramente, un ottimo scopo. Otterrai cose che non hai mai avuto prima, cose nuove, di un livello superiore; scoprirai le virtù degli altri e imparerai dai loro punti di forza. Ma c’è qualcos’altro, e riguarda gli aspetti delle tue concezioni secondo cui tu consideri gli altri sciocchi, stupidi, stolti, inferiori a te: quando ascolti i suggerimenti altrui o quando gli altri aprono il loro cuore per parlare con te, senza rendertene conto giungi a capire che proprio nessuno è semplice, che ognuno, chiunque sia, ha qualche pensiero degno di nota. E in questo modo smetterai di essere saccente, e di ritenerti più intelligente e migliore di tutti gli altri. Questo ti impedisce di vivere sempre in una condizione narcisistica, di ammirazione di te stesso. Serve a proteggerti, vero? Ecco i risultati e i benefici che derivano dal lavorare con gli altri” (“Vogliono che gli altri obbediscano solo a loro, non alla verità o a Dio (Parte prima)” in “Smascherare gli anticristi”). Dalla parola di Dio, ho capito che nessuno è perfetto e nessuno sa vedere i problemi così chiaramente. Errori e deviazioni nei nostri compiti sono inevitabili; se, però, impariamo a cooperare con gli altri e ad apprendere dai loro punti di forza, possiamo evitare certi problemi, e solo allora miglioreremo nei nostri doveri. Più cooperiamo con i nostri fratelli, più possiamo scoprire i punti di forza altrui, trattare tutti in modo equo e giusto, non sminuire e guardare gli altri dall’alto in basso. Ci impedisce anche di vivere in uno stato di arroganza e di presunzione, di agire come tiranni, fare cose arbitrarie, o percorrere il sentiero dell’anticristo. Invece, nei miei doveri, ero diventata arrogante, pensavo che fossero inferiori a me. Volevo sempre avere l’ultima parola, non collaboravo con i miei fratelli e sorelle e, alla fine, non ho danneggiato solo me stessa, ho causato loro molto dolore e infelicità, e ho ritardato l’opera della casa di Dio. Solo allora ho capito l’importanza di cooperare con i miei fratelli e le mie sorelle!

Più tardi, ho trovato un’opportunità per aprirmi con le mie collaboratrici. Ho parlato di quanto ero diventata arrogante e presuntuosa nel mio dovere, del male che avevo fatto loro, e di tutti i problemi che ho riconosciuto dopo aver riflettuto. Mi sono anche scusata con loro e ho chiesto la loro supervisione. Se vedevano che ero arrogante o presuntuosa, o non accettavo i loro suggerimenti, potevano farlo notare, potarmi e trattarmi o segnalarmi, se non li accettavo. Una persona arrogante e presuntuosa come me richiedeva questo tipo di trattamento speciale. Praticando in questo modo, mi sentivo particolarmente salda, come un malato di cancro che ha finalmente trovato una cura. Ogni giorno portavo i miei problemi davanti a Dio e pregavo per chiedere la Sua protezione e disciplina per evitare di ripetere cose tanto irragionevoli. Senza rendermene conto, sono diventata molto più pia. Prima di agire, discutevo e comunicavo attivamente con le mie collaboratrici, e quando esprimevano opinioni diverse, invece di negarle ciecamente, sapevo cercare e contemplare per vedere se i loro punti di vista fossero in linea con il principio e quali vantaggi portassero, e questo mi impediva anche di pretendere di avere l’ultima parola.

Ricordo che una volta stavamo discutendo dei trasferimenti di personale. Io ho suggerito di destinare una sorella a un altro gruppo, mentre loro sconsigliavano di spostare troppe persone. Dicevano che dovevamo selezionarne e formarne di nuove. Quando ho sentito l’opinione diversa delle mie sorelle, volevo sottolineare che la mia era corretta, però ho capito che stavo per agire spinta dalla mia indole arrogante. Ho pregato immediatamente Dio nel mio cuore, chiedendoGli di aiutarmi a rinnegare e ad abbandonare me stessa. In quel momento, improvvisamente, ho pensato alla parola di Dio: “Devi prendere molto sul serio tutte le differenze di opinione negli ambiti professionali. Non ignorarle e non dire: ‘Pretendi di saperne più di me? Mi occupo di questo da molto tempo, come potrei non saperne più di te? Cosa ne sai tu? Niente!’ Questa è una cattiva indole” (“Se non sei in grado di vivere costantemente davanti a Dio sei un miscredente” in “Registrazioni dei discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Sì. Le mie collaboratrici avevano sollevato un’obiezione, quindi dovevo contemplarla e non insistere troppo sulla mia opinione. E se il mio punto di vista sulla questione fosse sbagliato? Cosa c’era di buono nel loro suggerimento, e quali erano i benefici per l’opera della casa di Dio? Vedendola in questo modo, ho capito che il loro suggerimento era davvero più vantaggioso per il nostro lavoro. Coltivare nuovi talenti allevia alla radice il problema della carenza di personale. In confronto, la mia prospettiva era un po’ unilaterale. Alla fine, abbiamo messo in pratica il loro suggerimento. Mi sono sentita in pace. Pensavo di essermi comportata finalmente da persona ragionevole per una volta, rinnegando me stessa e obbedendo alla verità. Era meraviglioso essere così.

Dopo un periodo di collaborazione con le mie sorelle, ho scoperto che loro due analizzavano i problemi in modo più completo di me. Molti dei miei suggerimenti erano davvero inappropriati, mentre i loro consigli compensavano le mie carenze. Quando cooperiamo con i nostri collaboratori, dovremmo imparare dai punti di forza altrui, e aiutarci, supervisionarci e frenarci a vicenda: è così che diventiamo sempre più bravi nei nostri compiti. Ho anche capito che nessuno di noi è migliore degli altri. Ognuno ha i suoi punti di forza e le sue debolezze, e nessuno può svolgere bene i propri doveri da solo. Dobbiamo cooperare con i nostri collaboratori e completarci a vicenda. Questo è l’unico modo per svolgere al meglio i nostri compiti ed evitare di prendere la strada sbagliata. Senza il giudizio, il castigo, la potatura e il trattamento nella parola di Dio, agirei ancora secondo la mia indole arrogante e percorrerei il sentiero dell’anticristo, e alla fine sarei eliminata e punita da Dio. Se oggi ho raggiunto questa comprensione e questo cambiamento è grazie al giudizio e al castigo della parola di Dio, e sono grata a Lui per avermi salvata!

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