Il fardello dell’ipocrisia

12 Febbraio 2022

di Suwan, Cina

Nell’agosto del 2020, sono stata destituita dalla mia posizione di capo perché avevo perseguito il prestigio ed ero stata negligente. Mi sono sentita malissimo ed ero piena di rimpianti, e volevo solo pentirmi e fare bene il mio dovere. Poi la Chiesa mi ha assegnata a una squadra di produzione video con altre sorelle.

Un giorno, chiacchieravo con loro dei miei pensieri dopo essere stata congedata, e una di loro, sorella Yang, mi ha detto che era stato tanto utile per lei. Ho notato che mi guardava in modo diverso, dopo quella conversazione. Quando parlavo durante le riunioni, ascoltava assai attentamente e annuiva, e di solito era d’accordo con le mie opinioni. Sembrava anche premurosa con me, ogni giorno di più. Pareva poi che mi ammirasse: avevo appena parlato di quanto avevo imparato e mostravo pentimento, quindi avrei dovuto fare qualcosa di concreto. Se non avessero visto alcun cambiamento in me, avrebbero pensato che ero tutta chiacchiere e non praticavo la verità? La cosa mi preoccupava un po’. Ero sempre seduta al computer a creare video, e mi faceva male la schiena e volevo rilassarmi, ma avevo paura che gli altri mi ritenessero pigra, che parlavo di svolgere bene il mio compito, però non facevo nulla per cambiare davvero. Perciò, non facevo pause quando ero stanca, nel timore di dare l’idea che non facevo seriamente il mio dovere. Non andavo a letto presto quando avevo sonno. Anche se avevo finito il mio lavoro, mi forzavo a continuare fino alle 11:30 o a mezzanotte. A volte stavo sveglia tutta la notte e non riuscivo quasi a svegliarmi la mattina, ma mi costringevo ad alzarmi insieme agli altri. Avevo paura di dare una brutta impressione. Una volta ho visto che sorella Yang aveva un paio di video su cui lavorare. Non avevo intenzione di aiutarla perché erano difficili e complicati, e non volevo impegnarmici. Però sapevo di non avere progetti miei quindi, se non mi fossi offerta di darle una mano, non sarei sembrata una che cerca di fare bene il proprio dovere e le mie sorelle avrebbero pensato che ero solo chiacchiere, e non perseguivo la verità. Così sono andata da sorella Yang a offrirle il mio aiuto.

L’impressione che davo era quella di buttarmi nel mio dovere, ma sapevo che lo facevo solo per proteggere la mia immagine. Mi sentivo inquieta e volevo aprirmi con gli altri sulle mie motivazioni, però avevo paura che scoprissero dei miei secondi fini sin dall’inizio, e pensassero che non mi ero pentita e non avevo praticato la verità. Probabilmente mi avrebbero vista come un’ipocrita e avrebbero bocciato tutto quello che avevo imparato dopo la mia destituzione. Per questo motivo, ero riluttante a mettermi a nudo, così nelle riunioni continuavo a parlare della corruzione di cui parlavano tutti gli altri e di alcune esperienze positive, mentre tenevo i brutti pensieri nascosti dentro di me. Dato che condividevo solo cose positive, durante un incontro, sorella Yang mi ha lodata per aver praticato la verità e offerto una fantastica condivisione. Poi, ho saputo che un paio di sorelle hanno detto che perseguivo davvero la verità, che parlavo con franchezza della mia corruzione e mi impegnavo attivamente nel mio dovere. Ho provato una sorta di piacere, ma ancor più un senso di vergogna, perché sapevo che le loro parole non corrispondevano alla mia realtà. Non ero affatto franca, e non mi sono mai aperta sulla brutta corruzione che c’era in me. L’entusiasmo che mettevo nel mio dovere aveva un’altra fonte. Mi sembrava terribile. Erano tutti abbindolati dalla mia facciata: cosa potevo fare? Mi sentivo davvero in colpa e volevo aprirmi con loro, smettere di ingannarli, però temevo che, se l’avessi fatto, i miei cattivi pensieri sarebbero stati di dominio pubblico. Se avessero saputo che il mio pentimento era solo ipocrisia, una finzione, mi avrebbero vista per quello che ero e avrebbero pensato che ero una persona astuta e malvagia. La mia buona immagine sarebbe stata rovinata e nessuno mi avrebbe ammirata. Allora, ho perso il coraggio di aprire il mio cuore agli altri.

Ci pensavo e riflettevo costantemente su me stessa, e ho letto alcune parole di Dio. Dio dice: “Sapete chi sono veramente i farisei? Ci sono dei farisei intorno a voi? Perché queste persone sono chiamate ‘farisei’? Qual è la definizione dell’appellativo ‘farisei’? Sono persone ipocrite, completamente false, e che mettono su una recita in tutto ciò che fanno, mentre fingono di essere buone, gentili e positive. È così che sono in realtà? Dato che sono ipocrite, tutto ciò che si manifesta e si rivela in loro è falso; è tutta finzione, non è il loro vero volto. Il loro vero volto è nascosto nei loro cuori, non si vede. Se le persone non perseguono la verità, e se non la comprendono, allora cosa diventano le teorie che hanno acquisito? Non diventano forse le lettere e le dottrine a cui la gente spesso si riferisce? Le persone usano queste cosiddette dottrine giuste per camuffarsi e presentarsi in maniera impeccabile. Ovunque vadano, le cose di cui parlano, le cose che dicono e il loro comportamento esteriore appaiono agli altri giusti e buoni; sono tutti in linea con le nozioni e i gusti umani. Agli occhi degli altri, queste persone sono sia devote che umili, capaci di sopportare e tollerare, e sono in grado di amare gli altri e Dio. In realtà, però, tutto questo è falso; è solo una finzione e un modo in cui si presentano. Esteriormente sembrano fedeli a Dio, ma in realtà stanno solo recitando per farsi vedere dagli altri. Quando nessuno guarda, non sono minimamente leali, e tutto ciò che fanno è superficiale. Apparentemente, hanno rinunciato alla famiglia e alla carriera, e sembrano lavorare sodo e sacrificarsi; in realtà, però, conducono i loro affari personali, approfittano della Chiesa e rubano le offerte di nascosto. Tutto ciò che rivelano esteriormente, tutto il loro comportamento, è falso. Questo è ciò che si intende per fariseo ipocrita” (“Sei indicatori di crescita nella vita” in “Registrazioni dei discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Questo passo mi ha fatto pensare ai farisei che appaiono così devoti, umili e amorevoli. Erano sempre in strada a pregare e a spiegare le Scritture, ma non seguivano veramente le parole di Dio. La loro era solo una facciata, si facevano belli per ingannare la gente, per dare all’esterno l’impressione sbagliata ed essere ammirati. Non mi stavo comportando esattamente come quei farisei ipocriti? Ripensandoci, mentre parlavo di quello che avevo imparato dopo essere stata rimossa, le sorelle mi ammiravano un po’ quando parlavo del bisogno di un pentimento genuino. Temevo che, se non avessi mostrato entusiasmo nel mio dovere, avrei potuto rovinare la buona opinione che avevano di me, così ho messo su una maschera per nascondere il mio vero io, per camuffarmi. Non osavo riposare quando ero stanca o dormire quando la notte ero esausta, e mi costringevo ad alzarmi dal letto senza aver dormito abbastanza. Non mi andava di aiutare sorella Yang con quel video, però volevo che pensasse bene di me, perciò mi sono finta felice di farlo. Sapevo di avere una motivazione sbagliata nel mio dovere, che Dio l’avrebbe disapprovata, e che dovevo essere onesta con gli altri. Tuttavia, per proteggere la mia immagine, nascondevo tutte quelle motivazioni indesiderabili e non ne parlavo con nessuno. Allora, le sorelle mi ammiravano in un certo senso ed erano più premurose verso di me in generale. Ma le stavo ingannando. Ho visto che ero davvero astuta, ed ero sulla stessa strada dei farisei ipocriti. Mettevo su una recita tutto il tempo. Era estenuante e mi faceva sentire in colpa, e in più Dio disapprovava. Una volta capito che era un problema serio, durante una riunione, ho raccolto il coraggio di aprirmi con le sorelle sulle mie motivazioni e sull’ipocrisia. Dopo ho provato un tale senso di sollievo. Ma sentivo anche che sarebbe stato molto difficile per me correggere le mie motivazioni, così sono venuta davanti a Dio in preghiera, chiedendoGli di guidarmi a svolgere il mio dovere con un cuore puro e onesto.

Poi ho visto una video testimonianza che riportava queste parole di Dio. Dio dice: “Dio non perfeziona coloro che sono falsi. Se il tuo cuore non è onesto, se non sei una persona onesta, allora non sarai guadagnato da Dio. Allo stesso modo, non acquisirai la verità e sarai inoltre incapace di guadagnare Dio” (“Sei indicatori di crescita nella vita” in “Registrazioni dei discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Beh, è stato davvero toccante e difficile per me. Ero una persona astuta con il cuore pieno di oscurità e di malvagità, stracolmo di trucchi. Non pensavo alla verità o al mio dovere, solo a guadagnare l’ammirazione, a come fare buona impressione sugli altri. Anche quando si trattava di dormire, mi preoccupavo e facevo calcoli al riguardo. A Dio piacciono le persone oneste e schiette, e solo le persone oneste possono ottenere la Sua approvazione e la Sua salvezza. Ma la mia motivazione e il mio punto di partenza erano sempre astuti e malvagi. Era irrilevante se mi facevo bella e guadagnavo l’adorazione generale, non avrei mai ottenuto l’approvazione di Dio, così alla fine sarei stata detestata e dannata da Lui, come quei farisei ipocriti. Ero così delusa di me stessa. In tutti quegli anni di fede, non ero entrata nella realtà di una verità tanto basilare come l’onestà, ed ero più furba che mai. Ero davvero lontana da ciò che Dio richiedeva e un completo fallimento come persona.

Dopo, ho letto un passo delle parole di Dio. Dio dice: “In tutte le questioni, dovresti essere aperto verso Dio e avere un cuore aperto. Questi sono l’unica condizione e l’unico stato che si dovrebbero mantenere dinanzi a Lui. Anche quando non sei aperto, sei aperto dinanzi a Dio. Lui lo sa, a prescindere che tu lo sia oppure no. Non sei forse stupido se non riesci a capirlo? Dunque come puoi essere saggio? Sai che Dio esamina e conosce ogni cosa, perciò non illuderti che possa non sapere; siccome è certo che vede in segreto la mente degli uomini, le persone farebbero bene ad avere un cuore un po’ più aperto, a essere un po’ più pure e oneste. È questa la cosa intelligente da fare” (“Vogliono che gli altri obbediscano solo a loro, non alla verità o a Dio (Parte seconda)” in “Smascherare gli anticristi”). Mi sono sentita così stupida quando ho letto questo passo. Dio vede nei nostri cuori e nelle nostre menti, quindi conosce le mie motivazioni e sa che tipo di persona sono meglio di chiunque altro. Potevo anche aver nascosto la mia corruzione a quelle sorelle, ma Dio lo sapeva. Ero una credente che non voleva accettare l’esame di Dio: questo non mi rendeva una non credente? Mi sentivo patetica. I miei sforzi per fingere di essere una persona che perseguiva la verità e si pentiva veramente per ottenere ammirazione mi stavano in realtà soffocando. Ci serve riposo quando siamo stanchi o abbiamo sonno. È assai naturale per gli esseri umani. Inoltre, il riposo è rivitalizzante e allora potrò fare meglio il mio dovere, e nessuno mi criticherebbe perché sono pigra o indulgente con me stessa. Invece stavo cercando di negare il più basilare dei bisogni umani, pensando solo a come far sì che la gente mi ammirasse. Era estenuante. Dio dice che le persone sagge devono imparare a essere franche e sincere, accettare il Suo esame ed essere oneste. Questo è l’unico modo per vivere liberi. A quel punto, non volevo più fingere. Facevo una pausa quando ero stanca, e andavo a letto la sera quando avevo sonno. Mi aprivo sul mio vero stato nelle riunioni, e adempivo proattivamente alle mie responsabilità nel mio dovere. Quando le cose erano difficili, mi dicevo che era il mio dovere e spettava a me occuparmene. Ogni volta che avevo l’impulso di fingere, pensavo a queste parole di Dio: “Coloro che sono in grado di mettere in pratica la verità riescono ad accettare l’esame di Dio nel fare le cose. Quando accetti l’esame di Dio, il tuo cuore è sulla strada giusta” (“Consegna il tuo vero cuore a Dio e potrai ottenere la verità” in “Registrazioni dei discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Queste parole mi hanno aiutata ad essere più aperta e pronta ad accettare il controllo di Dio.

Dopo un po’ di tempo, ho notato che sorella Chen era un po’ irritabile e impaziente verso sorella Yang quando le insegnava qualcosa. Sorella Yang diventava resistente e non voleva imparare, e ha sviluppato un pregiudizio contro sorella Chen. Mi è venuto in mente che avrei potuto aiutare nell’addestramento, così avrebbero visto che ero una persona amorevole e paziente e mi avrebbero apprezzata di più. Alla fine l’ho fatto. All’inizio, ero molto paziente e le parlavo gentilmente, ma quando ho visto che imparava lentamente e faceva un sacco di errori, ho iniziato ad irritarmi. Sentivo che non era molto acuta e ho iniziato a guardarla dall’alto in basso, ma ho mantenuto la calma e ho continuato. Sapevo che ero sul punto di perdere la pazienza, ma non mi aprivo sui miei veri sentimenti nelle riunioni, perché ero preoccupata: se avessi detto qualcosa, le sorelle avrebbero pensato che ero ingiusta come sorella Chen, priva di amore e pazienza, e questo avrebbe rovinato la mia immagine. Inoltre, nelle nostre interazioni abituali, quando vedevo le altre mostrare corruzione o essere negative, provavo un po’ di disprezzo per loro anche se fingevo di essere premurosa e comprensiva. Non avevo mai pensato di condividere tutto ciò per paura che mi ritenessero priva di compassione, una persona con cui era difficile andare d’accordo.

Un giorno di novembre, una lettera del capo mi comunicava che, il giorno dopo, dovevo assumere un incarico da un’altra parte. Tutte le sorelle hanno detto che erano tristi di vedermi andare via. Sorella Li ha definito la mia condivisione edificante e utile, ha aggiunto che ero davvero corretta con gli altri e non ho mai storto il naso, e coloro che capiscono e perseguono la verità sono i benvenuti ovunque. Sentire un elogio simile da parte sua mi ha messa un po’ a disagio. L’ho esortata a non lodare o elevare troppo gli altri: non è un bene per loro. Dopo ho parlato con sorella Yang. Non mi stava lodando direttamente, ma sentivo nella sua voce che mi vedeva allo stesso modo di sorella Li. Avvertivo come un peso sul cuore, preoccupata di averle ingannate e di avere un problema. Ma, guardando la cosa da un altro punto di vista, pensavo di avere un’indole corrotta, però stavo cercando di riflettere su me stessa, e forse ero più brava di loro in questo, ecco perché mi stimavano. Con questo pensiero, ho spazzato via le preoccupazioni dalla mia mente e non vi ho più badato.

Ho visto una video testimonianza, “Il pentimento di un’ipocrita”: era il racconto di una sorella che parlava solo di cose positive nella sua condivisione, e tutti gli altri la ammiravano. È stata destituita, ma i fratelli e le sorelle hanno comunque votato all’unanimità perché riprendesse quel compito: sentivano di non poter fare a meno di lei. Alcuni la ammiravano così tanto che la trattavano quasi come Dio. Mi ha davvero aperto gli occhi: era un problema serio. Ho pensato agli altri, a quanto mi avessero ammirata ultimamente, riempiendomi di complimenti: forse ero proprio come quella sorella, che parlava solo di entrate positive, e probabilmente avevo bisogno di riflettere. Poi ho letto un passo delle parole di Dio. Dio Onnipotente dice: “Di fronte agli altri, gli anticristi fingono di essere capaci di grande pazienza, tolleranza, umiltà e gentilezza. A tutti appaiono generosi e magnanimi. Date loro un problema e un po’ di autorità, e sembreranno gestirlo con mitezza sotto ogni punto di vista, senza spaccare il capello in quattro, mostrando quanto siano nobili. Ma questi anticristi possiedono veramente tale essenza? Quale scopo si cela dietro la loro gentilezza, tolleranza e attenzione verso gli altri? Farebbero queste cose se non fosse per ingraziarsi la gente, per conquistarla? È questo il loro vero volto? La loro essenza, la loro indole e la loro umanità sono davvero così umili, tolleranti e capaci di una disponibilità autentica e amorevole come sembrano? Niente affatto. Per attirare l’attenzione di più persone, per conquistarne sempre di più, per insinuarsi tra di loro, per fare in modo di essere i primi a cui gli altri penseranno quando avranno un problema, e quelli che cercheranno quando avranno bisogno di aiuto, per raggiungere questi obiettivi gli anticristi attuano deliberatamente una messinscena, dicendo tutte le parole giuste e facendo tutte le cose giuste. Prima che pronuncino le loro parole, chissà quante volte le hanno vagliate e rielaborate nel cuore e nella mente. Ponderano, con estremo calcolo e attenzione, il lessico, l’esposizione e l’intonazione, perfino l’espressione del loro viso e il loro tono di voce, e tengono conto della persona a cui si stanno rivolgendo, di quanti anni abbia, se sia di rango più alto o più basso di loro, cosa pensi di loro, se nutra un qualche risentimento personale nei loro confronti, se le loro personalità siano compatibili, che tipo di posizione l’altro occupi nella Chiesa e tra i fratelli e le sorelle, quale compito svolga: gli anticristi osservano e riflettono attentamente su tutto questo prima di mettere a punto le loro tattiche su come comportarsi con le diverse persone. E, indipendentemente da quali siano queste tattiche, un anticristo ha generalmente un unico obiettivo, non importa a chi o a che tipo di persona sia rivolto: far sì che gli altri abbiano grande stima di lui, condurli dal guardarlo dall’alto in basso al considerarlo come loro pari, fino a indurli ad ammirarlo, far sì che gli altri drizzino le orecchie quando lui parla, e dar loro il tempo e la possibilità di parlare, per ottenere il consenso di più persone quando agisce, far sì che più persone lo perdonino quando commette degli errori, e far sì che più persone prendano le sue difese, parlino a suo favore e tentino di opporsi a Dio e discutere con Lui quando l’anticristo viene smascherato per ciò che è veramente, abbandonato dalla casa di Dio e cacciato dalla Chiesa. Questo è indice del fatto che la posizione e l’influenza che l’anticristo ha così ponderatamente costruito siano profondamente radicate nella Chiesa; chiaramente, il fatto che così tante persone gli offrano aiuto, solidarietà e difesa quando viene destituito significa che i suoi sforzi non sono stati vani” (“Fanno il loro dovere solo per distinguersi e alimentare i loro interessi e ambizioni; non considerano mai gli interessi della casa di Dio e addirittura li vendono in cambio della gloria personale (Parte decima)” in “Smascherare gli anticristi”). Le parole di Dio sugli anticristi mostrano che si atteggiano a grandi persone per guadagnare l’ammirazione degli altri, ed è così che li ingannano. Mi stavo comportando proprio come un anticristo. Volevo l’ammirazione, così quando stavo formando sorella Yang, anche se mi sentivo stufa, fingevo comunque di essere una persona paziente. E quando vedevo la corruzione nelle sorelle, le guardavo dall’alto in basso, ma ho continuato a recitare, senza mai aprirmi veramente con nessuna di loro. Temevo di rovinare l’immagine che avevano di me. E così le ingannavo in modo che continuassero a lodarmi. Ho visto che ero davvero astuta.

Ho cominciato a a chiedermi perché non riuscissi a smettere di recitare. Quale indole avevo? Ho letto un passo delle parole di Dio. Dio dice: “L’inganno è spesso visibile esteriormente. Quando si dice che qualcuno è molto scaltro e abile con le parole, quello è inganno. E qual è la principale caratteristica della malvagità? La malvagità si ha quando ciò che le persone dicono è particolarmente gradevole all’orecchio, quando sembra giusto e irreprensibile, e buono da qualunque punto di vista lo si guardi, ma le loro azioni sono particolarmente malvagie, molto furtive e non facilmente distinguibili. Questi individui impiegano spesso alcune parole giuste e frasi dal suono piacevole, e usano certe dottrine, argomentazioni e tecniche che sono conformi ai sentimenti delle persone per gettare loro fumo negli occhi; fingono di andare da una parte, ma in realtà vanno da un’altra per realizzare i loro obiettivi segreti. Questa è malvagità. Di solito gli uomini credono che sia inganno. Conoscono meno la malvagità così come la analizzano meno; in realtà, la malvagità è più difficile da identificare dell’inganno, perché è più nascosta, e i metodi e le tecniche che adotta sono più sofisticati. Quando le persone hanno un’indole falsa dentro di sé, di solito occorrono solo due o tre giorni prima che gli altri possano accorgersi che sono false o che le loro azioni e parole rivelano un’indole falsa. Mentre quando si dice che qualcuno è malvagio, questa non è una cosa che si possa discernere in uno o due giorni. Infatti, se nel breve termine non accadesse nulla di significativo o di specifico, e se ti limitassi ad ascoltare solo le sue parole, faticheresti a smascherarlo per ciò che è davvero. Costui pronuncia le parole giuste, fa le cose giuste ed è in grado di snocciolare una dottrina dopo l’altra. Dopo due o tre giorni con un individuo di questo tipo, lo consideri una brava persona, qualcuno che è in grado di fare rinunce e sacrifici, che comprende le questioni spirituali, che ha un cuore capace di amare Dio, che agisce con coscienza e ragione. Ma poi inizi ad affidargli dei compiti e ben presto ti rendi conto che non è onesto, che è ancora più insidioso delle persone false, che è qualcosa di malvagio. Sceglie spesso le parole giuste, parole che combaciano con la verità, che sono conformi ai sentimenti degli uomini e all’umanità, parole che hanno un suono gradevole, e parole accattivanti, da una parte per conversare con le persone e per insediarsi e, dall’altra, per ingannare gli altri, al fine di ottenere reputazione e prestigio tra gli uomini, tutte cose che affascinano facilmente coloro che sono ignoranti, che hanno una comprensione superficiale della verità, che non capiscono le cose spirituali e che mancano di fondamento nella loro fede in Dio. È questo ciò che fanno le persone dall’indole malvagia” (“Confondono, adescano, minacciano e controllano gli altri” in “Smascherare gli anticristi”). Ciò mi ha mostrato che alla base di tutto c’era un’indole malvagia che mi controllava, più difficile da rilevare rispetto a un’indole astuta. Cercavo di ingannare le persone e di conquistarne il cuore per i miei secondi fini, quindi facevo cose che sembravano buone e in linea con la verità, ingannando gli altri. Ero proprio così. Sapevo che a tutti piacciono le persone che perseguono la verità e sono amorevoli, che sono stimate nella casa di Dio, perciò fingevo di essere quel tipo di persona. Sembravo pronta a soffrire, a pagare un prezzo, a fare il mio dovere e ad essere amorevole, e agivo come se le mie azioni fossero in linea con la verità, ma il mio scopo non era quello di praticare la verità. Volevo essere ammirata. Volevo apparire buona agli occhi degli altri, catturare i loro cuori. In realtà, ero malvagia e spregevole. Se non fosse per il giudizio delle parole di Dio, penserei che indossare una maschera è solo astuzia, e non capirei che si tratta di un tipo di indole malvagia. È un percorso contro Dio. Hai proprio ragione. Ero così profondamente corrotta da Satana ma ho sempre voluto essere ammirata e avere un posto nel cuore degli altri. Che vergogna! Dio ci ha creati, quindi dovremmo naturalmente adorarLo. Nel cuore dovremmo avere posto solo per Dio. Mentre io volevo soltanto occupare il cuore delle persone, lottando per il posto che spetta a Dio. Mi stavo comportando proprio come l’arcangelo. L’indole giusta di Dio non può essere offesa: se non mi fossi pentita, sapevo che sarei stata dannata da Dio proprio come i farisei. Questo mi spaventava. Sapevo che avrei rischiato grosso se avessi continuato così. Ho deciso di abbandonare la carne e di essere una persona semplice e onesta.

Dopo di ciò, ho lavorato per abbandonare me stessa, e ho cominciato ad aprirmi nelle riunioni. Una volta, avevo lavorato male a un video e ci sono stati molti problemi. Rifarlo ha causato parecchi ritardi nel nostro lavoro. Quando una sorella mi ha detto che ero stata irresponsabile e non si poteva contare su di me, mi sono opposta a quell’accusa e nel mio cuore ho discusso con lei. Più tardi un capo mi ha chiesto notizie sul mio stato, e mi sono detta che, se avessi condiviso davvero tutto, i fratelli e le sorelle magari avrebbero pensato che non sapevo accettare la verità, che continuavo a difendermi. Allora cosa avrebbero pensato di me? Poi ho visto chiaramente che stavo di nuovo recitando, così ho pregato, e mi è venuto in mente un passo delle parole di Dio. Dio dice: “Ogni volta che si finisce di fare qualcosa, le parti che si pensa di aver fatto bene devono essere sottoposte a controllo e, inoltre, lo stesso vale per la parte che invece si pensa di aver fatto male. Questo richiede che i fratelli e le sorelle passino più tempo insieme tenendo condivisioni, ricercando e aiutandosi a vicenda. Più condividiamo, più luce penetra nei nostri cuori; allora Dio ci illuminerà riguardo a tutti i nostri problemi. Se nessuno di noi parla, e tutti ci infiocchettiamo solo per fornire una bella immagine di noi, sperando che gli altri abbiano di noi una buona impressione e desiderando che pensino bene di noi e non ci deridano, allora non avremo mezzi per crescere. Se non fai che mirare a fare buona impressione, non crescerai e vivrai per sempre nell’oscurità. Sarai anche incapace di trasformarti. Se vuoi cambiare, allora devi pagare un prezzo, metterti a nudo e aprire il tuo cuore agli altri, e così facendo sarai di giovamento sia a te stesso che a loro” (“La pratica fondamentale per essere una persona onesta” in “Registrazioni dei discorsi di Cristo degli ultimi giorni”). Qui ho trovato un percorso di pratica. Dovevo accettare l’esame di Dio, e non importava cosa pensassero gli altri, dovevo aprirmi e praticare la verità. A quel punto ho preso in mano il coraggio per aprirmi sul mio stato e rivelare la mia corruzione. Mi sono sentita molto più libera dopo averlo fatto, e condividere con gli altri mi ha aiutata a capire il mio problema.

Ciò che è stato rivelato durante quel periodo mi ha mostrato che avevo un’indole astuta e malvagia. Fingevo sempre per essere adorata dagli altri. Se Dio non avesse predisposto le cose in quel modo, non avrei mai capito che percorrevo un sentiero contrario a Dio, che stavo andando contro di Lui, e che alla fine sarei stata distrutta. Ho anche capito quanto sono importanti le nostre motivazioni nel fare le cose, e ho imparato ad accettare l’esame di Dio e a rettificare le mie motivazioni, ad aprirmi veramente e ad essere onesta. Questo è l’unico modo per ottenere l’approvazione di Dio e recarGli gioia.

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